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venerdì 13 marzo 2026

13 Marzo 1983: Juventus - Avellino

È il 13 marzo 1983 e Juventus ed Avellino si sfidano nell'ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana campione del mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek

A fine campionato la Juventus finirà in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i campani finirannoad un soffio dalla zona rossa della classifica, giusto in tempo per evitare la retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


 
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Campionato di Serie A 1982-1983 - 8 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 13 marzo 1983 ore 15.00
JUVENTUS-AVELLINO 4-1
MARCATORI: Scirea 13, Boniek 64, Vignola 66, Platini 70, Platini 87

JUVENTUS: Zoff, Prandelli, Cabrini, Bonini (Storgato 79), Brio, Scirea, Marocchino, Tardelli (Furino 71), Bettega, Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

AVELLINO: Tacconi, Osti, Cascione, Schiavi, Favero, Di Somma, Vailati (Bergossi 61), Centi, Barbadillo (Skov 77), Vignola, Limido
Allenatore: Fernando Veneranda

ARBITRO: Ballerini



Polemico il polacco che rimpiange i punti persi ad Ascoli e Genova
"Se giochiamo bene, i meritevoli sono solo 10, Boniek sempre male"
Trapattoni elogia la Roma vittoriosa a Pisa 
Bettega: «Scudetto ai giallorossi al 70%»

TORINO È stato un tiro al bersaglio ma, prima di rivelarsi tale, la partita con l'Avellino ha creato qualche grattacapo a Trapattont. Accenni di superficialità, cadute di tensione che il tecnico ha notato con preoccupazione, nel timore che fossero sufficienti a consentire agli avversari lunghi pericolosi. 

"Sull'1-0, ammette l'allenatore bianconero, forse i miei hanno creduto che la partita fosse da considerare conclusa. I nostri avversari hanno così colpito un palo e sono giunti a un passo dallo sfruttare qualche occasione. Era troppo presto per pensare già alla partita di mercoledì con l'Aston Villa. Fortunatamente i ragazzi hanno ritrovato per tempo determinazione e concentrazione."

La Roma si è ripresa in fretta dalla botta di domenica scorsa: dopo una settimana di esaltazione, le vostre speranze di scudetto si stanno nuovamente asottigliando. 

"Che dire? La Roma merita un elogio."

All'ultimo momento, è stato deciso di lasciar fuori la squadra Rossi: una rinuncia precauzionale, in vista dell'importantissimo confronto di Coppa Campioni con gli inglesi, una scelta ispirata da prudenza e non dettata da una condizione fisica non sufficiente. Il giocatore, che ha seguito la partita dalla tribuna d'onore, ha confermato di sentirsi bene e Trapattoni ribadisce che mercoledì sera il centravanti sarà sicuramente in campo.

La Juve ha vinto e lui ha segnato confermando di trovarsi sulla via del recupero: Boniek stavolta è contento, peccato che la Roma gli abbia rovinato la festa. 

"Noi l'abbiamo battuta due volte - dice il polacco - più di così non avremmo potuto fare. Ora speriamo che ci aiutino le altre squadre."

La Juve forse correva già con la fantasia alla gara con gli inglesi. 

"Abbiamo segnato tre gol nella ripresa - ribatte il polacco - e questo vuol dire che eravamo concentrati."

Nelle ultime giornate, la squadra è diventata un rullo compressore: produce gioco, segna con grande facilità. Chiediamo a Boniek se il confronto con l'abile Juve d'inizio stagione non provochi in lui amarezza. 

"Tanta - è la risposta - se penso ai punti persi ad Ascoli, a Genova o su altri campi mi vien da rabbrividire. Ma la Juve non ha giocato bene soltanto con l'Avellino."

A questo punto, il giocatore non sa rinunciare a una frecciata polemica e prossegue in questo modo: 

"E anche vero che il merito va distribuito fra dieci soli componenti della squadra perché all'undicesimo, che sarò io, non sono toccate altro che critiche."

L'ultimo commento spetta a Bettega, il quale nega che la preoccupazione per il gravoso impegno di mercoledì abbia a tratti frenato lo slancio della squadra.

" Uno sguardo alla classifica, una briciola di delusione. Speravamo che la Roma non riuscisse a superare il Pisa, invece ha dimostrato di aver assorbito molto bene la botta psicologica. Rassegnato? Continuo a pensare che la squadra di Liedholm abbia il 70 per cento di probabilità di scudetto e nol soltanto il 30. Attenzione, però, perché in sette domeniche possono capitare tante cose."

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 14 marzo 1983






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Dino Zoff in uscita bassa su Gerónimo Barbadillo

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La Stampa 14 marzo 1983

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venerdì 25 luglio 2025

31 Gennaio 1982: Juventus - Avellino

Nella stagione che precede il Campionato del Mondo di Calcio Spagna 82 c'é un appassionante duello nel massimo torneo italiano.

É il 31 Gennaio 1982 Juventus ed Avellino si sfidano nella seconda giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie a una vittoria esterna a Catanzaro , con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte ci sono gli Irpini che disputano una buona stagione e conquistano (anche senza fatica) la permanenza in Serie A.

Buona Visione!



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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 2 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 31 gennaio 1982 ore 15:00 
JUVENTUS-AVELLINO 4-0
MARCATORI: Virdis 4, Brady rigore 27, Virdis 46, Virdis rigore 63

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Scirea, Marocchino, Bonini, Virdis, Brady (Prandelli 55), Fanna
A disposizione: Bodini, Osti, Tavola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

AVELLINO: Tacconi, Rossi, Ferrari, Milella (Pezzella 46), Favero, Di Somma, Piga, Piangerelli, Juary, Vignola, Chimenti (D'Ottavio 46)
A disposizione: Di Leo, Venturini
Allenatore: Luis Vinicio

ARBITRO: Casarin




La squadra bianconera, sbloccato subito il risultato con il primo gol di Virdis dopo appena 5', è padrona del gioco come quindici giorni fa con il Catanzaro 
Raddoppio di Brady su calcio di rigore e poi altre due reti del centravanti sardo (l'ultima dal dischetto) 
La Juve casalinga ha la regola del quattro Trapattoni stavolta è soddisfatto 
«Abbiamo segnato con belle manovre» 
Alla positiva prestazione dell'undici di Trapattoni fa riscontro l'opaca prova degli uomini di Vinicio 
Gentile mette la museruola a Juary 
Prandelli a metà ripresa è entrato al posto del claudicante Brady 

TORINO — Juventus più che mài in groppa al campionato e decisamente più convincente di certi dati statistici con i quali da tempo l'Avellino suole arricchire la propria classifica generale. La curiosa storia di una squadra che subisce appena sei gol in sedici partite si conclude tristemente al Comunale, dove i bianconeri fanno addirittura violenza al singolare primato e costringono l'avversario a chinare il capo quattro volte, due per tempo. Ma a consolare la Juventus non è certamente questa semplice constatazione numerica; il rilievo importante è che la squadra tiene bene il passo spedito della Fiorentina e, nonostante il perdurare delle assenze di Bettega e di Tardelli, è in grado di alzare la voce e rassicurare coloro i quali sollevano quotidiane riserve sulle possibilità di resistenza di una squadra tuttora in fase di emergenza. 

Il punteggio è rotondo, chiaro. Inappellabile. E vi si legge tutto un rapporto di forze espresso durante l'arco di una gara tenuta viva per un'ora e successivamente scaduta, per ovvie ragioni, ad un innocuo consumare il tempo. Protagonista è Pietro Paolo Virdis, per i tre gol messi a segno (due di testa ed uno su calcio di rigore), per l'ostinazione con la quale cerca fraseggi con i compagni di squadra e per l'armonia con la quale sa oggi adattarsi a portatori di palla come Marocchino e Fanna. 

Il primo intervento dell'attaccante sardo si registra al 5': Brady taglia fuori la difesa con un calcio di punizione lungo e effetato. Virdis si avventa in tuffo e supera Tacconi. C'è già un presentimento nell'aria. Una volta infilata la chiave nella serratura di Vinicio, spalancare la porta non è più un gioco difficile e pericoloso. A quel punto la gara assume la sua autentica fisionomia. La Juventus, benedetta umiltà, si mantiene guardinga e circospetta, con Gentile ombra minacciosa sullo spaurito Juary, con Brio che addirittura surclassa Chimenti e con Furino che fa ricorso ad ogni astuzia tattica e psicologica per ridurre al minimo il raggio d'azione di Vignola, il migliore fra gli irpini. Non sappiamo se per supponenza o per innocente convinzione nelle proprie doti di ricupero, l'Avellino si apre come un ventaglio, alla ricerca di una soluzione che lo porti al pareggio senza subire ulteriori traumi. Le intenzioni si rovesciano: poiché gli irpini si protendono in attacco, i bianconeri tendono trappole a centrocampo per venire in possesso della palla e per replicare con immediati contropiede. 

Vinicio forse non s'avvede del pericolo sempre crescente ed anche se la Juventus ottiene il raddoppio su rigore chiaro (28' Cabrini in area è contrastato da Favero e viene atterrato: Casarin dice rigore con qualche esitazione), è bene ricordare che Brady (14' e 26') fallisce di poco il raddoppio, imitato successivamente da Virdis, il quale (41') calcia con violenza su Tacconi. Insomma, quando Brady concretizza la massima punizione con un gran sinistro dal basso in alto, i conti tornano perfettamente. E sono del tutto platonici i turbamenti di Vinicio. 

L'Avellino, nonostante i morbidi tocchi di Vignola, il gran correre di Piangerelli e la buona applicazione di Rossi e Ferrari, pasticcia parecchio, e solo con Chimenti dà fastidio a Zoff, da lunga distanza, al 42'. Due gol devono pesare troppo sulla coscienza dell'Avellino, indicata dalle graduatorie come la squadra meno perforabile del campionato. E da ciò scaturiscono probabilmente gli altri peccati di presunzione del «verdi» campani, i quali con l'intenzione di colpire almeno una volta la difesa juventina, si aprono di più e mostrano lacune ragguardevoli, scuciture di cui sanno approfittare Marocchino e Virdis, ben sospinti da un Brady in evidente crescita, da Furino, da Cabrini e da Scirea. 

Bonini si muove col massimo impegno, ma ci pare meno lucido che in passato. Molte ingenuità ed incertezze commette Fanna, che nel finale si riscatta ampiamente. Scatta il contropiede bianconero, dicevamo, ed arrivano i gol. Il terzo (46)con Cabrini al traversone e con Virdis stupendo nello stacco di testa che lascia tutti di marmo, compreso l'incolpevole Tacconi. 
Sempre evidente la prova grigia di Di Somma. Il quale gioca con una sufficienza che non gli abbiamo riscontrato in altre circostanze e che finisce per ripercuotersi sull'economia difensiva della squadra. A questo punto la Juventus trae già ampi motivi di soddisfazione. Anche se non ha ancora applicato la regola casalinga del «quattro». Bisogna infatti attendere il 64' prima di annotare il poker Juventino. In precedenza si fa più accademia che altro, si verificano più scambi incruenti di colpi di fioretto che «affondi» incisivi. Per l'Avellino Vignola continua a macinare chilometri e costruire azioni. Suo è il tiracelo che Zoff (60') devia con bravura contro la traversa. E' l'ultimo fuoco di una squadra ormai spenta e demotivata. Il verdetto finale viene confezionato dà Virdis al 64': Prandelli lo «pesca» in movimento (a nostro avviso c'è un fuorigioco del terzino sinistro), ed il sardo entra in area, evita Tacconi, ne viene però atterrato e il rigore è la fatale conseguenza. 

A Virdis (Brady è uscito perché claudicante in seguito ad una contusione alla coscia sinistra) il compito di chiudere questo pomeriggio festoso per lui e per la Juventus. L'Avellino esce dal campo a capo chino. Ha tanti rimproveri da muoversi, anche se contesta ancora la validità della decisione di Casarin sul primo rigore. A nostro avviso non è quello l'episodio determinante del match. Il destino si compie al 5', quando già Virdis va in gol. 

Angelo Caroli
 

Vinicio giustifica la pesante sconfìtta accusando l'arbitraggio 

TORINO — La Juventus doma il temuto Avellino e Trapattoni non può che rallegrarsene. Teneva in grande consideratone la squadra di Vinicio, ma dopo soli quattro minuti di gioco la sua tensione nervosa si è allentata, il bel gol di Virdis ha rotto l'equilibrio in campo. Commenta l'allenatore bianconero: 
«Partita difficile, come previsto, ma i miei l'hanno presa seriamente, con grande concentrazione e puntiglio. Brava Juve quindi, perché ha saputo arrivare al gol anche con manovre pregevoli». 
Trapattoni analizza la partita con serenità: 
«Abbiamo chiuso il primo tempo sul 2-0 ma poteva starci anche qualche gol di più. Nella ripresa il ritmo è calato, ma la nostra supremazia è rimasta intatta. Una prova della buona forma della squadra ed è proprio questo che mi interessa al di la del punteggio finale più o meno rotondo».
I due rigori fanno discutere e protestare il tecnico avellinese Vinicio. Trapattoni non si sbilancia invece: 
«Prima di giudicare l'arbitro — dice — preferisco rivedere i gol in televisione. In occasione del fallo su Cabrini però mi pare che l'arbitro non abbia esitato e poi Antonio è molto bravo a coprire il pallone con il sinistro». 
L'elogio di Trapattoni è collettivo, ma poi il tecnico scende nel dettàglio. 
«Molto bene Fanna — ammette — che ha sbagliato qualcosa per troppa precipitazione ma che si è inserito bene, applicando alla perfezione quello che gli chiedo. Virdis ha dimostrato la sua maturità, sa stare in campo e mi è sembrato lucido sul plano dell'organizzazione del gioco. Ma tutti, ripeto, mi hanno soddisfatto. Io cerco di ottenere il meglio dalla "rosa" di cui dispongo, quindi non importa se c'è Galderisi o Fanna: con chiunque questa Juve può arrivare al gol». 
Infine uno sguardo alla classifica: 
«I valori del campionato — conclude Trapattoni — vanno livellandosi. La Roma ha perso, ma se il Cesena ha giocato come contro di noi non mi stupisco. I giallorossi non sono ancora fuori, anche se la Fiorentina non molla. Anche l'Inter tiene, quindi a decidere saranno i confronti diretti». 
Brady ha coronato la sua prestazione con il primo gol stagionale, arrivato su rigore. Poi ha abbandonato il campo dopo dieci minuti del secondo tempo per una botta alla coscia sinistra, ma è soddisfatto: 
«Non sono ancora quello dello scudetto — dice onestamente — ma sono sulla strada buona. Comunque giudicatemi voi: io parlo solo della Juventus, che ha giocato davvero bene. Per lo scudetto saranno decisivi gli scontri diretti. La Roma non è ancora fuori corsa» 
Anche Fanna sembra contento: 
«Peccato però — ricorda — per quella grossa occasione del primo tempo. Ho sentito un fischio, pensavo fosse l'arbitro e ho avuto un'incertezza fatale. Con questa determinazione però la Juventus farà paura a tutti. I gol fioccano, non ci sono problemi». 
Fanna spiega poi perché, secondo lui, sull'asiane del quarto gol (rigore di Virdis) non c'era fuorigioco: 
"Sul lancio di Prandelli, Virdis era in posizione regolare in quanto dall'altra parte del campo c'erano due giocatori che tenevano in gioco sia lui che Marocchino. Giusta quindi la decisione del segnalinee». 
Ancora una volta Cabrini ha dimostrato di essere in gran forma. Prima della partita ha ricevuto dal presidente della Lega, Righetti, il premio «Pozzo» per le venti partite in Nazionale. Un po' in ritardo visto che ne ha già collezionate 31: 
«Sul rigore Favero è stato molto ingenuo — racconta — perché mi ha colpito il piede destro atterrandomi anche se a quel punto io non sarei più riuscito a convergere al centro. Comunque quando si vince cosi largo c'è poco da discutere, mi pare». 
Giornata di tutta trqnauillità per Gentile che ha messo la museruola a Juary senza troppo penare: 
«Non è,stata una grossa fatica — ammette — perché Juary ha ricevuto pochi palloni glocabili. Del resto contro questa Juve c'era poco da fare. Ancora una volta abbiamo dimostrato che il problema del gol non è in realtà un problema». 
Chiude Zoff, pacato come sempre. Dino ha compiuto parate decisive: 
«Una buona partita — dice — ma non esageriamo con gli elogi. La Juventus continua ad esprimersi su uno standard discreto. Vedremo». 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 1 febbraio 1982



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martedì 22 luglio 2025

10 Febbraio 1985: Juventus - Avellino

È il 10 gennaio 1985 e Juventus ed Avellino si sfidano nella terza giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto

Dall'altra parte c'è la squadra irpina che termina il campionato con una meritatissima salvezza.


Buona Visione!



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Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 3 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 10 febbraio 1985 ore 15:00 
JUVENTUS-AVELLINO 2-1
MARCATORI: Platini rigore 35, Díaz 74, Platini 82

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Vignola 85), Platini, Boniek (Caricola 85)
A disposizione: Tacconi, Limido, Prandelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

AVELLINO: Paradisi, Ferroni, Vullo, De Napoli, Amodio, Zandonà, Barbadillo, Tagliaferri, Diaz, Colombo, Lucarelli
A disposizione: Coccia, Murelli, Casale, Pecoraro, Faccini
Allenatore: Antonio Angelillo

ARBITRO: Lo Bello R.
RIGORI FALLITI: Rossi P. 52 (Juventus)
AMMONIZIONI: Platini, Briaschi (Juventus); Paradisi (Avellino)



Sofferta vittoria della Juventus su un temibile Avellino con reti del francese
Due volte grazie a Platini
Michel decisivo: a segno su rigore (un altro l'ha rifiutato») e su punizione 
Per gli irpini rete di Diaz

TORINO Platini fa cinquanta (in tre campionati, e si allontana nella classifica cannonieri), la Juve fa ventidue, scavalca la Samp, avvicina Torino e Roma affacciandosi all'alta classifica: piú importanti i risultati del gioco, ieri al Comunale, dove l'Avellino ha costretto i bianconeri a faticare a centrocampo anche se non ha creato rischi per Bodini, attorno alla rete segnata da Diaz (in sospetta posizione di fuorigioco, secondo Scirea e colleghi escluso l'onestissimo Boniek). 
Michel è stato ancora una volta il grande protagonista della partita, l'uomo decisivo sul risultato nel bene e nel male. Ha segnato con estrema freddezza il rigore del vantaggio (36), ha annullato il secondo penalty (53) fermandosi a tre quarti della rincorsa vedendo Paradisi in movimento e compagni ed avversari in area attorno a lui (sostituendosi all'arbitro, il solo a dover decidere sulla regolarità del gioco, si è beccato un'ammonizione) lasciando il tiro a Rossi, con parata di Paradisi. Ed a nove minuti dalla fine ancora lui, Michel, ha risolto il match dopo il pareggio di Diaz con una punizione eseguita in modo semplicemente stupendo: un'occhiata, curvandosi come per prendere la mira, alla posizione di barriera e portiere, velo di Rossi, botta violenta e angolatissima sulla sinistra di Paradisi. 
Il succo dell'ennesima giornata di grazia di Platini (accompagnata, per quanto riguarda il gioco d'attacco, da una puntigliosa prova di Briaschi e dal pomeriggio sfortunato di Paolo Rossi al di là del rigore non realizzato), dei suoi due bersagli centrati su calcio da fermo è uno solo: la Juve va avanti in classifica malgrado stenti in modo clamoroso ad andare in gol manovrando. A parte le reti di Michel, Paradisi ha dovuto completare una sola parata veramente difficile, al 21', quando ha deviato in angolo una deviazione di testa di Rossi su centro di Briaschi.
Se si aggiunge che i due rigori, assegnati con lodevole prontezza dall'arbitro Lo Bello, sono stati mezzi regali dei difensori irpini (precipitoso l'intervento di Tagliaferri su Boniek che non era in posizione pericolosa per Paradisi, fuori tempo l'intervento in spaccata di Ferroni su Rossi, con palla difficilmente controllabile) il quadro della fatica della Juventus in attacco è completo. 
A parziale giustificazione della scarsa spinta della Juventus, l'ottima disposizione tattica data dall'allenatore Angelillo all'Avellino, anche se le attenzioni del blocco centrocampo-difesa (con Colombo sacrificato alla guardia di Platini, De Napoli e Vullo ad aspettare, frenando Boniek e Cabrini, Tagliaferri a duellare con Bonini, Amodio su Briaschi, Zanoni libero e Lucarelli nella zona di Tardelli) hanno finito per isolare sin troppo il bravissimo Barbadillo ed il mai domo Diaz. 
Trapattoni era giustamente preoccupato dalla coppia straniera dell'Avellino. Nelle prime battute di gioco ha affidato Barbadillo a Favero e Diaz a Brio, ma gli sono bastati dieci minuti per accorgersi che la tecnica del peruviano infastidiva Favero, e che il passo corto e rapido di Diaz era inadatto allo stopper. Di qui lo scambio delle marcature, con Brio che saliva di tono sino a dominare, anche con sganciamenti efficaci ed il terzino che bloccava Diaz (con la condiscendenza dell'arbitro: quando mai i dirigenti di gara dedicheranno le loro attenzioni agli interventi da tergo, utilissimi?). 
La Juventus ha impiegato un quarto d'ora a prendere le misure di un avversario che faceva blocco ed usciva disinvoltamente in palleggio. Poi i bianconeri riuscivano a bloccare a tratti gli avversari nella loro metà campo con la vivacità di Bonini, ma dovevano sacrificare Tardelli a destra e Cabrini a sinistra in posizioni più guardinghe del solito. Il bel colpo di testa di Rossi su centro di Scirea (21') era l'unico pericolo per Paradisi (che volava a deviare in angolo) sino al rigore di Tagliaferri, che agganciava Boniek un metro dentro l'area. Dal dischetto, Platini infilava con una botta secca alla destra del portiere. 
L'Avellino spostava in avanti il suo blocco, la Juve poteva partire in contropiede. Esemplare il contrattacco del 38 minuto: respinta di testa di Brio, lancio di quaranta metri di Platini per Boniek partito di scatto a dettare il passaggio: Zibi era bloccato a fatica sulla linea di fondo. Ed il tempo si chiudeva con una staffilata di Bonini di poco a lato. 
Al 7 della ripresa il rigore di Ferroni su Rossi. Rincorsa e rinuncia di Platini, Rossi a battere, tiro sulla destra di Paradisi che, muovendosi ancora con un po' d'anticipo, si distende e va sulla palla. Ancora Rossi calciava addosso a Paradisi in uscita, quindi la partita si incattiviva, venivano ammoniti Vullo e Rossi. Tardelli al 23 in mischia calciava sul portiere, e cinque minuti dopo l'Avellino pareggiava. Fallo di Boniek su Lucarelli, punizione dalla sinistra di Tagliaferri, colpo di testa dello stesso Lucarelli e deviazione finale di Diaz, sulla linea di Boniek e Scirea. Qualche protesta, ma ancora Platini metteva tutti d'accordo

Bruno Perucca





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