È il 24 marzo 1985 e Juventus e Inter si sfidano nell'Ottava Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa, invece, c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto.
Dall'altra parte c'è l'Inter che termina il campionato sull'ultimo gradino del podio con due punti in più dei nostri eroi.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1984-1985 - 8 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 24 marzo 1985 ore 15.30
JUVENTUS-INTER 3-1
MARCATORI: Altobelli 38, Tardelli 40, Boniek 62, Briaschi 87
JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini (Pioli 89), Caricola, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Vignola 42), Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni
INTER: Zenga, Bergomi, Mandorlini (Pasinato 84), Baresi G., Collovati, Ferri R., Sabato (Causio 71), Marini, Altobelli, Brady, Rummenigge K.
Allenatore: Ilario Castagner
ARBITRO: Bergamo
ESPULSIONI: Pasinato 90 (Inter)
Elogi del tecnico alle parate di Zenga
Trap: «Vittoria per il prestigio»TORINO - E così lo scudetto prende la strada di Verona. Trapattoni lo consegna direttamente a Bagnoli dopo la netta vittoria sull'Inter:
«Penso proprio che i giochi siano fatti», ammette, «anche se c'è ancora il Torino che non molla». Vediamo ora se nel derby riusciremo a fermare anche la macchina granata."Intanto il Trap si gusta un successo che voleva ad ogni costo
"Lo 0-4 dell'andata non ci ha stimolato in maniera particolare - prosegue - volevamo una vittoria per il prestigio e per non perdere di vista la zona Uefa. Questi due punti ci servono intanto per affiancare il Milan e ci danno la possibilità di migliorare ancora la classifica nelle prossime sette partite."Ma eccoci alla partita. Dice Trapattoni
"Nel primo tempo abbiamo avuto due-tre occasioni da gol buone, ma Zenga è sempre stato bravo. Nella ripresa il palo di Marini poteva cambiare le cose, ma la nostra vittoria non fa una grinza. Tranne venti minuti di abulia nel secondo tempo durante i quali sembrava non volessimo affondare, abbiamo poi preso il largo, favoriti anche dalla tattica dell'Inter, che non poteva accontentarsi del pareggio e ci ha dato spazio."Trapattoni si è infuriato quando Bergamo non ha concesso il rigore per l'atterramento di Briaschi da parte di Ferri.
Spiega
"Dalla panchina è sempre difficile giudicare, ma la palla era lontana dai due».Chiarisce poi l'impiego di Caricola in sostituzione di Brio
"Ho a disposizione valide alternative, da Pioli, a Prandelli, a Caricola appunto, che nella circostanza mi è sembrato il più adatto a marcare Altobelli, perché è il più veloce dei tre."Forse ha pesato sulla scelta anche il ricordo della partita d'andata. Allora il vice Brio fu Prandelli.
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 25 marzo 1985
IL CAMPIONATO / TORINO VINCE LA SFIDA CON MILANO
La Juve strapazza l'Inter, il Toro beffa il Milan: dai bagliori del Comunale al buio di San Siro bianconeri e granata affondano i rivali, in una lotta di comprimari, col Verona già campione
Damigelle d'onoreÈ STATA, a voler enfatizzare, una specie di danza vorticosa: con la Juve che vince e stravince il derby tra le grandi d'Europa, col Toro a espugnare Milano nell'altro tête-à-tête di vertice tra le due capitali d'industria. Un gran luccichio di lustrini, ma sì, un discreto sfolgorio di lamé e gioielli di famiglia: ma, a ben guardare, solo un raggrumarsi nemmeno troppo convinto di damigelle d'onore. Per il corteo nuziale del Verona, naturalmente, ormai impegnato a consumare con largo anticipo le sue prime nozze-scudetto.
ROVESCIO. Mentre i giallo-blù si divertivano a gozzovigliare al banchetto imbandito generosamente al Bentegodi dalla Cremonese (che continua a difendere gelosamente il suo inattaccabile en plein di sconfitte in trasferta), al Comunale di Torino le grandi di Coppa hanno cercato reciprocamente di farsi lo sgambetto, pur in una sfida priva dei clangori della lotta-scudetto. Al di là degli ottimismi di maniera, infatti, fondati sulla matematica intesa più o meno come un'opinione, l'Inter si è ormai liberata, al cospetto dell'evidenza, di ogni velleità di primato: il pesante distacco dal Verona, le stesse glorie europee che ammiccano con sempre maggiore intenzione dovrebbero aver dissuaso anche i sognatori più accaniti. Gli scontri tra Juve e Inter, però, hanno un sapore tutto particolare, come ferri incrociati su un blasone che non ammette defezioni d'impegno. Curiosamente, si è ripetuta, rovesciata, la situazione dell'andata: allora la Juve scese a San Siro imbaldanzita dalla scampagnata a suon di gol con il Grasshoppers, e venne brutalizzata dall'Inter formato Kalle, reduce dai robusti scrolloni del Rangers di Glasgow. Questa volta era Castagner a venire da una straripante abbuffata europea: per tentare di ribadire il concetto contro la Juve sconfitta a Praga, ha pensato bene di tornare, per l'ennesima volta, alla formazione «Cinque mulini» (cioè tutto podismo) che evidentemente predilige al limite dell'infatuazione. Fuori Causio e le possibili invenzioni dell'ex, dentro Sabato a far da argine e magari trampolino per un'improbabile operazione di riscossa. Così è finita che questa volta lo sfizio della goleada se l'è tolto chi era reduce da una debacle, sia pure platonica, in Coppa. Dall'altra parte, infatti, è bastato dare la scossa agli antichi ardori di Tardelli e soprattutto far rimbombare il tuono di Boniek, temporale polacco, per travolgere ogni residua, fragile illusione interista. Specchiate sul terreno del Comunale, invischiate nel gagliardo botta e risposta che ha rallegrato di emozioni la partita, Juve e Inter non hanno fatto, pur nell'esito opposto di risultato, che confermare se stesse: due squadre cui entro i confini nazionali è sempre mancato qualcosa, in questa stagione che continua per entrambe a brillare di scintille esclusivamente europee; due squadre ora col fiato corto, ora dagli ardori scoperchiati in faccia ad avversari e antiche e sempre nuove nobilità di stirpe. Due compagini, in definitiva, senza il passo-scudetto, ma forse con la misura giusta per i rapidi e brevi uno-due europei, come l'equa spartizione di posta nei due confronti diretti (entrambi conditi dallo stesso numero di gol) ha dimostrato. L'Inter ha realizzato una rete anche in trasferta, e in questo particolare, forse, per due entità che si misurano col metro di Coppa, sta la differenza di classifica che ancora le divide.
Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.13
![]() |
| La Stampa 25 marzo 1985 |
![]() |
| Guerin Sportivo |
![]() |
| La Stampa 25 marzo 1985 |















