Visualizzazione post con etichetta 1996-97. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1996-97. Mostra tutti i post

giovedì 5 marzo 2026

5 Marzo 1997: Rosenborg - Juventus

È il 5 marzo 1997 e Rosenborg e Juventus si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale della UEFA Champions League 1996-97 al 'Lerkendal Stadion' di Trondheim (Norvegia).

La Juventus è Campione d'Europa in carica mentre gli scandinavi vivono il loro periodo d'oro storico. 

Alla fine della competizione i nostri raggiungeranno l'ennesima finale, salvo poi perdere una gara incredibile contro il Borussia Dortmund per 1-3 a Monaco di Baviera.

Buona Visione!



rosenborg





Stagione 1996-1997 - Champions League - Quarti, andata
Trondheim - Lerkendal Stadion
mercoledì 5 marzo 1997 ore 20:30 
ROSENBORG-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Soltvedt 51, Vieri C. 52

ROSENBORG: Jamtfall, Bergdoelmo, Hoeftun, Stensaas, Strand, Skammelsrud, Heggem, Hjelde, Soltvedt, Rushfeldt (Brattbakk 68), Jakobsen (Bragstad 87)
A disposizione: Odegaard, Soerli, Fjoertoft
Allenatore: Nils Arne Eggen

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Iuliano, Ferrara C., Montero P., Torricelli, Di Livio, Deschamps (Tacchinardi 82), Zidane, Jugovic, Vieri C., Padovano (Amoruso 61)
A disposizione: Rampulla, Porrini, Lombardo
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Batta (Francia)
AMMONIZIONI: Iuliano 63 (Juventus)




Buon pareggio della squadra di Lippi in casa dei norvegesi nel match d'andata dei quarti
Juve, basta Vieri contro i killer del Milan
Segna il Rosenborg, ma la paura dura soltanto un minuto


Un pareggio è una lezione, ancora più utile. Non è la Juventus il gregge svogliato che si lascia portare a spasso dai piccoli grandi uomini del Rosenborg. No, non è lei. Salvato il risultato, che vale comunque mezza semifinale, tanto vale nascondere il resto, tutto il resto, senza però dimenticarlo. I gol di Soltvedt e Vieri, sintesi di un minuto di fuoco, appartengono a un altro mando, a un altro sogno (dopo il Milan...) Un gruppo stranamente sgonfio e superficiale, ecco l'ultima versione di Madama. Sarà anche vero che non si può andare sempre a cento all'ora, ma questa volta la squadra di Lippi ha rischiato di finire fuori strada per l'eccesso opposto e, per giunta, su uno dei tratti meno impervi.

La Juventus e la partita non si incontrano mai. L'inseguimento è lungo, tribolato, grottesco. Comincia subito, e male, da un liscio di Ferrara su cross di Jakobsen. Disturbato da Peruzzi, Soltvedt alza sopra la traversa, divorando l'occasione della vita. Il Rosenborg ci mette i muscoli, il cuore. E Nils Arne Eggen, il suo allenatore, lo distribuisce per il campo come meglio non potrebbe: difesa raccolta da destra Bergdolso, Hjelde, Hoftun, Stensaasi, e tutti gli altri a far pressing e muro, Strand e Heggem dal settore di Jugovic e Iuliano, Skammelrud e Soltvedt a ridosso di Zidane e Deschamps. Da pivot d'attacco funge l'allampanato Rushfeldt, uno dei nuovi, preso in consegna, a turno, da Montero e Ferrara. Padovano si nasconde dietro Hoftun, Vieri tira da tutte le posizioni, nano Jakobsen, in agguato sulla sinistra, spreme Torricelli e disturba persino Di Livio, maniche corte e piglio garibaldino.

Lippi è sempre in piedi, gli occhi di bragia, il tono assai poco incline all'indulgenza. Non trova, Madama, né l'allegria né lo spazio. Soffre l'impetuoso sferragliare dei rivali, le cui risorse agonistiche sovrastano di gran lunga le miniere tecniche. L'alibi del terreno, non certo una vellutata moquette, ci sembra francamente risibile. La Juve, nel primo tempo, non costruisce che due azioni alla sua altezza: al 20', Zidane-Jugovic-Zidane, gran parata di Jamtfall, e al 35', da Zidane a Jugovic, con il serbo che ciabatta dalla lunetta.

Il Rosenborg, tre angoli consecutivi, non si limita a seminare reticolati. Appena può, si butta sotto. Come, per esempio, in apertura di ripresa, subito dopo una stoccata di Ferrara, in mischia. La manovra juventina difetta di ordine e di grinta. Il gol che sblocca il risultato scaturisce dall'ennesimo corner, al 6'. La bolgia dantesca che si accende davanti a Peruzzi (rimpalli, traversa di Rushfeldt, carambole) trova nella capoccia di Soltvedt il terminale decisivo. Se non crede ai suoi occhi la gente di Trondheim, figurarsi Madama. Per un attimo, eccola farsi orco. Cross di Di Livio, testa di Vieri, palla nel sette. Un sogno lungo un minuto, non importa: a Trondheim sono felici così.

La Juve torna subito a cuccia. Amoruso avvicenda Padovano, una tenera ombra. Strand scivola via a Iuliano e stanga a pelo d'erba: Peruzzi si accartoccia, e sventa. Potesse, Lippi li sbranerebbe tutti. Non esce fuoco dalle narici miliardarie dei suoi pupilli ingessati, ma fumo ordinario, banale nebbia. La contesa è di una bruttezza unica. I norvegesi corrono, corrono, corrono. La Juve pensa all'Inter, è svagata, non si aspettava tappeti di rose, ma neppure queste spine, questi chiodi. Brattbakk rimpiazza Rushfeldt, il Rosenborg continua a sporgersi, Iuliano balla a sinistra, Deschamps e Zidane non riescono a garantire geometrie, profondità. Ci si muove poco, e non sempre in sincronia. Montero rimedia a più di una situazione scabrosa.

Si procede per ribaltoni e scarabocchi. La partita, la Juve potrebbe addirittura vincerla, al 34', ma Jamtfall è bravo a opporsi al destro di Vieri, sguinzagliato dall'altalenante Zidane. Fuori Deschamps, dentro Tacchinardi. Ormai non ce n'è più per nessuno. Bragstad, da respiro a Bergdolmo. Applausi. Canti. Lo scialbo 1-1 della Juve si colloca, numericamente, a metà strada fra il brillante 4-1 del Milan di Tabarez e il clamoroso 1-2 del Milan di Sacchi. Ma a differenza degli altri varrà, probabilmente, la qualificazione.

Roberto Beccantini







juventus

rosenborg

juventus

goal

rosenborg

programme

ticket

rosenborg

rosenborg

juve

maglie






lunedì 2 febbraio 2026

2 Febbraio 1997: Cagliari - Juventus

É il 2 Febbraio 1996 e Cagliari Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

La Juventus é Campione d'Europa in carica mentre il Cagliari lotta sempre per non scendere fra i cadetti. 

A fine campionato i bianconeri saranno incoronati ancora Campioni d'Italia (sará la ventiquattresima volta) mentre gli isolani terminano la propria stagione in quart'ultima posizione, troppo in basso per evitare la retrocessione.

Buona Visione! 



cagliari


Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 2 ritorno
Cagliari - Stadio Sant'Elia
domenica 2 febbraio 1997 ore 14:30 
CAGLIARI-JUVENTUS 0-0

CAGLIARI: Sterchele, Pancaro, Villa, Minotti, Scugugia, Bettarini (Dario Silva 46), Muzzi (Loenstrup 90+3), Berretta, Sanna, O'Neill, Tovalieri (Cozza 85)
A disposizione: Abate, Tinkler, Taccola, Bressan
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Porrini, Ferrara C., Montero P., Torricelli, Di Livio, Deschamps, Zidane, Jugovic, Del Piero (Vieri C. 80), Padovano (Amoruso 69)
A disposizione: Rampulla, Pessotto G., Iuliano, Lombardo, Tacchinardi
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Boggi
AMMONIZIONI: Tovalieri, Minotti, O'Neill (Cagliari)
ESPULSIONI: Montero P. 35 (Juventus)




Le barricate del Cagliari fermano la Juventus, in dieci dal 34' per l'espulsione di Montero 
Una dolce Signora ritira gli artigli 
Del Piero scompare subito, il più vivace è Di Livio
 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO 

Partite come questa, sono foglie che il vento nasconde al cuore della gente e, per fortuna, trascina alla periferia estrema della memoria. Il Cagliari non ha coraggio, la Juventus è troppo dolce. Il pareggio che riassume il polveroso sferragliare delle squadre, altro non è che la logica conseguenza di una contesa avara e sordida, orientata da un paradosso di fondo: il Cagliari gioca meglio in undici contro undici; Madama, dopo l'espulsione di Montero. 

Raccontare sfumature è un esercizio precario. Scottato da ardenti tizzoni, Mazzone si cautela, sfoderando un 5-4-1 che ha in Minotti il libero, Villa e Scugugia i carabinieri deputati alla guardia di Del Piero e Padovano, Pancaro e Bettarini i lembi esterni di una coperta super-imbottita. Una sola punta, Tovalieri. E tutti gli altri, da Muzzi a Berretta, da Sanna a O'Neill, a ostruire valichi e seminare mine sui sentieri di Jugovic, Zidane, Deschamps e Di Livio. La Juve si offre con una sicumera per lo meno discutibile. Non morde, non aggredisce, si sposta in branco. Languida e fredda come i capezzoli di una strega. Spalle alla porta, Del Piero scompare subito, Padovano quasi. Spazi intasati e ritmo mieloso creano grossolani ingorghi, anche perché sono pochi i giovanotti che si smarcano o hanno la fiamma ossidrica di un Boksic. Non sarà facile, visto com'è arroccato il Cagliari, ma tanto valeva provarci con un po' più di spavalderia. 

Il primo tempo di Pancaro e Muzzi merita l'applauso. Il Cagliari imperversa sul fianco sinistro della Juve, là dove un incerto Porrmi, precettato d'urgenza al posto del febbricitante Pessotto, e uno svagato Jugovic patiscono gli uno-due, stretti e ficcanti, che portano Muzzi, Pancaro e O'Neill, quando si allarga, a pericolosi cross: e non a caso, su uno di questi, firmato dall'uruguagio, Tovalieri incorna a fil di palo. I campioni del Mondo gigioneggiano. Un lancio di Di Livio per Jugovic, anticipato da Sterchele, un assolo di Zidane, suggellato da uno scarabocchio, qualche rasoiata di Monterò a scavalcare il centro campo. Nient'altro. 

Cagliari e Juventus si annusano in sordina, senza stanarsi. E quando, al 34', Montero si fa espellere per fallo da ultimo uomo su Muzzi, l'arroganza tattica spinge Lippi a lasciare le cose così come sono, non un difensore in più e un attaccante in meno come consigliano i sacri testi, ma il varo di un estemporaneo e temerario 3-4-2. Se il risultato ne frena la marcia, alla luce, soprattutto, dell'abbuffata della Sampdoria chez Arrigo, l'intreccio della ripresa ne conforterà l'ardire. 

Torricelli, Ferrara e Porrini stringono al centro. L'inesauribile Di Livio viene dirottato a sinistra, sulle orme di Muzzi, con Jugovic a destra. Mazzone richiama Bettarini e sguinzaglia Silva.

Una punta in più contro un avversario ridotto in dieci: elementare, Watson. Ma Silva è Silva, la parodia del bomber. Piuttosto, nei panni di don Carlo, avremmo lasciato Pancaro dov'era, a destra. Il dirottamento sul versante opposto si risolve in un colpo di freno, e non di frusta. Il secondo tempo è noioso e velleitario. Del Piero e Padovano sono soffocati. Zidane, ogni tanto, alza la testa. La Juve controlla le operazioni con un agio fin lì sconosciuto. Attenzione, però: tiri nello specchio, zero; emozioni, idem. Le staffette tra Padovano e Amoruso, e fra Del Piero e Vieri, seguono il mesto corso degli eventi. Di Livio e Deschamps non tollerano intrusi. La Juve non può sempre andare ai cento all'ora: e quando non ci va, per un motivo o per l'altro, eccola costretta a scendere a patti. Il Cagliari se ne infischia delle lingue di fuoco che sprigionano dalla sua terrificante classifica, e si adegua alle paciose scaramucce. 

La palla buona capita, in flagrante contropiede, proprio a Silva: il meno indicato, il più imbranato. Gli ingressi di Cozza e Lonstrup sanno di drittate rubasecondi. Sembra, la Juve, un gattone sazio dei tanti topi divorati. Un gattone che fa la siesta, e non una tigre in agguato, famelica, onnivora. Quanto basta per far paura ai tremebondi soldatini di Mazzone, ma non ai fieri e implacabili corsari di Eriksson. 


STERCHELE 6,5. Si guadagna la pagnotta nascondendo per ben due volte la porta all'arrembante Jugovic. 
PANCARO 6,5. Nel primo tempo, sembra un intercity. Nel secondo, un «locale». Anche perché Mazzone lo trasferisce da destra a sinistra. 
VILLA 6,5. Si occupa, a turno, di Del Piero e Padovano, Vieri e Amoruso. Li limita entrambi, in capo a un'opposizione molto «inglese». 
MINOTTI 6. Ora in linea, ora staccato, un libero concreto e malizioso. 
SCUGUGIA 6. Dalla fitta boscaglia che è la difesa del Cagliari, emerge il suo ruvido machete. Del Piero, Padovano: non è giornata. 
BETTARINI 5,5. Al guinzaglio di Di Livio, il migliore della Juve. 
(Dal 1' st Silva 4. Doveva essere l'uomo in più. Doveva). 
MUZZI 7. La Juventus lo eccita. Gioca a tutto campo e sfodera una partitona. Procura anche l'espulsione di Montero. Soltanto Di Livio, nel finale, riesce a placarne l'impeto. 
(Dal 48' st Loenstrup sv. Giusto un assaggino). 
BERRETTA 6. Tiene d'occhio Zidane, dà una mano sulla fascia. Prezioso. 
SANNA 6. Non è facile sradicare palloni dalle fauci di Deschamps Ci prova, e, ogni tanto, ci riesce. 
O'NEILL 6,5. Sprazzi ardenti, inclusa una morbida parabola per la testa di Tovalieri. Impari a essere più continuo. 
TOVALIERI 5. Una velenosissima incornata, e stop. Troppo poco, per un Cobra. 
(Dal 40' st Cozza sv. Aderisce di buon grado all'armistizio). 

 

PERUZZI 6. Visto che gli avversari non lo stuzzicano, si diverte a fare il libero: di testa, di piede. Una pacchia. 
TORRICELLI 6. Esterno destro, diligente e, qui e là, provvidenziale. 
FERRARA 6. Lo sculettante Tovalieri ne mette a durissima prova nervi e tentacoli. Così così. 
MONTERO 5. Aveva cominciato con apprezzabile vigore. Sorpreso da Muzzi (ma non solo lui: anche Ferrara e Torricelli), non si fida di Peruzzi e si immola di persona. 
PORRINI 5,5. Sostituisce Pessotto, afflitto da problemi intestinali. La fascia sinistra non è il suo pane. Soffre le accelerate di Pancaro. Meglio nella ripresa, quando slitta al centro. 
DI LIVIO 7. Il suo timbro e la sua duttilità lo segnalano fra i più incisivi. Un tempo a destra, l'altro a sinistra. Gran palla a Jugovic. E quando va su Muzzi, Muzzi stacca la spina. 
DESCHAMPS 6,5. Non sempre ispirato, ma sempre roccioso. 
ZIDANE 6,5. Alterna tocchi felpati e sapienti a momenti di sommo impaccio. Il francese crea e spreca un'occasione di rara bellezza. Non al massimo, ma quasi mai al minimo. 
JUGOVIC 6. A sinistra, poi a destra. E' il solo juventino a presentarsi davanti a Sterchele. 
PADOVANO 5. Accerchiato e soverchiato, non centra mai la porta. E per una volta, più che Gabetto, ricorda Geppetto. 
(Dal 24' st Amoruso sv. Segue la corrente, senza lampi). 
DEL PIERO 4,5. Vuole il Pallone d'Oro? Pedali. Non ci siamo. 
(Dal 36' st Vieri sv. Fa il pivot, a fuochi spenti).


L'arbitro BOGGI 6,5. Il cartellino rosso che ha mostrato a Montero è ineccepibile. Per il resto, un po' fiscale, ma mai negligente.


Roberto Beccantini
brani tratti da
: La Stampa 3 febbraio 1997




alessandro

"La Juve Campione d'Europa e del Mondo si presentò al Sant'Elia contro un Cagliari impegnato in una disperata lotta per non retrocedere. Giovanni Trapattoni (doppio ex presente in tribuna) assegnò quel giorno la vittoria di partita e scudetto alla Juve, auspicando però un pareggio per l'amico Mazzone, tecnico dei rossoblù. E proprio il pareggio venne fuori. Montero si fece espellere nel primo tempo per fallo da ultimo uomo su Muzzi, lasciando i suoi in 10 per buona parte della gara. Una gara di grande sofferenza, con il Cagliari capace di contenere gli assalti bianconeri e di pungere in contropiede, sfiorando il gol in alcune occasioni. Anche la Juve andò vicina a segnare nonostante l'inferiorità, ma tanto Zidane, quanto Jugovic sprecarono malamente. A questi si aggiunsero anche Del Piero e Padovano veramente opachi e spenti. E così maturò lo 0-0 finale. La Juve non riuscì a scrollarsi Parma e Samp, cosa che riuscì comunque a realizzare a fine stagione conquistando lo scudetto numero 24, mentre il Cagliari non riuscì a mantenere la categoria scendendo in B."

tratto da: Pagina Facebook: Alé Goeba 


cagliari

cagliari

cagliari

cagliari

juventus

cagliari

juve

cagliari
 
juventus

maglie





lunedì 15 dicembre 2025

15 Dicembre 1996: Juventus - Verona

É il 15 Dicembre 1996 e Juventus e Verona si sfidano nella tredicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Video tratto dallo Juventus Official Youtube Channel.

La Juventus é Campione d'Europa in carica mentre i gialloblu veneti annaspano nelle retrovie della classifica . Con questa vittoria i bianconeri sono ad un passo dal diventare ancora Campioni d'Italia (sará la ventiquattresima volta). Il Verona a fine campionato non otterrá il traguardo da loro prefissato - la salvezza resterá una chimera e la retrocessione sará la dura realtá.

Buona Visione! 


juventus

 

Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 13 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 15 dicembre 1996 ore 14:30
JUVENTUS-VERONA 3-2
MARCATORI: Maniero 24, Maniero 44, Porrini 45+3, Del Piero rigore 64, Del Piero 72

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini, Ferrara C. (Iuliano 66), Tacchinardi, Torricelli, Lombardo (Vieri C. 35), Deschamps, Zidane, Di Livio, Del Piero, Padovano (Pessotto G. 82)
A disposizione: Rampulla, Trotta, Cingolani, Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

VERONA: Guardalben, Siviglia, Fattori, Baroni, Bacci, Ametrano (Orlandini 72), Giunta, Ficcadenti, Vanoli (Paganin A. 40), Maniero (De Vitis 76), Zanini
A disposizione: Landucci, Caverzan, Colucci, Manetti
Allenatore: Luigi Cagni

ARBITRO: Bonfrisco
AMMONIZIONI: Del Piero, Deschamps (Juventus); Vanoli, Siviglia, Bacci, Fattori (Verona)



IL PROTAGONISTA 
La prodezza-vittoria conferma il campione tra le stelle europee 
«Ora sogno un bel regalo» 
Alex: sarebbe uno splendido Natale 

TORINO. Provate a indovinare cosa chiederà Del Piero a Babbo Natale. Il giocatore che disegna nell'aria parabole impossibili, si attende il regalo più bello:

«Inutile negarlo, penso al Pallone d'Oro. Sono uno dei quattro candidati della Juve. Non ci perdo il sonno, ma un pensierino lo faccio».

 Evviva la sincerità. La sua attesa non sarà lunga. Fra sette giorni si apriranno le urne e Del Piero saprà se potrà trascorrere davvero un Natale speciale. Gol come quello di ieri potrebbero essere un'assicurazione contro le fregature, anche se le sorprese sono una caratteristica del premio che Vialli ha sempre snobbato perché 

«lo assegnano i giornalisti e non i tecnici». 

Infatti, dalla Germania arrivano indiscrezioni inquietanti. Si dice che tocchi a Sammer il trofeo di France Football davanti a Ronaldo e Shearer. Sembra un'amenità, a Del Piero scappa un sorriso ironico: 

«Sarebbe il colmo che dopo aver bocciato Baresi e Maldmi, proprio quest'anno premiassero un difensore». 

Non gli basterà l'investitura dell'Avvocato che almeno in questa faccenda ha poca voce in capitolo. Probabilmente non gli servirà neppure essere ritornato il campione che fa la differenza, perché durante l'anno ha perso occasioni importanti come l'Europeo. Anche se Del Piero pensa di non aver mai fatto perdere le proprie tracce. Con grande onestà fa capire che un Pallone d'Oro non allunga la vita: 

«E' un traguardo di prestigio, ma non mi assilla. Non è il primo obiettivo che ho. E poi magari facciamo delle ipotesi inutili perché è già tutto deciso. Io vivo con grande tranquillità questo momento, come sempre in cima ai miei pensieri c'è la Juve».

 Tre rigori trasformati in quattro giorni. Anche questa è una prodezza da non sottovalutare, perché conferma che il ragazzo ha un carattere di ferro. Ma è il gol che ha steso il Verona che resterà impresso nella memoria. L'anno scorso ne segnò tre identici in Champions League, l'ultimo al Rangers Glasgow il 18 ottobre. Prodezze d'autore che come tali non sono di ordinaria amministrazione. Ammette Del Piero: 

«Gol così non sono normali. Tutti si aspettano sempre da me la grande giocata, ma io dico che non è facile accontentare la gente come non è semplice calciare i rigori. Sono felice quando riesco ad essere protagonista e per fortuna da Manchester in poi devo dire che. mi è. riuscito spesso». 

Lippi si coccola il suo Fenomeno 

«Spero che questa rete gli dia nuova fiducia»

e festeggia le duecento panchine con una vittoria che non dimenticherà per i brividi gelidi che gli ha provocato: 

«Abbiamo pagato dazio non per le assenze, ma a causa dei mille impegni che abbiamo. C'è stato un calo di tensione generale, il Verona ne ha approfittato. E questo conferma come nel campionato italiano sia impossibile distrarsi». 

Lo conforta la 

"certezza di avere una Juve con gli attributi. Non era facile recuperare sotto di due gol. Il carattere è una delle doti di questa squadra, ma la fortuna ci ha dato una mano. Se Maniero avesse segnato il 3-1 non so come sarebbe finita". 

Il vantaggio aumenta, ma Lippi resta della sua opinione: 

«Sapete come la penso, non cambia nulla. E visto che abbiamo dimostrato di non essere robot, il pericolo di altre cadute deve farci stare allerta». 

Ferrara, uscito per una contrattura, non giocherà mercoledì in Coppa Italia contro l'Inter. Ma dopo lo 0-3 dell'andata, saranno in tanti a riposare. Non Deschamps che, squalificato, domenica non giocherà a Piacenza. Didier punge: 

«Una squadra da scudetto non può farsi mettere sotto così. Ma senza Boksic è un'altra musica». 

Fabio Vergnano




LE PAGELLE 
Zanini è il migliore 
Porrini inventa un super-gol alla brasiliana 

PERUZZI 6. Un po' sorpreso sul secondo gol, ma poteva immaginare una simile carambola? Ci sono giornate così: se si esprimesse sempre come a Udine sarebbe il più grande portiere di sempre. 
TORRICELLI 6. Tenta il recupero su Zanini sul primo gol, la palla gli filtra tra le gambe. Patisce lo svariare dell'ex ragazzo bianconero, si rifa nella ripresa. 
FERRARA 5,5. Forse non si sentiva a posto, come ha poi dimostrato l'infortunio alla coscia: sta di fatto che non lo vediamo aggredire Maniero con la ruggente efficacia delle ultime partite. 
(Dal 21'st luliano 6: in crescita, anche se lascia un po' sguarnita la sua zona). 
TACCHINARDI 5,5. S'è capito che è un centrocampista e non un libero, come illuse: in difesa funziona se le maglie sono strette, negli spazi larghi lo saltano. In più sbaglia il tempo sulla palla alta che Maniero trasforma nel 2-0. Ha però la dote di proporre il gioco partendo da dietro. 
PORRINI 6,5. Voto che si impenna per il gol, un cammeo bello e che rimette la Juve in corsa: un colpo da Porrinho carioca più che da Purrìn lombardo. Prova un paio di conclusioni di testa. Si imballa però nel compito suo di difensore, specie nel primo tempo a sinistra: l'l-0 parte da un suo errore. Ripresa a destra. 
LOMBARDO 5. Ne comprendiamo l'amarezza: però in oltre mezz'ora azzecca un solo cross, all'8', e non sfonda mai sulla destra. Non creda alle congiure, il Lombardo vecchio stile non sarebbe mai uscito dal match.
(Dal 36' pt Vieri 6: lotta molto, si procura il rigore. Però ha una visione di gioco grande come la tana di un topo. E altrettanto buia).
ZIDANE 7. Ormai ha preso in mano la Juve, anche nei momenti più difficili sembra l'unico che sappia dove andare. 
DESCHAMPS 7. In questa squadra molto più gallica di quella putiniana il suo apporto è fondamentale: mille contrasti, cento appoggi, purtroppo anche un paio di tiracci dei suoi. 
DI LIVIO 6. Prima a sinistra poi, con l'uscita di Lombardo, a destra, è l'uomo del cross. Bravo, però l'abbiamo visto meglio. 
PADOVANO 5. Forse è davvero l'attaccante da buttare in mezzo a partita iniziata: graffia e fugge. Si carica di troppe intenzioni, gioca un po' per sé. Siccome non è al massimo, stecca. 
(Dal 38' st Pessotto sv). 
DEL PIERO 7. Una magia da Talentino come non ne combinava da un anno (a parte il gol di Tokyo) cancella la brutta impressione suscitata per quasi un'ora: nervoso, falloso, impreciso nel controllo di palla, mai ispirato, inconcludente. Tira benissimo il rigore che lo rilancia e gli dà il coraggio di ritentare il suo colpo preferito. Azzeccandolo. Così fanno i campioni. 

GUARDALBEN 6. Cognome che si sposa al gran colpo di Del Piero: poveraccio, più che guardare... 
SACCI 5,5. Concede cento cross a Di Livio e il tiro decisivo a Del Piero. 
SIVIGLIA 6. La città è splendida, il difensore si arrangia come può. 
FATTORI 6. Libero ben dietro alla difesa. Si destreggia bene. 
BARONI 6. Prende quasi tutti i palloni alti, un po' sorpreso da Porrini sul 2 -1. 
VANOLI 5,5. Poca spinta pur in presenza di Lombardo. 
(Dal 40' pt Pogonin 5: brutta marcatura, cominciando da Vieri).
AMETRANO 5. La Juve l'ha ceduto da due settimane ma con la testa è ancora qui: sbagha un clamoroso contropiede e azzecca un clamoroso rigore su Vieri. 
(Dal 27' st Orlandini sv). 
FICCADENTI 6,5. Manovra con accortezza. 
GIUNTA 6. E' un buon pilastro a centrocampo. 
MANIERO 7. Se non sprecasse un gol fatto cancellerebbe da solo la Juve. 
(Dal 33'st De Vitis sv). 
ZANINI 7,5. Il migliore in campo per vivacità e intuizioni. Si muove ovunque, confeziona almeno due assist formidabili. Meriterebbe un'altra compagnia

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 16 dicembre 1996


 



verona

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juventus

hellas

christian

juve

porrini


juve

maglie











lunedì 20 ottobre 2025

20 ottobre 1996: Juventus - Inter

É il 20 ottobre 1996 e la Juventus gioca il derby d'Italia in casa contro l' Inter. La gara é valevole per la sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996/97.

Siamo in un periodo favoloso. Dopo aver conquistato la Champions League ci apprestiamo a conquistare anche la Coppa Intercontinentale (cosa avvenuta qualche settimana dopo). 

In questa Juve si attende che si accenda una stella fino a quel momento dormiente. E non poteva che essere un Juve-Inter ad accendere la scintilla. Da quel giorno in poi Zinedine Zidane fece vedere tutto quello che sa fare.

Buona Visione!

 


juventus


Campionato di Serie A 1996-1997 - 6 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 20 ottobre 1996 ore 20.30
JUVENTUS-INTER 2-0
MARCATORI: Jugovic 40, Zidane 62

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Ferrara C., Montero, Pessotto (Iuliano 84), Di Livio (Ametrano 90), Deschamps, Zidane, Jugovic, Boksic, Padovano (Vieri C. 84)
Allenatore: Marcello Lippi

INTER: Pagliuca, Angloma, Paganin M., Fresi (Festa 80), Pistone, Zanetti J., Sforza, Winter (Berti 80), Djorkaeff, Zamorano (Ganz 80), Branca
Allenatore: Roy Hodgson

ARBITRO: Braschi



IL CAVALIERE DELLA NOTTE 
ZIDANE ha vinto la sua battaglia. 

Si è impossessato della Juve nella notte più difficile. Rientrava dopo la «sosta tecnica» di Vienna. Era atteso al varco, tutti gli occhi sul francese. Lo strepitoso gol del raddoppio bianconero fa di Zizou il Personaggio della domenica. 

Non è stato facile per Zidane superare gli scogli della diffidenza. La condizione di straniero, nella Juve, del resto, è meno facile della condizione di straniero nell'Inter. Là il non italiano ha raggiunto la maggioranza, qui è ancora minoranza. Manca Ince fra i nerazzurri eppure sempre sei sono i giocatori con passaporto di altro Paese. Torna Zidane nella Juve, c'è Jugovic che sostituisce Conte, ma fra i bianconeri il governo è ancora in mano ai Lippanti della prima ora, pensiamo a Ferrara che ha ceduto la fascia di capitano a Peruzzi o a Di Livio che solca l'out al pari di Pessotto, a Torricelli infine e persino a Padovano che ha tolto il posto a Vieri e Amoruso. In questa Juve che parte sempre con il piede a tavoletta sull'acceleratore, in particolare c'è un giocatore che appare avulso dagh schemi, nel senso che viene platealmente ignorato o quasi. Se non è per Deschamps che appoggia unicamente sui suoi piedi, Zinedine Zidane farebbe ancora più fatica a entrare in partita. 

Nei primi minuti contiamo tante combinazioni in velocità dalle quali il timido francesino è sempre escluso. Non solo, i vari Torricelli e Di Livio preferiscono lanciare Padovano piuttosto che tentare la sorte con Boksic. Se su Zidane le perplessità sono dovute alla sua incapacità di adeguarsi ai ritmi della Juve, su Boksic pesa il timore che sprechi ogni pallone in maniera plateale. Non è davvero facile per questi due stranieri emergere e diventare protagonisti. Eppure, guarda cosa vuol dire la classe, entrambi timbrano la serata con momenti di grande calcio. Pensiamo alla verticalizzazione di Zidane per Deschamps e quindi Boksic fermata da Angloma. Oppure al passaggio smarcante con il quale il francese consente al croato di avvicinare con pericolosità il bersaglio. L'apertura infine che Zidane pennella per Boksic sull'out sinistro, conclusa da quest'ultimo con un cross appena troppo alto per Padovano. E' vero che il francesino si muove a sprazzi, ma vengono dai suoi piedi i lampi di luce più nitidi, quelli che accecano la difesa interista. Certo, Il croato ha sfortuna, ma è suo il colpo di testa che fa tremare il palo di Pagliuca. 

Davanti all'anonimato degli stranieri interisti, calatisi senza affanni nel grigiore hodgsoniano, è dura per Zidane e Boksic sostenere con rientri puntuali e corse mozzafiato, il tremendismo bianconero. Qui c'è una squadra, con un gioco, con una fisionomia tale per cui nessuno può sentirsi sopra gli altri. E se Boksic a un tratto si smarrisce davanti alla porta di Pagliuca ormai spalancata ecco che è Zidane a darsi il coraggio di provare la soluzione più ardita, un sinistro dal limite che brucia l'angolo alla destra di Pagliuca. La notte dei «doni» confezionati dal terribile (in tutti i sensi, nel bene come nel male) Boksic ci regala quindi una nuova dimensione decisionista di Zidane. Il suo è il gol che apre squarci di futuro radioso per la neocapolista del campionato. Umberto Agnelli dopo aver parlato di 

«un Boksic strepitoso, da Pallone d'oro» e del 

«bellissimo gol di Zidane», 

è passato a meno lieti argomenti: 

«Bella partita, ma Torino deve avere uno stadio più adeguato al calcio. E' troppo triste vedere incontri di questo livello con il pubblico tanto lontano dalla scena del gioco. Noi abbiamo fatto tre proposte al Comune. Speriamo di ricevere risposte positive». 

La parola a Lippi: 

«La vittoria è molto importante. Ma quello che mi dà grandissima soddisfazione è l'aver visto la mia squadra esprimersi con tanta bravura. Inter comunque determinata e compatta. Abbiamo dovuto soffrire per batterla. Zidane? Ho sempre creduto in lui e stasera mi ha dato ragione». 

Franco Badolato


Zizou: e adesso siamo una squadra da scudetto 
LE PAGELLE

PERUZZI 7 Non giocava dalla trasferta di Perugia dove venne colpito ed affondato da una ginocchiata assassina di Montero. Per tutto il primo tempo non mette alla prova il costato dolente, mai una parata, mai un brivido. Nella ripresa incide di più, anche perché l'Inter si fa pericolosa con maggior assiduità. Trova nel palo un buon alleato quando Zamorano si presenta a due passi da lui. 

TORRICELLI 7 Rispetto a Vienna, dove ha disputato una delle partite - diciamo così - più svagate della sua ormai lunga milizia juventina, torna al ruolo di esterno di destra. Meglio cosi. Si propone con continuità in avanti, ha ritmo e voglia di partecipare. Fa sentire tutto il peso della sua potenza atletica anche nelle chiusure difensive. Ecco il Torricelli che finora era mancato all'appello. 

FERRARA 7 Il turn over lippiano lo sfiora solo. Campionato o Coppa, per lui il menù non cambia. Finché dura. Puntuale nelle chiusure, implacabile nel mettere il freno alle punte nerazzurre e a proporsi in fase offensiva quando la partita glielo permette. Manca il gol per un'inezia. Il suo piatto destro va a stamparsi sulla traversa e porta a undici i legni colpiti dalla Signora Grandi Sprechi. 

MONTERO 7 A metà strada fra Branca e Zamorano, non salta mai il fosso: in questo modo evita di sguarnire la difesa bianconera con incursioni in attacco. Ma l'Inter apre varchi troppo allettanti per non approfittarne e così scodella a Boksic un pallone perfetto, respinto anche in questa occasione da un palo maligno. E per una volta non cade in tentazione ed evita le solite leggerezze. 

PESSOTTO 7 Lippi gli ha risparmiato la trasferta viennese per averlo di nuovo tirato a lucido per la sfida-primato. Mossa azzeccata, perché lui non è un colosso e ha bisogno di centellinare le energie. Nella sua zona incrocia sempre Branca, ma non è un problema marcare Tizio o Caio se Pesso è in giornata giusta. E Branca fa di tutto per non arrecargli disturbo. 
(Dal 38' st Iuliano sv). 

DI LIVIO 7 Non è il giocatore degli effetti speciali, ma sgobba sulla zona di destra senza uh attimo di tregua. Anche lui piccona come un dannato e contribuisce a demolire pezzo dopo pezzo i sogni dell'Inter. Nulla che già non si sapesse: il Soldatino è una garanzia, le sue sgroppate spesso tengono su tutta l'impalcatura del gioco bianconero. Non si vive di soli artisti. 
(Dal 46' st Ametrano sv). 

ZIDANE 7,5 Continua il suo viaggio alla ricerca della Juve. L'avevamo lasciato a Vicenza, ancora protagonista della solita mezza partita. Eccolo in dimensione diversa, sembra voler mollare finalmente gli ormeggi. Smista buoni palloni per le punte e al 28' pt offre a Boksic una palla d'oro, che il croato sparacchia malamente. Il Sol è un capolavoro alistico. Ecco il vero Zizou. 

DESCHAMPS 7,5 Oltre a cercare di pilotare Zidane verso lidi più tranquilli, il bravo Didier deve soprattutto fare da collante del centrocampo, sdoppiandosi in un lavoro massacrante in attesa di Conte. Si mette sulle tracce di Djorkaeff, lo fa girare al largo dalla zona calda. E quando serve dimentica l'antica amicizia e gli massaggia le caviglie. Alla fine cala, con tutta la Juve, stanca e appagata. 

JUGOVIC 7,5 Il suo talento resta un mistero per i più. Ma adesso che gioca con maggior continuità le occasioni per dimostrare di non essere un intruso non gli mancano. E infatti alla prima occasione va e colpisce. Padovano confeziona l'assist, lui segna un gran gol. E un tifoso salta la recinzione e corre in campo a festeggiarlo. Meno brillante nella ripresa, ma il più era ormai fatto. 

BOKSIC 7 Ritorna dopo un turno di squalifica. I difensori interisti non lo perdono di vista un attimo, ma dopo un quarto d'ora piazza il destro e fa tremare Pagliuca. Ma alia mezz'ora ecco di nuovo il Boksic viennese: sbaglia l'alzo e spreca una grossa opportunità. Poi è il palo, decimo della serie, a negargli il gol. E nella ripresa cala di nuovo la nebbia e fallisce l'occasione della vita.
 
PADOVANO 7 Vieri o Amoruso? No, Padovano. Fra i due aspiranti goleador, la spunta il meno reclamizzato, ma finora il più concreto dei gruppo. Al suo attivo già due reti importanti contro Fiorentina e Perugia. Parte sparato e va subito due volte a punzecchiare Pagliuca. Mai sazio, spazia su tutto il fronte offensivo e per la difesa interista è sempre allarme rosso. 
(Dal 38'st Vieri sv). 

LIPPI 8 Sistemata la pratica contratto, il Marcello sta tentando di sistemare la Juve al vertice del campionato. Le premesse sono ottime, la squadra interpreta in maniera quasi sempre impeccabile il calcio tritatutto che il Marcello pretende. Partita quasi perfetta, pronta risposta al Milan rinato. Ok la strada è quella giusta e glielo fa capire anche la gente invocando il suo nome.

Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 21 ottobre 1996



juve


inter

juventus

inter

montero

JUVE

juve

maglie