I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stille in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietá dell' Amburgo dirá ancora di no alla Vecchia Signora.
Per quanto riguarda la Coppa Italia i nostri beniamini conquisteranno il trofeo riuscendo così a non finire la stagione a bocca asciutta. Questa gara verrà ricordata per il primo (spettacolare) gol in bianconero di "Le Roi" Michel Platini.
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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Eliminatorie, 2ª giornata Torino - Stadio Comunale Domenica 22 agosto 1982 ore 20:30 JUVENTUS-PESCARA 2-1 MARCATORI: Platini 7, Bettega R. 61, Scirea autorete 90
TORINO — Lontano da Torino fa saltare tutti i record d'incasso: Al «gala» casalingo di Coppa Italia, la Juventus bistellare con cinque campioni del mondo ha richiamato appena 20 mila spettatori malgrado i prezzi (da un massimo di 25 mila a un minimo di 4 mila lire) piuttosto bassi, rispetto ai biglietti salatissimi di Casale, Cesena e Catania dove si è esibita di recente. Centrano però il periodo, la citta semivuota — anche se ieri sono cominciati i primi rientri — e l'avversario Pescara militante in serie CI. che non fa richiamo. Diversa sarà la situazione di mercoledì sera (ore 20,30) in occasione dell'amichevole con il Widzew Lodz, l'ex squadra di Zbigniew Boniek. Ieri sera, per la prima volta dall'inizio di stagione, Trapattoni schierava la formazione al completo eccezion fatta per Tardelll rimasto a riposo precauzionale perché convalescente dallo stiramento muscolare al polpaccio sinistro rimediato in Spagna e riattizzatosi a New York.
L'assenza di Tardelli che sarà disponibile con il Widzew, ha permesso a Trapattoni di sperimentare la formula con Boniek e Platini mezze ali, con Marocchino tornante a ridosso di Bettega che ricomponeva il tandem «argentino» con Paolo Rossi. Per vedere all'opera la nuova Juventus c'era anche in tribuna d'onore il dottor Giovanni Agnelli. Dopo il minuto di silenzio in memoria di Noeckler, Pegorari e Pichler, gli azzurri dello sci tragicamente scomparsi in Nuova Zelanda, la Juventus raccoglieva i primi applausi impegnando Bartolinl con un tiro ravvicinato di Marocchino. Il Pescara tentava di applicare la tattica del fuorigioco per creare qualche imbarazzo ai campioni d'Italia, ma non approdava a nulla e al secondo minuto il pubblico dedicava un'ovazione a Rossi che, splendidamente imbeccato da Boniek, era anticipato di un soffio dalla difesa. A differenza di Catania, la manovra fluiva rapida con la Juventus che cercava di dare spettacolo. E ci riusciva. Il Pescara stava a guardare, impotente. La squadra di Tom Rosati, retrocessa in CI. ripresentava la stessa formazione che aveva pareggiato (1-1) con il Milan rinnovata per dieci undicesimi rispetto allo scorso campionato, con il solo D'Alessandro esponente della vecchia guardia. Proprio D'Alessandro, al 7', perdendo un contrasto con Platini consentiva alla Juventus di portarsi in vantaggio. Platini si lanciava eludendo l'offside, si presentava davanti a Bartolinl battendolo con un pallonetto, di piatto destro, che scatenava l'ammirazione degli spettatori. Lo «show» di Platini continuava. L'asso francese sfiorava il raddoppio all'11': su perfetto servizio di Boniek, di esterno destro Platini lambiva il montante sulla sinistra di Bartollni.
Un quarto d'ora di fuochi pirotecnici, con Platini artificiere, poi il ritmo si affievoliva e la gara, per un certo periodo, assumeva il tono di vera amichevole. Non molto serviti Bettega e Rossi, anche perché erano i due stranieri a impostare e concludere direttamente. Anche Rossi, però, dopo essere rimasto un po' in ombra, si metteva in evidenza dando un saggio della sua classe «mondiale». Alla mezz'ora Cabrini zoppicava per una leggera distorsione al ginocchio destro, si sottoponeva alle cure, ma due minuti dopo rientrava negli spogliatoi (tra gli applausi), sostituito con Osti.
Era sempre la Juventus a orchestrare il gioco e al 33' Bettega, su assist di Furino, chiudeva di sinistro di poco a lato la palla-gol. Seguivano virtuosismi, con tunnel, di Platini e poi Gentile (36'). passato a sinistra con Osti a destra, scodellava un preciso traversone sotto porta per il transalpino che. ostacolato da Repetto, bucava di un nonnulla la « volée» conclusiva. Saliva poi in cattedra Rossi al 39' con un'azione alla Sivori, con palla tra le gambe di Polenta e tiro liftato nell'angolo: il palo gli negava la soddisfazione del punto. Ancora Rossi, un minuto dopo, preparava il tiro per Boniek che con una folgore di destro, incocciava in pieno la faccia interna della traversa. Il polacco insisteva e, ben servito da Rossi, si faceva anticipare dal portiere. Ancora un'applaudita rovesciata di Boniek. a lato, e poi l'Intervallo.
La Juventus, «accademica» anche in avvio di ripresa, badava più alla forma che alla sostanza, allentando un po' la pressione: il Pescara si faceva più intraprendente e al 47' un tiro di Massi era bloccato da Zoff. Al 52' Platini, sorpresa, veniva sostituito con Bonini, rientrando a passo di corsa negli spogliatoi tra gli applausi. Probabilmente la decisione era precauzionale, poiché Michel non aveva dato l'impressione di risentire del malanno inguinale che lo tormenta da tre mesi. La partita s'ammosciava, e soltanto al 59' un passaggio filtrante di Marocchino, favorito da un liscio di Filippo Galli, per poco non sorprendeva Bartolinl. Ma era il preludio al secondo gol bianconero che si registrava al 61'.
Da Marocchino a Gentile che. con un cross calibrato, scavalcava la difesa del Pescara e Bettega, dopo aver controllato di petto, di destro «bruciava» Bartolinl da un metro. Su azione susseguente a calcio d'angolo (72') una giravolta di Testani non sorprendeva Zoff ben piazzato. Il capitano della nazionale aveva però un gròsso brivido al 74': Lombardi rimetteva sul centro un pallone che rimbalzava di mezzo metro al di qua della linea di porta dove G. Galli mancava clamorosamente il colpo di grazia. Passavano pochi istanti e lo sfortunato Bettega vedeva perdersi sul fondo, di pochi centimetri, un bellissimo diagonale al gol. Ci provava anche Boniek con un destraccio che si perdeva abbondantemente a lato suscitando un po' di disapprovazione. Si riscattava immediatamente il polacco con una violenta punizione che obbligava Bartolinl a salvarsi con una grossa parata in corner. Polenta (87') si faceva ammonire per avere «abbracciato» Boniek lanciatosi a rete ma era il Pescara a dimezzare le distanze (89') con un'autorete di Scirea che, deviando un tiro di Massi, spiazzava Zoff.
Il risultato finale suscitava un po' di delusione in un pubblico che però aveva gustato scampoli d'alta scuola, E' chiaro che contro squadre più consistenti del Pescara la Juventus dovrà badare di più al sodo, con il supporto della forma e della grinta, anche se la traversa e il palo hanno negato altri gol. Insomma il rodaggio continua e il Widzew Lodz sarà sicuramente un test più attendibile.
La stagione 1982-83 per i tifosi bianconeri provoca un misto tra orgoglio e rabbia, stupore ed incredulitá. La Squadra (quella sì con la S maiuscola) formata dai campioni del mondo azzurri (partendo da Dino Zoff fino al 'eroe nazionale' Paolo Rossi) piú due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zbigniew 'Zibì' Boniek.
Un 'carro armato' su di un campo di calcio capace di sgretolare qualunque avversario, ma solo sulla carta! Perché sebbene in lotta fino ad inizio estate 1983 per conquistare tutto il conquistabile, la Juventus si fregia 'solo' della Coppa Italia.
Perso il campionato dinanzi alla Roma moderna ed esplosiva di Nils Liedholm i nostri eroi giocano una partita non all'altezza nella Finale di Coppa dei Campioniad Atene contro l'Amburgo. Un'amara sconfitta é la degna conseguenza di tutto ció!
Il tutto si gioca allo 'Stadio Comunale' di Torino.
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Stagione 1982-1983 - Campionato di Serie A - 11 ritornoTorino - Stadio ComunaleDomenica 10 aprile 1983 ore 15:30JUVENTUS-ASCOLI 5-0MARCATORI: Bettega R. 7, Rossi P. rigore 26, Tardelli 34, Rossi P. 68, Platini 72
Cosi il francese ha spiegato lo spettacolare gol che ha concluso la partita.
Boniek in Polonia
TORINO-La vittoria piú larga della stagione, forse anche la vittoria più semplice. Trapattoni lo riconosce spiegando però che tutto è stato facilitato dalla grande prova dei suoi:
"Una Juve determinata, concentrata, una squadra perfetta al di là dei cinque gol segnati. Mi preme infatti sottolineare il comportamento del miei, l'equilibrio e la concretezza raggiunti. Ormai ogni domenica è così. Lo so, è tardi, le distanze dalla Roma non si accorciano, ma anche se non possiamo più vincere il campionato, almeno stiamo gia costruendo per il futuro."
Prosegue Trapattoni:
"A parte l'episodio del rigore, mi pare che le premesse per una nostra vittoria ci fossero fin dall'inizio. Il risultato è poi andato oltre le previsioni, ma, ripeto, i gol contano poco, sono altre le considerazioni che mi rendono soddisfatto."
Sulla sostituzione di Gentile e Tardelli, Trapattoni è stato esplicito:
"Non ho pensato a fare un placere a Bearzot, ma solo alla Juve: Tardelli aveva corso per otto. Gentile quest'anno non aveva mai avuto un attimo di respiro e mi aveva chiesto, se fosse stato possibile, di dargli un attimo di tregua."
Comunque, quattro protagonisti. Ha aperto lo shoot Bettega confermando la sua splendida forma attuale:
"Un gol simile a quello di Coppa - ricorda - più difficile perché questa volta ho dovuto superare anche il portiere con un tocco di esterno sinistro. Io sto benissimo, giochiamo con grande facilità, ora c'è in tutti morale e serenità. Speriamo che duri fino al 25 maggio."
Oggi Bettega sarà convocato da Bearzot per la partita di Bucarest:
"Sono pronto a dare il mio contributo se mi ri terranno in grado di farlo. Mi rendo però perfettamente conto che ci possono essere altri problemi da non sottovalutare: il mio sarebbe un ritorno temporaneo infatti, perché ormai il mio futuro è altrove."
Ecco Rossi. Suo il secondo e quarto gol. Per Pablito la prima doppietta in assoluto con la maglia della Juventus:
"Io e Platini siamo rigoristi alla pari - spiega - Stavolta ho tirato lo. Sto bene, ma tutta la squadra ha offerte una dimostrazione di salute dopo l'impegno di Coppa. Ora la Nazionale; a Bucarest non ci bastera il pareggio, siamo obbligati a vincere ad ogni costo."
Platini ha suggellato il trionfo bianconero con una grande prodezza, il suo undicesimo pol in campionato. Michel si schermisce:
"Ho provato quel colpo di tacco e ho avuto fortuna. Poi però il pallonetto con cui ho battuto Brini è stato bello. Per noi tutto facile, ma ringraziamo anche l'Ascoli che dopo il rigore ha perso la testa. Il penalty non l'ho battuto io perché faccio sempre così quando il fallo viene commesso su di me."
Boniek parte stamane per la Polonia. E' allegro:
"Certo quest'anno non sarò il capocannoniere della Juventus - dice con ironia - . Ho sbagliato due occasioni ma il portiere contro di me si è superato. Da due mesi gioco cosi ed è anche per merito mio forse se la Juve ora va bene. Il pubblico è stato fantastico con me, ma io sono un simpaticone."
I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana campione del mondo a Spagna 82. C'è pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirà in seconda posizione dietro alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni, ci si aspetta una festa in gran stile in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietà dell'Amburgo che dirà ancora di no alla Vecchia Signora.
Per quanto riguarda la Coppa Italia, i nostri beniamini conquisteranno il trofeo riuscendo così a non finire la stagione a bocca asciutta.
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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Eliminatorie, 1ª giornata Catania - Stadio Cibali Mercoledì 18 agosto 1982 ore 16:30 CATANIA-JUVENTUS 1-1 MARCATORI: Mastropasqua 1, Marocchino 52
JUVENTUS: Zoff, Osti (Prandelli 64), Cabrini, Furino (Storgato 78), Brio, Scirea, Boniek, Bonini, Marocchino (Galderisi 74), Platini, Bettega R. Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Redini
La Juve ha deluso il pubblico di Catania
E' partita ieri la Coppa Italia, la squadra più attesa ha pareggiato con fatica La Juve ha deluso il pubblico di Catania Zoff battuto dopo soli 49 secondi da Mastropasqua, risposta di Marocchino al 52' Vana pressione nella ripresa, pericolosi contrattacchi dei siciliani - Non ha pesato solo l'assenza dei «dissidenti»: la squadra bianconera accusa ancora difetti tattici e di condizione Troppo individualista Boniek, senza concentrazione Platini
NOSTRO INVIATO SPECIALE CATANIA —
Colpite a freddo (si fa per dire, visto il clima torrido), dopo appena 49" dall'ex bianconero Mastropasqua, che beffava Zoff di testa su calibrata punizione di Mastelli, la deludente Juventus doveva sudare ben 52 minuti per rimediare con Marocchino che ribatteva a rete un pallone indirizzato da Bottega di teste contro la traversa. Il pareggio e sostanzialmente giusto ed accontenta tutti, in particolare i rossoazzurri (un po' meno la folla strabocchevole che si aspettava uno spettacolo superiore dai campioni d'Italia) che nella prima mezz'ora avevano giocato meglio, esaurendo però le scorte d'energia e permettendo alla Juventus di venir fuori alla distanza dopo un avvio in salite, senza squilli, tranne una pericolosa incornata, di Bettega, deviate contro la traversa e poi in corner da Sorrentino.
Era una Juvents deconcentrata, priva di Idee e lucidità, con schemi abborracciati anche per le Incompletezze della formazione orfana del «ribelli» Rossi. Tardelll e Gentile, ma soprattutto priva di determinazione. Boniek difettava di precisione, a volte insisteva un po' troppo nello spunto personale senza riuscire a scrollarsi di dosso Ranieri; Platini non sembrava ispirato, si muoveva con sufficienza e con passo da... accademia, mentre Bettega appariva un po' frenato dalla remora, poi rivelatosi infondata, di avvertire il rlacutlzzarsl del malan no muscolare riportato a Cesena. Il ritmo Iniziale del Catania, le improvvise accelerazioni di Mastelli. Cruscoe Gamberlnl, tutte gente agile, creavano qualche problema agli uomini di Trapattonl che stentavano a carburare più del lecito, nonostante l'Impegno tattico di Furino, che copriva le proiezioni di Sclrea, la spinte sulla fascia laterale sinistra di Caprini.
Zoff che dopo tanti festeggiamenti aveva dovuto raccogliere il pallone in fondo al sacco senza averlo ancora toccato, correva altri pericoli, come su colpo di teste di Cantaruttl (22') che dava vite ad un duello al calor bianco con il suo pari peso Brio il quale, pur battendosi con impegno, per costituzione fisica è più lento di altri a raggiungere quella forma che poi mantiene tutte la stagione. Un altro brivido su capocciata di Canterutti (24') di poco a lato e poi il Catania rifiatava, chiudendosi e manovrando di rimessa, consentendo alla Juventus di assumere l'iniziativa. Ma solo su calci piazzati o corner i torinesi si avvicinavano a Sorrentino, sfiorando il pareggio, come già, detto, con Bettega ed impegnando poi il portiere con un destro telefonato di Boniek.
Nella ripresa la Juventus metteva al muro un Catania ormai In debito d'ossigeno ma senza affondare i colpi. Bonini, piuttosto impreciso anche se molto attivo, scialava una favorevole occasione (51'). Bettega, più tranquillo sulla sua efficienza fisica, dava filo da torcere a Mosti e all'Intera difesa. Proprio Bettega, alla sua prima gara ufficiale dopo il gravissimo incidente del 4 novembre scorso, su traversone di Furino propiziava il punto di Marocchino. Dopo il gol si registrava un parapiglia, con botte e fuggi-fuggi di centinaia di spettatori nel settore C della curva. Era l'unico incidente di un certo rilievo verificatosi al Cibali dove 40 mila persone stavano pigiate come sardine al sole dopo aver riversato nelle casse sociali qualcosa più di 700 milioni di lire, cioè quasi la metà dell'introito dell'ultimo campionato di serie B.
Sul 1-1 la Juventus insisteva ma senza rabbia. Neppure l'ingresso di Prandelli al posto di Osti, generoso ma impreciso (64'), e l'avanzamento di Sclrea che si alternava con Furino (claudicante per una leggera distorsione) nel ruolo di libero, la Juventus riusciva a piazzare il punto vincente. Boniek appariva sempre al di sotto dei suol livelli e riceveva anche qualche fischio. Platini, raccoglieva finalmente una razione di applausi per uno spunto di classe: saltava due avversari e sparava di volo destro del montante. Marocchino si faceva ammonire per proteste e al 78' veniva sostituito da Galderisl con Stergato che dava il cambio all'acciaccato Furino. La fascia di capitano anziché a Bettega passava sul braccio di Zoff.
Anche Chinellato veniva ammonito per fallo su Galderisl e con l'Ingresso di Vincenzo Marino (dopo quelli di Morra e Clampoli in luogo di Gamberlnl e Giovanetti) al posto dell'infortunato Crialesi la partite si chiudeva. Non è queste la vera Juventus, non soltanto per l'assenza di tre importenti pedine e per la prima gara diurna dopo quelle alla luce artificiale. Ci sono dei problèmi di condizione e tattici che Trapattonl conosce perfettamente ma che con il tempo e con Rossi. Tardelll e Gentile sono destinati a sparire.
Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 22 Giugno 1983. Juventus e Veronasi sfidano nella gara di ritorno della Finale di Coppa Italia 1982-83. Tutto sisvolge allo Stadio 'Comunale' di Torino.
I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piu' forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stille in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietá dell'Amburgo dirá ancora di no alla Vecchia Signora.
Arriva peró la Coppa Italia, conquistata non senza penare, dopo aver perso allo Stadio 'Marcantonio Bentegodi' per 0-2 contro gli scaligeri. I bianconeri riusciranno a ribaltere la situazione con una grande partita a Torino: 3-0 e settima coppa nazionale in bacheca.
Buona Visione!
Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Finale, ritorno Torino - Stadio Comunale mercoledì 22 giugno 1983 ore 20.30 JUVENTUS-VERONA 3-0 - Dopo i tempi supplementari MARCATORI: Rossi P. 7, Platini 81, Platini 119
Rimonta della Juve, la Coppa è sua Bianconeri e veneti (che all'andata si erano imposti per 2-0) protagonisti di una accesa sfida
TORINO La Juventus ha vinto la Coppa Italia. Ha rimontato con Rossi e Platini lo 0-2 di Verona e si è poi imposta nel tempi supplementari ancora con Platini. Non c'era il pienone, per quella che era anche l'ultima esibizione torinese stagionale della Juventus, ma i 35 mila facevano un gran tifo. Anche il Verona era accompagnato da una tifoseria compatta: circa 6 mila sostenitori, assiepati in curva Maratona, in cui spiccava lo striscione del «gruppo anti-Juve» che diceva:
«Verona come Amburgo»
In tribuna stampa, anche Gigi Radice, ancora in attesa di trovare un'occupazione. Rispetto a Verona, rientravano nella Juventus Cabrini e Marocchino (alla partita d'addio), mentre gli ospiti presentavano la stessa formazione, con Spinosi in panchina. Giocare in salita, con l'handicap di due gol da rimontare, obbligava la Juventus ad un'aggressività ragionata, ma la squadra bianconera si scopriva già al 2' e il Verona creava il primo perìcolo: da Guidetti a Dirceu, poi a Sacchetti che apriva verso Di Gennaro che evitava Bodini, ma si allargava troppo e il suo cross era intercettato da Gentile. Il Verona si muoveva in souplesse, con schemi semplici e collaudati, con improvvise folate di rimessa elaborate da Fanna che ora agiva a destra, controllato da Cabrini, ora a sinistra, fronteggiato,da un, Gentile che non faceva complimenti. La Juventus adottava un marcamento misto zona-uomo a metá campo, dove gli accoppiamenti principali erano i seguenti: Bonini-Dirceu, Tardelli-Di Gennaro, Platini-Volpati, Boniek-Sacchetti. In avanti Rossi era «stoppato» da Oddi, con Tricella alle spalle, mentre Marocchino se la vedeva con Marangon. Al 4' una bella discesa di Fanna, autentica spina nel fianco per la retroguardia juventina, era stroncata da Scirea. Poi, dopo alcune fasi di studio, la Juventus sbloccava il risultato al 7'.
Una lunga azione si sviluppava sulla sinistra per merito del bravo Marocchino che scambiava con Rossi, ma era anticipato dall'uscita di Garella, recuperava Boniek il cui tiro, intercettato da un difensore, rimpallava su Rossi che controllava e insaccava da pochi passi. Un classico gol «alla Rossi» che interrompeva un digiuno di oltre due mesi: era infatti dal 20 aprile scorso, a Lodz, che Pablito non segnava più in una gara ufficiale. Piú con volontà e rabbia ed esperienza, che con lucidità, la Juventus insisteva alla ricerca del gol che avrebbe pareggiato il conto, ma il Verona si difendeva con ordine e con calma, senza perdere mai la testa, grazie all'enorme mole di lavoro sviluppato da Dirceu, da Sacchetti, Guidetti, Volpati che costituivano la cerniera di centrocampo cui si aggiungeva anche Fanna. Al quarto d'ora Tardelli si faceva ammonire per proteste e al 18' Rossi riceveva un ottimo pallone da Boniek ma era in fuori gioco, puntualmente rilevato dall'arbitro Longhi. Altra occasione per Rossi al 21' su un contropiede propiziato da Marocchino che «Pabllto» non sfruttava per un indugio fatale. Un minuto dopo Garella, con una spettacolare deviazione in corner, evitava il raddoppio su folgore di Cabrini da una ventina di metri. Al 23' altro brivido per il Ve rona per una punizione a due in area (veniva anche ammonito Guidetti per comportamento non regolamentare) ma il tiro ravvicinato di Tardelli si infrangeva sul «muro». Al 26', imbeccato da Platini, Marocchino effettuava uno splendido affondo servendo poi a rientrare Rossi che però al momento di concludere si afflosciava.
Ma la palla gol più clamorosa la falliva Bonlek al 40'. Platini catturava un pallone nella tre quarti di campo juventino, galoppava per una cinquantina di metri e poi scodellava un perfetto passaggio per Boniek che sprecava tirando sul portiere: Garella di piede, sventava.
La ripresa si apriva con una doppia opportunità per la Juventus. La prima al 47': scatto e cross di Rossi per Scirea che preferiva passare a Cabrini anziché tirare e l'azione sfumava sul colpo di testa abbondantemente a lato di Boniek. La seconda un minuto dopo su ottimo spunto di Marocchino che, chiamava all'azione Rossi il cui passaggio finale era per Boniek in ottima posizione ma il polacco mandava tutto in fumo. Al 54' un errore di Brio per poco non creava guai irreparabili: il sinistro di Dirceu era deviato in corner. Due minuti dopo l'ottimo Marocchino serviva Rossi che sparava in porta (finalmente con determinazione e sicurezza) e Garella era bravo a deviare in corner. Allo scoccare dell'ora di gioco Marocchino, che già da qualche minuto chiedeva il cambio per aver esaurito... il carburante, veniva sostituito da Furino. Marocchino poteva cosi raccogliere un'ovazione, l'ultima, tutta per lui, dalla curva Filadelfia. Una Juventus lodevole per combattività, ma velleitaria quanto a mira, improvvisava azioni senza riuscire a concluderle nella giusta misura.
Solo Platini armava il destro con una gran botta al 66' sfiorando il palo. Con la Juventus sbilanciata in avanti Gentile perdeva un tackle con Fanna che s'involava in profondità servendo poi Penzo che non agganciava di un soffio, e il pallone si perdeva sul fondo. Su capovolgimento di fronte era Garella a dirottare in corner una pericolosa botta ravvicinata di Boniek su passaggio di Platini. Al 75' Storgato dava il cambio a Brio che da qualche tempo avvertiva il riacutizzarsi del vecchio malanno inguinale ed era apparso in difficoltà nei recuperi su Penzo. Al 77' Longhi ammoniva Boniek per proteste.
Nonostante le energie scarseggiassero, i bianconeri lottavano con ferocia e avrebbero meritato il raddoppio ma Garella si superava (78') su un'invenzione di Platini. Poi la sfortuna ci metteva lo zampino, anzi il fianco di Volpati che intercettava un gran destro di Boniek con Garella ormai battuto. E la Juventus vedeva premiati i suoi sforzi all'61'. Un lungo cross di Gentile spioveva sotto porta, accanto al secondo paio dove l'accorrente Platini, allungando il destro, di punta insaccava. Una autentica prodezza che poteva realizzare solo il francese. Sotto la spinta del pubblico la Juventus sputava anche l'anima e un tiro di Gentile trovava il bravo Garella pronto alla respinta. Il finale era tutto di marca bianconera anche se una punizione di Dirceu veniva bloccata da Bodini. Boniek, in fuorigioco, segnava in rovesciata ma dopo il fischio dell'arbitro e si andava al supplementari.
Il primo tempo supplementare, concluso senza gol, era caratterizzato da una splendida, occasione fallita di un soffio da Platini, con un tocco da giocatore di bigliardo-, deviato impercettibilmente in angolo da Garella. Si notava, come anche in precedenza, la puntuale regia di Furino, «vecchio» gladiatore mentre si inaspriva la partita soprattutto per la stanchezza: l'arbitro doveva ammonire prima Gentile e poi Oddi. Oltre a quella di Platini la Juventus costruiva altre due occasioni non sfruttate di testa da Bonini e Storgato. Quasi allo scadere del secondo tempo supplementare, dopo 119 minuti di gioco, Platini per la seconda volta con una prodezza personale inventava il gol decisivo, assegnando la Coppa Italia alla Juventus, dopo aver sfruttato abilmente un cross di Cabrini. E' il trionfo finale che proietta la Juventus in Coppa delle Coppe.
COPPA ITALIA/SETTE VOLTE JUVE All'ultimo tuffo di una stagione prodiga di delusioni, i bianconeri hanno strappato al sorprendente Verona una Coppa thrilling. Ma Boniperti dice: «Non basta a ripagarci.» Brindisi amaro
TORINO. Finalmente Juventusiasmante! Ci sono voluti quasi undici mesi dall'inizio dell'anno più lungo, perché la Vecchia Signora facesse onore al suo prestigio, alla sua tradizione, alla sua golosità. Ci sono voluti quasi undici mesi, insomma, perché la Juve vincesse qualcosa. La Coppa Italia, finita in mani tanto degne, riacquista persino dignità: la sua consegna suggella il risveglio della Bella Addormentata del calcio italiano. Vien quasi da pensare che per la Juve, ovvero per tutti i suoi uomini che costituiscono il nerbo della Nazionale campione del mondo, bisognerebbe studiare ogni anno una proroga del campionato: alla fine del giugno '82, infatti, i bianconeri-azzurri iniziarono la volata che li avrebbe portati al trionfo di Madrid. Alla fine del giugno '83 i bianconeri-azzurri e i loro soci di complemento hanno regalato ai propri tifosi l'unico alloro della stagione. Con grinta, con volontà, con determinazione, con cattiveria, con coraggio. Tutte doti che la sbornia mondiale sembrava aver irreversibilmente raso al suolo.
CENERI. La Juve, insomma, ha acciuffato per i capelli e ai limiti del tempo massimo l'ultimo obbiettivo sarebbe meglio dire l'obbiettivo minimo che si era prefissa. E l'impresa, se la vogliamo chiamare così, non è legata tanto al valore del trofeo in sé, quanto alla resuscitata vena della squadra, risolle-vatasi improvvisamente dalle ceneri delle delusioni patite e del suo temuto declino.
«Mi fa ridere - ha detto Boniperti chi ha parlato di Juve finita dopo la partita di Verona, lo avete visto tutti, è quella che nei momenti più importanti sa tirare fuori unghie, grinta e carattere».
E questo è sacrosanto: ma è anche vero e sappiamo di aprire nel presidente bianconero una ferita che nemmeno i decenni chiuderanno che se quelle unghie, quella grinta e quel carattere fossero stati usati esattamente un mese fa, non si sarebbe arrivati alla finale di Coppa Italia con questo clima da ultima spiaggia. Per la Juve, probabilmente, non è stato tanto importante aver centrato quest'ultimo obbiettivo, quanto... non averlo fallito.
INDULGENZA. Ma ora che cosa cambia? La vittoria in Coppa Italia è un argomento «depistante», un invito all'in-dulgenza, oppure la presidenza bianconera andrà comunque avanti per la via «dura» suggerita dalle delusioni precedenti? Boniperti, in questo senso non ha dubbi:
«Se devo essere sincero questa Coppa Italia non mi ha dato né gioia né soddisfazione particolare: vale troppo poco per uno come me che aveva già fatto la bocca a ben altri traguardi. Per questo, nelle mie valutazioni, non cambia assolutamente nulla: non verrà spostata una virgola dei progetti che avevamo varato».
Boniperti e non fa niente per non farlo capire, ha probabilmente vissuto una delle stagioni più amare da che è presidente: il rammarico è proporzionale a quelli che erano stati i sogni. Vedere la Coppa, la «sua» Coppa, a venti metri da lui, sotto quella maledetta tribuna d'onore d'Atene, e poi lasciarla portar via dalle manone di Hrubesch gli ha procurato uno choc che la pur bellissima vittoria contro il Verona non ha potuto lenire.
«Atene passa e la Juve resta»,
gli abbiamo detto con un po' di enfasi e un po' di piaggeria per solleticare il suo amore bianconero. Non l'avessimo mai fatto!
«Atene non "passa" proprio per niente! Non è passata fino ad ora e non passerà per parecchio tempo! E pensare che sarebbe bastata la stessa grinta mostrata nella seconda finale di Coppa Italia. Ma dov'era finita quel giorno la mia squadra, che cosa aveva procurato quell'incredibile cortocircuito collettivo?».
È davvero il caso di dire che il mondo, per Boniperti, s'è fermato il 25 maggio.
RAMMARICO. Ma la severità (o il realismo se vogliamo) del grintoso presidente bianconero non deve sminuire il valore di quest'ultima conquista juventina. Anche se forse ha ragione lui quando dice che la bella, «voluta», cercata, vittoria in Coppa Italia acuisce se possibile il rammarico. Un rammarico che, secondo noi, non deve aumentare la severità nei confronti di questa squadra, che ha perso molto ma che, cifre alla mano: 52 partite ufficiali fra campionato, Coppa Italia e Coppa Europa (alle quali potremmo tranquillamente aggiungere anche gli impegni della Nazionale), 93 gol fatti (compresi quelli... annullati da Barbé), 45 subiti, 28 vittorie, 17 pareggi, appena 7 sconfitte. E sulla carta, un'annata da campioni, persino superiore sul piano statistico a quella dell'ultimo scudetto. Eppure i numeri sono stati mortificati dai fatti. È bastata una sconfitta, pensate, una sola in tutta la Coppa dei Campioni per fare lo sgambetto a 9 mesi di lavoro. Certo gli albi d'oro c'ignoreranno per sempre, ma quante altre squadre quest'anno, in Europa, hanno ottenuto... una medaglia d'oro e due d'argento? Che deve dire allora il povero Real Madrid che è riuscito ad arrivare secondo in tutte, ma proprio in tutte, le manifestazioni alle quali ha partecipato? Ma i bilanci del Real, come quelli della Juve, vanno fatti a fusti, a decenni, non ad annate, quindi niente drammi e niente epurazioni: se Boniperti accetta un consiglio, dovrebbe ritoccare il meno possibile questa Juve. Dare a tutti i giocatori una possibilità di rivincita: tanto più che, per sua fortuna, il prossimo anno i bianconeri non avranno un'ubriacante e rammollente vittoria mundial da celebrare, ma tanta rabbia da smaltire! E la rabbia - come ha dimostrato la finale col Verona - è il vero additivo vincente di questi giocatori.
EQUIVOCI. La mannaia di Boniperti s'è però già abbattuta sui peccatori. Il primo ad essere stato fatto fuori è stato Domenico Marocchino. La sua colpa? Forse di non essere troppo juventino «dentro», ma Boniperti, secondo noi, ha sbagliato. Ha dimenticato quanto era stato importante Marocchino per l'ultimo scudetto e quanto di più lo sarebbe stato quest'anno se molti equivoci (l'equivoco-Boniek per esempio) non si fossero consumati alle sue spalle.
"Qualcuno deve pagare»
deve aver pensato il presidente bianconero: ma non si capisce perché debbano pagare sempre i piccoli. Perché (ferma restando la nostra opinione che la miglior campagna acquisti che la Juve possa fare sarebbe quella di confermare tutti in blocco) i giocatori che hanno deluso sono stati altri: non il povero Marocchino (o Osti, che è un altro «piccolo» e che era stato fatto fuori molto per tempo). Non ha forse deluso Rossi? Non ha forse deluso Tardelli (e a proposito di stile Juve, che ne dice il presidente di quell'infantile libro-rivincita che ha scritto con Gentile?). Non ha forse deluso Scirea? Eppure a tutti costoro verrà giustamente connessa una prova d'appello, anche perché sono giocatori che difficilmente tradiscono per due volte consecutive. Ecco, alla stessa stregua sarebbe stato elegante, concedere l'appello anche ai pari. Finvece Marocchino è già partito e Galderisi (altro artefice dell'ultimo scudetto) lo seguirà. E Bodini? Dopo quello che ha fatto in Coppa c'era bisogno di umiliarlo con l'acquisto di un altro portiere? Boniperti (che di calcio e di psicologia ne sa senz'altro di più del vostro cronista) non deve dimenticare che se può essere certo che la Coppa Italia non assolve la stagione, è altrettanto vero che la Coppa dei Campioni non la deve «condannare per forza». Quindi ben vengano Vignola, Caricola, il danese in subappalto e quanti altri accederanno al sacro scoglio bianconero: ma se la Juve risorgerà, risorgerà soprattutto grazie ai suoi veterani. erani. Furino Furino compreso. E Bettega compreso, se gli verrà la voglia di ripensarsene.
LEADER. Conscia dei suoi peccati è molto probabile che la Juve, nella prossima stagione, parta con una determinazione ben diversa. E soprattutto con una certezza che all'inizio dell'annata trascorsa non aveva ancora: quella di aver trovato un grande leader nella persona di Michel Platini. Il Mundial, con il suo incenso e la sua narcosi, sarà molto lontano nel settembre dell'83: nessuno dei campioni si sentirà più in diritto di guardare il mondo e i compagni dall'alto in basso e, contemporaneamente, fuoriclasse come Platini non avranno più lo scrupolo di sentirsi inferiori. Ebbene, a quel punto, la classe e il carisma del francese già abbondantemente emersi da metà stagione in poi, non avranno più motivo di restare compressi. Sarà, Michel, l'avvocato... in campo e sarà la squadra ad essere presa per mano da lui. Già quest'anno ha segnato trenta gol (18 in campionato, 7 in Coppa Italia, 5 in Coppa Campioni). Fra l'altro, Michel, dimostra di aver idee molto chiare:
"Nel calcio si può migliorare anche con gli stessi uomini che possono aver deluso. La Juve faccia quello che vuole, comperi due, tre, quattro rinforzi, non è un problema mio: ma ricordiamoci che si può e si deve progressare anche su altri piani, come quello dell'intesa e della crescita della squadra. Questo è uno dei lati più belli del calcio e su questo occorre lavorare. Quando riusciremo ad imporre sempre il nostro gioco senza preoccuparci troppo di quello che fanno gli altri avremo eliminato un difetto chiave e saremo, a tutti gli effetti, una grande squadra».
Parole santé!
OBIETTIVI. In questi giorni la Juve definirà il suo organico 83-84. Gli obbiettivi sono tutt'altro che misteriosi. Tramontato l'interesse per Giordano, ora sono due i giocatori concupiti: Vierchowod e - a scelta - Penzo o Cantarutti. Per Vierchowod il sacrificio potrebbe anche essere enorme (Tardelli?) per la «torre», ovvero per il pivot destinato a sostituire Bettega, basterà rompere il salvadanaio. Dopodiché via, un'altra volta, alla conquista dell'Italia e dell'Europa. In Italia ci sono più avversarie che mai (ma la Roma, per esempio, potrebbe subire gli stessi rigurgiti da pagamento che quest'anno hanno compromesso la stagione juventina), in Europa c'è il Barcellona di Maradona e il Manchester United e l'Aberdeen e i Rangers: la Coppa delle Coppe assomiglia quasi... alla Coppa dei Campioni. Ebbene, se il mondo è fatto a scale, la Juve faccia dunque anche questo nuovo impegnativo scalino continentale. Dopodiché, vinta la Coppa Uefa, vinta la Coppa delle Coppe, scatterebbe finalmente la legge del non c'è due senza tre. E a quel punto chissà, forse fra soli due anni -Boniperti sarebbe persino disposto ad andare a trascorrere le vacanze al Pireo. Col sorriso sulle labbra.
Marino Bartoletti tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.26