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mercoledì 8 aprile 2026

8 Aprile 1990: Juventus - Cremonese

È l'8aprile 1990 Juventus e Cremonese si sfidano nella Quattordicesima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza', Luigi Maifredi!

Buona Visione!



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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 8 aprile 1990 ore 15:30
JUVENTUS-CREMONESE 4-0
MARCATORI: Napoli N. 2, Schillaci 20, Alessio 26, Casiraghi 63

JUVENTUS: Bonaiuti, Napoli N., De Agostini, Alessio (Avallone 79), Bonetti D., Tricella, Alejnikov (Galia 46), Rui Barros, Casiraghi, Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

CREMONESE: Violini, Garzilli, Rizzardi (Favalli 51), Piccioni, Gualco, Galletti, Bonomi (Merlo 67), Ferraroni, Dezotti, Limpar, Chiorri
Allenatore: Tarcisio Burgnich

ARBITRO: Baldas
ESPULSIONI: Garzilli 36 (Cremonese)



Alessio «ha fatto» il Platini e ora spera in una conferma 

All'«andata» finì in parità con una clamorosa rimonta della Juventus che, in svantaggio di due reti, in quattro minuti si portò sul 2-2. Questa volta, invece, i bianconeri avevano già messo al sicuro il risultato allo scadere della mezz'ora, arrotondandolo poi con Casiraghi nel secondo tempo, e di rimonte — soprattutto da parte degli avversari — non ce ne sono più state. Una vittoria piena, resa più facile da un vantaggio raggiunto nei primi minuti di gioco, ma che fa ben sperare che quella contro il Colonia non sia stata altro che una parentesi, che non ha lasciato pericolosi postumi, tali da influire sul morale e sulla concentrazione. 

«Ogni partita ha una storia a sé — ha commentato Zoff —, ve ne sono alcune in cui vai subito in vantaggio e riesci a dominarle, altre, invece, che finisci poi col subire la reazione degli avversari. Oggi non avevamo da dimostrare proprio nulla; abbiamo giocato col solito impegno ed abbiamo vinto meritatamente, grazie anche al fatto che, essendo andati subito in rete, la gara ha preso un andamento favorevole". 

Oltre che per la vittoria, l'allenatore è parso soddisfatto anche della prova fornita dal giovane portiere, Adriano Bonaiuti, al suo esordio in A: 

«Gli faccio i miei complimenti — ha aggiunto il tecnico — perché è un ragazzo di talento che oggi, anche se la partita non è mai stata particolarmente difficile, si è espresso bene, con tempismo e coraggio». 

Al rientro dopo un'assenza di circa un mese a causa di un infortunio, Angelo Alessio — che aveva segnato anche il primo gol bianconero a Cremona — è stato l'autore di una gran punizione di sinistro che gli è valsa l'ovazione del pubblico ed ha portato a quota 3 il bottino della Juventus dopo soli 26 minuti di gioco. 

«Devo dire che quest'anno di applausi ne ho ricevuti parecchi — afferma il giocatore —, segno che finalmente anch'io ho il mio posto al sole, che ho saputo conquistare poco alla volta». 

Partito in sordina, senza la maglia da titolare, quest'anno Alessio è riuscito a trovare un posto in squadra e a divenirne quasi un punto fisso grazie al suo rendimento sempre costante e sempre su buoni livelli. 

«Quello di mediano è l'unico ruolo dove potevo giocare, anche se in passato ho fatto anche il tornante — spiega Alessio —, ma quest'anno quella di Zoff è stata un po' una scelta obbligata, perché si è trovato a dover far fronte ad un periodo nero, nel quale le assenze erano tantissime. A parte l'infortunio, negli ultimi tempi, ho giocato molto spesso in squadra e sarei felice di poterlo fare anche il prossimo anno, cioè di essere riconfermato». 

Omai la Juventus è definitivamente uscita dal gruppo delle pretendenti allo scudetto e, nonostante una vittoria in campionato abbia pur sempre importanza, non può distogliere l'attenzione dei giocatori bianconeri da quelli che sono i due più importanti impegni della stagione rimasti. 

«Il campionato per noi ha naturalmente perduto d'interesse — spiega il mediano —. Con questo non voglio dire che noi non si giochi più con l'impegno di prima e la partita di oggi è la prova che ogni incontro lo affrontiamo con la stessa serietà, ma naturalmente il nostro pensiero ora non può che essere rivolto ai due traguardi che ancora ci rimangono e che sono sempre più vicini». 

«A Colonia avremmo potuto andare a giocare con molta più tranquillità — conclude Alessio — se mercoledì scorso non fosse accaduto quel che purtroppo è accaduto; invece così ci giochiamo la stagione in una partita che si prospetta difficilissima e molto accesa, perché i tedeschi sicuramente combatteranno con tutte le armi in loro possesso. Il mercoledì successivo sarà la volta poi della Coppa Italia; tre settimane, quelle future, che metteranno a dura prova i nostri nervi e che avranno come inizio il confronto con il Cesena, un'altra partita non facile, perché i romagnoli, in una situazione molto critica di fondo classifica, venderanno a caro prezzo la loro pelle». 

Debora Vaglio
tratto da: La Stampa 9 aprile 1990







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sabato 4 aprile 2026

4 Aprile 1990: Juventus - Colonia

È il 4 aprile 1990 Juventus e Colonia (Germania) si sfidano nella gara di andata della Semifinale della Coppa UEFA 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. 

Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza', Luigi Maifredi!

Buona Visione!

 

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Stagione 1989-1990 - Coppa UEFA - Semifinali, andata
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 4 aprile 1990 ore 20:00
JUVENTUS-COLONIA 3-2
MARCATORI: Rui Barros 22, Higl autorete 45, Marocchi 52, Goetz 79, Sturm 90+2

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros (Brio 84), Casiraghi, Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

COLONIA: Illgner, Higl, Goertz, Dressen (Ordenewitz 58), Gielchen, Greiner, Haessler, Rudy (Goetz 73), Sturm, Littbarski, Janssen
Allenatore: Christoph Daum

ARBITRO: Kohl (Austria)



Juventus e Milan, vittorie a rischio 
Bianconeri «desaparecidi» nel finale con il Colonia, rossoneri solo di rigore a San Siro 
La difesa rovina il 3-0 di Barros, Casiraghi e Marocchi 
Al 92' la gran beffa di Sturm dopo il gol (79') di Götz 

TORINO. Una vittoria che potrebbe diventare di Pirro. Dopo aver sfiorato il trionfo sul 3-0, la Juventus s'è distratta e ha incassato, negli ultimi 10' due gol molto pesanti - un copione che se ripetuto troppe volte in questa stagione. 

In avvio la Juve aveva sofferto la velocità del Colonia, nel finale la sua potenza. L'antidoto è stato Rui Barros che, come Speedy-Gonzalez, ha cambiato marcia e ha trafitto la difesa rossa e Illgner. Da quel momento la squadra di Zoff è salita in cattedra e i gol di Casiraghi, allo scadere del primo tempo, e Marocchi, in apertura di ripresa, entrambi di testa, hanno illuso i bianconeri di aver messo una grossa ipoteca alla qualificazione per l'ottava finale della loro storia. Ma per fare questo la Juve aveva speso molto e l'uno due di Goetz e Sturm ha rimesso tutto in discussione. Il 14 aprile, a Colonia, i tedeschi recupereranno il libero Stemer e lo stopper Jensen ma saranno privi dello squalificato Littbarski (tra i migliori) dovranno per forza attaccare per cercare l'1-0 esponendosi al contropiede. La Juve non disporrà di Maroccochi squalificato ma potrà contare su Zavarov ieri in castigo in panchina. 

Forse mai nel corso di tutta la Coppa Uefa, tranne che negli ultimi 20' con l'Amburgo dove  peccò soprattutto di deconcentrazione, la Juve aveva sofferto; tanto come nel primo quarto d'ora dove pressing, la velocità e l'aggressività del Colonia l'avevano messa in soggezione, all'apice di ragionare e di togliere l'iniziativa ai tedeschi. Chi si aspettava una Colonia guardingo (e Zoff non era tra questi) è rimasto impressionato dal ritmo dei panzer. Christoph Daum, che aveva avuto l'opportunità di spiare i bianconeri proprio contro l'Amburgo, ha ordinato alla sua squadra di partire a razzo, cercando il colpo a sorpresa. Pur con un po' d'affanno e qualche brivido, la Juve non ha patito danni, anche perché Thomas Haessler, il cui futuro si tingerà di bianconero, non è stato sfruttato a dovere. Haessler, un Barros più potente, è stato ingabbiato da De Agostini e Marocchi, che si sono alternati a zona su di lui. Era una Juve contratta. Zoff, con un colpo di scena, aveva scelto Napoli, anziché Alessio, per opporlo a Rudy. La regia dell'esperto Littbarski, al quale Aleinikov non riusciva a prendere le misure, creava una girandola di azioni e la Juve, frastornata, non riusciva a catapultare Schillaci, Casiraghi e Barros oltre la linea difensiva dei rossi di Colonia. 

Solo al 16', in mischia, Schillaci, in serata poco felice, tentava la conclusione: il tiro era intercettato con il braccio da Greiner, ma per l'arbitro il fallo era involontario. Sullo scampato pericolo Aleinikov imbastiva il primo lancio per Marocchi il cui sinistro era fuori (20'). Il Colonia, che non dispone di fuoriclasse (solo Haessler e Littbarski hanno qualcosa in più) ma ha un bel collettivo, rifiatava e si allungava. Ne approfittava la Juve per sbloccare il risultato: un rimpallo vincente di Galia si trasformava in passaggio per Barros che s'infilava fra un nugolo di difensori, resisteva alla trattenuta di Goertz e, di piatto destro, infilava imparabilmente Illgner mandando la palla a battere nel palo opposto e di qui in fondo alla rete. Il gol sbloccava psicologicamente e tatticamente la Juventus che, totalmente trasformata, si avventava sul Colonia. Al 33' Casiraghi veniva messo giù in area da Higl che lo tirava per la maglia. Fallo da rigore, ma Kohn lasciava correre. Il Colonia usciva dalla morsa con un tiro deviato in corner di Haessler. che riceveva sportivissimi applausi da quello che sarà il suo pubblico. 

Ma era la Juve a raddoppiare proprio allo scadere del tempo. Su traversone di Marocchi Casiraghi incornava il pallone che forse rimbalzando anche su Higl s'impennava e si infilava nel sette sulla destra dell'impietrito Illgner. Il terzo gol in Coppa Uefa del giovane panzer brianzolo mandava in visibilio i 45 mila spettatori. Non era finita. In apertura di ripresa, dopo un'ammonizione a Higl, Marocchi sventava una pericolosa incursione di Littbarski e poi faceva il tris (52'). Su corner di Schillaci. Marocchi svettava in un grappolo di juventini, anticipava Bonetti e Casiraghi e di testa catapultava il pallone in rete. Per la folla bianconera era il tripudio. L'Amburgo aveva però insegnato che i tedeschi non vanno mai sottovalutati: hanno sette vite e non appena la Juve smarriva lucidità a centrocampo e perdeva colpi in difesa, la colpivano senza pietà. Al 79' il gigantesco Goetz subentrato da qualche minuto a Rudy raccoglieva un cross di Littbarski e infilava di testa Tacconi. Entrava Brio per Barros, ma la «torre» non migliorava la situazione. E al 92', ancora su punizione di Littbarski, una capocciata di Sturm (che vuole dire tempesta) si abbatteva su Tacconi per la seconda volta. Una doccia fredda, anzi gelata. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 5 aprile 1990





UN FINALE BIANCONERO SHOCKING

La squadra di Zoff si spegne e si smarrisce nell'ultima mezz'ora di gioco, era già successo la sera dell'Amburgo, si è ripetuto contro il Colonia. Un 3 a 0 che sembrava garante di gioia e di gloria, si è trasformato nella fase terminale in un 3 a 2 che, suscitando la legittima soddisfazione della squadra di Daum, al contempo ha precipitato nello scoramento i bianconeri. La Juve, nell'ora precedente, aveva dato spettacolo. La partita, vivida nella fase tattica ed agonisticamente palpitante, con un'alternanza di spunti profondi da una parte e dall'altra, era divenuta possesso della Juventus, con Alejnikov dominatore, nella sfida diretta, di Littbarski, e il veloce ubriacante Hässler frenato dal velocismo di De Agostini. E i gol del piccolo Gil Barros, del verticalizzante Marocchi e del meraviglioso Casiraghi sembravano avere chiuso la vicenda; la Juve giocava bene, perfino accennando di riuscire a registrarsi in difesa. Per parte nostra, ci eravamo tuttavia meravigliati dell'assenza di Alessio in un copione così importante. Alessio sedeva in panchina, quindi si era trattato di una scelta tecnica di Zoff, che continua a dimostrare di non credere in quello che come half sembra una pedina del grande futuro bianconero. Il match cambiava nella fase terminale, avendo il Colonia deciso di rompere gli indugi, e cedendo il centrocampo juventino, Alejnikov compreso, saliva alla ribalta Littbarski con proiezioni di squisita fattura e lanci vitalizzanti. Segnava così Götz subentrato ad un mediocre Rudy, le giocate dei rossi tedeschi paralizzavano, in una sconcertante abulia, tutta la Juventus, ed al 92, avendo l'ottimo arbitro recuperato il recuperabile, Sturm riusciva a piegare per la seconda volta l'incolpevole Tacconi. Strana squadra, questa allenata da Zoff sembra possedere un'anima infantile; l'incapacità di vivere da protagonista, nel bene e nel male, è inafferrabile. Cronisti che intendono il mestiere come ingrandimento delle cose impossibili possono lamentare che la società intenda, nella nuova stagione, mutare indirizzo tecnico. Secondo noi, la Juve attuale ha tutte le risorse per qualsiasi impresa, solo che lo voglia e vada in campo in grado di rendere 90 minuti. Ora il match del 18 a Colonia si trasforma in un'avventura quasi impossibile, seppure, a guardare bene, nel match di andata, la Juve, finché è stata in... gambe, ha mostrato il gioco migliore.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.15




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mercoledì 10 settembre 2025

10 Settembre 1989: Juventus - Ascoli

É il 10 Settembre 1989 Juventus ed Ascoli si sfidano nella quarta giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Dall'altra parte c'é un Ascoli che precipita in Serie B dopo un campionato molto deludente.

Buona Visione! 

 


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 4 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 10 settembre 1989 ore 16.00
JUVENTUS-ASCOLI 3-1
MARCATORI: Zavarov 1, Bonetti D. 22, Casagrande 53, Sabato autorete 70

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov, Marocchi (Bruno P. 75), Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

ASCOLI: Lorieri, Destro, Rodia (Didonè 46), Colantuono, Aloisi, Arslanovic, Cvetkovic, Sabato, Cavaliere (Benetti 82), Carillo, Casagrande
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Sguizzato




Undici reti in quattro giornate, nessuno segna come gli uomini di Zoff 
Alla Juve i gol non bastano mai 
E l'Ascoli s'inchina davanti a Zavarov 

TORINO. Un grande Zavarov ha illuminato la vittoria della Juventus sull'Ascoli. Un gol dopo 54 secondi, l'assist su punizione per il raddoppio di Dario Bonetti e una serie di giocate spettacolari hanno caratterizzato la magnifica prestazione dello zar, autentico leader di una Juventus, finalmente attrezzata per recitare un ruolo da protagonista in campionato. La squadra di Dino Zoff ha chiuso nel modo più brillante il trittico di partite sostenute in otto giorni, con tre convincenti successi che l'hanno proiettata al comando, a quota 7. Nella fuga della Juventus, solo il Napoli tiene botta ma sarà l'Inter, sconfitta a Marassi dalla Samp, domenica a S. Siro, a dire la verità, dopo l'intermezzo delle Coppe europeee, sulle ambizioni-scudetto dei bianconeri. 

C'erano dodici spettatori in più, ieri tra i non paganti, undici ascolani e Tacconi, che assistevano allo «show» della Juve. E il pubblico si spellava le mani per la girandola di manovre, travolgenti. Quella che ha fulminato Lorieri è stata da manuale del calcio. Fortunato intercettava il pallone sulla tre quarti ascolana, allungava a Schillaci che serviva Barros nel corridoio giusto. Scatto del portoghese in posizione di ala destra e cross radente sul versante opposto a pescare lo smarcati ssimo Zavarov: controllo di destro e saetta di sinistro, imprendibile. Erano dieci mesi che Sacha non segnava in campionato, dal 20 novembre scorso, con il Napoli. Non era trascorso un minuto che l'Ascoli era in ginocchio. Privi dell'infortunato Giovannelli, i marchigiani subivano la superiorità della Juve che dominava la scena con Zavarov, Aleinikov e Marocchi. Al quarto d'ora Colantuono tagliava la strada a Marocchi in area. Sguizzato, in pessima giornata, sorvolava. Era il primo di una serie di errori, ininfluenti sul risultato, ma non sul giudizio sull'arbitro. Al 17' Marocchi, sceso in campo con un punto nel calcagno destro e una scarpa speciale, scuoteva con una cannonata da oltre 20 metri l'incrocio dei pali. Il raddoppio era rimandato al 22'. Su punizione, Zavarov pennellava un pallone d'oro per Bonetti la cui incornata ravvicinata piegava le dita protese di Lorieri.
 
Tutto facile per questa Juventus, potente e compatta. L'Ascoli si avvicinava a Tacconi, malconcio per l'infrazione costale, solo al 37' con Cavaliere, ex centrocampista del Moncalieri che aveva una claque personale venuta da Collegno: il giovanotto sballava la mira. E Schillaci? Il bomber siciliano, non sempre servito a dovere, su combinazione AleinikovDe Agostini, sferrava un gran destro ma Lorieri gli negava il gol (43'). E, come capita quando si domina senza concretizzare tutte le occasioni, l'Ascoli riduceva le distanze al 53' sul primo pallone utile toccato da Casagrande. Il brasiliano, servito da Cvetkovic, approfittava di un appisolamento della difesa e di Bonetti per freddare, di sinistro, Tacconi. Era così netto il «gap» tecnico tra le due squadre che la Juve non tardava a rimettere tutto sul binario della tranquillità. Al 54' Bonetti, su assist di testa di Schillaci, falliva il 3-1. Un fallo di Destro su Schillaci non era ritenuto da massima punizione da Sguizzato che ammoniva lo juventino. Lorieri respingeva un bolide di Zavarov e al 71 doveva arrendersi, spiazzato dalla deviazione di Sabato, sulla violenta punizione di Schillaci da fuori area. 

Sul 3-1 non era ancora finita. Tacconi effettuava una parata su sinistro dal limite di Casagrande (che negli spogliatoi ha polemizzato con Rozzi minacciando di tornarsene in Brasilo), ma era Lorieri ad opporsi ad una bomba di Schillaci e poi alla rovesciata di Barros. Per Totò Schillaci nessun problema: in questa Juventus di gol ne segnerà parecchi. 

Bruno Bernardi




Ma De Agostini s'infuria se sente parlare di scudetto 

A Torino era arrivato a 26 anni suonati. E c'era venuto con la legittima speranza di essere uno degli uomini-guida per la nuova Juventus immaginata da Boniperti. Due stagioni sono trascorse senza troppa gloria, mentre i compagni di squadra andavano e venivano con un ritmo inusuale in casa bianconera. 
Lui, Gigi De Agostini, è rimasto. E adesso, a 28 anni, può sognare. Ma non vuole proprio ammetterlo: 
«Non è ancora il momento. É vero, stiamo andando bene: ma prima di conoscere il nostro reale valore dobbiamo passare attraverso i test che sono i più impegnativi». 
Dice che la parola scudetto è ancora tabù: 
«Davvero, non l'abbiamo mai pronunciata. É inutile illudersi prima del tempo». 
L'uomo è così: educato, cordiale, a volte anche espansivo. Mai spaccone, però. Ha trovato la giusta misura, che in casa Juventus è sempre apprezzata. In campo ha fin qui collezionato prove maiuscole: poche sbavature, qualche chicca da incorniciare. Prendiamo la partita d'esordio con il Bologna: fuga sulla sinistra, dribbling stretto e cross pennellato per la testa di Marocchi. Un pezzo di bravura finalizzato da Cicciobello. Eppure, proprio il Bologna gli ha lasciato l'amaro in bocca: 
«Per forza, quella era una partita che meritavamo assolutamente di vincere. Abbiamo dominato e siamo stati puniti ben oltre le nostre colpe. Con quella vittoria saremmo a punteggio pieno, primi e soli». 
Anche così, però, non c'è di che lamentarsi. Sette punti in quattro partite, dodici gol fatti e quattro subiti: una marcia sicura, pur ammettendo che le avversarie di rango devono ancora venire. Il segreto della nuova Juventus è certamente da scovare nel centrocampo. La linea mediana è senza dubbio tutt'altra cosa rispetto a quella dell'anno scorso e garantisce alla difesa una copertura puntuale. Anche ieri, contro l'Ascoli, il fenomeno si è ripetuto. Tanto che per tutto il primo tempo gli uomini di Berseìlini non sono mai arrivati al tiro: 
«D'accordo, ma un po' di merito ce l'avremo anche noi difensori. Non siete d'accordo?» 
sbotta il Gigi. Ma, subito, aggiunge: 
«Piuttosto mi preoccupa questa coincidenza: teniamo i nostri avversari a distanza e poi, al primo tiro, buschiamo il gol». 
Cos'è, una frecciatina per Tacconi? 
«Ma no, ci mancherebbe. É pura sfortuna, perché erano tiri imprendibili». 
Non c'è che dire, un bel modo per sviare il discorso dal campo minato delle ambizioni juventine: 
«No, nessun campo minato. Andiamo avanti per la nostra strada, ma tutti quanti sappiamo che i favoriti sono altri. Le milanesi ad esempio, ci sono superiori sulla carta. Certo, la carta non conta nulla, è il campo che dà i responsi. E da domenica cominceremo a misurarci su questo terreno». 
Prima di quella data, però, l'ostacolo Gornik. La Juventus arriva all'appuntamento con una difesa rivoluzionata. Non saranno della partita i vari Tricella, Napoli, Bonetti e Galia. Insomma, dei titolari ci sarà soltanto lei: 
«É una bella combinazione, d'accordo. Ma non mi preoccupo neanche un po'. A questi livelli chi sta in panchina è in grado di non far rimpiangere i titolari. E sono convinto che anche in Polonia accadrà la stessa cosa». 
Ma, insomma, è o non è la migliore Juventus da che lei gioca a Torino? 
«Forse sì, ma anche le altre non erano affatto da buttare via. Però quando si cambia tanto c'è quasi sempre uno scotto da pagare». 
E Gigi De Agostini saluta lo stuolo di cronisti che gli si erano fatti intorno con quell'aria sveglia e discreta, mette gli indumenti nella valigia, prima di salire sull'aereo che lo ha condotto, ieri sera, in Polonia, a Katowice. 

Giampiero Paviolo
brani tratti da: La Stampa 11 settembre 1989

 


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sabato 6 settembre 2025

6 Settembre 1989: Juventus - Fiorentina

É il 6 Settembre 1989 Juventus Fiorentina si sfidano nella terza giornata del giorne di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Buona Visione!

 


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A
3 andata - Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 6 settembre 1989 ore 20.15
JUVENTUS-FIORENTINA 3-1
MARCATORI : Casiraghi 25, Kubik 38, Schillaci 67, Alessio 90

JUVENTUS: Tacconi, Napoli (Bruno 25), De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alessio, Galia, Casiraghi (Brio 87), Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

FIORENTINA: Landucci, Pioli, Volpecina, Iachini, Pin C. (Sereni 82), Battistini S., Bosco, Kubik (Buso 70), Dertycia, Baggio R., Di Chiara
Allenatore: Bruno Giorgi

ARBITRO: Longhi



La Juve, un'orchestra che le suona e Schiliaci diventa il solista del gol 
L'attaccante messinese, al terzo centro, è capocannoniere del campionato e risulta il migliore in campo bianconero nel vittorioso anticipo contro la Fiorentina. 

E' una Juve che funziona, una Juve che si è trasformata in squadra compatta e quadrata, che ha forse trovato gli equilibri che lo scorso anno ha vanamente inseguito. Anche senza gli stranieri ha regalato ad una folla prima muta e commossa poi sempre più entusiasta, attimi di buon calcio ed emozioni a getto continuo. Non succedeva da tempo. Tre gol nitidi, frutto di altrettante prodezze di Casiraghi, Schillaci e Alessio, hanno determinato il risultato, ma al di là dei meriti dei singoli è il gioco corale che ha convinto Zoff, cui è piaciuto soprattutto lo spirito di sacrificio e la voglia di aiutarsi l'uno con l'altro che i bianconeri hanno messo in mostra, addomesticando una partita che alla vigilia si presentava piena di difficoltà, soprattutto di carattere psicologico. 

L'imbarazzo invece è durato poco. A mettere fine agli impacci iniziali ha pensato Casiraghi con un gol da vero rapinatore d'area. Una prodezza che probabilmente non gli varrà la riconferma contro l'Ascoli, ma che è servita per superare una situtazione di comprensibile disagio. Poi la Fiorentina ha pareggiato con una punizione di Kubik e la complicità di una barriera tipo budino allestita davanti a Tacconi, ma lo sbandamento è stato minimo e nel secondo tempo la Juventus ha ripreso in mano le redini della partita, cercando con una rabbia del tutto particolare di acciuffare il gol del vantaggio. E l'ha raggiunto con un gol d'autore di Schillaci, il piccolo centravanti dai piedi buoni, che cerca la porta come un cane da tartufi il prezioso tubero. Due gol a Verona ed uno ieri sera: Schillaci ora è capocannoniere dei campionato, a conferma che i giudizi sulle sue notevoli doti di uomo-gol non erano affatto sbagliati. Oltretutto l'attaccante ha il grosso merito di non limitarsi a sparare a raffica contro la porta avversaria, ma di sacrificarsi anche in continui ripiegamenti a sostegno del centrocampo. A volte sembra precipitoso ed arruffone, ma quando metterà da parte una volta per sempre la voglia di strafare, come se volesse dimostrare al mondo intero di non essere un bluff, diventerà indispensabile. Insomma la coppia «made in Italy» ha funzionato, ma Zoff ha ammesso che domenica toccherà di nuovo a Barros. 

Ha precisato il tecnico: 

«Non ci sono scelte. Ci sono solo delle rotazioni ed in in questo campionato così logorante ci sarà posto per tutti». 

Il dato significativo é che cambiando l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia. Ossia, Zoff fa una specie di gioco delle tre carte o, meglio, dei tre attaccanti ed il risultato finora è stato sempre positivo. Ma Casiraghi e Schillaci non sarebbero riusciti ad esprimersi al massimo senza l'aiuto di una squadra disposta sul campo in maniera tale da non lasciare vuoti a centrocampo. Mancavano la fantasia di Zavarov e l'operosità di Aleinikov, ma non ci sono stati scompensi evidenti. Merito prima di tutti di Galia, che a inizio stagione rischiava di perdere il posto e che invece è un elemento insostituibile. Ieri sera ha chiuso varchi da tutte le parti e soprattutto ha ridotto Baggio al ruolo di comparsa, fino al momento in cui il «putto» fiorentino è passato sotto l'ala protettiva di Bruno. E non si può nemmeno dimenticare il grande lavoro di Marocchi e Fortunato, anche se quest'ultimo non ama certo il rischio e spesso si limita ad un lavoro di routine, evitando di azzardare giocate di maggior efficacia. 

Otto gol segnati, tre subiti. Non male per un diesel che avrebbe dovuto faticare a scaldarsi, come sosteneva Zoff. Ma si deve riconoscere che gli avversari incontrati nei primi tre turni non erano fuori dalla portata della Juve. E domenica con l'Ascoli ed una Juve di nuovo al completo, altra occasione per far sognare i tifosi. Poi dopo la coppa ecco il primo vero test con la trasferta di San Siro per affrontare l'Inter scudetata. Sarà quella la prima occasione di verifica. Ma Zoff è prudente. Non crede di avere in mano una squadra in grado di fare sfracelli e soprattutto si rifiuta di gioire per la posizione di vertice raggiunta. 

«Solo tra qualche mese sapremo quali potranno essere i nostri reali obiettivi» 

ammette con prudenza. Tesi da sottoscrivere in pieno. Ma non si può neppure negare ai tifosi la speranza di aver ritrovato la Juve perduta. 

Fabio Vergnano 



GAETANO SEI SEMPRE CON NOI  
Anche così i tifosi hanno voluto ricordare il grande campione scomparso 
INTANTO I TIFOSI SOGNANO LO SCUDETTO 

L'addio a Gaetano Scirea un interminabile applauso di un pubblico commosso 

Un urlo e un silenzio irreali per ricordare Scirea. Contrasto d'effetti, momenti suggestivi e commoventi che non sarà facile dimenticare: sembravano voluti da un grande regista e invece rappresentavano l'espressione spontanea di un dolore profondo, reazione innocente a un disegno superiore. Mai lo Stadio Comunale aveva offerto palpiti così intensi. Una serata non immaginabile, fatta di calcio ma anche di lacrime perché la ferita è troppo recente, troppo dolorosa per rimarginarsi in poche ore. Quando entrano in campo, le squadre si immergono in un'atmosfera strana, molto più simile a quella di un teatro che non al clima eccitato di un conflitto agonistico. L'arena, immensa, accoglie i protagonisti in silenzio: commozione e rispetto prevalgono sulle passioni. L'arbitro comanda l'avvio e dalla curva fiorentina — agguerrita ma leale — parte l'applauso che in un attimo dilaga e contagia ogni settore dello stadio. Un minuto, facile a dirsi, 60 interminabili secondi per un'ovazione al grande scomparso. Parte il gioco ma il tifo non c'è: la curva viola accenna a qualche irrisione, quella bianconera (fedele all'impegno) assente. Per dieci minuti resterà silenziosa, sorda alle provocazioni, votata ai ricordi più che allo spettacolo in svolgimento a pochi passi di distanza. Il vaso di fiori che era stato piazzato al limite dell'area non c'è più, strisce e cartelloni che non siano dedicati a Scirea per un giorno sono riposti. Anche la Maratona è sbiadita: un paio di scritte con nomi di club fiorentini e basta. Lungo la balconata dei «distinti» un lungo striscione recita: «Juventus Club G. Scirea — Orbassano». Forse ha preceduto tutti per velocità, primo di una serie che sarà lunghissima. La Filadelfia offre dediche sentite, testimonianze d'affetto, com'è logico. «Gaetano sei sempre con noi», «Gay, un mito, una leggenda», «Gaetano rimarrà sempre nei nostri cuori». Messaggi semplici ma sinceri come quelli che stanno seppellendo la sede di via Crimea, dove ieri sera si contavano quasi duemila telegrammi di condoglianze. Partecipazioni dettate dal cuore, che non avranno mai risposta perché sarebbe impossibile inviarla. Chi troverà mai Ambrogio Rossi a Napoli? O Ferdinando Cattani a Milano? Firme oscure insieme a dediche illustri, inattese. Come quella di Tarantini, l'argentino campione del mondo che ebbe . Gaetano come rivale ai campionati iridati del 1978 e che ha telegrafato: 

«Profondamente addolorato per la scomparsa di Scirea, l'avversario più leale che abbia mai incontrato nella mia vita». Il tabellone luminoso scandisce i suoi numeri, snocciola secondi e minuti con monotona regolarità. Nel momento in cui proietta nella notte il fatidico «ÌO'OO» un urlo immenso si leva al cielo: «Gaetano Scirea, Gaetano Scirea». Un coro possente, simile a mille tuoni e al quale fa eco un nuovo e fragoroso battimani che si rinnoverà ogni volta che dalla curva si alzerà il nome dello scomparso. Un rituale che si alternerà di tanto in tanto alla battaglia verbale in corso tra le due fazioni. Oggi Scirea attraverserà per l'ultima volta il cielo di Torino. 

Domani alle 10, sarà una folla — preventivata così - massiccia da far temere gravi problemi di traffico — quella che darà l'addio a Gaetano Scirea. Ultima testimonianza di un affetto destinato a durare. 


 

 

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