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martedì 26 agosto 2025

26 Agosto 2001: Juventus - Venezia

Attraverso il Canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 26 Agosto 2001 Juventus e Venezia si sfidano nella prima Giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata cosí cosí nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia! Dall'altra parte c'é un Venezia che deve salutare il massimo campionato dopo un pesante ultimo posto in classifica.

Questa gara segna il debutto in campionato con la maglia bianconera per una leggenda del club piemontese: Gianluigi Buffon!

Buona Visione!



juventus


Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 26 agosto 2001 ore 15:00
JUVENTUS-VENEZIA 4-0
MARCATORI: Trezeguet 10, Trezeguet 11, Del Piero 44, Del Piero 81

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero (Iuliano 78), Pessotto G., Zambrotta, Tudor (Maresca 70), Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Salas 75), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

VENEZIA: Rossi, Algerino (Conteh 46), Bjoerklund, Viali, Cvitanovic, Valtolina (De Franceschi 55), Bressan, Andersson, Marasco, Vannucchi, Maniero (Di Napoli 86)
Allenatore: Claudio Prandelli

ARBITRO: Bertini




Trezeguet-Del Piero La partita perfetta della Juve di Lippi 
APERTURA ALLA GRANDE CONTRO IL VENEZIA: ALTRI FUTURI OSTACOLI SARANNO PIÙ' IMPEGNATIVI, MA QUESTA E' DAVVERO UNA SQUADRA DA SCUDETTO
Due reti di David e due di Alex (una su morbido assist di Salas) Il successo esalta la svolta tecnica e di mentalità dei bianconeri 
TORINO Una partita troppo perfetta, in cui ha segnato chi doveva segnare (Trezeguet e Del Piero) e lo ha fatto al momento giusto per mettere il match in discesa, sotto il sole che arrostiva le gambe e i pensieri. Una partita senza rischi, se non per un colpo di testa di Maniero, e che ha concesso una bella figura a tutti, pure a Salas, catapultato da tre giorni nella giostra sulla quale non era mai salito prima. 
Più che l'esordio con il botto nella nuova serie A (4-0 e poteva essere di più), Juve-Venezia è stato come dovrà essere lo spot per lanciare l'ingresso juventino in Borsa, tutti che sorridono come davanti a un Mulino Bianco e senza insopportabili ragazzine che offrono caramelle ai cavalli. Un successo patinato, da Carosello. Verranno ostacoli molto più impegnativi di questo Venezia slabbrato in dieci minuti, tuttavia l'ouverture juventina non ci sembra un fenomeno casuale, che verrà presto smentito. Questa è una squadra da scudetto. Lo diciamo dal giorno in cui comprarono Nedved e cedettero Zidane, non perché disprezziamo il francese ma perché era il segnale di ima svolta tattica e di mentalità, l'addio a una squadra che delegava il proprio benessere a un giocatore. In alcuni momenti, nel primo quarto d'ora, quando la partita era da definire e le forze non erano stropicciate dal caldo, s'è rivisto l'embrione della prima stagione di Lippi, la capacità di calamitare ogni pallone nella metà campo avversaria e di riproporlo in area, come fa il mare quando sbatte onda su onda tra gli scogli e ne gratta via un po'. 
Con Zidane, si sapeva sempre da dove sarebbe nato il pericolo. Con questa nave senza timoniere, benché Del Piero si ingegni ad esserlo più di altri, sarà più difficile individuare ima fonte del gioco: mancherà la fantasia della giocata barocca però crediamo che, per incepparsi, la Juve dovrà sbattere in una giornata di crisi collettiva. Ieri è stato davvero tutto troppo facile. In precampionato erano sorti due dubbi: l'efficacia dell'attacco e la consistenza del centrocampo. Nel combatterli, il Venezia è stato più efficace di un'aspirina. Prandelli l'ha schierato con una difesa a quattro ma un centrocampo piuttosto evanescente e in inferiorità numerica rispetto alla Juve: la forza d'urto bianconera ha cominciato a lavorare ai fianchi con Zambrotta e il giovane Zenoni, più sciolto che nelle amichevoli; dall'altra parte, Nedved e Pessotto si godevano l'ombra ma non permettevano ad Algerino (un francese che pochi anni fa ne prese già sei dalla Juve al Parco dei Principi) di fare altrettanto. Nedved veniva fermato al 5' per un fuorigioco di centimetri, subito dopo Maniero anticipava Thuram in tuffo e la palla usciva di un niente. 
Sarebbe stata l'unica occasione dei veneti fino alla mezz'ora del secondo tempo, quando Vannucchi avrebbe avuto avventurosamente tra i piedi la seconda palla buona, deviata in angolo. Tutta Juve, solo Juve in pressing. Al 10' andava in rete. Zambrotta e Zenoni innescavano l'azione che l'ex atalantino rifiniva con il cross: Trezeguet saltava e piazzava la palla nell'angolo, imprendibile, confermando che la Juve adesso ha un centravanti che usa la testa per segnare e non per immergerla nei budini della pubblicità. Trezeguet si ripeteva in novanta secondi, questa volta il lancio che lo pescava in area era di Tudor e il francese non si spaventava a colpirla al volo. In undici minuti finiva il carnevale veneziano, Trezeguet calava sugli occhi una maschera che gli conciliasse il sonno e lasciava che fossero gli altri a giocare. Salivano la voglia di Nedved, impreciso nella mira, e la febbre di Del Piero. Alex non è la perfezione scolpita, certi suoi dribbling abortiti possono spazientire eppure nella ricerca della porta si vedono i progressi: il controllo di petto e tiro di sinistro con cui colpiva la traversa al 32' e la rovesciata, sbattuta pure quella contro un legno al 42', erano pezzi di bravura sfortunata. Lo ripagava invece la punizione che suggellava con il 3-0 il primo tempo, con Rossi, il portiere, in ritardo nello scatto. 
La Juve tornava ai ritmi di un'amichevole, giustificatissimi con quel caldo africano che spingeva persino Lippi a cercare un rinfresco nel frigo vicino alla panchina, per lui vuoto. Restiamo convinti che alla perfezione dell'opera manchi un centrocampista vero che affianchi Tacchinardi (in gran spolvero), tuttavia Tudor s'è mostrato un buon tampone, fronteggiato da Andersson, che viaggia a ritmi bassi. Il croato tra l'altro ha un grande lancio. E nella ripresa, giocata per dovere, l'ingresso di Salas risvegliava il popolo. Un lancio di luliano premiava la bravura del cileno nello smarcarsi in profondità, Salas alzava la testa e offriva a Del Piero quanto gli era negato da anni: un cross morbido e piazzato, che Alex incrociava di testa per il quarto gol. Troppa grazia, ma non finta. 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 27 Agosto 2001

 



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venerdì 23 maggio 2025

23 Maggio 1999: Juventus - Venezia

É il 23 Maggio 1999 e Juventus Venezia si sfidano nella diciasettesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1998-99 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

In casa bianconera é avvenuta una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scettiscimo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto

Dall'altra parte c'é il Venezia che riesce ad evitare la Serie B per un soffio. Sará comunque un impresa considerando l'inizio di stagione!

Buona Visione!


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Stagione 1998-1999 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 23 maggio 1999 ore 16:30 
JUVENTUS-VENEZIA 3-2
MARCATORI: Conte A. 12, Inzaghi 45, Pedone 63, Henry 85, Recoba 90

JUVENTUS: Rampulla, Mirkovic, Tudor, Montero P., Di Livio, (c) Conte A. (Blanchard 59), Tacchinardi (Deschamps 70), Davids, Henry, Amoruso (Perrotta 46), Inzaghi 
A disposizione: De Sanctis, Birindelli, Rigoni, Pessotto G. 
Allenatore: Carlo Ancelotti

VENEZIA: Bandieri, Brioschi, Pavan, Bilica, Carnasciali, Pistone (Pedone 24), Volpi, Poschner, Valtolina (Ballarin 52), Tuta (Luppi 69), Recoba
A disposizione: Taibi, Dal Canto, Miceli, Iachini
Allenatore: Walter Novellino

ARBITRO: Borriello
AMMONIZIONI: Tudor (Juventus); Brioschi, Tuta (Venezia)




Nella vittoria sul Venezia, i brividi maggiori dalla pacifica invasione di una cinquantina di tifosi Juve, la via per l'Europa passa da Udine 
Conte apre la goleada, ma non basta ad evitar lo spareggio Uefa 

TORINO Finisce come previsto, con la vittoria della Juve su un Venezia ormai salvo e privo di stimoli e la certezza che per evitare l'Intertoto e le vacanze ridotte ai mìnimi termini ci vorrà lo spareggio con l'Udinese il 28 e 31 maggio. Del resto non poteva che finire così una stagione che la Juve ha vissuto sempre pericolosamente, sempre in bilico fra la mediocrità e la speranza di acciuffare ancora l'Europa che conta. Dovranno attendere ancora sette giorni i bianconeri e soprattutto dovranno raccogliere le ultime energie fisiche e nervose per battere l'Udinese. Impresa difficile, non impossibile. 

Superare il Venezia che Novellino aveva mandato in campo per scelta senza cinque titolari più Maniero squalificato e aveva schierato con un inedito 3-52 non è stata impresa titanica. La Juve ha sbloccato il risultato subito al 12' con una girata di testa di Conte, già decisivo domenica scorsa a Bari, e in pratica ha chiuso la partita allo scadere del primo tempo quando Inzaghi ha trasformato in gol un cross di Henry. Fra le due prodezze non c'è stato nulla di indimenticabile, ci sono stati errori e piccole incertezze in perfetta sintonia con ciò che i bianconeri hanno fatto vedere negli ultimi mesi. Su tutti ha deluso Amoroso, che ha sciupato l'ennesima occasione per dimostrare che nella Juve che verrà potrebbe esserci un angolino anche per lui. La gente ha sottolineato con i fischi in suoi errori davanti alla porta, Ancelotti gli ha risparmiato il secondo tempo anche perché il centravanti era in condizioni fisiche non buone. 
Al ritorno in campo, nonostante i tre gol segnati prima della fine, non c'è più stata partita. La Juve ha giocato al risparmio, il Venezia si è adattato al tran-tran. Ancelotti ne ha approfittato per concedere la passerella l'inalo a Blanchard, i tifosi della curva per sgattaiolare giù dalle gradinate e sfondare un cancello di quelli che immettono al terreno di gioco. E proprio mentre una cinquantina si scalmanati vinceva la resistenza della polizia, Pedone andava in gol nell'indifferenza generale. Un piccolo brivido in più, anche se si vedeva che il Venezia non aveva alcuna intenzione di andare all'arrembaggio. 

A ristabilire le distanze provvedeva sul finire della partita Henry, fra i più brillanti della Juve, con un tiro senza troppe pretese che incocciava nella gamba di Volpi e finiva in rete. Quasi nei minuti di recupero, un ultimo sussulto del Venezia: fuga di Recoba, rimasto in campo nonostante guai muscolari, e gran sventola che batteva Rampulla. Poi anche per la squadra di Novellino arrivava la certezza di poter puntare all'Europa spareggiando con il Bari. Un piccolo prodigio per una squadra che sembrava condannata alla retrocessione. 

Fabio Vergnano 






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