Visualizzazione post con etichetta youtube. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta youtube. Mostra tutti i post

giovedì 5 novembre 2026

5 Novembre 1986: Juventus - Real Madrid

È il 5 novembre 1986 e  Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus è Campione d'Italia in carica e cerca di raggiungere ancora la vetta europea in Coppa dei Campioni. Dopo aver perso allo 'Santiago Bernabéu' per 0-1 adesso i bianconeri devono tentare il ribaltone in Piemonte. Non tutto andrà come sperato.

In campionato i bianconeri devono invece inchinarsi al Napoli guidato da Diego Armando Maradona. Per i nostri 'eroi' sarà 'solo' secondo posto.

Buona Visione! 



juve


 

Stagione 1986-1987 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 5 novembre 1986 ore 20.30
JUVENTUS-REAL MADRID 1-0 - Dopo i calci di rigore (1-3)
MARCATORI: Cabrini 9
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Sanchez (parato), Brio (parato), Butragueno (gol), Vignola (gol), Valdano (gol), Manfredonia (parato), Juanito (gol), Favero (fuori)

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Caricola, Mauro (Vignola 106), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Briaschi 78)
Allenatore: Rino Marchesi

REAL MADRID: Buyo, Chendo, Camacho, Salguero, Sanchis, Gordillo (Juanito 115), Butragueno, Michel, Sanchez, Gallego, Valdano
Allenatore: Leo Beenhakker

ARBITRO: Pauly (Germania Ovest)




L’andata, giocata il 20 ottobre, si concluse con la vittoria di misura degli iberici, grazie al gol del sempre presente Buitre. Durante quella partita a nulla valsero le proteste juventine su quel gol ingiustamente annullato a Manfredonia (succederà lo stesso, nella stessa porta, tre anni più tardi, quando Gullit si vedrà non convalidare un gol per fuorigioco assolutamente inesistente).

Il ritorno, giocato il 5 novembre, divenne decisivo. Uno Stadio Comunale stracolmo, e quasi impreparato a ricevere tanto entusiasmo, fece da testimone ad una disfatta inaspettata e bruciante. Di Cabrini la rete dell’1-0 (con un bel gol di sinistro dopo un passaggio di Mauro) che, di fatto, metteva la qualificazione in bilico. Si andò ai rigori, nell’annata terribile del calcio italiano.

Tacconi neutralizzò il primo tiro di Sanchez, salvo poi capitolare sui fendenti di Butragueno, Valdano e Juanito. Per i tiratori di Marchesi, invece, fu una serata da dimenticare. Di Vignola l’unico gol. Gli errori decisivi di Brio, Manfredonia e Favero.

La Juventus uscì ingiustamente da quella competizione, ultima delle italiane a perdere dal dischetto nell’arco di 35 giorni (dopo Roma, Napoli, Fiorentina e Nazionale Under 21).


Per ritrovare un precedente europeo tra Juventus e Real Madrid si deve aspettare 24 anni: è il 1986, e le due squadre si ritrovano per gli ottavi di finale di Coppa dei Campioni. La doppia sfida è equilibrata: al Bernabéu decide un gol di Butragueño, leggendario ‘avvoltoio’ dell’area di rigore che, in quell’occasione, riuscì ad avere la meglio su Stefano Tacconi.

Al ritorno, il 5 novembre 1986, i tempi regolamentari si chiudono ancora una volta sul risultato di 1-0, ma questa volta per la Juventus: è infatti Cabrini a ristabilire la parità di risultato, prima che il passaggio del turno venga deciso dalla lotteria dei rigori. Tacconi vola e con il guantone sinistro blocca il tiro dal dischetto di Sánchez, ma nulla può sul successivo penalty di Butragueño; gli errori dei bianconeri Manfredonia e Favero, alla fine, risulteranno decisivi. 

tratto da: JUVENTUS-REAL MADRID, PARTITA LEGGENDARIA




TUTTOCOPPE/IL BILANCIO DOPO IL SECONDO TURNO
INTER E TORINO SONO LE SOLE SOPRAVVISSUTE DELLO SQUADRONE ITALIANO CHE CON ORGOGLIOSA SICUREZZA AVEVA AFFRONTATO L'AVVENTURA EUROPEA. 
AI PRIMI RIGORI SONO CADUTE IN QUATTRO. DA «GRAZIE LO STESSO UNDER 21» A «GRAZIE LO STESSO JUVE». 
E INTANTO È SOPRATTUTTO LA SPAGNA A RINGRAZIARE
Muchas Disgracias

SPENGO il televisore sull'ultimo rigore calciato (fuori) da Favero e già mi immagino i titoli del giorno dopo. 

«Juve, grazie lo stesso». 

Infatti. È singolare la metamorfosi che sta incontrando il calcio italiano. Un tempo era conosciuto come una spietata macchina da risultati, ottenuti a maggioranza con sistematiche violenze allo spettacolo. Cori di «ladri» accompagnavano le nostre squadre che uscivano dai campi di tutt'Europa con variopinti insulti ma con i due punti sotto il braccio. Adesso è scoccato il momento delle gloriose sconfitte. Sindrome pericolosissima. Ricordo il Messico, ultimi mondiali. La squadra di casa gioca la partita della sua vita contro la Germania, sfiora la vittoria che la proietterebbe in semifinale, ma alla fine viene beffata ai calci di rigore. I commentatori si sbrodolano in autoincensamenti. «Gloriosa derrota» è il ritornello. Sinché prende la parola un vecchio e dice: 

«Io sono stufo di gloriose derrote. E dai tempi di Fernando Cortez che il Messico non vive un glorioso trionfo». 

Mi trovo ad applaudire entusiasta. Non avrei mai pensato che, di lì a qualche mese, l'Italia calcistica si sarebbe trovata a vivere la medesima esperienza.

GRAZIE lo stesso all'Under 21, grazie lo stesso Juve. E intanto è soprattutto la Spagna a ringraziare. La Spagna ha battuto in finale (europea) la nostra under 16 ad Atene e la nostra under 21 nel doppio confronto Roma-Valladolid. Il Saragozza ha eliminato ai rigori la Roma e il Real Madrid ha eliminato ai rigori la Juventus. Lo scorso anno il Real Madrid aveva eliminato l'Inter e il Barcellona aveva eliminato la Juventus. Muchas gracias, señor. Però noi siamo contenti così. Depressi da indecenti spettacoli domenicali, ci entusiasmiamo talmente per ogni partita ben giocata, che il risultato non ci interessa più. Perdiamo e ringraziamo commossi. La Juventus è stata grande, intendiamoci. Grande di tecnica e soprattutto di cuore. Ma ha sbagliato e non sarebbe onesto dimenticarlo. Questi sono i suoi errori: 

1) ha affrontato con spirito eccessivamente rinunciatario la partita di andata a Madrid. Non c'è dubbio, per ogni critico razionale, che, sull'arco del doppio confronto, il Real abbia meritato la promozione: perché ha giocato due partite, mentre la Juve ne ha giocata una sola, sia pur splendida; 

2) l'eccezionale prestazione delle seconde scelte, dei cosiddetti gregari, ha ribadito quanto sia stato pretenzioso e assurdo mandare in campo a Madrid un Laudrup impresentabile, anziché un giocatore meno classico, ma in piena salute fisica; 

3) la decisiva ronda dei rigori è stata gestita con molta superficialità. E qui magari sarà il caso di spiegarsi meglio.

IL REAL Madrid ha scelto subito la strada più naturale e spontanea. Chi è il rigorista principe della squadra? Hugo Sánchez. Chi sono le sue prime alternative? Butragueño, Valdano, Juanito (quando è in campo; normalmente è riserva). Di conseguenza, Hugo Sánchez ha tirato il primo rigore e gli altri gli sono andati appresso. Che poi lo specialista numero uno incorra in errore (o venga battuto da un portiere strepitoso, come nel caso di Tacconi) è un incidente di percorso sempre all'agguato, ma che non determina la fine del mondo. Cosa ha fatto invece la Juventus? I soliti calcoli di sublime furberia in cui noi siamo inarrivabili maestri. Il rigorista della Juve è Platini? E allora io me lo tengo per ultimo, quando la responsabilità pesa maggiormente. E a tirare mando prima i meno affidabili, così mi tolgo il dente subito. Ahimé, Platini è rimasto a guardare. Quando sarebbe venuto il suo turno, la partita era già decisa. Il Real aveva deputato a tirare e a vincere i suoi uomini più tecnici, i più familiari col gol. La Juventus si era affidata ai suoi cerberi di retroguardia, Brio e Favero. Dice: ma a Tokyo Brio aveva tirato e realizzato il primo rigore. E allora? Se capita un rigore nell'arco dei novanta minuti, chi lo tira, Platini o Brio? E dopo l'errore di Sanchez, non era ancor più il caso di calare subito l'asso, per sfruttare il vantaggio psicologico che sarebbe derivato dal prendere lo steccato?

QUESTA dei rigori sta diventando una maledizione, ma non credo si possa più parlare di caso o di lotteria. Nelle precedenti tre eliminazioni stagionali (Fiorentina, Napoli, Roma; quattro, se ci aggiungiamo l'Under 21) avevamo avuto lo svantaggio di affrontare la delicatissima fase psicologica sempre in trasferta, quindi nelle più sfavorevoli condizioni ambientali. E magari con scomodi ricordi, come la Roma che ancora si porta dietro il trauma di una Coppa dei Campioni perduta proprio dal dischetto, contro il Liverpool. Ma questa volta ... Si giocava a Torino, davanti a un pubblico di incredibile calore. In lizza era la Juventus, la nostra squadra più attrezzata agli stress, più tetragona alle emozioni. Una Juve che proprio ai calci di rigore aveva affidato la sua ultima conquista, la Coppa Intercontinentale a Tokyo contro l'Argentinos Juniors, e poteva disporre dell'identica batteria di tiratori, fatta eccezione per Laudrup, già sostituito. Quale perverso meccanismo è dunque scattato? Resto fedele a un concetto già espresso. I calciatori italiani si giocano sempre una posta infinitamente superiore a quella degli altri e arrivano alla resa dei conti in condizioni morali più fragili. Gli altri la prendono più allegramente. Mandano al dischetto i tiratori più collaudati o più abili, in ordine decrescente. E buonanotte. Noi ci alambicchiamo: qual è il rigore più importante? E chi decide il quarto (chissà poi perché), chi il quinto. Invece è sempre valida la vecchia regola empirica delle risse da strada: chi colpisce per primo, colpisce due volte. Comunque, grazie lo stesso, Juventus.

LA PARTITA è stata straordinaria per intensità agonistica e buonissima per livello tecnico. Il Real si è confermato formazione formidabile: subito il gol, ha attaccato senza paura, a rischio di scoprirsi, dando l'impressione di non digerire neppure la sconfitta parziale. Emilio Butragueño è un giocatore stellare. Voglio vedere se i nostri amici francesi riusciranno a non dargli il pallone d'oro, quest'anno. Però, che cuore, che anima, che palle (scusate), questa Juventus. Caricola, riserva della riserva, si è battuto meravigliosamente. Mauro ha giocato la partita della sua vita, Bonini e Manfredonia hanno entusiasmato e commosso. Peccato che Platini, pur generosissimo questa volta, abbia ormai limiti fisici invalicabili (Plafini, perfidamente perfidamente dicono i francesi) e che Laudrup non riesca a venir fuori dai suoi malanni muscolari. Cabrini e Serena hanno continuato a battersi oltre le severe menomazioni, il portiere Tacconi ha fatto prodigi rivaleggiando col suo collega Buyo (ma quanti portieri ha la Spagna? Abbiamo visto due mostri come Ablanedo e Buyo e in Nazionale giocano Zubizarreta e Urruti...). Tutto inutile. Auguro rimorsi eterni ai vecchi bacucchi dell'Uefa che non sono ancora riusciti a studiare un meccanismo per evitare questi scontri al secondo turno. Risultato; escono la Juventus, la detentrice, e Steaua, arriva ai quarti il Besiktas. Complimenti. Va avanti il Real e lo merita. Chi aveva scritto - con superficialità pari soltanto alla disinformazione che in trasferta i madrileni sono una nullità - è invitato a una severa autocritica.

Adalberto Bortolotti
tratti dal Guerin Sportivo anno 1986 n.46




sergio

biglietto

michel

briaschi

valdano

buragueno

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juventus

real

real

juve

real madrid

curva

juventus

maglie











mercoledì 4 novembre 2026

4 Novembre 1987: Juventus - Panathinaikos

È il 4 novembre 1987 e Juventus e Panathinaikos (Grecia) si sfidano nella  gara di ritorno dei sedicesimi di finale della Coppa UEFA 1987-88  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono guidati in panchina da Rino Marchesi e, dopo i fasti ed i successi con Giovanni Trapattoni e Michel Platini a guidarli, questi sono anni di magra. Inoltre c'è il Milan di Arrigo Sacchi che sta per iniziare la sua era d'oro. 

Dall'altra parte c'è la squadra greca che dopo aver vinto la gara di andata ad Atene elimina i 'nostri eroi' per mezzo della regola dei gol segnati in trasferta.

Buona Visione! 




juve



Stagione 1987-1988 - Coppa UEFA - Sedicesimi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 4 novembre 1987 ore 20:30
JUVENTUS-PANATHINAIKOS 3-2
MARCATORI: Saravakos 46, Cabrini 48, Dimopoulos C. 53, Alessio 59, Cabrini rigore 72

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Vignola 78), Brio, Tricella, Alessio, Magrin (Buso 59), Rush, De Agostini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Scirea, Bruno P
Allenatore: Rino Marchesi

PANATHINAIKOS: Minou, Vasileiou (Hatziathanassiou 29), Patsiavouras, Kalitzakis, Vamvakoulas, Mavridis, Saravakos (Dimopoulos A. 82), Antoniou, Dimopoulos C., Vlachos, Georgamlis
A disposizione: Batsinilas, Georgakopulos, Sargkanis
Allenatore: Daniil

ARBITRO: Quiniou (Francia)
AMMONIZIONI: Favero 53 (Juventus); Vamvakoulas 35, Kalitzakis 45, Hatziathanassiou 65, Dimopoulos C. 85 (Panathinaikos)



Tacconi: «C'è gente che non ha carattere» 
Cabrini: «Abbiamo troppa paura di sbagliare» - 
Marchesi contestato 

TORINO — Ancora una volta Marchesi ha lasciato il Comunale sotto scorta. Subito dopo la partita, con un paio di cariche, la polizia ha disperso un folto gruppo di tifosi evitando il peggio, ma il solito gruppetto di contestatori ha atteso con pazienza che il tecnico bianconero uscisse dallo spogliatoio per riversargli addosso tutta la rabbia per l'eliminazione. Marchesi è passato indenne tra due ali di folla tenute a bada dagli agenti. Sul suo volto tensione mista ad amarezza. 
Prima di affrontare la folla ha spiegato: 
"Viste come sono andate le due partite, non meritavamo questa delusione. Il primo gol greco è fruito di un rimpallo, il secondo di una nostra ingenuità. La squadra si è battuta con carattere e temperamento, ma ha commesso anche qualche errore. Nel primo tempo abbiamo cercato di passare ragionando; nella ripresa ci siamo battuti con il cuore ma abbiamo giocato una gara psicologicamente molto difficile. Ora c'è amarezza, perché quel finale di partita così generoso poteva fruttare un altro, decisivo gol." 
Spiega ancora Marchesi
"Non dimentichiamo che ad Atene siamo stati danneggiati dall'arbitro. Quella sconfitta ci ha obbligati a giocare una partita in salita ed inseguire il risultato è sempre difficile, soprattutto se in squadra non c'è gente con esperienza internazionale. È venuta fuori allora la grinta e la classe di Cabrini, che si è preso tutte le responsabilità, anche quella di battere il rigore. Manca un leader? Non è una novità, ma l'esperienza in certi ruoli non la si inventa su due piedi. Adesso dovremo soffrire ancora di più, per non vedere sfuggire tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissi all'inizio della stagione". 
Tacconi ama parlare chiaro e neppure questa volta smentisce: 
"Qualcuno deve capire che per stare nella Juve bisogna avere carattere e saper lottare. I tifosi non meritano una Juve così brutta, anzi, bruttissima visto come abbiamo giocato nel primo tempo. Devono anche capire che con i fischi ed invocando il nome di chi non abita più qui non si aiuta la squadra a migliorare. Il primo gol è nato da un rimpallo sfortunato, il secondo da un mezzo autogol di Bonini. Sapevamo che era difficile passare il turno, ma essere beffati così, dopo avere sfiorato la possibilità di segnare il quarto gol con Cabrini, è atroce. Ma la nostra reazione nella ripresa è stata troppo confusa. Ora lecchiamoci le ferite e buttiamoci nel campionato". 
De Agostini non si regge in piedi. Una botta sopra al ginocchio sinistro lo mette in dubbio per domenica. Le durissime parole di Tacconi lo feriscono e con lui si arrabbiano pure Tricelia e Brio. Dice il centrocampista: 
«Certe critiche non dovrebbero essere fatte. Ma ho capito come vanno le cose: qui la vittoria è di tutti, mentre le sconfitte sono sempre orfane. Il fatto è che abbiamo giocato male qui e anche ad Atene. Ma i greci sono stati bravissimi a non farsi chiudere, a rispondere colpo su colpo. Purtroppo il primo obiettivo stagionale è già fallito ed io sono molto triste, perché arrivando alla Juve pensavo quanta strada avrei potuto fare in Europa." 
E per la serie uomini veri ecco Cabrini, autentico protagonista della serata. Ha insegnato a tutti cosa significhi lottare ed avere un cuore grande così. Commenta: 
«Chi sbaglia paga e noi errori ne abbiamo commessi parecchi. Ma almeno abbiamo vinto e la dignità è salva. Brutto primo tempo giocato con poco ordine, poi una reazione violenta, ma poco lucida con tanti palloni gettati in mezzo nella speranza che succedesse qualcosa".
Tacconi accusa, Cabrini spiega: 
"Delusioni come queste possono esser utili, perché fanno capire a qualcuno che bisogna saper lottare e sacrificarsi. Ma questa squadra non gioca tranquilla, ha paura, quindi sbaglia. Certo, non è più la Juve dei bei tempi, la squadra in cui ho avuto la fortuna di crescere e di vincere, accanto a gente come Tardelli, Gentile e Furino, campioni irripetibili". 
Entusiasmo sfrenato tra i greci. Champagne e lacrime a profusione. Il tecnico Vassai Daniil è pallido per la tensione accumulata nell'ultimo quarto d'ora di partita. 
Spiega: "La vittoria più importante del calcio greco e del Panathinaikos in particolare. Sono stato di parola. Ad Atene avevo detto che qui a Torino avremmo attaccato e lo abbiamo fatto, perché solo così potevamo qualificarci. Dopo l'infortunio di Vassiliu ho temuto il peggio, ma la squadra non ha mai smesso di battersi e solo nel finale abbiamo rischiato grosso. Il quarto gol della Juve poteva arrivare da un momento all'altro, ma devo ringraziare i miei per la grinta con cui si sono battuti".  
Fabio Vergnano




L'INVOLUZIONE DI MADAMA

Torino. Il fallimento di Marchesi alla guida della Juventus sembra definitivo dopo la seconda amarissima eliminazione della Juve dalle Coppe europee da quando è allenata dal sigaro sapiente, che non è mai riuscito a dare personalità vincente e veri schemi alla squadra alle sue dipendenze. Il Panathinaikos, nell'arco delle due partite, ha testimoniato di possedere carattere internazionale. La Juventus si è avventurata, qualche volta avventata, ma deve principalmente all'orgoglio ed alla rediviva classe di Cabrini se ha potuto cogliere nel match casalingo una vittoria seppur teorica. Teorica e superflua, perché gli errori dei bianconeri nel copione tattico predisposto dal tecnico sono stati lampanti. La Juventus ha sbagliato all'inizio della ripresa, quando una piramidale svista consentiva al rampante, diabolico Saravakos, ventiseienne ala di autentico talento, di segnare il primo gol dell'accanitissima partita. La reazione juventina, culminata nel gol di Cabrini, gol di rabbia e di passione, veniva frustrata dalla prodezza del centrattacco Christos Dimopulos, libero in modo irreale all'altezza del primo palo per insaccare con una sacramentale botta di collo sinistro al volo un lunghissimo traversone di Antoniu. Una squadra che abbia simili amnesie difensive non può sopravvivere in una coppa internazionale. Marchesi non ha mai risolto i problemi della squadra, anche se Cabrini, giocando da centravanti aggiunto nella fase terminale del match, sembra volergli indicare una via d'uscita. Pare che Marchesi intenda, col consenso di Boniperti, impostare De Agostini a centrocampo come erede di Furino; secondo noi, la resurrezione di Cabrini impone scelte differenti. La squadra più raccolta e affollata non può forse prescindere da Buso affiancato a Rush, con Alessio o Mauro stabilmente tornante destro. Alessio ha numeri di vivido talento, ma, purché sveltisca la sua azione, Mauro è ancora migliore, dà più garanzie sul piano della continuità e dell'acume tattico. In definitiva, l'eliminazione di Coppa - punteggiata da una lunga contestazione al tecnico - ha confermato come la squadra non sia mai riuscita con Marchesi a darsi un'autentica fisionomia. Un gruppo di giocatori che non sembrano peraltro animati dai sacri furori dei loro predecessori, prima dell'avvento di questo calcio contrattuale che impoverisce di slanci la Vecchia Signora.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1987 n.46





entrata

curva

juve

juve

antonio

juventus

juve

Panathinaikos

juve

Panathinaikos

maglie








4 Novembre 2007: Juventus - Inter

É il 4 Novembre 2007 e Juventus e Inter si sfidano nell' undicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato di Calcio di Serie A 2007-08 allo Stadio 'Olimpico' di Torino.

Guidati in panchina da Massimo Ranieri e con un Alessandro Del Piero in gran spolvero, i bianconeri vogliono riscattarsi dall'annata in Serie B dopo la farsa di Calciopoli. Sará una gara da ricordare per una Juve che si prende un terzo posto finale dietro proprio all'Inter ed alla Roma.

Buona Visione! 


Juventus


 

Stagione 2007-2008 - Campionato di Serie A - 11 andata
Torino - Stadio Olimpico
Domenica 4 novembre 2007 ore 20.45
JUVENTUS-INTER 1-1
MARCATORI: Cruz J. 41, Camoranesi 77

JUVENTUS: Buffon, Grygera (Zebina 78), Legrottaglie, Chiellini, Molinaro, Palladino, Nocerino, Zanetti, Nedved (Iaquinta 61), Trezeguet, Del Piero (Camoranesi 70)
Allenatore: Claudio Ranieri

INTER: Julio Cesar, Maicon (Dacourt 85), Cordoba, Samuel, Chivu, Figo (Burdisso 62), Zanetti J., Cambiasso, Cesar, Ibrahimovic, Cruz J. (Suazo 65)
Allenatore: Roberto Mancini

ARBITRO: Rocchi




Gara aggressiva della Juve, ma è l'Inter a passare in vantaggio al 41' del primo tempo. Al 25' della ripresa entra l'italo-argentino e realizza il gol dell'1-1 al 32'. Partita incerta e intensa fino all'ultimo minuto

TORINO, 4 novembre 2007 - Juventus-Inter finisce 1-1. La gara più attesa finisce in pareggio. Ma non delude. Forse non è stata la gara più spettacolare del mondo, ma è stata dura, incerta e vibrante, con un finale tutto da seguire. L’Inter ha dimostrato una volta di più di essere un cingolato possente difficile da far sbandare, figurarsi da spedire fuori strada. Ma per una volta non ha chiuso una gara che aveva in pugno e, falcidiata anche dagli infortuni, ha finito per farsi rimontare. La Juve ha dimostrato che ai vertici della classifica non è un’intrusa. Alla fine di questa gara scala al quarto posto, scavalcata dalla Fiorentina, ma considerata la prestazione offerta, Ranieri può gustarsi un passo avanti, non certo preoccuparsi di uno indietro. Perchè la sua Juve ha carattere indomabile, e in avanti giocatori capaci di risolvere ogni gara. Oggi è stato Camoranesi, partito dalla panchina, con un’autonomia di mezzora, ma risolutore. Decisivo.

SUPREMAZIA JUVE - La Juve inizia forte. Alza il ritmo, pressa alto i difensori interisti che iniziano l’azione. E poi la squadra di Ranieri entra in campo con la testa giusta, cattiva, ma senza eccedere. L’Inter sembra voler far sfogare l’avversaria: sorniona, sicura di sè. Attenta in difesa, non lascia arrivare nessun pallone a Trezeguet, sempre ben appostato in area piccola. La mossa Palladino dà ragione a Ranieri: il campano è molto vivace a destra, il più pericoloso dei suoi, capace di tenere basso Cesar, costretto a dare una mano a Chivu. Meno bene in mezzo Nocerino, impreciso. La Juve ha un chiaro predominio territoriale, ma per creare occasioni gol ha bisogno di ricorrere ai calci piazzati. E a Del Piero. Pinturicchio è pericoloso su punizione di interno destro da sinistra, Julio Cesar si rifugia in angolo. Poi il capitano bianconero ci riprova dalla distanza: alto.

IL LAMPO - L’Inter si scuote. Capisce che sta dando troppa confidenza ai padroni di casa, che limitarsi a fare il compitino può diventare rischioso. Figo centra un pallone ghiotto dalla destra, Cesar arriva in ritardo sul secondo palo. E’ l’antipasto del vantaggio. Al primo tiro in porta l’Inter passa. Chirurgica. Spietata. Cesar lancia Cruz che approfitta di un buco centrale della difesa bianconera, fino a quel momento perfetta, e trafigge Buffon. La Juve accusa il colpo e la retroguardia, sempre molto alta per tenere gli attaccanti nerazzurri il più lontano possibile da Buffon, sbaglia ancora. Stavolta però Ibrahimovic, preso di mira dal suo ex pubblico, perde l’attimo buono, ritarda troppo la conclusione e spreca la palla del 2-0. Al riposo è 1-0 Inter.

QUASI 2-0 - La Juve riparte aggressiva e quadrata, ma palesa ancora limiti nella manovra: i centrali di centrocampo non riescono a far girar bene palla, a dare qualità oltre che qualità. E siccome gli esterni di difesa spingono poco l’artiglieria offensiva bianconera si trova a corto di munizioni. Disinnescata. E allora è ancora l’Inter ad andare vicina al gol. Punizione dal limite: Chivu indovina un destro a girare, Buffon ci arriva, sulla respinta Cambiasso mette dentro. In fuorigioco.

LE MOSSE TATTICHE - Ranieri cambia. Fuori Nedved, dentro Iaquinta. Che va largo a destra, con Palladino che trasloca a sinistra. Mancini perde Figo per infortunio, dentro Burdisso. Da mediano. Poi fuori Cruz e dentro il contropiedista Suazo. Ranieri ribatte con Camoranesi per Del Piero.

GARA APERTA - Ora, finalmente, la partita diventa bella. La Juve attacca alla ricerca del pari, che Trezeguet sfiora su assist di Camoranesi, e l’Inter sfrutta gli spazi per ripartire in contropiede e sfiora il 2-0 con Ibrahimovic e Suazo. Bravi Julio Cesar e Buffon a ribattere le conclusioni.

CAMORANESI GOL - La Juve rischia da paura, ma carica a testa bassa. E’ chiaro che non finirà 1-0. O pari o raddoppio subìto. E’ pari. Iaquinta fa la sponda di testa per Camoranesi, che, complice una deviazione di Samuel, finisce alle spalle di Julio Cesar 1-1. Finirà così. 




juventus

inter

mauro german

goal

rigore

Juventus

Juventus

inter

inter

maglie











martedì 3 novembre 2026

3 Novembre 1982: Juventus - Standard Liegi

È il 3 novembre 1982 e la Juventus, formata da campioni del mondo più Michel Platini e Zibì Boniek, affronta questa stagione con la consapevolezza di voler conquistare il mondo!

Contro i belgi dello Standard Liegi, i bianconeri in questa gara di ritorno degli Ottavi di Finale della Coppa dei Campioni 1982/83 partono dal 1-1 della prima gara in terra fiamminga. Sarà un'altra gara che darà la sensazione (ahimé sbagliata) che questa squadra è pronta per spiccare il volo....

A fine campionato la Juventus sarà solo seconda (dietro la Roma di Nils Liedholm), avrà sofferto le pene dell'inferno ad Atene nella famosissima sconfitta contro l'Amburgo di Felix Magath e ...( ? )  si dovrà 'accontentare' di sollevare solamente la Coppa Italia.

Buona Visione! 



juve



Coppa dei Campioni 1982-1983 - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 3 novembre 1982 ore 20.30
JUVENTUS-STANDARD LIEGI 2-0
MARCATORI: Rossi P. 14, Rossi P. 29

JUVENTUS: Zoff, Bonini, Prandelli, Furino, Gentile, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

STANDARD LIEGI: Preud'Homme, Onal (Sciascia 51), Plessers, Poel, Delangre, Van der Missen, Tahamata, Daerden, Haan, Wendt, Gruendel (Geurts 70)
Allenatore: Guy Goethals

ARBITRO: Galler (Svizzera)



È stata la partitissima sognata da tutti i tifosi 

TORINO — Un'ora prima della partita fra Juventus e Standard Liegi lo stadio comunale di Torino vedeva, quasi ad ogni ingresso, fantastiche esibizioni di gente che cercava di superare le barriere senza biglietto, invocando amici di amici, meriti speciali, cavalierati di Vittorio Veneto, figlioletto già entrato e bisognoso di assistenza. Gli addetti agli ingressi dicevano 
"Spiacenti, stasera non ci sono amici che tengano" 
con ciò lasciando intendere che altre volte gli amici funzionano. Visto un pullman arrivato da Benevento: 50 passeggeri, 40 biglietti e dieci improvvisatori. Lo stadio tutto pieno, appunto già un'ora prima, e di tutti juventini, e fuori ancora una marea. E bandiere bandiere bandiere, sventolate a maledire il riscaldamento sul verde dei belgi, però nessun insulto, anzi curiosità per le volate scioglie-gambe del turco Onal, uno con barba cattiva da parte minore in un film di Dario Argento. E poi il via, poliziotti già scudati presso una curva, carabinieri presso l'altra, tutti rivolti verso il pubblico, anche un cane lupo. Di fuori, i bengala. I fumogeni, pochi copioni prendono così, anche se straprevisti, occhi e sensi. 
Uno striscione a intrigare i colleghi belgi: 'Siamo nati per te. viviamo per te, forza magica Juve'. Credevamo che gli italiani facessero anche altre cose nella vita, gli spaghetti, l'amore, la politica. Sepolti i tifosi dello Standard: al mattino erano andati in Duomo, visita di pubbliche relazioni. Subito è stata la partita che la logica prevedeva, annunciava, comandava, cioè tutta ringhiata, tutta dura anche se abbastanza onesta, tutta parlata da far indovinare in tribuna le urla, gli insulti, forse anche le bestemmie. In tante lingue, poi, e due soli dello Standard a parlare francese come Platini, Preud'homme e Delangre, gli altri tutti fiamminghi, uno svedese, un turco (e nel secondo tempo sarebbe entrato un italiano di Sicilia). 
Già Platini. Ha giocato all'inizio contro il mondo, mica soltanto contro lo Standard. Palle lottate da poveraccio, dispute in tackle da angiporti, ma anche il dietro-front da ballerino e la disperazione geometrica del mimo dopo il fallo subito, la scalogna, l'errore. Proprio la partita che voleva la gente che ha pagato il biglietto per tempo, svellendo dei bei soldi dal portafoglio, fregando l'amico che il biglietto voleva anche lui. E il gol di Boniek-Rossi, al 14'. Era il gol che la gente aveva «fatto» nei giorni d'attesa e anche, sì, di paura dopo Liegi, un gol dove, come in teatro, l'attore recita parlando per tutti, dice il monologo molto atteso, quello che la gente attende lui faccia, però lui meglio di tutti. 
Così Bonlek, che ha eseguito l'azione-dribbling, scatto, volata, cross — clic insegna il prete all'oratorio, il maestro al Nagc, il tecnico da duecento milioni l'anno all'asso da cinquecento. Una delle più facili cose del mondo: basta sapere tutto del football e avere anche senso dell'invenzione e potenza atletica, robette. Ieri sera è venuta persino la voglia di un calcio a punti, tanti punti per il gol creato da Bonlek e segnato da Rossi, un gol che per pareggiarlo lo Standard non può fare soltanto una rete, mettiamo, su punizione di Haan lavorala da Wentdt e Vandersmissen come al 23', deve fare qualcosa di più. 
Intanto si svolgeva un'altra partita, specialissima, quella di Tardelli contro Tahamata, addosso a Tahamata, sopra Tahamata. Tardelli, che nacque terzino, ieri sera si è come restituito al ruolo e al sé stesso feroce di un tempo, e Tahamata per mezz'ora non ha avuto rapporti con la palla. E per Tardelli che spegneva un nemico, Rossi riaccendeva tutto Paolorossi con il secondo gol, mollo bello, ricamato e intanto possente. E nasceva la partita ideale non solo della Juventus, ma del calcio tutto, e la gente aveva persino voglia di gridare "basta!", come si fa al circo quando i trapezisti sono troppo bravi e a un certo punto si ha paura che, per divertirci e convincerci di quel che già sappiamo, finiscano per farsi male. 

Gian Paolo Ormezzano





La magica serata di Boniek e i gol di un Paolo Rossi tornato al formato Mondiale hanno proiettato la Signora, malgrado le gravi assenze, nei quarti della Coppa più prestigiosa. E se continua così...
Lady Europa

IL PABLITO ruggente fa giustizia sommaria di tante critiche cattive e proietta la sua Juventus nell'élite della Coppa dei Campioni. I suoi gol sono due lampi che inceneriscono lo Standard: riconducendolo da incubo opprimente alla modesta figura di un volenteroso sparring-partner. È il più fantastico, naturale, uomo-gol che il calcio d'oggi possa proporre. E allora che senso ha sottolineare con sarcasmo qualche eventuale defaillance, ironizzare sulle sue difficoltà di inserimento in uno schema nuovo, addirittura montare la notizia di una sua cessione (con conguaglio...) per avere il pur eccellente Giordano? Paolino Rossi è il fresco trionfatore del Mundial, risponde con due gol d'autore e vola a Parigi a ricevere la Scarpa d'Oro e il Pallone d'Oro, miglior realizzatore e miglior giocatore di Spagna 82, possibile che sempre noi si debba discutere i rari talenti di casa nostra? Paolino Rossi è la punta acuminata di una Juve che ha in Boniek il suo motore, un motore che canta a pieni giri. Il polacco travolge in
progressione i satanassi di Goe-thals come fossero fuscelli, trancia le loro meticolose geometrie, fa saltare d'acchito la trappola del fuorigioco, altre volte mortale. E la Juve vola oltre l'ostacolo malgrado le occasionali emergenze, il menisco di Cabrini, il forfait di Brio, la difesa scompaginata senza marcatori di ruolo. La Juventus mostra, nella circostanza, non soltanto il consueto proverbiale temperamento. Mostra anche le stimmate della grande squadra di statura internazionale, in grado di spezzare (sarebbe ora) l'incantesimo e di aggiudicarsi la prima Coppa dei Campioni della sua storia. Intanto si è tolta dai piedi questi fastidiosissimi belgi e ha dato appuntamento a marzo. Le è rimasta intorno una concorrenza formidabile. Le due inglesi, Liverpool e Aston Villa, i panzer dell'Amburgo, la Dinamo Kiev dell'eterno Blokhin. Ma se Rossi continuerà a inventare gol, quale traguardo è impossibile? È stato così anche per la Nazionale, rifiorita a Barcellona quando Pablito ha ripreso a bombardare le reti avversarie. E Boniek e Platini possono deludere in campionato, ma sulle grandi ribalte saranno sempre presenti e puntuali, perché la classe non si cancella. Aspettiamola con fiducia questa squadra, che a fine maggio può incoronarsi Lady Europa.

TRIONFO. È stato un trionfo collettivo del calcio italiano. Tre squadre (una per Coppa) qualificate dopo due turni. Soltanto Germania e Spagna ne hanno di più, cinque, ma sono anche partite da posizioni di vantaggio.
Due sole (entrambe in Coppa dei Campioni) ne conserva l'Inghilterra, delle sette che aveva allineato ai nastri di partenza. E cancellate totalmente dalla scena sono Olanda e Ungheria, per dire due nomi celebri. È una conferma che il Mondiale non è stato un episodio stravagante. Ed è anche una conferma della rinnovata mentalità con cui le nostre squadre affrontano queste competizioni, che esigono calcolo e ardimento, in pari misura e a giuste dosi. Per strada, questa volta, è rimasto il Napoli. Aveva compromesso tutto nell'andata, in una sera agitata da fantasmi extracalcistici, le bombe, le minacce. In Germania si è battuto con Galassia, ha colpito un palo sullo 0-0, si è arreso solo alla fine, dopo essere stato numericamente menomato dall'arbitro.

L'INTER. Non è stato facile, e lo si sapeva, per l'Inter, ma alla fine i gol delle due punte (proprio loro, Juary e Altobelli, gli eterni imputati) hanno ridotto alla ragione l'ostica AZ'67, una squadra che è lo specchio fedele dell'Olanda di oggi. Spartite le qualità tecniche dei super, ai tulipani sono rimaste la vitalità atletica e la rabbia agonistica, sovente ai limiti della scarponeria. L'AZ si lamenta di un arbitraggio contrario e in effetti l'espulsione di Tol è apparsa quanto meno discutibile, specie in rapporto al permessivismo mostrato dall'arbitro polacco in altre più gravi circostanze. Ma ricordiamoci dei torti arbitrali che l'Inter aveva subito all'andata, il clamoroso rigore negato ad Altobelli, i soprusi impunemente patiti da Juary. Il verdetto conclusivo è sostanzialmente esatto, delle due era l'Inter a meritare di andare avanti. Il quadro della Coppa delle Coppe è terrificante: il Bayern, le due lanciatissime spagnole, Barcellona e Real Madrid, gente che si chiama Rummenigge o Maradona o Schuster. Ma questa Inter è tosta e concreta, ci si può ragionevolmente puntare.

LA ROMA. Grande squadra di campionato, in Coppa mostra ancora una carente personalità. Ha perduto le due trasferte, a Ipswich (ed è al limite spiegabile) e a Norrköping (e la cosa è meno giustificabile). Macina gioco ma incide poco, Pruzzo si è mangiato gol incredibili, a conferma che una cosa è batter-si sulle ribalte di casa, un'altra è trovare gloria fuori dai confini. Alla fine, la grande abilità dei rigoristi, un merito di Liedholm di addestrare tanti specialisti, e la bravura di Tancredi hanno risolto tutto. Ora è arrivato un sorteggio impietoso. Il Colonia di Littbarski, Bonhof, Fischer, Schumacher, Slijvo, Klaus Allofs, Culman, Engels. Il Colonia viene da un 5-0 contro i Glasgow Rangers. Un banco di prova terribile. Ma anche l'Ipswich sembrava imbattibile...

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.45






juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

paolo

paolo


biglietto

gol

juve

standard

standard

maglie