È il 4 novembre 1987 e Juventus e Panathinaikos (Grecia) si sfidano nella gara di ritorno dei sedicesimi di finaledellaCoppa UEFA 1987-88allo Stadio 'Comunale' di Torino.
I bianconeri sono guidati in panchina da Rino Marchesi e, dopo i fasti ed i successi con Giovanni Trapattoni e Michel Platini a guidarli, questi sono anni di magra. Inoltre c'è il Milan di Arrigo Sacchi che sta per iniziare la sua era d'oro.
Dall'altra parte c'è la squadra greca che dopo aver vinto la gara di andata ad Atene elimina i 'nostri eroi' per mezzo della regola dei gol segnati in trasferta.
Buona Visione!
Stagione 1987-1988 - Coppa UEFA - Sedicesimi, ritorno
TORINO — Ancora una volta Marchesi ha lasciato il Comunale sotto scorta. Subito dopo la partita, con un paio di cariche, la polizia ha disperso un folto gruppo di tifosi evitando il peggio, ma il solito gruppetto di contestatori ha atteso con pazienza che il tecnico bianconero uscisse dallo spogliatoio per riversargli addosso tutta la rabbia per l'eliminazione. Marchesi è passato indenne tra due ali di folla tenute a bada dagli agenti. Sul suo volto tensione mista ad amarezza.
Prima di affrontare la folla ha spiegato:
"Viste come sono andate le due partite, non meritavamo questa delusione. Il primo gol greco è fruito di un rimpallo, il secondo di una nostra ingenuità. La squadra si è battuta con carattere e temperamento, ma ha commesso anche qualche errore. Nel primo tempo abbiamo cercato di passare ragionando; nella ripresa ci siamo battuti con il cuore ma abbiamo giocato una gara psicologicamente molto difficile. Ora c'è amarezza, perché quel finale di partita così generoso poteva fruttare un altro, decisivo gol."
Spiega ancora Marchesi
"Non dimentichiamo che ad Atene siamo stati danneggiati dall'arbitro. Quella sconfitta ci ha obbligati a giocare una partita in salita ed inseguire il risultato è sempre difficile, soprattutto se in squadra non c'è gente con esperienza internazionale. È venuta fuori allora la grinta e la classe di Cabrini, che si è preso tutte le responsabilità, anche quella di battere il rigore. Manca un leader? Non è una novità, ma l'esperienza in certi ruoli non la si inventa su due piedi. Adesso dovremo soffrire ancora di più, per non vedere sfuggire tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissi all'inizio della stagione".
Tacconi ama parlare chiaro e neppure questa volta smentisce:
"Qualcuno deve capire che per stare nella Juve bisogna avere carattere e saper lottare. I tifosi non meritano una Juve così brutta, anzi, bruttissima visto come abbiamo giocato nel primo tempo. Devono anche capire che con i fischi ed invocando il nome di chi non abita più qui non si aiuta la squadra a migliorare. Il primo gol è nato da un rimpallo sfortunato, il secondo da un mezzo autogol di Bonini. Sapevamo che era difficile passare il turno, ma essere beffati così, dopo avere sfiorato la possibilità di segnare il quarto gol con Cabrini, è atroce. Ma la nostra reazione nella ripresa è stata troppo confusa. Ora lecchiamoci le ferite e buttiamoci nel campionato".
De Agostini non si regge in piedi. Una botta sopra al ginocchio sinistro lo mette in dubbio per domenica. Le durissime parole di Tacconi lo feriscono e con lui si arrabbiano pure Tricelia e Brio. Dice il centrocampista:
«Certe critiche non dovrebbero essere fatte. Ma ho capito come vanno le cose: qui la vittoria è di tutti, mentre le sconfitte sono sempre orfane. Il fatto è che abbiamo giocato male qui e anche ad Atene. Ma i greci sono stati bravissimi a non farsi chiudere, a rispondere colpo su colpo. Purtroppo il primo obiettivo stagionale è già fallito ed io sono molto triste, perché arrivando alla Juve pensavo quanta strada avrei potuto fare in Europa."
E per la serie uomini veri ecco Cabrini, autentico protagonista della serata. Ha insegnato a tutti cosa significhi lottare ed avere un cuore grande così. Commenta:
«Chi sbaglia paga e noi errori ne abbiamo commessi parecchi. Ma almeno abbiamo vinto e la dignità è salva. Brutto primo tempo giocato con poco ordine, poi una reazione violenta, ma poco lucida con tanti palloni gettati in mezzo nella speranza che succedesse qualcosa".
Tacconi accusa, Cabrini spiega:
"Delusioni come queste possono esser utili, perché fanno capire a qualcuno che bisogna saper lottare e sacrificarsi. Ma questa squadra non gioca tranquilla, ha paura, quindi sbaglia. Certo, non è più la Juve dei bei tempi, la squadra in cui ho avuto la fortuna di crescere e di vincere, accanto a gente come Tardelli, Gentile e Furino, campioni irripetibili".
Entusiasmo sfrenato tra i greci. Champagne e lacrime a profusione. Il tecnico Vassai Daniil è pallido per la tensione accumulata nell'ultimo quarto d'ora di partita.
Spiega: "La vittoria più importante del calcio greco e del Panathinaikos in particolare. Sono stato di parola. Ad Atene avevo detto che qui a Torino avremmo attaccato e lo abbiamo fatto, perché solo così potevamo qualificarci. Dopo l'infortunio di Vassiliu ho temuto il peggio, ma la squadra non ha mai smesso di battersi e solo nel finale abbiamo rischiato grosso. Il quarto gol della Juve poteva arrivare da un momento all'altro, ma devo ringraziare i miei per la grinta con cui si sono battuti".
Torino. Il fallimento di Marchesi alla guida della Juventus sembra definitivo dopo la seconda amarissima eliminazione della Juve dalle Coppe europee da quando è allenata dal sigaro sapiente, che non è mai riuscito a dare personalità vincente e veri schemi alla squadra alle sue dipendenze. Il Panathinaikos, nell'arco delle due partite, ha testimoniato di possedere carattere internazionale. La Juventus si è avventurata, qualche volta avventata, ma deve principalmente all'orgoglio ed alla rediviva classe di Cabrini se ha potuto cogliere nel match casalingo una vittoria seppur teorica. Teorica e superflua, perché gli errori dei bianconeri nel copione tattico predisposto dal tecnico sono stati lampanti. La Juventus ha sbagliato all'inizio della ripresa, quando una piramidale svista consentiva al rampante, diabolico Saravakos, ventiseienne ala di autentico talento, di segnare il primo gol dell'accanitissima partita. La reazione juventina, culminata nel gol di Cabrini, gol di rabbia e di passione, veniva frustrata dalla prodezza del centrattacco Christos Dimopulos, libero in modo irreale all'altezza del primo palo per insaccare con una sacramentale botta di collo sinistro al volo un lunghissimo traversone di Antoniu. Una squadra che abbia simili amnesie difensive non può sopravvivere in una coppa internazionale. Marchesi non ha mai risolto i problemi della squadra, anche se Cabrini, giocando da centravanti aggiunto nella fase terminale del match, sembra volergli indicare una via d'uscita. Pare che Marchesi intenda, col consenso di Boniperti, impostare De Agostini a centrocampo come erede di Furino; secondo noi, la resurrezione di Cabrini impone scelte differenti. La squadra più raccolta e affollata non può forse prescindere da Buso affiancato a Rush, con Alessio o Mauro stabilmente tornante destro. Alessio ha numeri di vivido talento, ma, purché sveltisca la sua azione, Mauro è ancora migliore, dà più garanzie sul piano della continuità e dell'acume tattico. In definitiva, l'eliminazione di Coppa - punteggiata da una lunga contestazione al tecnico - ha confermato come la squadra non sia mai riuscita con Marchesi a darsi un'autentica fisionomia. Un gruppo di giocatori che non sembrano peraltro animati dai sacri furori dei loro predecessori, prima dell'avvento di questo calcio contrattuale che impoverisce di slanci la Vecchia Signora.
È il 3 novembre 1976 e Juventus e Manchester United si sfidano nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale della Coppa UEFA 1976-77allo Stadio 'Comunale' di Torino.
In Italia, è un campionato dominato dalle squadre piemontesi. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia.
In Europa si cerca intensamente la prima coppa! Infatti questa arriva nella 'Cattedrale' di 'San Mamés' di Bilbao (Spagna) contro i baschi dell'Athletic. Il tutto dopo un'aspra battaglia persa - ma la regola dei gol in trasferta premia i bianconeri.
Buona Visione!
Stagione 1976-1977 - Coppa UEFA - Sedicesimi, ritorno Torino - Stadio Comunale Mercoledì 3 novembre 1976 ore 20.30 JUVENTUS-MANCHESTER UNITED 3-0 MARCATORI: Boninsegna 29, Boninsegna 63, Benetti 85
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini (Spinosi 8), Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R. Allenatore: Giovanni Trapattoni
MANCHESTER UNITED: Stepney, Nicholl, Albiston, Daly, Greenhoff, Houston, Coppell, McIlroy (McCreery 56), Pearson, Macari (Paterson 65), Hill Allenatore: Tommy Docherty
ARBITRO: Palotai (Ungheria)
Dopo il City eliminato (3-0) anche il Manchester United La Juventus boccia ancora gli inglesi Due gol di Boninsegna, uno per tempo - Conclude Benetti nel finale - Serio infortunio a Morini (stiramento alla coscia destra) che non potrà neppure giocare contro l'Inghilterra a Roma - Settantamila spettatori: un tifoso inglese (ubriaco) entra in campo
Una Juventus splendida ha travolto il Manchester United per tre a zero conquistando così il diritto di accedere agli ottavi di finale della Coppa Uefa, al termine di una partita combattutissima che ha esaltato le qualità agonistiche di un superlativo Boninsegna, autore di una magnifica doppietta. La rete della sicurezza l'ha realizzata Benetti.
La Juventus si è così sbarazzata di un avversario ostico, disputando la miglior partita della stagione: alla fine il pubblico l'ha applaudita con una lunga e meritata ovazione. C'era un clima da Coppa dei Campioni ieri sera al Comunale: 70 mila spettatori, una cornice degna di una partitissima della massima competizione europea. Aveva ragione «mister» Edwards, presidente del Manchester United, a considerare il confronto con la Juventus alla stregua di una finale di Coppa Uefa. Era anche l'ultimo «contatto» fra il calcio italiano e quello inglese, prima di Italia-Inghilterra che si giocherà a Roma tra un paio di settimane e che è una tappa importantissima per la qualificazione alla Coppa del Mondo. L'avvenimento e i numerosi nazionali presenti (otto azzurrabili nella Juventus, tre nel Manchester) avevano richiamato Bearzot e Bernardini, oltre a Don Revie. C'erano anche 1220 supporters dell'United, confinati nel settore sinistro della tribuna, muniti di bandiere blancorosse, granata e persino bianconere: molti già pieni di birra, eccitati dall'alcol ingurgitato sin dal mattino.
Per le strade del centro questi gentlemen figli d'Albione avevano già esibito, con atti vandalici e con molestie ai passanti, la loro esuberanza. Agli ululati ed ai cori dei tifosi del Manchester United, rispondeva il ruggito della folla bianconera. La Juventus si presentava nella miglior formazione, la stessa dell'andata, come pure il Manchester United che, però, era sempre privo di Buchan, libero e capitano nonché cervello difensivo della squadra. Prima del via si metteva a piovere e la gente, che si trovava sulle gradinate, sprovvista di ombrello, era colta di sorpresa e doveva subire una doccia fredda. La Juventus si disponeva con le previste marcature: Cuccureddu-Hill, Gentlle-Coppel, Morini-Pearson; a centrocampo si fronteggiavano Furino-Macari, Benetti-Daly, Tardelli-McIlroy, mentre in avanti Causio era preso in consegna da Albiston, Boninsegna da Greenhoff e Bettega da Nicholl.
Data la posizione avanzata di McIlroy, Tardelli era costretto inizialmente a fare il terzino. Partiva di slancio la Juventus e dopo pochi secondi creava una colossale occasione per passare in vantaggio. Su un calcio d'angolo battuto da Causio, la difesa respingeva, Furino, sul limite dell'area, stoppava di petto e serviva Cuccureddu; la retroguardia del Manchester, tradita da una tardiva messa in opera del fuorigioco, compiva un passo in avanti, si fermava e consentiva a Cuccureddu di avanzare, completamente solo, fino a tu per tu con il portiere. Il sardo tirava a colpo sicuro, ma troppo centralmente e consentiva a Stepney di deviare in calcio d'angolo. Incredibile! L'errore di Cuccureddu rendeva frenetica la Juventus, che smarriva un po' le geometrie e le posizioni. Serpeggiava un certo nervosismo e la partita si accendeva: Tardelll [5'] colpiva McIlroy con una gomitata, e l'arbitro, Palotai, ex mediano della Nazionale olimpica ungherese, interveniva concedendo la punizione in favore degli inglesi.
Tardelll e McIlroy continuavano a beccarsi ripetutamente. La sfortuna si accaniva contro la Juventus: all'8', Morini si bloccava di colpo, vittima di uno strappo muscolare alla coscia destra. Con le lacrime agli occhi per la rabbia e per il dolore (dovrà rinunciare anche all'incontro in Nazionale contro l'Inghilterra) usciva dal campo e cedeva il posto a Spinosi. Mentre la Juventus stava assestandosi attorno a Spinosi, gli inglesi costruivano la loro prima palla-gol al 12': Coppel discendeva sulla destra e centrava sotto porta, dove Hill anticipava Cuccureddu e di testa mandava il pallone a sfiorare minaccioso i legni della porta di Zoff. Il Manchester United, pur restando coperto, si distendeva spesso all'attacco. La gara appariva spigolosa, molto combattuta. Anche Hill zoppicava ma, dopo le cure, restava in campo. Al 20', la Juventus riusciva a riprendere in mano le redini dell'incontro, grazie a Causio che, confermando il suo stato di grazia, pennellava un magnifico lancio in profondità per Boninsegna, che scivolava e non riusciva a sfruttare l'occasione.
La Juventus produceva il suo « pressing » e Stepney era chiamato ad un duro lavoro. Al 23' Causio allargava per Cuccureddu. Il cui tiro cross basso era intercettato da Stepney, che si lasciava sfuggire il pallone, ma Bettega non riusciva ad approfittarne. Al 27' Causio recuperava una bella palla sul limite dell'area, serviva Furino che preparava il tiro a Boninsegna, ma questi faceva cilecca. Un minuto dopo, Macari era ammonito per gioco ostruzionistico in quanto tardava ad effettuare una rimessa laterale. La Juventus insisteva con tutte le sue forze e al 29', a conclusione di una spettacolare azione corale, sbloccava il risultato con un bel gol di Boninsegna: Spinosi, al volo, allungava per Causlo che lanciava in profondità Tardelli, il cui centro basso e teso era deviato in rete di sinistro dall'irrompente Boninsegna.
Il gol galvanizzava la Juventus e Causio, che dava vita a una serie di numeri pirotecnici. Lo assecondavano molto bene Tardelli, che poteva finalmente spingersi in avanti. Furino e Scirea, che di tanto in tanto appoggiavano l'attacco. Proprio Scirea, al 35', effettuava un lungo rimando, oltre metà campo, per Boninsegna, che si produceva in uno scatto poderoso e, appena dentro l'area, di controbalzo scaricava il suo sinistro, ma Stepney riusciva miracolosamente a deviare in corner. La Juventus rifiatava e ne approfittava il Manchester United per portarsi in attacco. Al 41' Furino commetteva un fallo su Macari e l'arbitro estraeva il cartellino giallo: per il capitano bianconero questa ammonizione significa la squalifica in campo internazionale perché si assomma a quella subita a Manchester contro il City. Proprio allo scadere della prima frazione, su calcio d'angolo battuto da Causio, Boninsegna di destro concludeva in rete dove Albiston, sulla linea, si sostituiva al portiere e riusciva a salvare in extremis. Davvero sfortunato Bonimba, che meritava il gol a coronamento di una maiuscola prestazione.
La ripresa vedeva ancora la Juventus a « trazione anteriore » cercare il raddoppio. Houston anticipava di un soffio Bettega (2') su un bel cross di Tardelli. Poi un'altra palla-gol per la Juventus al 6': grande spunto offensivo di Tardelli che discendeva sulla destra, entrava in area e serviva Bettega, ma Houston ci metteva un'altra pezza e allontanava il pericolo. Sul rovesciamento di fronte Zoff (7') doveva prodursi in una difficilissima parata su un bolide di Coppel da circa trenta metri. A folate, sorretta da una feroce volontà di vittoria, la Juventus premeva sull'acceleratore e al 9' Causlo (calato di tono dopo il gran correre nel primo tempo) falliva una buona occasione colpendo male la palla e depositandola sulle braccia di Stepney.
Poco dopo Docherty effettuava la prima sostituzione: al posto di McIlroy entrava McCreery e lo prendeva in consegna Tardelli applicando subito una marcatura assai energica. Ancora una palla-gol per la Juventus: su cross di Benetti, Boninsegna, al volo, scaraventava a lato. Boninsegna, grandissimo, si riscattava al 17' raddoppiando. Per un fallo di Houston su Bettega la Juventus fruiva di una punizione: Causio toccava lateralmente a Benetti che apriva sulla destra per Tardelli, il cui tiro-cross era deviato di tacco, con grande astuzia, da Boninsegna, nel sacco. Dopo il gol Docherty tentava l'ultima carta facendo uscire Macari e inserendo Patterson, che è un centravanti e andava a piazzarsi su Bettega per consentire allo stopper Greenhoff, forte di testa, di avanzare. Al 23' Benetti veniva ammonito per intervento falloso. Dopo un bel cross di Causio troppo lungo per la testa di Bettega, l'United mandava tutti i suoi uomini in avanti alla ricerca del gol che poteva significare la qualificazione. Dalle retrovie bianconere si distingueva Spinosi, sicuro negli anticipi. Su un contrattacco della Juventus, Cuccureddu riceveva una pallonata in pieno viso e restava « k.o. » ai bordi del campo per un paio di minuti, durante i quali la Juventus correva qualche brivido, anche perché Benetti cincischiava in area. Poi rientrava Cuccureddu e la Juventus ritrovava la spinta per creare altri pericoli a Stepney, come al 32', su un violento tiro a lato di Scirea, e al 33', su un cross di Gentile che Bettega, per un nonnulla, non riusciva ad incornare in gol.
Ancora Bettega, su un magnifico servizio di Boninsegna, si presentava in zona gol, ma il suo violento sinistro era deviato da Stepney in calcio d'angolo. Al 39' il terzo gol, quello della sicurezza. Lo firmava Benetti, riscattando così una prova generosa ma che ha lasciato a desiderare in qualche occasione. L'azione era promossa da Causio che lanciava a Benetti sul filo del fuorigioco: Romeo scattava, entrava in area, prendeva la mira e «bruciava, di destro con un tiro assolutamente imparabile Stepney».
La Juventus si qualificava così agli ottavi di finale della Coppa Uefa. Intanto un tifoso inglese, completamente ubriaco, scavalcava la rete di recinzione, penetrava in campo ma veniva saldamente afferrato dagli agenti e trascinato fuori. Era l'unico, assurdo gesto dei tifosi inglesi che, dopo il fischio finale dell'arbitro, si abbandonavano a scene di esultanza. Contenti loro...
JUVENTUS - MANCHESTER UNITED 3-0 Boninsegna-Spinosi eroi ritrovati
TORINO. La Juventus ha estromesso dall'UEFA anche il Manchester United con una prova altamente significativa del suo rinnovamento tecnico-tattico: nessun detrito di un certo passato attendistico; gioco d'infilata con galoppate lucenti; spunti in area inesorabili secondo lo stile di quelli che possono ritenersi i suoi giocatori più rappresentativi.
È, questa, una Juventus che calibra il gioco a centrocampo catapultando in profondità il suo elemento più dotato di allungo e di stile, quel sempre più micidiale jolly strategico di nome Tardelli. Benetti e Furino svolgono una parte ingrata: contro gli inglesi a romperne gli schemi, a ostruirne l'iniziativa in lungo ed in largo. Furino, brutto da vedere ma bello nei fatti di un incontrismo spietato e imperioso; Benetti largo, lucido, imperativo nei tackle e nel tiro (vedi terzo gol).
E' una Juventus con una novità: Luciano Spinosi ed un ritorno imperioso sul piano del gioco: Boninsegna. A dir le virtù di Spinosi, basta il modo franco con cui ha francobollato Pearson e l'uscita dall'area che ha propiziato, col tocco musicale di Causio a Tardelli, il primo gol di Nostra Signora del calcio alla pattuglia di Tommy Docherty.
Affiancati in tribuna hanno assistito al match, nella notte piovosa, Bearzot e Bernardini: i due hanno riscoperto Spinosi e lo ripropongono, pare, per una maglia azzurra (detto tra parentesi noi non ci saremmo scordati di Vavassori del Napoli).
SPINOSI sembra recuperato al plafond atletico dei giorni belli. Occorrono altri collaudi. Potremo giudicarlo già contro Egidio Calloni. Indubbiamente il ragazzo, così serio e puntiglioso, meritava di essere riscoperto dal destino. Restiamo tuttavia dell'opinione che ben diversa è la cifra di rendimento di Morini in perfette condizioni e ci auguriamo che la Juve non abbia a risentirne. Ben tornato comunque a «spina». E ora parliamo di Boninsegna, ovvero un centrat-tacco di ventura.
BONINSEGNA noi non lo davamo per finito. In casa Fraizzoli non ci furono lacrimucce di addio dopo lo scambio con l'agile Pietruzzu Anastasi? Non si archiviava come stantio e vecchio uno dei giocatori più importanti espressi dal nostro calcio negli ultimi quindici anni? Come si possono commettere certe leggerezze?
E poi a conferma della bontà del vecchio Bonimba ci sono: due bellissimi gol messi a segno contro il Manchester, segnature che hanno permesso alla Juventus di proseguire il suo cammino in Coppa. Ma soprattutto, c'è una rivincita contro l'Inter che se n'è disfatta troppo in fretta. Ed oggi grazie al gioco delle Coppe, Fraizzoli s'è accorto una volta di più d'aver sbagliato tutto. E medita di mollare l'Inter.
Un' Inter che al cavalier Fraizzoli adesso procura solo rogne e mal di fegato perenni. Ma Lady Renata vorrà poi privarsi di sedere in tribuna d'onore a veder giocare la sua squadra?
Indubbiamente, Boniperti di Barengo, il presidente della Juve, è stato della contadina furbizia di un Bertoldo: ha approfittato di certe ricorrenti critiche negative al mantovano per proporre ad un certo punto lo scambio del secolo. Lo ha fatto scientemente e ne ha avuto in cambio un gruzzolo di milioni oltre ad un vero goleador. A Boninsegna serviva solo cambiare aria, ritrovarsi accanto compagni diversi, poter giocare in un clima meno caratteriale, in una società meno emotiva. La resurrezione di Boninsegna era insomma scontata fin dall'estate viareggina. Allenandosi con serietà, sapendo di godere l'illimitata fiducia dei compagni a partire dall'hidalgo Bettega, Boninsegna si è rimesso a sparare come un cannoncino. Egli appartiene ad una sparuta schiera di campioni veri, campioni uomini, capeggiata da Luison Riva di Cagliari oggi passato di moda per mille calamità. Boninsegna è uno di fegato e di fisico che sa rischiare in area, che sa sgomitare e farsi rispettare nelle mischie più ribalde: è un compare coraggioso dal sinistro che non perdona.
Nel calcio come nella vita non si improvvisa nulla, tutto succede per una concatenazione di cause ed effetti. Con Bonimba, resuscita la leggenda di Altafini in casa di Nostra Signora del calcio.
Vincenzo La Mole tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.46
II gol che ha messo kappaò la pattuglia di Docherty è stato il secondo di Boninsegna nato da una punizione toccata da Causio per Benetti che dava a Tardelli. Sul cross dell'interno, interveniva "Bonimba" (nella foto mentre va per... abbracci). A trasformare poi la vittoria in trionfo ci pensava Romeo Benetti che, partito in contropiede, realizzava il 3-0 con un eccezionale destro sotto la traversa E così, la "goeba" continua ...
Era nell'aria; prima o poi Boninsegna sarebbe esploso e l'avvenimento si è realizzato contro il Manchester United.
Ancora Boninsegna alla ribalta: qui è nel vivo della difesa britannica che, questa volta, seppur confusamente riesce a salvarsi.
Un intervento di Spinosi, altro eroe ritrovato della Juve contro la squadra di Docherty. Spinosi, entrato per Morini, è stato ottimo.
Il 12 ottobre 1988 JuventusedOtelul Galați (Romania)si sfidano nella gara di ritorno dei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
La gara di andata finì con il successo dei balcanici per 1-0.
È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro.
Dall'altra parte c'è un Otelul che dopo aver sconfitto in Romania i bianconeri dovrà sottostare allo strapotere tecnico e tattico dei nostri eroi piemontesi.
Buona Visione!
Coppa UEFA 1988-1989 - Trentaduesimi, ritorno Torino - Stadio Comunale Mercoledì 12 ottobre 1988 ore 20.30 JUVENTUS-OTELUL GALAȚI 5-0 MARCATORI: De Agostini 17, Agiu autorete 26, Rui Barros 28, Altobelli 49, Rui Barros 71
Barros non ha pietà dei romeni il portoghese realizza due dei cinque gol con cui la Signora si vendica dell'Otelul - De Agostini, Altobelli e un'autorete nel pokerissimo
TORINO — La Juve d'attacco, quanto diversa dalla squadra ancora titubante di Galati, ha chiuso in mezz'ora la pratica del primo turno di Coppa, e dopo ha cominciato a pensare al campionato e a Bilbao. Modesti e ingenui, i «metallurgici» dell'Otelul hanno iniziato con la marcia indietro lasciando in attacco — a rischio di asfissia nelle rincorse su palloni ricacciati alla meglio dalla sua difesa — il bravo ma isolatissimo Antoni. E quando (17') De Agostini ha bucato la maldestra Maginot rumena, l'allenatore Sdrobis ha mandato avanti un attimo Octavianus Popescu e Burcea: si sono aperti buchi larghi come autostrade per il raddoppio di Laudrup (botta deviata da Agni al 26') e soprattutto per lo stupendo affondo (28') di Rui Barros.
Il portoghese a guizzare davanti, Marocchi in cabina di regia al posto di Zavarov e Laudrup pronto a scavallare a tutto campo hanno fatto facilmente la differenza, aiutati dalla brillante spinta di De Agostini sulla fascia sinistra, dalla vivacità di Galia a destra, e dall'attenta guardia di Brio su Antoni. Così, non hanno pesato molto le «assenze» di un Altobelli un po' molle, e di Mauro, il quale ha giocato buoni palloni ma con la malavoglia di chi (lo aveva detto alla vigilia) non si sente molto a suo agio nei panni della riserva. Mauro ha finito per fare molta copertura diligente, sulla fascia destra, aprendo spazi per gli inserimenti di Galia.
Juve subito in attacco, quindi, Otelul chiuso con una zona… fatta di marcature strette con — ultima speranza—il fuorigioco sugli scatti ripetuti dei bianconeri. Già all'8' la difesa romena doveva aggiustarsi con un fallo sullo scatto profondo di Barros e la punizione era calciata a lato di poco da Laudrup dopo uno scambio Altobelli-Marocchi a palla corta. Ancora Barros in profondità al quarto d'ora, ma troppo veloce l'ultima palla di ritorno lanciata nel folto della difesa da Altobelli. Si cominciava a vedere il portiere Calugaru che faceva facilmente la figura del migliore in una squadra evidentemente frastornata. Al 17' il gol che sbloccava il match. Marocchi andava via a sinistra brillantemente, dal fondo calciava una palla a rientrare che Borali riusciva soltanto a ricacciare al limite dell'area in spaccata, dove De Agostini colpiva di destro e chiudeva sul primo palo con un gol piuttosto simile a quello realizzato a Como nella prima di campionato.
L'Otelul si apriva un poco, cercava di sfondare pateticamente senza riuscire ad infastidire Tacconi ed al 26' arrivava il secondo gol. De Agostini, sempre lui, lanciava in profondità Laudrup sul cui tiro si opponeva il piede di Agiu e la palla si impennava alle spalle del portiere che peraltro appariva sulla traiettoria del tiro. La ciliegina sulla torta la poneva al 28' Rui Barros. Il portoghese scattava sulla destra su un lancio verticale di Mauro, saltava due difensori avversari in velocità e il portiere e da fondocampo, molto largo, azzeccava uno stupendo tocco diagonale che mandava la palla nella porta sguarnita Con Profir, l'autore della rete su rigore a Galati, al posto di Burcea, l'Otelul non aveva il tempo di tentare un attacco che beccava (49') il quarto gol: con un bel colpo di testa sotto la traversa e quindi in fondo al sacco (azione di Mauro, centro di De Agostini deviato da Stari) Altobelli balzava in testa alla classifica dei goleador europel d'Italia, arrivando a quota 36, una rete in più di José Altafini col quale deteneva il primo posto sino all'altro ieri.
La partita diventava un allenamento-show di questa Juve a trazione anteriore alla quale Dino Zoff ha già dato un'impronta precisa: la vocazione ad attaccare. Provava il 5-0 Barros (59') scattando come una furia su un lancio profondo, ma il portoghese era anticipato da Calugaru, bravo e scattante malgrado la grandinata nella sua rete. L'Otelul (61') riusciva ad ottenere un calcio d'angolo che creava il primo brivido (lieve) sotto la porta di Tacconi, con un batti e ribatti risolto dal rinvio di Tricella. La Juve continuava a dominare la gara ma inevitabilmente non c'era più la determinazione dei primi 45', sostituita dalla voglia di spettacolo.
In alcuni contropiede isolati, Antoni cercava la soddisfazione personale (bella una deviazione volante, appena alta, al 67') ma non trovava mai un compagno per lo scambio. Gli altri romeni, infatti, non riuscivano ad uscire dalla metà campo, di fronte ad una Juve padrona del campo che strappava applausi che diventavano ovazioni (70') quando il piccolo Barros andava di testa a mettere in rete a due passi dalla linea bianca il quinto pallone su centro di Laudrup dalla sinistra.
Calugaru è un bravo portiere, ma la Juventus se la sognerà a lungo, dopo la notte turineisa in cui ha beccato cinque gol dagli scatenatissimi bianconeri nuova formula. Confermato in pieno quanto visto su quel ramo del lago di Como: una squadra «nuova» agisce nel nostro calcio, si è lasciata alle spalle ogni vecchiume, ambisce a grandi cose, intanto le realizza già, sprintando in gol da vicino e da lontano. Lo schema nasce dall'impulso di Marocchi, autentico center-half in appoggio costante all'azione filtrante di Galia e De Agostini, quest'ultimo repentino nelle sue irruzioni dalla fascia sinistra. Ma l'importanza dello schema si evince da quel gioco a catapulta sempre di prima verticalizzando e velocizzando al massimo, ci sia o non ci sia Zavarov. Certo, Mauro ha un altro stile, perfino antitetico a quello di questa Juve, ma nella circostanza ha fatto la sua parte senza demeritare. In profondità, Altobelli l'ha avuta spesso vincente per il suo smisurato senso tattico, avendo agito da spartitraffico; Laudrup dal centro e dalla sinistra poteva catapultarsi, godendo di una certa libertà e il piccolo Gil Rui Barros la faceva da mattatore. Anche mercoledì sera il portoghese è stato il migliore in campo. Era dovunque, inarrestabile appena cambiava ritmo. Aveva avuto un inizio difficile, poi è risultato imprendibile per la difesa a zona dei rumeni, che non lesinavano calcioni ma non lo pigliavano mai. Rui ha anche segnato due gol. Sul primo ha espresso la sua illimitata fiducia nel destino, perché ha colpito all'altezza della linea di destinazione un pallone improbabile, col portiere in grado di opporsi, e invece ha infilato impietosamente. Il secondo l'ha infilato di testa, saltando felicemente su un traversone da sinistra. La gente lo ha applaudito freneticamente e ha riconosciuto con i suoi ampi consensi la validità totale dei rilievi critici suggeriti dall'ottimo esordio in campionato. Prosegue così l'avventura Uefa della Juventus all'insegna di nuove speranze e di prospettive tattiche inedite. Com'è noto, Zavarov non potrà giocare neanche contro l'Athletic Bilbao e Zoff se ne preoccuperà moltissimo. Ma la verità è che questa squadra rappresenta un nuovo spirito, ha archiviato il recente passato e rilancia anche il destino del suo tecnico Dinosauro Zoff, grande uomo del nostro sport più popolare, che tenta di parlare poco e rappresenta una forma di vita opposta a quella di tanti tecnici ciarlieri e gradassi.
Vladimiro Caminiti tratto dal Guerin Sportivo anno 1988 n.42
La gara era valevole per il ritorno dei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA 1993-94. L'incontro di andata terminò con il netto dominio dei bianconeri per 3-0.
La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio.
In Europa i bianconeri piemontesi arrivano facilmente ai Quarti di Finale per venir poi spazzati via clamorosamente dal Cagliari in un doppio scontro che é entrato nella storia dei sardi.
Buona Visione!
Stagione 1993-1994 - Coppa UEFA - Trentaduesimi, ritorno Mosca - Stadio Lokomotiv Martedì 28 settembre 1993 ore 20:00 LOKOMOTIV MOSCA-JUVENTUS 0-1 MARCATORI: Marocchi 53
Marocchi si traveste da Baggio Aveva la maglia di Robi, ha segnato ed è stato il migliore Palo di Ravanelli e salvataggio di Gurkov a porta vuota MOSCA DAL NOSTRO INVIATO
Almeno in Coppa la Juve prosegue a vincere in trasferta, come non le riesce in campionato e come faceva nella passata stagione. Cinque successi su sei partite nella Coppa Uefa dell'anno scorso (un'eccezione a Lisbona con il Benfica) e adesso l'1-0 di Mosca, che la conforta dopo un match in cui i bianconeri potevano temere soltanto se stessi. Della Lokomotiv si potrebbe anche non parlare. L'aveva intuito il Trap nel momento in cui si era deciso a lasciare a casa il Divin Codino: non c'era in vista una partita più facile in cui la Juve potesse rinunciare al proprio Fenomeno.
Già mercoledì prossimo, contro il Venezia in Coppa Italia, sarà peggio perché ormai il livello del calcio europeo è questo: nei primi turni si incontrano pigmei che da noi potrebbero reggere a fatica la B. La Juve non poteva non approfittarne e ha legittimato l'impresa con il proprio uomo migliore, quel Marocchi panchinaro che si sta ricostruendo con intelligenza e si fa trovare pronto quando serve. Ieri l'ex Cicciobello aveva la maglia di Roberto Baggio, che profuma di gol e di giocate decisive. Un segno del destino. Ma a parte la rete, realizzata con freddezza, Marocchi è stato tra i pochi a intuire che contro i russi non c'era l'obbligo di cacciar via palloni, come se scottassero tra i piedi, con il termometro vicino allo zero. Ha tentato triangolazioni, ha fatto correre la palla bassa con l'idea di saltare le deboli geometrie moscovite. L'ha assistito in questo compito Conte, un po' meno Dino Baggio e le Grandi Berte della difesa, soprattutto Julio Cesar, che con quei piedi brasiliani potrebbe sorreggere anche l'attacco in partite come queste. Ha vinto comunque la Juve operaia, senza Vialli e Möller e il Codino già citato, gli ultimi due risparmiati per il derby.
«Mi aspetto che gli altri vogliano dimostrare qualcosa»,
Aveva annunciato il Trap. In qualche modo gli è arrivata una risposta positiva. Non c'è stato da divertirsi nell'Acquafan moscovita, tutto scivoloni e tuffi. Prima che iniziasse il match, e poi nell'intervallo, abbiamo visto due vecchine con un secchiello che toglievano acqua dalle aree di rigore come da una barca in cui si sia aperta una falla.
Sarebbe cambiato qualcosa sull'asciutto? Ricordandoci della qualità del gioco dell'andata, quando fu il talento di Roberto Baggio a risolvere i guai della Signora, è possibile, dal momento che Baggio ieri non c'era. La Juve non si è scostata dal cliché di questa stagione, che la vuole anche troppo remissiva nei primi tempi. La Lokomotiv ha un nome che evoca la spinta del vapore, il mostro d'acciaio e le immagini di un sovietismo epico che non esiste più. Gente, che pena. Costretti a recuperare tre gol e consapevoli che non ce l'avrebbero mai fatta senza una vocazione suicida della Juve, i russi sono sembrati fin da subito non coltivare la speranza. Un tiro improvviso di Kossolapov, al 7', si è frantumato sulle mani di Peruzzi e la Lokomotiv ne ha tratto il giusto presagio: non ci sarebbe stato niente da fare, nonostante un certo periodo di preminenza attorno alla mezz'ora e una conclusione al 44' di Smirnov, l'unico con qualche talento nell'attacco dei ferrovieri.
La signora ha giocato d'attesa. Squadra lunga, a tratti sfilacciata più del solito con Ravanelli (cresciuto alla distanza) e Ban a disperarsi nel recupero di palloni lanciati da lontano e più incontrollabili di una saponetta. Le poche volte che i bianconeri uscivano con un'azione manovrata si intuiva la possibilità che persino senza tre uomini-gol la Juve potesse passare. La spinta di Fortunato era più lucida che domenica a Lecce, tre inserimenti di Conte l'avvicinavano al gol, soprattutto al 13' e al 19'. Ma era solo al 53' su un contropiede lanciato da Ban e rifinito con astuzia da Ravanelli che Marocchi si presentava solo davanti a Ovcinnikov: lo saltava e andava in gol. All'81 Ravanelli colpiva il palo e un minuto dopo Gurkov salvava a porta vuota sul tiro di Kohler.
Vincono in trasferta Inter, Juventus e Lazio; in casa Cagliari e Parma; pareggia il Milan e perde inaspettatamente il Torino. Passano tutte le squadre italiane: un en plein che conferma la superiorità del nostro calcio LE SETTE SORELLE
Le «sette sorelle» sono state tutte promosse, segno che almeno nel calcio l'Italia riesce ancora a fare bella figura. Anche se non tutti sono contenti. Giancarlo Padovan ha fatto presente nel suo editoriale sul Corriere della Sera:
«Se dobbiamo gridare per forza "Viva l'Italia" perché sette squadre su sette (cioè il massimo, come successe nella stagione '90-91) sono passate al secondo turno delle Coppe europee, allora facciamolo, astenendoci però dai risultati delle gare di ritorno, per niente coerenti con il fausto avvenimento».
Ma non sarà che le gare di ritorno hanno deluso perché in pratica le nostre squadre si erano già assicurate le qualificazioni nelle gare di andata?
La Mosca al caso
Le «grandi firme» a Mosca sono rimaste deluse. Dagli avversari della Juve e dall'impossibilità di fare... shopping.
Camionette. Gian Maria Gazzaniga ha confidato ai lettori de Il Giorno:
«Non ho visto una camionetta, un carrarmato, né gente interessata dal braccio di ferro fra Eltsin e i suoi oppositori. Giuro che ai moscoviti e ai russi in genere non gli importa un fico secco di quanto sta avvenendo attorno alla Casa Bianca».
Cosi come non gliene importa nulla nemmeno del Lokomotiv.
Black-out. E Tony Damascelli su L'Indipendente:
«La povera segretaria addetta alla battitura delle formazioni di Lokomotiv-Juventus ha dovuto spegnere il televisore per poter accendere la macchina elettrica per scrivere, perché le due cose, insieme funzionanti, avrebbero provocato il black-out».
Ma anche se la partita non fosse stata giocata, i telespettatori non avrebbero perso niente.
Scritte. Dal racconto di Giorgio Gandola su Il Giornale:
«Il Lokomotiv non riesce neppure a partire veloce, tanto è modesto. La gente lo incita scandendo la frase: "Juve sei un cesso, la vittoria sarà nostra". Ha scritto di peggio la Gialappa's Band su Trapattoni».
Ma gli autori si sono sentiti anche dare degli imbecilli.
Protagonista. Titolo della Gazzetta dello Sport:
«Marocchi si veste da Baggio».
Titolo de La Stampa:
«Marocchi si traveste da Baggio».
Ma allora Marocchi si è calato nei panni di Baggio o ha invece recitato la parte del... travestito?
Editore. Il neonazionale Andrea Fortunato ha avuto 6,5 da quasi tutti i critici: Damascelli, Gandola, Licia Granello (Repubblica), Oddone Nordio (Il Resto del Carlino, La Nazione e il Tempo), Mario Gherarducci (Corriere della Sera), Roberto Renga (Il Messaggero), Luciano Bertolani (Corriere dello sport-Stadio). Su Tuttosport, Claudio Colombo è sceso addirittura al 6. Mentre su La Stampa, Marco Ansaldo gli ha dato 7. Finalmente i giocatori della Juventus ricevono mezzo voto in più dal giornale di Agnelli.
Shopping. Licia Granello su Repubblica:
«... i cambi chiusi, come dire possibilità di acquisti quasi azzerate per squadra e tifosi al seguito».
E se non hanno potuto nemmeno comprare una matrioska, che cosa sono andati a fare a Mosca?
Elio Domeniconi tratto dal Guerin Sportivo anno 1993 n.40