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venerdì 6 febbraio 2026

6 Febbraio 1977: Juventus - Sampdoria

Attraverso Youtube vi offriamo un altro gustoso ricordo di questa odierna. 

É il 6 Febbraio 1977 Juventus e Sampdoria si sfidano in questa gara valevole per la quindicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1976-77 allo 'Stadio Comunaledi Torino.

É un campionato dominato dalle squadre piemontesi questo. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. Dall'altra parte c'é una Samp che nonostante lotti fino all'ultimo dovrá salutare la Serie A a malincuore.

Buona Visione!


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Stagione 1976-1977 - Campionato di Serie A - 15 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 6 febbraio 1977 ore 15:00
JUVENTUS-SAMPDORIA 3-0
MARCATORI
: Tardelli 34, Tardelli 41, Bettega R. 76

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

SAMPDORIA: Cacciatori, Arnuzzo, Callioni, Valente, Zecchini, Lippi, De Giorgis, Bedin, Bresciani, Savoldi, Tuttino
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Prati



Le Pagelle dei Bianconeri 
Un "barone" in gran vena 

ZOFF — Per settantacinque minuti resta praticamente inattivo, poi compie una difficile parata su colpo di testa ravvicinato di Bedin, si ripete su un cross dell'ex interista e chiude con una deviazione accademica In angolo su tiro di Savoldl II. Tanto basta per meritare il premio-partita. 

CUCCUREDDU — Tiene sotto controllo De Giorgis e lo cancella dalla gara senza sforzo apparente. Prudentemente resta nella sua zona per evitare sorprese in contropiede. 

GENTILE — Comincia su Savoldl, poi si sposta a sinistra, su Valente, nel settore che gli è più congeniale per i suoi inserimenti offensivi. Talvolta pasticcia ma alla fine, tirando le somme. Il suo rendimento risulta sufficiente. 

FURINO — Prima di prendere in consegna Savoldl II, giostra fra Valente e Tuttino, poi trova la posizione, ma non gli spazi. Fornisce il cross che consente a Tardelli di sbloccare il risultato e migliora nella ripresa annullando Savoldi. 

MORINI — Se la vede con Bresciani e gli prende subito le misure. Si produce in un affannoso recupero su un contropiede, ma governa senza problemi la situazione e si sgancia qualche volta per alleggerire il lavoro dei centrocampisti. 

SCIREA — Discusso a Roma, torna immediatamente sui livelli abituali di rendimento offrendo una prestazione senza sbavature in fase difensiva: si sgancia al momento opportuno ma i suoi spunti non hanno esito.

CAUSIO — Soffre in avvio per la strettissima marcatura di Arnuzzo poi riesce a farsi luce per Il tiro, mette lo zampino nelle due reti di Tardelli ed é protagonista di una ripresa ricca di spunti brillanti. Sfiora il gol un paio di volte. É senz'altro II miglior bianconero. 

TARDELLI — É il mattatore della partita: firma due gol, con destri imparabili che riscattano ampiamente una prima mezz'ora costellata da incredibili errori. Anche il terzo gol di Bettega é merito suo. Alla fine risulta la carta vincente stroncando Tuttino, l'uomo che era riuscito a scompaginare i piani tattici della Juventus nella fase iniziale. 

BONINSEGNA — Callioni lo segue come un'ombra e gli rende la vita dura (c'è anche un diverbio che sfugge all'arbitro) per tutto il primo tempo. Nella ripresa, quando le maglie della difesa sampdoriana si allargano, anche Bonimba cresce di tono e sfiora tre volte il gol senza fortuna. 

BENETTI — Gira a vuoto nella fase più critica della partita, poi trova la posizione e si rende molto utile fornendo due bei passaggi-gol a Bonlnsegna. A risultato acquisito concede a Bedin l'unica palla-gol per la Sampdoria. 

BETTEGA — Non é li miglior Bettega e Zecchini lo blocca di piede e di testa per tutto il primo tempo. Nella ripresa, su cross di Tardelli, fallisce il gol con uno spettacolare colpo di testa in tuffo. E' pronto a ribattere in rete una palla sfuggita a Cacciatori. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 7 febbraio 1977




Il campionato 1976-77 tira le somme e il giro di boa mette in vetrina una primizia-record: il Toro (grazie a Pulici nuovamente in odore di... gol) e la Juventus (grazie a Tardelli goleador come all'esordio nel Pisa) si laureano "campioni d'inverno" a pari punti e Torino diventa la capitale del calcio europeo. Bagarre - invece tra le damigelle: l'Inter ritrova i gol di Muraro e la Fiorentina morde la coda a un "ciuccio" in crisi. Come dire, le premesse ci sono...
Lady Italia e Mister Europa

CAMPIONE D'INVERNO non è stato né il Re (Torino) né la Regina (Juventus). Al giro di boa si trovano a braccetto, e naturalmente Torino esulta per questa dominazione sabauda. Gli storici de «La Stampa» hanno ricordato, con legittimo orgoglio, che 

"non era mai accaduto nella storia del campionato di serie A che due squadre della stessa città si trovassero in testa alla classifica a pari punteggio alla fine del girone d'andata come capita invece ora a Torino e Juventus. Nemmeno Inter e Milan nei periodi del loro massimo fulgore si trovarono in un'identica situazione". 

Il Torino è l'unica squadra imbattuta di tutta Europa, un record che difficilmente sarà eguagliato. E la città esulta perché con la Juventus e Torino che vanno a braccetto non si tratta più del predominio di una squadra, ma di un'intera città. Agnelli e Pianelli sono i nuovi imperatori del calcio italiano. Dietro di loro hanno fatto il vuoto.

JUVENTUS-SAMPDORIA 3-0
Prima lezione di piemontese

TRAPATTONI HA VINTO facilmente il duello con Bersellini, perché l'allenatore della Sampdoria si è fatto harakiri. Bersellini ci teneva a far bella figura a Torino, perché l'anno scorso era stato sino all'ultimo in ballottaggio con Trapattoni per allenare la Juventus. Poi Boniperti aveva puntato sull'ex-milanista, anche perché non rientra nello stile-Juventus portar via gli allenatori alle altre società e la Sampdoria aveva già proposto a Bersellini il rinnovo del contratto. Dopo aver letto la relazione del suo osservatore di fiducia, Onesti, (che per inciso non è il presidente del CONI ma un famoso sarto di Fidenza) Bersellini si era convinto che per bloccare la Juventus era necessario neutralizzare le due punte Boninsegna e Bettega, e inaridire la fonte del gioco, l'estroso Causio. Il piano è stato preparato nei minimi particolari e applicato alla perfezione. Ma bloccati i cannonieri e l'ala tattica, ha dilagato il centrocampo: Tardelli ha segnato i primi due gol e ha fatto segnare il terzo a Bettega. Tardelli, tra l'altro, è un ex mancato, perché la Sampdoria si era mossa prima degli altri. Ha confidato al Guerino il general manager Lazzarini: 

"Visto che tutte le relazioni del nostri talent-scout parlavano di Tardelli come di un fenomeno, Lolli Ghetti voleva comprarlo a tutti i costi. Già a marzo aveva convocato Beltrami a Genova, l'avevo accompagnato io nella sede della flotta. Il nostro presidente era disposto a offrire 350 milioni per la comproprietà. Ma il direttore sportivo del Como non volle impegnarsi, sicuro che avrebbe strappato di più, come è infatti avvenuto". 

Domenica il mattatore Tardelli ha voluto dimostrare all' Onassis italiano che aveva sbagliato a non offrire di più. Pur di avere Tardelli, a Lolli Ghetti conveniva vendersi una nave. Se avesse Tardelli oggi la Sampdoria non sarebbe in zona retrocessione. Tuttavia i dirigenti sono sicuri di salvarsi anche quest'anno. Dopodiché faranno la rivoluzione. E' già stata programmata. L'anno prossimo forse non ci sarà più Bersellini in panchina e mancherà anche Bedin in campo. Anzi si può dire che Bersellini rischia di perdere il posto per via di Bedin. L'ex interista ha già creato una frattura tra l'allenatore e il preparatore atletico. Bersellini e Onesti sono amici fraterni, come Castore e Pollucce. Ma secondo Onesti, Bersellini (che si atteggia a duro ma in fondo è un timido) si fa plagiare da Bedin. Si è saputo che è stato Bedin a convincere Bersellini a sbolognare il suo rivale Salvi al Vicenza. Ed è lui a dare l'ostracismo a Valente che per i suoi gusti corre troppo.

La vittoria sulla Samp ha riportato il sereno nel clan della Juventus. Ma i tifosi cominciano a credere che Trapattoni abbia sbagliato a dar via Damiani, dopo quanto Pruzzo ha dichiarato a «Stampa sera». Il bomber del Genoa ha fatto notare a Giorgio Bidone: 

«Perché si scommette soltanto sui gol di Graziani, di Pulici e i miei? In queste scommesse dovrebbe entrarci anche Damiani perché i gol li fa pure lui e l'ha dimostrato anche quest'anno. Anzi proprio quest'anno più di altre volte. Mi pare che si sia comessa un'ingiustizia nei suoi confronti».

Pruzzo è grato a Damiani perché l'ex juventino gli ha pure fatto segnare parec chi gol, si sta rivelando una spalla preziosa. I gemelli d'Italia, adesso sono loro. Eppure dopo aver firmato il contratto con la Juventus Trapattoni disse a Boniperti di dare pure via Damiani, perché non gli serviva. Aveva deciso di utilizzare Causio all'ala destra anche nella Juventus come in Nazionale e garanti che nessuno sapeva fare i cross meglio di Causio. L'astuto Boniperti però si è garantito. E nella previsione che Damiani si affiatasse con Pruzzo aveva fatto mettere una clausola per la quale la Juventus può riprendersi Damiani a fine campionato, versando 100 milioni di risarcimento danni al Genoa. Siccome la Juventus ha pure un'opzione per Pruzzo, il sogno di Boniperti è quello di portare a Torino entrambi i gemelli del Genoa. Ma sa che il suo compito è difficile. Perché a Genova scoppierebbe il finimondo.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.6



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Continua, da parte della Juventus la politica dei giovani. Contro la Lazio è toccato a Cabrini che, chiamato a sostituire Gentile, si è comportato da veterano. La prova migliore, con gli azzurri di Vinicio, l'ha comunque fornita Tardelli che vediamo tirare nonostante il tentativo di contrasto di Pighin. Con il pallone in fondo alla rete  Pulici è a terra: Tardelli da parte sua è felicissimo e la sua gioia risulta particolarmente evidenziata dal primo piano riprodotto sopra a destra. 

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Per fermare un'azione travolgente di Cabrini, Pighin ha dovuto far ricorso alle maniere forti in area. Del tiro dagli undici metri si è incaricato Boninsegna sul cui sinistro dal dischetto, Pulici non ha potuto fare assolutamente nulla. Grazie alla vittoria conseguita sulla Lazio, la Juve continua la sua marcia di testa pur se in coabitazione con i cugini del Torino. E questa corsa a due, secondo molti, si concluderà soltanto alla fine del campionato. Anche se c'è chi prevede (sperandolo) un superspareggio tutto sabaudo da disputare la domenica successiva alla fine del torneo


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giovedì 30 ottobre 2025

30 Ottobre 1983: Juventus - Sampdoria

É il 30 Ottobre 1983 e Juventus e Sampdoria si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida una Samp in piena forma. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe

Dall'altre parte i blucerchiati finiranno settimi - per un soffio fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!

 

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Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 7 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 30 ottobre 1983 ore 14:30
JUVENTUS-SAMPDORIA 1-2
MARCATORI: Rossi P. 37, Brady rigore 50, Galia 75

JUVENTUS: Tacconi, Caricola, Cabrini, Bonini, Brio (Gentile 58), Scirea, Penzo, Tardelli, Rossi P., Platini, Vignola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

SAMPDORIA: Bordon, Pellegrini, Vierchowod, Galia, Guerrini, Renica, Marocchino (Bellotto 89), Pari, Mancini, Brady, Casagrande
Allenatore: Renzo Ulivieri

ARBITRO: Lanese



Due sconfitte consecutive, momento delicato per i bianconeri (ed ora arriva il Paris St. Germain)
Se va così piano, la Juve non va lontano
Sfortuna e giudizi arbitrali sfavorevoli: ma ci sono anche chiare difficoltà di manovra 
La Samp, con un gioco a tutto campo, ha messo in crisi Trapattoni e la sua squadra

Due batoste alle spalle, e adesso arriva il Paris St. Germain. E’ un momento delicato per la Juventus, un misto di sfortuna e giudizi arbitrali pesanti, ma anche di chiare difficolta di gioco. Automatismi che sfumano, vigore agonistico che manca (almeno in alcuni elementi, Bonini e Tardelli ad esempio, e senza di loro in buona condizione il centrocampo soffre molto), difficolta di Trapattoni nel centrare scelte tattiche che dall’esterno — dove tutto sembra più facile — appaiono non troppo azzeccate.

La somma di tutti questi «fattori contrari» hanno portato alla sconfitta contro la Sampdoria. Ma forse si dimentica l’ostacolo, più grosso. Ecco, proprio la Samp che gioca a tutto campo e che solo un grande Tacconi ha bloccato in avvio. Se dopo dodici minuti (lasciamo dà parte la bordata di Brady, il portiere aveva buona «visibilità» sul tiro da lontano dell’irlandese) i liguri fossero stati in vantaggio di due gol—botta al volo ravvicinata di Mancini e puntata di Vierchowod — non ci sarebbe stato da gridare allo scandalo, anzi.

Ieri la Juventus ha cominciato su ritmi troppo bassi, ha avuto un buon periodò di vivacità tanto che dopo alcune prodezze di Bordon è arrivata al gol (bellissimo) con Rossi, poi si è come fermata. E’ stata dimenticata intanto la regola antica secondo la quale anche su un terreno di calcio bisogna battere il ferro mentre è caldo: segnato il primo gol, occorre cercare con decisione il raddoppio.

La severità di Lanese che ha visto il rigore in un per noi normale scontro di gioco fra Tacconi e Mancini (portiere ed attaccante che «cercano» onestamente la palla e finiscono per scontrarsi) ha messo in crisi una squadra bianconera fragile, che non è più riuscita a ricucire trame di gioco già labili. Da questo disagio, il gol di Galia. Fra i liguri mancava Francis.

La Samp è andata in campo sapendo come giocare. Difesa attenta ma non chiusa (non ingannino i momenti di pressione bianconera che hanno’ costretto i liguri a ripiegare), centrocampo molto fitto ma molto mobile, con uomini pronti a sganciarsi per arrivare a collaborare con l’ottimo Mancini che si diceva troppo frettolosamente in crisi. Mancava Boniek, fra i bianconeri. Non e sicuramente il regista, pur essendo al momento l’elemento più in forma.

Tuttavia la squadra è mancata sul piano tattico, non solo sul ritmo. L’avere in campo due marcatori —Brio, Caricola—e mandare il secondo sul- (la punta più avanzata (Mancini) ed il primo a vagare su Marocchino, non è parso segnò di chiarezza. Che Trapattoni credesse nella presenza di Trevor Francis? Difficile. La squadra di casa ha un minimo di vantaggio «operativo» al momento della consegna di formazioni e cartellini all’arbitro.

Piccoli misteri. Un altro è la scarsa disposizione della squadra ad usare il campo nella sua larghezza, cosa che ha invece fatto la Sampdoria (vedi gol vincente, con Casagrande al cross dal fondo e Galia pronto alla deviazione: due centrocampisti nei vuoti avversari). La Juventus in attacco raramente è arrivata al cross, si è limitata a lanci dalla tre quarti campo che sono facile preda dei difensori avversari, specie se atletici come Guerrini e Renica.

Rossi è andato poche volte a svolgere il ruolo di ala, Penzo è rimasto soffocato nel folto di compagni ed avversari, Platini si è ingolfato nella ripresa nella stessa mischia, sia pure nella lodevole intenzione di dare un apporto decisivo in attacco lasciando a Vignola compiti di raccordo. E’ finita come si sa, ma l’importante è che non si continui a parlare del recentissimo passato negativo.

Ci sono Paris St. Germain e Verona alle porte. Due occasioni per scordare il peggio ed andare verso il meglio. Non bisogna pensare solo agli arbitri, bisogna invece concentrarsi sul gioco. 

Bruno Perucca 
tratto da: La Stampa 31 ottobre 1983





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Torino piange Genova ride la Roma trionfa

Genova batte Torino 2-0. Le squadre liguri sconvolgono il campionato obbligando Juventus e Torino a calarsi nella parte delle inseguitrici. Due sconfitte pesanti per gli uomini di Trapattoni e Bersellini. Soprattutto per i bianconeri che, dopo aver perso il derby, sono caduti in casa contro una Samp tornata al gol dopo tanta sfortuna. Brady ha trascinato i suoi ad una vittoria meritatissima. Dopo il rigore (sul quale si discuterà a lungo) trasformato da Brady, Galia (nella foto qui sotto) ha completato l'opera. Ora tre punti separano la Juventus dalla Roma, un distacco pesante.
Non miglior fortuna ha avuto il Torino contro il Genoa. Sotto di due gol i granata hanno poi segnato con Schachner al suo primo centro in campionato. La «vecchia guardia» genoana ha firmato questo prezioso successo. Onofri, Antonelli e Briaschi hanno infatti trascinato i compagni alla vittoria della disperazione, sgelando i tifosi della Nord che avevano contestato all'inizio il presidente Fossati. II Torino esce ridimensionato da questa partita, costretto a rivedere in parte le sue ambizioni. E mentre la Roma fugge ed il Verona stupisce sempre di più (ma l'abilità del tecnico Bagnoli è fuori di dubbio) si prepara per domenica un grande derby genovese. Saranno scintille.


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sabato 18 ottobre 2025

9 Maggio 1976: Juventus - Sampdoria

È il 9 Maggio 1976 e si gioca allo Stadio 'Comunale' di Torino la sfida Juventus-Sampdoria. La gara è valevole per la quattordecisima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1975-76.

Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.

Per quanto riguarda la coppa nazionale i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall' Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.

Buona Visione!



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Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 9 maggio 1976 ore 16:00 
JUVENTUS-SAMPDORIA 2-0
MARCATORI: Capello F. 47, Furino 72

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Tardelli, (c) Furino, Morini, Scirea, Causio (Altafini 46), Cuccureddu, Gori S., Capello F., Bettega R.
A disposizione: Alessandrelli, Spinosi
Allenatore: Carlo Parola

SAMPDORIA: Cacciatori, Arnuzzo, Rossinelli, Ferroni, Zecchini, Lippi, Saltutti, Valente (Nicolini 46), Salvi, Orlandi, Tuttino
A disposizione: Di Vincenzo, Magistrelli
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Michelotti
AMMONIZIONI: Tardelli (Juventus); Arnuzzo, Nicolini (Sampdoria)





Le pagelle dei bianconeri 

ZOFF E' impegnato con tiri da lontano, alcuni innocui, altri fuori bersaglio. Corre un paio di pericoli nella ripresa su tiri di Nicolini (parata) e di Saltutti (fuori di poco). É battuto dalla deviazione di testa di Rossinelli ma l'arbitro annulla per fuori gioco del sampdoriano. Pur senza prodursi in interventi decisivi, appare rinfrancato.

GENTILE É risuschiato in avanti da Tuttino che arretra; ne approfitta per sostenere incessantemente il forcing offensivo senza perdere di vista il suo diretto avversario. Fornisce anche il passaggio che consente a Furino di segnare il secondo gol.

TARDELLI S'improvvisa, come di consunto, ala sinistra: effettua poderosi allunghi che, spesso, si concludono con il cross. Ripiega in retrovia riuscendo a tenere a bada Orlandi. Una prova all'altezza della sua fama. 

FURINO Sgobba per due con impegno. Lavora con ordine numerosi palloni e compie un piccolo capolavoro nel azione del secondo gol: supera in slalom due avversari ed il portiere, poi, da posizione angolatissima, infila in rete, ala pure con pure la leggera deviazione di Zecchini.

MORINI Cura l'unica punta della Sampdoria, Saltutti. Lo neutralizza senza sforzo, essendo in forma perfetta. Si concede anche una magnifica galoppata offensiva impegnando Cacciatori con un tiro dal limite. Solo una volta, e grazie ad un fortunato tackle, Saltutti riesce a concludere, sfiorando l'incrocio del pali.

SCIREA Si sgancia spesso, sfiora anche il gol. Sostiene centrocampo e attacco ma anche in fase difensiva è puntuale a stroncare i rari contrattacchi sampdoriani

CAUSIO Non brilla. Un dolore al piede sinistro, accusato verso la mezz'ora, né limita il rendimento e Parola, nell'intervallo, lo sostituisce con Altafini.

ALTAFINI Gioca sulla destro, al posto di Causio. Arretra per disturbare gli inserimenti di Arnuzzo. Non tocca molti palloni ma non sbaglia un passaggio. Un suo scatto irresistibile, con passaggio a Gori (non sfruttato) è sottolineato de applausi. Esplode un gran destro ma Cacciatori gli nega il gol.

CUCCUREDDU - Gioca mezzala e risulta tra i migliori in campo. Effettua diversi tiri senza fortuna: a volte difetta di precisione. Su punizione prepara il gol di Capello.

GORI Soffre, più degli altri, il terreno allentato. Chiuso nella morsa Ferroni-Lippi non riesce a farsi luce per il tiro. Per esprimersi al meglio ha bisogno di spazi che il bunker sampdoriano gli nega.

CAPELLO Presidia con autorità il centrocampo, benché sia tallonato da un mastino co me Mossinelli, e smista utili palloni: bello il cross dal fondo campo per Bettega che, di testa, sfiora il gol. Sblocca il risultato con un preciso colpo di testa, sfruttando un'indecisione della difesa sampdoriana.

BETTEGA Fallisce di un soffio un paio di occasioni. Segna nella ripresa, ma l'arbitro annulla per fuori gioco di Gori. S'impegna a fondo, ma non è facile giocare contro una squadra arroccata. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 10 maggio 1976



Bella prova della Juve (che spera ancora) contro la tenacissima Sampdoria.
Solo un miracolo potrebbe portare allo spareggio del 20 maggio.
Intanto il tecnico si difende dagli attacchi dei tifosi e accetta di comparire questa estate in crociera - davanti al tribunale del Guerin Sportivo
Processo a Parola (ma in alto mare)

TORINO I tifosi hanno abbandonato la Juventus. Ad assistere alla partita dell'arrivederci, c'erano solo 6.058 paganti. Aggiungiamoci pure i 17 mila abbonati, si è sempre al livello di Serie B. La Juventus campione d'Italia non meritava questa umiliazione nella partita dell'arrivederci. 
Dice Parola con amarezza: 
"Abbiamo due punti in più dell'anno scorso. Con la partita di Perugia possiamo migliorare ancora. Se facciamo meglio dell'anno scorso, voglio vedere chi ha il coraggio di sputarmi in faccia!". 

L'alibi di Parola sono le cifre. L'allenatore vuol dimostrare che la Juventus perderà lo scudetto perché il Torino si è comportato da mostro.
E' stato scritto che per Parola quella con la Sampdoria era la partita dell'addio, diciamo pure del licenziamento. Può anche essere, però Parola ci tiene a specificare che non è stato lui a dire questo, come invece ha scritto qualche giornale: 
"Non ho mai detto che lascio la Juventus, se ne riparlerà a fine campionato", 
ammette però che qualche colloquio sul futuro con Boniperti c'è stato, ma aggiunge: 
"Queste sono cose nostre, non posso renderle di dominio pubblico" 
è difficile indovinare il domani della Juventus. L'allenatore della squadra femminile di basket del Fiat, il cubano Gonzales, ha fatto sapere di essere già stato ingaggiato dalla Juventus come preparatore atletico. Il che fa supporre che Boniperti, risolto il problema del training, punti semmai su un allenatore giovane e docile, disposto ad obbedire ai suoi ordini.
Però quest'anno la Juventus aveva speso quasi due miliardi e s'era rinforzata con Tardelli e Gori per vincere scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Italia. Due traguardi sono stati mancati, il terzo è appeso ad un sottilissimo filo. C'è già materia per fare un processo all'allenatore. E Parola, molto sportivamente, ha accettato di essere processato dalla speciale giuria del « Guerin Sportivo ». Lo metteremo sul banco degli imputati durante la solita crociera su una nave della Linea C, dove l'anno scorso fu processato (e assolto) Fulvio Bernardini. Qualcuno dirà magari che assieme a Parola si dovrebbe processare anche Boniperti e noi ci auguriamo che il presidente-tecnico della Juventus accetti di dividere il capo di imputazione con l'allenatore da lui scelto e fermamente difeso.

Non si sa invece cosa pensa Gianni Agnelli, perché domenica allo stadio non si è visto. E' troppo impegnato con la politica per poter pensare anche alla Juventus. Aveva già detto di sì a La Malfa, per presentarsi nella lista del PRI. Poi suo fratello Umberto gli ha rivelato che a sua volta aveva già accettato l'invito della Democrazia Cristiana. A questo punto all'Avvocato è sembrato assurdo che un fratello si presentasse in un partito e l'altro in un altro. Ha così declinato l'invito del PRI e La Malfa si è arrabbiato da morire.

Si è parlato di politica anche in casa della Sampdoria. Il presidente Lolli Ghetti ha annunciato di aver querelato (tramite l'avvocato genoano Ugo Maria Failla) «La Repubblica » che l'ha accusato di aver finanziato il golpe liberale di Edgardo Sogno. Lolli Ghetti è iscritto al PLI, non poteva tollerare il sospetto di aver versato milioni a un complotto liberale e si è rivolto al tribunale.

Quanto alla squa-dra ormai Bersellini (che nella prossima stagione potrebbe cedere la panchina a Luis Suarez o a Liedholm) spera in San Gennaro e nei dirigenti della Sampdoria che sono molto amici del presidente del Napoli Ferlaino. Per la sconfitta di Torino, come al solito, l'allenatore ha scaricato tutte le colpe sui giocatori che lasciano gli avversari liberi di segnare. I giocatori a loro volta sono furibondi con i dirigenti che hanno negato il premio salvezza.

Infine negli ambienti della Juventus si definisce fanta-calcio quanto ha scritto il "Corriere d'Informazione". Secondo il quotidiano milanese della sera, la Juventus perderà lo scudetto per colpa di Boniperti, che il 17 marzo rifiutò un ritocco al premio scudetto fissato precedentemente in 8 milioni.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.20




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Fabio Capello, il ragioniere della Vecchia Signora, leva i pugni al cielo. E' la gioia della vittoria e della speranza; speranza di arrivare almeno a uno spareggio con il Torino, che a Verona ha compiuto un mezzo passo falso, andando ad impattare con gli attenti uomini di Valcareggi. Dietro a Capello, Altafini sorride. Sarà ancora lui Il match-winner?

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La Juventus ha battuto, con il punteggio classico di 2 a 0 la pericolante Sampdoria. Ha aperto le marcature Fabio Capello che, con un perfetto stacco da terra, colpisce di testa battendo così l'incolpevole Cacciatori. Una volta sbloccato il risultato, la Juve ha cercato di rimpinguare il bottino, ma la precipitazione e l'ottimo guardiano ospite glielo hanno impedito. C'è voluto un grande Furino (coraggioso e indomito come sempre) per raddoppiare. Nella foto vediamo appunto Furino che, dopo un vertiginoso slalom da metà campo, evita anche Cacciatori e depone la sfera in fondo alla rete ospite. Per la Juve c'è ancora un filo di speranza per arrivare allo spareggio con i cugini del Torino, mentre per la Sampdoria la classifica si aggrava ulteriormente. Al prossimo turno... la verità

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Ferroni, di testa, anticipa Gori, pronto a colpire di testa nella porta ormai vuota

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giovedì 25 settembre 2025

25 Settembre 1994: Juventus-Sampdoria

É il 25 Settembre 1994 Juventus Sampdoria si sfidano nella Quarta  Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi

La Sampdoria dal canto suo disputa un campionato dignitoso, benché fuori dalla zona europea ma lontano dalle zone pericolose della classifica.

Buona Visione!

 

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Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 4 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 25 settembre 1994 ore 15.00
JUVENTUS-SAMPDORIA 1-0
MARCATORI: Di Livio 34

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Orlando A., Torricelli, Kohler, Tacchinardi (Porrini 77), Di Livio, Conte A., Vialli, Del Piero, Ravanelli (Marocchi 72)
Allenatore: Marcello Lippi

SAMPDORIA: Zenga, Mannini, Ferri R., Platt, Vierchowod, Mihajlovic, Lombardo, Jugovic (Salsano 79), Melli, Maspero (Serena M. 72), Evani
Allenatore: Sven Goran Eriksson

ARBITRO: Amendolia



Bene Peruzzi 
Vialli opaco 
Ferri lucido 

PERUZZI 7. La parata più difficile è su Melli al 42', si getta a terra agile a deviare. Asciugato nel fisico, ci sembra in genere più pronto che in passato. 
FERRARA 6,5. Non fatica con Maspero, quanto nel finale con Vierchowod, che gli rifila pure una gomitata proditoria. 
ORLANDO 5,5. Non ha fortuna. Esordisce nella Juve dal primo minuto in campionato e si imbatte in Lombardo, che fa il minimo, ma quel che fa si sente. Spesso viene saltato dal sampdoriano. In fase offensiva per i compagni è un'ombra: lo vedono sbracciarsi da lontano, smarcato, però si farebbero tagliare un piede piuttosto che lanciarlo. 
TORRICELLI 6,5. Autorevole, attento. Ha ragione Fusi quando teme per il proprio posto. 
KOHLER 6. Partita attenta e dura su Melli (solita ammonizione). Gli scappa tre volte nel primo tempo e sono rischi. 
TACCHINARDI 6. Sotto tono, poche iniziative e rare aperture, 
(dal 32' st Porrini sv). 
DI LIVIO 7,5. Firma il primo gol della sua carriera in serie A: un evento da raccontare ai nipoti. Grande prova, però. Inizia accentrato, migliora quando torna all'esterno. 
CONTE 6,5. Una pecca: l'occasione che non sfrutta al 39'. Per il resto è il miglior juventino quando si tratta di pressare. 
VIALLI 5,5. Molto lavoro, al solito. Ma non è costruttivo come nelle prime partite. Probabilmente il dolore accusato in settimana lo condiziona più del ruolo (che non ci sembra arretrato come gli anni scorsi). 
DEL PIERO 7. La fotocopia del Codino: tocca cinque palloni e mette per tre volte il compagno davanti a Zenga, compresa l'occasione del gol. Chissà cosa farebbe giocando di più. Si è visto comunque che frenarlo all'ala destra è controproducente, il suo peso si avverte quando può stare dietro le punte
RAVANELLI 6. Buon inizio, molti contrasti a centrocampo. Vale discorso di Vialli con qualche scusante in più 
(dal 26' st. Marocchi sv). 

ZENGA 6. Due tiri in porta, un gol, ma non per colpa sua. 
MANNINI 5,5. Certi suoi rinvìi mettono paura e Del Piero lo salta con facilità. 
FERRI 6,5. Nell'Inter era ormai un ronzino da macelleria, qui si mostra pulito negli interventi e persino lucido negli appoggi. 
PLATT 6. Intelligente lo é, sa mettersi al posto giusto. Ma è scolastico, quando servirebbe inventare qualcosa. 
VIERCHOWOD 7. Gioca l'ultimo quarto d'ora da centravanti fisso, al fianco di Melli. L'ultima trovata di Eriksson o una scelta generosamente disperata? Comunque da difensore mostra il solito anticipo. 
MIHAILOVIC 5. Gli vediamo perdere palla e infischiarsene del recupero per mettersi a litigare con l'arbitro e la panchina. Uno dei tanti episodi che ne fanno un giocatore inaffidabile. 
LOMBARDO 7. Non è in una giornata straordinaria per continuità, però che cambi di passo, che fughe. E' l'unica vera spina nel fianco della Juve. 
JUGOVIC 6. Un lavoro di semplice assistenza. A chi? 
(dal 34' st Salsano sv). 
MELLI 5,5. Bellissimo l'avvio, abbiamo pensato che si trasformasse nel castiga-Juve. Come al solito la fiamma si è spenta, nella ripresa non s'è visto e ha sbagliato un tiro clamoroso. 
MASPERO 5,5. Da seconda punta non funziona e manca la marcatura di Di Livio sul gol 
(dal 26' st Serena sv). 
EVANI 6. Disciplinato, come piace a Sacchi: il che non è una garanzia di buon gioco. 

L'arbitro AMENDOLIA 7. Partita semplice, che riesce a non rovinare.

Marco Ansaldo




Lippi domani in Coppa dovrà inventare la formazione: sei giocatori indisponibili 

TORINO. Quante cose tutte in una volta sola. La Juve che prova l'ebbrezza dei piani altissimi della classifica, il Milan che si perde a Cremona, Di Livio che segna il primo gol in serie A, Vialli che torna a fare lo sgobbone a centrocampo con l'entusiasmo di un ragazzino e con tanti saluti a Trapattoni. Giornata che vorremmo definire storica, se non fosse che ormai le sorprese sono dietro l'angolo. Ma intanto nell'aria si diffonde una sensazione di sicurezza che per ora proietta la Juve fuori dalla precarietà. E così arrivano le frasi ad effetto. 

Bettega: «Siamo sulla strada giusta e per me è una sensazione normale essere lassù. A certe abitudini del passato non si rinuncia volentieri». 

Anche il dottor Umberto Agnelli riesce ad essere ottimista e meno severo del solito: 

«Il Milan ò diverso rispetto all'anno scorso, ma soprattutto è la Juve che ò molto cambiata. Nel primo tempo ho visto la squadra che piace a me. Ma sarebbe un errore cancellare fin d'ora i rossoneri». 

Se sono ottimisti i grandi capi, come si fa a non adeguarsi? Primo fra tutti Vialli, oggi anima e coscienza della Juve in carriera. Il Gianluca non è stato straripante, ma si è sobbarcato un lavoro faticosissimo e soprattutto non ha mai fatto la punta. L'anno scorso avrebbe protestato, lanciato frecciate e battutine allusive. Oggi sembra addirittura gratificato: 

«Non succederà sempre che io sgobbi così, a meno che non si affrontino squadre come la Samp con una punta e tanti centrocampisti. In questi casi tutti devono sacrificarsi e in particolare chi sa stringere i denti più di altri, senza pensare ai giudizi della critica. Più avanti, però, mi auguro di fare ciò per cui mi hanno comprato». 

Sereno e obiettivo: 

«Se vuoi vincerò qualcosa devi cercare i tre punti anche quando dovresti soltanto pareggiare come ieri. In questi casi bisogna essere bravi a sfrattare gli episodi favorevoli. Noi ci siamo riusciti al primo colpo». 

Vierchowod attaccante di giornata lo fa sorridere: 

«Non è una novità, lo faceva anche quando ero a Genova. A forza di marcare centravanti, sa bene come ci si muove davanti». 

E adesso l'importante è resistere. Lippi ha rivisto una Juventus di uomini veri; Vialli, che a fine partita ha scambiato maglia ed effusioni varie con l'amico Zenga, sospende il giudi

«Speriamo di reggere, ma sarà durissima. Ci vorranno qualità fisiche e psicologiche per farcela. Oggi è la mentalità a fare la differenza». 

Sarà, ma senza quella zuccata di Di Livio addio evoluzioni dialettiche del Pelato. Ma il soldatino questa volta non si è fatto trovare impreparato all'appello e ha segnato il primo gol in A: 

«Sono contento perché è una rete pesante, cancella la jella che mi perseguitava e mi permette di fare una dedica a Fortunato. A 28 anni mi sento un buon giocatore da Juve, ma adesso non cambierà nulla in me e per me. Farò lo stesso lavoro massacrante di prima, magari con più entusiasmo di prima. A volto sbaglio gol facili proprio per la fatica. Però, la palla in porta è davvero una bella sensazione». 

E poi c'è Lippi che ha l'aria di chi avrebbe voglia di dire: io lo sapevo che c'era anche un'altra Juve. Sintesi secca: 

«Grande voglia, grande cuore, non era facile vincere. La squadra cresce e mi spiace che ci siano assenze importanti proprio in questo momento. Ma penso a come sarà più facile quando avrò tutti a disposizione. La Samp era uno scoglio durissimo, ma questo gruppo ha voglia di vincere». 

Frase ad effetto. Ma ciò che conta e che il monopolio milanista vacilla. Lippi ne prende atto con moderato ottimismo: 

«Ci sono tante squadre in corsa per traguardi importanti, così al tavolo dello scudetto si siedono piti invitati». 

Domani la Coppa. Lippi sarà obbligato a inventarsi una formazione proprio per la partita da vincere ad ogni costo. Infatti, Kohler é squalificato, Orlando non può giocare per motivi di tesseramento e Conte non riesce a recuperare la fatica in così poco tempo. Baggio, Sousa e Deschamps sono ancora fuori combattimento. Tornerà Fusi.


 


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