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sabato 17 gennaio 2026

17 Gennaio 1996: Juventus - Parma

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della nostra amata Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 17 Gennaio 1996 Juventus e Parma si sfidano nella Super Coppa Italiana 1995-96 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus é Campione d'Italia in carica mentre il Parma (guidata in panchina da Nevio Scala) é una delle antagoniste principali dei bianconeri. 

I nostri beniamini gareggiano per questa coppa solo per la seconda volta, dopo che nella prima uscita (nel 1990) furono severamente battutti dal Napoli di Diego Armando Maradona per 5-1. Questa volta, sotto una cappa di nebbia da record, non finirá allo stesso modo.

Buona Visione!



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Supercoppa Italiana 1995-1996 - Finale
Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 17 gennaio 1996 ore 20.45
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Vialli 32

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Tacchinardi, Vierchowod, Torricelli, Conte A., Paulo Sousa (Carrera M. 84), Deschamps, Del Piero (Rampulla 39), Vialli (Di Livio 78), Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi (Asprilla 77), Fernando Couto, Sensini, Cannavaro F., Di Chiara (Melli 46), Brambilla, Baggio D., Crippa (Benarrivo 83), Zola, Stoichkov
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Ceccarini
ESPULSIONI: Peruzzi 39 (Juventus)



Del Piero sacrificato 
Fuori come Baggio al Mondiale 

PERUZZI 6,5. Con le difese alte, come fa fine dire (e fare) di questi tempi, il portiere rischia di trovarsi allo scoperto. Come Pagliuca ai Mondiali e Bucci a Spalato, il Cinghialone deve metterci una pezza uscendo con le mani fuori area per anticipare Stoichkov. Bel sacrificio. 
FERRARA 6,5. Torna nel ruolo antico, sulla destra e rimane spesso senza un punto di riferimento, salvo ritrovarsi nella ripresa davanti a Stoichkov. Lo blocca. Impreciso negli appoggi. Mette a lato di testa il possibile 2-0. 
TACCHINARDI 6. Un errore nell'azione che costringe Peruzzi al fallo da espulsione. Il dentrofuori non lo aiuta. Però, nel complesso, non demerita. 
VIERCHOWOD 6. Si schianta presto contro Baggio e pare sul punto di uscire per l'ennesimo infortu- nio. Rimane e recupera qualcosa sulle incertezze viste domenica. 
TORRICELLI 6,5. Nasce da lui l'azione del gol in contropiede. É tra i pochi che fanno partire il gioco in velocità 
CONTE 6. Lo si vede meno che con il Bari, quando fu tra i pochi a salvarsi. Con Deschamps in campo, la sua fatica si dimezza. 
SOUSA 6. Pensavamo gli concedessero il riposo, Lippi invece non può prescinderne. Siamo alla Sousa-dipendenza. Fa bene quando può velocizzare il gioco, dopo un avvio inguardabile migliora molto, soprattutto con la Juve in 10 
(39' st Carrera sv). 
DESCHAMPS 6,5. A lungo il migliore e il più tempestivo. Zampata assassina a Cannavaro. 
DEL PIERO 6. Ricordiamo il cross lesto e preciso per Ravanelli nell'azione dell'1-0 e un gran tiro che 4' dopo esce di un niente. Rare perle. Si impapocchia nei dribbling, esce per cambio tattico con l'espulsione di Peruzzi: da Sacchi a Lippi, ci rimettono sempre i numeri 10. 
(39' pt Rampulla 6,5: entra a freddo e Stoichkov prova a punirlo. Non si fa sorprendere. Gran tempismo su Couto, smarcato al 17') 
RAVANELLI 6,5, Gioca una partita giudiziosa, come per dimostrare che è sempre al servizio della squadra. Gli sfugge un tiraccio nel I tempo, è decisivo per il gol. Gran punizione nel finale. 
VIALLI 6,5. Segna una tra le reti più facili della carriera: comunque era al posto giusto. Utile soprattutto in inferiorità numerica, almeno ci pare, per il poco che ci concede di vedere la nebbia 
(33' st. Di Livio sv). 

BUCCI 7. Si salva al 10' sulla doppia conclusione di Deschamps e Vialli, più in altre circostanze, ma non può nulla sul gol. 
MUSSI 5,5. Di solito è una spina per la Juve, questa volta pare una rosa. Nel primo tempo chiude una sola azione, con un tiraccio coraggioso e scentrato 
(32' st Asprilla sv). 
COUTO 5,5. Opaco in difesa, troppo lento nel battere in gol quando gli capita l'occasionissima nella ripresa. 
SENSINI 6. Se non altro organizza la difesa. Ci pare sbilanciato sul rinvio (troppo debole) che favorisce il gol ài Vialli. 
CANNAVARO 5. E' superato spesso dalla traiettoria del pallone e rimedia aggiustandosi come può. Meglio in campionato. 
DI CHIARA 5,5. Se ne va prima che cali la nebbia. Come se prima si fosse fatto vedere.
(1' st Melli sv: sfortunato, al massimo se ne scorge l'ombra). 
BAGGIO D. 5. Inizia strappando palloni preziosi ai piedi juventini. Poi si smarrisce.
BRAMBILLA 6. Prezioso il lancio su Stoichkov al 39', ha buone quanta geometriche. 
CRIPPA 6. Si fa vedere in un paio di incursioni prepotenti nel primo tempo. 
(39' st Benarrivo sv) 
ZOLA 5. Presenza impalpabile. Contro la Juve gli è capitato spesso. 
STOICHKOV 6,5. Tutto in giallo fino alla punta delle scarpe. Battagliero e ingombrante. Nel primo tempo è l'unico del Parma che sa trovare la porta juventina (anche perchè si incarica di tutti i calci di punizione). 

L'arbitro CECCARINi 6. Stoichkov tocca con la mano nell'azione che porta all'espulsione di Peruzzi. Ma neppure noi ce ne eravamo accorti. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 18 gennaio 1996



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martedì 26 agosto 2025

25 Agosto 2002: Juventus - Parma

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 25 Agosto 2002 e JuventusParma si sfidano nella SuperCoppa Italiana 2002  (decima edizione) allo Stadio '11 Giugno' di Tripoli (Libia).

La Juventus domina non solo in Italia ma é protagonista assoluta anche in Champions League.Questa edizione viene organizzata a Tripoli (in Libia), all'epoca terra dominata dalla famiglia Gheddafi, che vanta pure un numero di azioni non indifferente nella societá bianconera. Dall'altra parte c'é il Parma che attraversa un momento di transizione dopo l'impero Parmalat ed un futuro incerto. Comunque é ancora una squadra da temere tant'é che finisce la Serie A in quinta posizione.

Tra palme e sabbia i nostri eroi si apprestano a vincere la loro terza SuperCoppa Italiana contro il Parma.

Buona Visione!



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Supercoppa Italiana 2002-2003 - Finale
Tripoli, campo neutro - Stadio '11 Giugno'
Domenica 25 agosto 2002 ore 21:00
JUVENTUS-PARMA 2-1
MARCATORI: Del Piero 39, Di Vaio 64, Del Piero 73

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Iuliano, Montero, Moretti (Birindelli 69), Camoranesi (Brighi 46), Tacchinardi, Baiocco, Nedved, Salas (Zalayeta 72), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Frey, Diana, Bonera, Ferrari, Falsini, Lamouchi, Donati (Barone 62), Nakata, Marchionni, Adriano (Bonazzoli 46), Di Vaio
Allenatore: Cesare Prandelli

ARBITRO: Farina



LA SUPERCOPPA ITALIANA VA PER LA TERZA VOLTA Al BIANCONERI 
Re Del Piero a Tripoli fa già grande la Juve
Su un campo di sabbia doppietta di Alex contro un bel Parma che ispirato da Di Vaio ha trovato il pari provvisorio e poi tenuto in apprensione Buffon.

Del Piero piacciono le partite dell'altro mondo e come fu decisivo a Tokyo, sei anni fa, per la vittoria nell'Intercontinentale, lo è stato altrettanto ieri a Tripoli, in Africa, per questa edizione bizzarra, definiamola così, della Supercoppa itahana: due gol, uno per tempo, quanti sono bastati a battere il Parma e lucidare la sua immagine all'estero. E' toccato a lui alzare per la terza volta questo trofeo d'estate, dal valore poco più che simbolico ma che avvia bene ima stagione. Due cose non mancano in Libia: il petrolio e la sabbia. Il primo è servito a comprare il kit del calcio italiano che Galliani ha trasportato qui come se fosse una scatola di subbuteo, mettendoci dentro i giocatori, gli arbitri, il pallone e pure Blatter, il capo della Fifa; la seconda, ha turato le falle del terreno spelacchiato che assomigliava al turf di una pista per cavalli. Grossi sbuffi di sabbiolina pittata di verde si alzavano sotto gli scarpini dei calciatori come se fossero gh zoccoh di Varenne. L'avventura della Supercoppa giramondo ha offerto calcio adeguato alla stagione, mancavano soltanto la paletta e il secchiello. Massi tutti al mare e non ci sarà niente di male se la stessa, paziente condiscendenza che la Juve e il Parma hanno mostrato ieri sera, la esibiranno quando giocheranno nei nostri stadi non appena si solleverà una zolla. Oppure il milione di euro dei libici ha stoppato qualunque malumore? Ogni cosa ha il suo prezzo e quello che ha pagato l'ingegner El Saadi Gheddafi, il figlio calciofilo del Colonnello, azionista e presto consighere d'amministrazione della Juventus, ha strappato devoti sorrisi ai dirigenti italiani: nessuno che abbia sollevato il dubbio che ci si potesse fare male scivolando su quei granelli di sabbia. Per quel cachet si sarebbe giocato pure in Finlandia, sui pattini. 
I libici comunque ci hanno messo la buona volontà e lo sforzo di una macchina che tramuta in opera ogni desiderio del capo. Quando hanno capitò di rischiare l'immagine con uno stadio vuoto, gli organizzatori hanno svenduto i bighetti in saldo e i paganti, tutti uomini, non si sono arrabbiati nell'assistere a un' ora di calcio senza bollicine. In uno stadio italiano sarebbero partiti i fischi, qui ogni stop di Del Piero scatenava la «ola» e persino Blatter ha ricevuto gh applausi, evento ormai rarissimo per lui. 
La Supercoppa italiana d'Africa decollava soltanto nella ripresa, quando Prandelli levava l'ingombro di Adriano tra i piedi di Di Vaio e l'attacco dei parmigiani guadagnava la consistenza di Bonazzoli. C'era quasi da divertirsi. Nel primo tempo la prodezza più ammirevole era stata invece del magazziniere della Juve, quando aveva ripescato il pallone dal fossato che circonda il campo allo stadio «11 giugno». 
Il Parma aveva cominciato con un centrocampo a rombo, con Marchionni dietro alle due punte e Donati davanti alla difesa, tuttavia Prandelli era tornato presto a una linea di quattro uomini: per una squadra giovane che in precampionato ha "preso sberle più di quante ne abbia date, il confronto con la Juve non era impietoso, anzi Buffon doveva bloccare un paio di palloni. La Juve scadeva nel difetto più comune: quando Nedved e Del Piero girano a basso ritmo, non produce palle-gol e la fiducia in Camoranesi si esauriva in un paio di palleggi argentini come la maglia tenuta fuori dai calzoncini alla Sivori (absit iniuria). I libici, che non conoscono a fondo il Rinascimento italiano, non sanno chi era il Pinturicchio e avranno faticato ad associare quel Del Piero ad un grande pittore. Alex aveva l'ambizione di giocare per la platea, com'era giusto che fosse: peccato che inciampasse negli avversari e nel pallone, come in Nazionale contro gli sloveni. L'intesa con Salas era sfrangiata, il cileno ronzava qua e là senza pùngere. Ci voleva una palla lunga di Camoranesi per metterlo in moto: il tocco lesto e basso di Salas lanciava Del Piero davanti a Frey e il sinistro del capitano juventino era preciso. Al 39' la Juve, con poco o nulla, era in vantaggio e chi segna per primo vince quasi sempre la Supercoppa. Fuori Adriano, un paracarro dai piedi poco brasiliani, il dinamismo di Bonazzoli sbrigliava la rapidità di Di Vaio che si fiondava negli spazi stretti. Il cannoniere colpiva la traversa e Monterò allontanava il rimbalzo a pochi centimetri dalla linea: poi, al 18', il suo scatto freddava Moretti e lo liberava al tiro in diagonale, imparabile. 
L' 1 -1 durava una decina di minuti in cui il Parma coltivava l'illusione: la difesa juventina era meno solida di prima. Ci voleva uno scatto di Zalayeta (i parmigiani lamentavano un fallo su Ferrari) subentrato a Salas per rimettere davanti gh juventini: il tocco smarcava Del Piero per il raddoppio. 
Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 26 Agosto 2002


 


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sabato 23 agosto 2025

23 Agosto 1997: Juventus - Vicenza

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi omaggiamo di un altro pezzo di storia della esistenza bianconere.

É il 23 Agosto 1997 e Juventus e Vicenza si giocano la decima edizione della Super Coppa Italiana 1997 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). Questa Super Coppa vinta contro i biancorossi sará la seconda messa in mostra in bacheca dai bianconeri.

Buona Visione! 

 

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Stagione 1997-1998 - Supercoppa Italiana - Finale
Torino - Stadio Delle Alpi
Sabato 23 agosto 1997 ore 20:30
JUVENTUS-VICENZA 3-0
MARCATORI: Inzaghi 48, Inzaghi 55, Conte A. 80

JUVENTUS: Peruzzi, Birindelli, Ferrara C., Montero, Pessotto G., Conte A., Deschamps (Tacchinardi 80), Zidane (Pecchia 65), Di Livio, Inzaghi, Del Piero (Padovano 65)
Allenatore: Marcello Lippi

VICENZA: Brivio, Viviani, Stovini, Canals, Coco, Schenardi, Di Carlo, Baronio (Zauli 69), Ambrosini, Ambrosetti (Beghetto 60), Luiso (Otero 74)
Allenatore: Francesco Guidolin

ARBITRO: Bazzoli

 

 

La Juve conquista il primo trofeo stagionale: una doppietta dell'inafferrabile Inzaghi manda ko il Vicenza 

TORINO. Il vero fascino della finale di Supercoppa italiana è che per vincerla bisogna poterla giocare e per giocarla bisogna aver vinto qualcosa di importante, lo scudetto oppure la Coppa Italia. Juve e Vicenza si sono affrontate, ieri sera, per questo retaggio di una stagione straordinaria che molti pare abbiano già dimenticato: poca la gente di parte bianconera, 8 mila persone, non di più, decisamente più entusiasti i cinquemila vicentini compressi in un settore ristretto mentre tutto attorno era il vuoto. Nell'insieme, un pubblico da amichevole e neppure di lusso mentre a S. Siro martedì erano in ottantamila per celebrare il primo impatto tra il Milan e la Juve. La gente consuma gli ultimi spiccioli di vacanza e fiuta i grandi match. 

Quello di ieri non lo è stato per una buona metà. La cornice scialba ha fatto il paio con lo spettacolo poco intenso che nel primo tempo s'è tradotto nel più scontato degli 0 a 0. Là ripresa, marchiata subito dal gol di Inzaghi, che si sarebbe poi rivelato il protagonista assoluto, ha avuto invece cadenze briose e accettabili grazie ai bianconeri che hanno segnato 3 reti, hanno dominato e concesso a Inzaghi un esordio a Torino di quelli che non dimenticherà. Il nuovo bomber ha segnato due gol rapinosi e ha firmato la vittoria confermando che, quando può muoversi vicino a rete e viene assistito come si deve, il suo guizzo è letale. Se lo si manda a correre per il campo si adatta però non punge. E se non lo fa lui, sono dolori per una squadra cui mancano (per il momento?) alcune chiavi per raggiungere il gol: i cross alti e le percussioni di potenza, soprattutto. Nel primo tempo, con il match blindato, le rare occasioni sono venute da pallette in mischia e proiettili vaganti dalle parti di Brivio. La Juve ha colto dunque con un largo 3-0 il primo traguardo della stagione, il meno importante, ma è quanto poteva prendere e con l'esperienza (diremmo il paziente cinismo) di chi si è abituato a giocare tutto in una partita, lo ha acchiappato. Non è stato facile. Il Vicenza è di patrimonio inglese e di filosofia molto, molto italiana. Di un'Italia di provincia. 

«Noi non andiamo in campo per non vincere, però se affrontiamo la Juve ci proviamo tenendoci coperti», ci aveva spiegato Guidolin un paio di settimane fa. 

E questo ha fatto. Il Vicenza si è disposto con quattro difensori in linea e cinque centrocampisti. Luiso, il Toro di Sora, se n'è rimasto a osservare i suoi compagni che persino nel loro momento migliore, la prima mezz'ora, lo hanno lasciato senza un pallone da spedire verso Peruzzi, il Cinghiatone di Viterbo. L'espressione tattica di Guidolin (cui è mancato all'ultimo momento anche Mendez, ricoverato d'urgenza all'alba in ospedale per una colica renale) era quella di chi punta a non prendere gol per giocarsi il trofeo ai rigori. Il piano ha retto benissimo per 45 minuti. Zidane dopo 10' si è costruito una buona occasione, sparacchiata sopra la traversa. Poi Conte al 27' ha impegnato Brivio in una parata centrale, Montero al 31' ha calciato malamente sul corner lungo di Zidane e non si è visto altro. Inzaghi e Del Piero si cercavano un po' più del solito, ma l'azione era sempre ingabbiata negli spazi stretti e ben presidiati da Stovini e dall'uruguayano Canals, cui giungeva spesso l'aiuto di Di Carlo, utilissimo. Sui cross dalla sinistra di Di Livio non c'era juventino che potesse arrivare e l'impressione era di povertà offensiva. Tanto più che mancava il contributo di Zidane, in ombra come a S. Siro: in questa Juve, che deve arrivare in porta con triangolazioni rapide, scatti secchi e lampi di genio, la buona vena del francese è ancora più indispensabile dell'anno scorso. Non c'era profondità nel gioco e meno che mai fantasia. 

Finché, dopo tre minuti della ripresa, la difesa del Vicenza finalmente si squarciava. Il cross di Pessotto dalla sinistra restituiva a Inzaghi il gusto della giocata rapinosa: il tiro sbatteva contro il palo, Brivio rispediva la palla fuori dalla porta ma Inzaghi era lì a ricacciarla dentro con un tocco ravvicinato. Non c'era più dubbio, a quel punto, che la Supercoppa sarebbe finita alla Juve perché il Vicenza non sapeva passare dalla fase di difesa a quella di attacco e i bianconeri trovavano nuovi entusiasmi. Al 10' Inzaghi scambiava con Conte e segnava di destro in diagonale e al 35' Conte chiudeva emblematicamente una parentesi travagliata della sua carriera con un gran tiro dal limite, ancora su tocco di Inzaghi che nel finale dava a Padovano (subentrato a Del Piero e assai vivace) la palla del quarto gol, che un recupero della difesa vicentina impediva. 





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lunedì 18 agosto 2025

18 Agosto 2013: Lazio - Juventus

É il 18 Agosto 2013 e Lazio Juventus si sfidano nella Supercoppa Italiana TIM allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

É una Juventus tutta record questa guidata in panchina dal 'gladiatore' Antonio Conte. Sará ricordata come la Juve dei 102 punti finali che strapazza tutti e conquista così il suo trentaduesimo scudetto. Pensate che l'Inter (fermatasi ad un onorevole quinto posto) finisce a ben quarantadue (42!) punti di distacco dalla squadra Campione d'Italia.

Buona Visione!

 


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Supercoppa Italiana 2013-2014 - Finale
Roma, campo neutro - Stadio Olimpico
Domenica 18 agosto 2013 ore 21.00
LAZIO-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Pogba 23, Chiellini 52, Lichtsteiner 54, Tevez 56

LAZIO: Marchetti, Cavanda, Biava, Dias, Radu (Ederson 58), Candreva, Biglia, Ledesma C. (Floccari 58), Hernanes (Onazi 70), Lulic, Klose
Allenatore: Vladimir Petkovic

JUVENTUS: Buffon, Barzagli (Caceres 75), Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner (Ogbonna 82), Vidal, Pirlo, Marchisio C. (Pogba 20), Asamoah, Tevez, Vucinic
Allenatore: Antonio Conte

ARBITRO: Rocchi

 


I campioni d'Italia umiliano i biancocelesti imponendosi grazie alle reti di Pogba, subentrato all'infortunato Marchisio, Chiellini, Lichtsteiner e Tevez. I biancocelesti sono durati solo un tempo

ROMA - E' tornata la Juve. Dopo un precampionato anonimo, alla prima gara ufficiale la squadra di Conte rispolvera la propria superiorità tecnica e tattica e travolge per 4-0 la Lazio nella finale di Supercoppa. Un successo pesante che consente ai campioni d'Italia di raggiungere il Milan a quota 6 in vetta all'albo d'oro della manifestazione e che conferma che anche quest'anno sarà dura strappare lo scudetto dal petto ai bianconeri.

PETKOVIC, IL 4-2-3-1 NON HA CONVINTO - La Lazio torna a casa a testa bassa, umiliata davanti ai propri tifosi ma anche con la consapevolezza che il risultato, in fondo, non rende merito allo sforzo profuso. Per un tempo i biancocelesti hanno giocato alla pari con i rivali crollando psicologicamente solo dopo aver incassato di rimessa il raddoppio da Chiellini. Di certo il modulo col doppio playmaker non ha convinto, tanto meno Hernanes nel ruolo di trequartista alle spalle di Klose. Per Petkovic, insomma, c'è ancora da lavorare.

TEVEZ UNICA NOVITA' DI CONTE - Alla prima ufficiale della stagione Conte è andato sul sicuro proponendo il tanto caro 3-5-2 con Tevez unica novità rispetto alla passata stagione. Petkovic ha replicata varando il nuovo 4-2-3-1 con Biglia secondo regista accanto a Ledesma e Cavanda rispolverato in extremis titolare dopo 7 mesi a causa di un sospetto stiramento dell'ultim'ora occorso a Konko.




Eravamo rimasti alla Juve e dalla Juve ricominciamo. Quattro gol alla Lazio all’Olimpico, è suo il primo trofeo della stagione, suo per manifesta superiorità tecnica, tattica, atletica e soprattutto per mentalità. 

La squadra campione d'Italia ha distrutto la Lazio nei primi 12′ della ripresa, quando tutto era diventato facile, fin troppo, ma ha vinto la Supercoppa nel primo tempo, quando lo scenario era ben diverso, quando occorreva preoccuparsi anche dell’avversario, non solo del proprio gioco. In quei 45 minuti, come gioco, la Juve non ha fatto niente di più della Lazio. Si è avvicinata cautamente alla porta di Marchetti, insidiato da lontano solo da Vucinic. Ma la caratteristica principale della squadra di Conte, nota da un paio di anni in Italia, è stata ribadita proprio in quel primo tempo: la Juve vince le partite pari, quelle che vanno piegate con la forza che una squadra ha dentro.

Questi quattro gol, più che sufficienti per conquistare il trofeo, il quarto dell’èra-Conte, hanno reso entusiasmante la partita ma hanno avuto soprattutto il potere di trasmettere al resto della Serie A il messaggio più temuto: la Juve ha ancora fame, ha rabbia, ha voglia, la Juve non si ferma, non si accontenta. Non aveva mai vinto in questa calda estate, quando l’ha fatto si è ricordata chi è e cosa vuole. Resta, sull’altro fronte, una brutta immagine della Lazio, sbagliata all’inizio da Petkovic e troppo arrendevole quando la Juve ha fatto la faccia cattiva. O non si è accorta cosa stava succedendo in campo o non ha avuto la forza di ribellarsi. In ogni caso, è un problema.

Nella svolta ha inciso (in positivo) anche l’infortunio di Marchisio, uscito al 21′ per un problema al ginocchio. Al suo posto è entrato Pogba che ha aspettato un centinaio di secondi prima di lasciare il suo marchio sulla Supercoppa. L’azione del gol juventino ha messo in risalto la pessima disposizione della difesa laziale (già pizzicata qualche minuto prima) su punizione. Vista anche la natura dei gol incassati nella ripresa, su questo dissolversi difensivo Petkovic dovrà riflettere, presto e bene. Palla a 30 metri per un intervento (che non è sembrato falloso) di Dias su Tevez, quando Pirlo si è avvicinato per batterla gli occhi di Marchetti si sono sgranati, c’era apprensione per la "maledetta", invece Pirlo ha solo benedetto il pallone che ha toccato a destra per Lichtsteiner, abbandonato dai laziali al limite dell’area, cross, rimpallo di Radu, sinistro di Pogba, Juve in vantaggio.

Mentre Marchisio stava giocando una partita assai bloccata di fronte a Biglia, il francesino è entrato e ha cominciato a strappare, con l’esuberanza e l’arroganza dei suoi vent’anni ha creato difficoltà sul piano dinamico al centrocampo laziale. Centrocampo a cui stava mancando l’apporto di Hernanes che Petkovic aveva addossato a Pirlo. Un costruttore che doveva demolire un altro costruttore. Pirlo non lo ha sofferto più di tanto, mentre il brasiliano ha patito questo compito, tanto da non entrare mai in partita. Ne era fuori per una ragione tattica (quindi senza responsabilità), ma anche tecnica (e qui le sue colpe erano evidenti). In ogni caso, tre registi (Ledesma e Biglia, oltre a Hernanes) in mezzo al campo erano troppi per dare velocità alla manovra della Lazio e per rientrare più rapidamente in possesso della palla.

La Lazio frullava sulle fasce, ma Candreva e Lulic concludevano spesso sbagliando misura gli attacchi sugli esterni. Preso il gol, la Lazio ha avanzato di una ventina di metri e la Juve ha aspettato con calma, cercando di far partire Tevez e Vucinic. Nella ripresa Petkovic ha spostato Hernanes dalla marcatura di Pirlo ma è stato come se tutta la Lazio si fosse spostata dalla partita, anzi, dall’Olimpico. Non c’era più. In 12′ la Juve l’ha demolita, sbriciolata, annientata. Ha preso il 2-0 con un contropiede iniziato da un angolo a suo favore, contropiede lanciato da Pirlo, rifinito da Lichtsteiner e concluso da Chiellini; due minuti dopo ha incassato il terzo gol ancora in contropiede e ancora con Lichtsteiner protagonista stavolta decisivo (ma dov’era finito Lulic?) su assist di tacco di Vucinic; è stata definitivamente sepolta da Tevez nonostante la doppia prodezza di Marchetti. Petkovic aveva preparato i cambi sul 3-0 (comunque già tardi), ma Ederson e Floccari sono entrati solo sul 4-0, quando non c’era più tempo per riaccendere la luce.

brano tratto dal Corriere dello Sport 19 agosto 2013

 


 

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