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lunedì 23 giugno 2025

23 Febbraio 1986: Bari - Juventus

É il 23 Febbraio 1986 e Bari Juventus si sfidano nella settima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'della Vittoria' di Bari.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugl'ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto. 

I 'galletti biancorossi' dal canto loro devono salutare il massimo campionato italiano dopo una stagione tosta ma non all'altezza della categoria.

Buona Visione!


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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 7 ritorno
Bari - Stadio Della Vittoria
domenica 23 febbraio 1986 ore 15:00 
BARI-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Cabrini 28, Pin 65, Briaschi 72

BARI: Pellicanò, Cavasin (Bergossi 64), Carboni, Piraccini, Gridelli, De Trizio, Sola, Sclosa, Bivi, Cowans, Rideout
A disposizione: Imparato, Cuccovillo, Cupini, Terracenere
Allenatore: Bruno Bolchi

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Pin, Brio, Scirea, Mauro, Laudrup (Caricola 74), Serena A., Platini, Briaschi
A disposizione: Bodini, Bonetti I., Pacione
Allenatore:  Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pieri C.




Scirea: «Adesso bisogna sfruttare il fattore camро»
BARI Prima di commentare la partite, Tacconi e Scirea cedono alla commozione e rivolgono un pensiero alla memoria del dottor La Neve

"Mi manca molto", dice il portiere "vi ero davvero affezionato. Con me scherzava spesso e anch'io avevo confidenza con lui. Dopo quello di Bruxelles, per me, è stato il giorno più brutto." 
E il capitano:
"Sono stato dodici anni con lui - non è poco. Era molto bravo a sdrammatizzare tutto quello che succedeva, è scomparso cosi all'improvviso che quasi non riesco a rendermene conto. Lo confesso, all'inizio c'è scappata anche qualche lacrima."
Il franco successo sul Bari non ha esaltato Scirea più del dovuto
"Non si può certamente dire che abbiamo gia vinto il campionato, per carita. Ora abbiamo due partite in casa che possono diventare determinanti: se riusciremo a sfruttare il fattore campo, allora avremo forse motivo per festeggiare."
Decisamente ottimista, invece, Tacconi: 
"Credo proprio che ce l'abbiamo fatta anche se l'ultima parola la potremo pronunciare soltanto dopo aver affrontato il Napoli. D'altra parte, quelle che ci attendono sono due partite facili mentre la Roma deve ospitare l'Inter che potrebbe giocarle qualche brutto scherzo."
Briaschi ha giocato bene e realizzato un bel gol, quello che ci voleva per ricaricare un giocatore in crisi che, dopo la segnatura, ha compiuto una bella capriola di felicitá. 
"Un gesto di rivincita? No, soltanto di gioia, comprendibile d'altronde perché è stata anche una rete spettacolare. Mi auguro che sia stato l'inizio di una lunga serie."
Platini ancora senza gol. 
"Che cosa volete farci, sono in crisi nera - scherza il francese con chi glielo fa rimarcare -  comunque non abbiamo ancora vinto lo scudet- to: quella di Bari è stata semplicemente una partita che abbiamo giocato bene grazie anche ai nostri avversari che nel primi minuti hanno colpito la traversa. Se avessero segnato, non so proprio come sarebbe finita."
Allore non è più il caso di parlare di crisi? 
"Per qualcuno ne eravamo dentro fino al collo nonostante fossero quattro mesi che non perdevamo. Sì, a quanto pare era davvero una crisi pazzesca."
"Quanto vale questo successo? É stato soprattutto importante dimostrare di essere in buone condizioni. A dire la verita, ci eravamo riusciti anche nel derby anche se in quell'occasione il risultato era stato diverso."
Il ventitreenne Pin ha segnato il suo primo gol in serie A, un'occasione per festeggiare. 
"A chi lo dedico? La ri sposta mi pare superflua - replica il ragazzo - l'applauso all'inizio mi ha messo I brividi addosso. Quel gol contestato però."
"Le proteste dei baresi non erano motivate. Anch'io, a dire il vero ho avuto un attimo di incertezza vedendo che si erano fermati ma poi l'arbitro mi ha fatto cenno di proseguire e sono andato avanti."
"Aver vinto fuori casa - dice Laudrup - è importante quanto l'aver aumentato di un punto il vantaggio sulla Roma. La squadra ha ritrovato la concentrazione e la decisione agonistica che le erano mancate nel derby, una partita nella quale abbiamo sprecato davvero troppo e che ci ha indispettiti anche per il modo con il quale è stato buttato al vento un punto."
Juventus e Roma, proviamo ad assegnare le percentuali-scudetto? 
"Ne riparleremo all'Olimpico", taglia corto il danese, allontanandosi prudentemente. 

Pier Carlo Alfonsetti





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lunedì 12 maggio 2025

12 Maggio 1996: Bari - Juventus

É il 12 Maggio 1996 e Bari e Juventus si sfidano nella diciasettesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio Serie A 1995-96  allo Stadio 'San Nicola' di Bari.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sará secondo posto. Dall'altre parte c'é un Bari che saluta mestamente la massima serie e scivola in Serie B.

Buona Visione!



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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Bari - Stadio San Nicola
domenica 12 maggio 1996 ore 16:00 
BARI-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Montanari autorete 20, Protti 45+1, Vialli 69, Protti 85

BARI: Fontana, Montanari, Sala, Mangone (Ripa 46), Annoni P., Parente, Pedone, Ingesson (Ventola 46), Gerson, Andersson (Ficini 70), Protti
A disposizione: Gentili, Andrisani
Allenatore: Eugenio Fascetti

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli (Tacchinardi 46), Ferrara C., Porrini, Pessotto G., Di Livio, Conte A., Deschamps, Del Piero (Jugovic 67), (c) Vialli, Ravanelli (Padovano 60)
A disposizione: Visentin, Lombardo
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Messina



Il capitano: nella testa c'è solo l'Ajax 
«Conte e Deschamps saranno i nostri punti di forza» 

Braveheart. Cuore impavido, cuore di Vialli. Il capitano coraggioso, decide ancora lui. Anche se poi i compagni si distraggono e rovinano tutto. Ma che fa. Bari è un passaggio, una tappa, un riferimento geografico al cospetto della partita che tutti aspettano. Così fatti e misfatti si fondono in un mix di sensazioni, di emozioni forti di cui il capataz come sempre si fa interprete. 

Nella bolgia barese Gianluca diventa anche l'unica voce juventina oltre a Lippi. Le sue parole arrivano soltanto attraverso il telefono cellulare. Ci saranno trenta metri fra gli spogliatoi e la sala stampa, ma è come se in mezzo ci fossero gli squali. Pericolo: la folla entusiasta sbarra il passo a tutti, Vialli tenta una sortita, poi desiste. Così pensieri e parole del leader arrivano via etere, ma sono lo stesso chiarissimi, lucidi, inquadrano alla perfezione il momento magico che la Juve si appresta a vivere. 
Dice Vialli: 
«Ormai è tutto finalizzato alla partita con l'Ajax. Le cose buone e gli errori sono tipici di una squadra che gioca per trovare la condizione e per cercare di mettere in pratica quello che chiede l'allenatore. La nostra mente è ormai alla finale. Cosi è normale che ci siano state delle imperfezioni, delle disattenzioni che purtroppo abbiamo pagato con il pareggio. Non contava Bari, contava mettere a frutto questa prova generale». 
L'importante è non prendere tutto per oro colato. In senso negativo e positivo. La Juve va incontro al giorno del giudizio forte di un grande pragmatismo, sicura di aver fatto il possibile per non sfigurare. Vialli cerca di mantenere un grande equilibrio. Glielo impone il ruolo di leader, ma anche la consapevolezza che non si possono emettere verdetti anticipati. Di una cosa è sicuro: 
«Ho visto due giocatori in condizioni splendide: Conte e Deschamps. Che Dio gli conservi la salute. É un buon segno, perché la sfida con l'Ajax si vincerà soprattutto nella zona centrale». 
Forse Vialli ha esagerato sulla prestazione dei due compagni, ma si vede che ce la mette tutta per tenere la truppa su di giri. Il problema del contratto, la Nazionale che gli volta le spalle fanno parte del dopo. Fino al 22 maggio il bravo professionista Vialli Gianluca non avrà testa che per la finale. Anche se i bianconeri inizieranno a fare conoscenza diretta con gli avversari soltanto da mercoledì attraverso le relazioni di Lippi e le videocassette, il capitano ha già ben chiaro in niente il disegno tattico della partita. 

E cosi lo espone: 
«Non dobbiamo commettere l'errore di imitarli, di scendere sul loro stesso piano. L'Ajax è più forte nel possesso di palla, gioca a memoria. La Juve ha forza e ritmo ed è con queste due doti che si può vincere. E in più abbiamo anche un pizzico di sana ignoranza che in talune occasioni ci rende imprevedibili». 
Tradotta dal lessico viallesco, ignoranza equivale forse a spregiudicatezza, imprevedibilità. Del resto anche Lippi disse che l'Ajax non ha mai giocato contro una squadra come la Juve. Quindi c'è qualche certezza in più. Aspettiamoci sorprese. 

Vialli ammette: 
«Sarà una partita diversa da tutte le altre, troveremo la lucidità che oggi ci manca. E ci vorrà soprattutto una grande umiltà, perché l'Ajax è meglio di noi in tante cose». 

Fabio Vergnano




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domenica 23 febbraio 2025

23 Febbraio 1992: Bari - Juventus

É il 23 Febbraio 1992 e BariJuventus si sfidano nella Quinta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'San Nicola' di Bari.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale! Dall'altra parte c'é un Bari che guidato in panchina dal ex bianconero Zibì Boniek disputa un campionato deludente e deve abbondare mestamente la Serie A.

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1991-1992 - 5 ritorno
Bari - Stadio San Nicola
Domenica 23 febbraio 1992
BARI-JUVENTUS 0-0

BARI: Alberga, Calcaterra, Bellucci, Terracenere, Jarni, Progna, Cucchi, Boban, Soda (Brogi 72), Fortunato D., Carbone A. (Brambati 77)
Allenatore: Zbigniew Boniek

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Marocchi, Conte A. (Corini 56), Kohler, Julio Cesar, Galia, Reuter, Schillaci, Baggio R., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: D'Elia



Buoni per un'ora, poi troppe gambe molli 
Trap: Baggio era stanco ma non m'arrendo, la caccia continua 
BARI DAL NOSTRO INVIATO 

Sono arrivati da tutta la Puglia, dalla Calabria, dalla Sicilia per tifare Juve. Se ne sono andati convinti che l'estenuante sfida con il Milan non sia affatto perduta. Trapattoni raggiunge la sala stampa del San Nicola fendendo un muro di folla. 

«Non mollare Giovanni», 

gli urla uno quasi implorante. Invito superfluo: Trapattoni non si arrende e pretende dalla squadra un atteggiamento identico. Per tutta la settimana aveva battuto sullo stesso tasto, chiedendo alla Juve di dare anche in trasferta una dimostrazione di forza. E' stato accontentato soltanto in parte, ma a conti fatti non è scontento, anche perché nessuno meglio di lui conosce i limiti tecnici e caratteriali di questa Juve. 

Spiega: 

«E' un punto che accettiamo di buon grado, anche se nei programmi della vigilia c'era una vittoria che potesse migliorare la nostra classifica. Un'ambizione giusta la nostra, ma poi sul campo abbiamo dovuto fare i conti con il Bari, anche lui deciso a strappare un successo».

Trapattoni prosegue così la propria disamina: 

«Nel primo tempo la squadra di Boniek ha sofferto la nostra manovra, poi nella ripresa ha trovato nuovi stimoli spostandosi qualche metro più avanti e per noi non sono mancati i problemi. Il pari mi pare giusto, anche se loro possono recriminare per il palo colpito da Boban con una stupenda punizione». 

Il Trap entra nei dettagli: 

«Per un'ora ho visto una squadra su buoni livelli, ma era diffìcile trovare spazio, il Bari ci prendeva alla gola già a centrocampo. Poi qualcuno dei miei è calato, si è trovato con le gambe molli. Faccio il nome di Baggio, che in quindici giorni ha giocato cinque partite. Non è una scusa, ma un dato di fatto. Sia chiaro che non voglio togliere nulla ai meriti del Bari».

Gambe molli o no, la Juve non ha mai tirato in porta. Trapattoni gioca in difesa: 

«C'è stata soltanto la conclusione di Casiraghi ma, ripeto, il Bari ha chiuso tutti gli spazi, anche con Jarni e Carbone. In certi casi non è facile liberare un uomo al tiro, anche se devo ammettere che questo è stato il nostro limite più vistoso». 

Giustificato Baggio, Trapattoni assolve anche Schillaci: 

«Ottimo il suo primo tempo, poi meno bene. Del resto la vita è sempre durissima per gli attaccanti. Totò era alle prese con Calcatemi, uno che conosco bene perché era con me all'Inter e non va tanto per il sottile». 

Il testa a testa con il Milan continua. Trap categorico: 

«Le speranze restano immutate. Ho una squadra giovane, che sto allenando a non mollare mai. Il nostro dovere è crederci angora, sperando che davanti succeda qualcosa. Dobbiamo essere pronti a sfruttare ogni occasione. Gli unici avversari del Milan restiamo noi». 

Casiraghi, l'unico ad aver avuto una palla-gol degna di questo nome, quasi si scusa: 

«Abbiamo provato a vincere, ma era più facile dirlo. Non ci arrendiamo, continueremo la nostra rincorsa, sperando in qualche altro passo falso del Milan. Purtroppo non ho avuto fortuna: ho tirato forte e bene, ma la palla è andata di poco alta». 

Reuter riflessivo: 

«E' una giornata prò Milan: le distanze non diminuiscono, le partite invece sì. Una vittoria avrebbe dato più forza alla speranza. Abbiamo attaccato a lungo, il predominio è stato nostro. Ma non è servito». 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 24 febbraio 1992



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martedì 18 febbraio 2025

18 Febbraio 2001: Bari - Juventus

É il 18 ottobre 2000 e Bari Juventus si sfidano nella seconda giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2000-01 allo Stadio 'San Nicola' di Bari.

La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine peró sará solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri. A fine stagione ci saranno solo recriminazioni per un titolo che ci poteva stare benissimo. Dall'altra parte c'é il Bari che non riesce ad evitare una dolorosa retrocessione ai piú apparsa evidente e naturale.

Buona Visione! 


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Stagione 2000-2001 - Campionato di Serie A - 2 ritorno 
Bari - Stadio San Nicola 
Domenica 18 febbraio 2001 ore 15:00 
BARI-JUVENTUS 0-1 
MARCATORI: Del Piero 81 

BARI (1-2-5-2): Gillet, De Rosa (Osmanovski 63), Innocenti (Sibilano 76), Neqrouz, Bellavista, Andersson, Said, Marcolini, Mazzarelli, Poggi, Cassano (Madsen 71)
A disposizione: Narciso, Del Grosso, Markic, Masinga
Allenatore: Eugenio Fascetti 

JUVENTUS (4-3-1-2): Van der Sar, Birindelli, Ferrara C., Montero, Pessotto G., Zambrotta (Brighi Mat. 46 - Fonseca 78), Tacchinardi, Davids, Zidane, Inzaghi, Kovacevic (Del Piero 63)
A disposizione: Carini, Tudor, Athirson, Maietta
Allenatore: Carlo Ancelotti
 
ARBITRO: Cesari 
AMMONIZIONI: Tacchinardi (Juventus); De Rosa, Neqrouz (Bari)



Del Piero


 

Nessuno di noi sapeva, avrebbe potuto sapere, che oltre a tutto questo, Alessandro si portava dentro un peso ancora più grande: la malattia del padre. Da oltre un anno il papà di Ale si stava spegnendo lentamente e dolorosamente per un tumore, e per quanto tu possa essere un calciatore ricco e famoso, in quei momenti sei come tutti gli altri: un ragazzo di 26 anni che sta perdendo il papà, senza poterci fare nulla.

Quello che non sapevamo, lo scoprimmo pochi giorni prima di quella partita di Bari: il papà di Alessandro Del Piero morì il 13 febbraio 2001. Il 18 febbraio la Juve si presentò a Bari con Del Piero comprensibilmente ancora una volta in panchina, e reduce ormai da 18 mesi di difficoltà tecniche e psicologiche.

Liberamente tratto da Ateralbus - About Juve
 

[…] Senza guardare la porta Ale di sinistro fa un colpo sotto, un pallonetto che scavalca morbidamente Gillet e si appoggia dopo una parabola perfetta in rete. È gol, è 0-1 per la Juve, è il sigillo sull’imminente vittoria della partita ed è, in special modo, la resurrezione di Del Piero. Ale corre come un forsennato, elude il tentativo di placcaggio di un compagno, poi scalcia un oggetto fuori dal campo, prima di esplodere in un pianto liberatorio soffocato tra le braccia di Tacchinardi e di Pessotto: in quelle lacrime, dopo la poesia del gol, ci sono la rabbia e il dolore e l’orgoglio ritrovato, c’è il ricordo dell’infortunio e il sacrificio per ricominciare, ci sono due anni durissimi di fatica, di delusione e disillusione dei suoi estimatori.
Ci sono le critiche, spesso feroci, c’è l’amarezza per le accuse infami a suo carico, c’è la consapevolezza di un campione che non è finito, non è morto, ma c’è soprattutto un ragazzo di 26 anni orfano, un uomo che ha perso il papà e ha fatto quel gol, quel meraviglioso gol, pensando a lui, portandosi il lutto dentro come un peso insostenibile e insieme come un vuoto, ma anche facendosi guidare da Gino, ispirare da lui, lasciandosi dettare quel gesto, mettendo la sua classe al servizio dell’amore paterno e del suo aiuto meta-fisico. […]

(Estratto del racconto “Gol nel nome del padre”, ispirato al gol di Del Piero nella partita Bari-Juventus del 18 febbraio 2001. Il racconto è stato inserito nel libro Tifosi juventini per sempre, pp. 150 euro 12, a cura di Miska Ruggeri, pubblicato da Edizioni della Sera). Acquista il libro qui.

 

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venerdì 24 novembre 2023

25 Novembre 1990: Bari - Juventus

È il 25 Novembre 1990 e Bari e Juventus si sfidano nella decima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'San Nicola' di Bari.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. Dall'altra parte c'è un Bari che evita la retrocessione in Serie B all'ultimo tuffo.

Buona Visione! 


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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 10 andata
Bari - Stadio San Nicola
Domenica 25 novembre 1990 ore 14:30
BARI-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Soda 8, De Marchi autorete 31

BARI: Biato, Brambati, Carrera, Terracenere, Maccoppi, Gerson, Laureri (Colombo 32), Di Gennaro, Soda (Dicara 90), Maiellaro, Lupo
Allenatore: Gaetano Salvemini

JUVENTUS: Tacconi, Luppi, Bonetti D., Corini (Galia 68), De Marchi, De Agostini, Haessler, Marocchi, Schillaci, Baggio R., Fortunato D. (Alessio 46)
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Pezzella



Tacconi: per noi una lezione di grinta 
Schillaci: quegli insulti mi hanno fatto male 
Domenica non ci sarà Marocchi, squalificato 

BARI DAL NOSTRO INVIATO 

Tacconi, come al solito, si sottopone per primo al rituale interrogatorio del dopo-partita ma chi si aspetta che il portiere bianconero abbia le lacrime agli occhi, si sbaglia di grosso. 

«In classifica è rimasto tutto come prima - dice dunque il capitano juventino -, perché ce la dovremmo prendere?». 

Samp e Juve, che fino a ieri fungevano da battistrada, sono uscite dal campo accomunate dalla sconfitta: una considerazione fin troppo banale per non offrire allo scherzoso Tacconi l'occasione per replicare con una battuta: 

«Vuol dire che ci volevamo così bene che siamo cadute insieme». 

Analizzando le ragioni della sconfitta subita in Puglia, però, si... scopre qualcos'altro. 

«Abbiamo cominciato male - osserva Tacconi - cadendo in pause pericolose e senza riuscire a manifestare la grinta che ci è solita. Ci è mancata la determinazione di sempre e dobbiamo rendere merito al Bari per il modo con cui ha approfittato delle nostre debolezze. Tuttavia non vorrei che si credesse che abbiamo sottovalutato i nostri avversari anche se dobbiamo ammettere che, sotto il profilo del carattere, Di Gennaro e i suoi compagni ci hanno insegnato qualcosa».

«Venivamo da un periodo lungo e felice - osserva a sua volta De Agostini - e avremmo potuto aspettarci che, prima o poi, saremmo finiti sconfitti. Purtroppo ci è mancata l'iniziativa che abitualmente riusciamo ad esibire e abbiamo finito per soffrire l'aggressività e il ritmo dei baresi. Nella ripresa, la squadra ha offerto una buona reazione dando anche l'impressione di riuscire a risalire la china ma ci è mancata la fortuna». 

Avete risentito delle assenze? De Agostini scrolla la testa e ribatte: 

«Chi va in campo cerca sempre di fare del proprio meglio e poi la Juve dispone di un organico talmente valido e vasto che non sarebbe giusto usare simili argomenti». 

Passa Schillaci, aria mesta, neanche l'ombra di un sorriso sulle sue labbra. Per lui è stata una giornata difficile, ha visto pochi palloni e quei pochi li ha utilizzati male ma le sue prime parole fanno subito comprendere che la sconfitta ha soltanto accentuato l'amarezza della giornata. 

«Anche se ci sono abituato, quei cori mi hanno ferito - confida Totò -, non me li aspettavo più dalla gente del Sud e ci sono rimasto molto male. Quanto alla partita, c'è poco da dire: mi è sembrata segnata fin dall'inizio e capovolgerne il destino è stata impresa impossibile». 

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 26 Novembre 1990
 


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