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mercoledì 5 novembre 2025

18 Maggio 1977: Athletic Bilbao - Juventus

É il 18 Maggio 1977 ed Athletic Bilbao e Juventus si sfidano nella gara di ritorno della finale dellla Coppa UEFA 1976-77 allo Stadio 'San Mames' di Bilbao (Spagna).

In Italia é un campionato dominato dalle squadre piemontesi. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. 

In Europa si cerca intensamente la prima coppa!. Infatti questa arriva nella 'Cattedrale' di 'San Mames' dopo un aspra battaglia persa (ma la regola dei gol in trasferta premia i bianconeri).

Ripercorriamo in questo post la seconda sfida di quella storica finale. Qui potete riassaporare la gara di andata.

Buona Visione!  



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Stagione 1976-1977 - Coppa UEFA - Finale, ritorno
Bilbao - Stadio San Mames
mercoledì 18 maggio 1977 ore 19:00 
ATHLETIC BILBAO-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Bettega R. 7, Irureta 12, Carlos 78

ATHLETIC BILBAO: Iribar, Lasa (Carlos 64), Escalza, Villar, Guisasola, Alexanco, Dani, Irureta, Amorrortu, Churruca, Rojo J.F. 
A disposizione: Zaldua, Onaederra, Madariaga, Rojo J.A. 
Allenatore: Luis María "Koldo" Aguirre

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, (c) Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna (Spinosi 60), Benetti R., Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Cabrini, Marchetti A., Gori S. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Linemayr (Austria)
AMMONIZIONI: Benetti R. 63, Tardelli 70, Gentile 87 (Juventus)


 

LE PAGELLE DEI BIANCONERI 
BETTEGA IL MIGLIORE 

ZOFF — Serata drammatica per lui. Con gli assembramenti che si sono creati nei suoi pressi non ha potuto vivere una partita tranquilla. Gli è toccato saltare spesso in groppa a grappoli di colleghi e avversari, subendo cariche e rinviando il pallone come meglio poteva. E' stato bravo su un sinistro scagliatogli da Churruca nel primo tempo e su un tentativo molto ardito di Rojo I al 24' della ripresa. E' stata, la sua, una partita all'altezza della situazione, e comunque largamente sopra la sufficienza. 

CUCCUREDDU — Ha badato, come tutti del resto, a limitare la pericolosità del diretto avversario, Rojo I. Ha disputato 90 minuti puliti e ordinati. Gli è mancato un po' di fuoco e la possibilità di inserirsi avanti, in appoggio al centrocampo e all'attacco. Poiché il suo avversario cambiava spesso posizione con diagonali attraversamenti del campo, ha speso molte energie. Anch'egli ha patito il gioco alto, soprattutto quando in area si creavano mischie confuse. 

GENTILE — Attaccato come un francobollo a Dani, non ha potuto esprimersi nelle consuete galoppate sulla zona laterale sinistra. Occupato a difendersi, stimolato dalla verve di Dani, non ha mai smarrito la concentrazione. E' stato ingannato dal terreno viscido quando ha sbucciato nei primo tempo il pallone sul quale successivamente è scivolato Bettega, e del quale ha approfittato Villar per rimettere al centro, sul sinistro di Churruca. Come tutti i difensori, ha sofferto un po' H movimento del suo diretto avversario sull'arco d'attacco. 

FURINO — fra i migliori in campo. Ha coperto la sua zona con lucida applicazione, ha chiuso il settore sinistro quando Lasa si proiettava in avanti o quando Villar suggeriva inversioni di gioco. Ha lottato dal primo all'ultimo minuto, galvanizzando i compagni, facendo sentire la sua presenza ovunque, chiedendo a se stesso uno straordinario impegno. Anche nel gioco di testa ha tentato di far sentire il peso della propria esperienza. 

MORINI — Risucchiato in zone neutre da Amorrortu, qualche volta è apparso a disagio. In area ha lottato con i denti, irriducibile su ogni palla. Il gioco dei baschi non gli si addiceva molto. Spesso lo abbiamo comunque visto sospingersi in avanti, nel tentativo di dare all'azione juventina un maggior respiro. Certo che non è a lui che si devono chiedere squisitezze tecniche o congelamenti di gioco. 

SCIREA — Ha cominciato con molta calma, poi è stato contagiato dalla frenesia generale. Quando l'avversario imposta le offensive con scambi corti, è difficile uscire in copertura. Lui lo ha fatto bene. Ha mantenuto una certa misura « sporcando », causa il terreno viscido, un paio di palloni. Ha chiuso con maggiore sicurezza e con più decisione, concedendosi rare libertà di stile. 

CAUSIO — Capace di ispirazioni imprevedibili, spesso è caduto in assenteismi inspiegabili. Ha corso molto e a vuoto, è vero, preso in mezzo dal vortice « basco », però da lui si pretende ben altro. Quante volte avrebbe potuto, infatti, « congelare » il gioco in virtù della sua tecnica individuale? Invece è incorso in grosse ingenuità. Non sì è però mai disanimato e ha finito le fasi della partita con puntiglio.

TARDELLI — Sacrificato su Churruca (come avvenne a Manchester contro Kidd), raramente ha offerto il suo contributo in fase di spinta. Impegnato innanzitutto a ridurre al minimo la pericolosità del diretto avversario, ha svolto un oscuro lavoro, che non lo ha svilito, anche se lo ha limitato molto. 

BONINSEGNA — Soltanto al 7' della ripresa è riuscito a liberarsi della guardia attenta e spietata dell'avversario. Non esistevano le premesse perché Bonimba potesse fare bella figura, isolato com'era. Però ci è parso meno concentrato e combattivo del consueto. 

BENETTI — Insieme con Furino e Bettega ha cercato di amministrare il pallone con calma e raziocinio. Non è entrato nel vivo di azioni determinanti, ma ha fatto valere tutto il peso del suo vigore atletico e della sua forza d'urto. Come i colleghi, a volte ha « ballato » in mezzo al tourbillon basco. 

BETTEGA — Il migliore. A parte il gol realizzato con sicurezza e tempismo, l'ala juventina ha fornito l'ennesima prova di intelligenza. Bravo sia in copertura sia in zona di impostazione. Buoni i suoi tocchi, il suo tenere la palla per frammentare il gioco avversario. E bravo nel portarsi al limite dell'area di Zoff, quando il Bilbao usava l'arma del cross. 

SPINOSI — Entrato nella ripresa, cioè nel clima caldo del match, vi si è adattato. Buoni i suoi interventi di testa. Il gol di Carlos? Bravo Carlos.

Angelo Caroli 




Nella Catedral di Bilbao, la Juventus ha finalmente centrato I'UEFA prima vittoria di una rincorsa internazionale che durava da ottant'anni. La grande occasione sfuggita contro Ferencvaros, Leeds e Ajax è stata centrata in Spagna.
ArribaGiuve!

BILBAO La Juventus di Furino e Bettega è migliore di quella di Charles e Sivori, che pure è passata alla leggenda? La Juventus dei grandi stranieri non era mai riuscita a vincere una coppa. I bianconeri del 1977 hanno rotto l'incantesimo. Giampiero Boniperti ha vinto la sua prima coppa internazionale da presidente. Alla fine della partita, quando è piombato sul prato del "San Ma-mes", sembrava impazzito dalla gioia. Era più stressato dei giocatori, stravolto dall'emozione, continuava a baciare la grande coppa e gridava felice ai ragazzi: è la prima, è la prima! Nemmeno a Bilbao Boniperti ha visto la partita sino alla fine. Il gol di Carlos l'ha sentito in un bar, mescolato con i tifosi baschi. Ha chiesto una bottiglia di cognac e ha resistito sino alla fine. Poi è tornato allo stadio, e ha abbracciato tutti. Trapattoni ha giurato che sono stati i dodici minuti più lunghi della sua vita, ma sono stati dodici minuti tremendi per tutti. 
"Dopo aver scaraventato via il pallone dalla rete, Zoff mi ha chiesto l'ora. Gli ho indicato con le mani che mancavano ancora dodici minuti. Ha fatto un gesto di disperazione, non pensava di resistere sino alla fine. Poi man mano gli facevo segno che minuti passavano e il più grande portiere di tutti i tempi ha ritrovato il sorriso. L'arbitro austriaco Linemayr, forse per accontentare i tifosi del Bilbao che avevano chiesto invano almeno due rigori, sembrava che prolungasse il recupero all'infinito. Ma poi è arrivato il fischio finale a liberarci tutti da quest'incubo." 
LO RICONOSCIAMO senza falsi pudori: quando è in ballo il prestigio della patria, sia pure di quella calcistica, perdiamo l'obiettività, diventiamo tutti tifosi. Nella capitale della Biscaglia, la Juventus rappresentava l'Italia, anche in tribuna stampa ci siamo sentiti tutti bianconeri. Per vivere di più la partita, avevo abbandonato il palco riservato alla prensa, mi ero messo a tracolla una Nikon ed ero andato a piazzarmi dietro la porta di Zoff. Tutti hanno elogiato il meraviglioso pubblico basco. E il "Giornale" di Montanelli ne ha addirittura approfittato per darci una lezione di civiltà scrivendo:
«Evidentemente quella basca è gente che non si perde in demagogie e in chiassate fini a se stesse. Biscaglia non fa rima con l'Italia». 
Anche i supertifosi che seguono la Juventus dappertutto, da da Bertini a Servetti (che hanno il record delle trasferte), dai fratelli Gazzera, ai coniugi Agnesi, da Perroquet alla Stakanovista Fiorella di Pescara, mi hanno riferito di aver potuto fare il tifo indisturbati. É alla fine della partita si sono scambiati i gagliardetti con i tifosi avversari. Anch'io mi sono portato a casa una bandiera con l'ikurina (il vessillo dell'autonomia basca) ma perché un non meglio identificato tifoso dell'Atlhetic aveva cercato di piantarmela in testa. Una bottiglia di latte mi ha centrato in pieno, mi hanno tirato anche un panino e Zoff ha ricevuto pure un ombrello. E' vero che più di un tifoso mi ha invitato a bere il vino dalla Bota che mi veniva offerta dalle sbarre e ho dovuto bere perché sennò lo avrebbero considerata un'offesa, però la nostra dose di insulti ce la siamo presa anche al San Mames come in ogni parte del mondo. Quando dai segni che facevo a Zoff hanno capito che non ero basco, l'insulto più gentile che ho ricevuto è stato «ico de puta». Alle mie spalle sentivo che gli italiani venivano definiti "tutti maricones" cioè froci. Hanno urlato mafia e addirittura "Al Capone". Per diffamare l'arbitro hanno tirato in ballo Agnelli, che pure dovrebbe essere osannato dagli spagnoli per via della Seat. Quindi, andiamoci piano con l'esaltazione di questi concittadini della Pasionaria, diciamo piuttosto che tutto il mondo è paese e che anche a Bilbao si trovano le persone civili e i mascalzoni. 
E' SICURAMENTE vero che Bilbao non sembra nemmeno in Spagna e i tifosi pretendono pure che si dica Athletic per ricordare l'origine inglese. Il grido di guerra è 
«Alabì, alebà, Athletic ganarà». 
L'hanno gridato per novanta minuti, ma non è servito a nulla, perché la Juventus si è dimostrata più forte, e anche più furba. Dicevo che Bilbao rappresenta l'altra parte della Spagna e se parlate con Josè Anguel Iribar, il portiere che è un po' l'emblema del calciatore politicamente impegnato, vi spiega che i baschi vogliono l'autonomia perché sono stufi di mantenere gli altri spagnoli. Nella Biscaglia si lavora sodo: c'è il porto, ci sono le industrie e le miniere. A Madrid c'è la burocrazia, a Barcellona e a Valencia c'è il folklore. Qui nella Biscaglia tutto viene interpretato in chiave politica. In ogni palazzo c'è almeno una bandiera rossa con la croce verde di Santander, e la scritta Amnistia e il festoncino a lutto. Anche se in questo periodo la Vizcaya è paralizzata dagli scioperi e dalle barricate (ma rispetto a quello che succede in Italia è roba da ridere) hanno voluto fare a tutti i costi la partita anche per affidare il loro messaggio alla Eurovisione. Si può dire che pure la Juventus è stata strumentalizzata contro il Franchismo. Si attendono le elezioni del 15 giugno con la certezza che qualcosa cambierà anche se molto è già cambiato da quando Juan Carlos di Borbone ha preso l'eredità del Caudillo. Ma a Barcellona, a Valencia, a Cordoba, a Malaga, difficilmente sentite aneliti di libertà. Si pensa al flamenco e alla sangria, basta una paella e una corrida per far felice una famiglia. "El pais vasco", il popolo basco, invece cerca di costruire un mondo migliore, se ne infischia dei ballerini e dei toreri, era sicuro che la vittoria di Coppa Uefa avrebbe contribuito alla causa del separatismo. L'Athletic di Bilbao non ha mai cercato di imitare il Barcellona e il Real Madrid che spendono patrimoni di pesetas per comprare i fuoriclasse dell'Olanda e della Germania. L'Athletic è orgoglioso della sua autarchia, tutti i giocatori provengono dalla provincia basca e quindi Iribar e compagni hanno lottato contro la Juventus anche sotto questa spinta politica. Hanno lottato sino alla fine, ma non ce l'hanno fatta. Cioè hanno vinto la battaglia ma hanno perso la guerra. Perché la Coppa Uefa si vince sommando i due risultati e la Juventus l'ha spuntata perché il gol segnato da Bettega al "San Mames" secondo il regolamento contava doppio. I giornali spagnoli, dalla "Marca" a «El Mundo Deportivo», hanno criticato la Juventus tirando in ballo il famigerato catenaccio e hanno sparato a zero sull'arbitro. Siccome ero piazzato proprio dietro la rete di Zoff, posso garantirvi che nell'area della Juventus non ci sono stati falli da rigore, e che semmai aveva da protestare Zoff perché Irureta quando ha segnato il gol del pareggio è partito in fuorigioco. Intendiamoci; magari un arbitro casalingo avrebbe trovato anche il pretesto per indicare il dischetto. Ma è logico che la finalissima venga affidata ad un super arbitro in grado di non lasciarsi influenzare dal fattore campo. 
A ONOR DEL VERO si sono lette critiche anche su certi giornali italiani. Il "Corriere della Sera" non ha dato la sufficienza né a Morini né a Boninsegna, dimenticando che lo stopper e il centravanti sono stati messi in difficoltà dalle caratteristiche dell'avversario e della tattica non dalle proprie deficienze. Boninsegna era spesso solo nell'area avversaria, perché Bettega, dopo aver segnato il gol della sicurezza, si è messo a fare il terzino, e Morini sembrava meno sicuro del solito perché Amorrortu lo trascinava fuori dell'area (quando Trapattoni ha fatto entrare Spinosi e ha cambiato le marcature si è rivisto il Morini gagliardo di sempre). La «Gazzetta dello Sport» non ha elargito neppure un sette, ma per lo meno ha promosso tutti. «Tuttosport», non contento di aver bocciato Morini e Boninsegna, ha dato cinque pure a Scirea. A proposito di Benetti, Giovanni Arpino ha parlato addirittura di "un fallo da zampata omicida" dimenticando tutte le botte che Benetti ha preso senza reagire. Noi pensiamo che quando si conquista un trofeo così prestigioso, non si deve andare a cercare il pelo nell'uovo. Tutti meritano un elogio, anche quelli che sono rimasti disciplinatamente in panchina e che all'occorrenza sono risultati preziosi (come Spinosi, ad esempio). E non si può giudicare questa prova della Juventus, ignorando che la partita con il Bilbao è arrivata dopo mesi di stress psicologico e di fatiche fisiche. Dopo tutto quello che ha speso durante l'anno non si poteva certo pretendere che il Mingherlino Tardelli corresse come un disperato anche a Bilbao. Siamo anche noi convinti che la Juventus ha giocato meglio a Manchester contro il "City" e contro lo «United». Ма а maggio le partite si vincono anche con i nervi, non solo con la tecnica. E se questo Athletic è arrivato alla finalissima, significa che i Bilbaini non sono poi sinonimi di pellegrini come si è letto da qualche parte. Senza contare appunto che per il Bilbao questa era anche una partita politica e quindi è stata giocata con un «Animus» particolare, mescolando Furino a Franco. 
SI FA PRESTO a dire quello che ha scritto Arpino e cioè che la Juventus ha sbagliato a non segnare il secondo gol dopo aver segnato il primo con Bettega, perché così l'Athletic sarebbe andato kappaò. L'allenatore del Bilbao, Aguirre, ha spiegato che quella mazzata di Bettega invece di demoralizzarli li ha spronati ancora di più. Il pressing degli spagnoli è dipeso dalla loro rabbia disperata non certo dalla tattica rinunciataria della Juven-tus. Comunque il catenaccio lo hanno visto solo i folli prevenuti non certo i critici obiettivi. Boniperti come calciatore aveva vinto cinque scudetti e due Coppe Italia. Come presidente è già arrivato a tre scudetti e una Coppa Uefa. Sullo slancio di que ste vittorie è deciso a battere tutti i record. Nessuno nella Juventus potrà fare più di lui. Boniperti oscurerà anche la fama di Agnelli.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.21



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Cos'hanno detto i giornali

LA CONQUISTA della Coppa UEFA da parte della Juve è stata salutata da due quotidiani, Stadio e Gazzetta, con lo stesso titolo a nove colonne in prima pagina: 
«Juve finalmente!» 
e questo è significativo dell'apprensione con cui i tifosi hanno seguito le vicende bianconere a Bilbao. Sulla rosea, Giorgio Mottana, nel servizio titolato 
«La Juve esce dalla trincea con la Coppa», 
scrive: 
«Finalmente la Juventus ha vinto una Coppa. La Coppa Uefa è sua, il primo sospiratissimo traguardo di una stagione... Quando una coppa si vince in queste condizioni, non è lecito sottilizzare... E' stata un capitolo quasi drammatico, che si è risolto felicemente».

SU "STADIO" Fausto Fortuzzi scrive: 
«La Juventus ha finalmente conquistato un titolo europeo... Faticosa conquista per la Juventus, si deve dire, perché l'Atletico Bilbao l'ha costretta ad un martellante lavoro in trincea, attaccandola praticamente dal primo all'ultimo minuto».
"Tuttosport" era andato a Bilbao con Pier Cesare Baretti e Roberto Beccantini. Sulla partita (titolo a tutta pagina «EuroJuventus»), il vicedirettore del quotidiano torinese scrive: 
"La stagione forse più strepitosa di tutta la storia bianconera ha trovato una prima gloriosa finalizzazione nella conquista di quella coppa europea che ancora mancava nel repertorio della pluridecorata società torinese... L'ultima prestazione dei bianconeri, purtroppo non è stata all'altezza dell'intero cammino bianconero in Coppa. Non si è vista la gloriosa Juventus che aveva eliminato i due Manchester né quella che aveva fatto fuori i sovietici del Donetz, né quella che aveva eliminato il Magdeburgo, né quella che aveva baldanzosamente travolto l'AEK ».
IL CORRIERE DELLA SERA, da parte sua, aveva mandato a Bilbao il suo big Gianni De Felice che, tra l'altro, ha scritto: 
"... Ora che il commovente capitan Furino stringe finalmente una Coppa quasi più grande di lui... ricordiamo il curioso caso di questa Juventus che non riuscì mai ad imporsi a livello europeo quando aveva nelle sue file celeberrimi furiclasse di fama internazionale ed è stata invece capace di centrare l'entusiasmante obiettivo di una coppa europea con uomini che sono stati soprattutto dei meravigliosi combattenti. E questa caratteristica, questa coraggiosa disponibilità alla battaglia, quasi tutti gli juventini l'hanno dimostrata anche nell'infernale "catino" del San Mames. L'hanno confermata lottando, stringendo i denti fino allo spasimo degli ultimi dodici minuti... Per la Juventus è stata una battaglia più che una partita". 
De Felice ha fatto anche le Pagelle: 8 per Furino e Benetti; 7 per Zoff, Cuccureddu, Gentile, Scirea e Bettega: 6 per Causio, Tardelli e Spinosi: 5 per Morini e Boninsegna. Piero Guida è andato a Bilbao per "Il Messaggero": 
"... tanto di basco alla Juve!" 
titola il quotidiano romano; e questa è la frase iniziale del servizio dell'inviato il quale più avanti scrive: 
"I torinesi non hanno disputato una grande partita, sicuri forse di aver risolto tutto dopo il gol iniziale di Bettega... La mossa di Trapattoni al quarto d'ora della ripresa ha forse rischiato di far saltare tutto: l'inserimento di Spinosi ha potenziato la difesa, ma ha messo le ali agli spagnoli... che hanno preso a martellare l'area italiana. Il gol di Carlos a undici minuti dalla fine ha messo in ginocchio la Juve, ma in ginocchio era già anche il Bilbao il cui gran correre aveva fruttato un solo gol, quello di Amarrorto."
IL "CORRIERE DELLO SPORT" era rappresentato dalla sua prima firma del calcio, Ezio De Cesari che, nel suo lungo servizio, sottolinea come 
" un solo gol all'attivo, alla vigilia del match di Bilbao, non garantiva la Juve da eventuali brutte sorprese. E i rischi sono stati, infatti, molti anche se alla fine, è venuta la Coppa che giustfica il titolo a tutta pagina Europea a 80 anni". 
«II Resto del Carlino» per finire. Oddone Nordio inizia così il suo servizio: 
«II Bilbao ha vinto una partita, la Juventus la Coppa Uefa. E' questo quello che conta... Già tre volte, in un lungo arco di anni, era giunta ad una finale ma sempre era stata battuta: prima con gli ungheresi del Ferencvaros, poi con gli inglesi del Leeds e infine con i grandi olandesi dell'Ajax. Questa sera finalmente la squadra di Boniperti ce l'ha fatta a vincere questo Trofeo ».
Guerin Sportivo anno 1977 nr.21



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sabato 25 ottobre 2025

3 Novembre 1976: Juventus - Manchester United

É il 3 Novembre 1976 e  Juventus e Manchester United si sfidano nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale dellla Coppa UEFA 1976-77 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

In Italia é un campionato dominato dalle squadre piemontesi. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. 

In Europa si cerca intensamente la prima coppa! Infatti questa arriva nella 'Cattedrale' di 'San Mames' di Bilbao (Spagna) contro i baschi dell' Athletic. Il tutto dopo un aspra battaglia persa - ma la regola dei gol in trasferta premia i bianconeri.

Buona Visione! 


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Stagione 1976-1977 - Coppa UEFA - Sedicesimi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 3 novembre 1976 ore 20.30
JUVENTUS-MANCHESTER UNITED 3-0
MARCATORI: Boninsegna 29, Boninsegna 63, Benetti 85

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini (Spinosi 8), Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

MANCHESTER UNITED: Stepney, Nicholl, Albiston, Daly, Greenhoff, Houston, Coppell, McIlroy (McCreery 56), Pearson, Macari (Paterson 65), Hill
Allenatore: Tommy Docherty

ARBITRO: Palotai (Ungheria)



Dopo il City eliminato (3-0) anche il Manchester United 
La Juventus boccia ancora gli inglesi 
Due gol di Boninsegna, uno per tempo - 
Conclude Benetti nel finale - 
Serio infortunio a Morini (stiramento alla coscia destra) che non potrà neppure giocare contro l'Inghilterra a Roma - 
Settantamila spettatori: un tifoso inglese (ubriaco) entra in campo 

Una Juventus splendida ha travolto il Manchester United per tre a zero conquistando così il diritto di accedere agli ottavi di finale della Coppa Uefa, al termine di una partita combattutisslma che ha esaltato le qualità agonistiche di un superlativo Boninsegna, autore di una magnifica doppietta. La rete della sicurezza l'ha realizzata Benetti. 

La Juventus si è così sbarazzata di un avversario ostico, disputando la miglior partita della stagione: alla fine il pubblico l'ha applaudita con una lunga e meritata ovazione. C'era un clima da Coppa dei Campioni ieri sera al Comunale: 70 mila spettatori, una cornice degna di una partitissima della massima competizione europea. Aveva ragione «mister» Edwards, presidente del Manchester United, a considerare II confronto con la Juventus alla stregua di una finale di Coppa Uefa. Era anche l'ultimo «contatto» fra II calcio italiano e quello inglese, prima di Italia-Inghilterra che si giocherà a Roma tra un paio di settimane e che è una tappa importantissima per la qualificazione alla Coppa del Mondo. L'avvenimento e i numerosi nazionali presenti (otto azzurrabili nella Juventus, tre nel Manchester) aveva richiamato Bearzot e Bernardini, oltre a Don Revie. C'erano anche 1220 supporters dell'Unlted, confinati nel settore sinistro della tribuna, muniti di bandiere blancorosse, granata e persino bianconere: molti già pieni di birra, eccitati dall'alcol ingurgitato sin dal mattino. 

Per le strade del centro questi  gentlemen figli d'Albione, avevano già esibito, con atti vandalici e con molestie ai passanti, la loro esuberanza. Agli ululati ed ai cori dei tifosi del Manchester United, rispondeva il ruggito della folla bianconera. La Juventus si presentava nella miglior formazione, la stessa dell'andata, come pure il Manchester United che, però, era sempre privo di Buchan, libero e capitano nonché cervello difensivo della squadra. Prima del via si metteva a piovere e la gente, che si trovava sulle gradinate, sprovvista di ombrello, era colta di sorpresa e doveva subire una doccia fredda. La Juventus si disponeva con le previste marcature: Cuccureddu-Hill, Gentlle-Coppel, Morini-Pearson; a centrocampo si fronteggiavano Furino-Macari, Benetti-Daly, Tardelli-Mcllroy, mentre in avanti Causio era preso in consegna da Albiston, Boninsegna da Greenhoff e Bettega da Nicholl. 

Data la posizione avanzata di Mcllroy, Tardelll era costretto inizialmente a fare il terzino. Partiva di slancio la Juventus e dopo pochi secondi creava una colossale occasione per passare in vantaggio. Su un calcio d'angolo battuta da Causio, la difesa respingeva, Furino, sul limite dell'area, stoppava di petto e serviva Cuccureddu; !a retroguardia del Manchester, tradita da una tardiva messa in opera del fuorigioco, compiva un passo in avanti, si fermava e consentiva a Cuccureddu di avanzare, completamente solo, fino a tu per tu con II portiere. Il sardo tirava a colpo sicuro, ma troppo centralmente e consentiva a Stepney di deviare in calcio d'angolo. Incredibile! L'errore di Cuccureddu rendeva frenetica la Juventus che smarriva un po' le geometrie e le posizioni. Serpeggiava un certo nervosismo e la partita si accendeva: Tardelll [5') colpiva Mcllroy con una gomitata, e l'arbitro, Palotai, ex mediano della Nazionale olimpica ungherese, interveniva concedendo la punizione in favore degl'inglesi. 

Tardelll e Mcllroy continuavano a beccarsi ripetutamente. La sfortuna si accaniva contro la Juventus: ali '8', Morini si bloccava di colpo, vittima di uno strappo muscolare alla coscia destra. Con le lacrime agli occhi per la rabbia e per il dolore (dovrà rinunziare anche all'incontro in Nazionale contro l'Inghilterra) usciva dal campo e cedeva il posto a Spinosi. Mentre la Juventus stava assestandosi attorno a Spinosi, gli inglesi costruivano la loro prima palla-gol al 12': Coppel discendeva sulla destra e centrava sotto porta, dove Hill anticipava Cuccureddu e di testa mandava il pallone a sfiorare minaccioso i legni della porta di Zoff. Il Manchester United, pur restando coperto, si distendeva spesso allo attacco. La gara appariva spigolosa, molto combattuta. Anche Hill zoppicava ma, dopo le cure, restava in campo. Al 20', la Juventus riusciva a riprendere in mano le redini dell'incontro, grazie a Causio che, confermando iI suo stato di grazia, pennellava un magnifico lancio in profondità per Boninsegna, che scivolava e non riusciva a sfruttare l'occasione. 

La Juventus produceva il suo « pressing » e Stepney era chiamato ad un duro lavoro. Al 23' Causio allargava per Cuccureddu. il cui tirocross basso era intercettato da Stepney, che si lasciava sfuggire il pallone, ma Bettega non riusciva ad approfittarne. Al 27' Causio recuperava una bella palla sul limite dell'area, serviva Furino che preparava il tiro a Boninsegna, ma questi faceva cilecca. Un minuto dopo, Macari era ammonito per gioco ostruzionistico in quanto tardava ad effettuare una rimessa laterale. La Juventus insisteva con tutte le sue forze e al 29', a conclusione di una spettacolare azione corale, sbloccava II risultato con un bel gol di Boninsegna: Spinosi, al volo, allungava per Causlo che lanciava in profondità Tardelli, il cui centro basso e teso era deviato in rete di sinistro dall'irrompente Boninsegna. 

Il gol galvanizzava la Juventus e Causlo, che dava vita ad una i serie di numeri pirotecnici. Lo  assecondavano molto bene Tardelli, che poteva finalmente spingersi in avanti. Furino e Scirea, che di tanto in tanto appoggiava l'attacco. Proprio Scirea, al 35', effettuava un lungo rimando, oltre metà campo, per Boninsegna, che si produceva in uno scatto poderoso e, appena dentro l'area, di controbalzo scaricava il suo sinistro, ma Stepney riusciva miracolosamente a deviare in corner. La Juventus rifiatava e ne approfittava il Manchester United per portarsi in attacco. Al 41' Furino commetteva un fallo su Macari e l'arbitro estraeva iI cartellino giallo: per il capitano bianconero questa ammonizione significa la squalifica in campo internazionale perché si assomma a quella subita a Manchester contro il City. Proprio allo scadere della prima frazione, su calcio d'angolo battuto da Causio, Boninsegna di destro concludeva in rete dove Albiston, sulla linea, si sostituiva al portiere e riusciva a salvare In extremis. Davvero sfortunato Bonimba, che meritava II gol a coronamento di una maiuscola prestazione. 

La ripresa vedeva ancora la Juventus a « trazione anteriore » cercare il raddoppio. Houston anticipava di un soffio Bettega (2') su un bel cross di Tardelli. Poi un'altra palla-gol per la Juventus al 6': grande spunto offensivo di Tardelll che discendeva sulla destra, entrava in area e serviva Bettega, ma Houston ci metteva un'altra pezza e allontanava il pericolo. Sul rovesciamento di fronte Zoff (7') doveva prodursi in una difficilissima parata su un bolide di Coppel da circa trenta metri. A folate, sorretta da una feroce volontà di vittoria, la Juventus premeva sull'acceleratore e al 9' Causlo (calato di tono dopo il gran correre nel primo tempo) falliva una buona occasione colpendo male la palla e depositandola sulle braccia di Stepney. 

Poco dopo Docherty effettuava la prima sostituzione: al posto di Mcllroy entrava McCreery e lo prendeva in consegna Tardelll applicando subito una marcatura assai energica. Ancora una palla-gol per la Juventus: su cross di Benetti, Boninsegna, al volo, scaraventava a lato. Boninsegna, grandissimo, si riscattava al 17' raddoppiando. Per un fallo di Houston su Bettega la Juventus fruiva di una punizione: Causio toccava lateralmente a Benetti che apriva sulla destra per Tardelli II cui tiro-cross era deviato di tacco, con grande astuzia, da Boninsegna, nel sacco. Dopo il gol Docherty tentava l'ultima carta facendo uscire Macari e inserendo Patterson, che è un centravanti e andava a piazzarsi su Bettega per consentire allo stopper Greenhoff, forte di testa, di avanzare. Al 23' Benetti veniva ammonito per intervento falloso. Dopo un bel cross di Causio troppo lungo per la testa di Bettega, l'United mandava tutti i suoi uomini In avanti alla ricerca del gol che poteva significare la qualificazione. Dalle retrovie bianconere si distingueva Spinosi, sicuro negli anticipi. Su un contrattacco della Juventus, Cuccureddu riceveva una pallonata in pieno viso e restava « k.o. » ai bordi del campo per un paio di minuti, durante i quali la Juventus correva qualche brivido, anche perché Benetti cincischiava in area. Poi rientrava Cuccureddu e la Juventus ritrovava la spinta per creare altri pericoli a Stepney, come al 32', su un violento tiro a lato di Scirea, e al 33', su un cross di Gentile che Bettega, per un nonnulla, non riusciva ad incornare in gol. 

Ancora Bettega, su un magnifico servizio di Boninsegna, si presentava in zonagol, ma il suo violènto sinistro era deviato da Stepney in calcio d'angolo. Al 39' il terzo gol, quello della sicurezza. Lo firmava Benetti, riscattando cosi una prova generosa ma che ha lasciato desiderare in qualche occasione. L'azione era promossa da Causio che lanciava a Benetti sul filo del fuorigioco: Romeo scattava, entrava In area, prendeva la mira e «bruciava, di destro con un tiro assolutamente imparabile Stepney. 

La Juventus si qualificava così agli ottavi di finale della Coppa Uefa. Intanto un tifoso inglese, completamente ubriaco, scavalcava la rete di recinzione penetrava in campo ma veniva saldamente afferrato dagli agenti e trascinato fuori. Era l'unico, assurdo gesto dei tifosi inglesi che, dopo II fischio finale dell'arbitro, si abbandonavano a scene di esultanza. Contenti loro...

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 4 novembre 1976


 


JUVENTUS - MANCHESTER UNITED 3-0
Boninsegna-Spinosi eroi ritrovati

TORINO. La Juventus ha estromesso dall'UEFA anche il Manchester United con una prova altamente significativa del suo rinnovamento tecnico tattico: nessun detrito di un certo passato attendistico; gioco d'infilata con galoppate lucenti; spunti in area inesorabili secondo lo stile di quelli che possono ritenersi i suoi giocatori più rappresentativi.

E', questa, una Juventus che calibra il gioco a centrocampo catapultando in profondità il suo elemento più dotato di allungo e di stile, quel sempre più micidiale jolly strategico di nome Tardelli. Benetti e Furino svolgono una parte ingrata: contro gli inglesi a romperne gli schemi, a ostruirne l'iniziativa in lungo ed in largo. Furino, brutto da vedere ma bello nei fatti di un incontrismo spietato e imperioso; Benetti largo, lucido, imperativo nei tackle e nel tiro (vedi terzo gol).

E' una Juventus con una novità: Luciano Spinosi ed un ritorno imperioso sul piano del gioco: Boninsegna. A dir le virtù di Spinosi, basta il modo franco con cui ha francobollato Pearson e l'uscita dall'area che ha propiziato, col tocco musicale di Causio a Tardelli, il primo gol di Nostra Signora del calcio alla pattuglia di Tommy Docherty.

Affiancati in tribuna hanno assistito al match, nella notte piovosa, Bearzot e Bernardini: i due hanno riscoperto Spinosi e lo ripropongono, pare, per una maglia azzurra (detto tra parentesi noi non ci saremmo scordati di Vavassori del Napoli).

SPINOSI sembra recuperato al plafond atletico dei giorni belli. Occorrono altri collaudi. Potremo giudicarlo già contro Egidio Calloni. Indubbiamente il ragazzo, così serio e puntiglioso, meritava di essere riscoperto dal destino. Restiamo tuttavia dell'opinione che ben diversa è la cifra di rendimento di Morini in perfette condizioni e ci auguriamo che la Juve non abbia a risentirne. Ben tornato comunque a «spina». E ora parliamo di Boninsegna, ovvero un centrat-tacco di ventura.

BONINSEGNA noi non lo davamo per finito. In casa Fraizzoli non ci furono lacrimucce di addio dopo lo scambio con l'agile Pietruzzu Anastasi? Non si archiviava come stantio e vecchio uno dei giocatori più importanti espressi dal nostro calcio negli ultimi quindici anni? Come si possono commettere certe leggerezze?

E poi a conferma della bontà del vecchio Bonimba ci sono: due bellissimi gol messi a segno contro il Manchester, segnature che hanno permesso alla Juventus di proseguire il suo cammino in Coppa. Ma soprattutto, c'è una rivincita contro l'Inter che se n'è disfatta troppo in fretta. Ed oggi grazie al gioco delle Coppe, Fraizzoli s'è accorto una volta di più d'aver sbagliato tutto. E medita di mollare l'Inter.

Un' Inter che al cavalier Fraizzoli adesso procura solo rogne e mal di fegato perenni. Ma Lady Renata vorrà poi privarsi di sedere in tribuna d'onore a veder giocare la sua squadra?

Indubbiamente, Boniperti di Barengo, il presidente della Juve, è stato della contadina furbizia di un Bertoldo: ha approfittato di certe ricorrenti critiche negative al mantovano per proporre ad un certo punto lo scambio del secolo. Lo ha fatto scientemente e ne ha avuto in cambio un gruzzolo di milioni oltre ad un vero goleador. A Boninsegna serviva solo cambiare aria, ritrovarsi accanto compagni diversi, poter giocare in un clima meno caratteriale, in una società meno emotiva. La resurrezione di Boninsegna era insomma scontata fin dall'estate viareggina. Allenandosi con serietà, sapendo di godere l'illimitata fiducia dei compagni a partire dall'hidalgo Bettega, Boninsegna si è rimesso a sparare come un cannoncino. Egli appartiene ad una sparuta schiera di campioni veri, campioni uomini, capeggiata da Luison Riva di Cagliari oggi passato di moda per mille calamità. Boninsegna è uno di fegato e di fisico che sa rischiare in area, che sa sgomitare e farsi rispettare nelle mischie più ribalde: è un compare coraggioso dal sinistro che non perdona.

Nel calcio come nella vita non si improvvisa nulla, tutto succede per una concatenazione di cause ed effetti. Con Bonimba, resuscita la leggenda di Altafini in casa di Nostra Signora del calcio.

Vincenzo La Mole
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.46


 


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II gol che ha messo kappaò la pattuglia di Docherty è stato il secondo di Boninsegna nato da una punizione toccata da Causio per Benetti che dava a Tardelli. Sul cross dell'interno, interveniva "Bonimba" (nella foto mentre va per... abbracci). A trasformare poi la vittoria in trionfo ci pensava Romeo Benetti che, partito in contropiede, realizzava il 3-0 con un eccezionale destro sotto la traversa E così, la "goeba" continua ...

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Era nell'aria; prima o poi Boninsegna sarebbe esploso e l'avvenimento si è realizzato contro il Manchester United.

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Ancora Boninsegna alla ribalta: qui è nel vivo della difesa britannica che, questa volta, seppur confusamente riesce a salvarsi. 

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Un intervento di Spinosi, altro eroe ritrovato della Juve contro la squadra di Docherty. Spinosi, entrato per Morini, è stato ottimo.

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domenica 28 settembre 2025

28 Settembre 1993: Lokomotiv Mosca - Juventus

Grazie a Youtube vi facciamo rivivere l'unico incontro a Mosca tra Lokomotiv e Juventus.

La gara era valevole per il ritorno dei Trentaduesimi di Finale della Coppa UEFA 1993-94. L incontro di andato terminó con il netto dominio dei bianconeri per 3-0.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio.

In Europa i bianconeri piemontesi arrivano facilmente ai Quarti di Finale per venir  poi spazzati via clamorosamente dal Cagliari in un doppio scontro che é entrato nella storia dei sardi.

Buona Visione!

 

Lokomotiv


 

Stagione 1993-1994 - Coppa UEFA - Trentaduesimi, ritorno
Mosca - Stadio Lokomotiv
Martedì 28 settembre 1993 ore 20:00
LOKOMOTIV MOSCA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Marocchi 53

LOKOMOTIV MOSCA: Ovchinnikov, Arifullin, Rakhimov, Podpalyi, Sabitov, Fusajlov (Gorkov 59), Kosolapov, Alenitchev, Samatov, Smirnov, Nikulin
Allenatore: Jurij Sëmin

JUVENTUS: Peruzzi, Carrera M. (Porrini 50), Fortunato A., Torricelli, Kohler, Julio Cesar, Conte A. (Galia 74), Baggio D., Ravanelli, Marocchi, Ban
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Nielsen K.M. (Danimarca)



Marocchi si traveste da Baggio
Aveva la maglia di Robi, ha segnato ed è stato il migliore 
Palo di Ravanelli e salvataggio di Gurkov a porta vuota 
MOSCA DAL NOSTRO INVIATO 

Almeno in Coppa la Juve prosegue a vincere in trasferta, come non le riesce in campionato e come faceva nella passata stagione. Cinque successi su sei partite nella Coppa Uefa dell'anno scorso (una eccezione a Lisbona con il Benfica) e adesso l'1-0 di Mosca, che la conforta dopo un match in cui i bianconeri potevano temere soltanto loro stessi. Della Lokomotiv si potrebbe anche non parlare. L'aveva intuito il Trap nel momento in cui si era deciso a lasciare a casa il Divin Codino: non c'era in vista una partita più facile in cui la Juve potesse rinunciare al proprio Fenomeno. 

Già mercoledì prossimo, contro il Venezia in Coppa Italia, sarà peggio perché ormai il livello del calcio europeo è questo: nei primi turni si incontrano pigmei che da noi potrebbero reggere a fatica la B. La Juve non poteva non approfittarne e ha legittimato l'impresa con il proprio uomo migliore, quel Marocchi panchinaro che si sta ricostruendo con intelligenza e si fa trovare pronto quando serve. Ieri l'ex Cicciobello aveva la maglia di Roberto Baggio, che profuma di gol e di giocate decisive. Un segno del destino. Ma a parte la rete, realizzata con freddezza, Marocchi è stato tra i pochi a intuire che contro i russi non c'era l'obbligo di cacciar via palloni, come se scottassero tra i piedi, con il termometro vicino allo zero. Ha tentato triangolazioni, ha fatto correre la palla bassa con l'idea di saltare le deboli geometrie moscovite. L'ha assistito in questo compito Conte, un po' meno Dino Baggio e le Grandi Berte della difesa, soprattutto Julio Cesar, che con quei piedi brasiliani potrebbe sorreggere anche l'attacco in partite come queste. Ha vinto comunque la Juve operaia, senza Vialli e Moeller e il Codino già citato, gli ultimi due risparmiati per il derby. 

«Mi aspetto che gli altri vogliano dimostrare qualcosa», 

aveva annunciato il Trap. In qualche modo gli è arrivata una risposta positiva. Non c'è stato da divertirsi nell'Acquafan moscovita, tutto scivoloni e tuffi. Prima che iniziasse il match, e poi nell'intervallo, abbiamo visto due vecchine con un secchiello che toglievano acqua dalle aree di rigore come da una barca in cui si sia aperta una falla. 

Sarebbe cambiato qualcosa sull'asciutto? Ricordandoci della qualità del gioco dell'andata, quando fu il talento di Roberto Baggio a risolvere i guai della Signora, è possibile, dal momento che Baggio ieri non c'era. La Juve non si è scostata dal cliché di questa stagione, che la vuole anche troppo remissiva nei primi tempi. La Lokomotiv ha un nome che evoca la spinta del vapore, il mostro d'acciaio e le immagini di un sovietismo epico che non esiste più. Gente, che pena. Costretti a recuperare tre gol e consapevoli che non ce l'avrebbero mai fatta senza una vocazione suicida della Juve i russi sono sembrati fin da subito non coltivare la speranza. Un tiro improvviso di Kossolapov, al 7', si è frantumato sulle mani di Peruzzi e la Lokomotiv ne ha tratto il giusto presagio: non ci sarebbe stato niente da fare, nonostante un certo periodo di preminenza attorno alla mezz'ora e una conclusione al 44' di Smirnov, l'unico con qualche talento nell'attacco dei ferrovieri. 

La Signora ha giocato d'attesa. Squadra lunga, a tratti sfilacciata più del solito con Ravanelli (cresciuto alla distanza) e Ban a disperarsi nel recupero di palloni lanciati da lontano e più incontrollabili di una saponetta. Le poche volte che i bianconeri uscivano con un'azione manovrata si intuiva la possibilità che persino senza tre uomini-gol la Juve potesse passare. La spinta di Fortunato era più lucida che domenica a Lecce, tre inserimenti di Conte l'avvicinavano al gol, soprattutto al 13' e al 19'. Ma era solo al 53' su un contropiede lanciato da Ban e rifinito con astuzia da Ravanelli che Marocchi si presentava solo davanti a Ovcinnikov: lo saltava e andava in gol. All'81 Ravanelli colpiva il palo e un minuto dopo Gurkov salvava a porta vuota sul tiro di Kohler. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 29 Settembre 1993





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