Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'8 settembre 1985 e Juventus ed Avellino si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto.
L'Avellino, dal canto suo, conquista una sofferta ma meritata salvezza.
Buona Visione!
Torino - Stadio Comunale
domenica 8 settembre 1985 ore 16:00
JUVENTUS-AVELLINO 1-0
MARCATORI: Serena A. 52
JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Manfredonia, Brio, (c) Scirea, Mauro (Bonini 70), Pin (Pacione 46), Serena A., Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Pioli, Bonetti I.
Allenatore: Giovanni Trapattoni
AVELLINO: Di Leo, Ferroni, Vullo, De Napoli, Amodio, Zandonà, Agostinelli (Boccafresca 68), Benedetti, Diaz, Colomba, Bertoni
A disposizione: Coccia, Romano, Alessio, Galvani
Allenatore: Robotti e Ivic
ARBITRO: Coppetelli
AMMONIZIONI: Agostinelli (Avellino)
Nella Juventus si è notata una certa mancanza di coordinamento
I PICCOLI PROBLEMI DI TRAPATTONI
I mutamenti avvenuti in alcuni ruoli giustificano le inevitabili difficoltà di rodaggio.
Anche Platini talvolta è a disagio. Tra i nuovi solo Manfredonia e Serena appaiono già inseritiGiovanni Trapattoni, per ora, si accontenta dei due punti; accetta di affidarsi alla testa di Serena; gioca (nel secondo tempo) la carta dei due arieti (Pacione, spalla dell'Aldo), ma è chiaro che chiede di più alla sua Juventus in fatto di gioco. La squadra è cambiata in alcuni cardini, ed inevitabilmente ci sono difficoltà di rodaggio. Le amichevoli, persino la Coppa Italia, non bastano: è solo il clima di campionato a dare modo al tecnico e ai giocatori di fare le esperienze indispensabili. Dei nuovi, solo due ieri hanno mostrato di essersi calati perfettamente nel meccanismo bianconero '85-86. Manfredonia, il quale ha confermato di essere quanto mai prezioso nella propria metà campo e di possedere la versatilità necessaria (buon centrocampista offensivo, ma ottimo filtro davanti alla difesa in quel ruolo che Tardelli giudicava gli fosse un po' stretto), e Serena, il quale non solo ha segnato un gol dei suoi, ma nel finale ha eseguito alcuni ritorni difensivi che il pubblico ha giustamente sottolineato con applausi. Potrà sorprendere non trovare Laudrup nel gruppo dei già juventini, ma qui non si tratta certo di discutere le qualità del danese, autore di un primo tempo strepitoso contro l'Avellino per calare poi alla distanza (ha ammesso, con grande onestà, di essere andato in riserva dopo un'ora di gioco).
Il fatto è che sin dall'estate Trapattoni sognava una Juve che giocasse largo occupando tutto il fronte offensivo.
"Non cadremo più negli errori di attaccare finendo nel collo di un imbuto"
ci disse a Talamone nei giorni di vacanza. Se Laudrup si muove (benissimo, ripetiamo) accentrandosi, come se avesse compiti di mezz'ala, allora la Juve non raggiunge il gioco sognato dal suo tecnico. Contro gli Irpini, sono mancati i cross di Mauro dalla destra (l'ex Udinese deve ancora sveltire i suoi affondi) e non sono arrivati neppure quelli dalla sinistra, zona in cui Laudrup è andato pochissimo e Cabrini è arrivato troppo raramente (anche il suggerimento-gol per Serena non era un centro dal fondo, ma un lancio in diagonale).
Bene, questi sono i problemi che Trapattoni dovrà risolvere, e lo farà presto, senza dover aspettare il rientro, che sarà comunque utilissima, di Massimo Briaschi, ieri in tribuna e molto festeggiato dai tifosi. Meglio, sotto questo profilo, è andata con Pacione, seconda punta, perché l'ex atalantino ha saputo andare spesso sulla sinistra a fare l'ala, senza rinunciare a farsi vedere sotto rete, tanto che per eccesso di perfezionismo ha fallito un gol apparentemente facile, su lancio di Platini.
Il francese, ieri, ha giocato con grande impegno ma senza il consueto profitto. Forse anche Michel deve conoscere meglio i nuovi compagni, trovare gli schemi giusti. Il rientro a tempo pieno di Bonini dovrebbe offrirgli automaticamente un appoggio che ieri gli è mancato (non per colpa di Pin, autore di un buon esordio), e non può che migliorare il rapporto di lavoro fra Platini e le punte. Gli scambi con Briaschi, Rossi e Boniek avvenivano già a memoria per Michel. Quasi non doveva guardare; già sapeva dove i suoi lanci li avrebbero trovati. Adesso c'è da ripristinare questo rapporto con i nuovi. Solo questi piccoli e risolvibili (in fretta) problemi possono spiegare la fatica che la Juve ha incontrato ad andare in gol contro l'Avellino. Problemi di adattamento che investono anche la difesa (ma che, in definitiva, tutti gli allenatori di Serie A vorrebbero avere e che non sorprendono certo Trapattoni, il quale ha già in mente i correttivi necessari).
Bruno Perucca
La Juventus ancora in rodaggio doma l'Avellino con una potente capocciata del centravanti
La testa di Serena vale 2 punti
La rete decisiva al 53' con gli irpini in dieci per un infortunio ad Amodio, poi rientrato
I bianconeri hanno faticato a lungo contro la serrata difesa degli ospiti
Incertezze di Mauro, ottimo primo tempo di Laudrup calato alla distanza, prezioso Manfredonia
Palle gol fallite da Pacione e DiazTORINO-La battaglia estiva per Serena ha dato i primi due punti alla Juventus. Una invenzione dell'atletico cannoniere, un colpo di testa del suoi che ha centrato il sette della porta irpina beffando Di Leo incautamente avanzato fuori dal pali, ha sbloccato all'ottavo minuto della ripresa una partita che la Juve stentava a vincere, offrendo per ora piú promesse (ma sono tante, e saranno mantenute) che realta.
Valido comunque l'Avellino sia nel primo tempo, quando si è dedicato ad un catenaccio all'antica ma senza troppe cattiverie, lasciando in avanti il bravissimo capitan Diaz a far ammattire Brio (differenza di peso, di scatto), che nel finale quando ha cercato il pareggio attaccando in forcing, obbligando Manfredonia a far ricorso a tutte le virtú antiche ma intatte di interditore e Bonini, entrato al momento giusto, ad impiegare la solita grinta.
Sicuramente la coppia Ivic-Robotti, alle prese con un materiale meno prezioso e più malleablie, ha vita più facile nel plasmare un Avellino da combattimento che Trapattoni, il quale ha il compito di amalagamare talenti che debbono ancora capirsi a fondo. L'allenatore bianconero non vuole parlare di squadra tipo sino a quando non sarà a disposizione anche Briaschi, e non ha torto. La manovra d'attacco bianconera non può vivere, pur se ieri il match è finito bene, sulle torri offensive, con un troppo semplicistico gioco fatto di palloni alti per la testa di Serena (e, nella ripresa, della coppia Serena-Pacione).
E volendo puntare sulla forza d'urto del suoi arieti, la Juventus deve trovare il modo di servirli meglio. Contro l'Avellino si sono visti pochissimi cross: anche quello del gol era un lancio dalla tre quarti campo che l'attaccante è stato bravissimo a deviare. Nel ruolo di rifornitore è mancato Mauro, lento nello scatto e nel dribbling tanto da superare ben raramente Vullo. E Laudrup, autore di giocate magnifiche per tutto il primo tempo e calato vistosamente nel secondo, si è mosso soprattutto in posizione accentrata.
La Juve ha così pagato per cinquanta minuti, contro l'Avellino votato al contenimento ed al contropiede, queste difficoltà tattiche che Trapattoni saprà sicuramente limare. Difficoltà aumentate dalla giornata normale di Platini, impegnato sempre ma raramente brillante. Non al possono dare colpe a Pin, che ha giocato il primo tempo nel ruolo di Bonini tenuto inizialmente a riposo. L'ex parmigiano al è mosso secondo consegne con ordine, ma anche con la logica titubanza di un giovane all'esordio in serie A fra tanti campioni.
Gli uomini di Ivic con marcature strette e attente hanno complicato la partita agil avversari. Zandoná libero (con qualche incertezza), Vullo addosso & Mauro, Amodio ottima guardia per Serena, l'autoritario De Napoli nella zona di Platini, Benedetti diligente (e valido sui palloni alti) nel seguire Laudrup. Agostinelli ottimo per un tempo, prima di finire la benzina. In avanti un Diaz mobilissimo per quanto isolato, ed Alessandro Bertoni, per quanto impreciso, pronto ad arrivargli al fianchi per alutario.
La squadra irpina ha subito la rete della sconfitta, all'8' della ripresa, quando era momentaneamente in dieci. Fuori dalla linea di fondo, a due metri dal fatale incrocio del pali dove Serena ha infilato il pallone lanciatogli da Cabrini dalla sinistra, Amodio (proprio il custode dell'autore del gol...) ha assistito alla capitolazione di Di Leo. Amodio era rimasto a terra nell'azione precedente, dopo uno scontro con Pacione, quando è rientrato non ha potuto che sorreggere l'inutile forcing del compagni.
Aperta da un tiro da lontano di Dias parato a terra da Tacconi, la partita offriva il primo motivo d'entusiasmo al tifosi bianconeri al 14' quando Mauro arrivava a deviare, senza fortuna, un centro di Laudrup (uno del pochissimi del danese) dalla sinistra. Dopo era Serena, due volte, a porgere di testa in tuffo palloni invitanti per compagni disattenti. Il contrattacco avellinese era pericoloso al 33' ma Bertoni calciava a lato. Sulla risposta, liberato da Laudrup, anche Platini abagliava la mira.
Al 37 un pasticciaccio della difesa blanconera non era sfruttato (due volte!) da Bertoni, poi era Diaz ad impegnare Tacconi in una respinta, ed a concedere allo stesso Bertoni un pallone invitante, battuto con forza ma a lato. Uno show di Laudrup chiudeva il primo tempo: il danese dalla metà campo andava al tiro con un affondo magnifico, Di Leo era pronto a deviare la conclusione a rete.
La Juve iniziava la ripresa con Pacione al posto di Pin e qualche complicazione per le marcature dell'Avellino. Due colpi di testa alti delle torri blanconere, quindi il gol di Serena. Al 23 Platini accettava di eseguire una delle giocate che considera sin troppo facili: stupendo lancio in drop di quaranta metri, palla docile davanti al liberissimo Pacione che cercava l'angolo lungo ma sbagliava la mira sia pure di poco.
Iniziava il serrate dell'Avellino, Tacconi rischiava al 25 smanacciando due palloni in mischia (Benedetti lo graziava ciccando il tiro dal limite), ma era bravo alla mezz'ora ad opporsi di piede ad una botta di Diaz liberato oltre difensori (dov'erano?) da un passaggio filtrante di Ferroni. Ancora Diaz a battersi coraggiosamente, e Manfredonia a far da baluardo.
Bruno Perucca
brani tratti da 'La Stampa' del 9 settembre 1985








