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domenica 14 dicembre 2025

14 dicembre 1986: Juventus - Torino

É il 14 Dicembre 1986 e  Juventus e Torino si sfidano nella dodicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Torino. É il 'Derby della Mole' ed il capoluogo piemontese si mobilitá.

La Juventus e' Campione d'Italia in carica mentre il Torino vive una stagione con molti piú alti che bassi. Infatti i granata termineranno il campionato ben piú vicino alla zone retrocessione che a quella nobile. A fine campionato i bianconeri saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato).

Buona Visione! 


 
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Stagione 1986-1987 - Campionato di Serie A - 12 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 14 dicembre 1986 ore 14.30
JUVENTUS-TORINO 1-0
MARCATORI: Manfredonia 78

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro, Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Bonetti I. 89)
Allenatore : Rino Marchesi

TORINO: Lorieri, Corradini, Francini, Zaccarelli, Junior, Rossi E., Beruatto, Sabato, Cravero (Ferri G. 82), Dossena, Comi
Allenatore : Luigi Radice

ARBITRO: Casarin



Il capitano bianconero manda un messaggio alle altre rivali 
Scirea: «Siamo sempre qui» 

Capitan Scirea è doppiamente felice perché il rientro dopo tante tribolazioni è coinciso con la vittoria, il portiere Tacconi ha ammesso di aver sofferto più per i brividi di freddo che per le conclusioni in porta del granata, Cabrini si fa medicare con sei punti di sutura la ferita aperta dai tacchetti di Corradini all'altezza del ginocchio esterno. Ma tutto questo è contorno, anche abbastanza gustoso. 

Il piatto principale lo fornisce Lionello Manfredonia, primo gol assoluto in un derby (sia esso romano o torinese), terza rete in campionato e quindi cannoniere bianconero. Il dialogo con l'avvocato giocatore della Juventus diventa facilmente monologo perché Manfredonia non ha problemi a sviscerare i temi giusti, quelli che servono in questi casi al cronisti. Come quando dice, quasi fosse un esordiente del gol, che dedica la rete alla moglie Carolina e al figlio 

"Perché quando le cose sul lavoro non vanno al meglio è la famiglia che permette a un professionista di ritrovare la giusta carica". 

Segnare non è propriamente il compito principale di questo eclettico giocatore, tanto che (ma allora giocava più da difensore puro) in undici derby Lazio-Roma, Manfredonia non aveva mai assaporato questa gioia. 

L'urlo, la corsa verso la curva Filadelfia sono avvenuti ieri, dopo oltre un'ora di gioco, al terzo derby della Mole per il centrocampista. 

«Mi era già capitata quella splendida palla-gol in apertura di ripresa, l'avevo calciata alle stelle. Poi il colpo di testa parato da Lorieri, bis di quello del primo tempo. Insomma, soprattutto per quel tiracelo, avevo qualcosa da farmi perdonare e ho cercato la rete con insistenza. E' andata bene, è un gol importante che ci permette di ricaricarci nei confronti delle rivali e pensare alla trasferia di Genova con più tranquillità». 

Manfredonia continua con sincerità: 

'No, non ho mai pensato di non poter vincere o addirittura di perdere questo derby. Il Toro era caricato (è una parola che ricorre spesso nelle sue frasi n.d.r.) dal successo in Coppa ma noi ci siamo espressi meglio sfiorando più volte la rete nella ripresa'. 

Gli chiedono a bruciapelo se è anche un gol contro la Roma sua ex rivale e contro il Napoli capolista e, si mormora, sua possibile squadra futura già di Giordano suo ex amico, poi nemico, di nuovo amico: 

«Non c'entra la mia passione laziale, forse c'era ancora rabbia per il gol annullato a Roma contro i giallorossi, ma allora sarebbe servito a poco, oggi questo vale doppio. Napoli? Sono voci di mercato, è appena il secondo anno che sono qui, mi trovo bene, non cambierei ambiente."

Chi sicuramente chiuderà nella Juve è Scirea, il suo ottimismo nella squadra è assoluto: 

«Ho sofferto tanto per la tendinite, ma con questa gioia tutto sarà presto dimenticato. Abbiamo cercato e voluto il gol, abbiamo dimostrato che ci siamo ancora. Quando là Juve perde una partita tutti dicono che è finito il nostro ciclo, invece, come vedete, siamo sempre qui». 

Stefano Tacconi, con il consueto gusto per la battuta annuncia: 

«Ci hanno stuzzicato, noi avevamo davvero cominciato male, nel secondo tempo ci siamo ritrovati e non c'è stata più lotta, non li abbiamo più fatti uscire dalla loro area".

Oggi Tacconi parteciperà con altri calciatori alla sfida dei Superstar al Palazzo a Vela. Dovrebbe esserci anche Cabrini, ma il terzino (che prosegue nel silenzio stampa) non può rischiare con il taglio al ginocchio destro e i problemi (ha giocato con una vistosa fasciatura) a quello sinistro. Platini ha disputato il nono derby (ed è rimasto fermo a quota sette reti): 

«E' sempre una partita speciale, più che in passato stavolta contavano per noi i due punti. Fanno i de profundis alla Juve sempre prima del tempo? E' un trattamento riservato solo alle grandi squadre...". 

Infine un esperto di cose granata, Serena. Anche lui a secco dopo gol segnati con l'una e l'altra maglia: 

«Ho mancato la rete più facile. C'è stato un rimbalzo falso e quando le gambe cominciano a non rispondere perfettamente è facile sbagliare. Ho corso moltissimo per creare spazi ai compagni, non potevo pretendere di rimanere lucido fino all'ultimo istante. Quel che conta è che dopo un primo tempo cosi e cosi ci siamo guardati in faccia nell'intervallo, dentro lo spogliatoio, e siamo rientrati in campo decisi a battere il Toro."

Franco Badolato
tratto da: La Stampa 15 dicembre 1986




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mercoledì 5 novembre 2025

5 Novembre 1986: Juventus - Real Madrid

É il 5 Novembre 1986 e  Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finale dellla Coppa dei Campioni 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus é Campione d'Italia in carica e cerca di raggiungere ancora la vetta europea in Coppa Campioni. Dopo aver perso al 'Santiago Bernabeu' per 0-1 adesso i bianconeri devono tentare il ribaltone in Piemonte. Non tutto andrá come sperato.

In Campionato i bianconeri devono invece inchinarsi al Napoli giudato da Diego Armando Maradona. Per i nostri 'eroi' sará 'solo' secondo posto.

Buona Visione! 



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Stagione 1986-1987 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 5 novembre 1986 ore 20.30
JUVENTUS-REAL MADRID 1-0 - Dopo i calci di rigore (1-3)
MARCATORI: Cabrini 9
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Sanchez (parato), Brio (parato), Butragueno (gol), Vignola (gol), Valdano (gol), Manfredonia (parato), Juanito (gol), Favero (fuori)

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Caricola, Mauro (Vignola 106), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Briaschi 78)
Allenatore: Rino Marchesi

REAL MADRID: Buyo, Chendo, Camacho, Salguero, Sanchis, Gordillo (Juanito 115), Butragueno, Michel, Sanchez, Gallego, Valdano
Allenatore: Leo Beenhakker

ARBITRO: Pauly (Germania Ovest)




L’andata, giocata il 20 Ottobre, si concluse con la vittoria di misura degli iberici, grazie al gol del sempre presente Buitre. Durante quella partita a nulla valsero le proteste juventine su quel gol ingiustamente annullato a Manfredonia (succederà lo stesso, nella stessa porta, tre anni più tardi, quando Gullit si vedrà non convalidare un gol per fuorigioco assolutamente inesistente).

Il ritorno, giocato il 5 Novembre, divenne decisivo. Uno Stadio Comunale stracolmo, e quasi impreparato a ricevere tanto entusiasmo, fece da testimone ad una disfatta inaspettata e bruciante. Di Cabrini la rete dell’1-0 (con un bel gol di sinistro dopo un passaggio di Mauro) che, di fatto, metteva la qualificazione in bilico. Si andò ai rigori, nell’annata terribile del calcio italiano.

Tacconi neutralizzò il primo tiro di Sanchez, salvo poi capitolare sui fendenti di Butragueno, Valdano e Juanito. Per i tiratori di Marchesi, invece, fu una serata da dimenticare. Di Vignola l’unico gol. Gli errori decisivi di Brio, Manfredonia e Favero.

La Juventus uscì ingiustamente da quella competizione, ultima delle italiane a perdere dal dischetto nell’arco di 35 giorni (dopo Roma, Napoli, Fiorentina e Nazionale Under 21).


Per ritrovare un precedente europeo tra Juventus e Real Madrid si deve aspettare 24 anni: è il 1986, e le due squadre si ritrovano per gli ottavi di finale di Coppa Campioni. La doppia sfida è equilibrata: al Bernabeu decide un gol di Butragueño, leggendario ‘avvoltoio’ dell’area di rigore che, in quell’occasione, riuscì ad avere la meglio su Stefano Tacconi.

Al ritorno, il 5 novembre 1986, i tempi regolamentari si chiudono ancora una volta sul risultato di 1-0, ma questa volta per la Juventus: è infatti Cabrini a ristabilire la parità di risultato, prima che il passaggio del turno venga deciso dalla lotteria dei rigori. Tacconi vola e con il guantone sinistro blocca il tiro dal dischetto di Sanchez, ma nulla può sul successivo penalty di Butragueño; gli errori dei bianconeri Manfredonia e Favero, alla fine, risulteranno decisivi. 

tratto da: JUVENTUS-REAL MADRID, PARTITA LEGGENDARIA




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domenica 26 ottobre 2025

26 Ottobre 1986: Juventus - Inter

É il 26 Ottobre 1986 e  Juventus e Inter si sfidano nella settima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus é Campione d'Italia in carica mentre i nerazzurri disputeranno un ottimo campionato finendo sul gradino piú basso del podio. 

A fine stagione i bianconeri saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato)..

Buona Visione!



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Stagione 1986-1987 - Campionato di Serie A - 7 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 26 ottobre 1986 ore 14.30
JUVENTUS-INTER 1-1
MARCATORI: Ferri R. autorete 8, Altobelli 49

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Caricola, Mauro (Vignola 79), Manfredonia, Buso (Bonetti I. 53), Platini, Briaschi
Allenatore: Rino Marchesi

INTER: Zenga, Bergomi, Mandorlini, Baresi G., Ferri R., Passarella, Fanna (Tardelli 77), Piraccini (Garlini 89), Altobelli, Matteoli, Rummenigge K.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lanese



Nei due spogliatoi questo incontro tanto atteso viene archiviato senza rimpianti o polemiche
Marchesi guarda avanti «Attenzione al Napoli» 
Altobelli festa doppia ora è capocannoniere 

TORINO — A un certo punto Rino Marchesi perde la parola. Ma basta guardarlo negli occhi per capire che, in quel momento, un fiume di rimpianti scorre nella sua testa. Come sì può infatti contestare la penuria di gol quando alla squadra sono mancati, in contemporanea, Laudrup e Serena? E quando fa osservare che non è facile ridurre alla ragione l'Inter senza quel certo peso specifico in attacco, il tecnico si sfoga sottolineando che 

«non mi piace ricorrere a questo tipo di alibi e bisogna avere pazienza. La Juve, però, ha sempre il grosso merito di restare bene a galla nelle situazioni più difficili. I giovani, da Caricola a Bonetti a Buso, si sono battuti con coraggio. Se ho avvicendato qualche uomo è stuto soltanto per raoioni di freschezza. Dopo le fatiche di Madrid mi aspettavo una buona reazione e l'ho avuta. Il fatto che Brio sia andato spesso sotto la porta avversaria testimonia del nostro desiderio di volere la vittoria fino in fondo». 

Si intuisce nelle frasi di Marchesi anche un pizzico di rammarico per un risultato. Che poteva  essere migliore. Date le circostanze, un pareggio potrebbe soddisfare il tecnico, il quale spiega invece che 

«in base alle palle-gol create da Platini e da Brio e sventate con bravura da Zenga, non credo di esagerare se dico che poteva andarci meglio. Un errore, oltretutto loro, ci è costato caro. L'Inter è pericolosa e solida, il mio amico Trapattoni, del resto, ha sempre lavorato bene. E ora guardiamoci anche dal Napoli che da sempre indico come pericoloso concorrente. Platini è riemerso dalla nebbia. Ha giocato un buon primo tempo e nella ripresa ha pagato, come tutti, lo straordinario di Coppa." 

Secondo l'asso francese 

«Quella che ci ha affrontato è la solita Inter. Noi abbiamo giocato in modo positivo nel primi 45', dovremmo comportarci sempre cosi. I due gol sono frutto di interventi sfortunati ed ecco spiegato il pari."

L'attacco segna poco e c'è chi lo dipinge come un settore privo di peso (di nuovo compare l'ombra di Serena e di Laudrup). Briaschi ci tiene a dire che l'attacco ha il compito di concretizzare il gioco della squadra perché è subordinato dalle sue variazioni di rendimento, e se l'inieiativa passa agli altri le opportunità per segnare si assottigliano. Per Mauro un'altra domenica da maratoneta ed in questo particolare c'è la spiegazione a certi errori di esecuzione. 

«Si, abbiamo corso tanto anche contro l'Inter — dice il tornante — è venuto fuori un bel primo tempo, noi potevamo raddoppiare. Nel finale abbiamo denunciato un po' di stanchezza, tanto che sembrava di rivivere i momenti di Juventus-Milan. quando tutti avevamo ormai poco da dare». 

Brio, soprattutto dopo la rete segnata da Altobelli, si è i dedicato a compiti offensivi, di testa e di piede ha tentato di battere Zenga. 

«Mi è andato male e il portiere è stato bravissimo. Per quanto concerne il gol loro, sono andato incontro a Mandorlini, il quale ha colpito male e ne è scatenato un assist providenziale per Altobelli. Mi pare che rispetto alle prove precedenti ci sia stato un miglioramento nello spettacolo." 

Cala il sipario con una prospettiva rosea: domani Serena riprende ad allenarsi. 

«Sono cose che capitano — filosofeggia Zenga —ed alla ho rimediato. I pericoli maggióri? Quel pallonetto di Platini, bravo come sempre, che ha cercato di sorprendermi visto che ero leggermente fuori dai pali e, soprattutto, quella girata al volo di Brio nel secondo tempo. Per fortuna ho visto partire il tiro, altrimenti credo che non avrei potuto fare proprio nulla".

Piraccini. tra i migliori in campo, è uscito anzitempo. Spiega: 

"Dopo un contrasto con Manfredonia, ho sentito un vecchio dolore alla caviglia. Non solo, ma mi sono venuti anche i crampi-. Quindi parla della gara: -Il gol dopo pochi minuti non ci ha permesso di esprimerci come ci è più congeniale, ci ha costretti cioè ad attaccare rinunciando in pratica ai gioco di rimessa. "

Angelo Caroli 
tratto da: La Stampa 27 ottobre 1986




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 L´autogol di Riccardo Ferri, vantaggio bianconero

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venerdì 13 giugno 2025

13 Giugno 1987: Selezione Treviso - Juventus

 

É il 13 Giugno 1987 e si disputa allo 'Stadio Omobono Tenni' di Treviso una gara amichevole post-campionato tra la Juventus ed una selezione locale.

Da poco é terminata la stagione ed i bianconeri piemontesi hanno finito la loro fatica secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato). Pochi si accorcogono che per i nostri eroi é iniziato così un lungo periodo buio senza successi in campo nazionale.

Buona Visione!



treviso




Stagione 1986-1987 - Amichevole
Montebelluna - Stadio Omobono Tenni
sabato 13 giugno 1987 
SELEZIONE TREVISO-JUVENTUS 6-5
MARCATORI: Vignola 3, Vignola 4, Conte autorete 14, Schincaglia 19, Renna 32, Pantaleoni 53, Buffone 57, Buso 58, Serena A. 72, Sartor 82, Sartor 89

SELEZIONE TREVISO: Pizzolon (Bonfio), Castioni (Calzamatta), Bonato, Caverzan (Pantaleoni), Marcato (Pincin), Renna (Zanatta), Conte (Piovanelli), Niero, Ramella (Aimo), Schincaglia, Buffone (Sartor)

JUVENTUS: Tacconi (Bodini 46), Favero, Caricola, Col, Brio (Lo Porto), Scirea, Antonello (Campagnola), Buso, Serena A., Vignola, Briaschi (Franzin). 
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: Gava F.





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sabato 17 maggio 2025

17 Maggio 1987: Juventus - Brescia

É il 17 Maggio 1987 e Juventus e Brescia si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio Serie A 1986-87 allo Stadio ' Comunale ' di Torino.

La Juventus é Campione d'Italia in carica mentre il Brescia annaspa nelle posizioni di retrovia. A fine campionato i bianconeri piemontesi saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre i lombardi finiranno al terz'ultimo posto e dovranno salutare la Serie A.

Agl'annali questa gara é archiviata come l'addio al calcio di 'Le Roi' Michel Platini.

Buona Visione! 


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Stagione 1986-1987 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 17 maggio 1987 ore 16:00 
JUVENTUS-BRESCIA 3-2
MARCATORI: Serena A. 4, Gritti rigore 6, Brio 22, Iorio 41, Bonetti I. 78

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Caricola, Bonini, Brio, (c) Scirea, Mauro (Bonetti I. 62), Manfredonia, Serena A., Platini, Buso (Briaschi 69) 
A disposizione: Bodini, Vignola, Bruzzano
Allenatore: Rino Marchesi

BRESCIA: Aliboni, Ceramicola, Branco, Sacchetti, Chiodini, Occhipinti, Bonometti, Zoratto (Turchetta 81), Iorio, Beccalossi, Gritti
A disposizione: Pionetti, De Martino, Gentilini, Chierici
Allenatore: Bruno Giorgi

ARBITRO: Lo Bello R.
AMMONIZIONI: Manfredonia (Juventus); Branco, Sacchetti, Occhipinti (Brescia)



Un grazie alla Juve che l'ha portato a tanti successi, una critica al nostro ambiente dove conta soltanto il risultato
Michel: «Qui ho vinto tutto ma ho perso il calcio»
«Fin da settembre, dopo i Mondiali, avevo deciso che questa sarebbe stata la mia ultima stagione» 
«Lavorerò in tivù per La Cinq, continuerò a seguire lo sport 
A fine agosto una gara celebrativa a Nancy

TORINO 
Michel Platini, è quello di oggi il più triste giorno della tua vita di calciatore?
Non scherziamo, per favore. Il giorno dell'Heysel è stato quello in cui mi si è rotto qualcosa dentro, in cui è finita una certa idea del football. C'erano trentasette morti li, intorno ad un evento calcistico.

E quale è stato allora il giorno più bello?
Semplice: il 22 giugno 1972, quando a Nancy ho cominciato la mia vita vera di calciatore, firmando il contratto pre professionistico. Glocai, segnai subito un gol da centrocampo, capii che potevo fare strada.

LA DECISIONE - Quando hai deciso di smettere?
Lo scorso settembre. Ero tornato dal Mundial a pezzi fisicamente, avevo faticato a rimettermi in ordine, capii che al massimo potevo andare avanti un anno ancora.

Ma qui dicono che tu potresti fare benissimo un altro paio di campionati.
Il fatto è che ho concepito il calcio in un certo modo, diciamo pure personale, artistico. O riesco a dare cose grandi, o non ci sto più. Non mi va la baballes (lo ha detto in francese, significa il giochicchiare)

Ti senti in debito o in credito con la Juventus?
Mi ha fatto vincere tutto, è più quello che lei ha dato a me che quello che io ho dato a lei

Non vorresti essere campione del mondo, come Maradona?
Vorrei essere un ragazzino che comincia a giocare, e che sa che può fare belle cose, e migliorarsi per tanti anni.

IL FUTURO-Cosa farai adesso?
Adesso come fra un minuto, come domani non so. Rimango a Torino sinché i miei figli non hanno finito la scuola. Poi vacanze.Poi Nancy, é casa mia.
Non giochi un match di addio con la Nazionale di Francia?
Non credo proprio. Dovrei scendere in campo fra un mese, anche se continuerò ad allenarmi non avró la tensione giusta per una partita.

Però metterai ancora le scarpe da calcia6tore?
Senz'altro. Staró in mezzo al calcio, e cercheró di fare anche del moto, & poi qualcuno mi sta organizzando il giubileo. (Dovrebbe essere a fine agosto, stadio di Nancy, incontro fra una rappresentativa di francesi selezionati da Hidalgo, una di "esteri" selezionati da Trapattoni: lui un tempo con una squadra, un tempo con l'altra: ci sono progetti piú vasti, ma forse troppo complicati). 

E fuori dal calcio?
Ho tante cose interessanti da fare, alcune da mandare avanti, altre da inventare. Ho tanti progetti televisivi, con La Cinq. Non credo che i giornalisti siano pochi, comunque vorrei provare a fare giornalismo anch'io.

L'ITALIA Ti place ricordare qualche amico, giocatore o no?
Tanti ne ho, in tanti posti. I non giocatori sono amici miei e basta. I giocatori, beh, sono tutti amici..

Cosa ti han fatto capire cinque anni d'Italia?
Che il calcio non è più mio. Sono arrivato dalla Francia con il gusto della festa, del gioco fine a se stesso, qui ho fatto in fretta ad imparare che conta il risultato, che sei qualcuno se fai il gol. Lo prova questo mio ultimo anno. E' stata una lezione anche dura, ma utile per avere successo nel calcio professionistico, cioè nel mio mestiere. Ho imparato che qui il calcio non è mio, è dei tifosi, peraltro con me sempre carini, juventini e no, é di voi giornalisti, & bisogna sempre vincere, partecipare proprio non basta.

AGNELLI Adesso lasci questa Italia per la tua Francia decoubertiniana.
Posso lasciare qui le coppe vinte, non gli amici, che comunque e come se stessero sempre con me.

C'é stato un ultimo scambio di battute fra te e l'Avvocato?
Non mi pare. Casomai ho fatto con lui una battuta contro di voi, che ci sembravate aggressivi. Ma non mi sono proprio sentito nel giorno ideale per fare dell'ironia.

Gian Paolo Ormezzano 
tratto da: La Stampa 18 maggio 1987






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