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giovedì 8 ottobre 2026

8 Ottobre 1989: Juventus - Atalanta

È l'8 ottobre 1989 e Juventus ed Atalanta si sfidano nell'ottava giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppe. Infatti, assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze', Luigi Maifredi!

Dall'altra parte c'è Atalanta che disputa uno splendido campionato e conquista meritatamente un posto nella prossima Coppa UEFA.

Buona Visione! 



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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 8ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 8 ottobre 1989 ore 15:00
JUVENTUS-ATALANTA 0-1
MARCATORI: Caniggia 74

JUVENTUS: Tacconi, Bruno P., De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Galia (Napoli N. 77), Rui Barros, Casiraghi, Marocchi, Alessio
Allenatore: Dino Zoff

ATALANTA: Ferron, Contratto, Pasciullo, Bonacina, Vertova, Progna, Stroemberg, Prandelli (Barcella 79), Caniggia, Nicolini, Madonna (Zanoncelli 88)
Allenatore: Emiliano Mondonico

ÁRBITRO: Baldas



Ma Zoff non accetta processi «Questa Juve non si boccia» 

La Juventus aveva conquistato sette punti in quattro giornate, proponendosi come candidata allo scudetto. Eravamo al dopopartita di Juve-Ascoli, successo ampio, mai in discussione, dei bianconeri. Disse Dino Zoff: 

«Piano con gli entusiasmi, abbiamo giocato tre gare in casa. Verranno i momenti difficili. 

Fu un buon profeta, anche se chi conosce il mister giura che avrebbe detto le stesse cose con sei punti di vantaggio a tre turni dalla fine. E oggi Zoff sale sul banco degli imputati. Colpa sua, dicono alcuni, se questa squadra non riesce a trovare un gioco accettabile, se patisce soprattutto sul piano tattico, formazioni come il Bologna e il Bari, per non dire dell'Atalanta. Ebbene, Zoff va controcorrente. Per lui, la Juventus di ieri non è stata affatto male: 

«Comunque meglio di quella che aveva battuto il Bari». 

E allora? 

«Allora abbiamo preso un gol quando stavamo dominando (sic). Un gol, tra l'altro, viziato da un fuorigioco che il guardalinee aveva segnalato ma di cui l'arbitro non ha tenuto conto». 

Niente processi, dunque: 

«Abbiamo creato gioco, e occasioni da rete ci sono state. Teniamo anche conto delle assenze. All'Atalanta abbiamo concesso Zavarov, Aleinikov e Schillaci». 

Vero. Ma è altrettanto vero che il migliore dei bianconeri è stato Rui Barros, giramondo del calcio che avrebbe dovuto essere il più stanco. Invece, è parso l'unico a cercare con convinzione la via del gol. Gli altri, ad esclusione del sempre positivo Marocchi, hanno mostrato la corda. Insomma, la parola crisi non piace al mister: 

«Non se ne parla nemmeno. È stato un episodio. 

Non il primo, però. Già domenica scorsa, a Roma, la Juve aveva giocato tanto male da compiere il miracolo di scucire la bocca al presidente Boniperti, notoriamente molto attento a non rilasciare dichiarazioni critiche nei confronti dei suoi uomini. E la squadra che aveva pareggiato con il Bologna e battuto il Bari era parsa tutt'altro che irresistibile. In parte, ciò si può spiegare con la nuova filosofia tattica di Zoff, che quest'anno sembra aver decisamente abbandonato le tentazioni spettacolari in favore della concretezza. La Juve dell'anno scorso divertiva, ma finiva anche per incappare in giornate nerissime di un reparto difensivo poco protetto. Quella di quest'anno sembra più robusta a centrocampo, ma indubbiamente si fa meno amare. Lo dimostrano anche gli incassi. Ieri, con una squadra a due punti dal vertice della classifica, i paganti sono stati poche migliaia, con un contributo non disprezzabile dei tifosi nerazzurri. Colpa, forse, del clima di sfiducia che lo stesso Zoff denuncia: 

«Non mi è piaciuto il pessimismo che circondava la squadra prima della partita. E poi la gente fischia…». 

Fischia la Juve, s'intende. Perché gli atalantini hanno lasciato il campo accompagnati dall'applauso, ironico ma anche sportivissimo, della Filadelfia. La stessa curva che a un certo punto si è rivolta a Tacconi: 

«Falli segnare Tacconi, falli segnare». 

Insomma, la disaffezione del pubblico torinese per la sua squadra più prestigiosa è evidente. Anzi, lo è tanto di più nel momento in cui il Torino di Serie B riesce a chiamare allo stadio 30 mila spettatori a partita. Se Zoff rifiuta i processi, sa benissimo che le prossime partite saranno decisive per recuperare gli scettici: c'è il Paris Saint-Germain in Coppa, c'è soprattutto un cammino di campionato tutto in salita. Finora la Juve se l'è vista con una sola «grande», l'Inter. Ha perso, giocando bene però. Le altre avversarie incontrate vanno dal centro alla bassa classifica. Saranno Napoli e Roma, Milan e Sampdoria a dire se il buon Zoff ha ragione o a scrivere, questa volta sul serio, la parola fine alle ambizioni dei bianconeri. 

Giampiero Paviolo
tratto da: La Stampa 9 ottobre 1989






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lunedì 10 agosto 2026

10 Agosto 1989: Nazionale USA - Juventus

È il 10 agosto 1989 e la Nazionale degli Stati Uniti d'America e la Juventus si sfidano in questa amichevole estiva.  Il tutto fa anche parte della competizione internazionale di inizio stagione denominata 'Marlboro Cup' di cui fanno anche parte la Nazionale messicana e quella della Corea del Sud. 

La gara della Juventus si gioca nel 'Memorial Coliseum Stadium' di Los Angeles (USA).

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti, assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. 

La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze', Luigi Maifredi!

Buona Visione!




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Stagione 1989-1990 - Marlboro Cup - Semifinale
Los Angeles - Stadio Memorial Coliseum
giovedì 10 agosto 1989 ore 19:00 
NAZIONALE STATI UNITI-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Rui Barros 44, Schillaci 72

NAZIONALE STATI UNITI: Meola, Banks, Trittschuk, Windischmann, Bliss, Caligiuri, Eichmann, Harkes, Stollmeyer (Balboa 58), Murray (Hooker 81), Snow (Gabarra 60)
Allenatore: Bob Gansler

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bonetti D., Tricella (Alessio 70), Marocchi, Rui Barros (Casiraghi 61), Zavarov, Fortunato D., Schillaci (Caverzan 82)
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Brummitt (Canada)




 





La Juventus nel deserto degli USA.
Noia e indifferenza in attesa di giocare.

LOS ANGELES DAL NOSTRO INVIATO
Una serata a Beverly Hills, una mattinata di relax a Long Beach, ammirando la baia di San Pedro, mormorando sottovoce il ritornello di una famosa canzone di Madonna. Così i giocatori della Juventus hanno staccato dopo due intensi giorni di allenamento alla West High School Torrance, ingannando le ore di attesa per l'esordio contro il calcio Usa nel mitico stadio Coliseum.
"Di più non avrei potuto concedere alla squadra, in fin dei conti siamo in preparazione", dice Zoff.
Ma poi, a ben pensarci, che cosa si poteva fare di speciale tenendo conto delle distanze? Che cosa c'è di così catturante in questa estensione di freeway che unisce città tutte uguali, senza storia? L'hotel Marriott che ospita la Juventus fa parte della catena più importante d'America; l'omonimo proprietario ne possiede anche a Londra, Parigi e ora anche a Hong Kong. Torreggia con i suoi 18 piani nel piatto e malinconico agglomerato industriale di Torrance, pullulante di filiali automobilistiche di tutto il mondo, praticamente a metà strada tra l'aeroporto e Long Beach.
Francesco Morini non alza il morale del clan: 
«C'è delusione rispetto ai miei tempi americani, ci sarà il professionismo adesso, ma è finito l'entusiasmo attorno al soccer".
I giocatori si sono resi conto di cosa significa essere anonimi. Alle ore 12 di mercoledì, Zoff, Brio e Piero Bianco, responsabile delle relazioni esterne, rappresentano la Juventus alla conferenza stampa di presentazione della Marlboro Cup della Lega americana. Siamo nell'antistadio del Colosseo. Clive Toy, presidente della manifestazione, non c'è neppure un giornalista americano, nemmeno l'ombra di una telecamera. I coreani sono rimasti in albergo. Zoff e Velarde, tecnici della Juventus e del Messico, sono piuttosto imbarazzati. Pensano a quanto deve essere solo questo Bob Gansler, tecnico degli Stati Uniti…
Ore 20, sempre mercoledì, Beverly Hills. Dopo un'ora di pullman, la squadra bianconera al completo, in divisa sociale, partecipa al rinfresco in un esclusivo albergo della città simbolo della grande Los Angeles. I convenevoli durano parecchio, poi i bianconeri si mischiano ai messicani e agli americani per il banchetto. Si cena in piedi. C'è la pasta italiana, la carne cucinata alla messicana. È americano? In teoria tutto quanto dovrebbe fare spettacolo: la band nel giardino, le girls sorridenti, la limousine nera che scivola via con i suoi misteriosi occupanti. Ma la notte è a Hollywood o nei nuovi quartieri di West Wood o Century City. Per la Juve è tempo di tornare a Torrance, 45 miglia di pullman. Sì, ma dov'è finito l'autista? Oh, finalmente un contrattempo.
Più placida, serena, la mattinata di ieri a Long Beach. Nel porto troneggia la sagoma della Queen Mary, la grande nave da crociera trasformata in albergo ristorante. C'è tempo per una visita al museo aerospaziale, per ammirare lo Spruce Goose, il velivolo in legno costruito da Howard Hughes. Poi si fa l'ora di colazione: è bello scoprire che in albergo ci sono due tifosi venuti dall'Italia. Scambio di battute, autografi, la solita fotografia. Alle 17 altra mezz'ora di pullman verso il Coliseum. Ma sì, in fondo è meglio giocare.

Franco Badolato


 


Bellissima partita e vittoria per 2-0 (gol di Barros e Schillaci) dei bianconeri a Los Angeles. Zavarov (due pali e una traversa) è l'irresistibile protagonista. Domenica finale col Messico
La Juventus dà una lezione agli USA.

LOS ANGELES - La Juve ha dominato largamente gli Stati Uniti, tornati ai loro livelli abituali dopo la scorpacciata di gol di Saint-Vincent ai danni della Roma. La modestia globale degli americani è stata sottolineata dai bianconeri, che hanno costruito una decina di palle-gol, concretizzandone un paio e cogliendo ben quattro tra pali e traverse. Insomma, una vittoria chiarissima, persino più larga dell'eloquente 2-0 finale. C'erano, in tribuna, al «Coliseum» più di 20 mila persone. La partita è stata molto bella fin dalle prime battute. Ad illuminare la scena, come era già accaduto nelle precedenti uscite degli juventini, è stato Zavarov, il fuoriclasse che ha recuperato tutte le virtù che sembrava aver smarrito in un anno infelice. Zavarov ha centrato la traversa al 9' minuto con un destro fulminante da fuori area. È stato un segnale fin troppo evidente delle intenzioni della squadra di Zoff, decisa ad approfittare delle ripetute manchevolezze manifestate dagli avversari. C'è stato, per la verità, anche qualche brivido nelle retrovie; Bonetti ha sfiorato l'autorete al 10', ma nell'insieme lo stopper ha offerto una prova convincente. Purtroppo, nel finale, Tricella si è procurato la sospetta frattura del setto nasale e sarà visitato stamane in un ospedale di Los Angeles. La Juve, ben disposta a centrocampo, pungente in avanti con la coppia tascabile Barros-Schillaci, ha continuato a premere, attivando al tiro un po tutti i suoi giocatori, anche quelli deputati al controllo del campo, come Fortunato. Una conclusione dell'ex atalantino, al 16', è stata fortunosamente ribattuta. 
Tacconi è stato chiamato in causa in un paio di occasioni e se l'è cavata da par suo. Zavarov ha colpito un altro palo al 35', raggiunto da un cross di Marocchi. Il tiro del sovietico ha picchiato contro l'esterno e si è perduto sul fondo. Una vera disdetta. Anche gli Stati Uniti hanno sfiorato il gol, timbrando la parte superiore della traversa con Stollmeyer. Poi è toccato a Tricella, con un'incornata perentoria, sbucciare la parte alta della traversa. La Juve ha insistito, con caparbietà ed
al 44', finalmente, ha trovato il sospiratissimo gol del vantaggio. Da Marocchi a Schillaci, tiro fiacco, ribattuto in qualche modo dal portiere. Appena dentro l'area, Barros ha controllato ed infilato nella rete incustodita. 
La ripresa si è aperta con Zavarov in grande evidenza. Il russo ha seminato tre avversari al 52', ma la sua botta è stata ribattuta dal portiere. Servito ancora da Zavarov, Schillaci è stato anticipato di poco al 66'. Intanto, ora è uscito Barros, affaticato. Al suo posto è entrato il giovane Casiraghi, smanioso di confermare quanto di buono si dice sul suo conto. Al 72' il raddoppio della Juve: fuga e cross di Alessio, che aveva sostituito l'infortunato Tricella, dalla destra, velo di Casiraghi e bomba di Schillaci assolutamente imprendibile. Un gran bel gol, sottolineato da applausi scroscianti. Zavarov ha mancato di un soffio il 3 a 0 all'87' ed ha infine centrato l'ennesimo palo della serata proprio al 90', chiudendo con un destro fin troppo preciso una combinazione Fortunato-Alessio. È stato il suggello di un'ottima partita di tutta la squadra. La Juve ha così conquistato la finale, contro il Messico, della «Marlboro Cup». 

Mauro Foster
brani tratti da La Stampa dell'11 agosto 1989.









DOPO L'OTTIMO TEST A LOS ANGELES
LA JUVE HA SCOPERTO L'AMERICA

Alla terza Coppa Marlboro i bianconeri di Dino Zoff hanno portato l'espressione più autentica del calcio d'Italia con un gioco molto incisivo, affidato alla regia di un quartetto di centrocampisti molto ben affiatati, a cominciare da Alexander Zavarov, il Toscanini della situazione. Esisteva l'anno scorso una squadra molto sbilanciata, capace di sortite frenetiche focalizzate dal sorcetto portoghese Barros; non esisteva un gruppo omogeneo nel senso di una formazione capace di difendersi per come attaccava. La discussa (non da chi scrive) compagna acquisti bonipertiana ha dotato ora la squadra di un pendolo tattico umile e poderoso, Fortunato, e di uno stopper dinamico e convergente come Dario Bonetti. Sembra così avviato a soluzione il problema topico dell'assetto difensivo, mentre si assiste alla rinascita tecnica di Zavarov che ha espresso in questo torneo il talento e gli estri delle sue altissime partite in patria. Zavarov sul piano dell'impostazione e soprattutto della rifinitura ha un solo rivale in Italia: il divino artista Maradona. Ma lui, Zavarov, ora che ha un'intera squadra al suo servizio, sembra divertirsi in campo e, abbinato al connazionale Alejnikov, promette, in vista del Mundial italiano, una stagione straordinaria sotto l'aspetto del profitto, cioè del rendimento. C'è insomma una Juventus russa, nel senso che conta il collettivo, agisce il gruppo: il singolo, soltanto nel caso di Zavarov, può recitare a soggetto. Di Zavarov e del siciliano di Palermo Totò Schillaci, che esprime un plafond tecnico eccezionale e la grinta della sua razza. Se Schillaci gira come in Serie B, per questa Juve, questo ha detto il Coliseum, fiabesco stadio californiano, qualsiasi impresa sarà possibile.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1989 n.33





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martedì 21 luglio 2026

2 Maggio 1990: Juventus - Fiorentina

É il 2 Maggio 1990 e Juventus e Fiorentina si sfidano nella gara di andata della Finale della Coppa UEFA 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze' Luigi Maifredi!

"Per due volte Juventus e Fiorentina si sono affrontate in una finale di coppa. Ancora di fronte in Coppa Uefa nel 1990. Per la prima volta in una competizione europea due squadre italiane sono in finale. E sarà una sfida particolare con Baggio in maglia viola che già sa che nella stagione successiva giocherà nella Juve. A Torino, nella gara di andata, il 2 maggio, Juventus in vantaggio con Galia dopo tre minuti, pareggio di Buso all’11. Nella ripresa Casiraghi e De Agostini chiudono il conto. Baggio può far poco. I viola contestano l’arbitraggio, il difensore Celeste Pin urla ai microfoni della Rai: "Ladri". Il 3-1 è un risultato troppo pesante per essere ribaltato nel ritorno che si gioca sul neutro di Avellino perché il campo di Firenze è squalificato. A Zoff dopo quel successo la Juve dà il benservito nonostante quell’anno avesse vinto anche la Coppa Italia."

tratto da: Quell'antica ruggine tra Juve e Fiorentina - Gazzetta dello Sport


Buona Visione!



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La partita di Avellino non è stata memorabile, né poteva esserlo. La Coppa si era decisa a Torino, quando la Fiorentina l'aveva avuta in mano a lungo senza riuscire a stringerla. [...] Quel risultato e quel punteggio hanno condizionato i secondi novanta minuti, inchiodandoli a un copione obbligato. [...] Soltanto un'alzata d'ingegno di Bruno [...] ha gettato un po' di sale nella vicenda. La giusta espulsione dell'agitato stopper juventino [...] ha scoperto le magagne difensive della Juventus, sino ad allora perfettamente mascherate. A quel punto la Fiorentina si è rovesciata paurosamente in avanti, i suoi tiratori dalla distanza, Dunga e Kubik, hanno armato i loro obici, Di Chiara e Buso hanno aumentato il ritmo [...]. A tutti ha detto imperiosamente di no, Stefano Tacconi, il grande protagonista di queste due partite [...]. Plastico, acrobatico, disarmante nella sua sicurezza, il portiere ha pagato così il suo debito di gratitudine nei confronti di Zoff, il grande maestro. A Tacconi, al suo invidiabile palmarés internazionale, mancava appunto la Coppa Uefa: nel 1977, a Bilbao, c'era ancora Superdino nella porta bianconera. Ad Avellino, sul campo che ne ha accompagnato i primi passi nel calcio d'élite, Tacconi ha colmato la lacuna.

(Adalberto Bortolotti)


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COPPA UEFA/LA 1º FINALE
Alla Juventus il primo... round (il 16 il ritorno). Zoff difende le sue scelte: "Anche con Sergio in campo nella ripresa, sarebbe finita così".
Andante con (o senza) Brio.

"Sono convinto che se Brio fosse rimasto in campo nella ripresa, con lo stesso atteggiamento non sarebbe cambiato nulla rispetto a quello che abbiamo fatto. La gente, poi, può dire quello che vuole".
È con la severa radicalità di sempre che Dino Zoff ha espresso questa considerazione agli antipodi di qualsiasi valutazione della critica dopo aver realizzato un 3 a 1 molto soddisfacente per la Juve e terribilmente punitivo per la Fiorentina nella prima delle due finali Uefa. 
«Loro hanno giocato un primo tempo infernale, andavano più forte di noi e ci hanno escluso dalla partita. Non potevano tenere: così, anche per non originare cadute di fiducia nel reparto, ho scelto di operare il cambio dopo quindici minuti di riflessioni più o meno serene nello spogliatoio». 
È possibile concordare sulla descrizione, ma sembra difficile essere d'accordo sul giudizio. Per trenta minuti buoni si è avvertita la necessità di un centrale rapido, in grado di arginare le sfuriate di Nappi e Di Chiara quando riuscivano (sempre, peraltro) a superare Napoli e De Agostini. E Galia costituiva la soluzione ideale, oltre che unica a disposizione di Zoff, visto che Tricella e Fortunato sono da tempo infortunati e che Bruno era squalificato. Lo scompenso era reso ancor più evidente dall'inferiorità - diciamo così dinamica accusata dal centrocampo bianconero nei confronti di quello fiorentino. Per farla breve: nei primi quarantacinque minuti anche il lentissimo Kubik sembrava un leprotto.
A determinare il risultato e a conseguire una bella fetta di Coppa Uefa a Madama, vicinissima a un «piccolo», ma brillantissimo slam, sono stati due gol veri (di Galia e Buso), un errore macroscopico - uno dei tanti dell'arbitro spagnolo Soriano Aladren (al quale l'inviato del Tempo, di Roma ha incredibilmente assegnato un 7), una papera doc di Landucci su un destro per niente irresistibile di De Agostini e alcune pro-dezze di Tacconi. Un 3 a l bugiardino, dunque, che ha chiuso un incontro strano e difficilmente leggibile in chiave tattica. A mio personalissimo parere, l'oscar per la migliore interpretazione critica del match va assegnato come spesso accade, per la verità a Gianni Mura di Repubblica, che ha scritto:
"Finché si è giocato al calcio, nel primo tempo soprattutto, la Fiorentina ha giocato meglio della Juve. Non le è bastato. Perché, anche in una serata difficile, la Juve ha ribadito di avere il gol facile. Magari non sempre con azioni limpidissime, ma la palla va dentro e alla squadra di Zoff va riconosciuta, se non altro, una grandissi-ma volontà". 
E ancora:
"Questa prima partita europea, diffusa in eurovisione, non credo sia stata una buona pubblicità per il calcio italiano: troppe furbate, cattiverie, ripicche, è davvero un caso che nessuno si sia fatto veramente male".
Ma occupiamoci della Juve in via di rifondazione che, non a caso, come nel '77 vuole partire da un successo in Coppa Uefa. La gara con i viola guidati da Graziani in ...scaramantica versione trench autunnale (in barba ai venti e passa gradi di Torino) ha confermato che la verticale Tacconi - Marocchi -Schillaci è di prim'ordine, che De Agostini e Casiraghi sono pedine irrinunciabili (anche se i primi 45 minuti dell'esterno sinistro sono da dimenticare e se il giovane attaccante si è distinto soprattutto nel gioco aereo di smistamento), e che Alejnikov rappresenta ancora un rebus irrisolto: per lunghi tratti dell'incontro ha giocato una partita tutta sua, un due-tocchi inutile e rallentante. Il discorso si fa complicato quando si parla di Galia e Dario Bonetti: il primo non rientra nei piani di Maifredi, ma per utilità, duttilità e effi-cacia cia potrebbe meritare la riconferma; il secondo piace al nuovo tecnico juventino ma si ha spesso l'impressione che sfrutti il il quaranta per cento del suo potenziale e che soffra l'uno-contro-uno. I bocciati più o meno eccellenti sono, come da copione maifrediano, Napoli, Brio o chi per lui e Barros (magnifico optional).
La Fiorentina messa in campo da Graziani ha sconcertato il pubblico, oltre che la Juve. Travolgente nel premio tempo, nel secondo si è sfilacciata, alleggerita e non ha mai potuto contare sul genio di Baggio, «bello ma senza cuore», come ha giustamente sottolineato Mura. Nella partita di color che son sospesi (Baggio) o trombati (Zoff, Graziani, Brio, Barros) proprio Roberto è risultato il più... assente. Peccato, un'occasione mancata. Pensierino dedicato a Nappi, ala veloce e tecnica ma caratterialmente da registrare: negli ultimi venti minuti dell'incontro ha commesso due falli di una stupidità (e quel che è più, di un'inefficacia) alluci prima su De Agostini e poi su Tacconi, pregiudicando la qualità della sua prestazione e, soprattutto, generando reazioni a catena. Nel retour-match, in programma il 16 maggio, qualcosa o molto cambierà. La Juve dovrà rinunciare allo squalificato Bonetti ma potrà riproporre Bruno, la Fiorentina dovrà impostare una partita d'attacco ragionato per tentare di metterne dentro due senza beccarne alcuno. La speranza è che lo spettacolo resti di contenuto calcistico e che trionfi l'intelligenza.

Ivan Zazzaroni
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.19





Tacconi è il salvatore
Galia cancella Baggio e Casiraghi è leone vero

Il primo round di Coppa Uefa è finito con un risultato (3-1) che mette la Juventus in pole position per il retour match del 16 maggio con la Fiorentina. Ma saranno altri 90', salvo supplementari, di fuoco alla luce dell'agonismo sfoderato ieri sera dalle due squadre, con quattro ammoniti (Pin e Bonetti, che verranno squalificati, Nappi e Tacconi) da un arbitro, lo spagnolo Soriano Aladren, che non è stato all'altezza di una finale europea, negando un rigore su Casiraghi. 

Queste le pagelle dei bianconeri. 

TACCONI: 8. Nulla ha potuto sul tuffo alla kamikaze di Buso, ma ha compiuto almeno cinque parate strepitose, due su Nappi e tre su Baggio risultando, ancora una volta, determinante. 

NAPOLI: 6. Di Chiara era il viola che Zoff temeva di più per il suo gioco avvolgente e Napoli ha dovuto dar fondo a tutte le sue risorse per arginare l'avversario. A gioco lungo c'è riuscito. 

DE AGOSTINI: 7. S'è opposto, in avvio, allo scatenato Nappi, autentico folletto onnipresente su tutto il fronte offensivo. Dopo il temporaneo pareggio di Buso, ha lasciato Nappi a Brio e sono stati altri... dolori. Nella ripresa, tornato su Nappi (ormai in debito d'ossigeno) ha garantito spinta e, da un suo tiro infido, Landucci ha fatto la frittata.

GALIA: 7. Un bel gol, del tutto simile, come esecuzione, a quello segnato a San Siro con il Milan che ha deciso la Coppa Italia. Gol a parte, ha contrastato Baggio, concedendogli solo una palla-gol, e poi ha frenato sia Buso che il gioiello viola, futuro juventino.

BRIO: 5. Conosceva Buso alla perfezione, così come Buso conosceva lui. La differenza d'età ha favorito il giovane veneto che s'è tolto la soddisfazione di realizzare un gol d'autore. Subito dopo Brio è passato su Nappi ma la situazione non è migliorata anche se la Juventus non ha subito altri danni.

ALESSIO: 6. E' subentrato a Brio in avvio di ripresa, agendo nella zona di Kubik e la Juventus ha fatto... quadrare il centrocampo. Suo un assist che Aleinikov ha sprecato.

ALEINIKOV: 5. Una serata no per il sovietico che ha ballato a centrocampo consentendo a Kubik di spingersi frequentemente nell'area juventina. Nel secondo tempo, alternandosi con Galia su Baggio, ha reso un po' di più.

BARROS: 6. Dell'Oglio ha avuto pochi problemi con il piccolo portoghese dal cui piede, comunque, sono scaturite un paio di azioni pericolose anche se non è quasi mai riuscito a cambiare marcia, alla sua maniera.

CASIRAGHI: 6,5. Un leone. Ha ingaggiato un duello feroce con Pin, subendo un netto fallo da rigore nel primo tempo e segnando il gol del 2-1 con grande opportunismo anche se lo stopper viola, nella circostanza, ha reclamato per una spinta dell'avversario.

MAROCCHI: 6. Forse ha sentito più di altri il caldo afoso, ma si è sacrificato in un lavoro oscuro, di tamponamento, per impedire a Dunga di rifornire le punte.

SCHILLACI: 6,5. Magnifici lo spunto e il cross che hanno permesso a Galia di sbloccare il risultato. Ha anche armato il destro di De Agostini per il 3-1. Anche se non ha segnato, Totò ha fatto il suo dovere.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 3 maggio 1990





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