lunedì 5 maggio 2025

5 Maggio 2002: Udinese - Juventus

É il 5 Maggio 2002 ed Udinese Juventus si sfidano nella diciasettesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Friuli' di Udine

É una data, ed un pomeriggio che MAI dimenticheremo!

Tutto il resto é Storia! Dall'altra parte c'é la squadra friulana che vince il suo 'scudetto' personale. Riuscirà infatti ad evitare quella che sarebbe stata una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



udinese





Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Udine - Stadio Friuli
domenica 5 maggio 2002 ore 15:00 
UDINESE-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Trezeguet 2, Del Piero 11

UDINESE (3-4-3): De Sanctis, Kroldrup, Zamboni, Manfredini, Pinzi, Helguera (Almiron 80), Marcos Paulo, Pieri (Scarlato 65), Muzzi (Jorgensen 73), Sosa, Di Michele 
A disposizione: Turci, Alberto, Caballero, Iaquinta
Allenatore: Giampiero Ventura

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Thuram L., Ferrara C., Iuliano (Birindelli 83), Montero P., Conte A., Tudor (Zambrotta 67), Davids (Paramatti 80), Nedved, Trezeguet, (c) Del Piero
A disposizione: Carini, Tacchinardi, Amoruso, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Rodomonti



LA FELICITA' DEL PRIMO TIFOSO: 
«E' STATO BUFFON A FARE LA DIFFERENZA» 
AGNELLI «La Juve campione del calcio pulito» 

AL novantunesimo minuto l'Avvocato è in giardino. A respirare. Ma fino al novantesimo Gianni Agnelli, presidente d'onore della Fiat considerato dai tifosi della Juve il loro numero 1, era davanti al video: 
«Ho cominciato con Udinese-Juventus. Quando il nostro vantaggio s'è consolidato con il secondo goal, son passato all'Olimpico, con Lazio-Inter. E son rimasto molto soddisfatto. Davvero contento». 
S'era parlato di risultati aggiustati, di accordi taciti, di intese sottobanco. Invece l'Inter s'è suicidata. 
«Era molto difficile che l'Inter non vincesse a Roma. Credevo alla fine sarebbe riuscita a portare a casa i tre punti. Invece s'è perduta davanti a se stessa». 
Come spiega la debacle dei neroazzurri di Massimo Moratti? 
«Perché non sono una squadra. La squadra non c'è, han fatto tutti poco, giocando sempre molto male. I risultati che han permesso loro di stare avanti per quasi tutto il campionato sono stati frutto di giocate dei singoli. Un gol di fino di Alvaro Recoba, una grande giocata del brasiliano, Ronaldo,. ma niente collettivo. E senza squadra non si vince il campionato italiano. Mai».
Domenica mattina cosa aveva nel cuore? Che risultato pronosticava? 
«Nel mio cuore riflettevo. L'impegno dell'Inter contro la Lazio era più ostico del nostro a Udine. Ma era difficile pensare che l'Inter avrebbe rinunciato a giocare». 
A che punto della stagione ha ricominciato a sperare? 
«Quando la Juventus ha battuto il Piacenza per uno a zero. Mettersi in tasca tre punti anziché uno è stato decisivo. Non tutti sanno ancora ragionare sui tre punti, che sono stati una rivoluzione e permettono le rimonte con più facilità che nel passato, quando alla vittoria andavano solo i due punti. Il goal di Nedved nel finale è stato importante». 
E quando invece le è sembrato che la stagione si mettesse male? 
«Nel derby di Torino. Vincevamo per tre a zero e il Toro ci ha rimontato fino al 3 a 3. E Salas ha scagliato un penalty sopra la traversa. I torinisti si sarebbero vantati per tutto l'anno di averci fatto perdere lo scudetto». 
Cosa ha detto all'allenatore Marcello Lippi? 
«Non sono ancora riuscito a parlargli, sono tutti blindati tra viaggio di ritorno e feste. Gli dirò bravo. Ho sempre avuto fiducia in Lippi. Anche se, dopo la parentesi di Milano allenando l'Inter e l'esonero, è un uomo diverso. E' diventato più morbido. Ascolta di più chi gli sta intorno, ne valuta le idee, i pareri». 
Un bene o un male? 
«Lippi della prima Juventus era più deciso, più determinato. E' ritornato più politico, più duttile. Una volta non ascoltava nessuno e andava diritto, con forza, per la sua strada. Adesso si confronta di più». 
Ha parlato con suo fratello Umberto? Con Girando, Moggi e Bettega, i dirigenti? 
«Non ancora. Saranno occupati con le interviste. Ma appena li raggiungo dirò bravi. Bravi a tutti, la squadra e lo staff di dirigenza». 
Quale giocatore bianconero è risultato, secondo lei, determinante per questo XXVI scudetto? 
«Il portiere, Gianluigi Buffon. Quando l'abbiam preso ho chiesto un parere a Dino Zoff, anche in confronto con Francesco Toldo che dalla Fiorentina andava all'Inter. "Buffon è il più forte mi ha detto - non ha uguali per i riflessi". 
E' un naturale. Zoff aveva ragione. Buffon ci ha consentito, con le sue parate decisive, di vincere quelle partite della rimonta, magari giocate non benissimo, ma senza le quali non saremmo arrivati al titolo. Le dico di più: se la Juventus avesse preso Buffon qualche anno prima, almeno due scudetti in più li avremmo vinti. Ci avrebbe dato i punti mancanti nelle ultime quattro stagioni». 
Chi mette sul podio con Buffon? 
«Tudor e Montero. Hanno incardinato la miglior difesa del campionato. La difesa conta sempre. E con loro Trezeguet, uomo di area, uomo da rete. Non fa gioco, non contribuisce magari direttamente all'azione, ma non sbaglia mai». 
E Del Piero? 
«E' riapparso solo nell'ultimo mese, mese e mezzo. Quando è riapparso ha fatto la sua parte». 
Da oggi siamo in campagna acquisti. Cominciamo dalle rivali di volata, Roma e Internazionale. Chi sceglie? 
«Nella Roma quel difensore, Samuel, è proprio forte no? Se lo mette nella nostra difesa, ne fa un muro impenetrabile. Nell'Inter Vieri. Non l'avrei mai mandato via dalla Juve e mi dispiace ancora che se ne sia andato. Moratti ha dimostrato la scorsa estate che, insistendo, Vieri si può trattenere». 
Alla fine niente scudetto dei veleni, come tanti temevano. 
«In Italia il football è corretto. Scorretti sono certi tifosi e, qualche volta, i cronisti che mettono in giro polemiche inutili. La Lazio ha giocato una grande partita, anche se il pubblico non era il solito. I tifosi non volevano vincere, i giocatori sì». 
Adesso è pronto per il Mondiale di Giappone e Corea? 
«Lo guarderò, certo. La nazionale italiana è molto forte, come l'Argentina e la Francia. Ma occhio ai tedeschi. Nel calcio la Germania è come in economia. Magari sembra stentare e alla fine te la ritrovi sempre davanti». 
Portare o no Roby Baggio? 
«Baggio è il più grande dei giocatorini che io abbia visto al mondo. Matthaus, Platini, sono su un altro pianeta». 
Una bella domenica allora? 
«Sì, una bella domenica. Abbiamo vinto. Ora dobbiamo vincere anche gli altri giorni, dal lunedì a sabato. Non solo nelle sfide del calcio, ma in tutto il resto. Insieme». 

[g.r.]
tratto da: La Stampa 6 Maggio 2002





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