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giovedì 5 novembre 2026

5 Novembre 2008: Real Madrid - Juventus

É il 5 Novembre 2008 e Real Madrid e Juventus si sfidano nella quarta giornata delle gruppo di qualificazione iniziale della UEFA Champions League 2008-09 allo Stadio 'Santiago Bernabeu' di Madrid (Spagna).

Siamo al minuto 93': 

Al comparire del numero 10 sulla lavagnetta elettronica, invece il sempre esigente pubblico del 'Santiago Bernabéu' si alza in piedi per tributare una standing ovation all'assoluto protagonista della serata. Gesto ricambiato da Alessandro Del Piero con un inchino 'Real' e indimenticabile anche nella ricca carriera di un campione assoluto, tanto che il diretto interessato qualche tempo fa ha ammesso come quella serata sia per lui seconda solo a un'altra notte da ricordare - quella del gol in semifinale contro la Germania a Dortmund nel 2006!

 

Buona Visione!




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Stagione 2008-2009 - Champions League - 4ª giornata
Madrid - Stadio Santiago Bernabéu
mercoledì 5 novembre 2008 ore 20:45 
REAL MADRID-JUVENTUS 0-2
MARCATORI
: Del Piero 17, Del Piero 67

REAL MADRID (4-3-3): Casillas, Sergio Ramos, Cannavaro F., Heinze (Saviola 82), Marcelo, Diarra, Sneijder (Higuain 65), Guti, Drenthe, Raul, Van Nistelrooy (Van der Vaart 82)
A disposizione: Dudek, Salgado, Gago, Javi Garcia
Allenatore: Bernd Schuster

JUVENTUS (4-4-2): Manninger, Mellberg, Legrottaglie, Chiellini, Molinaro, Marchionni, Sissoko, Tiago, Nedved, Del Piero (De Ceglie 90+3), Amauri (Iaquinta 84)
A disposizione: Chimenti, Camoranesi, Giovinco S., Rossi F., Ariaudo
Allenatore: Claudio Ranieri

ARBITRO: Vink (Olanda)
AMMONIZIONI: Sissoko 28, Legrottaglie 34, Mellberg 78 (Juventus); Drenthe 31, Guti 36, Van Nistelrooy 51 (Real Madrid)






Ci sono notti che non si dimenticano, che non passano mai. Il calcio italiano è sempre stato riconosciuto fuori dai nostri confini per la sua competitività e qualità e lo stesso vale per i nostri campioni. Uno dei calciatori più amati degli ultimi trent'anni è stato, senza dubbio, Alessandro Del Piero. 
L'ex numero 10 della Juventus ha segnato un'epoca nel club bianconero e dopo aver vissuto l'inferno della Serie B con la Vecchia Signora stava cercando di riportare il club ai vertici del calcio italiano ed europeo. La Juve era ripartita dopo Calciopoli e con Claudio Ranieri in panchina aveva raggiunto il secondo posto nel torneo 2007/2008 conquistandosi un posto per la Champions League successiva.
Nel girone della squadra piemontese l'urna inserì lo Zenit, il BATĖ Borisov e il Real Madrid dell'ex Fabio Cannavaro.
In casa del Real Madrid il numero 10 bianconero, quella sera in tenuta oro, firmò una bellissima doppietta in uno dei tempi del calcio mondiale e quando Ranieri decise di sostituirlo nel recupero, per far entrare un giovane De Ceglie, il pubblico spagnolo si alzò in piedi ad applaudirlo. Una standing ovation bellissima, che Del Piero commentò così a distanza di tempo:
"La mia standing ovation al Bernabeu? A un certo punto mi sono chiesto ‘le persone stanno applaudendo per me?' È stato un momento speciale. Quando questo accade nello stadio di un avversario è ancora meglio. Ancora di più al Real Madrid al Bernabéu. È stato unico come vincere un trofeo."
Mentre usciva dal campo il 10 fece un specie di inchino per ringraziare gli spettatori, ma quella manifestazione di affetto era assolutamente giustificata: Pinturicchio prese sulle sue spalle la Juventus e da vero trascinatore portò i suoi alla vittoria con due perle: nella prima frazione di gioco firmò il vantaggio con un preciso tiro di sinistro sul secondo palo dopo una lunga conduzione di palla con l'altro piede e chiuse il match subito dopo l'ora di gioco con una deliziosa punizione dai 25 metri che lasciò impietrito l'incolpevole Casillas.

Vito Lamorte






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lunedì 2 novembre 2026

2 Novembre 2016: Juventus - Olympique Lione

È il 2 novembre 2016 e Juventus ed Olympique Lyonnais (Francia) si scontrano in questa gara valevole per la quarta giornata del girone iniziale della UEFA Champions League 2016/17.

Mentre i  bianconeri stanno per conquistare il primo posto nel girone, i francesi sono in bilico e hanno il timore (poi divenuto realtà) di uscire dalla Champions.

Buona Visione!

 


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Stagione 2016-2017 - Champions League - 4ª giornata
Torino - Juventus Stadium
mercoledì 2 novembre 2016 ore 20:45
JUVENTUS-OLYMPIQUE LIONE 1-1
MARCATORI: Higuain rigore 13, Tolisso 85

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Dani Alves, Bonucci (Benatia 68), Barzagli, Evra, Khedira, Marchisio C., Sturaro, Pjanic (Alex Sandro 68), Higuain (Cuadrado 83), Mandzukic
A disposizione: Neto, Rugani, Hernanes, Kean
Allenatore: Massimiliano Allegri

OLYMPIQUE LIONE (4-2-3-1): Anthony Lopes, Rafael, Diakhaby, Mammana, Morel, Gonalons, Tolisso, Ghezzal R., Fekir (Darder 78), Rybus (Cornet 71), Lacazette
A disposizione: Gorgelin, Yanga-Mbiwa, Grenier, Ferri, Tousart
Allenatore: Bruno Genesio

ARBITRO: Kuipers (Olanda)
AMMONIZIONI: Pjanic 38, Barzagli 58, Marchisio C. 84, Sturaro 89 (Juventus); Darder 90+1, Ghezzal R. 90+4 (Olympique Lione)




La Juve non convince, solo pari col Lione
Passaggio agli ottavi rinviato: allo Stadium Higuain sblocca su calcio di rigore al 13’, poi fallisce il raddoppio. Nella ripresa i bianconeri soffrono fino al pari francese di Tolisso all’85’ 

L’ufficio complicazioni affari semplici della Juve è tornato a colpire. Nella notte che poteva regalare gloria per tutti, vittoria sul Lione e qualificazione anticipata agli ottavi di Champions, i bianconeri si ritrovano a sprecare malamente - e all’ultimo - una festa pronta a decollare. Sembrava un altro JuveCentus con il 100° gol italiano di Higuain, le 100 presenze in Champions per Buffon (con la porta inviolata) e il 100% di qualificazioni agli ottavi per Allegri. Ed invece basta un gol di testa di Tolisso, per altro giocatore osservato speciale di Paratici, a far calare il gelo nello Stadium a cinque minuti da un successo che sembrava facile e naturale per i campioni d’Italia. Il rigore di Higuain dopo 13’ e le occasione sciupate in serie, soprattutto in un primo tempo perfetto per intensità e bel gioco, hanno illuso i bianconeri. Finita la benzina, è tornato il Lione che strappa un pareggio tanto insperato quanto salvifico. La qualificazione resta aperta con la Juve seconda dietro il Siviglia (facile 4-0 alla Dinamo Zagabria) e con 4 punti di vantaggio sul Lione. Nulla è compromesso, ma la strada per il primo posto si complica e la possibilità di chiudere i giochi con 180 minuti di anticipo svanisce subito. 
IL PIPITA SEGNA E SPRECA
Allegri vara il 4-3-1-2 con Pjanic trequartista alle spalle della coppia Higuain-Mandzukic e per la Juve la musica all’inizio è diversa. Non solo perché c’è quella della Champions all’ingresso in campo, ma per come si muovono i bianconeri in campo: la presenza di Marchisio in questo rombo di centrocampo si fa sentire ed equilibra la manovra. Il Lione, blindato nel suo 4-4-2, prova a colpire a sorpresa, ma sbatte contro il solito Buffon (invalicabile come due settimane fa in Francia) che con i piedi respinge il diagonale di Rybus al 9’ dopo lo scambio di prima Fekir-Lacazette. I campioni d’Italia capiscono l’antifona e premono sull’acceleratore: all’11’ Mandzukic spara un gran diagonale che Lopes para in due tempi e al 13’ Sturaro si guadagna il rigore (sciocca spinta di Diakhaby) che Higuain non sbaglia. Il Pipita, però, si divora il gol più semplice al 39’ dopo una bella azione personale di Mandzukic, mentre il Lione in precedenza era stato anche fortunato sul tiro di Marchisio (25’) che scheggia il palo. 
JUVE SENZA BENZINA NELLA RIPRESA
La partita sembra in discesa per la Juve, che 8 minuti dopo l’intervallo potrebbe chiudere i conti: lancio di Bonucci, sponda aerea di Pjanic e tiro sballato di Mandzukic. Sarà l’unico errore de croato, encomiabile per come è malconcio, ma questo lascia la partita aperta e inconsciamente fa sentire i bianconeri al sicuro. La vittoria sembra già cosa fatta e anche per questo cambia l’atteggiamento della Juve: il baricentro si abbassa, la palla passa costantemente tra i piedi dei francesi , Pjanic sparisce e le idee iniziano a scarseggiare tra i bianconeri con. Che cambiano anche modulo, visto che l’infortunio muscolare di Bonucci porta Allegri a varare di nuovo il 3-5-2, con Benatia ed Evra sulla linea di Barzagli più Alex Sandro sulla fascia sinistra. La Juve gioca poco e male, lasciando campo al Lione che alla fine trova su calcio piazzato (di Ghezzal) la rete del pareggio: Tolisso brucia tutti e stampa l’1-1 che gela Buffon (primo gol subito in Europa) e blocca ogni discorso in Champions. Se ne riparlerà a Siviglia. 
Gianluca Oddenino
tratto da: La Stampa 3 Novembre 2016


 


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mercoledì 21 ottobre 2026

21 Ottobre 1998: Athletic Bilbao - Juventus

È il 21 ottobre 1998 ed Athletic Bilbao e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di qualificazione della UEFA Champions League 1998-99 allo Stadio San Mamés di Bilbao (Spagna).

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi poco dopo questa partita rassegnerà le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverà il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scetticismo dei tifosi, la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Però alla fine sarà solo un deludentissimo settimo posto che varrà solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto.

Dall'altra parte c'è l'Athletic che, fiero del suo orgoglio basco, è sempre un ostacolo ostico da superare.

Buona Visione!



Athletic Bilbao



Stagione 1998-1999 - Champions League - 3ª giornata
Bilbao - Estadio San Mamés
mercoledì 21 ottobre 1998 ore 20:45 
ATHLETIC BILBAO-JUVENTUS 0-0

ATHLETIC BILBAO: Etxeberria I.; Lacruz, Carlos Garcia, Alkorta (Rios 5), Larrazabal; Imaz, Urrutia (Jorge Perez 86), Guerrero (Ezquerro 58), Alkiza; Etxeberria J., Urzaiz
A disposizione: Valencia de la Serna, Felipe, Ferreira, Lasa
Allenatore: Luis Fernández

JUVENTUS: Peruzzi; Birindelli, Tudor, Montero P.; Di Livio, Deschamps, Davids (Tacchinardi 77), Pessotto G. (Iuliano 29); Zidane; Inzaghi, (c) Del Piero (Fonseca 81)
A disposizione: Rampulla, Mirkovic, Conte A., Perrotta. 
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Nielsen K.M. (Danimarca)
AMMONIZIONI: Inzaghi 79 (Juventus)





Del Piero, il genio riposa 
E Inzaghi sbaglia un pallone d'oro 
BILBAO DAL NOSTRO INVIATO 

Un Peruzzi in versione Superman salva la Juventus che soffre e viene abbandonata dai suoi attaccanti. Partita, comunque, piena di tensioni sia in campo sia fuori con incidenti sugli spalti, nella curva occupata dai tifosi bianconeri, nell'intervallo e carica della polizia. 

PERUZZI 7,5. Si fa notare subito per il maglione color carota, ma soprattutto per un'uscita tempestiva sui piedi di Exteberria (19' pt) degna di un campione qual è. Bis nel finale su botta in mischia di Urzaiz. 

BIRINDELLI 6. Non è la sua serata. Soffre Urzaiz, commette fin dall'avvio una serie di errori abbastanza insoliti per lui. Nel secondo tempo passa sul versante sinistro e migliora. 

TUDOR 6. Ogni tanto vengono a galla i limiti dettati dall'inesperienza. Due «lisci» nel primo tempo mettono i brividi a tutta la difesa. Poi si risolveva. 

MONTERO 7. La Juve patisce la partenza a tutta birra del Bilbao, e lui, come un po' tutta la retroguardia, si trova a fronteggiare le incursioni dei baschi cui il centrocampo non riesce a mettere un freno in prima battuta. I guai maggiori quando Lippi adotta per pochi minuti la difesa a tre. Ma c'è da chiedersi cosa succederebbe se non ci fosse nei momenti cruciali. 

PESSOTTO 5. Ritorna in servizio dopo l'infortunio con la Nazionale. La sua partita di grande patimento dura mezzora, Lippi lo sacrifica per motivi tattici: in quella posizione era quasi inutile alla causa e lasciava via libera a Exteberria. 

(Dal 29' pt Iuliano 6,5. Al debutto dopo oltre un mese di stop e pronto a sbrogliare qualche intricata situazione con il piglio di chi è da tempo un perno della difesa). 

DI LIVIO 6,5. Parte nella consueta posizione di esterno destro, poi viene riciclato a sinistra nella zona in cui la Juve lascia troppi varchi agli avversari. Nella ripresa Lippi lo riporta a destra a conferma di come la partita fosse per la Juve più difficile da interpretare di un libro in aramaico. 

DESCHAMPS 6,5. A pochi passi da casa, il basco di Francia vive una serata di grande sofferenza e non riesce a ripetere la prestazione eccellente di Vicenza. Ma tiene bene la posizione e con i minuti cresce di tono. 

DAVIDS 6,5. Un assist per Inzaghi è il suo primo squillo di una partita in cui prima di tutto deve arrangiarsi a cercare di tenere lontano il pericolo da Peruzzi. Si esalta nel clima infuocato, offre un apporto di assoluta concretezza. 

(Dal 31° secondo tempo Tacchinardi sv). 

ZIDANE 6. Cambia la scena, resta il solito Zizou. Un primo tempo con poca polpa, spesso in balia dell'avversario, mai in grado di esprimere uno spunto vincente. Ripresa di maggior sostanza. 

INZAGHI 5,5. Ha la palla del vantaggio dopo un quarto d'ora, ma la mira è sbagliata. Partita delicata per tutta la Juve, molto problematica per il suo centravanti che resta spesso abbandonato e ha pochissime occasioni per colpire. E sbaglia quando potrebbe segnare. Ma almeno ci prova. 

DEL PIERO 5. Poco o nulla da segnalare nel primo tempo se si esclude una magia da fuoriclasse per sinarcare Zidane. Per il resto ha gli stessi problemi di Inzaghi e non dà segnali di vita. 

(Dal 36'st Fonseca sv). 

Fabio Vergnano



La Champions League sorride ai nerazzurri, mentre a Bilbao i bianconeri strappano un pari che può rivelarsi prezioso 
Peruzzi tiene la Juve in Europa. 
Le sue parate decisive stoppano l'assalto basco 

BILBAO DAL NOSTRO INVIATO Il terzo pareggio che la Juventus strappa in Champions League tiene aperto il sentiero che porta ai quarti di finale, anche in virtù della vittoria che il Rosenborg coglie a spese del Galatasaray, spodestandolo, così, del primo posto. Poteva perdere, la Juve di Bilbao, ma anche vincere. Marcello Lippi l'ha corretta in corsa, rimediando a un assetto iniziale che faceva acqua soprattutto nel settore di Pessotto. Con Iuliano, la squadra è parsa meno vulnerabile. I campioni d'Italia hanno ricavato poco da Inzaghi, Del Piero e Zidane, accerchiati dagli indiavolati avversari. Per un tempo, meglio i baschi di Fernandez. Nella ripresa, Juve più attenta e disinvolta. Athletic, Athletic. La storia rumoreggia sulle gradinate. In campo, ci si batte a muso duro, ma senza sotterfugi, un inchino a ogni botta. L'arbitro non fischia mai. La Juventus giochicchia per un quarto d'ora, quanto basta a Davids per spalancare l'area a Inzaghi, il cui tiro, dalla lunetta, avrebbe giustificato ben altra mira. Già privi di Javi Gonzalez, Larrainzar e José Mari, i baschi perdono anche Alkorta, al posto del quale viene precettato il mastodontico Bios. Piano piano, l'Athletic guadagna metri, circonda e ammutolisce con il pressing Inzaghi, Del Piero, Zidane, costringe Di Livio e Pessotto, soprattutto lui, a tribolati rammendi, obbliga Birindelli, Tudor e Monterò a disimpegni così febbrili che, spesso, diventano munizioni per chi attacca. L'Athletic pigia a tavoletta. La Juventus ne soffre le improvvise folate, anche per via di quella grottesca difesa a tre che sboccia verso l'ir, senza sollevare Deschamps dal navigare fra Scilla e Cariddi, fra Guerrero e Alkiza. Il pressing dei baschi è furia a comando. Al 19', un errore di Del Piero propizia un contropiede che, attraverso Imaz e Urzaiz, porta J. Etxeberria a tu per tu con Peruzzi. Ci vorrebbe un miracolo: Peruzzi lo compie. A Zidane non riesce di accendere la luce. La Juve rincula, aggredita a centro- campo, scoperta sulle fasce. L'assedio lo rompe un'iniziativa di Del Piero, che Deschamps, infiltratosi sino al limite, non sfrutta. Può succedere di tutto, a forza di lasciarsi risucchiare, e difatti, al 28', un'omissione di Tudor, su punizione di Guerrero, procura la più ghiotta delle occasioni: Lacruz, tutto solo, la sciupa di testa. Corre ai ripari, Lippi. Fuori Pessotto, infilzato dalla baionetta di J. Etxeberria, e dentro Iuliano. Tre centrali, con ai fianchi Birindelli (destra-sinistra) e Di Livio (destra-sinistra-destra-sinistra), a proposito di idee chiare). Blindata la Maginot, i campioni d'Italia possono, così, uscire dal bunker: 36', sventola di Davids, a rischio di autogol; 38', punizione di Del Piero, carambola su Birindelli, brivido; 42', da Deschamps a Inzaghi, in bocca al portiere. Scaramucce nel covo dei tifosi juventini e cariche della polizia introducono la ripresa. L'Athletic cerca d'increspare le acque, di aizzare il ritmo contro una Juve non più in palese affanno, ora che Lippi l'ha ridisegnata, e sempre reattiva: prova ne sia lo spericolato avvitamento in forza del quale, al 9', I.Etxeberria sfila dalle chiome di Del Piero una parabola arguta dell'inossidabile Di Livio. Fernandez richiama Guerrero, così così, e sfodera un'altra punta, Ezquerro. Adesso è la Juve a recuperare campo e personalità: al 14', Inzaghi-Deschamps, applausi per tutto, il movimento, il tiro, la parata. Tre angoli sprigionano altrettante bolge a casa Peruzzi. Ma al 22', è Zidane a smarcare Inzaghi: I. Etxeberria gli piomba sui piedi, rubandogli il tempo. Quando scocca la mezz'ora, gli dei pilotano fra i guanti di Peruzzi, annaspante sulla linea, una strepitosa girata di Urzaiz. Tacchinardi avvicenda un Davids forse esausto, sicuramente fra i più generosi. Molto si agita, Inzaghi, tanto da essere ammonito, allorché il guardalinee Knudsen gli annulla u gol-partita, al 33', ma il fuorigioco era netto. Fonseca dà il cambio a Del Piero. La Juve ribatte colpo su colpo. Graffiata, morde. Il finale, però, è tutto Athletic, con Alkiza che, sfrecciando ai cento all'ora, impegna strenuamente Peruzzi. E così la partita, ardente e corretta, approda al risultato più equo. 

Roberto Beccantini
brani tratti da La Stampa del 22 ottobre 1998







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domenica 18 ottobre 2026

18 Ottobre 1995: Juventus - Glasgow Rangers

È il 18 ottobre 1995 e  Juventus e Glasgow Rangers si sfidano nella terza giornata dei gironi di UEFA Champions League 1995-96  allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

La Juventus, guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver vinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà il secondo posto. 

Dall'altra parte c'è un Glasgow Rangers, autoritario e vincente in Scozia, ma che di fronte alla 'fame' dei 'nostri' non avrà scampo.

Buona Visione!



Juventus

 

Champions League 1995-1996 - 3ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 18 ottobre 1995 ore 20.30
JUVENTUS-RANGERS GLASGOW 4-1
MARCATORI: Moore autorete 15, Conte A. 17, Del Piero 24, Ravanelli 75, Ferrara C. autorete 78

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli, Vierchowod, Porrini (Carrera M. 77), Paulo Sousa, Di Livio (Marocchi 64), Deschamps, Ravanelli, Del Piero, Conte A. (Tacchinardi 82)
Allenatore: Marcello Lippi

RANGERS GLASGOW: Goram, Wright (Brown 46), Robertson, Gough, Moore, Petric, Durie, McCall (Murray 69), Cleland, McCoist, Salenko
Allenatore: Walter Smith

ARBITRO: Zhuk (Bielorussia)
ESPULSIONI: Cleland 56 (Rangers Glasgow)


Continua il cammino trionfale dei bianconeri in Europa: i Rangers travolti al Delle Alpi 
La Juve di Coppa scaccia i fantasmi Ravanelli-Dei Piero, i riflettori esaltano la coppia 

TORINO. La Coppa, per quanto sia dei Campioni, è un'altra cosa rispetto al campionato. Gli ultimi dubbi si sono dissolti con la spazzolata (4-1) che la Juventus ha inflitto ieri sera ai Rangers di Glasgow, terza della serie dopo il Borussia Dortmund e la Steaua Bucarest. Dopo 24 minuti i bianconeri erano già sul tre a zero. Ravanelli alla mezz'ora del secondo tempo ha aggiunto il quarto gol, Ferrara al 34' si è concesso un'autorete giusto per non deprimere i Rangers, travolti da altre quattro o cinque palle-gol. E tutto è apparso così facile da non capire fin dove si siano spinti i meriti dei bianconeri e dove, invece, abbiano inciso i limiti degli scozzesi che stanno al Milan come la modella del sarto sotto casa sta a Claudia Schiffer. Il nulla cosmico. 

Più che Sean Connery, i Rangers avrebbero dovuto portarsi al seguito Goldfinger: almeno li avremmo visti più cattivi. La Juve aveva bisogno di una serata così, di dominio assoluto. Una di quelle sere in cui è bello restare in campo perché tutto funziona a meraviglia e riescono persino le cose che si inceppano in allenamento. In meno di un minuto Goram ha dovuto salvarsi da due tiri insidiosissimi di Ravanelli e Di Livio: due balzi prodigiosi, da non credere in un portiere che 48 ore prima era steso sul tavolaccio di un commissariato, pieno d'alcol come un uovo. 

L'avvio è stato fragoroso, il resto è venuto da sé: un autogol di Moore, in barriera sulla punizione di Ravanelli, ha aiutato la Juve al quarto d'ora; subito dopo ha raddoppiato Conte con una deviazione sul cross calibrato da Ravanelli e Del Piero al 24' ha battezzato il suo angolo, in alto, a sinistra del portiere. Tre partite, tre gol. Tutti lì. Prodigio di classe e di perseveranza: una griffe. E meno male che Smith, l'allenatore dei Rangers, aveva avvertito il proprio portiere di guardare a quello spicchio di porta. Questa volta Del Piero ha scelto di calciare direttamente su punizione, un po' più spostato a sinistra rispetto al solito: gli scozzesi hanno provato a protestare con l'arbitro perché il guardalinee aveva segnalato un'infrazione (forse un fuorigioco passivo di Porrini), ma il bielorusso Zhuk non ha ascoltato. Non si cancellano i capolavori. Soprattutto quando il popolo (50 mila paganti) li attende. Del Piero ha giocato una grande partita, in linea con il suo rendimento in Coppa. Poteva segnare un gol in più, ma non è il tipo per le conclusioni facili. E un paio di spunti hanno avvilito i Rangers. 

Quando Cleland, al 10' della ripresa, non ce l'ha più fatta a sopportare gli svolazzi del birichino, gli è partito un calcione di stizza assassina, della serie «Non se ne può più». Espulso, naturalmente. Ma il match aveva già assunto la propria fisionomia; rimanevano da discutere i dettagli. Dicevamo del dominio juventino. In partenza c'erano stati dei timori. Troppa gente giù di condizione e acciaccata, Vialli in tribuna a flirtare con Sacchi, Ravanelli in campo ma chissà con quale spirito e quali gambe. La Juve piegata nella prima mezz'ora dal Milan avrebbe faticato anche contro gli scozzesi, che in Coppa non possono sfruttare tutti gli stranieri che hanno a libro paga: senza Gascoigne e Brian Laudrup, poi, la qualità è davvero poca. 

I lippanti sono partiti con il nerbo di chi deve cancellare gli avversari e le critiche. Difesa ben centrata con Porrini e Torricelli sulle fasce, Ferrara e Vierchowod (fuori Tacchinardi) in mezzo a controllare Salenko e McCoist. A centrocampo l'intraprendenza di Conte ha aggiunto qualcosa rispetto al solito e, davanti, l'intesa tra Ravanelli e Del Piero ha funzionato come non succede sempre in campionato. Il Grigio nei primi minuti ha corso per tre, ha toccato di precisione l'assist per il 2-0, ha provato il pallonetto al 22', solo davanti a Goram, ma il recupero di Petric ha salvato la porta ormai vuota. Poi si è incaponito a trovare il gol per conto proprio, finché non l'ha trovato sull'assist di Porrini. Si è rivista, insomma, un'idea di attacco profondo e risoluto, che non avevamo trovato domenica scorsa a S. Siro. La controprova è attesa tra quattro giorni con il Padova; sarà altra musica: la Champions League d'ora in poi sarà quasi una vacanza con la qualificazione praticamente in tasca e la possibilità di concentrarsi sul campionato. 

Qui invece rimane il suono delle cornamuse e dei canti scozzesi nella notte umida. Chissà cosa dovranno festeggiare: forse il golletto sporco che ingentilisce la sconfitta o forse la sorpresa di scoprire a Torino tanti pub come a Glasgow. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 19 ottobre 1995

 


 

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mercoledì 30 settembre 2026

30 Settembre 2015: Juventus - Siviglia

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 30 settembre 2015 e Juventus e Siviglia si sfidano in questa gara valevole per la seconda giornata del girone di qualificazione dell'UEFA Champions League 2015-16. 

Il tutto si svolge allo "Juventus Stadium" di Torino.

Buona Visione!


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Stagione 2015-2016 - Champions League - 2ª giornata
Torino - Juventus Stadium
mercoledì 30 settembre 2015 ore 20:45 
JUVENTUS-SIVIGLIA 2-0
MARCATORI
: Morata 41, Zaza 87

JUVENTUS (3-5-2): Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Cuadrado, Khedira (Alex Sandro 76), Hernanes, Pogba, Evra, Dybala (Rugani 88), Morata (Zaza 80)
A disposizione: Neto, Vitale, Lemina, Pereyra
Allenatore: Massimiliano Allegri

SIVIGLIA (4-4-2): Sergio Rico, Coke, Andreolli, Kolodziejczak, Tremoulinas, Konoplyanka, Nzonzi (Iborra 66), Krychowiak, Krohn-Dehli, Reyes (Munoz 79), Gameiro (Immobile 66)
A disposizione: Soria, Cristoforo, Luismi, Mariano Ferreira
Allenatore: Unai Emery

ARBITRO: Eriksson (Svezia)
AMMONIZIONI: Coke 78 (Siviglia)







Nella notte dell'ottimo esordio in gare ufficiali di Sami Khedira, i bianconeri centrano il primo successo casalingo stagionale: lo spagnolo sblocca lo stallo con il quinto gol nelle ultime cinque uscite continentali, nel finale l'ex Sassuolo chiude i conti. 
TORINO – La Champions League come un’isola felice, un rifugio da utilizzare per provare a dimenticare le amarezze del campionato. La Juventus ritrova in Europa la sua anima vincente, con Álvaro Morata che si conferma letale nel torneo più importante del Vecchio Continente: quinto gol nelle ultime cinque uscite di coppa per l’ex Real Madrid, è sua la firma necessaria per superare il Siviglia e volare a quota 6 punti nel “girone di ferro”. Nel finale c’è gloria anche per Zaza, che si alza dalla panchina e fissa il risultato sul 2-0 con una sgroppata conclusa alla perfezione col piede debole, il destro. Ma l’aspetto più positivo della notte dello Stadium è probabilmente l’impatto di Sami Khedira, che alla prima gara ufficiale in bianconero tiene alla grande per 75 minuti, regala alla mediana juventina la doppia dimensione che mancava e aiuta i compagni a centrare la prima vittoria casalinga stagionale. 
LA TATTICA BIANCONERA – Allegri risolve l’ultimo dubbio dando fiducia ad Hernanes a centrocampo; l’assetto tattico bianconero è particolarmente elastico: la “Vecchia Signora” difende con un 4-4-2 tradizionale, in cui Pogba è chiamato al sacrificio sulla corsia mancina di centrocampo e Barzagli deve adattarsi come terzino destro. In fase di possesso palla, i padroni di casa si schierano con un 3-5-2 che chiede molto a Evra, costretto a una sfiancante attività di proposta offensiva e rientro difensivo. L’ago della bilancia è Cuadrado, l’unico in grado di cambiare passo e di creare superiorità numerica: il colombiano semina il panico sulla fascia destra, Emery sceglie Krohn-Dehli in supporto a Tremoulinas non fidandosi dell’abnegazione di Konoplyanka, dirottato sul fronte opposto. 

Marco Gaetani 



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