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mercoledì 18 marzo 2026

18 Marzo 2015: Borussia Dortmund - Juventus

Quella Juventus Stagione 2014-15 era una squadra tosta e talvolta spettacolare. Fondata sulle idee tattiche del mister Allegri e sulla grinta e tecnica di Carlitos Tevez, sfiorò l'impresa in Champions League ... un'altra delusione è alle porte!

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È il 18 marzo 2015 e Borussia Dortmund Juventus si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finale della UEFA Champions League 2014-15 allo 'Signal Iduna Park - Westfalenstadion' di Dortmund (Germania).

La Juve è guidata dalla panchina da Massimiliano Allegri (che è subentrato al dimissionario Antonio Conte a luglio) mentre il BVB è allenato da Juergen Klopp. I Bianconeri piemontesi dopo aver conquistato i precedenti tre campionati sotto la guida del tecnico salentino si apprestano a farlo anche con Allegri.

In Europa i ragazzi termineranno la loro corsa vittoriosa sul più bello. Battuti in finale dal Barcellona, dovranno ancora posticipare i festeggiamenti per la conquista della Champions.

Buona Visione!

 


bvb



 

Stagione 2014-2015 - Champions League - Ottavi, ritorno
Dortmund - Westfalenstadion
Mercoledì 18 marzo 2015 ore 20:45
BORUSSIA DORTMUND-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Tevez 3, Morata 70, Tevez 79

BORUSSIA DORTMUND: Weidenfeller, Papastathopoulos, Subotic, Hummels, Schmelzer (Kirch 46), Bender (Ramos 63), Gundogan, Mkhitaryan (Blaszczykowski 63), Reus, Kampl, Aubameyang
Allenatore: Jürgen Klopp

JUVENTUS: Buffon, Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Evra, Vidal, Marchisio C., Pogba (Barzagli 27), Pereyra, Tevez (Pepe 81), Morata (Matri 78)
Allenatore: Massimiliano Allegri

ARBITRO: Mazic (Serbia)






Lezione bianconera al Borussia: l'Apache sblocca subito, poi nella ripresa manda in rete Morata prima di firmare la doppietta personale. L'infortunio di Pogba è l'unica nota stonata

La Juventus travolge il Borussia e vola ai quarti di Champions League. E ci va nel modo più entusiasmante, con super Carlos Tevez che dà una lezione di calcio al Borussia Dortmund, per lunghi tratti dominato nella sua tana e battuto con un 3-0 che non ammette alcun tipo di replica. Tra i due gol dell'eroe di giornata, a segno anche Álvaro Morata, autore di un'altra grande partita, macchiata solo in parte da due errori davanti a Weidenfeller. La Juventus in Germania si è dimostrata nettamente superiore ai tedeschi. Ha giocato un'ottima partita, nonostante abbia dovuto rinunciare a Pogba a metà del primo tempo.

CI PENSA SEMPRE CARLITOS — Allegri alla fine sceglie la difesa a quattro e il trequartista: fuori Barzagli e dentro Pereyra, con Marchisio a fare alla grande il Pirlo (infortunato) e Tevez e Morata in attacco. Klopp invece si presenta con il 4-2-3-1, Mkhitaryan titolare, Papastathopoulos terzino destro e Aubameyang unica punta. Il tecnico bianconero alla vigilia aveva detto che non sarebbe stata una partita da 0-0 e che la Juve per passare il turno avrebbe dovuto segnare. Tevez l'ha subito accontentato: gol dopo appena tre minuti di gioco. L'argentino riceve palla da Evra e, da fermo e da fuori area, inventa una prodezza di destro che s'infila nell'angolino. Weidenfeller battuto e Iduna Park ammutolito. È la legge dei numeri 10 bianconeri, che segnano sempre nella casa del Borussia: Baggio, Del Piero, ora Tevez. Il Borussia non s'aspettava una Juve subito così aggressiva. Incassa il colpo e fa fatica a reagire. I bianconeri invece, galvanizzati dal vantaggio e spinti dai 3500 tifosi, insistono. 

SENZA PAUL — Dopo neanche mezz'ora però arriva una brutta tegola per Allegri: Pogba, toccato duro da Papastathopoulos, è costretto a uscire. Dentro Barzagli e difesa a tre, come a Palermo. Il momento più difficile arriva subito dopo l'uscita di Pogba, ma la Juve contiene bene in difesa le folate giallonere. Il primo tempo si chiude sull'1-0, nella ripresa subito un tentativo di Morata (4'), imbeccato da Tevez, murato dalla difesa gialla. Lo spagnolo ci riprova all'11', ma Weidenfeller stavolta respinge con i piedi. Il Borussia ha l'unica occasione al 18' con Kampl, ma Buffon c'è. Quando mancano 20 minuti alla fine dell'incontro, ci pensa Morata a chiudere la pratica: lancio morbido di Marchisio, Tevez per lo spagnolo che appoggia in rete a porta vuota sull'assist dell'Apache. Al 34' arriva la ciliegina sulla torta: la doppietta di Tevez servito da Pereyra. La coppia d'attacco ha funzionato a dovere, come all'andata, e il Borussia non è mai stato veramente pericoloso. Ora la festa dei tifosi bianconeri può cominciare: il sogno Champions continua.

Fabiana Dalla Valle 
tratto da: Dortmund-Juve 0-3: Tevez fa due gol e un assist, Allegri ai quarti di Champions








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giovedì 12 marzo 2026

12 Marzo 2019: Juventus - Atletico Madrid

La Juventus attraverso il proprio Canale Youtube Ufficiale ci fa rivivere emozioni senza limite attraverso queste immagini da brividi ... 

È il 12 marzo 2019 Juventus e Atlético Madrid si sfidano in questa gara valevole per la gara di ritorno degli Ottavi di Finale della UEFA Champions League 2018-19. Il tutto si svolge all'Allianz Stadium diTorino.

I bianconeri si trovano ad un bivio: giocare una gara grandiosa (e rimontare lo 0-2 dall'andata) od uscire precocemente dalla massima competizione europea. 

Ci vorrà il miglior Cristiano Ronaldo per riuscire in un'impresa che ancora eccheggia allo 'Stadium'

Buona Visione!


juventus






Martedì 12 marzo 2019 ore 21.00
UEFA Champions League 2018/19 - Ottavi di Finale (Ritorno)
'Allianz Stadium' Torino
JUVENTUS-ATLÉTICO MADRID 3-0
RETI: Ronaldo 27' pt,  4' st e 41' st (rig.)

JUVENTUS: Szczesny; Cancelo, Bonucci, Chiellini, Spinazzola (22' st Dybala); Can, Pjanic, Matuidi; Bernardeschi, Mandzukic (35' st Kean), Cristiano Ronaldo
A disposizione: Perin, Cáceres, Rugani, Bentancur, Nicolussi Caviglia
Allenatore: Massimiliano Allegri

Atlético MADRID: Oblak; Arias (32' st Vitolo), Godín, Giménez, Juanfran; Saúl, Rodri, Koke, Lemar (12' st Correa); Griezmann, Morata
A disposizione: Adan, Savic, Montero, Carro, Kalinic
Allenatore: Diego Pablo Simeone

ARBITRO: Kuipers (NED)
ASSISTENTI: van Roekel (NED), Erwin Zeinstra (NED)
QUARTO UFFICIALE: Higler (NED)
VAR: Makkelie (NED), van Boekel (NED)
AMMONITI: 20' st Bernardeschi, 28' st Juanfran, 41' st Gimenez, 46' st Vitolo



La Juventus vola ai quarti di finale di Champions League con una rimonta capolavoro contro l'Atletico Madrid. I bianconeri, che partivano dallo 0-2 di Madrid, hanno vinto 3-0 all'Allianz Stadium trascinati dalla tripletta del fenomeno Cristiano Ronaldo. Dopo il vantaggio al 27' firmato svettando di testa su Juanfran, CR7 si è ripetuto al 48' sovrastando Godin. All'86' poi il rigore - procurato da Bernardeschi - che ha completato la rimonta

LA PARTITA

Un marziano, due marziani, dodici marziani. Undici in campo e uno in panchina, fuoriclasse assoluti al pari dei suoi interpreti in campo. La Juventus ha costruito un capolavoro nei novanta minuti, ha dato un chiaro segnale all'Europa e sì, ha spiegato a tutti - qualora ce ne fosse davvero bisogno - il motivo dell'acquisto di Cristiano Ronaldo. Stuzzicato, provocato, disturbato e... scatenato! Il fenomeno portoghese ha risposto sul campo come solo lui sa fare: tripletta, tre gol all'Atletico e via di impresa con "dos huevos"così, alla faccia di Simeone che il due se lo merita sì, ma in pagella.

LE STATISTICHE

- Per la prima volta nella sua storia la Juventus supera un turno ad eliminazione diretta in una competizione UEFA dopo aver perso l’andata con due gol di scarto. I bianconeri ci sono riusciti una sola volta in Coppa delle Fiere, nel 1965, proprio contro l’Atletico Madrid.
- Prima di Cristiano Ronaldo, l'ultimo giocatore della Juventus a segnare una tripletta nella fase ad eliminazione diretta di Champions League è stato Alessandro Del Piero, contro il Monaco nel 1998.
- Cristiano Ronaldo è l'11° giocatore a segnare una tripletta in Champions League con due maglie diverse (complessivamente è la sua 35ª marcatura multipla in Champions League).
- Nessun giocatore ha segnato più gol in Champions League allo Juventus Stadium di Cristiano Ronaldo (otto, al pari di Arturo Vidal).
- Cristiano Ronaldo ha realizzato 124 reti in Champions League, quattro in più di quante ne ha segnate l'Atletico nella competizione (118).
- Cristiano Ronaldo è il giocatore che ha segnato più gol all’Atletico Madrid sotto la gestione di Diego Simeone in tutte le competizioni: 21, almeno 10 in più di ogni altro (il secondo è Lionel Messi a 11).
- Per la prima volta sotto la gestione di Diego Simeone, l’Atletico Madrid chiude un match di Champions League senza neanche un tiro nello specchio.
- Prima sconfitta per l’Atletico Madrid sotto la gestione di Simeone in Champions League contro squadre italiane (5V, 2N).
- Prima dell’assist per Cristiano Ronaldo, João Cancelo non prendeva parte attiva ad un gol in Champions League da settembre 2015 (v. Zenit, con il Valencia).
- Negli ottavi di questa Champions League, ben quattro squadre hanno ribaltato una sconfitta nel match d’andata superando il turno, record in questa fase della competizione, come nel 2011/12 e 2016/17.
- Giorgio Chiellini è il quinto giocatore nella storia della Juventus a disputare 500 partite in bianconero in tutte le competizioni, dopo Del Piero, Buffon, Scirea e Furino.
- 350ª presenza di Leonardo Bonucci con la maglia della Juventus in tutte le competizioni
tratto da sportmediaset.it



Ronaldo calamita, Bernardeschi qualità e quantità, Emre Can è l’uomo in più
Allegri ha le mosse giuste, la carica, il CR7 d’oro: ha tutto per andare ai quarti e oltre. Simeone cede al portoghese e allo spirito Juve. Per questo il ko fa ancora più male.

Le pagelle della Juventus dopo la rimonta capolavoro, con tripletta di Ronaldo, ai danni dell’Atlético Madrid e la conseguente qualificazione ai quarti di finale:

Szczesny: 6 - Parate non ne deve fare, ma esce sempre bene.

Emre Can: 7,5 -  L’uomo in più, nella difesa a tre (e poi anche da terzino): bodyguard di Morata, ma anche spacca-pressing. E l’Allegrata della serata è servita.

Bonucci: 7 - Si perde Morata a fine primo tempo, ma per il resto annulla sia lui che Griezmann.

Chiellini: 8 - Un’energia che illumina lo Stadium a giorno: trascinatore.

Cancelo: 7 - Il cross perfetto si fa attendere, ma neanche tanto. È quello del 2-0.

Bernardeschi: 8 - Che palla per il primo gol di Ronaldo. È che discesa nell’azione del rigore. Quantità e qualità a livelli industriali.

Pjanic: 7 - Fa viaggiare veloce la palla, ma corre molto anche lui. Ci teneva a cancellare la febbre di Madrid: missione compiuta.

Matuidi: 7 - Pressa e si butta dentro: un martellamento che Koke soffre.

Spinazzola: 6,5 - Al debutto regge per un’ora, senza però mai sfondare a sinistra.

Mandzukic: 5,5 - Risparmia energie, giocando più vicino a Ronaldo. Ma non ne azzecca una.

Ronaldo: 9 - Dicono che la testa sia il suo forte: praticamente è una calamita.

Dybala: 6 - Dà equilibrio, senza colpi di genio.

Kean: S.V. - Pochi minuti, un’occasione enorme, sbagliata di poco. Ma dimostra di esserci.

Allegri: 8,5 - Le mosse giuste, la carica necessaria, il Ronaldo d’oro: tutto quello che serve per andare ai quarti e anche oltre.

Paolo Tomaselli 
tratto da: Juve-Atletico 3-0, pagelle


 

 

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lunedì 9 marzo 2026

9 Marzo 2005: Juventus - Real Madrid

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna.

É il 9 Marzo 2005 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finali della UEFA Champions League 2004-05 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti!

Buona Visione!

 



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Champions League 2004-05
Ottavi di Finali Gara di Ritorno
JUVENTUS-REAL MADRID 2-0 dopo tempi supplementari
(Gara di Andata Finì 0-1)
Marcatori: 75 Trezeguet, 116 Zalayeta

Juventus: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Pessotto G. (66 Tacchinardi), Del Piero (57' Trezeguet), Zalayeta (120 Oliviera), Ibrahimovic
A dsiposizione: Chimenti, Montero, Birindelli, Appiah
Allenatore: Fabio Capello

Real Madrid: Casillas, Raul Bravo, Helguera, Samuel, Roberto Carlos, Gravesen, Beckham (77 Solari), Figo, Zidane (74 Guti), Ronaldo, Raul (96 Owen)
A disposizione: Cesar Sanchez, Borja Fernandez, Celades, Pavon
Allenatore: Waldemir Luxemburgo

Arbitro: Merk (Germania)
Ammonizioni: Tacchinardi, Emerson, Zambrotta (J) , Solari (R)
Espulsioni: 113 Tacchinardi (J), 113 Ronaldo (R)



CHAMPIONS LEAGUE: BIANCONERI NEI QUARTI DOPO UN MATCH ALL'ULTIMO RESPIRO DECISO Al SUPPLEMENTARI. NEL FINALE ESPULSI RONALDO E TACCHINARDI 
Juve, impresa da mille e una notte Trezeguet e Zalayeta cancellano il Real Madrid 

TORINO L'ultima immagine di una notte emozionante nella coda, come i film di cui vale la pena guardare soprattutto il finale, si concentra sulla corsa di Capello che infila gli spogliatoi correndo con le ginocchia alzate e vibrando i pugni, come non fece neppure la volta che segnò a Wembley contro l'Inghilterra, 32 anni fa. A tanto porta l'adrenalina e Capello, nel 2-0 inflitto dalla Juve al Real Madrid, ne aveva accumulata troppa. Vedeva che l'impresa di eliminare gli spagnoli dalla Champions League era a portata di mano. Tutti, nello stadio pieno e ormai in disarmo (ieri non funzionavano neppure i maxischermi) capivamo che per recuperare l' 1-O del Bemabeu sarebbe bastato fallire un po' meno in zona gol. Ma la Juve per un'ora e un quarto non c'era riuscita, sbagliando le occasioni e, almeno per una mezzora, l'atteggiamento. Finché la rovesciata di Trezeguet ha ristabilito la parità nel doppio confronto e la botta secca, radente di Zalayeta ha deciso i supplementari. 

Capello allora ha lasciato che tracimasse quanto si teneva dentro. La Juve è entrata tra le otto migliori d'Europa, uscire sarebbe stato un suicidio economico (il passaggio ai quarti vale 2 milioni di euro, più l'incasso della partita interna) e anche un mezzo fallimento del progetto che la società ha avviato chiamando Capello per vincere non soltanto in Italia. Invece la Juve ce I'ha fatta: non alla maniera epica di due anni fa, con un calcio solare e di purissimo spettacolo, però con l'ostinazione della squadra solida. Ha giocato una partita guardinga, anche troppo nel primo tempo, iniziato bene con la palla gol (la prima di una serie) sparata da Ibrahimovic addosso a Casillas dopo 6 minuti, poi spenta in una tattica perdente e pericolosa. Accettare il gioco del Real Madrid è come mettersi al tavolo da poker con un baro e sperare che gli assi gli scivolino via dalla manica: è altrettanto improbabile che i madridisti si lascino confondere quando possono scambiarsi la palla agevolmente come in un allenamento. 

Dal 20', i bianconeri si assestavano sui ritmi lenti e elaborati degli avversari e rinunciavano all'aggressività. La Juve era lunga, troppo incline a cercare Ibrahimovic con lanci di quaranta metri sui quali Helguera e Samuel prendevano le misure. Capello aveva lasciato in panchina Tacchinardì e scelto Pessotto, che non se la cavava male. Mancavano però la spinta di Zambrotta e la regia offensiva di Camoranesi, a mezze tinte per almeno un'ora: nella zona in cui il Real è più fragile, le fasce, la Juve non aveva intensità. Succedeva poco, al Real andava benissimo. Anzi ne approfittava per piazzare un paio di spunti con Ronaldo, grassoccio però col dentone avvelenato dagli insulti che accompagnavano ogni sua giocata. Sul finire del primo tempo il brasiliano piazzava la palla a mezzo metro dal palo e al 6' della ripresa trascinava la ciccia in contropiede. La conclusione in diagonale era deviata da Buffon sul palo. Era il momento più basso della Juve. Slegata e flaccida. Capello dava la scossa. Fuori Del Piero, dentro Trezeguet per sbattere la palla in porta. La gente apprezzava l'ingresso del francese, non l'uscita del capitano che si era mosso molto, arretrando a prendere i palloni per impostare l'azione. 

Era stato un Alex con luci e ombre ma levarlo pareva un azzardo, mentre Zalayeta ne aveva combinate poche. O Capello aveva già capito o è un uomo fortunato perché da quella mossa la partita prendeva un'altra direzione. Cambiava la chimica dell'attacco, Ibrahmiovic si levava dalla zona gol dove sbaglia troppo e faceva ciò che gli piace, il malandrino, l'irriverente sarto di assist. I bonzi madridisti trascinavano per il campo i nomi e le ombre. Che ne era di Raul, di Figo, di Beckham, di Roberto Carlos (che si notava solo per una punizione esplosiva parata d'istinto da Buffon nel finale)? L'acido galactico gioca ormai con i loro muscoli o forse si sono davvero imborghesiti. Anche Zidane accarezzava palloni senza la determinazione dei giorni migliori. La pressione della Juve aumentava, le distanze si accorciavano. C'erano palle gol sfruttate male. Ci riusciva alla fine Trezeguet e guai a chi si stupisce. Alla mezz'ora Ibrahimovic arpionava di testa un cross lungo sulla linea di fondo, Trezegol lasciava che la palla rimbalzasse e la girava in porta con una rovesciata. Si arrivava ai supplementari con l'espulsione di Tacchinardì e Ronaldo e il brivido di una punizione di Figo uscita di un niente. Poi la botta bassa e decisiva dal limite dell'area di Zalayeta, l'uruguavano silenzioso che esce dagli armadi al momento opportuno. Due anni fa aveva eliminato il Barcellona, ieri ha ristabilito in Spagna la par condicio.

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005




LE PAGELLE 
Buffon, un pugno di ferro contro Roberto Carlos 
Ibrahimovic spreca troppo, Cannavaro è una roccia 

BUFFON 7. Nel primo tempo la contraerea bianconera funziona, i galattici provano con tiri da lontano che non preoccupano a parte quello di Ronaldo che va a un passo dal palo. Proprio il Fenomeno lo impegna all'inizio ripresa con un diagonale che mette in angolo con le unghie. Invece ci vuole un pugno di ferro per respingere la punizione di Roberto Carlos. 
ZEBINA 6. Molto lavoro da sbrigare per suturare le ferite che si aprono sulla fascia destra dove c'è un continuo turnover di madridisti. L'impegno difensivo non gli impedisce di tentare l'affondo in alternanza con Camoranesi. Qualche errore in disimpegno nel finale, ma è il prezzo da pagare alla stanchezza. 
THURAM 6. Perfetto nell'opera di sminatore, tiene a bada Raul annullando del tutto i margini di errore. 
CANNAVARO 6,5. Roccioso su Ronaldo cui concede una conclusione pericolosa. Nelle fasi di stanca della partita parte lancia in resta per alzare i ritmi e scuotere i compagni. 
ZAMBROTTA 5,5. Bene a Madrid, allarmante ieri sera. Commette errori che potrebbero costare carissimi concedendo agli avversari via libera sulla fascia sinistra. 
CAMORANESI 6,5. Porta a spasso il codino alla Baggio esibendo il meglio del repertorio. Un tiraccio sfiora l'incrocio dei pali. Per sfuggire a Roberto Carlos si sposta al centro, scocca la freccia che provoca il primo gol. 
EMERSON 6,5. Solito lavoro di quantità, recupera e rilancia, partecipa al disperato assalto sgobbando fra le retrovie aawersarie. 
PESSOTTO 6,5. Fronteggia Beckham, prende l'iniziativa, mette in mezzo all'area un numero notevole di palloni, fra gli altri quello che Ibrahimovic non trasferisce in rete per una prodezza di Helguera 
(dal 21' st Tacchinardì 5: controlla Gravesen, si azzuffa con Ronaldo e merita il cartellino rosso che Merkle sventola sotto il muso).
ZALAYETA 7. L'eroe della serata. Nella ripresa movimenta l'arrembaggio alla ricerca del varco buono che trova quasi fuori tempo massimo con una fucilata che apre la festa 
(dal 15' sts Olivera sv). 
IBRAHIMOVIC 6,5. La prima palla-gol è sua, ma la spreca in maniera scandalosa sparando addosso a Casillas. Nulla da dire sulle sue qualità tecniche, ma il ruolo di goleador non gli appartiene. Infatti sbaglia alla grande anche nella ripresa. Si conferma re degli assist offrendo a Trezeguet la palla del vantaggio e ribadisce di essere il numero uno nel tenere la squadra appiccicata all'area avversaria. 
DEL PIERO 6. Parte dalla sinistra, ripiega a cercare il pallone. Brucia le mani di Casillas con un destro che pareva quasi innocuo. Si accomiata dalla partita senza colpe particolari 
(dal 12' st Trezeguet esce all'improvviso e colpisce con una rovesciata capolavoro che accende la speranza e battezza la festa). 
CAPELLO 7. Prova tutte le soluzioni disponibili e alla fine ha ragione lui. Esce pazzo di gioia. Il repertorio di Zidane è infinito, Figo si nasconde Raul gira a vuoto, Beckham si pavoneggia invano  
REAL MADRID 
CASILLAS 6. L'aspirante numero uno al mondo, parola di Gigi Buffon, annulla la prima palla-gol della serata stoppando Ibrahimovic. Altri miracoli non deve farne, la voglia della Juventus si spegne su stinchi, ginocchia e natiche madridiste fino alla magia in rovesciata di Trezeguet e alla rasoiata decisiva del Panterone nel secondo tempo supplementare. 
RAUL BRAVO 5,5. L'assenza di Salgado promuove il modesto difensore di fascia. La Juve non ne sa approfittare e di rado i pericoli arrivano dalla zona sinistra. 
HELGUERA 6,5. Ha deciso la partita dell'andata, prova a decidere anche il ritorno quando in rovesciata toglie a Ibrahimovic una splendida occasione. Molto attento in ogni fase. 
SAMUEL 6,5. Il muro di romanista memoria ha piccole crepe, ma regge ancora l'urto. Grande il lavoro del secondo tempo, esce vincitore dalle mischie più furibonde. Ma non basta. 
ROBERTO CARLOS 5,5. Imbriglia Camoranesi, libera il sinistro omicida e collauda Buffon da distanza siderale. Non va mai all'assalto con decisione e nel secondo tempo dalla sua parte sono arrivate le azioni più pericolose. 
GRAVESEN 6,5. Gli altri sono tutti violinisti, a lui hanno affidato il tamburo per tenere svegli quelli della difesa spesso propensi alla siesta fuori orario. Lavora molti palloni, ha compiti distruttivi che tutto sommato assolve al meglio. 
BECKHAM 5. Si pavoneggia, ma non incide. Del resto non è neppure la prima volta che lo vediamo ai margini della partita. Patisce molto Pessotto 
(32' st Solari 6: molto pericoloso, sfiora il gol). 
FIGO 5. Si nasconde per tutto il primo tempo, tiene palla senza andare in pressing, senza dare scosse al gioco della squadra. Una prestazione da comprimario nella serata più delicata. Tenta nel finale di risolvere su punizione, ma sfiora soltanto l'incrocio. 
ZIDANE 6. Accolto come un amico dalla parte pensante del pubblico, ringrazia offrendo alla platea piccoli saggi del repertorio personale. Parte da sinistra, ma ha facoltà di trovare lui la posizione migliore. Meno importante rispetto all'andata, spreca poco e lascia il campo in chiaro debito di ossigeno 
(29' st Guti 6). 
RAUL 5. Pizzicato nella morsa formata Figo, una prestazione insufficiente da Thuram e Cannavaro, gira a vuoto, così prova da lontano, ma sono tiri che riscaldano i raccattapalle (dal 6' st Owen sv). 
RONALDO 5. A ogni pallone che tocca viene sommerso da fischi e chiamato «ciccione». Passeggia, assiste, amministra le energie evitando scatti inutili. Quando parte fa male e sfiora il gol all'inizio della ripresa lasciando sul posto i difensori bianconeri e sganciando un sinistro che Buffon riesce a deviare sul palo. Entra in collisione con Tacchinardì e viene giustamente espulso. Una macchia nella sua partita. 
LUXEMBURGO 5,5. La stagione è compromessa. In campo manda le figurine dei suoi campioni. 
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005





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La Stampa 10 marzo 2005

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giovedì 5 marzo 2026

5 Marzo 1997: Rosenborg - Juventus

È il 5 marzo 1997 e Rosenborg e Juventus si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale della UEFA Champions League 1996-97 al 'Lerkendal Stadion' di Trondheim (Norvegia).

La Juventus è Campione d'Europa in carica mentre gli scandinavi vivono il loro periodo d'oro storico. 

Alla fine della competizione i nostri raggiungeranno l'ennesima finale, salvo poi perdere una gara incredibile contro il Borussia Dortmund per 1-3 a Monaco di Baviera.

Buona Visione!



rosenborg





Stagione 1996-1997 - Champions League - Quarti, andata
Trondheim - Lerkendal Stadion
mercoledì 5 marzo 1997 ore 20:30 
ROSENBORG-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Soltvedt 51, Vieri C. 52

ROSENBORG: Jamtfall, Bergdoelmo, Hoeftun, Stensaas, Strand, Skammelsrud, Heggem, Hjelde, Soltvedt, Rushfeldt (Brattbakk 68), Jakobsen (Bragstad 87)
A disposizione: Odegaard, Soerli, Fjoertoft
Allenatore: Nils Arne Eggen

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Iuliano, Ferrara C., Montero P., Torricelli, Di Livio, Deschamps (Tacchinardi 82), Zidane, Jugovic, Vieri C., Padovano (Amoruso 61)
A disposizione: Rampulla, Porrini, Lombardo
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Batta (Francia)
AMMONIZIONI: Iuliano 63 (Juventus)




Buon pareggio della squadra di Lippi in casa dei norvegesi nel match d'andata dei quarti
Juve, basta Vieri contro i killer del Milan
Segna il Rosenborg, ma la paura dura soltanto un minuto


Un pareggio è una lezione, ancora più utile. Non è la Juventus il gregge svogliato che si lascia portare a spasso dai piccoli grandi uomini del Rosenborg. No, non è lei. Salvato il risultato, che vale comunque mezza semifinale, tanto vale nascondere il resto, tutto il resto, senza però dimenticarlo. I gol di Soltvedt e Vieri, sintesi di un minuto di fuoco, appartengono a un altro mando, a un altro sogno (dopo il Milan...) Un gruppo stranamente sgonfio e superficiale, ecco l'ultima versione di Madama. Sarà anche vero che non si può andare sempre a cento all'ora, ma questa volta la squadra di Lippi ha rischiato di finire fuori strada per l'eccesso opposto e, per giunta, su uno dei tratti meno impervi.

La Juventus e la partita non si incontrano mai. L'inseguimento è lungo, tribolato, grottesco. Comincia subito, e male, da un liscio di Ferrara su cross di Jakobsen. Disturbato da Peruzzi, Soltvedt alza sopra la traversa, divorando l'occasione della vita. Il Rosenborg ci mette i muscoli, il cuore. E Nils Arne Eggen, il suo allenatore, lo distribuisce per il campo come meglio non potrebbe: difesa raccolta da destra Bergdolso, Hjelde, Hoftun, Stensaasi, e tutti gli altri a far pressing e muro, Strand e Heggem dal settore di Jugovic e Iuliano, Skammelrud e Soltvedt a ridosso di Zidane e Deschamps. Da pivot d'attacco funge l'allampanato Rushfeldt, uno dei nuovi, preso in consegna, a turno, da Montero e Ferrara. Padovano si nasconde dietro Hoftun, Vieri tira da tutte le posizioni, nano Jakobsen, in agguato sulla sinistra, spreme Torricelli e disturba persino Di Livio, maniche corte e piglio garibaldino.

Lippi è sempre in piedi, gli occhi di bragia, il tono assai poco incline all'indulgenza. Non trova, Madama, né l'allegria né lo spazio. Soffre l'impetuoso sferragliare dei rivali, le cui risorse agonistiche sovrastano di gran lunga le miniere tecniche. L'alibi del terreno, non certo una vellutata moquette, ci sembra francamente risibile. La Juve, nel primo tempo, non costruisce che due azioni alla sua altezza: al 20', Zidane-Jugovic-Zidane, gran parata di Jamtfall, e al 35', da Zidane a Jugovic, con il serbo che ciabatta dalla lunetta.

Il Rosenborg, tre angoli consecutivi, non si limita a seminare reticolati. Appena può, si butta sotto. Come, per esempio, in apertura di ripresa, subito dopo una stoccata di Ferrara, in mischia. La manovra juventina difetta di ordine e di grinta. Il gol che sblocca il risultato scaturisce dall'ennesimo corner, al 6'. La bolgia dantesca che si accende davanti a Peruzzi (rimpalli, traversa di Rushfeldt, carambole) trova nella capoccia di Soltvedt il terminale decisivo. Se non crede ai suoi occhi la gente di Trondheim, figurarsi Madama. Per un attimo, eccola farsi orco. Cross di Di Livio, testa di Vieri, palla nel sette. Un sogno lungo un minuto, non importa: a Trondheim sono felici così.

La Juve torna subito a cuccia. Amoruso avvicenda Padovano, una tenera ombra. Strand scivola via a Iuliano e stanga a pelo d'erba: Peruzzi si accartoccia, e sventa. Potesse, Lippi li sbranerebbe tutti. Non esce fuoco dalle narici miliardarie dei suoi pupilli ingessati, ma fumo ordinario, banale nebbia. La contesa è di una bruttezza unica. I norvegesi corrono, corrono, corrono. La Juve pensa all'Inter, è svagata, non si aspettava tappeti di rose, ma neppure queste spine, questi chiodi. Brattbakk rimpiazza Rushfeldt, il Rosenborg continua a sporgersi, Iuliano balla a sinistra, Deschamps e Zidane non riescono a garantire geometrie, profondità. Ci si muove poco, e non sempre in sincronia. Montero rimedia a più di una situazione scabrosa.

Si procede per ribaltoni e scarabocchi. La partita, la Juve potrebbe addirittura vincerla, al 34', ma Jamtfall è bravo a opporsi al destro di Vieri, sguinzagliato dall'altalenante Zidane. Fuori Deschamps, dentro Tacchinardi. Ormai non ce n'è più per nessuno. Bragstad, da respiro a Bergdolmo. Applausi. Canti. Lo scialbo 1-1 della Juve si colloca, numericamente, a metà strada fra il brillante 4-1 del Milan di Tabarez e il clamoroso 1-2 del Milan di Sacchi. Ma a differenza degli altri varrà, probabilmente, la qualificazione.

Roberto Beccantini







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