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martedì 20 gennaio 2026

20 Gennaio 1985: Juventus - Como

É il 20 Gennaio 1985 e Juventus e Como si sfidano nella prima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I Bianconeri sembrano piú concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'é sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto

Dall'altra parte c'é la squadra lariana che termina il campionato con una meritatissima salvezza.


Buona Visione!


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Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 1 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 20 gennaio 1985 ore 14:30 
JUVENTUS-COMO 2-0
MARCATORI: Bonini 9, Rossi P. 42

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Caricola 65), Platini, Boniek. 
A disposizione: Tacconi, Limido, Prandelli, Vignola. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

COMO: Giuliani, Tempestilli, Ottoni, Centi (Gobbo 80), Albiero, Bruno, Muller, Butti (Todesco 62), Corneliusson, Matteoli, Fusi. 
A disposizione: Della Corna, Guerrini, Morbiducci. 
Allenatore: Ottavio Bianchi

ARBITRO: Mattei



Mentre Boniek consiglia a tutti di non farsi troppe illusioni
BONINI: LA SUPERCOPPA NON CI HA DISTRATTO SIAMO TORNATI QUELLI DI UNA VOLTA

"Abbiamo la tranquillità della squadra consapevole della propria forza e della possibilità di ottenere i risultati cui aspira." 
Le parole di Cabrini sono forse un po' enfatiche, ma sostanzialmente esprimono l'atmosfera che si respirava ieri pomeriggio nello spogliatolo della Juventus dopo la vittoria per 2 a 0 sul Como.
Un avversario provinciale, è vero, ma che con pressing e velocità ha fatto faticare la Juventus: onore al vinti, gloria at vincitori, dunque. C'è di che - sommato alla bella vittoria di mercoledi sera contro Il Liverpool ridare nuovo fiato alle trombe dei tifosi.
Che la Juventus abbia intrapreso una di quelle rincorse che tanti entusiasmanti successi le hanno procurato da quando è iniziata l'era Trapattoni?
"Adesso è presto per fare discorsi del genere" - afferma Cabrini - Andiamo avanti per la nostra strada, poi vedremo. Il girone di ritorno ci é favorevole, alla fine tireremo le somme".
E' comunque un fatto che la situazione sembra favorevole ad una rimonta blanconera. Platini inventa da par suo, Boniek sembra aver ritrovato nella Supercoppa nuovo brio e carburante, Bonini macina sempre piú palloni, tutto il complesso gira come un motore ben lubrificato. Insomma. I punti di svantaggio da Verona e Inter sono 6, ma la Juve deve recuperare l'incontro casalingo con la Lazio, quindi potrebbero diventare solo quattro. 
Boniek getta una secchiata d'acqua su entusinami che considera prematuri e troppo facili: 
"Andiamoci piano - ammonisce - Abbiamo vinto contro il Como e niente più. Una bella squadra, certamente, ma vincere era nostro dovere. Parlare di scudetto sarebbe illudere noi stessi e i tifosi. Se ci montiamo la testa noi, che cosa dovrebbero fare le squadre che hanno cinque o sei punti di piu?"
Un richiamo alla realtà certamente opportuno ma che appare fin troppo severo. In fondo l'intelalatura della squadra è fortissima, quella che ha vinto lo scudetto la stagione scorsa.
L'innesto di Favero al posto di Gentile: il cambiamento che probabilmente destava maggiori preoccupazioni si sta rivelando tutt'altro che traumatico: l'ex avellinese, dopo una difficile fase iniziale di amblentamento, sembra aver trovato tutta la sicurezza necessaria per imporsi anche in una squadra che ha ben plü elevate ambizioni. Insomma, i presupposti per una vittoriosa rincorsa ci sono.
"La cosa importante che è venuta fuori dalla partita contro il Como - spiega Bonini - è che abbiamo dimostrato di saper essere concentrati anche al di là della Coppa e della Supercoppa. Siamo tornati quelli di una volta:concentratissimi e determinatissimi sempre, in ogni occasione. Per questo dico che il discorso scudetto è ancora aperto. Anche se ci sono tanti punti da recuperare. É importante che non facciamo corsa su nessuno dobbiamo continuare a marciare spediti per la nostra strada, a primavera alzeremo la testa e vedremo dove siamo arrivati."

Giorgio Destefanis




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giovedì 2 ottobre 2025

27 Settembre 1981: Juventus - Como

É il 27 Settembre 1981 e Juventus Como si sfidano nella Terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conqusiterá la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altre parte c'é il Como che dopo un campionato deludente chiude all'ultimo posto e saluta la Serie A.

Buona Visione!



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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 3 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 27 settembre 1981 ore 15:00 
JUVENTUS-COMO 3-1
MARCATORI
: Cabrini 18, Bettega R. rigore 34, Fontolan 59, Scirea 85

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega R., Bonini, Virdis (Fanna 65). 
A disposizione: Bodini, Osti, Prandelli, Tavola. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

COMO: Giuliani, Tendi, Mirnegg (Tempestilli 66), Galia, Fontolan, Albiero, Mancini, Lombardi, Nicoletti, Gobbo, De Rosa (Butti 66). 
A disposizione: Renzi, Marozzi, Degradi. 
Allenatore: Giuseppe Marchioro

ARBITRO: Lo Bello R.




I bianconeri si assicurano il risultato poi tirano il fiato concedendo al Como di ben figurare
Juventus al risparmio, pensando al Celtic 
L'assenza di Brady si è fatta sentire, obbligando i bianconeri a giocare di forza, senza una lucida regia 
Dopo una clamorosa occasione fallita dai larìani, gol di Cabrini su punizione e replica di Bettega su rigore per fallo ai danni di Virdis 
Nella ripresa i lombardi accorciano le distanze con Fontolan ma Scirea nel finale ristabilisce il distacco 

TORINO — Le profezie di Trapattoni si sono avverate e da ieri sera la Juventus guida, da sola, la classifica del campionato. A questo parziale traguardo il trainer bianconero è pervenuto non senza affanni e non senza problemi. I campioni d'Italia hanno battuto l'organizzatissimo Como con reti di Cabrini, Bettega (su rigore) e di Scirea ma non hanno esibito quella spigliatezza e quella tracotanza che quindici giorni fa avevano sfoggiato contro un Cesena fragile come una filigrana.  
Il Como di ieri, naturalmente, ha una consistenza atletica indubbiamente superiore a quella della matricola romagnola ma è sufficiente questa osservazione per spiegare alcune metamorfosi juventine? Da quel giorno, e se vogliamo anche dalla sera di Glasgow, alcune cose sono diventate piú confuse. Un primo tentativo di analisi è possibile mettendo sul tavolo della discussione l'assenza di Brady; l'irlandese, anche nelle giornate di minor vena ispiratrice, sa essere l'uomo-riferimento per la squadra. La sua assenza ha invece costretto gli uomini di Trapattoni, come accadeva stagioni fa, ad usare soprattutto i muscoli. E dopo un primo tempo buono e contrassegnato da due reti (13" e 34" minuto) cavate fuori da un dispositivo tattico di Marchioro che non lasciava respiro e varchi, ha fatto riscontro un secondo tempo che ricordava il giorno di Babele, durante il quale ognuno, nel costruire il gioco, pareva esprimersi con linguaggio diverso e balbettante.  
E nel secondo tempo cresceva il Como che centrava la porta di Zoff con Fontolan chiamato in avanti dai colleghi in un'azione scaturita da un calcio di punizione e conclusa con un perentorio colpo di testa dello stopper comasco. Era il 60': il risultato era rimesso in gioco: sennonché con l'ingresso di Fanna la Juventus trovava modo all'85' di mandare a rete Scirea la cui conclusione di destro era tanto potente quanto precisa. E queste prodezze individuali ci riportano al tema conduttore della partita, migliore per la Juventus nel primo tempo e positiva per il Como nella ripresa quando al gioco corale dei comaschi i bianconeri replicavano quasi con isolate avventure. E isolate incursioni erano quelle di Marocchino, il quale nella prima parte della gara sembrava trascinare da solo la squadra. Ci veniva in mente una frase di Platone, antico filosofo greco: la virtù delle ali è il portare in alto ciò che pesa. Platone non intendeva le ali calcistiche, ma la frase calza a pennello.  
Al 33' ed al 42' Marocchino, ala imprendibile nelle giornate di vena, trascinava il pubblico in un applauso collettivo. Il risultato era già al sicuro. Lo avevano siglato prima Cabrini (13'), con il solito sinistracelo calciato su punizione battuta da Bettega e con Bettega, il quale trasformava al 34' un rigore concesso da Rosario Lo Bello per atterramento di Galia nei confronti di Virdis. Non ci piaceva all'inizio il Como, nelle cui file si esprimevano su livelli di sufficienza i soli Lombardi, Gobbo. Mancini e Giuliani. Nicoletti. senza la sussistenza di un evanescente De Rosa, sembrava uno di quegli uccelli migratori che in India, provenienti dall'Himalaja vanno a suicidarsi contro i falò accesi dai pastori. Troppi dribbling da parte dell'attaccante comasco, il quale ad eccezione della splendida palla suggerita a Gobbo al 9" minuto (Gobbo dribblava Zoff ma sciupava maldestramente), finiva puntualmente per cadere nel fuoco... acceso della difesa juventina. Comunque si tratta di un buon elemento. Furino. Bettega, Cabrini, Tardelli, Scirea, ma soprattutto Marocchino e Brio, davano discreta autorevolezza alla squadra, che pure aveva in Bonini un centrocampista interessante e volitivo anche se pasticcione.  
Nella ripresa, forse perché il risultato era al sicuro, fors'anche perché il pensiero di tutti era rivolto al Celtic ed al mercoledì di Coppa, si verificava la metamorfosi di cui abbiamo detto. Lievitava il Como, si ingarbugliava la Juventus in un gioco senza sbocchi. Tardelli e Furino continuavano comunque a dare sostentamento al centrocampo. Brio era impeccabile su Nicoletti. Bettega manovrava buonissimi palloni, ma aveva al fianco un Virdis un po' freddo e meno animoso del solito. Il gioco diventava frammentario e ne traeva vantaggi, seppure platonici, il Como. L'azione procedeva a singhiozzi ed il pubblico non aveva più modo di divertirsi come nel primo tempo. Pesava l'assenza di Brady. Il terzo gol (descritto) riportava una maggiore serenità. E vinceva il migliore ed il più meritevole, ma non con la facilità che sembrerebbe indicare il risultato abbastanza rotondo. Risultato comunque giusto poiché al gol fallito da Gobbo faceva da contrappeso quello mancato di un soffio da Marocchino al 25'. dopo una proiezione verticale impressionante. Proprio Marocchino pagava il dispendio di energie spese nella prima frazione, e salvo rari sussulti, scompariva nelle pieghe confuse di un match nel quale i bianconeri non mettevano più tanto impegno. Marchioro temeva l'inizio garibaldino dei bianconeri ed aveva ragione. Dopo 34 minuti il suo Como era sotto di due reti. E anche questo spiega perché la Juventus si sia placata dopo un tempo Trapattoni sperava nel successo sul Como per verificare certe condizioni e per dare morale alla squadra. Non tutte le conferme sono venute (parliamo di alcuni singoli), ma il morale sarà notevolmente cresciuto dopo questo 3 a 1 che vale il primato. 

Angelo Caroli 




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Antonio Cabrini festeggia nel modo più degno la sua centesima partita di serie A, tutte in maglia bianconera. Un suo bolide di sinistro, su calcio di punizione, risolve subito tutti i problemi della Juventus, che dal sollecito vantaggio trae motivo per una partita senza affanni e quindi corredata dalle altre segnature di Bettega su calcio di rigore e di Scirea. Per la Signora è già tempo di fuga.

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Sei punti e dieci gol in tre partite ritmano la partenza lanciata della Juventus, che ha già fatto il vuoto alle proprie spalle. Il calendario, certo, ha allungato una mano, offrendo avversari non proibitivi. Ma la salute della Signora in bianconero appare in ogni caso splendente. Bettega e il sempre più sorprendente Scirea (un libero che marcia alla media di una rete a partita, roba da bomber ad alta quotazione) guidano la fila dei cannonieri. E in mancanza di Brady, a riposo cautelativo in vista del Celtic, il biondo Bonini spopola..

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giovedì 5 ottobre 2023

6 Ottobre 2002: Juventus - Como

É il 6 Ottobre 2002 e Juventus e Como si sfidano nella quinta giornata del girone di andata del Campionato di Calcio di Serie A 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

É una Juventus lanciatissima quella che inizia il campionato con qualche balbettio. Tra qualche mese peró sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo. Dall'altre parte c'é un Como che non rende mai l'idea di poter scappare dal incubo retrocessione! Infatti a fine stagione ci sará l'amara sentenza.

Buona Visione!


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Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Ddomenica 6 ottobre 2002 ore 15.00
JUVENTUS-COMO 1-1
MARCATORI
: Pecchia 65, Zalayeta 88

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Iuliano, Montero, Moretti (Zambrotta 65), Camoranesi, Davids, Baiocco (Zenoni 46), Del Piero, Salas (Zalayeta 57), Trezeguet
Allenatore: Marcello Lippi

COMO: Brunner, Tomas, Padalino, Brevi, Stellini, Binotto, Cauet, Allegretti, Pecchia, Rossi (Music 62), Godeas (Bjelanovic 84)
Allenatore: Loris Dominissini

ARBITRO: Bertini




AL DELLE ALPI IL COMO IN VANTAGGIO E' RAGGIUNTO SOLO NEL FINALE 
Juve in giornata no salvata da Zalayeta 
L'uruguaiano pareggia di testa a due minuti dal termine di un incontro giocato senza grinta e lucidità dai bianconeri in formazione rimaneggiata 
Gol di Pecchia per gli ospiti, traversa di Salas in avvio, Moretti infortunato  
TORINO La Juventus risponde con un pareggio e una prestazione allarmante ai quattro gol di Roma e Inter e al «cappotto» del Milan al Torino. Secondo pareggio consecutivo in casa, seconda sconfitta evitata proprio nel finale. Problemi? Secondo Marcello Lippi non c'è motivo di preoccuparsi, una giornata storta rientra nelle logica soprattutto se si tiene conto dei problemi di formazione causati da squalifiche, infortuni e da giocatori mandati in campo in condizioni ancora precarie. Ma intanto il distacco dall'Inter, che gioca male ma vince sempre, sale già a quattro lunghezze e alla ripresa del campionato sabato 19 ottobre ci sarà proprio lo scontro diretto con i nerazzurri. Avrà sicuramente ragione Lippi che meglio di tutti ha il polso della situazione, tuttavia questi alti è bassi fra Coppa e campionato non possono passare inosservati. 
Il pareggio con il Como non è immeritato se si tiene conto della supremazia territoriale dei bianconeri (65 per cento il possesso palla). Però è stato un dominio sterile, un tocchettio da destra a sinistra che non ha mai prodotto nulla di concreto. I bianconeri hanno toccato il punto più basso dall'inizio di stagione e buon per lippi che ora ci sono due settimane per riordinare le idee e recuperare giocatori importanti.  
Una settimana fa il Parma aveva preso la Juve alla gola sorprendendola con una tattica coraggiosa. Altra storia ieri. Il Como è venuto al Delle Alpi con il chiaro intento di limitare i danni, ma tanto è bastato per frastornare Del Piero e compagni che hanno rischiato la prima sconfitta casalinga a distanza di un anno da quella subita dalla Roma nell'ottobre 2001. Lippi, come previsto, è partito con il tridente. Una scelta che a Empoli aveva avuto scarsi risultati, ma l'assenza di Nedved costretto alla panchina dal mal di schiena, ha spinto l'allenatore bianconero a rivedere i piani tattici.  
I tre davanti avrebbero avuto sulla carta un potenziale enorme, ma all'atto pratico si sono presto inceppati. Una traversa di Salas dopo quattro minuti è quanto resta della cronaca fino al gol di Zalayeta. Fra questi due estremi soltanto le enormi difficoltà a scavalcare il robusto centrocampo del Como puntellato da Cauet e Pecchia e la mollezza di una squadra improvvisamente a corto di idee e tendente al tipico abbiocco post prandiale. Qualche guizzo di Camoranesi dirottato da destra a sinistra senza risultati, in generale la sensazione che ci fosse una fatica immane nel tentare la via della rete. Lo sforzo maggiore era della Juve, perché il Como con i suoi cinque centrocampisti a creare una cerniera impenetrabile non è sembrato mai in affanno, mai costretto a salvataggi miracolosi per evitare il peggio. Dominissini ha lasciato in attacco soltanto Godeas, che ha cercato sfondamenti centrali e laterali ogni volta che la Juve allentava la presa.  
Al 39' il Bisonte comasco è andato vicinissimo al gol e Buffon ha dovuto sfoderare una delle sue uscite da kamikaze per bloccare l'attaccante. Un piccolo allarme, mancavano ancora cinquanta minuti più recupero e pur tra mille difficoltà il progetto vincente dei lippiani poteva ancora concretizzarsi. Questo se la Juve nel secondo tempo non avesse fatto anche pegjgio. Dentro Zenoni fuori Baiocco, il resto della partita è trascorso nell'attesa che una mano amica desse la spinta decisiva. Lippi avrebbe voluto risparmiare l'esausto Trezeguet, ma l'ingresso di Zalayeta per Salas e l'infortunio di Moretti sostituito dal debuttante Zambrotta, lo costringevano a chiedere al francese uno sforzo ulteriore. Un minuto dopo il terzo cambio (21') il Como passava in vantaggio. Contropiede orchestrato da Godeas che da destra metteva la palla in area: un rimpallo fortunoso su Binotto recapitava la palla a Pecchia che calciava a botta sicura. Nulla da fare per Buffon, fra l'altro ostacolato da Binotto in netta posizione di fuorigioco.  
Una Caporetto. Il segnale della riscossa lo dava l'ingresso di Moggi a bordo campo, un gesto scaramantico che ha spesso avuto risvolti positivi. La Juve, già poco lucida prima dello svantaggio, ora btancolava nel buio più totale. Inutile appellarsi alle assenze di Tudor e Tacchinardi, la squadra era ormai sgonfia e incapace di orchestrare una reazione. Del Piero sonnecchiava, Zalayeta sbagliava un'occasione con un tiracelo da posizione favorevole. Tifosi spazientiti e rassegnati, poi un lampo improvviso a riequilibrare le sorti della sfida. A due minuti dalla fine la sgroppata di Zenoni sulla sinistra, il suo cross una volta tanto calibrato al punto giusto, il perfetto stacco di testa di Zalayeta. Una liberazione, in fondo un pareggio non rubato. Ma la resta la sensazione di una Juve povera di qualità che dovrà ritornare in fretta a pieno organico per riprendere la corsa-scudetto.  
Fabio Vergnano 




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Foto tratta dalla pagina Facebook 'Il museo del Como'

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