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venerdì 19 giugno 2026

19 Giugno 1983: Verona - Juventus

É il 19 Giugno 1983 e Verona e Juventus si sfidano nella Finale di Andata della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Marcantonio Bentegodi' di Verona.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo della Roma che vince il suo secondo scudetto. Poi però si rifanno in Coppa Italia - splendida rimonta in finale contro i gialloblu veneti.

Buona Visione!


 

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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Finale, andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 19 giugno 1983 ore 20:30
VERONA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Penzo 44, Volpati 51

VERONA: Garella, Oddi, Marangon, Volpati, Guidetti, Tricella, Fanna (Sella 76), Sacchetti, Di Gennaro, Dirceu (Fedele 89), Penzo (Manueli 87)
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Prandelli (Storgato 73), Bonini, Brio, Scirea, Galderisi, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
ESPULSIONI: Galderisi 41 (Juventus)



"Perché Lo Bello mi ha espulso?"
Galderisi stupito e amareggiato 
Trapattoni accusa la squadra, ma dice: "Mercoledì possiamo ancora farcela"
DAL NOSTRO INVIATO

VERONA - Sapeva di giocarsi tutto in queste ultime partite: stima, riconferma e futuro. Invece ieri sera ha chiuso anzitempo la sua breve avventura in Coppa Italia, con la complicità di Rosario Lo Bello, un arbitro che sente tutto, forse anche le cose che non vengono dette. «Nanu» Galderisi è stato espulso proprio allo scadere del primo tempo, danneggiando cosi - e in modo vistoso - una Juventus già in difficoltà, che quindi si è trovata a giocare la ripresa in inferiorità numerica.
A fine partita, il piccolo attaccante proprio non si capacitava, non riusciva a spiegarsi come Lo Bello avesse potuto cacciarlo. 
"Dopo pochi attimi di partita - spiega - mi ha detto che mi avrebbe sbattuto fuori. Poi ho subito diversi falli e ho cercato di dire all'arbitro che doveva prendersela con chi prendeva a calci me e non il pallone. A questo punto Lo Bello ha estratto il cartellino giallo. Da quel momento io non ho più aperto bocca. Poi, sul finale del tempo, durante un'azione in area, lui mi ha detto per la seconda volta che mi avrebbe mandato via. Io non ho parlato, ho alzato gli occhi al cielo é Lo Bello mi ha cacciato dal campo".
Un finale molto triste, certo non quello che l'attaccante si aspettava. Anche Trapattoni mette in luce come l'uscita di Galderisi sia stata un grave handicap per i suoi: 
"In undici avremmo potuto ristabilire il risultato - sottolinea il tecnico senza correre rischi, senza lasciare troppo spazio a questa squadra che, se ha a disposizione gran parte del campo, si trova a suo perfetto agio. Comunque, non è solo un fatto di uomini in più o in meno. Questa sera, alcuni dei miel proprio non c'erano. Non possiamo lamentarci, potevamo prendere anche più di due gol. Ad ogni modo siamo in grado di ribaltare il risultato nella partita di mercoledi sera, se è il caso con l'aiuto dei supplementari e dei rigori".
Trapattoni mette quindi sotto accusa i suoi. Sul banco degli imputati salgono soprattutto Platini e Rossi. A Paolo proprio non ne va bene una, sta concludendo la sua annata malinconicamente. Il giocatore però non sembra demoralizzato:
"Ho preso, come al solito, tanti calci. E' stata per me una partita particolare perché, dopo l'espulsione, sono rimasto in avanti l'unico punto di riferimento e tutti convergevano su di me. Ho avuto poche possibilità e pochi palloni."
Boniek, che si è prodotto una lussazione all'anulare della mano sinistra, si è intrattenuto a fine partita negli spogliatoi con l'ex compagno Zmuda. Il giocatore non sembra molto convinto che la Juve possa farcela a vincere questa Coppa: 
"E' un risultato brutto per noi - sottolinea - Al ritorno faremo di tutto per attaccare, ma ci potremmo anche esporre al contropiede del veneti, che sono molto forti soprattutto in trasferta."
Platini, nonostante tutto, crede che la Juve possa ancora farcela almeno a vincere la Coppa Italia: 
«I veronesi ci hanno surclassati in questa partita - ammette - Hanno un attacco formidabile, però mi sembrano pluttosto vulnerabili in difesa. In casa, quindi, avremo la possibilità di farcela, anche se rischiamo a nostra velta di prendere dei gol."

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 20 giugno 1983



COPPA ITALIA/ULTIMO ATTO
Dopo aver ribaltato il risultato di semifinale col Torino nell' incontro di ritorno, gli uomini di Bagnoli hanno piegato la Juve al Bentegodi, ipotecando l'ultimo trofeo di stagione.
Verona sogna

E ADESSO Verona sogna: sul già succulento budino di un campionato esaltante e indimenticabile, gli uomini di Bagnoli stanno aggiungendo la ciliegina di una Coppa Italia che, comunque andrà a finire, li ha visti grandi protagonisti in ogni sua fase. Già con il Milan, nei quarti, aveva colto in trasferta il fiore di una qualificazione che pareva già appassito, poi, nel doppio scontro con gli uomini di Bersellini, i gialloblu si sono superati, andando addirittura a recuperare con una vittoria sotto la Mole la sconfitta subita al Bentegodi. Più lineare, invece, il cammino della Juve, che ha regolato l'Inter in casa per poi chiudere il conto a reti bianche al «Meazza».

IL VERONA. Al primo appuntamento della finale i veneti si sono presentati in un clima abbastanza polemico, con la bomba del probabile addio di Dirceu deflagrata proprio nel momento cruciale. Per dissuadere il campione brasiliano che, proprio nel momento dell'arrivo di tanti celebri connazionali sul nostro suolo calcistico, pare intenzionato a tornare in Patria, i tifosi hanno addirittura trasformato Verona in una sorta di Dirceulandia: i manifesti dell'asso di Curitiba hanno invaso i muri cittadini fino a fare invi-dia a quelli elettorali, tanto che c'è da pensare che, se fosse stata presentata in tempo utile, una "Lista per Dirceu" avrebbe fatto strage di crocette elettorali. L'importanza del brasiliano, d'altronde, è stata evidente proprio in questa fase di Coppa Italia, che il regista di Bagnoli ha affrontato con una carica ed uno smalto tecnico-agonistico che hanno finito col contagiare i compagni anche nelle occasioni meno stimolanti (vedi nel match di ritorno col Torino dopo il gol di Selvaggi). La finale del Bentegodi, con la incombente prospettiva di essere l'addio del campione straniero al pubblico di casa (che ha risposto col tutto esaurito) è stata per lunghi tratti una lunga sonata per coro e Dirceu: col brasiliano in cattedra a dirigere il gioco, vincendo il duello a distanza con Platini, e con il Fanna-monstre di questa stagione, una saetta imprendibile nel cuore della retroguardia bianconera, il confronto non ha avuto praticamente storia. A siglare le reti ci hanno pensato altri due eroi di questa stagione gialloblu: l'implacabile Penzo, macinatore impressionante di gol, e l'astuto Volpati, un uomo tatticamente preziosissimo, capace di trovarsi sotto porta nei momenti decisivi.

LA JUVENTUS. Per mettere le mani almeno sulle briciole di una stagione-banchetto che avrebbe dovuto essere trionfale e si sta trasformando invece in un impressionante Ramadan, Trapattoni si è trovato a dover risolvere di nuovo l'enigma Verona, che già risultò indigesto in campionato (tre punti su quattro ai gialloblu tra andata e ritorno). Per quanto si è potuto vedere all'andata, i rischi che i bianconeri concludano la stagione con lo stomaco ricolmo solo di desolanti ragnatele sono tutt'altro che remoti. Trapattoni, in vista dell'ultimo atto, ha definitivamente silurato Mágos-chino, sostituendolo con Galderisi, ma proprio il giovane attaccante, dopo le belle prove contro l'Inter, è stato protagonista negativo del match di Verona, facendosi espellere e costringendo i suoi a giocare in dieci per più di un tempo. In più, spazi preoccupanti si aprono in difesa, dove la tenuta di Scirea in fase di chiusura desta qualche perplessità, mentre in avanti Rossi continua a soffrire sia di mali propri (non si spiega altrimenti il rigore fallito contro l'Inter al Comunale) che dell'isolamento cui lo schieramento scelto da Trapattoni lo costringe. Nonostante questo, il cammino della Juve di Coppa Italia era stato finora all'insegna del rullo compressore: ci voleva la finale, secondo il maligno sortilegio che continua a perseguitare i bianconeri di Trapattoni, per far riemergere di colpo tutte le ombre di una squadra che non riesce a brillare proprio nei momenti decisivi. Il ritorno di Torino costituisce l'ultima, disperata carta. Trapattoni tocca ferro: chissà se basterà.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.25





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mercoledì 17 giugno 2026

30 Marzo 2002: Juventus - Lazio

É il 30 Marzo 2002 Juventus e Lazio si sfidano nella dodicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata in sordina adesso i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é la Lazio che dopo l'imbarazzante avvio di stagione con la nostra leggenda Dino Zoff, termina la stagione con Alberto Zaccheroni e si appresta a conquistare un insperata sesta piazza.

Buona Visione!



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 12 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 30 marzo 2002 ore 20:30 
JUVENTUS-LAZIO 1-1
MARCATORI: Claudio Lopez 25, Trezeguet 38

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Zenoni (Montero 58), Ferrara C., Iuliano, Pessotto G., Zambrotta, Conte A., Davids, Maresca (Amoruso 42), Trezeguet (Zalayeta 70), Del Piero
A disposizione: Carini, Pericard, Frara, Scardina
Allenatore: Marcello Lippi

LAZIO (4-4-1-1): Peruzzi (Marchegiani 46), Stam, Nesta, Fernando Couto, Favalli, Castroman (Poborsky 62), Giannichedda, Liverani (Mendieta 84), Stankovic, Fiore, Claudio Lopez
A disposizione: Cesar, Pancaro, Gottardi, Evacuo
Allenatore: Alberto Zaccheroni

ARBITRO: Bolognino
AMMONIZIONI: Iuliano, Del Piero (Juventus); Castroman, Giannichedda, Marchegiani, Poborsky (Lazio)


Marcello Lippi, tornato a luglio dopo 2,5 anni con Ancelotti giunto al suo posto nel 1999, si trova in grossa difficoltà e sceglie di cambiare modulo orientandosi verso il 3-5-1-1 invece del 4-4-1-1: mancano il terzino Birindelli, il difensore Thuram, il duttile Tudor, mediani di fatica come Paramatti e Tacchinardi oltre al bomber ex di giornata Salas e il trequarti squalificato Nedved…bisogna ripiegare su un collettivo più sparagnino e capace di diventare 5-4-1 a rombo in fase di copertura specie con le assenze di Thuram e Nedved (altro ex di giornata); la Lazio, invece, affidata ad Alberto Zaccheroni dopo i primi 3 pareggi in 3 giornate di Dino Zoff, adopera un 4-5-1 più di rincalzo che di certezza, dato che mancano Colonnese per scelta tecnica ma soprattutto i degenti come i difensori centrali Negro, Mihajlovic, i mediani Dino Baggio con Simeone e le punte Crespo, Simone Inzaghi (i guai ci saranno anche durante la sfida e l’infermeria si riempirà sempre di più). 

A inizio maggio (stagione chiusa prima per permettere l’ambientamento alle nazionali in vista del mondiale), vedremo i conti finali: la Juventus, in cui Trezeguet si laureerà capocannoniere del campionato assieme al piacentino Hubner con 24 timbri, vincerà lo scudetto n.26, 4 anni dopo il precedente e primo del nuovo millennio, superando Inter e Roma all’ultimo turno del fatidico 5 maggio 2002 sempre con Lippi in panchina…i bianconeri batteranno 2-0 l’Udinese fuori casa mentre i romanisti espugneranno 1-0 la Torino granata e i milanesi crolleranno 4-2 proprio in casa laziale, successo decisivo per mandare i capitolini in Coppa UEFA da sesti con la seguente graduatoria “Juventus 71; Roma 70; Inter 69; Milan 55; Chievo 54; Lazio 53” sapendo che la Lazio avrà un piccolo record, visto che sarà l’ultima squadra ad aver segnato ed evitato la sconfitta contro i sabaudi oltre ad esserci rimasti imbattuti assieme ai cugini che li avevano sconfitti 2-0 in Piemonte per poi fare 0-0 a Roma (dopo di loro ci saranno il 4-0 a Perugia, 1-0 con il Milan e a Piacenza, il 5-0 col Brescia e il 2-0 a Udine…un finale in totale crescendo); sul fronte della Coppa Italia invece vedremo il 10 maggio il Parma festeggiare il suo terzo successo in tale competizione (sarà l’ultimo trofeo ad aggiungersi alla bacheca prima del crac Parmalat) vincendo 1-0 in casa dopo aver per 2-1 a Torino chiudendo un cerchio che si era aperto con il primo trionfo gialloblù nel 1991/92 (sempre Parma-Juventus e sempre rimonta, 2-0 al ritorno, dopo l’1-0 dell’andata) mentre la terza Supercoppa Italia juventina sarà alzata il 25 agosto 2002 sul 2-1. Manca poco al nuovo Juventus-Lazio…seguiteci nell’ultimo tratto di viaggio.

tratto da  SABATO 30 MARZO 2002: FINE DEI GIOCHI?



GIRAUDO CONFERMA LA «MIGRAZIONE» BIANCONERA DURANTE LA RISTRUTTURAZIONE DEL DELLE ALPI: VOGLIAMO CREARE UNO STADIO ADATTO AL CALCIO 
Lìppì: traditi dalla troppa tensione 
Buffon: «Adesso ci vorrebbe un miracolo» 

TORINO Mentre in curva Scirea scoppia la contestazione, con gli ultras bianconeri che staccano i seggiolini e li buttano in campo, esce arrabbiatissimo dallo stadio anche il presidente onorario della Juventus, Umberto Agnelli. Le sue parole sono durissime e rispecchiano l'umore di un ambiente sull'orlo della crisi: 

«Primo tempo inconcepibile. Se i tifosi fischiano fanno bene. Sono delusi come lo siamo noi. E hanno ragione. Il comportamento in campo della Juve ha dato coraggio alla Lazio».

Inevitabile la domanda sui futuro di Lippi; la sua Juve rischia di finire in una posizione peggiore di quella occupata l'anno scorso dalla squadra di Ancelotti. Agnelli risponde in modo interlocutorio: 

«Non è ancora finita, aspettiamo». 

Sul proprio futuro Lippi è laconico; 

«Buona Pasqua a tutti». 

Nuovamente sollecitato, rimanda ogni decisione alla società: 

«Non so se l'avete capito, ma di questo argomento preferisco non parlare. Semmai lo farà la società a tempo debito. In fondo mi sembra giusto crederci ancora. Ci proveremo, è giusto provarci». 

Poi una breve analisi sulla partita: 

«Sono dispiaciuto e amareggiato. Ha ragione il dottor Umberto Agnelli, abbiamo tenuto un atteggiamento inconcepibile. Soprattutto nel primo tempo, siamo stati traditi dalla tensione, eravamo impauriti. E poi ci siamo trovati di fronte una buona Lazio, che ha complicato le cose. Maresca? Non l'ho sostituito per demerito, non è stata una bocciatura la sua, ho solo preferito inserire una punta e far svolgere i compiti di trequartista a Del Piero che mi è sembrato in buona serata». 

Buffon invece vede ormai lo scudetto svanire: 

«A questo punto ci vorrebbe un miracolo. Ma bisogna crederci, io ci credo ancora». 

Deluso anche Del Piero: 

«Però non molliamo, non è nostra abitudine farlo. Del resto anche in questa partita abbiamo dimostrato di saper reagire, di non arrenderci. Certo che, a cinque turni dalla fine, è diventata molto molto dura per noi. Dobbiamo sperare in passi falsi altrui e nello stesso tempo fare molti punti, cosa che ài recente non siamo stati in grado di fare». 

Qualche allarme per Trezeguet, che ha subito una lieve distorsione; le sue condizioni saranno valutate alla ripresa degli allenamenti. Infine la notizia alla quale mancava solo l'ufficialità, rimbalzata poco prima della partita. E' stato l'amministratore delegato della società bianconera Antonio Girando ad annunciarla; la Juventus ristrutturerà il Delle Alpi e per una stagione andrà a Monza e Piacenza per disputare le partite casalinghe. 

«La Juventus da molti anni è alla ricerca di proprio stadio sociale - ha detto Giraudo -. Per questo ha avviato con il Comune di Torino delle trattative che sono ormai giunte alla fase finale. Il Toro ha rinunciato al Delle Alpi per costruirsi un nuovo Filadelfia, quindi il Comune è d'accordo nel concedere l'impianto alla Juventus. Bisognerà solo stabilire la formula giuridica dell'acquisto». 

Inevitabile quindi la temporanea «migrazione» della squadra a Monza e Piacenza; 

«Occorrerà una ristrutturazione importante del Delle Alpi, perché vogliamo renderlo uno stadio adatto ai nostri tifosi, che li sappia coinvolgere. Una certa mancanza di entusiasmo intorno alla squadra può dipendere anche dalle caratteristiche dell'impianto. Abbiamo già preso contatti con i nostri tifosi di Torino, ci simo sentiti anche telefonicamente e si sono detti disposti a fare dei sacrifici per un anno pur di avere in futuro uno stadio tutto per loro, che li possa coinvolgere in maniera completa». 

Juve fischiata e seggiolini scagliati in campo. Severo Umberto Agnelli: 

«Giusta la rabbia dei tifosi, il nostro primo tempo è stato veramente inconcepibile»

Aurelio Benigno 
tratto da: La Stampa 30 marzo 2002





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La Stampa 31 marzo 2002

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La Stampa 31 marzo 2002



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sabato 13 giugno 2026

13 Giugno 1987: Selezione Treviso - Juventus

È il 13 giugno 1987 e si disputa allo 'Stadio Omobono Tenni' di Treviso una gara amichevole post-campionato tra la Juventus ed una selezione locale.

Da poco è terminata la stagione ed i bianconeri piemontesi hanno finito la loro fatica secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato). Pochi si accorgono che per i nostri eroi è iniziato così un lungo periodo buio senza successi in campo nazionale.

Buona Visione!



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Stagione 1986-1987 - Amichevole
Montebelluna - Stadio Omobono Tenni
sabato 13 giugno 1987 
SELEZIONE TREVISO-JUVENTUS 6-5
MARCATORI: Vignola 3, Vignola 4, Conte autorete 14, Schincaglia 19, Renna 32, Pantaleoni 53, Buffone 57, Buso 58, Serena A. 72, Sartor 82, Sartor 89

SELEZIONE TREVISO: Pizzolon (Bonfio), Castioni (Calzamatta), Bonato, Caverzan (Pantaleoni), Marcato (Pincin), Renna (Zanatta), Conte (Piovanelli), Niero, Ramella (Aimo), Schincaglia, Buffone (Sartor)

JUVENTUS: Tacconi (Bodini 46), Favero, Caricola, Col, Brio (Lo Porto), Scirea, Antonello (Campagnola), Buso, Serena A., Vignola, Briaschi (Franzin). 
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: Gava F.





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giovedì 11 giugno 2026

11 Giugno 1989: Juventus - Lazio

É l' 11 Giugno 1989 Juventus e Lazio si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Lazio che termina la stagione a metá classifica tranquilllamente seduta nella sua mediocritá.

Buona Visione! 


 

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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 giugno 1989 ore 16.30
JUVENTUS-LAZIO 4-2
MARCATORI: Gregucci 17, Buso 21, Ruben Sosa 42, Piscedda autorete 58, De Agostini 66, Buso 79

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N. (Rui Barros 46), De Agostini, Galia, Favero, Tricella, Marocchi, Magrin, Buso, Zavarov (Cabrini 75), Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

LAZIO: Fiori, Monti, Piscedda (Di Biagio 83), Beruatto, Gregucci, Gutierrez, Greco (Rizzolo 68), Acerbis, Di Canio, Sclosa, Ruben Sosa
Allenatore: Giuseppe Materazzi

ARBITRO: Magni P.L.



Zoff fa squillare la sveglia e la Juventus dilaga.
Ora i bianconeri sono gli arbitri della salvezza La Lazio è caduta nel tranello, lasciandosi ingannare dai profeti di giornata. «La Juve non ha più stimoli particolari e non infierirà». Invece la Juve ha fatto fino in fondo il proprio dovere e se altri si fossero comportati come hanno fatto i bianconeri contro la squadra di Materazzi, la regolarità del campionato sarebbe stata garantita in maniera totale. Eppure la Lazio si era illusa. Il gol di Gregucci aveva allargato il cuore alla speranza, anche se la gioia è stata di brevissima durata, perché nel giro di quattro minuti, Buso ha rimesso le cose a posto. Ma per quanto decisa a interpretare nel migliore dei modi il proprio ruolo, la Juve nel primo tempo era — diciamo così — un po' troppo svagata ed infatti la Lazio ne ha subito approfittato infilando alle spalle di Tacconi un secondo, rocambolesco gol, nato da uno sciagurato bisticcio difensivo tra Napoli e Tricella. A quel punto è cominciata la rovina della Lazio. Sentendosi forse al sicuro, la squadra di Materazzi ha continuato a giocare come non dovrebbe mai fare chi ha bisogno di punti come dell'aria che respira. La Juve, brutalizzata da Zoff nell'intervallo, ne ha saputo approfittare, giocando come fa il gatto con il topo e penetrando senza problemi nelle maglie di una difesa incredibilmente scoperta ed ingenua. La mossa decisiva compiuta da Zoff, è stata quella di mettere Barros al posto di Napoli all'inizio del secondo tempo. Una scelta che ha scombussolato i piani di Materazzi e che ha permesso alla Juve di giovarsi di uomini imprevedibili come Laudrup, Zavarov, Marocchi e lo stesso portoghese, che si inserivano a turno in aiuto di Buso, unica punta di ruolo. Il pareggio è arrivato con la complicità ai Piscedda, ma poi la Juve ha preso a dilagare, trovando sul campo corsie preferenziali per dirigersi verso la porta del povero Fiori. La prodezza di De Agostini ed una sventola di Buso hanno determinato il risultato finale, ma la Juve ha avuto altre palle-gol, mettendo a nudo i mille problemi di una Lazio che non è mai riuscita a fare filtro a centrocampo, anche per le assenze di due uomini determinanti come leardi e Pin. Ed ora la squadra romana ha l'acqua alla gola. Un solo punto la divide dal tandem Torino-Pescara e rischia di mandare a monte mesi e mesi di faticosdo lavoro. Come un'operosa formichina, la Lazio era riuscita a rosicchiare un punto qua ed uno là, portandosi in una tranquilla posizione di classifica, ma gli ultimi rovesci l'hanno rigettata in piena bagarre. La Juve adesso è più che mai arbitra della salvezza. Domenica giocherà a Pescara, contro una squadra che non ottiene due punti in una sola volta da quattordici partite e che stavolta si trova di fronte ad una scelta obbligata: vincere per non sprofondare. La squadra di Zoff ieri ha dato una mano ai cugini granata e domenica ha la possibilità di dimostrarsi di nuovo molto generosa. Un Torino in B non fa piacere a nessuno, neppure a buona parte della tifoseria juventina, che ieri ha sottolineato con caldi applausi ogni gol dei granata a Como. Ma a Pescara non ci sarà Laudrup, uno dei giocatori più in forma del momento. Boniperti, infatti, gli permetterà di giocare nella nazionale danese contro il Brasile. Sospetti e pettegolezzi sono scontati. 

tratto da: Archivio La Stampa 







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