I bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto proprio all'Inter e con questi due punti contro i piú diretti rivali tengono la fiammella della speranza accesa. Al termine del campionato peró sará solo secondo posto dietro i nerazzurri.
Infatti la Juve pagherá a caro prezzo dei punti persi per strada contro formazioni sulla carta meno attrezzate della compagine piemontese.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1979-1980 - 9 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 23 marzo 1980 ore 15.00
JUVENTUS-INTER 2-0
MARCATORI: Bettega 32, Fanna 79
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Brio, Scirea, Causio, Tardelli (Cabrini 68), Bettega, Prandelli, Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni
INTER: Bordon, Canuti (Beccalossi 46), Baresi G., Pasinato, Mozzini, Bini, Caso, Marini, Altobelli, Oriali, Muraro
Allenatore: Eugenio Bersellini
ARBITRO: Bergamo
Bettega: «Nerazzurri grandi, ma noi siamo stati più grandi»
Trapattoni: «Abbiamo dimostrato che la classifica è molto bugiarda»Trapattoni assapora il giorno della rivincita. Quel balordo quattro a zero subito all'andata è un pallido ricordo. L'allenatore della Juventus, oltre tutto, ha dimostrato che gli otto punti in classifica che dividevano la sua squadra da quella di Bersellini rappresentavano un'assurda enormità. Trapattoni gioisce nel suo intimo e non lo dimostra con atteggiamenti euforici. Limita l'analisi ad una chiacchierata serena ed obbiettiva.
« Quando in campo si presentano due squadre votate al ben gioco e si affrontano a viso aperto, lo spettàcolo non può mancare ed assume naturalmente toni esaltanti. Tutti hanno potuto apprezzare calcio di ottima fattura. Partite del genere appagano il più esigente dei tifosi. Io sono soddisfatto; si è trattato di una vittoria di prestigio, volevamo una classifica più sicura in zona Uefa e ci siamo riusciti. Due antagonisti in questa speciale rincorsa ad una manifestazione europea si sono scollati da noi. Ascoli ed Avellino sono infatti distanziati. Ma non limitiamo le nostre ambizioni a questi novanta minuti. Mercoledì c'è il derby con il Torino, che dovrà confermare la prova da noi fornita contro l'Inter. Oggi la linearità degli schemi e la determinazione si sono assortiti perfettamente. Non voglio essere polemico, ma ieri abbiamo dimostrato di non meritare tanto svantaggio da una squadra che comunque legittima ⁿos titolo di campione d'Italia».Una parentesi a parte la merita Giuseppe Furino. Anche ieri fra i migliori in campo: uno spirito mai domo, un animo di combattente che dimentica anni e problemi e mette al servìzio della sua squadra ogni riserva di ossigeno. Gli facciamo notare tutto queste cose e lui sorride schermendosi.
E dice:
« Vogliamo partecipare a tutti i costi ad una coppa europea ed abbiamo tre vie: rivincere la Coppa Italia, piazzarci in zona Uefa nel campionato oppure vincere la Coppa delle Coppe. Non tutto è alla nostra portata. Dunque, dobbiamo dosare le ambizioni. Ma poiché per adesso siamo in ballo ovunque, ci giochiamo tutto. Il secondo posto non è più un miraggio, ed è impossibile agganciare l'irraggiungibile Inter».Bettega, dal canto suo, conferma il suo stato di grazia. E continua a recuperare posizioni nella classifica generale dei cannonieri. Mette al segno il primo gol con una testata, in torsione che disorienta Mozzini e supera Bordon. Le vie verso il successo si schiudono.
«Grossa partita dell'Inter che ha trovato davanti a sé una grande Juventus. Ora abbiamo dimostrato di essere più in forma di loro. Il 4 a 0, alla luce dei novanta minuti di ieri, è assolutamente bugiardo. Mercoledì abbiamo il derby con il Torino. Prevedo una bella partita, poiché entrambi abbiamo ritrovato ali stimoli giusti».Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 24 marzo 1980
La colpevole assenza della giustizia sportiva ci costringe a parlare del Campionato avendo la sensazione di far chiacchiere inutili. E dire che la scorsa domenica ci aveva offerto spunti interessantissimi anche sul piano tecnico. Vediamoli comunque, per non perdere l'abitudine di parlare anche del pallone...
Una Juventus inarrestabile
LA GIUSTIZIA SPORTIVA. Nel giorno in cui un certo tipo di calcio più che gradevole tornava a riaffacciarsi sul nostro campionato, sono arrivati arresti e nuovi mandati di comparizione. Delle due l'una: o i giudici stanno forzando i termini di un affare che non può credibilmente essere delle dimensioni che si vogliono prospettare, oppure la latitanza degli organi disciplinari della organizzazione calcistica è talmente colpevole, che ormai non ci si dive più stupire di nulla. Questi sono i termini entro i quali si sbizzarrisce la voce popolare e chi scrive, conoscendo da decenni uomini e cose del mondo del calcio, comincia a sospettare che la seconda tesi sia nel giusto. Non è assolutamente pensabile che dopo mesi di interrogatori, di sprezzanti interviste, di arresti, di confronti, insomma, di colpi di scena in un mondo che i giudici non li aveva mai visti, da parte dell'organizzazione non si sia fatto assolutamente nulla. Noi siamo qui a giudicare squadre, gioco, interventi arbitrali, reti in fuorigioco o tattiche sbagliate e poi apprendiamo che una giustizia sportiva di cui non sappiamo più che cosa pensare, per quattro o cinque domeniche ha consentito colpevolmente che scendessero in campo calciatori non qualificati a farlo. Un Consiglio Federale che si riunisce per stringere tutti i presenti in un patto d'onore che mira a non far sapere che è stato nominato un collegio di giuristi con lo scopo di scovare un meccanismo qualunque per far tornare in campo la giustizia sportiva e, dopo una settimana, quell'esimio collegio non ci ha ancora fatto sapere quale via d'uscita esiste per non far perdere la faccia alla Federazione. Quindi i trentasei presidenti delle società di serie A B che litigano per un giorno intero sull'opportunità, o meno, di ingaggiare giocatori stranieri quando non si sa se questi nuovi arrivati dovranno essere tesserati per squadre di A oppure non essere tesserati per squadre repentinamente cacciate in serie B.
PARTITE IRREGOLARI. Inutile nasconderlo: domenica scorsa, più di una partita non è stata disputata secondo regolamento perché la norma sulla sospensione cautelativa è stata allegramente dimenticata. Ammettiamo pure che la procedura adottata dalla Magistratura sia inconsueta, ma quella della Federcalcio, tradizionalmente rapida e dura, che fine ha fatto? Per non aver voluto fermare una dozzina, o poco più, di tesserati, si rischia di bloccare tutto il sistema e sarebbe anche cosa di poco conto in un paese civile, se questo sistema, oggi grandemente inquinato, non avesse anche il compito di assicurare di che vivere e la possibilità di allenarsi a Mennea, alla Simeoni, a Guarducci, alla Felotti e così via. Non crediamo che il fenomeno delle scommesse sia così irreversibile come certe notizie provenienti dal Palazzo di Giustizia potrebbero farci credere, ma l'immagine dei calciatori in manette, apparsa domenica sera in TV, ci deve pur suggerire che qualcosa di grave esiste. Nella migliore delle ipotesi, si tratterebbe di giocatori che hanno promesso, dietro com-penso, di alterare il risultato di alcune partite, comportandosi poi, sul campo, in maniera sostanzialmente corretta. Già, ma adesso, dopo cioè che si è lasciato credere tutto, non ammettendo nulla, bisogna anche dimostrare che il significato sportivo di una prestazione è stato lodevol-mente salvaguardato. Per la notorietà dei nomi coinvolti, la "retata" dell'Italcasse è roba da non prendersi quasi in considerazione.
NAZIONALE-CAOS. Prendiamo un risvolto qualunque della vicenda: la Nazionale. Vogliamo almeno dire a Bearzot che i suoi problemi circa la possibilità di utilizzare taluni attaccanti, nel quadro del gioco della squadra, vanno riproposti in modo differente. Non è pensabile che, nel giro di tre mesi, Rossi e soprattutto Giordano, riescano a snellire le lente procedure di una istruttoria formale al punto di presentarsi in campo, per gli Europei di giugno, privi di alcuna preoccupazione. Potrebbe quindi arrivare la coppia Bettega-Graziani, con Altobelli di rinforzo e allora ogni collaudata predisposizione tattica va rivista sin dalle sue origini. Né Manfredonia può essere ulteriormente ritenuto il vice stopper, né parlare di bloccare il campionato sarebbe vantaggioso per una Nazionale che, calendario misero alla mano, ha proprio soltanto il campionato a disposizione per far allenare i suoi componenti. Il tutto, sempre ricordando che alcune ammissioni degli arrestati, non tesserati alla Federazione, ci debbono far presentire che molte cose non tutte sono sul punto di venire a galla. Allo stato attuale delle cose (per quello che si dice e non per quello che si sa) è molto meno lungo l'elenco delle squadre dai tesserati completamente "puliti" che l'elenco delle squadre, in un modo o nell'altro, preoccupate di qualcosa. Le sconfitte subite domenica scorsa dal Perugia e dalla Lazio a parte i meriti della Roma e del Pescara discendono indubbiamente da motivazioni extra tecniche che è semplicissimo individuare. In tutti, ripetiamo, c'è uno buona dose di rabbia per quello che domenica scorsa è avvenuto su molti campi segnatamente Avellino, Firenze e Torino in fatti di gioco, di aggressività, di desiderio di tornare ad un football ben eseguito.
LA JUVENTUS. Emblematico, sotto questo profilo, è stato il confronto Juventus-Inter. C'è sicuramente l'ombra di un rigore non concesso, in favore dei nerazzurri, quando le squadre erano ancora sull'1-0, ma c'è anche la constatazione di una Juventus che ha guidato il gioco, sotto ogni aspetto, per almeno nove decimi della gara. Si può anche ammettere che la prima squadra che ha avuto la possibilità di segnare è stata l'Inter (Oriali si è visto parare la sua conclusione da Zoff); ma è innegabile che la Juventus non ha aumentato a tempo giusto il suo vantaggio perché la scriteriata condotta di un'Inter protesa in massa all'attacco ha obbligato i bianconeri a puntare quasi tutto sul contropiede, un modo di offendere che proprio gli juventini non gradiscono per le caratteristiche tecniche dei giocatori destinati alla segnatura. Uno solo poteva approfittare di quell'opportunità Fanna e non se l'è fatta sfuggire, al punto di raccogliere un pallone nella propria metà campo, per andarlo a depositare nella rete avversaria, facendolo per giunta passare fra le gambe del povero Bordon. Se non ci fosse stata la questione delle scommesse (a vincere, o a perdere, ancora non sappiamo) adesso saremmo qui a contestare a Bersellini per quella quella sua mania ricorrente di escludere dalla formazione Beccalossi, il migliore elemento di classe pura di cui dispone. E non si venga a dire che Beccalossi o aveva bisogno di riposo, oppure era reduce da un malanno, perché in tal caso, non lo si doveva portare nemmeno in panchina. L'assenza di Beccalossi non può essere considerato un fatto trascurabile, perché il toglierlo significa semplicemente dover cambiare tutto il gioco di una squadra che dispone di un centrocampo funzionante soltanto se ha a disposizione, appunto, l'estroso interno per le rifiniture, oppure Pasinato, sulla destra, a comportarsi come un'ala tradizionale. Se vogliamo, anche Oriali sulla sinistra. Ma Pasinato veniva regolarmente abbattuto da Furino, con la benedizione dell' arbitro Bergamo, e Oriali era in una di quelle giornate in cui l'assenza di potenza podistica ne condanna ragionevolmente l'impiego. Adesso si dice che l'Inter non era concentrata, ma come si fa a credere a questa fandonia, come fosse possibile non essere puntualmente in tensione contro l'avversaria di sempre, quale la Juventus è da decenni, per le milanesi?
SMARRIMENTO. E come si fa a parlare di assenza di stimoli nell'Inter, quando molti suoi uomini vorrebbero prendere il posto in Nazionale occupato proprio dagli juventini? Quale migliore occasione per dimostrarsi vittime del conservatorismo di Bearzot? Potremmo anche parlare del prodigioso ritorno del Torino, della vigorosa ascesa di una Roma, una squadra che ancora una volta Liedholm è riuscito a trascinare fuori dal clima esasperato di una città sempre in polemica. E della Fiorentina. Sull'altro versante, ampi motivi di discussione potrebbe offrirceli il Perugia che, a nostro avviso, è andato ben oltre i disagi che l'arrivo di Rossi aveva fatto ipotizzare dalla critica non di parte. Ne parlammo, noi ed altri, all'inizio della stagione, ma subito ci venne risposto (ci pare da Castagner) che non volevamo che il Perugia si inserisse fra le grandi, mentre, a nostro avviso, tra le grandi si era già inserito. Ed allora aspettammo. Di questo e di altri tempi (di natura tecnica) avremmo voluto parlare, ma con i carabinieri allo stadio, nessuno ci starebbe ad ascoltare. Lo scandalismo a tutti i costi, il brigantaggio, il furto, il culto per il denaro eletti a sistema: dirigenti ambiziosi e sprovveduti, un'organizzazione forte soltanto di tradizioni, ma debole, irresoluta, hanno generato tutto questo. Facciamo un repulisti come si deve, chiamiamola pure giustizia sommaria e ricominciamo da capo.
Gualtiero Zanetti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.13







