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sabato 7 marzo 2026

7 Marzo 1993: Juventus - Napoli

Attraverso il canale Youtube della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 7 Marzo 1993Juventus e Napoli si sfidano nella settima giornata del girone di ritorno del campionato italiano di calcio di Serie A 1992-93. Tutto si svolge allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più ammazza il campionato senza scampo. Sarà un'impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto è possibile!

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1992-1993 - 5 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 7 marzo 1993 ore 15.00
JUVENTUS-NAPOLI 4-3
MARCATORI: Di Canio 10, Platt 16, Zola 51, Ferrara 72, Ravanelli 73, Fonseca rigore 81, Moeller 88

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Baggio D. (Marocchi 58), Conte A., Kohler, Carrera M., Moeller, Platt, Ravanelli, Baggio R. (De Marchi 89), Di Canio
Allenatore: Giovanni Trapattoni

NAPOLI: Galli G., Ferrara, Cannavaro F. (Tarantino 60), Crippa, Corradini, Nela, Carbone A., Thern, Careca (Bresciani 77), Zola, Fonseca
Allenatore: Ottavio Bianchi

ARBITRO: Bettin
ESPULSIONI: Ferrara 75 (Napoli)



LE PAGELLE Di Canio una lama di laser 
Kohler, bel colpo da finisseur 
Zola ottimo, ma è troppo solo 
 
Peruzzi 6. Ormai si è abituato a raccogliere i palloni in rete. Questa volta l'ha fatto senza esserne responsabile. 
Torricelli 6. Gioca su Careca e lo contiene con disinvoltura, se non in un paio di occasioni. 
D. Baggio 5,5. Torna a fare il terzino di fascia, ruolo che non gli piace. Se la vede con Carbone, che non è il nipotino di Garrincha, eppure lo salta nell'occasione del primo gol come se fosse piantato in terra. Dopo la partita di Oporto con la Nazionale ha perso smalto. Coraggio. 
(67' Marocchi 6. Di stima e perché è protagonista nel 3-2. 
Conte 6,5. Meriterebbe di più per il gran lavoro, però nella ripresa concede troppo a Zola. 
Kohler 7. Del difensore si sapeva. Non conoscevamo invece il finisseur capace di smarcare Di Canio con un tocco alla Baggio. 
Carrera 6. Chiude i varchi come può, da libero arrangiato. 
Moeller 6,5. Talvolta indispone il suo infilarsi in situazioni senza senso: non ha grandissima intelligenza tattica. Poi lo scopri decisivo, come gli capita spesso quest'anno. 
Platt 6. Un gol di testa e un buon primo tempo hanno messo ordine nel gioco bianconero. Nella ripresa si affloscia. 
Ravanelli 6,5. Per i minuti che ha giocato, ha la miglior percentuale di realizzazione tra i bianconeri. Non ha talento; ci mette l'impegno anche quando deve inseguire l'avversario. Talvolta basta e avanza. 
R. Baggio 6. Esce accompagnato da un'ovazione che cancella le polemiche della settimana, ma che ci è parsa eccessiva, per quanto ha combinato. È vero però che costringe Ferrara al gioco duro fino all'espulsione e che il suo «numero» al 67', dribbling e palla contro il palo, è balsamo per gli intenditori 
(88' De Marchi s.v.). 
Di Canio 7. Andrebbe preso a calci quando si abbandona all'isteria (l'arbitro in un paio di occasioni lo grazia del secondo cartellino giallo). Quando invece i calci li dà lui, alla palla, combina cose egregie. Gol a parte, è devastante fino al 2-0, poi cala e lo si rivede nell'assist del 4-3.  

 

Galli 5,5. In uscita, sugli ultimi due gol, è tutt'altro che impeccabile. 
Ferrara 6. Segna persino il gol del primo aggancio, dopo aver controllato (con le cattive) il Divin Codino. Merita la seconda ammonizione per un calcione tanto perfido quanto inutile. 
Cannavaro 5,5. Un acerbo signor Nessuno. 
(70, Tarantino s.v.) 
Crippa 6,5. Altro socio della banda dell'isteria. Litiga con tutti e rischia l'espulsione con Conte, però quando fa il calciatore e non lo scalciatore, regge bene il centrocampo. 
Corradini 5. Prima Baggio, poi persino Ravanelli lo mandano in crisi. E provoca un probabile rigore su Di Canio. 
Nela 5,5. Fa massa in mezzo alla difesa. Ma sulle incursioni centrali di Ravanelli e Moeller (per limitarci ai gol) dove stava? 
Carbone 6. Bellissimo spunto per il 2-1. Il resto è da sufficienza risicata. 
Thern 5,5. Bianchi lo stima e ieri era incomprensibile il perché, vista la quantità di palloni che sbaglia. 
Careca 6. I pochi palloni che riceve li gioca benino. Certo, è pronto per il Giappone, più che per un'altra stagione italiana. 
(76' Bresciani s.v.) 
Zola 7. Bravissimo sul gol, bravo in tutte le occasioni che contano per il Napoli. Lo lasciano però troppo solo. 
Fonseca 6,5. Capisce subito che Kohler è tosto, perciò si defila conigliescamente. Ma quando parte palla al piede mette in affanno la Juve. 

L'arbitro Bettin 4,5. Un disastro sia lui che i guardalinee. Arbitrare non è un obbligo; ci sono altri modi piacevoli per passare la domenica. Ci rifletta.

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 8 marzo 1993


 

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sabato 13 settembre 2025

13 Settembre 1992: Juventus - Atalanta

É il 13 Settembre 1992 e la Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú 'ammazza' il campionato senza scampo.

Si disputa infatti la parita Juventus-Atalanta valevole per la seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93. Il tutto ció avviene allo 'Stadio delle Alpidi Torino.

Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'é che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile!.

Dall'altra parta i bergamaschi neroazzurri disputano un'ottima annata, che li porta ad un passo da una clamorosa qualificazione in Coppa UEFA.

Buona Visione!



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Stagione 1992-1993 - Campionato di Serie A - 2 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 13 settembre 1992 ore 16:00
JUVENTUS-ATALANTA 4-1
MARCATORI: Kohler 23, Moeller 41, Ganz 54, Vialli 76, Moeller 83

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Baggio D., Conte A., Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Marocchi 70), Galia, Vialli, Baggio R., Moeller (Ravanelli 84)
A disposizione: Rampulla, Carrera M., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ATALANTA: Ferron, Porrini, Pasciullo (Perrone 58), Bigliardi, Alemao, Montero, Rambaudi, Valentini (Rodriguez 74), Ganz, Bordin, Minaudo
A disposizione: Pinato, Magoni, Tresoldi
Allenatore: Marcello Lippi
 
ARBITRO: Luci
AMMONIZIONI: Minaudo 24, Rambaudi 35, Bordin 48, Montero 68 (Atalanta)



Due gol e convincente prova del discusso tedesco nella Juventus che batte l'Atalanta
Moeller mette ko anche gli scettici 
E ora rischia il posto Julio Cesar
TORINO. E' come un un coltello a serramanico: un giocattolo che non farebbe paura nemmeno a un bambino, se resta chiuso. Ma appena la sua lama scatta improvvisa, procura ferite mortali. Questo è Andreas Moeller. Discusso, criticato, fatto salire ogni settimana sull'altalena dell'incognita come uno studentello perennemente sotto esame, ieri il tedesco ha tappato la bocca perfino agli scettici cronici, costretti a rimangiarsi giudizi affrettati e a dare ragione a Trapattoni. Il tecnico non decide soltanto per procurare vantaggi a se stesso oppure ai giocatori che manda in campo, sceglie per il bene di una causa comune. Inutile, in questa sede, discutere sulla necessità di affiancare Platt a Moeller e lasciar fuori Julio Cesar (ieri colpevole di alcune incertezze difensive); c'è da dare a Moeller quel che è di Moeller, punto e basta.  
La Juventus non ha disputato una grandissima partita, come farebbe pensare il bottino sonante, ma è uscita dal sonnambulismo nel quale era caduta otto giorni fa a Cagliari, dove s'era appisolata nonostante l'abbacinante luce del giorno. Ieri ha risolto i primi affanni e le annesse difficoltà con la solita divagazione offensiva di Kohler, sempre fra i migliori, la cui testa è stata pescata con precisione da un servizio raffinato di Baggio, uno dei protagonisti del match. Scoperta la strada, i bianconeri hanno pensato di percorrerla con calma, senza convulsioni.
Ma i progetti non sono bastati per trovare vita facile, nonostante la brillante vena di Conte (ecco un'altra gradevole conferma), l'ordine di un Galia in cerca di rodaggio dopo la lunga sosta, la disciplina di Torricelli e Dino Baggio, l'umiltà di Di Canio e il lavoro massacrante di Vialli. 
Oggetto delle severe attenzioni altrui, l'ex doriano non tira mai indietro il piede, fa da specchio per le allodole con ammirevole spirito di sacrificio, difende palloni su palloni con le spalle rivolte alla porta, per servirli al collega che di volta in volta si propone. Dopo il secondo colpo di coltello di Moeller e la rete di Ganz, è appunto Gianluca a mettere in porta con ravvicinato tocco di testa. La sintesi statistica della partita si chiude con lo spettacolare destro di Moeller, ed è un ennesimo saggio della sua disinvolta freddezza: tira fuori la lama quando meno te l'aspetti. Ed eccoci alle difficoltà della Juventus: l'Atalanta, contratta come una spugna pronta a sprigionare schizzi di contropiede con Rambaudi e Ganz, non ha offerto grossi spiragli. Con Valentini, Porrini, Bigliardi, Monterò, Alemao e perfino con Minaudo ha pensato più ad alzare dighe che a spandersi per il campo. E se ha saputo rendersi pericolosa (Ganz e Valentini hanno fatto tremare i polsi a Peruzzi) è soprattutto perché nel bel mezzo della difesa juventina di tanto in tanto si sono aperti buchi sconcertanti.  
Per assistere ad un sistematico abbozzo offensivo dei bergamaschi s'è dovuto attendere il secondo tempo, quando Monterò ha sollecitato i compagni a spingerei avanti e quando Lippi ha fatto entrare Perrore e Rodriguez. Ma era tardi. E i rattoppi della panchina non sono bastati a frenare le invenzioni di Roberto Baggio e le imprevedibili estemporaneità di Moeller. E il sipario è calato. Anche in una giornata dai cento risvolti positivi è difficile resistere alla tentazione di ricordare come sia carente il gioco della Juventus sulle corsie esterne. Rischia di diventare il refrain vecchio di un disco consumato. E allora lodiamo il lavoro del Trap, che ha deciso di mandare, a turno, Dino Baggio e Torricelli a scorrazzare nei loro settori di competenza e crossare. Torricelli, il ragazzo uscito da un favola brianzola, ha denunciato alcune ingenuità, è normale per un esordiente. E poi, diciamolo pure, non si può pretendere che i due bravi giovanotti possano recitare il ruolo che un tempo fu di Gentile e Cabrini. Ma con il tempo potranno affinare le armi e rendersi utili anche in quella specifica chiave offensiva, se non altro per alleggerire le faticose domeniche di Gianluca Vialli.  




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Vialli, primo gol con una dedica speciale 
«Un pensiero per Platt, che in tribuna ha sofferto più di tutti» 

TORINO. Un gol con dedica. In genere i calciatori dedicano le loro prodezze a fidanzate, mamme e parenti vari. Non è il caso di Vialli, uno che quando decide di parlare non dice mai cose banali e spesso diventa personaggio scomodo. Ieri Luca ha segnato il suo primo gol in assoluto al Delle Alpi. Neppure con la Sampdoria ci era riuscito. Una rete non di stoffa pregiata, ma non è il caso di sottilizzare. Più un gollonzo che un golasso. 
Vialli ammette: 
«E' importante la rete in sé, non come sia riuscito a realizzarla. La dedico a Platt, un grande professionista che ha saputo accettare una situazione alquanto scomoda. Noi in campo abbiamo sofferto e faticato, ma ho pensato a lui che certo soffriva più di noi. Merita un elogio oggi, in attesa di meritare quelli più veri quando scenderà in campo». 
Per Vialli una Juventus in progresso: 
«Molte cose sono cambiate rispetto a Cagliari, non per me che ho lottato là davanti. E' dura essere punta unica, ma lo sarebbe anche se avessi vicino un compagno. Nessuno ti regala nulla, ogni partita è una battaglia. Per fortuna siamo riusciti a trovare l'attimo giusto, muovendoci sul campo con sincronismo. Al gol siamo arrivati con scambi stretti perché non avevamo uomini adatti al gioco aereo. C'è stato qualche errore di troppo, ma sono contento di come è andata a finire, anche se all'inizio del secondo tempo c'è stata una leggera flessione. Questo dimostra che dobbiamo dare di più. Se vogliamo essere vincenti, non è possibile rilassarsi mai». 
Domenica di calcio scoppiettante. Vialli non si entusiasma 
«Domenica scorsa le piccole squadre si sono esaltate e allora questa volta hanno provato a giocare alla pari con le grandi. E' soltanto un episodio. Già dalla prossima partita si tornera' alla normalità». 
Moeller ha dato consistenza alla vittoria con due prodezze da campione. Una rasoiata ed una botta da fuori area di quelle che fanno scattare in piedi tutto lo stadio. Ringrazia Trapattoni: 
«Gli devo molto, negli ultimi due mesi ho imparato tantissimo da lui. Dopo Cagliari ero nervoso, non mi piaceva essere giudicato per una partita sbagliata. Credo di essermi riscattato dimostrando di saperci fare come goleador. Trapattoni mi dice di cercare sempre il tiro, per sfruttare una delle mie caratteristiche, la rapidità di esecuzione». 
Ieri mattina all'ora dell'aperitivo ha salutato l'avvocato Agnelli, suo estimatore numero uno: 
«E' salito in ritiro e parlargli mi ha dato una grossa carica. Non gli ho fatto promesse, ma gli ho ricordato che l'anno scorso in Germania ho segnato undici gol. Adesso spero di continuare a giocare per riconquistare anche il posto in Nazionale». 
Un pensiero anche per Vialli: 
«Il suo è il compito più ingrato. Fare la punta unica è molto difficile, ma Luca ha dimostrato di essere davvero un campione». 


 


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sabato 6 settembre 2025

6 Settembre 1992: Cagliari - Juventus

É il 6 Settembre 1992 Cagliari Juventus si sfidano nella Prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93  allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! 

Dall'altra parte c'é un Cagliari che disputa un campionato eccellente e finisce in sesta posizione e centra una bellissima qualificazione UEFA.

Buona Visione!

 


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Stagione 1992-1993
Campionato di Serie A - 1 andata
Cagliari - Stadio Sant'Elia
Domenica 6 settembre 1992 ore 16.00
CAGLIARI-JUVENTUS 0-0

CAGLIARI: Ielpo, Napoli, Festa, Bisoli, Firicano, Pancaro (Villa 75), Gaudenzi, Herrera, Francescoli, Matteoli, Oliveira (Criniti 66)
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Rampulla, Carrera M., Baggio D., Conte A., Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Ravanelli 74), Galia, Vialli, Baggio R., Moeller (Casiraghi 63)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Cesari


 

Juve, prende un punto e regala dubbi 
I bianconeri, poco aiutati da Baggio e Vialli, appaiono saldi in difesa ma confusi in avanti
Moeller, a Cagliari, preferito in extremis a Platt 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO

Pronti via. Comincia il campionato e dobbiamo già chiederci se sia davvero questa la Juve giusta per andare lontano, oppure se, per un anno ancora, il laboratorio bianconero abbia costruito un prototipo zoppo, una macchina senza la quarta ruota. Gran brutto interrogativo, dopo il restyling robusto che dovrebbe aver ridotto le distanze dal Milan. E non è un grande sollievo per la Juve che il grigio esordio di Cagliari si rifletta nelle difficoltà incontrate da un po' tutte le rivali per lo scudetto. Il mal comune, mezzo gaudio è la consolazione dei mediocri. La Signora che abbiamo seguito, e non ammirato, nell'utile 0-0 del Sant'Elia non ha mostrato niente di quanto avremmo immaginato possedesse dalla cintola in su. 

Le belle forme intraviste in qualche notte d'agosto si sono sgonfiate nel caldo della Sardegna, quasi fossero state arrangiate con il silicone. E ci siamo scoperti a riflettere se davvero la «diversità bianconera» rispetto all'organizzazione di gioco milanista, non sia un'arma a doppio taglio: pericolosissima quando non funziona il gruppo dei fantasisti, capaci di andare in porta senza schemi. Ieri Baggio e Vialli, Moeller e lo stesso Di Canio si sono spenti nel grigiore di iniziative sempre troppo confuse per avere successo. I virtuosi hanno steccato e con loro l'orchestra. In 90 minuti la Juve ha tirato in porta quattro volte, e mai si è avuta l'impressione che fosse quella giusta. Anche il Trap ha messo del suo a complicare le cose. Ha mantenuto fino all'ultimo le incertezze sullo straniero da escludere e ha poi tolto quello che meno ci si aspettava: Platt. Ora diranno che era tutto risaputo da tempo. Balle. Chi ha visto Platt uscire dalla riunione del mattino, profferendo in inglese la parola che in francese rese celebre Cambronne, ha capito come la scelta l'avesse colto impreparato. C'era una logica, certo, a fargli preferire Moeller. Ed era quella di dare vivacità e velocità al gioco negli ultimi 20 metri. Moeller però ha fallito la prova. Per quanto ha fatto nei 63' minuti in cui l'abbiamo visto, non soltanto Platt ma persino un suo cognato avrebbe reso altrettanto. Capita. 

La mossa trapattoniana e l'ispirazione mediocre in un Baggio d'antan (anche se è stata sua la conclusione più pericolosa) hanno finito per sconvolgere molti equilibri. E hanno mandato in crisi Vialli. Abbandonato da tutti, con palloni che gli arrivavano tra due difensori, sembrava un ciclista in fuga sul tracciato mondiale di Benidorm, con il gruppo staccato a un chilometro. Trap, nella ripresa, ha provato a mandare avanti il Divin Codino, poi ha definitivamente rinunciato à Moeller, tenuto troppo indietro (e qui sta l'incoerenza della cosa), per gettare in mischia Casiraghi e poi anche Ravanelli, all'esordio in serie A. 

Proprio a Casiraghi è toccata la possibile palla-beffa, su un errore di Festa. L'ha sparacchiata malamente, all'87'. Sarebbe stata una punizione ingiusta per il Cagliari che ha fatto la sua parte da copione, senza osare troppo (un paio di conclusioni di Francescoli e basta), tuttavia senza trovarsi mai in difficoltà con la regia sapiente di Matteoli. Napoli, ex bianconero, si è piazzato su Moeller. Festa ha controllato lo sfiduciatissimo Vialli. Herrera ha preso di mira il Codino e la tagliola di Mazzone ha funzionato: la faina bianconera ha girato al largo, bloccata al centro e impacciata sulle fasce dove Dino Baggio sprinta come se fosse nel salotto di casa sua e con le pattine ai piedi. Non è colpa sua se non ha l'accelerazione brusca del terzino di spinta. Si sta adattando a un ruolo non suo. Forse ci riuscirà, con il talento. O forse non ce la farà, perché non ha (ancora?) la personalità per imporsi: nel primo tempo l'abbiamo visto smarcarsi spesso e mai gli è giunta la palla con una giocata rapida. 

La Juve delle delusioni in attacco ha dimostrato tuttavia la propria solidità quando ha controllato le avanzate sarde. Dietro, la squadra è affidabile, pur negli svarioni di Julio Cesar, che se gioca di fino è come un film di Hitchcock, non intuisci mai la conclusione. Insomma è una Juve che regge e che non prenderà molti gol. Il dubbio riguarda quando deve giocare per vincere. E si suppone che con l'obiettivo di uno scudetto, le toccherà provarci spesso. 

Marco Ansaldo


 

Baggio trova il colpevole: è il caldo 
«Ma abbiamo ampi margini di miglioramento» 
Dopo il famoso litigio, pace tra Vialli e Mazzone 
CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO 

Prologo: protagonista Vialli. Il Gianlucaccio smette i panni del cattivo, appunto, e si fa Gianluchino. Avvicina il massiccio signore in vistosa maglietta rossa e lo abbraccia. É pace tra Vialli e Mazzone, l'omone di Trastevere con il quale ebbe un litigio furibondo, l'anno scorso alla prima giornata di ritorno, partita Sampdoria-Cagliari. Non stiamo a ricordare i risvolti di una storia che suscitò enorme scalpore. Qui ci preme solo sottolineare la frase di Vialli: 
«Non c'era stata guerra con Mazzone, quella volta vinsero su entrambi la voglia di vincere e il nervosismo». 
Invece, di voglia di vincere, ieri sembrava non ne avesse più nessuno e forse la stretta di mano tra Vialli e Mazzone è stata interpretata male, quasi come un patto di non aggressione. 
«Più bella la pace con Vialli di questo punto» 
ha concesso Mazzone, commosso. 
«No - dice il bomber -, il Cagliari ha giocato bene e la Juve non è stata brillante come nel recente passato. Ve lo dico io che con un Cagliari così sarà difficile per tutti vincere su questo campo. Accettiamo questo punto, anche se raccolto al termine di una prestazione non entusiasmante». 
E veniamo alla partita. La racconta Baggio, il capitano, protagonista mancato: 
«Era la prima volta che giocavamo di pomeriggio e in una giornata torrida. Alla fine, in campo, c'erano tre punte di ruolo nella Juve, quindi s'è cercato sempre di vincere. Ma il caldo ci ha penalizzati. Questa squadra può rendere molto di più, ha solo bisogno di lavorare, vedo grandi margini di miglioramento». 
Un dettaglio, perché la fascia di capitano era di colore verde? 
«Verde, come la speranza di vincere finalmente qualcosa con questa Juve». 
Ultimo atto con Trapattoni: 
"Alla fine il pari lo accetto, anche se non sono soddisfatto. Siamo lontani dal cento per cento di rendimento, ci manca ancora la lucidità necessaria per fare già la nostra partita. E non dimentichiamo quella del Cagliari, una squadra che sapevo forte, avendo avuto relazioni favorevoli sulla tenuta e la crescita della formazione sarda". 
Un rischio tenere Galia in campo fino al termine? 
«No, ormai il Cagliari aveva dato tutto, avevo capito che non avremmo rischiato inserendo Casiraghi e Ravanelli. Piuttosto, avete visto la nuova regola? Rampulla per poco non ci ha rimesso un ginocchio. Non sarebbe meglio snellirla, vietando solo la melina tra difensore e portiere e non i retropassaggi?». 
Milan due, Juve uno: normale? 
«Il calendario contemplava questa possibilità dopo la prima giornata. Fa più impressione la sconfitta del Parma, a dimostrazione che sarà un torneo molto equilibrato, con risultati a sensazione ogni domenica». 
Sipario, soprattutto su Rampulla, innervosito da un episodio. 
«Dopo che Oliveira mi è franato addosso stavo per dargli un cazzotto» ha confidato

Franco Badolato
brani tratti da: La Stampa 7 settembre 1992





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venerdì 20 giugno 2025

25 Ottobre 1992: Inter - Juventus

É il 25 Ottobre 1992 e Inter Juventus si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-1993 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'e' che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile!

Buona Visione! 



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Stagione 1992-1993 - Campionato di Serie A - 7 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 25 ottobre 1992 ore 14:30 
INTER-JUVENTUS 3-1
MARCATORI: Ruben Sosa 39, Sammer 45, Shalimov 79, Moeller 85

INTER: Zenga, Bergomi, De Agostini, Berti, Ferri R., Battistini S., Bianchi A., Shalimov, Schillaci, Sammer, Ruben Sosa
A disposizione: Abate, Paganin A., Montanari, Orlando An., Fontolan. 
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Baggio D., Galia (Casiraghi 46), Kohler, Carrera M., Conte A., Platt (Di Canio 59), Vialli, (c) Baggio R., Moeller
A disposizione: Rampulla, De Marchi, Ravanelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Amendolia
AMMONIZIONI: Kohler 52, Vialli 57 (Juventus); De Agostini 12, Bianchi A. 72 (Inter)



Vialli-Baggio duetto nelle nuvole 
Schillaci bravissimo, gli manca soltanto il gol 

Zenga senza voto. Un gol imparabile e non più di qualche, innocente, uscita. Chi l'avrebbe mai detto? 
Bergomi 6,5. Da Roberto Baggio a Vialli. Disinvolto ed efficace. 
L. De Agostini 6. Il solito compitino lungo la fascia sinistra: questa volta, su Conte. Grintosissimo: anche troppo. 
Berti 6,5. Stana Platt, morde R. Baggio. Prezioso e proficuo. 
R. Ferri 6,5. Implacabile eversore di Vialli e Casiraghi. Recupera l'antica malizia. In tribuna c'era Sacchi... 
Battistini 6,5. Un po' titubante all'inizio. Si riprende in fretta. Non si limita a fare argine. Forte di testa. 
A. Bianchi 7,5. Opera sul centro destra. Un demonio. Offre fior di assist. Cancella Dino Baggio. Gioca per due. 
Shalimov 6,5. Bagnoli lo impiega davanti alla difesa, nel settore di Moeller. Il russo propone e si propone: tatticamente appare fondamentale. 
Schillaci 7,5. Manda fuori giri Kohler, spalanca la porta a Sosa e a Sammer. Si sbarazza della palla con l'aria, e l'arte, di un consumato finisseur. Che rivincita. Anche se, alla fine, si mangia il gol dell'apoteosi. 
Sammer 6,5. Uno squillo e una partita molto attenta, nobilitata da pregevoli spunti. In crescendo. 
Sosa 6,5. Ha il merito, non lieve, di siglare la rete che sblocca il risultato. Torricelli lo impegna a fondo, ma la sua velocità resta una garanzia. 
Bagnoli 7. La Juve spreca, l'Inter no. Vero, ma l'Osvaldo non sbaglia una mossa, a cominciare dalla scelta degli stranieri. Pressing, mutuo soccorso, contropiede. E quel Totò così altruista: giù il cappello. 
 
Peruzzi 5. Gravi impacci all'origine del secondo gol. Quando si riscatta, è tardi. 
Torricelli 6. La sua carriera è una favola, ma San Siro è San Siro. E con Sosa non si scherza. 
D. Baggio 4,5. Non è un fluidificante, e lo conferma. Non più di un cross all'altezza delle esigenze. Confusionario. Piatto. 
Galia 5,5. In assenza di filtro, è costretto a moltiplicarsi. Cura Sammer, e fa fatica. Regista d'emergenza: ma si può... 
Casiraghi 5. Avvicenda Galia, finisce nel mucchio. Nessuna notizia. 
Kohler 5,5. Schillaci lo porta a spasso e Jurgen, strano, accetta l'invito. 
Carrera 5,5. Non è al massimo, e non è neppure Julio Cesar. Parte in quarta, arriva in folle. 
Conte 6. A destra, nella zona di De Agostini. Non sfigura. 
Platt 5. Sacrificato in un ruolo non suo. Morale: non è utile alla difesa né all'attacco. 
Di Canio senza voto. Al posto di Platt, per favorire sfoghi sulle fasce. Come non detto. 
Vialli 5. Da punta a gregario, l'involuzione procede: non vince un dribbling, non insidia Zenga, non entra quasi mai in area. Penalizzato dagli schemi. 
R. Baggio 4. Dia pure la colpa al Trap, ma prima si metta una mano sulla coscienza. Gioca senza allegria, si perde sotto porta, non trova mai la posizione. E questo sarebbe un leader? 
Moeller 5,5. Una rete che è un babà, ma anche una partita di un grigiore allarmante. Monotono, sbadato, pasticcione. E a San Siro c'era Vogts. 
Trapattoni 5. Azioni ruminate, calcio asfittico. Siamo lontanissimi da un accettabile compromesso tattico. Detto questo, viene tradito ancora una volta dal signor Baggio (Roberto). 
 
Amendolia 6,5. Dirige all'inglese. Perdona Vialli (su Sammer, a gioco fermo)

Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 26 ottobre 1992



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