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venerdì 13 marzo 2026

13 Marzo 1983: Juventus - Avellino

È il 13 marzo 1983 e Juventus ed Avellino si sfidano nell'ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana campione del mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek

A fine campionato la Juventus finirà in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i campani finirannoad un soffio dalla zona rossa della classifica, giusto in tempo per evitare la retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


 
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Campionato di Serie A 1982-1983 - 8 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 13 marzo 1983 ore 15.00
JUVENTUS-AVELLINO 4-1
MARCATORI: Scirea 13, Boniek 64, Vignola 66, Platini 70, Platini 87

JUVENTUS: Zoff, Prandelli, Cabrini, Bonini (Storgato 79), Brio, Scirea, Marocchino, Tardelli (Furino 71), Bettega, Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

AVELLINO: Tacconi, Osti, Cascione, Schiavi, Favero, Di Somma, Vailati (Bergossi 61), Centi, Barbadillo (Skov 77), Vignola, Limido
Allenatore: Fernando Veneranda

ARBITRO: Ballerini



Polemico il polacco che rimpiange i punti persi ad Ascoli e Genova
"Se giochiamo bene, i meritevoli sono solo 10, Boniek sempre male"
Trapattoni elogia la Roma vittoriosa a Pisa 
Bettega: «Scudetto ai giallorossi al 70%»

TORINO È stato un tiro al bersaglio ma, prima di rivelarsi tale, la partita con l'Avellino ha creato qualche grattacapo a Trapattont. Accenni di superficialità, cadute di tensione che il tecnico ha notato con preoccupazione, nel timore che fossero sufficienti a consentire agli avversari lunghi pericolosi. 

"Sull'1-0, ammette l'allenatore bianconero, forse i miei hanno creduto che la partita fosse da considerare conclusa. I nostri avversari hanno così colpito un palo e sono giunti a un passo dallo sfruttare qualche occasione. Era troppo presto per pensare già alla partita di mercoledì con l'Aston Villa. Fortunatamente i ragazzi hanno ritrovato per tempo determinazione e concentrazione."

La Roma si è ripresa in fretta dalla botta di domenica scorsa: dopo una settimana di esaltazione, le vostre speranze di scudetto si stanno nuovamente asottigliando. 

"Che dire? La Roma merita un elogio."

All'ultimo momento, è stato deciso di lasciar fuori la squadra Rossi: una rinuncia precauzionale, in vista dell'importantissimo confronto di Coppa Campioni con gli inglesi, una scelta ispirata da prudenza e non dettata da una condizione fisica non sufficiente. Il giocatore, che ha seguito la partita dalla tribuna d'onore, ha confermato di sentirsi bene e Trapattoni ribadisce che mercoledì sera il centravanti sarà sicuramente in campo.

La Juve ha vinto e lui ha segnato confermando di trovarsi sulla via del recupero: Boniek stavolta è contento, peccato che la Roma gli abbia rovinato la festa. 

"Noi l'abbiamo battuta due volte - dice il polacco - più di così non avremmo potuto fare. Ora speriamo che ci aiutino le altre squadre."

La Juve forse correva già con la fantasia alla gara con gli inglesi. 

"Abbiamo segnato tre gol nella ripresa - ribatte il polacco - e questo vuol dire che eravamo concentrati."

Nelle ultime giornate, la squadra è diventata un rullo compressore: produce gioco, segna con grande facilità. Chiediamo a Boniek se il confronto con l'abile Juve d'inizio stagione non provochi in lui amarezza. 

"Tanta - è la risposta - se penso ai punti persi ad Ascoli, a Genova o su altri campi mi vien da rabbrividire. Ma la Juve non ha giocato bene soltanto con l'Avellino."

A questo punto, il giocatore non sa rinunciare a una frecciata polemica e prossegue in questo modo: 

"E anche vero che il merito va distribuito fra dieci soli componenti della squadra perché all'undicesimo, che sarò io, non sono toccate altro che critiche."

L'ultimo commento spetta a Bettega, il quale nega che la preoccupazione per il gravoso impegno di mercoledì abbia a tratti frenato lo slancio della squadra.

" Uno sguardo alla classifica, una briciola di delusione. Speravamo che la Roma non riuscisse a superare il Pisa, invece ha dimostrato di aver assorbito molto bene la botta psicologica. Rassegnato? Continuo a pensare che la squadra di Liedholm abbia il 70 per cento di probabilità di scudetto e nol soltanto il 30. Attenzione, però, perché in sette domeniche possono capitare tante cose."

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 14 marzo 1983






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Dino Zoff in uscita bassa su Gerónimo Barbadillo

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La Stampa 14 marzo 1983

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venerdì 6 marzo 2026

6 Marzo 1983: Roma - Juventus

É il 6 Marzo 1983Roma Juventus si sfidano nella settima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83. Tutto si svolge allo Stadio 'Olmpico' di Roma.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana campione del mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirà in seconda posizione dietro proprio alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stile in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietà diràancora di no alla Vecchia Signora.

Buona Visione!


roma


Campionato di Serie A 1982-1983 - 7 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 6 marzo 1983 ore 15.00
ROMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Falcao 62, Platini 83, Brio 86

ROMA: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Falcao, Nela, Valigi, Ancelotti, Pruzzo (Iorio 58), Di Bartolomei, Conti
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek (Marocchino 62)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Barbaresco


Mentre i tifosi della Roma festeggiavano già lo scudetto, la Juventus ha pareggiato e vinto
Platini-Brio, gelo sull'Olimpico 
Il francese ha pareggiato su punizione la rete di Falcao e ha effettuato il passaggio decisivo per il gol della vittoria
Naufragata nel finale la tattica di Liedholm 

1-2 vantaggi della Roma. La prima reazione bianconera, al 20' era di Platini che rubava la palla a Nappi, scattava, ma veniva bloccato duramente alle soglie dell'area giallorossa. Rispondeva Conti con una bordata da trenta metri che Zoff volava a deviare sulla sua destra, per poi bloccare a terra il colpo di testa di Nela sul conseguente calcio angolo. Un fallo di Righetti fermava un'iniziativa di Rossi, e sul rovesciamento di fronte Scirea bloccava di brutto Conti sfuggito a Boniek. Alla mezz'ora la Roma aveva un momento di pressione. Zoff bloccava bene un cross di Conti, cercava l'affondo isolato, in risposta Boniek. ma si trovava ben cinque avversari addosso e l'iniziativa falliva. Una debole conclusione di Scirea (lanciato da Platini) ed una fuga di Conti... oltre il fondo apriva il secondo tempo.  
Al 5' la Juve aveva il primo guizzo, palla da Platini a Boniek che la alzava per Rossi preceduto da Tancredi. Calciava fuori Conti, la partita si vivacizzava. Al 12' Platini entrava su Pruzzo che si infortunava e veniva sostituito da Iorio. Al 17' Gentile fermava rudemente il nuovo avversario, la Juve chiedeva il cambio Boniek-Marocchino. Barbaresco aveva un'incertezza ma non Conti che calciava rapido la punizione e neppure Falcao che di testa la deviava in rete alla sinistra di Zoff. anch'egli sorpreso. Sembrava il gol dello scudetto, era l'inizio della reazione di una Juve punta nell'orgoglio, appena avvenuta la sostituzione del polacco.  
Al 25' Rossi era strattonato evidentemente in area sotto lo sguardo impassibile di Barbaresco, e per proteste (legittime) Bettega veniva ammonito. Finiva fuori di poco una beila deviazione di testa di Tardelli, attraversava tutta la porta Juventina—dopo una carambola sul primo palo — una staffilata da fondo campo di Iorio. Barbaresco sorvolava al 34' su un aggancio a Platini mezzo metro dentro l'area giallorossa, la Juve aumentava la pressione ed al 38' pareggiava. Falcao e Conti chiudevano Platini, che metteva la palla a terra otto metri fuori area sulla sinistra dell'attacco bianconero. La posizione giusta per Michel. Barriera folta, Tancredi sul palo «lungo». Platini che con una botta arcuata lo coglie spiazzato ed infila sotto la traversa, alla destra del portiere. La Roma non riusciva a tenere almeno il pareggio, al 41' Bettega allargava per Platini che scattava sul filo del fuori gioco: allargava sulla destra, era rapido nella giravolta e nel cross alto. Brio (eccezionale l'istinto del gol dello stopper) saltava più alto di tutti sul secondo palo per schiacciare la palla in rete. Si compivano così l'incredibile rimonta ed il dramma della Roma.

Bruno Perucca



Bettega ancora una volta il più lucido 

ZOFF — Un volo per andare a togliere dal «sette» (o forse dal palo) una palla assassina di Conti, difficili uscite in mischia, sorpreso anche lui dal colpo di testa di Falcao che ha portato in vantaggio i giallorossi. 
GENTILE — La vivacità di Conti l'ha costretto a stare in zona, ed è parso accusare più di altri compagni le fatiche di Coppa. Qualche rilancio impreciso, un po' di nervosismo, gli hanno impedito di rendere come di consueto. 
CABRINI — Era il più libero dei difensori, ha cercato di sostenere l'attacco ma come altri bianconeri è finito nella ragnatela della Roma. 
BONINI — Costretto a fare spesso da stopper, e comunque addetto al controllo di un Falcao più avanzato del solito, si è sacrificato in un lavoro oscuro ma necessario, anche se conseguentemente il suo apporto di dinamismo a centrocampo è venuto a mancare in gran parte.
BRIO — Il gol decisivo, e chissà non diventi «storico», lo ripaga largamente di una giornata di sofferenza su Pruzzo e Iorio. Non avendo un punto di riferimento nel vivo della sua area, ha commesso qualche errore, e qualche fallo di troppo ne ha denunciato le difficoltà. 
SCIREA — Uno dei migliori della Juve, uno dei pochi che hanno saputo reagire nel momento di superiorità glallorossa. Attento a non infoltire inutilmente il centrocampo, deciso in alcuni affondi a sorpresa. 
BETTEGA — Il più lucido a districarsi nella ragnatela avversaria, l'unico a ragionare, a cercare il filo, piuttosto ingarbugliato, del gioco bianconero che non trovava sbocchi. Visto anche in difesa, come a Birmingham. 
TARDELLI — Ha lottato, ma le gambe chiaramente non lo hanno assecondato nelle intenzioni. Senza spazio, non ha mai potuto allungare la falcata «scomparendo» a tratti dalla gara. 
ROSSI — Troppo potenti, e più pronti nello scatto, Vierchowod e Nela per Pablito che ha perso quasi tutti i pochi palloni glocabili che gli sono pervenuti. Nel finale la sua presenza, più che il suo gioco, ha disturbato la difesa glallorossa. 
PLATINI — Con Bettega ha lottato per rompere le maglie avvolgenti della Roma, senza peraltro trovare molta collaborazione, prima di diventare il protagonista assoluto della gara. Sua la magistrale punizione che ha riaperto il match, suo il cross che ha concesso a Brio di riaprire il campionato. 
BONIEK — Senza spazio, è parso soffocato, incerto nella posizione e poco lucido nel tocco. Due o tre strappi in contropiede in avvio di ripresa e poi la sostituzione. 
MAROCCHINO — Entrato al posto del polacco, ha creato fastidi alla difesa romanista con i suoi dribbling a rientrare ed alcuni cross. 

L'arbitro Barbaresco — Sembrava voler guidare la partita verso lo zero a zero, sbagliando la valutazione di molti falli (compresi due, su Rossi e Platini, in area giallorossa). Non ha la «statura» per partite che possono decidere il campionato

Bruno Perucca




DA BIRMINGHAM A ROMA UNA JUVE STELLARE
Le quattro giornate

DA MERCOLEDI A DOMENICA, la Juventus passa come un ciclone sui propri affanni, sulle profezie di sventura, sugli incubi di una stagione sbagliata. Mercoledì sera espugna il feudo dei campioni d'Europa, con una disarmante dimostrazione di sicurezza. Un gol in apertura e poi via, a toreare un avversario imbufalito e arrembante, per matarlo in chiusura con la stoccata senza scampo, uscita dal genio di Platini ed eseguita da quel mattocchio di Boniek, campione sbandato, talora pervaso da fremiti di grandezza malgrado una condizione approssimativa. Domenica all'Olimpico, nella sfida senza ritorno, nella partita da un solo risultato, ecco l'altra faccia della Signora. Punita da un guizzo di Falcao, costretta a remare controcorrente su un avversario apparentemente invulnerabile (perché gratificato anche da una soluzione di parità), in otto minuti finali di fuoco rovescia il risultato e riapre il destino di un campionato, per molti (anche per me, lo confesso) già da tempo, idealmente, consegnato agli archivi.

NELLA DOPPIA PRODEZZA risulta determinante la classe cristallina di quel formidabile creatore di gioco e di gol che si chiama Michel Platini, trasformato come da un colpo di bacchetta magica dal giorno in cui Trapattoni, accogliendone le invocazioni, lo ha piazzato nel cuore della manovra, consegnandogli le chiavi tattiche della squadra. Ma più di ogni altra cosa risalta il carattere, il temperamento indomito, di una formazione che ha già vinto tanto, eppure non si mostra mai paga. Il carattere che si specchia nei più modesti artigiani, dico il colossale Brio e il motoperpetuo Bonini, fondamentali nell'economia collettiva come il divino francese o il rigenerato Bettega. E il carattere, la rabbia agonistica, l'incapacità a rassegnarsi che tiene in vita la Juventus dopo la mortifera botta di Falcao. Perché nella circostanza non c'è, a santificare la vittoria, il chiaro divario tecnico di Birmingham. No, qui la Roma gioca quanto meno alla pari. Ma come si adagia nella certezza del traguardo, ecco che l'indomabile Vecchia la graffia a sangue.

ORA, NON VORREI PECCARE di lesa maestà se azzardo un timido appunto a Nils Liedholm, che anch'io considero il principe dei tecnici (e mi pare di averlo più volte sottolineato). Però, pur condividendo la sua decisione di rinfrescare il tono atletico della squadra - apparsa in lieve flessione nel mercoledì di Coppa contro l'eccellente Benfica con nuovi innesti, non ho capito l'iniziale accantonamento di Maurizio Iorio. Non tanto per una questione tecnico-tattica, quanto perché la rinuncia a una punta mi è parsa una sorta di confessione di inferiorità, un ulteriore motivo all'imbaldanzimento di un avversario già euforico. Subentrando all'infortunato Pruzzo, Iorio ha sfiorato il raddoppio che avrebbe chiuso la gara. Ma ben altrimenti pericoloso avrebbe potuto rendersi in coppia col centravanti, sfruttandone l'abilità nel creare i varchi in area. In sostanza, accostarsi alla sfida diretta, sul proprio terreno, con una correzione prudenziale, mi è parsa mossa psicologicamente discutibile. E non lo dico col senno di poi.

PIUTTOSTO, NON VORREI che la suggestione dell'ultimo risultato portasse a modificare radicalmente l'opinione sul destino di questo appassionante campionato, che continua a dispensare gol ed emozioni e a proporre in primo piano i grandi fuoriclasse stranieri (a proposito, dove sono finiti i tenaci fautori dell'autarchia calcistica?). La Juve ha riaperto il discorso di vertice nella giornata in cui Inter e Verona si sono definitivamente defilate. Ma la Roma resta la favorita della logica. Molto inciderà la disponibilità di Pruzzo, giocatore contestato, criticato a volte con ottusa prevenzione, comunque insostituibile nell'economia del gioco giallorosso. La Roma ha quattro trasferte, nessuna agevole (a Pisa, Firenze, Milano e Genova), per non parlare di quella di Lisbona. Ma a questo punto, l'Uefa sarebbe solo un sogno dispersivo e la squadra non sembra in tali condizioni di freschezza da poter battersi spavaldamente su due fronti. Le quattro giornate che sono state trionfali per la Juventus hanno contrassegnato il periodo stagionale più buio della Roma, con l'Olimpico, sino allora invitto, conquistato due volte dalle truppe nemiche. Ma domani è un altro giorno. E la Roma ricomincia pur sempre da tre. Tre punti di vantaggio che non sarà facile strapparle neppure per la Juve stellare sbocciata in questo inizio di marzo.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.10





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lunedì 2 marzo 2026

2 Marzo 1983: Aston Villa - Juventus

È il 2 marzo 1983 ed Aston Villa (Inghilterra) e Juventus si sfidano nella Gara di Andata dei Quarti di Finale della Coppa dei Campioni 1982-83 allo Stadio ‘Aston Park’ di Birmingham.


ZOFF DIVISO TRA CAMPO E SPOT – Giova ricordare che i “villans” erano i campioni in carica, inglesi racchiusi in fortezze praticamente invio­labili. La Signora svampita in Italia però sapeva trasformarsi in Europa, magnifica. Il 3 marzo 1983, appuntamento al Villa Park per una finale anticipata. Grande attesa, l’ente di stato radio televisivo snobbò l’evento propinando al colto e all’inclita, juventina e no un micidiale cocktail d’intrattenimento alternativo.

Tuttavia Tele Montecarlo ovviò all’inconveniente con la più surreale diretta mai vista. Essendo un’e­mittente privata usava farcire gli eventi di pubbli­cità. Dopo il fenomeno si sarebbe espanso e tutti sappiamo come. Così mentre a Birmingham si dava all’inizio alle danze sugli euroteleschermi comparve Zoff a magnificare, solenne, le virtù dell’olio da lui sponsorizzato.

ROSSI-COWANS, POI BONIEK – Nel frattempo la Signora s’era portata avanti col lavoro, rimboccatasi le maniche rifilò nel volgere di un minuto uno schiaffone ai villani: gol di Rossi su cross di Cabrini, servito da un tacco di Bettega. Di quel gol non vi fu traccia sino a quando non venne ripescato dagli archivi di altri emittenti. Poi la partita continuò senz’altro intoppi d’ordine pubblicitario. La Juve si fece raggiungere ad inizio di ripresa, gol di Cowans, ma rimise le cose a posto con un chirurgico contropiede ordito da Platini e finalizzato da Boniek. 2-1, stretto.

cit. Tuttosport 2 Agosto 2009

 

Buona Visione! 


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Coppa dei Campioni 1982-1983 – Quarti, andata
Birmingham – Stadio Villa Park
Mercoledì 2 marzo 1983 ore 19.30
ASTON VILLA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Rossi P. 1, Cowans 53, Boniek 81

ASTON VILLA: Spink, Williams (Deacy 40), Gibson, Bremner, McNaught, Mortimer, Blair, Shaw, Withe, Cowans, Morley
Allenatore: Tony Barton

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Eschweiler (Germania Ovest)





Inglesi sgomenti e in affanno per le prodezze dell'attaccante 
Paolo Rossi è tornato Mundial 
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE BIRMINGHAM — 

Anche gli italiani , anglofili, quelli per i quali un inglese che sputa è un
 signore che rinfresca le formiche, hanno faticato ieri sera ad apprezzare prima del match Aston Villa-Juventus, Birmingham la brutta, la pioggerella di Birmingham, lo stadio per fachiri cattivi di Birmingham, e quel giornale di Birmingham con in prima pagina Spink, il portiere dell'Aston Villa, intento a divorare spaghetti e la scritta a caratteri di scatola: 
«Li mangeremo vivi». 
L'atmosfera è stata di tensione quasi rabbiosa fino all'inizio del match. Un po' troppa polista, fuori dello stadio, in campo, sulle gradinate, per quello che è il panorama inglese, e appelli bilingui, più accorati però che drammatici, dello speaker. .. 

Poi c'è stato il gol di Rossi, con una manovra proprio disegnata dalla Juventus, calligrafica, spiegata e non imposta, un gol didascalico, con tutte le cosine belle e classiche del football: il bel controllo di palla, il colpo di tacco, il cross, il colpo di testa. Un gol di un quasi dimostrativo: ecco, così si gioca, questo è un tipico schema d'attacco, questo è un tipico errore difensivo, visto? E adesso che cominci pure la partita. E la partita è cominciata, con quel dettaglio dell'1-0 bianconero già messo da parte, ma era intanto stato ripristinato quel sentimento che riempì e zavorrò gli avversari degli azzurri nelle tre ultime partite in Spagna: il terrore di Rossi. Fu questo sentimento, spalmato su brasiliani, polacchi, tedeschi, ad aiutarci a vincere il .Mundial. È stato per questo che ho spedito la palla sulla sua traversa, terrorizzato dalla presenza più che dal movimento di Rossi. È stato per questo che è mancata — fino all'avvento faticoso di una riorganizzazione mentale — una regola, una volontà persino nella marcatura di Rossi. McNaught e Bremner in certi momenti sembravano addirittura fuggirlo, o scaricarselo. E a un certo punto McNaught ha scaraventato un pallone sulla testa di Rossi come per eseguire un esorcismo, come se quello fosse un fantoccio stregato, maledetto, da abbattere. E la gente, come se fosse stata in Spagna nel luglio 1982, ha preso a vedere due partite, quella di Rossi e l'altra. E la gente italiana (3000, tutto sommato felicemente poco mandonilistica) ha preso ad amare ogni mossa del centravanti, quella inglese a detestare ogni suo agitarsi, anche il semplice spostarsi al piccolo trotto. Gioco di squadra, il football ieri sera al Villa Park è stato anche questione di un uomo, in certi momenti così incastonato tra avversari atterriti, tutti intorno a lui ma nessuno davvero su di lui, da apparire là davanti a una specie di escrescenza dell'Aston Villa, più che un prolungamento della Juventus. C'è stato, vero, anche tutto il resto, ma la partita è andata avanti aspettando Rossi, un altro gol di Rossi, qualcosa di Rossi. E verso la fine del primo tempo questa attesa è sembrata pervadere anche la Juventus.  
Boniek addirittura si è come ritirato dagli affari: tanto, ci avrebbe pensato Rossi. E per fortuna che ai difensori bianconeri Rossi appariva ipotesi lontana, valida ma lontana, e non standogli vicini non venivano troppo condizionati dall'attesa del suo miracolo e allora facevano le cose sante e giuste del calcio normale, sparavano via palloni, si alzavano bene di testa, costruivano la muraglia. All'inizio della ripresa, con il gol del pareggio, è sembrato che il sentimento di terrore fosse stato lasciato dagli inglesi nello spogliatoio, e che intanto la Juventus avesse smarrito una certa sua sicurezza di genesi messianica. E in effetti si vedeva un football, come dire, meno affascinante ma più sereno, non condizionato, molto giocato da Platini e frequentato persino da Boniek. 
Ma quando, all'81, Rossi tirava e il portiere mandava sul palo, veniva come ripristinato il terrore. E Platini, vedendo tutto l'Aston Villa coagulato, fisicamente e mentalmente, attorno a Rossi, lanciava Boniek che segnava. E insomma era rinnovata, per delega e dopo un avviso (quel palo) la magìa internazionale di un atleta, di una fortuna, peraltro meritata, legittima, che lui trova e dispensa agli amici, bianconeri e azzurri, quando passa il confine e che in Italia non funziona. Anzi. 

Gian Paolo Ormezzano





COPPA DEI CAMPIONI/ASTON VILLA-JUVENTUS 1-2
Guidati da un formidabile Platini, con un Rossi formato mondiale e un Bettega ritrovato, i bianconeri domano il furore inglese ed espugnano trionfalmente il temuto Villa Park
Juvengland

BIRMINGHAM... Originale, ma di più squisita per frase tattica e genialità, la "nuova" Juve ha espugnato il "Villa Park" in un'umida, gelida sera di marzo collezionando applausi di ammirazione e rinfrancando il prestigio del nostro calcio all'estero. È stata una Juve a tratti trascinante; la realizzazione del sogno di Giampiero Boniperti quando aveva messo insieme, l'estate scorsa, vecchio e nuovo. Una squadra nuova, aggiungo, con qualcosa d'antico, perché il "nuovo" di Platini e Bonini si è sposato alla più proverbiale sapienza tattica di Roberto Bettega e il concerto radente della Juventus al Villa Park ha intimorito il forcing dei blu-granata locali e la partita si è risolta con un successo quanto mai veritiero e sintomatico dei propositi bianconeri in questa Coppa dei Campioni.

BETTEGA. Bisogna innanzitutto elogiare Bettega per la prestazione che ha saputo calare dalla sua carcassa, un gioco vorrei dire argentino, ma persino più carezzevole, sornione, ammaliante, sin dalle prime battute quando inventava con Cabrini il folgorante gol di Paolo Rossi (tornato subito nel clima giusto, Pablito) e di seguito con la sua regia tuttocampo spaziando e duettando maestosamente con Monsieur Platini. Costui ci ha impiegato più tempo e una ragionevole prudenza fisica per scatenare i suoi estri sfiziosi, dei quali ho già parlato su questo giornale a proposito della sua prestazione in campionato contro l'Udinese, ma poi è stato semplicemente regale, lanciando Boniek al gol di possesso, un Boniek in sicuro progresso, ma ancora distante da quel giocatore proteiforme che sa essere, tutto potenza e slanci fantasiosi in profondità. L'impegno fisico del polacco è stato smanioso, la sua vena tattica non sempre convergente e in sostanza nella Juve che si profila mattatrice in campo europeo e mondiale è ancora il giocatore che tarda a inserirsi, si vede a sprazzi, a lampi, si fa aspettare. Ma le sue difficoltà come conveniva lo stesso Boniperti sono evidentemente psicologiche; però debbono essere risolte al più presto nell'interesse della Juventus.

PLATINI. Ma non si fa aspettare la squadra, col suo gioco applicato a risolvere in chiave di contropiede manovrato tutti i problemi. L'Aston Villa non aveva dubbi di riuscire con la sua possa a travolgere la nostra diga, ma la Juventus non l'ha aspettato, l'ha preceduto e subito infilato in partenza e alla distanza, raggiunta dal gol di Cowans, ha recuperato di rabbia, ma soprattutto di passione, le sue cadenze ispirate. Il
suo contropiede manovrato ha falciato il gioco di possesso dei britannici, Monsieur Platini è andato ad esibire alcune giocate di mostruosa bravura, sempre spalleggiato dal brizzolato professore di Valchisone e dal recuperato vivido Pablito Rossi e il gol di Boniek, saettante, magistrale, ha premiato la squadra superiore, la classe. Chi sa anche giocare, voglio dire, ha sempre di più di chi sa combattere. Soprattutto nelle ribalte internazionali. Facile a dirsi, difficile però nella realtà vera del gioco, dentro un campo abitato da una folla civilissima, contro un Aston Villa dalla perentoria personalità atletica e dal personalissimo gioco, squadra che non si scopre e duetta in profondità per scatenare gli estri di Gary Shaw e Morley, la Juve ha dunque presentato la sua perentoria carta da visita. È nata una grande squadra. Lo scrivo senza il minimo dubbio. Capace, aggiungo, di qualunque impresa. Ed ora vedremo se la Roma saprà costruirsi in breve tempo questo gioco e soprattutto questa arte pedatoria. 
«Siamo la squadra più grande del mondo» 
mi aveva detto Brio a casa sua, qualche giorno prima. Il leccese aveva ragione. Il suo non era tifo di parte.

BRIO E BONINI. C'era una volta, scriviamo ora noi, la Juventus di Furino, condizionata dal suo intrepido e indomito capitano-giocatore da trincea, c'è oggi la Juventus di Platini, che è ancora per poco quella di Bettega, squadra che riesce in virtù del gioco a sovrapporsi a qualsiasi difficoltà atletica e tattica con le sue sponde artistiche, con la sua personalità trascinante. Mentre Zoff aveva poche occasioni per mettersi in mostra, altro rilievo significante, si vedeva proprio Brio ergersi a gigante nell'area, disintegrando Withe il falloso protervo Peter White. E in più si vedeva, da qua a là, volteggiare la chioma bionda di Massimo Bonini, il terzo straniero della pattuglia, il più nostro, il ragazzo deamicisiano, perno della ricorsa, intrepido faticatore. Ma tutta la squadra aveva ogni pedina al posto giusto, devo aggiungere che Tardelli anticipava Morley e Gentile annullava Shaw come aveva annullato Maradona e Zico e se solo a sprazzi si vedeva il migliore Boniek, la squadra lievitava come nei sogni proibiti di Giampiero Boniperti.

ZEFFIRELLI. Si è sentito di fatti sanguinosi tra il pubblico, di accoltellamenti, voglio dire. C'è sempre in un mare di migliaia di persone accalcate sugli spalti, un pazzo, un irresponsabile. Ma in senso lato i tifosi italiani in questa trasferta sono stati esemplari. E di questi giorni la querela della Juventus ad un regista che ne ha usato per farsi pubblicità. Uno dei segreti di certi uomini così detti arrivati è sapersi fare la pubblicità. Che io ne sappia, e ne sanno abbastanza, le mie ossa e il mio cuore, non c'è squadra in Italia più grande della Juve, ricca di capacità tecnica assimilata negli anni, il risultato anche di una gestione amministrativa seria, insomma, questa Juventus che va a Birmingham e conquista una vittoria storica.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.10






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