La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio.
In Europa i bianconeri piemontesi arrivano facilmente ai Quarti di Finale per venir poi spazzati via clamorosamente dal Cagliari in un doppio scontro che é entrato nella storia dei sardi.
Buona Visione!
Stagione 1993-1994 - Coppa UEFA - Trentaduesimi, ritorno Mosca - Stadio Lokomotiv Martedì 28 settembre 1993 ore 20:00 LOKOMOTIV MOSCA-JUVENTUS 0-1 MARCATORI: Marocchi 53
Marocchi si traveste da Baggio Aveva la maglia di Robi, ha segnato ed è stato il migliore Palo di Ravanelli e salvataggio di Gurkov a porta vuota MOSCA DAL NOSTRO INVIATO
Almeno in Coppa la Juve prosegue a vincere in trasferta, come non le riesce in campionato e come faceva nella passata stagione. Cinque successi su sei partite nella Coppa Uefa dell'anno scorso (una eccezione a Lisbona con il Benfica) e adesso l'1-0 di Mosca, che la conforta dopo un match in cui i bianconeri potevano temere soltanto loro stessi. Della Lokomotiv si potrebbe anche non parlare. L'aveva intuito il Trap nel momento in cui si era deciso a lasciare a casa il Divin Codino: non c'era in vista una partita più facile in cui la Juve potesse rinunciare al proprio Fenomeno.
Già mercoledì prossimo, contro il Venezia in Coppa Italia, sarà peggio perché ormai il livello del calcio europeo è questo: nei primi turni si incontrano pigmei che da noi potrebbero reggere a fatica la B. La Juve non poteva non approfittarne e ha legittimato l'impresa con il proprio uomo migliore, quel Marocchi panchinaro che si sta ricostruendo con intelligenza e si fa trovare pronto quando serve. Ieri l'ex Cicciobello aveva la maglia di Roberto Baggio, che profuma di gol e di giocate decisive. Un segno del destino. Ma a parte la rete, realizzata con freddezza, Marocchi è stato tra i pochi a intuire che contro i russi non c'era l'obbligo di cacciar via palloni, come se scottassero tra i piedi, con il termometro vicino allo zero. Ha tentato triangolazioni, ha fatto correre la palla bassa con l'idea di saltare le deboli geometrie moscovite. L'ha assistito in questo compito Conte, un po' meno Dino Baggio e le Grandi Berte della difesa, soprattutto Julio Cesar, che con quei piedi brasiliani potrebbe sorreggere anche l'attacco in partite come queste. Ha vinto comunque la Juve operaia, senza Vialli e Moeller e il Codino già citato, gli ultimi due risparmiati per il derby.
«Mi aspetto che gli altri vogliano dimostrare qualcosa»,
aveva annunciato il Trap. In qualche modo gli è arrivata una risposta positiva. Non c'è stato da divertirsi nell'Acquafan moscovita, tutto scivoloni e tuffi. Prima che iniziasse il match, e poi nell'intervallo, abbiamo visto due vecchine con un secchiello che toglievano acqua dalle aree di rigore come da una barca in cui si sia aperta una falla.
Sarebbe cambiato qualcosa sull'asciutto? Ricordandoci della qualità del gioco dell'andata, quando fu il talento di Roberto Baggio a risolvere i guai della Signora, è possibile, dal momento che Baggio ieri non c'era. La Juve non si è scostata dal cliché di questa stagione, che la vuole anche troppo remissiva nei primi tempi. La Lokomotiv ha un nome che evoca la spinta del vapore, il mostro d'acciaio e le immagini di un sovietismo epico che non esiste più. Gente, che pena. Costretti a recuperare tre gol e consapevoli che non ce l'avrebbero mai fatta senza una vocazione suicida della Juve i russi sono sembrati fin da subito non coltivare la speranza. Un tiro improvviso di Kossolapov, al 7', si è frantumato sulle mani di Peruzzi e la Lokomotiv ne ha tratto il giusto presagio: non ci sarebbe stato niente da fare, nonostante un certo periodo di preminenza attorno alla mezz'ora e una conclusione al 44' di Smirnov, l'unico con qualche talento nell'attacco dei ferrovieri.
La Signora ha giocato d'attesa. Squadra lunga, a tratti sfilacciata più del solito con Ravanelli (cresciuto alla distanza) e Ban a disperarsi nel recupero di palloni lanciati da lontano e più incontrollabili di una saponetta. Le poche volte che i bianconeri uscivano con un'azione manovrata si intuiva la possibilità che persino senza tre uomini-gol la Juve potesse passare. La spinta di Fortunato era più lucida che domenica a Lecce, tre inserimenti di Conte l'avvicinavano al gol, soprattutto al 13' e al 19'. Ma era solo al 53' su un contropiede lanciato da Ban e rifinito con astuzia da Ravanelli che Marocchi si presentava solo davanti a Ovcinnikov: lo saltava e andava in gol. All'81 Ravanelli colpiva il palo e un minuto dopo Gurkov salvava a porta vuota sul tiro di Kohler.
É il 22 Aprile 1993 e Paris Saint Germain e Juventussi sfidano nella gara di ritorno della Semifinale della Coppa UEFA 1992-93 allo Stadio 'Parc des Princes' di Parigi.
La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato in Italia senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! Intanto in europa la squadra gira a mille e conquista la terza Coppa UEFA della storia bianconera.
Buona Visione!
Coppa UEFA 1992-1993 - Semifinali, ritorno Parigi - Stadio Parc des Princes Giovedì 22 aprile 1993 ore 20.15 PARIS SAINT-GERMAIN-JUVENTUS 0-1 MARCATORI: Baggio R. 77
PARIS SAINT-GERMAIN : Lama, Fournier (Simba 61), Colleter (Germain 80), Ricardo Gomes, Roche, Le Guen, Kombouarè, Guerin, Weah, Valdo, Ginola Allenatore : Artur Jorge
JUVENTUS: Rampulla, Torricelli, De Marchi, Galia, Carrera M., Julio Cesar, Marocchi, Platt, Vialli, Baggio R. (Di Canio 85), Moeller (Casiraghi 65) Allenatore : Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Uillenburg (Olanda)
I bianconeri, che vincono al Parco dei Principi, e il Parma si uniscono al Milan nel tris italiano in finale Signora Juve Un 'altra firma di Baggio
PARIGI DAL NOSTRO INVIATO - Ancora e sempre Roberto Baggio. Due reti cruciali all'andata, e una, fondamentale, al Parco dei Principi. La Juventus resiste alle sterili cariche del Paris Saint-Germain e conquista la doppia finale della Coppa Uefa. A contenderle il trofeo, già suo nel 1977 e nel 1990, sarà il Borussia Dortmund dell'ex Reuter, anch'esso vincitore su una squadra francese, l'Auxerre.
Partita di grande sofferenza, a Parigi. E un timbro tutto trapattoniano: difesa cocciuta, a tratti perfino eroica, e gol al primo tiro. Le assenze di capisaldi quali Dino Baggio, Conte e Kohler vengono puntellate da un cuore grande così. Schiacciato dalla pressione ambientale, il Psg conferma i vistosi limiti, soprattutto sotto porta, già emersi a Torino. Là avrebbe potuto chiudere il discorso, qui non riesce a riaprirlo. Rampulla, Carrera e Julio Cesar sono i pilastri di una titanica maginot. Il guizzo di Baggio appartiene al repertorio dei campioni: in grado, anche nelle serate dispari, di lasciare traccia del proprio talento. All'ultimo momento, Trap cambia idea: avanza Vialli, riesuma Galia e spedisce Casiraghi in panchina. Una mossa discutibile. La Juve ci guadagna in filtro, ma ci perde in aggressività all'attacco. Il bello delle Coppe è che, con il risultato in bilico, anche spettacoli modesti come questo sembrano sfide ciclopiche. La pressione del Paris è costante. Ginola fa impazzire Torricelli, le digressioni di Valdo seminano il panico. Madama cerca di stare raccolta, Julio Cesar affianca spesso Carrera, l'ombra di Weah: ogni tanto, briciole di fuorigioco. A sinistra, fisso, c'è De Marchi: ora su Valdo, ora su Fournier. A metà campo, ingorghi bestiali: Marocchi, Platt e Galia si scornano con Le Guen, Guerin e Valdo. Come a San Siro, sabato scorso, Baggio giostra in mezzo a Vialli e Moeller, punte esterne, controllate da Kombouarè (a destra) e Colleter (a sinistra).
Artur Jorge, che fesso non è, alterna Roche e Le Guen a ridosso del Codino, e tiene Ricardo più indietro del solito: non si sa mai. Fatica, la Juve, ogni volta che entra in possesso di palla. Non trova sbocchi, soffre il pressing, non imbastisce azioni profonde, anche se in un paio di occasioni, Vialli, Moeller e Baggio sfilano, minacciosi, sotto il naso di Lama. Il Psg avanza in forze e colleziona calci d'angolo. L'ammucchiata juventina crea problemi di viabilità. Le mischie superano di gran lunga le palle-gol nitide, tre in tutto, almeno nel primo tempo, e sempre rintuzzate in bellezza dallo stoico Rampulla: al 11' su Ginola (da un'idea di Colleter; ma c'era offside); al 18' su Weah (da una girandola Valdo-Colleter); al 24' su Roche, scaltro nell'incornare una punizione di Guerin. E la Juve? Un bel lancio di Baggio per Vialli (15'), una ciabattata di Julio Cesar a capo di un corner; un ruzzolone sospetto di Vialli in area, complice Kombouarè. Nella ripresa, cresce la tensione. Moeller passa a sinistra, Vialli a destra. Non è che i francesi combinino sfracelli, ma con la Juve asserragliata sull'uscio di casa può succedere di tutto. Al 60' Artur Jorge perde la pazienza e ricorre a un'altra punta, Simba. Fuori Fournier. E' De Màrchi a occuparsi del nuovo cliente. Trap risponde con Casiraghi al posto di un pavido Moeller. La partita è aspra, l'arrembaggio dei parigini pecca di fantasia: tutti a testa bassa, e una carrettata di cross. Per far esplodere il Parco ci vuole, al 71', un guizzo di Weah, preso per la maglia da Carrera al limite dell'area. Il liberiano cade dentro, stecchito. L'arbitro, nel dubbio, non fischia nulla, nemmeno la punizione. Vi lasciamo immaginare gli schiamazzi del popolo. Subito dopo Weah, ancora lui, alza di una spanna sopra la tra- versa. Ma il calcio, vecchia storia, non è una scienza. E così, al 77', in pieno assedio, arriva il gol della Juve. L'azione è laboriosa: su «piazzato» di Marocchi, e «torre» di Platt, Vialli si gira e staffila, ma è Baggio, in agguato, a battere sul tempo l'angelo custode e a imprimere la più diabolica delle deviazioni. Il Paris non si dà pace. Germain avvicenda Colleter.
Botte sugli spalti, fumogeni in campo. Rampulla, con caviglia ko, si oppone a una sventola di quel narciso di Ginola. Le ultime battute portano all'ennesima staffetta: Di Canio per Baggio. La Juve resiste impavida alle accorate incursioni degli avversari. Un grottesco retropassaggio di Germain costringe Lama a un trafelato recupero. I tifosi di Madama cantano l'inno di Mameli. Roberto Baggio, a Parigi, se lo ricorderanno per un pezzo.
LE ITALIANE TUTTE IN FINALE È record per il Milan prima della rivincita con il Marsiglia. Il Parma soffre ma raggiunge Wembley dove l'attende l'Anversa. La Juve, espugnata Parigi, troverà il Dortmund. LA NOSTRA EUROPA PRESA PER IL CODINO
Portano tutte la firma di Roby Codino Baggio le reti che hanno consentito alla Juventus di superare il Paris Saint-Germain e raggiungere la finale di Coppa Uefa. Una perentoria risposta del fantasista bianconero a chi lo accusava di segnare solo reti inutili. È sempre più Roberto Baggio l'uomo della Vecchia Signora. La squadra torinese non ha un impianto di gioco simile a quello del Milan e dello stesso Parma, anche perché non dispone di un organico sufficientemente assortito. Certi ruoli, lo si è visto in tutto l'arco della stagione, sono drammaticamente scoperti e le improvvisazioni di Trapattoni non hanno saputo mascherare questa realtà. Però la Juventus può contare sull'estro di Roberto Baggio, uno dei pochi giocatori capaci di fare la differenza. Non sarà un numero dieci come lo era Michel Platini, ma è sicuramente uno straordinario nove e mezzo, perché del centravanti garantisce i gol, anche quelli che non arrivano da Vialli, e della mezzala le geniali rifiniture. Forse non ha continuità, ma non per questo può essere messo in discussione. Il presente e il futuro della Juventus sono sempre più legati al suo nome.
Dopo avere umiliato il Milan a San Siro, la squadra bianconera è passata anche sul campo del Paris Saint-Germain, confermando il suo ottimo momento di forma, che le consente finalmente di essere presente agli appuntamenti importanti. A Parigi Trapattoni ha indovinato quasi tutto. Certe scelte erano in parte forzate, conseguenti alle indisponibilità per squalifica. Nella difesa juventina ha sofferto parecchio Torricelli, alle prese con lo sgusciante Ginola. Fortunatamente molte delle iniziative dell'estrema destra francese sono poi state fini a sé stesse. Anche Möller non è sembrato nella serata migliore. Vialli si è battuto con il solito impegno ma anche questa volta il gol non è arrivato.
Nonostante tutto ciò la Juventus è riuscita a ottenere il successo là dove il Real Madrid era clamorosamente crollato. Per la squadra di Trapattoni c'è ora il Borussia Dortmund, che ha conquistato la finale superando ai rigori l'Auxerre.
Rossano Donnini tratto dal Guerin Sportivo anno 1993 n.17
É il 2 Maggio 1990 e Juventuse Fiorentina si sfidano nella gara di andata della Finale della Coppa UEFA 1989-90allo Stadio 'Comunale' diTorino.
Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze' Luigi Maifredi!
"Per due volte Juventus e Fiorentina si sono affrontate in una finale di coppa. Ancora di fronte in Coppa Uefa nel 1990. Per la prima volta in una competizione europea due squadre italiane sono in finale. E sarà una sfida particolare con Baggio in maglia viola che già sa che nella stagione successiva giocherà nella Juve. A Torino, nella gara di andata, il 2 maggio, Juventus in vantaggio con Galia dopo tre minuti, pareggio di Buso all’11. Nella ripresa Casiraghi e De Agostini chiudono il conto. Baggio può far poco. I viola contestano l’arbitraggio, il difensore Celeste Pin urla ai microfoni della Rai: "Ladri". Il 3-1 è un risultato troppo pesante per essere ribaltato nel ritorno che si gioca sul neutro di Avellino perché il campo di Firenze è squalificato. A Zoff dopo quel successo la Juve dà il benservito nonostante quell’anno avesse vinto anche la Coppa Italia."
La partita di Avellino non è stata memorabile, né poteva esserlo. La Coppa si era decisa a Torino, quando la Fiorentina l'aveva avuta in mano a lungo senza riuscire a stringerla. [...] Quel risultato e quel punteggio hanno condizionato i secondi novanta minuti, inchiodandoli a un copione obbligato. [...] Soltanto un'alzata d'ingegno di Bruno [...] ha gettato un po' di sale nella vicenda. La giusta espulsione dell'agitato stopper juventino [...] ha scoperto le magagne difensive della Juventus, sino ad allora perfettamente mascherate. A quel punto la Fiorentina si è rovesciata paurosamente in avanti, i suoi tiratori dalla distanza, Dunga e Kubik, hanno armato i loro obici, Di Chiara e Buso hanno aumentato il ritmo [...]. A tutti ha detto imperiosamente di no, Stefano Tacconi, il grande protagonista di queste due partite [...]. Plastico, acrobatico, disarmante nella sua sicurezza, il portiere ha pagato così il suo debito di gratitudine nei confronti di Zoff, il grande maestro. A Tacconi, al suo invidiabile palmarés internazionale, mancava appunto la Coppa Uefa: nel 1977, a Bilbao, c'era ancora Superdino nella porta bianconera. Ad Avellino, sul campo che ne ha accompagnato i primi passi nel calcio d'élite, Tacconi ha colmato la lacuna.
(Adalberto Bortolotti)
COPPA UEFA/LA 1º FINALE
Alla Juventus il primo... round (il 16 il ritorno). Zoff difende le sue scelte: "Anche con Sergio in campo nella ripresa, sarebbe finita così".
Andante con (o senza) Brio.
"Sono convinto che se Brio fosse rimasto in campo nella ripresa, con lo stesso atteggiamento non sarebbe cambiato nulla rispetto a quello che abbiamo fatto. La gente, poi, può dire quello che vuole".
È con la severa radicalità di sempre che Dino Zoff ha espresso questa considerazione agli antipodi di qualsiasi valutazione della critica dopo aver realizzato un 3 a 1 molto soddisfacente per la Juve e terribilmente punitivo per la Fiorentina nella prima delle due finali Uefa.
«Loro hanno giocato un primo tempo infernale, andavano più forte di noi e ci hanno escluso dalla partita. Non potevano tenere: così, anche per non originare cadute di fiducia nel reparto, ho scelto di operare il cambio dopo quindici minuti di riflessioni più o meno serene nello spogliatoio».
È possibile concordare sulla descrizione, ma sembra difficile essere d'accordo sul giudizio. Per trenta minuti buoni si è avvertita la necessità di un centrale rapido, in grado di arginare le sfuriate di Nappi e Di Chiara quando riuscivano (sempre, peraltro) a superare Napoli e De Agostini. E Galia costituiva la soluzione ideale, oltre che unica a disposizione di Zoff, visto che Tricella e Fortunato sono da tempo infortunati e che Bruno era squalificato. Lo scompenso era reso ancor più evidente dall'inferiorità - diciamo così dinamica accusata dal centrocampo bianconero nei confronti di quello fiorentino. Per farla breve: nei primi quarantacinque minuti anche il lentissimo Kubik sembrava un leprotto.
A determinare il risultato e a conseguire una bella fetta di Coppa Uefa a Madama, vicinissima a un «piccolo», ma brillantissimo slam, sono stati due gol veri (di Galia e Buso), un errore macroscopico - uno dei tanti dell'arbitro spagnolo Soriano Aladren (al quale l'inviato del Tempo, di Roma ha incredibilmente assegnato un 7), una papera doc di Landucci su un destro per niente irresistibile di De Agostini e alcune pro-dezze di Tacconi. Un 3 a l bugiardino, dunque, che ha chiuso un incontro strano e difficilmente leggibile in chiave tattica. A mio personalissimo parere, l'oscar per la migliore interpretazione critica del match va assegnato come spesso accade, per la verità a Gianni Mura di Repubblica, che ha scritto:
"Finché si è giocato al calcio, nel primo tempo soprattutto, la Fiorentina ha giocato meglio della Juve. Non le è bastato. Perché, anche in una serata difficile, la Juve ha ribadito di avere il gol facile. Magari non sempre con azioni limpidissime, ma la palla va dentro e alla squadra di Zoff va riconosciuta, se non altro, una grandissi-ma volontà".
E ancora:
"Questa prima partita europea, diffusa in eurovisione, non credo sia stata una buona pubblicità per il calcio italiano: troppe furbate, cattiverie, ripicche, è davvero un caso che nessuno si sia fatto veramente male".
Ma occupiamoci della Juve in via di rifondazione che, non a caso, come nel '77 vuole partire da un successo in Coppa Uefa. La gara con i viola guidati da Graziani in ...scaramantica versione trench autunnale (in barba ai venti e passa gradi di Torino) ha confermato che la verticale Tacconi - Marocchi -Schillaci è di prim'ordine, che De Agostini e Casiraghi sono pedine irrinunciabili (anche se i primi 45 minuti dell'esterno sinistro sono da dimenticare e se il giovane attaccante si è distinto soprattutto nel gioco aereo di smistamento), e che Alejnikov rappresenta ancora un rebus irrisolto: per lunghi tratti dell'incontro ha giocato una partita tutta sua, un due-tocchi inutile e rallentante. Il discorso si fa complicato quando si parla di Galia e Dario Bonetti: il primo non rientra nei piani di Maifredi, ma per utilità, duttilità e effi-cacia cia potrebbe meritare la riconferma; il secondo piace al nuovo tecnico juventino ma si ha spesso l'impressione che sfrutti il il quaranta per cento del suo potenziale e che soffra l'uno-contro-uno. I bocciati più o meno eccellenti sono, come da copione maifrediano, Napoli, Brio o chi per lui e Barros (magnifico optional).
La Fiorentina messa in campo da Graziani ha sconcertato il pubblico, oltre che la Juve. Travolgente nel premio tempo, nel secondo si è sfilacciata, alleggerita e non ha mai potuto contare sul genio di Baggio, «bello ma senza cuore», come ha giustamente sottolineato Mura. Nella partita di color che son sospesi (Baggio) o trombati (Zoff, Graziani, Brio, Barros) proprio Roberto è risultato il più... assente. Peccato, un'occasione mancata. Pensierino dedicato a Nappi, ala veloce e tecnica ma caratterialmente da registrare: negli ultimi venti minuti dell'incontro ha commesso due falli di una stupidità (e quel che è più, di un'inefficacia) alluci prima su De Agostini e poi su Tacconi, pregiudicando la qualità della sua prestazione e, soprattutto, generando reazioni a catena. Nel retour-match, in programma il 16 maggio, qualcosa o molto cambierà. La Juve dovrà rinunciare allo squalificato Bonetti ma potrà riproporre Bruno, la Fiorentina dovrà impostare una partita d'attacco ragionato per tentare di metterne dentro due senza beccarne alcuno. La speranza è che lo spettacolo resti di contenuto calcistico e che trionfi l'intelligenza.
Ivan Zazzaroni
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.19
Tacconi è il salvatore
Galia cancella Baggio e Casiraghi è leone vero
Il primo round di Coppa Uefa è finito con un risultato (3-1) che mette la Juventus in pole position per il retour match del 16 maggio con la Fiorentina. Ma saranno altri 90', salvo supplementari, di fuoco alla luce dell'agonismo sfoderato ieri sera dalle due squadre, con quattro ammoniti (Pin e Bonetti, che verranno squalificati, Nappi e Tacconi) da un arbitro, lo spagnolo Soriano Aladren, che non è stato all'altezza di una finale europea, negando un rigore su Casiraghi.
Queste le pagelle dei bianconeri.
TACCONI: 8. Nulla ha potuto sul tuffo alla kamikaze di Buso, ma ha compiuto almeno cinque parate strepitose, due su Nappi e tre su Baggio risultando, ancora una volta, determinante.
NAPOLI: 6. Di Chiara era il viola che Zoff temeva di più per il suo gioco avvolgente e Napoli ha dovuto dar fondo a tutte le sue risorse per arginare l'avversario. A gioco lungo c'è riuscito.
DE AGOSTINI: 7. S'è opposto, in avvio, allo scatenato Nappi, autentico folletto onnipresente su tutto il fronte offensivo. Dopo il temporaneo pareggio di Buso, ha lasciato Nappi a Brio e sono stati altri... dolori. Nella ripresa, tornato su Nappi (ormai in debito d'ossigeno) ha garantito spinta e, da un suo tiro infido, Landucci ha fatto la frittata.
GALIA: 7. Un bel gol, del tutto simile, come esecuzione, a quello segnato a San Siro con il Milan che ha deciso la Coppa Italia. Gol a parte, ha contrastato Baggio, concedendogli solo una palla-gol, e poi ha frenato sia Buso che il gioiello viola, futuro juventino.
BRIO: 5. Conosceva Buso alla perfezione, così come Buso conosceva lui. La differenza d'età ha favorito il giovane veneto che s'è tolto la soddisfazione di realizzare un gol d'autore. Subito dopo Brio è passato su Nappi ma la situazione non è migliorata anche se la Juventus non ha subito altri danni.
ALESSIO: 6. E' subentrato a Brio in avvio di ripresa, agendo nella zona di Kubik e la Juventus ha fatto... quadrare il centrocampo. Suo un assist che Aleinikov ha sprecato.
ALEINIKOV: 5. Una serata no per il sovietico che ha ballato a centrocampo consentendo a Kubik di spingersi frequentemente nell'area juventina. Nel secondo tempo, alternandosi con Galia su Baggio, ha reso un po' di più.
BARROS: 6. Dell'Oglio ha avuto pochi problemi con il piccolo portoghese dal cui piede, comunque, sono scaturite un paio di azioni pericolose anche se non è quasi mai riuscito a cambiare marcia, alla sua maniera.
CASIRAGHI: 6,5. Un leone. Ha ingaggiato un duello feroce con Pin, subendo un netto fallo da rigore nel primo tempo e segnando il gol del 2-1 con grande opportunismo anche se lo stopper viola, nella circostanza, ha reclamato per una spinta dell'avversario.
MAROCCHI: 6. Forse ha sentito più di altri il caldo afoso, ma si è sacrificato in un lavoro oscuro, di tamponamento, per impedire a Dunga di rifornire le punte.
SCHILLACI: 6,5. Magnifici lo spunto e il cross che hanno permesso a Galia di sbloccare il risultato. Ha anche armato il destro di De Agostini per il 3-1. Anche se non ha segnato, Totò ha fatto il suo dovere.
È il 4 aprile 1990 e JuventuseColonia (Germania) si sfidano nella gara di andata della semifinale della Coppa UEFA 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'.
Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze', Luigi Maifredi!
Buona Visione!
Stagione 1989-1990 - Coppa UEFA - Semifinali, andata Torino - Stadio Comunale Mercoledì 4 aprile 1990 ore 20:00 JUVENTUS-COLONIA 3-2 MARCATORI: Rui Barros 22, Higl autorete 45, Marocchi 52, Goetz 79, Sturm 90+2
JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros (Brio 84), Casiraghi, Marocchi, Schillaci Allenatore: Dino Zoff
L'AVVERSARIO DELLA JUVE/COLONIA L'ORO DEL RENO Il club tedesco punta tutto sui ragazzi di Daum per riscattare le recenti magre.
A capo della denominazione sociale del Colonia, c'è un "uno puntato" che sta a significare «erste», primo. Ma primo, il Colonia, lo è stato raramente e mai negli Anni 80, fatta eccezione per la Coppa di Germania vinta nel 1983 ai danni dei concittadini del Fortuna militanti in seconda divisione, ma sconfitti solo per 1-0. In campionato, l'ultimo titolo risale a dodici anni fa, stagione 1977-78 e nella stessa annata la formazione renana si aggiudicò anche la Coppa tedesca. Era il Colonia dell'emergente Schumacher, del belga Van Gool, di Herbert Neumann, dei nazionali Flohe, Cullmann, Konopka e Zimmermann, del bomber Dieter Müller, capocannoniere del campionato (bissò il successo ottenuto la stagione precedente con 34 reti) con 24 gol, a pari merito con il mitico Gerd Müller, ma soprattutto era il Colonia di Hannes Weisweiler, il compianto «santone» del calcio tedesco che fece grande il piccolo Borussia Mönchengladbach. A Colonia, in quattro anni, Weisweiler vinse due Coppe di Germania (la prima nel 1977) e un campionato, ma pur non essendo un palmarès imbattibile, nessuno è ancora riuscito a eguagliarlo. Dopo di lui, sulla panchina dei «Geissbocken», caproni in tedesco (il caprone è il simbolo del Colonia), si sono avvicendati, esonerati uno dopo l'altro, fior di allenatori, fra i quali l'olandese Rinus Michels, silurato nell'agosto 1983 dopo che la squadra, capeggiata da Pierre Littbarski, era insorta contro di lui; Hannes Löhr, ancora oggi il miglior cannoniere del Colonia in Bundesliga (166 gol in 381 partite), esonerato nel febbraio 1986 (...e subito assunto dalla Federcalcio tedesca per guidare la Nazionale Olimpica); l'olandese Georg Kessler, artefice del miracolo AZ'67 nei primi Anni 80, tecnico con il quale, nel maggio 1986, il Colonia arrivò a disputare la sua (per ora) unica finale europea, quella di Coppa Uefa. L'avversario era il Real Madrid, detentore del trofeo, il Real di Butragueño, Hugo Sánchez, Valdano e Santillana. Il Colonia, che aveva in Schumacher, Littbarski e Klaus Allofs i suoi uomini più rappresentativi, perse 5-1 a Madrid e vinse, inutilmente, 2-0 a Berlino. Pochi mesi più tardi, Kessler avrebbe lasciato il posto al giovane Christoph Daum, allora trentaduenne. Calcisticamente, Daum ha un passato mediocre. Cresce nelle giovanili dell'Hamborn 07, gioca poi nell'Eintracht Duisburg e chiude la carriera agonistica nel Colonia, ma nella formazione amatoriale. Nel luglio 1981 inizia ad allenare le giovanili del Colonia e nel luglio 1985 diventa l'assistente di Hannes Lõhr, tecnico della prima squadra. In seguito, sarà l'assistente di Kessler e il 22 settembre 1986 gli subentrerà alla guida della prima squadra. Inizialmente, lavora sotto la supervisione di Udo Lattek, ma ben presto dimostra di sapere camminare da solo. Lattek opterà per una pensione dorata e una tranquilla carriera giornalistica e lascerà a Daum tutte le responsabilità della squadra.
La scorsa stagione, la squadra renana è arrivata ad un passo dal successo finale, ma se lo è visto portare via da sotto il naso in in una sfortunata e discutibile partita persa 5-1, sul proprio campo, contro i diretti rivali bavaresi. Si parlò di qualche gol in fuorigioco e forse a ragione: ma anche quest'anno il Bayern ha fatto cinquina (all'andata). E forse è per questo che Daum non si fa pregare per sparare a zero sul suo collega Jupp Heynckes.
«È un incapace. Vince perché il Bayern gli compra tutti i campioni che vuole. Io invece i campioni me li creo, prendete Hässler, ad esempio».
A Christoph Daum, infatti, è dovuta la scoperta di Thomas Hässler. Lo scovò a Berlino, città natale del giocatore, quando lavorava nel settore giovanile del Colonia e qualche tempo dopo lo portò sulle rive del Reno. Ma anche per Bodo Illgner, altro prodotto del vivaio, è pronto a sguainare la spada addirittura contro Franz Beckenbauer. Intervenendo sui dubbi espressi dal «Kaiser», che mettevano in discussione Illgner come numero uno della Nazionale, Daum ha tuonato:
«Illgner è il miglior portiere di Germania, non si discute».
Un caratterino non c'è che dire, ma forse è un po' troppo sicuro di sé.
"Della Juventus», ha dichiarato, «conosco tutto e penso di conoscerla meglio di quanto Zoff conosca il Colonia...».
Al campo l'ardua sentenza. Per la partita di andata, Daum dovrà fare a meno del libero Paul Steiner e del laterale danese Jan Jensen. Ecco la probabile formazione. Bodo Illgner fra i pali. Alfons Higl, prelevato dal Friburgo (seconda divisione) per 500 mila marchi la scorsa estate e Andreas Gielchen marcatori, il nazionale norvegese Anders Giske libero. Armin Görtz, fluidificante di sinistra. A centrocampo: Thomas Hässler e Pierre Littbarski a inventare e Olaf Janssen e Frank Greiner a correre. Ma potrebbe giocare, sulla mediana, in copertura, anche Hans-Georg Dressen, acquistato in estate dal Borussia Mönchengladbach per più di un milione di marchi, ma rimessosi da poco da un grave infortunio. In attacco, caduto in disgrazia Uwe Rahn, al quale non verrà rinnovato il contratto, duetteranno l'astro nascente Ralf Sturm, nazionale Under 21, e il polacco Andrzej Rudy, tesserato a stagione iniziata. Rudy era senza squadra da circa un anno, in seguito alla sua fuga dalla Nazionale polacca. Fuggi da Milano, nel 1988. Frank Ordenewitz, ala sinistra, acquistato in estate dal Werder Brema per un milione e 200 mila marchi e il tedesco dell'Est, Falko Götz, autore di cinque gol in questa Coppa, nonché vincitore dell'Uefa nel 1988, quando militava nel Bayer Leverkusen, sono i frombolieri di riserva.
IL FOCOSO RALF STURM UND DRANG
Curioso comportamento quello del Colonia in sede di mercato. La scorsa estate, ha ceduto ai francesi dello Strasburgo Thomas Allofs, appena laureatosi capocannoniere della Bundesliga con 17 reti (titolo condiviso con il bomber del Bayern, Roland Wohlfarth). Poi, dopo poche giornate di campionato, ha lasciato partire il danese Flemming Povlsen, "rapito" dal PSV Eindhoven. Così Christoph Daum, in poche settimane, ha «spuntato» il suo attacco. Si parlava di un possibile arrivo di un attaccante austriaco (Pacult o Rodax), ma non se ne è fatto niente. Cosicché Daum ha mandato nella mischia il poco più che esordiente Ralf Sturm. Sturm, un cognome che è gia tutto un programma (letteralmente ha il significato di tempesta, ciclone, furia), specie se viene abbinato al Colonia. Hans Sturm, classe 1935, fra gli anni '50 e '60 fu fra i calciatori più in vista del Colonia e vestì in tre occasioni la maglia della Nazionale, partecipando nel 1958 al Mondiale svedese e nel 1962 a quello cileno. Hans Sturm è il papà di Ralf. Ralf Sturm nasce a Colonia il 18 ottobre 1968 e, seguendo le orme paterne non appena l'età glielo consente, entra nelle giovanili del Colonia. Tecnicamente, sembra la fotocopia moderna del padre. Destro naturale, si muove sulla trequarti, ma sa svariare su tutto l'arco d'attacco. Con il gol non ha ancora una grande confidenza, ma la stoffa c'è e il tempo non manca. In Bundesliga ha esordito la stagione scorsa. Un debutto da incorniciare: il Colonia affrontava il Norimberga e Sturm, partito in panchina, è entrato in campo e ha segnato l'1-0 per i renani. La partita finì 2-1 in favore del Colonia e il gol di Sturm sarà giudicato il gol del mese. Seguiranno altre quattordici presenze (molti spezzoni di partita), ma nessun gol. Quest'anno, promosso titolare, pur non segnando a raffica, ha trovato la via della rete con una certa frequenza e si segnala fra i migliori realizzatori del Colonia (alla ventiseiesima giornata, ha firmato 6 reti, una in meno di Littbarski, capocannoniere del Colonia in Bundesliga). Ben strutturato fisicamente (1.80x74). Dispone di una buona progressione di corsa ed è rapido e opportunista nei sedici metri. Berti Vogts, che da agosto sarà il ct della Nazionale maggiore tedesca, lo ha inserito nella rosa della Nazionale Under 21, per la quale Sturm ha fino ad ora realizzato 2 reti. Daum in genere lo affianca a Ordenewitz, ex Werder Brema, ma Ralf sembra prediligere il tandem con il più dinamico Rudy.
Marco Zunino brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.14
Juventus e Milan, vittorie a rischio Bianconeri «desaparecidi» nel finale con il Colonia, rossoneri solo di rigore a San Siro La difesa rovina il 3-0 di Barros, Casiraghi e Marocchi Al 92' la gran beffa di Sturm dopo il gol (79') di Götz
TORINO. Una vittoria che potrebbe diventare di Pirro. Dopo aver sfiorato il trionfo sul 3-0, la Juventus s'è distratta e ha incassato, negli ultimi 10' due gol molto pesanti - un copione che se ripetuto troppe volte in questa stagione.
In avvio la Juve aveva sofferto la velocità del Colonia, nel finale la sua potenza. L'antidoto è stato Rui Barros che, come Speedy-Gonzalez, ha cambiato marcia e ha trafitto la difesa rossa e Illgner. Da quel momento la squadra di Zoff è salita in cattedra e i gol di Casiraghi, allo scadere del primo tempo, e Marocchi, in apertura di ripresa, entrambi di testa, hanno illuso i bianconeri di aver messo una grossa ipoteca alla qualificazione per l'ottava finale della loro storia. Ma per fare questo la Juve aveva speso molto e l'uno due di Goetz e Sturm ha rimesso tutto in discussione. Il 14 aprile, a Colonia, i tedeschi recupereranno il libero Stemer e lo stopper Jensen ma saranno privi dello squalificato Littbarski (tra i migliori) dovranno per forza attaccare per cercare l'1-0 esponendosi al contropiede. La Juve non disporrà di Maroccochi squalificato ma potrà contare su Zavarov ieri in castigo in panchina.
Forse mai nel corso di tutta la Coppa Uefa, tranne che negli ultimi 20' con l'Amburgo dove peccò soprattutto di deconcentrazione, la Juve aveva sofferto; tanto come nel primo quarto d'ora dove pressing, la velocità e l'aggressività del Colonia l'avevano messa in soggezione, all'apice di ragionare e di togliere l'iniziativa ai tedeschi. Chi si aspettava una Colonia guardingo (e Zoff non era tra questi) è rimasto impressionato dal ritmo dei panzer. Christoph Daum, che aveva avuto l'opportunità di spiare i bianconeri proprio contro l'Amburgo, ha ordinato alla sua squadra di partire a razzo, cercando il colpo a sorpresa. Pur con un po' d'affanno e qualche brivido, la Juve non ha patito danni, anche perché Thomas Haessler, il cui futuro si tingerà di bianconero, non è stato sfruttato a dovere. Haessler, un Barros più potente, è stato ingabbiato da De Agostini e Marocchi, che si sono alternati a zona su di lui. Era una Juve contratta. Zoff, con un colpo di scena, aveva scelto Napoli, anziché Alessio, per opporlo a Rudy. La regia dell'esperto Littbarski, al quale Aleinikov non riusciva a prendere le misure, creava una girandola di azioni e la Juve, frastornata, non riusciva a catapultare Schillaci, Casiraghi e Barros oltre la linea difensiva dei rossi di Colonia.
Solo al 16', in mischia, Schillaci, in serata poco felice, tentava la conclusione: il tiro era intercettato con il braccio da Greiner, ma per l'arbitro il fallo era involontario. Sullo scampato pericolo Aleinikov imbastiva il primo lancio per Marocchi il cui sinistro era fuori (20'). Il Colonia, che non dispone di fuoriclasse (solo Haessler e Littbarski hanno qualcosa in più) ma ha un bel collettivo, rifiatava e si allungava. Ne approfittava la Juve per sbloccare il risultato: un rimpallo vincente di Galia si trasformava in passaggio per Barros che s'infilava fra un nugolo di difensori, resisteva alla trattenuta di Goertz e, di piatto destro, infilava imparabilmente Illgner mandando la palla a battere nel palo opposto e di qui in fondo alla rete. Il gol sbloccava psicologicamente e tatticamente la Juventus che, totalmente trasformata, si avventava sul Colonia. Al 33' Casiraghi veniva messo giù in area da Higl che lo tirava per la maglia. Fallo da rigore, ma Kohn lasciava correre. Il Colonia usciva dalla morsa con un tiro deviato in corner di Haessler. che riceveva sportivissimi applausi da quello che sarà il suo pubblico.
Ma era la Juve a raddoppiare proprio allo scadere del tempo. Su traversone di Marocchi Casiraghi incornava il pallone che forse rimbalzando anche su Higl s'impennava e si infilava nel sette sulla destra dell'impietrito Illgner. Il terzo gol in Coppa Uefa del giovane panzer brianzolo mandava in visibilio i 45 mila spettatori. Non era finita. In apertura di ripresa, dopo un'ammonizione a Higl, Marocchi sventava una pericolosa incursione di Littbarski e poi faceva il tris (52'). Su corner di Schillaci. Marocchi svettava in un grappolo di juventini, anticipava Bonetti e Casiraghi e di testa catapultava il pallone in rete. Per la folla bianconera era il tripudio. L'Amburgo aveva però insegnato che i tedeschi non vanno mai sottovalutati: hanno sette vite e non appena la Juve smarriva lucidità a centrocampo e perdeva colpi in difesa, la colpivano senza pietà. Al 79' il gigantesco Goetz subentrato da qualche minuto a Rudy raccoglieva un cross di Littbarski e infilava di testa Tacconi. Entrava Brio per Barros, ma la «torre» non migliorava la situazione. E al 92', ancora su punizione di Littbarski, una capocciata di Sturm (che vuole dire tempesta) si abbatteva su Tacconi per la seconda volta. Una doccia fredda, anzi gelata.
La squadra di Zoff si spegne e si smarrisce nell'ultima mezz'ora di gioco, era già successo la sera dell'Amburgo, si è ripetuto contro il Colonia. Un 3 a 0 che sembrava garante di gioia e di gloria, si è trasformato nella fase terminale in un 3 a 2 che, suscitando la legittima soddisfazione della squadra di Daum, al contempo ha precipitato nello scoramento i bianconeri. La Juve, nell'ora precedente, aveva dato spettacolo. La partita, vivida nella fase tattica ed agonisticamente palpitante, con un'alternanza di spunti profondi da una parte e dall'altra, era divenuta possesso della Juventus, con Alejnikov dominatore, nella sfida diretta, di Littbarski, e il veloce ubriacante Hässler frenato dal velocismo di De Agostini. E i gol del piccolo Gil Barros, del verticalizzante Marocchi e del meraviglioso Casiraghi sembravano avere chiuso la vicenda; la Juve giocava bene, perfino accennando di riuscire a registrarsi in difesa. Per parte nostra, ci eravamo tuttavia meravigliati dell'assenza di Alessio in un copione così importante. Alessio sedeva in panchina, quindi si era trattato di una scelta tecnica di Zoff, che continua a dimostrare di non credere in quello che come half sembra una pedina del grande futuro bianconero. Il match cambiava nella fase terminale, avendo il Colonia deciso di rompere gli indugi, e cedendo il centrocampo juventino, Alejnikov compreso, saliva alla ribalta Littbarski con proiezioni di squisita fattura e lanci vitalizzanti. Segnava così Götz subentrato ad un mediocre Rudy, le giocate dei rossi tedeschi paralizzavano, in una sconcertante abulia, tutta la Juventus, ed al 92, avendo l'ottimo arbitro recuperato il recuperabile, Sturm riusciva a piegare per la seconda volta l'incolpevole Tacconi. Strana squadra, questa allenata da Zoff sembra possedere un'anima infantile; l'incapacità di vivere da protagonista, nel bene e nel male, è inafferrabile. Cronisti che intendono il mestiere come ingrandimento delle cose impossibili possono lamentare che la società intenda, nella nuova stagione, mutare indirizzo tecnico. Secondo noi, la Juve attuale ha tutte le risorse per qualsiasi impresa, solo che lo voglia e vada in campo in grado di rendere 90 minuti. Ora il match del 18 a Colonia si trasforma in un'avventura quasi impossibile, seppure, a guardare bene, nel match di andata, la Juve, finché è stata in... gambe, ha mostrato il gioco migliore.
Vladimiro Caminiti tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.15