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sabato 30 maggio 2026

30 Maggio 1973: Juventus - Ajax

É il 30 Maggio 1973 e Juventus ed Ajax Amsterdam si sfidano nella Finale (gara unica) della Coppa dei Campioni 1972-73 allo Stadio 'Crvena Zvezda - Marakaná' di Belgrado (Jugoslavia).

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che e' tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'.

Per quanto riguarda il fronte europeo, i bianconeri si vedono sfilare da sotto le mani il massimo alloro continentale dalla squadra del momento. Questo Ajax é l'emblema principale del gioco totale olandese. Sará solo la prima di tante delusioni europee per la Vecchia Signora.

Buona Visione! 

 

 

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Stagione 1972-73 - Coppa dei Campione - Finale
Belgrado - Stadio Crvena Zvezda - Marakaná
Mercoledì 30 Maggio 1973 ore 20.30
JUVENTUS-AJAX 0-1
Marcatore: 5' Rep

Juventus: Zoff, G. Marchetti, Longobucco, Furino, Morini, Salvadore, Altafini, Causio (73' Cuccureddu), Anastasi, F. Capello, R. Bettega (63' Haller)
Allenatore: Cestmir Vycpalek

Ajax: Stuy, Suurbier, Krol, Neeskens, Hulshoff, Blankenburg, Rep, Haan, Cruijff, G. Muhren, Keizer
Allenatore: Stefan Kovacs

Arbitro: Gugolovic (Jugoslavia)
Ammonizione: Furino (J)



Vycpalek, o chi per lui, rimescolava le carte. Decise infine di sorprendere l’Ajax con uno schieramento sin troppo offensivo: tre punte, con Altafini in campo dal primo minuto accanto a Bettega e Anastasi, più Causio. Ne fu sguarnito il centrocampo, dal quale venne escluso l’elemento più in forma, Cuccureddu, il fresco uomo-scudetto. Non si rivelò una scelta felice e fu inutile correre ai ripari a latte versato. Anche la rinuncia ad Haller, dall’impagabile esperienza internazionale, non fu una buona trovata. Una Juve presuntuosa sulla carta e spaurita in campo.

All’Ajax bastarono, appunto, quattro minuti. Poi mascherò la sua stanchezza, e il suo goliardico approccio alla gara, con il mestiere e il palleggio. La Juve non si accorse mai che l’Ajax, quell’Ajax, era una tigre di carta. Ne subì il fascino, non seppe mai aggredirla. In sostanza, perse senza giocare, alimentando una leggenda che la voleva irresistibile in patria ma inerme in campo internazionale. Dovette arrivare Trapattoni per abbattere il tabù e lanciare la Juve anche in Europa.

fatto: Ajax-Juve 1973: malgrado Belgrado 





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mercoledì 20 maggio 2026

20 Maggio 1973: Roma - Juventus

É il 20 Maggio 1973 Roma Juventus si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1972-73 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che é tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'

Dall'altre parte c'é una Roma che disputa un campiontato molto al di sotto delle proprie attese. Sará infatti un impresa riuscire ad evitare una clamorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


 

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Stagione 1972-1973 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
domenica 20 maggio 1973 ore 16:00 
ROMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Spadoni 29, Altafini 61, Cuccureddu 87

ROMA: Ginulfi, Bertini, Liguori, Salvori, Bet, Santarini, Morini G., Franzot, Orazi, Spadoni, Scaratti
A disposizione: Sulfaro, Muiesan 
Allenatore: Antonio Trebiciani

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Longobucco, Furino, Morini, Marchetti G., Haller (Altafini 46), Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni
Allenatore: Cestmir Vycpalek

ARBITRO: Lo Bello C.





Dopo il gol di Spadoni la carica di Altafini e rete bomba di Cuccureddu 
La grande rincorsa dell'Olimpico 
I bianconeri più forti dello scirocco romano 

Dal nostro inviato speciale
Roma, 20 maggio. 

Scudetto a tre minuti dalla fine del campionato: urla, bandiere, lacrime hanno accompagnato la botta di Cuccureddu. La fine di un incubo, l'inizio di un sogno, la conclusione di una giornata che rimarrà storica per il nostro calcio. Una Roma orgogliosa, irriducibile, combattiva, finalmente in grado di esprimersi al meglio in quanto libera dalla paura della retrocessione, ha fatto penare sino alla fine i bianconeri, che guardavano increduli a quel tabellone luminoso che registrava il clamoroso passivo del Milan a Verona. Doveva farli gioire quel risultato, pareva invece una maledizione. E dopo il gol del due a uno, un ultimo sussulto: per una errata segnalazione, la rete del Napoli era diventata un gol di Chinaglia. Ancora tre minuti di paura, con la Roma che tentava attacchi disperati, poi lo scudetto, senza più dubbi. Ed ora l'Aiax, adesso Belgrado. 

Una sofferenza, non una partita. Un sole da piena estate picchiava sul prato dell'Olimpico, togliendo ogni energia. La. Juventus già ne aveva poca, forse era andata in campo convinta che avesse ragione Rocco secondo il quale 
« l'ultima giornata è come l'ultima tappa del Giro, non cambia nulla ». 
Poi, ulteriore mazzata, l'errore di Haller, la distrazione della difesa, il gol di Spadoni. I bianconeri rientravano in campo per il riposo a capo chino, Vycpalek: rosso in viso per il gran sgolarsi. Dieci volte li aveva spinti in avanti, ma le gambe sembravano non rispondere alla volontà. Solo il magnifico Furino e Longobucco (che si era ripreso dopo un inizio disastroso) trovavano la forza per sradicare la palla dal centrocampo pieno di romanisti e portarla avanti, verso Ginolfi. La Juventus rientrava sul campo fuori causa.  
Stando ai risultati, in quel momento lo scudetto era un fatto privato di Milan e Lazio. In testa al gruppo Altafini, inserito al posto di Haller. José ancora una volta suonava la carica, la seconda carica dopo quella di Budapest. Se anche lui non poteva fare miracoli, almeno l'esempio era vivo, forti gli incitamenti ai compagni, rabbioso il batter di mani con il quale chiedeva la palla agli avanzanti Cuccureddu, Marchetti, Longobucco, Causio.  
La Roma accusava il gran correre del primo tempo, a tratti era schiacciata, ma c'era sempre un piede a respingere, e dopo tutti un Ginolfi che faceva miracoli, mentre Salvori e Scaratti uscivano per condurre pericolosi contropiede ai quali per fortuna dava scarsa collaborazione lo stordito Orazi. Cominciava la partita vera, come se ventinove giornate di campionato non avessero rappresentato nulla. Il Milan era ormai fuori causa, il risultato di Verona poneva la Juventus di fronte ad un impegno tremendo: adesso tocca a voi, vediamo se sapete approfittare della situazione. C'era subito da cancellare il gol di Spadoni, la botta amara di un primo tempo nel quale peraltro la Roma aveva ben meritato.  
Una botta arrivata al 29' minuto, quando su una manovra di Salvori, Morini aveva deviato di testa in direzione di Zoff una palla balorda che Causio aveva stoppato, e lanciato fuori area verso Haller. Il tedesco aveva mezzo campo davanti in cui galoppare, invece toccava basso indietro per cercare un pericoloso «triangolo». Tutti i compagni avevano fatto un passo avanti, il pallone filtrava attraverso i difensori ed arrivava a Spadoni che solo, con tutta comodità, aveva il tempo di stoppare, girarsi e battere Zoff con una staffilata bassa sulla sinistra del portiere. Un gol pazzesco, una palla al piede per la Juve che iniziava la ripresa più convinta, più decisa, anche se le energie non erano tante.  
Liguori, sino ad allora custode di Haller, passava su Altafini. Ferme le altre coppie: Bet-Anastasi, Franzot-Furino, Salvori-Capello, Scaratti-Cuccureddu, Bertini-Bettega, Morini-Causio. Altafini si guadagnava subito una punizione, poi infilava Ginolfi ma in netta posizione di fuori gioco. Sulla sua spinta, tutta la squadra si muoveva più convinta. Al 9' c'era l'illusione del pareggio. Avanzava Longobucco, che scagliava una bordata trasversale sulla quale Ginolfi si distendeva per deviare sul montante. Lesto Altafini arrivava sul pallone, evitava il palo, depositava in rete. Lo Bello non concedeva il punto: José era ancora in fuori gioco, ma stavolta era almeno lecito qualche dubbio, malgrado la testimonianza del guardalinee a bandiera alzata.  
Pareva una gara segnata, per la Juventus. Al 14' ancora José in zona-tiro sul tocco breve di Causio, ma Ginolfi si opponeva in tuffo alla stangata dell'avversario. Al 17' finalmente, il pareggio. Punizione calciata da Causio nel folto, con Altafini pronto a mettere la fronte per una deviazione quasi impercettibile, ma sufficiente ad ingannare il portiere. La Roma aveva un sussulto rabbioso, toccava a Zoff guadagnarsi la sua parte di scudetto: su una botta trasversale di Spadoni, Dino volava sulla sua sinistra per mettere in angolo, evitando un contraccolpo che gli avrebbe definitivamente affondati. 
Veniva bene fuori dalle retrovie Marchetti, sino a quel momento in ombra, cercava di concentrarsi un po' più lo svagato Causio, Bettega tentava di mettere il piede con maggiore convinzione. Passare, però, non era facile. La Roma faceva barriera alla meglio, e se in contropiede e a più spenta, davanti a Ginolfi faceva muro con rabbia. La Juve tentava il tutto per tutto negli ultimi quindici minuti. Morini in retrovia cercava di non sentire il dolore per una distorsione alla caviglia, in modo che Marchetti potesse proiettarsi stabilmente sul centrocampo. Una stangata di Cuccureddu a filo di montante, un dribbling capolavoro di Altafini, con tiro respinto con le gambe da Ginolfi poi — al 42' — lo scudetto.  
Dopo una punizione di Causio, per fallo di Morini a gamba tesa, la palla finiva in corner. Calciava dalla bandierina ancora Causio, la palla gli ritornava e dal fondo il bianconero alzava un pallonetto che pareva sprecato, Bertini metteva fuori area di testa, Cuccureddu arrivava in corsa, controllava alla meglio, faceva partire una botta dal basso in alto. Una staffilata piena di rabbia, di disperazione. Ginolfi annaspava, il bolide picchiava sotto la traversa e rimbalzava in rete.  
Il dottor La Neve e Vycpalek si alzavano di scatto dalla panchina, era la vittoria, era la conferma del titolo. Ancora tre minuti con il cuore in gola e l'orecchio a Napoli, poi il trionfo. 

Bruno Perucca 





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sabato 13 settembre 2025

13 Settembre 1972: Olympique Marsiglia - Juventus

É il 13 Settembre 1972 Olympique Marsiglia e Juventus si sfidano nella gara di andata dei Sedicesimi di finale della Coppa dei Campioni 1972-73 allo 'Stade de Gerland' di Lione (Francia).

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che e' tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'.

Per quanto riguarda il fronte europeo, i bianconeri si vedono sfilare da sotto le mani il massimo alloro continentale dalla squadra del momento. La sfidante in finale é l' Ajax - l'emblema principale del gioco totale olandese

Sará solo la prima di tante delusioni europee per la Vecchia Signora.

Buona Visione!  



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Stagione 1972-1973 - Coppa dei Campioni - Sedicesimi, andata
Lione - Stade de Gerland
mercoledì 13 settembre 1972 ore 20:30 
OLYMPIQUE MARSIGLIA-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Bonnel 52

OLYMPIQUE MARSIGLIA: Carnus, Lopez, Bosquier, Zvunka, Kula, Buigues, Gress, Magnusson, Bonnel, Franceschetti, Leclercq
A disposizione: Gili, Le Boedec, Emon
Allenatore: Mario Zatelli - Kurt Linder

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti G., Furino, Morini, (c) Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello F., Haller (Bettega R. 87)
A disposizione: Piloni, Longobucco, Savoldi, Altafini
Allenatore: Cestmir Vycpalek

ARBITRO: Biwersi (Germania Ovest)




Il via da ieri a tutte le Coppe internazionali del calcio 
La Juventus battuta (0-1) a Lione 
Al 53' autorete di Salvadore su colpo di testa di Bonnel 
I bianconeri avevano dominato nel primo tempo con buoni spunti di Causio
Vivace reazione dei juventini nella ripresa
I francesi privi di tre titolari
La partita a Lione davanti a 25.000 spettatori 
E' la quinta volta che i torinesi si battono per il titolo europeo 
Un minuto di silenzio in memoria dei dirigenti Zambelli e Bobini 

Lione. 13 settembre. La Juventus é tornata in Coppa dei Campioni dopo quattro anni e per la quinta volta. Purtroppo, è stato un esordio negativo: la squadra bianconera ha sciupato moltissimo. Il club francese, privo dello squalificato Soblar e degli l'infortunati Novi e Nagy ha approfittato di un'autorete di Salvadore per conquistare questo insperato successo. A Torino, nel retour-match del 27 settembre, i titolari assetti  ritorneranno, dando più sicurezza. Si è giocato sul campo neutro di Lione in seguito alla squalifica del terreno di Marsiglia per le intemperanze del pubblico. Lo stadio « Gerland » presenta larghi vuoti. Non più di 25 mila spettatori assistono all'incontro: i lionesi non hanno risposto al richiamo della Coppa. Una sorda rivalitá divide l'Olympique di Lione dall'Olympiqué Marsiglia. Dal Sud della Francia sono arrivati invece a migliaia. Numerosa e compatta la rappresentanza di tifosi italiani. Spiccano gli striscioni dei Juventus Club di Torino, di Borgaro di Groppello e di Busto Arsizio, di Finale Emilia e altri.  
Mezz'ora prima che l'incontro cominci un tifoso marsigliese, in barba ai reticolati, entra in campo per sventolare la bandiera del club, imitato poco dopo da un tifoso juventino. Il tifo dei marsigliesi esplode all'ingresso delle squadre in campo. La Juventus si presenta, per non confondersi con le maglie degli avversari, in azzurro (quasi un monito per per Valcarcggi che è in tribuna e domani stilerà l'elenco dei convocati per l'incontro con la Jugoslavia in programma a Torino il 20 settembre. In divisa bianca gli avversari.  
Prima del via l'arbitro fa osservare un minuto di silenzio alla memoria di due dirigenti, uno per club (per la Juventus l'ex vice-presidente Sandro Zambelli e, per l'Olympique l'ex presidente Pierre Bobini scomparsi). 
L'Olympique gioca con una sola punta Franceschetti sul quale si piazza Morivi. Magnusson arretra sulla linea del centrocampista, seguito da Spinosi su Leclercq che somiglia a Dell'Angelo, c'è Marchetti. 
Bonnel è « curato » da Capello Gress seguito da Furino, e Buigues marcato da Cuccureddu. Anche la Juventus inizialmente si adegua alla tattica dei transalpini. C'è Anastasi avanzato (gli montano in guardia Zvunka e il «libero» Bosquier). Haller sta un po' arretrato ed è seguito da Lopez. Su Causio c'è Kula. Le due squadre cominciano la gara studiandosi con prudenza. Nessuno vuole rischiare.  
Il ritmo è piuttosto blando, il livello tecnico modesto. Il gioco non scorre fluido. Dopo alcuni innocui tentativi dei francesi, si sgancia in avanti Bosquier che impegna Zoff nella prima parata. Una parata di ordinaria amministrazione. L'Olympique cerca di mantenere il più a lungo possibile il possesso del pallone. Tenta così di sorprendere la Juventus con degli improvvisi "affondo".  
Al 16', Leclercq si lancia in avanti, tocca a Buigues che invita alla conclusione Franceschetti: il suo tiro e nettamente fuori bersaglio. La Juventus incomincia a farsi sentire, il suo gioco prende consistenza. Al 18' Causio si porta sulla soglia dell'area di rigore marsigliese, tenta dì scavalcare con un pallonetto Bosquier. Il « libero » si aiuta con la mano, ma l'arbitro considera involontaria l'infrazione e lascia correre. Capello sospinge i compagni e la squadra cresce dì tono. Il « regista » scatta in profondità, entra in area, scambia molto ache con Anastasi, riceve ma, anziché « sparare » a rete, tenta il pallonetto a sorpresa e Camus para con tutta comodità.  
Dopo questa occasione da gol la Juventus insiste. C'è un cross da sinistra di Spinosi, intercettato dalla difesa marsigliese. Riparte in avanti il Marsiglia. Marchetti anticipa Leclercq sulla tre quarti di campo e lancia Anastasi. Il centravanti controlla il pallone e apre sulla destra, verso Causio che punta a rete. Causio supera in « tunnel » Buigues ma tira oltre la traversa. Lo spunto di Causio è sottolineato da applausi. É il momento dei bianconeri che premono sull'acceleratore. Ancora Causio si invola sulla destra, cede il pallone a Cuccureddu che traversa al centro. Buigues è sul pallone, ma ha un attiimo dì esitazione, concede a Furino una buona occasione: il mediano sì avventa ma la mira è sbagliata e la palla termina a lato.  
Sul piano tecnico la Juventus appare nettamente superiore all'Olympique, manca però quel pizzico di convinzione in più per andare in gol. I bianconeri sono padroni assoluti del centrocampo ma, sotto rete, lasciano un po' a desiderare. L'iniziativa passa per un istante ai francesi che effetivano un tiro con Bosquier a lato. Al 32' Zvunka si scontra con Anastasi che involontariamente lo colpisce all'anca sinistra e deve uscire dal campo per sottoporsi alle cure del caso. Non sì tratta di cosa grave: il capitano, poco dopo, riprende il suo posto. Il primo tempo si conclude a reti inviolate. La Juventus avrebbe potuto assicurarsi uno o due gol di vantaggio. Un po' l'emozione per questo debutto internazionale, un po' la diffidenza derivata dal fatto che non si conosceva bene questa Olympique hanno frenato lo slancio dei bianconeri. Modesto lavoro di penetrazione dei campioni d'Italia, del tutto inconsistente quello dei transalpini. Anastasi è troppo solo in avanti e gli inserimenti dalle retrovie non sempre avvengono con la necessaria tempestività. Buono l'apporto dato da Cuccureddu nella fase iniziale. Sicuri Spinosi, Marchetti a Marini. Su un livello di ordinaria amministrazione Hailer e Salvadore. Causio s'è reso protagonista di spunti vivaci, mentre Anastasi si é mosso con intelligenza e altruismo, anche se gli è mancata una « spalla » con la quale dialogare da vicino. 
La ripresa prosegue sulla falsariga del primo tempo. Il gioco della Juventus ricalca quello delle ultime gare di Coppa Italia. I bianconeri sembrano « paralizzati » forse è meglio dire frenati. Al 5' si rendono pericolosi nei pressi di Camus: Cuccureddu effettua un cross da destra verso sinistra, sotto porta. La palla perviene a Capello, che di testa la indirizza verso l'altro palo. Zvunka devia in calcio d'angolo. Si scuotono i francesi. Magnusson lancia in profondità Leclercq, che è fermato molto bene da Salvadore. All'8' è gol! Dalla bandierina batte Leclercq, a parabola, verso Bonnel che di testa schiaccia a rete. Il pallone carambola sul braccio di Salvadore sorprende nettamente Zoff: 1 a 0. Doccia fredda per i campioni d'Italia costretti a rimontare una rete del tutto inattesa. La reazione dei bianconeri è immediata e produce un calcio di punizione battuto da Cuccureddu e parato da Camus. Bosquier viene ammonito per scorrettezze, mentre la Juventus insiste in « forcing » all'offensiva.  
All'15' c'è un fallo di Zvunka appena dentro l'area su Anastasi. « Pietruzzu » resta a terra dolorante, ma l'arbitro fa proseguire il gioco. L'aggressione della Juventus è disordinata. I bianconeri creano due clamorose occasioni da gol: la prima al 17'. Lungo lancio di Haller per Causio che scatta in contropiede e centra dal fondo. Anastasi davanti alla porta semispalancata tocca di piatto e fallisce clamorosamente il bersaglio a poco più di due passi da Camus. Dopo questo errore Anastasi sì batte caparbiamente e due minuti dopo effettua un bel cross per Capello che di testa, da posizione favorevolissima, conclude oltre la traversa.  
Vycpalek si alza dalla panchina per incitare i suoi a non demoralizzarsi. Cresce l'affanno fra i bianconeri che si lanciano a testa bassa alla ricerca del pareggio. Anastasi continua a battersi con grande impegno, assecondato da Capello che alla mezz'ora effettua un tiro parato da Camus. La pressione territoriale dalla Juventus è senza esito. Il Marsiglia è tutto arroccato nella propria metà campo in difesa di quell'unico gol. Alla manovra d'attacco bianconera partecipa anche Salvadore. Poi al 36" si registra un gran tiro di Cuccureddu da 25 metri, che Camus, con un bel balzo, devia in angolo. La Juventus rifiata, ne approfitta l'Olympique per tornare a farsi minaccioso nei pressi di Zoff. Al 41' c'è una « folgore » improvvisa di Leclercq che Zoff riesce a respingere.  
La situazione, con il passare dei minuti, si fa drammatica per i campioni d'Italia. Le idee sono un po' annebbiate, la fatica si fa sentire. Si alzano al cielo i canti dei tifosi marsigliesi. Vycpalek, perso per perso, decide di tentare la carta-Bettega. L'attaccante si sfila la tuta, compie qualche esercizio di riscaldamento ed entra in campo al 43' al posto di Haller. Per Bettega è l'esordio in Coppa dei Campioni, un breve esordio. Bettega ha sofferto in panchina, ha incitato i suoi compagni e adesso cerca di aiutarti. Troppo tardi. Riesce appena a toccare un pallone, pochi secondi dopo l'arbitro fischia la fine. Così la Juventus, sciupona, autolesionista, e sotto certi aspetti irriconoscibile, lascia il campo sconfitta. É un risultato a sorpresa, un risultato che avrebbe potuto essere ben diverso se la squadra di Vycpalek fosse apparsa mano contratta, più convinta, meno emozionata. Adesso la squadra bianconera punterà tutto sul «ritorno» e, a Torino, dovrà vincere con due gol di scarto per poter sperare di superare il turno. Se dovesse vincere per uno a zero sarebbe costretta a disputare i tempi supplementari. 

Bruno Bernardi





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Lo scambio di gagliardetti tra Salvadore e Zvuka prima della partita



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martedì 12 agosto 2025

7 Marzo 1973: Juventus - Újpesti Dózsa

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 7 Marzo 1973 e Juventus Újpesti Dózsa si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale della Coppa dei Campioni 1972-73 allo Stadio 'Comunaledi Torino.

La gara di ritorno la potete trovare cliccando qua!

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che e' tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'.

Per quanto riguarda il fronte europeo, i bianconeri si vedono sfilare da sotto le mani il massimo alloro continentale dalla squadra del momento. La sfidante in finale é l' Ajax - l'emblema principale del gioco totale olandese. Sará solo la prima di tante delusioni europee per la Vecchia Signora.

Buona Visione!  



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Stagione 1972-1973 - Coppa dei Campioni - Quarti, andata
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 7 marzo 1973 ore 21:00 
JUVENTUS-UJPEST DOZSA 0-0

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti G., Furino (Cuccureddu 65), Longobucco, (c) Salvadore, Haller, Causio (Altafini 75), Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni, Savoldi
Allenatore: Cestmir Vycpalek

UJPEST DOZSA: Szentmihalyi, Kolar, Harsanyi, Toth, Dunai E., Horvath, Fazekas, Juhasz, Bene, Dunai A. (Nagy 15), Zambo
Allenatore: Ferenc Kovacs

ARBITRO: Boosten (Olanda)




Con un forte Ujpest allo stadio nei quarti di Coppa (0-0) 
Juventus, spettacolo ma niente gol 
Una partita bella e molto veloce 
Attacchi continui dei campioni d'Italia e tanti gol falliti per un soffio 
I pericoli maggiori sono venuti da Haller, Capello e Anastasi 
Anche Zoff impegnato seriamente dai contropiede magiari 
Cuccureddu e Altafini nella ripresa al posto di Furino e Causio 
Settantamila spettatori con un incasso record per Torino: oltre 204 milioni 

Come a Magdeburgo, quattro mesi fa, la Juventus deve cancellare, in Coppa dei Campioni, una sconfitta nel derby. La svolta è delicata, e non decisiva come fu in Germania Est. La Juventus gioca in casa, di fronte a 70 mila spettatori, nella gara di andata dei quarti di finale di Coppa dei Campioni. L'Ujpest è senz'altro più forte tecnicamente dei tedeschi orientali: nelle sue file giocano ben sette nazionali, tanti quanti ne annovera la Juventus. I campioni d'Italia debbono assicurarsi in questo primo «round» un buon margine di vantaggio per affrontare con tranquillità l'incontro di ritorno in programma a Budapest il 21 marzo. 

La « caccia al gol » è il tema obbligato per i bianconeri che tornano alla formula utilizzata l'anno scorso nel girone di andata. Altafini è in panchina, ed al suo posto c'è Haller con Anastasi e Bettega di punta. Longobucco debutta in Coppa dei Campioni al posto dell'infortunato Marini. Gli ungheresi adottano il 4-3-3, con marcature a zona, con il libero Harsany che partecipa all'impostazione del gioco specie in fase offensiva. La Juventus si oppone con marcature rigide. Eccole: Longobucco-Bene, Spinosi-Dunai II, Marchetti-Fazekas. A centrocampo gli accoppiamenti sono i seguenti: Causio-Toth. Furino-Zambo, Capello-Dunai III. In avanti Haller è controllato da Juhasz Anastasi è alle prese con Horvath e Bettega è marcato da Harsany. 

La partenza della Juventus è a scoppio ritardato; non appena gli ungheresi entrano in possesso del pallone, praticano un gioco elegante e preciso. I bianconeri adottano una tattica di attesa, cercono di studiare l'avversario anziché aggredirlo. L'Ujpest maestro nel governare il pallone, e nell'addormentare il gioco non rinuncia agli improvvisi «a fondo» e si sbilancia in avanti malgrado giochi in trasferta non senza provvedere ad occupare tutti settori del campo. 

Per la Juventus è difficile districarsi e sviluppare un tema offensivo che la porti ad insidiare Szemtmihalyi. Solo su punizione i bianconeri riescono a farsi minacciosi: il tiro di Capello è però altissimo (8'). Dopo una parata di Zoff su un innocuo pallone di Juhasz, la Juventus si spinge in avanti con Anastasi (14') che effettua un bel cross ma Juhasz riesce a deviare il pallone allontanandolo da Haller ben piazzato sotto porta. Al 14' Dunai II si produce uno stiramento alla coscia destra e chiede di essere sostituito. Due minuti dopo entra Nagy sul quale sì porta Spinosi. La Juventus,, dopo l'impaccio iniziale, riesce a prendere l'iniziativa del gioco ed a condurre azioni ficcanti. 

La partita non è bella, c'è un po' di confusione. Certi passaggi di Causio e di Anastasi sono fuori misura e le azioni sì spengono sui piedi della difesa magiara. Causio (21') si riscatta scambiando molto bene con Anastasi, che però si allunga troppo la palla in zona-tiro e Horvath libera in calcio d'angolo. Grosso brivido per il pubblico al 25'. Nagy in dribbling supera due bianconeri e tocca verso Bene. Interviene Longobucco che sbuccia il pallone, Bene «ruba il tempo » a Salvadore e si presenta solo davanti a Zoff. Il portiere bianconero effettua una grossa parata salvando la propria rete da sicura capitolazione. Si scuote la Juventus, sospinta a gran voce dal pubblico. Anastasi discende sulla sinistra e centra per Haller che di testa impegna Szemtmihalyi in una deviazione in angolo proprio sotto la traversa. Dalla bandierina batte lo stesso Haller per Bettega che si catapulta di testa sul pallone scagliandolo oltre la traversa. 

Spingono a fondo i campioni d'Italia: è il loro momento. La retroguardia magiara è in grave difficoltà e sembra sul punto di crollare. Al 21' un gran tiro di Capello sibila accanto al palo. Un minuto dopo ancora Capello di testa sfiora il gol, ma sulla linea di porta Horvath riesce ad intercettare il pallone. Non ha fortuna la Juventus. L'assedio continua. Al 34' altre due palle-gol per i bianconeri. La prima è sui piedi di Anastasi che non sfrutta un rimpallo favorevole, e tira sul portiere che, per la verità, lo chiude molto bene; la palla è raccolta, da Causio che calcia debolmente a rete e Rotar, nuovamente sulla linea di porta, riesce a respingere. L'Ujpest ripropone il suo gioco, con pronte aperture e nel finale è Zoff che è chiamato al lavoro in due interventi non proprio di ordinaria amministrazione. E il primo tempo si chiude pertanto a reti inviolate. Un primo tempo non certo esaltante per la Juventus, anche se la fortuna non ha dato una mano alla squadra di Vycpalek. Capello è senz'altro risultato tra i migliori in campo per lucidità, volontà e agonismo. Accanto al « regista» si è distinto Bettega, mentre non sempre felici sono apparsi gli spunti e le iniziative di Causio, Anastasi e Haller. Furino si è prodigato in fase di tamponamento mentre in retrovia Longobucco è piaciuto anche se qualche volta, per troppa foga, e andato fuori misura. Salvadore ha fatto il suo dovere, come pure Spinosi e Marchetti. Dietro a loro Zoff ha confermato dì essere in ottima forma salvando la propria rete in una situazione delicatissima. Buona, nel complesso, la prova degli ungheresi con in evidenza il « libero » Harsanyì. 

Nella ripresa la Juventus preme di più ma la sostanza del gioco non cambia. In contropiede aumentano i pericoli per la Juventus. Salvadore deve intervenire a più riprese con notevole scelta di tempo per chiudere i varchi che si aprono attorno a lui. Bene è troppo solo e Zoff rimane inattivo sino al 17' quando ferma un tiro senza pretese di Dunai III. Nel frattempo Salvadore si produce un lieve infortunio al piede destro, ma stoicamente rimane in campo continuando a giocare con notevole energia. É invece Furino ad arrendersi al 20'. Il mediano ha lo stinco destro in cattive condizioni e dopo un generoso primo tempo non è più in grado di dare il consueto apporto. Lascia il campo al 20' sostituito da Cuccureddu. L'azione della Juventus non migliora. 

Alcuni bianconeri lottano ma in modo disordinato e non è difficile per l'Ujpest tenere in pugno la situazione. Si crea qualche mischia nell'area ungherese. In una di queste Bettega finisce a terra, ma l'arbitro non si lascia trarre in inganno. Poi Bettega scambia bene con Anastasi e conclude fuori bersaglio. La Juventus potrebbe portarsi in vantaggio (28') ma Haller da favorevole posizione calcia a lato. Il tedesco si è prodigato, ma non con spunti spumeggianti come si poteva prevedere. Al 29' Vycpalek tenta la carta Altafini. Il brasiliano rimpiazza Causio, che rientra negli spogliatoi. 

É sempre la Juventus all'attacco, ma le geometrie del gioco non vengono rispettate e le azioni sono spezzettate al momento buono. Al 32' Altafini offre a Bettega un bel pallone che Bobby-gol non riesce a controllare. Anche questa azione sfuma nel nulla. Su un improvviso contrattacco ungherese, pure Salvadore deve opporsi al momento giusto a Fazekas lanciato a rete. Pochi istanti dopo Salvadore si ripete su Nagy. Grande e generoso il «vecchio Billy». Un tiro di Capello (39') è alto. 

La Juventus è tutta sbilanciata in avanti e la difesa offre al gioco di rimessa dell'Ujpest ampi spazi. Al 40' Fazekas parte in contropiede, sullo slancio supera Salvadore in tunnel e costringe Zoff ad uscire alla disperata per evitare il gol. Zoff è stato senz'altro più impegnato del collega ungherese. C'è ancora una grossa incertezza di Spinosi per fortuna senza conseguenze. A tre minuti dalla fine Anastasi è chiuso in « sandwich » da Dunai III e Harsany in area, ma l'arbitro non concede il rigore. Questa volta potevano esserci davvero gli estremi per la massima punizione ma l'olandese Boosten, sulla cui direzione di gara non si può eccepire nulla, non ha voluto infierire. Rovesciamento di fronte e altra bella parata di Zoff su improvvisa fucilata di Fazekas. Nel finale gli ungheresi fanno melina. Non succede più nulla. Questo meritato «zero a zero » ha un grosso significato per l'Ujpest che, a fine gara, è stata applaudita sportivamente dal pubblico torinese. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 8 marzo 1973



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