sabato 1 febbraio 2025

1 Febbraio 1981: Fiorentina - Juventus

É il 1 Febbraio 1981 e FiorentinaJuventus si sfidano nella quindicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Firenze.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. Dall'altra parte ci sono i viola che attraversano un campionato di stallo. Alla fine sará un quinto posto che peró non assicura alla Fiorentina l'accesso alle coppe europee. Sará una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterá i nostri beniamini verso il dicianovesimo tricolore. 

Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.

Buona Visione!


fiorentina


Campionato di Serie A 1980-1981 - 15 andata
Firenze - Stadio Comunale
Domenica 1 febbraio 1981 ore 15.00
FIORENTINA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Tardelli 59

FIORENTINA: Galli G., Contratto, Tendi, Galbiati, Guerrini, Ferroni (Fattori 86), Bertoni, Casagrande, Desolati, Antognoni, Restelli
Allenatore: Giancarlo De Sisti

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Causio (Prandelli 74), Tardelli, Bettega, Brady (Verza 74), Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Michelotti




L'irlandese ammette di aver deluso, ma è ottimista per il futuro 
Brady parla già di scudetto 
«Ora possiamo veramente fare un pensiero al titolo» 
- Trapattoni ammette: «La Fiorentina è in netto progresso, non meritava di perdere» 
- Causio: «Non mi aspettavo la sostituzione» 

Sono stati in due, su oltre 50 mila, a non aver visto il gol vincente della Juventus: un collega torinese rimasto chiuso nella toilette della sala stampa e Giampiero Boniperti che ha lasciato lo stadio giusto pochi istanti prima del tiro di Tardelli. Il cronista se l'è cavata sfondando una porta, il presidente bianconero si è tirato addosso qualche battuta maligna. Forse, diceva qualcuno, i giocatori in campo stanno attenti a certi movimenti in tribuna. Quando vedono la gente alzarsi, sentono qualche fischio, significa che il presidente ha lasciato il suo posto: allora è il momento di darci dentro e segnare. Battute, ma resta comunque un mistero la "fuga" sistematica di Boniperti all'inizio del secondo tempo. Stavolta il presidente bianconero ha perduto il gol, e con il gol anche la vittoria, la prima in trasferta del campionato.  
Negli spogliatoi, la parola a Trapattoni. Trapattoni ha gli occhi ridenti e la voce sciolta. Domenica scorsa, dopo il Napoli, parlava apertamente di sfortuna, adesso trova strani giri di parole per definire il concetto contrario. Dice: 
«Onestamente la Fiorentina non meritava di perdere, anche se in fondo la Juventus è stata superiore come assetto tattico ed equilibrio fra i reparti. Non lo dico per buttare incenso su De Sisti, però la Fiorentina ci ha veramente messi in difficoltà, specie nella secónda parte del primo tempo. In fondo, il calcio è cosi. Non abbiamo raccolto in altre occasioni, quando abbiamo seminato di più, raccogliamo adesso che non abbiamo combinato granché. E' il campionato che è strano. L'ho detto ai ragazzi, domenica si comincia tutto daccapo». 
Il concetto è questo, spiegato dall'allenatore e ripreso dai protagonisti con una uniformità di giudizio che parrebbe persino sospetta se soltanto ci fosse stato il tempo (ma non c'è stato) di concordare le dichiarazioni. Sostengono in coro i bianconeri: 
«Domenica scorsa le altre, Roma e Inter, hanno sfruttato la "nostra" giornata. Ora siamo noi a trarre vantaggio dal "loro" turno. E' un segno: il campionato segue regole strane, l'importante è continuare sulla strada di Firenze, quella cioè della vittoria». 
Pietro Fanna amplia il concetto. Fanna è stato fra i migliori, è contento, si ferma volentieri a scambiare due chiacchiere: 
«In realtà — dice — abbiamo guadagnato più di un punto sulle altre. Vincere a Firenze è stato importante, anche sotto il profilo psicologico. Non dico che abbiamo avuto fortuna, questo no, perché la Juventus in fondo non ha rubato nulla. Soltanto voglio ricordare che era una partita difficile, contro una squadra in brutte condizioni di classifica. La Fiorentina è una buona formazione, di certo superiore alla sua posizione, ma è bloccata psicologicamente. Ha paura di sbagliare, e la paura rende tutto complicato. Cosi eravamo noi l'anno scorso, in un certo periodo. Capisco i viola, spero che risalgano presto la corrente». 
Anche per Causio è una vittoria che dovrebbe dare le ali, quella della Juventus. L'attaccante è stato sostituito verso la fine dell'incontro ma stavolta non pare deluso del cambio. Secondo Trapattoni 
«la squadra stava soffrendo un po' a centrocampo e necessitava di una copertura totale», 
e Causio non discute le decisioni del suo allenatore. 
«Nessun problema, tutto tranquillo. Mancava un quarto d'ora alla fine, i giochi ormai erano fatti. Certo, non mi aspettavo di essere sostituito, però la stessa cosa vale p,er Brady, non trovate?». 
L'irlandese, al solito, si dimostra sincero e fa autocritica: 
«Ho giocato male, non so spiegare le ragioni anche se fisicamente non avevo problemi. E nemmeno penso che mi abbia frenato la marcatura stretta di Contratto, visto che nella prima mezz'ora mi sono trovato perfettamente a mio agio. Capita. Ma l'importante è l'aver vinto. Il pareggio stavolta è toccato a Roma e Inter, la Juventus ora può veramente e realmente fare un pensiero a questo scudetto». 
Cario Coscia
tratto da: La Stampa 2 febbraio 1981





LA PARTITISSIMA/FIORENTINA-JUVENTUS
Neppure il debutto del figliol prodigo De Sisti, accolto con grande entusiasmo dal pubblico, ha potuto sollevare i viola dalla lunga crisi. Contro lo spietato realismo della Vecchia Signora si sono spuntate le prodezze del ritrovato Bertoni e l'orgoglio di Antognoni
Picchio in gabbia

FIRENZE. C'è il vago presagio del miracolo, in questo galà fiorentino in onore del figliol prodigo. Persinо Верропе Chiappella ha ripreso la via della tribuna, violentando le prescrizioni mediche (disfunzioni tiroidee, assolutamente vietati gli stress). Giù nell'arena, Picchio risponde commosso all'applauso di sortita. Ha fatto in fretta a capire, ammicca il Beppone, dandomi di gomito. De Sisti ha sempre avuto la testa sul collo, una spiccata allergia per le avventure. Il suo gioco era un inno alla geometria, tutto per la via più breve, gli orpelli ai fantasisti, che alla fine stringono mosche. Cosi, in pochi giorni si è fatto un'idea. Questa Fiorentina è ammalata di grandezza, l'hanno frastornata con folli illusioni. Deve essere ricondotta a terra e convinta a sudarsi piccole conquiste, un passettino dopo l'altro: umiltà ci vuole e vada a farsi benedire l'estetica. Picchio ha piazzato un difensore (Ferroni) mediano, un mediano (Casagrande) mezzala, un altro mediano (Restelli) all'ala. E' una squadra corta e contratta: l'ideale per costringere in brevi spazi, in confuse ammucchiate, una Juve che per la mancanza di stoccatori è ridotta a ruminare gioco prima di trovare uno sbocco. La mossa riesce, in effetti, sin quando l'ebbrezza di qualche giocata ben riuscita trascina la Fiorentina in avanti. Nel primo tempo ha lasciato alla Juve incontrastata iniziativa, ma neppure una palla-gol. Non appena si bea di un ritrovato ardimento, va a infilarsi dritta sul contrassalto di Tardelli. Perde secondo logica, ma il pubblico la perdona. Persino l'applaude, avendo intravvisto sintomi di ravvedimento. Di rado la gente fallisce le sue intuizioni. In Picchio De Sisti, nel suo onesto e confessato realismo, ha visto la sola strada di salvezza. Picchio salvaci tu, invocava in effetti un vistosissimo striscione, in lettere rosse, ondeggiante fra le mille bandiere viola tirate fuori in fretta dai cassetti. Ci ha provato, senza stringere granché, al primo impatto. Ma non andrà sempre cosi.

ANTOGNONI E BERTONI. Intanto, malgrado la sconfitta che brucia. il bilancio non è stato tutto negativo. Si è rivisto un degno Bertoni, per cominciare. Restituito al gioco sulle fasce, che è l'unico che ha sempre praticato con profitto, Bertoni ha concluso due volte pericolosamente a rete e sono stati i soli brividi per Zoff, in un pomeriggio tranquillo. Bertoni ha effettuato altre frizzanti scorribande, ma un partner come Desolati (che non sa restituire palla e quando si prova a concludere cicca senza scampo) scoraggerebbe anche Maradona. Pur ritrovando sui propri passi uno splendido Cabrini, Bertoni ha chiuso il duello assai più onorevolmente che a Baires '78, quando il terzino non gli fece veder palla. E insieme con l'argentino parzialmente ritrovato, ecco un Antognoni onorare il ruolo di leader con una partita piena di vigore e dignità, pur nell' implacabile morsa di Tardelli. Di questa invereconda situazione (la Fiorentina è penultima, a metà stra-da, dopo aver cullato sogni di scudetto) Antognoni sente il peso e la responsabilità. Nel bene o nel male, è lui il punto di riferimento. Ma non gli si può chiedere l'impossibile. E il guaio di questa squadra sembra proprio consistere nell'abisso che separa i due uomini di qualità, Antognoni e Bertoni appunto, dal resto della compagnia. Quando l'azione chiama in causa i due big, tocca toni tecnici e stilistici elevati; a livello di comprimari, scade a recita di terz'ordine. Con conseguenti, vistose incompatibilità, al momento di annodare un gioco d' assieme. Ora non si può chiedere a Bertoni e ad Antognoni di giocare un po' peggio per rendersi comprensibili. E non si può neppure pretendere piedi sapienti da chi tocca con sciagurata approssimazione. In attesa della prossima campagna acquisti (la sola che potrà risolvere la situazione, a patto di non sprecare miliardi, come è stato fatto) De Sisti dovrà sforzarsi di trovare un equilibrio, magari ricorrendo a ulteriori varianti sul piano tattico. Ha già mostrato di aver coraggio e idee chiare. Le sue marcature sono risultate tutte azzecсcate, anche quelle meno scontate: vedi il Contratto su Brady, il Ferroni su Fanna, il Restelli su Furino. Proprio Ferroni, la carta che aveva giocato a sorpresa, lo ha tradito, con un errore difensivo che è costato il gol. Ma qui entrano in ballo le qualità individuali: e su quelle Picchio poco può fare, deve limitarsi a subirle. 

ALL'AGGUATO. Mentre la Fiorentina è costretta a leggere fra le righe di una disfatta i segni della speranza, la Juventus si fortifica nella sua posizione di attesa, un perenne agguato alla coppia che conduce il campionato. Vecchia mestierante dei rettangoli verdi, la Juve ha il vantaggio di conoscere meglio di ogni altro le proprie debolezze e quindi di mascherarle nel modo più acconcio. Avesse un attaccante vero al centro della prima linea, que-sto scudetto avrebbe sciolto da tempo tutto il suo carico di suspense. Ma poiché dal declino di Boninsegna la Signora ha perduto tutti gli autobus (dall'equivoco Virdis, al mancato aggancio di Paolo Rossi, sino alla discutibile scelta dello straniero: un centrocampista, sia pur validissimo, in luogo della punta che occorreva), diventa persino ozioso riprendere il discorso. Costretta a cercare per strade traverse la risoluzione che non può venirle dallo sfondamento diretto, la Juve si è fatta maestra di un gioco gelatinoso che coinvolge tutti i propri uomini (del resto sontuosamente dotati sul piano tecnico individuale) e che le garantisce sempre il controllo della manovra. Il gol resta una problematica avventura: ma quando viene, la Juve può felicemente archiviare il discorso, la sua perfetta organizzazione la mette al riparo da sorprese. Aver chiuso il girone di andata a due e a un punto della coppia di testa, dopo crisi e tempeste, le consente prospettive invitanti. In effetti, nessuna delle concorrenti possiede un parco giocatori altrettanto valido tecnicamente. Nessuna, in particolare, possiede una formidabile ar-ma vincente come Tardelli, che mette sotto chiave il più pericoloso e illustre degli avversari, poi va a
firmare le due più concrete minacce alla porta rivale, nella seconda occasione siglando il gol-partita.

CAUSIO E BETTEGA. Oltre che dalla mancanza di un ariete centrale, la Juve è stata sin qui frenata dall' improvvisa eclissi del suo più illuminato fantasista. Colpito da improvviso declino fisico, poi psicologicamente distrutto dalla perdita del posto in Nazionale e dalla scarica di critiche implacabilmente rovesciatagli addosso, Franco Causio trascina la sua passata grandezza con enorme pena e visibile affanno. La sua partecipazione è sempre più marginale. Par quasi che il barone aspetti con rassegnata mestizia l´immancabile sostituzione, ultimo a-libi cui agganciare improbabili recriminazioni. Neppure Bettega vive una stagione felice: ma più convinta, almeno, è la sua reazione di fronte alle avversità, più cattiva la sua ribellione. Bettega ha anche un altro vantaggio: non possiede alternative, all'interno, e la speranza di ritrovare, un giorno o l'altro, il colpo di testa vincente, lo sorregge, anche nella considerazione del tecnico. Dietro Causio, scalpita invece Marocchino, il cui innesto consentirebbe anche a Fanna l'impiego nella più congeniale fascia di destra. Trapattoni è giustamente proteso a evitare ogni fonte di polemica, in un momento in cui le cose sembrano finalmente prendere una piego favorevole. Ma questo di Causio è un problema che dovrà pur decidersi ad affrontare. La staffetta è un palliativo, anche mortificante, se vogliamo. Ora come ora, Causio sembra aver bisogno di una pausa di meditazione, di un tranquillo esame di coscienza. Una decisione netta e traumatica potrebbe forse restituirgli la rabbia agonistica, se non lo smalto dei giorni felici che sembra irrimediabilmente perduto.

MA ALLORA? Proviamo a raccogliere le idee. A questa Juve manca uno stoccatore. A questa Juve è venuto gradualmente meno l'estro impagabile di Causio. A questa Juve non arrivano i gol di Bettega. un tempo puntuale viatico verso le alte vette. Eppure, l'inossidabile Signora è più che mai rilanciata in area scudetto. E allora? E' dunque cosi modesta la concorrenza? Anche. Ma questa Juve ha altre qualità. Un ritrovato Cabrini; uno Zoff che resta ancora il migliore come si affannano ogni domenica a di mostrare i suoi reclamizzati eredi: un Tardelli ancora capace di asaltarsi nei grandi duelli: ecco la dorsale della Juve, con Gentile, Cuccureddu, Scirea, Brady, ovviamente. Chiuso con intatte chanches un girone di andata che poteva essere la sua irreversibile Waterloo, perché la Juve non potrebbe spiccare il volo? 

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.6





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