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venerdì 5 dicembre 2025

5 Dicembre 1993: Juventus - Napoli

É il 5 Dicembre 1993 e Juventus e Napoli si sfidano nella Quattordicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio. 

Dall'altre parte c'é un Napoli che allenato da Marcello Lippi (prossimo condottiero bianconero) finisce un campionato eccelente con un piazzamento europeo.

Buona Visione! 



juventus


Stagione 1993-1994 - Campionato di Serie A - 14 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 5 dicembre 1993 ore 14.30
JUVENTUS-NAPOLI 1-0
MARCATORI: Ferrara autorete 28

JUVENTUS: Peruzzi (Rampulla 85), Porrini, Fortunato A., Galia, Kohler, Notari, Di Livio, Baggio D., Vialli (Ravanelli 67), Baggio R., Moeller - Allenatore : Giovanni Trapattoni

NAPOLI: Di Fusco, Ferrara, Gambaro (Corini 77), Bordin, Corradini (Policano 74), Bia, Di Canio, Thern, Fonseca, Buso, Pecchia - Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Luci
ESPULSIONI: Bia 87 (Napoli)




Con un bel sinistro (deviato) del terzino i bianconeri costringono il Napoli alla resa la Juve azzecca un tiro Fortunato Ferrara ci mette la spalla 

TORINO. Le partite della Juve sono miniere da scavare, fondali da esplorare. Spesso, come questa volta, in mano non resta che il metallo grezzo del risultato. Il Napoli le si oppone con fierezza e cede al sinistro filante che Fortunato, complice Ferrara, sradica dalla roccia, un diamante tanto brillante quanto solitario. 

La partita, in puro stile trapattoniano, è ricca di tensione agonistica e povera di rime alate. La squadra ha una partenza superba, ma poi si contrae e ritrae, favorendo il macchinoso incedere degli avversari, sterili sotto porta ma sempre pericolosi, non fosse altro per le porzioni di territorio che ricevono in gestione. Tutto sommato, il pareggio avrebbe meglio fotografato il grigiore della sfida. Sulla carambola FortunatoFerrara si accapiglieranno la destra e la sinistra del fuorigioco, gli attivisti e i passivisti dell'ultima ora. Nell'optare per la non-influenza di Vialli e D. Baggio, il buon Luci sposa l'ala progressista. Non senza un briciolo di coraggio, a nostro modesto avviso. Ma tant'è. Qui è Rodi, e qui bisogna saltare. 

Priva di Julio Cesar e Torricelli, Conte e Marocchi, Madama gioca la carta della gioventù (Notari) e della malizia (Vialli). Nessun dubbio che il dinoccolato Massimiliano, libero d'emergenza, raccolga più benemerenze dell'arrugginito Gianluca, che Trap impiega di punta, al fianco del Codino. Allenatori italianissimi, per un tamburello ruvido e avaro di emozioni. In assenza di Cannavaro e Francini, Lippi tiene Bia dietro a tutti, Corradini su Vialli e Ferrara sul più avanzato fra BaggioUno e Moeller, con l'universitario Pecchia pronto a impossessarsi del più arretrato (di norma, il tedesco). Non solo: se Kohler su Fonseca è un classico, ecco Porrini incollato a Di Canio, punta di complemento. Fortunato, a sinistra, tiene d'occhio Buso. Al posto di Lippi, avremmo invertito i compiti fra Di Canio e Buso. Dettagli. O forse no. A centrocampo, Dino Baggio e Galia si occupano di Bordin e Thern. A destra, il prezioso Di Livio si immola su Gambaro. 

La Juve ha carattere, il Napoli tocca bene ma non punge. Moeller sfoggia accelerazioni brucianti, sulle quali Bia commette il primo dei due falli che, a tre minuti dal termine, lo porteranno all'espulsione. I Trapattoniani si ritagliano invitanti corridoi soprattutto a sinistra. Fortunato e R. Baggio, i più attivi, scaldano la platea. Piano piano, però, la forza propulsiva si esaurisce in uno stucchevole tran tran, prova ne sia il senza voto che riassume la pagella dell'infreddolito Di Fusco. In teoria, il gol dovrebbe spianare alla Juve la strada del con¬ tropiede. In teoria, appunto. Quando attacca, il Napoli può contare sul contributo di Pecchia, che Moeller e R. Baggio abbandonano al suo destino. L'infortunio di Corradini propizia l'ingresso del truce Policano, l'arretramento di Bordin sul Codino, il riciclaggio di Ferrara su Vialli e l'opposizione standard di Pecchia a Moeller. L'erba, allentata, non favorisce le girandole. Le difese, imbottite come le coperte della nonna, concedono poco agli attacchi. 

Alla ripresa, Trap sostituisce Vialli con Ravanelli, ma la squadra rimane prigioniera di un atteggiamento sin troppo rinunciatario, quasi avesse paura di lasciare Notari solo in casa. Lippi spedisce Buso a sinistra (Galia) e allarga Di Canio a destra. Il Napoli preme più con ordine che con ardore. Thern governa il centrocampo, l'ingresso di Corini sa tanto di mossa disperata. Se Di Fusco non tocca letteralmente palla, Peruzzi e poi Rampulla ne arpionano giusto un paio, e per nulla trascendentali. Come a San Siro con il Milan, i laboriosi partenopei pagano l'inconsistenza del reparto avanzato, ostaggio dell'estro annacquato di un Fonseca troppo isolato. Se non il livello del gioco, i fischi del popolo sferzano almeno il cuore della Juve, che al prezzo di un rinculare sempre più sofferto strappa, comunque, la vittoria che cercava. 

Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 6 dicembre 1993




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venerdì 28 novembre 2025

28 Novembre 1993: Inter - Juventus

É il 28 Novembre 1993 e InterJuventus si sfidano nella Tredecesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Giuseppe Meazza - San Siro'  di Milano. Va in atto il 'Derby d'Italia'.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio. 

Dall'altre parte c'é un Inter che disputa uno dei suoi campionati peggiori; molto più vicino alla zona retrocessione che a quella 'nobile'.

Buona Visione!

 


inter


Stagione 1993-1994 - Campionato di Serie A - 13 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 28 novembre 1993 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Ruben Sosa 33, Baggio R. 55, Moeller 77, Ruben Sosa rigore 90+1

INTER: Zenga, Paganin M., Orlando, Jonk (Bianchi A. 66), Paganin A., Battistini S., Dell'Anno, Manicone (Schillaci 16), Fontolan, Bergkamp, Ruben Sosa
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini, Fortunato A., Baggio D., Kohler, Torricelli, Di Livio, Conte A., Ravanelli (Galia 86), Baggio R. (Marocchi 65), Moeller
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Cesari
ESPULSIONI: Conte A. 63 (Juventus)



« Meritavamo di vincere» 
Chiusano: la miglior Juve dell'anno 

MILANO. Rigore netto, anzi nettissimo, dice Sosa salvatore della patria nerazzurra. 

«Eravamo un po' stanchi per la partita di Coppa ma abbiamo meritato il pareggio. La punizione che ci ha portati in vantaggio non è un miracolo, la provo spesso in allenamento». 

Qualcuno dice che con tre punte l'Inter soffre di più? 

«E' vero. Soffrono la difesa e il centrocampo perché noi tre vogliamo fare gol, stiamo avanti e torniamo poco. Contro la Juve faccio sempre ottime partite. Anche l'anno scorso avevo giocato bene». 

E il rigore insaccato con un brivido? 

«Calcio sempre forte sulla sinistra. E' andata bene». 

Per il presidente dell'Inter Pellegrini un punto «meritato

"Non è stata una partita bellissima, soprattutto nel secondo tempo. La squadra però ha dimostrato grande grinta. Avrebbe potuto chiudere la partita sul 1-0, se non avesse sbagliato un gol già fatto. Purtroppo l'infortunio di Manicone ha creato nuovi problemi di organico, che si sono fatti sentire". 

Chiusano non nasconde di avere l'amaro in bocca: 

«E' stata la più bella Juve dell'anno. Meritavamo di vincere». 

Gianluca non ha giocato neanche oggi. Esiste un problema Vialli? 

«Non credo. Vialli è fondamentale. E' stato assente per molto tempo e poi Ravanelli sta giocando molto bene». 

Bagnoli ringrazia la fortuna ma 

«se avessimo perso ci sarebbe stata molta amarezza. Abbiamo avuto la palla del 2-0, abbiamo sbagliato e loro ci hanno punito. Ma non meritavamo la sconfitta. Il rigore? Netto. Quando scendevo le scale ho sentito il loro libero imprecare contro se stesso perché aveva provocato il rigore e non contro l'arbitro che l'ha fischiato».

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 29 novembre 1993

 


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venerdì 3 ottobre 2025

17 Ottobre 1993: Juventus - Atalanta

É il 17 Ottobre 1993 Juventus ed Atalanta si sfidano nell' ottava giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio. 

Dall'altre parte ci sono i bergamaschi che nonostante l'impegno non riescono ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



juve


Stagione 1993-1994 
Campionato di Serie A - 8 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 17 ottobre 1993 ore 15:00
JUVENTUS-ATALANTA 2-1
MARCATORI: Baggio R. rigore 56, Moeller 60, Ganz 70

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Marocchi, Baggio D., Kohler, Porrini, Di Livio (Francesconi 75), Conte A., Ravanelli, (c) Baggio R. (Galia 88), Moeller 
A disposizione: Rampulla, Baldini, Del Piero
Allenatore: Giovanni Trapattoni

A disposizione: Pinato, Codispoti, Scapolo
AllenatoreFrancesco Guidolin

ARBITRO: Rodomonti
AMMONIZIONI: Kohler 82 (Juventus); Ganz 44 (Atalanta)




La Juve fatica contro un'Atalanta chiusa a riccio, poi si rilassa e rischia nel finale 
La Signora corre sul filo del rigore 
Tre parate decisive di Peruzzi 

TORINO. Sant'Angelo Peruzzi ha garantito due soffertissimi punti alla Signora, sventando il pareggio con tre grandi parate nell'ultimo quarto d'ora. Quando Rodomonti ha chiuso il match al 94', la folla ha potuto tirare il fiato mentre i bianconeri esultavano per una vittoria importantissima sull'Atalanta che Guidolin aveva schierato con il realismo tattico di chi ha l'acqua alla gola. Una Juventus da infarto che, dopo le belle partite, è vittima di una strana sindrome: la caduta di tensione. Si «siede» contro avversari alla sua portata. Vedi la Cremonese, la Reggiana, il Lecce e il Venezia. 

A volte le capita nel primo tempo, per poi trasformarsi, camaleontisticamente, nella ripresa. Altre nell'arco dell'intera partita, anche a risultato acquisito. Come ieri. Eppure s'era trovata in vantaggio di due gol firmati da Roberto Baggio, su rigore inesistente, concesso da Rodomonti a compensazione di altri due falli sospetti sui quali l'arbitro aveva sorvolato in precedenza, e da Andy Moeller. Poi si è rilassata. Ganz ne ha approfittato per ridurre le distanze e la Juventus ha remato e tremato per il resto della gara. 

Come spiegare il fenomeno? Forse è un problema psicologico che si aggiunge alle importanti assenze di Fortunato, Julio Cesar e Vialli, e alle fatiche infrasettimanali dei due Baggio e dei tedeschi, Kohler e Moeller, nelle rispettive Nazionali. Dino Baggio ha giocato con mezza unghia dell'alluce destro, reso insensibile da un'iniezione antidolorifica. Attenuanti generiche che non giustificano certi passaggi sbagliati a centrocampo e nei sedici metri, né qualche amnesia difensiva. Una Juventus inguardabile per 45' anche se l'Atalanta, alla faccia del calcio-spettacolo proiettato nel Duemila, si è trincerata con tanto di libero (Montero) e marcamenti ravvicinati vecchia maniera, specie su Robi Baggio, il pericolo pubblico numero 1 ingabbiato da Magoni quando arretrava e da Pavan quando avanzava. 

Un misto uomo-zona anche per Ravanelli e Moeller. La mancanza di spazi e l'inevitabile sbilanciamento accentuavano le pecche ed i limiti di una difesa improvvisata che veniva presa d'infilata, al primo contropiede, da Ganz. Il bomber sbagliava clamorosamente il possibile 1-0. Ma al di là del grosso pericolo, la manovra offensiva era prevedibile, banale. Poche idee, niente gioco, niente gol. 

Il rigore che sbloccava il risultato era un autentico regalo dell'arbitro poiché Tresoldi aveva toccato prima il pallone e poi la gamba di Di Livio. Ma, seguendo la deprecata legge della compensazione, rendeva giustizia ad una Juve che di rigori (veri) ne aveva già reclamati un paio su Di Livio e Robi Baggio. E il Divin Codino, dal dischetto, non falliva il 57° gol, festeggiando la centesima presenza in bianconero in campionato con lo storico, e un po' irriguardoso, sorpasso a Giampiero Boniperti, fermo a 56 come Guglielmo Gabetto nella classifica dei centenari. Non falliva neppure Moeller, su punizione di Robi Baggio, il colpo di testa del raddoppio che lo portava, temporaneamente, ad essere il leader dei cannonieri. Tutto finito? Macché! Guidolin toglieva Minaudo e inseriva il prode Orlandini che diventava... furioso. 

E per la Juve erano dolori. Ganz riacciuffava Moeller al comando della graduatoria dei tiratori scelti, ribattendo, con un destro ravvicinato, palo-rete, una fiondata di Alemao non trattenuta da Peruzzi. Già abbiamo sottolineato le tre parate decisive del portiere bianconero. Dobbiamo aggiungere l'ottima prestazione di Conte che ha recuperato una quantità impressionante di palloni persi dai compagni. E la generosità di Di Livio, che si sta confermando acquisto utile, ha avuto il suo peso sul successo. Ma la mentalità, se si vuole puntare allo scudetto, deve cambiare. La concentrazione è indispensabile, sempre. Nel calcio, però, conta anche la fortuna e ieri la Juve l'ha avuta dalla sua parte. Una tantum. 




LE PAGELLE 
Conte implacabile, ne ha per tutti 
Provvidenziali i suoi recuperi, migliore in campo 
PERUZZI 7. Respinge da par suo le recenti critiche. Nel primo tempo viene graziato da Ganz, che poi lo trafigge nella ripresa, ma nega all'Atalanta, con tre paratissime, il pareggio. 
TORRICELLI 5,5. Fa lo stopper su Ganz e gli concede due pallegol, una fallita e l'altra trasformata. E' più redditizio e meno spaesato quando gioca sul'out. 
MAROCCHI 5,5. Torna titolare come terzino sinistro, ruolo nel quale si esprime con meno efficacia. Nell'ultimo quarto d'ora va a centrocampo. 
D. BAGGIO 5,5. Sbaglia un disimpegno elementare nei pressi della panchina bianconera e, a Trapattoni che lo riprende, indica l'alluce destro malconcio. E' la sua attenuante. 
KOHLER 6. Libero d'emergenza, ha un avvio di ambientamento e si fa saltare da Ganz che non sfrutta l'occasione. Poi «piede a ferro da stiro» prende confidenza con il vecchio ruolo. 
PORRINI 6. Il forfait dell'influenzato Rambaudi lo obbliga a rincorrere Perrone. E, pur finendo fuori dalla zona di sua competenza, limita i danni. 
DI LIVIO 6. Mette alla frusta Tresoldi e si procura, con la benevolenza dell'arbitro, il rigore che sblocca il risultato. Ma ne aveva reclamato uno in precedenza, a ragione e senza avere soddisfazione. 
(75' Francesconi sv. Debutta in A in un quarto d'ora di fuoco). 
CONTE 7. E' senza dubbio il migliore in campo, insieme con Peruzzi. Provvidenziali i suoi innumerevoli recuperi, in spaccata, in anticipo, su Alemao e su chiunque gli capita a tiro. 
RAVANELLI 5,5. Una prova anonima, grigia come i suoi capelli, con rari spunti incisivi. 
R. BAGGIO 6,5. Magoni lo fa magonare, come Pavan, ma si rifa con gli interessi su rigore, firmando un gol per lui storico, e con la punizione che Moeller traduce nel 2-0. 
(89' Galia sv). 
MOELLER 6. Merita la sufficienza per il bel gol di testa. Per il resto non fa pesare sulla partita tutto il suo talento. 
FERRON 5,5. Inattivo per 45', nulla può sul rigore di Baggiouno, ma resta impalato sull'incornata di Moeller. 
PAVAN 6. Si alterna su Ravanelli e Baggiouno e lo fa con determinazione concedendo poco o niente ai due attaccanti. 
TRESOLDI 5. Impunito su due falli sospetti e castigato per un'intervento regolare. Tanto va la gatta al lardo... 
BIGLIARDI 5,5. Protetto alle spalle si sente più sicuro, ma sulla punzione di Baggiouno, si fa bruciare da Moeller. 
ALEMAO 6. Il vecchio Cangaceiro si batte ancora come un leone anche se trova un Conte che fa altrettanto. 
MONTERO 6. Stando qualche metro più arretrato dà maggior solidità ad una difesa troppo allegra nelle ultime partite. 
MAGONI 5,5. Toglie il respiro a Baggiouno quando il fantasista arretra e compie falli spesso tollerati da Rodomonti. 
SAUZEE 6,5. Il francese è un eccellente tiratore ma Peruzzi gli para il possibile 2-2 su una tremenda punizione al 94'. 
GANZ 6. Ha sulla coscienza una facile occasione sprecata sullo 0-0 ma non perdona la seconda volta, anche se il gol è utile solo a lui, per restare capocannoniere con Moeller. 
PERRONE 6. Si becca un beffardo tunnel da Di livio ma anche la sufficienza per una gara tirata. 
(82' Pisani sv). 
MINAUDO 5,5. Non crea problemi particolari a Marocchi. 
(66' Orlandini 6. Il suo ingresso dà spinta all'Atalanta).

L'arbitro RODOMONTI 6. Ogni tre falli un rigore. Ma più che questa regola da oratorio, segue quella della compensazione

Bruno Bernardi 


 

 



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domenica 28 settembre 2025

28 Settembre 1993: Lokomotiv Mosca - Juventus

Grazie a Youtube vi facciamo rivivere l'unico incontro a Mosca tra Lokomotiv e Juventus.

La gara era valevole per il ritorno dei Trentaduesimi di Finale della Coppa UEFA 1993-94. L incontro di andato terminó con il netto dominio dei bianconeri per 3-0.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio.

In Europa i bianconeri piemontesi arrivano facilmente ai Quarti di Finale per venir  poi spazzati via clamorosamente dal Cagliari in un doppio scontro che é entrato nella storia dei sardi.

Buona Visione!

 

Lokomotiv


 

Stagione 1993-1994 - Coppa UEFA - Trentaduesimi, ritorno
Mosca - Stadio Lokomotiv
Martedì 28 settembre 1993 ore 20:00
LOKOMOTIV MOSCA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Marocchi 53

LOKOMOTIV MOSCA: Ovchinnikov, Arifullin, Rakhimov, Podpalyi, Sabitov, Fusajlov (Gorkov 59), Kosolapov, Alenitchev, Samatov, Smirnov, Nikulin
Allenatore: Jurij Sëmin

JUVENTUS: Peruzzi, Carrera M. (Porrini 50), Fortunato A., Torricelli, Kohler, Julio Cesar, Conte A. (Galia 74), Baggio D., Ravanelli, Marocchi, Ban
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Nielsen K.M. (Danimarca)



Marocchi si traveste da Baggio
Aveva la maglia di Robi, ha segnato ed è stato il migliore 
Palo di Ravanelli e salvataggio di Gurkov a porta vuota 
MOSCA DAL NOSTRO INVIATO 

Almeno in Coppa la Juve prosegue a vincere in trasferta, come non le riesce in campionato e come faceva nella passata stagione. Cinque successi su sei partite nella Coppa Uefa dell'anno scorso (una eccezione a Lisbona con il Benfica) e adesso l'1-0 di Mosca, che la conforta dopo un match in cui i bianconeri potevano temere soltanto loro stessi. Della Lokomotiv si potrebbe anche non parlare. L'aveva intuito il Trap nel momento in cui si era deciso a lasciare a casa il Divin Codino: non c'era in vista una partita più facile in cui la Juve potesse rinunciare al proprio Fenomeno. 

Già mercoledì prossimo, contro il Venezia in Coppa Italia, sarà peggio perché ormai il livello del calcio europeo è questo: nei primi turni si incontrano pigmei che da noi potrebbero reggere a fatica la B. La Juve non poteva non approfittarne e ha legittimato l'impresa con il proprio uomo migliore, quel Marocchi panchinaro che si sta ricostruendo con intelligenza e si fa trovare pronto quando serve. Ieri l'ex Cicciobello aveva la maglia di Roberto Baggio, che profuma di gol e di giocate decisive. Un segno del destino. Ma a parte la rete, realizzata con freddezza, Marocchi è stato tra i pochi a intuire che contro i russi non c'era l'obbligo di cacciar via palloni, come se scottassero tra i piedi, con il termometro vicino allo zero. Ha tentato triangolazioni, ha fatto correre la palla bassa con l'idea di saltare le deboli geometrie moscovite. L'ha assistito in questo compito Conte, un po' meno Dino Baggio e le Grandi Berte della difesa, soprattutto Julio Cesar, che con quei piedi brasiliani potrebbe sorreggere anche l'attacco in partite come queste. Ha vinto comunque la Juve operaia, senza Vialli e Moeller e il Codino già citato, gli ultimi due risparmiati per il derby. 

«Mi aspetto che gli altri vogliano dimostrare qualcosa», 

aveva annunciato il Trap. In qualche modo gli è arrivata una risposta positiva. Non c'è stato da divertirsi nell'Acquafan moscovita, tutto scivoloni e tuffi. Prima che iniziasse il match, e poi nell'intervallo, abbiamo visto due vecchine con un secchiello che toglievano acqua dalle aree di rigore come da una barca in cui si sia aperta una falla. 

Sarebbe cambiato qualcosa sull'asciutto? Ricordandoci della qualità del gioco dell'andata, quando fu il talento di Roberto Baggio a risolvere i guai della Signora, è possibile, dal momento che Baggio ieri non c'era. La Juve non si è scostata dal cliché di questa stagione, che la vuole anche troppo remissiva nei primi tempi. La Lokomotiv ha un nome che evoca la spinta del vapore, il mostro d'acciaio e le immagini di un sovietismo epico che non esiste più. Gente, che pena. Costretti a recuperare tre gol e consapevoli che non ce l'avrebbero mai fatta senza una vocazione suicida della Juve i russi sono sembrati fin da subito non coltivare la speranza. Un tiro improvviso di Kossolapov, al 7', si è frantumato sulle mani di Peruzzi e la Lokomotiv ne ha tratto il giusto presagio: non ci sarebbe stato niente da fare, nonostante un certo periodo di preminenza attorno alla mezz'ora e una conclusione al 44' di Smirnov, l'unico con qualche talento nell'attacco dei ferrovieri. 

La Signora ha giocato d'attesa. Squadra lunga, a tratti sfilacciata più del solito con Ravanelli (cresciuto alla distanza) e Ban a disperarsi nel recupero di palloni lanciati da lontano e più incontrollabili di una saponetta. Le poche volte che i bianconeri uscivano con un'azione manovrata si intuiva la possibilità che persino senza tre uomini-gol la Juve potesse passare. La spinta di Fortunato era più lucida che domenica a Lecce, tre inserimenti di Conte l'avvicinavano al gol, soprattutto al 13' e al 19'. Ma era solo al 53' su un contropiede lanciato da Ban e rifinito con astuzia da Ravanelli che Marocchi si presentava solo davanti a Ovcinnikov: lo saltava e andava in gol. All'81 Ravanelli colpiva il palo e un minuto dopo Gurkov salvava a porta vuota sul tiro di Kohler. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 29 Settembre 1993





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