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domenica 1 novembre 2026

1 Novembre 1987: Juventus - Avellino

È il 1 novembre 1987 e la Juventus ospita l'Avellino allo Stadio Comunale di Torino in una gara valida per la settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88.

La gara di oggi viene ricordata per lo più per via della maglia di gara juventina (di colore rosa) che è stata adottata per festeggiare i 90 anni della nostra gloriosa Vecchia Signora.

È ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare la solita quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e, dopo un emozionante spareggio contro il Torino , acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. 

I nostri avversari irpini, dall'altra parte, alla fine si dovranno inchinare alla tremenda legge della retrocessione dopo ben dieci stagioni di Serie A. 

Buona Visione!



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Stagione 1987-1988 - Campionato di Serie A - 7ª andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 1 novembre 1987 ore 14:30
JUVENTUS-AVELLINO 3-0
MARCATORI: Colantuono autorete 39, Rush 75, Alessio 87

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Bruno P., Napoli N., (c) Brio, Tricella, Alessio, Magrin (Vignola 46), Rush, De Agostini, Laudrup (Bonini 71)
A disposizione: Bodini, Scirea, Buso
Allenatore: Rino Marchesi

AVELLINO: Di Leo, Ferroni, Murelli (Mariani 76), Benedetti, Colantuono, Storgato, Bertoni, Gazzaneo, Anastopoulos, Colomba (Di Mauro 64), Schachner
A disposizione: Coccia, Amodio, Grasso
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Baldas
AMMONIZIONI: Ferroni 25, Murelli 59, Anastopoulos 63, Benedetti 69 (Avellino)





La Juventus, con la maglia di 90 anni fa, liquida l'Avellino ma non entusiasma
Tre gol della Signora in rosa
Troppe novità tutte insieme: anche Napoli a centrocampo al posto di Bonini 
A segno Colantuono (autorete), Rush e Alessio 
Magrin contestato

TORINO Tre gol fanno bene, sono di buon augurio (doppio, nella giornata del novant'anni bianconeri) ma non consentono di sognare: I tifosi fra lo choc della maglia rosa pallido e, soprattutto, quello provato per aver visto una squadra tanto generosa quanto povera di gioco sono usciti dal Comunale chiedendosi quanto ci vorrà alla Juve del rinnovamento per trovare la quadratura della manovra. Forse, ieri, Rino Marchesi voleva cogliere una occasione per vedere in campo tutti assieme gli ultimi arrivati (e gli è andata bene, grazie alla pochezza dell'avversario) ma sicuramente ha esagerato: recuperato Favero, che pareva dover lasciare il posto a Napoli, ha schierato ugualmente l'ex messinese ma al posto di Bonini, il solo superstite del centrocampo di ieri, il solo in definitiva ad avere in mente cosa si deve fare nella zona cruciale del terreno.

Napoli è considerato un Jolly, ma non bisogna chiedergli troppo, e ieri non ha confermato il buono che aveva fatto negli ultimi minuti a San Siro, domenica scorsa.

I tasselli, tutti del nuovo corso, non avevano gli incastri giusti: della situazione ha sofferto soprattutto Magrin, il quale dopo qualche errore nel passaggio si e sentito arrivare nelle orecchie l'urlo Vignola, Vignola! della curva Filadelfia. Anche De Agostini alternava cose buone a momenti di latitanza, mentre Alessio sulla fascia destra soffriva nel primo tempo (ha offerto cose migliori nella ripresa, arrivando al gol) la marcatura arcigna di Murelli, e gli scarsi suggerimenti ricevuti. In difesa, Brio faticava non poco a domare Anastopoulos (più pericoli correva Favero, perché Schachner magari vede poco la porta ma ha ancora uno scatto che lascia il segno) da potersi portare avanti non appena intuiva l'occasione utile, Sua, al 38, la schiacciata di testa (punizione dalla destra) che carambolando fra Rush e Colantuono, ma toccata per ultimo dal difensore, rotolava in rete sbloccando lo 0 a 0. Un gol importante ma del quale Rush - da professionista serissimo non osava gloriarsi. -

Su Rush, in seconda battuta alle spalle di Colantuono, agiva il libero Storgato, e per un poco la coppia ha funzionato, in un pacchetto difensivo che a gioco lungo ha mostrato la corda, ma all'inizio ha fatto blocco con salvataggi affannosi, da partita-salvezza. Il gallese ha dimostrato il suo impegno andando in campo con la caviglia destra gonfia: ha cercato qualche smarcamento, ha segnato di prepotenza (75') la rete del 2-0, ma come sempre ha ricevuto pochi rifornimenti. Solo un'azione bianconera da applausi in tutta la gara: al 43' Laudrup (ancora fra sprazzi e latitanze) lavorava caparbiamente il pallone al limite dell'area, resistendo a due avversari, per far partire il passaggio profondo sullo scatto del gallese. Ian riceveva la palla sul suo fianco sinistro, la proteggeva da Colantuono e con una torsione la agganciava. La botta era un po' centrale, e Di Leo si trovava sulla traiettoria.

A fronte di questa Juve diligente ma capace solo di compitini elementari, l'Avellino si difendeva per tutto il primo tempo (anche dopo lo svantaggio) lasciando in avanti Schachner a scorrazzare dietro a palloni lanciati avanti a casaccio dai suoi difensori, in compagnia di un Anastopoulos evanescente. Solo in avvio di ripresa, mentre Vignola non riusciva a cambiare volto alla Juve (per l'ovazione del tifosi bastava una punizione fuori bersaglio), gli irpini riuscivano in una fiammata tanto inattesa da sorprendere la difesa bianconera. Protagonista principale Alessandro Bertoni, il quale si era stancato di fare il terzino destro, trasgredendo agli ordini (bell'idea...) di Bersellini. Minuto 53, proprio Bertoni partendo da lontano e saltando avversari arrivava al tiro. Tacconi in tuffo bloccava a terra. Minuto 54, bel triangolo Benedetti-Bertoni-Benedetti e deviazione di testa di Anastopoulos con risposta del portiere. Minuto 55, tempestiva l'uscita di Tacconi per anticipare Schachner lanciato da Murelli. Minuto 56, cross di Bertoni dalla destra, bella rovesciata di Schachner, volo di Tacconi a respingere. La Juve reagiva, almeno in controppiede, e al 75' Colantuono sbagliava il rinvio di testa lasciando la palla a Rush che scattava, saltava Storgato con un fallo (gamba tesa, irregolarità che Baldas non rilevava, come già aveva lasciato correre un intervento da rigore su Alessio nel primo tempo) e tagliava fuori con il tiro di Di Leo.

E la difesa irpina si apriva completamente a tre minuti dalla fine. Alessio era freddo e preciso nel battere Di Leo, andatogli incontro, con un pallonetto. Tre a zero poteva bastare, anche per un compleanno importante.

Bruno Perucca
tratto da La Stampa del 2 novembre 1987






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lunedì 23 marzo 2026

8 Settembre 1985: Juventus - Avellino

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'8 settembre 1985 e Juventus  ed Avellino si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto. 

L'Avellino, dal canto suo, conquista una sofferta ma meritata salvezza.

Buona Visione!



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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 1ª andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 8 settembre 1985 ore 16:00
JUVENTUS-AVELLINO 1-0
MARCATORI
: Serena A. 52

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Manfredonia, Brio, (c) Scirea, Mauro (Bonini 70), Pin (Pacione 46), Serena A., Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Pioli, Bonetti I. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

AVELLINO: Di Leo, Ferroni, Vullo, De Napoli, Amodio, Zandonà, Agostinelli (Boccafresca 68), Benedetti, Diaz, Colomba, Bertoni
A disposizione: Coccia, Romano, Alessio, Galvani
Allenatore: Robotti e Ivic

ARBITRO: Coppetelli
AMMONIZIONI: Agostinelli (Avellino)




Nella Juventus si è notata una certa mancanza di coordinamento
I PICCOLI PROBLEMI DI TRAPATTONI
I mutamenti avvenuti in alcuni ruoli giustificano le inevitabili difficoltà di rodaggio.
Anche Platini talvolta è a disagio. Tra i nuovi solo Manfredonia e Serena appaiono già inseriti

Giovanni Trapattoni, per ora, si accontenta dei due punti; accetta di affidarsi alla testa di Serena; gioca (nel secondo tempo) la carta dei due arieti (Pacione, spalla dell'Aldo), ma è chiaro che chiede di più alla sua Juventus in fatto di gioco. La squadra è cambiata in alcuni cardini, ed inevitabilmente ci sono difficoltà di rodaggio. Le amichevoli, persino la Coppa Italia, non bastano: è solo il clima di campionato a dare modo al tecnico e ai giocatori di fare le esperienze indispensabili. Dei nuovi, solo due ieri hanno mostrato di essersi calati perfettamente nel meccanismo bianconero '85-86. Manfredonia, il quale ha confermato di essere quanto mai prezioso nella propria metà campo e di possedere la versatilità necessaria (buon centrocampista offensivo, ma ottimo filtro davanti alla difesa in quel ruolo che Tardelli giudicava gli fosse un po' stretto), e Serena, il quale non solo ha segnato un gol dei suoi, ma nel finale ha eseguito alcuni ritorni difensivi che il pubblico ha giustamente sottolineato con applausi. Potrà sorprendere non trovare Laudrup nel gruppo dei già juventini, ma qui non si tratta certo di discutere le qualità del danese, autore di un primo tempo strepitoso contro l'Avellino per calare poi alla distanza (ha ammesso, con grande onestà, di essere andato in riserva dopo un'ora di gioco).

Il fatto è che sin dall'estate Trapattoni sognava una Juve che giocasse largo occupando tutto il fronte offensivo. 

"Non cadremo più negli errori di attaccare finendo nel collo di un imbuto" 

ci disse a Talamone nei giorni di vacanza. Se Laudrup si muove (benissimo, ripetiamo) accentrandosi, come se avesse compiti di mezz'ala, allora la Juve non raggiunge il gioco sognato dal suo tecnico. Contro gli Irpini, sono mancati i cross di Mauro dalla destra (l'ex Udinese deve ancora sveltire i suoi affondi) e non sono arrivati neppure quelli dalla sinistra, zona in cui Laudrup è andato pochissimo e Cabrini è arrivato troppo raramente (anche il suggerimento-gol per Serena non era un centro dal fondo, ma un lancio in diagonale).

Bene, questi sono i problemi che Trapattoni dovrà risolvere, e lo farà presto, senza dover aspettare il rientro, che sarà comunque utilissima, di Massimo Briaschi, ieri in tribuna e molto festeggiato dai tifosi. Meglio, sotto questo profilo, è andata con Pacione, seconda punta, perché l'ex atalantino ha saputo andare spesso sulla sinistra a fare l'ala, senza rinunciare a farsi vedere sotto rete, tanto che per eccesso di perfezionismo ha fallito un gol apparentemente facile, su lancio di Platini.

Il francese, ieri, ha giocato con grande impegno ma senza il consueto profitto. Forse anche Michel deve conoscere meglio i nuovi compagni, trovare gli schemi giusti. Il rientro a tempo pieno di Bonini dovrebbe offrirgli automaticamente un appoggio che ieri gli è mancato (non per colpa di Pin, autore di un buon esordio), e non può che migliorare il rapporto di lavoro fra Platini e le punte. Gli scambi con Briaschi, Rossi e Boniek avvenivano già a memoria per Michel. Quasi non doveva guardare; già sapeva dove i suoi lanci li avrebbero trovati. Adesso c'è da ripristinare questo rapporto con i nuovi. Solo questi piccoli e risolvibili (in fretta) problemi possono spiegare la fatica che la Juve ha incontrato ad andare in gol contro l'Avellino. Problemi di adattamento che investono anche la difesa (ma che, in definitiva, tutti gli allenatori di Serie A vorrebbero avere e che non sorprendono certo Trapattoni, il quale ha già in mente i correttivi necessari).

Bruno Perucca





La Juventus ancora in rodaggio doma l'Avellino con una potente capocciata del centravanti 
La testa di Serena vale 2 punti 
La rete decisiva al 53' con gli irpini in dieci per un infortunio ad Amodio, poi rientrato 
I bianconeri hanno faticato a lungo contro la serrata difesa degli ospiti 
Incertezze di Mauro, ottimo primo tempo di Laudrup calato alla distanza, prezioso Manfredonia 
Palle gol fallite da Pacione e Diaz

TORINO-La battaglia estiva per Serena ha dato i primi due punti alla Juventus. Una invenzione dell'atletico cannoniere, un colpo di testa del suoi che ha centrato il sette della porta irpina beffando Di Leo incautamente avanzato fuori dal pali, ha sbloccato all'ottavo minuto della ripresa una partita che la Juve stentava a vincere, offrendo per ora piú promesse (ma sono tante, e saranno mantenute) che realta.

Valido comunque l'Avellino sia nel primo tempo, quando si è dedicato ad un catenaccio all'antica ma senza troppe cattiverie, lasciando in avanti il bravissimo capitan Diaz a far ammattire Brio (differenza di peso, di scatto), che nel finale quando ha cercato il pareggio attaccando in forcing, obbligando Manfredonia a far ricorso a tutte le virtú antiche ma intatte di interditore e Bonini, entrato al momento giusto, ad impiegare la solita grinta.

Sicuramente la coppia Ivic-Robotti, alle prese con un materiale meno prezioso e più malleablie, ha vita più facile nel plasmare un Avellino da combattimento che Trapattoni, il quale ha il compito di amalagamare talenti che debbono ancora capirsi a fondo. L'allenatore bianconero non vuole parlare di squadra tipo sino a quando non sarà a disposizione anche Briaschi, e non ha torto. La manovra d'attacco bianconera non può vivere, pur se ieri il match è finito bene, sulle torri offensive, con un troppo semplicistico gioco fatto di palloni alti per la testa di Serena (e, nella ripresa, della coppia Serena-Pacione).

E volendo puntare sulla forza d'urto del suoi arieti, la Juventus deve trovare il modo di servirli meglio. Contro l'Avellino si sono visti pochissimi cross: anche quello del gol era un lancio dalla tre quarti campo che l'attaccante è stato bravissimo a deviare. Nel ruolo di rifornitore è mancato Mauro, lento nello scatto e nel dribbling tanto da superare ben raramente Vullo. E Laudrup, autore di giocate magnifiche per tutto il primo tempo e calato vistosamente nel secondo, si è mosso soprattutto in posizione accentrata.

La Juve ha così pagato per cinquanta minuti, contro l'Avellino votato al contenimento ed al contropiede, queste difficoltà tattiche che Trapattoni saprà sicuramente limare. Difficoltà aumentate dalla giornata normale di Platini, impegnato sempre ma raramente brillante. Non al possono dare colpe a Pin, che ha giocato il primo tempo nel ruolo di Bonini tenuto inizialmente a riposo. L'ex parmigiano al è mosso secondo consegne con ordine, ma anche con la logica titubanza di un giovane all'esordio in serie A fra tanti campioni.

Gli uomini di Ivic con marcature strette e attente hanno complicato la partita agil avversari. Zandoná libero (con qualche incertezza), Vullo addosso & Mauro, Amodio ottima guardia per Serena, l'autoritario De Napoli nella zona di Platini, Benedetti diligente (e valido sui palloni alti) nel seguire Laudrup. Agostinelli ottimo per un tempo, prima di finire la benzina. In avanti un Diaz mobilissimo per quanto isolato, ed Alessandro Bertoni, per quanto impreciso, pronto ad arrivargli al fianchi per alutario.

La squadra irpina ha subito la rete della sconfitta, all'8' della ripresa, quando era momentaneamente in dieci. Fuori dalla linea di fondo, a due metri dal fatale incrocio del pali dove Serena ha infilato il pallone lanciatogli da Cabrini dalla sinistra, Amodio (proprio il custode dell'autore del gol...) ha assistito alla capitolazione di Di Leo. Amodio era rimasto a terra nell'azione precedente, dopo uno scontro con Pacione, quando è rientrato non ha potuto che sorreggere l'inutile forcing del compagni.

Aperta da un tiro da lontano di Dias parato a terra da Tacconi, la partita offriva il primo motivo d'entusiasmo al tifosi bianconeri al 14' quando Mauro arrivava a deviare, senza fortuna, un centro di Laudrup (uno del pochissimi del danese) dalla sinistra. Dopo era Serena, due volte, a porgere di testa in tuffo palloni invitanti per compagni disattenti. Il contrattacco avellinese era pericoloso al 33' ma Bertoni calciava a lato. Sulla risposta, liberato da Laudrup, anche Platini abagliava la mira.

Al 37 un pasticciaccio della difesa blanconera non era sfruttato (due volte!) da Bertoni, poi era Diaz ad impegnare Tacconi in una respinta, ed a concedere allo stesso Bertoni un pallone invitante, battuto con forza ma a lato. Uno show di Laudrup chiudeva il primo tempo: il danese dalla metà campo andava al tiro con un affondo magnifico, Di Leo era pronto a deviare la conclusione a rete.

La Juve iniziava la ripresa con Pacione al posto di Pin e qualche complicazione per le marcature dell'Avellino. Due colpi di testa alti delle torri blanconere, quindi il gol di Serena. Al 23 Platini accettava di eseguire una delle giocate che considera sin troppo facili: stupendo lancio in drop di quaranta metri, palla docile davanti al liberissimo Pacione che cercava l'angolo lungo ma sbagliava la mira sia pure di poco.

Iniziava il serrate dell'Avellino, Tacconi rischiava al 25 smanacciando due palloni in mischia (Benedetti lo graziava ciccando il tiro dal limite), ma era bravo alla mezz'ora ad opporsi di piede ad una botta di Diaz liberato oltre difensori (dov'erano?) da un passaggio filtrante di Ferroni. Ancora Diaz a battersi coraggiosamente, e Manfredonia a far da baluardo.

Bruno Perucca
brani tratti da 'La Stampa' del 9 settembre 1985




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venerdì 13 marzo 2026

13 Marzo 1983: Juventus - Avellino

È il 13 marzo 1983 e Juventus ed Avellino si sfidano nell'ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana campione del mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. 

A fine campionato la Juventus finirà in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i campani finirannoad un soffio dalla zona rossa della classifica, giusto in tempo per evitare la retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


 
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Campionato di Serie A 1982-1983 - 8 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 13 marzo 1983 ore 15.00
JUVENTUS-AVELLINO 4-1
MARCATORI: Scirea 13, Boniek 64, Vignola 66, Platini 70, Platini 87

JUVENTUS: Zoff, Prandelli, Cabrini, Bonini (Storgato 79), Brio, Scirea, Marocchino, Tardelli (Furino 71), Bettega, Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

AVELLINO: Tacconi, Osti, Cascione, Schiavi, Favero, Di Somma, Vailati (Bergossi 61), Centi, Barbadillo (Skov 77), Vignola, Limido
Allenatore: Fernando Veneranda

ARBITRO: Ballerini



Polemico il polacco che rimpiange i punti persi ad Ascoli e Genova
"Se giochiamo bene, i meritevoli sono solo 10, Boniek sempre male"
Trapattoni elogia la Roma vittoriosa a Pisa 
Bettega: «Scudetto ai giallorossi al 70%»

TORINO È stato un tiro al bersaglio ma, prima di rivelarsi tale, la partita con l'Avellino ha creato qualche grattacapo a Trapattont. Accenni di superficialità, cadute di tensione che il tecnico ha notato con preoccupazione, nel timore che fossero sufficienti a consentire agli avversari lunghi pericolosi. 

"Sull'1-0, ammette l'allenatore bianconero, forse i miei hanno creduto che la partita fosse da considerare conclusa. I nostri avversari hanno così colpito un palo e sono giunti a un passo dallo sfruttare qualche occasione. Era troppo presto per pensare già alla partita di mercoledì con l'Aston Villa. Fortunatamente i ragazzi hanno ritrovato per tempo determinazione e concentrazione."

La Roma si è ripresa in fretta dalla botta di domenica scorsa: dopo una settimana di esaltazione, le vostre speranze di scudetto si stanno nuovamente asottigliando. 

"Che dire? La Roma merita un elogio."

All'ultimo momento, è stato deciso di lasciar fuori la squadra Rossi: una rinuncia precauzionale, in vista dell'importantissimo confronto di Coppa Campioni con gli inglesi, una scelta ispirata da prudenza e non dettata da una condizione fisica non sufficiente. Il giocatore, che ha seguito la partita dalla tribuna d'onore, ha confermato di sentirsi bene e Trapattoni ribadisce che mercoledì sera il centravanti sarà sicuramente in campo.

La Juve ha vinto e lui ha segnato confermando di trovarsi sulla via del recupero: Boniek stavolta è contento, peccato che la Roma gli abbia rovinato la festa. 

"Noi l'abbiamo battuta due volte - dice il polacco - più di così non avremmo potuto fare. Ora speriamo che ci aiutino le altre squadre."

La Juve forse correva già con la fantasia alla gara con gli inglesi. 

"Abbiamo segnato tre gol nella ripresa - ribatte il polacco - e questo vuol dire che eravamo concentrati."

Nelle ultime giornate, la squadra è diventata un rullo compressore: produce gioco, segna con grande facilità. Chiediamo a Boniek se il confronto con l'abile Juve d'inizio stagione non provochi in lui amarezza. 

"Tanta - è la risposta - se penso ai punti persi ad Ascoli, a Genova o su altri campi mi vien da rabbrividire. Ma la Juve non ha giocato bene soltanto con l'Avellino."

A questo punto, il giocatore non sa rinunciare a una frecciata polemica e prossegue in questo modo: 

"E anche vero che il merito va distribuito fra dieci soli componenti della squadra perché all'undicesimo, che sarò io, non sono toccate altro che critiche."

L'ultimo commento spetta a Bettega, il quale nega che la preoccupazione per il gravoso impegno di mercoledì abbia a tratti frenato lo slancio della squadra.

" Uno sguardo alla classifica, una briciola di delusione. Speravamo che la Roma non riuscisse a superare il Pisa, invece ha dimostrato di aver assorbito molto bene la botta psicologica. Rassegnato? Continuo a pensare che la squadra di Liedholm abbia il 70 per cento di probabilità di scudetto e nol soltanto il 30. Attenzione, però, perché in sette domeniche possono capitare tante cose."

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 14 marzo 1983






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Dino Zoff in uscita bassa su Gerónimo Barbadillo

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La Stampa 14 marzo 1983

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venerdì 25 luglio 2025

31 Gennaio 1982: Juventus - Avellino

Nella stagione che precede il Campionato del Mondo di Calcio Spagna 82 c'é un appassionante duello nel massimo torneo italiano.

É il 31 Gennaio 1982 e Juventus ed Avellino si sfidano nella seconda giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie a una vittoria esterna a Catanzaro , con un rigore del partente Liam Brady. 

Dall'altra parte ci sono gli Irpini che disputano una buona stagione e conquistano (anche senza fatica) la permanenza in Serie A.

Buona Visione!



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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 2 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 31 gennaio 1982 ore 15:00 
JUVENTUS-AVELLINO 4-0
MARCATORI: Virdis 4, Brady rigore 27, Virdis 46, Virdis rigore 63

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Scirea, Marocchino, Bonini, Virdis, Brady (Prandelli 55), Fanna
A disposizione: Bodini, Osti, Tavola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

AVELLINO: Tacconi, Rossi, Ferrari, Milella (Pezzella 46), Favero, Di Somma, Piga, Piangerelli, Juary, Vignola, Chimenti (D'Ottavio 46)
A disposizione: Di Leo, Venturini
Allenatore: Luis Vinicio

ARBITRO: Casarin




La squadra bianconera, sbloccato subito il risultato con il primo gol di Virdis dopo appena 5', è padrona del gioco come quindici giorni fa con il Catanzaro 
Raddoppio di Brady su calcio di rigore e poi altre due reti del centravanti sardo (l'ultima dal dischetto) 
La Juve casalinga ha la regola del quattro Trapattoni stavolta è soddisfatto 
«Abbiamo segnato con belle manovre» 
Alla positiva prestazione dell'undici di Trapattoni fa riscontro l'opaca prova degli uomini di Vinicio 
Gentile mette la museruola a Juary 
Prandelli a metà ripresa è entrato al posto del claudicante Brady 

TORINO — Juventus più che mài in groppa al campionato e decisamente più convincente di certi dati statistici con i quali da tempo l'Avellino suole arricchire la propria classifica generale. La curiosa storia di una squadra che subisce appena sei gol in sedici partite si conclude tristemente al Comunale, dove i bianconeri fanno addirittura violenza al singolare primato e costringono l'avversario a chinare il capo quattro volte, due per tempo. Ma a consolare la Juventus non è certamente questa semplice constatazione numerica; il rilievo importante è che la squadra tiene bene il passo spedito della Fiorentina e, nonostante il perdurare delle assenze di Bettega e di Tardelli, è in grado di alzare la voce e rassicurare coloro i quali sollevano quotidiane riserve sulle possibilità di resistenza di una squadra tuttora in fase di emergenza. 

Il punteggio è rotondo, chiaro. Inappellabile. E vi si legge tutto un rapporto di forze espresso durante l'arco di una gara tenuta viva per un'ora e successivamente scaduta, per ovvie ragioni, ad un innocuo consumare il tempo. Protagonista è Pietro Paolo Virdis, per i tre gol messi a segno (due di testa ed uno su calcio di rigore), per l'ostinazione con la quale cerca fraseggi con i compagni di squadra e per l'armonia con la quale sa oggi adattarsi a portatori di palla come Marocchino e Fanna. 

Il primo intervento dell'attaccante sardo si registra al 5': Brady taglia fuori la difesa con un calcio di punizione lungo e effetato. Virdis si avventa in tuffo e supera Tacconi. C'è già un presentimento nell'aria. Una volta infilata la chiave nella serratura di Vinicio, spalancare la porta non è più un gioco difficile e pericoloso. A quel punto la gara assume la sua autentica fisionomia. La Juventus, benedetta umiltà, si mantiene guardinga e circospetta, con Gentile ombra minacciosa sullo spaurito Juary, con Brio che addirittura surclassa Chimenti e con Furino che fa ricorso ad ogni astuzia tattica e psicologica per ridurre al minimo il raggio d'azione di Vignola, il migliore fra gli irpini. Non sappiamo se per supponenza o per innocente convinzione nelle proprie doti di ricupero, l'Avellino si apre come un ventaglio, alla ricerca di una soluzione che lo porti al pareggio senza subire ulteriori traumi. Le intenzioni si rovesciano: poiché gli irpini si protendono in attacco, i bianconeri tendono trappole a centrocampo per venire in possesso della palla e per replicare con immediati contropiede. 

Vinicio forse non s'avvede del pericolo sempre crescente ed anche se la Juventus ottiene il raddoppio su rigore chiaro (28' Cabrini in area è contrastato da Favero e viene atterrato: Casarin dice rigore con qualche esitazione), è bene ricordare che Brady (14' e 26') fallisce di poco il raddoppio, imitato successivamente da Virdis, il quale (41') calcia con violenza su Tacconi. Insomma, quando Brady concretizza la massima punizione con un gran sinistro dal basso in alto, i conti tornano perfettamente. E sono del tutto platonici i turbamenti di Vinicio. 

L'Avellino, nonostante i morbidi tocchi di Vignola, il gran correre di Piangerelli e la buona applicazione di Rossi e Ferrari, pasticcia parecchio, e solo con Chimenti dà fastidio a Zoff, da lunga distanza, al 42'. Due gol devono pesare troppo sulla coscienza dell'Avellino, indicata dalle graduatorie come la squadra meno perforabile del campionato. E da ciò scaturiscono probabilmente gli altri peccati di presunzione del «verdi» campani, i quali con l'intenzione di colpire almeno una volta la difesa juventina, si aprono di più e mostrano lacune ragguardevoli, scuciture di cui sanno approfittare Marocchino e Virdis, ben sospinti da un Brady in evidente crescita, da Furino, da Cabrini e da Scirea. 

Bonini si muove col massimo impegno, ma ci pare meno lucido che in passato. Molte ingenuità ed incertezze commette Fanna, che nel finale si riscatta ampiamente. Scatta il contropiede bianconero, dicevamo, ed arrivano i gol. Il terzo (46)con Cabrini al traversone e con Virdis stupendo nello stacco di testa che lascia tutti di marmo, compreso l'incolpevole Tacconi. 
Sempre evidente la prova grigia di Di Somma. Il quale gioca con una sufficienza che non gli abbiamo riscontrato in altre circostanze e che finisce per ripercuotersi sull'economia difensiva della squadra. A questo punto la Juventus trae già ampi motivi di soddisfazione. Anche se non ha ancora applicato la regola casalinga del «quattro». Bisogna infatti attendere il 64' prima di annotare il poker Juventino. In precedenza si fa più accademia che altro, si verificano più scambi incruenti di colpi di fioretto che «affondi» incisivi. Per l'Avellino Vignola continua a macinare chilometri e costruire azioni. Suo è il tiracelo che Zoff (60') devia con bravura contro la traversa. E' l'ultimo fuoco di una squadra ormai spenta e demotivata. Il verdetto finale viene confezionato dà Virdis al 64': Prandelli lo «pesca» in movimento (a nostro avviso c'è un fuorigioco del terzino sinistro), ed il sardo entra in area, evita Tacconi, ne viene però atterrato e il rigore è la fatale conseguenza. 

A Virdis (Brady è uscito perché claudicante in seguito ad una contusione alla coscia sinistra) il compito di chiudere questo pomeriggio festoso per lui e per la Juventus. L'Avellino esce dal campo a capo chino. Ha tanti rimproveri da muoversi, anche se contesta ancora la validità della decisione di Casarin sul primo rigore. A nostro avviso non è quello l'episodio determinante del match. Il destino si compie al 5', quando già Virdis va in gol. 

Angelo Caroli
 

Vinicio giustifica la pesante sconfìtta accusando l'arbitraggio 

TORINO — La Juventus doma il temuto Avellino e Trapattoni non può che rallegrarsene. Teneva in grande consideratone la squadra di Vinicio, ma dopo soli quattro minuti di gioco la sua tensione nervosa si è allentata, il bel gol di Virdis ha rotto l'equilibrio in campo. Commenta l'allenatore bianconero: 
«Partita difficile, come previsto, ma i miei l'hanno presa seriamente, con grande concentrazione e puntiglio. Brava Juve quindi, perché ha saputo arrivare al gol anche con manovre pregevoli». 
Trapattoni analizza la partita con serenità: 
«Abbiamo chiuso il primo tempo sul 2-0 ma poteva starci anche qualche gol di più. Nella ripresa il ritmo è calato, ma la nostra supremazia è rimasta intatta. Una prova della buona forma della squadra ed è proprio questo che mi interessa al di la del punteggio finale più o meno rotondo».
I due rigori fanno discutere e protestare il tecnico avellinese Vinicio. Trapattoni non si sbilancia invece: 
«Prima di giudicare l'arbitro — dice — preferisco rivedere i gol in televisione. In occasione del fallo su Cabrini però mi pare che l'arbitro non abbia esitato e poi Antonio è molto bravo a coprire il pallone con il sinistro». 
L'elogio di Trapattoni è collettivo, ma poi il tecnico scende nel dettàglio. 
«Molto bene Fanna — ammette — che ha sbagliato qualcosa per troppa precipitazione ma che si è inserito bene, applicando alla perfezione quello che gli chiedo. Virdis ha dimostrato la sua maturità, sa stare in campo e mi è sembrato lucido sul plano dell'organizzazione del gioco. Ma tutti, ripeto, mi hanno soddisfatto. Io cerco di ottenere il meglio dalla "rosa" di cui dispongo, quindi non importa se c'è Galderisi o Fanna: con chiunque questa Juve può arrivare al gol». 
Infine uno sguardo alla classifica: 
«I valori del campionato — conclude Trapattoni — vanno livellandosi. La Roma ha perso, ma se il Cesena ha giocato come contro di noi non mi stupisco. I giallorossi non sono ancora fuori, anche se la Fiorentina non molla. Anche l'Inter tiene, quindi a decidere saranno i confronti diretti». 
Brady ha coronato la sua prestazione con il primo gol stagionale, arrivato su rigore. Poi ha abbandonato il campo dopo dieci minuti del secondo tempo per una botta alla coscia sinistra, ma è soddisfatto: 
«Non sono ancora quello dello scudetto — dice onestamente — ma sono sulla strada buona. Comunque giudicatemi voi: io parlo solo della Juventus, che ha giocato davvero bene. Per lo scudetto saranno decisivi gli scontri diretti. La Roma non è ancora fuori corsa» 
Anche Fanna sembra contento: 
«Peccato però — ricorda — per quella grossa occasione del primo tempo. Ho sentito un fischio, pensavo fosse l'arbitro e ho avuto un'incertezza fatale. Con questa determinazione però la Juventus farà paura a tutti. I gol fioccano, non ci sono problemi». 
Fanna spiega poi perché, secondo lui, sull'asiane del quarto gol (rigore di Virdis) non c'era fuorigioco: 
"Sul lancio di Prandelli, Virdis era in posizione regolare in quanto dall'altra parte del campo c'erano due giocatori che tenevano in gioco sia lui che Marocchino. Giusta quindi la decisione del segnalinee». 
Ancora una volta Cabrini ha dimostrato di essere in gran forma. Prima della partita ha ricevuto dal presidente della Lega, Righetti, il premio «Pozzo» per le venti partite in Nazionale. Un po' in ritardo visto che ne ha già collezionate 31: 
«Sul rigore Favero è stato molto ingenuo — racconta — perché mi ha colpito il piede destro atterrandomi anche se a quel punto io non sarei più riuscito a convergere al centro. Comunque quando si vince cosi largo c'è poco da discutere, mi pare». 
Giornata di tutta trqnauillità per Gentile che ha messo la museruola a Juary senza troppo penare: 
«Non è,stata una grossa fatica — ammette — perché Juary ha ricevuto pochi palloni glocabili. Del resto contro questa Juve c'era poco da fare. Ancora una volta abbiamo dimostrato che il problema del gol non è in realtà un problema». 
Chiude Zoff, pacato come sempre. Dino ha compiuto parate decisive: 
«Una buona partita — dice — ma non esageriamo con gli elogi. La Juventus continua ad esprimersi su uno standard discreto. Vedremo». 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 1 febbraio 1982



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