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mercoledì 14 ottobre 2026

14 Ottobre 1979: Juventus - Udinese

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 14 ottobre 1979 e Juventus ed Udinese si sfidano nella quinta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio ‘Comunale’ di Torino.

I bianconeri contendono fino all’ultimo lo Scudetto all’Inter. 

Al termine del campionato, però, sarà solo secondo posto dietro i nerazzurri mentre l’Udinese si salva da una dolorosa retrocessione in Serie B grazie allo scandalo del Totoscommesse che condanna invece Milan e Lazio.

Buona Visione!



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Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 14 ottobre 1979 ore 15:00 
JUVENTUS-UDINESE 1-1
MARCATORI: Tardelli 14, Ulivieri 26

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Prandelli, Marocchino, Tardelli, Bettega R., Tavola (Virdis 66), Fanna
A disposizione: Bodini, Verza
Allenatore: Giovanni Trapattoni

UDINESE: Galli E., Osti, Fanesi, Leonarduzzi, Fellet, Catellani, Vagheggi, Pin L., Vriz (Riva 87), Delneri, Ulivieri
A disposizione: Della Corna, Cupini. 
Allenatore: Corrado Orrico

ARBITRO: Redini
AMMONIZIONI: Gentile (Juventus); Vagheggi (Udinese)




Allo Stadio i bianconeri, in vantaggio, non trovano il gioco e si fanno raggiungere dalla matricola 
La Juventus in difficoltà contro l'Udinese 
Segna Tardelli e replica Ulivieri 
La squadra di Trapattoni, sul terreno inzuppato di pioggia, superata sul piano atletico dai friulani, solidi e abili in contropiede 

TORINO — Appena sentito il sorteggio dei gironi eliminatori dei «mondiali» di Spagna, gli azzurri in bianconero hanno pensato di tranquillizzare Jugoslavia, Grecia e Danimarca (non diciamo il Lussemburgo, perché la gagliarda Udinese non merita questo confronto). La giornata era pessima: il terreno via via più inzuppato dalla pioggia; la Juventus si è adeguata completamente alla già deprimente cornice. I friulani hanno la loro parte di merito, ma non basta la loro prova a scusare la squadra di Trapattoni. Di azzurro ieri si sono visti solo le maglie degli ospiti, e alcuni sprazzi del loro gioco: non solo le triangolazioni in contropiede facili contro un avversario che attacca (male, ma attacca), anche i disimpegni stretti in uscita dalla propria area, la forza negli stacchi aerei dei difensori che hanno dominato sul tempo i diretti rivali. 

Sbloccatasi al gol di Tardelli. Svanito il reverenziale timore iniziale. L'Udinese ha sciorinato sulla palude del Comunale il suo gioco pulito, piacevole, magari scolastico ma spesso efficace, e ha fatto conoscere l'estroso e pericoloso Vagheggi, l'intelligente Vriz centravanti a tutto campo, il solido Osti (magnifico il duello con Fanna), un centrocampo ben articolato su Del Neri e Leonarduzzi. Nulla di trascendentale, ma tutto molto ordinato e con un'aggiunta decisiva sull'andamento del match: nettissima la superiorità atletica sulla Juventus. In particolare alla distanza, le maglie azzurre hanno prevalso quasi sempre sull'anticipo, nello stacco di testa, nella corsa. 

Al di là delle carenze di gioco, purtroppo non nuove e aggravate dalle perduranti assenze di Causio e Scirea, è l'inferiorità atletica dimostrata dalla Juventus a preoccupare i tifosi. Tardelli, Furino, Fanna: tre soli hanno retto, e talvolta superato, gli avversari nello scontro fisico e in velocità. Gli altri sono via via calati, dopo un inizio che aveva fatto intravedere qualcosa di buono, anche se c'è il ragionevole dubbio di un avvio in soggezione degli avversari. 
«Per fortuna — diceva un sostenitore bianconero all'uscita dallo stadio — domenica c'è il derby». 
La sfida stracittadina. Con tutti i suoi motivi di rivalità sportiva e di orgoglio, sembra davvero l'occasione buona (l'ultima?) offerta ad alcuni bianconeri per scuotersi da una specie di torpore che intorpidisce loro i muscoli e annebbia il cervello. 

Bettega, tanto per non far nomi, ieri è stato quasi sempre assente dalla partita. Se cedono i «vecchi» cardini, come si può chiedere a Tavola e Prandelli, a Marocchino, di emergere? È il telaio (bianconero e nazionale) che deve dare il tono, che deve consentire agli ultimi arrivati di inserirsi senza avere addosso il peso della responsabilità e delle critiche. Si può discutere per ore sul centravanti di sfondamento che quest'anno manca alla Juve: la realtà va affrontata con piena coscienza da chi va in campo. 

Ieri la Juve ha cominciato a traballare dalle fondamenta. Gentile e Cabrini non hanno dato una mano valida alla coppia centrale Brio-Prandelli. I titolari di ieri magari non sono convinti delle qualità dei nuovi, e i risultati contrari rischiano di aggravare una possibile frattura di questo tipo. Nella ripresa Trapattoni ha inserito Virdis: non si deve certo giudicare il rientro di un giocatore in quarantacinque minuti giocati sull'acquitrino, ma il sardo ha confermato di avere buona tecnica ma nessuna propensione a verticalizzare il gioco. Così, la Juve ha navigato alla deriva in lunghe fasi della partita, non apriva spazi in avanti, si trovava in difficoltà a ogni contropiede largo e veloce dell'avversario. E stavolta non si può parlare di catenaccio avversario: l'Udinese si è chiusa solo quando è stata assaltata, per il resto ha giocato a calcio. 



Pagelle bianconere: pochi sufficienti 
Furino, Fanna, Tardelli
  
ZOFF — Fango sotto i piedi, una difesa lenta davanti, finisce anche lui coinvolto sul gol nel modo che considera peggiore, su cross che buca i compagni e gli spiove davanti.  
CABRINI — Ha il suo da fare contro Vagheggi, deve stare in zona, rincorrere e battagliare. Ma non emerge, non più lui.  
GENTILE - Troppi falli e poca spinta, gioca ma non è in condizione e si vede chiaramente dalla mancanza di lucidità e di velocità (pur tenendo conto del terreno inzuppato).  
FURINO — Chi sottilizza sulle qualità tecniche dei giovani, sui «travestimenti» di molti juventini, trova almeno soddisfazione in Furino. Il cuore, dove non arriva il gioco.  
BRIO — Si è visto in ogni parte del campo, encomiabilmente, ma dove è piaciuto di meno è purtroppo nel suo ruolo, quello di stopper. Impreciso anche di testa, nel calcio evidentemente il termine di misura non è il metro.  
PRANDELLI — Qualche rinvio sbilenco (la pioggia?), qualche difficoltà nella posizione. È duro sostituire Scirea in una squadra che annaspa.  
MAROCCHINO - Una promettente fiammata iniziale, poi si è come impantanato. Ottima tecnica, ma scarsa rapidità.  
TARDELLI - Un bel gol, notevole movimento sino a quando non è stato fiaccato dal terreno e dalla confusione intorno a lui.  
BETTEGA — Quasi mai visto dalla tribuna, bisognerebbe chiedere ai compagni. Risorgerà nel derby, partita che vale.  
TAVOLA — Caparbio, ma anche lui lento e smarrito in un centrocampo che tocchetta più all'indietro (e di fianco) che davanti.  
FANNA — Un ringraziamento a lui e ad Osti che lo marcava per averci regalato almeno un duello serio nella sconclusionata partita bianconera. Si è battuto, ha tirato. Se non è una punta, non è colpa sua.  
VIRDIS — Due errori di tocco, con quel pallone saponetta, al rientro, poi si è allineato sul tono generale bianconero. Manovra bene, ma alla Juve di ieri serviva altro. 

Bruno Perucca
brani tratti da: La Stampa 15 ottobre 1979






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L'Udinese ritorna al «Comunale» di Torino dopo diciotto anni e fa 1-1 con una Juventus irriconoscibile. Al 14' Tardelli (su suggerimento di Fanna) batte Galli (in alto), poi la «Signora» dimostra di... non avere più l'età e si fa raggiungere (sopra) da un colpo di testa di Nerio Ulivieri


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mercoledì 7 ottobre 2026

7 Ottobre 1979: Milan - Juventus

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 7 ottobre 1979 e Milan e Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'San Siro' di Milano.

I bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto con l'Inter, però al termine del campionato sarà solo secondo posto dietro i nerazzurri, mentre il Milan (campione d'Italia in carica) si vede togliere la Serie A da sotto i piedi dopo lo scandalo del Totò Scommesse.

Buona Visione!



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Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 4ª andata
Milano - Stadio San Siro
domenica 7 ottobre 1979 ore 15:00 
MILAN-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Novellino 7, Antonelli 44, Tardelli 46

MILAN: Albertosi, Collovati, Romano, De Vecchi, Bet, Baresi F., Novellino, Buriani, Antonelli (Carotti 78), Bigon, Chiodi
A disposizione: Rigamonti, Galluzzo
Allenatore: Massimo Giacomini

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Scirea (Verza 44), Marocchino, Tardelli, Bettega R., Prandelli, Fanna 
A disposizione: Bodini, Tavola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Gentile, Prandelli, Verza (Juventus); De Vecchi, Novellino (Milan)




I rossoneri si sono imposti con autorità nel primo grande scontro della Serie A 
Milan solido, bianconeri senza idee 
Ben impostati tatticamente, i campioni hanno assunto subito il comando del gioco 
A disagio la squadra di Trapattoni, costretta a continui cambi di marcatura 
Il peso dell'infortunio a Scirea 
Cuccureddu in tribuna: la sua esperienza poteva servire nella difficile gara di San Siro 

DAL NOSTRO INVIATO A MILANO — Sembra diventata una cattivissima abitudine, per la Juventus, quella di svegliarsi ogni volta «sotto» di due reti. Come a Gyòr, anche ieri a San Siro i bianconeri hanno disputato un discreto secondo tempo, ma era troppo tardi per rimontare i gol di Novellino e Antonelli. Tardelli ha dimezzato subito lo svantaggio, al primo minuto della ripresa, e poi la squadra di Trapattoni si è portata in avanti con maggiore decisione, trovando però sempre pronte repliche in contropiede. 

Una Juve giovane, quella che ha tentato la disperata rimonta. Marocchino è andato in campo dall'inizio, al posto dello squalificato Causio. Verza è subentrato a Scirea, infortunatosi allo scadere del primo tempo in modo tanto banale quanto doloroso. Gli assalti sono stati condotti con slancio ma senza idee chiare: per tutta la partita i bianconeri sono stati inferiori, come squadra, al Milan, reagendo soprattutto con spunti individuali alla superiorità tattica dell'avversario. Trapattoni si era deciso per la coppia di terzini Gentile-Cabrini: hanno giocato così male entrambi che c'era solo (a posteriori, d'accordo) l'imbarazzo della scelta nel preferire uno dei due Cuccureddu, ancora una volta sacrificato a misteriose esigenze di squadra. Gentile ha penato su Antonelli, ha poi giocato di forza su Novellino rischiando grosso. Cabrini è stato a lungo senza avversario da marcare, il giovane Romano (una mezz'ala, schierato da Giacomini a terzino sinistro al posto di Maldera sofferente di tallonile) lo aspettava in zona, ma visto che il bianconero non avanzava, finiva per risultare un prezioso appoggio per l'attacco, agendo sui tre quarti a raccogliere i passaggi dei centrocampisti ed a crossare verso Zoff. 

Per tutto il primo tempo la Juve ha sofferto in blocco, priva di potenza offensiva e incerta a centrocampo dove solo Furino, schiumando rabbia, si batteva con energia su ogni pallone, su tutti gli avversari, finendo però inevitabilmente per lasciare troppo spazio ad un Novellino più lucido ed altruista del solito. Gli stessi continui cambi di marcatura ordinati dalla panchina denunciavano il disagio di una squadra che non trovava il bandolo della matassa, mentre il Milan arrivava subito alla quadratura del suo gioco, spostando Bet da Bettega (lasciato a De Vecchi) a Marocchino, lasciando il magnifico Collovati su Fauna, che ha potuto giocare ben pochi palloni validi Così scombinata per conto suo, contrata con efficacia dalle marcature avversarie, la Juventus si dibatteva mentre il Milan giocava. Bettega faceva da regista arretrato, si muoveva con l'eleganza (ma anche con la lentezza) di un cavallo da concorso mentre i rossoneri gli viaggiavano attorno al galoppo. Marocchino lottava senza costrutto, di Fauna si è detto. Le difficoltà in attacco — le solite difficoltà — si riflettevano a ritroso su tutta la squadra. 

Questa la Juve balbettante del primo tempo, mentre il Milan andava a segno subito con Novellino ed allo scadere del tempo con Antonelli, nella cui vana rincorsa Brio denunciava tutta la sua lentezza e parecchia ingenuità. Troppo semplice sarebbe ridurre la causa di tutto all'assenza di Causio; piuttosto, va detto che il secondo gol rossonero è stato chiara conseguenza del caos difensivo dopo l'uscita di Scirea (distorsione), quasi allo scadere del primo tempo. Nella ripresa il duello si è equilibrato, ma troppo tardi. Verza ha dato il suo apporto di grinta e qualità; Furino (lasciato Novellino a Gentile) ha potuto farsi vedere di più; il Milan era stanco per il gran correre del primo tempo. Ma di gioco, ancora una volta la Juve non ne ha fatto vedere. Il primo big match del campionato ha così detto Milan, un verdetto aderente all'andamento della gara, anche se di bel gioco se ne è visto poco sui due fronti. Ma il Milan, almeno, ha dimostrato di essere capace di cambi di ritmo; la Juve, sino a quando non è stata spinta dalla disperazione, si è mossa con esasperante lentezza. Gentile, Cabrini, Tardelli, a lungo irriconoscibili, lo stesso Bettega che ha finito per giocare sempre più arretrato, sono stati i punti deboli (atletici e tattici) di una Juve sotto tono. Prandelli si è smarrito nel caos, ma che poteva fare lui che arrivava dalla Serie B? Intanto Cuccureddu era fuori. Chissà perché. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 8 ottobre 1979


Dopo la caduta

RIVERA A pensarci bene, Rivera è sovente un protagonista perché sono in tanti a strappargli le parole di bocca, anche quando lui vorrebbe tacere. Durante la scorsa settimana, Rivera ha vissuto la sua prima esperienza di dirigente: dopo l'eliminazione del Milan dalla Coppa, un centinaio di tifosi lo ha contestato unitamente a Colombo, costringendolo ad abbandonare San Siro al pari di un arbitro sgradito, cioè da una porta secondaria. L'accusa è conosciuta: non aver insistito per acquistare Rossi a cinque miliardi e, per giunta, non aver provveduto a rinforzare la squadra (con chi, il tifoso che urla, non lo dice). Poi Rivera riporta il discorso sul piano tecnico, quello che più gli è congeniale, ed afferma esplicitamente che Novellino e Antonelli, con la guerra che si fanno, sono la rovina della squadra. Per farsi capire bene, Rivera precisa: 
"Non si passano nemmeno la palla." 
Quindi convoca in società i due ragazzotti e spiega loro, in termini calcistici, quali accuse, sul piano anche umano, intende sostenere. Infine, il Milan vince come si sa contro la Juve e Rivera, in serata, alla TV, chiarisce che certe colpe debbono farsi risalire anche a taluni giornalisti che ascoltano una cosa e poi ne scrivono un'altra. Il lunedì, sono proprio gli incolpati che scrivono i più bei elogi del neo dirigente milanista. Giusto che poi Rivera commenti: 
«Che faccia tosta, guarda in che mani siamo…». 
La morale è sempre la stessa: se una società spende si dice che butta i soldi dalla finestra; se sta attenta al bilancio e intende procedere giudiziosamente, magari attingendo dal vivaio, i tifosi vengono organizzati per protestare; se si modificano i prezzi dei biglietti per adeguarli al costo dello spettacolo (certamente venduto sottocosto) in tanti si scoprono moralisti. Che il male del Milan fosse soltanto tecnico (e fisico) lo si è sempre detto, così come è difficile che la squadra possa mantenersi su livelli elevati senza un apporto larghissimo dei giovani, a tutt'oggi niente affatto ipotizzabile. Se i Romano, i Carotti, i Minoia, i Galluzzo e via dicendo, maturano in fretta, il Milan può stare tranquillo, in caso contrario tutto dovrà essere rinviato al possibile arrivo degli stranieri perché, a quanto è dato vedere, anche nella prossima estate la produzione del vivaio nazionale non risulterà affatto copiosa, né di qualità. È, tuttavia, scontato che il rendimento del Milan dipenda da Antonelli e da Novellino, per un buon cinquanta per cento: non sono altruisti, si ritengono degli assi, sono terribilmente incostanti, hanno troppo spesso i nervi a fior di pelle (soprattutto Novellino rasenta la squalifica per ogni partita: domenica si è salvato perché Agnolin avrebbe dovuto espellere anche un paio di juventini...). Se poi non si passa la palla, come è dimostrato (prima dell'incontro con la Juve, naturalmente), allora l'intero reparto offensivo del Milan deve abdicare. Va anche detto che la crisi del Milan era in programma: tutte le squadre che vincono lo scudetto scadono nel loro rendimento, per i motivi più disparati. Se si tratta di formazioni di grossi club, il recupero avviene in tempi brevi; in caso contrario, si scompare addirittura dalla scena dello scudetto (Lazio, Fiorentina, Cagliari). 
JUVE E INTER. Ma questa parte del campionato, più che altro, è caratterizzata dalle prestazioni dell'Inter e della Juventus. La coalizione della Juve l'abbiamo illustrata ancor prima che il campionato cominciasse: Bettega potrà segnare gol perché ha classe pura ed ottimo stacco di testa per avversari un po' ingenui, ma anche lui deve seguire i segni del tempo che impongono ai calciatori di iniziare la carriera nell'area avversaria e di finirla nella propria. Non esiste il percorso contrario. Bettega toglie alla squadra la possibilità di mutare velocità al momento di concludere l'azione offensiva, e la Juve dispone di elementi di valore capaci di farlo. Il gioco dei bianconeri serve per schiacciare gli avversari contro il proprio portiere, non serve per aprire le difese da superare, le quali, anzi, hanno a disposizione tutto il tempo che vogliono per ben disporsi. Trapattoni deve tentare con un altro centravanti, con un gioco più svelto a centrocampo, con fasi preparato-rie più diritte; limitarsi a far splovere il pallone nel mucchio, con la speranza che Bettega lo corregga a rete, fa parte di un calcio pretenzioso e assurdo. E adesso, si impone il primo, vero tentativo di esame sull'Inter. Dicemmo, all'inizio della stagione, che la squadra di Bersellini avrebbe imitato il Milan dello scu-detto contando sul fattore sorpresa che era alla base della manovra della squadra, una manovra, a nostro parere, imposta dalla forte personalità di alcuni elementi (Pasinato, Oriali, Marini, Baresi) su compagni dagli accenti individuali meno perentori (Altobelli, Muraro). In tal modo, una delle poche squadre italiane dotate di due autentiche punte naturali, fatte apposta per il contropiede, gioca come se quelle punte ed il contropiede fossero espedienti ai quali ricorrere soltanto in condizioni particolari, giammai sistematicamente. Per onestà critica, va anche aggiunto che, per produrre il contropiede, sono necessari due fattori insostituibili: punte in grado di esibirsi in velocità e pronte a dettare il lancio in profondità sino a quando hanno spazio a disposizione, e centrocampisti in grado di lanciarle, con lunghe e precise battute. E su questo secondo fattore l'Inter non può contare eccessivamente, perché Pasinato e Oriali gradiscono portare di persona in avanti il pallone, non sapendolo trasferire con precisione da una parte all'altra del campo. Ora accade che Pasinato sia spesso un'ala destra e Oriali quasi sempre un'ala sinistra, pronti al cross, ma da fondo campo, la zona dalla quale il cross diviene più efficace, quindi gradito a chi deve correggerlo a rete. In tal modo, Altobelli e Muraro che pure gli avversari debbono rigorosamente controllare sono spesso superati sui fianchi, risultando così meno avanzati dei loro compagni laterali ai quali sovente si aggiungono anche Marini, Beccalossi, Baresi e Canuti. Si tratta di un modo differente per realizzare i famosi scopi di Castagner (molte facce nuove in area avversaria, per sorprendere i difensori) oppure del Liedholm della scorsa stagione (tutti tiratori a rete, in mancanza di tiratori naturali) il contropiedista vuole i lanci in profondità, come prima regola, quindi il cross, quando l'azione si è ormai sviluppata sin quasi sul fondo, mentre nell'Inter, Altobelli e Muraro, per giunta preoccupati di non cadere in fuorigioco, si trovano spesso alle prese con la seconda eventualità. Risultato: dei sette gol sinora segnati dai nerazzurri, uno solo è di Altobelli, uno è venuto da autogol e gli altri sono stati segnati da centrocampisti o da terzini.

IL NAPOLI. Oggi che non esistono quasi più i grandi campioni, le squadre da alta classifica possono anche essere programmate e, sotto questo profilo, l'Inter ha agito con la massima accortezza. Ma quando un modulo si rifà a principi così atipici, si corre il rischio di vedersi capiti anzitempo e, dato che si tratta di un modulo senza dubbio dispendioso, esiste anche il pericolo di non riuscire a mantenere tutti gli uomini sul medesimo piano di rendimento. Nel primo caso, occorre saper cambiare a tempo, nel secondo, interviene l'intuito e la sensibilità dell' allenatore (Bini, ad esempio, che fatica meno di tutti in partita, dovrebbe agire maggiormente in allenamento anche in un ruolo non suo, per acquistare agilità di movimento e pratica di altre zone del campo). All'Inter di adesso, manca una convinta solidità difensiva, perché reti come quelle segnate a Bologna, da Mastropasqua, non cono ammesse (dov'era Bini? Perché Bordon non è uscito?). In sostanza, l'Inter è in testa, ma con molti problemi (che fare di Altobelli o della velocità di Muraro?) ancora da risolvere: domenica prossima, un Napoli beneficato dalla disinvoltura della Roma, può già dire molto. (Un altro vantaggio dell'Inter, simile a quello che ha agevolato il Milan dello scudetto: le avversarie non sono granché).

Gualtiero Zanetti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.41




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La seconda rete rossonera realizzata da Antonelli

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II Milan riscatta l'eliminazione dalla Coppa dei Campioni sconfiggendo, dopo dieci anni, la Juventus a San Siro: al 4' l'arbitro Agnolin annulla una rete a Chiodi, ma Dino Zoff viene nuovamente battuto al 6' da Novellino 

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lunedì 13 aprile 2026

13 Aprile 1980: Roma - Juventus

È il 13 aprile 1980 e Roma e Juventus si sfidano nella dodicesima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

I bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto con l'Inter e con questi due punti a Roma tengono la fiammella della speranza accesa. 

Al termine del campionato però sarà solo secondo posto dietro i nerazzurri mentre i giallorossi si 'accontentano' del sesto posto e la Coppa Italia vinta.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1979-1980 - 12 ritorno

Roma - Stadio Olimpico
Domenica 13 Aprile 1980
ROMA-JUVENTUS 1-3
MARCATORI: Gentile 2, Scirea 20, Pruzzo 36, Bettega 77

ROMA: Conti P., Maggiora, De Nadai, Rocca, Turone, Santarini, Conti B., Giovannelli, Benetti, Ancelotti
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Brio, Scirea, Causio (Cabrini 79), Tardelli, Bettega, Prandelli, Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: D'Elia



Furino è il solito capitano coraggioso 
Le pagelle dei giocatori bianconeri 

ZOFF — Non ha avuto molto lavoro. Gli attaccanti della Roma non lo hanno infastidito più di tanto. Forse in occasione del palo colpito da Ancelotti ( dopo è venuto il gol) ha avuto un attimo di esitazione nell'uscita. Ha compiuto una grande parata su calcio di punizione di De Nadal. 

CUCCUREDDU — Alle prese con Ancelotti ha giocato una buona partita, anche senza eccellere come in altre occasioni. Ha avuto modo di portarsi avanti più volte. È stato suo il passaggio che ha permesso a Gentile di segnare il primo gol. 

GENTILE — È un terzino sinistro di costituzione e ha giocato benissimo controllando Bruno Conti che è stato l'elemento più valido di tutta la Roma. Ha segnato un bel gol di testa. Il primo di questa stagione in campionato. 

FURINO — Capitano coraggioso, come sempre. Non sarà elegante, si è fatto anche ammonire, ma il suo apporto al gioco è stato importante. 

BRIO — Non ha figurato come a Londra mercoledì sera, ma la partita era assai diversa. Costretto ad inseguire Pruzzo, che sovente retrocedeva, non ha commesso errori. Non ha colpa nel gol segnato da Pruzzo. In quel momento in area juventina c'era molta confusione. 

SCIREA — Sicuro e tranquillo come nelle giornate buone. Nei momenti di maggior pressione della Roma ha cercato di portare avanti l'asse della difesa per evitare scontri in zona pericolosa. È stato un vero ed autentico comandante dell'area di rigore. 

CAUSIO — Ha avuto momenti di pausa, e forse ha fatto bene Trapattoni a sostituirlo con Cabrini. Sagace come sempre in certi appoggi, intelligente negli allunghi, un po' fragile negli spunti personali. Comunque ha suggerito il secondo gol ed ha iniziato l'azione del terzo gol, che ha chiuso la partita. 

CABRINI (dal 79') — Ha giocato poco per essere giudicato. 

TARDELLI — È parso in netto progresso, anche se lo avevamo visto meglio altre volte. Sta rientrando in forma dopo una lunga assenza. Il suo apporto è stato determinante. 

BETTEGA — Di lui si è già detto tutto. È in un momento magico. Pare cammini e lasci dietro avversari di lui assai più veloci. Ha avuto tocchi da campione raffinato, il gol è stato un capolavoro. Come ai vecchi tempi, due finte, scarto del portiere e palla nella rete sguarnita. 

PRANDELLI — Ha giocato una buona partita di contenimento. Ha lottato e corso come pochi. 

FANNA — Ha alternato momenti brillanti ad errori piuttosto gravi. È stato efficace più a destra che non a sinistra. 

Giulio Accatino
tratto da: La Stampa, 14 aprile 1980



 

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giovedì 9 aprile 2026

9 Aprile 1980: Arsenal - Juventus

È il 9 aprile 1980 e Arsenal e Juventus si sfidano nella gara di andata della Semifinale di Coppa delle Coppe 1979-80 allo Stadio 'Highbury' di Londra.

Mentre in campionato i ragazzi in bianconero contendono all'Inter la palma di 'Campione d'Italia', la marcia in Coppa delle Coppe è arrivata quasi all'epilogo. La Juventus pareggiando questa gara insidiosa contro i temibili Gunners sembrerebbe ad un passo dalla finale di coppa. Però nel ritorno a Torino succedde l'impensabile.

Buona Visione! 



arsenal

Coppa delle Coppe 1979-1980 - Semifinali, andata
Londra - Stadio Highbury
Mercoledì 9 aprile 1980 ore 19.30
ARSENAL-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Cabrini 11, Bettega autorete 85

ARSENAL: Jennings, Devine (Vaessen 84), Walford, Talbot, O'Leary (Rice 24), Young, Brady, Sunderland, Stapleton, Price, Rix
Allenatore : Terry Neill

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega, Gentile, Marocchino (Fanna 46)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Corver (Olanda)
RIGORI FALLITI: Cabrini 11 (Juventus)
ESPULSIONI: Tardelli 33 (Juventus)



Nella prima semifinale della Coppa Coppe gagliarda prova dei giocatori bianconeri 
La Juve, in dieci, pareggia a Londra: 1-1 
All'11 l'Arsenal subisce un rigore per fallo su Bettega: Cabrini tira, il portiere respinge ed il terzino segna 
Lo stopper O'Leary fuori campo un minuto dopo per un calcione di Bettega
Espulso Tardelli al 33' dopo due ammonizioni 
Il gol degli inglesi, realizzato da Stapleton, a cinque minuti dalla fine 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE LONDRA — Sessantamila spettatori, al completo il vecchio stadio di Highbury, cori e grida ben prima che le squadre entrassero in campo: Arsenal e Juventus sono partite; al segnale dell'arbitro olandese Corver, in un clima da grande sfida internazionale. In tribuna d'onore fra tecnici e personalità anche Ron Greenwood, commissario tecnico della nazionale inglese, che non ha perso l'occasione di vedere in azione l'ossatura della squadra del collega Bearzot per il campionato d'Europa che si avvicina. Confermata la formazione della Juventus, minimo ritocco a quella dell'Arsenal. Terry Neil ha recuperato cinque dei sei titolari assenti lunedì nel derby, il portiere Jennings, i centrocampisti Price e Rix, la coppia d'attacco Stapleton-Sunderland. Per aver tenuto a riposo giocatori non infortunati nel match con il Tottenham, l'Arsenal è stato intanto multato dalla federazione inglese di 500 sterline, un milione di lire. Se c'è maggior serietà nel calcio britannico (non totale, l'assoluto non esiste), è anche perché i dirigenti sanno far sentire il loro pugno. Le prime battute di gioco hanno consentito di vedere una Juventus affatto timorosa, disposta a giocare a tutto campo, pur puntando gran parte delle controffensive soltanto su Marocchino, al quale però si aggiungevano rapidamente Bettega, Causio e Cabrini, il più pronto a venir fuori dalle retrovie. Marcature da parte bianconera secondo previsione: Cuccureddu contro Sunderland, Brio addòsso a Stapleton, Cabrini ad aspettare Price in zona, Furino sulla strada di Talbot e Tardelli a marcare stretto Brady, il quale per un lungo periodò non è riuscito a mettersi in luce deludendo il suo pùbblico. 

Sospinti dal vento —i rilanci di Zoff giungevano sino in area di rigore avversaria — i bianconeri hanno frenato intelligentemente, rallentando il gioco e «accorciando» la squadra il prevedibile assalto iniziale dell'Arsenal. Marocchino, al 5', è stato fermato sul filo del fuorigioco, poi Gentile si è beccato i primi fischi per un intervento troppo deciso, al 9', su Rix. Dal 10' l'Arsenal ha cominciato a spingere, ma la Juventus l'ha colpito in contropiede con freddezza. Lungo rinvio della difesa verso Marocchino, errore di Devine, il quale ha sbucciato la palla tentando di colpirla di testa, probabilmente ingannato dal vento. Sulla sfera, deviata all'indietro verso il centro, si è inserito con decisione Bettega e Talbot in recupero, non hanno potuto far altro che agganciare il centravanti bianconero due metri dentro l'area. Rigore, affidato a Cabrini. Il terzino ha calciato debolmente sulla destra del portiere Jennings, il quale non si aspettava neppure il regalo e non ha trattenuto la sfera, e Cabrini, dopo un attimo di incertezza, è stato prontissimo ad avventarsi sulla stessa e a calciarla in rete sotto la traversa. La prevedibile reazione dell'Arsenal non ha trovato sbocchi per le marcature attente dei bianconeri, che gli uomini di Neill soffrivano chiaramente. 

Al 17' Bettega, entrando a gamba tesa su O'Leary, ha fatto un brutto servizio a se stesso e alla Juventus. Il pubblico inglese e gli arbitri stranieri non tolleravano questo genere di intervento. Tanto più che O'Leary dopo alcuni minuti di cure è stato trasportato ai bordi del campo e non è più rientrato, sostituito al 23' da Rice. Nel frattempo Bettega era stato ammonito, e pure Tardelli per proteste. Con una Juve frastornata dalle decisioni arbitrali, l'Arsenal poteva spingere maggiormente, portarsi in avanti, ma senza riuscire a impensierire Zoff che con tiri da fuori neppure difficili di Rix e Talbot. Al 33' si accendeva una mischia paurosa, che Zoff cercava di risolvere in uscita senza allontanare troppo la palla, sulla quale si avventava Sunderland ostacolato duramente da Tardelli,in acrobazia. Interveniva l'arbitro Corver ed inaspettatamente alzava il cartellino rosso per Tardelli già ammonito in precedenza. 

Espulso il centrocampista, ammonito anche Causio per proteste. Juventus in dieci per i restanti 57 minuti. L'Arsenal si proiettava in avanti ed il finale del primo tempo era un calvario per la difesa bianconera. Tentava al volo Brady al 41' su tocco di Sunderland, Zoff era bravissimo a distendersi in tuffo sulla sua sinistra per deviare in angolo il bolide. L'assalto continuava con Sunderland, il quale incuneatosi in area batteva Zoff con una botta sotto traversa, scoccata però da posizione di fuorigioco per cui l'arbitro annullava. Allo scadere, del tempo centrava Rix, di testa colpiva Talbot e Zoff bloccava al centro della porta. Il pericolo maggiore arrivava al 44' quando ancora Stapleton riusciva a districarsi in dribbling in posizione centrale e dal dischetto batteva rasoterra: Zoff era bravissimo a respingere la botta radente con i piedi. La Juventus ha cominciato la ripresa con Fanna al posto di Marocchino, che si era dannato su tutto l'arco dell'attacco per tutto il primo tempo. Prevedibilmente, l'Arsenal si è portato subito nella metà del campo bianconera per stabilirvisi praticamente, sospinto da Brady, il quale, stando alle spalle dei compagni nel ruolo di playmaker, poteva cominciare a far vedere le sue qualità in qualche occasione. La Juventus comunque si difendeva con ordine, Scirea giocava praticamente sull'uomo, lasciando a Bettega il ruolo di secondo libero, ruolo che il centravanti sosteneva con grande efficacia affiancando Brio nelle respinte di testa sui palloni alti, quando non era Zoff ad arrivarci con splendida scelta di tempo. 

Ai londinesi, sempre più nervosi con il trascorrere dei minuti, particolarmente Sunderland, il quale vanamente cercava il rigore gettandosi a terra in area in ogni occasione, restavano soltanto alcuni tiri da lontano. Uno fiacco di Brady subito al 3' parato da Zoff, uno al 5' di Talbot, finito fuori di poco, poi, con l'intervallo di un'ammonizione a Sunderland per uno sciocco fallo su Gentile tentava anche Rix e Zoff fermava con sicurezza. Al 18' si sviluppava un contropiede bianconero, la palla viaggiava da Gentile a Causio, il quale la controllava con sicurezza e lanciava Fanna, la cui botta centrale era parata da Jennings. Una parentesi, si rovesciava nuovamente l'Arsenal davanti alla porta di Zoff, collezionando vanamente calci d'angolo, poi si ripeteva Fanna, il quale al 21' approfittava di un errato rinvio di Young per partire in dribbling ed impegnare Jennings con un bolide centrale che il portiere inglese neutralizzava a stento. Riprendevano il discorso offensivo i biancorossi, al 23' Sunderland, solo davanti a Zoff, si allargava con la sfera anziché calciare direttamente. Cinque minuti dopo tentava da lontano Devine, ma la palla si perdeva sul fondo. Con uno Zoff grandissimo, pronto ad uscire su tutti i palloni alti che spiovevano nella sua area, la Juventus ha reso a lungo vani gli sforzi dell'Arsenal. Al 37' dopo un calcio d'angolo il portiere bianconero è stato colpito e sballottato in area, Gentile sulla linea ha anticipato Price evitando il pareggio. Come sempre, l'Arsenal non si è dato per vinto, malgrado il trascorrere dei minuti, e al 40', dopo che Zoff eseguendo una rimessa dal fondo era stato colpito al capo da un oggetto lanciato dalla curva, i londinesi pareggiavano. Calciava una punizione dalla destra Brady, la palla spioveva sul secondo palo dove il lungo Young la deviava al centro per Stapleton: Zoff era tagliato fuori, il centravanti deviava in rete a contatto con Bettega, la palla faceva quasi una carambola fra i due e finiva in porta. Intanto l'Arsenal aveva sostituito Devine con Vaessen. I bianconeri, sul pareggio, anziché accettare le ultime folate offensive degli avversari si portavano a loro volta in avanti e Fanna e Causio in tandem impegnavano prima Jennings con una forte botta e poi si vedevano respinto il secondo tiro.

L'ultimo rabbioso affondo era ancora dell'Arsenal, su un cross di Talbot dalla destra si proiettava all'assalto ancora Young, ma il suo colpo di testa lambiva il montante alla destra di Zoff e si perdeva sul fondo. L'urlo di delusione del pubblico si mischiava con il fischio di chiusura dell'arbitro Cover. I bianconeri alzavano le braccia in segno di giubilo, 1-1 vale una garanzia, se non la sicurezza assoluta del passaggio in finale. Delusi i giocatori dell'Arsenal, ma in realtà con il loro gioco monotono, senza fantasia, fatto soltanto di cross alti, non sono riusciti ad impensierire seriamente la Juventus se non in alcune occasioni nelle quali hanno imposto una maggiore potenza atletica. I bianconeri comunque sono sempre riusciti, sia pure pressati, a rispondere con sporadici ma efficaci contropiedi alla superiorità degli avversari. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 10 aprile 1980

 

 


L'impresa della Juventus sul terreno dell'Arsenal in Coppa delle Coppe ha assunto, per la speculazione inglese su un fallo di Bettega, il significato di una campagna anti-italiana che introduce « Europa 80 »
Prova d'orchestra

LONDRA. 

«Amico, siamo proprio così cattivi?». 

L'italiano che mi rivolgeva questa domanda il giorno dopo Arsenal-Juventus non nascondeva la speranza che io gli rispondessi: 

"Sì, siamo selvaggi, criminali, tigri, belve", 

perché una conferma del genere l'avrebbe inorgoglito. 

"Ci fanno passare tanto spesso per carogne aggiungeva per spiegare il suo atteggiamento così poco da gentleman che varrebbe la pena d'esserlo sul serio." 

La poco amabile conversazione verteva sul tema:

"Bettega è o no un criminale?" 

A leggere i quotidiani inglesi (tutti, tranne il serio e distaccato "Times" che puntualizzava: 

"Le speranze dell'Arsenal cominciano a vacillare" 

sul terreno di Highbury non era passata una squadra, la Juventus, ma una forma di vandali, guidati non dal famoso Bobby-Gol 

("Il più inglese degli italiani", annunciavano alla vigilia i "Daily" popolari) 

ma da un Attila assetato di sangue. E fortuna che Brian Glanville era andato a vedersi Nottingham Forest-Ajax... 

«Era da tempo," 

continuava il nostro interlocutore, 

"che non si registrava un cosi violento rigurgito di astio anti-italiano. Non se la sono presa tanto con noi neppure per il rapimento di Schild. E non capisco perché..." 

In effetti, giovedì mattina i londinesi, imburrando il toast e preparandosi un caffè macchiato, hanno divorato con ansia le pagine dei giornali per scoprire quale fosse il fattaccio del giorno: la decapitazione della principessa saudita da parte del boia di re Khaled o... L'amputazione della gamba di David O'Leary da parte di Roberto Bettega? Molto salomonicamente, la principessa decapitata occupava la prima pagina, il calciatore malcapitato l'ultima, ma i titoli più feroci erano tutti per Bettega, «criminale» e «selvaggio». Inutile spiegarvi cosa fosse successo ad Highbury: sapete tutto del fallaccio (inspiegabile) commesso dal big juventino ai danni di O'Leary e delle polemiche successive: sta di fatto che il buon David dato da più parti come condannato all'immobilità permanente il sabato successivo ha giocato contro il Liverpool, e piuttosto bene, stando alle cronache, che naturalmente hanno precisato: 

«Prima si è tolto dalla caviglia i frammenti dei tacchetti di Bettega, poi si è riempito di pillole e antibiotici, infine si è messo un bel parastinchi ed è andato a giocare». 

La principessa no: lei è rimasta interprete di una paurosa storia che in breve vi spieghiamo per chiarire il singolare rapporto che la sua vicenda ha con quella di O'Leary. Mercoledì sera infatti - mentre la BBC trasmetteva Arsenal-Juventus, la ITV (canale commerciale) mandava in onda una ricostruzione filmata della decapitazione della principessa Misha, condannata a questa triste fine per un banale adulterio. E giovedì mattina, mentre Boniperti e Trapattoni venivano investiti da un fiume di contumelie, re Kalheb, incavolatissimo con gli inglesi per... l'affronto cinematografico, otteneva le sentite scuse del ministro degli esteri Lord Carrington. Il fatto, secondo un'interpretazione politica, dice della grande considerazione... petrolifera in cui sono tenuti gli arabi, ormai re di Londra, e della scarsissima considerazione di cui godono i camerieri italiani.

EUROPA 80. È chiaro, tuttavia, che la campagna di stampa grossolanamente montata dopo Arsenal-Juventus rappresenta soprattutto la prova generale di quel che si prepara per gli «Europei». Non si vuole qui giustificare il fallo di Bettega, che anzi va condannato energicamente, ma è chiaro che altrettanto energicamente bisogna respingere la provocazione di un manipolo di critici in malafede. L'arbitro Charles Corver (interpellato dal «Daily Mail» che ha definito "horror-tackle" il fallo del juventino) ha precisato: 

«Ho rivisto l'incidente in televisione e sono convinto di avere agito bene: non ho creduto neppure per un istante che Bettega avesse commesso il fallo intenzionalmente: lo conosco bene e so che è uno dei calciatori italiani più corretti. E questo ho scritto nel mio rapporto: «un brutto fallo che però non meritava l'espulsione». 

Ma la gazzarra anti-italiana è continuata e si è ingigantita con l'entrata in campo dei giornali della domenica, molto sensazionalisti; uno di questi, il popolarissimo «News of The World», ha rotto gli indugi e ha mostrato dove andasse veramente a parare tutta la chiassosa campagna giornalistica: 

"A Torino sarà l'inferno! L'indignazione della stampa inglese chiamerà vendetta da parte dei tifosi non solo per la partita di ritorno Juventus-Arsenal ma anche per il confronto fra Italia e Inghilterra. È inutile che Greenwood getti acqua sul fuoco, questa è la realtà...». 

Come dicevo, siamo alle prove generali di Europa 80, alla ricerca anticipata di alibi a per l'Arsenal, che in realtà deve solo rimproverarsi di avere ceduto il dominio territoriale a una squadra ridotta in dieci (se non in nove, per l'assenza... tecnica di un altro giocatore) e per la nazionale inglese, che in realtà si presenterà a Torino il 15 giugno prossimo a giocare con l'Italia godendo dei favori del pronostico.

BONIPERTI. Pur avendo l'attenuante della provocazione, ha sbagliato Boniperti (lui solitamente cosi prudente, anche quando potrebbe parlar fuori dei denti) a rintuzzare con rabbia le accuse inglesi, in particolare quelle del tecnico dell'Arsenal, Neill, e farà bene, in vista del match di ritorno, ad invitare la tifoseria bianconera ad esser corretta come lo è stata quella londinese (va precisato, una volta di più, che molto spesso i tifosi sono migliori di chi il rappresenta, dirigenti e giornalisti compresi). Il clima di nervosismo che la critica inglese vuol creare potrebbe recar danno soprattutto ai bianconeri, autori a Londra di una partita eccezionale per concentrazione, freddezza e determinazione.

Si è parlato molto di Juventus coraggiosa, ma il coraggio a nostro avviso ha poco a che vedere con l'impresa dell'Highbury: i ragazzi di Trapattoni hanno badato soprattutto al gioco, ad approfittare dello slancio parrocchiale dei cannonieri di Neill, incapaci di tramutare gli illuminanti suggerimenti dell'ottimo Brady e la spinta gene rosa di Talbot in gol. Sarà comunque il caso di rammentare alla Juventus che il secondo tempo di Highbury potrebbe ripetersi pari pari a Torino, con grossi pericoli, gli stessi corsi a Londra.

ZOFF. Per l'occasione, la Juve dovrà contare una volta di più sullo straordinario Zoff di Londra, sottoposto da Sunderland, Stapleton e compagni ad un vero e proprio cannoneggiamento. La sua esibizione conferma che il nostro grande portiere si è presto ripreso dalle incertezze argentine, cancellando dubbi e timori sul suo impiego in azzurro. Il suo finale di campionato, le sue prove in Coppa lo dicono fra i migliori calciatori italiani in senso assoluto; il prossimo impegno con la Polonia, i restanti tre incontri di campionato, il ritorno con l' Arsenal e (auguriamocelo) la finale della Coppa delle Coppe dovrebbero consegnarlo a Bearzot in splendida forma per interpretare egregiamente l'Europeo. L'antico Zoff (secondo solo a Facchetti per le presenze in azzurro, 477 volte in campo in campionato con 239 partite giocate consecutivamente) merita il plauso degli sportivi non solo per le sue imprese di calciatore ma anche per le sue qualità umane. Ad Highbury qualcuno ha visto cadergli vicino ai piedi un coltello che, col passare delle ore, nei discorsi del dopopartita, da temperino che stava diventando scimitarra. Lui l'ha raccolto e l'ha gettato via. E il giorno dopo, mentre infuriava la tempesta polenica, ha detto soltanto: 

"Pensiamo a giocare." 

Già, ragazzi: pensate a giocare. A far fumo e chiasso ci pensano già gli inglesi...

Italo Cucci 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.16




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La Stampa 10 aprile 1980

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