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mercoledì 27 agosto 2025

27 Agosto 1989: Juventus - Bologna

É il 27 Agosto 1989 JuventusBologna si sfidano nella prima giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze' Luigi Maifredi!

Buona Visione!



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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 27 agosto 1989 ore 16:30
JUVENTUS-BOLOGNA 1-1
MARCATORI: Marocchi 13, Poli 40

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov, Marocchi, Schillaci (Casiraghi 58)
Allenatore: Dino Zoff

BOLOGNA: Cusin, Luppi, Villa, Stringara, De Marchi, Cabrini, Poli (Pecci 87), Bonini, Giordano, Bonetti I., Marronaro (Galvani 46)
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Coppetelli
ESPULSIONI: Villa 85 (Bologna)




Cabrini incoraggia la sua ex «Bel centrocampo, signora» 
Fortunato: 
«Gli avversari erano chiusi a riccio, se fossi avanzato anch'io, sai che intasamento. Il mio esordio non è stato travolgente, ma penso di non essere andato troppo male» 
Ha detto Cabrini: 
«Rispetto all'anno scorso, la Juve mi è parsa più quadrata, più solida a centrocampo». 
Si potrà discutere, adesso, se una simile dichiarazione suoni a merito dei bianconeri. Più solidi, certo, ma per il momento anche meno rapidi e fantasiosi: è vero che il Bologna ha trovato il gol nell'unica occasione della partita; ma è altrettanto vero che le punte juventine, Schillaci e un irriconoscibile Barros, hanno avuto a disposizione ben pochi palloni giocabili. E dire che l'unico a deludere è stato Aleinikov, ma qualche attenuante (il clima, l'ambientamento) bisogna pur concedergliela. Zavarov, soprattutto nel primo tempo, è tornato ad essere lo «zar» che il popolo bianconero aveva conosciuto di rado. E Fortunato, uomo nuovo della mediana bianconera? Un bel voto in pagella e, in cambio, una testimonianza preziosa. Ci riferiamo alla rete annullata a Casiraghi, che da pochi minuti aveva sostituito Schillaci. Rivediamola insieme: cross da sinistra, testa di Fortunato in anticipo su Cabrini, fischio dell'arbitro e successivo, inutile tocco di Casiraghi. Dalla tribuna è parso che il motivo dell'annullamento fosse un fallo aereo del mediano su Cabrini: 
«E invece no. Cabrini è rimasto fermo, io sono saltato e, ricadendo, gli sono fìnito addosso. Niente fallo dunque. Del resto, la conferma mi è venuta dal signor Coppetelli. Mi ha detto che l'azione fallosa era stata di Casiraghi: non chiedetemi quale fosse, non ho potuto vederla». 
Chiarito (o forse complicato?) il dubbio, veniamo alla partita. Fortunato si è tenuto in una posizione più prudente del previsto, più o meno la stessa già vista a Lucerna e poi abbandonata nelle successive uscite dei bianconeri. Motivo? 
«Il Bologna era ripiegato a riccio, i compagni già spingevano, al centro e sulle fasce. Se fossi avanzato anch'io ci saremmo intasati, senza benefici per la manovra». 
Una manovra, però, che non è parsa brillantissima: 
«Non sono d'accordo. A mio parere la Juventus ha giocato abbastanza bene. Non benissimo, certo. Ma è presto per avere una squadra al cento per cento». 
E allora? 
«Allora bisogna essere in due per fare bella figura. Il Bologna non ha fatto molto, ha trovato un gol fortunoso, grazie a un improbabile rimpallo. Per il resto se ne è stato ben coperto, badando a chiudere tutti gli spazi. E in questi casi è sempre difficile passare». 
Veniamo a lei. Approdato alla Juventus alla non verdissima età di 26 anni, sulle ali di due brillantissime stagioni all'Atalanta. Sposato, un figlio, una lunga trafila in terza serie, nel Legnano, e poi nel Lanerossi Vicenza, in serie C. Nelle intenzioni, dovrà essere un punto di riferimento costante per tutta la squadra. L'ultimo dei centrocampisti, insomma, o il primo dei difensori. Comunque, un elemento determinante nel gioco bianconero. Emozionato? 
«No, conscio delle responsabilità che questo nuovo ruolo comporta. L'esordio non è stato travolgente, non ho giocato al meglio. Ma penso anche di non aver demeritato. L'unico vero rimpianto è non aver vinto la partita. Ce lo meritavamo, perché il Bologna questo punto non se lo è guadagnato». 

 




L'UOMO DELLA DOMENICA/ANTONIO CABRINI
NEMICO DI FAMIGLIA
È rimasto lontano dal Comunale di Torino soltanto 63 giorni: ma il 25 giugno era in bianconero e il 27 agosto in rossoblù. Dopo 13 anni di Juve, eccolo ex

Per effetto di una stagione calcistica finita tardissimo e di quest'altra cominciata prestissimo, Antonio Cabrini è rimasto lontano dal Comunale di Torino esattamente due mesi e due giorni. Aveva chiuso il 25 giugno con il Verona, ha ripreso il 27 agosto con il Bologna: con la piccolissima differenza che 63 giorni fa era ancora in maglia bianconera, mentre dopo l'estate si è ripresentato in rossoblù. L'ha accolto un applauso caldissimo, interminabile, commovente. 

«Io sono tendenzialmente freddo», sottolinea lui, «ma un'accoglienza cosi per qualche minuto mi ha effettivamente emozionato». 

Due enormi mazzi di fiori, una lunga serie di abbracci e di baci e poi via, verso la nuova avventura. Dopo 6 scudetti, tutte le Coppe possibili immaginabili, 73 partite in Nazionale e un campionato del mondo. Se gli serviva un collaudo vero, psicologico ed emozionale oltre che tecnico, Cabrini non poteva desiderare di meglio. Perchè dopo i fiori e gli abbracci non è facile vedersi di fronte maglie bianconere, le stesse con le quali hai conquistato tutti i traguardi calcistici del pianeta. Non a caso il bell'Antonio ha cominciato un po' al piccolo trotto, vuoi per smaltire le emozioni dell'accoglienza, vuoi per studiare la disposizione tattica della Juve. Ma poi nel secondo tempo, una volta realizzato che la sua vecchia squadra era per l'appunto sempre quella, quella degli ultimi tempi, Cabrini è cresciuto, si è fatto più autorevole, più continuo nella sua azione di spinta. In retrovia il caso ha voluto che fosse proprio lui al centro delle due azioni incriminate, quelle che hanno fatto imbestialire il popolo juventino. Prima ha subito il fallo aereo di Fortunato (abbastanza dubbio) che ha causato l'annullamento del gol di Casiraghì: poi ha destato qualche sospetto allorché in un tentativo di anticipo su Casiraghì imbeccato da Zavarov è entrato in rotta di collisione con il giovane attaccante juventino. Dettagli di una giornata da ricordare, anzi da incorniciare. 

«Si, lo ricorderò questo 27 agosto. Per l'accoglienza ricevuta, per una buona partita del Bologna, per il risultato che volevamo. E per i saluti dell'Avvocato, mi ha incrociato in corridoio nell'intervallo, ha avuto parole gentili nei miei confronti, una soddisfazione in più. Ma adesso basta con Torino, il computer mi ha fatto questo scherzo alla prima giornata e adesso per più di un anno non se ne parlerà più. Adesso la mia vita e il mio lavoro sono a Bologna e semmai in Romagna». 

Il primo lunedi da bolognese per la verità lo ha passato tra Milano e Cremona: ma, si sa, non sono le attività e gli interessi extracalcistici a mancare al bell'Antonio. 

«A Bologna ci sono da martedì», comunica, «la casa è pronta, posso evitare di fare il pendolare con Milano Marittima. Ma finché la famiglia è al mare un paio di salti alla settimana conto di farli, sai com'è, alle sette di sera il bagno ci può ancora scappare».

-Di che parliamo, Antonio? Della Juve o del Bologna?

"Del Bologna, del Bologna. Siamo già una buona squadra, lo si è visto contro una Juventus che voleva vincere a tutti i costi. Abbiamo avuto qualche problema iniziale, poi ci siamo organizzati e abbiamo giocato praticamente alla pari. Un paio di rischi alla fine, ma soltanto quando siamo rimasti in dieci. Comunque questa è una squadra che può crescere: e vedrete come crescerà con l'arrivo di Geovani».

-È così bravo il brasiliano?

«Senti, io sono uno che in queste cose ci va cauto. Ma per Geovani credo proprio di potermi sbilanciare. L'ho visto tre giorni in allenamento, mi è bastato. Sa far tutto, vede il gioco, ha un tiro impressionante: con lui sarà certamente un altro Bologna».

-Mentre con Alejnikov la Juve è rimasta più o meno la stessa.

"Deve ambientarsi, gli manca il ritmo del nostro campionato. Ma ho visto uno Zavarov trasformato. Sasha può garantire alla Juve il salto di qualità».

-Antonio, nemmeno un pizzico di nostalgia?

"No, le scelte di vita non contemplano il voltarsi indietro. E io, con il Bologna, ho compiuto una scelta di vita. Perché amo questa città, perché a meno di un'ora di macchina c'è Milano Marittima dove mi ritirerò a fine carriera, perché qui credo di poter fare ancora due-tre stagioni ad alto livello. Un anno fa pensavo di poterle ancora fare nella Juve: non è andata così, ma è andata bene lo stesso. Forse meglio».


 

MENTRE SASHA ESAGERA, SERGEJ SI... RIPOSA
IO RUSSO, LUI DORME

Zavarov si era raccomandato: 

«Non strafare, Sergej, non farti prendere dall'ansia di dimostrare subito tutto quello che vali: pensa a fare l'indispensabile». 

Sergej Alejnikov, che è nuovo di queste parti, ha pensato bene di prendere alla lettera i consigli di Sasha. Talmente alla lettera che adesso i 36 mila tifosi accorsi al richiamo della nuova Juventus si domandano che razza di giocatore sia mai questo sovietico strappato al Genoa nelle ultime, convulse ore del mercato stranieri. In effetti Alejnikov ha lasciato l'impressione dell'ennesimo oggetto misterioso. Posizione difficile da definire, da centrocampista di complemento, con qualche appostamento nei pressi dell'area avversaria in posizione centrale. Ma soprattutto niente ritmo, nessuna accelerazione e meno che mai tracce di iniziative. Palla sempre appoggiata al compagno più vicino, disimpegni a tre metri, e un paio di ronfate pericolosissime a centrocampo con pallone soffiato dagli avversari nemmeno troppo in pressing. Non strafare va bene, ma forse c'è un limite. A strafare, d'altra parte, pensa Zavarov. E rigenerato, questo si, è davvero un altro giocatore rispetto a quello spento, moscio della scorsa stagione. Ma ha la tendenza, per l'appunto, a strafare, a partire sempre e comunque in dribbling, a ritardare quei servizi in corridoio che sarebbero tanta manna per attaccanti come Barros e Schillaci. Il talento adesso si vede, insomma: manca ancora un pizzico di praticità. E sulla base di quanto si è intravisto nella giornata inaugurale sarò l'ultimo a stupirmi se tra quello di Voroshilovgrad e quello di Minsk, l'uomo della provvidenza bianconera finirà per essere quello di Monza, Pierluigi Casiraghi.

Gigi Garanzini
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1989 n.35






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sabato 10 maggio 2025

10 Maggio 1998: Juventus - Bologna

Allo Stadio 'delle Alpi' di Torino scendono in campo Juventus Bologna per la sedicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1997-98. É il 10 Maggio 1998.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). Dall'altra parte il Bologna vive una stagione spettacolare, guidata dal genio del grande ex: Roberto Baggio.


Buona Visione!


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Stagione 1997-1998 - Campionato di Serie A - 16 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 10 maggio 1998 ore 16:00 
JUVENTUS-BOLOGNA 3-2
MARCATORI: Kolyvanov 11, Inzaghi 34, Inzaghi 50, Baggio R. 56, Inzaghi 81

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Tacchinardi, Iuliano, Montero P., Torricelli, Deschamps (Fonseca 65), Davids (Pecchia 75), Pessotto G., Zidane, Inzaghi (Di Livio 83), Del Piero
A disposizione: Rampulla, Dimas, Conte A., Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

BOLOGNA (3-4-3): Sterchele, Paramatti, Paganin M., Mangone, Nervo, Marocchi (Shalimov 83), Magoni, Tarantino, Baggio R. (Cristallini 77), Kolyvanov (Fontolan 57), Andersson
A disposizione: Brunner, Carnasciali, Martinez, Pavone
Allenatore: Renzo Ulivieri

ARBITRO: Boggi
AMMONIZIONI: Davids, Deschamps, Zidane (Juventus); Paramatti (Bologna)




Del Piero: «lo sarò l'uomo-bandiera » 

E Inzaghi: così abbiamo risposto a tutte le polemiche alla Juve, tutto sarà chiarito al più presto. Infatti spiega: 
«Non ci sono tormentoni sul mio contratto. Bisogna trovare il momento givisto per sistemare ogni cosa e non lo si può fare alla vigilia di avvenimenti importanti come quelli che ci attendono. Il dottor Agnelli ha solo dato una conferma». 
Del Piero il buonista cerca di dimenticare le polemiche recenti: 
«La gioia va oltre ogni altra cosa. Nell'arco di un campionato si bilancia tutto e alla fine viene fuori il lavoro della squadra. Le polemiche sono state create dall'Inter e avranno avuto i loro motivi. Io ho sempre guardato soltanto a noi, a come abbiamo voluto questo scudetto nonostante tutto ciò che è capitato. Infatti i fatti recenti sono soltanto gli ultimi di un'annata piena di tante cose che ci hanno infastidito. Prima le cessioni, poi si è creato un caso sull'intesa fra me e Inzaghi. Tutto fa brodo e alla lunga quando vinci la soddisfazione è ancora più grande». 
Il pensierino finale è per Ronaldo: 
«Io penso sempre alla Juve e vivo bene questo antagonismo. Confronti così fanno parte del gioco. Stasera mi sento vincitore di questa sfida. Con Ronaldo e con tutta l'Inter». 
Ma l'uomo del giorno è SuperPippo. Tre gol come a Kiev che fanno incassare a lui ed ai compagni mezzo miliardo di premio. Chiude alla grande una stagione che aveva aperto con una doppietta nella Supercoppa italiana. Lo criticano, risponde segnando. 
Dice Lippi: 
«Magari sbaglia uno stop, ma sotto porta ne ho visti pochi come lui». 
Pippo risponde: 
«La Juve mi ha preso perché segno, io e Alex sfruttiamo il lavoro degli altri. Non mi sento un eroe, né mi aspettavo di segnare tre gol in questa partita. Sono contento perché è uno scudetto vero. Mezzo mondo odia la Juve, in quattro anni questa squadra ha dato fastidio a tutti, oggi abbiamo chiuso i conti anche con le polemiche». 
C'era Maldini in tribuna. Pippo si proietta verso il Mondiale, ma non spedisce messaggi a nessuno: 
«Ho segnato per la Juve, il ct mi conosce già bene». 
E' il momento delle rivincite. Di Livio rauco e sfinito rivendica la legittimità di questo trionfo: 
«E' stato un campionato più equilibrato di quelli che abbiamo vinto negli anni scorsi. C'è stato un momento in cui hanno detto tante cattiverie su di noi infangando la nostra professionalità. Ma la Juve ha fatto tanti sacrifici per vincere e non ha bisogno degli aiuti arbitrali». 

Fabio Vergnano





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sabato 19 aprile 2025

19 Aprile 2014: Juventus - Bologna

É il 19 Aprile 2014 Juventus e Bologna si sfidano nella Quindicesima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2013-14 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

É una Juventus tutta record questa guidata in panchina dal 'gladiatore' Antonio Conte. É la Juve dei 102 punti finali che strapazza tutti e conquista così il suo trentaduesimo scudetto. Pensate che il Torino (fermatasi ad un onorevole settimo posto) finisce a ben quarantacinque (45!) punti di distacco dalla squadra Campione d'Italia

Dall'altra parte c'é un Bologna che chiude in penultima posizione e saluta la Serie A.

Buona Visione!

 


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Stagione 2013-14 Serie A - 15esima Giornata Ritorno
Torino - Juventus Stadium
Sabato 19 Aprile 2014 ore 18.30
Juventus-Bologna 1-0
Marcatore: 64' Pogba

Juventus: Buffon, Barzagli, Ogbonna, Chiellini, Isla (81' Padoin), Pogba, Pirlo, Marchisio, Asamoah, Llorente, Giovinco S. (89' Vidal)
A disposizione: Storari, Rubinho, Caceres, Peluso, Pepe, Vucinic, Tevez. Osvaldo, Quagliarella
Allenatore: Antonio Conte

Bologna: Curci, Antonsson (80'Laxalt), Sorensen, Cherubin, Garics, Ibson (70' Paponi), Pazienza (89' Acquafresca), Christodopolous, Morleo, Friberg, Cristaldo
A disposizione: Malagoli, Stojanovic, Bianchi, Moscardelli, Perez, Mantovani, Cech
Allenatore: Davide Ballardini

Arbitro: Giacomelli
Ammonizioni: Antonsson, Friberg (B)




Il tecnico bianconero non considera chiusa la partita tricolore: "Vincere contro il Bologna non è stato facile. Ora santifichiamo le feste poi pensiamo al Benfica". 
Chiellini: "Manca poco". 
Marotta blinda il tecnico: "Ce lo teniamo stretto"

BOLOGNA - Antonio Conte esulta. Non è stato facile, ma lui l'aveva detto: 

"Contava vincere oggi non era per niente facile, con un Bologna in questa situazione di classifica, cioè con un avversario che pensava a difendersi e a fare densità in mezzo. Nel primo tempo siamo stati compassati, lenti, ma nella ripresa abbiamo fatto più il nostro compito. Abbiamo fatto un passo avanti verso lo scudetto? L'importante è guardare a noi e non al resto". 

Ora si guarda avanti, all'appuntamento di giovedì in Europa League: a Lisbona con quale Juventus? 

"Ora santifichiamo le feste e da martedì pensiamo al Benfica, una squadra forte da affrontare in un ambiente caldo. Non sarà una gara facile. Chi gioca? E' presto per dirlo. Cercheremo di prepararla bene cercando di lavorare sui difetti loro e sulle nostre qualità, non sarà facile, ambiente caldo e forte. Cercheremo di onorare questa semifinale, al meglio, stiamo bene e siamo contenti".

"IL NOSTRO SEGRETO E' LA MATURITA'" - C'è qualcosa che può svelare del segreto del successo di quest'anno? 

"Io penso che quest'anno abbiamo, a livello offensivo, aggiunto qualcosa di importante - risponde il tecnico bianconero - perché a Llorente è servito tempo per entrare nei meccanismi ma lui e Carlos Tevez hanno portato qualcosa di più alla 'cooperativa del gol'. Due attaccanti così che vanno entrambi in doppia cifra ti danno qualcosa in più". 

Pirlo ruota e arriva Marchisio. Un'invenzione. 

"Cerchiamo una rotazione per dare una mano ad Andrea, lo possono fare anche Arturo o Pogba, quando trovi partite in cui chi gioca contro si difende a oltranza, è necessario. Non abbiamo concesso ripartenze, Buffon ha dovuto parare un tiro dalla lunga. La maturità di questa squadra è il segreto. La Juventus è cresciuta tantissimo". 

CHIELLINI: "MANCA DAVVERO POCO" - 

"Ci mancano quattro partite, manca davvero poco a questo terzo scudetto di fila che vogliamo a tutti i costi. Ringraziamo la Roma perché ci tiene vivi e ci fa capire quanto è difficile". 

Intervistato da Sky al termine della partita, Giorgio Chiellini ammette di sentire che il traguardo è vicino, e rende omaggio al valore dei giallorossi che, dall'inizio della stagione, hanno dato del filo da torcere ai bianconeri. 

"La Roma merita un grande plauso - dice ancora Chiellini - perchè ci sta facendo godere questo scudetto che sarebbe stato meno bello con 20 punti sulla seconda. Il Bologna? Abbiamo affrontato una squadra organizzata, che lasciava davvero pochi spazi. Credo comunque che sia una vittoria meritata".

MAROTTA: "CONTE CE LO TENIAMO STRETTO" - Beppe Marotta chiude l'argomento Conte: 

"E' il nostro allenatore, argomento chiuso. Ora siamo concentrati sul finale di stagione con due importanti traguardi da raggiungere. Pensiamo ai prossimi tre incontri ufficiali ravvicinati". 

Parole nette che non lasciano adito a dubbi quelle che l'ad bianconero ha pronunciato sul futura della panchina dei campioni d'Italia. 

"Il leader del gruppo è Conte, cui vanno ascritti grandissimi meriti - ha ribadito Marotta -. Oggi un grande allenatore non deve solo capire di tecnica e di tattica ma deve anche saper gestire bene il gruppo e Conte risponde a entrambi i requisiti. Ha inculcato una grande mentalità ai singoli che si mettono a disposizione del gruppo attraverso un gioco corale, dà il giusto peso e la giusta mentalità a ogni incontro, non solo la domenica ma durante tutta la settimana perchè è bravissimo nella preparazione delle partite". 

Chi non è certo di restare alla Juventus è Osvaldo, che non sta offrendo un grande rendimento dopo un inizio promettente: 

"A gennaio abbiamo sfruttato un'occasione vantaggiosa, lo abbiamo preso a titolo gratuito e lui si è decurtato lo stipendio. Lo stiamo valutando e la valutazione non finisce oggi, l'operazione di gennaio è stata pensata in ottica futura ma a fine stagione faremo le nostre valutazioni in base alle strategie future. Gli auguro di far parte del gruppo azzurro che andrà ai Mondiali". 

Chiusura sibillina di Marotta sul prossimo mercato estivo: 

"Abbiamo già comprato un giocatore? Può darsi...".

tratto da: Juventus, Conte: "Passo avanti per lo scudetto ma non è finita"





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mercoledì 12 marzo 2025

12 Marzo 1972: Juventus - Bologna

É il 12 Marzo 1972 e Juventus e Bologna si sfidano nella sesta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1971-72 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus si appresta a vincere il suo Quattordicesimo Scudetto dopo una battaglia senza esclusioni di colpi con Milan e Torino. Dall'altre parte c'é il Bologna che salva una stagione mediocre con una salvezza piú che tranquilla.

Alla fine di questo Campionato la classifica si legge così :
Prima e Campione d'Italia : Juventus Punti 43
Seconda/Terza : Milan e Torino Punti 42

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1971-1972 - 6 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 12 marzo 1972 ore 15.00
JUVENTUS-BOLOGNA 2-1
MARCATORI: Perani 25, Anastasi 71, Marchetti G. 72

JUVENTUS: Carmignani, Spinosi, Marchetti G., Furino, Morini, Salvadore, Causio, Viola F., Anastasi, Capello F., Novellini
Allenatore: Cestmir Vycpalek

BOLOGNA: Adani, Roversi, Fedele, Cresci, Janich, Prini, Perani, Rizzo, Savoldi, Bulgarelli, Landini F.
Allenatore: Oronzo Pugliese

ARBITRO: Francescon



Non è più un regista a metà 
Capello ora la sente una squadra "sua,, 

Fabio Capello tesse l'elogio di questa Juventus. L'altra (con Haller) gli apparteneva a metà, forse mai l'aveva sentita tutta "sua". E a Capello non andava di dividere il ruolo di regista con un altro e magari farsi condizionare (perché l'altro ha riconosciuta classe e quando vuole anche temperamento). A scanso di equivoci (e di multe per il giocatore) queste cose Capello non le dice. Magari le pensa, ma pensare non è proibito, non è tassabile. Una volta disse sinceramente che cosa pensava. Parlava ad un amico che aveva però anche il difetto d'essere un giornalista. Cosi, egli pagò profumatamente le parole pronunciate, che ora invece soppesa, modula discretamente. Capello non nomina Haller, sebbene io cerchi maliziosamente di fargli dire il nome; anzi, rivolta subito il discorso sullo slancio agonistico dei suoi compagni, sulla dimostrazione di vigoria atletica e sul forte temperamento che, la Juventus ha ormai maturato e che dovrebbe sorreggerla nel momento cruciale del campionato. 

« Viviamo in perfetta armonia », dice Fabio, « perché dovrei turbarla? Eppoi, non c'è alcuna ragione per farlo ». 

Insomma, ora che la sente tutta sua questa Juventus non vuole romperla, anzi vuole rinsaldarne i vincoli affettivi e tecnici. Il momento cruciale del campionato è già cominciato o verrà poi? 

«Ci siamo dentro, afferma Capello. Il Bologna faceva parte di questo momento. Poi, verrà il Napoli, quindi il derby». 

Capello ha una visione chiara del ruolino di marcia della Juventus e degli ostacoli da abbattere, ma è anche nel vero quando afferma che il momento è cruciale anche per le squadre che la inseguono e vorrebbero strapparle il primato. Già, chi non è nei guai? Il Milan becca a Cagliari, il Torino perde terreno a Genova. l'Inter vince ma resta staccata. Capello attribuisce molto valore al "derby", ma guarda più lontano, agli scontri diretti con Cagliari e Fiorentina, che cheta cheta s'è portata a ridosso della Juventus. Tutti ostacoli che si possono superare, finché c'è armonia e determinazione. Ed il regista bianconero (proseguendo su questa strada) ha capito che armonia, intesa e comprensione egli può ottenerle da tutti. Ripassiamo in rapidi « flash-back » la partita col Bologna. 

Chiedo: « In che misura avvertite la mancanza di Bettega? ». 

« L'avvertiamo soprattutto su questi campi, in queste mischie. Bettega era essenziale. Quando si hanno goleador della forza di Bettega o di Boninsegna o di Riva, nella mischia di calcio d'angolo o di punizione, gli avversari accentrano i loro sguardi soltanto su di loro. Così agli altri si aprono maggiori varchi per segnare. Mancando questo uomo si è tutti controllati. Ed il gol diventa sofferto ». 

Con una squadra così (nostro il parere) la Juventus può andare fino in fondo. Capello dice invece che il traguardo dello scudetto si può raggiungere amministrando bene l'attuale vantaggio, non fallendo gli obiettivi che già erano previsti. I terreni di primavera (quando verrà a portarci un po' di sole) dovrebbero avvantaggiare la veloce manovra bianconera. 

« Se giochiamo tanto velocemente in questo fango (Capello si riferisce alla potenza fisica e alla carica agonistica) i terreni asciutti dovrebbero favorirci ». 

Un buon regista calcola tutti i movimenti, li inquadra con l'obiettivo giùso. Capello vede lontano, il bello e il cattivo. Ma adesso tutto gli sembra diventato bello. Finalmente, questa Juventus è "sua"

Fulvio Cinti
tratto da: La Stampa 13 marzo 1972



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La Stampa 13 marzo 1972

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