É il 10 Settembre 1989 e Juventus ed Ascoli si sfidano nella quarta giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!
Dall'altra parte c'é un Ascoli che precipita in Serie B dopo un campionato molto deludente.
Buona Visione!
Torino - Stadio Comunale
domenica 10 settembre 1989 ore 16.00
JUVENTUS-ASCOLI 3-1
MARCATORI: Zavarov 1, Bonetti D. 22, Casagrande 53, Sabato autorete 70
JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov, Marocchi (Bruno P. 75), Schillaci
Allenatore: Dino Zoff
ASCOLI: Lorieri, Destro, Rodia (Didonè 46), Colantuono, Aloisi, Arslanovic, Cvetkovic, Sabato, Cavaliere (Benetti 82), Carillo, Casagrande
Allenatore: Eugenio Bersellini
ARBITRO: Sguizzato
Undici reti in quattro giornate, nessuno segna come gli uomini di ZoffAlla Juve i gol non bastano maiE l'Ascoli s'inchina davanti a ZavarovTORINO. Un grande Zavarov ha illuminato la vittoria della Juventus sull'Ascoli. Un gol dopo 54 secondi, l'assist su punizione per il raddoppio di Dario Bonetti e una serie di giocate spettacolari hanno caratterizzato la magnifica prestazione dello zar, autentico leader di una Juventus, finalmente attrezzata per recitare un ruolo da protagonista in campionato. La squadra di Dino Zoff ha chiuso nel modo più brillante il trittico di partite sostenute in otto giorni, con tre convincenti successi che l'hanno proiettata al comando, a quota 7. Nella fuga della Juventus, solo il Napoli tiene botta ma sarà l'Inter, sconfitta a Marassi dalla Samp, domenica a S. Siro, a dire la verità, dopo l'intermezzo delle Coppe europeee, sulle ambizioni-scudetto dei bianconeri.C'erano dodici spettatori in più, ieri tra i non paganti, undici ascolani e Tacconi, che assistevano allo «show» della Juve. E il pubblico si spellava le mani per la girandola di manovre, travolgenti. Quella che ha fulminato Lorieri è stata da manuale del calcio. Fortunato intercettava il pallone sulla tre quarti ascolana, allungava a Schillaci che serviva Barros nel corridoio giusto. Scatto del portoghese in posizione di ala destra e cross radente sul versante opposto a pescare lo smarcati ssimo Zavarov: controllo di destro e saetta di sinistro, imprendibile. Erano dieci mesi che Sacha non segnava in campionato, dal 20 novembre scorso, con il Napoli. Non era trascorso un minuto che l'Ascoli era in ginocchio. Privi dell'infortunato Giovannelli, i marchigiani subivano la superiorità della Juve che dominava la scena con Zavarov, Aleinikov e Marocchi. Al quarto d'ora Colantuono tagliava la strada a Marocchi in area. Sguizzato, in pessima giornata, sorvolava. Era il primo di una serie di errori, ininfluenti sul risultato, ma non sul giudizio sull'arbitro. Al 17' Marocchi, sceso in campo con un punto nel calcagno destro e una scarpa speciale, scuoteva con una cannonata da oltre 20 metri l'incrocio dei pali. Il raddoppio era rimandato al 22'. Su punizione, Zavarov pennellava un pallone d'oro per Bonetti la cui incornata ravvicinata piegava le dita protese di Lorieri.Tutto facile per questa Juventus, potente e compatta. L'Ascoli si avvicinava a Tacconi, malconcio per l'infrazione costale, solo al 37' con Cavaliere, ex centrocampista del Moncalieri che aveva una claque personale venuta da Collegno: il giovanotto sballava la mira. E Schillaci? Il bomber siciliano, non sempre servito a dovere, su combinazione AleinikovDe Agostini, sferrava un gran destro ma Lorieri gli negava il gol (43'). E, come capita quando si domina senza concretizzare tutte le occasioni, l'Ascoli riduceva le distanze al 53' sul primo pallone utile toccato da Casagrande. Il brasiliano, servito da Cvetkovic, approfittava di un appisolamento della difesa e di Bonetti per freddare, di sinistro, Tacconi. Era così netto il «gap» tecnico tra le due squadre che la Juve non tardava a rimettere tutto sul binario della tranquillità. Al 54' Bonetti, su assist di testa di Schillaci, falliva il 3-1. Un fallo di Destro su Schillaci non era ritenuto da massima punizione da Sguizzato che ammoniva lo juventino. Lorieri respingeva un bolide di Zavarov e al 71 doveva arrendersi, spiazzato dalla deviazione di Sabato, sulla violenta punizione di Schillaci da fuori area.Sul 3-1 non era ancora finita. Tacconi effettuava una parata su sinistro dal limite di Casagrande (che negli spogliatoi ha polemizzato con Rozzi minacciando di tornarsene in Brasilo), ma era Lorieri ad opporsi ad una bomba di Schillaci e poi alla rovesciata di Barros. Per Totò Schillaci nessun problema: in questa Juventus di gol ne segnerà parecchi.Bruno Bernardi
Ma De Agostini s'infuria se sente parlare di scudettoA Torino era arrivato a 26 anni suonati. E c'era venuto con la legittima speranza di essere uno degli uomini-guida per la nuova Juventus immaginata da Boniperti. Due stagioni sono trascorse senza troppa gloria, mentre i compagni di squadra andavano e venivano con un ritmo inusuale in casa bianconera.Lui, Gigi De Agostini, è rimasto. E adesso, a 28 anni, può sognare. Ma non vuole proprio ammetterlo:«Non è ancora il momento. É vero, stiamo andando bene: ma prima di conoscere il nostro reale valore dobbiamo passare attraverso i test che sono i più impegnativi».Dice che la parola scudetto è ancora tabù:«Davvero, non l'abbiamo mai pronunciata. É inutile illudersi prima del tempo».L'uomo è così: educato, cordiale, a volte anche espansivo. Mai spaccone, però. Ha trovato la giusta misura, che in casa Juventus è sempre apprezzata. In campo ha fin qui collezionato prove maiuscole: poche sbavature, qualche chicca da incorniciare. Prendiamo la partita d'esordio con il Bologna: fuga sulla sinistra, dribbling stretto e cross pennellato per la testa di Marocchi. Un pezzo di bravura finalizzato da Cicciobello. Eppure, proprio il Bologna gli ha lasciato l'amaro in bocca:«Per forza, quella era una partita che meritavamo assolutamente di vincere. Abbiamo dominato e siamo stati puniti ben oltre le nostre colpe. Con quella vittoria saremmo a punteggio pieno, primi e soli».Anche così, però, non c'è di che lamentarsi. Sette punti in quattro partite, dodici gol fatti e quattro subiti: una marcia sicura, pur ammettendo che le avversarie di rango devono ancora venire. Il segreto della nuova Juventus è certamente da scovare nel centrocampo. La linea mediana è senza dubbio tutt'altra cosa rispetto a quella dell'anno scorso e garantisce alla difesa una copertura puntuale. Anche ieri, contro l'Ascoli, il fenomeno si è ripetuto. Tanto che per tutto il primo tempo gli uomini di Berseìlini non sono mai arrivati al tiro:«D'accordo, ma un po' di merito ce l'avremo anche noi difensori. Non siete d'accordo?»sbotta il Gigi. Ma, subito, aggiunge:«Piuttosto mi preoccupa questa coincidenza: teniamo i nostri avversari a distanza e poi, al primo tiro, buschiamo il gol».Cos'è, una frecciatina per Tacconi?«Ma no, ci mancherebbe. É pura sfortuna, perché erano tiri imprendibili».Non c'è che dire, un bel modo per sviare il discorso dal campo minato delle ambizioni juventine:«No, nessun campo minato. Andiamo avanti per la nostra strada, ma tutti quanti sappiamo che i favoriti sono altri. Le milanesi ad esempio, ci sono superiori sulla carta. Certo, la carta non conta nulla, è il campo che dà i responsi. E da domenica cominceremo a misurarci su questo terreno».Prima di quella data, però, l'ostacolo Gornik. La Juventus arriva all'appuntamento con una difesa rivoluzionata. Non saranno della partita i vari Tricella, Napoli, Bonetti e Galia. Insomma, dei titolari ci sarà soltanto lei:«É una bella combinazione, d'accordo. Ma non mi preoccupo neanche un po'. A questi livelli chi sta in panchina è in grado di non far rimpiangere i titolari. E sono convinto che anche in Polonia accadrà la stessa cosa».Ma, insomma, è o non è la migliore Juventus da che lei gioca a Torino?«Forse sì, ma anche le altre non erano affatto da buttare via. Però quando si cambia tanto c'è quasi sempre uno scotto da pagare».E Gigi De Agostini saluta lo stuolo di cronisti che gli si erano fatti intorno con quell'aria sveglia e discreta, mette gli indumenti nella valigia, prima di salire sull'aereo che lo ha condotto, ieri sera, in Polonia, a Katowice.Giampiero Paviolobrani tratti da: La Stampa 11 settembre 1989




















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