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martedì 25 agosto 2026

25 Agosto 2002: Juventus - Parma

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 25 Agosto 2002 e JuventusParma si sfidano nella SuperCoppa Italiana 2002  (decima edizione) allo Stadio '11 Giugno' di Tripoli (Libia).

La Juventus domina non solo in Italia ma é protagonista assoluta anche in Champions League.Questa edizione viene organizzata a Tripoli (in Libia), all'epoca terra dominata dalla famiglia Gheddafi, che vanta pure un numero di azioni non indifferente nella societá bianconera. Dall'altra parte c'é il Parma che attraversa un momento di transizione dopo l'impero Parmalat ed un futuro incerto. Comunque é ancora una squadra da temere tant'é che finisce la Serie A in quinta posizione.

Tra palme e sabbia i nostri eroi si apprestano a vincere la loro terza SuperCoppa Italiana contro il Parma.

Buona Visione!



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Supercoppa Italiana 2002-2003 - Finale
Tripoli, campo neutro - Stadio '11 Giugno'
Domenica 25 agosto 2002 ore 21:00
JUVENTUS-PARMA 2-1
MARCATORI: Del Piero 39, Di Vaio 64, Del Piero 73

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Iuliano, Montero, Moretti (Birindelli 69), Camoranesi (Brighi 46), Tacchinardi, Baiocco, Nedved, Salas (Zalayeta 72), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Frey, Diana, Bonera, Ferrari, Falsini, Lamouchi, Donati (Barone 62), Nakata, Marchionni, Adriano (Bonazzoli 46), Di Vaio
Allenatore: Cesare Prandelli

ARBITRO: Farina



LA SUPERCOPPA ITALIANA VA PER LA TERZA VOLTA Al BIANCONERI 
Re Del Piero a Tripoli fa già grande la Juve
Su un campo di sabbia doppietta di Alex contro un bel Parma che ispirato da Di Vaio ha trovato il pari provvisorio e poi tenuto in apprensione Buffon.

Del Piero piacciono le partite dell'altro mondo e come fu decisivo a Tokyo, sei anni fa, per la vittoria nell'Intercontinentale, lo è stato altrettanto ieri a Tripoli, in Africa, per questa edizione bizzarra, definiamola così, della Supercoppa itahana: due gol, uno per tempo, quanti sono bastati a battere il Parma e lucidare la sua immagine all'estero. E' toccato a lui alzare per la terza volta questo trofeo d'estate, dal valore poco più che simbolico ma che avvia bene ima stagione. Due cose non mancano in Libia: il petrolio e la sabbia. Il primo è servito a comprare il kit del calcio italiano che Galliani ha trasportato qui come se fosse una scatola di subbuteo, mettendoci dentro i giocatori, gli arbitri, il pallone e pure Blatter, il capo della Fifa; la seconda, ha turato le falle del terreno spelacchiato che assomigliava al turf di una pista per cavalli. Grossi sbuffi di sabbiolina pittata di verde si alzavano sotto gli scarpini dei calciatori come se fossero gh zoccoh di Varenne. L'avventura della Supercoppa giramondo ha offerto calcio adeguato alla stagione, mancavano soltanto la paletta e il secchiello. Massi tutti al mare e non ci sarà niente di male se la stessa, paziente condiscendenza che la Juve e il Parma hanno mostrato ieri sera, la esibiranno quando giocheranno nei nostri stadi non appena si solleverà una zolla. Oppure il milione di euro dei libici ha stoppato qualunque malumore? Ogni cosa ha il suo prezzo e quello che ha pagato l'ingegner El Saadi Gheddafi, il figlio calciofilo del Colonnello, azionista e presto consighere d'amministrazione della Juventus, ha strappato devoti sorrisi ai dirigenti italiani: nessuno che abbia sollevato il dubbio che ci si potesse fare male scivolando su quei granelli di sabbia. Per quel cachet si sarebbe giocato pure in Finlandia, sui pattini. 
I libici comunque ci hanno messo la buona volontà e lo sforzo di una macchina che tramuta in opera ogni desiderio del capo. Quando hanno capitò di rischiare l'immagine con uno stadio vuoto, gli organizzatori hanno svenduto i bighetti in saldo e i paganti, tutti uomini, non si sono arrabbiati nell'assistere a un' ora di calcio senza bollicine. In uno stadio italiano sarebbero partiti i fischi, qui ogni stop di Del Piero scatenava la «ola» e persino Blatter ha ricevuto gh applausi, evento ormai rarissimo per lui. 
La Supercoppa italiana d'Africa decollava soltanto nella ripresa, quando Prandelli levava l'ingombro di Adriano tra i piedi di Di Vaio e l'attacco dei parmigiani guadagnava la consistenza di Bonazzoli. C'era quasi da divertirsi. Nel primo tempo la prodezza più ammirevole era stata invece del magazziniere della Juve, quando aveva ripescato il pallone dal fossato che circonda il campo allo stadio «11 giugno». 
Il Parma aveva cominciato con un centrocampo a rombo, con Marchionni dietro alle due punte e Donati davanti alla difesa, tuttavia Prandelli era tornato presto a una linea di quattro uomini: per una squadra giovane che in precampionato ha "preso sberle più di quante ne abbia date, il confronto con la Juve non era impietoso, anzi Buffon doveva bloccare un paio di palloni. La Juve scadeva nel difetto più comune: quando Nedved e Del Piero girano a basso ritmo, non produce palle-gol e la fiducia in Camoranesi si esauriva in un paio di palleggi argentini come la maglia tenuta fuori dai calzoncini alla Sivori (absit iniuria). I libici, che non conoscono a fondo il Rinascimento italiano, non sanno chi era il Pinturicchio e avranno faticato ad associare quel Del Piero ad un grande pittore. Alex aveva l'ambizione di giocare per la platea, com'era giusto che fosse: peccato che inciampasse negli avversari e nel pallone, come in Nazionale contro gli sloveni. L'intesa con Salas era sfrangiata, il cileno ronzava qua e là senza pùngere. Ci voleva una palla lunga di Camoranesi per metterlo in moto: il tocco lesto e basso di Salas lanciava Del Piero davanti a Frey e il sinistro del capitano juventino era preciso. Al 39' la Juve, con poco o nulla, era in vantaggio e chi segna per primo vince quasi sempre la Supercoppa. Fuori Adriano, un paracarro dai piedi poco brasiliani, il dinamismo di Bonazzoli sbrigliava la rapidità di Di Vaio che si fiondava negli spazi stretti. Il cannoniere colpiva la traversa e Monterò allontanava il rimbalzo a pochi centimetri dalla linea: poi, al 18', il suo scatto freddava Moretti e lo liberava al tiro in diagonale, imparabile. 
L' 1 -1 durava una decina di minuti in cui il Parma coltivava l'illusione: la difesa juventina era meno solida di prima. Ci voleva uno scatto di Zalayeta (i parmigiani lamentavano un fallo su Ferrari) subentrato a Salas per rimettere davanti gh juventini: il tocco smarcava Del Piero per il raddoppio. 
Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 26 Agosto 2002


 


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domenica 23 agosto 2026

23 Agosto 1997: Juventus - Vicenza

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi omaggiamo di un altro pezzo di storia della esistenza bianconere.

É il 23 Agosto 1997 e Juventus e Vicenza si giocano la decima edizione della Super Coppa Italiana 1997 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). Questa Super Coppa vinta contro i biancorossi sará la seconda messa in mostra in bacheca dai bianconeri.

Buona Visione! 

 

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Stagione 1997-1998 - Supercoppa Italiana - Finale
Torino - Stadio Delle Alpi
Sabato 23 agosto 1997 ore 20:30
JUVENTUS-VICENZA 3-0
MARCATORI: Inzaghi 48, Inzaghi 55, Conte A. 80

JUVENTUS: Peruzzi, Birindelli, Ferrara C., Montero, Pessotto G., Conte A., Deschamps (Tacchinardi 80), Zidane (Pecchia 65), Di Livio, Inzaghi, Del Piero (Padovano 65)
Allenatore: Marcello Lippi

VICENZA: Brivio, Viviani, Stovini, Canals, Coco, Schenardi, Di Carlo, Baronio (Zauli 69), Ambrosini, Ambrosetti (Beghetto 60), Luiso (Otero 74)
Allenatore: Francesco Guidolin

ARBITRO: Bazzoli

 

 

La Juve conquista il primo trofeo stagionale: una doppietta dell'inafferrabile Inzaghi manda ko il Vicenza 

TORINO. Il vero fascino della finale di Supercoppa italiana è che per vincerla bisogna poterla giocare e per giocarla bisogna aver vinto qualcosa di importante, lo scudetto oppure la Coppa Italia. Juve e Vicenza si sono affrontate, ieri sera, per questo retaggio di una stagione straordinaria che molti pare abbiano già dimenticato: poca la gente di parte bianconera, 8 mila persone, non di più, decisamente più entusiasti i cinquemila vicentini compressi in un settore ristretto mentre tutto attorno era il vuoto. Nell'insieme, un pubblico da amichevole e neppure di lusso mentre a S. Siro martedì erano in ottantamila per celebrare il primo impatto tra il Milan e la Juve. La gente consuma gli ultimi spiccioli di vacanza e fiuta i grandi match. 

Quello di ieri non lo è stato per una buona metà. La cornice scialba ha fatto il paio con lo spettacolo poco intenso che nel primo tempo s'è tradotto nel più scontato degli 0 a 0. Là ripresa, marchiata subito dal gol di Inzaghi, che si sarebbe poi rivelato il protagonista assoluto, ha avuto invece cadenze briose e accettabili grazie ai bianconeri che hanno segnato 3 reti, hanno dominato e concesso a Inzaghi un esordio a Torino di quelli che non dimenticherà. Il nuovo bomber ha segnato due gol rapinosi e ha firmato la vittoria confermando che, quando può muoversi vicino a rete e viene assistito come si deve, il suo guizzo è letale. Se lo si manda a correre per il campo si adatta però non punge. E se non lo fa lui, sono dolori per una squadra cui mancano (per il momento?) alcune chiavi per raggiungere il gol: i cross alti e le percussioni di potenza, soprattutto. Nel primo tempo, con il match blindato, le rare occasioni sono venute da pallette in mischia e proiettili vaganti dalle parti di Brivio. La Juve ha colto dunque con un largo 3-0 il primo traguardo della stagione, il meno importante, ma è quanto poteva prendere e con l'esperienza (diremmo il paziente cinismo) di chi si è abituato a giocare tutto in una partita, lo ha acchiappato. Non è stato facile. Il Vicenza è di patrimonio inglese e di filosofia molto, molto italiana. Di un'Italia di provincia. 

«Noi non andiamo in campo per non vincere, però se affrontiamo la Juve ci proviamo tenendoci coperti», ci aveva spiegato Guidolin un paio di settimane fa. 

E questo ha fatto. Il Vicenza si è disposto con quattro difensori in linea e cinque centrocampisti. Luiso, il Toro di Sora, se n'è rimasto a osservare i suoi compagni che persino nel loro momento migliore, la prima mezz'ora, lo hanno lasciato senza un pallone da spedire verso Peruzzi, il Cinghiatone di Viterbo. L'espressione tattica di Guidolin (cui è mancato all'ultimo momento anche Mendez, ricoverato d'urgenza all'alba in ospedale per una colica renale) era quella di chi punta a non prendere gol per giocarsi il trofeo ai rigori. Il piano ha retto benissimo per 45 minuti. Zidane dopo 10' si è costruito una buona occasione, sparacchiata sopra la traversa. Poi Conte al 27' ha impegnato Brivio in una parata centrale, Montero al 31' ha calciato malamente sul corner lungo di Zidane e non si è visto altro. Inzaghi e Del Piero si cercavano un po' più del solito, ma l'azione era sempre ingabbiata negli spazi stretti e ben presidiati da Stovini e dall'uruguayano Canals, cui giungeva spesso l'aiuto di Di Carlo, utilissimo. Sui cross dalla sinistra di Di Livio non c'era juventino che potesse arrivare e l'impressione era di povertà offensiva. Tanto più che mancava il contributo di Zidane, in ombra come a S. Siro: in questa Juve, che deve arrivare in porta con triangolazioni rapide, scatti secchi e lampi di genio, la buona vena del francese è ancora più indispensabile dell'anno scorso. Non c'era profondità nel gioco e meno che mai fantasia. 

Finché, dopo tre minuti della ripresa, la difesa del Vicenza finalmente si squarciava. Il cross di Pessotto dalla sinistra restituiva a Inzaghi il gusto della giocata rapinosa: il tiro sbatteva contro il palo, Brivio rispediva la palla fuori dalla porta ma Inzaghi era lì a ricacciarla dentro con un tocco ravvicinato. Non c'era più dubbio, a quel punto, che la Supercoppa sarebbe finita alla Juve perché il Vicenza non sapeva passare dalla fase di difesa a quella di attacco e i bianconeri trovavano nuovi entusiasmi. Al 10' Inzaghi scambiava con Conte e segnava di destro in diagonale e al 35' Conte chiudeva emblematicamente una parentesi travagliata della sua carriera con un gran tiro dal limite, ancora su tocco di Inzaghi che nel finale dava a Padovano (subentrato a Del Piero e assai vivace) la palla del quarto gol, che un recupero della difesa vicentina impediva. 






SUPERCOPPA, I BIANCONERI FANNO IL BIS
Uno-due da favola per SuperPippo

La Juve di Pippo Inzaghi ha vinto il primo trofeo della nuova stagione, contro un Vicenza apparso in ritardo di condizione che presentava l'inedita coppia centrale difensiva Stovini-Canals. Gli uomini di Guidolin sono calati alla distanza, dopo un primo tempo chiuso sullo 0-0 senza grandi brividi per i due
portieri. All'inizio della ripresa, è stato Inzaghi, con un uno-due in meno di dieci minuti, a ipotecare la vittoria bianconera, arrotondata nel finale dal terzo gol di Conte. Al Vicenza occorrerà sicuramente un altro passo per onorare l'impegno europeo. 

Adalberto Bortolotti 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1997 n.37





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martedì 11 agosto 2026

11 Agosto 2012: Juventus - Napoli

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'11 agosto 2012 e Juventus e Napoli si affrontano nella Supercoppa Italiana 2012 (in gara unica). Il tutto si svolge al 'Beijing National Stadium - Bird's Nest' di Pechino (Cina).

È una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio proprio sul Napoli di Rafa Benítez.

Buona Visione!




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Stagione 2012-2013 - Supercoppa Italiana - Finale
Pechino, campo neutro - Beijing National Stadium - Bird's Nest
sabato 11 agosto 2012 ore 20:00
JUVENTUS-NAPOLI 4-2 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI: Cavani 27, Asamoah 37, Pandev 41, Vidal rigore 74, Maggio autorete 97, Vucinic 101

JUVENTUS: (c) Buffon; Lucio, Bonucci, Barzagli; Lichtsteiner (Padoin 89), Vidal, Pirlo, Marchisio C., Asamoah; Matri (Vucinic 46), Giovinco S. (Giaccherini 116)
A disposizione: Storari, De Ceglie, Marrone, Quagliarella
Allenatore: Antonio Conte

NAPOLI: De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro P. (Fernandez 62), Britos; Maggio, Behrami, Inler (Dossena 106), Hamsik (Gargano 68), Zuniga; Pandev; Cavani
A disposizione: Rosati, Aronica, Vargas, Insigne
Allenatore: Walter Mazzarri

ARBITRO: Mazzoleni P.
AMMONIZIONI: Lichtsteiner 78, Giovinco S. 90 + 3 Bonucci 112 (Juventus); Britos 32, Cannavaro P. 52, Behrami 53, Cavani 64, Zuniga 78, Zuniga 90+4 (Napoli)
ESPULSIONI: Pandev 85, Zúñiga 90 + 4 Allenatore Mazzarri 90+4 (Napoli)





Quel giorno | Una Supercoppa a Pechino


Fa caldo, a Pechino, d’estate. Caldissimo.
Non basta la pioggia che cade fortissimo, perché quel giorno è l’11 agosto, e quasi non si respira.

Non importa, però: sono tantissimi i tifosi sugli spalti dello stadio “Bird’s nest”, il monumentale impianto che solo 4 anni prima, proprio in quegli stessi giorni, ha animato i Giochi Olimpici e ospitato i trionfi dell’Uomo Fulmine, Usain Bolt.

Tutto è pronto per una grande passerella per il calcio italiano, che qui, a migliaia di chilometri da casa, assegna il primo trofeo della stagione, la Supercoppa. Di fronte, la Juve, che ha vinto lo Scudetto, il primo dopo anni, quello degli Imbattibili, e il Napoli, che proprio quegli Imbattibili è stato capace di superare, meno di tre mesi prima, il 20 maggio, a Roma, in finale secca di Coppa Italia.

Ecco perché Juve-Napoli è l’antipasto migliore che la nuova stagione possa presentare: una stagione in cui dovranno essere protagoniste proprio queste due squadre, chiamate ognuna a confermare quello che di buono si è visto finora.

Ecco perché ci si aspetta spettacolo dalla sfida cinese, e così infatti è.

NON SI SCHERZA

Passano 25 minuti in cui le squadre sono lì, a capire come gestire le forze in questa stagione che il via non lo ha ancora preso, come fronteggiare caldo e pioggia che minano la concentrazione. Poi, al 27’, il flash: Behrami trova l’imbucata che taglia via tutta la difesa bianconera e lancia Cavani.

Il primo tentativo, a tu per tu con Buffon, è neutralizzato da Super Gigi, ma poi il sette in maglia azzurra trova lo spazio per calciare a rete, in una porta rimasta ovviamente sguarnita. Napoli avanti, Juve che deve rincorrere.

Non è una cosa, la rimonta, cui ci si abitua facilmente, specie dopo un campionato come quello appena vinto. E dopo una Finale di Coppa Italia come quella appena persa. Da Cavani a Cavani, da Roma a Pechino, il fantasma potrebbe materializzarsi, ma così non è, perché al minuto 37 ci pensa Asamoah a tirar fuori dal cilindro un gol spettacolare.

Per Asa non è una gara come le altre: è l’esordio in bianconero juventino, dopo 4 anni in bianconero a Udine. Si dice un gran bene di lui, e oggi, fra il dire e il fare, c’è la gran botta al volo sul cross di Vidal da destra a sinistra, che dal limite fulmina De Sanctis, rimbalzando proprio davanti a lui. Uno a uno, si riparte.

MA PIOVE, PIOVE...

Ma piove, a Pechino. Piove sulla festa della Juve che dura solo 4 minuti. Pandev, al 41’ ruba un pallone sulla tre quarti bianconera, vola verso Buffon e batte tutti, Gigi e difesa, con un tocco sotto che significa 2-1 per il Napoli: tutto da rifare, ancora.

Nel secondo tempo in campo c’è Vucinic, e il suo peso sulla partita lo fa sentire subito, dopo 4 minuti, quando il suo mancino scalda i guantoni di De Sanctis e si stampa sulla traversa. La Juve c’è, non molla e cerca il pari, ci va vicino anche Pirlo, su punizione, ma niente, lo score non si muove.

Occhio però, che il Napoli è li, non molla e aspetta il momento in cui potrebbe colpire per regalarsi il KO e pensare ad alzare la Coppa: un momento che, sebbene sembri materializzarsi con Hamsik e Cavani, non arriva.

Arriva invece, e siamo al 77’, il fallo in area di Fernández proprio su Vucinic: rigore. Lo batte Vidal, palla a destra, portiere a sinistra. Gol. Due a due, e si avvicina il 90’.

Se guarderete quella partita su Juventus Tv a questo punto sentirete un: «E adesso andiamo a vincerla, ragazzi». Un grido che è più di un incoraggiamento, è una dichiarazione. E i ragazzi, a qualche decina di metri, sembrano sentirlo, questo grido: la partita cambia, definitivamente.

ANDIAMO A VINCERLA, RAGAZZI.

La Juve nei supplementari aggredisce un Napoli rimasto in 10 prima e in 9 poi, e dopo 7 minuti nei supplementari un cross di Pirlo da destra costringe De Sanctis all’uscita ad anticipare Bonucci. La palla però non la prende nessuno dei due, perché la deviazione decisiva, nella (sua) porta, è di Maggio. Il sorpasso si è concretizzato, la Supercoppa si avvicina, ma non è ancora vinta.

Tutto fantastico è quello che succede a un minuto dalla fine del primo overtime: Marchisio doma una palla dalla tre quarti con un tocco da Principino, un appoggio al volo per Vucinic, che conclude l’azione come è iniziata: con la bellezza. Palla morbida, che nella pioggia non prende peso e leggera si insacca, per un 4-2 che significa Coppa.

Piove ancora, a Pechino, ma sul primo trofeo della stagione bianconera è spuntato un sole bellissimo.

Redazione Sportiva
Sito ufficiale Juventus FC





La Supercoppa è della Juve, Napoli ko 4-2 tra le polemiche.

A Pechino i bianconeri battono Cavani e compagni ai tempi supplementari. Gli azzurri chiudono in 9 per le espulsioni di Pandev e Zuniga nel finale del secondo tempo. Rosso anche per Mazzarri

Il primo trofeo della nuova stagione è della Juventus. I bianconeri battono in rimonta, sotto una pioggia battente a Pechino, 4-2 ai supplementari, nella Supercoppa italiana il Napoli. La nuova stagione inizierà però probabilmente tra le polemiche. La doppia espulsione, Pandev e Zuniga, nel finale del secondo tempo che ha lasciato gli azzurri in 9 difficilmente non avrà un seguito. Nonostante l’esordio dei 6 arbitri, la prestazione di Mazzoleni, platealmente criticata da Mazzarri - anche lui espulso -, sarà probabilmente al centro delle critiche di parte azzurra.

Il Napoli, due volte in vantaggio con Cavani e Pandev, ha dovuto però fare i conti con l’orgoglio della Juve. Privi del loro condottiero in panchina, sostituito da Carrera, i bianconeri hanno avuto il merito di reagire anche nei momenti difficili, nonostante una difesa tutt’altro che sicura. Il 4-2 finale premia la Juve che comincia così la nuova stagione con un trofeo. Quella Supercoppa italiana che mancava nella bacheca bianconera da 9 anni.

la redazione
Sky Sports Italia




Supercoppa, Juventus batte Napoli 4-2
Azzurri furiosi, saltano la premiazione
I Campioni d'Italia conquistano il primo trofeo stagionale ai supplementari. Il Napoli finisce in 9

La Juventus conquista il primo trofeo della stagione. Sotto la pioggia di Pechino, i bianconeri, sotto la guida di Massimo Carrera dopo la squalifica di Antonio Conte, rimontano per due volte e poi dilagano nei tempi supplementari. Finisce 4-2 con il Napoli furioso per l'arbitraggio di Mazzoleni: contestati il rigore del 2-2 e le due espulsioni, una per proteste e l'altra per doppia ammonizione.
Il Napoli non partecipa alla premiazione
Napoli furioso: in segno di protesta contro l'arbitraggio di Mazzoleni, gli azzurri hanno deciso di non prendere parte alla cerimonia di premiazione al termine della finale di Supercoppa Italiana vinta dalla Juventus. Premiati quindi, come vuole il cerimoniale, solo gli arbitri e la Juventus.
Marotta: "La vittoria di Conte" 
Il direttore generale della Juventus, Beppe Marotti, commenta soddisfatto la vittoria della sua Juventus: "Questa è una vittoria di Conte perché ha preparato la partita in modo impeccabile ed è anche una vittoria per Conte contro un Napoli che era un avversario impegnativo, ma che abbiamo legittimamente battuto".

la redazione









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sabato 17 gennaio 2026

17 Gennaio 1996: Juventus - Parma

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della nostra amata Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 17 Gennaio 1996 Juventus e Parma si sfidano nella Super Coppa Italiana 1995-96 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus é Campione d'Italia in carica mentre il Parma (guidata in panchina da Nevio Scala) é una delle antagoniste principali dei bianconeri. 

I nostri beniamini gareggiano per questa coppa solo per la seconda volta, dopo che nella prima uscita (nel 1990) furono severamente battutti dal Napoli di Diego Armando Maradona per 5-1. Questa volta, sotto una cappa di nebbia da record, non finirá allo stesso modo.

Buona Visione!



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Supercoppa Italiana 1995-1996 - Finale
Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 17 gennaio 1996 ore 20.45
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Vialli 32

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Tacchinardi, Vierchowod, Torricelli, Conte A., Paulo Sousa (Carrera M. 84), Deschamps, Del Piero (Rampulla 39), Vialli (Di Livio 78), Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi (Asprilla 77), Fernando Couto, Sensini, Cannavaro F., Di Chiara (Melli 46), Brambilla, Baggio D., Crippa (Benarrivo 83), Zola, Stoichkov
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Ceccarini
ESPULSIONI: Peruzzi 39 (Juventus)



Del Piero sacrificato 
Fuori come Baggio al Mondiale 

PERUZZI 6,5. Con le difese alte, come fa fine dire (e fare) di questi tempi, il portiere rischia di trovarsi allo scoperto. Come Pagliuca ai Mondiali e Bucci a Spalato, il Cinghialone deve metterci una pezza uscendo con le mani fuori area per anticipare Stoichkov. Bel sacrificio. 
FERRARA 6,5. Torna nel ruolo antico, sulla destra e rimane spesso senza un punto di riferimento, salvo ritrovarsi nella ripresa davanti a Stoichkov. Lo blocca. Impreciso negli appoggi. Mette a lato di testa il possibile 2-0. 
TACCHINARDI 6. Un errore nell'azione che costringe Peruzzi al fallo da espulsione. Il dentrofuori non lo aiuta. Però, nel complesso, non demerita. 
VIERCHOWOD 6. Si schianta presto contro Baggio e pare sul punto di uscire per l'ennesimo infortu- nio. Rimane e recupera qualcosa sulle incertezze viste domenica. 
TORRICELLI 6,5. Nasce da lui l'azione del gol in contropiede. É tra i pochi che fanno partire il gioco in velocità 
CONTE 6. Lo si vede meno che con il Bari, quando fu tra i pochi a salvarsi. Con Deschamps in campo, la sua fatica si dimezza. 
SOUSA 6. Pensavamo gli concedessero il riposo, Lippi invece non può prescinderne. Siamo alla Sousa-dipendenza. Fa bene quando può velocizzare il gioco, dopo un avvio inguardabile migliora molto, soprattutto con la Juve in 10 
(39' st Carrera sv). 
DESCHAMPS 6,5. A lungo il migliore e il più tempestivo. Zampata assassina a Cannavaro. 
DEL PIERO 6. Ricordiamo il cross lesto e preciso per Ravanelli nell'azione dell'1-0 e un gran tiro che 4' dopo esce di un niente. Rare perle. Si impapocchia nei dribbling, esce per cambio tattico con l'espulsione di Peruzzi: da Sacchi a Lippi, ci rimettono sempre i numeri 10. 
(39' pt Rampulla 6,5: entra a freddo e Stoichkov prova a punirlo. Non si fa sorprendere. Gran tempismo su Couto, smarcato al 17') 
RAVANELLI 6,5, Gioca una partita giudiziosa, come per dimostrare che è sempre al servizio della squadra. Gli sfugge un tiraccio nel I tempo, è decisivo per il gol. Gran punizione nel finale. 
VIALLI 6,5. Segna una tra le reti più facili della carriera: comunque era al posto giusto. Utile soprattutto in inferiorità numerica, almeno ci pare, per il poco che ci concede di vedere la nebbia 
(33' st. Di Livio sv). 

BUCCI 7. Si salva al 10' sulla doppia conclusione di Deschamps e Vialli, più in altre circostanze, ma non può nulla sul gol. 
MUSSI 5,5. Di solito è una spina per la Juve, questa volta pare una rosa. Nel primo tempo chiude una sola azione, con un tiraccio coraggioso e scentrato 
(32' st Asprilla sv). 
COUTO 5,5. Opaco in difesa, troppo lento nel battere in gol quando gli capita l'occasionissima nella ripresa. 
SENSINI 6. Se non altro organizza la difesa. Ci pare sbilanciato sul rinvio (troppo debole) che favorisce il gol ài Vialli. 
CANNAVARO 5. E' superato spesso dalla traiettoria del pallone e rimedia aggiustandosi come può. Meglio in campionato. 
DI CHIARA 5,5. Se ne va prima che cali la nebbia. Come se prima si fosse fatto vedere.
(1' st Melli sv: sfortunato, al massimo se ne scorge l'ombra). 
BAGGIO D. 5. Inizia strappando palloni preziosi ai piedi juventini. Poi si smarrisce.
BRAMBILLA 6. Prezioso il lancio su Stoichkov al 39', ha buone quanta geometriche. 
CRIPPA 6. Si fa vedere in un paio di incursioni prepotenti nel primo tempo. 
(39' st Benarrivo sv) 
ZOLA 5. Presenza impalpabile. Contro la Juve gli è capitato spesso. 
STOICHKOV 6,5. Tutto in giallo fino alla punta delle scarpe. Battagliero e ingombrante. Nel primo tempo è l'unico del Parma che sa trovare la porta juventina (anche perchè si incarica di tutti i calci di punizione). 

L'arbitro CECCARINi 6. Stoichkov tocca con la mano nell'azione che porta all'espulsione di Peruzzi. Ma neppure noi ce ne eravamo accorti. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 18 gennaio 1996



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