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martedì 16 dicembre 2025

16 Dicembre 1990: Juventus - Cagliari

É il 16 Dicembre 1990 e Juventus e Cagliari si sfidano nella tredicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riapproparsi dello scettro di squadra 'piu' forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27anni

Dall'altra parte un Cagliari che evita la retrocessione in Serie B all'ultimo tuffo.

Buona Visione! 



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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 13 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 16 dicembre 1990 ore 14.30
JUVENTUS-CAGLIARI 2-2
MARCATORI: Di Canio 15, Marocchi 20, Cornacchia 35, Cappioli 73

JUVENTUS: Tacconi, Napoli (Galia 78), Bonetti D., Corini, De Marchi, De Agostini (Alessio 85), Haessler, Marocchi, Schillaci, Baggio R., Di Canio - Allenatore : Luigi Maifredi

CAGLIARI: Ielpo, Festa, Nardini, Greco, Cornacchia, Firicano, Cappioli (Herrera 86), Pulga, Francescoli, Matteoli, Fonseca (Paolino 89) - Allenatore : Claudio Ranieri

ARBITRO: Cesari



Ogni bianconero sembra giocare un suo match 
E' la Juve dell'anarchia

La festa doveva essere doppia: al Delle Alpi una netta vittoria sul Cagliari ed in serata lo scambio dei regali a Villa Sassi con lo stato maggiore juventino al gran completo. Cornacchia e Cappioli invece si sono dimostrati poco sensibili di fronte alle esigenze della Juve ed hanno fatto in modo che la lussuosa cena approntata al ristorante collinare risultasse indigesta, ad onta di un menù di classe adatto all'occasione. Ma questo è il calcio, come ha sottolineato il presidente Chiusano, anche se certi contrattempi andrebbero evitati quando si hanno mete ambiziose da raggiungere.

Oggi la Juve è invece una squadra anarchica, una squadra che offre la sensazione di essere composta da undici giocatori sempre impegnati a giocare una propria partita e poco propensi ad adattarsi alle esigenze della collettività. Sotto questo aspetto il pareggio con il Cagliari ha detto cose molto interessanti, anche se in fondo non c'è stato nulla di nuovo da scoprire, perché i mali della Juve sono noti da tempo. Non ci si aspettava, però, che i problemi dovessero venire a galla con tanta evidenza proprio in una partita all'apparenza senza imprevisti, ma a ben guardare è in occasioni come questa che viene a galla l'immaturità della Juventus di Maifredi, una squadra fragile come un cristallo di Murano, nonostante abbia sulla carta la potenza di una corazzata.

Maifredi nella sua disamina post partita ha sparato a raffica: compito facile, dovunque mirava faceva centro. Non ha salvato nessuno. E come avrebbe potuto? Non ha salvato neppure se stesso, autoaccusandosi di non aver saputo caricare la squadra al punto giusto. Disastro totale. Ma le responsabilità stanno a monte. Anche quelle di Maifredi che ha avaliato scelte non sempre azzeccate. La Juve infatti è una squadra di ottimi solisti (difesa a parte), che ha il grave difetto di essere sempre troppo sbilanciata. A questo bisogna aggiungere che da qualche tempo non gioca più su ritmi elevati, facilitando il compito degli avversari, anche di quelli non irresistibili come il Cagliari, cui è stato sufficiente disputare una partita molto ordinata ed accorta a centrocampo per imbrigliare gli avversari.

Contro un Cagliari naturalmente molto chiuso in difesa, sono venuti a galla i limiti di questa Juve povera di attaccanti in grado di imporsi con la forza. L'assenza di Casiraghi si sta dimostrando più pesante di quanto si potesse immaginare, perché senza un ariete in talune circostanze trovare il gol diventa davvero una sofferenza. E' vero che ci sono Baggio e Schillaci, ma nessuno dei due ha le caratteristiche richieste. Di Baggio si sapeva tutto: quando poi incappa, come ieri, in una giornata poco felice, il suo apporto diventa quasi ininfluente. Quanto a Schillaci, la sua involuzione postmondiale è ormai chiarissima. Del centravanti rapido ed opportunista si sono perse le tracce da tempo. Totò si rallegrava nei giorni scorsi di essere diventato anche un uomo-assist, ma quello che per lui può essere un motivo di soddisfazione si trasforma in un pesante handicap per la squadra. Alla Juve serve un altro Schillaci, non certo quello che si impegna in un lavoro sfiancante lontano dalla zona in cui diventa pericolo pubblico.

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 17 dicembre 1990





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mercoledì 15 ottobre 2025

29 Febbraio 1976: Juventus - Cagliari

È il 29 Febbraio 1976 e si gioca allo Stadio 'Comunale' di Torino la sfida Juventus-Cagliari. La gara è valevole per la quarta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1975-76.

Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.

Per quanto riguarda la coppa nazionale i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall' Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.

Per quanto riguarda i sardi, i tempi dello scudetto e di Gigi Riva sono un epopea lontana! Termineranno la stagione in ultimissima posizione e devono salutare mestamente la Serie A.

Buona Visione!


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Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 29 febbraio 1976 ore 15.00
JUVENTUS-CAGLIARI 1-0
MARCATORI: Damiani rigore 35

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Tardelli, Furino, Morini, Scirea, Damiani, Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R. 
Allenatore: Carlo Parola

CAGLIARI: Copparoni, Valeri, Longobucco, Graziani, Niccolai, Roffi, Butti, Brugnera, Piras (Quagliozzi 62), Viola, Virdis 
Allenatore: Mario Tiddia

ARBITRO: Levrero P.



Le Pagelle Bianconere
Il sole tonifica Anastasi 

ZOFF — Una parata gol nel primo tempo (su botta ravvicinata di Virdis) ed una serie di sicuri interventi in apertura di ripresa e nel finale, lo pongono tra i migliori in campo. 

CUCCUREDDU — E' risucchiato da Piras in avanti e gli concede una palla-gol all'inizio del secondo tempo. Poi si occupa di Viola che gli crea qualche problema ma senza danni. 

TARDELLI — I rari applausi, meritati, del pubblico sono per « Schizzo » che si distingue per la facilità di palleggio, per la sicurezza nel tenere a bada Viola e per l'intraprendenza offensiva. Nella ripresa è meno brillante. 

FURINO — Il turno di riposo gli ha restituito la « verve », non la precisione: la voglia di strafare lo obbliga ad andare fuori misura. 

MORINI — Fatica ad anticipare Virdis che non è II classico centravanti-boa ma va sempre Incontro alla palla e la difende con abilità; lo stopper si lascia sfuggire un palo di volte l'avversario e ci pensa Zoff e rimediare. 

SCIREA — Sfrutta molto bene, in chiave offensiva, I corridoi per tentare di sorprèndere II Cagliari: lancia in gol Bettega ed impegna severamente Copparonl ma poi ripiega prudenzialmente in retrovia. 

DAMIANI — Trasforma il rigore ma non ripete la bella prova di Firenze: Longobucco lo conosce alla perfezione e non « beve » le sue finte. 

CAUSIO — Dopo una luga serie di prestazioni ad alto livello, si concede una pausa. Di fronte ha un antagonista come Butti che lo contrasta molto bene. Tuttavia l'azione che determina il gol « fantasma » ed il rigore, porta la sua firma. 

ANASTASI — In primavera rifiorisce: Il tiepido sole lo tonifica e gli restituisce II guizzo ma non iI gol. Per pochi centimetri due insidiose conclusioni sono fuori bersaglio e quando centra la ' porta una prodezza di Copparoni gli nega la soddisfazione del gol. 

CAPELLO — Incappa in una giornata In cui riesce a sbagliare le cose piú facili. Il pubblico 10 fischia. Il regista s'innervosisce e non riesce a dare il consueto contributo. 

BETTEGA — Gioca di punta e, pur notandosi poco, risulta il bianconero più pericoloso. Due volte Copparonl gli Impedisce il gol, colpisce anche un palo e allo scadere manca di un soffio il raddoppio.

Bruno Bernardi



La Juve i suoi avversari prima li addormenta, poi li fulmina. Così è successo al Cagliari, ma il pubblico non si è svegliato
La Signora Omicidi ha colpito ancora

TORINO L'avvocato Agnelli, considerato l'andamento della partita, ha detto scherzosamente ai cronisti di non volere più pronunciarsi, per sfuggire alle multe di Boniperti. Le sue dichiarazioni polemiche nei confronti della beneamata Juventus avevano suscitato un certo scalpore nei giorni precedenti, e anche contro il Cagliari avrebbero dovuto riproporre lo stato d'animo di un tifoso rinfrancato dal primato ma tradito dal gioco.

LO SCUDETTO IN CASSAFORTE 
Tre domeniche fa la Juventus, pareggiando con il Como al termine di una squallida partita, era riuscita a guadagnare in classifica un punto sul Torino. Domenica scorsa i bianconeri, sconfiggendo il Cagliari alla fine di un incontro ugualmente deprimente, hanno addirittura aumentato di due lunghezze il loro vantaggio sui granata. Con questa vittoria la squadra ha messo il diciasettesimo titolo in cassaforte, e a undici giornate dalla conclusione del torneo forzarne la serratura, a meno di sorprese, sarà arduo per chiunque.
Il boato che ha salutato il gol dell'Inter a San Siro, non ha comunque cancellato la colonna sonora dei fischi con la quale i tifosi juventini hanno accompagnato buona parte dell'incontro. Sono già tre volte consecutive che i giocatori bianconeri, contro Perugia, Como e Cagliari, deludono il pubblico di casa. Dinanzi ai lariani, avevano la scusante dello schieramento chiuso degli avversari. Ma davanti ai sardi, che si sono battuti in campo aperto, non sono riusciti a sfruttare neppure gli ampi spazi concessi loro nella ripresa.
La vittoria in ogni caso li ha baciati in fronte, e ha ridicolizzato i precedenti azzurri delle ultime due settimane. La stampa ha criticato il blocco juventino sperimentato in Nazionale contro lo Zurigo, e a quattro giorni di distanza lo ha esaltato in campionato contro la Fiorentina. Esattamente al contrario ha glorificato il blocco granata contro la Germania Ovest B, e a un tiro di schioppo lo ha incenerito contro l'Inter. Ha avuto torto ancora una volta chi è stato coperto di inutili lodi, ed è meglio non pensare a quale sfacelo abbia fatto Radice, tornato a casa, dei papiri trionfalistici di giovedì scorso.

L'ALIBI DEL CALDO 
Allenatore e giocatori,per giustificare lo spettacolo incolore offerto, hanno chiamato in causa il caldo, come se durante la settimana gli atleti non avessero avuto modo di esporsi in allenamenti al cambio di temperatura, e come se a Firenze non avessero già giocato in un clima primaverile. La verità è che la squadra non ha forzato subito i tempi della sua azione contro una formazione modesta, e, pervenuta al gol soltanto su rigore, ha continuato a creare occasioni da rete regolar-mente sprecate senza faticare più di tanto.
A centrocampo il calo di forma di Furino e il rendimento limitato di Capello emergono proprio quando, come contro il Cagliari, Causio riesce meno brillantemente del normale a mascherare le lacune altrui. Furino, che patisce in silenzio da mesi noie ai muscoli adduttori, si smarca con molta più solerzia di certi suoi compagni in preda a catalessi, ma sbaglia anche gli. appoggi più elementari. Capello, che cede da tempo spesso e volentieri la direzione delle operazioni a Scirea e Causio, può servire in trasferta addormentando la partita, ma può anche nuocere in casa addormentando la platea.
A questo punto concedere ai titolari che han-no maggiormente sospinto la carretta un breve periodo di riposo, sarebbe per lo meno consi gliabile. Ma Parola, per attuare senza dannosi piagnistei il decantato sistema rotatorio delle sue pedine in campo, ha bisogno della solita malattia vagamente diplomatica. E come sem pre, recitare la farsa del malato immaginario. comporta il rischio di comiche gaffes, come quando mercoledì scorso ad Asti, nel giro di pochi minuti, il dottor La Neve ha dichiarato Gentile guarito dalla distorsione fiorentina e, invece, l'allenatore ha segnalato il terzino come ancora indisponibile per la domenica successiva.

L'ARMATA BRANCALEONE 
É stato sicuramente malinconico per i tifosi sardi di Torino confrontare lo squadrone di sei anni fa, capace di convogliare sugli spalti del comunale il cuore di un'intera isola, con la disperata e volenterosa Armata Brancaleone dei nostri tempi, sostenuta da poche voci sfiduciate, la sconcertante Juventus di quest'epoca ha comunque contribuito a trasformare il Cagliari da squadra arrendevole in formazione insidiosa, pur senza smentire un pronostico sin troppo scontato.
L'allenatore Tiddia sognava di conquistare un punto contro la capolista, non soltanto per migliorare la desolante classifica dei rossoblù. ma soprattutto per convincere i suoi uomini nel miracolo della salvezza. Così ha voluto spedire ad ogni costo in campo l'acciaccato Longobucco, sperando di risvegliare, a fianco di Viola, il suo orgoglio di ex-juventino. I due giocatori, pur senza compiere prodezze, non hanno tradito le attese, e mentre il difensore ha annullato, senza scorrettezze da killer, Damiani, il centrocampista ha offerto pezzi di bravura nonostante la guardia puntuale di Tardelli.
A parte i chiari limiti del complesso, la grande impresa poteva anche non risultare impossibile, Butti è riuscito ad inaridire per lunghi periodi della partita con Causio la più importante fonte di gioco avversaria. Virdis ha fatto ammattire un Morini prima d'ora impeccabile, ma non ha saputo concretare nel tiro a rete il suo predominio di palleggiatore.

Carlo Nesti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 Nr.10





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E' il momento magico della Juventus detto all'inizio. E' il calcio di rigore, cioè, che porta a cinque lunghezze il vantaggio su Radice. Al contrario di altre volte, stavolta la Juve e l'arbitro
Levrero sono immuni da colpe e da sospetti maliziosi: il fallo di mani di Niccolai era macroscopico e seguiva
quello di Butti (sempre mani in piena area). Si incarica del tiro lo specialista Damiani, finta e controfinta e per il
portiere cagliaritano Copparoni non c'è niente da fare. Momento magico juventino, dunque ma anche fine della speranza per il Cagliari che dopo il pareggio con I'Inter di soli sette giorni a, aveva ripreso fiducia nelle proprie possibilità


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martedì 19 agosto 2025

19 Agosto 2017: Juventus - Cagliari

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Serie A vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 19 Agosto 2017 Juventus e Cagliari si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio Serie A TIM 2017-18 all 'Allianz Stadium' di Torino.

Alla fine di questo campionato la squadra di Massimiliano Allegri si aggiudicerá ancora lo Scudetto. Sará il 36esimo titolo

Dall'altra parte ci sono i sardi che navigano in cattive acque per lunghi tratti della stagione. Alla fine peró i rossoblu isolani  si salveranno da un amara retrocessione.

Buona Visione! 


 

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Stagione 2017-2018 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Allianz Stadium
sabato 19 agosto 2017 ore 18:00 
JUVENTUS-CAGLIARI 3-0
MARCATORI: Mandzukic 12, Dybala 45+1, Higuain 66

JUVENTUS: (c) Buffon; Lichtsteiner, Rugani, Chiellini, Alex Sandro; Pjanic, Marchisio C. (Khedira 62); Cuadrado (Douglas Costa 74), Dybala, Mandzukic; Higuain (Matuidi 71)
A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, De Sciglio, Benatia, Barzagli, Asamoah, Bentancur, Sturaro, Bernardeschi
Allenatore: Massimiliano Allegri

CAGLIARI: Cragno; Padoin (Joao Pedro 63), Andreolli, Pisacane, Capuano; Faragò, Cigarini (Dessena 82), Ionita, Barella; Farias, Cop (Sau 81)
A disposizione: Crosta, Daga, Ceppitelli, Miangue, Romagna, Cossu, Giannetti
Allenatore: Massimo Rastelli

ARBITRO: Maresca
RIGORI FALLITI: Farias 39 (Cagliari)
AMMONIZIONI: Lichtsteiner 77 (Juventus)




I bianconeri piegano la squadra di Rastelli alla prima della nuova stagione grazie alle reti di Mandzukic e Dybala nel primo tempo, del Pipita nella ripresa.  
Rigore assegnato con la Var al Cagliari, poi sbagliato da Farias

Il campionato 2017-2018 riparte dall’Allianz Stadium di Torino e regala già grandissime emozioni. La Juventus campione d’Italia uscente batte 3-0 il Cagliari, grazie ai gol di Mandzukic e Dybala nel primo tempo e di Higuain nella ripresa, in un match che entrerà nella storia del nostro calcio: per la prima volta un arbitro (Fabio Maresca) ha assegnato un calcio di rigore con la Var (la tecnologia in campo). E’ successo al 35’ per il contatto tra Alex Sandro e Cop: il direttore di gara ha chiesto l’aiuto della moviola in campo, si è avvicinato allo schermo a bordo campo, e ha assegnato il calcio di rigore alla squadra di Rastelli. Farias dagli 11 metri, però, l’ha sbagliato: bravo Buffon a pararlo. 

Nella ripresa, un buon controllo di partita dei bianconeri vicini al tris in apertura ancora con Paulo Dybala, che colpisce la traversa. Poi ritmi bassi, con il Cagliari che ci prova, e la Juve pronta ad abbassare i ritmi. Al 66’ arriva la firma di Gonzalo Higuain (su assist di Alex Sandro): il Pipita ha segnato alla "prima" solo nelle sue due stagioni in bianconero.

Le scelte dei due allenatori

Con il cuore ancora rivolto all’attentato delle Ramblas di Barcellona, dopo il minuto di silenzio in onore alle vittime, è cominciata all’Allianz Arena la prima partita della nuova stagione di Serie A. Come in Supercoppa, Max Allegri ha deciso di lasciare in panchina i nuovi acquisti e di affidarsi al modulo che tanto bene ha fatto nella scorsa stagione: il 4-2-3-1 con le "cinque stelle". In difesa, a destra Lichtsteiner e non Barzagli. In mezzo, accanto a Chiellini, Rugani. A centrocampo riecco Marchisio con Pjanic. In avanti Cuadrado, dopo aver vinto il ballottaggio con Douglas Costa, con Dybala e Mandzukic dietro all’unica punta Higuain. Il Cagliari, che ha salutato proprio in giornata Salamon e Borriello diretti alla Spal, si affida a Cigarini in regia in un 4-4-2. Padoin, Pisacane, Andreolli e Capuano in difesa. In avanti Farias e Cop con Barella pronto a diventare un uomo aggiunto a centrocampo in fase difensiva, e a rifornire le punte al momento di attaccare.

Il gol di Mandzukic e il rigore con la Var

Lo schema tattico della prima parte di gara si capisce presto. Nei primi minuti, i rossoblù (per l’occasione in maglia rossa), hanno un ottimo approccio alla partita: pressing altissimo per interrompere la fase di costruzione di gioco dei bianconeri, recuperare il pallone e pungere in contropiede. Alla prima vera occasione, però, la Juve passa. Al 12’ Lichtsteiner crossa da destra, con una bella girata Mandzukic batte Cragno e segna il primo gol di questo campionato: nelle ultime tre stagioni, tra Spagna e Italia, non aveva mai segnato alla prima giornata. I bianconeri prendono fiducia, il Cagliari accusa un po’ il colpo. Al 35’ l’episodio che fa entrare Juventus-Cagliari nella storia: contatto Alex Sandro-Cop, l’arbitro Massa chiede l’aiuto del Var e assegna il calcio di rigore. Farias dal dischetto, però, lo sbaglia. Gigi Buffon para il secondo degli ultimi tre penalty affrontati in A. Il Cagliari però non si perde d’animo e continua a tenere bene il campo e a provarci. Al 46', la Juve raddoppia in contropiede: assist perfetto di Pjanic per Dybala, la Joya scatta sul filo del fuorigioco e di sinistro insacca sotto la traversa. Due a zero e risultato forse troppo duro per un buon Cagliari. Ai giocatori rossoblù che protestavano chiedendo l’aiuto della Var, l’arbitro ha risposto: "Abbiamo controllato".

Traversa di Dybala, poi Higuain

A inizio ripresa, i "nuovi" acquisti della Juve restano in panchina. Ad andare vicino al tris è ancora Dybala in apertura: sinistro a giro che si stampa sul legno. Il Cagliari prova a proporre, non costruisce però grandissime occasioni fino al 56’: assist proveniente da sinistra ma Faragò spara alto. Rastelli prova a irrobustire l’attacco: dentro Joao Pedro per il terzino Padoin (ovazione dal suo vecchio pubblico per lui), ma a passare è ancora la Juventus. Azione manovrata dai bianconeri sulla sinistra e assist di Alex Sandro: il Pipita non sbaglia e segna la terza rete. Nella seconda parte di tempo, spazio ai nuovi. L'ultimo ad arrivare (Blaise Matuidi), è il primo a entrare in campo: al 70’ per Higuain. Poi Douglas Costa, al posto di Cuadrado al 74'. Sul 3-0 i ritmi calano, Rastelli regala spazio anche a Sau (per Cop) e a Dessena (per Cigarini) ma è ancora Dybala ad andare vicino al quarto gol nel finale. La partita si chiude così, e la Juve può dimenticare la sconfitta in Supercoppa.

tratto da: Juventus-Cagliari 3-0: segnano Mandzukic, Dybala e Higuain.




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martedì 10 giugno 2025

14 Aprile 1974: Juventus - Cagliari

È il 14 Aprile 1974 e si gioca allo Stadio 'Comunale' di Torino la sfida Juventus-Cagliari. La gara è valevole per la decima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1973-74.

Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle della Lazio Campione d'Italia (per la prima volta nella loro storia) con solo due punti di ritardo.

Per quanto riguarda la coppa nazionale i nostri eroi dopo aver superato brillantemente il primo girone eliminatorio, devono soccombere al sorprendente Palermo nel girone finale. La competizione sará vinta con merito dal Bologna in finale proprio sui rosanero.

Per quanto riguarda i sardi, i tempi dello scudetto sono ormai lontani! Nonostante il loro punto di riferimento principale Gigi Riva é sempre determinante, termineranno la stagione in una tranquilla metá classifica, senza infamia e senza lode.

Buona Visione!




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Stagione 1973-1974 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 14 aprile 1974 ore 15:30 
JUVENTUS-CAGLIARI 1-1
MARCATORI: Riva 53, Causio 84

JUVENTUS: Zoff, Spinosi (Gentile 46), Longobucco, Furino, Morini, (c) Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello F., Altafini
A disposizione: Vitolo, Bettega R. 
Allenatore: Cestmir Vycpalek

CAGLIARI: Albertosi, Poli, Poletti, Quagliozzi, Niccolai, Roffi, Nenè, Brugnera, Gori, Butti, Riva
A disposizione: Copparoni, Dessi, Piras
Allenatore: Giuseppe Chiappella

ARBITRO: Barbaresco



Una partita quasi "stregata,, per i campioni d'Italia 
La Juve fra speranze ed errori 
Il Cagliari, con Riva più grintoso che mai, sfiora la vittoria clamorosa al Comunale
Causio ha coronato un affannoso inseguimento
Una traversa, un palo, un rigore "sospetto" nel bilancio dei bianconeri 

Bloccata in casa dal Cagliari, che ha sfiorato la clamorosa vittoria dopo il gol di un Riva più grintoso che mai, a lungo incapace di imporre il proprio gioco, con alcuni elementi criticati dai tifosi, la Juventus ha forse perso la domenica di Pasqua il punto che peserà in modo decisivo sulla classifica finale. I bianconeri hanno avuto anche la sfortuna come avversario: una botta al volo di Causio ed una staffilata di Cuccureddu hanno incocciato traversa e montante della porta di Albertosi, l'arbitro ha punito solo con un calcio a due una spinta in area di Nenè a Furino, il « numero uno » dei sardi ha salvato la sua rete in numerose altre occasioni. 

Una specie di partita stregata, per la squadra di Vycpalek, che in apertura di ripresa è passata dall'euforia allo scoramento nel volgere di pochi minuti. Il risultato al Comunale era ancora sullo zero a zero, infatti, mentre da Roma giungeva notizia dello svantaggio della Lazio al cospetto del Verona: ma dopo qualche istante arrivava il gol di Riva ed il pareggio dei biancazzurri di Maestrelli, i quali iniziavano poco dopo lo sprint verso la vittoria. Ai bianconeri toccava cosi inseguire con affanno, e solo a sette minuti dalla fine Causio riusciva a limitare ad un punto il guadagno dei rivali romani, consentendo così ai più fiduciosi nelle possibilità della squadra di sperare ancora in un riaggancio. 

Fra questi Capello 
(« io non mollo, anche se la Lazio va forte »)
ovvero proprio il giocatore che è stato oggetto di una minicontestazione dopo la gara, ed il presidente Boniperti che intervistato a Barengo dove si è recato, al termine della partita, per una breve vacanza, ha detto: 
« Bisogna continuare a battersi con animo; abbiamo già dimostrato di essere capaci di clamorosi recuperi ». 
Meno fiducioso il trainer Vycpalek, che ha ammesso malinconicamente: 
"E' stata una domenica nefasta per noi, questo punto perduto potrebbe costarci caro. Cerchiamo di portare dignitosamente alla fine questa stagione ». 
La squadra ha dimostrato di possedere ancora energie e capacità di reazione, visto che proprio il quarto d'ora finale (con quello iniziale) è stato il periodo migliore di Causio e colleghi, ma nella fase centrale della partita si è lasciata imbrigliare dal fitto e lento fraseggio del Cagliari che — come contro il Torino del resto — ha confermato la « conversione » del suo allenatore Chiappella a quel gioco corto che sarà magari redditizio, ma non è certo un sistema utile a collaborare allo spettacolo calcistico. I bianconeri hanno anche sbagliato l'impostazione tattica della partita, visto che hanno affrontato una squadra dotata di una sola punta con tre difensori puri: Morini. Spinosi e Longobucco. 

Lo stopper ha faticato sin dall'inizio su Riva (del resto il cannoniere impegna a fondo ogni avversario); Spinosi ha dovuto vagare per il campo all'inseguimento di Gori trovandosi a sua volta in posizione per costruire il gioco, senza averne le attitudini; Longobucco è sempre stato in soggezione di fronte a Nenè, che ha giocato molto arretrato sganciandosi dal diretto avversario, ma confandolo con decisione in ogni tentativo di avanzata.

Nella ripresa, quando si è voluto ovviare alla situazione utilizzando il numero tredici Gentile ha finito per andar fuori il più in forma dei tre terzini, ovvero Spinosi. Poi Riva ha inventato il gol — al 55', sfruttando con una mezza rovesciata un tocco di Nené — e la situazione si è ancora complicata, anche se la spinta di Gentile a tratti si è fatta sentire. 

Negli spogliatoi, a fine gara, Vycpalek ha ribattuto alle critiche: 
« Se andavamo in vantaggio subito, la gara cambiava e Spinosi non sarebbe uscito. Con Gentile c'è stata più spinta, ma la difesa ha corso maggiori rischi. E si è visto ». 
Vycpalek difende giustamente le scelte fatte, ma le perplessità restano. E non hanno convinto completamente le dichiarazioni di Morini che si è dichiarato » innocente » sul gol di Riva, quando poi la tv ha mostrato che lo stopper era a due passi dal « bomber » quando questi ha agganciato la palla offertagli da Nené. In effetti, mandando subito Brugnera sulla strada di Capello (mentre la Juve voleva che il centrocampista toccasse a Furino, per consentire al regista una maggiore libertà d'azione), tenendo in zona Quagliozzi, Nené, Butti, lo stesso Gori, gli ospiti hanno preparato un filtro molto efficace davanti alle manovro juventine: in apertura di partita, Anastasi, Causio e Altafini hanno dato l'impressione di dover sfondare, ma poi assestate le marcature difensive con Niccolai su José e Poletti su Anastasi, il Cagliari non ha più corso grossi rischi. 

Solo nel finale, di fronte alla veemente reazione juventina al gol messo a segno da Riva al 10' della ripresa, i sardi hanno mostrato notevole affanno: un palo di Cuccureddu, tre parate strepitose di Albertosi su Capello (due volte) e Causio, hanno fatto corona al gol dello stesso Causio (83' una botta trasversale su apertura di Altafini) che ha portato al pareggio. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 16 aprile 1974




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Ha avuto successo domenica il mini-sciopero dei calciatori.

Domenica tutte le partite di serie A anziché alle 15,30, hanno avuto inizio alle 15,40. La disposizione dell'Associazione italiana calciatori che aveva invitato in settimana i propri iscritti a presentarsi in campo con dieci minuti di ritardo per l'inizio delle gare è stata rispettata e la protesta sul caso Scala è pertanto pienamente riuscita.

Il pubblico al contrario di quanto da piú parti si pensava, ha dimostrato di aver compreso dimostrato le reali motivazioni dello sciopero e non ha avuto alcuna reazione di insofferenza: in alcuni casi, anzi, ha fischiato l'ingresso in campo degli arbitri che sono stati ovunque puntualissimi rispetto all'orario ufficiale fissato dalla Lega. (Nelle foto due mo-menti del mini-sciopero a Torino. A sinistra, l'arbitro Barbaresco con i guardalinee sul campo alle 15.30; a destra. Riva con gli altri sul terreno alle 15,40).

Ora però, dopo la protesta, il problema si sposta sul tavolo del giudice sportivo che mercoledi, esaminati i rapporti arbitrali e le motivazioni tecniche dei ritardi, sarà costretto a punire le società.

tratto da: La Stampa 16 aprile 1974 


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