Visualizzazione post con etichetta 1972-73. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1972-73. Mostra tutti i post

sabato 13 settembre 2025

13 Settembre 1972: Olympique Marsiglia - Juventus

É il 13 Settembre 1972 Olympique Marsiglia e Juventus si sfidano nella gara di andata dei Sedicesimi di finale della Coppa dei Campioni 1972-73 allo 'Stade de Gerland' di Lione (Francia).

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che e' tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'.

Per quanto riguarda il fronte europeo, i bianconeri si vedono sfilare da sotto le mani il massimo alloro continentale dalla squadra del momento. La sfidante in finale é l' Ajax - l'emblema principale del gioco totale olandese

Sará solo la prima di tante delusioni europee per la Vecchia Signora.

Buona Visione!  



om



Stagione 1972-1973 - Coppa dei Campioni - Sedicesimi, andata
Lione - Stade de Gerland
mercoledì 13 settembre 1972 ore 20:30 
OLYMPIQUE MARSIGLIA-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Bonnel 52

OLYMPIQUE MARSIGLIA: Carnus, Lopez, Bosquier, Zvunka, Kula, Buigues, Gress, Magnusson, Bonnel, Franceschetti, Leclercq
A disposizione: Gili, Le Boedec, Emon
Allenatore: Mario Zatelli - Kurt Linder

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti G., Furino, Morini, (c) Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello F., Haller (Bettega R. 87)
A disposizione: Piloni, Longobucco, Savoldi, Altafini
Allenatore: Cestmir Vycpalek

ARBITRO: Biwersi (Germania Ovest)




Il via da ieri a tutte le Coppe internazionali del calcio 
La Juventus battuta (0-1) a Lione 
Al 53' autorete di Salvadore su colpo di testa di Bonnel 
I bianconeri avevano dominato nel primo tempo con buoni spunti di Causio
Vivace reazione dei juventini nella ripresa
I francesi privi di tre titolari
La partita a Lione davanti a 25.000 spettatori 
E' la quinta volta che i torinesi si battono per il titolo europeo 
Un minuto di silenzio in memoria dei dirigenti Zambelli e Bobini 

Lione. 13 settembre. La Juventus é tornata in Coppa dei Campioni dopo quattro anni e per la quinta volta. Purtroppo, è stato un esordio negativo: la squadra bianconera ha sciupato moltissimo. Il club francese, privo dello squalificato Soblar e degli l'infortunati Novi e Nagy ha approfittato di un'autorete di Salvadore per conquistare questo insperato successo. A Torino, nel retour-match del 27 settembre, i titolari assetti  ritorneranno, dando più sicurezza. Si è giocato sul campo neutro di Lione in seguito alla squalifica del terreno di Marsiglia per le intemperanze del pubblico. Lo stadio « Gerland » presenta larghi vuoti. Non più di 25 mila spettatori assistono all'incontro: i lionesi non hanno risposto al richiamo della Coppa. Una sorda rivalitá divide l'Olympique di Lione dall'Olympiqué Marsiglia. Dal Sud della Francia sono arrivati invece a migliaia. Numerosa e compatta la rappresentanza di tifosi italiani. Spiccano gli striscioni dei Juventus Club di Torino, di Borgaro di Groppello e di Busto Arsizio, di Finale Emilia e altri.  
Mezz'ora prima che l'incontro cominci un tifoso marsigliese, in barba ai reticolati, entra in campo per sventolare la bandiera del club, imitato poco dopo da un tifoso juventino. Il tifo dei marsigliesi esplode all'ingresso delle squadre in campo. La Juventus si presenta, per non confondersi con le maglie degli avversari, in azzurro (quasi un monito per per Valcarcggi che è in tribuna e domani stilerà l'elenco dei convocati per l'incontro con la Jugoslavia in programma a Torino il 20 settembre. In divisa bianca gli avversari.  
Prima del via l'arbitro fa osservare un minuto di silenzio alla memoria di due dirigenti, uno per club (per la Juventus l'ex vice-presidente Sandro Zambelli e, per l'Olympique l'ex presidente Pierre Bobini scomparsi). 
L'Olympique gioca con una sola punta Franceschetti sul quale si piazza Morivi. Magnusson arretra sulla linea del centrocampista, seguito da Spinosi su Leclercq che somiglia a Dell'Angelo, c'è Marchetti. 
Bonnel è « curato » da Capello Gress seguito da Furino, e Buigues marcato da Cuccureddu. Anche la Juventus inizialmente si adegua alla tattica dei transalpini. C'è Anastasi avanzato (gli montano in guardia Zvunka e il «libero» Bosquier). Haller sta un po' arretrato ed è seguito da Lopez. Su Causio c'è Kula. Le due squadre cominciano la gara studiandosi con prudenza. Nessuno vuole rischiare.  
Il ritmo è piuttosto blando, il livello tecnico modesto. Il gioco non scorre fluido. Dopo alcuni innocui tentativi dei francesi, si sgancia in avanti Bosquier che impegna Zoff nella prima parata. Una parata di ordinaria amministrazione. L'Olympique cerca di mantenere il più a lungo possibile il possesso del pallone. Tenta così di sorprendere la Juventus con degli improvvisi "affondo".  
Al 16', Leclercq si lancia in avanti, tocca a Buigues che invita alla conclusione Franceschetti: il suo tiro e nettamente fuori bersaglio. La Juventus incomincia a farsi sentire, il suo gioco prende consistenza. Al 18' Causio si porta sulla soglia dell'area di rigore marsigliese, tenta dì scavalcare con un pallonetto Bosquier. Il « libero » si aiuta con la mano, ma l'arbitro considera involontaria l'infrazione e lascia correre. Capello sospinge i compagni e la squadra cresce dì tono. Il « regista » scatta in profondità, entra in area, scambia molto ache con Anastasi, riceve ma, anziché « sparare » a rete, tenta il pallonetto a sorpresa e Camus para con tutta comodità.  
Dopo questa occasione da gol la Juventus insiste. C'è un cross da sinistra di Spinosi, intercettato dalla difesa marsigliese. Riparte in avanti il Marsiglia. Marchetti anticipa Leclercq sulla tre quarti di campo e lancia Anastasi. Il centravanti controlla il pallone e apre sulla destra, verso Causio che punta a rete. Causio supera in « tunnel » Buigues ma tira oltre la traversa. Lo spunto di Causio è sottolineato da applausi. É il momento dei bianconeri che premono sull'acceleratore. Ancora Causio si invola sulla destra, cede il pallone a Cuccureddu che traversa al centro. Buigues è sul pallone, ma ha un attiimo dì esitazione, concede a Furino una buona occasione: il mediano sì avventa ma la mira è sbagliata e la palla termina a lato.  
Sul piano tecnico la Juventus appare nettamente superiore all'Olympique, manca però quel pizzico di convinzione in più per andare in gol. I bianconeri sono padroni assoluti del centrocampo ma, sotto rete, lasciano un po' a desiderare. L'iniziativa passa per un istante ai francesi che effetivano un tiro con Bosquier a lato. Al 32' Zvunka si scontra con Anastasi che involontariamente lo colpisce all'anca sinistra e deve uscire dal campo per sottoporsi alle cure del caso. Non sì tratta di cosa grave: il capitano, poco dopo, riprende il suo posto. Il primo tempo si conclude a reti inviolate. La Juventus avrebbe potuto assicurarsi uno o due gol di vantaggio. Un po' l'emozione per questo debutto internazionale, un po' la diffidenza derivata dal fatto che non si conosceva bene questa Olympique hanno frenato lo slancio dei bianconeri. Modesto lavoro di penetrazione dei campioni d'Italia, del tutto inconsistente quello dei transalpini. Anastasi è troppo solo in avanti e gli inserimenti dalle retrovie non sempre avvengono con la necessaria tempestività. Buono l'apporto dato da Cuccureddu nella fase iniziale. Sicuri Spinosi, Marchetti a Marini. Su un livello di ordinaria amministrazione Hailer e Salvadore. Causio s'è reso protagonista di spunti vivaci, mentre Anastasi si é mosso con intelligenza e altruismo, anche se gli è mancata una « spalla » con la quale dialogare da vicino. 
La ripresa prosegue sulla falsariga del primo tempo. Il gioco della Juventus ricalca quello delle ultime gare di Coppa Italia. I bianconeri sembrano « paralizzati » forse è meglio dire frenati. Al 5' si rendono pericolosi nei pressi di Camus: Cuccureddu effettua un cross da destra verso sinistra, sotto porta. La palla perviene a Capello, che di testa la indirizza verso l'altro palo. Zvunka devia in calcio d'angolo. Si scuotono i francesi. Magnusson lancia in profondità Leclercq, che è fermato molto bene da Salvadore. All'8' è gol! Dalla bandierina batte Leclercq, a parabola, verso Bonnel che di testa schiaccia a rete. Il pallone carambola sul braccio di Salvadore sorprende nettamente Zoff: 1 a 0. Doccia fredda per i campioni d'Italia costretti a rimontare una rete del tutto inattesa. La reazione dei bianconeri è immediata e produce un calcio di punizione battuto da Cuccureddu e parato da Camus. Bosquier viene ammonito per scorrettezze, mentre la Juventus insiste in « forcing » all'offensiva.  
All'15' c'è un fallo di Zvunka appena dentro l'area su Anastasi. « Pietruzzu » resta a terra dolorante, ma l'arbitro fa proseguire il gioco. L'aggressione della Juventus è disordinata. I bianconeri creano due clamorose occasioni da gol: la prima al 17'. Lungo lancio di Haller per Causio che scatta in contropiede e centra dal fondo. Anastasi davanti alla porta semispalancata tocca di piatto e fallisce clamorosamente il bersaglio a poco più di due passi da Camus. Dopo questo errore Anastasi sì batte caparbiamente e due minuti dopo effettua un bel cross per Capello che di testa, da posizione favorevolissima, conclude oltre la traversa.  
Vycpalek si alza dalla panchina per incitare i suoi a non demoralizzarsi. Cresce l'affanno fra i bianconeri che si lanciano a testa bassa alla ricerca del pareggio. Anastasi continua a battersi con grande impegno, assecondato da Capello che alla mezz'ora effettua un tiro parato da Camus. La pressione territoriale dalla Juventus è senza esito. Il Marsiglia è tutto arroccato nella propria metà campo in difesa di quell'unico gol. Alla manovra d'attacco bianconera partecipa anche Salvadore. Poi al 36" si registra un gran tiro di Cuccureddu da 25 metri, che Camus, con un bel balzo, devia in angolo. La Juventus rifiata, ne approfitta l'Olympique per tornare a farsi minaccioso nei pressi di Zoff. Al 41' c'è una « folgore » improvvisa di Leclercq che Zoff riesce a respingere.  
La situazione, con il passare dei minuti, si fa drammatica per i campioni d'Italia. Le idee sono un po' annebbiate, la fatica si fa sentire. Si alzano al cielo i canti dei tifosi marsigliesi. Vycpalek, perso per perso, decide di tentare la carta-Bettega. L'attaccante si sfila la tuta, compie qualche esercizio di riscaldamento ed entra in campo al 43' al posto di Haller. Per Bettega è l'esordio in Coppa dei Campioni, un breve esordio. Bettega ha sofferto in panchina, ha incitato i suoi compagni e adesso cerca di aiutarti. Troppo tardi. Riesce appena a toccare un pallone, pochi secondi dopo l'arbitro fischia la fine. Così la Juventus, sciupona, autolesionista, e sotto certi aspetti irriconoscibile, lascia il campo sconfitta. É un risultato a sorpresa, un risultato che avrebbe potuto essere ben diverso se la squadra di Vycpalek fosse apparsa mano contratta, più convinta, meno emozionata. Adesso la squadra bianconera punterà tutto sul «ritorno» e, a Torino, dovrà vincere con due gol di scarto per poter sperare di superare il turno. Se dovesse vincere per uno a zero sarebbe costretta a disputare i tempi supplementari. 

Bruno Bernardi





om

juve

om

juve

om

om

Lo scambio di gagliardetti tra Salvadore e Zvuka prima della partita



om

om

om

om

maglie




martedì 12 agosto 2025

7 Marzo 1973: Juventus - Újpesti Dózsa

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 7 Marzo 1973 e Juventus Újpesti Dózsa si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale della Coppa dei Campioni 1972-73 allo Stadio 'Comunaledi Torino.

La gara di ritorno la potete trovare cliccando qua!

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che e' tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'.

Per quanto riguarda il fronte europeo, i bianconeri si vedono sfilare da sotto le mani il massimo alloro continentale dalla squadra del momento. La sfidante in finale é l' Ajax - l'emblema principale del gioco totale olandese. Sará solo la prima di tante delusioni europee per la Vecchia Signora.

Buona Visione!  



juve





Stagione 1972-1973 - Coppa dei Campioni - Quarti, andata
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 7 marzo 1973 ore 21:00 
JUVENTUS-UJPEST DOZSA 0-0

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti G., Furino (Cuccureddu 65), Longobucco, (c) Salvadore, Haller, Causio (Altafini 75), Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni, Savoldi
Allenatore: Cestmir Vycpalek

UJPEST DOZSA: Szentmihalyi, Kolar, Harsanyi, Toth, Dunai E., Horvath, Fazekas, Juhasz, Bene, Dunai A. (Nagy 15), Zambo
Allenatore: Ferenc Kovacs

ARBITRO: Boosten (Olanda)




Con un forte Ujpest allo stadio nei quarti di Coppa (0-0) 
Juventus, spettacolo ma niente gol 
Una partita bella e molto veloce 
Attacchi continui dei campioni d'Italia e tanti gol falliti per un soffio 
I pericoli maggiori sono venuti da Haller, Capello e Anastasi 
Anche Zoff impegnato seriamente dai contropiede magiari 
Cuccureddu e Altafini nella ripresa al posto di Furino e Causio 
Settantamila spettatori con un incasso record per Torino: oltre 204 milioni 

Come a Magdeburgo, quattro mesi fa, la Juventus deve cancellare, in Coppa dei Campioni, una sconfitta nel derby. La svolta è delicata, e non decisiva come fu in Germania Est. La Juventus gioca in casa, di fronte a 70 mila spettatori, nella gara di andata dei quarti di finale di Coppa dei Campioni. L'Ujpest è senz'altro più forte tecnicamente dei tedeschi orientali: nelle sue file giocano ben sette nazionali, tanti quanti ne annovera la Juventus. I campioni d'Italia debbono assicurarsi in questo primo «round» un buon margine di vantaggio per affrontare con tranquillità l'incontro di ritorno in programma a Budapest il 21 marzo. 

La « caccia al gol » è il tema obbligato per i bianconeri che tornano alla formula utilizzata l'anno scorso nel girone di andata. Altafini è in panchina, ed al suo posto c'è Haller con Anastasi e Bettega di punta. Longobucco debutta in Coppa dei Campioni al posto dell'infortunato Marini. Gli ungheresi adottano il 4-3-3, con marcature a zona, con il libero Harsany che partecipa all'impostazione del gioco specie in fase offensiva. La Juventus si oppone con marcature rigide. Eccole: Longobucco-Bene, Spinosi-Dunai II, Marchetti-Fazekas. A centrocampo gli accoppiamenti sono i seguenti: Causio-Toth. Furino-Zambo, Capello-Dunai III. In avanti Haller è controllato da Juhasz Anastasi è alle prese con Horvath e Bettega è marcato da Harsany. 

La partenza della Juventus è a scoppio ritardato; non appena gli ungheresi entrano in possesso del pallone, praticano un gioco elegante e preciso. I bianconeri adottano una tattica di attesa, cercono di studiare l'avversario anziché aggredirlo. L'Ujpest maestro nel governare il pallone, e nell'addormentare il gioco non rinuncia agli improvvisi «a fondo» e si sbilancia in avanti malgrado giochi in trasferta non senza provvedere ad occupare tutti settori del campo. 

Per la Juventus è difficile districarsi e sviluppare un tema offensivo che la porti ad insidiare Szemtmihalyi. Solo su punizione i bianconeri riescono a farsi minacciosi: il tiro di Capello è però altissimo (8'). Dopo una parata di Zoff su un innocuo pallone di Juhasz, la Juventus si spinge in avanti con Anastasi (14') che effettua un bel cross ma Juhasz riesce a deviare il pallone allontanandolo da Haller ben piazzato sotto porta. Al 14' Dunai II si produce uno stiramento alla coscia destra e chiede di essere sostituito. Due minuti dopo entra Nagy sul quale sì porta Spinosi. La Juventus,, dopo l'impaccio iniziale, riesce a prendere l'iniziativa del gioco ed a condurre azioni ficcanti. 

La partita non è bella, c'è un po' di confusione. Certi passaggi di Causio e di Anastasi sono fuori misura e le azioni sì spengono sui piedi della difesa magiara. Causio (21') si riscatta scambiando molto bene con Anastasi, che però si allunga troppo la palla in zona-tiro e Horvath libera in calcio d'angolo. Grosso brivido per il pubblico al 25'. Nagy in dribbling supera due bianconeri e tocca verso Bene. Interviene Longobucco che sbuccia il pallone, Bene «ruba il tempo » a Salvadore e si presenta solo davanti a Zoff. Il portiere bianconero effettua una grossa parata salvando la propria rete da sicura capitolazione. Si scuote la Juventus, sospinta a gran voce dal pubblico. Anastasi discende sulla sinistra e centra per Haller che di testa impegna Szemtmihalyi in una deviazione in angolo proprio sotto la traversa. Dalla bandierina batte lo stesso Haller per Bettega che si catapulta di testa sul pallone scagliandolo oltre la traversa. 

Spingono a fondo i campioni d'Italia: è il loro momento. La retroguardia magiara è in grave difficoltà e sembra sul punto di crollare. Al 21' un gran tiro di Capello sibila accanto al palo. Un minuto dopo ancora Capello di testa sfiora il gol, ma sulla linea di porta Horvath riesce ad intercettare il pallone. Non ha fortuna la Juventus. L'assedio continua. Al 34' altre due palle-gol per i bianconeri. La prima è sui piedi di Anastasi che non sfrutta un rimpallo favorevole, e tira sul portiere che, per la verità, lo chiude molto bene; la palla è raccolta, da Causio che calcia debolmente a rete e Rotar, nuovamente sulla linea di porta, riesce a respingere. L'Ujpest ripropone il suo gioco, con pronte aperture e nel finale è Zoff che è chiamato al lavoro in due interventi non proprio di ordinaria amministrazione. E il primo tempo si chiude pertanto a reti inviolate. Un primo tempo non certo esaltante per la Juventus, anche se la fortuna non ha dato una mano alla squadra di Vycpalek. Capello è senz'altro risultato tra i migliori in campo per lucidità, volontà e agonismo. Accanto al « regista» si è distinto Bettega, mentre non sempre felici sono apparsi gli spunti e le iniziative di Causio, Anastasi e Haller. Furino si è prodigato in fase di tamponamento mentre in retrovia Longobucco è piaciuto anche se qualche volta, per troppa foga, e andato fuori misura. Salvadore ha fatto il suo dovere, come pure Spinosi e Marchetti. Dietro a loro Zoff ha confermato dì essere in ottima forma salvando la propria rete in una situazione delicatissima. Buona, nel complesso, la prova degli ungheresi con in evidenza il « libero » Harsanyì. 

Nella ripresa la Juventus preme di più ma la sostanza del gioco non cambia. In contropiede aumentano i pericoli per la Juventus. Salvadore deve intervenire a più riprese con notevole scelta di tempo per chiudere i varchi che si aprono attorno a lui. Bene è troppo solo e Zoff rimane inattivo sino al 17' quando ferma un tiro senza pretese di Dunai III. Nel frattempo Salvadore si produce un lieve infortunio al piede destro, ma stoicamente rimane in campo continuando a giocare con notevole energia. É invece Furino ad arrendersi al 20'. Il mediano ha lo stinco destro in cattive condizioni e dopo un generoso primo tempo non è più in grado di dare il consueto apporto. Lascia il campo al 20' sostituito da Cuccureddu. L'azione della Juventus non migliora. 

Alcuni bianconeri lottano ma in modo disordinato e non è difficile per l'Ujpest tenere in pugno la situazione. Si crea qualche mischia nell'area ungherese. In una di queste Bettega finisce a terra, ma l'arbitro non si lascia trarre in inganno. Poi Bettega scambia bene con Anastasi e conclude fuori bersaglio. La Juventus potrebbe portarsi in vantaggio (28') ma Haller da favorevole posizione calcia a lato. Il tedesco si è prodigato, ma non con spunti spumeggianti come si poteva prevedere. Al 29' Vycpalek tenta la carta Altafini. Il brasiliano rimpiazza Causio, che rientra negli spogliatoi. 

É sempre la Juventus all'attacco, ma le geometrie del gioco non vengono rispettate e le azioni sono spezzettate al momento buono. Al 32' Altafini offre a Bettega un bel pallone che Bobby-gol non riesce a controllare. Anche questa azione sfuma nel nulla. Su un improvviso contrattacco ungherese, pure Salvadore deve opporsi al momento giusto a Fazekas lanciato a rete. Pochi istanti dopo Salvadore si ripete su Nagy. Grande e generoso il «vecchio Billy». Un tiro di Capello (39') è alto. 

La Juventus è tutta sbilanciata in avanti e la difesa offre al gioco di rimessa dell'Ujpest ampi spazi. Al 40' Fazekas parte in contropiede, sullo slancio supera Salvadore in tunnel e costringe Zoff ad uscire alla disperata per evitare il gol. Zoff è stato senz'altro più impegnato del collega ungherese. C'è ancora una grossa incertezza di Spinosi per fortuna senza conseguenze. A tre minuti dalla fine Anastasi è chiuso in « sandwich » da Dunai III e Harsany in area, ma l'arbitro non concede il rigore. Questa volta potevano esserci davvero gli estremi per la massima punizione ma l'olandese Boosten, sulla cui direzione di gara non si può eccepire nulla, non ha voluto infierire. Rovesciamento di fronte e altra bella parata di Zoff su improvvisa fucilata di Fazekas. Nel finale gli ungheresi fanno melina. Non succede più nulla. Questo meritato «zero a zero » ha un grosso significato per l'Ujpest che, a fine gara, è stata applaudita sportivamente dal pubblico torinese. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 8 marzo 1973



juventus

ujpesti

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve


jose




maglia











mercoledì 30 luglio 2025

27 Settembre 1972: Juventus - Olympique Marsiglia

É il 27 Settembre 1972 Juventus ed Olympique Marsiglia si sfidano nella gara di ritorno dei Sedicesimi di finale della Coppa dei Campioni 1972-73 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che e' tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'.

Per quanto riguarda il fronte europeo, i bianconeri si vedono sfilare da sotto le mani il massimo alloro continentale dalla squadra del momento. La sfidante in finale é l' Ajax - l'emblema principale del gioco totale olandese. Sará solo la prima di tante delusioni europee per la Vecchia Signora.

Buona Visione! 



juventus



Stagione 1972-1973 - Coppa dei Campioni - Sedicesimi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 27 settembre 1972 ore 21:00
JUVENTUS-OLYMPIQUE MARSIGLIA 3-0
MARCATORI: Bettega R. 4, Bettega R. 37, Haller 44

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti G. (Cuccureddu 40), Furino, Morini, Salvadore, Haller (Altafini 80), Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R.
A disposizione: Piloni, Savoldi, Longobucco
Allenatore: Cestmir Vycpalek

OLYMPIQUE MARSIGLIA: Carnus, Lopez, Bosquier, Zvunka, Kula, Bonnel, Franceschetti, Di Caro (Magnusson 46), Gress, Skoblar, Leclercq
A disposizione: Krafft, Buigues, Tokoto
Allenatore: Mario Zatelli

ARBITRO: Stanev (Bulgaria)
RIGORI FALLITI: Causio 49 (Juventus)




Allo Stadio, in un'esaltante cornice di folla, eliminato l'Olympique 
Una Juventus travolgente: 3-0 Bettega dopo tre minuti segna il primo gol e al 37' raddoppia trascinando la squadra campione alla rivincita sui francesi - 
Marchetti esce in barella al 39' (frattura del setto nasale) - 
Al 43' Haller realizza la terza rete - 
Camus al 49' para un penalty di Causio - 70 mila spettatori 
Bobby-gol più Haller Adieu, Marseille. 

In una furia agonistica che esaltava il carattere anche se a volte riusciva a confondere i suoi stessi temi tattici, la Juventus ha disintegrato la squadra francese. Un « uno-due » di « Bobby-gol » e poi un uppercut al fegato di Haller hanno messo in ginocchio nel primo tempo le velleità dell'Olympique. Scattata ruggendo orgoglio, la squadra campione non ha concesso nulla ai suoi avversari, malgrado dovesse subire ogni tanto i toni piacevoli dei vari Leclercq e Bonnel. E quando Skoblar entrava in possesso del pallone, « Tarzan » Morini usciva dalla caverna randellandolo senza remissione. 
Era una gara da vincere subito, per evitare equivoci tattici, insabbiamenti di manovre e irritazione nervosa: lo scatto iniziale della Juve ha subito fatto vedere cosa siano carattere e concentrazione. E c'è Bettega, uomo che pare nato con il palione, talmente si immedesima in azioni collettive e sfrutta gli spunti personali: voleva segnare al « Comunale », e c'è riuscito subito, grazie alla fiducia che i compagni hanno in lui. La sua testa riesce a « pilotare » da vicino e da lontano, cross e parabole che altrimenti andrebbero perduti.  
Juve vincente e lo si era detto: bastava mettere in rete i gol di scarto che la teoria assegnava ai bianconeri secondo una giusta valutazione delle due squadre in campo. L'Olympique non è affatto da disprezzare. Sa disimpegnarsi, si muove, imposta gioco sulle fasce laterali (spesso assai meglio degli stessi bianconeri: vecchio disagio del nostro football), ma ha dovuto subire nei fianchi la rabbia aggressiva, la tenaglia furibonda dei torinesi. Un'autentica fornace il Comunale: l'unico motivo intinto in una certa calma era la canzone di Sinatra: «Straniero nella notte», che funzionava da riempitivo prima della gara. Ma gli «stranieri» e cioè i simpaticissimi marsigliesi, non avevano più nulla da dire sul campo, violentati com'erano dalla spinta bianconera.  
Bobby-gol e Haller sopra tutti, com'era nei voti di chi voleva rivedere il giovane attaccante e di coloro che chiedevano al «vecchio» Helmut un tocco di genio: puntuale, il tedesco è scattato su un pallone, fuggendo in balzi progressivi impressionanti, e fulminando poi a rete dopo trentacinque metri da olimpionico. Un capolavoro del contropiede, suprema ricetta della Coppa Campioni. Ritmo, carica nervosa, quella virile felicità, di movimento che di colpo, per misteriose ragioni, entra nei muscoli dei calciatori durante i grandi impegni, hanno certo appannato il tono tecnico in alcuni momenti della gara: ma le partite di Coppa Campioni non sono mai saggi di accademia, bensì scontri feroci dove spinta e freddezza si integrano: e lo dimostra per l'ennesima volta — al negativo — il rigore falIito da Causio (una lezioncina da tener presente).  
L'Olympique torna a casa senza vere colpe. In sessanta minuti avrebbe dovuto incassare cinque gol, solo la precipitazione di alcuni bianconeri ha condonato a Camus e a Bosquier un punteggio « maltese ». Ma non deve rimpiangere nulla, il club transalpino: dopo tutto ha fornito un viatico indicativo per questa edizione di Coppa Campioni. Se la Juve non rientra da protagonista come può, dovrà dire soltanto « mea culpa », come già le accadde a Lione. Non c'è gioco che non possa migliorare i suoi temi e sveltire determinate manovre: ma varie volte i bianconeri hanno offerto triangolazioni pregevoli, affondi perentori, se mai viziati da una esagerata carica, che contribuisce a intorbidire le idee, anziché a realizzarle. Ma vincendo si impara, sia a far gol sia a registrarsi in i campo sia ad amministrare I nei modi dovuti ogni fase d'un incontro. Su questo sentiero di Coppa c'è bottino per la Juve: nei risultati ed in esperienza. E ci dispiace per Skoblar: sa giocare, assorbire botte e restituirle. Meriterebbe senz'altro di partecipare a un campionato italiano: allora, oltre al « Fratello Branca » Morini troverebbe altri clienti ritagliati nel bronzo. Non è colpa sua se ruota nella sfera d'un calcio minore, dove le coppe vengono inventate (come fece la federazione francese a proposito di questo torneo, tanti anni fa) ma poi sono affidate ad altri, ieri Milan ed Inter, oggi — speriamo — Juventus.  
Giovanni Arpino 


 

Tredici uomini un grande show 

ZOFF — Una sola parata importante: nella ripresa, su una » folgore » improvvisa di Bonnel. In precedenza aveva corso un pericolo su un tiro di Franceschetti in mischia, intercettato dalla difesa. Per il resto interventi,di ordinaria amministrazione: due conclusioni di Skoblar deviate in angolo ed una punizione di Gress bloccata. Calmo, sicuro, sempre piazzato. 

SPINOSI — Ha eseguito con diligenza il compito assegnatogli: quello di neutralizzare Di Caro. Ha sempre anticipato l'avversario, rendendolo inoffensivo. Non ha potuto impedirgli, però, di sferrare una testata micidiale a Marchetti. 

MARCHETTI — Proprio quando stava giocando all'altezza delle sue possibilità (aveva messo le briglie a Gress e si era concesso sgroppate sulla sinistra, con puntuali cross al centro) è finito «k.o.» per una terribile testata di Di Caro. Malgrado il naso fratturato, ha avuto la forza di portarsi ai bordi del campo, poi è svenuto. Si è ripreso negli spogliatoi. Adesso lo sfortunato difensore è in clinica dove sarà operato. Sarà indisponlbile per due, forse tre settimane. 

CUCCUREDDU — Entrato al posto di Marchetti, a cinque minuti dall'intervallo di metà tempo, il sardo solo nella ripresa ha offerto spunti interessanti. Ci é voluto un po' di tempo perché si abituasse al ruolo di terzino. Ha commesso qualche rudezza ma è cresciuto poi di tono e, nel finale, ha sfiorato il gol. 

FURINO — Molto attivo. Alle prese con Leclercq, di statura nettamente superiore, ha giocato con grinta obbligando il « regista » transalpino a ridurre il suo raggio d'azione. Non sempre ordinato, a causa del furore agonistico, ma utilissimo. Ha confermato i progressi denunciati a Bologna. 

MORINI — Ha messo la museruola ai temutissimo Skoblar. Gli ha concesso un paio di conclusioni innocue e sporadici « a fondo ». Per il resto l'ha fatto soffrire. L'asso del Marsiglia (che ha l'abitudine di protestare continuamente con l'arbitro) si é innervosito, poi si è rassegnato a girare al largo ed a muoversi in zone morte. Morini era pressoché insuperabile. 

SALVADORE — Una prova, nel complesso impeccabile. Un paio di incertezze senza conseguenze: il « vecchio Bllly » ha fatto buona guardia intervenendo con autorità quando la situazione lo richiedeva. 

CAUSIO — Ha un rigore (parato) sulla coscienza. Ma si era sul 3-0 e — dice lui — voleva regalare un pizzico di « suspense » alla folla. Ha avuto un avvio irresistibile, poi si è un po' smarrito probabilmente per il gran movimento che ha compiuto. É tornato alla ribalta nella ripresa, dopo il penalty e, tra l'altro, ha fornito una bella palla-gol.» Bettega che non l'ha sfruttata perché caricato fallosamente, in piena area. 

HALLER — É stato, grande, come, sa esserlo quando è in vena ed è stimolato dall'orgoglio, ha corso per ottanta minuti poi, a causa dei crampi e di una botta infertagli da Zvunka, ha ceduto il posto ad Altafini. Ha «pennellato» due traversoni che la testa di Bettega ha tradotto in gol ed altri passaggi-gol calibrati per lo stesso Bettega e per Anastasi. Ha segnato, in contropiede, con uno scatto da ventenne, una rete superlativa. Classe, potenza e fantasia: questo l'apporto dell'asso tedesco. 

ALTAFINI — É entrato a freddo ed ha giocato dieci minuti al posto di Haller. Quando si è scaldato i muscoli la partita era finita. Impossibile valutare la sua miniprestazione. 

ANASTASI — Si è impegnato allo spasimo, con un ritmo frenetico per sottrarsi alla ampia guardia che gli montavano i « duri » Zvunka e Bosquier. Ha giocato per la squadra: in zona-tiro a volte è stato poco lucido e precipitoso. Sul finire ha mancato di un soffio una buona occasione. Da un suo spunto era scaturito il rigore fallito da Causio. 

CAPELLO — Soffre ancora dei postumi della distorsione alla caviglia sinistra. Gli manca il piede d'appoggio per « lavorare » il pallone ed orchestrare il gioco come sa fare. Calcia di sinistro cori soggezione (un paio di volte, per questa ragione, ha concluso debolmente in porta). Comunque, con il trascorrere dei minuti, la sua prestazione è andata migliorando: suo il lancio che ha fruttato il terzo gol di Haller.

BETTEGA — Straordinario. Due gol degni di John Charles. Valcareggi, in tribuna d'onore, vedendo Bettega ha gridato: 
« Fantastico! Lo convoco per la trasferta in Lussemburgo ». 
E' il catalizzatore del gioco bianconero. Anche sul piano tecnico è più forte di prima. In lui c'è la stoffa del fuoriclasse. Ha « incornato » due palloni di Haller con un tempismo ed una precisione stupefacenti ed ha tenuto in costante allarme la difesa marsigliese. La Juventus ha ritrovato il suo « match-winner » e Valcareggi lo chiama in Nazionale. Chi l'avrebbe detto, otto mesi fa? C'è da gridare al miracolo. 

Bruno Bernardi
 




juventus

Olympique

juve


fabio

roberto

juventus

juventus

juventus

juve
Il goal di Helmut Haller

juve

juve

Josè

juventus
olympique




maglie












venerdì 18 luglio 2025

5 Novembre 1972: Torino - Juventus

É il 5 Novembre 1972 e Torino Juventus si sfidano nella quinta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1972-73 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che é tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'

Dall'altre parte c'é una squadra granata che disputa un campionato piú che dignitoso! Sesto posto finale ed un posto nella Coppa UEFA assicurato.


Buona Visione!


torino



Stagione 1972-1973 - Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 5 novembre 1972 ore 15:00 
TORINO-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Pulici 6, Pulici 63, Anastasi 77

TORINO: Castellini, Lombardo, Fossati, Mozzini, Zecchini, Agroppi, Rampanti, Ferrini, Bui, Crivelli, Pulici
A disposizione: Sattolo, Toschi
Allenatore: Gustavo Giagnoni

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti G., Furino (Cuccureddu 46), Morini, (c) Salvadore, Haller, Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni
Allenatore: Cestmir Vycpalek

ARBITRO: Monti



Le pagelle di Arpino su Torino-Juventus 

Torino 

Castellini : il giaguaro ai è imposto su vari cross con voli acrobatici da autentico ed ispirato clown. Gli sfugge di presa un solo bolide di Marchetti, al 25', opera una deviazione magistrale dieci minuti dopo. Sul gol di Anastasi non può neppure muoversi, visto che tutta la difesa granata rimane di ghiaccio. Atteggiamenti da « cattivo » ma una sicurezza che vale 8. 
Lombardo : « spegne » Anastasi (orfano di Bettega) nel primo tempo, se lo lascia sfuggite solo una volta (ed e il gol bianconero) nel secondo. E' un ragazzino ritagliato nel legno, sicuro c capace di addentare chiunque. Merita un bel 7. 
Fossati: gioca su Causio c dovrebbe uscirne frastornato, invece anticipa e « torca » il barone fino a disanimarlo. Su una sua fuga, che appunto Causio non ferma, opera il cross del primo gol granata. Tenta un tiro da lontano nella ripresa, è vivo e si muove nella barriera costruita perfettamente da Giagnoni. Eccogli un 7. 
Zecchini : non perde palla, opera col suo sinistro come Sandokan con la scimitarra. Ha un piede solo? Sì, ma sa spostarsi c usarlo come se contasse per tre. C'è chi nasce con una « voglia » di fragola, e chi con una « voglia » di libero, quale lui é. Merita un abbondante 8. 
Mozzini : dov'era Bobby-gol? La cattiva forma di Bettega ha consentito al difensore granata una partita pulitissima. Sembrava Fischer contro Spassky, sovrastava ogni mossa avversaria, anticipando persino di testa. Si conquista un 7. 
Agroppi : é il baffuto centrocampista granata, muovendosi a suo agio, imposta, effettua disimpegni, recupera e appoggia con commovente continuità e intelligente visione. Al 10' della ripresa lo slancio lo porta ad una rovesciata su Capello: per fortuna coglie il pallone, e non la testa del bianconero, che volerebbe via. Unico neo in una gara arrischiata ma tatticamente egregia. Che gli vale un 8. 
Rampanti : É in giornata rabbiosa. Esegue migliaia di corse su e giù, con allunghi, spostamenti sulle fasce dell'ala destra e gran lavoro di cucina a centrocampo. Due pallonetti un po' pretenziosi nella ripresa: il primo è troppo alto, il secondo spiove tra le mani di Zoff. Ottime triangolazioni con Bui c Pulici, che gli valgono un 7.
Ferrini : si muove ora su Furino ora su Capello. (nella ripresa lascia più spazio a « Cuccù », arretrando a sostegno di una trincea, fittissima e ordinata). Becca una legnata da Marchetti al 27', ma resuscita come solo lui sa e può, continuando a sgobbare. Il derby è la sua degna giungla, e gli dona un 7. 
Bui: lento e maestoso, con tocchi sapienti nel beffare l'avversario, un certo Morini « Tarzan » o «Fratello Branca» che spesso deve cedergli l'onore del duello. Tocchi e scambi e mosse quasi ironiche nel triangolo stretto con Pulici e Rampanti. Ripiega anche a difendere. Alla faccia del convalescente! Eccogli il suo 7. 
Crivelli : qualche tifoso l'avrà visto appena, ma Haller non se lo è mai tolto di dosso. Il tedesco veniva marcato anche quando andava a battere un corner. La squadra lo vuole perché ne conosce le misure e il passo. E' stato un magnifico portatore d'acqua, un gregario da cento chilometri. Se non gli si dà un 7 stavolta... 
Pulici - 7 e 18 sono il suo ambo, perché sono i minuti in cui mette a segno i due gol. Il primo é una staffilata bassa che trafigge Zoff, il secondo un pallonetto teso che supera il portiere juventino, e deriva da uno scatto in cui Paolino fa secchi Spinosi e Salvadore. Deve aver pensato come Alleluia, ultimo eroe degli spaghetti-western: « Il derby ti va stretto, amigo, e arrivato Paolino ». Magnifici colpi di puro e talentuoso istinto, mira adeguata, voglia da puledro indomabile. E così il campionato ritrova il « piccolo Riva », come pareva Pulici anni fa. Oggi i palloni li lavora e li piazza dentro, fiondandoli da ogni parte. Nessuno può levargli un 8. 

 

Juventus 
Zoff : Alla Juventus grandi discussioni sul portiere azzurro e bianconero. Era uscito troppo sul primo gol? Doveva star fermo su Pulici che avanzava per il secondo? Certo gli é sfuggita una palla in presa al 44', e a cinque minuti dalla fine esce in scivolala arditissima per « chiudere » ancora Pulici che potrebbe piazzare la terza botta a rete. Non mi sembra che demeriti il 6. 
Spinosi : ha giocato meglio su Pulici che su Chiarugi milanista. Ma quanta sofferenza! Anticipa bene l'ala granata di testa un paio di volte, ma se la lascia sfuggire negli « affondi » decisivi. E' una mattonella che non trova il suo giusto cemento nella difesa juventina, troppo spesso allegra, con pecche di disinvoltura e improvvise pause. Mi dispiace dovergli dare un 5. 
Marchetti : è carico di rabbia e di salute ormai recuperata. Al 25' spara un colpo di mortaio che Castellini para in due tempi. Ma due minuti dopo commette un fallo da espulsione su Ferrini, anche se provocato. E' vivo e quindi cattivo, come lo si vuole nel suo ruolo. Ma può controllarsi meglio. Gli diamo un 6. 
Furino : spinge a tutta birra, e Vycpalek non l'imbrocca certo sostituendolo nella ripresa. Se la vede con Ferrini, ma quasi senza incrociare i rispettivi pugnali. Al 40', dopo una serie di dribbling un po' insistiti lascia partire un tiro-cross che Castellini blocca torcendosi come un « diavolo volante » del trapezio. Esce e la Juve non ne guadagnia Si merita un 7, non solo per la gran volontà. 
Morini: mastino sempre, che quando deve subire. Ma lo si vede anche nel efettuare una bella fuga terminata con cross precisi per le punte bianconere. Appoggia appena puo, anche se osa raramente staccarsi troppo da Bui. Ma perde la sua patente di gentleman duro al 55 della ripresa urtato male da Rampanti gli appioppa un gancio sinistro degno di Monzon. Il soave Monti dovrebbe espellerlo, anziché predicare. Malgrado questo fattaccia, vale sempre un ottimo 6
Salvadore: avanza con qualche impaccio, rimane soverchiato certe volte dagli scambi velocissimi delle punte granata. Si di a un lavoro di rifornimenio non sempre felice, a dimostrazione che l'intero pacchetto bianconero in retrovia ha bisogno di registrarsi. Litiga pure con Castellini nella ripresa, dopo un'ammucchiata generale intorno al portiere granata. Tempi duri per i vecchi vampiri, anche se gli diamo solo 5.
Haller : qualche slalom con francobollo-Crivelli appiccicato addosso. Non giocherà a Magdeburgo ma anche il derby non lo ispira troppo, rifinisce con rapidità per Anastasi nell'occasione del gol bianconero. La diligenza del suo marcatore finisce per spegnere il genio teutonico del vecchio Helmut che si appropria solo di un 5.
Causio: tenta alcuni allunghi da par suo, ma Fossati lo controlla quasi in souplesse gli va addirittura via per ispirare il primo gol granata. A poco a poco si spegne e neanche l'entrata del suo alleato Cuccureddu riesce a rianimarlo. Alcuni tocchi al 13 della ripresa, con una mezza rovsciata, alta sulla traversa del Torino) e come che si perdevano nel nulla. Peccato, non merita più di 5.
Anastasi: se Bettega funziona al rallentatore, anche lui non può far molto. Subisce qualche botta, cerca di defilarsi all'ala, batte con il destro in gol, quasi da fermo, nella ripresa, ma altri tiri li spedisce al lati dei pali gronata. Tuttavia è l'unico che ci prova in un'azione. La sconfitta nel derby non é colpa sua e non gli toglie un 6.
Capello: Si trova a dover rifornire punte assai ben marcate, quindi trova a rallentare il gioco (forse un po' troppo) per trovare varchi utili. Sospinge suoi in avanti, ma al piccolo trotto, senza lesinare neppure qualche cattiveria. Su alcuni tiri piazzati compie manfrine davanti alla barriera prima di tirare, e così perde solo tempo. La trincea adottata da Giagnoni ha finito per risucchiare e insabbiare anche lui. Non sarebbe onesto ne utile per lui dargli più di 5.
Bettega: calcia via un pallone anziché appressato in area, al terzo minuto poggiarlo all'indietro secondo le intenzioni. Non si eleva da terra, tanto che tutti stupiscono nel vedere il suo avversario diretto, Mozzini, anticiparlo di testa sette volte su otto. E' in ritardo di forma, e quindi non può dialogare con Anastasi secondo il loro costume comune. Bisogna far coraggio a Bobby-gol e spronarlo, magari con questо 3.
Cuccureddu: tra nella ripresa, e deve spingere come già fece Furino. Ma i granata, arroccatissimi, attendono i bianconeri in zona e li bloccano sulla linea d'area come su un bastione di Forte Alamo. Tenta alcuni allunghi, ma senza la perentorietá dimostrata in altre occasioni. E' l'unico polmone valido, e se Vyepalek avesse rinunziato ad Haller come Giagnoni è stato costretto a rinunziare a Sala, forse lo coppia Cuccu-Furino avrebbe reso di più. Lo aspetta il Magdeburgo per una pronta rivincita, anche se nella sua frazione di derby merita un onesto 0. 

L'arbitro : Dedichiamogli subito un motto da 007: «Vivi e lascia morire». Una prestazione farinosa e via via sgretolantesi come pasta frolla. Si deve al senso di responsabilità dei giocatori se la partila non ha preso una brutta piega. Tollera fallacci da espulsione (da parte di Marchetti al 27', da parte di Morini all'80') oltre a cariche troppo vigorose di cui fanno le spese, nella ripresa, Agroppi, Bui, Haller e Anastasi. Lo si considera arbitro restio a concedere rigori. Benissimo, dobbiamo essere rigorosi noi nei suoi riguardi, consigliandolo di operare nel calcio femminile. Per puri motivi di cortesia non appioppiamo al signor Monti lo zero che si merita, ma solo un esemplare 3. 

Giovanni Arpino
tratto da: La Stampa 6 novembre 1972




torino

torino

torino

torino

torino

torino


torino

juventus

torino

juventus

maglia