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mercoledì 10 settembre 2025

10 Settembre 1989: Juventus - Ascoli

É il 10 Settembre 1989 Juventus ed Ascoli si sfidano nella quarta giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Dall'altra parte c'é un Ascoli che precipita in Serie B dopo un campionato molto deludente.

Buona Visione! 

 


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 4 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 10 settembre 1989 ore 16.00
JUVENTUS-ASCOLI 3-1
MARCATORI: Zavarov 1, Bonetti D. 22, Casagrande 53, Sabato autorete 70

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov, Marocchi (Bruno P. 75), Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

ASCOLI: Lorieri, Destro, Rodia (Didonè 46), Colantuono, Aloisi, Arslanovic, Cvetkovic, Sabato, Cavaliere (Benetti 82), Carillo, Casagrande
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Sguizzato




Undici reti in quattro giornate, nessuno segna come gli uomini di Zoff 
Alla Juve i gol non bastano mai 
E l'Ascoli s'inchina davanti a Zavarov 

TORINO. Un grande Zavarov ha illuminato la vittoria della Juventus sull'Ascoli. Un gol dopo 54 secondi, l'assist su punizione per il raddoppio di Dario Bonetti e una serie di giocate spettacolari hanno caratterizzato la magnifica prestazione dello zar, autentico leader di una Juventus, finalmente attrezzata per recitare un ruolo da protagonista in campionato. La squadra di Dino Zoff ha chiuso nel modo più brillante il trittico di partite sostenute in otto giorni, con tre convincenti successi che l'hanno proiettata al comando, a quota 7. Nella fuga della Juventus, solo il Napoli tiene botta ma sarà l'Inter, sconfitta a Marassi dalla Samp, domenica a S. Siro, a dire la verità, dopo l'intermezzo delle Coppe europeee, sulle ambizioni-scudetto dei bianconeri. 

C'erano dodici spettatori in più, ieri tra i non paganti, undici ascolani e Tacconi, che assistevano allo «show» della Juve. E il pubblico si spellava le mani per la girandola di manovre, travolgenti. Quella che ha fulminato Lorieri è stata da manuale del calcio. Fortunato intercettava il pallone sulla tre quarti ascolana, allungava a Schillaci che serviva Barros nel corridoio giusto. Scatto del portoghese in posizione di ala destra e cross radente sul versante opposto a pescare lo smarcati ssimo Zavarov: controllo di destro e saetta di sinistro, imprendibile. Erano dieci mesi che Sacha non segnava in campionato, dal 20 novembre scorso, con il Napoli. Non era trascorso un minuto che l'Ascoli era in ginocchio. Privi dell'infortunato Giovannelli, i marchigiani subivano la superiorità della Juve che dominava la scena con Zavarov, Aleinikov e Marocchi. Al quarto d'ora Colantuono tagliava la strada a Marocchi in area. Sguizzato, in pessima giornata, sorvolava. Era il primo di una serie di errori, ininfluenti sul risultato, ma non sul giudizio sull'arbitro. Al 17' Marocchi, sceso in campo con un punto nel calcagno destro e una scarpa speciale, scuoteva con una cannonata da oltre 20 metri l'incrocio dei pali. Il raddoppio era rimandato al 22'. Su punizione, Zavarov pennellava un pallone d'oro per Bonetti la cui incornata ravvicinata piegava le dita protese di Lorieri.
 
Tutto facile per questa Juventus, potente e compatta. L'Ascoli si avvicinava a Tacconi, malconcio per l'infrazione costale, solo al 37' con Cavaliere, ex centrocampista del Moncalieri che aveva una claque personale venuta da Collegno: il giovanotto sballava la mira. E Schillaci? Il bomber siciliano, non sempre servito a dovere, su combinazione AleinikovDe Agostini, sferrava un gran destro ma Lorieri gli negava il gol (43'). E, come capita quando si domina senza concretizzare tutte le occasioni, l'Ascoli riduceva le distanze al 53' sul primo pallone utile toccato da Casagrande. Il brasiliano, servito da Cvetkovic, approfittava di un appisolamento della difesa e di Bonetti per freddare, di sinistro, Tacconi. Era così netto il «gap» tecnico tra le due squadre che la Juve non tardava a rimettere tutto sul binario della tranquillità. Al 54' Bonetti, su assist di testa di Schillaci, falliva il 3-1. Un fallo di Destro su Schillaci non era ritenuto da massima punizione da Sguizzato che ammoniva lo juventino. Lorieri respingeva un bolide di Zavarov e al 71 doveva arrendersi, spiazzato dalla deviazione di Sabato, sulla violenta punizione di Schillaci da fuori area. 

Sul 3-1 non era ancora finita. Tacconi effettuava una parata su sinistro dal limite di Casagrande (che negli spogliatoi ha polemizzato con Rozzi minacciando di tornarsene in Brasilo), ma era Lorieri ad opporsi ad una bomba di Schillaci e poi alla rovesciata di Barros. Per Totò Schillaci nessun problema: in questa Juventus di gol ne segnerà parecchi. 

Bruno Bernardi




Ma De Agostini s'infuria se sente parlare di scudetto 

A Torino era arrivato a 26 anni suonati. E c'era venuto con la legittima speranza di essere uno degli uomini-guida per la nuova Juventus immaginata da Boniperti. Due stagioni sono trascorse senza troppa gloria, mentre i compagni di squadra andavano e venivano con un ritmo inusuale in casa bianconera. 
Lui, Gigi De Agostini, è rimasto. E adesso, a 28 anni, può sognare. Ma non vuole proprio ammetterlo: 
«Non è ancora il momento. É vero, stiamo andando bene: ma prima di conoscere il nostro reale valore dobbiamo passare attraverso i test che sono i più impegnativi». 
Dice che la parola scudetto è ancora tabù: 
«Davvero, non l'abbiamo mai pronunciata. É inutile illudersi prima del tempo». 
L'uomo è così: educato, cordiale, a volte anche espansivo. Mai spaccone, però. Ha trovato la giusta misura, che in casa Juventus è sempre apprezzata. In campo ha fin qui collezionato prove maiuscole: poche sbavature, qualche chicca da incorniciare. Prendiamo la partita d'esordio con il Bologna: fuga sulla sinistra, dribbling stretto e cross pennellato per la testa di Marocchi. Un pezzo di bravura finalizzato da Cicciobello. Eppure, proprio il Bologna gli ha lasciato l'amaro in bocca: 
«Per forza, quella era una partita che meritavamo assolutamente di vincere. Abbiamo dominato e siamo stati puniti ben oltre le nostre colpe. Con quella vittoria saremmo a punteggio pieno, primi e soli». 
Anche così, però, non c'è di che lamentarsi. Sette punti in quattro partite, dodici gol fatti e quattro subiti: una marcia sicura, pur ammettendo che le avversarie di rango devono ancora venire. Il segreto della nuova Juventus è certamente da scovare nel centrocampo. La linea mediana è senza dubbio tutt'altra cosa rispetto a quella dell'anno scorso e garantisce alla difesa una copertura puntuale. Anche ieri, contro l'Ascoli, il fenomeno si è ripetuto. Tanto che per tutto il primo tempo gli uomini di Berseìlini non sono mai arrivati al tiro: 
«D'accordo, ma un po' di merito ce l'avremo anche noi difensori. Non siete d'accordo?» 
sbotta il Gigi. Ma, subito, aggiunge: 
«Piuttosto mi preoccupa questa coincidenza: teniamo i nostri avversari a distanza e poi, al primo tiro, buschiamo il gol». 
Cos'è, una frecciatina per Tacconi? 
«Ma no, ci mancherebbe. É pura sfortuna, perché erano tiri imprendibili». 
Non c'è che dire, un bel modo per sviare il discorso dal campo minato delle ambizioni juventine: 
«No, nessun campo minato. Andiamo avanti per la nostra strada, ma tutti quanti sappiamo che i favoriti sono altri. Le milanesi ad esempio, ci sono superiori sulla carta. Certo, la carta non conta nulla, è il campo che dà i responsi. E da domenica cominceremo a misurarci su questo terreno». 
Prima di quella data, però, l'ostacolo Gornik. La Juventus arriva all'appuntamento con una difesa rivoluzionata. Non saranno della partita i vari Tricella, Napoli, Bonetti e Galia. Insomma, dei titolari ci sarà soltanto lei: 
«É una bella combinazione, d'accordo. Ma non mi preoccupo neanche un po'. A questi livelli chi sta in panchina è in grado di non far rimpiangere i titolari. E sono convinto che anche in Polonia accadrà la stessa cosa». 
Ma, insomma, è o non è la migliore Juventus da che lei gioca a Torino? 
«Forse sì, ma anche le altre non erano affatto da buttare via. Però quando si cambia tanto c'è quasi sempre uno scotto da pagare». 
E Gigi De Agostini saluta lo stuolo di cronisti che gli si erano fatti intorno con quell'aria sveglia e discreta, mette gli indumenti nella valigia, prima di salire sull'aereo che lo ha condotto, ieri sera, in Polonia, a Katowice. 

Giampiero Paviolo
brani tratti da: La Stampa 11 settembre 1989

 


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sabato 6 settembre 2025

6 Settembre 1989: Juventus - Fiorentina

É il 6 Settembre 1989 Juventus Fiorentina si sfidano nella terza giornata del giorne di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Buona Visione!

 


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A
3 andata - Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 6 settembre 1989 ore 20.15
JUVENTUS-FIORENTINA 3-1
MARCATORI : Casiraghi 25, Kubik 38, Schillaci 67, Alessio 90

JUVENTUS: Tacconi, Napoli (Bruno 25), De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alessio, Galia, Casiraghi (Brio 87), Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

FIORENTINA: Landucci, Pioli, Volpecina, Iachini, Pin C. (Sereni 82), Battistini S., Bosco, Kubik (Buso 70), Dertycia, Baggio R., Di Chiara
Allenatore: Bruno Giorgi

ARBITRO: Longhi



La Juve, un'orchestra che le suona e Schiliaci diventa il solista del gol 
L'attaccante messinese, al terzo centro, è capocannoniere del campionato e risulta il migliore in campo bianconero nel vittorioso anticipo contro la Fiorentina. 

E' una Juve che funziona, una Juve che si è trasformata in squadra compatta e quadrata, che ha forse trovato gli equilibri che lo scorso anno ha vanamente inseguito. Anche senza gli stranieri ha regalato ad una folla prima muta e commossa poi sempre più entusiasta, attimi di buon calcio ed emozioni a getto continuo. Non succedeva da tempo. Tre gol nitidi, frutto di altrettante prodezze di Casiraghi, Schillaci e Alessio, hanno determinato il risultato, ma al di là dei meriti dei singoli è il gioco corale che ha convinto Zoff, cui è piaciuto soprattutto lo spirito di sacrificio e la voglia di aiutarsi l'uno con l'altro che i bianconeri hanno messo in mostra, addomesticando una partita che alla vigilia si presentava piena di difficoltà, soprattutto di carattere psicologico. 

L'imbarazzo invece è durato poco. A mettere fine agli impacci iniziali ha pensato Casiraghi con un gol da vero rapinatore d'area. Una prodezza che probabilmente non gli varrà la riconferma contro l'Ascoli, ma che è servita per superare una situtazione di comprensibile disagio. Poi la Fiorentina ha pareggiato con una punizione di Kubik e la complicità di una barriera tipo budino allestita davanti a Tacconi, ma lo sbandamento è stato minimo e nel secondo tempo la Juventus ha ripreso in mano le redini della partita, cercando con una rabbia del tutto particolare di acciuffare il gol del vantaggio. E l'ha raggiunto con un gol d'autore di Schillaci, il piccolo centravanti dai piedi buoni, che cerca la porta come un cane da tartufi il prezioso tubero. Due gol a Verona ed uno ieri sera: Schillaci ora è capocannoniere dei campionato, a conferma che i giudizi sulle sue notevoli doti di uomo-gol non erano affatto sbagliati. Oltretutto l'attaccante ha il grosso merito di non limitarsi a sparare a raffica contro la porta avversaria, ma di sacrificarsi anche in continui ripiegamenti a sostegno del centrocampo. A volte sembra precipitoso ed arruffone, ma quando metterà da parte una volta per sempre la voglia di strafare, come se volesse dimostrare al mondo intero di non essere un bluff, diventerà indispensabile. Insomma la coppia «made in Italy» ha funzionato, ma Zoff ha ammesso che domenica toccherà di nuovo a Barros. 

Ha precisato il tecnico: 

«Non ci sono scelte. Ci sono solo delle rotazioni ed in in questo campionato così logorante ci sarà posto per tutti». 

Il dato significativo é che cambiando l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia. Ossia, Zoff fa una specie di gioco delle tre carte o, meglio, dei tre attaccanti ed il risultato finora è stato sempre positivo. Ma Casiraghi e Schillaci non sarebbero riusciti ad esprimersi al massimo senza l'aiuto di una squadra disposta sul campo in maniera tale da non lasciare vuoti a centrocampo. Mancavano la fantasia di Zavarov e l'operosità di Aleinikov, ma non ci sono stati scompensi evidenti. Merito prima di tutti di Galia, che a inizio stagione rischiava di perdere il posto e che invece è un elemento insostituibile. Ieri sera ha chiuso varchi da tutte le parti e soprattutto ha ridotto Baggio al ruolo di comparsa, fino al momento in cui il «putto» fiorentino è passato sotto l'ala protettiva di Bruno. E non si può nemmeno dimenticare il grande lavoro di Marocchi e Fortunato, anche se quest'ultimo non ama certo il rischio e spesso si limita ad un lavoro di routine, evitando di azzardare giocate di maggior efficacia. 

Otto gol segnati, tre subiti. Non male per un diesel che avrebbe dovuto faticare a scaldarsi, come sosteneva Zoff. Ma si deve riconoscere che gli avversari incontrati nei primi tre turni non erano fuori dalla portata della Juve. E domenica con l'Ascoli ed una Juve di nuovo al completo, altra occasione per far sognare i tifosi. Poi dopo la coppa ecco il primo vero test con la trasferta di San Siro per affrontare l'Inter scudetata. Sarà quella la prima occasione di verifica. Ma Zoff è prudente. Non crede di avere in mano una squadra in grado di fare sfracelli e soprattutto si rifiuta di gioire per la posizione di vertice raggiunta. 

«Solo tra qualche mese sapremo quali potranno essere i nostri reali obiettivi» 

ammette con prudenza. Tesi da sottoscrivere in pieno. Ma non si può neppure negare ai tifosi la speranza di aver ritrovato la Juve perduta. 

Fabio Vergnano 



GAETANO SEI SEMPRE CON NOI  
Anche così i tifosi hanno voluto ricordare il grande campione scomparso 
INTANTO I TIFOSI SOGNANO LO SCUDETTO 

L'addio a Gaetano Scirea un interminabile applauso di un pubblico commosso 

Un urlo e un silenzio irreali per ricordare Scirea. Contrasto d'effetti, momenti suggestivi e commoventi che non sarà facile dimenticare: sembravano voluti da un grande regista e invece rappresentavano l'espressione spontanea di un dolore profondo, reazione innocente a un disegno superiore. Mai lo Stadio Comunale aveva offerto palpiti così intensi. Una serata non immaginabile, fatta di calcio ma anche di lacrime perché la ferita è troppo recente, troppo dolorosa per rimarginarsi in poche ore. Quando entrano in campo, le squadre si immergono in un'atmosfera strana, molto più simile a quella di un teatro che non al clima eccitato di un conflitto agonistico. L'arena, immensa, accoglie i protagonisti in silenzio: commozione e rispetto prevalgono sulle passioni. L'arbitro comanda l'avvio e dalla curva fiorentina — agguerrita ma leale — parte l'applauso che in un attimo dilaga e contagia ogni settore dello stadio. Un minuto, facile a dirsi, 60 interminabili secondi per un'ovazione al grande scomparso. Parte il gioco ma il tifo non c'è: la curva viola accenna a qualche irrisione, quella bianconera (fedele all'impegno) assente. Per dieci minuti resterà silenziosa, sorda alle provocazioni, votata ai ricordi più che allo spettacolo in svolgimento a pochi passi di distanza. Il vaso di fiori che era stato piazzato al limite dell'area non c'è più, strisce e cartelloni che non siano dedicati a Scirea per un giorno sono riposti. Anche la Maratona è sbiadita: un paio di scritte con nomi di club fiorentini e basta. Lungo la balconata dei «distinti» un lungo striscione recita: «Juventus Club G. Scirea — Orbassano». Forse ha preceduto tutti per velocità, primo di una serie che sarà lunghissima. La Filadelfia offre dediche sentite, testimonianze d'affetto, com'è logico. «Gaetano sei sempre con noi», «Gay, un mito, una leggenda», «Gaetano rimarrà sempre nei nostri cuori». Messaggi semplici ma sinceri come quelli che stanno seppellendo la sede di via Crimea, dove ieri sera si contavano quasi duemila telegrammi di condoglianze. Partecipazioni dettate dal cuore, che non avranno mai risposta perché sarebbe impossibile inviarla. Chi troverà mai Ambrogio Rossi a Napoli? O Ferdinando Cattani a Milano? Firme oscure insieme a dediche illustri, inattese. Come quella di Tarantini, l'argentino campione del mondo che ebbe . Gaetano come rivale ai campionati iridati del 1978 e che ha telegrafato: 

«Profondamente addolorato per la scomparsa di Scirea, l'avversario più leale che abbia mai incontrato nella mia vita». Il tabellone luminoso scandisce i suoi numeri, snocciola secondi e minuti con monotona regolarità. Nel momento in cui proietta nella notte il fatidico «ÌO'OO» un urlo immenso si leva al cielo: «Gaetano Scirea, Gaetano Scirea». Un coro possente, simile a mille tuoni e al quale fa eco un nuovo e fragoroso battimani che si rinnoverà ogni volta che dalla curva si alzerà il nome dello scomparso. Un rituale che si alternerà di tanto in tanto alla battaglia verbale in corso tra le due fazioni. Oggi Scirea attraverserà per l'ultima volta il cielo di Torino. 

Domani alle 10, sarà una folla — preventivata così - massiccia da far temere gravi problemi di traffico — quella che darà l'addio a Gaetano Scirea. Ultima testimonianza di un affetto destinato a durare. 


 

 

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mercoledì 27 agosto 2025

27 Agosto 1989: Juventus - Bologna

É il 27 Agosto 1989 JuventusBologna si sfidano nella prima giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze' Luigi Maifredi!

Buona Visione!



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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 27 agosto 1989 ore 16:30
JUVENTUS-BOLOGNA 1-1
MARCATORI: Marocchi 13, Poli 40

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov, Marocchi, Schillaci (Casiraghi 58)
Allenatore: Dino Zoff

BOLOGNA: Cusin, Luppi, Villa, Stringara, De Marchi, Cabrini, Poli (Pecci 87), Bonini, Giordano, Bonetti I., Marronaro (Galvani 46)
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Coppetelli
ESPULSIONI: Villa 85 (Bologna)



Cabrini incoraggia la sua ex «Bel centrocampo, signora» 
Fortunato: 
«Gli avversari erano chiusi a riccio, se fossi avanzato anch'io, sai che intasamento. Il mio esordio non è stato travolgente, ma penso di non essere andato troppo male» 
Ha detto Cabrini: 
«Rispetto all'anno scorso, la Juve mi è parsa più quadrata, più solida a centrocampo». 
Si potrà discutere, adesso, se una simile dichiarazione suoni a merito dei bianconeri. Più solidi, certo, ma per il momento anche meno rapidi e fantasiosi: è vero che il Bologna ha trovato il gol nell'unica occasione della partita; ma è altrettanto vero che le punte juventine, Schillaci e un irriconoscibile Barros, hanno avuto a disposizione ben pochi palloni giocabili. E dire che l'unico a deludere è stato Aleinikov, ma qualche attenuante (il clima, l'ambientamento) bisogna pur concedergliela. Zavarov, soprattutto nel primo tempo, è tornato ad essere lo «zar» che il popolo bianconero aveva conosciuto di rado. E Fortunato, uomo nuovo della mediana bianconera? Un bel voto in pagella e, in cambio, una testimonianza preziosa. Ci riferiamo alla rete annullata a Casiraghi, che da pochi minuti aveva sostituito Schillaci. Rivediamola insieme: cross da sinistra, testa di Fortunato in anticipo su Cabrini, fischio dell'arbitro e successivo, inutile tocco di Casiraghi. Dalla tribuna è parso che il motivo dell'annullamento fosse un fallo aereo del mediano su Cabrini: 
«E invece no. Cabrini è rimasto fermo, io sono saltato e, ricadendo, gli sono fìnito addosso. Niente fallo dunque. Del resto, la conferma mi è venuta dal signor Coppetelli. Mi ha detto che l'azione fallosa era stata di Casiraghi: non chiedetemi quale fosse, non ho potuto vederla». 
Chiarito (o forse complicato?) il dubbio, veniamo alla partita. Fortunato si è tenuto in una posizione più prudente del previsto, più o meno la stessa già vista a Lucerna e poi abbandonata nelle successive uscite dei bianconeri. Motivo? 
«Il Bologna era ripiegato a riccio, i compagni già spingevano, al centro e sulle fasce. Se fossi avanzato anch'io ci saremmo intasati, senza benefici per la manovra». 
Una manovra, però, che non è parsa brillantissima: 
«Non sono d'accordo. A mio parere la Juventus ha giocato abbastanza bene. Non benissimo, certo. Ma è presto per avere una squadra al cento per cento». 
E allora? 
«Allora bisogna essere in due per fare bella figura. Il Bologna non ha fatto molto, ha trovato un gol fortunoso, grazie a un improbabile rimpallo. Per il resto se ne è stato ben coperto, badando a chiudere tutti gli spazi. E in questi casi è sempre difficile passare». 
Veniamo a lei. Approdato alla Juventus alla non verdissima età di 26 anni, sulle ali di due brillantissime stagioni all'Atalanta. Sposato, un figlio, una lunga trafila in terza serie, nel Legnano, e poi nel Lanerossi Vicenza, in serie C. Nelle intenzioni, dovrà essere un punto di riferimento costante per tutta la squadra. L'ultimo dei centrocampisti, insomma, o il primo dei difensori. Comunque, un elemento determinante nel gioco bianconero. Emozionato? 
«No, conscio delle responsabilità che questo nuovo ruolo comporta. L'esordio non è stato travolgente, non ho giocato al meglio. Ma penso anche di non aver demeritato. L'unico vero rimpianto è non aver vinto la partita. Ce lo meritavamo, perché il Bologna questo punto non se lo è guadagnato». 

 



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mercoledì 20 agosto 2025

23 Agosto 1989: Cagliari - Juventus

É il 23 Agosto 1989 e Cagliari e Juventus si sfidano nel Primo Turno (gara unica) della Coppa Italia 1989-90 allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. 

Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Buona Visione!



cagliari


Stagione 1989-1990 - Coppa Italia - 1° turno
Cagliari - Stadio Sant'Elia
Mercoledì 23 agosto 1989 ore 17:00
CAGLIARI-JUVENTUS 0-1 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI: Zavarov 108

CAGLIARI: Ielpo, Valentini, Fadda, De Paola, Cornacchia (Festa 91), Giovannelli, Rocco (Cappioli 55), Pulga, Provitali, Bernardini, Paolino
Allenatore: Claudio Ranieri

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alejnikov (Napoli N. 91), Rui Barros, Zavarov, Marocchi, Schillaci (Casiraghi 91)
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Magni P.L.



Juve sempre più Zavarov-dipendente 
Non mancano le sorprese nel primo turno di Coppa Italia: subito fuori Udinese, Verona e Torino 
Cagliari regge bene nei tempi regolamentari 
Poi decide lo Zar con una rete degna di Sivori 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO Dopo 108' di sofferenza e sudore Aleksandr Zavarov ha firmato il suo capolavoro e la Juve ha eliminato il Cagliari nel primo turno di questa inedita e discussa formula di Coppa Italia. Sacha aveva arrotolato i calzettoni sulle caviglie alla Sivori più per la stanchezza che per civetteria. Un segno del destino: il suo gol, su assist di Rui Barros, che pur non essendo in forma era tra i più irriducibili, ha ricordato quelli del «cabezon»: ha ubriacato con un dribbling stretto Fadda e di destro ha piazzato il pallone, sfiorato dalla mano del portiere Ielpo, a fil di palo. Un gol di stampo argentino che ha illuminato una prestazione tutt'altro che esaltante del Maradona ucraino e della Juve, che raccoglie ancora poco in rapporto al lavoro che svolge. 

Il gioco c'è e poggia su Fortunato, tra i migliori in campo, Marocchi, Aleinikov e Zavarov, ma è macchinoso e prevedibile e non alimenta, nei tempi e nei modi giusti, le offensive. Insomma, i colpi non affondano anche perché i rifornimenti per Schillaci, attaccante che ama il passaggio profondo per scoccare il suo destro, sono pochi e ritardati. Rui Barros e Zavarov possono e debbono assecondare maggiormente il «picciotto» siciliano. Colpa del Cagliari, tecnicamente discreto, tutto corsa e pressing come richiede la B, colpa anche dello scirocco tagliagambe ma, soprattutto, della mancanza di accelerazioni. E qui il discorso chiama in causa sia il centrocampo, ordinato, attento ma ancora in pieno rodaggio, che Barros. 

Il minibomber portoghese, a differenza di quanto accadde nella scorsa stagione, che lo vide partire a cento all'ora, va a passo ridotto in questo inizio di stagione. Questione di forma e di ruolo. Adesso fa la punta, accanto a Schillaci. Dà le spalle alla porta e, con un avversario appiccicato alle costole, gli diventa più difficile l'azione a sorpresa. Quando la condizione di Rui Barros e di tutta la squadra crescerà, sicuramente il tasso di pericolosità di questa Juventus aumenterà. Marocchi si è prodigato senza sosta, De Agostini si è smarcato sovente sulla fascia sinistra ma non sempre è stato sfruttato a dovere. Anche Tricella non è rimasto fisso alle spalle della difesa, ed ha appoggiato con efficaci sortite la manovra. Come Galia, i cui cross però non erano molto precisi. Perfino lo stopper Bonetti si è sganciato con profitto un paio di volte, ma poi il pallone ristagnava, si ruminava un calcio senza sbocchi. La Juve ha i mezzi per fare di più. E molto dipenderà anche da Aleinikov che, a parte un paio di spunti da campione, deve trovare la posizione giusta per assicurare filtro e spinta costanti, nonché conclusioni anche da fuori area. Poiché ama giostrare in funzione della squadra, deve prima entrare nei meccanismi per sfoderare la sua personalità. 

Dopo un tempo a Vercelli, ieri ha disputato i primi 90' e, per quanto l'intesa con Zavarov sia automatica, deve conoscere gli altri bianconeri ed entrare nel clima del calcio italiano. Atleta poderoso, ha avuto sprazzi autoritari e pause. E' in grado di fare molto di più di quanto si è visto al Sant'Elia: un magnifico cross di sinistro, il suo piede preferito, che respinto da un difensore è spiovuto sul destro di Zavarov fuori bersaglio (41') ed una legnata, di sinistro dal limite, di poco alta. La Juve modello sovietico non aveva incantato producendo un'incornata di Fortunato (74') che centrava in pieno la traversa e un gol, sempre di testa, dello stesso Fortunato annullato da Magni (34') per fallo dell'ex atalantino. Altre occasioni erano abortite in zona-tiro oppure stroncate fallosamente, come al 53' quando Schillaci, scattato in offside ma rimesso in gioco da un tocco di un avversario, era stato atterrato dal portiere Ielpo. Schillaci aveva un po' accentuato le conseguenze della caduta e, su segnalazione del guardalinee, Magni aveva concesso una punizione in favore del Cagliari per simulazione. E più tardi sorvolava su un mani di Giovannea in area: involontario. 

Tutto qui prima della prodezza di Zavarov. E senza dimenticare due grandi parate di Tacconi, su sinistro di Provitali ma, soprattutto, quella, miracolosa, su colpo di testa da tre metri di Valentini (76'). Un bello spavento per Zoff anche se l'allenatore sapeva che il Cagliari avrebbe reso durissimo questo primo impegno ufficiale della stagione. 

Alla fine dei tempi regolamentari, Zoff ha inserito due elementi freschi, Napoli al posto di Aleinikov e Casiraghi per Schillaci. Proprio da una combinazione fra i due nuovi venuti la palla-gol più nitida della partita: Casiraghi, dopo essersi liberato bene per il tiro, sballava di mezzo metro la mira. Quando sembrava inevitabile la lotteria dei rigori, con le due squadre ormai sulle ginocchia, ci ha pensato Zavarov a risolvere il problema ed a spegnere le illusioni del Cagliari che si era battuto al massimo delle sue possibilità, con un calcio geometrico basato sul collettivo e sulle impennate di Bernardini e Paolino. 

Bruno Bernardi


 

l bianconeri inaugurano con una vittoria la Coppa Italia, grazie a un capolavoro di Sacha. 
Aleinikov procede allegramente verso la forma migliore mentre Barros stenta ancora ad entrare in corsa. 
Fortunato, sempre disponibile in difesa e a centrocampo, conferma di essere un importante punto di riferimento per i compagni 
La Juventus gioca di scherma contro un Cagliari che ce la mette tutta ma non ha un sovietico col piede d'oro e un portierone da nazionale 
Tacconi e Zavarov, parata e affondo 
I complimenti di Zoff al suo numero uno volante e al cannoniere. Ma gli è piaciuto anche Serghei, pronto a mettersi al servizio della squadra e senza tanti fronzoli 

DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI — 

«Alla fine abbiamo avuto ragione noi», 

diceva Dino Zoff negli spogliatoi del Sant'Elia dopo la battaglia di due ore con il Cagliari, risolta da una prodezza di Aleksandr Zavarov al 108'. Il tecnico spera che la Juventus non ne risenta domenica, con il Bologna al Comunale, nella prima di campionato. É stata dura, proprio come si aspettava l'allenatore della Juventus alla vigilia. Sapeva che la sua squadra avrebbe dovuto lottare anche con il caldo e lo scirocco e non solo contro un Cagliari grintoso, concentratissimo che aveva già fermato sullo stesso campo, sia pure in amichevole, Roma e Napoli imponendo lo 0-0. E c'era riuscito anche con la Juventus, nel quadro dei primi 90', poi, esaurita la carica, la corsa e la lucidità, non è più stato in grado di produrre il pressing asfissiante che aveva impedito alla Juventus di ragionare più di tanto e di affondare i colpi, ed ha ceduto alla classe di Zavarov. 

Il Cagliari non ha un Gigi Riva giovane mentre la Juventus, modello Urss, pur non incantando ha trovato il colpo vincente. Era già arrivata vicino al bersaglio in alcune occasioni. Un gol di Fortunato era stato annullato per fallo, poi lo stesso ex atalantino aveva centrato in pieno la traversa con un gran colpo di testa. C'era anche un mezzo rigore su Schillaci, atterrato dal portiere e nei supplementari Casiraghi, subentrato al «picciotto» siciliano, ha fallito di un soffio l'occasione più nitida costruita dalla Juventus. Zoff è soddisfatto del gioco anche se ammette che, nel secondo tempo, c'è stata un po' di confusione e Tacconi ha dovuto compiere un paio di grosse parate. 

«Una è stata determinante», 

osservava Zoff che è sempre molto esigente con i suoi portieri. E Tacconi lo ringraziava: 

«Era ora che mi facesse un complimento». 

Complimenti di Zoff anche per Zavarov 

«che ha segnato un gol bellissimo ed ha i mezzi per diventare un grande» 

e parole d'incoraggiamento per Aleinikov che era al suo debutto in un impegno ufficiale in maglia bianconera dopo la mezza partita disputata nell'amichevole di Vercelli. 

«Serghei si è mosso bene anche se non ha ancora nelle gambe il ritmo per sostenere 90'», 

aggiungeva Zoff. A noi sono piaciuti due spunti da campione del cosacco di Minsk: un cross bellissimo, non sfruttato a rete per mira difettosa da Zavarov, ed un violento sinistro da fuori area alto di poco sopra la traversa. Aleinikov ha accusato qualche pausa ma si è sforzato di mettersi al servizio della squadra, senza fronzoli. La sua preoccupazione maggiore è di rispettare i compiti assegnatigli, pur avendo un raggio d'azione abbastanza ampio. Era partito da lontano, inserendosi in avanti quando la situazione lo richiedeva. Ha ampi margini di miglioramento quando, all'intesa automatica che ha con Zavarov, aggiungerà un perfetto affiatamento anche con gli altri bianconeri. Fortunato ha confermato di essere un grosso punto di riferimento per i compagni: sempre disponibile, sia a sostegno della difesa che del centrocampo, con un gioco lineare. 

Quando Tricella si sgancia, Fortunato lo protegge e lo stesso fa quando è Bonetti ad avanzare. Sulla fascia sinistra si è spesso smarcato De Agostini ma non è stato sfruttato a dovere. Sul versante opposto, anche Galia è avanzato ma doveva preoccuparsi di Provitali ed ha preferito dosare i «raids» offensivi. Bravo Marocchi. Andrea Arrica, che fu uno degli artefici della costruzione del Cagliari-scudetto, se lo mangiava con gli occhi. Rui Barros, viceversa, è un po' in ritardo di condizione. L'anno scorso era partito a razzo, adesso entra in forma più gradualmente. L'azione del gol di Zavarov è nata da un suo passaggio. Barros ha avuto il merito di non demordere. Quando sarà al massimo la Juventus potrà riavere quelle accelerazioni indispensabili per rendere imprevedibile il proprio gioco anche se il minibomber portoghese adesso gioca prevalentemente di punta, con l'avversario addosso e ha meno possibilità di sfruttare il fattore-sorpresa.  

 


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