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sabato 17 ottobre 2026

17 Ottobre 1993: Juventus - Atalanta

È il 17 ottobre 1993 e Juventus ed Atalanta si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio. 

Dall'altra parte ci sono i bergamaschi che nonostante l'impegno non riescono ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



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Stagione 1993-1994 
Campionato di Serie A - 8 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 17 ottobre 1993 ore 15:00
JUVENTUS-ATALANTA 2-1
MARCATORI: Baggio R. rigore 56, Moeller 60, Ganz 70

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Marocchi, Baggio D., Kohler, Porrini, Di Livio (Francesconi 75), Conte A., Ravanelli, (c) Baggio R. (Galia 88), Moeller 
A disposizione: Rampulla, Baldini, Del Piero. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

A disposizione: Pinato, Codispoti, Scapolo
Allenatore: Francesco Guidolin

ARBITRO: Rodomonti
AMMONIZIONI: Kohler 82 (Juventus); Ganz 44 (Atalanta)




La Juve fatica contro un'Atalanta chiusa a riccio, poi si rilassa e rischia nel finale 
La signora corre sul filo del rigore 
Tre parate decisive di Peruzzi 

TORINO. Sant'Angelo Peruzzi ha garantito due soffertissimi punti alla Signora, sventando il pareggio con tre grandi parate nell'ultimo quarto d'ora. Quando Rodomonti ha chiuso il match al 94', la folla ha potuto tirare il fiato mentre i bianconeri esultavano per una vittoria importantissima sull'Atalanta che Guidolin aveva schierato con il realismo tattico di chi ha l'acqua alla gola. Una Juventus da infarto che, dopo le belle partite, è vittima di una strana sindrome: la caduta di tensione. Si «siede» contro avversari alla sua portata. Vedi la Cremonese, la Reggiana, il Lecce e il Venezia. 

A volte le capita nel primo tempo, per poi trasformarsi, camaleontisticamente, nella ripresa. Altre nell'arco dell'intera partita, anche a risultato acquisito. Come ieri. Eppure s'era trovata in vantaggio di due gol firmati da Roberto Baggio, su rigore inesistente, concesso da Rodomonti a compensazione di altri due falli sospetti sui quali l'arbitro aveva sorvolato in precedenza, e da Andy Moeller. Poi si è rilassata. Ganz ne ha approfittato per ridurre le distanze e la Juventus ha remato e tremato per il resto della gara. 

Come spiegare il fenomeno? Forse è un problema psicologico che si aggiunge alle importanti assenze di Fortunato, Julio Cesar e Vialli, e alle fatiche infrasettimanali dei due Baggio e dei tedeschi, Kohler e Moeller, nelle rispettive Nazionali. Dino Baggio ha giocato con mezza unghia dell'alluce destro, reso insensibile da un'iniezione antidolorifica. Attenuanti generiche che non giustificano certi passaggi sbagliati a centrocampo e nei sedici metri, né qualche amnesia difensiva. Una Juventus inguardabile per 45' anche se l'Atalanta, alla faccia del calcio-spettacolo proiettato nel Duemila, si è trincerata con tanto di libero (Montero) e marcamenti ravvicinati vecchia maniera, specie su Robi Baggio, il pericolo pubblico numero 1 ingabbiato da Magoni quando arretrava e da Pavan quando avanzava. 

Un misto uomo-zona anche per Ravanelli e Moeller. La mancanza di spazi e l'inevitabile sbilanciamento accentuavano le pecche ed i limiti di una difesa improvvisata che veniva presa d'infilata, al primo contropiede, da Ganz. Il bomber sbagliava clamorosamente il possibile 1-0. Ma al di là del grosso pericolo, la manovra offensiva era prevedibile, banale. Poche idee, niente gioco, niente gol. 

Il rigore che sbloccava il risultato era un autentico regalo dell'arbitro poiché Tresoldi aveva toccato prima il pallone e poi la gamba di Di Livio. Ma, seguendo la deprecata legge della compensazione, rendeva giustizia ad una Juve che di rigori (veri) ne aveva già reclamati un paio su Di Livio e Robi Baggio. E il Divin Codino, dal dischetto, non falliva il 57° gol, festeggiando la centesima presenza in bianconero in campionato con lo storico, e un po' irriguardoso, sorpasso a Giampiero Boniperti, fermo a 56 come Guglielmo Gabetto nella classifica dei centenari. Non falliva neppure Moeller, su punizione di Robi Baggio, il colpo di testa del raddoppio che lo portava, temporaneamente, ad essere il leader dei cannonieri. Tutto finito? Macché! Guidolin toglieva Minaudo e inseriva il prode Orlandini che diventava... furioso. 

E per la Juve erano dolori. Ganz riacciuffava Moeller al comando della graduatoria dei tiratori scelti, ribattendo, con un destro ravvicinato, palo-rete, una fiondata di Alemao non trattenuta da Peruzzi. Già abbiamo sottolineato le tre parate decisive del portiere bianconero. Dobbiamo aggiungere l'ottima prestazione di Conte che ha recuperato una quantità impressionante di palloni persi dai compagni. E la generosità di Di Livio, che si sta confermando un acquisto utile, ha avuto il suo peso sul successo. Ma la mentalità, se si vuole puntare allo scudetto, deve cambiare. La concentrazione è indispensabile, sempre. Nel calcio, però, conta anche la fortuna e ieri la Juve l'ha avuta dalla sua parte. Una tantum. 




LE PAGELLE 
Conte implacabile, ne ha per tutti 
Provvidenziali i suoi recuperi, migliore in campo 
PERUZZI 7. Respinge da parte sua le recenti critiche. Nel primo tempo viene graziato da Ganz, che poi lo trafigge nella ripresa, ma nega all'Atalanta, con tre paratissime, il pareggio. 
TORRICELLI 5,5. Fa lo stopper su Ganz e gli concede due pallegol, una fallita e l'altra trasformata. È più redditizio e meno spaesato quando gioca sull'out. 
MAROCCHI 5,5. Torna titolare come terzino sinistro, ruolo nel quale si esprime con meno efficacia. Nell'ultimo quarto d'ora va a centrocampo. 
D. BAGGIO 5,5. Sbaglia un disimpegno elementare nei pressi della panchina bianconera e, a Trapattoni che lo riprende, indica l'alluce destro malconcio. È la sua attenuante. 
KOHLER 6. Libero d'emergenza, ha un avvio di ambientamento e si fa saltare da Ganz che non sfrutta l'occasione. Poi «piede a ferro da stiro» prende confidenza con il vecchio ruolo. 
PORRINI 6. Il forfait dell'influenzato Rambaudi lo obbliga a rincorrere Perrone. E, pur finendo fuori dalla zona di sua competenza, limita i danni. 
DI LIVIO 6. Mette alla frusta Tresoldi e si procura, con la benevolenza dell'arbitro, il rigore che sblocca il risultato. Ma ne aveva reclamato uno in precedenza, a ragione e senza avere soddisfazione. 
(75' Francesconi sv. Debutta in A in un quarto d'ora di fuoco. 
CONTE 7. È senza dubbio il migliore in campo, insieme con Peruzzi. Provvidenziali i suoi innumerevoli recuperi, in spaccata, in anticipo, su Alemao e su chiunque gli capiti a tiro. 
RAVANELLI 5,5. Una prova anonima, grigia come i suoi capelli, con rari spunti incisivi. 
R. BAGGIO 6,5. Magoni lo fa magonare, come Pavan, ma si rifà con gli interessi su rigore, firmando un gol per lui storico, e con la punizione che Moeller traduce nel 2-0. 
(89' Galia sv). 
MOELLER 6. Merita la sufficienza per il bel gol di testa. Per il resto non fa pesare sulla partita tutto il suo talento. 
FERRON 5,5. Inattivo per 45', nulla può sul rigore di Baggiouno, ma resta impalato sull'incornata di Moeller. 
PAVAN 6. Si alterna tra Ravanelli e Baggiouno e lo fa con determinazione concedendo poco o niente ai due attaccanti. 
TRESOLDI 5. Impunito su due falli sospetti e castigato per un intervento regolare. Tanto va la gatta al lardo... 
BIGLIARDI 5,5. Protetto alle spalle, si sente più sicuro, ma sulla punizione di Baggiouno, si fa bruciare da Moeller. 
ALEMAO 6. Il vecchio Cangaceiro si batte ancora come un leone anche se trova un Conte che fa altrettanto. 
MONTERO 6. Stando qualche metro più arretrato, dà maggior solidità ad una difesa troppo allegra nelle ultime partite. 
MAGONI 5,5. Toglie il respiro a Baggiouno quando il fantasista arretra e compie falli spesso tollerati da Rodomonti. 
SAUZEE 6,5. Il francese è un eccellente tiratore, ma Peruzzi gli para il possibile 2-2 su una tremenda punizione al 94'. 
GANZ 6. Ha sulla coscienza una facile occasione sprecata sullo 0-0 ma non perdona la seconda volta, anche se il gol è utile solo a lui, per restare capocannoniere con Moeller. 
PERRONE 6. Si becca un beffardo tunnel da Di Livi ma anche la sufficienza per una gara tirata. 
(82' Pisani sv). 
MINAUDO 5,5. Non crea problemi particolari a Marocchi. 
(66' Orlandini 6. Il suo ingresso dà spinta all'Atalanta.

L'arbitro RODOMONTI 6. Ogni tre falli un rigore. Ma più che questa regola da oratorio, segue quella della compensazione

Bruno Bernardi 
brani tratti da: La Stampa 18 ottobre 1993


 

 

La partita. Sulla vittoria della Juve incombe il sospetto del rigore che ha sbloccato il risultato: l'intervento di Tresoldi su Di Livio è parso sul pallone. Per il resto, la Juve ha giocato male, senza ritmo e idee, mentre l'Atalanta è apparsa contratta e timorosa.

La frase celebre. Percassi: «È stata una vera e propria ladrata. Abbiamo giocato contro dodici avversari. È la terza volta che Rodomonti penalizza l'Atalanta. Chiedo una sola cosa: di non rivederlo mai più».

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1993 n.41








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sabato 3 ottobre 2026

3 Ottobre 1993: Juventus - Torino

Il 3 ottobre 1993 Juventus e Torino si sfidano nella settima giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino. È il 'Derby della Mole' e la città si mobilita.

La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio. 

Dall'altra parte c'è un Torino che si assesta a metà classifica, dopo un campionato piuttosto mediocre.

Buona Visione!

 


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Campionato di Serie A 1993-1994 - 7 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 3 ottobre 1993 ore 20.30
JUVENTUS-TORINO 3-2
MARCATORI: Conte A. 9, Fortunato D. 12, Moeller 30, Sergio 37, Kohler 79

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Fortunato A. (Marocchi 46), Baggio D., Kohler, Julio Cesar, Di Livio, Conte A., Ravanelli, Baggio R., Moeller (Galia 86)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

TORINO: Galli G., Mussi, Sergio, Gregucci, Annoni, Fusi, Sordo (Sinigaglia 81), Fortunato D., Silenzi, Carbone B. (Osio 65), Venturin
Allenatore: Emiliano Mondonico

ARBITRO: Cesari



LE PAGELLE 
Conte, il cavaliere della Signora
E ai granata non basta un grande Fortunato 
Trap e Mondonico, match pari 

PERUZZI 5,5. Non abbiamo capito quanto avrebbe potuto fare sul gol iniziale: dalla tribuna ci è parso che potesse arrivare sulla palla con il piede. Di sicuro sbaglia un'uscita che senza l'errore di mira di Silenzi costerebbe alla Juve il 3-3. 

TORRICELLI 6,5. Non pensavamo che il Bossino (provate ad ascoltarlo, parla come il gran capo della Lega) potesse arginare Carbone, sia per una questione di passo, sia perché è più bravo nell'attaccare che nel difendere. Invece se l'è cavata. 

FORTUNATO A. 5,5. Mondonico ci aveva confessato di temerne moltissimo la potenza; infatti, sapendo delle condizioni precarie di Sordo, lo fa controllare in seconda battuta da un difensore. Non è un caso che il colpo che lo mette ko gli venga da Gregucci, staccatosi dalla marcatura di Ravanelli. Così per lui si chiude la corsia, non va mai a fondo campo e i compagni lo sfruttano poco, vedendolo imbottigliato. L'unico lampo è il bel cross dall'angolo per la rete di Moeller. 

(dal 46' Marocchi 6, sulla fascia si sa che non esprime il meglio). 

BAGGIO D. 6. Una presenza incerta fino a pochi minuti dall'inizio, dopo la febbre dei giorni scorsi che ne aveva debilitato lo stato di forma traballante. Per questo lo assolviamo. Non è più (non è ancora?) il RijkaarDino che conoscevamo, potente e terribile anche in zona gol: corre faticosamente e il Fortunato granata ne approfitta. 

KOHLER 7. Imperfetto nella deviazione che facilita il gol di Fortunato, tuttavia è l'unica macchia in una partita giocata con molta dedizione su Silenzi, che aveva creato problemi a tutti. Il gol (cercato, lui avanza sempre quando fiuta il cross dal fondo) è davvero un coniglio tirato fuori dal cilindro: non per nulla lo chiamano Mandrake.

JULIO CÉSAR 6. Partita contraddittoria tra grandi capocciate liberatorie e qualche indecisione sui palloni bassi. Comunque la difesa con lui ha un'altra solidità rispetto (ad esempio) a Lecce. Però la smetta di calciare punizioni con la Grande Bertha: pum pum, la palla schizza lontano e non arriva mai nel punto giusto. 

DI LIVIO 6. È proprio vero che non si riesce mai a stare tranquilli: il Toro su quella fascia si era impadronito del gioco e il Di Livio pativa le pene dell'inferno. Invece proprio dal suo spunto è nata l'azione del 3-2, che lo salva. A fatica. 

CONTE 7. Il gol, poi una staffilata inviata da Galli in angolo, quindi decine di palloni recuperati con il piglio di chi si sente finalmente padrone di sé stesso e del ruolo che ha.

RAVANELLI 6. Inizia con grande lucidità, ma si impantana presto nelle paludi granata. 

BAGGIO R. 5. Questa volta si potrà dire che la Juve ha vinto davvero senza di lui. Attendiamo invano l'acuto fino al 72', quando spedisce la palla a lambire il palo nell'unica occasione che si procura. Non è il solito Divin Codino: trancia il campo senza lasciare la scia luminosa. Quando non va, lo si vede sui calci di punizione, che infatti tira malissimo. Se sono questi gli effetti del riposo, il Trap non può concedergli altre soste. 

MOELLER 6,5. Ritorna al gol, mettendoci la testolina sottile con grande tempismo. Nell'insieme però non è ai livelli di altre volte 

(dall'86' Galia s.v.). 

TRAPATTONI 6,5. Insiste su Dino Baggio, che è mal in arnese, pur di non squilibrare il solito assetto. È un rischio, tanto più che avrebbe Marocchi in forma. Ma si sa che il Trap raramente modifica i propri progetti. Nell'insieme comunque la Juve si mostra ordinata, vincente anche con il Divin Codino sotto tono. 

L'arbitro CESARI 6,5. Merita più della sufficienza perché non cade nella trappola di un rigore chiesto da Ravanelli e di uno preteso da Carbone. Sbaglia qualche valutazione, ma ininfluente ai fini del risultato finale di questo avvincente derby

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 4 ottobre 1993

 

 




La partita. La Juventus vince grazie a un colpo di testa di Kohler nel finale, ma soprattutto mettendosi sullo stesso piano del Torino per la grinta. In mancanza di protagonisti annunciati come R. Baggio, Carbone e Silenzi, è la serata dei gregari, come Conte, Fortunato, Sergio e Kohler. Il Torino si mangia le mani per le occasioni fallite da Osio e da Silenzi.

La frase celebre. Goveani: «Non riesco a immaginare una sconfitta più immeritata di così».

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1993 n.40







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mercoledì 16 settembre 2026

28 Settembre 1993: Lokomotiv Mosca - Juventus

Grazie a Youtube vi facciamo rivivere l'unico incontro a Mosca tra Lokomotiv e Juventus.

La gara era valevole per il ritorno dei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA 1993-94. L'incontro di andata terminò con il netto dominio dei bianconeri per 3-0.

La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio.

In Europa i bianconeri piemontesi arrivano facilmente ai Quarti di Finale per venir  poi spazzati via clamorosamente dal Cagliari in un doppio scontro che é entrato nella storia dei sardi.

Buona Visione!

 

Lokomotiv


 

Stagione 1993-1994 - Coppa UEFA - Trentaduesimi, ritorno
Mosca - Stadio Lokomotiv
Martedì 28 settembre 1993 ore 20:00
LOKOMOTIV MOSCA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Marocchi 53

LOKOMOTIV MOSCA: Ovchinnikov, Arifullin, Rakhimov, Podpalyi, Sabitov, Fusajlov (Gorkov 59), Kosolapov, Alenitchev, Samatov, Smirnov, Nikulin
Allenatore: Jurij Sëmin

JUVENTUS: Peruzzi, Carrera M. (Porrini 50), Fortunato A., Torricelli, Kohler, Julio César, Conte A. (Galia 74), Baggio D., Ravanelli, Marocchi, Ban
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Nielsen K.M. (Danimarca)



Marocchi si traveste da Baggio
Aveva la maglia di Robi, ha segnato ed è stato il migliore 
Palo di Ravanelli e salvataggio di Gurkov a porta vuota 
MOSCA DAL NOSTRO INVIATO 

Almeno in Coppa la Juve prosegue a vincere in trasferta, come non le riesce in campionato e come faceva nella passata stagione. Cinque successi su sei partite nella Coppa Uefa dell'anno scorso (un'eccezione a Lisbona con il Benfica) e adesso l'1-0 di Mosca, che la conforta dopo un match in cui i bianconeri potevano temere soltanto se stessi. Della Lokomotiv si potrebbe anche non parlare. L'aveva intuito il Trap nel momento in cui si era deciso a lasciare a casa il Divin Codino: non c'era in vista una partita più facile in cui la Juve potesse rinunciare al proprio Fenomeno. 

Già mercoledì prossimo, contro il Venezia in Coppa Italia, sarà peggio perché ormai il livello del calcio europeo è questo: nei primi turni si incontrano pigmei che da noi potrebbero reggere a fatica la B. La Juve non poteva non approfittarne e ha legittimato l'impresa con il proprio uomo migliore, quel Marocchi panchinaro che si sta ricostruendo con intelligenza e si fa trovare pronto quando serve. Ieri l'ex Cicciobello aveva la maglia di Roberto Baggio, che profuma di gol e di giocate decisive. Un segno del destino. Ma a parte la rete, realizzata con freddezza, Marocchi è stato tra i pochi a intuire che contro i russi non c'era l'obbligo di cacciar via palloni, come se scottassero tra i piedi, con il termometro vicino allo zero. Ha tentato triangolazioni, ha fatto correre la palla bassa con l'idea di saltare le deboli geometrie moscovite. L'ha assistito in questo compito Conte, un po' meno Dino Baggio e le Grandi Berte della difesa, soprattutto Julio Cesar, che con quei piedi brasiliani potrebbe sorreggere anche l'attacco in partite come queste. Ha vinto comunque la Juve operaia, senza Vialli e Möller e il Codino già citato, gli ultimi due risparmiati per il derby. 

«Mi aspetto che gli altri vogliano dimostrare qualcosa», 

Aveva annunciato il Trap. In qualche modo gli è arrivata una risposta positiva. Non c'è stato da divertirsi nell'Acquafan moscovita, tutto scivoloni e tuffi. Prima che iniziasse il match, e poi nell'intervallo, abbiamo visto due vecchine con un secchiello che toglievano acqua dalle aree di rigore come da una barca in cui si sia aperta una falla. 

Sarebbe cambiato qualcosa sull'asciutto? Ricordandoci della qualità del gioco dell'andata, quando fu il talento di Roberto Baggio a risolvere i guai della Signora, è possibile, dal momento che Baggio ieri non c'era. La Juve non si è scostata dal cliché di questa stagione, che la vuole anche troppo remissiva nei primi tempi. La Lokomotiv ha un nome che evoca la spinta del vapore, il mostro d'acciaio e le immagini di un sovietismo epico che non esiste più. Gente, che pena. Costretti a recuperare tre gol e consapevoli che non ce l'avrebbero mai fatta senza una vocazione suicida della Juve, i russi sono sembrati fin da subito non coltivare la speranza. Un tiro improvviso di Kossolapov, al 7', si è frantumato sulle mani di Peruzzi e la Lokomotiv ne ha tratto il giusto presagio: non ci sarebbe stato niente da fare, nonostante un certo periodo di preminenza attorno alla mezz'ora e una conclusione al 44' di Smirnov, l'unico con qualche talento nell'attacco dei ferrovieri. 

La signora ha giocato d'attesa. Squadra lunga, a tratti sfilacciata più del solito con Ravanelli (cresciuto alla distanza) e Ban a disperarsi nel recupero di palloni lanciati da lontano e più incontrollabili di una saponetta. Le poche volte che i bianconeri uscivano con un'azione manovrata si intuiva la possibilità che persino senza tre uomini-gol la Juve potesse passare. La spinta di Fortunato era più lucida che domenica a Lecce, tre inserimenti di Conte l'avvicinavano al gol, soprattutto al 13' e al 19'. Ma era solo al 53' su un contropiede lanciato da Ban e rifinito con astuzia da Ravanelli che Marocchi si presentava solo davanti a Ovcinnikov: lo saltava e andava in gol. All'81 Ravanelli colpiva il palo e un minuto dopo Gurkov salvava a porta vuota sul tiro di Kohler. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 29 settembre 1993





Vincono in trasferta Inter, Juventus e Lazio; in casa Cagliari e Parma; pareggia il Milan e perde inaspettatamente il Torino. Passano tutte le squadre italiane: un en plein che conferma la superiorità del nostro calcio
LE SETTE SORELLE

Le «sette sorelle» sono state tutte promosse, segno che almeno nel calcio l'Italia riesce ancora a fare bella figura. Anche se non tutti sono contenti. Giancarlo Padovan ha fatto presente nel suo editoriale sul Corriere della Sera: 

«Se dobbiamo gridare per forza "Viva l'Italia" perché sette squadre su sette (cioè il massimo, come successe nella stagione '90-91) sono passate al secondo turno delle Coppe europee, allora facciamolo, astenendoci però dai risultati delle gare di ritorno, per niente coerenti con il fausto avvenimento». 

Ma non sarà che le gare di ritorno hanno deluso perché in pratica le nostre squadre si erano già assicurate le qualificazioni nelle gare di andata?

La Mosca al caso

Le «grandi firme» a Mosca sono rimaste deluse. Dagli avversari della Juve e dall'impossibilità di fare... shopping.

Camionette. Gian Maria Gazzaniga ha confidato ai lettori de Il Giorno: 

«Non ho visto una camionetta, un carrarmato, né gente interessata dal braccio di ferro fra Eltsin e i suoi oppositori. Giuro che ai moscoviti e ai russi in genere non gli importa un fico secco di quanto sta avvenendo attorno alla Casa Bianca». 

Cosi come non gliene importa nulla nemmeno del Lokomotiv.

Black-out. E Tony Damascelli su L'Indipendente: 

«La povera segretaria addetta alla battitura delle formazioni di Lokomotiv-Juventus ha dovuto spegnere il televisore per poter accendere la macchina elettrica per scrivere, perché le due cose, insieme funzionanti, avrebbero provocato il black-out». 

Ma anche se la partita non fosse stata giocata, i telespettatori non avrebbero perso niente.

Scritte. Dal racconto di Giorgio Gandola su Il Giornale:

«Il Lokomotiv non riesce neppure a partire veloce, tanto è modesto. La gente lo incita scandendo la frase: "Juve sei un cesso, la vittoria sarà nostra". Ha scritto di peggio la Gialappa's Band su Trapattoni». 

Ma gli autori si sono sentiti anche dare degli imbecilli.

Protagonista. Titolo della Gazzetta dello Sport: 

«Marocchi si veste da Baggio». 

Titolo de La Stampa: 

«Marocchi si traveste da Baggio». 

Ma allora Marocchi si è calato nei panni di Baggio o ha invece recitato la parte del... travestito?

Editore. Il neonazionale Andrea Fortunato ha avuto 6,5 da quasi tutti i critici: Damascelli, Gandola, Licia Granello (Repubblica), Oddone Nordio (Il Resto del Carlino, La Nazione e il Tempo), Mario Gherarducci (Corriere della Sera), Roberto Renga (Il Messaggero), Luciano Bertolani (Corriere dello sport-Stadio). Su Tuttosport, Claudio Colombo è sceso addirittura al 6. Mentre su La Stampa, Marco Ansaldo gli ha dato 7. Finalmente i giocatori della Juventus ricevono mezzo voto in più dal giornale di Agnelli. 

Shopping. Licia Granello su Repubblica: 

«... i cambi chiusi, come dire possibilità di acquisti quasi azzerate per squadra e tifosi al seguito». 

E se non hanno potuto nemmeno comprare una matrioska, che cosa sono andati a fare a Mosca?

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1993 n.40



 





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sabato 5 settembre 2026

5 Settembre 1993: Roma - Juventus

É il 5 Settembre 1993 e Roma e Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio. Dall'altre parte c'é una Roma che disputa un campionato al di sotto delle attese e si attesta in settima posizione. Cioé al di fuori della 'zona europea'.

Buona Visione!

 


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Stagione 1993-1994 - Campionato di Serie A - 2 andata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 5 settembre 1993 ore 16.00
ROMA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Balbo 34, Moeller 78, Muzzi 81

ROMA: Lorieri, Bonacina, Lanna, Mihajlovic, Comi, Carboni, Haessler (Scarchilli 72), Piacentini, Balbo, Giannini, Rizzitelli (Muzzi 74)
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini (Marocchi 62), Torricelli, Conte A., Carrera M., Julio Cesar, Di Livio, Baggio D., Vialli (Ravanelli 62), Baggio R., Moeller
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Beschin
RIGORI FALLITI: Baggio R. 51, Vialli 59 (Juventus)



Bianconeri a terra: due rigori sbagliati, Vialli gravemente infortunato, ko anche D. Baggio
Errori e sfortuna affondano la Jave. 
Dopo le cilecche dal dischetto arriva il pari di Moeller. Ma i giallorossi riescono a raddoppiare a 10' dalla fine 

ROMA DAL NOSTRO INVIATO Questa è una partita che, per renderne il tumultuoso pathos, bisognerebbe tagliare a fette, come un prosciutto. Ci sono venti minuti di sterile melina a metà campo, poi un'impennata della Roma, culminata nel gol di Balbo e, prima e dopo, in altre iniziative rintuzzate da Peruzzi. Quindi, alla ripresa, il serrate della Juve, propiziato dal risveglio regale di Moeller e suggellato da due-rigori-due, ciccati nell'ordine - da Baggio e Vialli, non senza jella il primo (palo), non senza dolore il secondo, se è vero che, nel calciarlo, a Gianluca «parte» il piede sinistro, quello d'appoggio. 

L'assedio produce anche un'occasione per Baggio2, lui pure seriamente menomato a una caviglia, e soprattutto il pareggio di Moeller. Dopodiché, ultimo strappo, ancora Roma per il gol-sorpasso di Muzzi. Poiché il filo d'Arianna è mitologia, orizzontarsi in un labirinto del genere diventa un'impresa sinceramente complicata. La Juve soffre le assenze di Fortunato e Kohler, la Roma non ricava benefici palpabili dal nuovo assetto della difesa, fuori Benedetti e Garzya, Comi libero, Lanna e Bonacina incollati a Vialli e R. Baggio. 

Tanti errori, da una parte e dall'altra, sfociano in un torrente che, scendendo a valle, s'ingrossa sempre più, fino a tracimare in una palpitante e rocambolesca altalena. Mazzone e Trapattoni rinnegano la similzona di cui avevano fatto sfoggio nelle dotte interviste della settimana e sfoderano marcature italianissime in ogni settore. Poco importa che, all'ultimo momento, Trap rinunci a Marocchi e lanci Di Livio, facile preda dell'onesto Carboni. Il più deludente è Porrini, sempre alla mercè di Rizzitelli: e giustamente sostituito al culmine della bagarre. 

Ma anche Carrera, il vice Kohler, patisce l'intraprendenza di Balbo e Torricelli, il vice Fortunato, permette a Haessler di fare, sempre e comunque, il guastatore. La Juve del primo tempo è orrenda: R. Baggio e Moeller in letargo, Vialli isolato, D. Baggio e Conte alle prese con Giannini e Mihajlovic, Julio Cesar cincischiante. La Juve del secondo tempo meriterebbe di più, non fosse altro per l'ardore che esibisce, la sfortuna che la attanaglia e gli aggiustamenti che mette in opera, Moeller suggeritore, Baggio punta. La Roma ha il torto di rinculare troppo. Mazzone azzecca i cambi, soprattutto Muzzi, e sfrutta fino in fondo gli omaggi di cui lo gratificano gli avversari, Peruzzi sul gol di Balbo, Baggio e Vialli dal dischetto, la difesa sul raddoppio. 

Difficile dire qual è la vera Roma e quale sarà la Juve più autentica, specialmente alla luce delle disastrose notizie che rimbalzano dall'infermeria. Una Juve tutta ombre e luci, capace di orgogliose sgommate, ma anche di terrificanti sbandate, come testimoniano i tre minuti scarsi che passano dal guizzo di Moeller a quello, decisivo, di Muzzi. Tanto per dire, a un certo punto Mazzone prende Giannini e lo piazza davanti al bunker, a fare filtro. Con Marocchi al posto di Porrini, e Ravanelli forzatamente in campo al posto di Vialli, Madama dà segni di apprezzabile vitalità. Alla Roma, se non in un caso, non riescono contropiedi degni di nota. La carica viene da Moeller, e contagia Baggio, che i compagni cercano con lanci, a volte, troppo lunghi. 

I crossetti di Di Livio sono cipria per le crape di sentinelle in costante affanno quando i rivali le spingono alle corde. Imperdonabile il rilassamento dopo il pareggio, anche se la squadra aveva speso molto. Il centrocampo di Madama, allorché viene chiamato all'impostazione, denuncia i soliti, grossolani, limiti: di tocco e di eleganza. Ma ci sono due rigori e due gravi infortuni che «ballano» sul risultato e sul futuro. 

Roberto Beccantini
 


LE PAGELLE 
Su tutti un Moeller da incorniciare 
Fa acqua la difesa del Trap, Balbo incontenibile
LORIERI 6. Nel primo tempo, non tocca palla. Nel secondo, procura un rigore (su Vialli) e respinge di piede, alla Zoff, una staffilata di Marocchi. Poca roba, d'accordo: ma lui che c'entra? Dei due penalty intuisce e quasi sfiora il primo, di Baggio. 
BONACINA 6. Si incolla al Codino e, ogni tanto, gli timbra le sacre giunture. Chiude su Moeller, a uomo. 
LANNA 6. Lascia i panni di libero per tuffarsi, anima e corpo, più corpo che anima, su Vialli. I due si conoscono da una vita. Ai punti, vince Lanna. Gianluca gli sfugge soltanto in occasione del primo rigore. Nessun brivido con Ravanelli. 
MIHAJLOVIC 5. Sferraglia lungo il centro-sinistra, a ridosso di Conte. Qualche «sassata» dimostrativa, e una spinta sempre più fievole. 
COMI 5. Esercita la professione di libero come si faceva una volta: nel cuore della difesa, a spazzare l'area. Non appena la Juve cambia passo, si scioglie. 
CARBONI 6. Fronteggia Di Livio, limita i danni (non ci voleva molto), partecipa all'azione del gol di Muzzi. Decoroso. 
HAESSLER 6. Gioca in condizioni menomate, e forse per questo «risparmia» Torricelli. 
SCARCHILLI sv. 19' al posto di Haessler. Piccolo cabotaggio. 
PIACENTINI 6. Doma Moeller per metà partita, e per l'altra metà ne viene soverchiato. Nel finale, fa da tappo su Baggiol. 
BALBO 7. Micidiale. Un gol, un assist e un paio di terrificanti sventole. Non c'è palla che non recapiti in porta. 
GIANNINI 6. Rimorchiatore a centro campo, non sempre brillante, ma spesso prezioso. 
RIZZITELLI 6,5. Demolisce Porrini, esce per crampi. 
MUZZI 7. Avvicenda Rizzitelli, confeziona la torta del 2-1 e si mangia la ciliegina del 3-1. 
MAZZONE 6. Gli è andata bene. 

 

PERUZZI 5,5. Senza mezze misure: o tutto o niente. E nei momenti topici, su Balbo, niente. 
PORRINI 4. Un disastro. In rapporto al prezzo (11 miliardi), in rapporto a Rizzitelli, in rapporto a tutto il resto. 
MAROCCHI 6,5. Dal 62' al posto di Porrini. Si occupa di Mihajlovic, impegna Lorieri, si produce con profitto. 
TORRICELLI 5,5. Pedina Haessler, eredita Muzzi, fa rimpiangere Fortunato. 
CONTE 6. Balla coi lupi, da Mihajlovic a Haessler, «via» Giannini. Non perde mai la testa. 
CARRERA 5. In teoria, l'uomo di Balbo. In pratica, una sua ornamentale appendice. 
JULIO CESAR 5,5. Cincischia troppo, e non è una novità. 
DI LIVIO 5,5. Un battesimo sotto tono, tanti cross a fondo perduto. Da rivedere. 
D. BAGGIO 5,5. Arranca in sordina, scruta Giannini, ha dei sussulti, immola la caviglia su un quasi-gol. Disordinato. 
VIALLI 5. Irretito da Lanna. Non più di un guizzo all'altezza del suo passato. I rigori non sono più la specialità della casa. Da ieri, anzi, sono diventati un incubo. 
RAVANELLI 5,5. Rimpiazza Vialli. L'azione che porta al gol di Muzzi nasce da un suo errore a centro campo. 
R. BAGGIO 5,5. Per battersi, si batte. Meglio da punta. E poi quel rigore: jellato e sciagurato. 
MOELLER 7,5. Primo tempo da dimenticare, secondo da incorniciare. Propizia il secondo rigore e partecipa, con un brillante tocco di esterno destro, alla confezione del primo. Sigla l'aggancio. Rifinitore e stuccatore: due partite, due gol. 
TRAPATTONI 6. Qualcuno, adesso, dirà che è colpa sua. 

BESCHIN 7. Limpidi i rigori, e veniali i peccati. Merita la promozione 





La partita. Primo tempo tutto giallorosso, con una Juve evanescente e poco incisiva. Nella ripresa cambia tutto: la squadra bianconera comincia a premere, ma le sono fatali i due rigori sbagliati da Roby Baggio e Vialli.

La frase celebre. Trapattoni: "Siamo partiti con l'handicap, è vero. Ma dobbiamo comunque cercare gli aspetti positivi, senza nasconderci quelli negativi che vanno risolti al più presto".

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1993 n.36





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