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lunedì 9 febbraio 2026

9 Febbraio 2014: Verona - Juventus

È il 9 febbraio 2014 e si gioca Verona-Juventus che si sfidano nella quarta Giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2013-14 allo Stadio 'Marc'Antonio Bentegodi' di Verona.

É una Juventus tutta record questa guidata in panchina dal 'gladiatore' Antonio Conte. É la Juve dei 102 punti finali che strapazza tutti e conquista così il suo trentaduesimo scudetto. Pensate che il Torino (fermatasi ad un onorevole settimo posto) finisca a ben quarantacinque (45!) punti di distacco dalla squadra Campione d'Italia

Dall'altra parte c'è un Verona che disputa un campionato al di sopra delle attese e chiude a metà classifica.

Buona Visione!


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Stagione 2013-2014 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 9 febbraio 2014 ore 15.00
VERONA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Tevez 4, Tevez 21, Toni 52, Gomez J. 90+4

VERONA: Rafael, Cacciatore (Gomez J. 86), Moras, Marques, Albertazzi, Romulo, Donadel (Cirigliano 69), Hallfredsson, Iturbe, Toni, Jankovic (Martinho 62) - Allenatore : Andrea Mandorlini

JUVENTUS: Buffon, Caceres, Bonucci, Chiellini (Ogbonna 74), Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Pogba, Asamoah (Peluso 80), Tevez, Llorente (Osvaldo 65) - Allenatore : Antonio Conte

ARBITRO: Doveri



Verona-Juventus 2-2, Conte si ferma Doppietta di Tevez, poi Toni e Gomez

E’ stata fatal Verona. Toni e Gomez hanno ribaltato tutto. E’ finita 2-2. Dopo 52 minuti di dominio assoluto, la Juve si   complicata la vita, subendo due schiaffi che hanno fatto infuriare Conte. Non è bastata la doppietta di Tevez nel primo tempo, perché l’ex ariete azzurro e Juanito Gomez, appena entrato in campo, hanno rimontato i campioni d’Italia in zona Cesarini. Un peccato veniale (la solita distrazione su palla inattiva) ha riaperto una partita che sembrava chiusa, in cassaforte. L’Hellas ha protestato con Doveri per un tocco di mano di Lichtsteiner prima del pareggio. L’arbitro l’ha giudicato involontario. Dubbi pure sul raddoppio di Tevez e sul gol di Toni. Entrambi sembravano di qualche centimetro in fuorigioco. Discreto l’esordio di Osvaldo, che ha colpito il palo e ha fatto vedere cose positive. Numeri comunque spaventosi per la banda del tecnico salentino: 19 vittorie su 23 partite di campionato, 56 gol fatti, 18 subìti per un totale di 60 punti. Più di tutto aveva impressionato il modo con cui i bianconeri hanno aggredito la partita fin dal fischio d’inizio di Doveri e cercato il bottino pieno. Cattiveria agonistica, fame, qualità e cinismo. Allo stesso modo ha sorpreso e non poco, quando gli avversari hanno accorciato il risultato. E’ venuto fuori il braccino corto dei bianconeri, un limite della capolista, che ha subito il pareggio nei minuti di recupero con Juanito Gomez, mandato in campo da Mandorlini qualche attimo primo. Un punto a testa.

Stadio Bentegodi pieno. Pubblico delle grandi occasioni. Titolarissimi per Conte: 3-5-2. Buffon (ha scontato la squalifica) tra i pali. Caceres al posto dell’infortunato Barzagli. Per il resto, tutto secondo copione. Mandorlini non ha rinunciato al 4-3-3, ma i veneti si sono fatti travolgere subito. Progressione e tiro di Asamoah, respinto da Rafael (un po’ sorpreso), tocco sottomisura di Tevez, primo centro del 2014. Uno a zero dopo 4 minuti. Troppo presto. La Juve ha continuato ad attaccare, spingendo sull’acceleratore. Verticalizzazione di Pogba per l’Apache, scattato sul filo del fuorigioco (c’era di qualche centimetro). Per l’argentino è uno scherzo metterla dentro. Due a zero in 21 minuti di furia bianconera. Il Verona non ha reagito. Sterile le offensive dei veneti, che hanno chiuso la prima frazione senza dare segnali.

E’ bastato un episodio, una palla inattiva (il tallone d’Achille della capolista) per riaprire la partita. Calcio di punizione di Romulo, colpo di testa di Toni (anche lui oltre la linea di qualche centimetro) e palla nel sacco. Per l’ex bianconero undicesimo centro in questa stagione. Uno a due. E partita riaperta. Viva. Il Verona si è svegliato dal torpore che aveva scandito il primo tempo. Girandola di cambi. Fuori Llorente, dentro Osvaldo, che colpisce il palo al primo pallone toccato. Cresce la spinta dei padroni di casa. Accelerano. Ci provano. La Juve sembra aver paura. Arretra. Mandorlini trova il jolly dalla panchina. Fuori Cacciatore, dentro Juanito Gomez. Peluso e gli altri difensori se lo perdono e di testa sigla il 2-2, scatenando la rabbia di Buffon, miracoloso su Toni qualche minuto prima. Un punto a testa, che lascia l’amaro in bocca alla Juve. Conte però può vedere il bicchiere mezzo pieno, perché la Roma nel derby non è andata oltre lo zero a zero. Seppur con una partita in più, i punti di distacco dai giallorossi restano 9. Non un dettaglio.




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lunedì 29 settembre 2025

29 Settembre 1985: Hellas Verona - Juventus

È il 29 settembre 1985 e si gioca Verona-Juventus valevole per la Quarta Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Marc'Antonio Bentegodi' di Verona.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto.

Dall'altra parte c'è un Verona (Campione d'Italia in carica) che forse anche perché distratto dagli impegni in Coppa dei Campioni vivrà una stagione altalenante e chiuderà solo al decimo posto.C'è da aggiungere pure che gli scaligeri verranno eliminati dalla massima competizione europea proprio dalla Juventus in uno scontro fratricida all'insegna delle polemiche.

Buona Visione!

 


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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 4ª andata
Verona - Stadio Marc'Antonio Bentegodi
Domenica 29 settembre 1985 ore 15.00
VERONA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Laudrup 18

VERONA: Giuliani, Ferroni (Bruni 77), Volpati, Tricella, Fontolan, Briegel, Vignola (Turchetta 77), Verza, Galderisi, Di Gennaro, Sacchetti
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 87), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Tullio Lanese



Il quarto successo consecutivo della Juventus è stato ottenuto proprio sul campo più difficile, in quello stadio di Verona dove i bianconeri avevano subito fra campionato e Coppa Italia cinque sconfitte consecutive negli ultimi tre anni - 
È stato il giovane danese a propiziare la vittoria con un tiro imparabile da fuori area a metà del primo tempo. 
Siluro di Laudrup, poi barricate. 
VERONA — Autoritaria per venti minuti, tanto da tenere in soggezione un Verona privo di Elkjaer e con Briegel tòlto dal vivo del gioco, essendo impiegato nell'assurdo compito di terzino sinistro, ed in vantaggio con uno strepitoso gol (18') di Michelino Laudrup, la Juventus è via via scomparsa dal terreno come squadra capace d'imporre il proprio giocò, si è accontentata di un secondo tempo di puro contenimento correndo i suol rischi con molti affanni. 

I bianconeri hanno dato l'impressione nella ripresa di non riuscire più a organizzare uscite «pulite» se non nel finale, ancora con il danese scatenato negli spazi larghi che i gialloblù, proiettati in avanti, lasciavano per loro precisa scelta. La logica reazione dei campioni d'Italia allo svantaggio giustifica soltanto in parte la Juve provinciale della ripresa. Spiegano meglio le cose la giornata grigia di Platini, che ha tolto alla squadra bianconera l'uomo che solitamente organizza il giòco e tiene sulla corda i rivali, e la resa di Bagnoli nel secondò tempo alle esigenze di squadra: riportando Briegel al suo ruolo di centrocampista ed allargando Volpati sulla fascia, il Verona finalmente ha trovato spinta e forza d'urto, il tedesco si è portato frequentemente davanti a Tacconi; Galderisi (magnificò il duello con Brio, finito alla pari) ha cosi avuto un supporto. 

I bianconeri hanno più volte tremato ma sono riusciti a reggere, confermando le caratteristiche concrete di una squadra che pur vantando un potenziale offensivo che nessun'altra può vantare, sa anche diventare umile e badare al risultato. La squadra di Trapattoni ha rinunciato a tenere in pugno l'incontro. Costante l'iniziativa nella ripresa da Briegel tornato a centrocampo.

Malumore (ingiustificato) del pubblico. C'è stata una bagarre tra i tifosi, a fine partita. L'arbitraggio di Lanese ha indispettito i fans gialloblù che proprio ieri, nella giornata dell'amarezza, hanno ritrovato i sopiti entusiasmi sino alla rabbia. In realtà il direttore di gara messinese ha forse peccato di tempestività nell'usare il cartellino giallo; ma sul piano delle decisioni di gioco non ha commesso errori decisivi. Su un offside di Laudrup, scattato oltre la linea di difesa su lancio di Platini e poi anticipato da Giuliani in uscita, Lanese è stato tradito dal guardalinee, e sul fallo a carico di Briegel che più ha fatto indispettire i veronesi, c'è da dire che il tedesco era partito con un'azione di gioco pericolosa. 

È la sconfitta, in definitiva, ad aver provocato le reazioni dei tifosi gialloblù dopo un secondo tempo giocato quasi ad una porta sola (dieci corner, contro nessuno della Juve, il bilancio), ma questa pur comprensibile reazione emotiva non vale da giustificazione alle violente proteste. La Juventus a due volti dovrebbe meritare due giudizi e due pagelle. Ma al tirar delle somme i cardini più sicuri sono stati quattro: Tacconi, splendido nelle uscite e sicuro nello scegliere fra presa e respinta, Brio che aveva, di fronte nel più piccolo Galderisi l'avversario per lui più difficile, Manfredonia il quale sa sacrificarsi quando è necessario, ma aveva già svettato nei compiti d'interdizione anche nel momento della Juve. Laudrup magnifico nella conclusione in rete e sempre pronto a scattare su ogni pallone utile. Favero, Cabrini e Scirea hanno fatto baluardo, ma sono anche stati capaci di sganciarsi per cercare di rompere l'assedio veronese, Mauro nella sua posizione di tornante ha lavorato buoni palloni. Nella giornata sottotono di Platini è stato coinvolto Bonini, ora vivace ora stordito, mentre Serena a lungo abbandonato in avanti e mal cercato per il suo colpo di testa, ha toccalo ben pochi palIoni, sempre anticipato implacabilmente dall'ottimo Fontolan. 

Lo stopper è stato il migliore della difesa veronese, mentre Ferroni è colpevole di avere lasciato troppo spazio a Laudrup (il danese quando non è marcato stretto diventa irresistibile) anche nell'azione del gol che ha deciso la partita. Di Briegel e del suo decisivo cambio di compiti si è detto. Fra' i gialloblu, ancora, continuo pur se non brillantissimo Di Gennaro, ottimi spunti da parte di Verza, senza peccato .Tricella che ha giocato il finale come appoggio all'attacco, caparbio come sempre Galderisi, ma ancora una volta evanescente Vignola beccato anche dal suo pubblico. 

Con il ritorno di Elkjaer e con l'impiego di Briegel centrocampista, il Verona può riprendere il suo ritmo. Proprio nella giornata più deludente, la decisione di Bagnoli di restituire il tedesco ai compiti che preferisce può essere la mossa della svolta futura. Il Verona della prima mezz'ora era chiaramente in soggezione. Laudrup "dava" un avvertimento con un tiro in diagonale che lambiva il palo alla sinistra di Giuliani, ma più che altro impressionava la facilità con la quale la Juve chiudeva gli spazi davanti agli attacchi gialloblù e ripartiva con volate imperiose. 

Al 18' la superiorità degli uomini di Trapattoni si concretizzava. Palla da Mauro a Platini, ancora a Mauro, quindi a Bonini che centrava dalla destra: Serena alzava la palla di testa, Sacchetti rinviava in sforbiciata, al limite dell'arca Laudrup controllava di destro e di sinistro, batteva con forza a rete, con traiettoria angolata. Sembrava l'inizio di una marcia bianconera, ma il Verona si scuoteva immediatamente. Subito, al 21° minuto, la prima risposta efficace: manovra Tricella-Galderisi-Tricéila-Sacchetti, cross dalla destra che Di Gennaro al volo deviava appena alto sulla traversa. 

Ma era nella ripresa, con Briegel all'assalto di Tacconi, che la gara cambiava decisamente volto: la pressione del Verona era totale, assillante. Tacconi era concentratissimo, i difensori davanti a lui facevano muro anche con il corpo di fronte ai tiri gialloblù. Andavano fuori di poco deviazioni di testa di Di Gennaro e di Briegel, erano scintille tra Brio e Galderisi. Poi, in pieno forcing veronese, ancora Laudrup via due volte nel finale; abbrancato (non c'era altra difesa sul dribbling del danese) prima da Tricella, quindi dà Fontolan. Bastava per legittimare il successo, anche se la Juve aveva rinunciato troppo, per le sue possibilità e per il suo blasone.

BRUNO PERUCCA 


 


Il «segreto» della Juve? 
Semplice: Laudrup e Brio
Uno davanti e uno dietro 
I due bianconeri artefici del successo di Verona con il loro gioco e la loro grinta  


Dal nostro inviato a VERONA — Ha detto ieri Francesco Morini, lasciando a Verona lo spogliatoio della Juventus di cui è ds: 
«Visto che bel vecchio Padova?». 
L'ha detto proprio con il punto esclamativo e con quello interrogativo, cioè con anche una domanda, però già completa di risposta. Morini si riferiva alla Juventus del secondo tempo, fortemente bunkerizzata. La Juventus che al Verona per noi non è brutta, non decadente, non volgarmente traditrice del se stesso di un anno fa, ha opposto un muro chiamato Brio ed una paratia mobilissima chiamata Laudrup. Il calcio è un gioco collettivo, si sa, vince la squadra, non il singolo, e giustamente e diplomaticamente e onestamente insieme Platini ha ieri sottolineato che il fatto che lui non segni alla Juventus fino a che sta a punteggio pieno non importa nulla. 

Tutto vero, però se ieri la Juventus non aveva Brio dietro e Laudrup davanti, perdeva, o almeno non vinceva. E arriviamo a dire che perdeva anche se aveva al posto dei due altri ottimi giocatori. Perché ieri Brio è stato per la Juventus quello che Garella era l'anno scorso col Verona, quando smetteva di fare il portiere e giocava come spazzatore. E Laudrup è stato il gol, un gol che è nato da un'invenzione, da una decisione del singolo, un gol se si vuole estraneo alla squadra, anche se generato da una pressione della squadra nell'area del Verona. Balisticamente, uno dei massimi gol mai visti, così che Laudrup nel dopopartita ne parlava socchiudendo un po' gli occhi, come si fa quando si vuole meglio gustare un ricordo, e si ha paura, guardandone la ricostruzione a parole che dagli occhi sbarrati ne scappi via un po'. 

Sui libri di lettura sta scritto (adesso le prose sportive vengono accolte sempre,più sovente nelle antologie) che la squadra è un tutt'unó, il singolo deve sparire. Però auguriamo al ragazzo che vuol fare il mestiere di calciatore di essere sovente un Laudrup o un Brio, perché ad un certo punto anche la partita meglio strategicizzata si lega ad un piede messo così, ad una testa opposta così, a quel tiro riuscito e a quel tiro impedito. Il vecchio Padova ieri a Verona non ce l'avrebbe fatta se Laudrup non avesse deciso (una decisione da juventino, comunque, sia chiaro, da attaccante, cioè di una grande squadra destinata a vincere: come laziale, Laudrup non avrebbe mai potuto prendere una decisione simile) di effettuare quel tiro. E se Brio non avesse fatto, della sua concentrazione ormai classica, proverbiale, addirittura una Verona specie di durissimo diamante, a costo anche di scambiarsi brutte frasi con il vecchio caro bambino Galderisi: 
«Io in campo non rispetto nessuno, neanche mio padre». 
Alla prossima partita magari toccherà ad altri. Ma è importante che ieri, di questi tipi «extra», la Juventus ne abbia avuti due, uno per non perdere e uno per vincere, e sia così riuscita a fermare, invertendo anzi in pieno la tendenza, la serie di vittorie del Verona a Verona sui bianconeri. Il Verona secondo noi non è in crisi, gli è mancato, gli sta mancando il tipo-extra, che l'anno scorso era Galderisi, appunto, oppure Garella, oppure Brlegel. E quanto a Elkjaer, un club è grande quando col suo giocatore ha un rapporto pieno: se, come ci ha detto Laudrup nel dopopartita 
«Io lo sapevo già da mercoledì», 
Era perfettamente certo che Elkjaer non potesse giocare, perché «sciupare» un reclamo, farlo ammonire con diffida, il che significa prossima squalifica, portarlo in panchina per niente, quando era molto più opportuno e utile fargli consumare, da zoppo, la squalifica? Ma torniamo a Laudrup e a Brio. Un po' si sono resi conto di avere fatto una cosa, due cose, tante cose eccezionali. Un po' hanno recitato la parte dei bravi soldatini. 
Laudrup: 
«Con la Juve gioco per vincere, sessanta palloni a match, non dieci come nella Lazio quando giocavo per non retrocedere: e così provo di tutto, è normale, scoccare grandi tiri». 
Brio: 
«Mi adatto alla partita, all'avversario. Contro il Verona e contro Galderisi dovevo giocare in un certo modo, gladiatorio come dite voi anche se non mai cattivo». 

Laudrup: 
«Ho patito il freddo mercoledì a Mosca, è il caldo a Verona, però, nel finale ho fatto due fughe che potevano essere da gol». 
Brio: 
«I nuovi hanno capito tutto della Juventus, stimoli e volontà sono al massimo. 
Laudrup: 
«Devo molto a Platini». 
Brio: 
«Devo tutto a Trapattoni, mi ha creato, se lui dice che ho fatto uno scatto di qualità gli credo e lo ringrazio». 
La nazionale per Laudrup: 
«Non mi distrae, come vedete». 
Per Brio: 
«Non ci penso, il mio azzurro è la Juventus»
Perfetti sicuri chiari onesti nonché coscienti del loro valore. E intanto modesti. 
«Son modesto e me ne vanto», diceva una creatura di Trilussa.




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venerdì 26 settembre 2025

26 Settembre 1982: Verona - Juventus

É il 26 Settembre 1982 ed Hellas Verona e Juventus si sfidano nella terza Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Marc'Antonio Bentegodi' di Verona.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek

A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i veneti concludono la stagione in un quarto posto finale che promette bene per il futuro.

Buona Visione!

 


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Stagione 1982-1983 - Campionato di Serie A - 3 andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 26 settembre 1982 ore 15.00
VERONA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Fanna 63, Tricella 89, Rossi P. 90

VERONA: Garella, Oddi, Marangon L., Volpati, Spinosi, Tricella, Fanna (Fedele 90), Sacchetti, Di Gennaro, Dirceu, Penzo (Gibellini 87)
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino, Boniek, Rossi P., Platini, Bettega
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Casarin


 

Zoff: « Inizio di campionato avvilente » 
Trapattoni: «Cambiare? Sì, fa festa...» 

Unico fra i suoi compagni, Marocchino si confessa per nulla sorpreso per la sconfitta di Verona. 

"Sentivo che sarebbe finita così" mormora il giocatore bianconero —. Questo campionato ci offrirà un sacco di rogne, altro che vincerlo in carrozza. Contro di noi si impegnano tutti alla morte, pur di bat-terci corrono come disperati dall'inizio alla fine. Forse è anche comprensibile. Sicuramente, però, quella di Verona non era la Juve vera. Dobbiamo ritrovarci, meditare con serietà sugli errori che abbiamo compiuto. E dopo aver fatto ciò dovremo ricavare i primi frutti". 

Boniek e Platini non si capiscono ancora, forse sono alle prese con problemi di ambientamento. Gentile, almeno, la pensa così. 

«Certe titubanze, taluni errori non si possono spiegare che in questo modo», dice il difensore bianconero. E aggiunge: «La squadra deve progredire nel senso del collettivo, nel frattempo però gli altri ci castigano, purtroppo senza che noi si riesca a reagire adeguatamente. Ma è solo questione di tempo, ne sono certo». 

Molto ovvio Scirea, il quale sostiene: 

«Loro sono andati bene». 

Se ne deduce che la Juventus ha girato male; ma il «libero» juventino precisa: 

«Non direi, piuttosto si deve dire che a segnare è stato il Verona». 

Trapattoni, smaltita un tantino la rabbia, cerca di prenderla con filosofia. 

«Le provinciali stanno diventando grandi e allora vorrà dire che le grandi si trasformeranno in provinciali», 

mormora con un sorriso abbastanza forzato che probabilmente sì spegnerà quando l'allenatore tornerà a vedersi, fra i quattro muri dello spogliatoio, con la truppa. 

«E' chiaro — aggiunge — che dopo le lezioni di Genova e Verona qualcosa da noi dovrà cambiare. E mi riferisco soprattutto a questa». 

Con la mano fa un cenno molto eloquente per indicare la testa. Chissà se tutti capiranno. 




Deludente prova dei bianconeri sconfitti a Verona con gol dell'ex Fanna e del libero Tricella 
La Juve soffre il «mal di trasferta»

La «trazione anteriore» ha bisogno di ritocchi 
Determinante l'assenza dell'infortunato Tardelli 
La squadra di Trapattoni è troppo sbilanciata in avanti e finisce per ingolfarsi nell'area avversaria
Paolo Rossi segna a tempo scaduto 

dal nostro inviato a VERONA 

Dal trionfo Mundial una sbornia che va smaltita, ai quartieri bassi del campionato: la Juventus, battuta a Verona, procede come i gamberi. Erano anni che non accadeva due volte di schianto in trasferta ed il fenomeno sta diventando allarmante. L'attacco a trazione anteriore, che aveva funzionato a Copenaghen con il modesto Hvidorve e con il Cesena in casa e una formula che sembra destinata al fallimento in campo esterno. Questo il responso della partita di Verona: adesso Trapattoni deve correre al ripari ed è ancora in tempo poiché ieri hanno perso clamorosamente, anche Fiorentina e Roma. Non é solo questione di mentalità, di scarso determinazione o di presunzione: è un problema tattico. La squadra e troppo sbilanciata e finisce per ingolfarsi in area già affollata di avversari. Per trovare la giusta carburazione ha urgente bisogno di Tardelli, additivo indispensabile per un motore che perde troppi colpi. Con Tardelli che se non sarà pronto per il mercoledì di Coppa con i danesi, dovrebbe rientrare domenica a Torino con il Napoli la Juventus potrà riequllibrare i reparti e garantire quella azione di filtro che ieri non c'è stata. 

Senza voler togliere niente a Marocchino, che ha tentato di proteggere la fascia destra e di rifornire (non sempre a dovere) le punte o di andare direttamente a bersaglio, la Juventus deve aggiungere, almeno lontano dal Comunale, un centrocampista in piú por consentire a Platini di giostrare esclusivamente in rifinitura, alternandosi con Boniek che a Verona, malgrado fosse rimasto fermo per quasi tutta la settimana a causa della leggera contrattura muscolare, ha disputato una partita validissima, ora in cabina di regia, ora catapultandosi alla ricerca del gol. E molte azioni pericolose (ha colpito un palo al 14) dei campioni d'Italia portano l'impronta del polacco, compresa quella che ha fruttato, a tempo abbondantemente scaduto l'inutile rete di Rossi. 

Platini, che a volte é troppo bello al punto da sembrare un giocatore da salotto, ha fornito tre o quattro spunti brillanti nel primo tempo, poi è praticamente sparito di scena consentendo all'ex granata Volpati di fare un figurone e mettendo in crisi il settore mediano. Insomma Platini e Boniek mezz'ali, con Marocchino a destra accanto a Rossi e Bettega sono un lusso che la Juventus non può permettersi, sebbene Furino si prodighi per tamponare come può i grossi varchi che si aprono attorno a lui. Il Verona, reduce da due discusse e immeritate sconfitte, ha fatto la sua parte, senza rubare niente, legittimando un successo che inseguiva al Bentegodi dal lontano 17 ottobre 1971. Ha avuto anche il concorso della buona sorte, nonché di alcune parate decisive di Garella ma in umiltà la squadra di Bagnoli ha dimostrato, nonostante l'assenza di Zmuda e Guidetti, che non era giusto si trovasse a quota zero. 

L'uomo-partita e stato quel Pietro Fanna che raramente, nella Juventus si era espresso su livelli così alti. Cabrini, nonostante lo conoscesse a fondo, non è riuscito a contenerlo, specie nell'azione che ha sbloccato il risultato al 62', nata da un improvviso contropiede pescava Fanna in posizione di ala sinistra. Fanna fintava su Cabrini e lo mandava per le terre, stringeva sul centro e con un destro diagonale, insaccava tra il palo e Zoff che riusciva a toccare con la gamba il pallone, facendolo impennare senza però impedirgli di finire nel sacco. Zoff, sorpreso dal tiro violento, non era riuscito a chiudere completamente lo specchio della porta. Fanna, impazzito di gioia, consumava così la sua piccola vendetta, proprio come Brady tre domeniche fa a Marassi. Era il match-ball anche se dopo una difficile parata di Zoff su destro di Fanna (74'), soltanto al 92' in zona-recupero il Verona metteva al sicuro la vittoria con il libero Tricella. 

Ancora Dirceu, che Furino non riusciva più a controllare per le voragini create dal forcing juventino alla disperata ricerca del pareggio, toccava a Gibellini (subentrato a Penzo all'87) fermava il sinistro di Tricella con un perfetto passaggio: la gran botta si infilava imparabilmente nel sette, sulla destra di Zoff. II gol di Rossi al 93' (ribatteva a bersaglio un tiro di Boniek non trattenuto da Garella, scivolato), era assolutamente ininfluente, anche se Casarin fischiava la fine solo al 94' consentendo ancora il cambio tra Fanna e Fedele. 

Ed a proposito di Casarin c'è da segnalare che i veronesi hanno vivacemente protestato per un intervento falloso di Brio in piena area ai danni di Penzo (13). Brio, con il braccio aveva con una specie di cravatta al centravanti che, rotolava sull'erba accentuando le conseguenze dell'intervento. Forse per questo Casarin non se l'era sentita di accordare la massima punizione. Il pubblico aveva rumoreggiato con degli striscioni rovesciati per protesta contro il caro-prezzi praticato dalla societá - ce n'era uno gigantesco con su scritto: 
«Juventus attenta, se rubi paghi per tre», 
ma la vittoria veronese ha evitato code velenose e possibili incidenti al termine di una gara che per quanto combattuta, non è stata cattiva. Due soli gli ammoniti: Fanna per intervento falloso e Marocchino per proteste. 

C'é ancora da dire che Oddi ha neutralizzato un Rossi privo di adeguati rifornimenti: solo alla mezz'ora, su assist di Boniek, Rossi ha concluso e Garella gli ha negato il gol. Anche Spinosi, altro ex ha neutralizzato Bettega che oltre a un buon colpo di testa parato, ha avuto la sola occasione per pareggiare ma Garella che aveva perso il pallone su tiro di Boniek era riuscito a rimediare all'errore bloccando il molle destro ravvicinato dell'avversario. Garella aveva già effettuato interventi di rilievo come al 6' su folgore di Platini. Poi dopo che il palo l'aveva salvato su tiro di Boniek aveva deviato una punizione insidiosissima di Platini (23) e il già dettato tiro di Rossi. Senza dimenticare due respinte su Boniek (55' e 56'). Bravura di Garella e del Verona, sfortuna ma anche momenti di una Juventus che di questo passo, in campionato non andrà molto lontano.

brani tratti da: La Stampa 26 settembre 1982





IL CASO DEL GIORNO/LA JUVENTUS
Per i Campioni due sconfitte in tre partite. Chi l'avrebbe mai detto?
Eppure non c'è nulla di misterioso in questa crisi. Troppi solisti presuntuosi, non disposti al sacrificio, che si danno del lei e dispensano sterili finezze
Bella senz'anima

VERONA. Stupore e sbalordimento ma di più malinconia. Al 13' di gioco di Verona-Juventus, Brio agganciava in extremis lo scavallante e spigoloso Penzo e riusciva a fermarlo di brutto suscitando un boato di protesta e di rancore del pubblico, per il mancato intervento riparatore dell'arbitro Casarin che avrebbe dovuto concedere il penalty. Casarin, per altro ben piazzato, non era stato dell'avviso, avendo seguito tutta l' azione, prima la fallosità di Penzo poi la rudezza dell'intervento sul pallone di Brio, il rigore non si era affatto sentito di accordarlo. Da qui l'oceano di fischi e il maremoto di ribellione della gente assiepata nelle armoniose scalee del Bentegodi. Tra i facinorosi in piedi a gridare contro l'arbitro anche un collega alle mie spalle che, per il fatto di gridarmi nell'orecchio con il suo vocione, mi sentii di dover tacitare. Da Palermo a Torino sono accompagnato da colleghi che fanno il tifo in tribuna stampa; e uno pensa: finché lo fanno sul giornale con classe è un discorso, ma in tribuna stampa, che esempio danno agli sportivi comuni che pagano il biglietto? I giornalisti sportivi danno ancora l'esempio? E l'epoca di Carlin che arricchi questo giornale con i suoi disegni, di Brera che ci scrisse le sue più belle pagine? Mala tempora currunt, anche noi cronisti siamo responsabili di un certo andazzo e i calciatori fanno il silenzio stampa.

SENZ'ANIMA. Non sto divagando, sono in tema. Il tema della delusione del giorno, la squadra del giorno alla rovescia, questa Juve senz'anima, squadra di generali dove nessuno vuol fare il caporale di giornata. Perfino Furino si è stufato, non può tirare la carretta da solo. Lor signori si danno del «lei», nessuno si danna tutti fanno minuetti, Platini siede su un cocchio regale, ogni tanto si degna di scendere a terra tra i normali, allora insegue Volpati, che è biondo, che ha giocato molto in Ce in B, che il Torino ha venduto come un ferro vecchio per centosessanta milioni cosa sono centosessanta milioni oggi in Italia? Bastano per acquistarci una casa? No. Ma bastano per acquistare un Volpati. Eppure che affarone ha fatto il Verona. Volpati migliore in campo all'Olimpico contro la Roma, migliore in campo contro la Juve, svettava la sua testa bionda, arrivava fin sotto l'area trascurata da monsieur Platini, che si godeva il panorama.

IL REGISTA. Dicono che Platini sia il regista della Juventus. E allora, Boniek? Chi dei due fa davvero il regista? C'è una differenza. Platini lancia preferibilmente da lontano. Boniek, avanza, smattona, almeno corre di più. Risultato? È una Juve a trazione anteriore in cui tutti attaccano e nessuno fatica. Il gol di Paolo Rossi al 92' è stato propiziato da un paperone di Garella, il portiere dal volto di salumaio. Avete mai pensato, a luglio, appena appreso che la Juve avrebbe schierato affiancati Boniek, Platini e Rossi, nonché il redivivo Bettega, per non parlare di Tardelli, che potesse alla terza di campionato averle buscate due volte? Certamente no. Ma non sta succedendo nulla di strano. Sono strani i ruffiani, quelli, che si nascondono la testa tra la cenere davanti ai potenti e scrivono che tutto va bene Madama la Marchesa. Va tutto male. Trapattoni, che è bravo e un giulivo, non riesce a metterli d'accordo. Non si sente la sua mano. Non si vede il gioco della cooperativa. Si danno del lei in campo lor signori. Non si battono col cuore. Sono dimostrativi, sono foche ammaestrate. E in contropiede beccano che è un piacere. Prima partita del campionato. Ferroni, un terzino che non aveva mai segnato un gol in A, romano trapiantato a Genova, un'operaio del pallone, entra nel vivo della difesa juventina, supera Rossi in libertà, avanza in verticale per 50 metri ed infila spietatamente Zoff. Terza partita. Al Bentegodi appunto. Dirceu va a lanciare Fanna sulla verticale sinistra. Si, proprio Fanna. L'oggetto misterioso di parecchie annate alla Juventus. A un certo punto il Trap gli preferiva tutti. Non sapeva più chi preferirgli. Fanna il velocista un po' tremebondo. Il furlan dal caratte-re indeciso. Ma chi è? Un ragazzo da plasmare con la fiducia. Quella che gli ha dato Bagnoli. E così Fanna si infila in area e punta su Zoff. Lo fulmina con un secco tiro radente che Zoff, l' inimitabile, intuisce in ritardo. Do il primo cinque a Zoff da quando lo vedo parare nella Juve per questo evidente errore di piazzamento. Non esistono i robot, son tutti uomini. E i sei campioni del mondo ci mettono l'impegno, ma non sempre la testa, Zoff in campo, Zoff compreso. E inutile che Trapattoni si sgoli, tanto non lo stanno ad ascoltare.

BANDIERA. Il gol di Fanna cadeva maturo dall'albero, perché attaccare non basta se non c'è decisione, se non c'è spinta morale, se non c'è cooperativa, se non c'è cuore, se non c'è voglia di soffrire, se non c'è attaccamento alla bandiera. I soldi sono nulla se un campione non si sente affratellato con i colleghi. Io ricordo la Juve dello scorso anno a Udine. Beccò un gol dalla ditta Causio, che domenica ha sfolgorato a Firenze che levati, ma che reazione! Pareggio e poi vinse clamorosamente. Ma quella «era la Juventus», squadra creata da Boniperti sulle architravi del collettivo, sulla professionalità e sulla grinta, una squadra con un'anima sola. Verona ammonisce. Dopo tre turni di campionato, per la Juve di Boniek, Platini, Rossi, Tardelli, Cabrini, Zoff, Gentile e chi più ne ha più ne metta, una sola vittoria. Gol segnati 3 e beccati 3.
E non c'è più tempo da perdere, anche se il contemporaneo passo falso di Fiorentina e Roma mantiene le posizio-ni in classifica aleatorie. La Juve è un problema. È il problema del calcio italiano in questo momento. È cresciuta troppo. Si è ammalata di grandezza. Ha troppi campioni. Troppi galli nel pol-laio, che vuol dire troppi stili, ricerca continua del difficile, pomposità, barocchismi, presunzione, amore per il superfluo. In una parola mancanza di umiltà. Qualcuno a Torino rimpiange Brady come se Boniperti acquistando Platini avesse sbagliato. Parliamoci chiaro. Noi non vogliamo essere i difen-sori di nessuno, ma della verità si. La squadra è molle, ma non per colpa di Boniperti. Boniperti ha dato a Trapat-toni i più grandi giocatori possibili ma non è nemmeno colpa di Trapattoni.

IN TEMPO. Il mondiale lascia degli strascichi pesanti lascia umori strani, la stanchezza psicologica non si caccia via con l'allenamento. Gli stress, la tensione del quotidiano non si cancellano con un gol. L' irripetibile Spagna ha consegnato al Trap un manipolo di prodi ammosciati, non hanno nulla da dimostrare ed ahimé non lo dimostrano. Così al Verona basta difendersi con rabbia per infilare i campioni d'Italia e del mondo come tordi. Ma non tordi, né tonti, li vogliamo i bianconeri, come ci sono apparsi a Verona. Fu la fatal Verona per un certo Milan, ricordate? Noi non vogliamo che lo sia per la Juve. Vogliamo invece che da Verona la Juve ricominci a salire. Ritrovando in se stessa, nella sua famiglia, nella sua unità, nei suoi valori, gli equilibri magici.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr. 39

 




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