È il 23 Novembre 1988 ed FC Liegi (Belgio) e Juventus si sfidano nella gara di andata degli Ottavi di finale della Coppa UEFA 1988-89 allo Stadio 'Gilles Magnée' di Liegi (Belgio). .
È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro.
Dall'altra parte c'è un FC Liegi meteora del calcio europeo di quegl'anni - tanta grinta e forza ma per i rossoblu non ci sarà speranza contro la Juve.
Buona Visione!
Stagione 1988-1989 - Coppa UEFA - Ottavi, andata
Liegi - Stadio Gilles Magnée
Mercoledì 23 novembre 1988 ore 18:45
FC LIEGI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Altobelli 18
FC LIEGI: Stojic, Wegria, Quaranta, Houben (Giusto 34), Habrant, De Sart, Ernes, Quain (Boffin 71), Varga, Vaut, Malbasa
Allenatore: Robert Waseige
JUVENTUS: Tacconi, Favero, De Agostini, Cabrini, Brio, Tricella, Galia, Rui Barros, Altobelli, Mauro (Magrin 56), Laudrup
Allenatore: Dino Zoff
ARBITRO: Valentine (Scozia)
L'AVVERSARIA DELLA JUVENTUS/LIEGI
VARIABILE DIPENDENTECapace di adeguarsi ad ogni situazione tattica, la formazione di Robert Waseige è la più imprevedibile del calcio belga
Quando il sorteggio decreto nel Benfica l'avversario del secondo turn per il Liegi, erano pochissimi a pensare che i rossoblù si sarebbero salvati. L'unico a credere fermamente nelle possibilitá di una qualificazione era Robert Waseige, 49 anni, tecnico della squadra. Tatticamente smaliziato, l'uomo ama le battaglie che appaiono disperate e le affronta disponendo i suoi uomini in modo da togliere spazio agli avversari. Un approccio realistico, che i detrattori preferiscono definire cinico e difensivo a oltranza. Il primo esempio che viene alla mente è quello del settembre scorso, quando il Liegi affronto la proibitiva trasferta di Bruxelles contro l'Anderlecht: i difensori di Waseige costruirono una specie di linea Maginot che rendeva quasi impossibile giocare a calcio in modo accettabile. In quell'occasione, la stampa pronunció una condanna unanime, ma l'onestà vuole che si ricordi come in altre circostanze il Liegi abbia dato dimostrazioni di gioco spettacolare contro avversari temibili, quali il Bruges o il Malines. In fondo, la squadra è la traduzione fedele delle idee espresse dal tecnico:
"Quando non si può vincere, bisogna badare a non prenderle".Ecco il motivo di un camaleontismo che fa del Liegi una squadra imprevedibile, capace di cambiare fisionomia a seconda delle circostanze. A parte questo, la forza della squadra sta nel collettivo, più ancora del Malines, il Liegi appare la formazione belga nella quale il talento individuale si esprime meglio al servizio degli altri. I giocatori suppliscono con l'impegno alle carenze tecniche, e il doppio confronto con il Benfica lo dimostra. In svantaggio dopo pochi minuti dell'andata al Rocourt, gli uomini di Waseige hanno imposto al match un ritmo forsennato, trovando i due gol della speranza. Nel ritorno, hanno saputo mantenere il vantaggio grazie a una disposizione tattica perfetta, capitalizzando il gol di Malbasa in apertura.
Ma sarebbe riduttivo parlare del Liegi solo in termini di compattezza e prestanza atletica. I giocatori che compongono la squadra sanno farsi valere anche per le loro qualitá individuali. Il portiere Stojic, ex nazionale jugoslavo, abbina la sicurezza alla semplicità. Wegria, il laterale destro, é collocabile immediata mente dietro a Gerets e Grün nella scala dei valori nazionali. Habrant e Giusto sono marcatori implacabili e eseguono con diligenza le direttive del libero de Sart, l'uomo più dotato tecnicamente del reparto arretrato. Sulla sinistra agisce Quaranta, di origine italiana come Giusto, un fluidificante moderno che ama sganciarsi ma non dimentica la copertura. A centrocampo, il cervello é Veyt, il braccio è l'infaticabile Ernès, l'uomo dell'ultimo passaggio è Houben e Quain è un altro cursore dalle doti atletiche straordinarie. Sul fronte avanzato, ci sono gli jugoslavi Varga e Malbasa, che si intendono a meraviglia e sanno come porre problemi difficili alle difese avversarie. L'estate scorsa, il Liegi si è mosso pochissimo sul mercato. L'unico arrivo importante riguarda Jean-Marc Bosman, dallo Standard. L'opinione di Was Waseige è che l'affare migliore sia stato quello di tenere lo jugoslavo Varga, oggetto di interessamento da parte di molte squadre dopo due stagioni impeccabili. Il doppio confronto con la Juventus non spaventa Veyt e compagni, che una volta di più non hanno nulla da perdere. Il Liegi non vince nulla dal 1953, anno del suo quinto scudetto. André Marchandise, presidente del club e imprenditore di successo, non lesina investimenti alla ricerca di obiettivi ambiziosi, e l'appuntamento con i bianconeri rappresenta una verifica importante anche al di là del risultato.
VEYT, IL SUCCESSO A FINE CARRIERA
RISARCIMENTO DANNYDanny Veyt non appartiene certamente alla categoria dei calciatori precoci. Si può dire che la sua carriera «vera» sia iniziata solo a 30 anni compiuti, malgrado le qualità fossero evidenti fin dai primi passi nei tornei giovanili. Il fatto è che, al momento opportuno, nessuno dei grandi club belgi ha potuto o voluto spendere la cifra rischiesta dal St. Niklaas per il suo cartellino. Veyt è stato costretto a vivere questa situazione, nell'anonimato della serie cadetta, fino a poche stagioni or sono. Aveva iniziato nel St. Amands, società minore che lo ha poi ceduto al Boom. Di qui, è passato al St. Niklaas, esprimendosi sempre su livelli interessanti di gioco e di rendimento. La stampa e gli addetti ai lavori si trovarono ben presto concordi nel predirgli un avvenire da protagonista in un grande club. In realtà, Danny arrivò alla Prima Divisione solo dopo il trasferimento al Waregem. Ne divenne il regista, ispirandone i momenti di gioco migliori e distinguendosi in particolare contro il Milan, nella Coppa Uefa 1985-86. Il Waregem approdó in semifinale, e Veyt partecipó alla spedizione della Nazionale in Messico. Un anno più tardi, Robert Waseige individuò in Danny la possibile soluzione ai problemi di centrocampo del suo Liegi dopo il trasferimento di Thans al Lens. Il primo anno non è stato facile: molti parlavano già di un acquisto sbagliato, poi all'inizio della stagione in corso è tornato ai suoi livelli migliori, andando anche in gol con una certa frequenza. E stato anche richiamato in Nazionale, e ha dichiarato che prendere il posto di Ceulemans a 32 anni è stata la soddisfazione più grande della sua vita. Ma sarebbe più corretto dire che si tratta di un risarcimento tardivo e inadeguato per una carriera che non è stata fortunata come meritava.
Bruno Govers
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1988 n.47
La presenza a Liegi del terzino «mondiale» ha avuto un effetto galvanizzante per il settore difensivo.
La partitissima di Altobelli e l'importanza di MauroLiegi-Juventus: Barros in azione nell'area dei belgi Con Cabrini Juventus Si è rivisto il contropiede e una squadra attenta e impegnata a sprecare pochissimo. Tacconi ha finalmente trascorsolo' di tranquillità piace di più
DAL NOSTRO INVIATO LIEGI • Attenti a quei tre. Altobelli, Cabrini e Mauro hanno rilanciato a Liegi la Juventus ex colabrodo. La squadra vista in campo ieri sera non ha nulla in comune con quella travolta in maniera rocamboleca dal Napoli e non solo, sia chiaro per merito di un trio di campioni che al momento opportuno hanno saputo illuminare il gioco con lampi di classe notevoli. Tutta la Juve ha dimostrato di aver superato lo choc di una sconfitta umiliante ma, Altobelli a parte, sono stati gli uomini che in campionato non trovano spazio a rilanciare le ambizioni europee della squadra di Zoff.
Tutti e tre comunque avevano più di un motivo per dimostrare che in questa Juve per loro c'è e ci potrebbe essere ancora spazio. Prendiamo Altobelli. E' bastata una frase di Zoff per mettere il centravanti tra 1 possibili candidati ad una più o meno immediata sostituzione. E Spillo ha risposto con una prova da campione, segnando con la rabbia che solo un vero goleador possiede la sua trentottesima rete europea, ma soprattutto rendendosi prezioso nei momenti in cui era utile tenere la palla lontana da Tacconi. Pochissimi errori, spunti che hanno riportato alla memoria l'Altobelli mundial, il centravanti ha favorito l'inserimento dei compagni di centrocampo «congelando» la palla nei momenti in cui il Liegi sembrava in grado di prendere il sopravvento. Alla fine una sola battuta polemica:
"Mi faceva ridere il fatto che qualcuno mettesse in dubbio la mia presenza».Anche Mauro avrebbe più di un motivo per rendere difficile la vita a Zoff, ma preferisce non creare altri problemi. Dall'inizio della stagione è l'uomo di coppa ed anche ieri sera finché è rimasto in campo prima di uscire per una distorsione alla caviglia, ha svolto in maniera perfetta la consueta parte di regista. In questo momento Mauro è forse il più grosso problema per Zoff. L'euro Juve funziona meglio di quella di campionato, anche se non è tutto merito di Mauro, ma anche di una serie di avversari non irresistibili. E' chiaro comunque che Mauro paga colpe non sue ed è più che comprensibile il malumore di un giocatore che all'inizio di stagione (prima dell'arrivo di Zavarov, cioè) era un titolare inamovibile della Juve targata Zoff. E poi c'è Cabrini, l'unico che già la scorsa estate aveva la certezza di aver perso il posto di titolare. Cabrini ieri sera ha disputato una partita carica di orgoglio, mettendo tutta la sua esperienza e la sua umiltà di grande campione al servizio della Juventus. Se il Liegi è stato ridimensionato senza troppi problemi, gran parte del merito è anche di Cabrini, la cui presenza in campo ha avuto soprattutto un effetto galvanizzante su tutti i compagni di reparto. Quello che non ha gli ha concesso il fisico, gli ha permesso il grande mestiere, cosi abbiamo rivisto un Cabrini formato gigante, un vero trascinatore, che ha riportato tutti indietro nel tempo, quando la Juventus, Signora d'Europa, disputava in trasferta partite altrettanto autoritarie
Attorno a quei tre si è stretta una squadra di nuovo attenta e disposta a sprecare pochissimo. Solo nel secondo tempo il Liegi è riuscito a creare qualche problema alla squadra di Zoff, ma senza che Tacconi dovesse correre 1 soliti pericoli e soprattuto senza che la Juventus dovesse rinunciare all'arma del contropiede, che ha spesso, inchiodato i rossoblu, impedendo loro di osare quanto avrebbero voluto. Ora la Juve toma alla realtà non sempre felice del campionato. E toma soprattutto alla formula-Zavarov. Il problema sarà di trovare anche con lo «zar» in campo gli equilibri migliori. Ed in questo senso la partita di ieri sera potrebbe essere utile per indicare a Zoff la giusta strada da seguire.
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 24 Novembre 1988
CABRINI, SOVRANO DI LIEGI
La Juventus ha recuperato al Jules George in una sera umida e nebbiosa le sue risorse di cooperativa e con un gioco di fiammante impegno concatenato secondo la migliore tradizione del calcio all'italiana ha contropiede manovrato della più bell'acqua piegato il ruvido compatto collettivo del Liegi, secondo il suo allenatore Robert Waseige in nefasta serata. Secondo noi, è successo nulla di strabiliante, tranne che la Juve è tutt'altra cosa dalla narcisistica squadra fatta a pezzi dal Napule. Nella circostanza, come avevamo modestamente suggerito, Dinosauro Zoff recupera Cabrini e avanza De Agostini in assenza di Marocchi. Forse meno brillante che con l'ex bolognese, ma più determinata e «cattiva» la squadra ha giocato con disinvoltura ed ardire, andando a segnare al 18' con Altobelli un gol da vetrina. C'era Mauro ed è rimasto in campo circa un'ora. Mauro non è... Mauro, con tutti i fumismi che l'erba del vicino così verde soprattutto per i padroni che regolano il mondo, richiama. Ha dimostrato di saper velocizzare sul piano tattico, come si era già visto a Seul ed un suo incantevole servizio ha scatenato Laudrup e consentito ad Altobelli di siglare il suo 38. eurogol. Uscito Mauro, è entrato Magrin, per un assetto tattico responsabile e concreto finalmente. Siamo lieti di scrivere che la Juventus ha ripreso la strada all'insegna del gioco di gruppo e ci auguriamo che non torni a guardarsi allo specchio, sprecando le sue grandi qualità. Non possiamo chiudere questo codicillo critico, senza un riferimento preciso allo stopper Brio, dato per finito dai soloni (televisivi) da tavolino. Brio non è finito, le sue risorse sono ancora notevoli. La Juve, è vero, ha anche in Bruno un forte difensore. Sta a Zoff coprire adeguatamente la squadra. È stato il più grande portiere del mondo, non crediamo proprio che debba faticare molto a farsi capire. Il match (d'andata) di Liegi ha dunque restituito alla Juve il suo ruolo di squadrone. È bastato che gli uomini si calassero nel gioco con umiltà. E stato Cabrini carismatico e forse determinante sotto l'aspetto morale. Cabrini è tutt'altro che finito o con le gambe chiocce come si è scritto da parte di quei soliti. Ha giocato con la grinta e il lampo del suo stile di fuoriclasse. Ha annichilito l'ala Ernes, un giovanotto di belle speranze ed indicato a De Agostini che può essere più utile comunque e dovunque da centrocampista.
Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1998 n.48






