É il 22 Febbraio 1981 e Juventus e Brescia si sfidano nella terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Sará una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterá i nostri beniamini verso il dicianovesimo tricolore.
Dall'altra parte c'é un Brescia che dopo un campionato lottato fino all'ultimissimo istante si deve arrendere alla 'classifica avulsa' e retrocedere in Serie B.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1980-1981 - 3 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 22 febbraio 1981 ore 15.00
JUVENTUS-BRESCIA 2-0
MARCATORI: Tardelli 7, Marocchino 45
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino (Verza 75), Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega, Prandelli, Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni
BRESCIA: Malgioglio, Podavini, Galparoli, De Biasi (Guida 74), Groppi, Venturi, Salvioni (Bergamaschi 46), Torresani, Penzo, Iachini, Biagini
Allenatore: Alfredo Magni
ARBITRO: Prati
ESPULSIONI: Biagini 67 (Brescia)
Il presidente euforico per la prova grintosa della sua squadra
Boniperti: «Questa Juve mi piace»
TORINO — Finalmente una domenica tranquilla per Giampiero Boniperti che al rientro delle squadre in campo, dopo l'intervallo, può tornarsene a casa distribuendo sorrisi e battute ai cronisti. L'avevano visto precipitarsi negli spogliatoi prima del gol di Marocchino.
"Mi avevano detto che il tempo era scaduto",risponde, piroettando sui tacchi. Le domande piovono da ogni parte: l'argomento scontato è quello dello scudetto, un argomento top secret per Boniperti.
"Ne parliamo a giugno"replica con uno sguardo ammiccante, come se volesse dire:
"sono interrogativi da porsi questi? -Ma avete visto che Brescia veloce?"L'elogio degli avversari vale a maggior ragione per i suoi uomini. Un cronista gli chiede una conferma diretta e il presidente, sottolineando le parole con un gesto eloquente, scatta:
«E' una Juve grintosa, una Juve che mi piace".Fine incontro. Trapattoni si affaccia sulla soglia dello spogliatoio bianconero. Appare subito molto più serioso del suo presidente e cerca parole di circostanza:
"E' stata una domenica importante perché abbiamo accorciato le distanze dalla Roma e per come ci siamo espressi in campo".L'allenatore tradisce la tensione di una giornata vivace sugli altri fronti e prosegue con calma nella sua analisi:
"Volevamo scongiurare la prospettiva del terzo pareggio consecutivo al Comunale e i limiti psicologici che ne sarebbero conseguiti, cosi abbiamo schiacciato subito l'acceleratore...".Gli domandano se la Juventus osservata contro il Brescia lo ha pienamente soddisfatto.
"Il nostro primo tempo è stato migliore del secondo — fa lui passandosi una mano tra i capelli — Abbiamo cominciato in maniera spettacolare e retto bene sino a cinque minuti dall'intervallo, quando hanno preso a rumoreggiare sulle gradinate. Poi nella ripresa qualcuno ha tirato il fiato, ma a questo punto avevamo già chiuso l'incontro".Brady non ha giocato e Trapattoni spiega:
"L'abbiamo deciso di comune accordo stamane. Liam se la sentiva, ma accusava ancora un fastidioso dolorino. E' stato meglio così: in settimana Brady potrà sottoporsi a un collaudo meno rischioso per domenica prossima. Comunque Prandelli si è comportato benissimo, meritava il gol. Ho sempre sostenuto che il ragazzo ha il calcio nel sangue. C'era solo bisogno di tempo, di una sua crescita graduale. E, del resto, inserirsi nella Juve non è facile: qui si è sempre sottoesame""Lo scudetto? Le percentuali le faremo a marzo — chiude Trapattoni —. Noi ci mettiamo sullo stesso piano delle nostre rivali. Anche la cronaca del campionato dimostra che a questo punto avremmo potuto essere appaiati a Roma e Inter, senza creare scandalo. Chiaro che giocando in questo modo, l'aggancio è sempre più possibile"."Adesso l'importante è non accusare battute d'arresto — gli fa eco Bettega dall'interno dello spogliatoio —. La Roma ha perso un punto contro il Bologna?Domenica toccherà a noi affrontare la squadra di Radice, la verifica verrà subito".I compagni hanno cercato Bettega perché segnasse anche lui.
"Per la verità, mi è parso di aver sfiorato la palla del secondo gol — avverte Bobby —. Lo dico solo per scrupolo, senza voler sottrarre alcun merito a Marocchino. Non posso certo lamentarmi: abbiamo rosicchiato un punto alla Roma e magari ogni domenica finisse sempre in questo modo."Non ha segnato Bettega. ma ha segnato Tardelli rispettando il suo nuovo ruolo di bomber della squadra. Nel suo angolo Tardelli sorride soddisfatto.
"Non sono un goleador — attacca — solo un calciatore fortunato".Gli si domanda se è una battuta la sua.
"No all'inizio della stagione avevo sbagliato molte conclusioni favorevoli. Adesso mi sta andando tutto bene, e poi vado anche più convinto al tiro".L'altro cannoniere della giornata Marocchino, non vuol parlare troppo di sé.
"Altrimenti — confessa — mi procuro dei debiti. Parliamo, casomai, della Juve: il Brescia ce l'ha messa tutta, ma non è facile resisterci in questo periodo: attuiamo il pressing e la doppia marcatura. Ah, un'ultima cosa: vorrei che mi consentiste di dedicare il mio secondo gol in campionato a mia nonna Margherita che ha 82 anni e ogni mattina mi dà la sveglia".E Causio? Tace e scompare in fretta dagli spogliatoi. Si concede invece una battuta Zoff, in campo per novanta minuti, ma pure lui disoccupato.
"Ho fatto come Toscanini, ho diretto dalla linea di porta il concerto".mormora tra i denti, serio come il suo allenatore. Per questa domenica il record dei sorrisi rimane a Boniperti.
Alberto Gaino
tratto da: La Stampa 23 febbraio 1981
Il tira-e-molla di Roma e Inter ha finito per favorire il ritorno in grande stile della Juventus ai vertici della classifica: il rilancio della linea verde fa sognare ai bianconeri lo scudetto numero diciannoveDRIMIMBATTUTA da dodici giornate, a una sola lunghezza dalla coppia di vertice, la Juventus ripropone la sfida. Per virtù proprie e debolezze altrui è riemersa da una crisi che pareva irriversibile. Dopo sei turni di campionato, aveva vinto una volta sola, in casa col Como, e aveva totalizzato la miseria di cinque punti, meno di uno a partita, che è media (scarsa) di salvezza. A quel punto, non soltanto era staccata di quattro lunghezze dalla Roma capolista, ma era preceduta in graduatoria anche da Fiorentina, Inter, Catanzaro, Napoli, Torino e Cagliari. Il ciclone Agnolin, abbattutosi su una squadra già traumatizzata dall'incredibile sconfitta nel derby, sembrava aver dato il colpo di grazia a una Signora dilaniata da gravi polemiche interne, con Causio e Bettega nel mirino di una critica astiosa, con i giovani ormai esasperati da una lunga e sfiancante anticamera. Trapattoni pareva seduto su una polveriera: sarebbe bastato un niente per accendere la miccia e provocare una deflagrazione clamorosa. Da allora, la svolta. Di suo la Juve ci ha messo dodici domeniche senza sconfitte, che non è poco, obiettivamente. Contemporaneamente, là davanti si son fatti in quattro per agevolare la sua riscossa. Catanzaro e Cagliari si sono logicamente defilati dalla zona d'élite, il che rientrava nel copione. La Fiorentina è saltata in aria, travolta dalle sue stesse ambizioni, sino a conoscere un tonfo imprevedibile (dal quale si sta appena ora riprendendo, con umiltà e abnegazione: ma, ovviamente, con opposti traguardi). II Torino si è coscienziosamente applicato a un ben riuscito harakiri (vedi caso Pulici e ventate di follia collettiva, come l'ultima sbandata di Avellino). Sono rimasti il sorprendente Napoli di Krol, che va comunque ancora verificato agli altissimi traguardi; e, soprattutto, Roma e Inter. Le quali, impegnate in un curioso minuetto (scappa tu, che ti raggiungo io) hanno in sostanza favorito il graduale accostamento dei bianconeri.
DICIOTTO PUNTI. Neppure la già reclamizzata benevolenza delle avversarie sarebbe peraltro riuscita a far rientrare in gioco la Juventus, senza il colpo d'ala di diciotto punti in dodici partite, frutto di sei vittorie e di altrettannti pareggi. Questa serie, non strepitosa, ma di elevata produttività, ha portato i bianconeri ad acquattarsi alle spalle della coppia di testa, in ideale posizione d'attesa. Dalla trama incrociata dei confronti diretti di domenica prossima, la classifica può ricevere uno scossone radicale: e all'appuntamento decisivo, la Juve si presenta con tuttte le carte in regola. Ha saputo persino trasformare un suo costituzionale difetto, la mancanza di un uomo-gol in prima linea, in un motivo di vantaggio: potendo infatti alternare molti elementi nelle vesti di risolutori, la squadra di Trapattoni sfugge a rigide contromisure. La parte più vistosa, nella graduale risalita, l'ha recitata Tardelli, giocatore di impareggiabile utilità, potendo nella stessa partita annullare l'avversario più pericoloso e poi andare a siglare il gol decisivo. Ma di volta in volta, i Cabrini, gli Scirea, i Fanna e i Marocchino hanno saputo trovare la porta avversaria, sempre nell'attesa che Bettega dia un seguito ai sintomi di risveglio manifestati a Brescia. Lo stesso Bettega si è poi affezionato a un ruolo di rifinitore che non tutti i critici colgono con chiarezza, ma che risulta di fondamentale importanza. Fungendo da falso scopo e toccando deliziosamente in fase di ultimo passaggio, Bettega sguinzaglia al gol i suoi compagni, tutti in grado di concludere con proprietà. E va notato che, nelle ultime due domeniche, la Juve, proprio in virtù di un tasso collettivo di classe che non trova riscontri nelle concorrenti, ha potuto egregiamente mascherare l'assenza di Brady, motore della manovra offensiva.
I GIOVANI. Quando i risultati hanno cominciato a dargli ragione, rendendo la sua posizione inattaccabile, Trapattoni ha poi trovato il coraggio di procedere a una mossa determinante. Ha rinunciato alla controproducente manfrine della staffetta sistematica di Causio, che finiva per avvilire il barone anche al di là del suo ridotto rendimento attuale, avvicendandolo senza mezzi termini col giovane Marocchino, in grado di incrementare il livello di pericolosità offensiva, dando nel contempo una vigorosa accelerazione al ritmo. Tradizionale rallentatore di gioco, il vero Causio ripagava la squadra di questo pedaggio con squisite invenzioni, soprattutto in combinazione con Bettega (sui cross di Causio per la testa di Bobby la Juve ha vissuto di rendita per annate intere). Ma il Causio di oggi, sfiduciato anche per vicende azzurre, svuotato soprattutto di entusiasmo, rischiava di risultare un lusso superfluo sull'altare dell'estetica. Senza contare che l'incubo della sostituzione, sempre in agguato, lo induceva a sforzature innaturali. Lo scrivemmo senza mezzi termini in circostanze non sospette, cioè dopo una partita vittoriosa, quella di Firenze. Insistere su Causio in tali condizioni era dannoso per la squadra e crudele per il giocatore. Un grande giocatore, intendiamoci, che proprio in quanto tale meritava maggior rispetto. L'accantonamento di Causio ha dato alla Juventus una sferzata in tutti i sensi. I giovani si sono convinti che non esistevano posizioni inattaccabili. E oltre a Marocchino se ne sono giovati tutti gli altri, da Prandelli, esemplare sostituto di Brady nelle due ultime partite, a Verza che domenica ha disinvoltamente surrogato Furino, dando proporzioni vistose a quell'operazione ringiovanimento che non era più procrastinabile. Senza contare che un Causio, adeguatamente ricaricato sul piano atletico e schiumante di rabbia, potrà essere una formidabile arma per il finale di campionato, su terreni più congeniali. Con una mossa del genere, estromettendo a lungo Chiarugi per poi ripresentarlo teso come un arco nelle partite conclusive, Pesaola vinse il suo scudetto con la Fiorentina.
IL BOLOGNA. I mali della Juventus cominciarono col Bologna, quarta di andata. Sino allora, pur non incantando, la squadra bianconera (due pareggi e una vittoria) si era tenuta in scia di Roma e Fiorentina, le più sollecite all'avvio: quattro punti contro i cinque dell'inedito tandem di testa. Ma capitolando in casa contro i rossoblù di Radice, trascinati da un Eneas che stava vivendo le sue giornate di gloria, la Juventus apri la prima crepa nella sua stagione, avviando una disastrosa reazione a catena. Pareggio ad Ascoli e altra sconfitta nel derby: distacco massimo dalla vetta, quattro punti, rimasto inalterato col successivo pari di Perugia. Chiuso il ciclo di un girone, riassestata la graduatoria, la Juventus si ritrova davanti proprio il Bologna, anch'esso ripresosi a tempo da una momentanea flessione e unanimamente giudicato come la squadra più in forma del campionato. II Bologna, costruito da Radice senza complessi e reverenze, non ha ancora fallito un incontro di vertice: ha perduto a Milano con l'Inter, ma in formazione d'emergenza e con serie attenuanti. Per il resto ha pareggiato due volte con la Roma, ha battuto (a casa loro) Torino e Juventus, ha pareggiato col Napoli.
TARDELLI E GLI ALTRI. Intanto, continua a distillare i suoi gol puntuali e decisivi Schizzo Tardelli, alla sua annata magica. Proprio la rinfrescata manovra offensiva, dove Bettega fa da civetta aprendo preziosi varchi centrali, ha trovato nell'interno il suo interprete più felice. Tardelli è il più Inglese dei nostri giocatori: sa guizzare da un ruvido tackle per presentarsi fulmineamente in zona tiro. E, qui giunto, sa concludere di piede o di testa con uguale perentorietà. Ma ci sono almeno altri due uomini-chiave nella riscossa juven-tina. Scirea, giocatore di inestimabile pregio, cui solo la modestia di comportamento impedisce di essere personaggio sino in fondo, come meriterebbe la sua elevatissima caratura tecnica. E Cabrini che, senza clangori di trombe, ha riattinto in pieno la magica forma argentina, ha ripreso a sprintare a tutto campo, aprendo invitanti figure di gioco con le sue prepotenti incursioni laterali. Con Fanna e Marocchino animati di slanci a lungo repressi e con Brady pronto a rientrare in lizza, questa Juve sogna e fa sognare. Anche se l'aspetta un Bologna con i piedi saldamente per terra.Adalberto Bortolottitratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr. 9






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