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domenica 31 maggio 2026

7 Dicembre 1988: Juventus - FC Liegi

È il 7 dicembre 1988 e Juventus ed FC Liegi (Belgio) si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di finale della Coppa UEFA 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è un FC Liegi meteora del calcio europeo di quegl'anni - tanta grinta e forza, ma per i rossoblu non ci sarà speranza contro la Juve.

Buona Visione! 

 



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Stagione 1988-1989 - Coppa UEFA - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 7 dicembre 1988 ore 16:45
JUVENTUS-LIEGI 1-0
MARCATORI: Altobelli 16

JUVENTUS: Tacconi, Favero, (c) Cabrini, Galia, Bruno P., Tricella, Marocchi, Rui Barros, Altobelli, Mauro, Laudrup
A disposizione: Bodini, Napoli N., Magrin, Buso
Allenatore: Dino Zoff

LIEGI: Stojic, Houben (Boffin 69), Quaranta, Giusto, Habrant, De Sart, Ernes, Quain, Varga, Veyt, Malbasa
A disposizione: Machiels, Gusbin, Waseige, Bosman
Allenatore: Robert Waseige

ARBITRO: Prokop (Germania Est)
AMMONIZIONI: Varga 61 (Liegi)






LA FEBBRE (DEL GOL) A 39

Mettiamo che l'uno a zero della Juventus sul Liegi non abbia aggiunto nulla di nuovo rispetto a quanto si era già visto nella città belga e a quanto la squadra oggi allenata da Dinosauro Zoff sta dimostrando in campionato. E giusto ribadire intanto che ha ritrovato una sua saldezza difensiva da quando ha Cabrini terzino di fascia. Contro i belgi, non giocava Brio, stiratosi alla vigilia del match senza che nessun cronista potesse essere informato. Ormai i cronisti non vedono gli allenamenti. Si limitano ad attendere i giocatori nell'antistadio, conducono le loro interviste e rispariscono Questo può risultare perfin gradito alle società. Ai tempi dell'Inter di Helenio, il general manager Allodi aveva voluto che i cronisti non assistessero agli allenamenti, tenendoli in un'apposita saletta lontana almeno un chilometro dal prato dove i nerazzurri si allenavano. Ma torniamo al match è stato Altobelli il goleador. Spillo ha sbloccato il risultato con un gol di destro di strabiliante puntualità al 6, il suo 39. gol europeo in 75 partite Ricorderemo al lettore della speciale classifica juventina a questo riguardo: 87 partite Scirea, 83 Bettega e 75 Altobelli, che ha superato Zoff rimasto a 72. La partita ha visto la Juventus giocare con bella saggezza, senza scoprirsi mai; il Liegi ha manovrato con una certa pericolosità, ribadita soltanto dal possente Malbasa, sul quale Favero ha compiuto un capolavoro di marcatura. La Juve, dopo la sbandata con il Napoli, ha acquistato una mentalità pratica, gioca senza sprecare inutilmente energie e «coprendo» il campo, affida ad Altobelli il ruolo di alto finalizzatore e recupera in Cabrini il giocatore di fascia più emblematico della gloria bianconera. Che Cabrini voglia riproporsi a Vicini nel momento assai difficile del giovane Maldini, non lo escludiamo: oltre a puntellare adeguata-mente la difesa, Cabrini puntella l'attacco, sventagliando acrobati-camente il sinistro. E con Mauro e Marocchi a centro campo gli equilibri tattici sono più sostanziosi.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1988 n.50






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domenica 17 maggio 2026

17 Maggio 1995: Juventus - Parma

É il 17 Maggio 1995 Juventus Parma e si sfidano nella Finale di Ritorno della Coppa UEFA 1994-95  allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Parma dal canto suo contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo.

Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione!  



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Stagione 1994-1995 - Coppa UEFA - Finale, ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
mercoledì 17 maggio 1995 ore 20:30 
JUVENTUS-PARMA 1-1
MARCATORI: Vialli 35, Baggio D. 53

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Jarni, Torricelli, Porrini, Paulo Sousa, Di Livio (Carrera M. 82), Marocchi (Del Piero 75), Vialli, (c) Baggio R., Ravanelli
A disposizione: Rampulla, Fusi, Tognon
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Benarrivo (Mussi 46), Di Chiara (Castellini 81), Minotti, Susic, Fernando Couto, Fiore, Baggio D., Crippa, Zola, Asprilla
A disposizione: Galli G., Branca, Brolin
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Van der Wijngaert (Belgio)
AMMONIZIONI: Ravanelli 16, Vialli 43, Ferrara C. 63 (Juventus); Fernando Couto 2, Minotti 29, Crippa 47, Asprilla 72, Castellini 86 (Parma)




Robi: mancato il colpo da ko 
«Questa delusione ci darà la spinta per lo scudetto 
Perduto la terza finale da quando sono alla Juve. 
C'è amarezza, perchè nessuno era sceso in campo per divertirsi. Volevamo vincere, ci stavamo riuscendo, disgraziatamente ci è mancato il colpo del ko». 

L'ha assestato invece l'omonimo di Baggio, il Dino ex bianconero e ora anti-Juve per eccellenza. Tre gol per il Parma nelle sfide contro la Signora tra campionato e coppa. Tutti suoi. 
Dice Robi: 
«Bravo Dino, ha segnato reti importanti, è giusto che consideri molto sua questa Coppa. Ha ragione ad esultare, è la sua rivincita. Del resto lo conosco, è uno che non perdona quando ha l'opportunità di segnare. No, non ci ha tagliato le gambe, la sua rete. Certo, tutto è cambiato in campo. C'è stato nervosismo, c'è stata stanchezza, un calo evidente. Ma è normale. Queste sono le finali». 
Lui ne vuole disputare altre, a cominciare da quella di Champions League fra un anno. Nella Juve. diventare un sacrilegio. E anche una perdita di immagine, non solo di incassi se è vero come è vero che gli ultra sono pronti a non sottoscrivere abbonamenti senza il loro Robi. Gli applausi della gente bianconera alla fine sono stati per la Juve e anche per Robi. Sono stati per una squadra che si è battuta per 90' ispirata dal suo leader a tutto campo. Baggio si sente defraudato ma analizza con serenità l'esito della contesa: 
«Meritavamo di più. Il gol del 2-0 e la Coppa erano alla nostra portata. Ma il Parma è stato più abile a sfruttare l'unica occasione avuta. E' il calcio. Perdere la finale spiace soprattutto perchè vola via nel nulla un anno di sacrifici. Basta un particolare a decidere questo tipo di partite. Episodi: che non devono incidere sul morale, sulla grande stagione disputata. Perchè anche questi insuccessi aiutano a crescere e a cementare il gruppo. La delusione in Coppa ci darà la spinta giusta per trionfare domenica, a Torino, in campionato. 

 

"Abbiamo prezzo, dirigenti attenti. Roby = abbonamenti». 
E ancora: 
«Roby con Andrea nel cuore, firma, coppe, tricolore». 
Infine: 
«Lo gridiamo al mondo intero, Roby per sempre in bianconero».

Robi con la y finale, questa è la grafia dell'ultra. E la partita, che partita disputata. A lanciare, correre, crossare, servire palloni belli e importanti. Esultare con Vialli, disperarsi con Torricelli, anzi per Torricelli che poteva dare la Coppa. Ha «perso» la partita ma ha vinto un incontro più importante. Ha dimostrato che può esserci un domani nella Juve, per lui. Perchè senza Robi, togliete le virgole da uno degli striscioni, non ci sono coppe, non ci sono scudetti. Da qui a domenica forse non sarà il tempo adatto a mettere d'accordo società e giocatore. Ma è chiaro che, dopo ieri, le parti si devono essere per forza riavvicinate. Il distacco oggi sarebbe più duro, difficile da capire per chi, tra i tifosi, lo ama senza più contrasti, incondizionatamente. Rinunciare a questo Baggio rischia di 
«Meritavamo di più» 
E gli striscioni dei fans pretendono che rimanga 

Franco Badolato





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sabato 4 aprile 2026

4 Aprile 1990: Juventus - Colonia

È il 4 aprile 1990 Juventus e Colonia (Germania) si sfidano nella gara di andata della Semifinale della Coppa UEFA 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. 

Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza', Luigi Maifredi!

Buona Visione!

 

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Stagione 1989-1990 - Coppa UEFA - Semifinali, andata
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 4 aprile 1990 ore 20:00
JUVENTUS-COLONIA 3-2
MARCATORI: Rui Barros 22, Higl autorete 45, Marocchi 52, Goetz 79, Sturm 90+2

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros (Brio 84), Casiraghi, Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

COLONIA: Illgner, Higl, Goertz, Dressen (Ordenewitz 58), Gielchen, Greiner, Haessler, Rudy (Goetz 73), Sturm, Littbarski, Janssen
Allenatore: Christoph Daum

ARBITRO: Kohl (Austria)



Juventus e Milan, vittorie a rischio 
Bianconeri «desaparecidi» nel finale con il Colonia, rossoneri solo di rigore a San Siro 
La difesa rovina il 3-0 di Barros, Casiraghi e Marocchi 
Al 92' la gran beffa di Sturm dopo il gol (79') di Götz 

TORINO. Una vittoria che potrebbe diventare di Pirro. Dopo aver sfiorato il trionfo sul 3-0, la Juventus s'è distratta e ha incassato, negli ultimi 10' due gol molto pesanti - un copione che se ripetuto troppe volte in questa stagione. 

In avvio la Juve aveva sofferto la velocità del Colonia, nel finale la sua potenza. L'antidoto è stato Rui Barros che, come Speedy-Gonzalez, ha cambiato marcia e ha trafitto la difesa rossa e Illgner. Da quel momento la squadra di Zoff è salita in cattedra e i gol di Casiraghi, allo scadere del primo tempo, e Marocchi, in apertura di ripresa, entrambi di testa, hanno illuso i bianconeri di aver messo una grossa ipoteca alla qualificazione per l'ottava finale della loro storia. Ma per fare questo la Juve aveva speso molto e l'uno due di Goetz e Sturm ha rimesso tutto in discussione. Il 14 aprile, a Colonia, i tedeschi recupereranno il libero Stemer e lo stopper Jensen ma saranno privi dello squalificato Littbarski (tra i migliori) dovranno per forza attaccare per cercare l'1-0 esponendosi al contropiede. La Juve non disporrà di Maroccochi squalificato ma potrà contare su Zavarov ieri in castigo in panchina. 

Forse mai nel corso di tutta la Coppa Uefa, tranne che negli ultimi 20' con l'Amburgo dove  peccò soprattutto di deconcentrazione, la Juve aveva sofferto; tanto come nel primo quarto d'ora dove pressing, la velocità e l'aggressività del Colonia l'avevano messa in soggezione, all'apice di ragionare e di togliere l'iniziativa ai tedeschi. Chi si aspettava una Colonia guardingo (e Zoff non era tra questi) è rimasto impressionato dal ritmo dei panzer. Christoph Daum, che aveva avuto l'opportunità di spiare i bianconeri proprio contro l'Amburgo, ha ordinato alla sua squadra di partire a razzo, cercando il colpo a sorpresa. Pur con un po' d'affanno e qualche brivido, la Juve non ha patito danni, anche perché Thomas Haessler, il cui futuro si tingerà di bianconero, non è stato sfruttato a dovere. Haessler, un Barros più potente, è stato ingabbiato da De Agostini e Marocchi, che si sono alternati a zona su di lui. Era una Juve contratta. Zoff, con un colpo di scena, aveva scelto Napoli, anziché Alessio, per opporlo a Rudy. La regia dell'esperto Littbarski, al quale Aleinikov non riusciva a prendere le misure, creava una girandola di azioni e la Juve, frastornata, non riusciva a catapultare Schillaci, Casiraghi e Barros oltre la linea difensiva dei rossi di Colonia. 

Solo al 16', in mischia, Schillaci, in serata poco felice, tentava la conclusione: il tiro era intercettato con il braccio da Greiner, ma per l'arbitro il fallo era involontario. Sullo scampato pericolo Aleinikov imbastiva il primo lancio per Marocchi il cui sinistro era fuori (20'). Il Colonia, che non dispone di fuoriclasse (solo Haessler e Littbarski hanno qualcosa in più) ma ha un bel collettivo, rifiatava e si allungava. Ne approfittava la Juve per sbloccare il risultato: un rimpallo vincente di Galia si trasformava in passaggio per Barros che s'infilava fra un nugolo di difensori, resisteva alla trattenuta di Goertz e, di piatto destro, infilava imparabilmente Illgner mandando la palla a battere nel palo opposto e di qui in fondo alla rete. Il gol sbloccava psicologicamente e tatticamente la Juventus che, totalmente trasformata, si avventava sul Colonia. Al 33' Casiraghi veniva messo giù in area da Higl che lo tirava per la maglia. Fallo da rigore, ma Kohn lasciava correre. Il Colonia usciva dalla morsa con un tiro deviato in corner di Haessler. che riceveva sportivissimi applausi da quello che sarà il suo pubblico. 

Ma era la Juve a raddoppiare proprio allo scadere del tempo. Su traversone di Marocchi Casiraghi incornava il pallone che forse rimbalzando anche su Higl s'impennava e si infilava nel sette sulla destra dell'impietrito Illgner. Il terzo gol in Coppa Uefa del giovane panzer brianzolo mandava in visibilio i 45 mila spettatori. Non era finita. In apertura di ripresa, dopo un'ammonizione a Higl, Marocchi sventava una pericolosa incursione di Littbarski e poi faceva il tris (52'). Su corner di Schillaci. Marocchi svettava in un grappolo di juventini, anticipava Bonetti e Casiraghi e di testa catapultava il pallone in rete. Per la folla bianconera era il tripudio. L'Amburgo aveva però insegnato che i tedeschi non vanno mai sottovalutati: hanno sette vite e non appena la Juve smarriva lucidità a centrocampo e perdeva colpi in difesa, la colpivano senza pietà. Al 79' il gigantesco Goetz subentrato da qualche minuto a Rudy raccoglieva un cross di Littbarski e infilava di testa Tacconi. Entrava Brio per Barros, ma la «torre» non migliorava la situazione. E al 92', ancora su punizione di Littbarski, una capocciata di Sturm (che vuole dire tempesta) si abbatteva su Tacconi per la seconda volta. Una doccia fredda, anzi gelata. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 5 aprile 1990





UN FINALE BIANCONERO SHOCKING

La squadra di Zoff si spegne e si smarrisce nell'ultima mezz'ora di gioco, era già successo la sera dell'Amburgo, si è ripetuto contro il Colonia. Un 3 a 0 che sembrava garante di gioia e di gloria, si è trasformato nella fase terminale in un 3 a 2 che, suscitando la legittima soddisfazione della squadra di Daum, al contempo ha precipitato nello scoramento i bianconeri. La Juve, nell'ora precedente, aveva dato spettacolo. La partita, vivida nella fase tattica ed agonisticamente palpitante, con un'alternanza di spunti profondi da una parte e dall'altra, era divenuta possesso della Juventus, con Alejnikov dominatore, nella sfida diretta, di Littbarski, e il veloce ubriacante Hässler frenato dal velocismo di De Agostini. E i gol del piccolo Gil Barros, del verticalizzante Marocchi e del meraviglioso Casiraghi sembravano avere chiuso la vicenda; la Juve giocava bene, perfino accennando di riuscire a registrarsi in difesa. Per parte nostra, ci eravamo tuttavia meravigliati dell'assenza di Alessio in un copione così importante. Alessio sedeva in panchina, quindi si era trattato di una scelta tecnica di Zoff, che continua a dimostrare di non credere in quello che come half sembra una pedina del grande futuro bianconero. Il match cambiava nella fase terminale, avendo il Colonia deciso di rompere gli indugi, e cedendo il centrocampo juventino, Alejnikov compreso, saliva alla ribalta Littbarski con proiezioni di squisita fattura e lanci vitalizzanti. Segnava così Götz subentrato ad un mediocre Rudy, le giocate dei rossi tedeschi paralizzavano, in una sconcertante abulia, tutta la Juventus, ed al 92, avendo l'ottimo arbitro recuperato il recuperabile, Sturm riusciva a piegare per la seconda volta l'incolpevole Tacconi. Strana squadra, questa allenata da Zoff sembra possedere un'anima infantile; l'incapacità di vivere da protagonista, nel bene e nel male, è inafferrabile. Cronisti che intendono il mestiere come ingrandimento delle cose impossibili possono lamentare che la società intenda, nella nuova stagione, mutare indirizzo tecnico. Secondo noi, la Juve attuale ha tutte le risorse per qualsiasi impresa, solo che lo voglia e vada in campo in grado di rendere 90 minuti. Ora il match del 18 a Colonia si trasforma in un'avventura quasi impossibile, seppure, a guardare bene, nel match di andata, la Juve, finché è stata in... gambe, ha mostrato il gioco migliore.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.15




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mercoledì 5 novembre 2025

18 Maggio 1977: Athletic Bilbao - Juventus

É il 18 Maggio 1977 ed Athletic Bilbao e Juventus si sfidano nella gara di ritorno della finale dellla Coppa UEFA 1976-77 allo Stadio 'San Mames' di Bilbao (Spagna).

In Italia é un campionato dominato dalle squadre piemontesi. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. 

In Europa si cerca intensamente la prima coppa!. Infatti questa arriva nella 'Cattedrale' di 'San Mames' dopo un aspra battaglia persa (ma la regola dei gol in trasferta premia i bianconeri).

Ripercorriamo in questo post la seconda sfida di quella storica finale. Qui potete riassaporare la gara di andata.

Buona Visione!  



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Stagione 1976-1977 - Coppa UEFA - Finale, ritorno
Bilbao - Stadio San Mames
mercoledì 18 maggio 1977 ore 19:00 
ATHLETIC BILBAO-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Bettega R. 7, Irureta 12, Carlos 78

ATHLETIC BILBAO: Iribar, Lasa (Carlos 64), Escalza, Villar, Guisasola, Alexanco, Dani, Irureta, Amorrortu, Churruca, Rojo J.F. 
A disposizione: Zaldua, Onaederra, Madariaga, Rojo J.A. 
Allenatore: Luis María "Koldo" Aguirre

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, (c) Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna (Spinosi 60), Benetti R., Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Cabrini, Marchetti A., Gori S. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Linemayr (Austria)
AMMONIZIONI: Benetti R. 63, Tardelli 70, Gentile 87 (Juventus)


 

LE PAGELLE DEI BIANCONERI 
BETTEGA IL MIGLIORE 

ZOFF — Serata drammatica per lui. Con gli assembramenti che si sono creati nei suoi pressi non ha potuto vivere una partita tranquilla. Gli è toccato saltare spesso in groppa a grappoli di colleghi e avversari, subendo cariche e rinviando il pallone come meglio poteva. E' stato bravo su un sinistro scagliatogli da Churruca nel primo tempo e su un tentativo molto ardito di Rojo I al 24' della ripresa. E' stata, la sua, una partita all'altezza della situazione, e comunque largamente sopra la sufficienza. 

CUCCUREDDU — Ha badato, come tutti del resto, a limitare la pericolosità del diretto avversario, Rojo I. Ha disputato 90 minuti puliti e ordinati. Gli è mancato un po' di fuoco e la possibilità di inserirsi avanti, in appoggio al centrocampo e all'attacco. Poiché il suo avversario cambiava spesso posizione con diagonali attraversamenti del campo, ha speso molte energie. Anch'egli ha patito il gioco alto, soprattutto quando in area si creavano mischie confuse. 

GENTILE — Attaccato come un francobollo a Dani, non ha potuto esprimersi nelle consuete galoppate sulla zona laterale sinistra. Occupato a difendersi, stimolato dalla verve di Dani, non ha mai smarrito la concentrazione. E' stato ingannato dal terreno viscido quando ha sbucciato nei primo tempo il pallone sul quale successivamente è scivolato Bettega, e del quale ha approfittato Villar per rimettere al centro, sul sinistro di Churruca. Come tutti i difensori, ha sofferto un po' H movimento del suo diretto avversario sull'arco d'attacco. 

FURINO — fra i migliori in campo. Ha coperto la sua zona con lucida applicazione, ha chiuso il settore sinistro quando Lasa si proiettava in avanti o quando Villar suggeriva inversioni di gioco. Ha lottato dal primo all'ultimo minuto, galvanizzando i compagni, facendo sentire la sua presenza ovunque, chiedendo a se stesso uno straordinario impegno. Anche nel gioco di testa ha tentato di far sentire il peso della propria esperienza. 

MORINI — Risucchiato in zone neutre da Amorrortu, qualche volta è apparso a disagio. In area ha lottato con i denti, irriducibile su ogni palla. Il gioco dei baschi non gli si addiceva molto. Spesso lo abbiamo comunque visto sospingersi in avanti, nel tentativo di dare all'azione juventina un maggior respiro. Certo che non è a lui che si devono chiedere squisitezze tecniche o congelamenti di gioco. 

SCIREA — Ha cominciato con molta calma, poi è stato contagiato dalla frenesia generale. Quando l'avversario imposta le offensive con scambi corti, è difficile uscire in copertura. Lui lo ha fatto bene. Ha mantenuto una certa misura « sporcando », causa il terreno viscido, un paio di palloni. Ha chiuso con maggiore sicurezza e con più decisione, concedendosi rare libertà di stile. 

CAUSIO — Capace di ispirazioni imprevedibili, spesso è caduto in assenteismi inspiegabili. Ha corso molto e a vuoto, è vero, preso in mezzo dal vortice « basco », però da lui si pretende ben altro. Quante volte avrebbe potuto, infatti, « congelare » il gioco in virtù della sua tecnica individuale? Invece è incorso in grosse ingenuità. Non sì è però mai disanimato e ha finito le fasi della partita con puntiglio.

TARDELLI — Sacrificato su Churruca (come avvenne a Manchester contro Kidd), raramente ha offerto il suo contributo in fase di spinta. Impegnato innanzitutto a ridurre al minimo la pericolosità del diretto avversario, ha svolto un oscuro lavoro, che non lo ha svilito, anche se lo ha limitato molto. 

BONINSEGNA — Soltanto al 7' della ripresa è riuscito a liberarsi della guardia attenta e spietata dell'avversario. Non esistevano le premesse perché Bonimba potesse fare bella figura, isolato com'era. Però ci è parso meno concentrato e combattivo del consueto. 

BENETTI — Insieme con Furino e Bettega ha cercato di amministrare il pallone con calma e raziocinio. Non è entrato nel vivo di azioni determinanti, ma ha fatto valere tutto il peso del suo vigore atletico e della sua forza d'urto. Come i colleghi, a volte ha « ballato » in mezzo al tourbillon basco. 

BETTEGA — Il migliore. A parte il gol realizzato con sicurezza e tempismo, l'ala juventina ha fornito l'ennesima prova di intelligenza. Bravo sia in copertura sia in zona di impostazione. Buoni i suoi tocchi, il suo tenere la palla per frammentare il gioco avversario. E bravo nel portarsi al limite dell'area di Zoff, quando il Bilbao usava l'arma del cross. 

SPINOSI — Entrato nella ripresa, cioè nel clima caldo del match, vi si è adattato. Buoni i suoi interventi di testa. Il gol di Carlos? Bravo Carlos.

Angelo Caroli 




Nella Catedral di Bilbao, la Juventus ha finalmente centrato I'UEFA prima vittoria di una rincorsa internazionale che durava da ottant'anni. La grande occasione sfuggita contro Ferencvaros, Leeds e Ajax è stata centrata in Spagna.
ArribaGiuve!

BILBAO La Juventus di Furino e Bettega è migliore di quella di Charles e Sivori, che pure è passata alla leggenda? La Juventus dei grandi stranieri non era mai riuscita a vincere una coppa. I bianconeri del 1977 hanno rotto l'incantesimo. Giampiero Boniperti ha vinto la sua prima coppa internazionale da presidente. Alla fine della partita, quando è piombato sul prato del "San Ma-mes", sembrava impazzito dalla gioia. Era più stressato dei giocatori, stravolto dall'emozione, continuava a baciare la grande coppa e gridava felice ai ragazzi: è la prima, è la prima! Nemmeno a Bilbao Boniperti ha visto la partita sino alla fine. Il gol di Carlos l'ha sentito in un bar, mescolato con i tifosi baschi. Ha chiesto una bottiglia di cognac e ha resistito sino alla fine. Poi è tornato allo stadio, e ha abbracciato tutti. Trapattoni ha giurato che sono stati i dodici minuti più lunghi della sua vita, ma sono stati dodici minuti tremendi per tutti. 
"Dopo aver scaraventato via il pallone dalla rete, Zoff mi ha chiesto l'ora. Gli ho indicato con le mani che mancavano ancora dodici minuti. Ha fatto un gesto di disperazione, non pensava di resistere sino alla fine. Poi man mano gli facevo segno che minuti passavano e il più grande portiere di tutti i tempi ha ritrovato il sorriso. L'arbitro austriaco Linemayr, forse per accontentare i tifosi del Bilbao che avevano chiesto invano almeno due rigori, sembrava che prolungasse il recupero all'infinito. Ma poi è arrivato il fischio finale a liberarci tutti da quest'incubo." 
LO RICONOSCIAMO senza falsi pudori: quando è in ballo il prestigio della patria, sia pure di quella calcistica, perdiamo l'obiettività, diventiamo tutti tifosi. Nella capitale della Biscaglia, la Juventus rappresentava l'Italia, anche in tribuna stampa ci siamo sentiti tutti bianconeri. Per vivere di più la partita, avevo abbandonato il palco riservato alla prensa, mi ero messo a tracolla una Nikon ed ero andato a piazzarmi dietro la porta di Zoff. Tutti hanno elogiato il meraviglioso pubblico basco. E il "Giornale" di Montanelli ne ha addirittura approfittato per darci una lezione di civiltà scrivendo:
«Evidentemente quella basca è gente che non si perde in demagogie e in chiassate fini a se stesse. Biscaglia non fa rima con l'Italia». 
Anche i supertifosi che seguono la Juventus dappertutto, da da Bertini a Servetti (che hanno il record delle trasferte), dai fratelli Gazzera, ai coniugi Agnesi, da Perroquet alla Stakanovista Fiorella di Pescara, mi hanno riferito di aver potuto fare il tifo indisturbati. É alla fine della partita si sono scambiati i gagliardetti con i tifosi avversari. Anch'io mi sono portato a casa una bandiera con l'ikurina (il vessillo dell'autonomia basca) ma perché un non meglio identificato tifoso dell'Atlhetic aveva cercato di piantarmela in testa. Una bottiglia di latte mi ha centrato in pieno, mi hanno tirato anche un panino e Zoff ha ricevuto pure un ombrello. E' vero che più di un tifoso mi ha invitato a bere il vino dalla Bota che mi veniva offerta dalle sbarre e ho dovuto bere perché sennò lo avrebbero considerata un'offesa, però la nostra dose di insulti ce la siamo presa anche al San Mames come in ogni parte del mondo. Quando dai segni che facevo a Zoff hanno capito che non ero basco, l'insulto più gentile che ho ricevuto è stato «ico de puta». Alle mie spalle sentivo che gli italiani venivano definiti "tutti maricones" cioè froci. Hanno urlato mafia e addirittura "Al Capone". Per diffamare l'arbitro hanno tirato in ballo Agnelli, che pure dovrebbe essere osannato dagli spagnoli per via della Seat. Quindi, andiamoci piano con l'esaltazione di questi concittadini della Pasionaria, diciamo piuttosto che tutto il mondo è paese e che anche a Bilbao si trovano le persone civili e i mascalzoni. 
E' SICURAMENTE vero che Bilbao non sembra nemmeno in Spagna e i tifosi pretendono pure che si dica Athletic per ricordare l'origine inglese. Il grido di guerra è 
«Alabì, alebà, Athletic ganarà». 
L'hanno gridato per novanta minuti, ma non è servito a nulla, perché la Juventus si è dimostrata più forte, e anche più furba. Dicevo che Bilbao rappresenta l'altra parte della Spagna e se parlate con Josè Anguel Iribar, il portiere che è un po' l'emblema del calciatore politicamente impegnato, vi spiega che i baschi vogliono l'autonomia perché sono stufi di mantenere gli altri spagnoli. Nella Biscaglia si lavora sodo: c'è il porto, ci sono le industrie e le miniere. A Madrid c'è la burocrazia, a Barcellona e a Valencia c'è il folklore. Qui nella Biscaglia tutto viene interpretato in chiave politica. In ogni palazzo c'è almeno una bandiera rossa con la croce verde di Santander, e la scritta Amnistia e il festoncino a lutto. Anche se in questo periodo la Vizcaya è paralizzata dagli scioperi e dalle barricate (ma rispetto a quello che succede in Italia è roba da ridere) hanno voluto fare a tutti i costi la partita anche per affidare il loro messaggio alla Eurovisione. Si può dire che pure la Juventus è stata strumentalizzata contro il Franchismo. Si attendono le elezioni del 15 giugno con la certezza che qualcosa cambierà anche se molto è già cambiato da quando Juan Carlos di Borbone ha preso l'eredità del Caudillo. Ma a Barcellona, a Valencia, a Cordoba, a Malaga, difficilmente sentite aneliti di libertà. Si pensa al flamenco e alla sangria, basta una paella e una corrida per far felice una famiglia. "El pais vasco", il popolo basco, invece cerca di costruire un mondo migliore, se ne infischia dei ballerini e dei toreri, era sicuro che la vittoria di Coppa Uefa avrebbe contribuito alla causa del separatismo. L'Athletic di Bilbao non ha mai cercato di imitare il Barcellona e il Real Madrid che spendono patrimoni di pesetas per comprare i fuoriclasse dell'Olanda e della Germania. L'Athletic è orgoglioso della sua autarchia, tutti i giocatori provengono dalla provincia basca e quindi Iribar e compagni hanno lottato contro la Juventus anche sotto questa spinta politica. Hanno lottato sino alla fine, ma non ce l'hanno fatta. Cioè hanno vinto la battaglia ma hanno perso la guerra. Perché la Coppa Uefa si vince sommando i due risultati e la Juventus l'ha spuntata perché il gol segnato da Bettega al "San Mames" secondo il regolamento contava doppio. I giornali spagnoli, dalla "Marca" a «El Mundo Deportivo», hanno criticato la Juventus tirando in ballo il famigerato catenaccio e hanno sparato a zero sull'arbitro. Siccome ero piazzato proprio dietro la rete di Zoff, posso garantirvi che nell'area della Juventus non ci sono stati falli da rigore, e che semmai aveva da protestare Zoff perché Irureta quando ha segnato il gol del pareggio è partito in fuorigioco. Intendiamoci; magari un arbitro casalingo avrebbe trovato anche il pretesto per indicare il dischetto. Ma è logico che la finalissima venga affidata ad un super arbitro in grado di non lasciarsi influenzare dal fattore campo. 
A ONOR DEL VERO si sono lette critiche anche su certi giornali italiani. Il "Corriere della Sera" non ha dato la sufficienza né a Morini né a Boninsegna, dimenticando che lo stopper e il centravanti sono stati messi in difficoltà dalle caratteristiche dell'avversario e della tattica non dalle proprie deficienze. Boninsegna era spesso solo nell'area avversaria, perché Bettega, dopo aver segnato il gol della sicurezza, si è messo a fare il terzino, e Morini sembrava meno sicuro del solito perché Amorrortu lo trascinava fuori dell'area (quando Trapattoni ha fatto entrare Spinosi e ha cambiato le marcature si è rivisto il Morini gagliardo di sempre). La «Gazzetta dello Sport» non ha elargito neppure un sette, ma per lo meno ha promosso tutti. «Tuttosport», non contento di aver bocciato Morini e Boninsegna, ha dato cinque pure a Scirea. A proposito di Benetti, Giovanni Arpino ha parlato addirittura di "un fallo da zampata omicida" dimenticando tutte le botte che Benetti ha preso senza reagire. Noi pensiamo che quando si conquista un trofeo così prestigioso, non si deve andare a cercare il pelo nell'uovo. Tutti meritano un elogio, anche quelli che sono rimasti disciplinatamente in panchina e che all'occorrenza sono risultati preziosi (come Spinosi, ad esempio). E non si può giudicare questa prova della Juventus, ignorando che la partita con il Bilbao è arrivata dopo mesi di stress psicologico e di fatiche fisiche. Dopo tutto quello che ha speso durante l'anno non si poteva certo pretendere che il Mingherlino Tardelli corresse come un disperato anche a Bilbao. Siamo anche noi convinti che la Juventus ha giocato meglio a Manchester contro il "City" e contro lo «United». Ма а maggio le partite si vincono anche con i nervi, non solo con la tecnica. E se questo Athletic è arrivato alla finalissima, significa che i Bilbaini non sono poi sinonimi di pellegrini come si è letto da qualche parte. Senza contare appunto che per il Bilbao questa era anche una partita politica e quindi è stata giocata con un «Animus» particolare, mescolando Furino a Franco. 
SI FA PRESTO a dire quello che ha scritto Arpino e cioè che la Juventus ha sbagliato a non segnare il secondo gol dopo aver segnato il primo con Bettega, perché così l'Athletic sarebbe andato kappaò. L'allenatore del Bilbao, Aguirre, ha spiegato che quella mazzata di Bettega invece di demoralizzarli li ha spronati ancora di più. Il pressing degli spagnoli è dipeso dalla loro rabbia disperata non certo dalla tattica rinunciataria della Juven-tus. Comunque il catenaccio lo hanno visto solo i folli prevenuti non certo i critici obiettivi. Boniperti come calciatore aveva vinto cinque scudetti e due Coppe Italia. Come presidente è già arrivato a tre scudetti e una Coppa Uefa. Sullo slancio di que ste vittorie è deciso a battere tutti i record. Nessuno nella Juventus potrà fare più di lui. Boniperti oscurerà anche la fama di Agnelli.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.21



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Cos'hanno detto i giornali

LA CONQUISTA della Coppa UEFA da parte della Juve è stata salutata da due quotidiani, Stadio e Gazzetta, con lo stesso titolo a nove colonne in prima pagina: 
«Juve finalmente!» 
e questo è significativo dell'apprensione con cui i tifosi hanno seguito le vicende bianconere a Bilbao. Sulla rosea, Giorgio Mottana, nel servizio titolato 
«La Juve esce dalla trincea con la Coppa», 
scrive: 
«Finalmente la Juventus ha vinto una Coppa. La Coppa Uefa è sua, il primo sospiratissimo traguardo di una stagione... Quando una coppa si vince in queste condizioni, non è lecito sottilizzare... E' stata un capitolo quasi drammatico, che si è risolto felicemente».

SU "STADIO" Fausto Fortuzzi scrive: 
«La Juventus ha finalmente conquistato un titolo europeo... Faticosa conquista per la Juventus, si deve dire, perché l'Atletico Bilbao l'ha costretta ad un martellante lavoro in trincea, attaccandola praticamente dal primo all'ultimo minuto».
"Tuttosport" era andato a Bilbao con Pier Cesare Baretti e Roberto Beccantini. Sulla partita (titolo a tutta pagina «EuroJuventus»), il vicedirettore del quotidiano torinese scrive: 
"La stagione forse più strepitosa di tutta la storia bianconera ha trovato una prima gloriosa finalizzazione nella conquista di quella coppa europea che ancora mancava nel repertorio della pluridecorata società torinese... L'ultima prestazione dei bianconeri, purtroppo non è stata all'altezza dell'intero cammino bianconero in Coppa. Non si è vista la gloriosa Juventus che aveva eliminato i due Manchester né quella che aveva fatto fuori i sovietici del Donetz, né quella che aveva eliminato il Magdeburgo, né quella che aveva baldanzosamente travolto l'AEK ».
IL CORRIERE DELLA SERA, da parte sua, aveva mandato a Bilbao il suo big Gianni De Felice che, tra l'altro, ha scritto: 
"... Ora che il commovente capitan Furino stringe finalmente una Coppa quasi più grande di lui... ricordiamo il curioso caso di questa Juventus che non riuscì mai ad imporsi a livello europeo quando aveva nelle sue file celeberrimi furiclasse di fama internazionale ed è stata invece capace di centrare l'entusiasmante obiettivo di una coppa europea con uomini che sono stati soprattutto dei meravigliosi combattenti. E questa caratteristica, questa coraggiosa disponibilità alla battaglia, quasi tutti gli juventini l'hanno dimostrata anche nell'infernale "catino" del San Mames. L'hanno confermata lottando, stringendo i denti fino allo spasimo degli ultimi dodici minuti... Per la Juventus è stata una battaglia più che una partita". 
De Felice ha fatto anche le Pagelle: 8 per Furino e Benetti; 7 per Zoff, Cuccureddu, Gentile, Scirea e Bettega: 6 per Causio, Tardelli e Spinosi: 5 per Morini e Boninsegna. Piero Guida è andato a Bilbao per "Il Messaggero": 
"... tanto di basco alla Juve!" 
titola il quotidiano romano; e questa è la frase iniziale del servizio dell'inviato il quale più avanti scrive: 
"I torinesi non hanno disputato una grande partita, sicuri forse di aver risolto tutto dopo il gol iniziale di Bettega... La mossa di Trapattoni al quarto d'ora della ripresa ha forse rischiato di far saltare tutto: l'inserimento di Spinosi ha potenziato la difesa, ma ha messo le ali agli spagnoli... che hanno preso a martellare l'area italiana. Il gol di Carlos a undici minuti dalla fine ha messo in ginocchio la Juve, ma in ginocchio era già anche il Bilbao il cui gran correre aveva fruttato un solo gol, quello di Amarrorto."
IL "CORRIERE DELLO SPORT" era rappresentato dalla sua prima firma del calcio, Ezio De Cesari che, nel suo lungo servizio, sottolinea come 
" un solo gol all'attivo, alla vigilia del match di Bilbao, non garantiva la Juve da eventuali brutte sorprese. E i rischi sono stati, infatti, molti anche se alla fine, è venuta la Coppa che giustfica il titolo a tutta pagina Europea a 80 anni". 
«II Resto del Carlino» per finire. Oddone Nordio inizia così il suo servizio: 
«II Bilbao ha vinto una partita, la Juventus la Coppa Uefa. E' questo quello che conta... Già tre volte, in un lungo arco di anni, era giunta ad una finale ma sempre era stata battuta: prima con gli ungheresi del Ferencvaros, poi con gli inglesi del Leeds e infine con i grandi olandesi dell'Ajax. Questa sera finalmente la squadra di Boniperti ce l'ha fatta a vincere questo Trofeo ».
Guerin Sportivo anno 1977 nr.21



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