Visualizzazione post con etichetta Catanzaro-Juventus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Catanzaro-Juventus. Mostra tutti i post

martedì 23 settembre 2025

23 Settembre 1979: Catanzaro - Juventus

É il 23 Settembre 1979 e Catanzaro Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'Comunale' di Catanzaro.

bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto con l'Inter peró al termine del campionato peró sará solo secondo posto dietro i nerazzurri.

Dall'altra parte i giallorosso calabresi conquistano con tanta fatica e sudore una preziosa salvezza.

Buona Visione! 



catanzaro




CATANZARO: Mattolini, Sabadini, Ranieri, Menichini, Groppi, Nicolini, Braglia, Orazi, Chimenti (Bresciani 71), Majo, Palanca
A disposizione: Trapani, Zanini
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini (Prandelli 46), (c) Furino, Brio, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega R., Tavola, Fanna
A disposizione: Bodini, Marocchino
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: D'Elia




Con una gara giudiziosa che conferma la solidità del collettivo e attenua i recenti problemi 
La Juve in progresso a Catanzaro 
I bianconeri soffrono per la mancanza di un attaccante vero, ma il gioco sta tornando redditizio 
Bettega è rimasto arretrato, aiutando i centrocampisti: suo il gol decisivo ma gli mancano estro e fantasia 
Bella prova di Prandelli al posto dell'infortunato Cabrini 
Calabresi con troppi timori 

DAL NOSTRO INVIATO CATANZARO — Non é ancora la bella Juventus che i tifosi aspettano, ma è una Juventus in netto progresso. A Catanzaro i bianconeri hanno giocato una partita giudiziosa rischiando il giusto, senza mai rinunciare al gioco, ma neppure attaccando scriteriatàmente. Il gol è venuto a nove minuti dalla fine, ma già prima gli uomini di Trapattoni avevano portato seri pericoli alla rete di Mattonili. Bettega sbagliava due voilte occasioni all'apparenza facili. La prima addirittura in modo clamoroso. Fanna colpiva un palo e la palla, carambolando sul piede di Mattolini, finiva in corner e Causio, a due passi dal portiere, alzava incredibilmente una palla facile. Poi l'azione bellissima di Furino, il tocco a Causio, il cross teso del barone e la testa prepotente di Bettega che segnava. 
La vittoria non chiude la crisi, ma ne attenua i toni. Trapattoni adesso potrà lavorare tranquillo nell'opera di ricostruzione di un gioco utile e redditizio. Anche a Catanzaro sì è visto che la squadra ha un impianto solido, che i rincalzi sono validi, tanto da poter giocare una partita così delicata lasciando i due terzini titolari a riposo. Gentile era andato in tribuna addirittura all'inizio. Cabrini, colpito duro nel primo tempo, ha lasciato il posto a Prandelli, che ha pienamente meritato fiducia. Il gioco però è monco. Si sa. La Juventus non ha un attaccante vero. Deve arrivare al gol con la manovra. Fanna è parso vivo e determinato. Ha lottato a tratti solo in un'area zeppa di avversari: ha sbagliato, ma ha anche fatto molto. Causio, dopo un inizio in sordina, è uscito alla distanza con tutta la sua enorme classe. Da lui i suggerimenti più interessanti. 
Ed eccoci a Bettega. Qui il discorso diventa difficile. Si può criticare un attaccante che in trasferta segna il gol della vittoria? Certo il Bettega di Catanzaro non è il Bettega che i suoi tifosi sognano. Forse è soltanto questione di forma atletica. Generoso, ma appesantito e piuttosto lento. Non ha giocato come centravanti: è rimasto arretrato aiutando i centrocampisti; ha corso, ha lottato, all'attacco e ha combattuto. Ma era senza slancio, senza inventiva e senza fantasia. Insomma, non era il Bettega che tutti ricordiamo. E' soltanto questione di tempo? Questo è il vero problema che turba il commento dopo la vittoria di Catanzaro. Se è solo questione di tempo, la Juventus sarà in grado di recitare una parte importante nel campionato. Potenzialmente la squadra c'è. In difesa regna addirittura l'abbondanza. 
Lo abbiamo già detto: Trapattoni nella ripresa ha potuto rinunciare ai due terzini della Nazionale ed il reparto non ha lamentato una sfasatura, un tentennamento. E' migliorato in potenza e specialmente in dinamica anche Brio. E' parso disinvolto, tranquillo, potente nel gioco aereo e rapido negli sganciamenti. Scirea non può essere scoperto a Catanzaro. Bisogna però ricordare che il suo apporto è intelligente e continuo. Completano il quadro Tavola e Prandelli. Meglio il secondo: ha più scatto e più inventiva. Comunque entrambi si stanno inserendo nel collettivo con piena tranquillità. La Juventus ha giocato giudiziosamente contro un Catanzaro forse timoroso di tanto avversario. Le dichiarazioni della vigilia sono state smentite dai fatti. Mazzone, tecnico validissimo, aveva avvertito i suoi che di questa Juventus era meglio non fidarsi. E difatti disponeva la squadra con quattro difensori e con quattro centrocampisti. Era una tattica logica, clie annullava i rischi di un gioco troppo spavaldo, ma era un modo per lasciare isolate le punte Chimenti e Palanca, che pure sono gli uomini più prestigiosi della squadra. Sarà il problema della coperta corta: o si scoprono i piedi o si scoprono le spalle. Mazzone ha preferito non rischiare, ma ha perso lo stesso. I calabresi non hanno confermato le belle doti palesate domenica a Perugia. Forse è stata la paura a bloccare la manovra dei padroni di casa, che hanno espresso un gioco asfittico, con tanti passaggi, mai un affondo, mai un'inventiva. 
Il migliore è stato Nicolini, per continuità e generosità, non certo per fantasia e classe. Il Catanzaro comunque è forte. Giudicarlo dopo la prova con la Juventus potrebbe essere sbagliato. La squadra bianconera torna a casa con il morale alto, ma non con tutti i problemi risolti. Prima di tutto bisognerà recuperare il vero Bettega, poi adattarsi alla manovra di una squadra che gioca senza una punta vera. E' difficile. Occorrono determinazione, grinta e molti sacrifici. Il successo di Catanzaro va bene, ma che cosa succederà domenica quando il Pescara, al Comunale di Torino, presumibilmente rifarà le barricate di bolognese memoria? Torneranno tentennamenti e critiche? Potenzialmente la Juventus è forte, ma è certamente incompleta. 


Le pagelle: Furino il migliore 

ZOFF — Non ha avuto grande lavoro. Ha effettuato due belle parate. 

CUCCUREDDU — Doveva controllare Palanca ed il forte attaccante calabrese ha potuto tirare a rete una sola volta. Cuccureddu è stato valido anche in azioni di attacco. Ha tentato due volte il gol su calci piazzati, ma senza fortuna. 

CABRINI — Era alle prese con Braglia, un centrocampista camuffato da ala destra. Ha cercato di portare aiuto all'attacco ed è stato contrato più volte dal suo avversario. In una circostanza è stato colpito alla caviglia e ha dovuto abbandonare. 

PRANDELLI — Ha sostituito Cabrini, ma ha giocato come centrocampista. E' stato dinamico e molto bravo. Ha avuto spunti generosi ed efficaci. Più volte i calabresi hanno dovuto bloccarlo con falli. Meriterebbe la riconferma. 

FURINO — Il miglior juventino in campo. Non ha avuto la dinamica di una volta, ma è stato pronto, generoso e combattivo. Non si è mai dato per vinto. Ha giocato in difesa e all'attacco come un gladiatore. 

BRIO — E' uno stopper di grandi possibilità, in sicuro progresso. Ha annullato Chimenti. Ha avuto spunti in avanti, confermando di essere bravissimo nel gioco aereo. 

SCIREA — Tocchi e finezze eccezionali, sicurezza nella posizione, deciso e brillante nelle uscite. E' un «signor libero». Ha effettuato anche puntate in avanti ed in una circostanza è caduto oltre il fondo e ha battuto la faccia contro lo sgabello di un fotografo che era seduto al di qua della linea di demarcazione. Si è scheggiato un dente, ma è rimasto in campo senza tentennamenti. 

CAUSIO — Dopo un inizio in sordina, è uscito alla grande. Forse aveva paura per il ginocchio non completamente guarito. Convintosi che non c'era pericolo, ha disputato un finale in crescendo inventando il passaggio del gol con una zampata da vero campione. 

TARDELLI — Generoso, continuo e sempre in movimento. Ha finito sulle ginocchia per la grande fatica profusa. E' stato un elemento prezioso, specie nei momenti di pressione del Catanzaro. 

BETTEGA — Se Bettega tornerà il grande giocatore che tutti ricordiamo, la Juventus ha trovato la formula giusta per un «campionato senza attaccanti». A Catanzaro Bettega ha giocato arretrato, portandosi in zona gol da lontano. Che non sia in forma lo dimostrano le occasioni fallite, ma che Bettega sia sempre un campione, lo conferma il gol segnato. 

TAVOLA — Lavoratore silenzioso, non appariscente, ma molto utile. Deve ancora migliorare nel controllo della palla e specialmente nei passaggi, ma ha dimostrato doti di continuità notevoli. 

FANNA — Pieno elogio per la prova di Catanzaro. Impostato come destro, si adatta a giocare a sinistra. E' l'uomo ideale per far spazio alle incursioni di Bettega.  

Giulio Accatino 

 


«A poco a poco torniamo ai nostri vecchi valori»
Alla fine Trapattoni è contento: 
«Con questo successo siamo di nuovo in quota»  
Bettega: «Una rete importante per me e per la squadra» .

CATANZARO — L'attimo di gioia la Juventus lo vive a nove minuti dalla fine quando Bettega schiaccia col capo il pallone in fondo alla rete di Mattolini. Fa parte del suo repertorio. C'è un grappolo di bianconeri a due passi dalla panchina di Trapattoni, l'attaccante è sommerso da un lungo, intenso abbraccio, i bianchi capelli si intravedono soltanto. Poi quando l'arbitro D'Elia chiude la gara, c'è un'altra scena di esultanza. Trapattoni negli spogliatoi tra caldo soffocante, umidità e tanta confusione, dice: 
"Era un incontro molto delicato, importantissimo. Le critiche ci avevano frastornato. Abbiamo vinto soltanto per uno a zero ed il punteggio mi sta bene ugualmente. Non mi interessa se potevamo segnare altri gol durante il match. Io so soltanto che con questo successo siamo di nuovo in quota». 
«Non so come sia apparsa la partita dalla tribuna; dai bordi del campo mi è sembrata forse non spettacolare, ma senz'altro piacevole. All'inizio eravamo un po' guardinghi. C'era un certo rispetto dell'avversario, visto e considerato che una settimana prima era riuscito a pareggiare sul campo del Perugia». 
«S'è trattato dunque d'una partenza — continua l'allenatore — di studio. Dovevamo anche centellinare le energie dopo il mercoledì di Coppa. Bettega? Ha giocato in posizione diversa per una mia precisa disposizione tattica. Ha svolto un notevole lavoro, ha segnato un gol. Non potrei chiedere di più. Poi debbo elogiare Fanna e Tavola. Stanno trovando una giusta dimensione, pian piano dimostrano di essere giocatori da Juventus. Stiamo quindi cercando antichi valori e io sono convinto che gradatamente riusciremo ad esprimerli. Certo ci vuole tranquillità e pazienza».
Roberto Bettega ha giocato dopo pochi minuti sulla tre quarti e non da punta. S'è visto poco, a molti è parso un fantasma sul prato. Forse era colpa anche della delicata posizione, del compilo oscuro e difficile che doveva svolgere. La rete, comunque, lo rende allegro e disponibilissimo al dialogo. 
"E' stato un incontro tirato — dichiara — c'era pure un terreno pesante. Il Catanzaro non ha creato grossi pericoli, la Juventus ha potuto finalmente giocare ad armi pari. Non ci sono state una volta tanto le barricate ma domenica prossima col Pescara forse ci sarà la solita storia. Io ho dato una mano al centrocampo, in un ruolo che si rivela più semplice in trasferta perché consente di entrare di più nel vivo della manovra. Il gol? Pensavo di non farlo quando ho visto la traiettoria del pallone sull'invito di Causio. Una rete importante per me, ma soprattutto per la squadra. Senza dubbio continuare cosi non sarebbe male." 
E sorride mentre si concede un sorso di minerale. 
«Non sarà facile per nessuno — conclude Roberto — passare a Catanzaro. Son due punti che mandano il morale a mille, ne avevamo davvero bisogno. Mi hanno criticato, io direi che ci vorrebbe in tutte le cose una certa ugual misura. Uno può giocare male, ma non è detto che diventi subito un brocco. Vale per me il discorso, per Paolino Rossi." 
Dino Zoff: 
«Partita buona, onesta. Temevamo questo Catanzaro che invece non ci ha dato, tutto sommato, troppe preoccupazioni. Alla vigilia non ero né entusiasta né abbattuto circa il nostro comportamento. Ora sono abbastanza tranquillo». 
Cuccureddu accenna ad una 
«grossa gara da parte della Juventus», 
Causio lascia incendere che 
«forse si è sulla strada giusta». 
Furino, «vecchio» capitano gusta ancora le vittorie sofferte. Gentile non ha giocato ma non esistono retroscena. 
«Normale avvicendamento. La nostra forza — dice — sta anche in questa mentalità». 
Ferruccio Cavallero
brani tratti da: La Stampa 24 settembre 1979





catanzaro

catanzaro

catanzaro

catanzaro

catanzaro


catanzaro

catanzaro

Sul campo del Catanzaro la Juventus ritrova il suo miglior Bettega (in un tuffo in area catanzarese con Ranieri, Cabrini e Menichini in veste di spettatori e, in un duello con Groppi) e torna alla vittoria dopo l'1-1 della prima giornata col Bologna. Così il gol-partita: al 36' della ripresa Palanca commette fallo su Scirea, Furino lo batte per Causio e il cross del « Barone » viene perfezionato in gol dalla testa di Bettega

catanzaro



catanzaro

juve

catanzaro

juve

juve

maglie



venerdì 23 maggio 2025

15 Ottobre 1978: Catanzaro - Juventus

É il 15 Ottobre 1978 Catanzaro Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1978-79 allo Stadio 'Comunale' di Catanzaro.

É una Juventus (Campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che peró non riuscirá a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrá al Milan

Il Catanzaro dal canto suo riuscirá ad evitare quella che sarebbe stata una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



catanzaro



Stagione 1978-1979 - Campionato di Serie A - 3 andata
Catanzaro - Stadio Comunale
domenica 15 ottobre 1978 ore 15:00 
CATANZARO-JUVENTUS 0-0

CATANZARO: Mattolini, Sabadini, Ranieri, Menichini, Groppi, Nicolini (Gaiardi 89), Banelli, Orazi, Palanca, Improta, Zanini
A disposizione: Casari, Nemo
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, (c) Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Virdis (Fanna 55), Benetti R., Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Cabrini
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Menegali

RIGORI FALLITI: Causio 55 (Juventus)
AMMONIZIONI: Furino 27, Morini 70 (Juventus); Orazi 27, Banelli 71, Nicolini 82 (Catanzaro)




A Catanzaro Causio sbaglia un rigore ma il risultato è giusto 
Juventus, un punto che vale 

DAL NOSTRO INVIATO 
CATANZARO — La Juventus, viaggiando in perfetta media inglese, lascia la Calabria con un punto. Potevano essere due se Causio, al 55', avesse trasformato il rigore anziché calciare sulla traversa il «matchball» ma il risultato di parità, che mai si era verificato nei precedenti incontri di campionato con il Catanzaro, è giusto. 

Nel primo tempo anche i giallorossi avevano colpito una traversa con un insidiosissimo tiro di Palanca che, poi, aveva impegnato Zoff in due difficili interventi. Il piccolo e baffuto centravanti, l'unica punta schierata da Mazzone dopo il forfait di Renzo Rossi, aveva dato filo da torcere a Morini risultando l'elemento più pericoloso. Il Catanzaro, conscio della superiorità tecnica della Juventus, aveva costruito una diga a centrocampo, contro la quale s'infrangevano le iniziative bianconere: uno schema a ventaglio che copriva il rettangolo di gioco in tutta la sua larghezza impedendo agli ospiti di sfruttare le fasce laterali e costringendoli a finire in un imbuto dal collo strettissimo e quasi impenetrabile. Tant'è vero che all'attivo dei campioni d'Italia, in 45 minuti, ci sono un tiro a lato di Benetti ed una innocua conclusione di Gentile bloccata con disinvoltura da Mattolini. 

Il Catanzaro agiva in pressing, chiudendo ogni zona utile alla Juventus che non riusciva ad incidere con Virdis, in giornata di scarsa vena, e con il «bomber» Bettega soffocato nella morsa Groppi-Menichini. Lo sfesso Causio non assicurava la consueta cifra di assist anche se, per liberarsi di Ranieri, doveva prodursi in tunnel e numeri più fini a se stessi che pratici. I centrocampisti, intrappolati nella ragnatela, vedevano spesso le loro iniziative sfumare sulla soglia dell'area avversaria mentre il gioco di rimessa del Catanzaro, ispirato da Improta e finalizzato dal vivacissimo Palanca era più concreto. Diversa la fisionomia della ripresa dove il calo del Catanzaro (Improta, Orazi, Nicolini, Banelli e Zanini scontavano la gran mole di lavoro svolto precedentemente) consentiva alla Juventus di crescere di tono e, pur non giocando con grande autorità, di creare le premesse per un successo che — sia detto per inciso — avrebbe avuto un sapore di beffa per i generosi calabresi. 

Recuperando Turone e Renzo Rossi, il Catanzaro potrà aspirare alla salvezza se continuerà a lottare come ieri. La Juventus deve ancora ritrovare al meglio uomini come Virdis, e Tardelli (che però ha reso meno del solito causa un indolenzimento alla spalla) mentre la leggera flessione di rendimento di Bettega, Gentile e Causio può rientrare nella normalità in attesa che la loro forma si stabilizzi su uno «standard» più regolare. Il cielo, terso alla vigilia della partita, era percorso da nuvoloni imbronciati: la minaccia di un temporale abbassava la temperatura offrendo alla Juventus un clima quasi ideale. La rinuncia a Renzo Rossi, dopo il provino negativo, obbligava Mazzone a schierare una formazione imbottita di centrocampisti. Il 6-2 con il Verona creava un comprensibile timore reverenziale nei confronti della Juventus e il Catanzaro si arroccava, lasciando in avanti il solo Palanca che, perà, veniva affiancato da Improta, Zanini, Nicolini e Orazi che a turno si sganciavano dando vita a manovre a largo raggio.

La Juventus premeva di più ma era Zanini ad impegnare Zoff con un tiro velleitario. La replica dei bianconeri all'8': Cuccureddu appoggiava su Benetti che dal limite fiondava fuori bersaglio. Quattro minuti dopo, una combinazione Virdis - Tardelli - Benetti era interrotta da Groppi con una corta respinta su Gentile il cui tiro chiamava al lavoro Mattolini: una parata di ordinaria amministrazione, l'unica del primo tempo. 

Reagiva il Catanzaro e al quarto d'ora sfiorava il gol. Morini tentava di fermare fallosamente Palanca sulla trequarti bianconera ma perdeva l'equilibrio e finiva a terra: il centravanti, sbilanciato, si reggeva in piedi, scambiava con Orazi, fintava Scirea e di destro sferrava un bolide che faceva tremare la traversa, ad un metro dall'incrocio dei pali. I trentamila spettatori fremevano incitando la loro squadra che si faceva più coraggiosa. Al 21' altro brivido per Zoff: per un fallo di Gentile su Palanca, il Catanzaro beneficiava di una punizione di seconda. Improta toccava sul sinistro di Palanca ma Zoff, di piede, respingeva il violento fendente. Al 26' i calabresi reclamavano per un 'mani' in area di Morini: l'arbitro giustamente sorvolava poiché lo stopper, intervenendo con il petto, aveva involontariamente sfiorato il pallone con il braccio. Ammoniva invece Orazi e Furino per proteste, soffocando sintomi di nervosismo. 

La Juventus si riportava sotto ma il gioco non fluiva per mancanza di varchi ed era ancora Zoff (32') ad essere minacciato. Improta serviva Orazi che allungava su Palanca: il suo tiro era deviato dal portiere, poi Cuccureddu allontanava. Al 35' in un contrasto lungo la linea laterale, Virdis cadeva rovinosamente producendosi una forte contusione al gomito destro contro lo zoccolo in cemento che delimita il campo per destinazione. Dopo le cure tornava in gioco, dolorante, mentre Ranieri sventava un tentativo di tunnel di Causio e chiamava al lavoro Zoff con un tiro-cross. Menegali ammoniva anche Causio (41') che protestava perché l'arbitro aveva ignorato un sospetto 'mani' in area (involontario) di Improta. Il tempo si chiudeva con una uscita di Zoff su Improta lanciato a rete. 

Durante l'intervallo il pubblico sognava la vittoria del Catanzaro mentre qualche 'Ultras' contestava un cronista radiofonico. Nella ripresa il Catanzaro appariva in debito di ossigeno, soprattutto negli uomini che avevano speso di più come Improta, Nicolini e Orazi. Anche la difesa si scopriva e la Juventus, dopo un colpo di testa di Causio deviato in angolo da Mattolini (il 'barone' però, era in fuori gioco rilevato dall'arbitro) costruiva la prima palla-gol (55'). Furino centrava da destra per Bettega che smarcava Virdis in area per il tiro: Orazi, superato, non poteva fare altro che trattenere il sardo per la maglia. Menegali decretava il sacrosanto rigore. La folla tratteneva il fiato ed esplodeva in un boato di gioia quando il pallone calciato da Causio s'infrangeva sulla sbarra trasversale. 

L'errore di Causio dava morale al Catanzaro e Trapattoni al 56' decideva di inserire Fanna al posto del menomato Virdis che aveva giocato con un vistoso bendaggio al braccio destro. L'azione della Juventus si faceva più arrembante. Morini veniva ammonito per fallo su Palanca e al 74' Tardelli serviva Bettega che sparava a lato. Era l'ultima occasione. Poi le due squadre davano l'impressione di essere soddisfatte del pareggio. Il finale, senza storia, era caratterizzato dall'ammonizione di Nicolini (proteste) e dall'inserimento perditempo all'89' di Gaiardi al posto di Nicolini. La gente sfollava soddisfatta dal 'Comunale': il Catanzaro aveva fermato la 'terribile' Juventus. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 16 ottobre 1978




CATANZARO-JUVENTUS: 0-0
La Juve non vale un... Palanca

La Juventus è stata derubata in treno, non certo a Catanzaro. La prima firma del "Corriere della Sera" Gianni De Felice, è stato categorico: 

«La Juve fallisce lo "scippo" a Catanzaro». 

Cioè, secondo lui, se Causio non avesse sbagliato quel rigore, il Catanzaro avrebbe potuto gridare al furto. Il suo commento è chiarissimo: 

«Un punto in trasferta è un punto guadagnato, non lo neghiamo. Avremmo soltanto voluto che la Juve se lo guadagnasse meglio». 

E sul "Corriere dello Sport" Giuseppe Pistilli per ridimensionare l'impresa della Juventus ha tenuto a far notare: 

"Né bisogna dimenticare che il Catanzaro è l'unica squadra della serie A ancora a digiuno di gol". 

Per entrambi questi critici, Virdis è stato un disastro, gli hanno rifilato 4 sulla pagella. Secondo "Stampa Sera" invece il sardo deve essere elogiato. Ha scritto Bruno Bernardi cuore bianconero:

"Virdis tocca pochi palloni sia per la strettissima guardia di Sabadini, sia per la mancanza di rifornimenti. Ha una sola occasione ma Orazi lo trattiene per la maglia provocando il rigore". 

Quindi le sue colpe sono relative, anzi ha il merito di aver fruttato la massima punizione. A Torino l'incontro era stato presentato in termini drammatici. 

"II Catanzaro ha promesso venti milioni a testa a ciascun giocatore in caso di vittoria" 

aveva scritto Vladimiro Caminiti su "Tuttosport". Personalmente ci sembra una balla grossa come la Mole Antonelliana. Venti milioni a testa li avrebbe dati Boniperti a ciascun giocatore della Juventus, se Furino e compagni avessero vinto la Coppa dei Campioni. Possibile che l'avvocato di Catanzaro, che si chiama Ceravolo e non Agnelli, con il bilancio che si ritrova abbia promesso una follia del genere per battere la Juventus? Piuttosto una frase di Caminiti doveva far meditare Trapattoni: 

"Al termine della sgambata parliamo con Causio che ha il pensiero al piccolo figliolo Francesco in ospedale da sei giorni per delle analisi. Ce ne parla lungamente, le sue parole rendono ancora più caro, se mai è possibile, un giocatore come Causio...". 

Insomma un Causio in quelle condizioni, con il pensiero rivolto al figlio in ospedale, non doveva essere incaricato di tirare il calcio di rigore. Stavolta Trapattoni avrà anche indovinato la formazione, però ha difettato di psicologia.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.42



catanzaro

Catanzaro

catanzaro

catanzaro

catanzaro

Sul terreno del Comunale di Catanzaro, Mazzone e Trapattoni si aggiudicano un tempo ciascuno. I "rossi", infatti, conducono per tutto il primo tempo: al 13' c'è una traversa di Palanca e Zoff salva in tre occasioni la porta bianconera. 

catanzaro

catanzaro

catanzaro

catanzaro

juve

maglie










venerdì 16 maggio 2025

16 Maggio 1982: Catanzaro - Juventus

É il 16 Maggio 1982 e Catanzaro e Juventus si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Catanzaro.

Con questi due punti i nostri eroi conquisteranno il ventesimo scudetto della Vecchia Signora. Il tutto dopo una lotta lunga, difficoltosa (e con strascichi polemici incredibili). Infatti in classifica lo squadrone bianconero stacca di un solo punto i rivali della Fiorentina. Compare così la seconda stella sulle maglie bianconere. 

La forza della squadra bianconera é indiscutibile! Tant'é che gran parte dell'undici titolare della Juve sará protagonista (pochi mesi dopo) della conquista della Coppa del Mondo con la Nazionale Italiana ai Mondiali di calcio di Spagna '82.

Buona Visione!



catanzaro



Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Catanzaro - Stadio Comunale
domenica 16 maggio 1982 ore 16:00
CATANZARO-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Brady rigore 75

CATANZARO: Zaninelli, Celestini, Salvadori, Boscolo (Cascione 46), Santarini, Peccenini, Mauro, Braglia, Borghi, Sabato, Bivi (Palese 71)
A disposizione: Bertolini, Cardinali, Nastase
Allenatore: Bruno Pace

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Bonini 85), Tardelli, Rossi P., Brady, Virdis (Fanna 53)
A disposizione: Bodini, Osti, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pieri C.
AMMONIZIONI: Gentile (Juventus); Braglia (Catanzaro)




La seconda stella è il regalo d'addio alla Juventus dell'irlandese, freddo esecutore del rigore che ha battuto il Catanzaro 
La mano di Celestini, il sinistro di Brady 
Nessun dubbio sull'illecita parata del terzino calabrese sul tiro di Fanna, a un quarto d'ora dalla fine
I bianconeri hanno dominato la partita e costruito numerose palle gol, colpendo due pali
Polemiche per l'intervento in area di Brio su Borghi al 36' 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE 
CATANZARO — Sulla roulette dello scudetto la pallina s'è fermata sul numero 20, pari, «passe», bianconero. Su rigore trasformato, con rara freddezza, dal «ripudiato» (per cause di forza maggiore) Liam Brady al 75', la Juventus, campione d'Italia uscente, si è aggiudicata la storica doppia stella. Alla Fiorentina, fermata a Cagliari, l'onore delle armi, ma la Juventus anche a Catanzaro ha confermato di essere la più forte.

Una vittoria di... rigore, non tanto perché arrivata dal dischetto, quanto per la superiorità dimostrata dalla squadra di Trapattoni contro un avversario che niente ha concesso sul piano dell'impegno agonistico. Anche i calabresi recriminano per un penalty non concesso da Pieri al 36' del primo tempo. Mauro da destra lanciava Borghi che, in area, entrava in collisione con Brio e finiva a terra. Lo stopper aveva allargato il braccio destro, dando l'impressione di trattenere l'avversario: forse gli estremi del rigore c'erano, ma l'arbitro era di diverso avviso. Un episodio, comunque, da moviola. 

Nessun dubbio, viceversa, su quello che ha deciso l'incontro e il campionato. L'azione è scaturita da un caparbio spunto di Brady, che era salito in cattedra nella ripresa con grande autorità. L'irlandese serviva Marocchino, che si produceva in uno scatto poderoso e centrava per Rossi, il quale di testa girava sul palo; la sfera tornava in mischia e Fanna (subentrato a Virdis dal 52') tirava due volte a rete: sulla seconda il terzino Celestini intercettava, quasi sulla linea, col braccio allargato. Pieri questa volta fischiava la massima punizione, fra l'esultanza del giocatori bianconeri. 

Contemporaneamente dalla curva Ovest — dove campeggiava un bandierone della Fiorentina insieme con quelli giallorossi e da dovè, prima dell'inizio, s'era alzato in cielo uno striscione viola con un grosso scudetto, sollevato da palloncini — partiva un fitto lancio di oggetti vari. Brady piazzava il pallone sul dischetto ed aspettava che la buriana si calmasse. Sulle sue spalle calava improvvisamente una enorme responsabilità, la più «pesante» ma anche la più esaltante nei due anni vincenti trascorsi in Italia. Poi il tiro: una finta, un sinistro basso, angolatissimo e imparabile, sulla destra del bravo Zaninelli. I pugni al cielo, Brady finiva soffocato dagli abbracci dei compagni. E mentre le migliaia di tifosi juventini esultavano, un'altra bottiglia di plastica colpiva il braccio di un guardalinee: un gesto che costerà una multa salata al Catanzaro. 

La partita finiva praticamente dopo il rigore, con la Juventus che amministrava abilmente il risultato, controllando senza affanno i calabresi che producevano l'ultimo forcing alla ricerca del pareggio. Bonini all'84' dava il cambio a Marocchino, che era stato fra i migliori, lottando con lucida determinazione, al pari di un grande Brady e di Tardelli che, dopo la «suspense» dei giorni scorsi, aveva deciso di giocare dopo un ultimo provino. 

Proprio a Tardelli erano capitate le tre occasioni più limpide. La prima al 7'. Scirea si sganciava in profondità e serviva Virdis, che toccava a Rossi, il quale fintava splendidamente per Tardelli: grande destro a fil di traversa che Zaninelli, con un balzo, alzava in corner. Sembrava quasi il replay della parata di Castellini, sullo stesso Tardelli, domenica scorsa. La seconda al 47'. Sulla punizione di Gentile, Tardelli si smarcava sotto porta e di testa, con Zaninelll fuori causa, incocciava la parte superiore della traversa. La terza al 54': un servizio di Brady scavalcava la difesa, ma Tardelli, da favorevole posizione, sprecava. 

Il generoso e sfortunato Tardelli non era il solo a sfiorare il gol. Ci avevano provato anche Virdis (14'), che di testa appoggiava a lato; Rossi (22' e 44'), ma Zaninelli non si lasciava superare; Brio (69'), che di testa anticipava il portiere di un soffio, ma il pallone si perdeva sul fondo; Fanna (70'), con un tiro deviato in corner in extremis. Sull'1-0 ancora Rossi, con una bella azione sulla sinistra, scodellava un pallone diabolico dal fondo campo sotto la traversa, ma Zaninelli, con prontezza di riflessi, deviava in calcio d'angolo.

Tutto questo, al di là delle polemiche che ha sollevato e solleverà il sospètto rigore di Brio, conferma che il successo juventino di ieri è legittimo, anche se il Catanzaro ha fatto in pieno la sua parte alla ricerca di un risultato di prestigio. I calabresi erano tranqullli, senza problemi di clasiffica dopo l'ottimo campionato, mentre la Juventus si giocava tutto. 

Mauro, il «gioiello» di Pace, era attivissimo e costringeva Cabrini, sceso in campo con un'iniezione antidolorifica al piede destro, a faticare. Bivi, il cannoniere del Catanzaro, era invece bloccato da un Gentile attentissimo e attivo negli appoggi, mentre Brio non solo controllava bene Borghi, ma si portava sotto, come faceva spesso Scirea, alla ricerca del gol. Quando il «libero» si sganciava, Furino presidiava magnificamente la zona difensiva, al punto che Zoff doveva svolgere un lavoro di ordinaria amministrazione, senza pericoli di rilievo tranne una folgore di Cascione (subentrato a Boscolo dopo l'intervallo), che sorvolava la sbarra trasversale al 51'. 

Una gara sostanzialmente corretta, priva di falli cattivi anche se tiratissima, disputata in un clima abbastanza teso sugli spalti più che in canili Pieri estraeva il cartellino giallo soltanto due volte, per ammonire Braglia (proteste) e Gentile. La Juventus ha avuto anche il merito di mantenere sempre la calma, malgrado il gol tardasse ad arrivare, grazie alla sua vasta esperienza, all'abitudine a vincere certe battaglie. Calma che lo stesso Rossi ha dimostrato di aver assimilato, nonostante non avesse mai vinto niente in precedenza. 

«Pablito» è apparso in crescendo, per nulla turbato da quanto era accaduto all'aeroporto di Sant'Eufemia alla vigilia, e ha dato un il concreto apporto a questa partita decisiva. 

Bruno Bernardi


Le pagelle di un anno da Zoff a Trapattoni 

DINO ZOFF (30 presenze, voto 7,5) E' il portiere meno battuto, grazie anche alla difesa, della serie A e mai in 10 campionati con la Juve aveva subito così poche reti. Nonostante i suoi 40 anni, è riuscito ad avere un rendimento costante. Classe, fisico, piú mestiere: questa là formula magica di «San Dino» che ha scoperto l'elisir di lunga durata. 

CLAUDIO GENTILE (27 presenze, 2 gol, voto 7,5) Una roccia che, talvolta, s'è trasformata in... pietra preziosa. I suoi costanti progressi tecnici lo classificano tra i più forti difensori d'Europa, forse del mondo, a patto che non smarrisca l'umiltà e non si lasci tentare dalla voglia di strafare. 

ANTONIO CABRINI (29 presenze, 5 gol, voto 7,5) Non è riuscito ad eguagliare i 7 centri del campionato precedente, ma come terzino cannoniere si è espresso sovente sui livelli del 78, la stagione che al Mundial lo consacrò campione di razza. E' maturato sul piano tattico. 

GIUSEPPE FURINO (27 presenze, voto 8) Gli anni passano (ne compirà 36 il 5 luglio prossimo), ma «Furia» non si placa. Ancora una volta è stato il fulcro del centrocampo, tra i più redditizi per agonismo, tenuta, esperienza. Un «playmaker» da combattimento. 

SERGIO BRIO (29 presenze, 1 gol, voto 8) Da gigante (troppo) buono a stopper ruggente. «Miracolato» dopo la delicatissima operazione al ginocchio sinistro, ha smentito coloro che non lo ritenevano «da Juventus», fermando quasi tutti i suoi diretti avversari e partecipando attivamente, sui calci piazzati e sui corners, alle offensive. Un'arma tattica in più. 

GAETANO SCIREA (30 presenze, 5 gol, voto 7,5) Mai era andato così spesso a bersaglio in un campionato, a conferma della sua polivalenza. Il «libero» con licenza di segnare ha però sempre presidiato, con intelligenza e interventi puntualità retroguardia. 

DOMENICO MAROCCHINO (29 presenze, 1 gol, voto 7) Per la prima volta titolare di partenza, il vercellese ha dimostrato dì poter reggere un intero campionato, sia pure con alti e bassi, ma nonostante l'elevato numero di partite disputate s'è rivelato meno incisivo a rete che nel due anni precedenti, anche se è cresciuto alla distanza. 

MARCO TARDELLI (22 presenze, 3 gol, voto 7) Noie muscolari gli hanno imposto qualche «stop» che ha influito sul suo rendimento. Tuttavia ha dato un buon contributo, anche se non eccezionale, per l'agonismo, la vitalità e la mentalità vincente che mai gli è venuta meno. 

GIUSEPPE GALDERISI ( 16 presenze, 6 gol, voto 7,5 ) Lanciato in mischia, l'esordiente «Nanu» ha avuto un periodo... gigantesco in cui non solo non ha fatto rimpiangere Bettega, ma è stato definito «Galderossi» o il «piccolo Maradona». Poi è un po'calato, 'denunciando qualche ingenuità dovuta all'età acerba. In lui c'è la stoffa, il talento. E' molto più d'una promessa. 

LIAM BRADY (29 presenze, 5 gol, voto 7) Un campionato con pochi acuti. Ha risentito della mancanza di Bettega che, per il suo tipo di gioco, era un grosso punto di riferimento, e anche di quella, sporadica, di una «spalla» come Tardelli. Dall'irlandese era lecito aspettarsi dì più, anche se il suo apporto è stato valido (e il suo rigore decisivo). 

PIETRO PAOLO VIRDIS (30 presenze, 9 gol, voto 7,5) Doveva essere un rincalzo di lusso, viceversa s'è riconquistato subito il posto e l'ha difeso con risultati soddisfacenti, anche se ha cambiato ruolo e «partner» e se ha avuto delle pause. Solo in B, col Cagliari, aveva segnato di più (18 reti): è il capocannoniere bianconero. 

MASSIMO BONINI (18 presenze, 1 gol, voto 7) Per essere alla sua prima stagione in Serie A, ha giocato moltissimo (14 gli spezzoni). S'è confermato un «jolly» importante, sostituendo Furino, Tardelli, Brady e fungendo anche da ala tattica. Gli manca un pizzico di personalità per completarsi. 

PIETRO FANNA 19 presenze, 1 gol, voto 6,5 ) Era un torneo in cui avrebbe dovuto «sfondare» definitivamente, invece ha compiuto qualche passo indietro mantenendosi al di sotto delle sue possibilità, deludendo chi credeva in lui e perdendo il posto di titolare che s'era conquistato faticosamente nella stagione '80-'81. Ha giocato interamente solo 5 partite. Il tiro che ha provocato il rigore-scudetto non lo riscatta del tutto. 

CLAUDIO PRANDELLI (8 presenze, voto 6) Se la pubalgia non l'avesse bloccato, sicuramente questo centrocampista «tuttofare» avrebbe collezionato qualche gettone in più. Merita, comunque, la sufficienza per essersi tenuto pronto (prima dell'infortunio) alle chiamate. 

ROBERTO BETTEGA (7 presenze, 5 gol, voto 8) Era lanciatissimo, capocannoniere, quando Munaron gli rovinò sul ginocchio sinistro che il professor Pizzetti gli ha ricostruito. Sperava di tornare in squadra nel finale, ma non c'è riuscito. Malgrado il valore di Galderisi, la classe di Bobby-gol sarebbe servita. 

CARLO OSTI (6 presenze, voto 6,5) Non è facile mantenersi in forma sapendo di avere pochissime probabilità di giocare. Il suo merito è proprio quello di non aver mai tradito la fiducia di Trapattoni quando l'allenatore l'ha inserito in prima squadra. 

PAOLO ROSSI (3 presenze, 1 gol, voto 7 ) Due anni di assenza per squalifica, un ritorno brillante, poi l'inevitabile enpasse in attesa di riprendere piena confidenza con il clima agonistico. A Catanzaro si è avvicinato alla forma migliore. Non gli si poteva chiedere di più. 

ROBERTO TAVOLA (3 presenze, voto 6) Impostato anche da terzino smistro, ha avuto rarissime occasioni per mettersi in luce, ma ha raccolto qualche scampolo di gloria. 

LUCIANO BODINI (nessuna presenza) Ha scaldato, per il quarto campionato consecutivo, la panchina. L'ombra discreta, silenziosa del sempiterno Zoff. 

GIOVANNI TRAPATTONI (voto 8) Nonostante la perdita di Bettega ed altre assenze di rilievo, il tecnico ha sempre trovato soluzioni alternative (Galderisi e Bonini in particolare) in una «rosa» peraltro assai valida. Oltre ad aver impostato un'ottima preparazione, dosando le forze, ha avuto il grosso merito di tenere la squadra nella giusta tensione che, dopo la conquista del 19° scudetto, rischiava di avere... cadute. Tatticamente la Juventus, sfortunata in Coppa dei Campioni, ha svolto il gioco più moderno.

Bruno Bernardi




Nel giorno del commiato, Liam Brady regala alla Juventus il ventesimo scudetto. Si risolve cosi, a un quarto d'ora dalla fine del campionato, l'aspro duello con la Fiorentina, mentre Milan e Bologna (17 titoli in due) finiscono in B
Juventi 

E LIAM BRADY ad appuntare la seconda stella sul petto pluridecorato della Vecchia Signora. Il piccolo irlandese conclude la sua avventura bianconera con due scudetti su due, prima di lasciare spazio ai suoi illustri eredi, Platini e Boniek, che si vedono offerta su un piatto d'argento una Coppa dei Campioni presumibilmente ricca di prospettive. La domenica più intensa del calcio italiano si chiude mescolando come da copione vicende tristi e liete. Non ci sono code, la suggestiva ipotesi dello spareggio si sbriciola sul braccio di Celestini che ferma, davanti alla linea, il tiro di Fanna; o magari, sul gol che Mattei annulla a Graziani, in Cagliari-Fiorentina. Avevo anticipato, la scorsa settimana, la sensazione che non ci sarebbe stato il giudizio di Dio conclusivo, fra le due grandi protagoniste: per sommo gaudio di Bearzot, che ne avrebbe visti sconvolti i suoi già precari programmi mondiali. In coda, retrocede per la prima volta il Bologna, in 73 anni di onorata milizia calcistica e può solo consolarsi con il nome fascinoso del suo compagno di viaggio, quel Milan cui non è servita l'estrema ribellione di Cesena. A ben guardare, è una prima volta anche per il Milan: la prima, recente caduta, era stata decretata da vicende extrasportive, non dal campo. Si salvano all'ultimo tuffo Cagliari e Genoa, compagini titolate anch'esse. In ogni caso, la prossima serie B avrà illustrissimo pedigrée, con tre formazionı (Milan, Bologna, Lazio) in altri tempi campioni d'Italia. La gioia e il terrore si sono rincorsi sul filo, il calcio minuto per minuto avrà frantumato tutti i record di indice d'ascolto. Eppure, mi sembra di cogliere un palpabile senso di delusione. Doveva essere la giornata di tutti gli sfracelli, clamorosi sovvertimenti di situazioni, crolli e resurrezioni senza un attimo di respiro. E capitato che la doppia sfida-scudetto ha partorito un solo gol, su rigore, dopo recite ferreamente ancorate al lo zero a zero di partenza. E sul fondo? Certo, fra Napoli, Ascoli e Cesena la suspense si è inseguita fra ripetute altalene di punteggio. Ma alla fine tutto è rimasto esattamente com'era. Novanta minuti praticamente inutili, Cagliari e Genoa hanno strappato il punto che li metteva al riparo da tutte le insidie. Così è mancato il miracolo a innescare l'ultimo thrilling, ma può anche essere una morale. A decidere il destino di una stagione è la regolarità di rendimento, non l'estrema impennata della disperazione. Il discorso vale soprattutto per il Milan: otto punti nelle ultime cinque partite, di cui tre fuori casa. La sua condanna, però, se l'era firmata prima.

JUVENTUS. Il diciannovesimo scudetto le fu a lungo contestato per quel gol annullato a Turone nella sfida con la Roma. Il ventesimo sigillo solleverà altre polemiche per il rigore negato al Catanzaro. E fatale, per chi resta costantemente ai vertici, essere esposti alle intemperie: e per chi si aggancia agli episodi, il campionato offre una così variopinta casistica da legittimare tutte le ipotesi, anche le più ardite. Resta la realtà di questa squadra inossidabile, dai nervi d'acciaio, che emerge quando lo stress congela le iniziative e paralizza i riflessi. Quest'anno ha avuto le sue disgrazie: quali e quante non è il caso di riesumare, tanto più che ognuno ha la sua parte di guai da lamentare. Ma è certo che un Bettega nella strepitosa forma di inizio stagione avrebbe dato altra cadenza alla fuga d'avvio. E avrebbe, se non altro, evitato quella dispersione di scelte, prima di arrivare al coraggioso lancio di Galderisi, i cui gol hanno risolto tanti problemi. Resta un dato di fatto. La Juventus, che aveva avuto un girone di andata contraddittorio (formidabile partenza, accentuata flessione con tre sconfitte in cinque partite, vigorosa ripresa), nel ritorno ha totalizzato venticinque punti, con dieci vittorie e cinque pareggi. È una caratteristica dei sistemi di Trapattoni, un allenatore che gode di fama sicuramente inferiore ai meriti, portare la propria squadra al massimo rendimento nella fase decisiva. È stata questa la carta vincente, al di là delle suggestioni legate alle prodezze individuali.

FIORENTINA. Un'eccezionale antagonista è risultata comunque la squadra viola, che De Sisti ha plasmato a propria immagine e somiglianza. Straordinaria regolarità di rendimento, ventidue punti all'andata e ventitré al ritorno, impostazione tattica estremamente realista, secondo i canoni del miglior calcio all' italiana (in senso buono, dico). La perdita prima di Antognoni e poi di Pecci è stata compensata da un collettivo di prim'ordine, nel quale hanno trovato momenti di gloria preziosissimi gregari come Miani e folgoranti rivelazioni come Daniele Massaro. Non hanno sempre corrisposto alle attese le due punte, Bertoni e Graziani, in grado peraltro di assicurare una decente quotagol. Il sogno dello spareggio si è dissolto a Cagliari: nel confronto diretto la Fiorentina avrebbe avuto notevoli chances, essendosi rivelata sempre ostacolo arduo per la Juve, grazie alla propria dote di trovare la giusta contraría in chiave tattica. Con un leader come Passarella, l'assalto sarà tentato di nuovo il prossimo anno. Non credo che la Fiorentina sia destinata a rivelarsi una meteora e anche la super-Juve europea dei Boniek, Rossi e Platini dovrà tenerne conto.

ROMA. Il posto-Uefa è giunto a confortare parzialmente una stagione che ben altri traguardi aveva promesso, specie dopo la vittoria sul campo della Juve (settima di andata). Il diritto alla Coppa europea e il primato di Pruzzo nella graduatoria cannonieri (secondo consecutivo): ecco i soli segni tangibili rimasti a illustrare l'opera di Liedholm. Anche nel caso della Roma defezioni importanti (dolorosissima quella di Ancelotti, la cui fondamentale importanza nella manovra collettiva si è compiutamente avvertita quando il ragazzo è uscito di scena) e momenti sfortunati. Ma pure preoccupanti sintomi di cedimento psicologico, come se la maturità a lottare costantemente per il primato non fosse stata del tutto assimilata.

MILAN. Tonfo clamoroso, se si pensa alle ambizioni di partenza. Una campagna estiva molto promettente e dispendiosa, il tecnico sulla cresta dell'onda, uno straniero di grande affidamento in zona gol. Poi,
tutto si è sbriciolato all'improvviso. Radice ha avuto le sue brave colpe, i dirigenti anche, il cambio alla presidenza e in panchina non ha dato frutti, malgrado quella folle corsa finale. Il Milan ha avuto la possibilità di salvarsi quando il calendario gli ha offerto una serie di partite accessibili. Fra i tre impegni casalinghi con Catanzaro, Ascoli e Roma e la trasferta sul campo del già condannato Como, il Milan ha raccolto un punto in tutto! Qui si è condannato alla retrocessione, i successivi miracoli in serie hanno soltanto alimentato illusioni impossibili. È il verdetto più sconcertante del campionato perché non v'è dubbio che sul piano tecnico la squadra vantasse un potenziale da classifica medio-alta. Così, si può soltanto pensare alle discordie interne, alle piccole congiure, allo sfalda mento moralé. Per rispetto alle tradizioni del grande Milan, eviteremo di citare la vittoria nella Mitropa Cup come consolazione stagionale.

BOLOGNA. Evento storico. D'accordo, una prima volta c'è in tutte le cose. Ma settantatré anni di calcio al massimo livello non si cancellano facilmente. Il Bologna ha scontato errori antichi e nuovi. A differenza del Milan, si è presentato al via con un organico modesto, frutto di cessioni avventate e di acquisti sbagliati. Anche la scelta dell'allenatore non è risultata felicissima. Difficile identificare la causa precisa della condanna. Il giovane Liguori aveva tentato di rappattumare i cocci, dopo il crollo di Cesena, impostando tutto sulla sapienza tattica di Colomba. L'infortunio, a Napoli, dell'uomo-guida ha fatto precipitare definitivamente la situazione, dopo un'effimera schiarita. A Bologna si erano abituati al puntuale miracolo in extremis, ma a scherzare col fuoco si finisce inevitabilmente per bruciarsi.

ASCOLI. È finita subito alle spalle del Napoli, prima di una indomita schiera di provinciali. Il suo elogio finisce così col comprendere quello destinato al Cesena miracolato da Renatone Lucchi o al Catanzaro spumeggiante di Bruno Pace, all' Avellino e all'Udinese, terminate in logico calando, ma dopo aver centrato con ampio e meritorio anticipo il traguardo della salvezza. È stato anche il campionato delle provinciali, quello che ha condannato due squadre di blasone come Milan e Bologna (diciassette scudetti in due). L'Ascoli, più delle ammirevoli compagne di viaggio, ha avuto cuore e costanza di tirare sino in fondo a tutta andatura. Nel suo gioco concreto e realistico, privo di fronzoli ma non di pretese, si è riscontrata la mano di Carlo Mazzone, eccellente uomo di calcio, specialista in restauri disperati, capace come nessun altro di spremere recondite risorse da un materiale non di primissima scelta. Se nel nostro football va di moda il bianconero, il merito non è soltanto della Juve.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.20





catanzaro

catanzaro

catanzaro

catanzaro

catanzaro

juventus
catanzaro

catanzaro

catanzaro

catanzaro

catanzaro


catanzaro

catanzaro

juventus

catanzaro

juventus


juventus

catanzaro

catanzaro
juventus

catanzaro

catanzaro

catanzaro

catanzaro

maglie