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venerdì 19 giugno 2026

19 Giugno 1983: Verona - Juventus

É il 19 Giugno 1983 e Verona e Juventus si sfidano nella Finale di Andata della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Marcantonio Bentegodi' di Verona.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo della Roma che vince il suo secondo scudetto. Poi però si rifanno in Coppa Italia - splendida rimonta in finale contro i gialloblu veneti.

Buona Visione!


 

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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Finale, andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 19 giugno 1983 ore 20:30
VERONA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Penzo 44, Volpati 51

VERONA: Garella, Oddi, Marangon, Volpati, Guidetti, Tricella, Fanna (Sella 76), Sacchetti, Di Gennaro, Dirceu (Fedele 89), Penzo (Manueli 87)
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Prandelli (Storgato 73), Bonini, Brio, Scirea, Galderisi, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
ESPULSIONI: Galderisi 41 (Juventus)



"Perché Lo Bello mi ha espulso?"
Galderisi stupito e amareggiato 
Trapattoni accusa la squadra, ma dice: "Mercoledì possiamo ancora farcela"
DAL NOSTRO INVIATO

VERONA - Sapeva di giocarsi tutto in queste ultime partite: stima, riconferma e futuro. Invece ieri sera ha chiuso anzitempo la sua breve avventura in Coppa Italia, con la complicità di Rosario Lo Bello, un arbitro che sente tutto, forse anche le cose che non vengono dette. «Nanu» Galderisi è stato espulso proprio allo scadere del primo tempo, danneggiando cosi - e in modo vistoso - una Juventus già in difficoltà, che quindi si è trovata a giocare la ripresa in inferiorità numerica.
A fine partita, il piccolo attaccante proprio non si capacitava, non riusciva a spiegarsi come Lo Bello avesse potuto cacciarlo. 
"Dopo pochi attimi di partita - spiega - mi ha detto che mi avrebbe sbattuto fuori. Poi ho subito diversi falli e ho cercato di dire all'arbitro che doveva prendersela con chi prendeva a calci me e non il pallone. A questo punto Lo Bello ha estratto il cartellino giallo. Da quel momento io non ho più aperto bocca. Poi, sul finale del tempo, durante un'azione in area, lui mi ha detto per la seconda volta che mi avrebbe mandato via. Io non ho parlato, ho alzato gli occhi al cielo é Lo Bello mi ha cacciato dal campo".
Un finale molto triste, certo non quello che l'attaccante si aspettava. Anche Trapattoni mette in luce come l'uscita di Galderisi sia stata un grave handicap per i suoi: 
"In undici avremmo potuto ristabilire il risultato - sottolinea il tecnico senza correre rischi, senza lasciare troppo spazio a questa squadra che, se ha a disposizione gran parte del campo, si trova a suo perfetto agio. Comunque, non è solo un fatto di uomini in più o in meno. Questa sera, alcuni dei miel proprio non c'erano. Non possiamo lamentarci, potevamo prendere anche più di due gol. Ad ogni modo siamo in grado di ribaltare il risultato nella partita di mercoledi sera, se è il caso con l'aiuto dei supplementari e dei rigori".
Trapattoni mette quindi sotto accusa i suoi. Sul banco degli imputati salgono soprattutto Platini e Rossi. A Paolo proprio non ne va bene una, sta concludendo la sua annata malinconicamente. Il giocatore però non sembra demoralizzato:
"Ho preso, come al solito, tanti calci. E' stata per me una partita particolare perché, dopo l'espulsione, sono rimasto in avanti l'unico punto di riferimento e tutti convergevano su di me. Ho avuto poche possibilità e pochi palloni."
Boniek, che si è prodotto una lussazione all'anulare della mano sinistra, si è intrattenuto a fine partita negli spogliatoi con l'ex compagno Zmuda. Il giocatore non sembra molto convinto che la Juve possa farcela a vincere questa Coppa: 
"E' un risultato brutto per noi - sottolinea - Al ritorno faremo di tutto per attaccare, ma ci potremmo anche esporre al contropiede del veneti, che sono molto forti soprattutto in trasferta."
Platini, nonostante tutto, crede che la Juve possa ancora farcela almeno a vincere la Coppa Italia: 
«I veronesi ci hanno surclassati in questa partita - ammette - Hanno un attacco formidabile, però mi sembrano pluttosto vulnerabili in difesa. In casa, quindi, avremo la possibilità di farcela, anche se rischiamo a nostra velta di prendere dei gol."

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 20 giugno 1983



COPPA ITALIA/ULTIMO ATTO
Dopo aver ribaltato il risultato di semifinale col Torino nell' incontro di ritorno, gli uomini di Bagnoli hanno piegato la Juve al Bentegodi, ipotecando l'ultimo trofeo di stagione.
Verona sogna

E ADESSO Verona sogna: sul già succulento budino di un campionato esaltante e indimenticabile, gli uomini di Bagnoli stanno aggiungendo la ciliegina di una Coppa Italia che, comunque andrà a finire, li ha visti grandi protagonisti in ogni sua fase. Già con il Milan, nei quarti, aveva colto in trasferta il fiore di una qualificazione che pareva già appassito, poi, nel doppio scontro con gli uomini di Bersellini, i gialloblu si sono superati, andando addirittura a recuperare con una vittoria sotto la Mole la sconfitta subita al Bentegodi. Più lineare, invece, il cammino della Juve, che ha regolato l'Inter in casa per poi chiudere il conto a reti bianche al «Meazza».

IL VERONA. Al primo appuntamento della finale i veneti si sono presentati in un clima abbastanza polemico, con la bomba del probabile addio di Dirceu deflagrata proprio nel momento cruciale. Per dissuadere il campione brasiliano che, proprio nel momento dell'arrivo di tanti celebri connazionali sul nostro suolo calcistico, pare intenzionato a tornare in Patria, i tifosi hanno addirittura trasformato Verona in una sorta di Dirceulandia: i manifesti dell'asso di Curitiba hanno invaso i muri cittadini fino a fare invi-dia a quelli elettorali, tanto che c'è da pensare che, se fosse stata presentata in tempo utile, una "Lista per Dirceu" avrebbe fatto strage di crocette elettorali. L'importanza del brasiliano, d'altronde, è stata evidente proprio in questa fase di Coppa Italia, che il regista di Bagnoli ha affrontato con una carica ed uno smalto tecnico-agonistico che hanno finito col contagiare i compagni anche nelle occasioni meno stimolanti (vedi nel match di ritorno col Torino dopo il gol di Selvaggi). La finale del Bentegodi, con la incombente prospettiva di essere l'addio del campione straniero al pubblico di casa (che ha risposto col tutto esaurito) è stata per lunghi tratti una lunga sonata per coro e Dirceu: col brasiliano in cattedra a dirigere il gioco, vincendo il duello a distanza con Platini, e con il Fanna-monstre di questa stagione, una saetta imprendibile nel cuore della retroguardia bianconera, il confronto non ha avuto praticamente storia. A siglare le reti ci hanno pensato altri due eroi di questa stagione gialloblu: l'implacabile Penzo, macinatore impressionante di gol, e l'astuto Volpati, un uomo tatticamente preziosissimo, capace di trovarsi sotto porta nei momenti decisivi.

LA JUVENTUS. Per mettere le mani almeno sulle briciole di una stagione-banchetto che avrebbe dovuto essere trionfale e si sta trasformando invece in un impressionante Ramadan, Trapattoni si è trovato a dover risolvere di nuovo l'enigma Verona, che già risultò indigesto in campionato (tre punti su quattro ai gialloblu tra andata e ritorno). Per quanto si è potuto vedere all'andata, i rischi che i bianconeri concludano la stagione con lo stomaco ricolmo solo di desolanti ragnatele sono tutt'altro che remoti. Trapattoni, in vista dell'ultimo atto, ha definitivamente silurato Mágos-chino, sostituendolo con Galderisi, ma proprio il giovane attaccante, dopo le belle prove contro l'Inter, è stato protagonista negativo del match di Verona, facendosi espellere e costringendo i suoi a giocare in dieci per più di un tempo. In più, spazi preoccupanti si aprono in difesa, dove la tenuta di Scirea in fase di chiusura desta qualche perplessità, mentre in avanti Rossi continua a soffrire sia di mali propri (non si spiega altrimenti il rigore fallito contro l'Inter al Comunale) che dell'isolamento cui lo schieramento scelto da Trapattoni lo costringe. Nonostante questo, il cammino della Juve di Coppa Italia era stato finora all'insegna del rullo compressore: ci voleva la finale, secondo il maligno sortilegio che continua a perseguitare i bianconeri di Trapattoni, per far riemergere di colpo tutte le ombre di una squadra che non riesce a brillare proprio nei momenti decisivi. Il ritorno di Torino costituisce l'ultima, disperata carta. Trapattoni tocca ferro: chissà se basterà.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.25





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lunedì 9 febbraio 2026

9 Febbraio 2014: Verona - Juventus

È il 9 febbraio 2014 e si gioca Verona-Juventus che si sfidano nella quarta Giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2013-14 allo Stadio 'Marc'Antonio Bentegodi' di Verona.

É una Juventus tutta record questa guidata in panchina dal 'gladiatore' Antonio Conte. É la Juve dei 102 punti finali che strapazza tutti e conquista così il suo trentaduesimo scudetto. Pensate che il Torino (fermatasi ad un onorevole settimo posto) finisca a ben quarantacinque (45!) punti di distacco dalla squadra Campione d'Italia

Dall'altra parte c'è un Verona che disputa un campionato al di sopra delle attese e chiude a metà classifica.

Buona Visione!


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Stagione 2013-2014 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 9 febbraio 2014 ore 15.00
VERONA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Tevez 4, Tevez 21, Toni 52, Gomez J. 90+4

VERONA: Rafael, Cacciatore (Gomez J. 86), Moras, Marques, Albertazzi, Romulo, Donadel (Cirigliano 69), Hallfredsson, Iturbe, Toni, Jankovic (Martinho 62) - Allenatore : Andrea Mandorlini

JUVENTUS: Buffon, Caceres, Bonucci, Chiellini (Ogbonna 74), Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Pogba, Asamoah (Peluso 80), Tevez, Llorente (Osvaldo 65) - Allenatore : Antonio Conte

ARBITRO: Doveri



Verona-Juventus 2-2, Conte si ferma Doppietta di Tevez, poi Toni e Gomez

E’ stata fatal Verona. Toni e Gomez hanno ribaltato tutto. E’ finita 2-2. Dopo 52 minuti di dominio assoluto, la Juve si   complicata la vita, subendo due schiaffi che hanno fatto infuriare Conte. Non è bastata la doppietta di Tevez nel primo tempo, perché l’ex ariete azzurro e Juanito Gomez, appena entrato in campo, hanno rimontato i campioni d’Italia in zona Cesarini. Un peccato veniale (la solita distrazione su palla inattiva) ha riaperto una partita che sembrava chiusa, in cassaforte. L’Hellas ha protestato con Doveri per un tocco di mano di Lichtsteiner prima del pareggio. L’arbitro l’ha giudicato involontario. Dubbi pure sul raddoppio di Tevez e sul gol di Toni. Entrambi sembravano di qualche centimetro in fuorigioco. Discreto l’esordio di Osvaldo, che ha colpito il palo e ha fatto vedere cose positive. Numeri comunque spaventosi per la banda del tecnico salentino: 19 vittorie su 23 partite di campionato, 56 gol fatti, 18 subìti per un totale di 60 punti. Più di tutto aveva impressionato il modo con cui i bianconeri hanno aggredito la partita fin dal fischio d’inizio di Doveri e cercato il bottino pieno. Cattiveria agonistica, fame, qualità e cinismo. Allo stesso modo ha sorpreso e non poco, quando gli avversari hanno accorciato il risultato. E’ venuto fuori il braccino corto dei bianconeri, un limite della capolista, che ha subito il pareggio nei minuti di recupero con Juanito Gomez, mandato in campo da Mandorlini qualche attimo primo. Un punto a testa.

Stadio Bentegodi pieno. Pubblico delle grandi occasioni. Titolarissimi per Conte: 3-5-2. Buffon (ha scontato la squalifica) tra i pali. Caceres al posto dell’infortunato Barzagli. Per il resto, tutto secondo copione. Mandorlini non ha rinunciato al 4-3-3, ma i veneti si sono fatti travolgere subito. Progressione e tiro di Asamoah, respinto da Rafael (un po’ sorpreso), tocco sottomisura di Tevez, primo centro del 2014. Uno a zero dopo 4 minuti. Troppo presto. La Juve ha continuato ad attaccare, spingendo sull’acceleratore. Verticalizzazione di Pogba per l’Apache, scattato sul filo del fuorigioco (c’era di qualche centimetro). Per l’argentino è uno scherzo metterla dentro. Due a zero in 21 minuti di furia bianconera. Il Verona non ha reagito. Sterile le offensive dei veneti, che hanno chiuso la prima frazione senza dare segnali.

E’ bastato un episodio, una palla inattiva (il tallone d’Achille della capolista) per riaprire la partita. Calcio di punizione di Romulo, colpo di testa di Toni (anche lui oltre la linea di qualche centimetro) e palla nel sacco. Per l’ex bianconero undicesimo centro in questa stagione. Uno a due. E partita riaperta. Viva. Il Verona si è svegliato dal torpore che aveva scandito il primo tempo. Girandola di cambi. Fuori Llorente, dentro Osvaldo, che colpisce il palo al primo pallone toccato. Cresce la spinta dei padroni di casa. Accelerano. Ci provano. La Juve sembra aver paura. Arretra. Mandorlini trova il jolly dalla panchina. Fuori Cacciatore, dentro Juanito Gomez. Peluso e gli altri difensori se lo perdono e di testa sigla il 2-2, scatenando la rabbia di Buffon, miracoloso su Toni qualche minuto prima. Un punto a testa, che lascia l’amaro in bocca alla Juve. Conte però può vedere il bicchiere mezzo pieno, perché la Roma nel derby non è andata oltre lo zero a zero. Seppur con una partita in più, i punti di distacco dai giallorossi restano 9. Non un dettaglio.




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lunedì 29 settembre 2025

29 Settembre 1985: Hellas Verona - Juventus

È il 29 settembre 1985 e si gioca Verona-Juventus valevole per la Quarta Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Marc'Antonio Bentegodi' di Verona.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto.

Dall'altra parte c'è un Verona (Campione d'Italia in carica) che forse anche perché distratto dagli impegni in Coppa dei Campioni vivrà una stagione altalenante e chiuderà solo al decimo posto.C'è da aggiungere pure che gli scaligeri verranno eliminati dalla massima competizione europea proprio dalla Juventus in uno scontro fratricida all'insegna delle polemiche.

Buona Visione!

 


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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 4ª andata
Verona - Stadio Marc'Antonio Bentegodi
Domenica 29 settembre 1985 ore 15.00
VERONA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Laudrup 18

VERONA: Giuliani, Ferroni (Bruni 77), Volpati, Tricella, Fontolan, Briegel, Vignola (Turchetta 77), Verza, Galderisi, Di Gennaro, Sacchetti
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 87), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Tullio Lanese



Il quarto successo consecutivo della Juventus è stato ottenuto proprio sul campo più difficile, in quello stadio di Verona dove i bianconeri avevano subito fra campionato e Coppa Italia cinque sconfitte consecutive negli ultimi tre anni - 
È stato il giovane danese a propiziare la vittoria con un tiro imparabile da fuori area a metà del primo tempo. 
Siluro di Laudrup, poi barricate. 
VERONA — Autoritaria per venti minuti, tanto da tenere in soggezione un Verona privo di Elkjaer e con Briegel tòlto dal vivo del gioco, essendo impiegato nell'assurdo compito di terzino sinistro, ed in vantaggio con uno strepitoso gol (18') di Michelino Laudrup, la Juventus è via via scomparsa dal terreno come squadra capace d'imporre il proprio giocò, si è accontentata di un secondo tempo di puro contenimento correndo i suol rischi con molti affanni. 

I bianconeri hanno dato l'impressione nella ripresa di non riuscire più a organizzare uscite «pulite» se non nel finale, ancora con il danese scatenato negli spazi larghi che i gialloblù, proiettati in avanti, lasciavano per loro precisa scelta. La logica reazione dei campioni d'Italia allo svantaggio giustifica soltanto in parte la Juve provinciale della ripresa. Spiegano meglio le cose la giornata grigia di Platini, che ha tolto alla squadra bianconera l'uomo che solitamente organizza il giòco e tiene sulla corda i rivali, e la resa di Bagnoli nel secondò tempo alle esigenze di squadra: riportando Briegel al suo ruolo di centrocampista ed allargando Volpati sulla fascia, il Verona finalmente ha trovato spinta e forza d'urto, il tedesco si è portato frequentemente davanti a Tacconi; Galderisi (magnificò il duello con Brio, finito alla pari) ha cosi avuto un supporto. 

I bianconeri hanno più volte tremato ma sono riusciti a reggere, confermando le caratteristiche concrete di una squadra che pur vantando un potenziale offensivo che nessun'altra può vantare, sa anche diventare umile e badare al risultato. La squadra di Trapattoni ha rinunciato a tenere in pugno l'incontro. Costante l'iniziativa nella ripresa da Briegel tornato a centrocampo.

Malumore (ingiustificato) del pubblico. C'è stata una bagarre tra i tifosi, a fine partita. L'arbitraggio di Lanese ha indispettito i fans gialloblù che proprio ieri, nella giornata dell'amarezza, hanno ritrovato i sopiti entusiasmi sino alla rabbia. In realtà il direttore di gara messinese ha forse peccato di tempestività nell'usare il cartellino giallo; ma sul piano delle decisioni di gioco non ha commesso errori decisivi. Su un offside di Laudrup, scattato oltre la linea di difesa su lancio di Platini e poi anticipato da Giuliani in uscita, Lanese è stato tradito dal guardalinee, e sul fallo a carico di Briegel che più ha fatto indispettire i veronesi, c'è da dire che il tedesco era partito con un'azione di gioco pericolosa. 

È la sconfitta, in definitiva, ad aver provocato le reazioni dei tifosi gialloblù dopo un secondo tempo giocato quasi ad una porta sola (dieci corner, contro nessuno della Juve, il bilancio), ma questa pur comprensibile reazione emotiva non vale da giustificazione alle violente proteste. La Juventus a due volti dovrebbe meritare due giudizi e due pagelle. Ma al tirar delle somme i cardini più sicuri sono stati quattro: Tacconi, splendido nelle uscite e sicuro nello scegliere fra presa e respinta, Brio che aveva, di fronte nel più piccolo Galderisi l'avversario per lui più difficile, Manfredonia il quale sa sacrificarsi quando è necessario, ma aveva già svettato nei compiti d'interdizione anche nel momento della Juve. Laudrup magnifico nella conclusione in rete e sempre pronto a scattare su ogni pallone utile. Favero, Cabrini e Scirea hanno fatto baluardo, ma sono anche stati capaci di sganciarsi per cercare di rompere l'assedio veronese, Mauro nella sua posizione di tornante ha lavorato buoni palloni. Nella giornata sottotono di Platini è stato coinvolto Bonini, ora vivace ora stordito, mentre Serena a lungo abbandonato in avanti e mal cercato per il suo colpo di testa, ha toccalo ben pochi palIoni, sempre anticipato implacabilmente dall'ottimo Fontolan. 

Lo stopper è stato il migliore della difesa veronese, mentre Ferroni è colpevole di avere lasciato troppo spazio a Laudrup (il danese quando non è marcato stretto diventa irresistibile) anche nell'azione del gol che ha deciso la partita. Di Briegel e del suo decisivo cambio di compiti si è detto. Fra' i gialloblu, ancora, continuo pur se non brillantissimo Di Gennaro, ottimi spunti da parte di Verza, senza peccato .Tricella che ha giocato il finale come appoggio all'attacco, caparbio come sempre Galderisi, ma ancora una volta evanescente Vignola beccato anche dal suo pubblico. 

Con il ritorno di Elkjaer e con l'impiego di Briegel centrocampista, il Verona può riprendere il suo ritmo. Proprio nella giornata più deludente, la decisione di Bagnoli di restituire il tedesco ai compiti che preferisce può essere la mossa della svolta futura. Il Verona della prima mezz'ora era chiaramente in soggezione. Laudrup "dava" un avvertimento con un tiro in diagonale che lambiva il palo alla sinistra di Giuliani, ma più che altro impressionava la facilità con la quale la Juve chiudeva gli spazi davanti agli attacchi gialloblù e ripartiva con volate imperiose. 

Al 18' la superiorità degli uomini di Trapattoni si concretizzava. Palla da Mauro a Platini, ancora a Mauro, quindi a Bonini che centrava dalla destra: Serena alzava la palla di testa, Sacchetti rinviava in sforbiciata, al limite dell'arca Laudrup controllava di destro e di sinistro, batteva con forza a rete, con traiettoria angolata. Sembrava l'inizio di una marcia bianconera, ma il Verona si scuoteva immediatamente. Subito, al 21° minuto, la prima risposta efficace: manovra Tricella-Galderisi-Tricéila-Sacchetti, cross dalla destra che Di Gennaro al volo deviava appena alto sulla traversa. 

Ma era nella ripresa, con Briegel all'assalto di Tacconi, che la gara cambiava decisamente volto: la pressione del Verona era totale, assillante. Tacconi era concentratissimo, i difensori davanti a lui facevano muro anche con il corpo di fronte ai tiri gialloblù. Andavano fuori di poco deviazioni di testa di Di Gennaro e di Briegel, erano scintille tra Brio e Galderisi. Poi, in pieno forcing veronese, ancora Laudrup via due volte nel finale; abbrancato (non c'era altra difesa sul dribbling del danese) prima da Tricella, quindi dà Fontolan. Bastava per legittimare il successo, anche se la Juve aveva rinunciato troppo, per le sue possibilità e per il suo blasone.

BRUNO PERUCCA 


 


Il «segreto» della Juve? 
Semplice: Laudrup e Brio
Uno davanti e uno dietro 
I due bianconeri artefici del successo di Verona con il loro gioco e la loro grinta  


Dal nostro inviato a VERONA — Ha detto ieri Francesco Morini, lasciando a Verona lo spogliatoio della Juventus di cui è ds: 
«Visto che bel vecchio Padova?». 
L'ha detto proprio con il punto esclamativo e con quello interrogativo, cioè con anche una domanda, però già completa di risposta. Morini si riferiva alla Juventus del secondo tempo, fortemente bunkerizzata. La Juventus che al Verona per noi non è brutta, non decadente, non volgarmente traditrice del se stesso di un anno fa, ha opposto un muro chiamato Brio ed una paratia mobilissima chiamata Laudrup. Il calcio è un gioco collettivo, si sa, vince la squadra, non il singolo, e giustamente e diplomaticamente e onestamente insieme Platini ha ieri sottolineato che il fatto che lui non segni alla Juventus fino a che sta a punteggio pieno non importa nulla. 

Tutto vero, però se ieri la Juventus non aveva Brio dietro e Laudrup davanti, perdeva, o almeno non vinceva. E arriviamo a dire che perdeva anche se aveva al posto dei due altri ottimi giocatori. Perché ieri Brio è stato per la Juventus quello che Garella era l'anno scorso col Verona, quando smetteva di fare il portiere e giocava come spazzatore. E Laudrup è stato il gol, un gol che è nato da un'invenzione, da una decisione del singolo, un gol se si vuole estraneo alla squadra, anche se generato da una pressione della squadra nell'area del Verona. Balisticamente, uno dei massimi gol mai visti, così che Laudrup nel dopopartita ne parlava socchiudendo un po' gli occhi, come si fa quando si vuole meglio gustare un ricordo, e si ha paura, guardandone la ricostruzione a parole che dagli occhi sbarrati ne scappi via un po'. 

Sui libri di lettura sta scritto (adesso le prose sportive vengono accolte sempre,più sovente nelle antologie) che la squadra è un tutt'unó, il singolo deve sparire. Però auguriamo al ragazzo che vuol fare il mestiere di calciatore di essere sovente un Laudrup o un Brio, perché ad un certo punto anche la partita meglio strategicizzata si lega ad un piede messo così, ad una testa opposta così, a quel tiro riuscito e a quel tiro impedito. Il vecchio Padova ieri a Verona non ce l'avrebbe fatta se Laudrup non avesse deciso (una decisione da juventino, comunque, sia chiaro, da attaccante, cioè di una grande squadra destinata a vincere: come laziale, Laudrup non avrebbe mai potuto prendere una decisione simile) di effettuare quel tiro. E se Brio non avesse fatto, della sua concentrazione ormai classica, proverbiale, addirittura una Verona specie di durissimo diamante, a costo anche di scambiarsi brutte frasi con il vecchio caro bambino Galderisi: 
«Io in campo non rispetto nessuno, neanche mio padre». 
Alla prossima partita magari toccherà ad altri. Ma è importante che ieri, di questi tipi «extra», la Juventus ne abbia avuti due, uno per non perdere e uno per vincere, e sia così riuscita a fermare, invertendo anzi in pieno la tendenza, la serie di vittorie del Verona a Verona sui bianconeri. Il Verona secondo noi non è in crisi, gli è mancato, gli sta mancando il tipo-extra, che l'anno scorso era Galderisi, appunto, oppure Garella, oppure Brlegel. E quanto a Elkjaer, un club è grande quando col suo giocatore ha un rapporto pieno: se, come ci ha detto Laudrup nel dopopartita 
«Io lo sapevo già da mercoledì», 
Era perfettamente certo che Elkjaer non potesse giocare, perché «sciupare» un reclamo, farlo ammonire con diffida, il che significa prossima squalifica, portarlo in panchina per niente, quando era molto più opportuno e utile fargli consumare, da zoppo, la squalifica? Ma torniamo a Laudrup e a Brio. Un po' si sono resi conto di avere fatto una cosa, due cose, tante cose eccezionali. Un po' hanno recitato la parte dei bravi soldatini. 
Laudrup: 
«Con la Juve gioco per vincere, sessanta palloni a match, non dieci come nella Lazio quando giocavo per non retrocedere: e così provo di tutto, è normale, scoccare grandi tiri». 
Brio: 
«Mi adatto alla partita, all'avversario. Contro il Verona e contro Galderisi dovevo giocare in un certo modo, gladiatorio come dite voi anche se non mai cattivo». 

Laudrup: 
«Ho patito il freddo mercoledì a Mosca, è il caldo a Verona, però, nel finale ho fatto due fughe che potevano essere da gol». 
Brio: 
«I nuovi hanno capito tutto della Juventus, stimoli e volontà sono al massimo. 
Laudrup: 
«Devo molto a Platini». 
Brio: 
«Devo tutto a Trapattoni, mi ha creato, se lui dice che ho fatto uno scatto di qualità gli credo e lo ringrazio». 
La nazionale per Laudrup: 
«Non mi distrae, come vedete». 
Per Brio: 
«Non ci penso, il mio azzurro è la Juventus»
Perfetti sicuri chiari onesti nonché coscienti del loro valore. E intanto modesti. 
«Son modesto e me ne vanto», diceva una creatura di Trilussa.


 




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