È il 19 febbraio 1978 e Juventus e Lazio si sfidano nella quarta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
È una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno può starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza.
Per quanto riguarda i bianco azzurri, rischiano fino all'ultima giornata una clamorosa retrocessione in Serie B, ma ce la fanno ad evitare una terribile beffa.
Buona Visione!
Stagione 1977-1978 - Campionato
di Serie A - 4 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 19 febbraio 1978 ore 15:00
JUVENTUS-LAZIO 3-0
MARCATORI: Bettega R. 5, Boninsegna 68, Boninsegna rigore 82
Torino - Stadio Comunale
Domenica 19 febbraio 1978 ore 15:00
MARCATORI: Bettega R. 5, Boninsegna 68, Boninsegna rigore 82
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio (Fanna 65), Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni
Allenatore: Luis Vinicio
La Juventus ha restituito alla Lazio il 3-0 dell'andata ma, a dispetto del punteggio, ha faticato per un'ora a doppiare lo splendido gol realizzato da Bettega in apertura e mettere definitivamente al sicuro il risultato.
E' stata una partita nervosa, con falli e ripicche che il giovane arbitro salernitano D'Elia (più per inesperienza che per incapacità) ha frenato in ritardo rischiando che la situazione degenerasse. Sul suo cartellino giallo, comunque, sono finiti Gentile, Cordova, Boninsegna e Lopez. Le vecchie ruggini - all'Olimpico la Juventus aveva subito l'unica sconfitta stagionale - sono riaffiorate avvelenando il gioco. La Lazio accusa i juventini di essere dei "picchiatori" e l'arbitro di eccessiva tolleranza: a noi è parso che i biancazzurri non abbiano certo offerto l'altra guancia, a volte hanno colpito per primi. E se c'è una squadra che deve lamentarsi del direttore di gara, questa è la Juventus: D'Elia le ha negato (39') un calcio di rigore per un plateale fallo di Pighin su Bettega in piena area.
La Lazio può solo recriminare sulle proprie lacune: per tutto il primo tempo i pericoli corsi da Zoff sono stati procurati dalle deviazioni dei compagni (Scirea e Furino) e solo nella ripresa, sul 2-0, Garlaschelli ha colpito una traversa impegnando poi, allo scadere, il portiere bianconero in una difficile deviazione in angolo. La Lazio non ha saputo approfittare del momento critico accusato dalla Juventus che, dal 29' al 36', ha perso il controllo del centrocampo: per il resto dell'incontro ha subito la supremazia territoriale dei campioni d'Italia che avevano sfiorato il raddoppio in quattro occasioni prima che Boninsegna piazzasse la zampata del 2-0 e, un quarto d'ora più tardi, siglasse, su rigore, il terzo punto. Un successo largamente meritato per la squadra di Trapattoni che, pur senza esaltare ma offrendo a tratti scampoli di bel gioco, continua la sua fuga ed allunga il passo sul plotoncino, sempre compatto e allineato, delle immediate inseguitrici, Torino, Milan e Lanerossi Vicenza. Cinque punti di vantaggio sono un buon margine di sicurezza: l'amara lezione di due anni fa (il Torino, che alla diciannovesima giornata accusava lo stesso ritardo, recuperò e vinse il titolo) ha insegnato ai bianconeri che è proibito sedersi sugli allori. La squadra, anche se qualche meccanismo ha bisogno di essere... lubrificato, è viva.La vittoria di ieri è legata al binomio Bettega-Boninsegna che dal primo turno non sognavano in tandem. Ma è anche legata all'ottima prestazione di Furino, che ha puntellato il centrocampo proponendo anche validissimi temi offensivi (compreso l'assist gol per Bettega e l'azione del rigore), a Morini che ha letteralmente cancellato Giordano dalla partita vendicando (sportivamente, s'intende) nel migliore dei modi la batosta di Roma dove fu il protagonista negativo.
Sono piaciuti, a parte qualche sbavatura, anche Tardelli, Scirea, Cuccureddu, Gentile e Causio che, ad un quarto d'ora dalla fine, quando l'iniezione antidolorifica (gioca con una piccola infrazione al mignolo del piede destro) stava per perdere il suo effetto, ha ceduto il suo posto a Fanna. Benetti ha sciupato numerosi palloni ma ha dato il suo valido apporto nel 'filtrare' i contrattacchi laziali. Fra gli ospiti merita una citazione Garella: non ha colpe per i tre gol e, con un paio di parate, ha evitato un passivo più pesante. L'avvio era brillante e sembrava promessa di spettacolo. La Juventus passava in vantaggio dopo appena sei minuti. Benetti smistava sulla sinistra per Furino: compiuti pochi passi, il «capitano» scodellava un preciso traversone sotto porta per l'accorrente Bettega che bruciava sul tempo Pighin e in spaccata, al volo di esterno destro, insaccava nell'angolo alto. Un gol da manuale. In scioltezza la Juventus insisteva.
Al 10' Causio proponeva una piacevole e ficcante manovra con un'apertura sulla destra per Scirea: al volo il «libero» serviva Gentile che di testa allungava su Bettega ma il suo passaggio a Causio era intercettato dalla difesa laziale. Rovesciamento di fronte e primo intervento di Zoff (12') su un innocuo cross di Agostinelli. La Juventus rallentava il ritmo e solo su punizione tornava ad impensierire Garella: prima con un colpo di testa a lato di Boninsegna, poi con una staffilata di Gentile che il portiere deviava in angolo. Intanto, qua e là, affioravano scorrettezze, scontri verbali. Al 27" Ghedin, vittima di una contrattura muscolare alla coscia destra, chiedeva il cambio: Vinicio lo sostituiva con Boccolini che seguiva Tardelli mentre Badiani passava su Causio (ogni tanto i due laziali invertivano marcatura). Era sempre la Juventus a comandare il gioco sebbene la Lazio desse segni di risveglio.
Al 28' Furino evitava due avversari e serviva un bel pallone a Boninsegna che, pressato da Manfredonia, mancava la deviazione gol. Per un fallo su Badiani, Gentile veniva ammonito (adesso rischia la squalifica). La Juventus sbandava e la Lazio cresceva di tono. Un tiro di Garlaschelli era girato in corner da Scirea che sfiorava l'autogol (29'). Poi Morini rimediava su Lopez che aveva intercettato un errato disimpegno di Scirea ma era Furino a procurare involontariamente un grosso brivido a Zoff che effettuava la prima vera parata su deviazione del compagno. La Lazio collezionava un paio di corners e gli animi si accendevano quando l'arbitro non fischiava, in favore della Juventus, un fallo ai danni di Gentile. Passata la sfuriata (si fa per dire) laziale, la Juventus riorganizzava il gioco e tornava a premere. Al 39' Causio batteva una punizione per la testa di Bettega che, spinto alle spalle da Pighin, mancava l'impatto con il pallone e franava sull'erba.Rigore netto: per l'arbitro, viceversa, tutto regolare. E poi dicono che le «giacchette nere» favoriscono la Juventus. Come se non bastasse, senza alcun motivo (forse aveva un cronometro difettoso) D'Elia recuperava ben quattro minuti e solo una segnalazione di un guardalinee decretava la fine del primo tempo (49'). La ripresa vedeva la Juventus accelerare. Ispirate da Causio le trame bianconere acquistavano maggior incisività anche perché Wilson, scontratosi con Tardelii, riportava una forte contusione al fianco destro e la menomazione impediva al «capitano» di chiudere con efficacia i varchi.
Al 56' Tardelii mancava di un soffio il gol: la palla sibilava accanto al montante. La Lazio si rifaceva viva nei pressi di Zoff con Cordova che, a conclusione di un elegante palleggio, calciava a fil di traversa. Cinque minuti dopo era Garella ad effettuare una provvidenziale respinta su un cross di Causio destinato alla testa di Bettega. Al 65' Causio cedeva il posto a Fanna e, poco dopo, la Juventus falliva il raddoppio: Bettega rifiniva un bel pallone per Benetti che cercava spazio per il tiro ma Garella, con un'uscita alla «kamikaze», lo anticipava.Il gol non tardava. Dopo una mischia sotto la porta di Zoff stroncata da Morini, la Juventus raddoppiava (67'). Gentile produceva l'ennesimo allungo poi toccava a Bettega; la palla perveniva a Tardelii che fiondava a rete, Garella respingeva proprio su Boninsegna che, con calma e di destro, insaccava da pochi passi. E' il secondo punto consecutivo che «Bonimba» mette a segno con il piede meno preciso. La Lazio reagiva e al 70' Garlaschelli si liberava di Cuccureddu: in giravolta, con un gran destro, l'ala sparava a rete ma Zoff deviava contro la traversa. Ci provava anche Pighin, con un fendente centrale che Zoff alzava in corner. Nel frattempo Wilson, dolorante, abbandonava il ruolo di libero e agiva ora sull'ala ora sul centro ma faceva numero. All'81' Furino scattava sulla sinistra, penetrava in area e Lopez lo agganciava: questa volta D'Elia decretava la massima punizione che Boninsegna, con una bella finta, trasformava a fil di palo. Sebbene la partita fosse decisa, continuava la serie di falli. L'arbitro sedava una scaramuccia fra Tardelii e Cordova ammonendo il laziale. Poi ammoniva Boninsegna per un fallaccio su Badiani e Lopez per una durissima entrata su Furino. Era di nuovo calcio giocato al novantesimo quando Zoff neutralizzava con bravura un rasoterra di Garlaschelli. Poi la fine. Bruno Bernardi.Dopo-gara pesante per la Lazio, come il responso del campo, la situazione societaria. Gli unici che si sforzano di mantenere un briciolo di serenità sono papà Lenzini e Vinicio. Dice Lenzini con voce funerea. Il comportamento dell'uomo vinto:
« La sconfitta l'avevamo messa in preventivo alla vigilia e subito abbiamo capito come sarebbe andata a finire. Del resto, quando si incassa un gol in partenza, rimane ben poco da fare ».
Aggiunge:
« Continuo ad aver fiducia nei ragazzi. Si sono battuti, verranno anche per noi i giorni di sole ».
Anche Vinicio è cambiato. Chi riconosce in lui il « lione » di Napoli ? Pare comunque che in tempi non lontani, sul morire della scorsa stagione agonistica, l'allenatore abbia ricevuto allettanti proposte per ritornare a fianco di Ferlaino. Adesso che il divorzio con la Lazio è ufficiale, la «voce» potrebbe prendere corpo, basta saper attendere qualche mese.Le risposte sono nervose.
« Siamo qui per analizzare la partita con la Juventus, al resto ci penseremo in seguito. La Lazio ha "chiuso" al Comunale con un'esibizione coraggiosa. La rete di Bettega. purtroppo, si è rivelata un handicap notevole. Poi avete visto la nostra infermeria viaggiante ? Contrattura per Ghedin, caviglia malandata di Pighin, ematoma a Badiani, botta a Garlaschelli. infortunio serio a Wilson che interessa il costato. Adesso farà subito le lastre. Un bollettino di guerra. Nonostante tutto la squadra ha mostrato un bello spirito che lascia ben sperare ».
Contenute le dichiarazioni del trainer, accese quelle dei suoi. Dopo Milano la storia continua. A puntate. La Juventus rimane per chi l'ha affrontata una squadra di picchiatori. Sentite Agostinelli, il bello del collettivo, che accarezza con il phon i biondi capelli e mitraglia a parole gli avversari:
« Non potevano giocare in maniera più scorretta. Forse, ricordavano troppo la figuraccia che avevano rimediato all'andata. Così ci hanno intimoriti dalle prime battute dell'incontro ed hanno compiuto fallacci anche dopo il 3-0. Un comportamento ingiustificato. Prendete Gentile, il mio dirimpettaio. Ha picchiato fino a quando non è stato ammonito ».
La Lazio è costretta ad andare via in pullman. Un lungo e faticoso viaggio verso la capitale, visto che la nebbia impedisce il ritorno in aereo. Non si parla al momento di ritiro anticipato, anche se la posizione di classifica forse lo richiederebbe.Fonte: La Stampa
JUVENTUS-LAZIO: 3-0La vendetta del "seminatore"LA LAZIO era stata l'unica squadra ad aver battuto la Juventus. A Torino, Trapattoni si è vendicato dello scherzo di Vinicio, rifilandogli lo stesso punteggio. Così il duello fra il "Seminatore" autentico e quello mancato si è chiuso. I critici milanesi sono stati severi, come sempre. Sulla "Gazzetta", Angelo Rovelli ha dato l'insufficienza a Benetti (5,5). Su "Il Giorno", Gino Franchetti, oltre a Benetti, ha bocciato Cuccureddu, Fanna e persino Bettega, autore di un gol da antologia. L'«Unità», tanto per cambiare, ha fatto ricor so all'ironia. E "Kim" ha commentato in prima pagina:«Ecco, della Juventus, molti dicono che ha troppi boy-scouts che l'aiutano ad attraversare la strada; la Juve dice che per farla attraversare devono sollevarla di peso; perché lei non vuole assolutamente aiuti: attraversa da sola. Nel grande traffico del campionato di calcio, in realtà è difficile distinguere come ci si regola agli incroci, però un dato risulta: che magari la Juventus passerà anche col rosso, ma gli altri si fermano anche col verde, come hanno dimostrato ieri, quando, affrontandosi tra loro, tutte le pretendenti al primato, a forza di "presto, prima lei"; "assolutamente no dopo di lei è finito che sono rimaste tutte ferme mentre la vecchia se ne andava».Infine una constatazione: Marco Tardelli piace molto più sul campo che in borghese. Almeno al gentil sesso. Donata Gianeri, andata a intervistarlo per "Stampa Sera" alla fine dell'allenamento, ha raccontato la sua disavventura: dice"Una doccia, e sono da lei».La doccia dura quarantacinque minuti, come metà partita. Non sapevo che la toilette degli atleti fosse eterna, la pazienza dei giornalisti sportivi in-finita. Quando alla fine, emerge si stupisce molto, infatti, per le mie rimostranze. E' stato velocissimo, spiega, in confornto al solito: il capello lungo, richiede tempo, bisogna asciugarlo sotto il casco, senza contare tutto il resto. Un tutto il resto, sapientemente trasandato: il ciuffo scompigliato ad arte. Il giubbotto gettato con negligenza sulle alle, la camicia slacciata, secondo il cliché dei giovani d'oggi. E poi vien fuori che, come i giovani d'oggi, anche Marco Tardelli, calciatore sulla cresta dell'onda, dietro l'apparente sicurezza e l'ostentata disinvoltura è pieno di dubbi, incertezze, soprassalti, paure. E' alla disperata ricerca di ancoraggi. Uno di quei ragazzi moderni, insomma, che non ridono mai: o quasi mai. Insicuro, vittima di nevrosi e insonnie, tormentato dall'angoscia del domani... ».In campo laziale, tutti cercano di spiegarsi perché Vinicio ha voluto far sapere a tutti che divorzierà da Lenzini. Secondo Eveno Visioli"Il singolare atteggiamento assunto a Santa Margherita sarebbe la logica conseguenza di una cocente delusione".E il cronista ha spiegato:"Vinicio avrebbe voluto da Lenzini l'assicurazione che avrebbe percepito anche il prossimo anno il più alto ingaggio pagato in Italia: 140 milioni più i premi (complessivamente l'allenatore avrebbe strappato alla Lazio circa 400 milioni in due anni). Una volta constatato che Lenzini faceva il finto tonto e, subodorata l'intenzione del presidente di dare anzi un netto taglio al suo superstipendio (pare che si intendesse abbassarlo a 50 milioni), Vinicio avrebbe deciso di far sapere, e certo non tenendo nel conto del caos in cui avrebbe fatto piombare la Lazio, che le società interessate ad assicurarsi le sue prestazioni nella prossima stagione possono già farsi avanti».Ma, visti i risultati, al massimo può farsi avanti il Brindisi. Ormai i giornalisti romani pigliano allegramente in giro l'ex «mo-stro sacro» Vinicio. Oliviero Beha ha commentato su "La Repubblica":"Quindi sapendo (da brasiliano sagace soprannominato il "Tedesco" per l'impegno che mette nell' allenare i suoi uomini) quanto importante sia il lavoro del portiere, ha impunemente silurato Felice Pulici, dal passato in Nazionale, dai pali laziali, per rimpiazzarlo con la sua riserva, Claudio Garella, presto assurto agli onori della cronaca per il termine da lui originato, "garellate", non propriamente in senso elogiativo. Di qui uno scompenso generale, in campo e fuori, che ha fatto amaramente concludere all'ignaro trainer: "i ragazzi si sono molto innervositi e non so bene perché".A Torino comunque, Garella non ha fatto "garellate" ma ha preso ugualmente tre gol, divertente, come sempre la disparità di giudizi su Ciccio Cordova, il centrocampista miliardario. Secondo Gianni Melidoni ("Il Messaggero"), è stato il migliore della Lazio, gli ha dato il voto più bello, un favoloso 7,5. Aldo Biscardi, su «Paese Sera», ha ripetuto il solito giudizio negativo:«Pennellate da par suo, passaggi laterali di autentica sciccheria ma senza alcuna concretezza e nessuna utilità per la squadra».Su «Il Tempo», Gian Franco Giubilo ha scelto la via di mezzo:"Comincia con qualche balbettio, poi allunga considerevolmente il passo, conquistando il centrocampo. Nel finale, in seguito all'infortunio di Wilson, va a fare il libero ed è protagonista di aspri contrasti, non per colpa sua".Insomma, ce n'è per tutti i gusti.Elio Domeniconitratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.8












