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mercoledì 21 maggio 2025

7 Ottobre 1979: Milan - Juventus

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. 

É il 7 Ottobre 1979 Milan Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'San Siro' di Milano.

I bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto con l'Inter peró al termine del campionato sará solo secondo posto dietro i nerazzurri mentre il Milan (Campione d'Italia in carica) si vede togliere la Serie A da sotto i piedi dopo lo scandalo del Totoscommese.

Buona Visione!



milan


Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 4 andata
Milano - Stadio San Siro
domenica 7 ottobre 1979 ore 15:00 
MILAN-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Novellino 7, Antonelli 44, Tardelli 46

MILAN: Albertosi, Collovati, Romano, De Vecchi, Bet, Baresi F., Novellino, Buriani, Antonelli (Carotti 78), Bigon, Chiodi
A disposizione: Rigamonti, Galluzzo
Allenatore: Massimo Giacomini

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Scirea (Verza 44), Marocchino, Tardelli, Bettega R., Prandelli, Fanna 
A disposizione: Bodini, Tavola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Gentile, Prandelli, Verza (Juventus); De Vecchi, Novellino (Milan)




I rossoneri si sono imposti con autorità nel primo grande scontro della serie A 
Milan solido, bianconeri senza idee 
Ben impostati tatticamente, i campioni hanno assunto subito il comando del gioco 
A disagio la squadra di Trapattoni, costretta a continui cambi di marcatura 
Il peso dell'infortunio a Scirea 
Cuccureddu in tribuna: la sua esperienza poteva servire nella difficile gara di San Siro 

DAL NOSTRO INVIATO MILANO — Sembra diventata una cattivissima abitudine, per la Juventus, quella di svegliarsi ogni volta «sotto» di due reti. Come a Gyòr, anche ieri a San Siro i bianconeri hanno disputato un discreto secondo tempo, ma era troppo tardi per rimontare i gol di Novellino e' Antonelli. Tardelli ha dimezzato subito lo svantaggio, al primo minuto della ripresa, e poi la squadra di Trapattoni si è portata in avanti con maggiore decisione, trovando però sempre pronte repliche in contropiede. 

Una Juve giovane, quella che ha tentato la disperata rimonta. Marocchino è andato in campo dall'inizio, al posto dello squalificato Causio, Verza è subentrato a Scirea infortunatosi allo scadere del primo tempo in modo tanto banale quanto doloroso. Gli assalti sono stati condotti con slancio ma senza idee chiare: per tutta la partita i bianconeri sono stati inferiori, come squadra, al Milan, reagendo soprattutto con spunti individuali alla superiorità tattica dell'avversario. Trapattoni si era deciso per la coppia di terzini Gentile-Cabrini: hanno giocato così male entrambi che c'era solo (a posteriori, d'accordo) l'imbarazzo della scelta nel preferire a uno dei due Cuccureddu, ancora una volta sacrificato a misteriose esigenze di squadra. Gentile ha penato su Antonelli, ha poi giocato di forza su Novellino rischiando grosso. Cabrini è stato a lungo senza avversario da marcare, il giovane Romano (una mezz'ala, schierato da Giacomini a terzino sinistro al posto dì Maldera sofferente di tallonile) lo aspettava in zona, ma visto che il bianconero non avanzava, finiva per risultare un prezioso appoggio per l'attacco, agendo sui tre quarti a raccogliere i passaggi dei centrocampisti ed a crossare verso Zoff. 

Per tutto il primo tempo la Juve ha sofferto in blocco, priva di potenza offensiva e incerta a centrocampo dove solo Furino, schiumando rabbia, si batteva con energia su ogni pallone, su tutti gli avversari, finendo però inevitabilmente per lasciare troppo spazio ad un Novellino più lucido ed altruista del solito. Gli stessi continui cambi di marcatura ordinati dalla panchina denunciavano il disagio di una squadra che non trovava il bandolo della matassa, mentre il Milan arrivava subito alla quadratura del suo gioco, spostando Bet da Bettega (lasciato a De Vecchi) a Marocchino, lasciando il magnifico Collovati su Fauna, che ha potuto giocare ben pochi palloni validi Così scombinata per conto suo, contrata con efficacia dalle marcature avversarie, la Juventus si dibatteva mentre il Milan giocava. Bettega faceva da regista arretrato, si muoveva con l'eleganza (ma anche con la lentezza) di un cavallo da concorso mentre i rossoneri gli viaggiavano attorno al galoppo. Marocchino lottava senza costrutto, di Fauna si è detto. Le difficoltà in attacco — le solite difficoltà — si riflettevano a ritroso su tutta la squadra. 

Questa la Juve balbettante del primo tempo, mentre il Milan andava a segno subito con Novellino ed allo scadere del tempo con Antonelli, nella cui vana rincorsa Brio denunciava tutta la sua lentezza e parecchia ingenuità. Troppo semplice sarebbe ridurre la causa di tutto all'assenza di Causio; piuttosto, va detto che il secondo gol rossonero è stato chiara conseguenza del caos difensivo dopo l'uscita di Scirea (distorsione), quasi allo scadere del primo tempo. Nella ripresa il duello si è equilibrato, ma troppo tardi. Verza ha dato il suo apporto di grinta e qualità, Furino (lasciato Novellino a Gentile) ha potuto farsi vedere di più, il Milan era stanco per il gran correre del primo tempo. Ma di gioco, ancora una volta la Juve non ne ha fatto vedere. Il primo big-match del campionato ha cosi detto Milan, un verdetto aderente all'andamento della gara, anche se di bel gioco se ne è visto poco sui due fronti. Ma il Milan, almeno, ha dimostrato di essere capace di cambi di ritmo, la Juve sino a quando non è stata spinta dalla disperazione, si è mossa con esasperante lentezza. Gentile, Cabrini, Tardelli, a lungo irriconoscibili, lo stesso Bettega che ha finito per giocare sempre più arretrato, sono stati i punti deboli (atletici e tattici) di una Juve sotto tono. Prandelli si è smarrito nel caos, ma che poteva fare lui che arriva dalla serie B? Intanto Cuccureddu era fuori. Chissà perchè. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 8 ottobre 1979


Dopo la caduta

RIVERA A pensarci bene Rivera è sovente un protagonista perché sono in tanti a strappargli le parole di bocca, anche quando lui vorrebbe tacere. Durante la scorsa settimana, Rivera ha vissuto la sua prima esperienza di dirigente: dopo l'eliminazione del Milan dalla Coppa, un centinaio di tifosi lo ha contestato unitamente a Colombo, costringendolo ad abbandonare San Siro al pari di un arbitro sgradito, cioè da una porta secondaria. L'accusa è conosciuta: non aver insistito per acquistare Rossi a cinque miliardi e, per giunta, non aver provveduto a rinforzare la squadra (con chi, il tifoso che urla, non lo dice). Poi Rivera riporta il discorso sul piano tecnico, quello che più gli è congeniale, ed afferma esplicitamente che Novellino e Anto-nelli, con la guerra che si fanno, sono la rovina della squadra. Per farsi capire bene, Rivera precisa: 
"Non si passano nemmeno la palla". 
Quindi convoca in società i due ragazzotti e spiega loro, in termini calcistici, quali accuse, sul piano anche umano, intende sostenere. Infine, il Milan vince come si sa contro la Juve e Rivera, in serata, alla TV chiarisce che certe colpe debbono farsi risalire anche a taluni giornalisti che ascoltano una cosa e poi ne scrivono un'altra. Al lunedì, sono proprio gli incolpati che scrivono i più begli elogi del neo dirigente milanista. Giusto che poi Rivera commenti: 
«Che faccia tosta, guarda in che mani siamo...». 
La morale è sempre la stessa: se una società spende si dice che butta i soldi dalla finestra; se sta attenta al bilancio e intende procedere giudiziosamente, magari attingendo dal vivaio, i tifosi vengono organizzati per protestare; se si modificano i prezzi dei biglietti per adeguarli al costo dello spettacolo (certamente venduto sottocosto) in tanti si scoprono moralisti. Che il male del Milan fosse soltanto tecnico (e fisico) lo si è sempre detto, cosiccome è difficile che la squadra possa mantenersi su livelli elevati senza un apporto larghissimo dei giovani, a tutt'oggi niente affatto ipotizzabile. Se i Romano, i Carotti, i Minoia, i Galluzzo e via dicendo, maturano in fretta, il Milan può stare tranquillo, in caso contrario tutto dovrà essere rinviato al possibile arrivo degli stranieri perché, a quanto è dato vedere, anche nella prossima estate la produzione del vivaio nazionale non risulterà affatto copiosa, né di qualità. E', tuttavia, scontato che il rendimento del Milan dipende da Antonelli e da Novellino, per un buon cinquanta per cento: non sono altruisti, si ritengono degli assi, sono terribilmente incostanti, hanno troppo spesso i nervi a fior di pel pelle (soprattutto Novellino rasenta la squalifica per ogni partita: domenica si è salvato perché Agnolin avrebbe dovuto espellere anche un paio di juventini...). Se poi non si passano la palla, come è dimostrato (prima dell'incontro con la Juve, naturalmente) allora l'intero reparto offensivo del Milan deve abdicare. Va anche detto che la crisi del Milan era in programma: tutte le squadre che vincono lo scudetto scadono nel loro rendimento, per i motivi più disparati. Se si tratta di formazioni di grossi club, il recupero avviene a tempi brevi, in caso contrario, si scompare addirittura dalla scena dello scudetto (Lazio, Fiorentina, Cagliari). 
JUVE E INTER. Ma questa parte di campionato, più che altro è caratterizzata dalle prestazioni dell'Inter e della Juventus. La coalizione della Juve l'abbiamo illustrata ancor prima che il campionato cominciasse: Bettega potrà segnare gol perché ha classe pura ed ottimo stacco di testa per avversari un po' ingenui, ma anche lui deve seguire i segni del tempo che impongono ai calciatori di iniziare la carriera nell'area avversaria e di finirla nella propria. Non esiste il percorso contrario. Bettega toglie alia squadra la possibilità di mutare velocità al momento di concludere l'azione offensiva, e la Juve dispone di elementi di valore capaci di farlo. Il gioco dei bianconeri serve per schiacciare gli avversari contro il proprio portiere, non serve per aprire le difese da superare, le quali, anzi, hanno a disposizione tutto il tempo che vogliono per ben disporsi. Trapattoni deve tentare con un altro centravanti, con un gioco più svelto a centrocampo, con fasi preparato-rie più diritte; limitarsi a far splovere il pallone nel mucchio, con la speranza che Bettega lo corregga a rete, fa parte di un calcio pretenzioso e assurdo. E adesso, si impone il primo, vero tentativo di esame sull'Inter. Dicemmo, all'inizio della stagione, che la squadra di Bersellini avrebbe imitato il Milan dello scu-detto contando sul fattore sorpresa che era alla base della manovra della squadra, una manovra, a nostro parere, imposta dalla forte personalità di alcuni elementi (Pasinato, Oriali, Marini, Baresi) su compagni dagli accenti individuali meno perentori (Altobelli, Muraro). In tal modo, una delle poche squadre italiane dotate di due autentiche punte naturali, fatte apposta per il contropiede, gioca come se quelle punte ed il contropiede fossero espedienti ai quali ricorrere soltanto in condizioni particolari, giammai sistematicamente. Per onestà critica, va anche aggiunto che, per produrre il contropiede, sono necessari due fattori insostituibili: punte in grado di esibirsi in velocità e pronte a dettare il lancio in profondità sino a quando hanno spazio a disposizione, e centrocampisti in grado di lanciarle, con lunghe e precise battute. E su questo secondo fattore l'Inter non può contare eccessivamente, perché Pasinato e Oriali gradiscono portare di persona in avanti il pallone, non sapendolo trasferire con precisione da una parte all'altra del campo. Ora accade che Pasinato sia spesso un'ala destra e Oriali quasi sempre un'ala sinistra, pronti al cross, ma da fondo campo, la zona dalla quale il cross diviene più efficace, quindi gradito a chi deve correggerlo a rete. In tal modo, Altobelli e Muraro che pure gli avversari debbono rigorosamente controllare sono spesso superati sui fianchi, risultando così meno avanzati dei loro compagni laterali ai quali sovente si aggiungono anche Marini, Beccalossi, Baresi e Canuti. Si tratta di un modo differente per realizzare i famosi scopi di Castagner (molte facce nuove in area avversaria, per sorprendere i difensori) oppure del Liedholm della scorsa stagione (tutti tiratori a rete, in mancanza di tiratori naturali) il contropiedista vuole i lanci in profondità, come prima regola, quindi il cross, quando l'azione si è ormai sviluppata sin quasi sul fondo, mentre nell'Inter, Altobelli e Muraro, per giunta preoccupati di non cadere in fuorigioco, si trovano spesso alle prese con la seconda eventualità. Risultato: dei sette gol sinora segnati dai nerazzurri, uno solo è di Altobelli, uno è venuto da autogol e gli altri sono stati segnati da centrocampisti o da terzini.

IL NAPOLI. Oggi che non esistono quasi più i grandi campioni, le squadre da alta classifica possono anche essere programmate e, sotto questo profilo, l'Inter ha agito con la massima accortezza. Ma quando un modulo si rifà a principi così atipici, si corre il rischio di vedersi capiti anzitempo e, dato che si tratta di un modulo senza dubbio dispendioso, esiste anche il pericolo di non riuscire a mantenere tutti gli uomini sul medesimo piano di rendimento. Nel primo caso, occorre saper cambiare a tempo, nel secondo, interviene l'intuito e la sensibilità dell' allenatore (Bini, ad esempio, che fatica meno di tutti in partita, dovrebbe agire maggiormente in allenamento anche in un ruolo non suo, per acquistare agilità di movimento e pratica di altre zone del campo). All'Inter di adesso, manca una convinta solidità difensiva, perché reti come quelle segnate a Bologna, da Mastropasqua, non cono ammesse (dov'era Bini? Perché Bordon non è uscito?). In sostanza, l'Inter è in testa, ma con molti problemi (che fare di Altobelli o della velocità di Muraro?) ancora da risolvere: domenica prossima, un Napoli beneficato dalla disinvoltura della Roma, può già dire molto. (Un altro vantaggio dell'Inter, simile a quello che ha agevolato il Milan dello scudetto: le avversarie non sono granché).

Gualtiero Zanetti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.41




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La seconda rete rossonera realizzata da Antonelli

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II Milan riscatta l'eliminazione dalla Coppa dei Campioni sconfiggendo, dopo dieci anni, la Juventus a San Siro: al 4' l'arbitro Agnolin annulla una rete a Chiodi, ma Dino Zoff viene nuovamente battuto al 6' da Novellino 

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