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domenica 25 ottobre 2026

25 Ottobre 2015: Juventus - Atalanta

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi offriamo un altro gustoso ricordo di questa odierna. 

È il 25 ottobre 2015 e Juventus ed Atalanta si sfidano in questa gara valevole per la nona giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 2015-16 allo Juventus Stadium di Torino.

Buona Visione!



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Torino - Juventus Stadium
Domenica 25 ottobre 2015 ore 15.00
JUVENTUS-ATALANTA 2-0
MARCATORI: Dybala 28, Mandzukic 49
 
JUVENTUS: Buffon, Padoin, Bonucci, Chiellini, Evra, Khedira (Sturaro 87), Marchisio C., Pogba, Pereyra (Asamoah 36), Dybala, Mandzukic (Morata 76)
Allenatore: Massimiliano Allegri
 
ATALANTA: Sportiello, Bellini (Masiello A. 46), Toloi, Paletta, Dramè, Grassi, De Roon (Migliaccio 73), Kurtic, D'Alessandro, Pinilla, Moralez (Gomez A. 51)
Allenatore: Edy Reja
 
ARBITRO: Di Bello
RIGORI FALLITI: Pogba 79 (Juventus)
ESPULSIONI: Toloi 73 (Atalanta)





Una rete dell'argentino nel primo tempo e la prima in A di Mandzukic chiudono la pratica contro i bergamaschi, troppo rinunciatari e mai pericolosi. Sportiello nella ripresa para un rigore a Pogba poco dopo l'espulsione di Toloi per doppia ammonizione

TORINO – Una Juventus in versione Champions, ripensando soprattutto al successo contro il Siviglia. I bianconeri disputano la miglior partita del campionato e chiudono la pratica Atalanta grazie a un gol per tempo con Dybala e Mandzukic. 2-0 ai bergamaschi mai pericolosi e schiacciati dalla voglia di vincere dei campioni d’Italia. Nel finale, Toloi è espulso per doppia ammonizione e Sportiello limita i danni parando un calcio di rigore a Pogba.

L’ATALANTA ASPETTA – Allegri non attua l’ampio turnover annunciato. Riposano infatti solo Barzagli, Cuadrado e Morata. Nel 4-3-3 bianconero in difesa c’è Padoin a fare il terzino destro con Evra a sinistra. Attacco affidato a Dybala, Mandzukic e Pereyra. Reja risponde col 4-3-3 ma senza il Papu Gomez: gioca D’Alessandro. In difesa si rivede Bellini che prende il posto a destra di Masiello. Centrocampo con Grassi, Kurtic e de Roon. L’atteggiamento tattico degli ospiti è semplice: tutti dietro la linea della palla ad aspettare la Juventus per poi magari ripartire in contropiede. Ma i bianconeri lo sanno e raramente concedono ripartenze ai bergamaschi. 

Anzi, l’inizio dei piemontesi è arrembante e dopo una manciata di minuti Sportiello è già chiamato in causa per parare un colpo di testa di Bonucci dopo una punizione di Dybala. Su un angolo vanno tutti a vuoto, tranne Mandzukic, che però devia col corpo, e Sportiello blocca. Ancora il portiere ospite che blocca una conclusione di Dybala al 12’.

COLPO DYBALA – Poi arrivano i tiri da fuori di Pogba che però non ha fortuna. Sul fronte opposto una rara occasione viene sprecata da Grassi che in area spara alto dopo un cross di Moralez. Ci prova da fuori anche Kurtic: out. Chiellini festeggia le 300 partite in A e lo fa alla grande quando al 26’ anticipa Pinilla che era pronto a deviare in rete un cross basso di Dramè. Al 28’ la Juventus si sblocca: gran sinistro dal limite di Dybala col pallone che ha uno strano effetto e inganna Sportiello che ci va con una mano ma senza riuscire a salvare. Tegola per Allegri al 35’ quando Pereyra accusa un problema muscolare alla coscia ed è costretto a lasciare il campo: entra Asamoah. Anche Bellini si fa male dopo un contrasto: un colpo da ko al volto. Ma il capitano orobico finisce il primo tempo in campo. Non succede più niente fino all’ultimo dei tre minuti di recupero quando Dybala cerca il bis su assist di Pogba, ma stavolta Sportiello col piede respinge da campione.

IL PRIMO SIGILLO DI MANDZUKIC – L’Atalanta comincia la ripresa senza il capitano Bellini: Masiello al suo posto. La Juventus chiude in pratica la partita dopo 4’: splendido colpo di tacco di Pogba al limite dell’area che innesca Dybala a sinistra, assist basso e Mandzukic non può sbagliare il tocco vincente. Primo gol in Serie A per il croato. Reja inserisce Gomez al posto di Moralez e il Papu dà quella vivacità che mancava ai nerazzurri. Sono suoi i migliori spunti sulla corsia di sinistra e su uno di questi D’Alessandro non riesce a deviare in porta da buona posizione. Pinilla si vede poco: al 20’ tenta un tiro da fuori ma la sfera sfila sul fondo non di molto.

POGBA SBAGLIA, TOLOI IN ROSSO – Dybala è sicuramente il migliore in campo e al 24’ va vicino al 3-0 con una punizione che sfiora il palo. Un minuto dopo, ennesima combinazione tra Pogba e Dybala, col francese che smarca in area il compagno, tocco morbido ma Sportiello salva in corner. Nell’Atalanta entra Migliaccio al posto di De Roon, nella Juve Morata rileva Mandzukic. Alla mezz’ora piove sul bagnato per gli ospiti: Toloi, già ammonito, riceve il secondo giallo e lascia i suoi in inferiorità numerica. Al minuto 33 Paletta ingenuamente stende in area Dybala: rigore netto. Sul dischetto ci va Pogba che calcia potente ma abbastanza centrale e Sportiello respinge limitando i danni. La Juventus decide che il 2-0 va bene, rallenta e controlla il risultato fino al 90’ col pensiero all’imminente turno infrasettimanale contro il Sassuolo.








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sabato 17 ottobre 2026

17 Ottobre 1993: Juventus - Atalanta

È il 17 ottobre 1993 e Juventus ed Atalanta si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio. 

Dall'altra parte ci sono i bergamaschi che nonostante l'impegno non riescono ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



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Stagione 1993-1994 
Campionato di Serie A - 8 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 17 ottobre 1993 ore 15:00
JUVENTUS-ATALANTA 2-1
MARCATORI: Baggio R. rigore 56, Moeller 60, Ganz 70

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Marocchi, Baggio D., Kohler, Porrini, Di Livio (Francesconi 75), Conte A., Ravanelli, (c) Baggio R. (Galia 88), Moeller 
A disposizione: Rampulla, Baldini, Del Piero. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

A disposizione: Pinato, Codispoti, Scapolo
Allenatore: Francesco Guidolin

ARBITRO: Rodomonti
AMMONIZIONI: Kohler 82 (Juventus); Ganz 44 (Atalanta)




La Juve fatica contro un'Atalanta chiusa a riccio, poi si rilassa e rischia nel finale 
La signora corre sul filo del rigore 
Tre parate decisive di Peruzzi 

TORINO. Sant'Angelo Peruzzi ha garantito due soffertissimi punti alla Signora, sventando il pareggio con tre grandi parate nell'ultimo quarto d'ora. Quando Rodomonti ha chiuso il match al 94', la folla ha potuto tirare il fiato mentre i bianconeri esultavano per una vittoria importantissima sull'Atalanta che Guidolin aveva schierato con il realismo tattico di chi ha l'acqua alla gola. Una Juventus da infarto che, dopo le belle partite, è vittima di una strana sindrome: la caduta di tensione. Si «siede» contro avversari alla sua portata. Vedi la Cremonese, la Reggiana, il Lecce e il Venezia. 

A volte le capita nel primo tempo, per poi trasformarsi, camaleontisticamente, nella ripresa. Altre nell'arco dell'intera partita, anche a risultato acquisito. Come ieri. Eppure s'era trovata in vantaggio di due gol firmati da Roberto Baggio, su rigore inesistente, concesso da Rodomonti a compensazione di altri due falli sospetti sui quali l'arbitro aveva sorvolato in precedenza, e da Andy Moeller. Poi si è rilassata. Ganz ne ha approfittato per ridurre le distanze e la Juventus ha remato e tremato per il resto della gara. 

Come spiegare il fenomeno? Forse è un problema psicologico che si aggiunge alle importanti assenze di Fortunato, Julio Cesar e Vialli, e alle fatiche infrasettimanali dei due Baggio e dei tedeschi, Kohler e Moeller, nelle rispettive Nazionali. Dino Baggio ha giocato con mezza unghia dell'alluce destro, reso insensibile da un'iniezione antidolorifica. Attenuanti generiche che non giustificano certi passaggi sbagliati a centrocampo e nei sedici metri, né qualche amnesia difensiva. Una Juventus inguardabile per 45' anche se l'Atalanta, alla faccia del calcio-spettacolo proiettato nel Duemila, si è trincerata con tanto di libero (Montero) e marcamenti ravvicinati vecchia maniera, specie su Robi Baggio, il pericolo pubblico numero 1 ingabbiato da Magoni quando arretrava e da Pavan quando avanzava. 

Un misto uomo-zona anche per Ravanelli e Moeller. La mancanza di spazi e l'inevitabile sbilanciamento accentuavano le pecche ed i limiti di una difesa improvvisata che veniva presa d'infilata, al primo contropiede, da Ganz. Il bomber sbagliava clamorosamente il possibile 1-0. Ma al di là del grosso pericolo, la manovra offensiva era prevedibile, banale. Poche idee, niente gioco, niente gol. 

Il rigore che sbloccava il risultato era un autentico regalo dell'arbitro poiché Tresoldi aveva toccato prima il pallone e poi la gamba di Di Livio. Ma, seguendo la deprecata legge della compensazione, rendeva giustizia ad una Juve che di rigori (veri) ne aveva già reclamati un paio su Di Livio e Robi Baggio. E il Divin Codino, dal dischetto, non falliva il 57° gol, festeggiando la centesima presenza in bianconero in campionato con lo storico, e un po' irriguardoso, sorpasso a Giampiero Boniperti, fermo a 56 come Guglielmo Gabetto nella classifica dei centenari. Non falliva neppure Moeller, su punizione di Robi Baggio, il colpo di testa del raddoppio che lo portava, temporaneamente, ad essere il leader dei cannonieri. Tutto finito? Macché! Guidolin toglieva Minaudo e inseriva il prode Orlandini che diventava... furioso. 

E per la Juve erano dolori. Ganz riacciuffava Moeller al comando della graduatoria dei tiratori scelti, ribattendo, con un destro ravvicinato, palo-rete, una fiondata di Alemao non trattenuta da Peruzzi. Già abbiamo sottolineato le tre parate decisive del portiere bianconero. Dobbiamo aggiungere l'ottima prestazione di Conte che ha recuperato una quantità impressionante di palloni persi dai compagni. E la generosità di Di Livio, che si sta confermando un acquisto utile, ha avuto il suo peso sul successo. Ma la mentalità, se si vuole puntare allo scudetto, deve cambiare. La concentrazione è indispensabile, sempre. Nel calcio, però, conta anche la fortuna e ieri la Juve l'ha avuta dalla sua parte. Una tantum. 




LE PAGELLE 
Conte implacabile, ne ha per tutti 
Provvidenziali i suoi recuperi, migliore in campo 
PERUZZI 7. Respinge da parte sua le recenti critiche. Nel primo tempo viene graziato da Ganz, che poi lo trafigge nella ripresa, ma nega all'Atalanta, con tre paratissime, il pareggio. 
TORRICELLI 5,5. Fa lo stopper su Ganz e gli concede due pallegol, una fallita e l'altra trasformata. È più redditizio e meno spaesato quando gioca sull'out. 
MAROCCHI 5,5. Torna titolare come terzino sinistro, ruolo nel quale si esprime con meno efficacia. Nell'ultimo quarto d'ora va a centrocampo. 
D. BAGGIO 5,5. Sbaglia un disimpegno elementare nei pressi della panchina bianconera e, a Trapattoni che lo riprende, indica l'alluce destro malconcio. È la sua attenuante. 
KOHLER 6. Libero d'emergenza, ha un avvio di ambientamento e si fa saltare da Ganz che non sfrutta l'occasione. Poi «piede a ferro da stiro» prende confidenza con il vecchio ruolo. 
PORRINI 6. Il forfait dell'influenzato Rambaudi lo obbliga a rincorrere Perrone. E, pur finendo fuori dalla zona di sua competenza, limita i danni. 
DI LIVIO 6. Mette alla frusta Tresoldi e si procura, con la benevolenza dell'arbitro, il rigore che sblocca il risultato. Ma ne aveva reclamato uno in precedenza, a ragione e senza avere soddisfazione. 
(75' Francesconi sv. Debutta in A in un quarto d'ora di fuoco. 
CONTE 7. È senza dubbio il migliore in campo, insieme con Peruzzi. Provvidenziali i suoi innumerevoli recuperi, in spaccata, in anticipo, su Alemao e su chiunque gli capiti a tiro. 
RAVANELLI 5,5. Una prova anonima, grigia come i suoi capelli, con rari spunti incisivi. 
R. BAGGIO 6,5. Magoni lo fa magonare, come Pavan, ma si rifà con gli interessi su rigore, firmando un gol per lui storico, e con la punizione che Moeller traduce nel 2-0. 
(89' Galia sv). 
MOELLER 6. Merita la sufficienza per il bel gol di testa. Per il resto non fa pesare sulla partita tutto il suo talento. 
FERRON 5,5. Inattivo per 45', nulla può sul rigore di Baggiouno, ma resta impalato sull'incornata di Moeller. 
PAVAN 6. Si alterna tra Ravanelli e Baggiouno e lo fa con determinazione concedendo poco o niente ai due attaccanti. 
TRESOLDI 5. Impunito su due falli sospetti e castigato per un intervento regolare. Tanto va la gatta al lardo... 
BIGLIARDI 5,5. Protetto alle spalle, si sente più sicuro, ma sulla punizione di Baggiouno, si fa bruciare da Moeller. 
ALEMAO 6. Il vecchio Cangaceiro si batte ancora come un leone anche se trova un Conte che fa altrettanto. 
MONTERO 6. Stando qualche metro più arretrato, dà maggior solidità ad una difesa troppo allegra nelle ultime partite. 
MAGONI 5,5. Toglie il respiro a Baggiouno quando il fantasista arretra e compie falli spesso tollerati da Rodomonti. 
SAUZEE 6,5. Il francese è un eccellente tiratore, ma Peruzzi gli para il possibile 2-2 su una tremenda punizione al 94'. 
GANZ 6. Ha sulla coscienza una facile occasione sprecata sullo 0-0 ma non perdona la seconda volta, anche se il gol è utile solo a lui, per restare capocannoniere con Moeller. 
PERRONE 6. Si becca un beffardo tunnel da Di Livi ma anche la sufficienza per una gara tirata. 
(82' Pisani sv). 
MINAUDO 5,5. Non crea problemi particolari a Marocchi. 
(66' Orlandini 6. Il suo ingresso dà spinta all'Atalanta.

L'arbitro RODOMONTI 6. Ogni tre falli un rigore. Ma più che questa regola da oratorio, segue quella della compensazione

Bruno Bernardi 
brani tratti da: La Stampa 18 ottobre 1993


 

 

La partita. Sulla vittoria della Juve incombe il sospetto del rigore che ha sbloccato il risultato: l'intervento di Tresoldi su Di Livio è parso sul pallone. Per il resto, la Juve ha giocato male, senza ritmo e idee, mentre l'Atalanta è apparsa contratta e timorosa.

La frase celebre. Percassi: «È stata una vera e propria ladrata. Abbiamo giocato contro dodici avversari. È la terza volta che Rodomonti penalizza l'Atalanta. Chiedo una sola cosa: di non rivederlo mai più».

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1993 n.41








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giovedì 8 ottobre 2026

8 Ottobre 1989: Juventus - Atalanta

È l'8 ottobre 1989 e Juventus ed Atalanta si sfidano nell'ottava giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppe. Infatti, assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze', Luigi Maifredi!

Dall'altra parte c'è Atalanta che disputa uno splendido campionato e conquista meritatamente un posto nella prossima Coppa UEFA.

Buona Visione! 



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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 8ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 8 ottobre 1989 ore 15:00
JUVENTUS-ATALANTA 0-1
MARCATORI: Caniggia 74

JUVENTUS: Tacconi, Bruno P., De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Galia (Napoli N. 77), Rui Barros, Casiraghi, Marocchi, Alessio
Allenatore: Dino Zoff

ATALANTA: Ferron, Contratto, Pasciullo, Bonacina, Vertova, Progna, Stroemberg, Prandelli (Barcella 79), Caniggia, Nicolini, Madonna (Zanoncelli 88)
Allenatore: Emiliano Mondonico

ÁRBITRO: Baldas



Ma Zoff non accetta processi «Questa Juve non si boccia» 

La Juventus aveva conquistato sette punti in quattro giornate, proponendosi come candidata allo scudetto. Eravamo al dopopartita di Juve-Ascoli, successo ampio, mai in discussione, dei bianconeri. Disse Dino Zoff: 

«Piano con gli entusiasmi, abbiamo giocato tre gare in casa. Verranno i momenti difficili. 

Fu un buon profeta, anche se chi conosce il mister giura che avrebbe detto le stesse cose con sei punti di vantaggio a tre turni dalla fine. E oggi Zoff sale sul banco degli imputati. Colpa sua, dicono alcuni, se questa squadra non riesce a trovare un gioco accettabile, se patisce soprattutto sul piano tattico, formazioni come il Bologna e il Bari, per non dire dell'Atalanta. Ebbene, Zoff va controcorrente. Per lui, la Juventus di ieri non è stata affatto male: 

«Comunque meglio di quella che aveva battuto il Bari». 

E allora? 

«Allora abbiamo preso un gol quando stavamo dominando (sic). Un gol, tra l'altro, viziato da un fuorigioco che il guardalinee aveva segnalato ma di cui l'arbitro non ha tenuto conto». 

Niente processi, dunque: 

«Abbiamo creato gioco, e occasioni da rete ci sono state. Teniamo anche conto delle assenze. All'Atalanta abbiamo concesso Zavarov, Aleinikov e Schillaci». 

Vero. Ma è altrettanto vero che il migliore dei bianconeri è stato Rui Barros, giramondo del calcio che avrebbe dovuto essere il più stanco. Invece, è parso l'unico a cercare con convinzione la via del gol. Gli altri, ad esclusione del sempre positivo Marocchi, hanno mostrato la corda. Insomma, la parola crisi non piace al mister: 

«Non se ne parla nemmeno. È stato un episodio. 

Non il primo, però. Già domenica scorsa, a Roma, la Juve aveva giocato tanto male da compiere il miracolo di scucire la bocca al presidente Boniperti, notoriamente molto attento a non rilasciare dichiarazioni critiche nei confronti dei suoi uomini. E la squadra che aveva pareggiato con il Bologna e battuto il Bari era parsa tutt'altro che irresistibile. In parte, ciò si può spiegare con la nuova filosofia tattica di Zoff, che quest'anno sembra aver decisamente abbandonato le tentazioni spettacolari in favore della concretezza. La Juve dell'anno scorso divertiva, ma finiva anche per incappare in giornate nerissime di un reparto difensivo poco protetto. Quella di quest'anno sembra più robusta a centrocampo, ma indubbiamente si fa meno amare. Lo dimostrano anche gli incassi. Ieri, con una squadra a due punti dal vertice della classifica, i paganti sono stati poche migliaia, con un contributo non disprezzabile dei tifosi nerazzurri. Colpa, forse, del clima di sfiducia che lo stesso Zoff denuncia: 

«Non mi è piaciuto il pessimismo che circondava la squadra prima della partita. E poi la gente fischia…». 

Fischia la Juve, s'intende. Perché gli atalantini hanno lasciato il campo accompagnati dall'applauso, ironico ma anche sportivissimo, della Filadelfia. La stessa curva che a un certo punto si è rivolta a Tacconi: 

«Falli segnare Tacconi, falli segnare». 

Insomma, la disaffezione del pubblico torinese per la sua squadra più prestigiosa è evidente. Anzi, lo è tanto di più nel momento in cui il Torino di Serie B riesce a chiamare allo stadio 30 mila spettatori a partita. Se Zoff rifiuta i processi, sa benissimo che le prossime partite saranno decisive per recuperare gli scettici: c'è il Paris Saint-Germain in Coppa, c'è soprattutto un cammino di campionato tutto in salita. Finora la Juve se l'è vista con una sola «grande», l'Inter. Ha perso, giocando bene però. Le altre avversarie incontrate vanno dal centro alla bassa classifica. Saranno Napoli e Roma, Milan e Sampdoria a dire se il buon Zoff ha ragione o a scrivere, questa volta sul serio, la parola fine alle ambizioni dei bianconeri. 

Giampiero Paviolo
tratto da: La Stampa 9 ottobre 1989






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martedì 6 ottobre 2026

6 Ottobre 1985: Juventus - Atalanta

È il 6 ottobre 1985 e Juventus ed Atalanta si sfidano nella quinta giornata del girone di andata del Campionato di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo gli ultimi spicchi di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve, prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson, vincendo 'in volata' lo Scudetto. I Giallorossi saranno protagonisti tanto di una rimonta inaspettata quanto di una rovinosa caduta nella penultima gara di campionato in casa contro la già retrocesso Lecce.

Dall'altra parte c'è Atalanta che disputa un campionato dignitoso e finisce la propria corsa tricolore a metà classifica.

Buona Visione!

 


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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 5ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 6 ottobre 1985 ore 15.00
JUVENTUS-ATALANTA 2-0
MARCATORI: Serena A. 4, Laudrup 69

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 77), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 83)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ATALANTA: Piotti, Osti, Gentile, Prandelli, Soldà, Perico, Stroemberg, Limido (Valoti 72), Magrin, Donadoni, Cantarutti
Allenatore: Nedo Sonetti

ARBITRO: Bianciardi



Platini riposa? Ci pensano Serena e Laudrup Platini riposa? 
Il francese gioca al piccolo trotto 
Ma il centravanti al 4' con uno dei suoi colpi di testa e il danese al 69' con un'azione personale imbraglieranno un'ostica Atalanta 
Tra gli ospiti emergono il portiere Piotti e Stromberg

TORINO — La testa di Serena e un'invenzione di Laudrup spingono la Juventus in alto. Poco importa se Platini protrae questo singolare periodo di 'cassintegrazione', se Manfredonia e Bonini danno alla loro partita un'interpretazione meno brillante del solito, se lo spettacolo latita nella circostanza o se l'iniziativa concessa all'Atalanta superi, talvolta, il limite di guardia. 

La Juventus del rinnovamento va avanti come una formica, senza distrazioni, con l'aria di chi pensa più all'arrosto che al fumo. I numeri, che nel calcio sono in fondo ciò che conta, danno perfettamente ragione a Trapattoni, il quale da ieri sera guarda i concorrenti diretti da una posizione ancor più privilegiata. L'Atalanta, che spende nell'arco di novanta minuti un'illimitata quantità di energie per raccogliere soltanto due proiezioni offensive di Donadoni e di Stromberg (in entrambe le occasioni, 1' e 50', Tacconi è davvero bravo ad opporsi), è subito gelata dallo stacco tempestivo di Serena.

Sono appena trascorsi quattro minuti. Quanto basta per verificare l'esattezza di certe previsioni della vigilia. Sonetti, evidentemente, ha dato istruzioni precise. Per togliere l'iniziativa alla Juventus nei punti dove lo schema è concepito, aggredisce con soffocanti raddoppi di marcatura i centrocampisti avversari. 

Insomma, l'ammucchiata prevista sembra il tema dominante del pomeriggio. Ed è facile intuire una gara di sofferenze o almeno di disagi per i bianconeri. Ma ecco al 4' uscire dal cilindro della Juventus il giochetto elementare ma efficace, conosciuto ma puntualmente efficiente. 

Cabrini rimette al centro un traversone teso, Scirea fa velo più o meno volontariamente, poi sbuca la testina di Serena e Piotti è battuto. Tutto lascia supporre che tale disgelo induca l'Atalanta ad orientare altrimenti il metodo operativo. Invece Sonetti non cambia musica, ed ogni suo uomo si mette praticamente alle costole dei bianconeri, i quali non possono usufruire, come vorrebbero, di ipotetici spazi. Serena si muove molto e con molta diligenza; Laudrup vive momenti difficili per la determinazione, ai limiti del lecito, di Osti; Platini si occupa di portare in giro il bravo Prandelli e di cucire con umiltà il gioco. Mauro è costretto spesso a convergere e in un palo di circostanze costringe Piotti a respingere un suo destraccio (15') ed a tremare per una conclusione a lato del 21'. 

Per trovare un tentativo in porta bisogna successivamente attendere il 41' quando Cabrini di testa (lo schema tradizionale è ripetuto con la variante dell'esecutore) costringe Piotti ad aprire le ... ali. La partita, ingarbugliata come una matassa ingarbugliata, non è facile per la Juventus. 

L'Atalanta corre come se avesse due anime, colma ogni settore del campo e non concede respiro. Donadoni e Stromberg, atleta gagliardo e generoso, tentano anche sortite offensive. Ed è proprio dello svedese (50') l'affondo conclusosi con bell'intervento di Tacconi. In simili condizioni è difficile costruire gioco per Manfredonia e Bonini, ai quali è riservato anche l'onere di assistere gli attenti Favero, Sclrea e Brio. È arduo per Serena e Laudrup vedere lo specchio della porta, anche se la pressione bianconera porta il centravanti a caricare il sinistro al 58', con palla finita a lato di un nulla. È arduo anche perché Gentile e Osti non si concedono distrazioni, nonostante la giornata no dell'emozionato Soldà. 

Platini forse avverte il momento difficile e si porta due volte al tiro: al 65' con ottimo stop di petto e gran destro su punizione respinto al 73' da Piotti. Dal 70' in poi la Juventus concede forse troppa iniziativa all'avversario, un po' di lentezza nel disimpegno, che non è agevole, si intende, troppi i passaggi sbagliati. Cabrini prova a spingere la squadra in avanti, ma i nerazzurri paiono triplicarsi, spinti da una vitalità straordinaria. Ma nulla più di una vitalità. Premono perfino, ma non trovano spiragli. C'è chi pensa, però, che può scapparci una fortuita giocata che metta in ginocchio Tacconi. 

Ma in agguato c'è Laudrup, un danese tanto elegante quanto efficace. Riesce al 69' a superare Soldà e Osti con una stupenda progressione in slalom ed a lasciare di sasso Piotti con un destro forte e ben calibrato sul primo palo. Una prodezza che vale 7 in pagella. Lo stadio ha un sussulto, un premio all'esecuzione più spettacolare della partita. La Juventus vince con merito, è solida, «corta», non perde mai la testa ,non ha concesso contropiede. 

Sonetti dice che gli sta bene il 2-0. E tutti vissero felici e contenti.

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 7 ottobre 1985






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