martedì 9 settembre 2025

9 Settembre 2001: Atalanta - Juventus

É il 9 Settembre 2001 e AtalantaJuventus si sfidano nella seconda Giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Atleti Azzurri d'Italia' di Bergamo.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata cosí cosí nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é l'Atalanta che si attesta a metá classifica evitando così i problemi della retrocessione.

Buona Visione! 


 

atalanta

 

Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 2 andata
Bergamo - Stadio Atleti Azzurri d'Italia
domenica 9 settembre 2001 ore 15.00
ATALANTA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Del Piero 8, Trezeguet 83

ATALANTA: Taibi, Zauri, Sala, Carrera, Bellini, Zenoni D., Berretta, Dabo (Pinardi 64), Doni, Saudati (Rossini 64), Comandini (Colombo 77)
Allenatore: Giovanni Vavassori

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero, Pessotto G. (O'Neill 67), Zambrotta, Tudor, Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Amoruso 84), Del Piero (Salas 70)
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Borriello


 

Gol e difesa di ferro.
E' una Juve padrona che non regala nulla 
COME UN RULLO: A BERGAMO UN ALTRO NETTO SUCCESSO DELLA SQUADRA DI LIPPI CONTRO UN'ATALANTA CHE HA SMARRITO L'ANTICA AGGRESSIVITÀ'
Ancora a segno con un fulmineo Del Piero e poi con Trezeguet 
La forza dei bianconeri scaturisce dall'asse retrovia-centrocampo.

Ancora Del Piero e Trezeguet. Diventa un esercizio statistico raccontare la supremazia della Juventus nell'avvio di campionato con i suoi due attaccanti che, dopo il Venezia, hanno affossato (2-0) l'Atalanta in casa sua. Tuttavia è dai tempi del pollo di Petrolini che le statistiche non raccontano la verità e la Juve lippiana è molto più di quanto non descrivano i gol. La sua forza nasce dalla difesa, si dilata nel centrocampo e soltanto allora giunge ai terminali dell'attacco, che quest'anno funzionano: erano quattro anni, dall'ultima Juve sopportabile di Lippi, che non si vedeva circolare la palla con la padronanza che mostrano i bianconeri e che ha l'effetto di ipnotizzare le vittime, come lo sguardo del cobra. 

L'Atalanta, subito trafìtta dal diagonale di Del Piero, avrebbe anche potuto pareggiare al 20' della ripresa, quando Buffon ha compiuto un miracolo su Damiano Zenoni, eppure non c'è stato un momento in cui la Juve abbia perso il controllo, al massimo ne ha concesso qualche scagha, come quando si mezza il cioccolato e sulla tovaglia ne rimane un po' di polvere. Questa è una squadra che, se segna per prima, ti nasconde la palla. Corri, corri e non la raggiungi mai. La tua aggressività si stempera in quell'inseguimento inutile. Dabo, il giovane francese passato per Parma, raccontava di esseme rimasto schiantato nel fisico e depresso nel morale: 

«Mi stancavo per niente». 

La palla, quando la Juve gioca sul serio, circola da destra a sinistra, poi ritorna al punto di partenza come si muove un pendolo, ma con velocità e precisione, e se l'avversario apre le maghe per seguire l'azione, si crea il corridoio giusto in cui fiondarsi. Le ragioni della metamorfosi sono diverse ma la più importante è che la presenza di Montero e Thuram, insieme alla sicurezza garantita da Buffon, permette alla Juve di muoversi sempre con almeno un uomo in più perché in difesa quei due bastano a controllare la situazione. Gli appoggi di Christian Zenoni e di Pessotto sulle fasce diventano importantissimi per allargare l'azione, Zambrotta finalmente torna a fare l'ala e siamo curiosi di vedere cosa succederà con il ritomo di Davids e un rendimento appena più accettabile di Nedved, finora il più opaco tra gli acquisti. 

Schiodata dalla Zidane-dipendenza, questa Juve ha scoperto di non avere più padroni e molti ispiratori. Se non cala il ritmo e la concentrazione, come in avvio di ripresa, è difficilissimo affrontarla e farle un gol: non le vincerà tutte, ma certamente ne perderà poche e gli ultimi minuti di Salas hanno confermato che c'è un'alternativa importante. Lippi ha atteso molto prima di buttarlo in campo al posto di Del Piero, forse per non avvilire Trezeguet, del tutto fuori partita. Quei pochi minuti sono bastati al cileno: l'azione del secondo gol nasce da un dribbling insistito e dalla sua capacità di non perdere la palla in mezzo a tre avversari. Il suo appoggio indietro ha permesso a Tacchinardi di fiondare un tirocross che Trezeguet ha corretto bene in rete. Era il sigillo, a sette minuti dalla fine. 

L'Atalanta è una buona squadra, come lo era l'anno scorso quando, a questo punto, comandava la classifica. Ora sta in fondo per uno scherzo del calendario ma anche perché ha perso l'aggressività di quei giorni, non è più veloce né fantasiosa, quasi si fosse imborghesita: in attacco Saudati e Comandini (due punte che piacevano al Toro) sono andati a sbattere contro il muro, prima con l'entusiasmo dei giovani convinti di sbrecciarlo, poi sempre più arrendevoli. La Juve ha tremato dopo 4', sul colpo di testa di Doni, fuori di un nulla, ma ha controllato i nervi. Senza creare la pressione micidiale del match d'esordio con il Venezia, i bianconeri hanno atteso l'occasione giusta che è venuta presto: all'8' Zambrotta ha difeso la palla sulla destra, l'ha appoggiata a Del Piero che l'ha scambiata con Tacchinardi e si è trovato oltre la fragile difesa di Berretta e Bellini. Alex le ha sbagliate spesso quelle palle a tu per tu col portiere, sia nella Juve che in Nazionale: la nuova misura di se stesso la dà il diagonale di destro, preciso, nell'angolo. Con qualche rudezza di Thuram, la difesa ha retto alla reazione atalantina, né la Juve ha trovato grandi sbocchi. Nedved raccoglieva più bozzi che palle buone, Trezeguet reclamava palle giocabili che non sapeva attrarre. Era un'intuizione di Zambrotta, su schema di calcio d'angolo, a conceder la palla-gol a Nedved, che tirava fuori in diagonale. 

Nella ripresa calava l'intensità dei bianconeri, Damiano Zenoni azzeccava un taglio dalla destra che lo portava solo davanti a Buffon: l'uscita del portierone era prodigiosa. E la Juve, con Tudor riportato in difesa e il plantigrado O'Neill a dettare il gioco, riprendeva il controllo, fino al raddoppio. Nel finale Amoruso, lanciato da Salas, sfiorava il terzo gol. Era da quattro anni che non si vedevano gli juventini far circolare il pallone in modo così fluido e perentorio Tutto nasce con Buffon Montero e Thuram. Finita la dipendenza da Zidane, tanti ispiratori capaci di creare azioni e di controllare la partita. Nel finale entra Salas che conferma di essere un'alternativa importante. Alessandro Del Piero è stato II grande protagonista della vittoria juventina a Bergamo, sbloccando il punteggio con una bella rete dopo pochi minuti.

Marco Ansaldo
 


LE PAGELLE 
Dal duo Tacchinardi & Zambrotta nasce il gioco e arrivano gli assist 
ATALANTA 
TAIBI 6.Incolpevole sui gol. 
ZAURI 6. Bene su Nedved, più in difficoltà su Del Piero. 
SALA 6. Dà il meglio sui palloni alti che piacciono a Trezeguet. 
CARRERA 7. Senza di lui, sarebbe il diluvio. Salta, rinvia, sguscia sull'erba alla faccia dei 37 anni ben gestiti. Conosce ogni mossa di Del Piero e arpiona a Trezeguet la palla del 2-0. 
BELLINI 5,5. Dopo un discreto inizio si perde ed è a disagio nel difendere su Zambrotta. 
D. ZENONI 6. Meglio il gemello ma se giocasse nella Juve anche lui... Si smarca bene per calciare su Buffon una palla gol. 
BERRETTA 5. Così tenero che lo sbriciolano come un grissino. 
DABO 5,5. Corre molto, a vuoto 
(dal 19' st Pinardi 6: entra quando è difficile risalire). 
DONI 6,5. É il più talentuoso e pericoloso, sfiora il gol di testa e prende anche le botte. Finché non ne ha abbastanza. 
SAUDATI 5,5. Un paio di fughette bastonate da Thuram lo convincono a non insistere 
(dal 19' st Rossini 5,5: francamente non me lo ricordo). 
COMANDINI 5. Per crescere si deve essere grandi anche con i forti, non solo coi deboli. E lui scompare 
(32' st Colombo sv). 
VAVASSORI 5,5. L'Atalanta vale quella dell'anno scorso ma corre la metà: cosa è successo? 
JUVENTUS 
BUFFON 7. Ha comprato in qualche bottega il fluido che Van der Sar non seppe trovare: dopo 4', il colpo di testa di Doni esce di poco (come per Maniero in Juve-Venezia) mentre l'anno scorso la palla sarebbe finita dentro, obbligando la Juve a un match in salita. Unica parata ma decisiva: uscita bassa su D. Zenoni. 
C. ZENONI 7. Incrocia il gemello nel finale quando si sposta a sinistra per sostituire Pessotto. Cresce a ogni gara, difende bene e attacca con sicurezza. Quando si mette male, chiama le balie, Thuram e Montero.
THURAM 6,5. Impressiona il senso dell'anticipo, è imponente «come cervo che esce di foresta» direbbe Boskov. Se l'avversario lo anticipa, come Saudati e Doni nei primi 45', li stende con una certa impunità. Occhio agli appoggi, un po' supponenti. 
MONTERO 7. A un certo punto, dopo pochi minuti, si inventa un inciampo per cadere a terra tra le gambe di un atalantino che sta per saltarlo. Conosce ogni trucco: il più gettonato è arrivare sulla palla sempre prima o più in alto dell'attaccante. 
PESSOTTO 6,5. Meno brillante che con il Venezia. Rispetto al passato, è più intraprendente, quasi un centrocampista in più perché in difesa c'è chi lo copre. Trap, che stava in tribuna, rifletta: vale la pena insistere su Coco e (soprattutto) Pancaro? 
(dal 22' st O'Neill 6: gioca con la zavorra nelle tasche, ogni passo o salto gli costa una fatica. Non mi sembra ancora proponibile). 
ZAMBROTTA 7. Una delle sue migliori partite nella Juve e, non a caso, le occasioni arrivano dalle sue sgroppale molto più che da Nedved, a sinistra. 
TUDOR 6,5. Affronta Dabo, stessa stazza e stesso passo. Questo lo favorisce. Non demerita ma sarà un sollievo rivedere Davids in mezzo al campo. Nel finale torna a potenziare la difesa. 
TACCHINARDI 7. Decisivi i suoi due assist, più i palloni assortiti che creano il dominio juventino. Ha i tempi giusti. Meglio nella Juve che in Nazionale. 
NEDVED 5,5. Non va. Una zolla dopo 2' forse lo condiziona ma è nell'insieme che non carbura: scelte confuse, scambi approssimativi, fughe in un imbuto. Sbaglia di poco al 24' (assist di Zambrotta) e si rivede con l'uscita di Del Piero, quasi lo soffocasse il movimento del capitano. 
DEL PIERO 7. Ci è piaciuto molto il suo primo tempo, lungo lutto il fronte d'attacco, e il gol lo riappacifica con le tante occasioni uguali sprecale un anno fa. Cala vistosamente nella ripresa 
(25' st Salas 7: in 20' come col Venezia, concentra la pericolosità. Il raddoppio nasce da lui) 
TREZEGUET 6. Non vede palla, perchè non gliela passano e non sa proporsi. Ma alla prima occasione segna 
(39' st Amoruso sv) 
LIPPI 7. Il suo timbro in questa squadra, che ha fatto della circolazione di palla l'arma terribile, talvolta velenosa e quando serve soporifera. 

L'arbitro BORRIELLO 6. Ammonisce poco, tuttavia il match non gli scappa.

Marco Ansaldo 
brani tratti da: La Stampa 10 settembre 2001





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