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domenica 2 novembre 2025

2 Novembre 1983: Juventus - PSG

É il 2 Novembre 1983 e Juventus e Paris St.Germain (Francia) si sfidano nella Gara di Ritorno degli Ottavi di Finale della Coppa delle Coppe 1983-84  allo 'Stadio Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida la formazione francese. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. 

Se in Campionato arriverá l'ennesimo Scudetto (é il ventunesimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe in finale a Basilea contro il Porto per 2-1

Buona Visione!



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Stagione 1983-1984 - Coppa delle Coppe - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 2 novembre 1983 ore 20.30
JUVENTUS-PARIS SAINT-GERMAIN 0-0

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Penzo, Tardelli (Vignola 63), Rossi P., Platini (Caricola 55), Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

PARIS SAINT-GERMAIN  : Baratelli, Janvion, Tanasi, Fernandez, Pilorget, Zaremba (Dahleb 79), Couriol, Abreu (Assad 46), Rocheteau, Susic, N'Gom
Allenatore: Lucien Leduc

ARBITRO: Roth (Germania Ovest)



Nessun gol allo Stadio Comunale, ai bianconeri basta il 2-2 conquistato a Parigi 
La Juventus si qualifica soffrendo 
Una partita aperta e combattuta, ricca di emozioni • 
Un palo per parte, autori Platini e Susic - 
Il centrocampista bianconero sostituito al 55' da Caricola, mentre Vignola al 62' prende il posto di Tardelli - 
Boniek spreca una grande occasione al 78', ma il finale è tutto dei francesi con i padroni di casa in affanno  
TORINO - Un mare di fischi hanno accolto il Paris St-Germaln rendendo la pariglia ai fischi, impietosi, che a Parigi accompagnarono l'esibizione di Michel Platini. Incitato da 60 mila spettatori (circa 710 milioni di. incasso) l'asso francese, che non riuscì a essere profeta in patria, ieri sera partiva deciso a imporre i diritti della classe, per dimostrare ai connazionali che non usurpa il titolo di re di Francia in temporaneo esilio (dorato). 
Trapattoni, rispetto, all'andata, rinunciava a Caricola, cioè alla formula del doppio stopper, per presentare la squadra tradizionale, con Bonini a centrocampo e offrire a Gentile l'occasione di prendersi una rivincita, a quattro anni dalla tripletta di Zagabria, su Susic. Era una Juventus di stampo più offensivo nonostante il 2-2 dell'andata che poteva in qualche modo condizionarla psicologicamente. I parigini erano privi del capitano Bathenay, strappatosi proprio contro la Juventus, e del terzino Guillochou, infortunatosi recentemente. Ledile rimediava arretrando il centrocampista Zaremba come battitore e Abreu a terzino destro e rispolverando il «nazionale» Janvion che due settimane fa sembrava sul punto di rompere con la società e che era già rientrato venerdì scórso in campionato nella vittoriosa trasferta di Nancy.  
Con Gentile su Susic, Brio su Rocheteau, Cabrini marcava «a zona» ora l'africano N'gom, ora Abreu. N'Gom, mobilissimo, si' spostava su tutto il fronte dell'attacco diventando un'autentica spina nel fianco della difesa bianconera. Il Paris. St-Germain applicava la zona con due sole marcature fisse, Fernandez su Platini e Pllorget su'Rossi. Era la Juventus ad assumere l'iniziativa e dopo un rigore invocato da Boniek per una carica in area subita da Tanasi (2') grosso brivido per Barateli). Platini,' dal lìmite, su punizione perforava la barriera e mandava il pallone a infrangersi sulla base del montante, sulla sinistra; del portiere, ormai battuto. Sfortunato Michel.  
La gara era appassionante e aperta e i francesi, costretti a vincere, scendevano all'attacco costruendo, la prima palla gol al 28': N'Gom serviva Rocheteau in favorevole posi-1 zione: il suo tiro era respinto da Tacconi in corner. Una parata decisiva.  
Le ruggini della rissa dell'andata ogni tanto riaffioravano, c'era qualche scintilla tra Pllorget e Gentile, un intervento, duro di Cabrini su N'Gom (il bianconero veniva richiamato dall'arbitro) ma nessuna scorrettezza clamorosa. Boniek era pieno di volontà ma tendeva a strafare, mentre le punte venivano raramente rifornite e finivano nella ragnatela, difensiva avversarla. Solcai 16', su ispirazione di Platini, ; Penzo sferrava un bolide che Barateli! respingeva. Sornione il Paris St-Germain. 
taccheggiava e poi affondava con Susic che aveva però la mira difettosa. Altro pericolo per Tacconi al 22' su Uno scatto di N'Gom che lo impegnava con un diagonale basso e ravvicinato.  
Poi un'altra palla gol per Susic: su cross di Courlol, «bucavano» Brio e Gemile e lo jugoslavo per un soffiò non sfruttava, concludendo fuori bersaglio. Al 29' Courlol spingeva alle spalle Platini in piena area. Era un intervento sospetto ma l'arbitro Roth lasciava correre, cosi come ignorava un fallo di Fernandez su Platini dal quale prendeva avvio un pericoloso contropiede dei francesi, senza esito. Tornava ad attaccare la Juventus e, su cross di Bonini, Penzo di testa alzava di poco, oltre la traversa.  
Insisteva la Juventus, ma Boniek aveva la mira difettosa (33'). Poi il polacco (42'), su bel servizio di Rossi, si trovava un buon pallone sul destro, ma, ostacolato da un avversario, riusciva a concludere di una spanna a lato. Su questo episodio si andava al riposo. Il Paris St-Germain si ripresentava in campo con l'algerino Assad al posto di Abreu, con Janvion arretrato nel suo ruolo di terzino su Boniek. La Juventus continuava ad attaccare ma senza affondare 1 colpi e sfilacciandosi a centrocampo e al 55', vedendo Platini frenato da una contrattura muscolare, Trapattoni decideva di sostituirlo inserendo Caricola. Una decisione a sorpresa che suscitava la disapprovazione del pubblico che fischiava l'allenatore e invocava Vignola.  
Platini non aveva certo brillato come ci si aspettava, ma rappresentava ugualmente una pedina importante. Caricola si portava su Assad ed erano i francesi al 60' a proporre un tema insidioso con Rocheteau che serviva Fernandez il quale, però, «lisciava» sballando la conclusione. I parigini sfioravano il gol, pareggiando il conto dei pali con una punizione ad effetto di Susic da venti metri, tagliatisslma, che si infrangeva sulla base del montante. Grosso campanello d'allarme per la Juventus. Al 62' anche Tar¬ detti, che non sta attraversando un periodo di gran forma,' rientrava negli spogliatoi, sostituito da Vignola.  
Dopo una splendida incursione di Cabrini, che non osava concludere e passava facendosi intercettare il tiro (65'), la Juventus aveva la più limpida palla-gol al 78': Rossi lanciava a Boniek che si presentava davanti a Barateli! ma lo graziava tirandogli addosso. Poi il polacco scaricava uh destro da fuori area che 11 portiere respingeva. AI 78' altro cambio tra i francesi con l'algerino Dahleb al posto di Zaremba. Dopo una parata in angolo di Barateli, su punizione di Vignola, veniva ammonito Courlol per un fallo su Boniek e il finale vedeva la Juventus in affanno rischiare di incassare il gol-beffa all'84' su lunga trama Susic (liscio di Caricola) Assad e con un colpo di testa di N'Gom a lato. La reazione bianconera produceva una conclusione sul fondo di Boniek (87').  
Con il pubblico tutto in piedi, la Juventus sotto pressione tremava all'88' su un tiro-cross di Dahleb che Tacconi riusciva a respingere, scontrandosi poi con Gentile e un avversarlo. Il gioco si interrompeva e l'ultima azione era, 'di Rossi che falliva di uni soffio la mira, il risultato non cambiava e la Juventus, dopo non pochi patemi, passava ai quarti di finale di Coppa delle Coppe, in .programma a marzo.  
Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 3 novembre 1983



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domenica 6 aprile 2025

6 Aprile 1993: Juventus - Paris Saint Germain

É il 6 Aprile 1993 Juventus Paris Saint Germain si sfidano nella gara di andata della Semifinale della Coppa UEFA 1992-93 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato in Italia senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! 

Intanto in europa la squadra gira a mille e conquista la terza Coppa UEFA della storia bianconera.

Buona Visione!


 

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Stagione 1992-1993 - Coppa UEFA - Semifinali, andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Martedì 6 aprile 1993 ore 20:45
JUVENTUS-PARIS SAINT-GERMAIN 2-1
MARCATORI: Weah 22, Baggio R. 55, Baggio R. 90

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli, Marocchi (Di Canio 30), Baggio D., Kohler, Julio Cesar, Conte A., Platt, Vialli, Baggio R., Ravanelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

PARIS SAINT-GERMAIN: Lama, Germain, Colleter, Ricardo Gomes, Kombouarè, Le Guen, Fournier, Guerin, Weah, Valdo, Ginola
Allenatore: Artur Jorge

ARBITRO: Martin Navarrete (Spagna)

 

BAGGIO IN CATTEDRA

Fino al 1993, molto spesso Roberto Baggio è stato accusato di essere il classico giocatore bellissimo a vedersi ma che ancora non aveva vinto nulla. Un peso che lo condiziona e dal quale si libera definitivamente proprio in questa occasione. Il numero 10 sale in cattedra e trascina la squadra a una grande rimonta.

L'UNO-DUE DI ROBERTO

Baggio realizza la doppietta che rovescia il risultato e lo fa da grande campione. Al decimo del secondo tempo si coordina perfettamente e da fuori area disegna un tracciante che va a infilare il pallone all'angolino, sfruttando una sponda di Ravanelli. Ma il meglio arriva in zona Cesarini: «Roberto Baggio calibra una millimetrica punizione», urla Bruno Pizzul in telecronaca. 

Tratto da Juventus-Psg, il ricordo della sfida del 6 aprile 1993: Baggio protagonista 



LE PAGELLE 
Di Canio grande ispiratore 
Rampulla, una sola incertezza 
Per Platt e Vialli serata difficile 

Rampulla 6,5. Incerto sul gol, forse era convinto che Weah fosse in fuorigioco. Si riscatta con un intervento alto sempre sul bomber parigino Weah, poi su Ginola e soprattutto su Fournier. E ancora su Ginola nel finale. 
Torricelli 6. Una gara onesta, la sua, su Ginola, che pur è protagonista dell'assist per Weah e di tanti spunti verticali. 
Marocchi 6. Gioca solo 31 minuti e se la cava, pur con qualche disimpegno e traversone sporchi 
(dal 31' Di Canio 7: l'ex laziale cambia la partita, dà l'esempio nel cercare qualche soluzione coraggiosa in un oceano di paure, inibizioni e forse frustrazioni del 1° tempo). 
D. Baggio 6,5. Bravo in un doppio ruolo di mediano e terzino. In mezzo al campo, fino al 31 ', fa valere il senso della posizione, offre discreti suggerimenti e un tiracelo da lunga distanza che per disdetta carambola sui legni. Sulla fascia sinistra fa buon contenimento. 
Kohler 6 (di stima). Serata di sofferenze, per la caviglia che gli duole e per la prova febee di Weah
Julio Cesar 5,5. Non commette grossi sbagli, ma è come zavorrato chissà da quali pensieri frenanti. I compagni non lo aiutano molto nel proporsi ai suggerimenti, ma lui si ostina in rilanci alti e difficili da addomesticare. 
Conte 6. Tanto lavoro prima su Colleter e poi su Valdo, però rari guizzi vincenti sulla destra. 
Platt 5,5. Magari in quella posizione è un pesce fuor d'acqua, magari l'Inghilterra lo serve come un baronetto, ma da uno della sua caratura si esigono ben altre recite
Vialli 5. Fa quel che può in base alla forza che ha e a ciò che gli passa il convento. Arretra spesso per dare spazio a BaggioUno. Gli va male quando è bloccato da Lama in uscita avventurosa. 
R. Baggio 7,5. Dopo il sonnellino del 1° tempo, si sveglia e, con Di Canio, cerca di tenere su la truppa. Ci riesce alla grande con il gol del pari e con il piazzato alla Platini. Di Canio, prima, gli serve un pallone che lui sciupa. Robi non ripete l'errore su invito di Ravanelli e su punizione. 
Ravanelli 6. Ha la cattiva ventura di fallire al 15' una ghiottissima opportunità solo davanti a Lama. Avrebbe potuto cambiare, anche emotivamente, i connotati della gara. Sempre utile, comunque.
 
Lama 6. Incolpevole sui gol di BaggioUno, è attento soprattutto quando Vialli tenta di bucarlo da vicino. 
Germain 6,5. Uno dei migliori. Bravo sia in fase difensiva sia nello sganciarsi in attacco. 
Colleter 5. Discreto su Conte, va in crisi quando gli tocca guardare Di Canio. 
Ricardo 6. Insieme con Le Guen, Germain, Ginola e Weah è fra i migliori dei parigini. 
Kombouarè 6. Presidia l'area assieme a Ricardo, che completa bene l'asse centrale. Ma pure lui va in ansia con l'ingresso di Di Canio e la crescita di BaggioUno. 
Le Guen 6,5. Un punto di riferimento sicuro fin quando la squadra è in vantaggio. Dopo subisce anche lui la pressione bianconera. 
Fournier 5,5. Qualche conversione e tanto aiuto ai compagni, specialmente nel 2° parziale. 
Guerin 5,5. Uno dei francesi meno appariscenti, è piaciuto meno del solito nonostante il gran lavoro. 
Weah 7. Per il gol, per il numero di palloni che gestisce con sorniona perfidia. 
Valdo 6. Un po' lento, bravo tecnicamente, ma nulla di trascendentale. Cresce alla distanza. 
Ginola 6,5. Anche lui dà l'impressione di finire fra gli anonimi dopo un primo tempo giudizioso. Resuscita con contropiede personali e impostati per gli altri. 

Arbitro Navarrete 6,5. Ci pare che non commetta errori clamorosi, anche se Baggio reclama un rigore. 

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 7 aprile 1993


 



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La Stampa 7 aprile 1993

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La Stampa 7 aprile 1993

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mercoledì 5 febbraio 2025

5 Febbraio 1997: Juventus - Paris St.Germain

É il 5 Febbraio 1997 e Juventus Paris Saint Germain si sfidano nella Gara di ritorno della Super Coppa Europea UEFA allo Stadio ‘La Favorita’ di Palermo.

É una Juventus Campione d’Europa in carica, con un parco giocatori da sogno ed un allenatore Marcello Lippi che non sbaglia una mossa. I parigini dopo aver vinto la scorsa Coppa delle Coppe sfidano i bianconeri per questa coppa, ma avendo preso una battosta da record in casa propria (1-6 !) sanno giá che l’impresa é piú che ardua.

La gara si gioca a Palermo in uno stadio tinto di bianconero.

Chi volesse rivedere anche la gara di andata cliccare QUI!

Buona Visione!


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Supercoppa Europea 1996-1997
Finale, ritorno Palermo, Stadio La Favorita
Mercoledì 5 febbraio 1997
JUVENTUS-PARIS SAINT-GERMAIN 3-1
MARCATORI: Del Piero 36, Raì rigore 65, Del Piero 71, Vieri C. 90+2

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli (Porrini 72), Ferrara C., Montero, Pessotto, Di Livio, Tacchinardi (Lombardo 68), Zidane, Jugovic, Del Piero, Padovano (Vieri C. 68)
Allenatore: Marcello Lippi

PARIS SAINT-GERMAIN: Lama, Algerino, Le Guen, Domi, Kenedy, Raì, Guerin (Leroy 78), Cauet, Leonardo (Allou 81), Dely Valdes, Loko (Calenda 90+2)
Allenatore: Ricardo Gomes

ARBITRO: Muhmenthaler (Svizzera)



La Supercoppa europea ai bianconeri che battono ancora il Psg: doppietta-show del Talentino, poi Vieri
Juve, è Del Piero il tuo re di Coppa

Palermo - Era tutto tremendamente scontato, d'accordo, ma la cornice da favola che Palermo regala alla Juventus e alla sua Supercoppa d'Europa resterà a lungo nei nostri occhi, nel nostro cuore. Sulla torta servita al Parco dei Principi in forza di uno strabiliante 6- 1, la squadra di Marcello Lippi colloca due splendide ciliegine di Alessandro Del Piero, e, proprio alla fine, in pieno delirio, un vaporoso bigné di Vieri, e così l'evento fantasma diventa un vulcano di passione e uno scrigno miliardario a rischio zero.

Il trofeo che capitan Peruzzi riceve dalle mani di Johansson e Nizzola, ed espone al pubblico della Favorita, non sarà il più nobile, il più chic, il più esclusivo, ma costituisce pur sempre la decima coppa internazionale in cento anni di Juventus. Un'altra tappa, un altro motivo di orgoglio sincero e legittimo, l'ennesima passeggiata fra le stelle.

E una notte d'amore, alla quale il calcio fa da abatjour molto discreta. Lo scarto dell'andata e l'abbraccio di Palermo trasformano la partita in una accettabile accademia. Lo spettacolo è tutto sulle gradinate. In campo si vive di piccoli fuochi, di modiche emozioni. La Juve nuota nel miele della sua gente, il Paris Sg, che sa di averla fatta grossa, cerca di salvare almeno la faccia. Il ritmo è gradevole; il tifo, assordante. Comincia Ferrara, di testa, su azione Montero-Di Livio: Lama è li. Risponde Dely Valdes, su invito di Cauet: ci pensa Peruzzi, marziale.

Anche così, con in palio nulla all'infuori di una coppa già assegnata, le squadre onorano il pubblico. La concentrazione di Madama non può essere, umanamente, feroce. Ecco, per esempio, un pasticcio fra Ferrara e Peruzzi. I francesi tengono botta in difesa e centrocampo, Cauet, Leonardo e Rai imbucano stimolanti cartoline. Ogni avanzata di Zidane e Jugovic, ogni sgommata di Di Livio e Torricelli, è sottolineata da applausi. Al 30', pericolo: tacco di Rai, sciabolata di Loko, paratona di Peruzzi. In attacco, Del Piero e Padovano si agitano parecchio, ma Algerino, Le Guen, Domi e Kennedy offrono, per ora, una tenace resistenza. I tappi saltano al 36'. La Juventus sorprende gli avversari sul fianco destro: da Di Livio a Torricelli, palla dentro per Del Piero che, sul filo del fuorigioco, di destro controlla e di destro spazzola l'angolo più lontano. Tutto bello: l'azione, lo stop, il sigillo balistico. Precettato al posto di Deschamps, squalificato, Tacchinardi incanala il traffico con piglio autorevole. Zidane e Jugovic, loro, vanno a strappi. II Paris sfiora il pareggio al 39: Loko rosola Pessotto e serve Leonardo, la cui conclusione, pettinata dal cuore dell'area, scuote il palo alla destra di Peruzzi e tuba a lungo, capricciosa, con il gesso della linea fatale. La mobilità di Cauet e la sapienza di Leonardo impegnano strenuamente Torricelli e Di Livio. 

La ripresa si apre nel segno di Del Piero, per ben due volte in zona tiro. Peruzzi smanaccia un angolo velenoso di Leonardo. I parigini ci danno dentro. La Juve molla qualche metro e un po di adrenalina. Il pareggio sopraggiunge, ospite non gradito ma del tutto legittimo, al 20', quando Leonardo sguinzaglia Dely Valdes, lesto a profittare di un omerico pisolino di Montero e compagni. Peruzzi, uscitogli fra i piedi, lo pizzica quanto basta a completare la frittata. Rigore. Come all'andata, trasforma Rai.

Squadra di razza, la Juve si rifiuta di scendere a patti. Non lo merita la sua storia, lo rifiuta il popolo. Lippi richiama Tacchinardi e Padovano. Lombardo a destra, Vieri di punta (e Di Livio a sinistra). Alė. Scampoli di pressing furioso ristabiliscono le gerarchie. Nel servire Lama, Le Guen, trafelato, non si avvede di Del Piero. Alex è un falchetto. Il portiere ne smorza il tiro, con il corpo, ma non l'incornata, felice sintesi di perizia balistica e risorse atletiche. Porrini avvicenda Torricelli fra gli applausi. Pessotto scivola a destra, Montero a sinistra. Lombardo accende l'ennesimo falò di passione. L'onore di fissare il risultato tocca a Vieri, il ribelle: di testa, su parabola di Del Piero. 

La Signora lascia Palermo in carrozza, fra trentacinquemila cocchieri scatenati.

Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 6 febbraio 1997



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venerdì 1 novembre 2024

1 Novembre 1989: Juventus - PSG

É il 1 Novembre 1989 Juventus e Paris St.Germain si sfidano nella gara di ritorno dei Sedicesimi di finale della  Coppa UEFA 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Dopo aver espugnato il 'Parc des Princes' di Parigi per 1-0, i bianconeri impongono la loro forza anche a Torino. Così facendo dimostrano il loro valore e giustificano la vittoria finale nella terza coppa europea.

Buona Visione!


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Stagione 1989-1990 - Coppa UEFA - Sedicesimi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 1 novembre 1989 ore 18.00
JUVENTUS-PARIS SAINT-GERMAIN 2-1
MARCATORI: Galia 26, Bravo 30, Bosser autorete 82

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bonetti D., Fortunato D., Alejnikov (Bruno P. 40), Rui Barros (Alessio 83), Zavarov, Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

PARIS SAINT-GERMAIN: Bats, Bosser, Tanasi, Charbonnier, Jeannol (Bibard 42), Sene, Bravo, Perez, Vujovic (Simba 83), Susic, Calderon
Allenatore: Tomislav Ivic

ARBITRO: Courtney (Inghilterra)



Zoff era stato profeta «Il momento difficile è durato solo 20 minuti» 

TORINO. Pericolo scampato, negli spogliatoi juventini si può finalmente brindare. Ma quanta fatica per superare quei francesi che, alla vigilia, sembravano doversi confermare facili prede per i bianconeri. Il primo a sottolineare la circostanza è Zoff, le preoccupazioni del quale si spingono già in prospettiva del difficile incontro di campionato cui si accinge la sua squadra. L'allenatore è soddisfatto per il risultato ma ammette 

«che la partita ha comportato un dispendio di energie inaspettato e che alla vigilia del confronto con il Milan questo è un dato preoccupante». 

Il tecnico aveva ripetuto fino all'ultimo che sarebbe stato un grave errore cullarsi nell'illusione che il Paris Saint-Germain non costituisse un ostacolo difficile e, considerato l'andamento della partita, bisogna dire che era stato buon profeta. 

«I francesi si sono resi molto pericolosi con quella lunga sequenza di traversoni e calci d'angolo ma, tutto sommato, non abbiamo sofferto eccessivamente. C'è stato un periodo difficile subito dopo il pareggio e la fase critica è durata una ventina di minuti ma l'abbiamo superata senza danni». 

A proposito della rete subita, Zoff preferisce fare... catenaccio: 

«E' stata un'indecisione». 

Qualcuno insiste e lui non demorde: 

«Ho visto quello che avete visto voi». 

Chiaro l'intento di non criticare i suoi al termine di una serata felice. Tacconi si assume per intero la responsabilità del gol che ha ridato fiato e speranze al Paris Saint-Germain: 

«Ho chiesto la palla ma subito dopo ho avuto un attimo d'esitazione perché pensavo che Bonetti colpisse il pallone di testa. Invece lui si è abbassato e si è creato l'equivoco che abbiamo pagato duramente». 

Singolare la descrizione che il portiere fa del momento difficile vissuto dalla Juve: 

«Eravamo come un pugile che si rifugia in angolo e incassa un sacco di cazzotti senza reagire. Fortunatamente, però, ci siamo riorganizzati in tempo e adesso andiamo avanti». 

Galla, come sempre, è sintetico: 

«Ho disputato una grande partita. Pochi i gol che segno ma sempre importanti. Per altro, quando si realizza su calcio piazzato, quasi sempre a monte c'è un errore della difesa». 

Da una botta di De Agostini è scaturito l'autogol che ha sollevato la Juve da ogni patema. 

«Ho tirato e poi ho visto il pallone in porta: a quel punto non mi importava che cosa fosse avvenuto un attimo prima e se qualcuno l'avesse deviato». 

Si può ben dire che l'iniziativa del bianconero abbia ridato serenità alla Juve e De Agostini conferma: 

«C'era apprensione perché subire un gol in Coppa può significare l'eliminazione. Da domani potremo pensare con maggior calma alla difficile partita di San Siro». 

L'ombra di Vicini non sembra aver turbato Schillaci, anzi. 

«A dire il vero — osserva l'attaccante — me lo state ricordando voi in questo momento. Abbiamo avuto un buon inizio, quindi c'è stata una flessione ma dopo ci siamo ripresi. So di non essere stato brillante ma vi assicuro che non è stato per l'emozione di essere osservato dal ct. della Nazionale». 

Bonetti conferma la tesi di Tacconi: il gol subito dalla Juve è stato frutto di un equivoco, tutto lì. 

«Cose che possono capitare» sentenzia filosoficamente». Subito dopo il «fattaccio» sono volate parolacce? «Affatto, tra di noi c'è molto rispetto, non potrebbe accadere». 

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 2 Novembre 1989



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