venerdì 26 settembre 2025

26 Settembre 1982: Verona - Juventus

É il 26 Settembre 1982 ed Hellas Verona e Juventus si sfidano nella terza Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Marc'Antonio Bentegodi' di Verona.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek

A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i veneti concludono la stagione in un quarto posto finale che promette bene per il futuro.

Buona Visione!

 


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Stagione 1982-1983 - Campionato di Serie A - 3 andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 26 settembre 1982 ore 15.00
VERONA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Fanna 63, Tricella 89, Rossi P. 90

VERONA: Garella, Oddi, Marangon L., Volpati, Spinosi, Tricella, Fanna (Fedele 90), Sacchetti, Di Gennaro, Dirceu, Penzo (Gibellini 87)
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino, Boniek, Rossi P., Platini, Bettega
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Casarin


 

Zoff: « Inizio di campionato avvilente » 
Trapattoni: «Cambiare? Sì, fa festa...» 

Unico fra i suoi compagni, Marocchino si confessa per nulla sorpreso per la sconfitta di Verona. 

"Sentivo che sarebbe finita così" mormora il giocatore bianconero —. Questo campionato ci offrirà un sacco di rogne, altro che vincerlo in carrozza. Contro di noi si impegnano tutti alla morte, pur di bat-terci corrono come disperati dall'inizio alla fine. Forse è anche comprensibile. Sicuramente, però, quella di Verona non era la Juve vera. Dobbiamo ritrovarci, meditare con serietà sugli errori che abbiamo compiuto. E dopo aver fatto ciò dovremo ricavare i primi frutti". 

Boniek e Platini non si capiscono ancora, forse sono alle prese con problemi di ambientamento. Gentile, almeno, la pensa così. 

«Certe titubanze, taluni errori non si possono spiegare che in questo modo», dice il difensore bianconero. E aggiunge: «La squadra deve progredire nel senso del collettivo, nel frattempo però gli altri ci castigano, purtroppo senza che noi si riesca a reagire adeguatamente. Ma è solo questione di tempo, ne sono certo». 

Molto ovvio Scirea, il quale sostiene: 

«Loro sono andati bene». 

Se ne deduce che la Juventus ha girato male; ma il «libero» juventino precisa: 

«Non direi, piuttosto si deve dire che a segnare è stato il Verona». 

Trapattoni, smaltita un tantino la rabbia, cerca di prenderla con filosofia. 

«Le provinciali stanno diventando grandi e allora vorrà dire che le grandi si trasformeranno in provinciali», 

mormora con un sorriso abbastanza forzato che probabilmente sì spegnerà quando l'allenatore tornerà a vedersi, fra i quattro muri dello spogliatoio, con la truppa. 

«E' chiaro — aggiunge — che dopo le lezioni di Genova e Verona qualcosa da noi dovrà cambiare. E mi riferisco soprattutto a questa». 

Con la mano fa un cenno molto eloquente per indicare la testa. Chissà se tutti capiranno. 




Deludente prova dei bianconeri sconfitti a Verona con gol dell'ex Fanna e del libero Tricella 
La Juve soffre il «mal di trasferta»

La «trazione anteriore» ha bisogno di ritocchi 
Determinante l'assenza dell'infortunato Tardelli 
La squadra di Trapattoni è troppo sbilanciata in avanti e finisce per ingolfarsi nell'area avversaria
Paolo Rossi segna a tempo scaduto 

dal nostro inviato a VERONA 

Dal trionfo Mundial una sbornia che va smaltita, ai quartieri bassi del campionato: la Juventus, battuta a Verona, procede come i gamberi. Erano anni che non accadeva due volte di schianto in trasferta ed il fenomeno sta diventando allarmante. L'attacco a trazione anteriore, che aveva funzionato a Copenaghen con il modesto Hvidorve e con il Cesena in casa e una formula che sembra destinata al fallimento in campo esterno. Questo il responso della partita di Verona: adesso Trapattoni deve correre al ripari ed è ancora in tempo poiché ieri hanno perso clamorosamente, anche Fiorentina e Roma. Non é solo questione di mentalità, di scarso determinazione o di presunzione: è un problema tattico. La squadra e troppo sbilanciata e finisce per ingolfarsi in area già affollata di avversari. Per trovare la giusta carburazione ha urgente bisogno di Tardelli, additivo indispensabile per un motore che perde troppi colpi. Con Tardelli che se non sarà pronto per il mercoledì di Coppa con i danesi, dovrebbe rientrare domenica a Torino con il Napoli la Juventus potrà riequllibrare i reparti e garantire quella azione di filtro che ieri non c'è stata. 

Senza voler togliere niente a Marocchino, che ha tentato di proteggere la fascia destra e di rifornire (non sempre a dovere) le punte o di andare direttamente a bersaglio, la Juventus deve aggiungere, almeno lontano dal Comunale, un centrocampista in piú por consentire a Platini di giostrare esclusivamente in rifinitura, alternandosi con Boniek che a Verona, malgrado fosse rimasto fermo per quasi tutta la settimana a causa della leggera contrattura muscolare, ha disputato una partita validissima, ora in cabina di regia, ora catapultandosi alla ricerca del gol. E molte azioni pericolose (ha colpito un palo al 14) dei campioni d'Italia portano l'impronta del polacco, compresa quella che ha fruttato, a tempo abbondantemente scaduto l'inutile rete di Rossi. 

Platini, che a volte é troppo bello al punto da sembrare un giocatore da salotto, ha fornito tre o quattro spunti brillanti nel primo tempo, poi è praticamente sparito di scena consentendo all'ex granata Volpati di fare un figurone e mettendo in crisi il settore mediano. Insomma Platini e Boniek mezz'ali, con Marocchino a destra accanto a Rossi e Bettega sono un lusso che la Juventus non può permettersi, sebbene Furino si prodighi per tamponare come può i grossi varchi che si aprono attorno a lui. Il Verona, reduce da due discusse e immeritate sconfitte, ha fatto la sua parte, senza rubare niente, legittimando un successo che inseguiva al Bentegodi dal lontano 17 ottobre 1971. Ha avuto anche il concorso della buona sorte, nonché di alcune parate decisive di Garella ma in umiltà la squadra di Bagnoli ha dimostrato, nonostante l'assenza di Zmuda e Guidetti, che non era giusto si trovasse a quota zero. 

L'uomo-partita e stato quel Pietro Fanna che raramente, nella Juventus si era espresso su livelli così alti. Cabrini, nonostante lo conoscesse a fondo, non è riuscito a contenerlo, specie nell'azione che ha sbloccato il risultato al 62', nata da un improvviso contropiede pescava Fanna in posizione di ala sinistra. Fanna fintava su Cabrini e lo mandava per le terre, stringeva sul centro e con un destro diagonale, insaccava tra il palo e Zoff che riusciva a toccare con la gamba il pallone, facendolo impennare senza però impedirgli di finire nel sacco. Zoff, sorpreso dal tiro violento, non era riuscito a chiudere completamente lo specchio della porta. Fanna, impazzito di gioia, consumava così la sua piccola vendetta, proprio come Brady tre domeniche fa a Marassi. Era il match-ball anche se dopo una difficile parata di Zoff su destro di Fanna (74'), soltanto al 92' in zona-recupero il Verona metteva al sicuro la vittoria con il libero Tricella. 

Ancora Dirceu, che Furino non riusciva più a controllare per le voragini create dal forcing juventino alla disperata ricerca del pareggio, toccava a Gibellini (subentrato a Penzo all'87) fermava il sinistro di Tricella con un perfetto passaggio: la gran botta si infilava imparabilmente nel sette, sulla destra di Zoff. II gol di Rossi al 93' (ribatteva a bersaglio un tiro di Boniek non trattenuto da Garella, scivolato), era assolutamente ininfluente, anche se Casarin fischiava la fine solo al 94' consentendo ancora il cambio tra Fanna e Fedele. 

Ed a proposito di Casarin c'è da segnalare che i veronesi hanno vivacemente protestato per un intervento falloso di Brio in piena area ai danni di Penzo (13). Brio, con il braccio aveva con una specie di cravatta al centravanti che, rotolava sull'erba accentuando le conseguenze dell'intervento. Forse per questo Casarin non se l'era sentita di accordare la massima punizione. Il pubblico aveva rumoreggiato con degli striscioni rovesciati per protesta contro il caro-prezzi praticato dalla societá - ce n'era uno gigantesco con su scritto: 
«Juventus attenta, se rubi paghi per tre», 
ma la vittoria veronese ha evitato code velenose e possibili incidenti al termine di una gara che per quanto combattuta, non è stata cattiva. Due soli gli ammoniti: Fanna per intervento falloso e Marocchino per proteste. 

C'é ancora da dire che Oddi ha neutralizzato un Rossi privo di adeguati rifornimenti: solo alla mezz'ora, su assist di Boniek, Rossi ha concluso e Garella gli ha negato il gol. Anche Spinosi, altro ex ha neutralizzato Bettega che oltre a un buon colpo di testa parato, ha avuto la sola occasione per pareggiare ma Garella che aveva perso il pallone su tiro di Boniek era riuscito a rimediare all'errore bloccando il molle destro ravvicinato dell'avversario. Garella aveva già effettuato interventi di rilievo come al 6' su folgore di Platini. Poi dopo che il palo l'aveva salvato su tiro di Boniek aveva deviato una punizione insidiosissima di Platini (23) e il già dettato tiro di Rossi. Senza dimenticare due respinte su Boniek (55' e 56'). Bravura di Garella e del Verona, sfortuna ma anche momenti di una Juventus che di questo passo, in campionato non andrà molto lontano.

brani tratti da: La Stampa 26 settembre 1982





IL CASO DEL GIORNO/LA JUVENTUS
Per i Campioni due sconfitte in tre partite. Chi l'avrebbe mai detto?
Eppure non c'è nulla di misterioso in questa crisi. Troppi solisti presuntuosi, non disposti al sacrificio, che si danno del lei e dispensano sterili finezze
Bella senz'anima

VERONA. Stupore e sbalordimento ma di più malinconia. Al 13' di gioco di Verona-Juventus, Brio agganciava in extremis lo scavallante e spigoloso Penzo e riusciva a fermarlo di brutto suscitando un boato di protesta e di rancore del pubblico, per il mancato intervento riparatore dell'arbitro Casarin che avrebbe dovuto concedere il penalty. Casarin, per altro ben piazzato, non era stato dell'avviso, avendo seguito tutta l' azione, prima la fallosità di Penzo poi la rudezza dell'intervento sul pallone di Brio, il rigore non si era affatto sentito di accordarlo. Da qui l'oceano di fischi e il maremoto di ribellione della gente assiepata nelle armoniose scalee del Bentegodi. Tra i facinorosi in piedi a gridare contro l'arbitro anche un collega alle mie spalle che, per il fatto di gridarmi nell'orecchio con il suo vocione, mi sentii di dover tacitare. Da Palermo a Torino sono accompagnato da colleghi che fanno il tifo in tribuna stampa; e uno pensa: finché lo fanno sul giornale con classe è un discorso, ma in tribuna stampa, che esempio danno agli sportivi comuni che pagano il biglietto? I giornalisti sportivi danno ancora l'esempio? E l'epoca di Carlin che arricchi questo giornale con i suoi disegni, di Brera che ci scrisse le sue più belle pagine? Mala tempora currunt, anche noi cronisti siamo responsabili di un certo andazzo e i calciatori fanno il silenzio stampa.

SENZ'ANIMA. Non sto divagando, sono in tema. Il tema della delusione del giorno, la squadra del giorno alla rovescia, questa Juve senz'anima, squadra di generali dove nessuno vuol fare il caporale di giornata. Perfino Furino si è stufato, non può tirare la carretta da solo. Lor signori si danno del «lei», nessuno si danna tutti fanno minuetti, Platini siede su un cocchio regale, ogni tanto si degna di scendere a terra tra i normali, allora insegue Volpati, che è biondo, che ha giocato molto in Ce in B, che il Torino ha venduto come un ferro vecchio per centosessanta milioni cosa sono centosessanta milioni oggi in Italia? Bastano per acquistarci una casa? No. Ma bastano per acquistare un Volpati. Eppure che affarone ha fatto il Verona. Volpati migliore in campo all'Olimpico contro la Roma, migliore in campo contro la Juve, svettava la sua testa bionda, arrivava fin sotto l'area trascurata da monsieur Platini, che si godeva il panorama.

IL REGISTA. Dicono che Platini sia il regista della Juventus. E allora, Boniek? Chi dei due fa davvero il regista? C'è una differenza. Platini lancia preferibilmente da lontano. Boniek, avanza, smattona, almeno corre di più. Risultato? È una Juve a trazione anteriore in cui tutti attaccano e nessuno fatica. Il gol di Paolo Rossi al 92' è stato propiziato da un paperone di Garella, il portiere dal volto di salumaio. Avete mai pensato, a luglio, appena appreso che la Juve avrebbe schierato affiancati Boniek, Platini e Rossi, nonché il redivivo Bettega, per non parlare di Tardelli, che potesse alla terza di campionato averle buscate due volte? Certamente no. Ma non sta succedendo nulla di strano. Sono strani i ruffiani, quelli, che si nascondono la testa tra la cenere davanti ai potenti e scrivono che tutto va bene Madama la Marchesa. Va tutto male. Trapattoni, che è bravo e un giulivo, non riesce a metterli d'accordo. Non si sente la sua mano. Non si vede il gioco della cooperativa. Si danno del lei in campo lor signori. Non si battono col cuore. Sono dimostrativi, sono foche ammaestrate. E in contropiede beccano che è un piacere. Prima partita del campionato. Ferroni, un terzino che non aveva mai segnato un gol in A, romano trapiantato a Genova, un'operaio del pallone, entra nel vivo della difesa juventina, supera Rossi in libertà, avanza in verticale per 50 metri ed infila spietatamente Zoff. Terza partita. Al Bentegodi appunto. Dirceu va a lanciare Fanna sulla verticale sinistra. Si, proprio Fanna. L'oggetto misterioso di parecchie annate alla Juventus. A un certo punto il Trap gli preferiva tutti. Non sapeva più chi preferirgli. Fanna il velocista un po' tremebondo. Il furlan dal caratte-re indeciso. Ma chi è? Un ragazzo da plasmare con la fiducia. Quella che gli ha dato Bagnoli. E così Fanna si infila in area e punta su Zoff. Lo fulmina con un secco tiro radente che Zoff, l' inimitabile, intuisce in ritardo. Do il primo cinque a Zoff da quando lo vedo parare nella Juve per questo evidente errore di piazzamento. Non esistono i robot, son tutti uomini. E i sei campioni del mondo ci mettono l'impegno, ma non sempre la testa, Zoff in campo, Zoff compreso. E inutile che Trapattoni si sgoli, tanto non lo stanno ad ascoltare.

BANDIERA. Il gol di Fanna cadeva maturo dall'albero, perché attaccare non basta se non c'è decisione, se non c'è spinta morale, se non c'è cooperativa, se non c'è cuore, se non c'è voglia di soffrire, se non c'è attaccamento alla bandiera. I soldi sono nulla se un campione non si sente affratellato con i colleghi. Io ricordo la Juve dello scorso anno a Udine. Beccò un gol dalla ditta Causio, che domenica ha sfolgorato a Firenze che levati, ma che reazione! Pareggio e poi vinse clamorosamente. Ma quella «era la Juventus», squadra creata da Boniperti sulle architravi del collettivo, sulla professionalità e sulla grinta, una squadra con un'anima sola. Verona ammonisce. Dopo tre turni di campionato, per la Juve di Boniek, Platini, Rossi, Tardelli, Cabrini, Zoff, Gentile e chi più ne ha più ne metta, una sola vittoria. Gol segnati 3 e beccati 3.
E non c'è più tempo da perdere, anche se il contemporaneo passo falso di Fiorentina e Roma mantiene le posizio-ni in classifica aleatorie. La Juve è un problema. È il problema del calcio italiano in questo momento. È cresciuta troppo. Si è ammalata di grandezza. Ha troppi campioni. Troppi galli nel pol-laio, che vuol dire troppi stili, ricerca continua del difficile, pomposità, barocchismi, presunzione, amore per il superfluo. In una parola mancanza di umiltà. Qualcuno a Torino rimpiange Brady come se Boniperti acquistando Platini avesse sbagliato. Parliamoci chiaro. Noi non vogliamo essere i difen-sori di nessuno, ma della verità si. La squadra è molle, ma non per colpa di Boniperti. Boniperti ha dato a Trapat-toni i più grandi giocatori possibili ma non è nemmeno colpa di Trapattoni.

IN TEMPO. Il mondiale lascia degli strascichi pesanti lascia umori strani, la stanchezza psicologica non si caccia via con l'allenamento. Gli stress, la tensione del quotidiano non si cancellano con un gol. L' irripetibile Spagna ha consegnato al Trap un manipolo di prodi ammosciati, non hanno nulla da dimostrare ed ahimé non lo dimostrano. Così al Verona basta difendersi con rabbia per infilare i campioni d'Italia e del mondo come tordi. Ma non tordi, né tonti, li vogliamo i bianconeri, come ci sono apparsi a Verona. Fu la fatal Verona per un certo Milan, ricordate? Noi non vogliamo che lo sia per la Juve. Vogliamo invece che da Verona la Juve ricominci a salire. Ritrovando in se stessa, nella sua famiglia, nella sua unità, nei suoi valori, gli equilibri magici.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr. 39

 




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