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venerdì 19 luglio 2024

Stelle Bianconere: Sandro Salvadore

Noi di JLSSN - Juventus La Storia Siamo Noi vi regaliamo questo filmato sulla leggenda bianconera Sandro Salvadore.

«Difensore universale», debuttò come libero, ruolo che interpretò per larga parte della sua carriera, comandando le difese grazie al suo temperamento; col tempo venne schierato con successo anche come terzino o stopper. Dotato sul piano tecnico e fisico, si mostrò inoltre avvezzo al gol grazie alle sue frequenti sortite offensive.

Crebbe calcisticamente nel Milan, compagine della sua città, dove entrò sedicenne nelle file delle giovanili insieme all'altra promessa Giovanni Trapattoni; dal fisico inizialmente minuto e deperito.

All'ombra della Mole, il nuovo acquisto divenne immediatamente titolare, andando a fare coppia nella retroguardia juventina con Ernesto Castano.

È riconosciuto dal club piemontese come uno dei giocatori più importanti della sua storia, omaggiato dal 2011 nella Walk of Fame bianconera allo Juventus Stadium, nonché tra i migliori interpreti juventini del ruolo di libero assieme a Gaetano Scirea, proprio colui a cui Salvadore passò simbolicamente il testimone e la casacca numero sei dopo il ritiro avvenuto al termine del campionato 1973-1974.

Buona Visione! 


sandro


Cambio della guardia alla Juve.

Oggi arriva Scirea - Salvadore se ne va 

Oggi arriva Scirea, da ieri Salvadore non è più con la Juventus. C'è davvero un « cambio della guardia » nella società bianconera per quel ruolo di « libero » che molte discussioni ho sollevato nell'ultima stagione. 

Scirea ha 21 anni, Salvadore 35: da questo semplice raffronto anagrafico s'intuisce il significato di questo passaggio di consegne che avviene, per curiosa coincidenza, proprio nello stesso giorno. Mentre si attende l'arrivo di Scirea (ingaggiato dall'Atalanta) per le visite mediche, il club bianconero ha ufficialmente reso noto di aver « lasciato libero » Salvadore che potrà così scegliersi un'altra squadra. Questo il comunicato della società bianconera: 

« La Juventus F.C., nel rispetto del programma enunciato quattro anni fa, proseguirà anche nella prossima stagione sportiva il graduale rinnovamento del suo organico, con l'inserimento di giovani giocatori nella rosa di prima squadra. Questo indirizzo tecnico, che traguarda nel futuro, determina fatalmente la dolorosa rinuncia alle prestazioni dei giocatori più anziani, anche di quelli che per lunghi anni sono stati preziosi protagonisti delle imprese vittoriose della società. Uno fra questi è Sandro Salvadore, al quale la direzione della Juventus, anche a nome di tutta la grande famiglia bianconera, rivolge il più affettuoso e sincero ringraziamento, rendendo omaggio al valore, alla serietà e alla dedizione con cui egli ha sempre servito per dodici anni la causa sportiva della società. La direzione della Juventus ritiene doveroso consentire a Sandro Salvadore la più ampia e incondizionata libertà nella scelta della sua attività futura ». 

Salvadore ha giocato nella Juventus per dodici anni. Arrivò dal Milan nell'autunno del 1962 grazie ad uno scambio con Mora che fece scalpore, movimentando il « mercato » di novembre, a campionato iniziato. Nella società rossonera Sandro, milanese « autentico » (é l'unico tra i tanti lombardi cresciuti nel vivaio del club meneghino ad essere nato proprio nella metropoli), aveva debuttato in serie A nella stagione '58-59: diventò famoso in tandem con Maldini, che gli era simile per fisico e stile di gioco (« Questo fu una sfortuna per me — dice scherzando ancora oggi Salvadore —, perché i giornalisti e Salvadore se ne va il pubblico ci confondevano: e naturalmente gli errori li attribuivano tutti a me, il più giovane, mentre gli interventi eleganti erano sempre indiscutibilmente del' Cesare ). In maglia bianconera Salvadore si è fatto apprezzare in tanti ruoli, con tanti allenatori. Ai tempi di Amaral formò con Castano una discussa «coppia centrale in linea» d'ispirazione brasiliana, ai tempi di Heriberto fu di volta in volta terzino d'ala, stopper e 'stopper aggiunto'. Ha concluso poi da « libero » (il ruolo che ha sempre preferito).

tratto da: La Stampa 26 giugno 1974

 

 


 

TORINO - E' morto Sandro Salvadore. Il difensore, che si  é spento all'etá di 67 anni, durante la sua carriera vestì le maglie del Milan, della Juve e della Nazionale.

La carriera calcista di Salvadore inizió nel Milan. Con la maglia rossonera esordì il 21 settembre 1958, nel ruolo di libero. Con la squadra milanese vinse due campionati, quello d'esordio e l'ultimo disputato in maglia rossonera (1961/62). A quel punto la societá milanese decise di cederlo alla Juve in cambio dell'attaccante Bruno Mora.

Sotto la Mole Salvadore rimase 12 anni, guadagnandosi il posto da titolare inamovibile e vincendo tre campionati (1966/67, 1971/72 e 1972/73) e una coppa Italia (1964/65) e segnando 17 reti. Molte le presenze in maglia azzurra: 36 (di cui 17 da capitano). Due i gol all'attivo. L'esordio del difensore risale al 1960, due anni dopo voló in Cile per i campionati del Mondo. Nel 1966 fu la volta dell'Inghilterra. Nel 1968 disputó gli Europei in Italia nel 1968, laureandosi campione continentale.

Avrebbe dovuto giocare anche i mondiali del Messico nel 1970 ma le due autoreti che provocó durante Spagna - Italia 2-2 (sua ultima presenze in maglia azzurra), gli costarono il posto e la fiducia dell'allora ct Ferruccio Valcareggi. Appese le scarpette al chiodo alla fine del campionato 1973/74 e il suo posto fu preso da Gaetano Scirea.

Libero di notevole temperamento, capace come pochi di comandare la difesa, "Billy" Salvadore fu un difensore eclettico. Schierato anche come stopper o terzino, spesso si spingeva in avanti, riuscendo anche a realizzare reti importanti, tanto che, nelle 450 presenze collezionate in bianconero, mise a segno diciassette reti.

"Un campione di grandissima classe - ricorda il presidente Giovanni Cobolli Gigli - un vero trascinatore, legatissimo ai colori bianconeri. Capitan Billy ci mancher�". E si fanno vivi anche gli ex compagni di sqaudra. Attraverso il sito internet della societá bianconera, Pietro Anastasi, Roberto Bettega ("Billy é stato un maestro, oltre che un compagno"), Franco Causio, Beppe Furino e Francesco Morini hanno ricordato il loro ex compagno di tante avventure sportive. E anche il Milan ha inviato le condoglianze alla famiglia.

(4 gennaio 2007) 

tratto da: La Juventus piange Salvadore un difensore d'altri tempi

 


"Di tutte le Juve-Milan che ho giocato é la prima in bianconero quella che mi ricordo di piú: 18 novembre 1962. Il giorno dopo mi sono sposato, con l'occhio nero per una gomitata di Altafini. Mi hanno messo il fondotinta per nascondere la botta." - Sandro Salvadore
"Nella mia carriera non ricordo di aver mai parlato bene di un allenatore. Di Picchi debbo farlo, lui non lo sa ma giochiamo quasi sempre per lui." - Sandro Salvadore


"Quando sono arrivato a Torino, Sandro era uno degli anziani, il capitano, ed è sempre stato per tutti un punto di riferimento. Non voleva mai perdere, era una persona speciale." Pietro Anastasi su Sandro Salvadore

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"Effettivamente la nazionale è qualcosa di più del campionato a patto però che il risultato sia legato ad un traguardo. Le amichevoli, insomma, non mi andavano. Io raggiunsi il massimo del rendimento proprio quando i responsabili della nazionale si dimenticarono di me." - Sandro Salvadore

 

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"Billy era un grande calciatore, un difensore con la classe di un centrocampista. Mi ha aiutato a inserirmi nel gruppo e in tanti abbiamo imparato molto da lui, anche Scirea, che prese poi il suo posto." - Francesco Morini su Sandro Salvadore 






sabato 1 giugno 2024

3 Giugno 1965: Il primo gol di Sandro Salvadore

Attraverso filmati tratti da Youtube ricordiamo un fatto successo in questa data odierna. È il 3 Giugno 1965 e Juventus ed Atletico Madrid si sfidano per lo spareggio della Semifinale della Coppa delle Fiere 1965.

I bianconeri, alla ricerca del primo alloro europeo, conquistano così la Finale di questa coppa che è l'antenata della moderna 'Coppa UEFA' e 'UEFA Europa League'. Ma la partita (oltre per la meritata vittoria) ci fa ricordare il primo gol in maglia a strisce bianconere di un mito juventino: Sandro Salvadore.

Buona Visione!


sandro


















Stagione 1964-1965 - Coppa delle Fiere - Semifinali, spareggio
Torino - Stadio Comunale
Giovedì 3 giugno 1965 ore 21.15
JUVENTUS-ATLETICO MADRID 3-1
MARCATORI : Salvadore autorete 13, Stacchini 34, Calleja autorete 75, Salvadore 81

JUVENTUS: Mattrel, Gori A., Salvadore, Bercellino G., Castano, Leoncini, Dell'Omodarme, Del Sol, Combin, Mazzia B., Stacchini
Allenatore: Heriberto Herrera

ATLETICO MADRID: Madinabeytia, Rivilla, Calleja, Ruiz Sosa, Griffa, Glarìa, Ufarte, Luis Aragonés, Mendoza, Adelardo, Cardona
Allenatore: Otto Bumbel

ARBITRO: Heymann (Svizzera)

 

Sandro Salvadore, detto “Old Billy” fece parte del poker dei magnifici “classe 1939” della Juventus, quattro giocatori che rimarranno sempre nella storia bianconera, per come si sono battuti, per quanto hanno vinto: Castano, Leoncini, Haller ed appunto “Old Billy”. Questo soprannome proviene dalla grande ammirazione per Billy Wright, mitico centromediano dell’Inghilterra che sconfisse 4-0 l’Italia di Valentino Mazzola allo “Stadio Comunale” di Torino, il 16 maggio 1948. Billy Wright fu adottato come nome di battaglia da Salvadore. «Potenza del nome, suonava bene, e poi apparteneva ad un gran regista difensivo, un pilastro dell’Inghilterra dei maestri».

Nato a Niguarda, scoprì il pallone all’oratorio della sua parrocchia, come tutti i bambini dell’epoca. Poi fu scoperto dai tecnici delle giovanili del Milan ed in maglia rossonera bruciò tutte le tappe: vinse due “Viareggio” ed a diciotto anni debuttò in serie A, laureandosi campione d’Italia nel 1959; nel 1960 disputò le Olimpiadi a Roma con la Nazionale e, due anni dopo, centrò il suo secondo scudetto, sempre con i rossoneri.

La coppia centrale di quel Milan era formata da Salvadore e da Maldini ed i due si somigliavano parecchio, come stile e modo di giocare; allenatore del Milan era il mitico Gipo Viani, che privilegiò l’esperto Cesare Maldini come libero. Salvadore si ritrovò a fare il marcatore e con le sue qualità fisiche e con i suoi fondamentali, si sentiva sprecato in quel ruolo ed ebbe dunque un concorrente agguerrito in Maldini.

Questo dualismo fu risolto cedendo Salvadore, insieme ad un altro terzino, Noletti, in prestito) alla Juventus in cambio di Bruno Mora, un’ala molto talentuosa. Viani, inventore di uno dei primi sistemi difensivi fondato sul libero, era un personaggio di spicco nel panorama del calcio italiano; per giustificare la cessione di Salvadore disse: «Avevamo due paia di pantaloni, Salvadore e Maldini, ne abbiamo dato via uno in cambio di una giacca, Mora. Adesso disponiamo di un vestito completo».
Letto l’articolo, Salvadore gli rispose: «Il ragionamento funzionerebbe, se non fosse che si è tenuto i pantaloni vecchi. Poteva tenersi quelli nuovi da abbinare alla giacca nuova, così avrebbe avuto un vestito veramente bello».

Salvadore era uno dei pochissimi difensori, se non l’unico, che teneva i calzettoni arrotolati sulle caviglie, come Omar Sivori. All’epoca non era obbligatorio portare i parastinchi, a lui davano fastidio e li metteva solo in casi eccezionali. Mostrava gli stinchi nudi agli avversari, senza timore. A volte sembrava brusco, quasi burbero, ma capace di ridere e scherzare su tutto, se c’era da dire qualcosa in faccia a qualcuno, Salvadore non si tirava indietro. Non erano anni facili alla Juventus, anche se c’erano grandi giocatori, come il fenomenale Omar Sivori, ancora capace di fare la differenza, ed un cursore infaticabile come Del Sol.

L’allenatore era Paulo Lima Amaral, già preparatore atletico del Brasile che nel 1958 e 1962 aveva vinto due mondiali, giocava a zona ed applicava il rischiosissimo 4-2-4, che si trasformava in 4-3-3 in fase difensiva. La coppia centrale della difesa era composta da Castano e Salvadore, che giocavano in linea. Amaral non durò a lungo e, nelle prime giornate del torneo successivo, fu esonerato e sostituito da Eraldo Monzeglio, ex campione del mondo 1938. Dopo Monzeglio arrivò Heriberto Herrera, con il quale Salvadore ebbe un rapporto difficile. Il “Ginnasiarca” volle utilizzarlo sull’uomo, con Castano battitore, ma Salvadore si ribellò e l’inflessibile Herrera lo mise fuori squadra. Riserva nella Juventus e titolare, come libero, nella Nazionale di Edmondo Fabbri, che lo riteneva un elemento importantissimo. Una situazione veramente comica.

Sandro assicurava che, se avesse potuto tornare indietro, non contesterebbe più Heriberto, l’inventore del “movimiento”, accettando il ruolo. «È un po’ anacronistico dirlo in tempi in cui tutti contestano e, come vanno in panchina, fanno intervenire il procuratore e, magari anche l’avvocato. Comunque, il tempo mi diede ragione».

A fine maggio 1967, Salvadore vinse il suo terzo scudetto, il primo con la Juventus. Fu quello del clamoroso sorpasso sull’Inter, all’ultima giornata. Il ciclo di “HH2” toccò il culmine con la semifinale di Coppa dei Campioni persa con il Benfica di Eusebio, la “perla del Mozambico”. Sullo slancio, Salvadore ottenne la soddisfazione più bella della carriera, vincendo il campionato d’Europa per Nazioni, a Roma nel 1968. Escluso dalla prima finale con la Jugoslavia, finita 1-1 dopo i tempi supplementari, fu ripescato da Valcareggi per la ripetizione. «Il C.T. capì di aver sbagliato qualcosa e corresse la formazione, azzeccando le mosse giuste, dal sottoscritto in difesa, al tandem Riva-Anastasi in attacco. I goal di Gigi e Pietruzzu ci diedero il trionfo. Una notte magica, indimenticabile, con lo stadio Olimpico e l’Italia in delirio».

Nel 1969/70, a causa del declino di Castano, “Old Billy” divenne capitano e tornò, stabilmente, a giocare da libero. Ebbe piena fiducia da Carniglia e poi da Rabitti, che subentrò al tecnico argentino, dopo un avvio di campionato quasi disastroso. Salvadore ripagò la fiducia con gli interessi, pilotando la Juventus ad una serie di 16 risultati utili consecutivi che misero paura al Cagliari di Gigi Riva lanciato alla conquista del primo storico ed unico scudetto. Un dubbio rigore concesso da Lo Bello, il “Principe del fischietto”, per un fallo su Riva, trattenuto per la maglia proprio da Salvadore in mischia sotto porta, dopo un corner per i sardi, fissò il risultato sul 2-2 e permise al Cagliari di tenere la Juventus a meno due punti. Da quella partita il Cagliari del suo condottiero “Rombo di Tuono” prese la spinta decisiva per volare verso il tricolore.

Quella fu anche la stagione che costò a Salvadore il posto in azzurro, proprio alla vigilia del Mondiale messicano. Aveva già disputato due mondiali ed erano stati fallimentari; è il suo più grosso rimpianto. «In Cile, nel 1962, avevamo uno squadrone fortissimo, in grado di strappare il titolo al Brasile. Sivori, Altafini, Rivera, Maldini, Mora, Trapattoni, Maschio, Pascutti, Robotti ed altri nomi importanti. Eppure, fummo eliminati nel primo turno. A parte l’arbitraggio scandaloso dell’inglese Aston fu una cattiva gestione la causa dell’eliminazione. Come in Inghilterra, quattro anni dopo. Albertosi, Facchetti, Bulgarelli, Rivera, Mazzola, Rosato, Meroni, in una rosa ricca di campioni. Eppure, fummo incredibilmente battuti dalla Corea del Nord, a Middlesbrough, con un goal di un certo Pak Doo Ik. Valcareggi, visionandoli li aveva definiti dei “Ridolini”. Loro risero e noi piangemmo amare lacrime. Ero in tribuna, quel giorno, ma anch’io divenni un “coreano”. Peccato».

Due sfortunatissime autoreti al Santiago Bernabeu di Madrid nell’amichevole con la Spagna, la sera del 21 febbraio 1970, vanificarono i goal di Anastasi e Riva ed indussero il Commissario Tecnico Valcareggi, che come Napoleone voleva i suoi generali fortunati, a non convocarlo per il Mondiale messicano. «Il giorno più brutto della mia carriera; In realtà, feci solo un autogoal, sull’altro non toccai il pallone, ma me lo attribuirono lo stesso».
Fu la 36sima ed ultima presenza dello juventino in Nazionale. La Juventus divenne la “sua” Nazionale. Non saltò mai una partita.«Avessero dovuto pagarmi a gettone, sarei costato un patrimonio alla società».

Non gli è mai piaciuto perdere: come quella volta che andò a segnare il goal del pareggio, al ritorno di Juventus-Milan, decisiva per la testa del campionato, poi vinto.«Aveva segnato Bigon per loro, ma noi non potevamo perdere; continuavo ad andare in attacco, anche per far capire agli altri che non bisognava mollare la presa, finché non è arrivata la palla giusta. No, non si poteva perdere e non abbiamo perso».

Con la maglia bianconera ha disputato ben 449 partite vincendo altri due scudetti nel 1971/72 e nel 1972/73 e giocando anche la finalissima dei Coppa dei Campioni a Belgrado, persa 1-0 contro l’Ajax. Nel 1974, per dare spazio a Scirea, la Juventus gli concede la lista gratuita.

Cominciò l’attività di allenatore, nel settore giovanile della Juventus. Ebbe anche due parentesi con i semiprofessionisti a Casale ed Ivrea, ma la sua passione era allenare i giovani. Qualche anno dopo prese la solenne decisione di trasferirsi, con moglie e tre figlie, in una cascina a Costigliole d’Asti. Sentiva il bisogno di stare all’aria aperta, di vivere nel verde, diventando così un ricco pensionato che ama vivere nel verde e guidare i trattori. Con, nel sangue, la mai sopita passione per il calcio.

Ci lascia nel 2007, in una fredda mattina di gennaio, mentre la sua amata Juventus gioca un insensato, immeritato ed immotivato campionato di serie B. Ma noi lo ricordiamo fiero e senza timore, senza parastinchi e con i calzettoni giù fino alle caviglie, uscire dall’area palla al piede e scendere nella metà campo avversaria per cercare l’assalto decisivo.

tratto da tuttojuve.com