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lunedì 16 febbraio 2026

16 Febbraio 1992: Juventus - Atalanta

É il 16 Febbraio 1992 e Juventus ed Atalanta si sfidano nella Quarta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano.

Cosí una Juventus ancora debole ma tato volenterosa riesce nel suo scopo iniziale : un secondo posto finale piú che positivo.

Dall'altra parte c'é un Atalanta che disputa un campionato tranquillo e si posiziona a metá classifica.

Buona Visione!




 

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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 16 febbraio 1992 ore 15.00
JUVENTUS-ATALANTA 2-1
MARCATORI: Schillaci 34, Piovanelli 49, Baggio R. 51

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Marocchi, Conte A. (De Agostini 60), Kohler, Julio Cesar, Galia, Reuter, Schillaci, Baggio R. (Corini 82), Di Canio
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ATALANTA: Ferron, Minaudo, Pasciullo, Bordin, Porrini, Stroemberg, Perrone, Nicolini, Bianchezi, Caniggia, Cornacchia (Piovanelli 46) -
Allenatore: Bruno Giorgi

ARBITRO: Bazzoli






"Se gioca così, porti pure le trecce."
L'Avvocato: ma quel codino non mi è mai piaciuto 

TORINO. 

«Se gioca così, vuol dire che gli lasceremo portare anche le trecce». 

Destinatario della battuta, Roberto Baggio, mittente Giovanni Agnelli che a 10 minuti dalla fine della partita ha lasciato soddisfatto la tribuna del «Delle Alpi». Né ha fatto mistero, l'Avvocato, di non aver mai digerito quel codino che il fantasista bianconero si è fatto crescere quest'anno. 

«Francamente non mi è mai piaciuto», 

ha commentato con espressione tollerante. In quel momento, la Juve stava rosicchiando un punto al Milan e il presidente della Fiat non ha resistito alla tentazione di auspicare dalla sorte qualcosa di meglio: 

«Chissà che stasera non diventino due, non mettiamo limiti alla Provvidenza». 

Due battute d'obbligo anche sul problema degli stranieri che in settimana il consiglio federale aveva risolto lasciando molti insoddisfatti a cominciare dall'avvocato Chiusano che aveva definito «una stupidaggine» il compromesso al quale si era giunti. 

«Tre in campo e uno in panchina, meglio così che niente», 

esclama conciliante l'avvocato Agnelli che ha assistito all'incontro insieme al segretario repubblicano La Malfa e alla signora Giovanna Incisa Cattaneo. Il nuovo sindaco di Torino ha inquadrato velocemente la propria posizione nei confronti del calcio: 

«Sono tifosa della Juve e credo che non si debba rinunciare alla speranza di acciuffare il Milan. Con l'Avvocato, però, non si è parlato di calcio». 

Dichiarata fede bianconera, dunque, che non esclude però una simpatia verso il Torino 

«naturalmente quando non c'è di mezzo il derby». 

Schierata ma diplomatica. E ora la parola all' on. La Malfa, apparso piuttosto a disagio, per la verità, nelle vesti di commentatore calcistico. 

«Mi sono divertito e, considerate le circostanze, ho sentito il dovere di tifare Juventus». 

Poi, accennando al sindaco: 

«Oggi abbiamo fatto davvero un'accoppiata vincente». 

L'ultima botta, probabilmente riferita a vecchie polemiche, è riservata a Diego Novelli: 

«Mi spiace per lui, granatissimo, ma dopo trent'anni siamo riusciti non solo a esprimere il sindaco ma anche a colorarlo di bianco e nero».

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 17 febbraio 1992






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venerdì 3 ottobre 2025

17 Ottobre 1993: Juventus - Atalanta

É il 17 Ottobre 1993 Juventus ed Atalanta si sfidano nell' ottava giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio. 

Dall'altre parte ci sono i bergamaschi che nonostante l'impegno non riescono ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



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Stagione 1993-1994 
Campionato di Serie A - 8 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 17 ottobre 1993 ore 15:00
JUVENTUS-ATALANTA 2-1
MARCATORI: Baggio R. rigore 56, Moeller 60, Ganz 70

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Marocchi, Baggio D., Kohler, Porrini, Di Livio (Francesconi 75), Conte A., Ravanelli, (c) Baggio R. (Galia 88), Moeller 
A disposizione: Rampulla, Baldini, Del Piero
Allenatore: Giovanni Trapattoni

A disposizione: Pinato, Codispoti, Scapolo
AllenatoreFrancesco Guidolin

ARBITRO: Rodomonti
AMMONIZIONI: Kohler 82 (Juventus); Ganz 44 (Atalanta)




La Juve fatica contro un'Atalanta chiusa a riccio, poi si rilassa e rischia nel finale 
La Signora corre sul filo del rigore 
Tre parate decisive di Peruzzi 

TORINO. Sant'Angelo Peruzzi ha garantito due soffertissimi punti alla Signora, sventando il pareggio con tre grandi parate nell'ultimo quarto d'ora. Quando Rodomonti ha chiuso il match al 94', la folla ha potuto tirare il fiato mentre i bianconeri esultavano per una vittoria importantissima sull'Atalanta che Guidolin aveva schierato con il realismo tattico di chi ha l'acqua alla gola. Una Juventus da infarto che, dopo le belle partite, è vittima di una strana sindrome: la caduta di tensione. Si «siede» contro avversari alla sua portata. Vedi la Cremonese, la Reggiana, il Lecce e il Venezia. 

A volte le capita nel primo tempo, per poi trasformarsi, camaleontisticamente, nella ripresa. Altre nell'arco dell'intera partita, anche a risultato acquisito. Come ieri. Eppure s'era trovata in vantaggio di due gol firmati da Roberto Baggio, su rigore inesistente, concesso da Rodomonti a compensazione di altri due falli sospetti sui quali l'arbitro aveva sorvolato in precedenza, e da Andy Moeller. Poi si è rilassata. Ganz ne ha approfittato per ridurre le distanze e la Juventus ha remato e tremato per il resto della gara. 

Come spiegare il fenomeno? Forse è un problema psicologico che si aggiunge alle importanti assenze di Fortunato, Julio Cesar e Vialli, e alle fatiche infrasettimanali dei due Baggio e dei tedeschi, Kohler e Moeller, nelle rispettive Nazionali. Dino Baggio ha giocato con mezza unghia dell'alluce destro, reso insensibile da un'iniezione antidolorifica. Attenuanti generiche che non giustificano certi passaggi sbagliati a centrocampo e nei sedici metri, né qualche amnesia difensiva. Una Juventus inguardabile per 45' anche se l'Atalanta, alla faccia del calcio-spettacolo proiettato nel Duemila, si è trincerata con tanto di libero (Montero) e marcamenti ravvicinati vecchia maniera, specie su Robi Baggio, il pericolo pubblico numero 1 ingabbiato da Magoni quando arretrava e da Pavan quando avanzava. 

Un misto uomo-zona anche per Ravanelli e Moeller. La mancanza di spazi e l'inevitabile sbilanciamento accentuavano le pecche ed i limiti di una difesa improvvisata che veniva presa d'infilata, al primo contropiede, da Ganz. Il bomber sbagliava clamorosamente il possibile 1-0. Ma al di là del grosso pericolo, la manovra offensiva era prevedibile, banale. Poche idee, niente gioco, niente gol. 

Il rigore che sbloccava il risultato era un autentico regalo dell'arbitro poiché Tresoldi aveva toccato prima il pallone e poi la gamba di Di Livio. Ma, seguendo la deprecata legge della compensazione, rendeva giustizia ad una Juve che di rigori (veri) ne aveva già reclamati un paio su Di Livio e Robi Baggio. E il Divin Codino, dal dischetto, non falliva il 57° gol, festeggiando la centesima presenza in bianconero in campionato con lo storico, e un po' irriguardoso, sorpasso a Giampiero Boniperti, fermo a 56 come Guglielmo Gabetto nella classifica dei centenari. Non falliva neppure Moeller, su punizione di Robi Baggio, il colpo di testa del raddoppio che lo portava, temporaneamente, ad essere il leader dei cannonieri. Tutto finito? Macché! Guidolin toglieva Minaudo e inseriva il prode Orlandini che diventava... furioso. 

E per la Juve erano dolori. Ganz riacciuffava Moeller al comando della graduatoria dei tiratori scelti, ribattendo, con un destro ravvicinato, palo-rete, una fiondata di Alemao non trattenuta da Peruzzi. Già abbiamo sottolineato le tre parate decisive del portiere bianconero. Dobbiamo aggiungere l'ottima prestazione di Conte che ha recuperato una quantità impressionante di palloni persi dai compagni. E la generosità di Di Livio, che si sta confermando acquisto utile, ha avuto il suo peso sul successo. Ma la mentalità, se si vuole puntare allo scudetto, deve cambiare. La concentrazione è indispensabile, sempre. Nel calcio, però, conta anche la fortuna e ieri la Juve l'ha avuta dalla sua parte. Una tantum. 




LE PAGELLE 
Conte implacabile, ne ha per tutti 
Provvidenziali i suoi recuperi, migliore in campo 
PERUZZI 7. Respinge da par suo le recenti critiche. Nel primo tempo viene graziato da Ganz, che poi lo trafigge nella ripresa, ma nega all'Atalanta, con tre paratissime, il pareggio. 
TORRICELLI 5,5. Fa lo stopper su Ganz e gli concede due pallegol, una fallita e l'altra trasformata. E' più redditizio e meno spaesato quando gioca sul'out. 
MAROCCHI 5,5. Torna titolare come terzino sinistro, ruolo nel quale si esprime con meno efficacia. Nell'ultimo quarto d'ora va a centrocampo. 
D. BAGGIO 5,5. Sbaglia un disimpegno elementare nei pressi della panchina bianconera e, a Trapattoni che lo riprende, indica l'alluce destro malconcio. E' la sua attenuante. 
KOHLER 6. Libero d'emergenza, ha un avvio di ambientamento e si fa saltare da Ganz che non sfrutta l'occasione. Poi «piede a ferro da stiro» prende confidenza con il vecchio ruolo. 
PORRINI 6. Il forfait dell'influenzato Rambaudi lo obbliga a rincorrere Perrone. E, pur finendo fuori dalla zona di sua competenza, limita i danni. 
DI LIVIO 6. Mette alla frusta Tresoldi e si procura, con la benevolenza dell'arbitro, il rigore che sblocca il risultato. Ma ne aveva reclamato uno in precedenza, a ragione e senza avere soddisfazione. 
(75' Francesconi sv. Debutta in A in un quarto d'ora di fuoco). 
CONTE 7. E' senza dubbio il migliore in campo, insieme con Peruzzi. Provvidenziali i suoi innumerevoli recuperi, in spaccata, in anticipo, su Alemao e su chiunque gli capita a tiro. 
RAVANELLI 5,5. Una prova anonima, grigia come i suoi capelli, con rari spunti incisivi. 
R. BAGGIO 6,5. Magoni lo fa magonare, come Pavan, ma si rifa con gli interessi su rigore, firmando un gol per lui storico, e con la punizione che Moeller traduce nel 2-0. 
(89' Galia sv). 
MOELLER 6. Merita la sufficienza per il bel gol di testa. Per il resto non fa pesare sulla partita tutto il suo talento. 
FERRON 5,5. Inattivo per 45', nulla può sul rigore di Baggiouno, ma resta impalato sull'incornata di Moeller. 
PAVAN 6. Si alterna su Ravanelli e Baggiouno e lo fa con determinazione concedendo poco o niente ai due attaccanti. 
TRESOLDI 5. Impunito su due falli sospetti e castigato per un'intervento regolare. Tanto va la gatta al lardo... 
BIGLIARDI 5,5. Protetto alle spalle si sente più sicuro, ma sulla punzione di Baggiouno, si fa bruciare da Moeller. 
ALEMAO 6. Il vecchio Cangaceiro si batte ancora come un leone anche se trova un Conte che fa altrettanto. 
MONTERO 6. Stando qualche metro più arretrato dà maggior solidità ad una difesa troppo allegra nelle ultime partite. 
MAGONI 5,5. Toglie il respiro a Baggiouno quando il fantasista arretra e compie falli spesso tollerati da Rodomonti. 
SAUZEE 6,5. Il francese è un eccellente tiratore ma Peruzzi gli para il possibile 2-2 su una tremenda punizione al 94'. 
GANZ 6. Ha sulla coscienza una facile occasione sprecata sullo 0-0 ma non perdona la seconda volta, anche se il gol è utile solo a lui, per restare capocannoniere con Moeller. 
PERRONE 6. Si becca un beffardo tunnel da Di livio ma anche la sufficienza per una gara tirata. 
(82' Pisani sv). 
MINAUDO 5,5. Non crea problemi particolari a Marocchi. 
(66' Orlandini 6. Il suo ingresso dà spinta all'Atalanta).

L'arbitro RODOMONTI 6. Ogni tre falli un rigore. Ma più che questa regola da oratorio, segue quella della compensazione

Bruno Bernardi 


 

 



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martedì 23 settembre 2025

23 Settembre 1984 : Juventus - Atalanta

È il 23 settembre 1984 e Juventus e Atalanta si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto

Dall'altra parte c'è l'Atalanta che termina il campionato a metà classifica, lontano dalla zona rossa della retrocessione.

Buona Visione!

 


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Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 2ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 23 settembre 1984 ore 16.00
JUVENTUS-ATALANTA 5-1
MARCATORI: Boniek 2, Platini 59, Magnocavallo autorete 66, Magrin rigore 71, Scirea 74, Platini 79

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Pioli, Scirea, Briaschi (Vignola 68), Tardelli (Caricola 68), Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ATALANTA: Benevelli, Osti, Gentile, Perico (Fattori 66), Soldà, Magnocavallo, Agostinelli, Magrin, Pacione, Stroemberg (Vella 79), Donadoni
Allenatore: Nedo Sonetti

ARBITRO: Pezzella




 «Non conta chi segna, ma i due punti in più » 

TORINO — Destro e sinistro, due gol splendidi: Michel Platini, capocannoniere della passata stagione, si è ripresentato così al pubblico torinese ed ai suoi avversari della classifica marcatori. Se è soddisfatto, preferisce non darlo però a vedere. 

"Dobbiamo parlare del collettivo», 

È il suo monotono ritornello, che infarcisce con qualche battuta sul tipo: -

"A che punto è Platini? La Juventus è a tre punti" 

E prosegue: 

«I gol non contano, quello che vale sono i due punti frutto di una squadra che vuole vincere. Io non cerco tanto di segnare quanto di far gioco. Questa è stata la prima volta che sono andato a rete in questo campionato, spero che non sia l'ultima. Fino a ieri si diceva che ero appagato dai successi, oggi non è più così. Almeno fino alla prima partita nella quale non giocherò bene..". 

Fatalismo? Convinzione? Platini è comunque un attento osservatore e lo conferma con la sua interpretazione delle prime due giornate di campionato:

 "Quest'anno mi pare sia cambiata la mentalità di molte squadre. La passata stagione tutti volevano copiare la Roma. Per cinque o sei giornate si sono viste difese allegre, poi tutti hanno incominciato a fare i loro conti e le difese a serrare le maglie. Adesso mi pare che tutti siano partiti con la determinazione di far subito risultato. Con l'Atalanta la partita è stata decisa dal fatto che abbiamo segnato subito."

A segnare il gol che ha dato la svolta alla gara è stato Boniek, pronto a reclamare perché la terza segnatura bianconera viene attribuita a uno sfortunato intervento difensivo di Magnocavallo, e non al suo tocco risolutore. 

«Per me, è mio anche quel gol — dice subito —. Anch'io ho toccato il pallone. Eppoi non si può incominciare già alla seconda giornata a togliermi dei gol, tanto più quest'anno che voglio sfidare Platini». 

Al polacco viene quindi riferito che Gianni Agnelli, andandosene, ha elogiato la sua partita. La risposta è però dura, a testimonianza che le critiche dell'Avvocato nella passata stagione non passarono inosservate, anzi hanno lasciato il segno: 

«È facile fare complimenti quando si gioca bene, applaudire per i gol. Agnelli ha comunque libertà di parola e può dire quello che vuole».


Elogi di Sivori alle prodezze del francese

 

TORINO — Dopo aver seguito la Juventus a Bergamo nella partita di Coppa Italia, Omar Sivori è tornato a vederla sempre contro l'Atalanta, al Comunale. 

«Gol bellissimi, quelli di Platini»

Ha detto con sincera ammirazione a fine partita rifiutando comunque un paragone con il francese: 

«Apparteniamo ad epoche differenti, certi paralleli non hanno senso. Entrambi siamo riusciti a fare del buon calcio. Come riesce Maradona, Zico o Rummenigge». 

Poi ha aggiunto: 

«Certo, Michel è un grande giocatore, il calcio è un gioco facile e lui lo dimostra. Rispetto all'altra volta, a parte i gol, mi è parso più veloce, fisicamente più a posto».

«La partita? — ha proseguito — il gol-lampo di Boniek doveva dare maggiore tranquillità alla squadra nel primo tempo. Questa Juventus è comunque molto forte e lo ha dimostrato alla distanza. Penso che potrà ben figurare sia in campo Internazionale che in campionato».

tratto da: La Stampa 24 settembre 1984

 


 



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JUVENTUS 5 ATALANTA 1 Brilla la Juve forza nove, che aggiunge cinque reti a quelle del mercoledì di Coppa. Boniek apre le marcature di testa su cross di Pioli. 

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Platini firma il 2-0 con un favoloso pallonetto. Magrin su rigore realizza il gol della bandiera per l'Atalanta. Scirea stanga in rete il pallone del 4-1. Platini concede il bis e ancora con un pallonetto sigla il 5-1



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sabato 13 settembre 2025

13 Settembre 1992: Juventus - Atalanta

É il 13 Settembre 1992 e la Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú 'ammazza' il campionato senza scampo.

Si disputa infatti la parita Juventus-Atalanta valevole per la seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93. Il tutto ció avviene allo 'Stadio delle Alpidi Torino.

Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'é che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile!.

Dall'altra parta i bergamaschi neroazzurri disputano un'ottima annata, che li porta ad un passo da una clamorosa qualificazione in Coppa UEFA.

Buona Visione!



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Stagione 1992-1993 - Campionato di Serie A - 2 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 13 settembre 1992 ore 16:00
JUVENTUS-ATALANTA 4-1
MARCATORI: Kohler 23, Moeller 41, Ganz 54, Vialli 76, Moeller 83

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Baggio D., Conte A., Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Marocchi 70), Galia, Vialli, Baggio R., Moeller (Ravanelli 84)
A disposizione: Rampulla, Carrera M., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ATALANTA: Ferron, Porrini, Pasciullo (Perrone 58), Bigliardi, Alemao, Montero, Rambaudi, Valentini (Rodriguez 74), Ganz, Bordin, Minaudo
A disposizione: Pinato, Magoni, Tresoldi
Allenatore: Marcello Lippi
 
ARBITRO: Luci
AMMONIZIONI: Minaudo 24, Rambaudi 35, Bordin 48, Montero 68 (Atalanta)



Due gol e convincente prova del discusso tedesco nella Juventus che batte l'Atalanta
Moeller mette ko anche gli scettici 
E ora rischia il posto Julio Cesar
TORINO. E' come un un coltello a serramanico: un giocattolo che non farebbe paura nemmeno a un bambino, se resta chiuso. Ma appena la sua lama scatta improvvisa, procura ferite mortali. Questo è Andreas Moeller. Discusso, criticato, fatto salire ogni settimana sull'altalena dell'incognita come uno studentello perennemente sotto esame, ieri il tedesco ha tappato la bocca perfino agli scettici cronici, costretti a rimangiarsi giudizi affrettati e a dare ragione a Trapattoni. Il tecnico non decide soltanto per procurare vantaggi a se stesso oppure ai giocatori che manda in campo, sceglie per il bene di una causa comune. Inutile, in questa sede, discutere sulla necessità di affiancare Platt a Moeller e lasciar fuori Julio Cesar (ieri colpevole di alcune incertezze difensive); c'è da dare a Moeller quel che è di Moeller, punto e basta.  
La Juventus non ha disputato una grandissima partita, come farebbe pensare il bottino sonante, ma è uscita dal sonnambulismo nel quale era caduta otto giorni fa a Cagliari, dove s'era appisolata nonostante l'abbacinante luce del giorno. Ieri ha risolto i primi affanni e le annesse difficoltà con la solita divagazione offensiva di Kohler, sempre fra i migliori, la cui testa è stata pescata con precisione da un servizio raffinato di Baggio, uno dei protagonisti del match. Scoperta la strada, i bianconeri hanno pensato di percorrerla con calma, senza convulsioni.
Ma i progetti non sono bastati per trovare vita facile, nonostante la brillante vena di Conte (ecco un'altra gradevole conferma), l'ordine di un Galia in cerca di rodaggio dopo la lunga sosta, la disciplina di Torricelli e Dino Baggio, l'umiltà di Di Canio e il lavoro massacrante di Vialli. 
Oggetto delle severe attenzioni altrui, l'ex doriano non tira mai indietro il piede, fa da specchio per le allodole con ammirevole spirito di sacrificio, difende palloni su palloni con le spalle rivolte alla porta, per servirli al collega che di volta in volta si propone. Dopo il secondo colpo di coltello di Moeller e la rete di Ganz, è appunto Gianluca a mettere in porta con ravvicinato tocco di testa. La sintesi statistica della partita si chiude con lo spettacolare destro di Moeller, ed è un ennesimo saggio della sua disinvolta freddezza: tira fuori la lama quando meno te l'aspetti. Ed eccoci alle difficoltà della Juventus: l'Atalanta, contratta come una spugna pronta a sprigionare schizzi di contropiede con Rambaudi e Ganz, non ha offerto grossi spiragli. Con Valentini, Porrini, Bigliardi, Monterò, Alemao e perfino con Minaudo ha pensato più ad alzare dighe che a spandersi per il campo. E se ha saputo rendersi pericolosa (Ganz e Valentini hanno fatto tremare i polsi a Peruzzi) è soprattutto perché nel bel mezzo della difesa juventina di tanto in tanto si sono aperti buchi sconcertanti.  
Per assistere ad un sistematico abbozzo offensivo dei bergamaschi s'è dovuto attendere il secondo tempo, quando Monterò ha sollecitato i compagni a spingerei avanti e quando Lippi ha fatto entrare Perrore e Rodriguez. Ma era tardi. E i rattoppi della panchina non sono bastati a frenare le invenzioni di Roberto Baggio e le imprevedibili estemporaneità di Moeller. E il sipario è calato. Anche in una giornata dai cento risvolti positivi è difficile resistere alla tentazione di ricordare come sia carente il gioco della Juventus sulle corsie esterne. Rischia di diventare il refrain vecchio di un disco consumato. E allora lodiamo il lavoro del Trap, che ha deciso di mandare, a turno, Dino Baggio e Torricelli a scorrazzare nei loro settori di competenza e crossare. Torricelli, il ragazzo uscito da un favola brianzola, ha denunciato alcune ingenuità, è normale per un esordiente. E poi, diciamolo pure, non si può pretendere che i due bravi giovanotti possano recitare il ruolo che un tempo fu di Gentile e Cabrini. Ma con il tempo potranno affinare le armi e rendersi utili anche in quella specifica chiave offensiva, se non altro per alleggerire le faticose domeniche di Gianluca Vialli.  




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Vialli, primo gol con una dedica speciale 
«Un pensiero per Platt, che in tribuna ha sofferto più di tutti» 

TORINO. Un gol con dedica. In genere i calciatori dedicano le loro prodezze a fidanzate, mamme e parenti vari. Non è il caso di Vialli, uno che quando decide di parlare non dice mai cose banali e spesso diventa personaggio scomodo. Ieri Luca ha segnato il suo primo gol in assoluto al Delle Alpi. Neppure con la Sampdoria ci era riuscito. Una rete non di stoffa pregiata, ma non è il caso di sottilizzare. Più un gollonzo che un golasso. 
Vialli ammette: 
«E' importante la rete in sé, non come sia riuscito a realizzarla. La dedico a Platt, un grande professionista che ha saputo accettare una situazione alquanto scomoda. Noi in campo abbiamo sofferto e faticato, ma ho pensato a lui che certo soffriva più di noi. Merita un elogio oggi, in attesa di meritare quelli più veri quando scenderà in campo». 
Per Vialli una Juventus in progresso: 
«Molte cose sono cambiate rispetto a Cagliari, non per me che ho lottato là davanti. E' dura essere punta unica, ma lo sarebbe anche se avessi vicino un compagno. Nessuno ti regala nulla, ogni partita è una battaglia. Per fortuna siamo riusciti a trovare l'attimo giusto, muovendoci sul campo con sincronismo. Al gol siamo arrivati con scambi stretti perché non avevamo uomini adatti al gioco aereo. C'è stato qualche errore di troppo, ma sono contento di come è andata a finire, anche se all'inizio del secondo tempo c'è stata una leggera flessione. Questo dimostra che dobbiamo dare di più. Se vogliamo essere vincenti, non è possibile rilassarsi mai». 
Domenica di calcio scoppiettante. Vialli non si entusiasma 
«Domenica scorsa le piccole squadre si sono esaltate e allora questa volta hanno provato a giocare alla pari con le grandi. E' soltanto un episodio. Già dalla prossima partita si tornera' alla normalità». 
Moeller ha dato consistenza alla vittoria con due prodezze da campione. Una rasoiata ed una botta da fuori area di quelle che fanno scattare in piedi tutto lo stadio. Ringrazia Trapattoni: 
«Gli devo molto, negli ultimi due mesi ho imparato tantissimo da lui. Dopo Cagliari ero nervoso, non mi piaceva essere giudicato per una partita sbagliata. Credo di essermi riscattato dimostrando di saperci fare come goleador. Trapattoni mi dice di cercare sempre il tiro, per sfruttare una delle mie caratteristiche, la rapidità di esecuzione». 
Ieri mattina all'ora dell'aperitivo ha salutato l'avvocato Agnelli, suo estimatore numero uno: 
«E' salito in ritiro e parlargli mi ha dato una grossa carica. Non gli ho fatto promesse, ma gli ho ricordato che l'anno scorso in Germania ho segnato undici gol. Adesso spero di continuare a giocare per riconquistare anche il posto in Nazionale». 
Un pensiero anche per Vialli: 
«Il suo è il compito più ingrato. Fare la punta unica è molto difficile, ma Luca ha dimostrato di essere davvero un campione». 


 


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