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sabato 10 gennaio 2026

17 Maggio 1981: Napoli - Juventus

É il 17 Maggio 1981 e NapoliJuventus e si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'San Paolo' di Napoli.

La Juventus si appresta a vincere il suo diciannovesimo tricolore con una squadra che sembra aver pochi punti deboli. Il Napoli vive una gran bella stagione. Allenati da Rino Marchesi (che tra qualche anno sará protagonista anche nella Vecchia Signora) per molti mesi i partenopei sembrerebbero' i veri candidati ad essere l'anti-juve. Invece una serie di sconfitte nelle ultime partite del campionato risucchiano il 'ciuccio' verso un comunque onorabilissimo terzo posto finale.

Buona Visione!



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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Napoli - Stadio San Paolo
domenica 17 maggio 1981 ore 16:00 
NAPOLI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Guidetti autorete 64

NAPOLI: Castellini, Bruscolotti, Marangon L., Celestini (Nicolini 69), Krol, Ferrario, Damiani, Vinazzani, Musella (Palo 66), Guidetti, Pellegrini
A disposizione: Fiore, Cascione, Ciccarelli
Allenatore: Rino Marchesi

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu (Brio 58), Cabrini, Prandelli, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, (c) Causio (Verza 46), Brady, Fanna
A disposizione: Bodini, Osti, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Michelotti
AMMONIZIONI: Gentile, Fanna, Prandelli 28, Tardelli 30 (Juventus); Guidetti, Damiani (Napoli)
ESPULSIONI: Verza 88 (Juventus)



Le pagelle dei bianconeri e degli azzurri al S. Paolo
Zoff resta il migliore

ZOFF-Solo il suo arrivo fra i pali, prima del fischio di avvio, ha calmato i tifosi della curva, quella che era la sua curva. E, fra i pali e in uscita, ha detto al suo vecchio pubblico di essere sempre il migliore. Concentrazione, scatto, tutto il bagaglio intatto. Inutile andare nei particolari del match. Zoff l'ha dominato prima con la sua personalità e poi con le sue mani. 
CUCCUREDDU - Un banale incidente
l'ha tolto dalla mischia al 10' della ripresa quando ormai aveva preso le misure di Pellegrini e l'aveva completamente domato. Gli ha concesso una palla-gol nel primo tempo soltanto quella, poi è stato il solito marcatore efficace.
CABRINI-Ha preso in custodia Damiani, lo ha sfiancato in durissimi corpo a corpo ed è riuscito come sempre davanti per sostenere l'attacco con frequenza.
PRANDELLI-Ha preso sul campo la posizione solita di Furino, con un gioco oscuro ma efficace, un lavoro di frangiflutti che a gioco lungo si è fatto sentire.
GENTILE-Ha iniziato su Musella, quindi ha avuto abbastanza libertà per tutta la partita per la posizione arretrata dell'avversario che pensava di dover marcare per tutto il match. Buoni spunti in avanti, cross utili per l'attacco, la consueta generosità.
SCIREA Difensore ma anche centrocampista, ha spesso dato una mano al fraseggio di Brady e di Tardelli, senza dimenticare i doveri di copertura a Zoff.
MAROCCHINO Una partenza molto brillante, un secondo tempo giocato più di sacrificio, ma con grande concentrazione. Nettamente migliore che non la settimana prima contro la Roma.
TARDELLI - Ha giocato a sprazzi, ma quando è partito in affondo ha fatto sentire la sua potenza atletica, come in occasione del gol. A parte il merito di Verza o la deviazione di Guidetti, è stato lo slancio di Tardelli che ha propiziato un gol che potrebbe aver deciso la stagione.
CAUSIO E partito bene, con un gioco brillante, forse per convincere la piazza napoletana dopo le ultime voci di un suo possibile trasferimento al Sud. Purtroppo gli son rimasti solo 45', una scelta tattica per rafforzare il centrocampo lo ha tolto dalla partita
BRADY-Meno brillante che in altre occasioni, comunque molto continuo, redditizio, ha tenuto una posizione piú arretrata per fare da filtro e non soltanto da rampa di lancio per le punte.
FANNA-Uno dei migliori sul piano della combattivita e dell'impegno, in particolare nella ripresa, quando ha ripiegato a centrocampo sacrificandosi in un lavoro d'interdizione molto utile ai compagni.
BRIO-Ormai Trapattoni ha piena fiducia in lui e nel finale difensivo bianconero la sua potenza atletica si è fatta valere.
VERZA-E entrato in campo nella ripresa in sostituzione di Causio, ha rinvigorito il centrocampo, ma non ha fatto mancare il suo apporto offensivo. Pronta l'intuizione nel deviare il centro di Tardelli, e un po' di fortuna nell'aver trovato la collaborazione decisiva di Guidetti per battere Castellini con il gol vincente.

Castellini, brutta giornata

CASTELLINI Nervoso, impreciso gia nei primi interventi e anche sfortunato in occasione del gol subito con la collaborazione di Verza e del suo difensore Guidetti. Una brutta giornata per il giaguaro.
BRUSCOLOTTI Ha cercato di imporsi di forza a Fanna, ha vinto dei duelli, ma ha anche faticato moltissimo. Una partita senza squilli
MARANGON Ci si aspettava di più da lui come spinta offensiva, anche se la sostituzione di Causio fa pensare che Trapattoni la temesse in modo particolare. Soltanto nel finale il terzino si e fatto vedere in avanti con la solita grinta.
CELESTINI Sostituito nella ripresa con Nicolini, perché esausto, il giovane partenopeo ha confermato comunque di essere una delle più interessanti novità del campionato per continuita d'azione e luciditá.
KROL-Ancora una volta ha fatto da balia alla squadra, tenendo le fila della difesa e cercando di appoggiare l'attacco del finale quando il Napoli era in svantaggio.
FERRARIO E corso dietro a Marocchino per tutto il fronte dell'attacco, ma ha faticato non poco, come sempre quando non ha un punto di riferimento più stabile al centro dell'attacco avversario.
VINAZZANI - Una prova generosa, molto combattiva, una spinta costante, ma senza troppa lucidità nei passaggi.
MUSELLA Ha delle qualita, ottima tecnica, ma la tattica di Marchesi l'ha costretto a fare da frangiflutti a centrocampo, togliendogli la possibilità di farsi luce in avanti.
GUIDETTI-Una partita generosa, combattiva come sempre fra difesa e centrocampo, e per lui l'amarezza più grande di avere determinato il gol ingannando Castellini con l'involontaria deviazione sul tiro di Verza.
PELLEGRINI - Due o tre buoni spunti, una palla lavorata molto bene e messa a fil di montante. Molto chiuso prima da Cuccureddu e poi da Brio.
NICOLINI-PALO Entrati nel finale, hanno dato una mano al pressing avversario senza peraltro risultare determinanti, Palo si e anche infortunato, scomparendo nel finale del match. 

MICHELOTTI - All'ultima grossa partita di serie A (gli resteranno ancora due incontri di B prima della fine della carriera) ha diretto con la preoccupazione di calmare gli animi, di portare in porto la partita. C'è riuscito. anche a prezzo di qualche ammonizione che è parsa sin troppo severa. 

Bruno Perucca




La Roma resta tenacemente nella scia e fa ancora balenare la possibilità di uno spareggio. Ma la clamorosa vittoria di Napoli ha ormai portato i bianconeri a un passo dal diciannovesimo scudetto. L'ultimo ostacolo è quella Fiorentina che ha già fermato (sul loro campo) sia Roma che Napoli e ha conti in sospeso...

Juve 18 e mezzo

NAPOLI. Questa volta è toccato a Trapattoni pescare il jolly: cosí, nella guerra dei tre maghi, si è messo alla pari. Già ci erano riusciti Liedholm, un maestro, e Marchesi, allievo precoce: dentro Faccini, oppure Palo e subito gol. Il Trap si è preso la rivincita nella smazzata più importante: ha giocato la carta Verza, al posto di un Causio che andava illanguidendo i suoi estri appena ritrovati sotto il cocente sole di Napoli, e Verza, schiumante rabbia repressa, ha offerto alla Juve la vittoria più importante. Tutta Napoli andava vivendo lo straordinario evento: i novantamila del San Paolo, luccicanti di azzurro nel sole e gli altri fuori, con radio e amplificatori che facevano rimbombare la voce di Ameri sui lungomari e nei vicoli. Al gol di Verza, lo slancio popolare si è afflosciato mestamente su se stesso, come un tubolare bucato da uno spillo maligno. Mancava ancora quasi mezz'ora, eppure a tutti il destino è apparso segnato: da queste parti una lunga assuefazione alle disgrazie ha reso presaghi infallibili delle cattive notizie, Sino a quel punto era stata partita vera: certo non bella di ripetute squisi-tezze tecniche, o particolarmente prodiga di emozioni mozzafiato. Ma autentica contrapposizione di uomini e di schemi, niente a che vedere con la indecorosa rissa d'osteria di Torino. All'indomani di quella recita invereconda, erano spuntati i soliti difensori d'ufficio: quando la posta assurge a tali livelli, inutile pretendere il fair-play, mazzate ci vogliono e chi picchia più forte vinca. A sette giorni di distanza, la smentita ovvia: a calcio si può giocare nei propri limiti, ovviamente anche quando in palio c'è l'obiettivo massimo, una stagione intera. Però non trascuriamo Michelotti, vecchio, impagabile drago giunto a un reclamizzatissimo (ma siamo sicuri?) passo d'addio. Per un arbitro l'autorità è come il coraggio: se non ce l'ha, non se la può dare. Michelotti, che ce l'ha (e ha anche coraggio, se è per quello) ha giocato col fuoco della partita con istrionica bravura. Ammonizioni psicologiche, richiami diretti, un colloquio sempre in atto coi giocatori, stimolati al rispetto del copione. Persino i ribelli riottosi si sono assoggettati al giogo: e il mattatore di Parma ha finito campeggiando, senza neppure troppa fatica, in un ambiente ricondotto alla sua serenità istituzionale.

DICA DICIANNOVE, Che lo scudetto sia ormai della Juventus, lo dicono tutti meno, naturalmente, i bianconeri, tanto fiduciosi e persino spavaldi prima del proibitivo passo di Napoli, quanto divenuti cauti e sospettosi a vittoria ottenuta. In realtà, se questo pazzo campionato conserva un filo di logica, è difficile immaginare una soluzione diversa. La Roma ad Avellino è destinata a incontrare perlomeno le medesime difficoltà della Juve contro i viola (la maggior caratura tecnica della Fiorentina è bilanciata dal fattore campo e dagli stimoli dell'avversario, in area di salvezza): il punto in più in classifica dovrebbe essere, a questo punto, un usbergo piuttosto rassicurante. Per una squadra, oltretutto, che ha dimostrato inossidabile tenuta: proprio nel finale di campionato, sulla Juventus si sono abbattute contrarietà di ogni genere e sempre la reazione è stata pronta, rabbiosa, ef-ficace. Giocare senza Bettega e Tardelli contro la Roma; senza Bettega e Furino a Napoli, è vantaggio non indifferente concesso alle avversarie dirette. Eppure la Juve ha raccolto tre punti su quattro, nella giostra dello scudetto, e ha nello stesso frangente eliminato un concorrente e mantenuto le distanze dall'altro. E' l'impagabile forza dell'esperienza: intesa come abitudine alle battaglie di vertice, agli stimoli, ma anche alle corrosioni delle snervanti vigilie, delle atmosfere arroventate, delle polemiche astiose. La Juventus è passata come una salamandra sotto il fuoco incrociato: a Napoli si è attestata in un albergo del centro, ha subito alla vigilia - l'aggressione (calcolata) del tifo contrario, ma il giorno dopo, sul campo, ha domato avversari e spettatori con una impagabile sere-nità d'animo. Che non sia degna del titolo, possono sostenerlo sol-tanto rivali delusi e critici imbot-titi di pregiudizi.

PERO', DE SISTI... E tuttavia, se sull'ultima giornata si allunga l'ombra del thrilling (e non soltanto nel-l'intricatissimo settore di coda), qualche motivo c'è. La Fiorentina di De Sisti ha perduto la sua pri-ma partita e poi non ne ha perdute più: e la serie è arrivata già a quattordici. Quella prima partita era con la Juventus. Picchio debuttava, pieno di tremori, su una panchina bollente. Aveva giocato con cauta saggezza le sue carte, imbrigliate sullo zero a zero le velleità non eccessive di una Juve convalescente. Poi, la stilettata di Tardelli, dritta al cuore. E per la Fiorentina lo strapiombo di un dramma sportivo, dal quale si è risol-levata passo a passo, sino ad as-surgere al ruolo di squadra più in forma del torneo, di andare a pa-reggiare a Roma e a Napoli e di lanciare, adesso, una stuzzicante sfida ai quasi campioni. Nel suo ruolo di arbitro dello scudetto, la Fiorentina ha sin qui seguito un metro implacabile, uguale per tutti, persino nel punteggio. Se lo scudetto numero diciannove della Juventus, è per ora soltanto lo scudetto numero diciotto e mezzo, è proprio per la considerazione che la Fiorentina merita. Che poi Picchio sia romano è un tocco di sen-timento, uno svolazzo nel copione, l'ultima preziosità di una stagione memorabile. 

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.21 






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lunedì 1 dicembre 2025

1 Dicembre 2017: Napoli - Juventus

É il 1 Dicembre 2017 e NapoliJuventus si sfidano nella Quindicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A TIM 2017-18 all' 'Allianz Stadium' di Torino.

La squadra di Massimiliano Allegri si aggiudica ancora lo Scudetto. Sará il 36esimo titolo

Dall'altra parte ci sono i napoletani che danno filo da torcere ai bianconeri fino alle ultime giornate; saranno 'solo' quattro punti a dividere le due squadre alla fine del campionato.

Buona Visione! 



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Stagione 2017-2018 - Campionato di Serie A - 15 andata
Napoli - Stadio San Paolo 
Venerdì 1 dicembre 2017 ore 20.45
NAPOLI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Higuain 13

NAPOLI: Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Mario Rui (Maggio 76), Allan (Zielinski 67), Jorginho, Hamsik, Callejon, Mertens, Insigne (Ounas 76)
Allenatore: Maurizio Sarri

JUVENTUS: Buffon, De Sciglio (Barzagli 83), Benatia, Chiellini, Asamoah, Douglas Costa (Cuadrado 79), Khedira (Marchisio C. 67), Pjanic, Matuidi, Dybala, Higuain
Allenatore: Massimiliano Allegri

ARBITRO: Orsato



A decidere il big match el S. Paolo è la rete del grande ex che porta la Juve a -1 dalla vetta (aspettando la partita dell'Inter contro il Chievo). Per gli azzurri è la prima sconfitta in campionato. 

NAPOLI - La prima certezza del campionato, cioè il Napoli favorito per lo scudetto, forse era un’illusione ottica o magari soltanto un giudizio precipitoso. La Juve dice che no, non è così, non ancora. E lo dice con un gol di Higuain, caduto dentro la partita come uno di quei meteoriti che uccisero tutti i dinosauri. Non doveva neanche giocare, il Muzio Scevola bianconero, e invece con la sua mano fasciata ha comunque stretto il Napoli alla gola, l’ha sollevato di peso e l’ha messo nell’armadietto dello spogliatoio. Si era preso oceani di fischi, Higuain, già durante il riscaldamento, quando ha guardato il pubblico e si è toccato l’orecchio come a dire “fischiatemi di più, non vi sento”. L’accoglienza urticante e inevitabile dello stadio intero è diventata, per il centravanti ferito come un leone (il dolore lo acceca, si sa, e lo rende tre volte più feroce) una specie di doping. Così la trama è stata rispettata, e scritta come peggio il Napoli non poteva immaginare: forse a Insigne e Callejon è stato fatale quel selfie con Matteo Salvini che è pure milanista, una specie di bacio della morte. In classifica rimane solo un punto in più: il campionato non soltanto non finisce, ma riparte da qui.

Napoli in nero contro Juve in giallo, chissà perché questa assurda confusione di tinte, ormai il nostro calcio non rispetta neppure i dettagli cromatici fondamentali. E la Juve si prende subito il campo, tagliando al Napoli ogni spazio per i famosi triangoli brevi e svelti che ne intessono il gioco. Tanti gli errori, anche banali, anche dei bianconeri che però mostrano una ferocia diversa, in Higuain specialmente. Il suo gol, così atteso e presente in ogni angolo dell’ormai infinita storia tra Napoli e Torino (una serie tv, ormai) arriva presto, 12 minuti e qualche secondo appena, arriva per errore altrui (clamoroso buco difensivo, assoluta solitudine concessa al Pipita) e per somma bravura sua: lo stop a seguire sul passaggio di Dybala è magistrale, del tutto perfetto il tiro che trova il giusto pertugio. Seguirà una plateale rappresentazione teatrale, la mano a visiera per scrutare la tribuna lassù, dove il perfido presidente De Laurentiis (perfido per Higuain, s’intende) alza gli occhi al cielo e si sente ancora buggerato dal suo core ‘ngrato (7 gol nelle ultime 7 partite, è in formissima anche con la manona malata), beffato all’infinito.

Gonzalo Higuain subito dopo il gol con cui ha portato in vantaggio la Juventus al San Paolo ha esultato mettendosi la mano all'orecchio per rispondere ai cori di insulti da parte dei tifosi del Napoli. Mentre correva esultando si è poi diretto verso il lato del campo che dà sulla tribuna autorità e si è portato la mano sulla fronte per scrutare la tribuna, probabilmente in un gesto di contestazione verso il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis.

Se la narrazione è scontata, l’interpretazione è più che intensa. Per oltre mezza partita è come se la Juve fosse adulta e il Napoli ragazzino, precipitoso nella ricerca delle conclusioni anche da lontano, fuori sintonia con la propria collaudata attitudine al merletto. Gira lento il pallone del Napoli, prevedibile nel disegno mentre la Juve colpisce di rimessa, sfiora il raddoppio e poi concede un paio di occasioni a Insigne, una addirittura di testa, sulle quali Buffon è vigile come un ventenne. Mentre Sarri grida alla sua squadra di stare calma, lo stadio San Paolo mostra di patire a tal punto Higuain da esultare quando costui incespica. E più lo fischiano, più lo dileggiano, più il centravanti si moltiplica: lasciarlo stare sarebbe stato più saggio.

La Juve concede all’avversario più spazio nella ripresa, il Napoli insiste, cerca lo strappo dentro una trama che però i campioni d’Italia sanno cucire come nessuno, con ritrovata solidità. A volte sembra che i bianconeri siano un po’ stanchi, in realtà sanno abbassare il ritmo della sfida rischiando poco, anche se un contatto in area tra Chiellini e Mertens al 65’ potrebbe creare grane ma il rigore non c’è, neppure per il Var. E neppure il raddoppio juventino tre minuti dopo, soltanto perché Reina trova una parata incredibile su Matuidi. Il Napoli sente che la notte si sta mettendo proprio male, tenta di darle scossoni, Insigne al 73’ avvicina molto la palla a Buffon ma non quanto basta e poi si fa anche male scontrandosi col portiere (il piccolo attaccante dovrà uscire, lui che è quasi sempre il più pericoloso). Non c’è verso, la Juve recupera 3 punti di svantaggio su 4, il Napoli resta primo ma con qualche sicurezza in meno. Il romanzone non ha deluso.


 


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mercoledì 12 novembre 2025

12 Novembre 1978: Napoli - Juventus

É il 12 Novembre 1978 e si gioca in uno 'Stadio San Paolo' gremito in ogni ordine di posto Napoli-Juventus. I bianconeri si propongono ancora come la squadra da battere. D’altronde quando sì é Campioni d’Italia e con fior di campioni come Dino Zoff, Franco Causio, Roberto Bettega, Antonio Cabrini ecc., ecc. é normalissimo.

La partita non va come previsto purtroppo ed i nostri eroi vengono fermati sull 0-0 dai partenopei.

Alla fine del campionato di Serie A 1978-79 la Juventus finisce ‘solo‘ al terzo posto dietro al Milan campione ed anche alla sopresa della stagione Perugia. I bianconeri si dovranno ‘accontentare‘ solo della Coppa Italia vinta non senza patemi battendo all’Olimpico di Roma il Palermo in rimonta per 2-1 ai supplementari.

Buona Visione!



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Napoli - Stadio San Paolo
Domenica 12 novembre 1978 
Serie A 1978-79 - 7a Giornata
NAPOLI-JUVENTUS 0-0

NAPOLI: Castellini, Bruscolotti, Ferrario (Majo 61), Caporale, Catellani, Valente, Pellegrini, Vinazzani, Savoldi, Caso, Filippi
Allenatore: Luis Vinicio

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Morini, Scirea, Causio, Cuccureddu, Virdis, Tardelli, Bettega
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Menegali

 


Bettega, destino dei pali Bettega, destino dei pali 
«Per fortuna qualche volta infilo anche la porta» commenta - 
Zoff: «Il pubblico napoletano si meritava qualcosa di più» - 
Trapattoni: «Il punto lo faremo alla fine dell'andata» 
DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI — Roberto Bettega ed i pali. 

«Ci stanno anche loro e con un ben definito compito: quello di limitare la porta» 
scherza sorridendo amaro al pensiero dii molti legni colpiti in terra argentina cui si aggiunge quello di ieri. E prosegue: 
«Fortuna che nelle altre partite qualche pallone l'ho spedito pure in porta...». 
Poi racconta l'azione in cui il suo tramite la Juventus ha sfiorato il successo: 
«Il cross di Causio era preciso ed io mi sono accorto di essere in vantaggio sul mio avversario e, soprattutto, su Castellini. Così sono entrato a colpo sicuro, più che colpire schiacciando la palla, l'ho appoggiata. Avessi fatto diversamente, probabilmente sarebbe entrata». 
E' comunque breve la recriminazione del bianconero che passa subito a raccontare un'altro episodio importante nel quale è stato protagonista in chiave difensiva, oltretutto infortunandosi: 
«Nulla di grave, un taglio allo stinco destro —minimizza. Quindi spiega —; «Eravamo nella nostra area e su un cross Pellegrini ha stoppato bene di petto controllando la sfera: sono riuscito ad anticipare il suo tiro evitando possibili guai ma mi sono preso il calcio. Pazienza».
C'è ancora un episodio da raccontare. Provvede Dino Zoff: 
«Il pericolo maggiore credo di averlo corso quando Filippi è riuscito a smarcarsi sulla destra: il suo tiro è stato leggermente deviato da Scirea e cosi sono riuscito a rimediare respingendo con il ginocchio». 
Viene molto complimentato, il portiere bianconero, per le sue buone parate. Qualcuno sostiene che a Napoli offra sempre delle prestazioni superlative ma lui si ribella al concetto:  
«Alt —interrompe deciso l'interlocutore — non è che solo al San Paolo mi riesca di parare in un certo modo. Credo di aver sempre fatto dappertutto il mio dovere e non è quindi il caso di incensare questa prestazione. Piuttosto mi dispiace per il pubblico: c'è stato il record d'incasso ma lo spettacolo non è stato poi così avvincente. I napoletani si sarebbero meritati qualcosa di più». 
La critica del portiere juventino trova comunque qualcuno pronto ad offrire delle spiegazioni. Sentiamo prima di tutto cos'ha da dire Trapattoni: 
«Noi non possiamo sempre essere presenti dappertutto eppoi rendere al massimo — esordisce il trainer — ed in questa partita è stato chiaro come alcuni elementi abbiano accusato la fatica di mercoledì. Il Napoli ha cercato di aggredirci come la Cecoslovacchia aveva fatto con la nostra nazionale. Noi abbiamo allora condotto una tattica prudenziale che nell'ultima parte della gara ci è stata addirittura imposta dagli avversari. Otto giorni fa. comunque, la Juventus aveva dimostrato di essere in salute: non siamo dunque scomparsi dalla scena, piuttosto ci sono delle occasioni in cui bisogna anche sapersi accontentare». 
Quattro trasferte altrettanti pareggi. La Juventus fuori casa marcia in perfetta media inglese: 
«Due-tre punti di distacco dalla vetta della classifica sono accettabili — ripete Trapattoni riprendendo un concetto delle ultime settimane — anche perché secondo me il punto si potrà fare soltanto alla fine del girone d'andata. E forse si vedranno valori meglio definiti. Il Perugia? Non mi stupisce più. Già l'ho detto altre volte che gli umbri ed il Milan sono da prendere in massima considerazione». 
E il Torino? 
«Anche il Torino. Vedremo domenica. Inutile comunque già iniziare ora a fare delle previsioni». 
Anche Morini al rientro dopo la giornata di squalifica, si sofferma a parlare della possibile stanchezza di qualche bianconero: 
«Indubbiamente c'è stato un notevole spreco d'energia — la — tra la partita di domenica scorsa e quella stupida esibizione della nazionale. Un punto penso comunque sia giusto sia per noi sia per il Napoli». 
Gentile invece dopo aver lodato l'abilità di Pellegrini 
«un giocatore con i piedi buoni» 
ammette una certa fatica nell'applicare gli schemi dello scorso anno: 
«Ciò nonostante —fa rilevare — non soltanto loro hanno avuto delle occasioni ma anche noi Dunque non si può poi neppure dire tanto male di questa Juventus». 
Chi forse non ha appieno soddisfatto è Marco Tardelli che. sorridente, accoglie l'intervistatore con un 
«credevo di incontrare un Napoli più grintoso» 
che dice come proprio nell'agonismo massimo il bianconero si trovi maggiormente a proprio agio. 
«In quanto alla mia partita —aggiunge il giocatore — sono soddisfatto per come ho assolto il compito assegnatomi. Più che la fatica per la partita di mercoledì ho accusato la botta presa». 
Al discorso si associa Causio anche lui sceso in campo in non perfette condizioni fisiche: 
«Non segneremo molto ma neppure prendiamo dei gol — nota — ed in trasferta almeno il pari ce lo portiamo a casa». 
Il risultato soddisfa, dunque. tutti. Anche il presidente Boniperti allontanatosi come suo solito una mezz'ora prima della fine della partita dalla tribuna. 
«I ragazzi si sono impegnati tutti, a fondo. Non c'è che dire. Forse c'è ancora qualcosa da registrare ma non dimentichiamo la fatica del mercoledì che può aver nuociuto». 
Ed il gol di Maldera? Boniperti sorride: 
«Mi spiace per l'Inter» 
si limita a dire. E comunque neppure lui sembra drammatizzare molto per i punti che separano la Juventus dalla vetta della classifica: il ritornello, al proposito, è sempre lo stesso: 
«C'è ancora tanta strada da fare, dunque occorre avere pazienza » 

Giorgio Barberis
tratto da: La Stampa 13 novembre 1979




NAPOLI-JUVE 0-0
Virdis o Boninsegna nel derby torinese?

COME STA la Juventus? Per Bruno Bernardi, cuore bianconero, tutto va ben madama la marchesa: 

"Per la Juventus a Napoli è un pareggio che va bene" 

ha scritto su "Stampa Sera" a caratteri cubitali. Ha tentato di salvare pure Pietro Paolo Virdis: 

"Cerca di sfruttare gli spazi utili con il movimento ma pur denunciando qualche progresso è ancora lontano dal Virdis che tutti si aspettano. Al suo attivo una rovesciata a lato, un discreto lavoro di "filtro" a sostegno del centrocampo". 

Ma è ormai assodato che con Boninsegna al posto di Virdis, la Juventus vincerebbe molto di più. Virdis ha avuto 5 sia da Giuseppe Pistilli sul "Corriere dello Sport" che da Franco Mentano sulla "Gazzetta dello Sport". Su "Il Giorno", Gian Maria Gazzaniga è sceso a 5 meno. 5 da Roberto Milazzo ("Corriere della Sera") е da Marino Marquardt ("L'Unità"). Su "Tuttosport", Vladimiro Caminiti ha messo Virdis sullo stesso piano di Cabrini (che invece è piaciuto a tanti altri critici) 5,5 a tutti e due. Anche Alberto Fasano non ha mai nascosto il suo attacссаmento alla Juventus, però anche se scrive su un giornale sabaudo ("La Gazzetta del Popolo") ha definito Virdis "maglia nera" l'ha giudicato "insufficiente" e ha spiegato: 

"Passano le domeniche, sempre si attende l'esplosione del centrattacco bianconero e sempre si è costretti ad annotare la sua scarsa vena offensiva, una certa lentezza di riflessi". 

Per Fasano, tutto il giudizio sulla squadra deve essere negativo 

"La Juve riperde grinta e terreno". 

Sul "Corriere", Milazzo ha parlato di 

"Controfigura della Vecchia Signora". 

Secondo Gazzaniga, la partita ha deluso anche in chiave diciamo così meridionale (Alfasud contro Fiat): 

«Presentato quasi come una contrapposizione geopolitica con relative implicazioni sociali e altre "barbe" del genere (tanto si era letto la vigilia su un quotidiano locale): l'atteso 'scontro' fra Napoli e Juventus si è risolto in un soporifero rincorrersi di pedine a centrocampo, interrotto ogni tanto dai trilli del signor Menegali». 

Pistilli ha annotato: 

«Si vedeva lontano un miglio che la Juve aveva una paura matta: non tanto dell'avversario, forse, quanto di se stessa e dei propri complessi ».

Elio Domeniconi
tratto dal Guerino Sportivo anno 1978 nr.46






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martedì 10 giugno 2025

9 Novembre 1969: Napoli - Juventus

Ancora attraverso la enciclopedia multimediale che si chiama Youtube vi offriamo un gustoso ricordo della data odierna.

É il 9 Novembre 1969 e Napoli Juventus si affrontano in questa gara valevole per la ottava gara del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1969-70Il tutto si svolge allo Stadio 'San Paolo' di Napoli.

Sará questa per il calcio italiano una stagione storica; conlusasì con la vittoria del tricolore del Cagliari.  Guidati da 'Rombo di Tuono' Gigi Riva gli isolani disputano l'annata perfetta. Nelle posizioni di rincalzo lottano le squadre tradizionalmente vincenti. 

La Juve guidata in panchina da - inizialmente - Luis Carniglia (poi sostituto da Ercole Rabitti) si guadagna il terzo posto finale.

Buona Visione!



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Stagione 1969-1970 - Campionato di Serie A - 8 andata
Napoli - Stadio San Paolo
domenica 9 novembre 1969 ore 14:30 
NAPOLI-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Altafini rigore 53

NAPOLI: Zoff, Monticolo, Pogliana, Zurlini, Panzanato, Bianchi, Manservisi, Juliano, Altafini, Montefusco, Bosdaves
A disposizione: Trevisan, Barison
Allenatore: Giuseppe Chiappella

JUVENTUS: Tancredi, Salvadore (Leonardi 80), Roveta, (c) Castano E., Morini, Furino, Haller, Del Sol, Anastasi, Vieri R., Zigoni
A disposizione: Anzolin
Allenatore: Ettore Rabitti

ARBITRO: Lo Bello C.
RIGORI FALLITI: Vieri R. 70 (Juventus)
ESPULSIONI: Zigoni 85 (Juventus); Juliano 85 (Napoli)



Amare indicazioni dalla gara di Fuorigrotta 
Juve, la crisi continua 
I giocatori hanno l'obbligo di impegnarsi di più (e possono farlo)
I dirigenti debbono far sentire agli atleti il calore della loro presenza 

dal nostro inviato NAPOLI, lunedi sera. 
La crisi della Juventus continua: l'insuccesso patito a Napoli lo sottolinea. I bianconeri avrebbero meritato il pareggio ma hanno sciupato troppe occasioni favorevoli. Non sono ancora riusciti a segnare un solo gol nelle gare in trasferta ed hanno invece subito una rete dal Napoli che finora non aveva mai messo a segno un pallone davanti al proprio pubblico. Il periodo di speranza che è seguito alla vittoria sull'Inter cede il posto ad un brusco risveglio: la Juventus é terz'ultima in classifica. Deve andare a Berlino a giocare in Coppa delle Fiere ed ha due giocatori squalificati per tale torneo, e tre in dubbio causa le condizioni fisiche. Castano e Furino scontano la punizione per il nervosismo di Plovdlv, Salvadore lamenta un'infiammazione al tendine d'Achille, Del Sol e Leoncini malanni muscolari rispettivamente all'inguine e alla gamba.  
Dopo la prova con l'Hertha la Juventus è attesa in campionato da una trasferta a Cagliari, un incontro al Comunale con la Fiorentina e poi ancora da una gara a San Siro col Milan. Di fronte alla sicura capolista del torneo, ai campioni d'Italia e ai campioni del mondo, basterà ai bianconeri ritrovare l'orgoglio? E soprattutto quanti punti riusciranno ad accumulare? Sono domande-incubo che pesano su un club che non può sparire nella bassa classifica o peggio ancora nei rischi della zona retrocessione.  
Si può fare qualcosa? Dal punto di vista tecnico il nuovo trainer Rabitti che sa il suo mestiere, non ha molte chances. I giocatori hanno caratteristiche, limiti — ed anche doti, non dimentichiamolo — ben definiti e l'allenatore li sfrutta come meglio può. Dal punto di vista morale si ha l'impressione che la Juventus sia in grado di rendere di più. Gli atleti devono ritrovare un nuovo spirito in campo.  
Contro l'Inter hanno dimostrato di poter affrontare da pari a pari uno squadrone; ieri a Napoli hanno giocato un primo tempo al piccolo trotto. Quando sono stati pungolati dal gol ai passivo, la squadra è apparsa diversa, più vivace, più offensiva e decisa. Non è il caso forse di parlare di multe, ma è bene sottolineare che le possibilità di rimonta esistono. 
I dirigenti devono imporre ad ogni atleta il massimo rendimento. La Juventus che ha « mortificato » i suoi sostenitori accorsi numerosi, pieni di speranze al San Paolo, non è accettabile. 
Anche ai dirigenti. si richiedono ora dei sacrifici. Ieri sera il vice presidente Giordanetti ha lasciato per ultimo il traballante e silurato vascello juventino, partendo nella tarda serata da Napoli. Nel pomeriggio avevano già preso l'aereo il nuovo amministratore delegato Boniperti, il presidente Catella ed altri consiglieri. Tutti hanno degli impegni di lavoro cui non possono sottrarsi. Raggiungeranno i loro atleti a Berlino, ma per due giorni questi saranno affidati al segretario Amerio (ottimo, ma non dirigente) ed al trainer Rabitti nominato da poche settimane. In attesa di una ristrutturazione del club (general manager e cosi via) la presenza degli attuali capi è molto utile specie ora che le vicende volgono al peggio. 

Paolo Bertoldi
tratto da: La Stampa 10 novembre 1969





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