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lunedì 22 settembre 2025

22 Settembre 1991: Atalanta - Juventus

É il 22 Settembre 1991 e Atalanta e Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Comunale' di Bergamo.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tato volenterosa riesce nel suo scopo iniziale : un secondo posto finale piú che positivo. 

Dall'altra parte c'é un Atalanta che disputa un campionato tranquillo e si posiziona a metá classifica.

Buona Visione!


atalanta


Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 4 andata
Bergamo - Stadio Comunale
Domenica 22 settembre 1991 ore 16.00
ATALANTA-JUVENTUS 0-0

ATALANTA: Ferron, Minaudo, Pasciullo, Bordin, Bigliardi, Porrini, De Patre, Stroemberg, Perrone, Nicolini, Caniggia
Allenatore: Bruno Giorgi

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Marocchi (Di Canio 72), Galia, Casiraghi, Baggio R., Corini (Alessio 84)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Cesari




Juventus, missione compiuta: un punto per restare al comando, in compagnia di Milan e Lazio, e in perfetta media inglese. 

BERGAMO DAL NOSTRO INVIATO

L'abbottonatissima Atalanta voleva dividere la posta, c'è riuscita. Giorgi temeva i panzer bianconeri e ha scavato profonde trincee davanti a Ferron, penalizzando il pubblico che ha affollato il Comunale, riaperto dopo 4 mesi di chisura per il rinnovamento (record d'incasso, 942.526.000 lire). C'era il pienone e Boniperti, presentatosi in tribuna d'onore al fischio d'inizio, ha trovato il posto occupato. Lo hanno fatto accomodare accanto al presidente atalantino Percassi, con Arrigo Sacchi alle spalle. Boniperti ha lasciato lo stadio dopo la sosta, ma non ha perso nulla. 

Con Schillaci, squalificato, Trapattoni aveva avanzato Baggio accanto a Casiraghi, affidando la regia a Corini con Galia mediano ma, per la prima volta dall'inizio del campionato, l'attacco bianconero è rimasto a secco. La sterilità della Signora è dovuta anche alle colpe del... partner. Era difficile penetrare nel bunker bergamasco e il terreno viscido per la pioggia complicava le triangolazioni nell'affollata area avversaria. C'è stato un turbinare di palloni a centrocampo, ma poche emozioni: nessuna parata vera per Ferron e un paio di interventi più impegnativi per Tacconi nell'ultimo quarto d'ora. Volere e non potere. 

La pochezza offensiva della Juventus non nasce da una tattica utilitaristica, ma dalla concentrazione e dalle marcature asfissianti di Minaudo su Baggio e di Porrini su Casiraghi. Bisognava aggirare l'ostacolo cercando il gol attraversò ìl cross e il gioco aereo che nelle precedenti tre gare aveva fruttato tre gol, due di Casiraghi e uno di Schillaci, tutti di testa. Anche le fasce laterali erano ben protette da Bordin (su De Agostini) e Pasciullo (su Reuter). Frontalmente, Stromberg si sacrificava su Marocchi e De Patre ostacolava Corini. 

Ci provava Galia ma senza successo, anche per i ripiegamenti di Nicolini. E dalle retrovie, gli inserimenti di Kohler e di Carrara erano frenati dal timore di concedere il contropiede a Caniggia e Perrone. La velocità di Caniggia contro la potenza di Kohler. E quando lo stopper era staccato, ci pensavano Reuter e Julio Cesar a recuperare. La difesa di ferro della Juventus, con Julio Cesar dominatore, teneva sotto controllo la situazione senza problemi per Tacconi. Neppure Ferron correva pericoli anche se la supremazia territoriale della Juventus era netta, soprattutto nella prima frazione. Per sbrogliare la situazione, Baggio cercava di inventare qualche assist quando Minaudo non lo fermava con le buone o con le cattive, ma non sempre i suoi suggerimenti erano sfruttati a dovere da Casiraghi (il tignoso Porrini l'ha bloccato senza problemi).

Bergamaschi chiusi nel bunker, i bianconeri non trovano la strada per arrivare al gol Juve, lo stop da un muro di gomma Poco lavoro per Ferron, Tacconi impegnato nel finale. E la Juventus non ha mai affondato i colpi. Se l'incornata di Kohler, su corner di Baggio, fosse andata a segno, la partita avrebbe cambiato corso perché l'Atalanta sarebbe uscita dalla tana, concedendo spazi a Baggio e Casiraghi. L'imprevedibilità di Schillaci avrebbe aggiunto un pizzico di fantasia alle offensive, ma la Juventus, con la rosa di cui dispone, non può recriminare sull'assenza del bomber siciliano. Trapattoni ha inserito Di Canio al posto di Marocchi a meno di venti minuti dal termine: la mossa non ha aumentato il potenziale juventino. Anzi, Di Canio ha dovuto ripiegare poiché l'Atalanta ha deciso di osare, impegnando Tacconi tre volte: uscita di piede su Caniggia (l'unico spunto concesso da Kohler e Julio Cesar al «figlio del vento»), e due parate su tiri centrali di Perrone e Nicolini. 

A questo punto, Trapattoni ha tolto Corini (che per 83' aveva fatto la sua parte con diligenza, ma senza acuti) per aggiungere Alessio a protezione del centrocampo e dello 0-0. Il finale ha riscattato solo in parte la condotta passiva dell'Atalanta. Giorgi, pur giocando in casa, non ha avuto il coraggio di sfidare Trapattoni in campo aperto, ed è comprensibile. Nella Fiorentina predicava calcio offensivo e venne silurato. Nell'Atalanta, che dovrà lottare per salvarsi, è diventato un difensivista. 

Bruno Bernardi


Corini spiega la grossa novità tecnica della Juventus di Bergamo 
«Baggio inventa, io non sono capace» 
DAL NOSTRO INVIATO BERGAMO 

La Juventus non è riuscita a vincere contro l'Atalanta per un motivo molto semplice. Non avendo a disposizione Schillaci, costretto a restar fuori a causa della nota squalifica, Trapattoni ha dovuto chiedere a Baggio di tornare a giocare nell'antico ruolo di seconda punta, al fianco di Casiraghi. Il ragazzo di Caldogno ce l'ha messa tutta per trovare spazi e per tentare di inventare l'azione decisiva. Ma al contempo è venuto a mancare alla Juventus il Baggio grande e ispirato centrocampista ammirato in questa prima fase del campionato. Onestamente, Trapattoni ha detto che il centrocampo non è riuscito a sostenere adeguatamente l'attacco nonostante la buona partita disputata, ad esempio, da Corini nel ruolo di play-maker. Ma, appunto, Corini è un regista arretrato, assai abile a dare ordine al gioco e mantenere gli equilibri tra i reparti. Però non è... Baggio, come ammette lui stesso: 

«Roberto è capace di inventare delle cose che non sono nel mio repertorio». 

Sarà interessante rivedere Corini, se possibile, alle spalle del trio Baggio-Casiraghi-Schillaci. Cosa che potrebbe essere probabile fin da domenica prossima quando i bianconeri ospiteranno il Bari. Il problema sta in questo solo dubbio: chi tra Galia e Marocchi dovrebbe far posto allo stesso Corini? Ieri, a un certo punto, Trapattoni ha osato, evento quasi incredibile. Così hanno detto i faciloni. In verità, quando il tecnico juventino ha richiamato in panchina Marocchi l'ha fatto per un motivo evidente. L'Atalanta stava crescendo e Stromberg ormai sopravanzava fisicamente il bianconero mentre anche Pasciullo aveva preso confidenza sulla fascia sinistra comprimendo Reuter e costringendo la Juventus in affanno. La situazione è durata pochi minuti. Infatti, con l'ingresso di Di Canio, Pasciullo si è visto costretto a ripiegare all'indietro mentre è stato Reuter a prendere in consegna il sempre pericoloso Stromberg. 

Corini sta agendo alle spalle della coppia Casiraghi-Schillaci: 

«E' meglio per loro avere me alle spalle, è meglio per me avere due punti di riferimento davanti e non uno soltanto». 

E Corini assicura di poter saldare il quadrilatero alle spalle di Baggio: 

«Io sono in grado di svolgere un certo tipo di gioco, però le grandi invenzioni spettano a Baggio, a me non rimane che dare equilibrio alla squadra». 

Il compromesso potrebbe anche riuscire bene, Trapattoni per altro ha tempo una settimana per pensarci. In fondo, il tempo degli esperimenti è finito. Di Canio si è ormai messo il cuore in pace. Con lui non si ottiene, al momento, quel miglioramento sulla fascia che era negli auspici di Trapattoni. E rinunciare a Corini potrebbe essere uno spreco, nel momento imeni pochissime squadre dispongono di un playmaker così intelligente e duttile. Il giochino, con Corini playmaker, potrebbe essere ripetuto anche in altre partite. Reuter largo sulla destra e Marocchi (o Galia) altro centrocampista laterale. L'unica incognita, a questo punto, sembra risiedere nella tenuta di Corini. Interrogativo d'obbligo: saprà l'ex bresciano dare ordine alla manovra e al contempo sacrificarsi in marcatura? Tutto dipenderà da Baggio perché è chiaro che con un Baggio a tutto campo ogni soluzione in questa squadra è possibile. La difesa granitica di cui la Juve dispone quest'anno consente forse l'impiego di Corini e Baggio contemporaneamente, a patto però che i centrocampisti esterni siano al massimo della condizione, un dato di fatto che Reuter e Marocchi (o Galia) stanno acquisendo di partita in partita. Baggio giura di trovarsi meglio (e ne ha data dimostrazione)

Franco Badolato
brani tratti da: La Stampa 23 settembre 1991




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martedì 9 settembre 2025

9 Settembre 2001: Atalanta - Juventus

É il 9 Settembre 2001 e AtalantaJuventus si sfidano nella seconda Giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Atleti Azzurri d'Italia' di Bergamo.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata cosí cosí nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é l'Atalanta che si attesta a metá classifica evitando così i problemi della retrocessione.

Buona Visione! 


 

atalanta

 

Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 2 andata
Bergamo - Stadio Atleti Azzurri d'Italia
domenica 9 settembre 2001 ore 15.00
ATALANTA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Del Piero 8, Trezeguet 83

ATALANTA: Taibi, Zauri, Sala, Carrera, Bellini, Zenoni D., Berretta, Dabo (Pinardi 64), Doni, Saudati (Rossini 64), Comandini (Colombo 77)
Allenatore: Giovanni Vavassori

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero, Pessotto G. (O'Neill 67), Zambrotta, Tudor, Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Amoruso 84), Del Piero (Salas 70)
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Borriello


 

Gol e difesa di ferro.
E' una Juve padrona che non regala nulla 
COME UN RULLO: A BERGAMO UN ALTRO NETTO SUCCESSO DELLA SQUADRA DI LIPPI CONTRO UN'ATALANTA CHE HA SMARRITO L'ANTICA AGGRESSIVITÀ'
Ancora a segno con un fulmineo Del Piero e poi con Trezeguet 
La forza dei bianconeri scaturisce dall'asse retrovia-centrocampo.

Ancora Del Piero e Trezeguet. Diventa un esercizio statistico raccontare la supremazia della Juventus nell'avvio di campionato con i suoi due attaccanti che, dopo il Venezia, hanno affossato (2-0) l'Atalanta in casa sua. Tuttavia è dai tempi del pollo di Petrolini che le statistiche non raccontano la verità e la Juve lippiana è molto più di quanto non descrivano i gol. La sua forza nasce dalla difesa, si dilata nel centrocampo e soltanto allora giunge ai terminali dell'attacco, che quest'anno funzionano: erano quattro anni, dall'ultima Juve sopportabile di Lippi, che non si vedeva circolare la palla con la padronanza che mostrano i bianconeri e che ha l'effetto di ipnotizzare le vittime, come lo sguardo del cobra. 

L'Atalanta, subito trafìtta dal diagonale di Del Piero, avrebbe anche potuto pareggiare al 20' della ripresa, quando Buffon ha compiuto un miracolo su Damiano Zenoni, eppure non c'è stato un momento in cui la Juve abbia perso il controllo, al massimo ne ha concesso qualche scagha, come quando si mezza il cioccolato e sulla tovaglia ne rimane un po' di polvere. Questa è una squadra che, se segna per prima, ti nasconde la palla. Corri, corri e non la raggiungi mai. La tua aggressività si stempera in quell'inseguimento inutile. Dabo, il giovane francese passato per Parma, raccontava di esseme rimasto schiantato nel fisico e depresso nel morale: 

«Mi stancavo per niente». 

La palla, quando la Juve gioca sul serio, circola da destra a sinistra, poi ritorna al punto di partenza come si muove un pendolo, ma con velocità e precisione, e se l'avversario apre le maghe per seguire l'azione, si crea il corridoio giusto in cui fiondarsi. Le ragioni della metamorfosi sono diverse ma la più importante è che la presenza di Montero e Thuram, insieme alla sicurezza garantita da Buffon, permette alla Juve di muoversi sempre con almeno un uomo in più perché in difesa quei due bastano a controllare la situazione. Gli appoggi di Christian Zenoni e di Pessotto sulle fasce diventano importantissimi per allargare l'azione, Zambrotta finalmente torna a fare l'ala e siamo curiosi di vedere cosa succederà con il ritomo di Davids e un rendimento appena più accettabile di Nedved, finora il più opaco tra gli acquisti. 

Schiodata dalla Zidane-dipendenza, questa Juve ha scoperto di non avere più padroni e molti ispiratori. Se non cala il ritmo e la concentrazione, come in avvio di ripresa, è difficilissimo affrontarla e farle un gol: non le vincerà tutte, ma certamente ne perderà poche e gli ultimi minuti di Salas hanno confermato che c'è un'alternativa importante. Lippi ha atteso molto prima di buttarlo in campo al posto di Del Piero, forse per non avvilire Trezeguet, del tutto fuori partita. Quei pochi minuti sono bastati al cileno: l'azione del secondo gol nasce da un dribbling insistito e dalla sua capacità di non perdere la palla in mezzo a tre avversari. Il suo appoggio indietro ha permesso a Tacchinardi di fiondare un tirocross che Trezeguet ha corretto bene in rete. Era il sigillo, a sette minuti dalla fine. 

L'Atalanta è una buona squadra, come lo era l'anno scorso quando, a questo punto, comandava la classifica. Ora sta in fondo per uno scherzo del calendario ma anche perché ha perso l'aggressività di quei giorni, non è più veloce né fantasiosa, quasi si fosse imborghesita: in attacco Saudati e Comandini (due punte che piacevano al Toro) sono andati a sbattere contro il muro, prima con l'entusiasmo dei giovani convinti di sbrecciarlo, poi sempre più arrendevoli. La Juve ha tremato dopo 4', sul colpo di testa di Doni, fuori di un nulla, ma ha controllato i nervi. Senza creare la pressione micidiale del match d'esordio con il Venezia, i bianconeri hanno atteso l'occasione giusta che è venuta presto: all'8' Zambrotta ha difeso la palla sulla destra, l'ha appoggiata a Del Piero che l'ha scambiata con Tacchinardi e si è trovato oltre la fragile difesa di Berretta e Bellini. Alex le ha sbagliate spesso quelle palle a tu per tu col portiere, sia nella Juve che in Nazionale: la nuova misura di se stesso la dà il diagonale di destro, preciso, nell'angolo. Con qualche rudezza di Thuram, la difesa ha retto alla reazione atalantina, né la Juve ha trovato grandi sbocchi. Nedved raccoglieva più bozzi che palle buone, Trezeguet reclamava palle giocabili che non sapeva attrarre. Era un'intuizione di Zambrotta, su schema di calcio d'angolo, a conceder la palla-gol a Nedved, che tirava fuori in diagonale. 

Nella ripresa calava l'intensità dei bianconeri, Damiano Zenoni azzeccava un taglio dalla destra che lo portava solo davanti a Buffon: l'uscita del portierone era prodigiosa. E la Juve, con Tudor riportato in difesa e il plantigrado O'Neill a dettare il gioco, riprendeva il controllo, fino al raddoppio. Nel finale Amoruso, lanciato da Salas, sfiorava il terzo gol. Era da quattro anni che non si vedevano gli juventini far circolare il pallone in modo così fluido e perentorio Tutto nasce con Buffon Montero e Thuram. Finita la dipendenza da Zidane, tanti ispiratori capaci di creare azioni e di controllare la partita. Nel finale entra Salas che conferma di essere un'alternativa importante. Alessandro Del Piero è stato II grande protagonista della vittoria juventina a Bergamo, sbloccando il punteggio con una bella rete dopo pochi minuti.

Marco Ansaldo
 


LE PAGELLE 
Dal duo Tacchinardi & Zambrotta nasce il gioco e arrivano gli assist 
ATALANTA 
TAIBI 6.Incolpevole sui gol. 
ZAURI 6. Bene su Nedved, più in difficoltà su Del Piero. 
SALA 6. Dà il meglio sui palloni alti che piacciono a Trezeguet. 
CARRERA 7. Senza di lui, sarebbe il diluvio. Salta, rinvia, sguscia sull'erba alla faccia dei 37 anni ben gestiti. Conosce ogni mossa di Del Piero e arpiona a Trezeguet la palla del 2-0. 
BELLINI 5,5. Dopo un discreto inizio si perde ed è a disagio nel difendere su Zambrotta. 
D. ZENONI 6. Meglio il gemello ma se giocasse nella Juve anche lui... Si smarca bene per calciare su Buffon una palla gol. 
BERRETTA 5. Così tenero che lo sbriciolano come un grissino. 
DABO 5,5. Corre molto, a vuoto 
(dal 19' st Pinardi 6: entra quando è difficile risalire). 
DONI 6,5. É il più talentuoso e pericoloso, sfiora il gol di testa e prende anche le botte. Finché non ne ha abbastanza. 
SAUDATI 5,5. Un paio di fughette bastonate da Thuram lo convincono a non insistere 
(dal 19' st Rossini 5,5: francamente non me lo ricordo). 
COMANDINI 5. Per crescere si deve essere grandi anche con i forti, non solo coi deboli. E lui scompare 
(32' st Colombo sv). 
VAVASSORI 5,5. L'Atalanta vale quella dell'anno scorso ma corre la metà: cosa è successo? 
JUVENTUS 
BUFFON 7. Ha comprato in qualche bottega il fluido che Van der Sar non seppe trovare: dopo 4', il colpo di testa di Doni esce di poco (come per Maniero in Juve-Venezia) mentre l'anno scorso la palla sarebbe finita dentro, obbligando la Juve a un match in salita. Unica parata ma decisiva: uscita bassa su D. Zenoni. 
C. ZENONI 7. Incrocia il gemello nel finale quando si sposta a sinistra per sostituire Pessotto. Cresce a ogni gara, difende bene e attacca con sicurezza. Quando si mette male, chiama le balie, Thuram e Montero.
THURAM 6,5. Impressiona il senso dell'anticipo, è imponente «come cervo che esce di foresta» direbbe Boskov. Se l'avversario lo anticipa, come Saudati e Doni nei primi 45', li stende con una certa impunità. Occhio agli appoggi, un po' supponenti. 
MONTERO 7. A un certo punto, dopo pochi minuti, si inventa un inciampo per cadere a terra tra le gambe di un atalantino che sta per saltarlo. Conosce ogni trucco: il più gettonato è arrivare sulla palla sempre prima o più in alto dell'attaccante. 
PESSOTTO 6,5. Meno brillante che con il Venezia. Rispetto al passato, è più intraprendente, quasi un centrocampista in più perché in difesa c'è chi lo copre. Trap, che stava in tribuna, rifletta: vale la pena insistere su Coco e (soprattutto) Pancaro? 
(dal 22' st O'Neill 6: gioca con la zavorra nelle tasche, ogni passo o salto gli costa una fatica. Non mi sembra ancora proponibile). 
ZAMBROTTA 7. Una delle sue migliori partite nella Juve e, non a caso, le occasioni arrivano dalle sue sgroppale molto più che da Nedved, a sinistra. 
TUDOR 6,5. Affronta Dabo, stessa stazza e stesso passo. Questo lo favorisce. Non demerita ma sarà un sollievo rivedere Davids in mezzo al campo. Nel finale torna a potenziare la difesa. 
TACCHINARDI 7. Decisivi i suoi due assist, più i palloni assortiti che creano il dominio juventino. Ha i tempi giusti. Meglio nella Juve che in Nazionale. 
NEDVED 5,5. Non va. Una zolla dopo 2' forse lo condiziona ma è nell'insieme che non carbura: scelte confuse, scambi approssimativi, fughe in un imbuto. Sbaglia di poco al 24' (assist di Zambrotta) e si rivede con l'uscita di Del Piero, quasi lo soffocasse il movimento del capitano. 
DEL PIERO 7. Ci è piaciuto molto il suo primo tempo, lungo lutto il fronte d'attacco, e il gol lo riappacifica con le tante occasioni uguali sprecale un anno fa. Cala vistosamente nella ripresa 
(25' st Salas 7: in 20' come col Venezia, concentra la pericolosità. Il raddoppio nasce da lui) 
TREZEGUET 6. Non vede palla, perchè non gliela passano e non sa proporsi. Ma alla prima occasione segna 
(39' st Amoruso sv) 
LIPPI 7. Il suo timbro in questa squadra, che ha fatto della circolazione di palla l'arma terribile, talvolta velenosa e quando serve soporifera. 

L'arbitro BORRIELLO 6. Ammonisce poco, tuttavia il match non gli scappa.

Marco Ansaldo 
brani tratti da: La Stampa 10 settembre 2001





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giovedì 28 agosto 2025

28 Agosto 1988: Atalanta - Juventus

É il 28 Agosto 1988 ed Atalanta Juventus si sfidano nella terza partita del Girone Eliminatorio 4 della Coppa Italia 1988-89 allo 'Stadio Atleti Azzurri d'Italia - Comunaledi Bergamo.

Siamo all'inizio dell'avventura per la Juventus stagione 1988/89. Guidata in panchina dalla 'leggenda bianconera' Dino Zoff, i bianconeri faranno un campionato abbastanza soddisfacente . Infatti concluderanno la Serie A in quarta posizione, mentre in Coppa UEFA ci si ferma ai quarti di finale.

Per quanto riguarda la Coppa Italia i nostri eroi saranno eliminati nella secondo turno di gironi eliminatori.

Buona Visione!

 


atalanta
 


Stagione 1988-1989 - Coppa Italia - 1° turno, 3ª giornata eliminatorie
Bergamo - Stadio Comunale
Domenica 28 agosto 1988 ore 20.30
ATALANTA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Altobelli 42 (J)  Fortunato D. 52 (A)

ATALANTA: Piotti, Contratto, Pasciullo (Cucchi 63), Fortunato D., Vertova, Bonacina, Stroemberg, Prytz, Esposito, Nicolini, Garlini (Incocciati 79)
Allenatore: Emiliano Mondonico

JUVENTUS: Tacconi, Bruno, De Agostini, Galia, Brio, Favero, Mauro, Rui Barros, Altobelli, Marocchi, Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Lanese



BARROS AIUTA SPILLO MA PUNISCE SE STESSO 
La Juventus torna da Bergamo con un pareggio che le spiana la strada verso la qualificazione in Coppa Italia, anche se mercoledì prossimo deve ancora giocare a Taranto e poi chiudere il girone con il Verona in casa. Ma non è escluso che i bianconeri debbano trasferirsi a Novara a causa della concomitante visita del Papa a Torino. E veniamo all'analisi della partita. 
Rui Barros (ancora una volta) è stato, nel bene e nel male, il protagonista della partita: è stato il portoghese ha propiziare il gol di Altobelli allo scadere del primo tempo ma, purtroppo (nessuno è infallibile), in apertura di ripresa, ha fallito di un soffio il raddoppio. Fortunato ha fissato l'1-1 approfittando di uno sbandamento della difesa bianconera. Il film della gara, che ha sottolineato la predisposizione di Altobelli alle segnature in Coppa (è, come ben si sa, uno specialista di rango, un recordman in materia) lo si può rivedere attraverso le pagelle degli interpreti juventini. 
TACCONI, discreto: ha sventato due gol su tiri ravvicinati di Fortunato e Nicolini e non ha colpe sul bolide di Fortunato poiché era coperto da un nugolo di difensori. 
BRUNO, sufficiente: inizialmente su Nicolini, si è poi trovato a contrastare uno Stromberg cui la fascia di caipitano dà una carica particolare. Bruno ha sofferto ma non ha sfigurato. 
DE AGOSTINI, buono.Una prestazione più che positiva. Il terzino dimostra di avere già una buona condizione fisica. 
GALIA, sufficiente: ha dovuto contenere il dinamismo di Prytz, che di svedese ha i radi capelli biondi e non la statura, ed ha cercato, ma senza molto successo, di sostenere le azioni offensive in una metà campo affollatissima. 
BRIO, sufficiente: gli è toccato Carlini, unica punta orobica. Contro un avversario mobilissimo, Brìo ha opposto il mestiere e la concentrazione, concedendogli soltanto l'assist di testa per il gol di Fortunato. 
FAVERO, sufficiente: chiamato in extremis a sostituire Tricella, infortunatosi durante gli esercizi di riscaldamento, ha fatto il suo dovere in un ruolo che, nella Juventus, aveva occupato solo saltuariamente ai tempi di Trapattoni. 
MAURO, sufficiente: ha tentato, sulla fascia, di scodellare qualche pallone per Altobelli, ma il catenaccio dell'Atalanta gli ha negato spazi che ha trovato solo nella ripresa quando le energie scarseggiavano. 
BARROS, discreto: a Bergamo ha conosciuto il marcamento asfissiante di Bonacina e la «gabbia» in cui ha cercato di imprigionarlo Mondonico. Gli sono bastati però due guizzi: il primo ha fruttato il gol di Altobelli, il secondo, per un pelo, gli ha negato il raddoppio, il «gigantino» però, c'è e si vede nonostante la ministatura. 
ALTOBELLI, discreto: puntuale all'appuntamento con il gol, un fendente di sinistro, su invitante assist di Rui Barros. «Spillo» ha riempito di nostalgia il cuore del disoccupato Bersellini (presente in tribuna) con il quale vinse l'unico scudetto, e di disappunto quelli di Facchetti, «spia» di Trapattoni. 
MAROCCHI, sufficiente: ha sfiorato il gol, s'è battuto con impegno alla ricerca della miglior posizione e del lancio profondo, ma era difficile trovare varchi e non ha brillato come altre volte. E' un talento ma è ancora giovane e l'arrivo di Zavarov sarà importante anche per la sua crescita. 
LAUDRUP, sufficiente: dal suo piede è partita l'azione che, sviluppata da Rui Barros, ha determinato il gol di Altobelli. Suo anche il perfetto lancio smarcante sprecato dal portoghese. Due acuti importanti. Per il resto tanto impegno, tanta volontà e un paio di tiri da lontano.

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 29 agosto 1988


 


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mercoledì 20 agosto 2025

20 Agosto 1978: Atalanta - Juventus

É il 20 Agosto 1978 ed Atalanta e Juventus si sfidano in questa gara amichevole in preparazione del Campionato Italiano di Serie A 1978-79 allo Stadio 'Comunale' di Bergamo.

É una Juventus (Campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che peró non riuscirá a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrá al Milan.

L' Atalanta dal canto suo non riuscirá ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!

 

 

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Stagione 1978-1979 - Amichevole
Bergamo - Stadio Comunale
Domenica 20 agosto 1978 ore 20:30
ATALANTA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Bettega R. 19, Garritano 44

ATALANTA: Pizzaballa (Bodini 46), Mei, Vavassori (Osti 75), Mastropasqua (Marocchino 75), Marchetti G., Tavola, Scala (Andena 64), Rocca, Garritano (Bertuzzo 46), Finardi (Chiarenza 75), Pircher (Paina 75)
Allenatore: Battista Rota

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Morini (Brio 70), Scirea, Causio, Gentile (Verza 70), Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Trapattoni

ARBITRO: Ballerini




Oltre ventimila spettatori a Bergamo per la gara con i campioni d'Italia 
Atalanta - Juventus, pareggio e bel gioco 
Un giusto 1-1 con buone manovre dei bianconeri (privi dei tre militari) soprattutto per merito di Causio e Gentile
Segna per primo Bettega di testa, risponde per i bergamaschi il vivacissimo ex granata Garritano
Due pali di Benetti e Furino 

DAL NOSTRO INVIATO BERGAMO — La febbre della domenica fa già delirare gli appassionati di calcio: ieri sera al Comunale di Bergamo c'era un pubblico da campionato, oltre 20 mila spettatori, attirati dalla Juventus scudettata e con ben otto "argentini". In tribuna c'era anche Giacinto Facchetti in attesa di sistemazione: mancava Giampiero Boniperti che, per motivi di traffico, aveva preferito restare a Barengo. L'assenza di Virdis e Tardelli, impegnati insieme con Fanna nella Nazionale militare che ieri sera ha affrontato la Lazio, consentiva a Trapattoni reduce dal viaggio-lampo in Scozia — di verificare le condizioni di Boninsegna e Furino, due rincalzi di lusso che potranno ancora essere molto utili nell'intensa annata che attende la Juventus. 

Quella di Bergamo era la più impegnativa amichevole di questo scorcio di stagione ed anche l'ultima, visto che con il Torneo Città di Milano, che s'inizi era venerdì prossimo e vedrà la Juventus opposta ai « cariocas » del Botafogo al Comunale, comincerà a contare il risultato. L'Atalanta era scesa in campo nella miglior formazione, fatta eccezione per Festa, recentemente operato di menisco, che era sostituito dall'ex cremonese Finardi. 

La Juventus assumeva subito l'iniziativa sospinta da Causio che, con irresistibili serpentine, creava scompiglio nelle retrovie dell'Alatanta che si richiudeva nella propria area affidandosi, per il contropiede, all'ex granata Garritano ed a Pircher che effettuavano un gran movimento incrociandosi continuamente. 

Dopo un paio di minuti Morini si dedicava al massiccio Pircher, mentre Cuccureddu prendeva in consegna l'agile e vivacissimo Garritano. A centrocampo si fronteggiavano Furino-Scala, Gentile-Finardi, Benetti-Mastropasqua, mentre Causio era controllato da Tavola. In avanti Bettega e Boninsegna erano rispettivamente tallonati da Mei e Vavassori, protetti alle spalle dal libero Marchetti. Dopo un violento destro di Cuccureddu a lato, il pallone si sgonfiava e veniva sostituito. All'8', su assist di Causio, Benetti esplodeva un gran sinistro da una ventina di metri e colpiva l'esterno del palo sulla destra dell'esterrefatto Pizzaballa. 

Benetti puntellava il centrocampo trasformandosi anche in suggeritore, ben fiancheggiato sulla destra da Gentile che si sta rapidamente ambientando nel nuovo ruolo. Anche Furino dava il suo valido contributo. Ma le azioni migliori si snodavano sulla destra grazie alle felici combinazioni fra Gentile e Causio. L'Atalanta osava di più e al 10' si avvicinava a Zoff grazie a Garritano che serviva all indietro Tavola il cui tiro era respinto da Morini. Tre minuti dopo Zoff bloccava un rasoterra di Garritano e al quarto d'ora la Juventus si distendeva in avanti: Gentile scambiava cori Causio e poi crossava per Bettega il quale, anziché tirare, scodellavi di testa la palla all'indietro per Boninsegna che intuiva in ritardo l'invito del compagno e non riusciva a concludere. 

Bettega si rifaceva al 19' sbloccando il risultato. Sugli sviluppi di un calcio d'angolo, Benetti serviva Gentile che calibrava un bel cross sul centro area dove Bettega, con uno stacco poderoso, anticipava Mei e accarezzava la palla di testa spiazzando Pizzaballa. Ancora Bettega (23') aveva l'occasione per raddoppiare su cross di Gentile, ma, dopo lo stop di petto, indugiava e Mei riusciva a liberare. 

La Juventus, giocando a memoria, dava vita a manovre ariose, fluide ed incisive facendo correre a Pizzaballa altri pericoli. Al 25' Benetti lanciava sulla sinistra Cabrini il cui cross teso sotto porta non era intercettato da Boninsegna per un soffio. Poi un gran tiro al volo di Benetti era respinto da Pizzaballa. Al 32' brivido per Zoff su graffante contrattacco di Garritano: il violento destro del centravanti era respinto di pugno dal portiere e il pallone veniva allontanato definitivamente da Cuccureddu. Vista la situazione, la Juventus cercava di correre al ripari piazzando Morini alle costole di Garritano e Cuccureddu su Pircher, ma si tornava ben presto alle marcature originali. Garritano aveva l'argento vivo addosso ed era difficile da contenere sia per l'uno che per l'altro difensore juventino. 

Al 40' la Juventus sfiorava il gol: su corner battuto da Causio, l'azione veniva proseguita da Gentile che centrava per Furino il cui tiro, ad un passo dalla porta, in mischia, colpiva la base del palo; sul rimpallo Benetti svirgolava il match-ball fallendo l'occasione. Ad un minuto dallo scadere del tempo, l'Atalanta pareggiava con un bel gol di Garritano. Scala batteva una punizione per Mastropasqua che lanciava in profondità Garritano il quale si liberava di Cuccureddu e di destro bruciava Zoff con un diagonale imparabile. 

Sul risultato di uno a uno le due squadre andavano al riposo. Nella ripresa l'Atalanta presentava due novità: in porta Bodini (che appartiene alla Juventus) al posto di « nonno » Pizzaballa e al centro dell'attacco Bertuzzo in luogo di Garritano. Bodini si faceva subito apprezzare con una bella respinta di pugno su una «volée» di sinistro di Boninsegna (48'). L'Atalanta diventava più aggressiva e al 54' con una «bomba» di Scala su punizione impegnava severamente Zoff che bloccava con sicurezza. 

La Juventus appariva meno brillante rispetto ai primi 45 minuti anche se scroscianti applausi sottolineavano uno show di Causio che imperversava dribblando come birilli ben quattro avversari e impegnava con un secco sinistro Bodini il quale non si lasciava sorprendere. Ancora Bodini era chiamato al lavoro (60') su una punizione di Boninsegna. Al 64' Rota effettuava un'altra sostituzione inserendo Andena al posto di Scala. Sempre su punizione l'Atalanta si rendeva pericolosa ma Zoff vigilava e neutralizzava un tiro di Finardi (66'). Poi la Juventus si distendeva in avanti ed un gran tiro di Benetti era deviato in angolo da Bodini. Anche Trapattoni effettuava i due cambi programmati al 70': il lungo Brio subentrava a Morini mentre Verza rilevava Gentile. 

La partita non offriva più grosse emozioni anche perché le due squadre sembravano paghe del risultato di parità. Al 75' Zoff interveniva nuovamente per bloccare una insidiosa punizione di Roma. Ad un quarto d'ora dalla fine Rota mandava in campo tutte le forze a sua disposiizone facendo ben quattro cambiamenti: Paina per Pircher, Osti per Vavassori, Marocchini per Mastropasqua e Chiarenza per Finardi. A 2' dal termine, su un corner battuto da Causio, Bettega e Boninsegna, ostacolati in modo tutt'altro che ortodosso dai difensori avversari mancavano l'appuntamento con il pallone e l'ultima occasione sfumava nel nulla. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 21 agosto 1978







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