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martedì 3 novembre 2026

3 Novembre 1982: Juventus - Standard Liegi

È il 3 novembre 1982 e la Juventus, formata da campioni del mondo più Michel Platini e Zibì Boniek, affronta questa stagione con la consapevolezza di voler conquistare il mondo!

Contro i belgi dello Standard Liegi, i bianconeri in questa gara di ritorno degli Ottavi di Finale della Coppa dei Campioni 1982/83 partono dal 1-1 della prima gara in terra fiamminga. Sarà un'altra gara che darà la sensazione (ahimé sbagliata) che questa squadra è pronta per spiccare il volo....

A fine campionato la Juventus sarà solo seconda (dietro la Roma di Nils Liedholm), avrà sofferto le pene dell'inferno ad Atene nella famosissima sconfitta contro l'Amburgo di Felix Magath e ...( ? )  si dovrà 'accontentare' di sollevare solamente la Coppa Italia.

Buona Visione! 



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Coppa dei Campioni 1982-1983 - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 3 novembre 1982 ore 20.30
JUVENTUS-STANDARD LIEGI 2-0
MARCATORI: Rossi P. 14, Rossi P. 29

JUVENTUS: Zoff, Bonini, Prandelli, Furino, Gentile, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

STANDARD LIEGI: Preud'Homme, Onal (Sciascia 51), Plessers, Poel, Delangre, Van der Missen, Tahamata, Daerden, Haan, Wendt, Gruendel (Geurts 70)
Allenatore: Guy Goethals

ARBITRO: Galler (Svizzera)



È stata la partitissima sognata da tutti i tifosi 

TORINO — Un'ora prima della partita fra Juventus e Standard Liegi lo stadio comunale di Torino vedeva, quasi ad ogni ingresso, fantastiche esibizioni di gente che cercava di superare le barriere senza biglietto, invocando amici di amici, meriti speciali, cavalierati di Vittorio Veneto, figlioletto già entrato e bisognoso di assistenza. Gli addetti agli ingressi dicevano 
"Spiacenti, stasera non ci sono amici che tengano" 
con ciò lasciando intendere che altre volte gli amici funzionano. Visto un pullman arrivato da Benevento: 50 passeggeri, 40 biglietti e dieci improvvisatori. Lo stadio tutto pieno, appunto già un'ora prima, e di tutti juventini, e fuori ancora una marea. E bandiere bandiere bandiere, sventolate a maledire il riscaldamento sul verde dei belgi, però nessun insulto, anzi curiosità per le volate scioglie-gambe del turco Onal, uno con barba cattiva da parte minore in un film di Dario Argento. E poi il via, poliziotti già scudati presso una curva, carabinieri presso l'altra, tutti rivolti verso il pubblico, anche un cane lupo. Di fuori, i bengala. I fumogeni, pochi copioni prendono così, anche se straprevisti, occhi e sensi. 
Uno striscione a intrigare i colleghi belgi: 'Siamo nati per te. viviamo per te, forza magica Juve'. Credevamo che gli italiani facessero anche altre cose nella vita, gli spaghetti, l'amore, la politica. Sepolti i tifosi dello Standard: al mattino erano andati in Duomo, visita di pubbliche relazioni. Subito è stata la partita che la logica prevedeva, annunciava, comandava, cioè tutta ringhiata, tutta dura anche se abbastanza onesta, tutta parlata da far indovinare in tribuna le urla, gli insulti, forse anche le bestemmie. In tante lingue, poi, e due soli dello Standard a parlare francese come Platini, Preud'homme e Delangre, gli altri tutti fiamminghi, uno svedese, un turco (e nel secondo tempo sarebbe entrato un italiano di Sicilia). 
Già Platini. Ha giocato all'inizio contro il mondo, mica soltanto contro lo Standard. Palle lottate da poveraccio, dispute in tackle da angiporti, ma anche il dietro-front da ballerino e la disperazione geometrica del mimo dopo il fallo subito, la scalogna, l'errore. Proprio la partita che voleva la gente che ha pagato il biglietto per tempo, svellendo dei bei soldi dal portafoglio, fregando l'amico che il biglietto voleva anche lui. E il gol di Boniek-Rossi, al 14'. Era il gol che la gente aveva «fatto» nei giorni d'attesa e anche, sì, di paura dopo Liegi, un gol dove, come in teatro, l'attore recita parlando per tutti, dice il monologo molto atteso, quello che la gente attende lui faccia, però lui meglio di tutti. 
Così Bonlek, che ha eseguito l'azione-dribbling, scatto, volata, cross — clic insegna il prete all'oratorio, il maestro al Nagc, il tecnico da duecento milioni l'anno all'asso da cinquecento. Una delle più facili cose del mondo: basta sapere tutto del football e avere anche senso dell'invenzione e potenza atletica, robette. Ieri sera è venuta persino la voglia di un calcio a punti, tanti punti per il gol creato da Bonlek e segnato da Rossi, un gol che per pareggiarlo lo Standard non può fare soltanto una rete, mettiamo, su punizione di Haan lavorala da Wentdt e Vandersmissen come al 23', deve fare qualcosa di più. 
Intanto si svolgeva un'altra partita, specialissima, quella di Tardelli contro Tahamata, addosso a Tahamata, sopra Tahamata. Tardelli, che nacque terzino, ieri sera si è come restituito al ruolo e al sé stesso feroce di un tempo, e Tahamata per mezz'ora non ha avuto rapporti con la palla. E per Tardelli che spegneva un nemico, Rossi riaccendeva tutto Paolorossi con il secondo gol, mollo bello, ricamato e intanto possente. E nasceva la partita ideale non solo della Juventus, ma del calcio tutto, e la gente aveva persino voglia di gridare "basta!", come si fa al circo quando i trapezisti sono troppo bravi e a un certo punto si ha paura che, per divertirci e convincerci di quel che già sappiamo, finiscano per farsi male. 

Gian Paolo Ormezzano





La magica serata di Boniek e i gol di un Paolo Rossi tornato al formato Mondiale hanno proiettato la Signora, malgrado le gravi assenze, nei quarti della Coppa più prestigiosa. E se continua così...
Lady Europa

IL PABLITO ruggente fa giustizia sommaria di tante critiche cattive e proietta la sua Juventus nell'élite della Coppa dei Campioni. I suoi gol sono due lampi che inceneriscono lo Standard: riconducendolo da incubo opprimente alla modesta figura di un volenteroso sparring-partner. È il più fantastico, naturale, uomo-gol che il calcio d'oggi possa proporre. E allora che senso ha sottolineare con sarcasmo qualche eventuale defaillance, ironizzare sulle sue difficoltà di inserimento in uno schema nuovo, addirittura montare la notizia di una sua cessione (con conguaglio...) per avere il pur eccellente Giordano? Paolino Rossi è il fresco trionfatore del Mundial, risponde con due gol d'autore e vola a Parigi a ricevere la Scarpa d'Oro e il Pallone d'Oro, miglior realizzatore e miglior giocatore di Spagna 82, possibile che sempre noi si debba discutere i rari talenti di casa nostra? Paolino Rossi è la punta acuminata di una Juve che ha in Boniek il suo motore, un motore che canta a pieni giri. Il polacco travolge in
progressione i satanassi di Goe-thals come fossero fuscelli, trancia le loro meticolose geometrie, fa saltare d'acchito la trappola del fuorigioco, altre volte mortale. E la Juve vola oltre l'ostacolo malgrado le occasionali emergenze, il menisco di Cabrini, il forfait di Brio, la difesa scompaginata senza marcatori di ruolo. La Juventus mostra, nella circostanza, non soltanto il consueto proverbiale temperamento. Mostra anche le stimmate della grande squadra di statura internazionale, in grado di spezzare (sarebbe ora) l'incantesimo e di aggiudicarsi la prima Coppa dei Campioni della sua storia. Intanto si è tolta dai piedi questi fastidiosissimi belgi e ha dato appuntamento a marzo. Le è rimasta intorno una concorrenza formidabile. Le due inglesi, Liverpool e Aston Villa, i panzer dell'Amburgo, la Dinamo Kiev dell'eterno Blokhin. Ma se Rossi continuerà a inventare gol, quale traguardo è impossibile? È stato così anche per la Nazionale, rifiorita a Barcellona quando Pablito ha ripreso a bombardare le reti avversarie. E Boniek e Platini possono deludere in campionato, ma sulle grandi ribalte saranno sempre presenti e puntuali, perché la classe non si cancella. Aspettiamola con fiducia questa squadra, che a fine maggio può incoronarsi Lady Europa.

TRIONFO. È stato un trionfo collettivo del calcio italiano. Tre squadre (una per Coppa) qualificate dopo due turni. Soltanto Germania e Spagna ne hanno di più, cinque, ma sono anche partite da posizioni di vantaggio.
Due sole (entrambe in Coppa dei Campioni) ne conserva l'Inghilterra, delle sette che aveva allineato ai nastri di partenza. E cancellate totalmente dalla scena sono Olanda e Ungheria, per dire due nomi celebri. È una conferma che il Mondiale non è stato un episodio stravagante. Ed è anche una conferma della rinnovata mentalità con cui le nostre squadre affrontano queste competizioni, che esigono calcolo e ardimento, in pari misura e a giuste dosi. Per strada, questa volta, è rimasto il Napoli. Aveva compromesso tutto nell'andata, in una sera agitata da fantasmi extracalcistici, le bombe, le minacce. In Germania si è battuto con Galassia, ha colpito un palo sullo 0-0, si è arreso solo alla fine, dopo essere stato numericamente menomato dall'arbitro.

L'INTER. Non è stato facile, e lo si sapeva, per l'Inter, ma alla fine i gol delle due punte (proprio loro, Juary e Altobelli, gli eterni imputati) hanno ridotto alla ragione l'ostica AZ'67, una squadra che è lo specchio fedele dell'Olanda di oggi. Spartite le qualità tecniche dei super, ai tulipani sono rimaste la vitalità atletica e la rabbia agonistica, sovente ai limiti della scarponeria. L'AZ si lamenta di un arbitraggio contrario e in effetti l'espulsione di Tol è apparsa quanto meno discutibile, specie in rapporto al permessivismo mostrato dall'arbitro polacco in altre più gravi circostanze. Ma ricordiamoci dei torti arbitrali che l'Inter aveva subito all'andata, il clamoroso rigore negato ad Altobelli, i soprusi impunemente patiti da Juary. Il verdetto conclusivo è sostanzialmente esatto, delle due era l'Inter a meritare di andare avanti. Il quadro della Coppa delle Coppe è terrificante: il Bayern, le due lanciatissime spagnole, Barcellona e Real Madrid, gente che si chiama Rummenigge o Maradona o Schuster. Ma questa Inter è tosta e concreta, ci si può ragionevolmente puntare.

LA ROMA. Grande squadra di campionato, in Coppa mostra ancora una carente personalità. Ha perduto le due trasferte, a Ipswich (ed è al limite spiegabile) e a Norrköping (e la cosa è meno giustificabile). Macina gioco ma incide poco, Pruzzo si è mangiato gol incredibili, a conferma che una cosa è batter-si sulle ribalte di casa, un'altra è trovare gloria fuori dai confini. Alla fine, la grande abilità dei rigoristi, un merito di Liedholm di addestrare tanti specialisti, e la bravura di Tancredi hanno risolto tutto. Ora è arrivato un sorteggio impietoso. Il Colonia di Littbarski, Bonhof, Fischer, Schumacher, Slijvo, Klaus Allofs, Culman, Engels. Il Colonia viene da un 5-0 contro i Glasgow Rangers. Un banco di prova terribile. Ma anche l'Ipswich sembrava imbattibile...

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.45






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sabato 10 ottobre 2026

10 Ottobre 1982: Fiorentina - Juventus

È il 10 ottobre 1982 e Fiorentina e Juventus si sfidano nella quinta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Comunale' di Firenze.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo', avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana, campione del mondo in Spagna nel 1982, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zbigniew 'Zibì' Boniek. 

A fine campionato, la Juventus finirà in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm, mentre i viola termineranno la propria corsa in quinta posizione - fuori dai posti che garantiscono l'accesso alle coppe europee.

Buona Visione!




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Stagione 1982-1983 - Campionato di Serie A - 5ª andata
Firenze - Stadio Comunale
domenica 10 ottobre 1982 ore 15:00 
FIORENTINA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Brio 54

FIORENTINA: Galli G., Rossi (Miani 53 - Bertoni A. 61), Contratto, Cuccureddu, Ferroni, Passarella, Bertoni D., Pecci, Graziani, Antognoni, Massaro
A disposizione: Paradisi, Pin, Manzo
Allenatore: Giancarlo De Sisti

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Bettega R. 69), Tardelli, Rossi P., Platini (Prandelli 65), Bonini
A disposizione: Bodini, Storgato, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Menegali
ESPULSIONI: Tardelli 78 (Juventus)





Juventus non bella ma pratica I bianconeri a Firenze vincono la prima gara esterna con un gol di Brio 
Davanti a una folla record la gara non ha tenuto fede alle promesse di calcio-spettacolo - 
Otto ammonizioni e Tardelli espulso dal mediocre Menegali - 
La squadra di Trapattoni trova il gol-vittoria al 54' con un colpo di testa di Brio - 
Nel finale in campo Prandelli per uno spento Platini e Bettega per Marocchino - 
Vani attacchi dei viola - 
Da Alessandro Bertoni i pericoli maggiori per un ottimo Zoff 
FIRENZE — 
Dino Zoff prende tutti i palloni, anche i più difficili, non solo nello specchio della porta ma nell'area di sua competenza. Galli non prende l'unico indirizzatogli da Brio con una testata che ha impresso alla palla una lunga e lenta traiettoria prima di infilarsi alta sotto la traversa: così è maturato l'1-0 per la Juventus in una gara che ha totalmente tradito le attese della vigilia.  
Macche 'revival mundial'. Macche gala: davanti alla folla-record di Firenze si è dipanato nei 90 minuti un lumettone a tinte forti, con otto ammoniti, dei quali uno — Tardelli — poi espulso al 79' di gioco, ma stilisticamente scadente anche per la pessima regia dell'arbitro Menegali. Sempre lontano dal vivo del gioco, il direttore di gara ha alzato il cartellino giallo per Gentile e Passarella (cortesie reciproche al 24'), Tardelli per protesta un minuto dopo. Furino al 35'. Contratto al 40', Brio al 71', un minuto dopo Prandelli ed all'85' Antognoni. 
Nel frattempo aveva mandato fuori Tardelli, secondo: lui recidivo o quanto meno autore di una vendetta a gamba tesa su Passarella, al quale peraltro Menegalli stesso aveva poco prima perdonato un'entrata da killer sul giocatore bianconero. Un arbitraggio penoso, basti dire che Furino è stato ammonito per simulazione: (quattro rotoloni per terra dopo uno sgambetto di Graziani, e poi subito in piedi vispo alla ripresa del gioco) quando una scena analoga l'aveva già interpretata due volte Massaro (con il pericolo di scatenare la folla con queste simulazioni) senza venir ripreso neppure verbalmente. Un arbitro adeguato al brutto spettacolo, insomma. Da una parte la Fiorentina tutta arrembaggio e poco cervello, con solo Antognoni ispirato, almeno a tratti, e Massaro molto attivo, ma con il regista Pecci in panne. 
Bertoni più fumo che arrosto. Graziani è esaurito presto con la splendida deviazione di testa contro una traversa al 14' di gioco. Dietro, detto della distrazione di Galli, Contratto in palla e pronto a sostenere l'attacco, Cuccureddu molto attento a seguire le consegne (dopo aver provato tanti pivelli De Sisti ha affidato a lui il compito di colmare i vuoti quando Passarella si sgancia), Rossi evanescente, e l'argentino più rabbioso che concreto. Infortunato Rossi al 53'. Entrato Miani e finito anche lui K.O. Dopo soli sei minuti, la Fiorentina ha presentato Alessandro Bertoni, il quale nell'ultima mezz'ora ha creato per la Juventus tutti i grattacapi che gli altri viola non erano riusciti a procurarle, se non con bordate da lontano respinte dalla muraglia bianconera, o neutralizzate con splendida sicurezza da quel fenomenale «vecchiaccio» che è Zoff.  
Dal quadro della Fiorentina si può già capire cos'è stata la Juventus. Senza Boniek, con Tardelli nervoso come sempre quando non si sente al meglio della condizione (e poi maltrattato da Menegali), con Rossi sempre più evanescente (bene hanno fatto i genitori a non muoversi da Prato) e con Platini «rimasto con la testa a Parigi» a detta del colleghi francesi in tribuna (ed è una valutazione benevola) la formazione di Trapattoni fin dall'avvio ha giocato in difesa dello 0-0, con difficoltà di marcatura per il gioco a zona che aveva praticamente due soli punti fissi: Brio su Graziani e il sempre concreto Bonini a cercare Antognoni. Una brutta Juve, insomma. È proprio per questo che la vittoria di Firenze ha un immenso valore in proiezione futura, quando la squadra potrà sfruttare tutto il suo potenziale. Ma intento una riflessione va fatta: la Juve di questa stagione, più dotata in fatto di classe (a parte l'assenza episodica di Boniek), ha sicuramente perso gli schemi del passato. Adesso, improvvisa, e quando i solisti sono assenti oppure sono presenti solo nominalmente, la squadra è in difficoltà e deve difendersi alla paesana.  
Stavolta è andata bene, ma questa non è una strada sicura e neppure in grado di soddisfare i tifosi. Nel finale, Trapattoni, stanco delle fiacche giocate dal divino Michel, lo ha sostituito con Prandelli (valido nel gioco difensivo, ma colpevole di aver fallito due palle-gol in contropiede) e, in luogo dello stesso Marocchino, ha fatto entrare Bettega, il quale, tenendo palla e facendosi trovare puntuale sulle traiettorie delle affannose manovre viola, ha dimostrato che il calcio lo si può giocare anche a ritmo di tango quando si ha cervello.  
Con due punti preziosi e tanti (soliti) problemi, la Juve ha lasciato Firenze tra gli improperi dei tifosi toscani delusi. Disapprovazioni ingenerose e sciocche, perché i bianconeri, pur senza brillare, non hanno tolto assolutamente nulla alla Fiorentina. Colpa dei viola se, attaccando ottanta minuti su novanta, non hanno saputo concretizzare i loro sforzi, non hanno creato una vera occasione da gol. La partita, non riuscendo a offrire gioco, è vissuta sulle  emozioni, frutto di battibecchi o di rimpalli casuali.  
La prima al 14', quando Zoff è andato a togliere dal «sette» un colpo di testa in mischia di Passarella. Sul corner dalla destra, la bella deviazione di testa di Graziani è stata respinta dalla traversa. Era il punto fermo ad un avvio turbinoso, ma senza logica. Cominciavano le manfrine di Massaro, lo imitava Furino e lì già sapete come si è comportato Menegali, ovvero a senso unico. Una «bomba» di Tardelli addosso a Galli era l'unica altra azione degna di nota. In un'ovvia ripresa, ancora Tardelli (botta da 40 metri) vivacizzava il match e a stento Galli deviava in angolo. Sul corner lungo dalla sinistra Platini a destra metteva in mezzo di piatto e Brio rubando il tempo a Rossi deviava di testa la palla contro la traversa. L'azione proseguiva, Cabrini rilanciava in mezzo e ancora Brio colpiva con la fronte. La palla si impennava; avevamo tutto il tempo di seguirne la traiettoria alta, a spiovere. Anche Galli, che se la vedeva cadere alle spalle.  
Poi l'arrembaggio finale, altre cattiverie, l'espulsione di Tardelli, tre contropiede bianconeri che trovavano la Fiorentina scoperta e che i Prandelli (due volte) e Bettega sprecavano. Dall'altra parte Zoff abbassava la saracinesca già lasciata appena socchiusa, e così restava l'uno a zero per la Juventus. 
Bruno Perucca 







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sabato 22 agosto 2026

22 Agosto 1982: Juventus - Pescara

É il 22 Agosto 1982 e Juventus e Pescara si sfidano nella seconda Giornata del Eliminatorie della Coppa Italia 1982-83. Il tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stille in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietá dell' Amburgo dirá ancora di no alla Vecchia Signora.

Per quanto riguarda la Coppa Italia i nostri beniamini conquisteranno il trofeo riuscendo così a non finire la stagione a bocca asciutta. Questa gara verrà ricordata per il primo (spettacolare) gol in bianconero di "Le Roi" Michel Platini.

Buona Visione!



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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Eliminatorie, 2ª giornata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 22 agosto 1982 ore 20:30
JUVENTUS-PESCARA 2-1
MARCATORI: Platini 7, Bettega R. 61, Scirea autorete 90

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini (Osti 32), Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Prandelli 61), Boniek, Rossi P., Platini (Bonini 52), Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

PESCARA: Bartolini, Joriatti (Cittadino 75), Costaggiu, D'Alessandro, Galli F. (Cerone 68), Polenta, Lombardi, Repetto, Galli Giu., Massi, Mandressi (Testani 68)
Allenatore: Domenico Rosati

ARBITRO: Lanese



Dai bianconeri momenti di spettacolo 

TORINO — Lontano da Torino fa saltare tutti i record d'incasso: Al «gala» casalingo di Coppa Italia, la Juventus bistellare con cinque campioni del mondo ha richiamato appena 20 mila spettatori malgrado i prezzi (da un massimo di 25 mila a un minimo di 4 mila lire) piuttosto bassi, rispetto ai biglietti salatissimi di Casale, Cesena e Catania dove si è esibita di recente. Centrano però il periodo, la citta semivuota — anche se ieri sono cominciati i primi rientri — e l'avversario Pescara militante in serie CI. che non fa richiamo. Diversa sarà la situazione di mercoledì sera (ore 20,30) in occasione dell'amichevole con il Widzew Lodz, l'ex squadra di Zbigniew Boniek. Ieri sera, per la prima volta dall'inizio di stagione, Trapattoni schierava la formazione al completo eccezion fatta per Tardelll rimasto a riposo precauzionale perché convalescente dallo stiramento muscolare al polpaccio sinistro rimediato in Spagna e riattizzatosi a New York. 

L'assenza di Tardelli che sarà disponibile con il Widzew, ha permesso a Trapattoni di sperimentare la formula con Boniek e Platini mezze ali, con Marocchino tornante a ridosso di Bettega che ricomponeva il tandem «argentino» con Paolo Rossi. Per vedere all'opera la nuova Juventus c'era anche in tribuna d'onore il dottor Giovanni Agnelli. Dopo il minuto di silenzio in memoria di Noeckler, Pegorari e Pichler, gli azzurri dello sci tragicamente scomparsi in Nuova Zelanda, la Juventus raccoglieva i primi applausi impegnando Bartolinl con un tiro ravvicinato di Marocchino. Il Pescara tentava di applicare la tattica del fuorigioco per creare qualche imbarazzo ai campioni d'Italia, ma non approdava a nulla e al secondo minuto il pubblico dedicava un'ovazione a Rossi che, splendidamente imbeccato da Boniek, era anticipato di un soffio dalla difesa. A differenza di Catania, la manovra fluiva rapida con la Juventus che cercava di dare spettacolo. E ci riusciva. Il Pescara stava a guardare, impotente. La squadra di  Tom Rosati, retrocessa in CI. ripresentava la stessa formazione che aveva pareggiato (1-1) con il Milan rinnovata per dieci undicesimi rispetto allo scorso campionato, con il solo D'Alessandro esponente della vecchia guardia. Proprio D'Alessandro, al 7', perdendo un contrasto con Platini consentiva alla Juventus di portarsi in vantaggio. Platini si lanciava eludendo l'offside, si presentava davanti a Bartolinl battendolo con un pallonetto, di piatto destro, che scatenava l'ammirazione degli spettatori. Lo «show» di Platini continuava. L'asso francese sfiorava il raddoppio all'11': su perfetto servizio di Boniek, di esterno destro Platini lambiva il montante sulla sinistra di Bartollni. 

Un quarto d'ora di fuochi pirotecnici, con Platini artificiere, poi il ritmo si affievoliva e la gara, per un certo periodo, assumeva il tono di vera amichevole. Non molto serviti Bettega e Rossi, anche perché erano i due stranieri a impostare e concludere direttamente. Anche Rossi, però, dopo essere rimasto un po' in ombra, si metteva in evidenza dando un saggio della sua classe «mondiale». Alla mezz'ora Cabrini zoppicava per una leggera distorsione al ginocchio destro, si sottoponeva alle cure, ma due minuti dopo rientrava negli spogliatoi (tra gli applausi), sostituito con Osti. 

Era sempre la Juventus a orchestrare il gioco e al 33' Bettega, su assist di Furino, chiudeva di sinistro di poco a lato la palla-gol. Seguivano virtuosismi, con tunnel, di Platini e poi Gentile (36'). passato a sinistra con Osti a destra, scodellava un preciso traversone sotto porta per il transalpino che. ostacolato da Repetto, bucava di un nonnulla la « volée» conclusiva. Saliva poi in cattedra Rossi al 39' con un'azione alla Sivori, con palla tra le gambe di Polenta e tiro liftato nell'angolo: il palo gli negava la soddisfazione del punto. Ancora Rossi, un minuto dopo, preparava il tiro per Boniek che con una folgore di destro, incocciava in pieno la faccia interna della traversa. Il polacco insisteva e, ben servito da Rossi, si faceva anticipare dal portiere. Ancora un'applaudita rovesciata di Boniek. a lato, e poi l'Intervallo. 

La Juventus, «accademica» anche in avvio di ripresa, badava più alla forma che alla sostanza, allentando un po' la pressione: il Pescara si faceva più intraprendente e al 47' un tiro di Massi era bloccato da Zoff. Al 52' Platini, sorpresa, veniva sostituito con Bonini, rientrando a passo di corsa negli spogliatoi tra gli applausi. Probabilmente la decisione era precauzionale, poiché Michel non aveva dato l'impressione di risentire del malanno inguinale che lo tormenta da tre mesi. La partita s'ammosciava, e soltanto al 59' un passaggio filtrante di Marocchino, favorito da un liscio di Filippo Galli, per poco non sorprendeva Bartolinl. Ma era il preludio al secondo gol bianconero che si registrava al 61'. 

Da Marocchino a Gentile che. con un cross calibrato, scavalcava la difesa del Pescara e Bettega, dopo aver controllato di petto, di destro «bruciava» Bartolinl da un metro. Su azione susseguente a calcio d'angolo (72') una giravolta di Testani non sorprendeva Zoff ben piazzato. Il capitano della nazionale aveva però un gròsso brivido al 74': Lombardi rimetteva sul centro un pallone che rimbalzava di mezzo metro al di qua della linea di porta dove G. Galli mancava clamorosamente il colpo di grazia. Passavano pochi istanti e lo sfortunato Bettega vedeva perdersi sul fondo, di pochi centimetri, un bellissimo diagonale al gol. Ci provava anche Boniek con un destraccio che si perdeva abbondantemente a lato suscitando un po' di disapprovazione. Si riscattava immediatamente il polacco con una violenta punizione che obbligava Bartolinl a salvarsi con una grossa parata in corner. Polenta (87') si faceva ammonire per avere «abbracciato» Boniek lanciatosi a rete ma era il Pescara a dimezzare le distanze (89') con un'autorete di Scirea che, deviando un tiro di Massi, spiazzava Zoff. 

Il risultato finale suscitava un po' di delusione in un pubblico che però aveva gustato scampoli d'alta scuola, E' chiaro che contro squadre più consistenti del Pescara la Juventus dovrà badare di più al sodo, con il supporto della forma e della grinta, anche se la traversa e il palo hanno negato altri gol. Insomma il rodaggio continua e il Widzew Lodz sarà sicuramente un test più attendibile. 





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23 agosto 1982



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