Grazie a Youtube vi facciamo rivivere l'unico incontro a Mosca tra Lokomotiv e Juventus.
La gara era valevole per il ritorno dei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA 1993-94. L'incontro di andata terminò con il netto dominio dei bianconeri per 3-0.
La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio.
In Europa i bianconeri piemontesi arrivano facilmente ai Quarti di Finale per venir poi spazzati via clamorosamente dal Cagliari in un doppio scontro che é entrato nella storia dei sardi.
Buona Visione!
Stagione 1993-1994 - Coppa UEFA - Trentaduesimi, ritorno
Mosca - Stadio Lokomotiv
Martedì 28 settembre 1993 ore 20:00
LOKOMOTIV MOSCA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Marocchi 53
LOKOMOTIV MOSCA: Ovchinnikov, Arifullin, Rakhimov, Podpalyi, Sabitov, Fusajlov (Gorkov 59), Kosolapov, Alenitchev, Samatov, Smirnov, Nikulin
Allenatore: Jurij Sëmin
JUVENTUS: Peruzzi, Carrera M. (Porrini 50), Fortunato A., Torricelli, Kohler, Julio César, Conte A. (Galia 74), Baggio D., Ravanelli, Marocchi, Ban
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Nielsen K.M. (Danimarca)
Marocchi si traveste da Baggio
Aveva la maglia di Robi, ha segnato ed è stato il migliore
Palo di Ravanelli e salvataggio di Gurkov a porta vuota
MOSCA DAL NOSTRO INVIATOAlmeno in Coppa la Juve prosegue a vincere in trasferta, come non le riesce in campionato e come faceva nella passata stagione. Cinque successi su sei partite nella Coppa Uefa dell'anno scorso (un'eccezione a Lisbona con il Benfica) e adesso l'1-0 di Mosca, che la conforta dopo un match in cui i bianconeri potevano temere soltanto se stessi. Della Lokomotiv si potrebbe anche non parlare. L'aveva intuito il Trap nel momento in cui si era deciso a lasciare a casa il Divin Codino: non c'era in vista una partita più facile in cui la Juve potesse rinunciare al proprio Fenomeno.
Già mercoledì prossimo, contro il Venezia in Coppa Italia, sarà peggio perché ormai il livello del calcio europeo è questo: nei primi turni si incontrano pigmei che da noi potrebbero reggere a fatica la B. La Juve non poteva non approfittarne e ha legittimato l'impresa con il proprio uomo migliore, quel Marocchi panchinaro che si sta ricostruendo con intelligenza e si fa trovare pronto quando serve. Ieri l'ex Cicciobello aveva la maglia di Roberto Baggio, che profuma di gol e di giocate decisive. Un segno del destino. Ma a parte la rete, realizzata con freddezza, Marocchi è stato tra i pochi a intuire che contro i russi non c'era l'obbligo di cacciar via palloni, come se scottassero tra i piedi, con il termometro vicino allo zero. Ha tentato triangolazioni, ha fatto correre la palla bassa con l'idea di saltare le deboli geometrie moscovite. L'ha assistito in questo compito Conte, un po' meno Dino Baggio e le Grandi Berte della difesa, soprattutto Julio Cesar, che con quei piedi brasiliani potrebbe sorreggere anche l'attacco in partite come queste. Ha vinto comunque la Juve operaia, senza Vialli e Möller e il Codino già citato, gli ultimi due risparmiati per il derby.
«Mi aspetto che gli altri vogliano dimostrare qualcosa»,Aveva annunciato il Trap. In qualche modo gli è arrivata una risposta positiva. Non c'è stato da divertirsi nell'Acquafan moscovita, tutto scivoloni e tuffi. Prima che iniziasse il match, e poi nell'intervallo, abbiamo visto due vecchine con un secchiello che toglievano acqua dalle aree di rigore come da una barca in cui si sia aperta una falla.
Sarebbe cambiato qualcosa sull'asciutto? Ricordandoci della qualità del gioco dell'andata, quando fu il talento di Roberto Baggio a risolvere i guai della Signora, è possibile, dal momento che Baggio ieri non c'era. La Juve non si è scostata dal cliché di questa stagione, che la vuole anche troppo remissiva nei primi tempi. La Lokomotiv ha un nome che evoca la spinta del vapore, il mostro d'acciaio e le immagini di un sovietismo epico che non esiste più. Gente, che pena. Costretti a recuperare tre gol e consapevoli che non ce l'avrebbero mai fatta senza una vocazione suicida della Juve, i russi sono sembrati fin da subito non coltivare la speranza. Un tiro improvviso di Kossolapov, al 7', si è frantumato sulle mani di Peruzzi e la Lokomotiv ne ha tratto il giusto presagio: non ci sarebbe stato niente da fare, nonostante un certo periodo di preminenza attorno alla mezz'ora e una conclusione al 44' di Smirnov, l'unico con qualche talento nell'attacco dei ferrovieri.
La signora ha giocato d'attesa. Squadra lunga, a tratti sfilacciata più del solito con Ravanelli (cresciuto alla distanza) e Ban a disperarsi nel recupero di palloni lanciati da lontano e più incontrollabili di una saponetta. Le poche volte che i bianconeri uscivano con un'azione manovrata si intuiva la possibilità che persino senza tre uomini-gol la Juve potesse passare. La spinta di Fortunato era più lucida che domenica a Lecce, tre inserimenti di Conte l'avvicinavano al gol, soprattutto al 13' e al 19'. Ma era solo al 53' su un contropiede lanciato da Ban e rifinito con astuzia da Ravanelli che Marocchi si presentava solo davanti a Ovcinnikov: lo saltava e andava in gol. All'81 Ravanelli colpiva il palo e un minuto dopo Gurkov salvava a porta vuota sul tiro di Kohler.
Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 29 settembre 1993
Vincono in trasferta Inter, Juventus e Lazio; in casa Cagliari e Parma; pareggia il Milan e perde inaspettatamente il Torino. Passano tutte le squadre italiane: un en plein che conferma la superiorità del nostro calcio
LE SETTE SORELLELe «sette sorelle» sono state tutte promosse, segno che almeno nel calcio l'Italia riesce ancora a fare bella figura. Anche se non tutti sono contenti. Giancarlo Padovan ha fatto presente nel suo editoriale sul Corriere della Sera:
«Se dobbiamo gridare per forza "Viva l'Italia" perché sette squadre su sette (cioè il massimo, come successe nella stagione '90-91) sono passate al secondo turno delle Coppe europee, allora facciamolo, astenendoci però dai risultati delle gare di ritorno, per niente coerenti con il fausto avvenimento».Ma non sarà che le gare di ritorno hanno deluso perché in pratica le nostre squadre si erano già assicurate le qualificazioni nelle gare di andata?
La Mosca al caso
Le «grandi firme» a Mosca sono rimaste deluse. Dagli avversari della Juve e dall'impossibilità di fare... shopping.
Camionette. Gian Maria Gazzaniga ha confidato ai lettori de Il Giorno:
«Non ho visto una camionetta, un carrarmato, né gente interessata dal braccio di ferro fra Eltsin e i suoi oppositori. Giuro che ai moscoviti e ai russi in genere non gli importa un fico secco di quanto sta avvenendo attorno alla Casa Bianca».Cosi come non gliene importa nulla nemmeno del Lokomotiv.
Black-out. E Tony Damascelli su L'Indipendente:
«La povera segretaria addetta alla battitura delle formazioni di Lokomotiv-Juventus ha dovuto spegnere il televisore per poter accendere la macchina elettrica per scrivere, perché le due cose, insieme funzionanti, avrebbero provocato il black-out».Ma anche se la partita non fosse stata giocata, i telespettatori non avrebbero perso niente.
Scritte. Dal racconto di Giorgio Gandola su Il Giornale:
«Il Lokomotiv non riesce neppure a partire veloce, tanto è modesto. La gente lo incita scandendo la frase: "Juve sei un cesso, la vittoria sarà nostra". Ha scritto di peggio la Gialappa's Band su Trapattoni».Ma gli autori si sono sentiti anche dare degli imbecilli.
Protagonista. Titolo della Gazzetta dello Sport:
«Marocchi si veste da Baggio».Titolo de La Stampa:
«Marocchi si traveste da Baggio».Ma allora Marocchi si è calato nei panni di Baggio o ha invece recitato la parte del... travestito?
Editore. Il neonazionale Andrea Fortunato ha avuto 6,5 da quasi tutti i critici: Damascelli, Gandola, Licia Granello (Repubblica), Oddone Nordio (Il Resto del Carlino, La Nazione e il Tempo), Mario Gherarducci (Corriere della Sera), Roberto Renga (Il Messaggero), Luciano Bertolani (Corriere dello sport-Stadio). Su Tuttosport, Claudio Colombo è sceso addirittura al 6. Mentre su La Stampa, Marco Ansaldo gli ha dato 7. Finalmente i giocatori della Juventus ricevono mezzo voto in più dal giornale di Agnelli.
Shopping. Licia Granello su Repubblica:
«... i cambi chiusi, come dire possibilità di acquisti quasi azzerate per squadra e tifosi al seguito».E se non hanno potuto nemmeno comprare una matrioska, che cosa sono andati a fare a Mosca?
Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1993 n.40










