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giovedì 14 agosto 2025

Buon Compleanno Giorgio Chiellini

Attraverso questo post, noi di JLSSN - Juventus La Storia Siamo Noi facciamo i piú calorosi auguri di Buon Compleanno ad una vera 'leggenda' della Storia Bianconera - Giorgio Chiellini.

Gli rendiamo omaggio raccontando quella che fu la sua gara d'esordio ufficiale con la casacca juventina indosso.


É il 15 Ottobre 2005 e Juventus e Messina si sfidano nella Settima Giornata del Girone di Andata del Campionato di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha solo nell' Inter il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Dall'altra parte questo Messina si salverá dalla retrocessione in Serie B solo 'per  colpa' delle note vicende estive.

Buona Visione!



giorgio


 

Stagione 2005-06 - Serie A - 7a Giornata
Sabato 15 Ottobre 2005 ore 20.30
JUVENTUS-MESSINA 1-0
Marcatore: 24′ Del Piero

JuventusAbbiatiPessottoThuramF. CannavaroZambrottaNedved (30′ s.t. Chiellini), GiannicheddaEmersonMutu (13′ s.t. Camoranesi); Del Piero (37′ s.t. Trezeguet), Ibrahimovic.
Panchina: Chimenti, Kovac, Blasi, Balzaretti
Allenatore: Fabio Capello

Messina: StorariZoro (29′ s.t. Muslimovic), CristanteRezaeiAronicaZanchiCoppola; Giampà, D’Agostino (18′ s.t. Di Napoli), Donati; Zampagna (29′ s.t. Sculli)
Panchina: Caglioni, Fusco, Mamede, Iliev
Allenatore: Bortolo Mutti

Arbitro: Bergonzi di Genova.
Ammoniti: Thuram, Cannavaro (J), Zanchi, Cristante, Donati, Coppola (M)



Juve, ci pensa Alex 
Slalom, gol, vittoria - Un numero mondiale 
SERIE AI BIANCONERI CENTRANO CON IL MESSINA LA SETTIMA VITTORIA SU SETTE 
Il capitano decisivo prenota la Nazionale. 
Palo di Trezeguet, Abbiati salva nel finale.

TORINO Poiché il tormentone durerà fino a maggio, quando Lippi comunicherà la lista per i Mondiali, ci portiamo avanti con il lavoro dicendo che Del Piero ha segnato ieri sera una prima crocetta sulla foto di Cassano: mentre quell'altro se ne sta a Roma rótto di caviglia e di assortiti ammenicoli per i litigi contrattuali con la Sensi, Alex ha centrato il ritorno nella Juve dopo la parentesi felice con la Nazionale. 

Ha firmato un gol. E che gol. Di quelli che una volta si definivano «alla Del Piero» e di cui si era smarrito lo stampo. Fuga, dribbling, tiro. Schema che non compare sulle lavagne degli allenatori, neppure se si chiamano Capello. Sul prodigio del capitano la Juve ha costruito con il Messina la settima vittoria di campionato, nona nella stagione; una cara abitudine ma indigeribile per chi vorrebbe un torneo più palpitante. In verità, i bianconeri hanno quasi provato ad accontentare gli inseguitori. L'1 - 0 contro i siciliani nasconde almeno altre quattro occasioni che la Juve non ha sfruttato davanti alla porta di Storari, tuttavia nel finale quel golletto è diventato un vantaggio esiguo e scottante, difeso con qualche affanno come quando Abbiati ha neutralizzato al 43' una deviazione ravvicinata di Muslimovic. 

Sarebbe stata una beffa. E non è da Juve rischiare in partite del genere, dominate dall'inizio con sicurezza. Capello ha scelto una formula insolita, ha ruotato tutte le punte a disposizione, dunque non Zalayeta rimasto in tribuna a recuperare il jet-lag per la trasferta in Sudamerica. Così si sono visti Del Piero e Ibrahimovic, che il tecnico friulano tiene fuori soltanto se lo minacciano con il mitra. Dietro a loro, sulle fasce, Nedved e Mutu, «un giocatore recuperato completamente», aveva detto Capello venerdì. Giusto dargli spazio, un po' meno utile che il romeno giochi in tal modo, senza incidere. Questa specie di trapezio d'attacco molto offensivo non ha prodotto meraviglie all'avvio. E per arrivare al gol Del Piero doveva costruirsi l'azione da solo: strappava la palla dai piedi dell'ivoriano Zoro, stordito perché Torino non l'ha accolto con i cori razzisti che l'attendono in molti altri stadi, ed è partito in contropiede. Un dribbling e due finte per liberarsi al tiro e piazzare la botta imprendibile per Storari. 

Il segno di Zoro sarebbe rimasto indelebile sul match. Il Messina é una squadra dal palleggio fluido, non fa barricate anche perché la qualità dei propri difensori probabilmente lo sconsiglia. In avanti Zampagna e l'ex talento romanista D'Agostino sbattevano però contro il muro multietnico di Cannavaro e di un sontuoso Thuram: l'unico scarto, di Zanchi, era azzerato dalla zampata feroce del francese che l'atterrava prima che volasse in porta. A dispetto dell'assetto, degli uomini e del controllo a centrocampo (a proposito, senza la compagnia di Vìeira Emerson è tracimato, incontenibile come l'anno scorso) la Juve non aveva sussulti sotto porta. Del Piero calava, Ibra si perdeva nella libidinosa ricerca del gol che ancora gli manca in campionato. 

C'era un palleggio adatto a controllare la partita e non a mordere. Si moltiplicavano invece le palle gol nella ripresa. Non crediamo che sia stato merito degli ultras ricomparsi in curva dopo un primo tempo dedicato allo sciopero delle presenze e del tifo, contro il decreto Pisanu e contro la politica dei prezzi eccessivi, un cocktail micidiale che tiene la gente lontana dagli stadi sebbene al Delle Alpi non si sia quasi mai avvicinata. La trama era la solita. La Juve controllava il gioco e lo faceva anche meglio dopo l'ingresso di Camoranesi al posto di Mutu. Storari salvava al 14' sulla fiondata di Nedved e sulla ribattuta di Ibrahimovic, più tardi sarebbe andato a prendere un tiro assassino di Camoranesi. Il Messina, che aveva subito 12 gol in sei partite, quattro dei quali nell'ultima uscita con la Sampdoria, si teneva sotto media. Lo salvava il palo colpito al 40' da Trezeguet, subentrato a Del Piero, con una botta al volo sull'assist di Camoranesi. E nella disperazione, i siciliani moltiplicavano le punte finendo il match in attacco. Abbiati parava per la prima volta al 29' sul tiro di Di Napoli ed era bravissimo a togliere di porta la conclusione di Muslimovic che avrebbe allegrato il Milan e le altre. Dovranno attendere un'altra occasione. 



Le pagelle 
Con Thuram la difesa è un bunker 
Emerson, il Brasile non lascia tracce 

ABBIATI 6,5. Inoperoso nel primo tempo, si scalda i guantoni al 27' della ripresa su un diagonale di Di Napoli. E poco dopo intercetta un'insidiosa incornata di Muslimovic. Tutto nel finale, tutto bene. 

PESSOTTO 6 Qualche appoggio non è impeccabile, ma se la cava con sufficiente ordine. Anche perché il Messina predilige la fascia opposta. 

THURAM 7 Annulla Zampagna con un'applicazione non esente da ruvidezze. L'ammonizione non lo condiziona affatto. A tratti imperioso. 

CANNAVARO 6,5 É sul centrosinistra che i messinesi cercano spazi, qualche volta li trovano pure. Vigile, rammenda quando necessario. Protagonista nel parapiglia finale, con una zampata da rosso su Coppola. 

ZAMBROTTA 6 Istintivo e spettacolare il colpo di tacco con cui impedisce al Messina di mettere un uomo solo davanti ad Abbiati (per la precisione Giampà). Come, gli capita ultimamente, centellina gli affondi. Un atteggiamento economico e forse tatticamente dovuto, visto che Mutu copre poco. 

NEDVED 6,5 Cerca spazi in mezzo, in modo da liberarne per Ibrahimovic sulla destra, o favorire le percussioni di Pessotto. Il tema tattico gli consente di andare un paio di volte al tiro, costringendo Storari ad affannosi interventi. Un attaccante aggiunto, una spina al fianco del Messina 

(dal 30' st Chiellini sv: si rivede, è già qualcosa). 

EMERSON 7 Gestione del centrocampo equilibrata, efficace, mai compassata. Non sembra risentire della stanchezza dopo l'ultima transvolata oceanica. Solo in caso di cataclisma Capello rinuncerebbe alla sua cerniera in mezzo al campo. Impossibile dargli torto. 

GIANNICHEDDA 6,5 Non ha il passo di Vieira né le stesse velleità offensive. Però s'avventa su ogni pallone e in copertura rende un servizio certamente prezioso. 

MUTU 5,5 Non uno spunto degno di nota, eppure dovrebbe essere tra i bianconeri più motivati. Trascura il fondo e tende ad imbottigliarsi in mezzo. Velleitario, guadagna la panchina a inizio ripresa 

(dal 12' st Camoranesi 6,5: il suo biglietto da visita è un destro indirizzato nel sette e sventato da Storari). 

DEL PIERO 7 L'onda lunga della prestazione di Lecce, acclamata ovunque e da chiunque, libera le gambe e soprattutto la testa. Piroetta e dribbla con la leggerenza di dieci anni fa, prima che l'infortunio aprisse uno spartiacque nella sua carriera. La sintesi dell'avvio di partita é un gol da cineteca. La flessione in corso d'opera appare fisiologica, trattandosi della seconda partita in tre giorni. Domanda: contro il Bayern sarà un lusso tenerlo fuori? 

(dal 37' st Trezeguet 6,5: pochi minuti e un palo interno che grida ancora vendetta). 

IBRAHIMOVIC 6 Gira intorno all'area, a conferma di una serata di scarsa grazia. Insegue la giocata brillante ma la trova si e no un paio di volte. Conclude quando forse farebbe meglio a servire Del Piero, libero all'altezza del dischetto. Detto questo, non è mai marginale nella manovra juventina. 

CAPELLO 6,5 Il turnover in attacco è evidentemente finalizzato alla trasferta di Champions contro il Bayern. Mutu non lo ripaga della fiducia. Per il resto solita Juve estremamente quadrata. E soprattutto la nona vittoria consecutiva

Guido Boffo

brani tratti da: La Stampa 16 Ottobre 2005


 

 


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martedì 12 agosto 2025

Nato Oggi Francesco Morini


 

Il nostro blog JLSSN - Juventus La Storia Siamo Noi ricorda una 'leggenda' della Storia Bianconera come Francesco Morini che nacque oggi - 12 Agosto 1944

E lo facciamo rimostrandovi la sua ultima gara ufficiale con la casacca della Juventus ...

Buon Compleanno Francesco 'Pirata Morgan' Morini 


É il 20 Giugno 1979 e Juventus e Palermo si sfidano nella Finale (gara unica) della Coppa Italia 1978-79 allo Stadio 'San Paolo' di Napoli.

É una Juventus (Campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che peró non riuscirá a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrá al Milan. Si rifará inparte con la Coppa Italia, vinta (non senza polemiche e problemi) contro una formazione della Serie B - il Palermo.

Buona Visione!



francesco


 

Coppa Italia 1978-1979 - Finale
Napoli, campo neutro - Stadio San Paolo
Mercoledì 20 giugno 1979
JUVENTUS-PALERMO 2-1 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI : Chimenti 2, Brio 84, Causio 117

JUVENTUS : Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Morini (Brio 50), Scirea, Causio, Tardelli, Virdis (Boninsegna 50), Benetti, Bettega
Allenatore : Giovanni Trapattoni

PALERMO : Frison, Gregorio, Citterio, Brignani, Di Cicco, Silipo, Maritozzi, Borsellino (Arcoleo 75), Chimenti (Osellame 47), Magherini, Conte
Allenatore : Fernando Veneranda

ARBITRO : Barbaresco
NOTE : Dall'82° Juventus in 10 uomini per un infortunio a Roberto Bettega (Trapattoni aveva già effettuato tutte le sostituzioni).



È terminata l'ultima competizione dell'anno, si chiude la carriera di un grande campione
La Coppa Italia alla Juventus per la sesta volta 
Rivera commosso ha annunciato: «E' vero, smetto»
Causio piega il Palermo dopo 117 minuti: 2-1 

DAL NOSTRO INVIATO
NAPOLI-Vince la Juventus come era nelle previsioni, ma quanta fatica, quanta paura. La squadra bianconera non disputa una partita entusiasmante, ma raggiunge la conquista della Coppa con pieno merito. Battuta all'inizio da un gol di Chimenti, reagisce, si da da fare, combatte. Non è all'altezza delle giornate migliori, gioca un calcio forse troppo prevedibile. Bisognerebbe inventare qualcosa, creare qualche manovra nuova, invece il gioco juventino e monotono: i bianconeri avanzano sulle fasce laterali e tentano cross al centro, cercando la testa di Bettega che in questo momento non c'è. 

Bettega non è il solo colpevole. Sarebbe un errore criticarlo. Certo l'accoppiata Bettega-Virdis non funziona. Bisogna provvedere diversamente. In questo momento in cui la squadra porta a Torino In Coppa Italia i dirigenti debbono pensare al domani. Boniperti e Giuliano sono in attività. Nulla sarà lasciato di intentato. 

Il Palermo esce sconfitto ma non umiliato. Gioca un calcio moderno e lo gioca bene. Forse non ha l'esperienza per queste competizioni cost delicate. Comunque esce dal San Paolo a testa alta. E una squadra che nel prossimo campionato farà molta strada. A maggior ragione se i suoi dirigenti riusciranno a potenziaria ancora nei punti chiave. 

La temperatura e fresca cade qualche goccia di pioggia. I tifosi del Palermo giunti in forze con ogni mezzo а осcupare le scalee dello stadio San Paolo sono circa diecimila, ma sembrano molti di più. I loro rivali juventini stanno invece tranquilli nel settore a sinistra della tribuna. Sono relativamente pochi, e guardano impotenti all'assalto e alla distruzione delle bandiere bianconere. 

Non c'è Cuccureddu. Ha provato in mattinata ma con esito negativo. Gentile ne prende il posto e gioca Morini come stopper. Veneranda preferisce Gregorio invece di Jozzia. Pensa che sia più adatto al controllo di Causio. L'inizio e veemente e il Palermo segna subito. Su rilancio, Conte si incunea nel vivo della difesa bianconera, sorprendendo in contropiede Scirea e Gentile. Zoff esce d'istinto. Morini non può intervenire e Chimenti butta in gol a porta vuota. Non sono trascorsi ancora due minuti di gioco. 

La reazione dei bianconeri e immediata. Parte Tardelli che dà a Causio che tira in mezza rovesciata. Citterio re-spinge sul limite del gol, Ora in area palermitana c'è una vera ammucchiata. Ai sicilia-ni è concesso l'uso della loro arma migliore, che è il contro-piede. Attacca sempre la Ju-ventus, ma con affanno. I ра-lermitani reggono bene. A centrocampo governa il gioco un Magherini attento e preci-so. Gregorio non concede spa-zio a Causio, Citterio control-la Bettega. Di Cicco guarda Virdis.
C'é differenza di condizioni fisiche. I siciliani posseggono ancora il ritmo del campionato: i bianconeri invece accusano la stanchezza di una stagione senza gloria e forse anche qualche giornata di allenamento piuttosto fiacco. 

Al centro dell'attacco non esiste accordo tattico tra Virdis e Bettega. I due troppe volte si ostacolano con il risultato di non creare difficolta agli attenti difensori siciliani. Bisogna invece ammirare questo Palermo, dopo dieci mesi di attività, gli uomini di Veneranda sono tutti in perfetta condizione. Forse sarà per maggiore spirito di iniziativa, forse sarà il contrasto con la lentezza degli juventini, sta di fatto che posseggono una marcia in più. 

Sono anche abbastanza fortunati, come al 34', quando su azione di calcio d'angolo Morini tira a rete: Frison respinge, riprende lo stesso Merli mentre il portiere è ancora a terra, ma Magherini risponde sulla linea con un rinvio perfetto. Passano i minuti e la pressione della Juventus si fa piu insistente e Frison deve volare ancora una volta per deviare in angolo un tiro di Tardelli (36): la fortuna si sposa con l'abilità. 

La ripresa ripete le caratteristiche del primo tempo. Subito all'inizio (47') esce Chimenti ed entra Osellame per aiutare ancora di più il centrocampo. Risponde la Juventus: Trapattoni utilizza Brio e Boninsegna rispettivamente in sostituzione di Morini e di Virdis. Il gioco migliora leggermente. Boninsegna porta un po' di dinamismo, che Virdis non portava. Tutto il Palermo si difende bene. C'è anche un gol di Boninsegna al 57 ma il centravanti juventino era in fuorigioco e Barbaresco annulla. 

Il Palermo per accentuare ancora di più la sua difesa manda negli spogliatol Borsellino che sostituisce con il mediano Arcoleo (75'). La pressione della Juventus è sempre più insistente, e succede qualche episodio in area palermitana che meriterebbe un atteggiamento plú severo da parte dell'arbitro, ma Barbaresco non interviene su un atterramento di Bettega a pochi metri dal portiere. Bettega esce tenendosi il costato. E' colpito da una gomitata. Viene trasportato negli spogliatoi in barella. La reazione rabbiosa del bianconeri porta al pareggio all'84': l'azione viene da sinistra, Tardelli crossa, arriva Brio che mette in rete: 1-1. 

Dopo il gol di Brio la Juventus, pur ridotta in dieci per l'infortunio di Bettega, tenta di superare la difesa palermitana ma non ci riesce. Si va ai tempi supplementari. Furino zoppica, molti giocatori sono sfiniti dalla fatica. Si apprende che Bettega, colpito duramente all'emitorace sinistro, è stato ricoverato presso l'ospedale San Paolo in quanto si teme abbia riportato l'incrinatura di tre costole. 

Nel primo tempo supplementare il Palermo tenta di approfittare della superiorita numerica e abbozza qualche attacco. E' un gioco comunque senza verve e senza grinta. Gli atleti sono ormai stanchi. I bianconeri provano qualche puntata in avanti, ma senza effetto. 

Nel secondo tempo supplementare la Juventus si fa più guardinga, ma al 117' viene il gol del successo. L'azione parte da Tardelli, che da sinistra crossa. Boninsegna di testa scodella una palla per Causio che in mezza rovesciata batte Frison: mancano ormai solo più tre minuti alla fi-ne. Il risultato é acquisito. 

Giulio Accatino
tratto da: La Stampa - 21 giugno 1979 

 



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sabato 21 giugno 2025

Buon Compleanno Michel!

Da questo blog vogliamo augurare un gran bel Compleanno ad uno dei piú grandi giocatori della Juventus nella sua storia ultracentenaria: Michel Platini.

Oltre a delle foto che ci ricordano la sua carriera in bianconero, vi facciamo rivivere le emozioni della sue piú belle giocate in maglia bianconera.

Buona Visione!



michel



michel







L’avventura juventina di Michel Platini comincia il 30 aprile del 1982; è l’ultimo giorno utile per tesserare il secondo straniero e la Juventus ha già scelto Zbigniew Boniek. Boniperti, nonostante la Juventus sia a tre giornate dalla fine del campionato, decide di scaricare Liam Brady, l’irlandese prelevato dall’Arsenal due anni prima, e di puntare sull’asso francese. L’avvocato Agnelli hanno scoperto Michel due mesi primi, ed è convinto che Platini è l’uomo giusto per avviare un ciclo europeo della Juventus, gran vuoto della storia bianconera. Agnelli parla della sua idea con Boniperti e con Trapattoni, e, nonostante qualche perplessità, sono tutti d’accordo. Michel non vede l’ora di arrivare a Torino, nonostante le sirene del Real Madrid, dell’Arsenal e del Bayern Monaco. I suoi nonni lasciarono l’Italia nel 1919, erano di Agrate Conturbia, un piccolo centro del Novarese, a pochi chilometri da Barengo, la patria di Boniperti.

Platini sbarca a Torino quel pomeriggio, il suo è un vero e proprio blitz: discute il contratto, firma e rientra subito in Francia. La Juventus vorrebbe tenere segreta la notizia, nel timore di negative ripercussioni sul morale di Brady e della squadra, impegnata la domenica dopo nell’insidiosa trasferta di Udine. Ma qualcosa filtra da Parigi, Boniperti ed, alle 19:30 di quel venerdì, è costretto a dare l’annuncio. Brady è scaricato in pochi minuti, ma offre una lezione di altissima classe e professionalità: ad Udine è il migliore in campo e la Juventus conquista una nettissima vittoria per 5-1, con un goal di Paolo Rossi, che rientra proprio quel giorno, dopo la squalifica per il calcio-scommesse. Nell’ultima decisiva partita di Catanzaro, il 16 maggio, realizza il rigore che vale vittoria e scudetto.

tratto da: Gli eroi in bianconero: Michel PLATINI
 

 

Platini approda alla Juventus dopo i Mondiali 1982: eredita la maglia numero 10 da Brady e in 5 anni trascina i bianconeri sul tetto del Mondo.
"Non avevo lo scatto di Maradona, non avevo il fisico di Rummenigge, né la corsa di Tardelli, ma avevo la capacità di anticipare, intuire in anticipo le mosse degli avversari e i loro pensieri" - Michel Platini alla 'Rai'
Arriva in Serie A dopo i Mondiali del 1982 con la fama di divetto capriccioso e incostante, che non ama particolarmente il contatto fisico. È pigro per natura e ha folti capelli riccioluti. E in effetti Michel Platini ci mette un po' ad ingranare in Italia, il Paese dei suoi antenati, che nel 1919 lasciarono Agrate Conturbia, un piccolo paese nel Novarese: ma una volta che comprende le differenze con il calcio francese, grazie a due piedi sublimi, con cui sa far fare al pallone quello che vuole, comincia a trovare il goal con grande regolarità.

tratto da: Michel Platini alla Juventus: 5 anni fra goal e trionfi che lo hanno incoronato 'Le Roi' 


 



france football


Anche Einstein, intervistato tutti i giorni, farebbe la figura del cretino.– Michel Platini

 

maradona

Se continuo a ricevere premi e se sono entrato nella Hall of Fame del calcio italiano lo devo a una società che mi ha acquistato e mi ha aiutato a diventare un calciatore vincente. La Juve mi ha insegnato tanto e io sono rimasto molto affezionato a questa società e alla squadra di quei fantastici anni. – Michel Platini

 

platini

perché la gente ama il calcio? perché non ha nessuna verità, nessuna legge. - Michel Platini


platini

L'Avvocato, il grande Gianni Agnelli mi ha insegnato a vivere; da Boniperti ho imparato a spendere i soldi; Trapattoni, invece, mi ha insegnato ad attaccare e Prandelli... Beh, il mio amico Cesare mi ha insegnato a giocare a carte. - Michel Platini 


addio

L'importante è essere sempre sinceri con se stessi. Io sul campo non ce la facevo più. Perciò ho lasciato. - Michel Platini

 

«Platini lo abbiamo preso per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras».
Giovanni Agnelli in occasione dell’acquisto da parte della Juventus del fuoriclasse francese, nell’estate del 1982.

 

platini
Agnelli è una persona che tutti vorrebbero come zio. - Michel Platini

 

 

platini










 


domenica 25 maggio 2025

Buon Compleanno Gai - Campione oltre le diverse bandiere

Ero solo un tredicenne ammagliato dal calcio (soprattutto quello italiano), innamorato della Juventus e attaccato alla tv qualdunque ci fosse una partita da vedere. Da prassi in quei tempi si rimaneva svegli per guardare la 'Domenica Sportiva'. E quel 3 Settembre 1989 non fu differente! Quel grande intenditore di calcio che fu Sandro Ciotti (ahimé dove sono andati i commentatori di una volta, sic!) interruppe la trasmissione e con la sua voce (sempre roca, ma questa volta se possibile ancor di piú) con questo comunicato:

 

"Interrompiamo la trasmissione per comunicare che l'ex calciatore Gaetano Scirea ha perso la vita in un incidente stradale in Polonia. Era li per seguire la prossima avversaria della sua Juventus in Coppa UEFA.Inutile spendere parole per un campione non solo nel calcio ma anche nella vita .... "

 

Subito i primi segnali di sonno scomparirono e lacrime & sgomento ne presero il posto. Come il 'nostro' Gaetano ? Quella pasta di uomo, capitano silenzioso ma esempio da imitare ? Perché proprio lui ?

Sono passati piú di 30 anni , la mia gioventú é volata proprio come un sua discesa in area di rigore avversaria. La vita mi ha steso con dei tackle in scivolata che solo lui sapeva fare (ahime ben piú violenti e anti sportivi del compianto Gae). Peró quel ricordo resta in mente e nel cuore.

 

Ciao Gaetano, ci hai lasciato 

troppo presto da questo mondo 

Ma facendo ciò hai preso 

per sempre un posto 

nel nostro cuore 

 

gaetano



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Nome: Gaetano Scirea
Nazione: Italia
Luogo di nascita: Cernusco sul Naviglio (Milano)
Data di nascita: 25.05.1953
Ruolo: Difensore
Nazionale Italiano : Sì
Soprannome: Gai
Esordio: 28.08.1974 Juventus-Varese 4-0 (Coppa Italia)
Ultima partita: 15.05.1988 Juventus-Fiorentina 1-2 (Campionato di Serie A)

 


SCIREA 

In occasione della morte di Scirea, c'è il rischio di scrivere frasi che non approverebbe: accoglieva con grande imbarazzo le definizioni elogiative, che lui meritava in pieno, il suo personaggio e sempre apparso perfetto, tanto chiaro e pulito da apparire anòmalo nel mondo del calcio. 

L'uomo dei rossori e degli esempi un artista che bollava la cartolina. 

Nel '74 si presentò alla Juventus, che lo aveva acquistato dall'Atalanta: aveva tutto del campione e divenne subito bravissimo. Per molte stagioni fu il più grande. Nell'ultima stagione seppe gestire il declino con la classe con cui aveva esibito la sua grandezza. 

In morte di Gaetano Scirea si rischia soltanto di scrivere articoli che lui non approverebbe. Grandi rossori gli procuravano le definizione positive, elogiative, sovente èritusiastiche che peraltro lui meritava tutte, e in pieno. Lui pensava semplicemente di fare bene il lavoro al quale era naturalmente portato. Non capiva gli applausi quando riteneva di avere fatto il suo dovere: e siccome faceva sempre il suo dovere, gli applausi lo mettevano a disagio. Così come lo avrebbero messo a disagio i fischi, che però non ci furono mai: perché fischiare uno che ce la mette tutta e non ce la fa? Da una considerazione di questo tipo nacque probabilmente il suo enorme rispetto per i meno bravi, i meno dotati, che lui superava sempre e non umiliava mai. Il suo personaggio apparve sempre perfetto, nitido, rotondo, pulito. Così normalmente chiaro, insomma, da apparire pressoché costantemente anomalo nel mondo del calcio. Scirea non sapeva darsi arie, non sapeva «vendersi» bene, chiedeva soltanto il rispetto per la propria grinta di «capitan» Scirea onestà, il riguardo verso la sua serenità. 

Si presentò a Torino nel 1974, veniva dall'Atalanta, aveva tutte le stimmate del campione. Nella Juventus divenne subito, da bravo, bravissimo. Ricordiamo quando ce lo presentò Spinosi, in un circolo vicino allo stadio. Non sapevamo manco se si pronunciava Scirea o Scirèa. Notammo di lui la timidezza, e il grande naso. Gli dicemmo che approdava alla società italiana più calma, serena, sicura. Pensavamo che dalla Juventus Scirea avrebbe preso molto. In realtà lui alla Juventus diede moltissimo. Sino al campionato 1987-88 fu il giocatore bianconero più preciso, più puntuale. Per molte stagioni fu anche il più grande. Nell'ultimo campionato seppe gestire il declino fisico con la stessa classe con cui aveva gestito la sua superiorità negli anni belli, massimi. 

Poi divenne allenatore in seconda, è morto sul lavoro. Le cose importanti su Scirea sono quelle che non abbiamo scritto, perché non erano giornalistiche. Modestia e calma, serenità e sincerità, dignità massima costante e intanto costante sentimento di gratitudine al destino che come calciatore lo aveva trattato bene, dandogli tutto. 

Come scrivere di queste cose? Scirea è stato anche la prova dell'incapacità giornalistica di dare a tutti tutto il dovuto. Molto più facilmente scorreva la penna, andavano su e giù i tasti per personaggi obliqui, difficili, contorti. Personaggi anche, abbiamo detto e pensato più volte, in una sorta di bestemmia concettuale, giornalisticamente più utili, più redditizi di Gaetano. Scirea è stato infinitamente utile, redditizio alla Nazionale, alla Juventus. Ha vinto come nessun altro, ha vinto senza mai conquistare. Sembrava che il successo si adagiasse su di lui. Altri, per entrare in contatto con il successo, avevano bisogno di artigli. Giocatore purissimo, avrebbe potuto amministrarsi con metodicità sparagnina: era così pieno di classe che il pallone andava a lui. Ma volle andare al pallone, fare tutto il massimo ad ogni partita, darsi al gioco nella pienezza della sua classe. Aveva scelto il ruolo di libero non per difendere comodamente, ma per offrire del ruolo stesso una nuova chiave di lettura. E' stato elegante come Beckenbauer, combattente come Baresi, ardente come Passarella. Ci accorgiamo che mancano, per ricordarlo nella maniera più facile e bonaria, gli aneddoti. Mancano le curiosità, le stramberie. C'è il ricordo di un artista che bollava la cartolina, ecco Scirea. Nessun altro come lui che, così semplice, essenziale, umile e forte, è stato anomalo, quasi assurdo nel calcio matto del quale lui manco voleva sorridere, per non apparire di esso, in qualche modo, complice. 

Gian Paolo Ormezzano

tratto da: La Stampa 4 Settembre 1989



guerin

hurra'

hurra'

hurra'

hurra'


gaetano
"Ho "rubato" qualcosa a ciascuno dei tecnici che ho avuto. Da Parola la capacità di responsabilizzare i giovani, da Trapattoni la capacità di tenere unito lo spogliatoio, da Marchesi la serenità. E da Bearzot quella straordinaria umanità che è la base di ogni successo." - Gaetano Scirea



"La Juve è qualcosa di più di una squadra, non so di­re cosa, ma sono orgoglioso di farne parte." - Gaetano Scirea

 

gaetano

"A volte mi chiedo come mi vedono i ragazzi, i bambini. E penso che vorrei mi vedessero come io vedevo lui. Parlo dell'uomo, non solo dello straordinario giocatore. Perché questo, per me, vuol dire entrare nel cuore della gente, lasciare qualcosa che vada oltre i numeri. [...] Il mio nome è vicino a quello di Scirea, bellissimo." - Alessandro Del Piero su Gaetano Scirea

 


"È inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e che era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà." - Sandro Ciotti in 'La Domenica Sportiva' annuncia la tragica scomparsa di Gaetano Scirea



"Se mai c'è stato uno per cui bisognava ritirare la maglia, era Gaetano Scirea, grandissimo calciatore e grandissima persona." - Enzo Bearzot su Gaetano Scirea


"Una volta in uno scontro con Scirea mi ruppi il naso. Quando mi risvegliai all'ospedale, dopo l'operazione, la prima faccia che vidi, oltre a quella di mia moglie, era di Scirea. Un grande, Gaetano." - Paolo Pulici su Gaetano Scirea

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"Un cavaliere, un grande avversario. La sua morte mi ha dato molto, molto dolore" - Diego Armando Maradona su Gaetano Scirea
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"Un leader col saio." - Giovanni Trapattoni su Gaetano Scirea

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"Il mio fuoriclasse era Scirea. Parlava poco, eppure aveva carisma. Era un piacere stare con lui e in qualsiasi occasione, non soltanto sul campo, ti faceva fare bella figura. Il giorno in cui ho preso Scirea, per la prima e unica volta, Achille Bortolotti mi ha detto: «Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri». Quando Gai ha smesso di giocare io volevo che diventasse un punto fermo della Juventus. Prima come osservatore, poi come allenatore, ma lo vedevo benissimo anche come uomo di pubbliche relazioni. Aveva qualità fuori dal comune e la sua splendida carriera ne era la conferma. Li riconosci subito i giocatori che hanno qualcosa in più: li vedi da come si muovono in campo e da come leggono il gioco un secondo prima degli altri; se poi sono dotati di spessore umano e pulizia morale hai davanti agli occhi un fuoriclasse anche nella vita. E Scirea lo era. Io gli volevo bene." - Giampiero Boniperti su Gaetano Scirea