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venerdì 8 maggio 2026

8 Maggio 2005: Milan - Juventus

È l'8 maggio 2005 e Milan e Juventus si sfidano nella sedicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2004-05 allo Stadio Giuseppe Meazza - San Siro di Milano.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in Europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sarà sicuramente ricordato per i successi ottenuti!

Dall'altra parte il Milan giudato da Carlo Ancelotti da filo da torcere ai bianconeri che proprio in questa partita effettueranno lo sprint finale per lo Scudetto.

Buona Visione! 



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Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 16 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 8 maggio 2005 ore 15:00
MILAN-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Trezeguet 28

MILAN: Dida, Cafu, Nesta, Stam, Maldini P., Gattuso, Pirlo (Serginho 46), Seedorf (Rui Costa 66), Kakà, Shevchenko, Tomasson (Inzaghi F. 55)
A disposizione: Abbiati, Costacurta, Ambrosini, Crespo
Allenatore: Carlo Ancelotti

JUVENTUS: Buffon, Pessotto G., Thuram L., Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi (Birindelli 60), Emerson, Appiah (Blasi 80), Nedved, Trezeguet (Zalayeta 76), (c) Del Piero
A disposizione: Chimenti, Montero P., Kapo, Olivera
Allenatore: Fabio Capello 

ARBITRO: Collina
AMMONIZIONI: Zambrotta 39, Emerson 71, Blasi 90+3 (Juventus); Nesta 31 (Milan)





La Juve ai raggi X

Il meglio
L'assist di Del Piero
La rovesciata è una prodezza entrata altre volte nella storia della Juve: quella di Parola diventò l'immagine delle figurine Panini, 
La rovesciata di Del Piero che ha servito a Trezeguet la palla dell'1-0 entrerà nella storia del (probabile) ventottesimo scudetto: stilisticamente perfetta, indubbiamente fortunata.

Il peggio
I rilanci nel vuoto
Va bene la stanchezza che tagliava le gambe, però quei rilanci che nel secondo tempo partivano dalla difesa verso il vuoto hanno alimentato l'azione del Milan e messo la Juve sotto una fortissima pressione. 
È subentrato l'affanno. Se si fossero controllate con il palleggio, certe situazioni pericolose probabilmente non sarebbero mai nate.


Così all'inizio
Trezeguet in attacco
E la solita Juve tranne per il rientro di Trezeguet che si piazza al centro dell'attacco. Del Piero si muove come sponda, Nedved parte da sinistra per portarsi al centro. Anche Camoranesi sulla destra si tiene più alto dei centrali Emerson e Appiah. La difesa è schierata a quattro in linea, con Thuram che si occupa delle avanzate di Stam sui calci da fermo.


Così alla fine
Difesa (quasi) a 5
La sostituzione di Camoranesi, infortunato, con Birindelli impone un cambiamento di schema. Nel finale i bianconeri difendono spesso con cinque uomini, proprio perché Birindelli arretra spesso e Pessotto si accentra. Blasi rileva Appiah mentre Zalayeta rileva un boccheggiante Trezeguet e cerca di coprire il centrocampo.


Le Pagelle

BUFFON 7,5
Dida gli aveva rubato lo scettro di miglior portiere della Serie A. Il Gigione parava, sì, ma non gli riuscivano più miracoli, ieri lo juventino è tornato a camminare sulle acque e Inzaghi ha fatto la figura del pesciolone irretito dalla sua uscita: gli ha tirato addosso. E Buffon ha potuto di nuovo esultare come un goleador.

PESSOTTO 6
Non è più il suo ruolo, vi si è adattato magnificamente, aiutato anche dai milanisti che non l'hanno attaccato a dovere. Una prova di sacrificio; peccato soltanto per l'abuso di rilanci nell'ultima mezz'ora, lui che i piedi per cercare disimpegni giocati

THURAM 6,5
Cresce nella ripresa, efficacissima nella difesa quasi impermeabile.

CANNAVARO7
S'é tagliato la chioma ma l'atteggiamento rimane quello del leone, quasi con un senso di rivalsa sulle polemiche da flebo in dvd. Mentre la curva milanista gli dedica cori sgradevoli, lo vediamo alzare lo sguardo come in una sfida, la stessa che impedisce a Sheva e ai milanisti di passare.

ZAMBROTTA 6,5
Potente, un camion che macina chilometri. È soltanto ingenuo nel difendere la palla quando Cafú gliela soffia e lui vi si aggrappa con una mossa da rigore per molti, non per Collina.

CAMORANESI 7
Obbliga Maldini a difendersi in tutti i modi, tiene palla, dribbla, sorregge la difesa, gioca a tuttocampo finché non si infortuna per un tackle con Gattuso

15' st BIRINDELLI 6

EMERSON 6,5  
Come si gioca con la pubalgia? Come lui, a passetti brevi però con la capacità di capire dove trovarsi. Del resto a vedere Pirlo e gli altri centrocampisti dei Milan la pubalgia sembra un malanno assai diffuso.

APPIAH 6,5
Poveraccio, era stato crocifisso persino dal suo allenatore per qualche prestazione sbadata a metà campionato. Era finito fuori squadra, ha riacquistato la fiducia, confermata ieri con una prova intensa, pronto a chiudere i varchi.

34' st BLASI 6 
NEDVED 6,5
Rinuncia alle sgroppate velleitarie e alle conclusioni impossibili che fanno soltanto perdere la palla e la pazienza: smette il mantello da mago Zurli, si addobba di panni più semplici per cui c'è chi dice che ha fatto poco, però, per chi guarda alla sostanza, è stata una delle sue prestazioni più utili. E all'ultimo minuto sfiora il 2-0 con un tiro uscito di mezzo metro.

DEL PIERO 7,5
Chapeau. Se fosse sempre questo, o anche solo 180 per cento di quello che si è esibito a San Siro, ogni critica diventerebbe di zucchero. Dell'assist in rovesciata parliamo a parte, di sicuro solo ai fuoriclasse vengono in mente quei colpi lì. Impegna Dida con un sinistro improviso, lo batte con un colpo di testa che solo la traversa ferma. Regge l'attacco quasi da solo.

TREZEGUET 7
Ogni tanto bisogna essere generosi. Varrebbe un voto più basso perché nella partita non incide molto e si muove con il contagocce: tuttavia, bravo lui se gli basta un pallone e un decimo di secondo per cambiare il campionato.

31'st ZALAYETA 6

CAPELLO 7
Non è l'allenatore che può riuscire a essere simpatico a un giornalista, ma la simpatia non è un accessorio indispensabile per fare bene il proprio lavoro. Lui il suo lo ha fatto benissimo, ha costruito una Juve e l'ha mantenuta uguale fino alla partita decisiva, senza invenzioni astruse né tentennamenti.

Marco Ansaldo







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lunedì 9 marzo 2026

9 Marzo 2005: Juventus - Real Madrid

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna.

É il 9 Marzo 2005 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finali della UEFA Champions League 2004-05 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti!

Buona Visione!

 



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Champions League 2004-05
Ottavi di Finali Gara di Ritorno
JUVENTUS-REAL MADRID 2-0 dopo tempi supplementari
(Gara di Andata Finì 0-1)
Marcatori: 75 Trezeguet, 116 Zalayeta

Juventus: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Pessotto G. (66 Tacchinardi), Del Piero (57' Trezeguet), Zalayeta (120 Oliviera), Ibrahimovic
A dsiposizione: Chimenti, Montero, Birindelli, Appiah
Allenatore: Fabio Capello

Real Madrid: Casillas, Raul Bravo, Helguera, Samuel, Roberto Carlos, Gravesen, Beckham (77 Solari), Figo, Zidane (74 Guti), Ronaldo, Raul (96 Owen)
A disposizione: Cesar Sanchez, Borja Fernandez, Celades, Pavon
Allenatore: Waldemir Luxemburgo

Arbitro: Merk (Germania)
Ammonizioni: Tacchinardi, Emerson, Zambrotta (J) , Solari (R)
Espulsioni: 113 Tacchinardi (J), 113 Ronaldo (R)



CHAMPIONS LEAGUE: BIANCONERI NEI QUARTI DOPO UN MATCH ALL'ULTIMO RESPIRO DECISO Al SUPPLEMENTARI. NEL FINALE ESPULSI RONALDO E TACCHINARDI 
Juve, impresa da mille e una notte Trezeguet e Zalayeta cancellano il Real Madrid 

TORINO L'ultima immagine di una notte emozionante nella coda, come i film di cui vale la pena guardare soprattutto il finale, si concentra sulla corsa di Capello che infila gli spogliatoi correndo con le ginocchia alzate e vibrando i pugni, come non fece neppure la volta che segnò a Wembley contro l'Inghilterra, 32 anni fa. A tanto porta l'adrenalina e Capello, nel 2-0 inflitto dalla Juve al Real Madrid, ne aveva accumulata troppa. Vedeva che l'impresa di eliminare gli spagnoli dalla Champions League era a portata di mano. Tutti, nello stadio pieno e ormai in disarmo (ieri non funzionavano neppure i maxischermi) capivamo che per recuperare l' 1-O del Bemabeu sarebbe bastato fallire un po' meno in zona gol. Ma la Juve per un'ora e un quarto non c'era riuscita, sbagliando le occasioni e, almeno per una mezzora, l'atteggiamento. Finché la rovesciata di Trezeguet ha ristabilito la parità nel doppio confronto e la botta secca, radente di Zalayeta ha deciso i supplementari. 

Capello allora ha lasciato che tracimasse quanto si teneva dentro. La Juve è entrata tra le otto migliori d'Europa, uscire sarebbe stato un suicidio economico (il passaggio ai quarti vale 2 milioni di euro, più l'incasso della partita interna) e anche un mezzo fallimento del progetto che la società ha avviato chiamando Capello per vincere non soltanto in Italia. Invece la Juve ce I'ha fatta: non alla maniera epica di due anni fa, con un calcio solare e di purissimo spettacolo, però con l'ostinazione della squadra solida. Ha giocato una partita guardinga, anche troppo nel primo tempo, iniziato bene con la palla gol (la prima di una serie) sparata da Ibrahimovic addosso a Casillas dopo 6 minuti, poi spenta in una tattica perdente e pericolosa. Accettare il gioco del Real Madrid è come mettersi al tavolo da poker con un baro e sperare che gli assi gli scivolino via dalla manica: è altrettanto improbabile che i madridisti si lascino confondere quando possono scambiarsi la palla agevolmente come in un allenamento. 

Dal 20', i bianconeri si assestavano sui ritmi lenti e elaborati degli avversari e rinunciavano all'aggressività. La Juve era lunga, troppo incline a cercare Ibrahimovic con lanci di quaranta metri sui quali Helguera e Samuel prendevano le misure. Capello aveva lasciato in panchina Tacchinardì e scelto Pessotto, che non se la cavava male. Mancavano però la spinta di Zambrotta e la regia offensiva di Camoranesi, a mezze tinte per almeno un'ora: nella zona in cui il Real è più fragile, le fasce, la Juve non aveva intensità. Succedeva poco, al Real andava benissimo. Anzi ne approfittava per piazzare un paio di spunti con Ronaldo, grassoccio però col dentone avvelenato dagli insulti che accompagnavano ogni sua giocata. Sul finire del primo tempo il brasiliano piazzava la palla a mezzo metro dal palo e al 6' della ripresa trascinava la ciccia in contropiede. La conclusione in diagonale era deviata da Buffon sul palo. Era il momento più basso della Juve. Slegata e flaccida. Capello dava la scossa. Fuori Del Piero, dentro Trezeguet per sbattere la palla in porta. La gente apprezzava l'ingresso del francese, non l'uscita del capitano che si era mosso molto, arretrando a prendere i palloni per impostare l'azione. 

Era stato un Alex con luci e ombre ma levarlo pareva un azzardo, mentre Zalayeta ne aveva combinate poche. O Capello aveva già capito o è un uomo fortunato perché da quella mossa la partita prendeva un'altra direzione. Cambiava la chimica dell'attacco, Ibrahmiovic si levava dalla zona gol dove sbaglia troppo e faceva ciò che gli piace, il malandrino, l'irriverente sarto di assist. I bonzi madridisti trascinavano per il campo i nomi e le ombre. Che ne era di Raul, di Figo, di Beckham, di Roberto Carlos (che si notava solo per una punizione esplosiva parata d'istinto da Buffon nel finale)? L'acido galactico gioca ormai con i loro muscoli o forse si sono davvero imborghesiti. Anche Zidane accarezzava palloni senza la determinazione dei giorni migliori. La pressione della Juve aumentava, le distanze si accorciavano. C'erano palle gol sfruttate male. Ci riusciva alla fine Trezeguet e guai a chi si stupisce. Alla mezz'ora Ibrahimovic arpionava di testa un cross lungo sulla linea di fondo, Trezegol lasciava che la palla rimbalzasse e la girava in porta con una rovesciata. Si arrivava ai supplementari con l'espulsione di Tacchinardì e Ronaldo e il brivido di una punizione di Figo uscita di un niente. Poi la botta bassa e decisiva dal limite dell'area di Zalayeta, l'uruguavano silenzioso che esce dagli armadi al momento opportuno. Due anni fa aveva eliminato il Barcellona, ieri ha ristabilito in Spagna la par condicio.

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005




LE PAGELLE 
Buffon, un pugno di ferro contro Roberto Carlos 
Ibrahimovic spreca troppo, Cannavaro è una roccia 

BUFFON 7. Nel primo tempo la contraerea bianconera funziona, i galattici provano con tiri da lontano che non preoccupano a parte quello di Ronaldo che va a un passo dal palo. Proprio il Fenomeno lo impegna all'inizio ripresa con un diagonale che mette in angolo con le unghie. Invece ci vuole un pugno di ferro per respingere la punizione di Roberto Carlos. 
ZEBINA 6. Molto lavoro da sbrigare per suturare le ferite che si aprono sulla fascia destra dove c'è un continuo turnover di madridisti. L'impegno difensivo non gli impedisce di tentare l'affondo in alternanza con Camoranesi. Qualche errore in disimpegno nel finale, ma è il prezzo da pagare alla stanchezza. 
THURAM 6. Perfetto nell'opera di sminatore, tiene a bada Raul annullando del tutto i margini di errore. 
CANNAVARO 6,5. Roccioso su Ronaldo cui concede una conclusione pericolosa. Nelle fasi di stanca della partita parte lancia in resta per alzare i ritmi e scuotere i compagni. 
ZAMBROTTA 5,5. Bene a Madrid, allarmante ieri sera. Commette errori che potrebbero costare carissimi concedendo agli avversari via libera sulla fascia sinistra. 
CAMORANESI 6,5. Porta a spasso il codino alla Baggio esibendo il meglio del repertorio. Un tiraccio sfiora l'incrocio dei pali. Per sfuggire a Roberto Carlos si sposta al centro, scocca la freccia che provoca il primo gol. 
EMERSON 6,5. Solito lavoro di quantità, recupera e rilancia, partecipa al disperato assalto sgobbando fra le retrovie aawersarie. 
PESSOTTO 6,5. Fronteggia Beckham, prende l'iniziativa, mette in mezzo all'area un numero notevole di palloni, fra gli altri quello che Ibrahimovic non trasferisce in rete per una prodezza di Helguera 
(dal 21' st Tacchinardì 5: controlla Gravesen, si azzuffa con Ronaldo e merita il cartellino rosso che Merkle sventola sotto il muso).
ZALAYETA 7. L'eroe della serata. Nella ripresa movimenta l'arrembaggio alla ricerca del varco buono che trova quasi fuori tempo massimo con una fucilata che apre la festa 
(dal 15' sts Olivera sv). 
IBRAHIMOVIC 6,5. La prima palla-gol è sua, ma la spreca in maniera scandalosa sparando addosso a Casillas. Nulla da dire sulle sue qualità tecniche, ma il ruolo di goleador non gli appartiene. Infatti sbaglia alla grande anche nella ripresa. Si conferma re degli assist offrendo a Trezeguet la palla del vantaggio e ribadisce di essere il numero uno nel tenere la squadra appiccicata all'area avversaria. 
DEL PIERO 6. Parte dalla sinistra, ripiega a cercare il pallone. Brucia le mani di Casillas con un destro che pareva quasi innocuo. Si accomiata dalla partita senza colpe particolari 
(dal 12' st Trezeguet esce all'improvviso e colpisce con una rovesciata capolavoro che accende la speranza e battezza la festa). 
CAPELLO 7. Prova tutte le soluzioni disponibili e alla fine ha ragione lui. Esce pazzo di gioia. Il repertorio di Zidane è infinito, Figo si nasconde Raul gira a vuoto, Beckham si pavoneggia invano  
REAL MADRID 
CASILLAS 6. L'aspirante numero uno al mondo, parola di Gigi Buffon, annulla la prima palla-gol della serata stoppando Ibrahimovic. Altri miracoli non deve farne, la voglia della Juventus si spegne su stinchi, ginocchia e natiche madridiste fino alla magia in rovesciata di Trezeguet e alla rasoiata decisiva del Panterone nel secondo tempo supplementare. 
RAUL BRAVO 5,5. L'assenza di Salgado promuove il modesto difensore di fascia. La Juve non ne sa approfittare e di rado i pericoli arrivano dalla zona sinistra. 
HELGUERA 6,5. Ha deciso la partita dell'andata, prova a decidere anche il ritorno quando in rovesciata toglie a Ibrahimovic una splendida occasione. Molto attento in ogni fase. 
SAMUEL 6,5. Il muro di romanista memoria ha piccole crepe, ma regge ancora l'urto. Grande il lavoro del secondo tempo, esce vincitore dalle mischie più furibonde. Ma non basta. 
ROBERTO CARLOS 5,5. Imbriglia Camoranesi, libera il sinistro omicida e collauda Buffon da distanza siderale. Non va mai all'assalto con decisione e nel secondo tempo dalla sua parte sono arrivate le azioni più pericolose. 
GRAVESEN 6,5. Gli altri sono tutti violinisti, a lui hanno affidato il tamburo per tenere svegli quelli della difesa spesso propensi alla siesta fuori orario. Lavora molti palloni, ha compiti distruttivi che tutto sommato assolve al meglio. 
BECKHAM 5. Si pavoneggia, ma non incide. Del resto non è neppure la prima volta che lo vediamo ai margini della partita. Patisce molto Pessotto 
(32' st Solari 6: molto pericoloso, sfiora il gol). 
FIGO 5. Si nasconde per tutto il primo tempo, tiene palla senza andare in pressing, senza dare scosse al gioco della squadra. Una prestazione da comprimario nella serata più delicata. Tenta nel finale di risolvere su punizione, ma sfiora soltanto l'incrocio. 
ZIDANE 6. Accolto come un amico dalla parte pensante del pubblico, ringrazia offrendo alla platea piccoli saggi del repertorio personale. Parte da sinistra, ma ha facoltà di trovare lui la posizione migliore. Meno importante rispetto all'andata, spreca poco e lascia il campo in chiaro debito di ossigeno 
(29' st Guti 6). 
RAUL 5. Pizzicato nella morsa formata Figo, una prestazione insufficiente da Thuram e Cannavaro, gira a vuoto, così prova da lontano, ma sono tiri che riscaldano i raccattapalle (dal 6' st Owen sv). 
RONALDO 5. A ogni pallone che tocca viene sommerso da fischi e chiamato «ciccione». Passeggia, assiste, amministra le energie evitando scatti inutili. Quando parte fa male e sfiora il gol all'inizio della ripresa lasciando sul posto i difensori bianconeri e sganciando un sinistro che Buffon riesce a deviare sul palo. Entra in collisione con Tacchinardì e viene giustamente espulso. Una macchia nella sua partita. 
LUXEMBURGO 5,5. La stagione è compromessa. In campo manda le figurine dei suoi campioni. 
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005





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La Stampa 10 marzo 2005

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venerdì 27 febbraio 2026

27 Febbraio 2005: Juventus - Siena

È il 27 Febbraio 2005 Juventus Siena si sfidano nella settima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2004-05  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in Europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sarà sicuramente ricordato per i successi ottenuti! 

Dall'altra parte il Siena che disputa una stagione dignitosa che culmina in un'importantissima (e sofferta) salvezza in Serie A.

Buona Visione! 





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Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 7 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 27 febbraio 2005 ore 15:00 
JUVENTUS-SIENA 3-0
MARCATORI: Del Piero 35, Emerson 50, Del Piero rigore 63

JUVENTUS (4-3-3): Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi (Ferrara C. 88), Emerson (Tacchinardi 77), Blasi, Del Piero, Zalayeta, Ibrahimovic (Olivera 68)
A disposizione: Chimenti, Pessotto G., Birindelli, Appiah
Allenatore: Fabio Capello

SIENA: Manninger, Portanova, Tudor, Colonnese, Alberto (Foglio 76), Taddei, D'Aversa (Cozza 59), Vergassola, Falsini, Chiesa (Maccarone 73), Flo
A disposizione: Fortin, Cirillo, Argilli, Di Donato
Allenatore: Luigi De Canio

ARBITRO: Collina
AMMONIZIONI: Olivera 71 (Juventus); Alberto 11 (Siena)



LE PAGELLE 
Camoranesi fa spettacolo, Ibra troppi errori 
Thuram è provvidenziale, Blasi uno stantuffo 

JUVENTUS
BUFFON 6,5. Nessuna incertezza, molto sicuro sul rasoterra di Taddei. 
ZEBINA 6. A volte sbaglia il tempo degli inserimenti offensivi, altre volte sono i compagni che non lo aiutano. Non ha ancora ritrovato il rendimento d'inizio campionato. 
THURAM 7. Sempre tranquillo e sicuro nelle chiusure, provvidenziale nel finale quando evita il peggio con due interventi decisivi. Poi manda al diavolo i compagni sbadati. 
CANNAVARO 6,5. Flo lo fregò al Mondiale, ma in campionato domina lo scugnizzo. Concede poco anche a Chiesa. 
ZAMBROTTA 6. Si presenta con un sinistro taghente che mette i brividi a Manninger. Prosegue senza squilli più a protezione della fascia sinistra, che a sostegno della squadra in avanti. 
CAMORANESI 6,5. Partecipa all'azione del primo gol con un recupero prodigioso, offre spettacolo per tutto il primo tempo, calcia l'angolo del raddoppio. Cala nella seconda parte 
(dal 43' st Ferrara sv). 
BLASI 6,5. Ramazza tutto il possibile e merita un applauso. Non è bravissimo in fase di spinta, appoggia palloni difficili da addomesticare. 
EMERSON 7. Ancora un gol di testa. Quando tenta il bis, viene uncinato da Taddei e offre a Del Piero la chance del rigore: Collina vede bene come a Parma quando punì Bonera per analogo fallo su Córdoba 
(dal 32' st. Tacchinardi sv). 
ZALAYETA 6.5. Una biscia quando salta Colonnese e innesca Del Piero. Molto bravo negli spazi che il Siena concede. 
IBRAHIMOVIC 5. Sbaglia troppo, per fortuna evita di fare il fenomeno con i soliti colpi di tacco a perdere. Ferisce Manninger alla testa con una scarpata 
(dal 23° Olivera 6). 
DEL PIERO 7,5. Due gol al Siena come all'andata, una prestazione di sostanza a conferma che se sta bene su Alex si deve ancora contare. Ha piccole pause, ma è sempre in partita. 
CAPELLO 7. Rispolvera il tridente, ritrova la vittoria con una Juve gagliarda. 

SIENA 
MANNINGER 6. Sbriga il lavoro normale, sui gol non può nulla. 
COLONNESE 4,5. Zalayeta lo aggira come una porta dello slalom, una serie di errori allarmanti. 
TUDOR 6. Ritoma sul luogo dove ha compiuto tanti misfatti, meno stordito del solito. 
PORTANOVA 5,5. Prima a sinistra poi a destra, il suo rendimento scadente non cambia. 
ALBERTO 5. Non spinge mai 
(dal 31° Foglio 5,5). 
TADDEI 6. Incappa nei garretti di Blasi, provoca il rigore, brucia le mani a Buffon con un gran destro. 
D'AVERSA 5. Si perde, anzi non parte proprio 
(dal 14' st Cozza 5,5) 
VERGASSOLA 5,5. Piccola prestazione, non fa argine. 
FALSINI 4,5. Decisivo per la Juve in più di un'occasione. 
FLO 6. Il giraffone fa la sponda per i compagni, lotta, ha poca fortuna. 
CHIESA 5,5. Un ex grande attaccante. Oggi le sue punizioni si spengono sulla barriera 
(dal 28' st Maccarone sv). 
DE CANIO 5. Non riesce a rimettere insieme i pezzi di una squadra sempre più in cattive acque






Juve, una scossa pensando a Roma e Real
TRAVOLTO (3-0) IL SIENA AL DELLE ALPI. MESSAGGIO DI OTTIMISMO IN VISTA DI DIECI GIORNI DI FUOCO
Juve, una scossa pensando a Roma e Real
Del Piero apre di tacco e chiude dal dischetto, di Emerson l'altro gol
 
TORINO Nel segno di Alex. Ritoma il tridente, ritoma la vittoria dopo due partite senza gol, ritoma soprattutto Del Piero. Due reti, tre assist, una prestazione concreta come da tempo non si vedeva più. Si rischia di passare per fessi a considerare finiti certi giocatori che appena ritrovano la condizione, recuperano tutto il meglio del proprio repertorio. Alla fine, nonostante qualche malinteso, anche Del Piero ringrazierà Capello, come ha fatto Cassano, per averlo aiutato a ritrovarsi. L'ultima volta che la Juventus aveva catturato i tre punti (due domeniche fa contro l'Udinese), Capello aveva utilizzato Del Piero, Trezeguet e Ibrahimovic in contemporanea. Ieri stessa tattica e tripletta al disastrato Siena. Unica variante la difesa, che rispetto al 2-1 sui friulani è ritornata all'assetto tradizionale con quattro giocatori, oltre a Zalayeta al posto del francese ancora convalescente. Al di là delle azzeccate alchimie capelliane, ecco di nuovo una Juve brillante, reattiva, attenta in ogni zona del campo, ovviamente non perfetta perché in questo momento non tutti i meccanismi funzionano alla perfezione. Per esempio, sale Del Piero e appassisce Ibrahimovic. Ma nessuno può lamentarsi. È comunque una Juve più che decorosa nonostante le assenze di Nedved e Trezeguet. Importante l'innesto di Zalayeta che non offre mai prestazioni banali, che irrobustisce l'attacco dandogli al tempo stesso la verve che serve quando si affrontano squadre poco inclini al gioco offensivo. Sul tre a zero incassato dal Siena c'è la doppia firma del capitano ritrovato. 
Un giocatore che, per ora, dimostra di essere sulla via del riscatto. Non tanto perché è ritornato al gol, ma proprio per come interpreta la partita, per come è sempre in gioco. Il Siena è il suo Viagra: sette gol in tre partite con i toscani. Ieri la seconda doppietta stagionale con un colpo di tacco splendido e un rigore trasformato con la tradizionale freddezza. In generale da parte del gruppo un messaggio di ottimismo in vista della Roma, partita al veleno che Capello potrebbe anche affrontare con il tridente. Infatti la squadra ha dimostrato grande spirito di sacrificio nell'interpretare una tattica che richiede partecipazione corale alla fase offensiva, ma soprattutto grande abnegazione in quella difensiva. Purtroppo per la Juve Ibrahimovic ha toccato uno dei punti più bassi della stagione. Forse stremato dal fatto di non aver mai potuto rifiatare per colpa dell'emergenza attacco, lo svedese ha sbagliato un'altra partita pur cercando di tenere sempre alta la squadra. Ha commesso errori in fase conclusiva che non sono soltanto colpa della sfortuna come ha sostenuto nei giorni scorsi Capello. Tuttavia la Juve ha superato anche questo handicap mettendo subito alle corde il Siena con la vitalità di Zalayeta, i ghirigori di Camoranesi, la sostanza del centrocampo. Il Siena ha disturbato Buffon all'inizio con una conclusione di Taddei, poi ha aperto il museo degli orrori. La Juve ne ha approfittato demolendo la resistenza - si fa per dire - dei toscani dopo mezz'ora quando Camoranesi ha arpionato un pallone sulla destra offrendo a Zalayeta l'occasione di irridere Colonnese e di servire a Del Piero un assist invitante: Alex ha fatto il brasihano deviando alle spalle di Manninger con un colpo di tacco magistrale come quello della finale di Champions 1997 con il Borussia Dortmund. Un primo sospiro di sollievo al termine di una settimana infernale sul campo e fuori. Proseguendo in scioltezza, la Juve ha arrotondato il vantaggio già al 5' della ripresa con il terzo gol stagionale di Emerson, sempre di testa. Infine i bianconeri hanno reso ancora più brillante e proficua la loro domenica di lavoro al 18' quando Del Piero ha trasformato il rigore per trattenuta di Taddei a Emerson. Collina, uno dei pochi arbitri che puniscono questi episodi in area, è stato inflessibile. Poi la Juve si è accontentata. Capello, già sintonizzato sulla trasferta romana, ha risparmato Ibrahimovic ed Emerson, fra i più stanchi. Nel frattempo il Siena (sette risultati utili consecutivi prima di ieri) ha continuato a farsi del male: in realtà dopo mezz'ora di calcio decente all'inizio ha esaurito le batterie ritornando ad annaspare nelle acque limacciose della zona retrocessione 
Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 28 febbraio 2005



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venerdì 28 novembre 2025

28 Novembre 2004: Inter - Juventus

È il 28 Novembre 2004 e Inter e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2004-05 allo Stadio 'Giuseppe Meazza - San Siro' di Milano.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sarà sicuramente ricordato per i successi ottenuti!

Dall'altra parte i nerazzurri guidati da Roberto Mancini danno filo da torcere ai bianconeri solo nella prima parte del torneo. L'Inter si dovrà accontentare del terzo posto.

Buona Visione! 


inter


 

Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 13 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 28 novembre 2004 ore 20:30
INTER-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Zalayeta 53, Ibrahimovic rigore 66, Vieri C. 79, Adriano 85

INTER: Toldo, Zanetti J., Cordoba, Mihajlovic, Favalli (Zè Maria 46), Van der Meyde (Recoba 67), Stankovic, Cambiasso, Davids (Vieri C. 67), Martins, Adriano
A disposizione: Fontana, Materazzi, Emre, Zanetti C
Allenatore: Roberto Mancini

JUVENTUS (4-4-2): Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi (Pessotto G. 84), Emerson, Blasi, Nedved, Ibrahimovic, Zalayeta
A disposizione: Chimenti, Montero, Legrottaglie, Appiah, Tacchinardi, Kapo
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Rodomonti
AMMONIZIONI: Blasi 20, Zebina 40 (Juventus); Van der Meyde 8, Toldo 66, Stankovic 88 (Inter)



Capello: ho una grande squadra 
CE' RAMMARICO PER IL PAREGGIO, MA L'ALLENATORE BIANCONERO ADESSO HA NUOVE CERTEZZE
Moratti: «Peccato per i soliti favori arbitrali» 

MILANO Un primo tempo di grande equilibrio, una ripresa da infarto. Gol e spettacolo. Non sono bastate la prodezza di Nedved e il rigore di Ibrahimovic. 

Lo svedese è deluso: 

«Abbiamo giocato bene, ma non posso essere contento per come è finita perchè avevamo la partita in pugno. Questo pari è quasi una sconfitta. Tuttavia abbiamo dato con il gioco la dimostrazione di essere una grande squadra. Ora dobbiamo ripartire, in fondo i primi della classifica siamo sempre noi». 

Capello ha qualcosa da dire ai suoi: 

«Nello spogliatoio ho fatto i complimenti a tutti, però ci siamo rilassati prima del gol di Vieri, quasi sembrava che facessimo il torello come in allenamento. Invece bisogna essere sempre aggressivi e cattivi. L'Inter è stata galvanizzata dalla rete di Vieri, prima in campo la squadra di Mancini non c'era. Bobo è stato l'uomo chiave, anche per gli spazi che ha aperto per Martins. Il finale è stato difficile, abbiamo cercato di tenere la palla, loro hanno pareggiato grazie a due grandissimi gol, ma noi ci siamo fatti trovare scoperti. Questo non deve accadere». 

Incontentabile Capello, ma la Juve l'ha soddisfaltto: 

«C'è amarezza, però abbiamo dimostrato di essere una grande squadra dando la prova di essere venuti a Milano per vincere. La partita è stata molto bella, complimenti ; all'Inter per averci creduto fino in fondo». 

Anche Luciano Moggi è orgoglioso di come la Juve si è battuta: 

«Abbiamo dimostrato prima di tutto di essere ima grossa squadra. Peccato ci siamo fatti sfuggire la vittoria, ma l'Inter è davvero una grande squadra, perchè altrimenti non sarebbe riuscita a competere con noi. i II Milan è a meno quattro, ma cambia poco. Il vantaggio ci dà ancora tranquillità». 

Il dg, invocato perfino dai tifosi interisti, ha ribadito di avere un contratto con la Juve fino al 2006 e quindi non ha commentato le voci che lo vorrebbero all'Inter già alla fine della stagione in corso. Inevitabile la domanda su Cannavaro, scaricato troppo in fretta da Moratti e anche ieri mattatore: 

«Abbiamo fatto un viaggio in taxi da Firenze a Napoli, l'ho confessato e gli ho dato anche l'assoluzione. Ho capito che era il difensore che faceva per noi». 

Roberto Mancini porta a casa l'ennesimo pareggio e tira un sospiro di sollievo: 

«Per come si era messa non posso che essere contento. Il primo tempo è stato giocato da due squadre che si temevano, poi abbiamo preso due gol senza neppure sapere perchè. I ragazzi sono stati meravigliosi ci hanno creduto fino alla fine. Vieri è stato bravissimo, potevamo anche giocare con tre attaccanti dall'inizio. Pensavo che Martins potesse mettere in crisi la Juve con la sua velocità. Adriano? Non può essere stanco perchè si è riposato, anzi, deve ritrovare il clima partita». 

Rivede in tv l'immagine del rigore: 

«Poteva anche starci l'espulsione di Toldo, ma c'era anche un rigore per noi per fallo su Adriano» 

Moratti conferma con stizza: 

«Il fallo su Adriano c'era tutto, è ingiusto che grandi squadre abbiano simili favori arbitrali. E non mi sono piaciuti certi commenti bianconeri alla fine. Comunque siamo stati bravi a riprenderli». 

Vieri, ovvero l'uomo che ha riaperto la partita, patisce il ruolo di ruota di scorta? 

«No, sono entrato sul 2-0 pensavo fosse dura recuperare e lo è stato. Per fortuna il mio gol è stato importante. Non cerco rivalse, cerco di fare del mio meglio quando gioco. La tattica della disperazione adottata da Mancini ha funziona¬ to. Lo scudetto? E' molto difficile, ma ci dobbiamo credere». 

Grande tensione prima della partita. Incidenti fin dalle 19 nella zona di piazzale Lotto con gli interisti che cercavano di «agganciare» gli juventini. Dentro all'impianto la curva degli ultras interisti si è sbizzarrita, com'era prevedibile, con canti e striscioni a deridere gli juventini prendendo spunto dalla sentenza del tribunale di Torino sulla vicenda doping. Ecco un campionario di sfottò: 

«Senza arbitri e creatina la Juve va in rovina. Juventini costituitevi»; 

«Una pastiglia al giorno toglie il medico di torno»; 

«E per colazione nandrolone»; 

«Più che una squadra blasonata, sembrate gli afrika bambata»; 

«Ulivepo» (a forma di bottiglia) 

e lo striscione 

«Voi vincete solo perché bevete ulivepo»; 

«Juve e Lippi siringhe e scippi». 

Gli juventini hanno replicato provocando Adriano: 

«Adriano come Pappalardo: chi me I'ha fatto fare». 

Con risposta interista: 

«Dio perdona, Adriano no» 

e un invito a Recoba «resisti». All'ingresso delle due squadre via alle coreografie. La curva juventina si è ricoperta del tricolore e quella interista con sventolio di bandiere nerazzurre e l'accensione di numerosi fumogeni. All'inizio del secondo tempo, poco prima del gol del vantaggio bianconero, gli interisti hanno lanciato fumogeni e petardi dal settore sovrastante quello occupato dai tifosi di Buffon e compagni. 

Don Fabio: 

«Troppo rilassati prima delia rete segnata da Vieri» 

Mancini: 

«Bobo è stato determinante, ma tutti hanno creduto nel pari» 

 

Nino Sormani
tratto da: La Stampa 29 novembre 2004





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