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mercoledì 19 marzo 2025

19 Marzo 1986: Juventus - Barcellona

Avete presente quando una prestazione da 'guiness dei primati' eccheggia lungo tutto l'arco di una carriera (ed anche oltre) di un qualunque atleta sportivo? Ebbene tutto ció riguarda anche quando l'impresa é in negativo; come accadde infatti in questa data (il 19 Marzo 1986) che segnerá per sempre la vita in campo di Marco Pacione, attaccante juventino.

Juventus e Barcellona si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppa dei Campioni 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino. La gara di andata finì 1-0 per i catalani.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugl'ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto.

Per quanto riguarda l'europa, i nostri 'eroi' si dovranno arrendere ai blaugrana che affossano ogni velleitá di difendere la coppa dopo due gare tiratissime.

Buona Visione!

 

juventus




Stagione 1985-1986 - Coppa dei Campioni - Quarti, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 19 marzo 1986 ore 20:30
JUVENTUS-BARCELLONA 1-1
MARCATORI: Archibald 30, Platini 44

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Pin 61), Brio, Scirea, Mauro (Bonetti I. 76), Manfredonia, Pacione, Platini, Laudrup
Allenatore: Giovanni Trapattoni

BARCELLONA: Urruticoechea, Gerardo, Migueli, Julio Alberto, Victor Munoz (Fradera 81), Alexanco, Carrasco, Moratalla, Esteban, Archibald (Marcos 51), Calderè
Allenatore: Terry Venables

ARBITRO: Keizer (Olanda)






COPPA CAMPIONI I bianconeri, sconfitti all'andata, pareggiano al Comunale con il Barcellona 
Non bastano Platini e Laudrup 
Lampi dei due attaccanti nella dura battaglia 
Sull'eliminazione ha pesato in modo decisivo l'incerta partita del Camp Nou 

TORINO — Amara uscita della Juventus dalla Coppacampioni. Un rocambolesco gol di Archibald, che chiama in causa sia Brio che Tacconi dopo mezz'ora di gioco, ha deciso la qualificazione per le semifinali. La Juventus ha due rimpianti: il non aver saputo approfittare della superiorità dimostrata a lungo al Camp Nou e le imprecise conclusioni di Pacione nell'avvio del match di ieri sera. 

Ma il centravanti almeno si è battuto, la Juve di Barcellona non ha osato. Il giudizio è chiaro: la squadra di Trapattonl ha pagato l'occasione non colta a Barcellona. Platini, autore del gol dell'inutile pareggio e di una ripresa più caparbia che lucida, ha finito la gara zoppicante e con un gesto di stizza ha accompagnato l'ultimo «anticipo» di Alesanco nel suol confronti. Come un segno di resa. 

É stata una battaglia terribile, una partita giocata con il cuore, sul filo del nervi, che il Barcellona ha affrontato con un centrocampo-ragnatela, formato da Victor a destra, Moratalla al centro addosso a Platini, Esteban nella zona di Manfredonia, Caldere ala sinistra solo di maglia secondo previsioni. In realtà uomo di copertura e di rottura, pronto a flottare su tutti i bianconeri che gli capitavano in zona. Un Barcellona tatticamente accorto, ma subito traballante in difesa sotto la veemente e sfortunata spinta bianconera. Sono stati novanta minuti ad altissimo ritmo, in un clima da corrida per fortuna calmato dall'attento arbitro Keizer, pronto ad intervenire ad ogni accenno di bagarre. Fin dall'avvio si è vista una Juve completamente trasformata rispetto alle ultime partite. C'era da attendersi la reazione del bianconeri in Coppa, e c'è stata In pieno fin dall'avvio, anche se Platini pur entrando subito in partita, finiva spesso nell'imbuto del blocco difesa-centrocampo degli spagnoli. Ancora una volta, malgrado il grosso impegno, i bianconeri hanno attaccato In modo troppo centrale. 

Comunque, trascinata da un Laudrup in vena eccezionale, scattante e stupendo nel palleggio, la Juventus è stata purtroppo penalizzata nella prima mezz'ora dagli errori (due, più una grande parata di Urruti) di Pacione, tanto bravo nel trovarsi pronto all'appuntamento con la palla, quanto impreciso ed indeciso nel tocco conclusivo. Il gol di Archibald, alla mezz'ora, è stata una mazzata terribile, un premio immeritato per il Barcellona, un castigo per Brio e Tacconi, impaperatisi sul cross lungo di Victor. Poteva essere il kappaò. La Juve invece è riuscita ammirevolmente a superare lo smarrimento, affrontando una gara più in salita di quanto non fosse già dopo lo 0-1 del Camp Nou. 

La situazione tattica per tutto il primo tempo non mutava, il Barcellona in chiaro affanno difensivo richiamava indietro i centrocampisti. Un Platini più avanzato è stata la chiave con la quale la Juventus ha cercato nella ripresa di forzare la situazione. Anche Scirea ha accettato, e fatto accettare dai compagni, i rischi delle sue proiezioni offensive. Era soprattutto Platini a condurre il gioco, cercare spazi, malgrado la marcatura feroce degli avversari. Il Barcellona dopo il cambio dell'esausto Archibald con Marcos riusciva peraltro ancora a farsi pericoloso in contropiede. I minuti passavano, sembravano volare per una Juventus che vedeva ormai l' 1-1 come una condanna. Il Barcellona, a tratti stretto d'assedio, teneva palla non appena era possibile mentre purtroppo, per i bianconeri, calava comprensibilmente Laudrup dopo lo strepitoso primo tempo. Gli spagnoli per contro mostravano una notevole tenuta atletica alla distanza. 

Il finale vedeva una Juve in preda allo scoramento. Aumentava il nervosismo di Platini nei confronti sia dei compagni che degli avversari impegnati a perdere tempo più che a giocare. Ma negli ultimi 10', una volta in possesso di palla, il Barcellona mostrava lucidità e tenuta, conducendo soprattutto le azioni di alleggerimento sulla fascia sinistra con scambi stretti e precisi tra Marcos e Julio Alberto. Finiva sull'1-1, alla Juve resta la caccia allo scudetto. 

Bruno Perucca 
tratto da: La Stampa 20 marzo 1986



 


COPPA CAMPIONI Juventus Barcellona 1-1
Il gran tifo bianconero non riesce a sospingere una stanca Madama oltre l'ostacolo: il Barcellona si ritrova in semifinale grazie agli errori del giovane centravanti
Mi manda Pacione

TORINO. Il cammino della speranza si andava dipanando lungo le autostrade d'Italia. Carovane di pullman scaricavano su Torino le antiche falangi del tifo bianconero, unite ancora una volta da un appuntamento fatidico. La caduta di Roma aveva stretto attorno alla declinante Madama l'affetto, le ansie, le paure, dei suoi irriducibili fans. Questi esodi che solo la Juve sembra in grado di originare, da noi: superando i torpedoni, ci si divertiva ad abbozzare una geografia della passione e un po' alla volta tutte le regioni venivano coperte. Là, il vecchio stadio che si vorrebbe mandare presto in pensione, già brulicava di canti e di colori. Era la terra promessa, il teatro del grande riscatto. Ma dal clima irridentistico non si faceva contagiare Terry Venables, maestro di suspense. Dall'ultimo capitolo della sua «spy-story» tirava fuori un Barcellona «italiano», snaturato nella sua fisionomia offensiva, stretto sulle barricate in un inedito intreccio che era dettato dal rispetto dell'avversario o più probabilmente dalla consapevolezza della propria debolezza. Perché questo non è un grande Barcellona, credo sia ormai chiaro a tutti. La squadra dei sublimi artisti, Schuster e Maradona, è diventata un'ardente pattuglia di proletari, di indomiti artigiani del pallone. E allora che battaglia fosse, battaglia tattica e agonistica, quel gol di Julio Alberto al Camp Nou eretto a bandiera attorno alla quale allestire una stoica resistenza. Una sola punta, il logoro ma indomito scozzese Steve Archibald, e per il resto una gabbia di centrocampisti dove far naufragare il talento di Platini. Era la trovata dello scrittore di gialli Terry Venables, che già si dice in partenza per altri lidi. Sicché la sfida diventava uno specchio fedele del calcio moderno, nelle sue contraddizioni, nelle sue novità traumatiche e cosi dure da assimilare.

A giocarsi la posta più importante di una stagione e di una carriera, due allenatori che hanno già il futuro altrove. Il Trap a Milano, Venables chissá. Siamo tornati ai capitani di ventura e il pubblico stenta a sintonizzarsi con la nuova realtà. Così si spiegheranno, al termine, certe ingrate contestazioni a Trapattoni, ingrate e crudeli se si pensa a quello che ha dato Giovanni a questa squadra, in dieci anni di esemplare lavoro.

POVERO RAGAZZO.

Andava a cominciare l'epica sfida, che era epica nelle attese e nella coreografia, assai più che nella reale entità tecnica dei valori. L'agile Laudrup sferzava la compatta retroguardia catalana, tranciandola con le sue lievi progressioni, concluse da assist deliziosi che avevano il torto di finire sul piede di Marco Pacione. Questo atletico ragazzo pescarese, ventitre anni, un'eccellente stagione all'Atalanta, una quotazione da capogiro, l'approdo sospirato alla Juventus, giocava la serata della sua vita. E miseramente la falliva. Io credo che sia difficile per tutti fare panchina per mesi e poi essere gettato nella mischia nell'occasione più importante, caricato all'improvviso di responsabilità troppo grandi. Pacione ne sentiva a tal punto il peso da "ciccare" due conclusioni elementari da tre metri e poi continuare a sbagliare, travolto da un meccanismo infernale. Tutte a lui, toccavano le palle-gol, questo è semmai sintomo di una sua partecipazione attiva e fremente, ma che vale esserci per poi fallire? Quel Barcellona cosi cauto e prudente, col grande Julio Alberto legato in retrovia, con il frenetico Calderé a scatenarsi in pressing sui portatori di palla, pescava il jolly inatteso. Un lungo cross, Brio che dorme, Tacconi che battezza la palla innocua, il cocciuto Archibald che ugualmente si proietta, ci mette la tempia, trova la magica carambola fra il braccio del portiere e il primo palo. Juve stanca, appannata, ma colma di jella. Si lancia, trova il gol sciccoso di Monsieur, ma poi che altro può fare se non bussare monotonamente a una porta che non si apre? Esce la Juve dell'Europa, l'esodo si rinnova all'incontrario, sembra di tornare ad Atene, la delusione più che la rabbia, anzi di rabbia non ce n'è proprio e forse è un brutto segno.

IL DESTINO. Neppure c'è la consolazione di essere usciti per mano di un grande avversario. Il Barcellona è modesto di classe, tolgo Julio Alberto, Calderé, Victor, Archibald, sinché lo reggono i muscoli sfilacciati. Resta, appunto, un'ardente squadra di operai, tatticamente quasi perfetta, abbastanza cinica per contrabbandare da zona una marcatura uomo-a-uomo in grazia della quale è stato scelto il mediocre Moratalla per infastidire Platini in ogni zona del campo. Venables è sicuramente un pragmatico, non ha nulla del velleitarismo dei tecnici inglesi. E questo Barcellona può anche arrivare in fondo, perché dalla Coppa Campioni sono usciti Juventus, Bayern e Aberdeen, di quelle che restano nessuna tranne l'Anderlecht ha carisma e peso politico da reggere il confronto coi catalani. Pianga dunque ancor più la Juve, che ha perduto una magica occasione per confermare il titolo cosi tragicamente conquistato all'Heysel. Pianga la Juve soprattutto sulla sua sciagurata partita di Barcellona, quella che molta critica improvvida ha esaltato come dimostrazione di senso pratico e che noi abbiamo subito bollato come una irripetibile opportunità gettata al vento. La semifinale andava conquistata al Çamp Nou, quando il Barça era ancor più sfatto e quando, soprattutto, temeva ancora i bianconeri (dopo averli misurati, e visti a Roma, assai meno). Là s'è compiuto l'amaro destino europeo della Juventus. Dopo quello 0-1 bianconeri brindavano e pare-va di essere sul Titanic, quando si affondava nel turbinar delle danze. Questa di Torino è stata una conseguenza. E Pacione, certo, ci ha messo dell suo. Ma sarebbe troppo comodo scaricare sulle spalle di una riserva l'intera colpa e sentirsi in pace con la coscienza. Mettiamo su un piedistallo il grandissimo Laudrup. Ma gli altri? Platini ha raccolto ottime votazioni. A me, sona sincero, sembra che il francese, nella sua incommensurabile classe, dovrebbe essere più decisivo, quando le cose volgono al peggio. Scricchiola la difesa, reparto principe di tre quarti di stagione. Annaspa il centrocampo. La Juve finisce la partita avendo in campo Pin, Bonetti, Pacione. E va bene cosi.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1986 n.13





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La Stampa 20 marzo 1986

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La Stampa 20 marzo 1986

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