Attraverso Youtubevi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È il 23 maggio 1993. JuventuseSampdoriasi sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del campionato italiano di calcio di Serie A 1992-93. Il tutto sisvolge allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.
La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più ammazza il campionato senza scampo. Sarà un'impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto è possibile!
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Stagione 1992-1993 - Campionato di Serie A - 15 ritorno Torino - Stadio Delle Alpi domenica 23 maggio 1993 ore 16:00 JUVENTUS-SAMPDORIA 1-1 MARCATORI: Jugovic 4, Platt 47
JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, De Marchi (Di Canio 25), Baggio D., Carrera M., Julio Cesar, Conte A., Platt, Vialli (Marocchi 75), (c) Baggio R., Moeller A disposizione: Rampulla, Galia, Ravanelli Allenatore: Giovanni Trapattoni
SAMPDORIA: Nuciari, Mannini, Lanna, Walker, Vierchowod, Sacchetti, Lombardo, Jugovic, Invernizzi (Serena M. 90), Mancini (Bertarelli 81), Bonetti I. A disposizione: Di Latte, Chiesa E., Buso Allenatore: Sven Goran Eriksson
Ancora con la testa nei festeggiamenti per la vittoria in Coppa Uefa, la Juve si è svegliata tardi contro la Samp. I bianconeri sono riusciti a pareggiare con Platt, l'uomo destinato a vestire la maglia blucerchiata la prossima stagione. Al centro dell'attenzione l'ex Vialli, che durante la Domenica sportiva ha ammesso:
"Perché no? Alla Samp ci tornerei"
tratto da "Il Film del Campionato" del Guerin Sportivo anno 1993 n.21
É il 22 Aprile 1993 e Paris Saint Germain e Juventussi sfidano nella gara di ritorno della Semifinale della Coppa UEFA 1992-93 allo Stadio 'Parc des Princes' di Parigi.
La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato in Italia senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! Intanto in europa la squadra gira a mille e conquista la terza Coppa UEFA della storia bianconera.
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Coppa UEFA 1992-1993 - Semifinali, ritorno Parigi - Stadio Parc des Princes Giovedì 22 aprile 1993 ore 20.15 PARIS SAINT-GERMAIN-JUVENTUS 0-1 MARCATORI: Baggio R. 77
PARIS SAINT-GERMAIN : Lama, Fournier (Simba 61), Colleter (Germain 80), Ricardo Gomes, Roche, Le Guen, Kombouarè, Guerin, Weah, Valdo, Ginola Allenatore : Artur Jorge
JUVENTUS: Rampulla, Torricelli, De Marchi, Galia, Carrera M., Julio Cesar, Marocchi, Platt, Vialli, Baggio R. (Di Canio 85), Moeller (Casiraghi 65) Allenatore : Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Uillenburg (Olanda)
I bianconeri, che vincono al Parco dei Principi, e il Parma si uniscono al Milan nel tris italiano in finale Signora Juve Un 'altra firma di Baggio
PARIGI DAL NOSTRO INVIATO - Ancora e sempre Roberto Baggio. Due reti cruciali all'andata, e una, fondamentale, al Parco dei Principi. La Juventus resiste alle sterili cariche del Paris Saint-Germain e conquista la doppia finale della Coppa Uefa. A contenderle il trofeo, già suo nel 1977 e nel 1990, sarà il Borussia Dortmund dell'ex Reuter, anch'esso vincitore su una squadra francese, l'Auxerre.
Partita di grande sofferenza, a Parigi. E un timbro tutto trapattoniano: difesa cocciuta, a tratti perfino eroica, e gol al primo tiro. Le assenze di capisaldi quali Dino Baggio, Conte e Kohler vengono puntellate da un cuore grande così. Schiacciato dalla pressione ambientale, il Psg conferma i vistosi limiti, soprattutto sotto porta, già emersi a Torino. Là avrebbe potuto chiudere il discorso, qui non riesce a riaprirlo. Rampulla, Carrera e Julio Cesar sono i pilastri di una titanica maginot. Il guizzo di Baggio appartiene al repertorio dei campioni: in grado, anche nelle serate dispari, di lasciare traccia del proprio talento. All'ultimo momento, Trap cambia idea: avanza Vialli, riesuma Galia e spedisce Casiraghi in panchina. Una mossa discutibile. La Juve ci guadagna in filtro, ma ci perde in aggressività all'attacco. Il bello delle Coppe è che, con il risultato in bilico, anche spettacoli modesti come questo sembrano sfide ciclopiche. La pressione del Paris è costante. Ginola fa impazzire Torricelli, le digressioni di Valdo seminano il panico. Madama cerca di stare raccolta, Julio Cesar affianca spesso Carrera, l'ombra di Weah: ogni tanto, briciole di fuorigioco. A sinistra, fisso, c'è De Marchi: ora su Valdo, ora su Fournier. A metà campo, ingorghi bestiali: Marocchi, Platt e Galia si scornano con Le Guen, Guerin e Valdo. Come a San Siro, sabato scorso, Baggio giostra in mezzo a Vialli e Moeller, punte esterne, controllate da Kombouarè (a destra) e Colleter (a sinistra).
Artur Jorge, che fesso non è, alterna Roche e Le Guen a ridosso del Codino, e tiene Ricardo più indietro del solito: non si sa mai. Fatica, la Juve, ogni volta che entra in possesso di palla. Non trova sbocchi, soffre il pressing, non imbastisce azioni profonde, anche se in un paio di occasioni, Vialli, Moeller e Baggio sfilano, minacciosi, sotto il naso di Lama. Il Psg avanza in forze e colleziona calci d'angolo. L'ammucchiata juventina crea problemi di viabilità. Le mischie superano di gran lunga le palle-gol nitide, tre in tutto, almeno nel primo tempo, e sempre rintuzzate in bellezza dallo stoico Rampulla: al 11' su Ginola (da un'idea di Colleter; ma c'era offside); al 18' su Weah (da una girandola Valdo-Colleter); al 24' su Roche, scaltro nell'incornare una punizione di Guerin. E la Juve? Un bel lancio di Baggio per Vialli (15'), una ciabattata di Julio Cesar a capo di un corner; un ruzzolone sospetto di Vialli in area, complice Kombouarè. Nella ripresa, cresce la tensione. Moeller passa a sinistra, Vialli a destra. Non è che i francesi combinino sfracelli, ma con la Juve asserragliata sull'uscio di casa può succedere di tutto. Al 60' Artur Jorge perde la pazienza e ricorre a un'altra punta, Simba. Fuori Fournier. E' De Màrchi a occuparsi del nuovo cliente. Trap risponde con Casiraghi al posto di un pavido Moeller. La partita è aspra, l'arrembaggio dei parigini pecca di fantasia: tutti a testa bassa, e una carrettata di cross. Per far esplodere il Parco ci vuole, al 71', un guizzo di Weah, preso per la maglia da Carrera al limite dell'area. Il liberiano cade dentro, stecchito. L'arbitro, nel dubbio, non fischia nulla, nemmeno la punizione. Vi lasciamo immaginare gli schiamazzi del popolo. Subito dopo Weah, ancora lui, alza di una spanna sopra la tra- versa. Ma il calcio, vecchia storia, non è una scienza. E così, al 77', in pieno assedio, arriva il gol della Juve. L'azione è laboriosa: su «piazzato» di Marocchi, e «torre» di Platt, Vialli si gira e staffila, ma è Baggio, in agguato, a battere sul tempo l'angelo custode e a imprimere la più diabolica delle deviazioni. Il Paris non si dà pace. Germain avvicenda Colleter.
Botte sugli spalti, fumogeni in campo. Rampulla, con caviglia ko, si oppone a una sventola di quel narciso di Ginola. Le ultime battute portano all'ennesima staffetta: Di Canio per Baggio. La Juve resiste impavida alle accorate incursioni degli avversari. Un grottesco retropassaggio di Germain costringe Lama a un trafelato recupero. I tifosi di Madama cantano l'inno di Mameli. Roberto Baggio, a Parigi, se lo ricorderanno per un pezzo.
LE ITALIANE TUTTE IN FINALE È record per il Milan prima della rivincita con il Marsiglia. Il Parma soffre ma raggiunge Wembley dove l'attende l'Anversa. La Juve, espugnata Parigi, troverà il Dortmund. LA NOSTRA EUROPA PRESA PER IL CODINO
Portano tutte la firma di Roby Codino Baggio le reti che hanno consentito alla Juventus di superare il Paris Saint-Germain e raggiungere la finale di Coppa Uefa. Una perentoria risposta del fantasista bianconero a chi lo accusava di segnare solo reti inutili. È sempre più Roberto Baggio l'uomo della Vecchia Signora. La squadra torinese non ha un impianto di gioco simile a quello del Milan e dello stesso Parma, anche perché non dispone di un organico sufficientemente assortito. Certi ruoli, lo si è visto in tutto l'arco della stagione, sono drammaticamente scoperti e le improvvisazioni di Trapattoni non hanno saputo mascherare questa realtà. Però la Juventus può contare sull'estro di Roberto Baggio, uno dei pochi giocatori capaci di fare la differenza. Non sarà un numero dieci come lo era Michel Platini, ma è sicuramente uno straordinario nove e mezzo, perché del centravanti garantisce i gol, anche quelli che non arrivano da Vialli, e della mezzala le geniali rifiniture. Forse non ha continuità, ma non per questo può essere messo in discussione. Il presente e il futuro della Juventus sono sempre più legati al suo nome.
Dopo avere umiliato il Milan a San Siro, la squadra bianconera è passata anche sul campo del Paris Saint-Germain, confermando il suo ottimo momento di forma, che le consente finalmente di essere presente agli appuntamenti importanti. A Parigi Trapattoni ha indovinato quasi tutto. Certe scelte erano in parte forzate, conseguenti alle indisponibilità per squalifica. Nella difesa juventina ha sofferto parecchio Torricelli, alle prese con lo sgusciante Ginola. Fortunatamente molte delle iniziative dell'estrema destra francese sono poi state fini a sé stesse. Anche Möller non è sembrato nella serata migliore. Vialli si è battuto con il solito impegno ma anche questa volta il gol non è arrivato.
Nonostante tutto ciò la Juventus è riuscita a ottenere il successo là dove il Real Madrid era clamorosamente crollato. Per la squadra di Trapattoni c'è ora il Borussia Dortmund, che ha conquistato la finale superando ai rigori l'Auxerre.
Rossano Donnini tratto dal Guerin Sportivo anno 1993 n.17
La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile!
Dall'altra parte c'é un Cagliari che disputa un campionato eccellente e finisce in sesta posizione e centra una bellissima qualificazione UEFA.
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Stagione 1992-1993 Campionato di Serie A - 1 andata Cagliari - Stadio Sant'Elia Domenica 6 settembre 1992 ore 16.00 CAGLIARI-JUVENTUS 0-0
JUVENTUS: Rampulla, Carrera M., Baggio D., Conte A., Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Ravanelli 74), Galia, Vialli, Baggio R., Moeller (Casiraghi 63) Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Cesari
Juve, prende un punto e regala dubbi I bianconeri, poco aiutati da Baggio e Vialli, appaiono saldi in difesa ma confusi in avanti Moeller, a Cagliari, preferito in extremis a Platt
CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO
Pronti via. Comincia il campionato e dobbiamo già chiederci se sia davvero questa la Juve giusta per andare lontano, oppure se, per un anno ancora, il laboratorio bianconero abbia costruito un prototipo zoppo, una macchina senza la quarta ruota. Gran brutto interrogativo, dopo il restyling robusto che dovrebbe aver ridotto le distanze dal Milan. E non è un grande sollievo per la Juve che il grigio esordio di Cagliari si rifletta nelle difficoltà incontrate da un po' tutte le rivali per lo scudetto. Il mal comune, mezzo gaudio è la consolazione dei mediocri. La Signora che abbiamo seguito, e non ammirato, nell'utile 0-0 del Sant'Elia non ha mostrato niente di quanto avremmo immaginato possedesse dalla cintola in su.
Le belle forme intraviste in qualche notte d'agosto si sono sgonfiate nel caldo della Sardegna, quasi fossero state arrangiate con il silicone. E ci siamo scoperti a riflettere se davvero la «diversità bianconera» rispetto all'organizzazione di gioco milanista, non sia un'arma a doppio taglio: pericolosissima quando non funziona il gruppo dei fantasisti, capaci di andare in porta senza schemi. Ieri Baggio e Vialli, Moeller e lo stesso Di Canio si sono spenti nel grigiore di iniziative sempre troppo confuse per avere successo. I virtuosi hanno steccato e con loro l'orchestra. In 90 minuti la Juve ha tirato in porta quattro volte, e mai si è avuta l'impressione che fosse quella giusta. Anche il Trap ha messo del suo a complicare le cose. Ha mantenuto fino all'ultimo le incertezze sullo straniero da escludere e ha poi tolto quello che meno ci si aspettava: Platt. Ora diranno che era tutto risaputo da tempo. Balle. Chi ha visto Platt uscire dalla riunione del mattino, profferendo in inglese la parola che in francese rese celebre Cambronne, ha capito come la scelta l'avesse colto impreparato. C'era una logica, certo, a fargli preferire Moeller. Ed era quella di dare vivacità e velocità al gioco negli ultimi 20 metri. Moeller però ha fallito la prova. Per quanto ha fatto nei 63' minuti in cui l'abbiamo visto, non soltanto Platt ma persino un suo cognato avrebbe reso altrettanto. Capita.
La mossa trapattoniana e l'ispirazione mediocre in un Baggio d'antan (anche se è stata sua la conclusione più pericolosa) hanno finito per sconvolgere molti equilibri. E hanno mandato in crisi Vialli. Abbandonato da tutti, con palloni che gli arrivavano tra due difensori, sembrava un ciclista in fuga sul tracciato mondiale di Benidorm, con il gruppo staccato a un chilometro. Trap, nella ripresa, ha provato a mandare avanti il Divin Codino, poi ha definitivamente rinunciato à Moeller, tenuto troppo indietro (e qui sta l'incoerenza della cosa), per gettare in mischia Casiraghi e poi anche Ravanelli, all'esordio in serie A.
Proprio a Casiraghi è toccata la possibile palla-beffa, su un errore di Festa. L'ha sparacchiata malamente, all'87'. Sarebbe stata una punizione ingiusta per il Cagliari che ha fatto la sua parte da copione, senza osare troppo (un paio di conclusioni di Francescoli e basta), tuttavia senza trovarsi mai in difficoltà con la regia sapiente di Matteoli. Napoli, ex bianconero, si è piazzato su Moeller. Festa ha controllato lo sfiduciatissimo Vialli. Herrera ha preso di mira il Codino e la tagliola di Mazzone ha funzionato: la faina bianconera ha girato al largo, bloccata al centro e impacciata sulle fasce dove Dino Baggio sprinta come se fosse nel salotto di casa sua e con le pattine ai piedi. Non è colpa sua se non ha l'accelerazione brusca del terzino di spinta. Si sta adattando a un ruolo non suo. Forse ci riuscirà, con il talento. O forse non ce la farà, perché non ha (ancora?) la personalità per imporsi: nel primo tempo l'abbiamo visto smarcarsi spesso e mai gli è giunta la palla con una giocata rapida.
La Juve delle delusioni in attacco ha dimostrato tuttavia la propria solidità quando ha controllato le avanzate sarde. Dietro, la squadra è affidabile, pur negli svarioni di Julio Cesar, che se gioca di fino è come un film di Hitchcock, non intuisci mai la conclusione. Insomma è una Juve che regge e che non prenderà molti gol. Il dubbio riguarda quando deve giocare per vincere. E si suppone che con l'obiettivo di uno scudetto, le toccherà provarci spesso.
Marco Ansaldo
Baggio trova il colpevole: è il caldo
«Ma abbiamo ampi margini di miglioramento»
Dopo il famoso litigio, pace tra Vialli e Mazzone
CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO
Prologo: protagonista Vialli. Il Gianlucaccio smette i panni del cattivo, appunto, e si fa Gianluchino. Avvicina il massiccio signore in vistosa maglietta rossa e lo abbraccia. É pace tra Vialli e Mazzone, l'omone di Trastevere con il quale ebbe un litigio furibondo, l'anno scorso alla prima giornata di ritorno, partita Sampdoria-Cagliari. Non stiamo a ricordare i risvolti di una storia che suscitò enorme scalpore. Qui ci preme solo sottolineare la frase di Vialli:
«Non c'era stata guerra con Mazzone, quella volta vinsero su entrambi la voglia di vincere e il nervosismo».
Invece, di voglia di vincere, ieri sembrava non ne avesse più nessuno e forse la stretta di mano tra Vialli e Mazzone è stata interpretata male, quasi come un patto di non aggressione.
«Più bella la pace con Vialli di questo punto»
ha concesso Mazzone, commosso.
«No - dice il bomber -, il Cagliari ha giocato bene e la Juve non è stata brillante come nel recente passato. Ve lo dico io che con un Cagliari così sarà difficile per tutti vincere su questo campo. Accettiamo questo punto, anche se raccolto al termine di una prestazione non entusiasmante».
E veniamo alla partita. La racconta Baggio, il capitano, protagonista mancato:
«Era la prima volta che giocavamo di pomeriggio e in una giornata torrida. Alla fine, in campo, c'erano tre punte di ruolo nella Juve, quindi s'è cercato sempre di vincere. Ma il caldo ci ha penalizzati. Questa squadra può rendere molto di più, ha solo bisogno di lavorare, vedo grandi margini di miglioramento».
Un dettaglio, perché la fascia di capitano era di colore verde?
«Verde, come la speranza di vincere finalmente qualcosa con questa Juve».
Ultimo atto con Trapattoni:
"Alla fine il pari lo accetto, anche se non sono soddisfatto. Siamo lontani dal cento per cento di rendimento, ci manca ancora la lucidità necessaria per fare già la nostra partita. E non dimentichiamo quella del Cagliari, una squadra che sapevo forte, avendo avuto relazioni favorevoli sulla tenuta e la crescita della formazione sarda".
Un rischio tenere Galia in campo fino al termine?
«No, ormai il Cagliari aveva dato tutto, avevo capito che non avremmo rischiato inserendo Casiraghi e Ravanelli. Piuttosto, avete visto la nuova regola? Rampulla per poco non ci ha rimesso un ginocchio. Non sarebbe meglio snellirla, vietando solo la melina tra difensore e portiere e non i retropassaggi?».
Milan due, Juve uno: normale?
«Il calendario contemplava questa possibilità dopo la prima giornata. Fa più impressione la sconfitta del Parma, a dimostrazione che sarà un torneo molto equilibrato, con risultati a sensazione ogni domenica».
Sipario, soprattutto su Rampulla, innervosito da un episodio.
«Dopo che Oliveira mi è franato addosso stavo per dargli un cazzotto» ha confidato
Esordio sotto tono per Madama, opposta al dimezzato Cagliari. I problemi che Trapattoni deve risolvere sono molti: Vialli stenta a entrare in forma, Roberto Baggio si sacrifica in nome del gioco di squadra, ma la manovra ne risente pesantemente, e il dilemma del quarto straniero non agevola il compito del tecnico, ancora alla ricerca del sostituto di... Cabrini sulla fascia sinistra. Nonostante tutto, però, il popolo bianconero può attendere con fiducia i prossimi impegni di campionato: il Trap, lo dimostra la storia, si esalta soprattutto di fronte alle difficoltà
CAGLIARI. Avranno influito certamente il caldo e l'ancora prematura fase stagionale, come ha spiegato alla fine Trapattoni, però al suo esordio nel campionato del rilancio la Juve sembrava reduce dall'aver acquistato al mercato, anziché il «number one» Luca Vialli, un gagliardo sacerdote di campagna. Uno di quelli che, con la tonaca al vento e un encomiabile sprezzo della fatica, trascinavano un tempo a infuocate sfide i giovani allievi sui campi oratoriali. L'aver riproposto l'inconfondibile e suggestivo modulo tattico alla «viva il parroco» non ha giovato molto alla Signora, che si è dovuta accontentare, alla fine, di un risicato pareggio al Sant'Elia contro il Cagliari, dimezzato dalle assenze di Moriero e Bresciani. Sulle estemporanee iniziative individuali, sul sistematico ricorso al rilancio alla cieca da parte dei bianconeri del Trap hanno ripreso ad aleggiare gli incubi che da qualche anno tormentano i tifosi di Madama. E il campionato ha subito posto uno dei quesiti-chiave su cui si giocherà il suo cammino e i suoi esiti: riuscirà l'ennesima campagna miliardaria di rafforzamento a spezzare il sortilegio che nega il tricolore ai bianconeri dall'ormai lontano 1986?
I MOTIVI
1 - Invece che alla «viva Vialli», la Juve ha esordito contro il Cagliari dimezzato (dalle assenze) giocando alla «viva il parroco». E se il Luca nazionale prende i... voti, ecco il dubbio agghiacciante: la terza consecutiva campagna acquisti miliardaria della Signora non servirà a nulla?
2 - Al Sant'Elia, il pubblico bianconero si è divertito (si fa per dire) solo a scoprire il pelo nel nuovo. Platt escluso, gli altri acquisti in ombra. Ma le attenuanti non mancano.
3 - Il primo problema della Signora riguarda il regista: il Trap manda l'inglese Platt in tribuna, dimostrando di credere poco al riciclaggio dell'anno, tentato per tutta l'estate. E allora Roby Baggio si sacrifica e tutta la Juve soffre.
4 - L'altro Baggio delude come terzino sinistro, Di Canio rinasce come tornante, ma tale e quale a prima. E per il Trap diventa necessario lavorare ai fianchi della Signora. Per non farla finire kappaò.
1 Facciamo un po' di conti. Nell'estate 1990 la Juventus, spesi una sessantina di miliardi, consegna a Maifredi, la squadra del riscatto. La critica è concorde: quello pilotato dal genio di Robertino Baggio sarà un formidabile incrociatore, destinato a sterminare la concorrenza. Dopo il fatale inabissamento, il ritorno di Trapattoni e la magistrale chiusura «tedesca» delle falle difensive suscitano nell'estate successiva nuove esaltanti certezze: la Signora '91-'92 non può fallire, perché ha completato con una difesa-bunker un attacco e un centrocampo già «monstre». Risultato: quando nella primavera scorsa il Trap lascia sul campo del Parma la Coppa Italia, il suo sconsolato commento cala come una brutale mannaia sulla squadra:
«Con questi giocatori, è già stato molto conquistare il piazzamento UEFA».
Dove sta, allora, la verità? Pericolosamente educati in questi due anni alla teoria della relatività (dei giudizi tecnici di inizio stagione), i tifosi di Madama non hanno potuto che rabbrividire di fronte all'arruffata recita di Cagliari: dove sono finiti i miliardi spesi per Vialli, per Platt, per Möller, per Ravanelli? La catastrofica risposta suggerita dal campo tuttavia non può essere vera: a inizio stagione i valori devono ancora assestarsi e i risultati-shock della prima giornata, ben oltre il pari di Cagliari, impongono assoluta cautela. Quella del Sant'Elia non è la Juve '92-'93, ma solo un suo timido abbozzo.
2 D'accordo, siamo solo all'inizio, però a Cagliari sono emersi, più che banali malanni di stagione, problemi autentici, in gran parte già previsti all'indomani del mercato. Il primo chiama in causa il regista. Una lacuna tecnica che le operazioni estive non hanno colmato, inducendo il Trap ad annunciare il riciclaggio di David Platt, mezzapunta tutta pause e gol, nel non facile ruolo. La rinuncia all'inglese nel match d'avvio dimostra tuttavia che i risultati d'agosto non hanno convinto il tecnico, sicchè in campo è andata la Juve già spesso vista l'anno scorso: un po' ancorata a Baggio (quello vero), un po' spuntata in attacco per i vuoti che i ripiegamenti del Robertino nazionale aprono in zona-tiro. L'altra mezza punta, Möller, è stata a guardare e il non gioco ha cancellato le occasioni da gol dall'orizzonte bianconero.
3 Il piatto dell'ultima Juve piangeva in attacco? Detto e fatto: ecco Luca Vialli, principe dei bomber nostrani. Attenzione, però. L'ex doriano è tutto fuorchè un classico centravanti di sfondamento, abituato com'è a offrire il meglio ripiegando sulla trequarti a dialogare con compagni pronti a inserirsi in zona-gol per sostenerne o surrogarne l'azione. Il Mancini della situazione, tuttavia non c'è ancora, in casa Juve perché Andy Möller non si sgancia praticamente mai verso l'area di rigore e Roberto Baggio è fatalmente risucchiato nella propria metà campo dalla necessità impellente di un direttore d'orchestra. Morale della favola: l'azione più lucida di Vialli al Sant'Elia l'ha offerta la sua testa. Ma solo perché è pelata come una palla di biliardo.
4 Un altro paio di lacune avevano afflitto la Signora nella scorsa stagione, sguarnendo i due lati del suo fronte offensivo di interpreti pienamente affidabili. Scaduta la fiducia in De Agostini sulla fascia sinistra, il Trap vi aveva adattato Marocchi, con esiti modesti. Il mercato ha sottratto ai bianconeri anche l'ultimo interprete testuale, scaricando lo stesso De Agostini all'Inter, e negato un valido successore. Il Trap ha provato Dino Baggio, ma dopo i clamori estivi ecco la doccia fredda: opposto a Gaudenzi, l'ex interista si è limitato a godersi la partita da spettatore, mai avviando un'iniziativa. Sull'altro lato, ci si aspettava il rinato Di Canio, dopo i balbettii che l'anno scorso l'avevano posto in alternativa ad Alessio. Contro il Cagliari l'ex laziale ha offerto l'impressione di essere effettivamente rinato. Però tale e quale a prima: abulico e inespressivo. Conclusione: il Trap, dopo il debutto in campionato, ha di che essere contento. Ma solo perché, amando svisceratamente il lavoro, non gli manca la materia prima per esercitare a fondo la sua vocazione.
È il 31 marzo 1993 e JuventuseTorinosi sfidano nella semifinale (gara di ritorno) della Coppa Italia 1992-93. Tutto sisvolge allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.
La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più ammazza il campionato senza scampo. Sarà impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile!
Dall'altra parte c'è un Toro che conquista la Coppa Italia dopo aver eliminato i bianconeri in questa doppia sfida.
Buona Visione!
Stagione 1992-1993 - Coppa Italia - Semifinali, ritorno Torino - Stadio Delle Alpi Mercoledì 31 marzo 1993 ore 20:30 JUVENTUS-TORINO 2-2 MARCATORI: Marchegiani autorete 4, Poggi 52, Ravanelli 62, Aguilera 63
JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Marocchi, Galia (Carrera M. 52), Kohler, Julio Cesar, Conte A. (Di Canio 75), Baggio D., Vialli, Baggio R., Ravanelli Allenatore: Giovanni Trapattoni
COPPA ITALIA Due volte in vantaggio, i bianconeri non reggono all'orgogliosa reazione dei granata Il Toro corica, rimonta e va in finale E ora la Juve s'aggrappa alla Uefa
TORINO. Il Toro è finalista di Coppa Italia. Con pieno merito. Il collettivo granata, nell'arco dei 180', ha prevalso sulle individualità juventine. Ma è anche una questione di cuore. Come all'andata, il Torino ha trovato la forza di rimontare. E ancora una volta è stato Poggi l'uomo del destino, anche se è toccato ad Aguilera firmare il 2-2 decisivo. Ieri il Toro ha corso in salita, vincendo il gran premio della montagna. Due volte in svantaggio (autogol di Marchegiani e raddoppio di Ravanelli), ha recuperato in una partita non sempre bella ma avvincente. E ha dato un'altra picconata alla stagione bianconera, ora aggrappata alla Coppa Uefa. Eppure era una Juventus più convinta rispetto al 1° derby. Sapeva di poter far leva sul contropiede e questo rendeva più compatta la squadra e consentiva a Vialli e Ravanelli di agire in spazi ampi nei quali s'inserivano anche i due Baggio. Mondonico aveva preferito piazzare Bruno su Ravanelli e Annoni su Vialli, ma la mossa era frustrata dall'«infortunio» a Marchegiani che sbloccava la partita. L'azione scaturiva da uno scatto di Vialli che, non vedendo Ravanelli smarcato al centro, aveva tentato un a fondo contrastato da Annoni in corner. Roberto Baggio scodellava un bel cross, si avventavano Conte e Dino Baggio, colpiva il primo in rovesciata: pallone sulla traversa per rimbalzare su spalla e gomito di Marchegiani e finire in rete.
L'1-1 dell'andata e il disgraziatissimo autogol di Marchegiani obbligavano il Torino a spingere al massimo per riequilibrare la situazione. Il ritmo elevato toglieva precisione ai granata e la difesa bianconera, sia pure con qualche affanno, teneva. Venturin e Sordo da una parte, Sergio dall'altra, tentavano di aggirare l'ostacolo per vie esterne, ben presidiate da Marocchi e Conte. Su un traversone di Sordo, era bravo Torricelli ad anticipare Mussi. Il Torino si sbilanciava e offriva il fianco al gioco di rimessa della Juventus che, al quarto d'ora, sfiorava il raddoppio. Vialli apriva su Ravanelli che di testa serviva Baggio e che con le spalle alla porta appoggiava su Conte il cui destro trovava Marchegiani pronto alla respinta. Ancora Ravanelli, servito da Kohler, si disimpegnava molto bene, ma l'assist per Vialli era impreciso. Il Torino eliminava ogni paura e ripartiva all'assalto. E, su spiovente di Sergio, Casagrande, di testa, alzava appena sopra la traversa (18'). La Juventus replicava con folate dei due Baggio. Roby si produceva in numeri di altissima scuola ma, non essendo al meglio, aveva problemi a finalizzare. Come al 43', quando effettuava uno stop eccezionale e poi sbagliava il servizio vincente per Ravanelli.
Perso per perso, Mondonico inseriva Poggi in avvio di ripresa al posto di Sergio. E, come 15 giorni fa, il veneziano ripagava la fiducia del tecnico pareggiando con un gran sinistro al volo (52'). Sul cross di Annoni, Poggi s'inseriva con tempismo, bruciando Galia e l'incolpevole Peruzzi. Troppo tardi Trapattoni si accorgeva che Galia non era l'uomo più adatto per marcare Poggi e, dopo il gol, lo sostituiva con Carrera. La Juve decideva di attaccare mandando avanti anche Torricelli. Al 62' un caparbio spunto del difensore forniva l'occasionissima a Ravanelli che, bruciando Bruno, infilava Marchegiani con un tocco di sinistro. Palla al centro e subito 2-2: da Casagrande ad Aguilera che riscattava un derby anonimo insaccando da tre passi. In un minuto la situazione si era capovolta in favore del Torino. E un'involontaria respinta di Roby Baggio su tiro-gol di Conte. (66') confermava che il vento e la fortuna avevano cambiato direzione. C'era ancora un contrasto tra Marchegiani e Vialli, su una palla che si spegneva sul fondo: il bianconero finiva a terra e protestava, ma Sguizzato indicava la bandierina del calcio d'angolo. Non succedeva più nulla. E lasciando il Delle Alpi, Jorge, allenatore del Paris S.G., sfoderava uno strano sorriso.
ROMA E TORINO IN FINALE Giallorossi e granata fanno il il pieno, estromettendo i miliardari Milan e Juve. Per i rossoneri, che rinunciano al "Grande Slam", è la conferma che non è semplice sottomettere la sorte. Mentre gli uomini del Trap salutano l'ennesimo traguardo stagionale. La Caduta degli Dei.
Ha concluso la sua avventura la Juve, accomunata quasi emblematicamente al Milan nel turno che ha segnato la caduta degli dei miliardari. Trapattoni è uscito sconsolato dall'ennesima delusione di una stagione-calvario e non si può negare che qualche suo errore impallidisce letteralmente di fronte al vuoto delle prestazioni di alcuni presunti big. Il disastroso Vialli di entrambi i match ha fatto il paio col Lentini rossonero. Lo stesso Roberto Baggio nella circostanza decisiva è incappato in una di quelle zone d'ombra che riescono tradizionalmente a escluderlo dagli eventi. E aggiungere che una volta di più il Dino Baggio bianconero è tutt'altra cosa rispetto alla versione azzurra significa solo spargere ulteriore sale sulla piaga. Questa Juve, uscita di scena con un turno d'anticipo rispetto all'anno scorso, pretende una rifondazione di stampo chirurgico. Magari prendendo a esempio proprio l'umiltà del Torino, conscio dei propri limiti ma esemplare nell'interpretazione dell'impegno. Qualche tifoso ha storto la bocca, qualche tempo fa, di fronte ai piani austeri proclamati da Goveani al suo debutto in granata: l'ingresso in finale di Coppa Italia assieme alla Roma, a spese dei simboli dell'opulenza, dovrebbe oggi far riflettere i contestatori.
Carlo F. Chiesa tratto dal Guerin Sportivo anno 1993 n.14