Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.
Per quanto riguarda la coppa nazionale i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall' Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.
Per quanto riguarda i viola, la squadra terminerá la propria corsa a metá classifica. Un anno senza infamia e senza lode!
Buona Visione!
Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A -
3 ritorno Firenze - Stadio Comunale Domenica 22 febbraio 1976 ore 15.00 FIORENTINA-JUVENTUS 1-1 MARCATORI: Bettega R. 26, Bresciani 60
FIORENTINA: Superchi, Galdiolo, Roggi,
Pellegrini, Della Martira, Merlo, Speggiorin (Bresciani 58), Caso, Casarsa,
Antognoni, Desolati Allenatore: Carlo Mazzone
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Tardelli,
Cuccureddu, Morini, Scirea, Damiani, Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R.
(Gori S. 29) Allenatore: Carlo Parola
ARBITRO: Menegali
Le pagelle bianconere
ZOFF — E' tornato il portiere saracinesca che tutti ricordano, la « magra » che è costata il gol contro il Como, che ha avuto in parte sulla coscienza, è certamente dimenticata. Due a tre interventi decisivi fra i pali in uscita per confermarlo indiscutibilmente il numero uno italiano dei portieri.
GENTILE — Si è trovato a marcare Speggiorin poi Desolati, su entrambi, per quanto non abbiano certo dimostrato di essere dei « draghi », si è trovato talvolta in difficoltà.
TARDELLI — Sceso in campo con la maglia numero 3 , ha giocato praticamente da mediano a tutto campo su Antognoni ingaggiando un duello a viso aperto che è stato la cosa più bella della partita. Lo ha vinto lui.
CUCCUREDDU — Ha dovuto marcare Casarsa, centravanti di maglia ma in realtà mezza punta. Se l'è cavata onestamente, anche se in qualche occasione ci si aspettava una spinta maggiore.
MORINI — Ha giocato prima su Desolati e quindi su Bresciani, si è difeso con la consueta energia, senza troppo stile ma anche senza errori, confermando il suo buon rendimento nella stagione.
SCIREA — Grossa rivincita del libero di fronte al pubblico toscano che certo non l'aveva potuto ammirare nella raffazzonata retroguardia azzurra contro lo Zurigo. Si è avuta l'ennesima conferma che nell'impianto bianconero creato a misura degli uomini che lo compongono Scirea ha una precisa ed efficacissima collocazione. E' stato valido nei contrasti e bravissimo negli spunti offensivi.
DAMIANI — E' molto probabile che Roggi abbia avuto degli incubi notturni e se lo sia sognato. « Flipper » ha disputato una partita con luci ed ombre, ma i momenti di luce sono stati sfolgoranti anche se non hanno portato risultati concreti.
CAUSIO — Ha offerto al pubblico fiorentino alcuni « numeri » di alta scuola, ma non ha badato soltanto allo spettacolo inserendosi bene nella manovra e contrastando con efficacia a centrocampo. Ciò non toglie però che opposto a Caso, un altro giocatore che attacca e difende, abbia avuto dei momenti di pausa, lasciando troppo libero l'avversario quando questi si portava nell'area di rigore bianconera.
ANASTASI — Ha avuto un compito molto ingrato, braccato tutta la partita da un Della Martira che non ha certo fatto complimenti. Pietro si batte con coraggio, e questo è un suo gran merito, anche se il rendimento non è ancora altissimo.
CAPELLO — Ha avuto come avversario a distanza Merlo il quale nel completo della partita ha potuto farsi notare di più. Capello, va detto, ha svolto un buon lavoro di protezione, facendo qualche passo avanti sulla strada della forma migliore anche se ha dimostrato di non averla ancora raggiunta. Nel finale si è anche portato all'attacco, ma senza fortuna.
BETTEGA — Ha giocato ventisei minuti segnando il magnifico gol che ha sbloccato la partita, ma subendo nell'occasione un doloroso infortunio. Un vero peccato, per lui e per la squadra.
GORI — E' entrato a freddo, sostituendo Bettega, si è mosso volonterosamente come sempre, ma nel finale ha dovuto ridurre un po' il ritmo per una contrattura muscnlare; di certo non è stato fortunato nel rientro in squadra.
Una sfida che potrebbe sembrare impari ma che alla fine premia i romagnoli con un meritato pareggio. Sarà una partita scoppiettante che farà felice gli amanti del calcio d'attacco. Finisce 3-3 a dimostrazione che quel Cesena (arrivato storicamente al sesto posto in Serie A) era una squadra forte ed ambiziosa.
Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.
Buona Visione!
Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 7 andata Torino - Stadio Comunale Domenica 30 novembre 1975 ore 14:30 JUVENTUS-CESENA 3-3 MARCATORI: Frustalupi rigore 21, Urban 40, Capello F. 49, Bettega R. 52, Petrini 66, Gentile 81
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Spinosi, Scirea, Causio, Gori S., Anastasi, Capello F., Bettega R Allenatore: Carlo Parola
Capello: "Noi siamo professionisti seri perché gli arbitri ci prendono in giro?,, Le polemiche per il rigore concesso e per quelli negati
Un rigore dato, due negati. Quello dato è contro, quelli negati sono a favore. Dopo aver rischiato due volte di perdere, la Juventus pareggia e alla fine recrimina sul fatto di non aver vinto. Capello è il più furioso e non bada a spese. Quando entriamo negli spogliatoi quasi ci aggredisce per dire:
«Così, secondo quanto avete visto dalla tribuna era rigore sacrosanto quello del Cesena? Allora fatevi spiegare da Gentile com'è andata. Gentile è entrato sulla palla, non ha toccato Urban. L'arbitro ha Impiegato cinque secondi prima di concedere il penalty».
Chiediamo conferma a Gentile il quale spiega:
«Dico la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità, lo sono entrato da dietro, però con la punta del piede ho deviato la palla e non ho toccato l'avversario, il quale calciando a vuoto si è sbilanciato cadendo ».
Riprende II microfono Capello per dire:
«E allora I rigori che ci sono stati negati, piuttosto dove li mettiamo? Oddi stende Gori, niente. Ceccarelli tocca con le mani, niente. Oddi e Cera piombano su Gori. niente. Spinosi in elevazione viene spinto via mentre sta per battere a rete, niente. Si mettano in testa una cosa certi signori: noi siamo professionisti seri, non possiamo farci prendere in giro dagli arbitri, non è giusto. Naturalmente le ammonizioni contro di noi si sono sprecate. E' stata una bella partita giocata contro un bel Cesena. Peccato la pecca arbitrale».
Spinosi interviene:
»E' certo che se andiamo avanti così il campionato lo salvano proprio ».
E Bettega:
«Alla fine ho protestato con l'arbitro perché non ha recuperato tutto II tempo perso. Stavamo attaccando, aveva paura che vincessimo forse?».
Gori è furioso:
«A nostro favore, per il fallo ai miei danni, il rigore era netto. L'arbitro forse aspettava che mi sparassero per concedere il penalty?».
Spinosi fa anche considerazioni personali, oltre che sulla partita. Del suo rientro in squadra si ritiene soddisfatto e afferma:
«Ho speranza che domenica mi confermino. D'altronde il Torino gioca con due punte, quindi occorrono i due stopper. Se mi mettono di nuovo in disparte, non è giusto. Sono stanco di sentirmi dire che sono giovane e che, quindi, posso aspettare».
Il presidente Boniperti non vuol parlare dell'arbitro, accetta soltanto di parlare della squadra.
«Nel primo tempo — dice — la Juventus era un po' frastornata. Nella ripresa, invece, c'è stata una splendida reazione, ha recuperato prima i due gol e poi II terzo. Una prova di carattere molto confortante in vista del derby».
Che cosa è successo nell'intervallo per giustificare un slmile cambiamento dal primo al secondo tempo? Niente di particolare. Boniperti è sceso negli spogliatoi ed ha incoraggiato la squadra. Parola ha raccomandato le marcature, tra II silenzio di tutti. Prima del rientro in campo Boniperti ha ancora detto:
«Forza ragazzi, anche in soli 45 minuti, due gol in casa si possono fare».
Parola si è divertito, almeno cosi ha detto:
«Sei gol — ha esordito affacciandosi sulla porta degli spogliatoi — saranno almeno valsi a non rendere noiosi I 90 minuti. La gente si sarà divertita, si sarà emozionata, lo mi sono divertito. Peccato che ci sia mancato il gol della vittoria per rendere più completa la festa».
'Nel primo tempo s'è vista una brutta Juventus' gli fanno osservare perché si spengano certi entusiasmi.
«Nel primo tempo — risponde — ho visto un bel Cesena, ma nella ripresa s'è vista una bella Juventus. Due gol nei primi sette minuti non mi sembrano da sottovalutare, e poi, gol bellissimi, mica su rigore».
'Tre gol subiti alla viglila del derby indicano che la vostra difesa a volte si distrae troppo'.
«Tre gol, tre gol. Uno è stato subito su calcio di rigore per un fallo che Gentile giura di non aver commesso. Il secondo è stato bello, niente da dire. Il terzo è stato un autogol perché la palla è carambolata sul piede di Scirea impennandosi e mettendo fuori causa Zoff».
'Insomma lei è soddisfatto di questo pareggio?'.
«Nella storia del campionato capitano le giornate storte, in queste giornate storte importante è non perdere. Noi abbiamo pareggiato dopo essere andati in svantaggio per 0-2 e per 2-3. Il Cesena oltre a tutto per noi è un osso costituzionalmente duro. Lo scorso anno avevamo vinto a stento, due anni fa proprio qui a Torino ci aveva costretti al pareggio. Non lamentiamoci ».
In campionato i bianconeri battagliano fino all'ultimo con i cugini granata per la vittoria dello Scudettoma devono cedere lo scettro al Torino che vince così il suo settimo tricolore.
Dall'altra parte i rossoneri lombardi terminano la loro stagione in un bel terzo posto finale.
Buona Visione!
Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 6 andata Milano - Stadio San Siro Domenica 16 novembre 1975 ore 14:30 MILAN-JUVENTUS 0-1 MARCATORI: Gori S. 75
Milano, 16 novembre. La Juventus è già sola al vertice della classifica con un magnifico gol di Gori, che in estate era stato sul punto di passare al Milan: ha conquistato a San Siro una vittoria preziosissima quanto insperata e, approfittando della sconfitta del Napoli a Torino, ha preso il volo. Il Milan non meritava di perdere, anzi era andato vicinissimo al gol tre volte contro una Juventus contratta e nervosa che aveva qualche uomo sotto tono ed era riuscita a costruire la sua prima occasione al 22' della ripresa con Anastasi che al volo di sinistro aveva sparato fuori bersaglio.
Il Milan è stato invece beffato in contropiede: a poco meno di un quarto d'ora dalla fine su irresistibile azione di Causio: il « barone » partiva da metà campo con due finte si liberava dell'ormai spento Rivera, che zampettava a vuoto e perdeva progressivamente terreno, noi pennellava in velocità il cross sotto porta per Gori che anticipava Scala e di testa indirizzava nel sette. Scala saltato in ritardo correggeva forse leggermente la traiettoria del pallone, comunque non in modo determinante. Un minuto dopo Bigon, ben servito da Benetti, si liberava di Gentile e Furino, si presentava davanti a Zoff e lo graziava sballando in modo incredibile di sinistro la facile conclusione che avrebbe riequilibrato la situazione. Già nel primo tempo (41') Bigon aveva fallito di testa l'occasione per portare in vantaggio i rossoneri.
Il Milan dunque deve recitare il mea culpa per questa sconfitta. La Juventus non ha scippato il successo perché se è vero che il Milan aveva esercitato una chiara supremazia territoriale senza esaltare è altrettanto innegabile che sia pure tardivamente i bianconeri crescevano di tono sfiorando dopo il matchball di Gori il raddoppio altre due volte. Il » mestiere » dei campioni d'Italia a gioco lungo ha avuto la meglio su un Milan generoso, impreciso ma anche sfortunato in zona gol. La svolta si è avuta quando Causio si è improvvisamente risvegliato. In precedenza si era visto poco perché giocava con il timore di strapparsi: dopo appena due minuti si era avvicinato alla panchina per segnalare, al dott. La Neve e a Parola, una contrattura alla coscia destra. Parola gli chiedeva di restare in campo. Frenato, Causio non poteva rendere al massimo e consentiva al suo guardiano Maldera frequenti ed insidiose incursioni offensive. La stessa cosa si verificava poi con Gorin che aveva preso in consegna Causio poco dopo la mezz'ora, in seguito all'uscita dell'infortunato Turone: anche Gorin offriva, specie nella ripresa, un notevole rendimento nel duplice compito di marcare e sostenere l'attacco, poiché Causio evitava, prudenzialmente di rincorrere II suo diretto avversario. Poi, di colpo, Causio decideva di rischiare e la sua stupenda impennata determinava il successo della Juventus.
Anche II Milan all'inizio era piuttosto prudente: attaccava ma senza sbilanciarsi. La Juventus con Causio menomato, non replicava con efficacia. Il gioco era continuamente spezzato. Anastasi che accusa un appannamento di forma, non riusciva a scrollarsi di dosso Bet né ad entrare nel vivo del gioco. Gori agiva di punta ed era tallonato da Scala mentre Bettega, che fungeva da rifinitore, era seguito da Anquilletti. Non si è capito perché il Milan non abbia provveduto a cambiare marcatura per consentire a Scala di contribuire con la sua spinta a dar man forte al centrocampo. Con Causio a mezzo servizio ne risentivano sia l'attacco che il centrocampo. Maldera diventava un costante pericolo con i suoi sganciamenti ma Scirea tamponava, Furino anticipava costantemente Vincenzi, mentre Gentile neutralizzava Bigon. Furino fronteggiava Rivera che si batteva con impegno fornendo anche qualche buon pallone. Dovendo anche chiudere i corridoi, Furino concedeva inevitabilmente un po' di libertà al «presidente». Menicucci che ha commesso diversi errori di valutazione e un paio di sviste madornali anche se non decisive ai fini del risultato ammoniva Scìrea (8') per un fallo ai danni di Turone. Dieci minuti dopo per una scorrettezza su Rivera anche lardelli finiva sul cartellino giallo. Dopo un contropiede juventino sfumato per una rifinitura sbagliata di Causio, il Milan costruiva la prima azione pericolosa (17'): la sventola bassa di Maldera era respinta in tuffo da Zoff.
Il portiere era bersaglio inerme dei teppisti che gli lanciavano ortaggi dalle gradinate (prima della partita quando si era recato ad ispezionare il campo era stato sfiorato da una candela per auto) e richiamava l'attenzione dell'arbitro. Poco dopo una sbarra di ferro si conficcava nell'erba, fortunatamente lontano dai giocatori, e Menicucci la gettava ai bordi. L'atmosfera sugli spalti si surriscaldava quando Anastasi in rovesciata colpiva alla fronte Bet, abbassatosi per respingere di testa. Bet si accasciava al suolo semistordito e sanguinante. Mentre medico e massaggiatore provvedevano a curarlo fasciandolo con un turbante di garza (ridotto ad un cerotto dopo l'intervallo) i «commandos» rossoneri lanciavano altri oggetti. Benetti interveniva per calmarli.
Al 31' si infortunava Turone: colpito da Tardelll, il «libero» crollava al suolo. Le cure non bastavano per rimetterlo in sesto e «Ramon» doveva rientrare negli spogliatoi. Al suo posto c'era Biasiolo e il Milan doveva rivoluzionare i piani difensivi: Anquilletti diventava libero con Gorin terzino «elastico» su Causio e Maldera su Bettega. C'era un po' di confusione anche nella Juventus: Tardelli avrebbe dovuto occuparsi di Biasiolo, poi capiva e si portava sul tredicesimo. Al 41' su corner battuto da Gorin Bigon anticipava di testa Gentile e la palla sorvolava la traversa. Era l'ultimo brivido del primo tempo peraltro privo di spunti interessanti. Molto più emozionante la ripresa che vedeva Rivera spostarsi spesso sulla destra, un po' per rifiatare, un po' per cercare di costringere Furino ad allargarsi. Furino, invece, ordinava a Tardelli di seguire Rivera e si occupava di Benetti.
Menicucci ammoniva il vivacissimo Gorin per proteste (3') poi ammoniva per lo stesso motivo Morini e ignorava un «mani» di Anquilletti. Il Milan produceva il suo «forcing». Zoff era costretto ad uscire sul piedi di Vincenzi ben lanciato da Maldera (13'). Al 17' era Gentile a spezzare, in extremis, una insidiosa combinazione Gorin - Vincenzi - Bigon. Passata la sfuriata del Milan la Juventus sfiorava il gol con Anastasi (22') mentre incombeva il buio. Le puntate dei bianconeri nell'area di Albertosi si facevano sempre più frequenti e al 31' si registrava il magnifico gol di Gori. Poi Bigon mancava il pareggio e Causio falliva di un soffio il raddoppio calciando sull'esterno della rete dopo aver percorso sessanta metri. Il Milan nel finale appariva rassegnato al peggio e il risultato non mutava più.
Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.
Per quanto riguarda la coppa nazionale i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall' Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.
Buona Visione!
Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 13 ritorno Bologna - Stadio Comunale domenica 2 maggio 1976 ore 16:00 BOLOGNA-JUVENTUS 1-4 MARCATORI: Gori S. 36, Massimelli 58, Mancini autorete 69, Bettega R. 75, Bettega R. 87
Boniperti e Parola elogiano la squadra È stata una prova di gran carattere
(Dal nostro inviato speciale) Bologna, 2 maggio.
Gli emiliani presenti allo stadio sostengono di aver assistito alla più divertente partita della stagione.- Grazie alla Juventus, naturalmente. Ma gli stessi delusi emiliani sostengono che il Bologna è rimasto pure stupidamente vittima d'una sottile illusione, di un calcolo errato. La squadra di Pesaola, infatti, è scesa in campo convinta di evadere una pratica di scarsa entità, contro la Juventus che riteneva fosse alla deriva. I fatti, per i petroniani, si sono invece svolti in modo molto dissimile dal pensieri e dal progetti della viglila, poiché la reazione ed il temperamento della Juventus hanno del tutto traumatizzato gli uomini di Pesaola. Ed è questo degli juventini il modo migliore di concludere dignitosamente un campionato contraddittorio.
Giampiero Boniperti è il primo a compiacersi dalle capacità reattive dei suoi e, pur avendo lasciato lo stadio in largo anticipo, ha fotografato immagini sufficienti per commentare in maniera positiva la prova della Juve. Dice Giampiero, illuminandosi con un sorriso molto contenuto:
« Noi bene. Il Bologna ha lottato. Fino al 2-1 si è comportato in maniera impeccabile. Questa vittoria per noi è molto importante; dovevamo dimostrare di essere ancora vivi e ci slamo riusciti ».
Ed ora tutti gli obiettivi puntati su Verona-Torino, una partita decisiva agli effetti della retrocessione e dell'assegnazione dello scudetto.
« Noi lotteremo fino in fondo, senza più perdere la concentrazione che stiamo ritrovando, anzi che abbiamo ritrovato. Il campionato è ancora interessante. Voi giornalisti, con iI nostro aiuto, lo avete reso tale. Se guardiamo la classifica e facciamo matematica spicciola, dobbiamo concludere che il campionato non é ancora finito ».
C'è allegria, dopo tanto digiuno. Si passa da un sorriso all'altro. Le battute umoristiche di Spinosi contagiano tutti nel vestibolo bianconero, dal quale esce Carletto Parola, subito attorniato dalla curiosità dei cronisti. Senza attendere. la prima domanda, Nuccio apre il dialogo con la stampa dicendo:
« Bella partita, non c'è che dire. Tra di noi e tra di loro. Noi però abbiamo dominato in lungo e in largo. E siamo riusciti a cancellare l'imbattibilità del Bologna che, stando alle statistiche, non aveva ancora perso in casa nell'attuale stagione. Elogio la mia squadra per la prova di carattere dimostrata ».
Il Toro continua a vincere...
"Lo so. Il Toro è bravo. Ma anche secondo me il campionato non è finito ».
Juve brava per propri meriti o per sprovvedutezza dell'avversario?
« Il 2 e 1 ce lo siamo conquistato pienamente, poi il Bologna, ed era logica la sua reazione, si è spinto in avanti favorendo il nostro contropiede. Sui meriti dei bianconeri non ci piove certo ».
E a questo punto cosa prevedi?
« Non sono un indovino. Dico che la vittoria di oggi, arrivata dopo tante sofferenze, ci dà una spinta morale incredibile. E se facciamo quattro punti nei restanti 180 minuti ..."
Qui Parola fa punto, un po' per diplomazia, un po' per convinzione, molto per scaramanzia, Bettega con Tardelii, contuso sopra il tendine di Achille sinistro, e Furino, il bianconero più atteso, replica ad una nostra osservazione. Gli abbiamo fatto notare che la sua posizione è risultata troppo « risucchiata » a centro campo. Dice il cannoniere juventino, autore oggi di un, « doppietta » che lo porta a quota 15 gol:
« Sto agli ordini; ed anche alle preghiere del miei compagni che si sentono più protetti da una mia posizione arretrata. Li ringrazio per la fiducia che mi concedono. I gol, quando arrivano in serie, fanno sempre piacere. Passando ad altro, indipendentemente dal gioco del campionato, tengo a sottolineare che la nostra prova è1 una pronta replica a chi ci voleva invecchiati, logori, seppelliti, in quanto alle "chances", dico che ce ne sono, però dobbiamo guardare al Torino. Se rallenta cercheremo di approfittarne, altrimenti amen. E poi sarà bene occuparci di questa Samp che verrà a Torino non certo per regalarci nulla ».
Anche Gentile sposa la teoria di Bettega:
« Il brutto periodo è passato, però il Torino continua a vincere. Adesso possiamo solo sperare nel Verona che per salvarsi dovrà battere i granata. I destini del Toro dipenderanno dunque dagli scaligeri. E viceversa ».
Due parole sul giovane Chiodi.
"E' un ragazzo bravo, veloce, che al butta dentro. Guai a distrarsi ».
Altra prestazione lodevole è di Morini. La sua grinta non si esaurisce, con le ultime battute del match. Traspare ancora dalle sue parole'. Dice infatti lo stopper:
« Grossa esibizione della Juve. Una partita del genere però bisognava giocarla contro la Roma. Ma è inutile recriminare. L'importante sarà non mollare. Quando si rende tutti all'85 per cento è un bel giocare ».
Bobo Gori, compagno in « doppietta » di Bettega, spiega l'azione del suo secondo successo personale:
« Ho schiacciato di testa, la palla ha toccato la traversa, ha carambolato sul piede e sulla spalla di Mancini ed è entrata in rete. E adesso sono proprio soddisfatto. Il mio traguardo erano i 10 gol, sono a quota 8 con sole 18 partite all'attivo. A differenza dei miei colleghi, sono un po' pessimista sulle nostre possibilità di scudetto. Il Torino non denuncia la minima flessione anche come gioco, e sono convinto che se vincerà il titolo lo farà con pieno merito, anche se noi ci avremmo messo lo zampino in maniera tanto negativa quanto determinante. Non credo comunque che il Torino perderà a Verona."
Giudizi, commenti e conclusioni assortite. C'è, però, un'denominatore comune in tutti: la speranza. Uscendo dallo stadio incontriamo Pesaola. E' turbato. Gli chiediamo se andrà a Napoli come si vocifera. Il Petisso allarga le braccia, abbozza un sorriso e fa:
« Ma se voi giornalisti andate dicendo che il prossimo anno allenerò la Juve? ».
E si allontana. Un commentino: ci risulta che Pesaola è gradito al Napoli. Non ci risulta invece che possa restare alla corte bianconera.
BOLOGNA Alla mezz'ora di Bologna-Juventus, con il Bologna sotto per due a uno, Bruno Pesaola ha richiamato dal campo Cereser e lo ha sostituito con Bertuzzo. Un attimo dopo, la Juve ha realizzato il terzo gol. Nel giro di tre minuti si è consumato davanti alla grande folla del Comunale bolognese un autentico suicidio. Neppure i bonzi vietnamiti si erano mai giovati nel momento di darsi la morte di una così vasta platea, pagante soprattutto. Ora ci si chiede perché Pesaola sublime tattico (e non lo dico per scherzo) abbia azzardato una mossa tanto infelice, destinata per regola a provocar danni irreparabili. Né possiamo accontentarci delle giustificazioni (peraltro non troppo convinte) offerte dal Petisso:
"Ho voluto sperimentare - ha detto - una formazione senza libero".
Diomio, le rivoluzioni bisogna prepararle, e magari attuarle quando si hanno certe garanzie, e al momento opportuno. Vi pare che la partita contro la Juventus fosse l'occasione giusta per un suicidio? A me no. Ma non voglio certo arrivare a conclusioni che metterebbero in discussione la buonafede del tecnico. Voglio solo ribadire un concetto: se voleva come voleva rimontare lo svantaggio, Pesaola aveva diverse opportunità: 1) andare avanti così, visto che quella Juve non era irresistibile e come s'era pareggiato una volta si poteva pareggiare ancora; 2) togliere di campo Vanello, più che mai ....Vanullo; 3) togliere di campo Nanni, in giornata no; 4) richiamare in panchina Bellugi, quanto mai spento e incapace di tenere l'avversario di turno, un Gori che ha fatto diventare irresistibile. Tutte le soluzioni erano buone, fuorché quella di sottrarre ad una difesa già scombiccherata un Cereser che non è un fenomeno e tuttavia regge con una certa sicurezza la spinta degli avversari.
Noi crediamo di sapere tuttavia perché Pesaola ha commesso un così grave errore che contraddice le sue capacità e soprattutto le sue tendenze (non è certo un tecnico che ama le tre punte, eppure ha messo Bertuzzo a far casino accanto a un Clerici ormai stanco e un Chiodi inviperito dalla marcatura di Gentile): è stato lasciate che lo dica uno che con Pesaola non è mai stato generoso - un peccato di generosità. Bruno Pesaola sapeva che quello con la Juventus era uno degli ultimi incontri di cartello della stagione, forse l'ultima occasione per salutare i bolognesi (visto che se ne va a Napoli) con un successo clamoroso.
La vittoria sul Napoli di due settimane fa gli aveva riaperto le porte del San Paolo; una vittoria sulla Juve gli avrebbe aperto i cuori dei bolognesi che non l'hanno mai troppo amato. Così, ha rovesciato i termini del bellissimo discorso tattico fatto proprio col Napoli: ha lanciato la squadra allo sbaraglio e la squadra è stata trafitta una, due, tre, quattro volte, fino alla vergogna, diciamolo pure, perché questo Bologna non meritava di patire goleada da quella Juve.
Questa è la cronaca (commentata) di un suicidio. Ma è anche la prova che il calcio non s'inventa. Almeno non s'inventa a duecentosettanta minuti dalla fine del campionato davanti ad una Juve che cerca ancora e con pieno diritto di difendere lo scudetto che porta sulla maglia.
Italo Cucci tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.19
E' finita in goleada per la Juventus che a Bologna cercava il risultato di prestigio per due motivi: non perdere il contatto con il Torino e ritrovare il morale perduto nelle ultime sfortunate prestazioni. Per la Vecchia Signora è andato tutto bene, grazie alle doppiette di Gori e Bettega. Il primo apre le marcature, sfruttando un cross basso di Furino e precedendo l'incerto Bellugi. Il Bologna non si dà per vinto e pareggia provvisoriamente con Massimelli: complice Zoff (a terra); Gentile e Cuccureddu sono a farla da spettatori. Giustificata l'esultanza di Massimelli che dedica il gol ai suoi denigratori, a tutti quei tifosi che hanno sempre fischiato le sue esibizioni casalinghe. La débàcle del Bologna però ha inizio proprio dopo il pari: la difesa si sbilancia troppo in avanti e il centravanti Gori ferisce ancora Mancini precedendo di testa l'accorrente Roversi (che a fine gara lamenterà un presunto fallo dello stesso Gori, e quindi l'irregolarità del punto). Pesaola a questo punto toglie dal campo il libero Cereser immettendo la punta Bertuzzo con il risultato di una sconfitta ancora più vistosa. Cadeva così l'imbattibilità interna del Bologna
Con il Bologna ormai in disarmo, tutto facile per Bettega: nella foto la prima delle sue reti con Mancini e Roversi «fuori». dà un saggio Bobby-gol poi dimostra come si fa a volare, calciando il pallone alle spalle di Mancini Adesso la Vecchia Signora del calcio italiano ritorna a sperare e con questa vittoria ridiventa squadra d'alto rango accumunando i bianconeri in un'ottima prestazione