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giovedì 23 aprile 2026

23 Aprile 1997: Juventus - Ajax

È il 23 aprile 1997 e Juventus ed Ajax Amsterdam si sfidano nella Gara di ritorno delle Semifinali della UEFA Champions League 1996-97 allo Stadio delle Alpi di Torino.

La Juventus è Campione d'Europa in carica mentre l'Ajax sta (con fatica) ricostruendo lo squadrone che fino ad un anno prima contendeva lo scettro proprio ai bianconeri. A fine competizione i nostri raggiungeranno  l'ennesima Finale, salvo poi perdendo una gara incredibile contro il Borussia Dortmund per 1-3 a Monaco di Baviera.

Buona Visione!


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Stagione 1996-97 - Champions League 
Semifinali - Gara di Ritorno
Torino - Stadio delle Alpi
Mercoledì 23 aprile 1997 ore 20.30
JUVENTUS-AJAX 4-1
Marcatori: 34' Lombardo, 36' Vieri, 79' Amoruso, 81' Zidane (J), 76' Melchiot (A)

Juventus: Peruzzi, Ferrara, Tacchinardi, Montero, Iuliano, Lombardo, Deschamps, Zidane (85' A.Conte), Di Livio, Boksic, Vieri (65' Amoruso)
A disposizione: Rampulla, Trotta, Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

Ajax: Van der Sar, Melchiot, Blind, F.De Boer, Scholten (59' Musampa), Witschge (85' Juan), Litmanen, Bogarde, Babangida, R. DeBoer, Overmars
A disposizione: Grim, Dani, Van der Bergh
Allenatore: Louis van Gaal

Arbitro: K.M. Nielsen (Danimarca)
Amonizioni: Vieri (J), 43' Bogarde (A)



Lippi; mai stanchi di vincere 
Umberto Agnelli: umiltà e grinta i segreti 

TORINO. Non riesce a battere la Juventus nemmeno stavolta. E quello di Van Gaal resta un desiderio inappagato. Anche ieri sera è uscito dal campo con la schiena curva e lo sguardo torvo. E Marcello Lippi, antagonista di tante schermaglie dialettiche, neppure dopo la quarta lezione impartita al suo collega olandese vive di eccessi. La misura è la sua forza, come quella di saper inoculare nella sua «équipe delle grandi imprese» un'intensità straordinaria. 

«Noi non diamo lezioni a nessuno - esordisce il tecnico bianconero con la serietà di chi non infierisce -. Non ci interessa sentirci dire che siamo i dittatori in Europa. Noi vogliamo vincere e basta. L'intensità con cui si esprimono, ormai da tempo, i miei ragazzi dipende dall'ottima levatura tecnica di cui sono dotati, ma soprattutto dalle inesauribili virtù morali. Insomma, ogni nostro successo è figlio del consorzio, della voglia di aiutarci tutti, il sottoscritto compreso. Una mentalità che ci portiamo dietro stagione dopo stagione. Detto ciò, vado a gioire per questa seconda finale consecutiva che mi permette di tenere compagnia, con orgoglio, a tanti allenatori che hanno vinto coppe e scudetti, con la prospettiva di continuare, sia in campo nazionale che in quello europeo». 

Il risultato dell'altra semifinale è accolto da Lippi quasi con stupore, ma non con perplessità: 

«Mi aspettavo di più dal Manchester, l'ho visto contro il Liverpool e mi ha fatto una grossa impressione. Ciò conferma, comunque, che il Borussia è una squadra fortissima, altrimenti in una finale di Champions League non sarebbe arrivata. Ed affrontarlo a Monaco non sarà un handicap per noi. Non si gioca a Dortmund e lo stadio sarà diviso in due fette, una ci apparterrà sicuramente». 

Dopodiché Marcello passa ad analizzare i primi 20' del match: 

«Eravamo un po' tesi e contratti per via della nuova impostazione data alla squadra a causa dei tanti indisponibili. Ho utilizzato Tacchinardi in mezzo perché nei settori esterni dovevo bloccare Babangida e Overmars, con Iuliano e Ferrara, senza snaturare più di un reparto. Poi Di Livio è passato nella zona opposta perché Bogarde ci creava qualche difficoltà. E tutto è finito in gloria, anche perché dopo il gol Lombardo ha preso coraggio». 

E Van Gaal l'antipatico, l'arrogante, il presuntuoso (lo ammettono gli stessi olandesi)? Entra in sala stampa con il volto più cupo di una notte tempestosa. Ma alla fine riconosce che 

«nostri errori a parte, in attacco e in difesa in occasione del primo gol, è impressionante la forza fisica di questa Juve. È un piacere vederla giocare con tanto vigore ed intelligenza. E poi ha il lusso di avere nelle sue file un tipo straordinario come Zidane». 

Bontà sua. Lodi alla Juve erano piovute in precedenza dall'affollatissima tribuna vip: notati tra gli altri Chechi e Di Pietro, Sacchi ed Ericksson, Ivic e Cruyff. Mancava l'avvocato Giovanni Agnelli, impegnato a cena con Kissinger. Presente, e soddisfattissimo, il fratello Umberto: 

«Una Juve davvero intelligente. Umile e grintosa. Questa è una squadra che quando c'è da combattere non si tira mai indietro. E il merito è soprattutto di Lippi». 

Angelo Caroli 
tratto da: La Stampa 24 aprile 1997




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La Stampa 24 Aprile 1997

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La Stampa 24 Aprile 1997

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lunedì 6 aprile 2026

6 Aprile 1997: Milan - Juventus

È il 6 aprile 1997 e MilanJuventus si sfidano nella nona Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juventus è campione d'Europa in carica mentre il Milan è la squadra scudettata . A fine campionato i bianconeri saranno incoronati ancora Campioni d'Italia (sarà la ventiquattresima volta) mentre i rossoneri saranno distanti anni luce (ben ventitré punti) dai pluridecorati scudieri di Marcello Lippi.

Gara Storica, tutta da gustare!

Buona Visione!

 


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Campionato di Serie A 1996-1997 - 9 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 6 aprile 1997 ore 20.30
MILAN-JUVENTUS 1-6
MARCATORI: Jugovic 19, Zidane rigore 32, Jugovic 50, Vieri C. 71, Amoruso 73, Simone 75, Vieri C. 81

MILAN: Rossi S., Reiziger, Vierchowod, Baresi F., Maldini P., Savicevic, Desailly (Tassotti 81), Boban, Blomqvist (Baggio R. 60), Dugarry, Simone
Allenatore: Arrigo Sacchi

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini (Pessotto 74), Ferrara C., Iuliano, Dimas, Di Livio, Tacchinardi, Zidane (Lombardo 75), Jugovic, Boksic (Amoruso 39), Vieri C.
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Braschi


Il 6 aprile 1997 si assiste a una delle più clamorose goleade del calcio recente. A San Siro la Juventus di Marcello Lippi umilia il Milan di Arrigo Sacchi vincendo 6-1. Jugovic apre le danze, poi un rigore di Zidane porta le due squadre all'intervallo sul 2-0. Nella ripresa i bianconeri dilagano: ancora Jugovic, due volte Vieri e Amoruso mentre il gol di Marco Simone serve solo a rendere meno pesante il passivo. La Juve vincerà il campionato mentre per il Milan è il punto più basso di una stagione già fallimentare, che si chiuderà con l'undicesimo posto in classifica.

tratto da 6 aprile 1997, la Juventus umilia il Milan a San Siro: 6-1 



Il Milan sbatte contro la sicurezza di Peruzzi, la Juventus ne approfitta 
Jugovic dà inizio alla fiera del gol 
E San Siro insorge: Berlusconi, manda via Sacchi 

In attesa di concedere la rivincita all'Ajax, la Juventus prende a pallettoni il Milan di Arrigo Sacchi, rovesciandogli addosso un memorabile e mortificante sei a uno. Un altro passo, e che passo, verso il ventiquattresimo scudetto. La partita, quella, esiste per un tempo, quando il Milan sembra più spigliato degli avversari e Peruzzi, strepitoso, allontana la minaccia del pareggio (in quei frangenti, paradossalmente, neppure scandaloso: ma solo in quei frangenti). Alla distanza, in compenso, il Milan crolla di testa e di gambe, e la Juve lo raccoglie con il cucchiaino. Una mattanza. Povero Sacchi. 

Quando si lascia Baggio in panchina e ci si sfracella in questo modo, così umiliante, è difficile che il principale non prenda provvedimenti. Stiamo parlando di Berlusconi. Milan più aggressivo all'inizio: non è una burla. Quel poco che succede, succede tutto dalle parti di Dimas: Savicevic gli ancheggia sul tronco, imbeccando ora Dugarry ora Simone. La Juve non cavalca gli eventi: li aspetta, anche troppo. Il popolo ruggisce. Sacchi non può disporre di Weah, Albertini, Costacurta, Davids e Ambrosini. A Lippi mancano Del Piero, Deschamps, Conte, Montero, Padovano e Torricelli. Difese alte, squadre corte. Di Dimas e Savicevic abbiamo detto. Ferrara e Iuliano stringono su Dugarry e Simone. Porrini chiude a destra, spalleggiato da Di Livio, là dove transitano Blomqvist e, qualche volta, Maldini. Tacchinardi sbircia Boban, Zidane si destreggia nel settore di Desailly. Il pallido Reiziger patisce le ronde di Jugovic, mentre Baresi e Vierchowod presidiano i sentieri battuti da Vieri e Boksic. 

Il Milan gioca, la Juve lo punta. Le azioni si intrecciano: 13', Dugarry-Savicevic-Simone, sventa Ferrara, allo spasimo; 14', Vieri sfrutta un bel movimento di Boksic e saetta a lil di montante. Bottiglia in campo, signorile omaggio degli ultra juventini. Improvviso, al 19', il gol di Madama. L'azione si sviluppa sul centro-destra: Vieri, servito da Porrini, si beve Baresi e stanga, Rossi ribatte, ma giusto sul piatto destro di Jugovic. A questo punto, entra in scena Peruzzi. Splendido, al 23', il volo con il quale corregge sopra la traversa un'incornata a spiovere di Dugarry, stimolato da Desailly. Due minuti, ed eccolo opporsi, marziale, a un'azionissima SavicevicBlomqvist-Simone, a testimonianza di come sia il Milan, ora più che mai, a fare la partita. Boban si procura tre punizioni dal limite, ma soltanto la prima disturba Peruzzi. Così, alla mezz'ora, ci scappa addirittura il l'addoppio. Un fortunoso rimpallo su tiro di Jugovic smarca Boksic a tu per tu con Rossi, in posizione regolare per sette miserabili centimetri. Maldini, sorpreso, lo aggancia da dietro. Rigore netto, e Braschi, consultatosi con il guardalinee, fuorigioco sì fuorigioco no? Lo decreta. E Zidane lo trasforma, malgrado il gran balzo del portiere. I berlusconiani schiumano di rabbia. Perso per perso, si sporgono dal davanzale e rischiano di cadere ancora: 33', Di Livio-Zidane, pericolo, e offside cervellotico; 36': contropiede di Vieri, brivido. La staffetta Boksic-Amoruso, determinata da un risentimento muscolare del croato, si colloca fra una staffilata di Desailly e una percussione di Savicevic, entrambe catturate da Peruzzi (non senza, nel secondo caso, il sospetto di un penalty). L'ansia del Milan. La serenità della Juve. 

Ne è specchio fedele il terzo gol, che Jugovic raccoglie in apertura di ripresa, al 5', su suggerimento di Amoruso, non prima di essersi scrollato di dosso Reiziger. Rossi, già protagonista di un pasticcio con Baresi, si corica in ritardo. Vierchowod lo manda a quel paese. Roberto Baggio-Roberto Baggio, la gente milanista insorge. È il 15', quando Arrigo, insultato dai curvaioli, si arrende: dentro il Codino, fuori Blomqvist. Boban divora un'occasione colossale, poi riprende la sfida Milan-Peruzzi, grande su Baggio e su Dugarry, nonnaie con Simone. Ma ormai il Milan è un guscio vuoto, un'armata allo sbando. La Signora straripa: 26', a segno Vieri, su lancio di Tacchinardi; 28', tocca ad Amoruso, dopo una respinta di Rossi su Jugovic. Pessotto e Lombardo avvicendano Porrini e Zidane. È di Simone, con una fucilata dalla lunetta, la rete della staffa. L'ultima, ingenerosa, raffica è di Vieri, sollecitato da Jugovic. L'ingresso di Tassotti, 37 anni, al posto di Desailly è il manifesto della partita, della resa, di tutto. Nel celebrare la Juve, San Siro si schiera: Silvio, manda via Sacchi. 

Roberto Beccantini

Le Pagelle Bianconere

Peruzzi 8 - Ne ha passate tante, ma le difficoltà l'hanno aiutato a crescere con intelligenza. A 27 anni Peruzzi è un portiere che si muove con l'intuito del veterano, è potente, è formidabile nelle uscite basse e tra i pali. Appare davvero fenomenale. Nega il Gol a Dugarry di testa, a Simone da due passi a Savicevic (mano sul piede?), fa un miracolo su Baggio e se perde l'imbattibilità è perché la partita è ormai allo svacco.

Porrini 7 - L'unico milanese della Juve, uno dei due in campo, l'altro è Maldini. Dopo un'intervista impietosa sui difetti dell'Arrigo («Non mi piace perché è falso»), ogni suo sbaglio avrebbe potuto indurre Sacchi al sorriso: il che non avviene per mancanza di errori visibili. Chiude bene su Blomqvist e Dugarry ed è prezioso nell'azione dell'I-0 con l'assist a Vieri. Sai che risate con l'Arrigo. 
(Dal 29' St Pessotto sv). 

Ferrara 7 - La Fifa, convocandolo per la formazione mondiale che in estate giocherà in Oriente, ha sancito la sua statue di fuoriclasse della difesa. Gli riescono i contrasti con grande facilità, battaglia nelle mischie che nel primo tempo si accendono davanti a Peruzzi: è semplice ed essenziale, anche senza l'appoggio di Montero, rende saldo il cuore della difesa bianconera, che balbetta soltanto in avvio. 

Iuliano 6,5 - Gioca meglio al centro e lo si sapeva, anche se gli inserimenti dalla destra di Savicevic lo mettono in difficoltà perché dovrebbe fermare il montenegrino e nello stesso tempo occuparsi anche di Simone (che per fortuna della Juventus si ferma da sé), Iuliano è un difensore attento, ha buon fisico e piedi non marmorei, aumentando l'esperienza può costituire davvero il futuro della squadra bianconera.

Dimas 6 - Se le migliori azioni del Milan nel corso del primo tempo si producono sulla sinistra juventina non è soltanto perché da quella parte c'è Savicevic. Il portoghese pasticcia assai nel tocco e qualche volta viene pescato fuori posizione, insomma, la cosa migliore è un tiro che si stampa a un metro dalla porta a 123 km all'ora, record della gara. Nella ripresa la partita ovviamente è tutta in discesa.

Di Livio 6,5 - Ha una giocata bellissima sul 2-0, un pallonetto che scavalca tutta l'estrema linea milanista e si deposita sul piede di Zidane, smarcatissimo. Davvero una gran finezza. Smettiamola di chiamarlo Soldatino, se anche nei periodi in cui non è al massimo della forma per il troppo correre dell'annata non patisce Maldini e presidia bene la fascia. E la Juve deve salvaguardarlo dalle solite voci di mercato.

Zidane 7 - Non segnava da 4 mesi ed è tornato al gol su rigore assai arrischiato, perché Rossi lo intuisce. La sua rete vera sarebbe quella che realizza poco dopo il 30' e gli annullano per fuorigioco dubbio: ma la sua prestazione trascende i gol fatti o da fare, Zizou nella notte di Milano amministra con saggezza il gioco bianconero e si nota persino nei contrasti. Desailly lo patisce. 
(Dal 30' st. Lombardo sv.

Tacchinardi 6,5 - Non ha l'assatanamento di Deschamps che falcia il campo con le entrate basse, tuttavia centra contro Boban un'altra partita positiva che lo rilancia discretamente per il futuro. Gioca soprattutto da distruttore delle trame milaniste, ma se ritrova le sicurezze può anche migliorare in fase di costruzione perché ha buona visione di gioco, come dimostra in occasione dell'assist a Vieri che poi sigla il 4-0. 

Jugovic 8 - Un gol, il tiro che determina l'azione del secondo, un altro gol dopo aver scherzato con Reiziger, poi si concede una sosta sul 4-0 e scaglia un'altra sberla che agevola il gol di Amoruso e passa a Vieri la palla del 6-1. Quando vuole sa essere decisivo se poi lo affronta Reiziger... Aveva detto che in questa stagione gli mancava il gol, una serata come questa lo ripaga anche di quel piccolo cruccio.

Boksic 6,5 - A San Siro ha giocato dieci minuti con l'Inter, ieri ne ha fatti meno di quaranta perché non ha accusato un risentimento all'inguine sinistro. Buon movimento, apre spazi a Vieri e si procura il rigore, anche se i maligni pensano che Maldini sia stato ingenuo ad atterrarlo: di solito quando tira Boksic non fa danni. 
(Dal 39" pt Amoruso 7: elegante l'apertura a Jugovic per il 3-0 e poi segna.) La conferma che c'è.

Vieri 7,6 - Il momento d'oro prosegue, con questi due gol maramaldi e una prestazione sempre pericolosa perché si getta negli spazi con coraggio ed è determinante anche nell'azione che sblocca la partita. Il giocare sempre gli ha dato il ritmo e la sicurezza, la Nazionale, inoltre, gli ha donato anche l'entusiasmo. Rende 15 anni a Vierchowod e 14 a Baresi. Ma chi ha detto che la giovinezza è un handicap?

Lippi 8 - I molti complimenti dell'Arrigo non lo hanno confuso perché Lippi, che ha solida esperienza, sa che certe cose talvolta si dicono per mettere le mani avanti. Gli mancano 6 uomini, non ci bada. Esce da trionfatore, con un 1º tempo persino benevolo con la Juve ma con una partita che distrugge l'avversario di sempre: match tosto, gagliardo, furbo e sicuro, com'è diventata la Juve in questi suoi anni.

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 7 aprile 1997

 



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giovedì 5 marzo 2026

5 Marzo 1997: Rosenborg - Juventus

È il 5 marzo 1997 e Rosenborg e Juventus si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale della UEFA Champions League 1996-97 al 'Lerkendal Stadion' di Trondheim (Norvegia).

La Juventus è Campione d'Europa in carica mentre gli scandinavi vivono il loro periodo d'oro storico. 

Alla fine della competizione i nostri raggiungeranno l'ennesima finale, salvo poi perdere una gara incredibile contro il Borussia Dortmund per 1-3 a Monaco di Baviera.

Buona Visione!



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Stagione 1996-1997 - Champions League - Quarti, andata
Trondheim - Lerkendal Stadion
mercoledì 5 marzo 1997 ore 20:30 
ROSENBORG-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Soltvedt 51, Vieri C. 52

ROSENBORG: Jamtfall, Bergdoelmo, Hoeftun, Stensaas, Strand, Skammelsrud, Heggem, Hjelde, Soltvedt, Rushfeldt (Brattbakk 68), Jakobsen (Bragstad 87)
A disposizione: Odegaard, Soerli, Fjoertoft
Allenatore: Nils Arne Eggen

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Iuliano, Ferrara C., Montero P., Torricelli, Di Livio, Deschamps (Tacchinardi 82), Zidane, Jugovic, Vieri C., Padovano (Amoruso 61)
A disposizione: Rampulla, Porrini, Lombardo
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Batta (Francia)
AMMONIZIONI: Iuliano 63 (Juventus)




Buon pareggio della squadra di Lippi in casa dei norvegesi nel match d'andata dei quarti
Juve, basta Vieri contro i killer del Milan
Segna il Rosenborg, ma la paura dura soltanto un minuto


Un pareggio è una lezione, ancora più utile. Non è la Juventus il gregge svogliato che si lascia portare a spasso dai piccoli grandi uomini del Rosenborg. No, non è lei. Salvato il risultato, che vale comunque mezza semifinale, tanto vale nascondere il resto, tutto il resto, senza però dimenticarlo. I gol di Soltvedt e Vieri, sintesi di un minuto di fuoco, appartengono a un altro mando, a un altro sogno (dopo il Milan...) Un gruppo stranamente sgonfio e superficiale, ecco l'ultima versione di Madama. Sarà anche vero che non si può andare sempre a cento all'ora, ma questa volta la squadra di Lippi ha rischiato di finire fuori strada per l'eccesso opposto e, per giunta, su uno dei tratti meno impervi.

La Juventus e la partita non si incontrano mai. L'inseguimento è lungo, tribolato, grottesco. Comincia subito, e male, da un liscio di Ferrara su cross di Jakobsen. Disturbato da Peruzzi, Soltvedt alza sopra la traversa, divorando l'occasione della vita. Il Rosenborg ci mette i muscoli, il cuore. E Nils Arne Eggen, il suo allenatore, lo distribuisce per il campo come meglio non potrebbe: difesa raccolta da destra Bergdolso, Hjelde, Hoftun, Stensaasi, e tutti gli altri a far pressing e muro, Strand e Heggem dal settore di Jugovic e Iuliano, Skammelrud e Soltvedt a ridosso di Zidane e Deschamps. Da pivot d'attacco funge l'allampanato Rushfeldt, uno dei nuovi, preso in consegna, a turno, da Montero e Ferrara. Padovano si nasconde dietro Hoftun, Vieri tira da tutte le posizioni, nano Jakobsen, in agguato sulla sinistra, spreme Torricelli e disturba persino Di Livio, maniche corte e piglio garibaldino.

Lippi è sempre in piedi, gli occhi di bragia, il tono assai poco incline all'indulgenza. Non trova, Madama, né l'allegria né lo spazio. Soffre l'impetuoso sferragliare dei rivali, le cui risorse agonistiche sovrastano di gran lunga le miniere tecniche. L'alibi del terreno, non certo una vellutata moquette, ci sembra francamente risibile. La Juve, nel primo tempo, non costruisce che due azioni alla sua altezza: al 20', Zidane-Jugovic-Zidane, gran parata di Jamtfall, e al 35', da Zidane a Jugovic, con il serbo che ciabatta dalla lunetta.

Il Rosenborg, tre angoli consecutivi, non si limita a seminare reticolati. Appena può, si butta sotto. Come, per esempio, in apertura di ripresa, subito dopo una stoccata di Ferrara, in mischia. La manovra juventina difetta di ordine e di grinta. Il gol che sblocca il risultato scaturisce dall'ennesimo corner, al 6'. La bolgia dantesca che si accende davanti a Peruzzi (rimpalli, traversa di Rushfeldt, carambole) trova nella capoccia di Soltvedt il terminale decisivo. Se non crede ai suoi occhi la gente di Trondheim, figurarsi Madama. Per un attimo, eccola farsi orco. Cross di Di Livio, testa di Vieri, palla nel sette. Un sogno lungo un minuto, non importa: a Trondheim sono felici così.

La Juve torna subito a cuccia. Amoruso avvicenda Padovano, una tenera ombra. Strand scivola via a Iuliano e stanga a pelo d'erba: Peruzzi si accartoccia, e sventa. Potesse, Lippi li sbranerebbe tutti. Non esce fuoco dalle narici miliardarie dei suoi pupilli ingessati, ma fumo ordinario, banale nebbia. La contesa è di una bruttezza unica. I norvegesi corrono, corrono, corrono. La Juve pensa all'Inter, è svagata, non si aspettava tappeti di rose, ma neppure queste spine, questi chiodi. Brattbakk rimpiazza Rushfeldt, il Rosenborg continua a sporgersi, Iuliano balla a sinistra, Deschamps e Zidane non riescono a garantire geometrie, profondità. Ci si muove poco, e non sempre in sincronia. Montero rimedia a più di una situazione scabrosa.

Si procede per ribaltoni e scarabocchi. La partita, la Juve potrebbe addirittura vincerla, al 34', ma Jamtfall è bravo a opporsi al destro di Vieri, sguinzagliato dall'altalenante Zidane. Fuori Deschamps, dentro Tacchinardi. Ormai non ce n'è più per nessuno. Bragstad, da respiro a Bergdolmo. Applausi. Canti. Lo scialbo 1-1 della Juve si colloca, numericamente, a metà strada fra il brillante 4-1 del Milan di Tabarez e il clamoroso 1-2 del Milan di Sacchi. Ma a differenza degli altri varrà, probabilmente, la qualificazione.

Roberto Beccantini







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