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giovedì 1 gennaio 2026

22 Febbraio 1981: Juventus - Brescia

É il 22 Febbraio 1981 Juventus e Brescia si sfidano nella terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Sará una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterá i nostri beniamini verso il dicianovesimo tricolore. 

Dall'altra parte c'é un Brescia che dopo un campionato lottato fino all'ultimissimo istante si deve arrendere alla 'classifica avulsa' e retrocedere in Serie B.

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1980-1981 - 3 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 22 febbraio 1981 ore 15.00
JUVENTUS-BRESCIA 2-0
MARCATORI: Tardelli 7, Marocchino 45

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino (Verza 75), Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega, Prandelli, Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

BRESCIA: Malgioglio, Podavini, Galparoli, De Biasi (Guida 74), Groppi, Venturi, Salvioni (Bergamaschi 46), Torresani, Penzo, Iachini, Biagini
Allenatore: Alfredo Magni

ARBITRO: Prati
ESPULSIONI: Biagini 67 (Brescia)



Il presidente euforico per la prova grintosa della sua squadra 
Boniperti: «Questa Juve mi piace»


TORINO — Finalmente una domenica tranquilla per Giampiero Boniperti che al rientro delle squadre in campo, dopo l'intervallo, può tornarsene a casa distribuendo sorrisi e battute ai cronisti. L'avevano visto precipitarsi negli spogliatoi prima del gol di Marocchino. 

"Mi avevano detto che il tempo era scaduto", 

risponde, piroettando sui tacchi. Le domande piovono da ogni parte: l'argomento scontato è quello dello scudetto, un argomento top secret per Boniperti. 

"Ne parliamo a giugno" 

replica con uno sguardo ammiccante, come se volesse dire: 

"sono interrogativi da porsi questi? -Ma avete visto che Brescia veloce?" 

L'elogio degli avversari vale a maggior ragione per i suoi uomini. Un cronista gli chiede una conferma diretta e il presidente, sottolineando le parole con un gesto eloquente, scatta: 

«E' una Juve grintosa, una Juve che mi piace". 

Fine incontro. Trapattoni si affaccia sulla soglia dello spogliatoio bianconero. Appare subito molto più serioso del suo presidente e cerca parole di circostanza: 

"E' stata una domenica importante perché abbiamo accorciato le distanze dalla Roma e per come ci siamo espressi in campo". 

L'allenatore tradisce la tensione di una giornata vivace sugli altri fronti e prosegue con calma nella sua analisi: 

"Volevamo scongiurare la prospettiva del terzo pareggio consecutivo al Comunale e i limiti psicologici che ne sarebbero conseguiti, cosi abbiamo schiacciato subito l'acceleratore...".

Gli domandano se la Juventus osservata contro il Brescia lo ha pienamente soddisfatto. 

"Il nostro primo tempo è stato migliore del secondo — fa lui passandosi una mano tra i capelli — Abbiamo cominciato in maniera spettacolare e retto bene sino a cinque minuti dall'intervallo, quando hanno preso a rumoreggiare sulle gradinate. Poi nella ripresa qualcuno ha tirato il fiato, ma a questo punto avevamo già chiuso l'incontro". 

Brady non ha giocato e Trapattoni spiega: 

"L'abbiamo deciso di comune accordo stamane. Liam se la sentiva, ma accusava ancora un fastidioso dolorino. E' stato meglio così: in settimana Brady potrà sottoporsi a un collaudo meno rischioso per domenica prossima. Comunque Prandelli si è comportato benissimo, meritava il gol. Ho sempre sostenuto che il ragazzo ha il calcio nel sangue. C'era solo bisogno di tempo, di una sua crescita graduale. E, del resto, inserirsi nella Juve non è facile: qui si è sempre sottoesame" 

"Lo scudetto? Le percentuali le faremo a marzo — chiude Trapattoni —. Noi ci mettiamo sullo stesso piano delle nostre rivali. Anche la cronaca del campionato dimostra che a questo punto avremmo potuto essere appaiati a Roma e Inter, senza creare scandalo. Chiaro che giocando in questo modo, l'aggancio è sempre più possibile". 

"Adesso l'importante è non accusare battute d'arresto — gli fa eco Bettega dall'interno dello spogliatoio —. La Roma ha perso un punto contro il Bologna?Domenica toccherà a noi affrontare la squadra di Radice, la verifica verrà subito". 

I compagni hanno cercato Bettega perché segnasse anche lui. 

"Per la verità, mi è parso di aver sfiorato la palla del secondo gol — avverte Bobby —. Lo dico solo per scrupolo, senza voler sottrarre alcun merito a Marocchino. Non posso certo lamentarmi: abbiamo rosicchiato un punto alla Roma e magari ogni domenica finisse sempre in questo modo."

Non ha segnato Bettega. ma ha segnato Tardelli rispettando il suo nuovo ruolo di bomber della squadra. Nel suo angolo Tardelli sorride soddisfatto. 

"Non sono un goleador — attacca — solo un calciatore fortunato". 

Gli si domanda se è una battuta la sua. 

"No all'inizio della stagione avevo sbagliato molte conclusioni favorevoli. Adesso mi sta andando tutto bene, e poi vado anche più convinto al tiro". 

L'altro cannoniere della giornata Marocchino, non vuol parlare troppo di sé. 

"Altrimenti — confessa — mi procuro dei debiti. Parliamo, casomai, della Juve: il Brescia ce l'ha messa tutta, ma non è facile resisterci in questo periodo: attuiamo il pressing e la doppia marcatura. Ah, un'ultima cosa: vorrei che mi consentiste di dedicare il mio secondo gol in campionato a mia nonna Margherita che ha 82 anni e ogni mattina mi dà la sveglia". 

E Causio? Tace e scompare in fretta dagli spogliatoi. Si concede invece una battuta Zoff, in campo per novanta minuti, ma pure lui disoccupato. 

"Ho fatto come Toscanini, ho diretto dalla linea di porta il concerto". 

mormora tra i denti, serio come il suo allenatore. Per questa domenica il record dei sorrisi rimane a Boniperti. 

Alberto Gaino
tratto da: La Stampa 23 febbraio 1981



Il tira-e-molla di Roma e Inter ha finito per favorire il ritorno in grande stile della Juventus ai vertici della classifica: il rilancio della linea verde fa sognare ai bianconeri lo scudetto numero diciannove
DRIM

IMBATTUTA da dodici giornate, a una sola lunghezza dalla coppia di vertice, la Juventus ripropone la sfida. Per virtù proprie e debolezze altrui è riemersa da una crisi che pareva irriversibile. Dopo sei turni di campionato, aveva vinto una volta sola, in casa col Como, e aveva totalizzato la miseria di cinque punti, meno di uno a partita, che è media (scarsa) di salvezza. A quel punto, non soltanto era staccata di quattro lunghezze dalla Roma capolista, ma era preceduta in graduatoria anche da Fiorentina, Inter, Catanzaro, Napoli, Torino e Cagliari. Il ciclone Agnolin, abbattutosi su una squadra già traumatizzata dall'incredibile sconfitta nel derby, sembrava aver dato il colpo di grazia a una Signora dilaniata da gravi polemiche interne, con Causio e Bettega nel mirino di una critica astiosa, con i giovani ormai esasperati da una lunga e sfiancante anticamera. Trapattoni pareva seduto su una polveriera: sarebbe bastato un niente per accendere la miccia e provocare una deflagrazione clamorosa. Da allora, la svolta. Di suo la Juve ci ha messo dodici domeniche senza sconfitte, che non è poco, obiettivamente. Contemporaneamente, là davanti si son fatti in quattro per agevolare la sua riscossa. Catanzaro e Cagliari si sono logicamente defilati dalla zona d'élite, il che rientrava nel copione. La Fiorentina è saltata in aria, travolta dalle sue stesse ambizioni, sino a conoscere un tonfo imprevedibile (dal quale si sta appena ora riprendendo, con umiltà e abnegazione: ma, ovviamente, con opposti traguardi). II Torino si è coscienziosamente applicato a un ben riuscito harakiri (vedi caso Pulici e ventate di follia collettiva, come l'ultima sbandata di Avellino). Sono rimasti il sorprendente Napoli di Krol, che va comunque ancora verificato agli altissimi traguardi; e, soprattutto, Roma e Inter. Le quali, impegnate in un curioso minuetto (scappa tu, che ti raggiungo io) hanno in sostanza favorito il graduale accostamento dei bianconeri. 
DICIOTTO PUNTI. Neppure la già reclamizzata benevolenza delle avversarie sarebbe peraltro riuscita a far rientrare in gioco la Juventus, senza il colpo d'ala di diciotto punti in dodici partite, frutto di sei vittorie e di altrettannti pareggi. Questa serie, non strepitosa, ma di elevata produttività, ha portato i bianconeri ad acquattarsi alle spalle della coppia di testa, in ideale posizione d'attesa. Dalla trama incrociata dei confronti diretti di domenica prossima, la classifica può ricevere uno scossone radicale: e all'appuntamento decisivo, la Juve si presenta con tuttte le carte in regola. Ha saputo persino trasformare un suo costituzionale difetto, la mancanza di un uomo-gol in prima linea, in un motivo di vantaggio: potendo infatti alternare molti elementi nelle vesti di risolutori, la squadra di Trapattoni sfugge a rigide contromisure. La parte più vistosa, nella graduale risalita, l'ha recitata Tardelli, giocatore di impareggiabile utilità, potendo nella stessa partita annullare l'avversario più pericoloso e poi andare a siglare il gol decisivo. Ma di volta in volta, i Cabrini, gli Scirea, i Fanna e i Marocchino hanno saputo trovare la porta avversaria, sempre nell'attesa che Bettega dia un seguito ai sintomi di risveglio manifestati a Brescia. Lo stesso Bettega si è poi affezionato a un ruolo di rifinitore che non tutti i critici colgono con chiarezza, ma che risulta di fondamentale importanza. Fungendo da falso scopo e toccando deliziosamente in fase di ultimo passaggio, Bettega sguinzaglia al gol i suoi compagni, tutti in grado di concludere con proprietà. E va notato che, nelle ultime due domeniche, la Juve, proprio in virtù di un tasso collettivo di classe che non trova riscontri nelle concorrenti, ha potuto egregiamente mascherare l'assenza di Brady, motore della manovra offensiva. 
I GIOVANI. Quando i risultati hanno cominciato a dargli ragione, rendendo la sua posizione inattaccabile, Trapattoni ha poi trovato il coraggio di procedere a una mossa determinante. Ha rinunciato alla controproducente manfrine della staffetta sistematica di Causio, che finiva per avvilire il barone anche al di là del suo ridotto rendimento attuale, avvicendandolo senza mezzi termini col giovane Marocchino, in grado di incrementare il livello di pericolosità offensiva, dando nel contempo una vigorosa accelerazione al ritmo. Tradizionale rallentatore di gioco, il vero Causio ripagava la squadra di questo pedaggio con squisite invenzioni, soprattutto in combinazione con Bettega (sui cross di Causio per la testa di Bobby la Juve ha vissuto di rendita per annate intere). Ma il Causio di oggi, sfiduciato anche per vicende azzurre, svuotato soprattutto di entusiasmo, rischiava di risultare un lusso superfluo sull'altare dell'estetica. Senza contare che l'incubo della sostituzione, sempre in agguato, lo induceva a sforzature innaturali. Lo scrivemmo senza mezzi termini in circostanze non sospette, cioè dopo una partita vittoriosa, quella di Firenze. Insistere su Causio in tali condizioni era dannoso per la squadra e crudele per il giocatore. Un grande giocatore, intendiamoci, che proprio in quanto tale meritava maggior rispetto. L'accantonamento di Causio ha dato alla Juventus una sferzata in tutti i sensi. I giovani si sono convinti che non esistevano posizioni inattaccabili. E oltre a Marocchino se ne sono giovati tutti gli altri, da Prandelli, esemplare sostituto di Brady nelle due ultime partite, a Verza che domenica ha disinvoltamente surrogato Furino, dando proporzioni vistose a quell'operazione ringiovanimento che non era più procrastinabile. Senza contare che un Causio, adeguatamente ricaricato sul piano atletico e schiumante di rabbia, potrà essere una formidabile arma per il finale di campionato, su terreni più congeniali. Con una mossa del genere, estromettendo a lungo Chiarugi per poi ripresentarlo teso come un arco nelle partite conclusive, Pesaola vinse il suo scudetto con la Fiorentina. 
IL BOLOGNA. I mali della Juventus cominciarono col Bologna, quarta di andata. Sino allora, pur non incantando, la squadra bianconera (due pareggi e una vittoria) si era tenuta in scia di Roma e Fiorentina, le più sollecite all'avvio: quattro punti contro i cinque dell'inedito tandem di testa. Ma capitolando in casa contro i rossoblù di Radice, trascinati da un Eneas che stava vivendo le sue giornate di gloria, la Juventus apri la prima crepa nella sua stagione, avviando una disastrosa reazione a catena. Pareggio ad Ascoli e altra sconfitta nel derby: distacco massimo dalla vetta, quattro punti, rimasto inalterato col successivo pari di Perugia. Chiuso il ciclo di un girone, riassestata la graduatoria, la Juventus si ritrova davanti proprio il Bologna, anch'esso ripresosi a tempo da una momentanea flessione e unanimamente giudicato come la squadra più in forma del campionato. II Bologna, costruito da Radice senza complessi e reverenze, non ha ancora fallito un incontro di vertice: ha perduto a Milano con l'Inter, ma in formazione d'emergenza e con serie attenuanti. Per il resto ha pareggiato due volte con la Roma, ha battuto (a casa loro) Torino e Juventus, ha pareggiato col Napoli. 
TARDELLI E GLI ALTRI. Intanto, continua a distillare i suoi gol puntuali e decisivi Schizzo Tardelli, alla sua annata magica. Proprio la rinfrescata manovra offensiva, dove Bettega fa da civetta aprendo preziosi varchi centrali, ha trovato nell'interno il suo interprete più felice. Tardelli è il più Inglese dei nostri giocatori: sa guizzare da un ruvido tackle per presentarsi fulmineamente in zona tiro. E, qui giunto, sa concludere di piede o di testa con uguale perentorietà. Ma ci sono almeno altri due uomini-chiave nella riscossa juven-tina. Scirea, giocatore di inestimabile pregio, cui solo la modestia di comportamento impedisce di essere personaggio sino in fondo, come meriterebbe la sua elevatissima caratura tecnica. E Cabrini che, senza clangori di trombe, ha riattinto in pieno la magica forma argentina, ha ripreso a sprintare a tutto campo, aprendo invitanti figure di gioco con le sue prepotenti incursioni laterali. Con Fanna e Marocchino animati di slanci a lungo repressi e con Brady pronto a rientrare in lizza, questa Juve sogna e fa sognare. Anche se l'aspetta un Bologna con i piedi saldamente per terra.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr. 9


    

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Con due gol di Tardelli e Marocchino (nelle foto mentre scoccano il tiro) Ia Juve ha regolato il Brescia per continuare te la sua rincorsa. La regia è di Bettega che in entrambe le occasioni pare impegnato ad evitare le pallonate del soci.

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sabato 17 maggio 2025

17 Maggio 1987: Juventus - Brescia

É il 17 Maggio 1987 e Juventus e Brescia si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio Serie A 1986-87 allo Stadio ' Comunale ' di Torino.

La Juventus é Campione d'Italia in carica mentre il Brescia annaspa nelle posizioni di retrovia. A fine campionato i bianconeri piemontesi saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre i lombardi finiranno al terz'ultimo posto e dovranno salutare la Serie A.

Agl'annali questa gara é archiviata come l'addio al calcio di 'Le Roi' Michel Platini.

Buona Visione! 


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Stagione 1986-1987 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 17 maggio 1987 ore 16:00 
JUVENTUS-BRESCIA 3-2
MARCATORI: Serena A. 4, Gritti rigore 6, Brio 22, Iorio 41, Bonetti I. 78

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Caricola, Bonini, Brio, (c) Scirea, Mauro (Bonetti I. 62), Manfredonia, Serena A., Platini, Buso (Briaschi 69) 
A disposizione: Bodini, Vignola, Bruzzano
Allenatore: Rino Marchesi

BRESCIA: Aliboni, Ceramicola, Branco, Sacchetti, Chiodini, Occhipinti, Bonometti, Zoratto (Turchetta 81), Iorio, Beccalossi, Gritti
A disposizione: Pionetti, De Martino, Gentilini, Chierici
Allenatore: Bruno Giorgi

ARBITRO: Lo Bello R.
AMMONIZIONI: Manfredonia (Juventus); Branco, Sacchetti, Occhipinti (Brescia)



Un grazie alla Juve che l'ha portato a tanti successi, una critica al nostro ambiente dove conta soltanto il risultato
Michel: «Qui ho vinto tutto ma ho perso il calcio»
«Fin da settembre, dopo i Mondiali, avevo deciso che questa sarebbe stata la mia ultima stagione» 
«Lavorerò in tivù per La Cinq, continuerò a seguire lo sport 
A fine agosto una gara celebrativa a Nancy

TORINO 
Michel Platini, è quello di oggi il più triste giorno della tua vita di calciatore?
Non scherziamo, per favore. Il giorno dell'Heysel è stato quello in cui mi si è rotto qualcosa dentro, in cui è finita una certa idea del football. C'erano trentasette morti li, intorno ad un evento calcistico.

E quale è stato allora il giorno più bello?
Semplice: il 22 giugno 1972, quando a Nancy ho cominciato la mia vita vera di calciatore, firmando il contratto pre professionistico. Glocai, segnai subito un gol da centrocampo, capii che potevo fare strada.

LA DECISIONE - Quando hai deciso di smettere?
Lo scorso settembre. Ero tornato dal Mundial a pezzi fisicamente, avevo faticato a rimettermi in ordine, capii che al massimo potevo andare avanti un anno ancora.

Ma qui dicono che tu potresti fare benissimo un altro paio di campionati.
Il fatto è che ho concepito il calcio in un certo modo, diciamo pure personale, artistico. O riesco a dare cose grandi, o non ci sto più. Non mi va la baballes (lo ha detto in francese, significa il giochicchiare)

Ti senti in debito o in credito con la Juventus?
Mi ha fatto vincere tutto, è più quello che lei ha dato a me che quello che io ho dato a lei

Non vorresti essere campione del mondo, come Maradona?
Vorrei essere un ragazzino che comincia a giocare, e che sa che può fare belle cose, e migliorarsi per tanti anni.

IL FUTURO-Cosa farai adesso?
Adesso come fra un minuto, come domani non so. Rimango a Torino sinché i miei figli non hanno finito la scuola. Poi vacanze.Poi Nancy, é casa mia.
Non giochi un match di addio con la Nazionale di Francia?
Non credo proprio. Dovrei scendere in campo fra un mese, anche se continuerò ad allenarmi non avró la tensione giusta per una partita.

Però metterai ancora le scarpe da calcia6tore?
Senz'altro. Staró in mezzo al calcio, e cercheró di fare anche del moto, & poi qualcuno mi sta organizzando il giubileo. (Dovrebbe essere a fine agosto, stadio di Nancy, incontro fra una rappresentativa di francesi selezionati da Hidalgo, una di "esteri" selezionati da Trapattoni: lui un tempo con una squadra, un tempo con l'altra: ci sono progetti piú vasti, ma forse troppo complicati). 

E fuori dal calcio?
Ho tante cose interessanti da fare, alcune da mandare avanti, altre da inventare. Ho tanti progetti televisivi, con La Cinq. Non credo che i giornalisti siano pochi, comunque vorrei provare a fare giornalismo anch'io.

L'ITALIA Ti place ricordare qualche amico, giocatore o no?
Tanti ne ho, in tanti posti. I non giocatori sono amici miei e basta. I giocatori, beh, sono tutti amici..

Cosa ti han fatto capire cinque anni d'Italia?
Che il calcio non è più mio. Sono arrivato dalla Francia con il gusto della festa, del gioco fine a se stesso, qui ho fatto in fretta ad imparare che conta il risultato, che sei qualcuno se fai il gol. Lo prova questo mio ultimo anno. E' stata una lezione anche dura, ma utile per avere successo nel calcio professionistico, cioè nel mio mestiere. Ho imparato che qui il calcio non è mio, è dei tifosi, peraltro con me sempre carini, juventini e no, é di voi giornalisti, & bisogna sempre vincere, partecipare proprio non basta.

AGNELLI Adesso lasci questa Italia per la tua Francia decoubertiniana.
Posso lasciare qui le coppe vinte, non gli amici, che comunque e come se stessero sempre con me.

C'é stato un ultimo scambio di battute fra te e l'Avvocato?
Non mi pare. Casomai ho fatto con lui una battuta contro di voi, che ci sembravate aggressivi. Ma non mi sono proprio sentito nel giorno ideale per fare dell'ironia.

Gian Paolo Ormezzano 
tratto da: La Stampa 18 maggio 1987






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lunedì 28 aprile 2025

28 Aprile 2002: Juventus - Brescia

É il 28 Aprile 2002 Juventus Brescia si sfidano nella sedicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata cosí cosí nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é un Brescia che deve vince il suo 'scudetto personale' - salvezza risicata ma fondamentale!


Buona Visione! 




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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 16 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 28 aprile 2002 ore 15:00 
JUVENTUS-BRESCIA 5-0
MARCATORI: Trezeguet 8, Del Piero 71, Trezeguet 76, Del Piero 80, Trezeguet 89

JUVENTUS: Buffon, Thuram L., Ferrara C., Iuliano, Montero P., Nedved, Tacchinardi (Tudor 33), Davids (Paramatti 81), (c) Del Piero, Zalayeta (Zambrotta 46), Trezeguet
A disposizione: Carini, Zenoni, Birindelli, Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

BRESCIA: Castellazzi, Bonera, Calori, Mangone, Filippini A., Filippini E. (Baggio R. 66), Guardiola (Yllana 54), Sussi, Binotto, Toni (Tare 75), Bachini
A disposizione: Bacchin, Giunti, Schopp, Stankevicius
Allenatore: Carlo Mazzone

ARBITRO: Racalbuto
AMMONIZIONI: Montero P., Tudor (Juventus); Bonera, Filippini A., Sussi, Calori, Bonera 60 (Brescia)
ESPULSIONI: Allenatore Mazzone 9, Bonera 60 (Brescia)




BIANCONERI SI CONGEDANO DAL DELLE ALPI CON UNA GOLEADA SUPERIORE A QUELLA CHE AVEVA INAUGURATO IL LORO CAMPIONATO CONTRO IL VENEZIA

Nel segno di Del Piero una Juve a forza 5 travolge il Brescia 
Premiato il coraggio di Lippi che impiega Zalayeta al fianco di David 
Alex nel ruolo di rifinitore in tandem con Nedved. Espulso Mazzone 

TORINO La vittoria più corposa del campionato rischia anche di essere la più inutile. Tuttavia, nel congedo da Torino con il Brescia, come nel giorno in cui si presentò (era fine agosto) contro il Venezia (4-0), la Juventus ha offerto cinque gol e spettacolo, un'esibizione di potenza che non ha saputo ripetere spesso altrimenti lo scudetto avrebbe già un padrone; a 90' dalla fine, la Juve può soprattutto rammaricarsi con se stessa se si trova a inseguire l'Inter e non le sta davanti, come la sua maggiore qualità le avrebbe consentito. Ieri Lippi ha trovato il coraggio di cambiare per non rischiare la battuta d'arresto; ha giocato la carta dei due attaccanti, dando fiducia a Zalayeta dopo la gestazione brillante in Coppa Itala, con Del Piero e Nedved a sorreggerli. Una mossa che in Spagna o in Inghilterra sarebbe normale ma che ai nostri allenatori appare sempre un azzardo. 

Alla 33a partita di campionato, la 52a nella stagione, la Juve è arrivata finalmente a esporre il proprio potenziale d'attacco, costringendo Del Piero al ruolo che ci sembra più suo, rifinitore, anche se defilato sulla fascia sinistra come nel primo anno della Juve lippiana, quando faceva da terza punta del tridente con Vialli e Ravanelli. Non hanno compiuto sfracelli i bianconeri nel primo tempo ed il risultato è lievitato quando, nella ripresa, l'ingresso di Zambrotta ha restituito alla squadra il volto consueto e l'espulsione di Bonera le ha dato il vantaggio di un uomo in più. Ma era forte il segnale di quella squadra schierata con Zalayeta e Trezeguet davanti. Del Piero e Nedved esterni a completare il trapezio offensivo. Il Brescia lo ha ricevuto. Lo ha patito. 

Dopo due minuti la Juve era già in rete con una conclusione di Zalayeta che soltanto il guardalinee Di Mauro giudicava in fuorigioco. E all'5' il gol di Trezeguet, di testa, sul calcio d'angolo di Del Piero (contestato da Mazzone, che veniva espulso), esorcizzava il pericolo più grave, quello di non schiodare la difesa bresciana e percorrere la partita in affanno. L'attenzione si spostava su San Siro, senza troppe illusioni neppure dopo il pareggio di Matuzalem, eppure con la certezza che l'ultima parola sul primo posto non è ancora stata detta. L'invasione bianconera di Udine è il progetto di una settimana che ne ricorda altre degli ultimi due anni ma, chissà perché, con la sensazione che la Juve questa volta possa riprendersi quanto le sfuggì nelle stagioni di Ancelotti. Lippi ha dato una scossa. Il gruppo che avevamo visto a Piacenza domenica scorsa, salvato dall'invenzione estemporanea di Nedved, si sarebbe attorcigliato su se stesso anche questa volta. 
Se non hai qualità sulle fasce, se la speranza del tuo gioco deve fondarsi sui piedi inadeguati delle seconde e terze linee, non serve avere qualche fuoriclasse né Trezeguet, il goleador più prolifico dai tempi di Omar Sivori, pure lui un oriundo argentino.
 
Ieri dall'esterno partivano le iniziative di gente che pure quando non è al massimo sa offrire una palla precisa, un cross non banale e comunque allarga la difesa. Davids e Tacchinardi, finché l'infortunio non l'ha levato di mezzo, non dovevano preoccuparsi di innescare il gioco, bastava che distruggessero le trame bresciane. Dietro, la difesa era inedita e sicura, anche se Thuram e Monterò dovevano fare gli esterni perché la Juve ha difensori centrali in abbondanza (quando Tudor ha sostituito Tacchinardi ce n'erano in campo addirittura cinque) e pare che l'anno prossimo voglia aggiungerci Stam. 

Il Brescia, in svantaggio, si proiettava in avanti e controllava la palla, senza colpire mai con decisione. Toni, bel giocatore finché non si affaccia vicino alla porta, era consumato dall'esperienza di Ferrara, Altro non c'era, mentre la Juve arrivava comunque a colpire un palo con luliano e a impegnare Castellazzi con Nedved. Zalayeta non trovava gli spazi che gli aveva concesso il Parma, qualche sua fuga verticale creava scompiglio ma nell'intervallo Lippi decideva che il più era fatto. Bisognava tornare ai vecchi equilìbri. E mentre il Brescia attendeva a far entrare Baggio, l'espulsione di Bonera (seconda ammonizione per un fallo su Del Piero) ne comprometteva la rimonta. Il Codino entrava al 21', sull' 1-0, e assisteva dopo cinque inutili minuti all' esplosione juventina. Del Piero segnava con una punizione da 25 metri che beffava Castellazzi, poi lui stesso e Trezeguet, completavano l'opera sugli assist di Nedved, Davids e Tudor a difesa aperta. 
La fiammella bresciana si era spenta, quella juventina resta accesa per una settimana.

Marco Ansaldo

Nedved serve assist 
Baggio non sì vede 
Thuram sente l'aria dei Mondiali, un super Ferrara annulla Toni 

BUFFON 6. Una parata a terra su Binotto nel primo tempo e la sua domenica finisce lì. 

THURAM 7. Confermata la sensazione delle ultime gare: il profumo di Mondiale gli fa non bene, ma benissimo. Spinge e annulla quel che resta di Bachini. 

FERRARA 7. Senza la tripletta di Trezeguet avrebbe meritato il premio di migliore in campo. Sta concludendo alla grande un campionato che avrebbe dovuto riservargli soltanto una parte da comprimario. Se Toni non esiste il merito è suo. 

IULIANO 6,5. A parte una scena alla Gianni e Pinotto con Buffon, fa il pretoriano difensivo senza alcun problema particolare. Anche nel momento in cui il Brescia spinge prima di dimettersi in blocco dalla partita. 

MONTERO 6. Bravo a sacrificarsi in una posizione che non gli è consona. L'ultima apparizione da esterno sinistro si perde nella notte dei tempi, Lippi lo utilizza in quel ruolo per avere più copertura. Ma nel primo tempo il Brescia trova spesso disco verde da quella parte. Zalayeta arma segreta nella formazione con quattro attaccanti Lippi ridisegna i ruoli e dà la sua impronta a questo successo 

NEDVED 7. Assist man per Trezeguet, gioca molto decentrato a destra nello schieramento rischiatutto ideato a sorpresa da Lippi. Gli si può perdonare qualche cross di troppo sbagliato. 

TACCHINARDI 6. La sua partita dura mezz'ora. Poi lo blocca una botta alla coscia 
(dal 33' pt Tudor 7: manda in gol Trezeguet, si conferma bravo anche nel ruolo di centrocampista). 

DAVIDS 7. Si iscrive nell'elenco dei rifinitori offrendo a Del Piero la palla del quarto gol. Solita grinta, quando entra Baggio va a marcarlo a uomo 
(dal 35'st Paramatti sv) 

DEL PIERO 7. L'inizio non è dei migliori, poi decolla. La punizione è un pezzo di bravura diverso dal solito: niente tiro a girare, ma botta secca che trova impreparato Castellazzi. Splendido anche il 4o gol juventino. 

TREZEGUET 7.5. Sale sul trono dei goleador con una grande tripletta. Difficile trovare nuovi aggettivi per questo campione che ha il gol nel sangue. 

ZALAYETA 6. E' l'arma segreta di Lippi. Marcello sfrutta la sua grande condizione e nei primi minuti è lui che semina scompiglio nelle file bresciane 
(dal 1 ' st Zambrotta 6,5: va a sinistra, fa con profitto il porta borracce).
 
LIPPI 7. Rischia tutto con quattro attaccanti, poi ridisegna la squadra. Su questa vittoria c'è netta la sua impronta. 

Fabio Vergnano
articoli tratti da: La Stampa 29 aprile 2002





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mercoledì 29 gennaio 2025

29 gennaio 1995: Juventus - Brescia

É il 29 Gennaio 1995 e Juventus e Brescia si sfidano nella Prima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreisimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Brescia dal canto suo dopo un campionato disastroso, terminato nettamente all'ultimo posto saluta mestamente la Serie A.

Buona Visione!


juve


Campionato di Serie A 1994-1995 - 1 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 29 gennaio 1995 ore 14.30
JUVENTUS-BRESCIA 2-1
MARCATORI: Corini rigore 11, Del Piero 34, Vialli rigore 89

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Jarni, Carrera M., Kohler, Paulo Sousa (Tacchinardi 82), Di Livio (Marocchi 74), Conte A., Vialli, Del Piero, Ravanelli
Allenatore : Marcello Lippi

BRESCIA: Ballotta, Adani, Francini (Piovanelli 74), Corini, Baronchelli, Battistini S., Sabau, Gallo, Cadete (Nappi 53), Giunta, Bonetti I.
Allenatore : Mircea Lucescu

ARBITRO: Racalbuto



«La reazione agli schiaffi» 
Lippi applaude al carattere dei suoi 

TORINO. Nella domenica del lutto e del dolore, la Juve festeggia il primato prima perso e poi riacciuffato con la forza delle disperazione. Vittoria col brivido ma, secondo Lippi, ineccepibile: 

«Sì, abbiamo sofferto, complimenti ai giocatori perché sono stati molto bravi a risolvere una partita difficilissima sotto il profilo psicologico. Dopo cinque minuti eravamo già sotto di un gol e questo non ha fatto altro che peggiorare la situazione, ho pensato che fosse un'altra gara stregata». Ma questa volta, secondo Lippi, la Juve non ha tradito: 

«I giocatori hanno avuto la calma e l'intensità di gioco giuste per riprendere in pugno la partita. I venti minuti finali del primo tempo sono stati eccezionali sotto questo aspetto. Nella ripresa, si è aggiunto anche l'handicap del campo ghiacciato a ostacolare la nostra voglia di vittoria. Da quella parte, verso la curva Scirea, è quasi impossibile giocare per una squadra tecnica come la nostra. Io non voglio cercare dei colpevoli, ma è inconcepibile che dobbiamo giocarci lo scudetto su un terreno del genere». 

Una Juve ritrovata, dunque? Lippi non si esalta, ma prende atto di certi piccoli miglioramenti: 

«Ho visto una grande voglia di reagire ai due schiaffi che ci hanno rifilato. Le mie squadre hanno sempre avuto certe caratteristiche, poi ci sta che nell'arco di una stagione si giochi qualche partita sotto tono. Quello che mi piace di questo gruppo è che ha capacità di autrocritica». 

Così la classifica ora premia di nuovo i bianconeri. Ma Lippi mette in guardia i suoi: 

«Dovremo essere bravi anche a non guardare sempre la nostra posizione in graduatoria. E' pericoloso fare troppi castelli in aria». 

Il Brescia urla il proprio sdegno. Lippi capisce, ma non si adegua: 

«La nostra è una vittoria su cui c'è ben poco da obiettare. Capisco l'amarezza di chi perde a un minuto dalla fine, ma sono episodi che vanno accettati. I rigori? Non commento quello a favore del Brescia e neppure il nostro. Mi pare che ci fosse anche qualcosa di poco chiaro ai danni di Kohler». 

Allo stadio c'era anche l'Avvocato. Lippi non lo sapeva neppure: 

«Mi fa piacere, durante la settimana ci è stato vicino con telefonate, con una visita al Comunale. Ha elogiato Del Piero? Quel gol è frutto di un gesto tecnico molto bello, tipico del suo repertorio. Ma deve migliorare in continuità e carattere, deve prendersi qualche responsabilità in più. Io lo sprono a cercare di saltare più spesso l'uomo, a battere più punizioni». 

Infine un pensiero alla violenza genovese: 

«Purtroppo certi episodi fanno parte della quotidianità. Mi spiace che sia successo proprio a Genova, una città civilissima. Hanno fatto bene a sospendere la partita». 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 30 gennaio 1995



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