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venerdì 24 aprile 2026

24 Aprile 1988: Sampdoria - Juventus

É il 24 Aprile 1988 e Sampdoria Juventus si sfidano nella dodicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88 allo Stadio 'Luigi Ferraris' Marassi di Genova.

É ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare una solida quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. Dall'altra parte c'é una Sampdoria che dotata di una rosa giovane ed 'affamata' conquista la Coppa Italia ed un ottimo quarto posto finale in campionato.

Buona Visione!



sampdoria


Campionato di Serie A 1987-1988 - 12 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 24 aprile 1988 ore 15.30
SAMPDORIA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Bonomi 29, Vialli 40, Buso 44, Scirea 90+1

SAMPDORIA: Bistazzoni, Briegel (Salsano 87), Mannini, Fusi, Vierchowod, Pellegrini, Pari, Cerezo, Bonomi, Mancini, Vialli
Allenatore : Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Favero (Scirea 79), Bruno, Bonini, Brio, Tricella, Mauro (Vignola 81), Laudrup, Rush, De Agostini, Buso
Allenatore : Rino Marchesi

ARBITRO: Pezzella




Partita esemplare del sampdoriano dopo le dichiarazioni d'amore per la Vecchia Signora
Un Mancini bellissimo fa bella la Juve

GENOVA- La partita di ieri fra Sampdoria e Juventus, 2 a 2 nello stadio di Marassi coventryzzato dai lavori, ma gia con avvisaglie di Persepolis del calcio quando sarà bello e finito, finito e bello, è stata secondo noi condizionata dall'effetto-Mancini, cioè dalle dichiarazioni rilasciate sabato dall'attaccante blucerchiato, e cosi condensabili: 

"Se a Genova non mi vogliono più, me ne vado, però voglio poter scegliere come nuova squadra la Juventus."

Discutono arrabbiatissimi i sampdoriani sul pareggio di Scirea (omonimo di quello che giocava secoli fa nella Juventus, ed egualmente bravo) a tempo scaduto, ma la Juventus è stata colpita dall'effetto-Mancini in maniera tale che l'eventuale regalino in secondi arbitrale, venuto peraltro dopo un rigore probabilmente compensativo e il regalone della Juventus a Vialli per il 2 a 0, e cosa da poco.

Si, perché la Juventus ha dovuto patire il massimo Mancini della stagione e probabilmente di ogni tempo, parlando ovviamente di tempi manciniani, cioè da quando il ragazzo aveva 17 anni e veniva lanciato nel Bologna di Radice. Mancini non poteva non fare una grande partita, dopo quelle dichiarazioni, probabilmente sollecitate, con poteri occulti, da Mantovani e da Boskov.

Ma la partita sua è stata addirittura grandissima, una delizia di platinerie, viallerie, gullitterie, e giuriamo che abbiamo notato Mancini dribblare in francese, scattare in cremonese e a un certo punto abbiamo anche notato che porta i capelli a treccine.

Da tempo non vedevamo in Italia un calciatore italiano così svettante, ed anche esteticamente così bello, almeno nel momento del gesto atletico. La grandissima partita di Mancini è stata contenuta dalla Juventus, l'effetto-Mancini e stato ammortizzato, da qui i meriti della stessa Juventus. E si tratta di grandi meriti, ottenuti poi con l'arma semplice della volontà. In chiave psicologica e intrigante, si può anche pensare che, visto quel Mancini, la Juventus si sia voluta a tutti i costi dimostrare bella, perché lui la scoprisse accogliente, degna delle sue brame.

E sempre in chiave psicologica, si può pensare che la buona, talora ottima partita di Buso e di Rush sia stata dettata anche dal volersi questi due dimostrare bravi, così bravi che, se arriverá Mancini, entrambi saranno designati a giocargli al fianco.

Non scherziamo assolutamente, anche se ci rendiamo conto che il nostro discorso corre il rischio di apparire insieme blasfemo e vacuo alle due tifoserie, entrambe convinte di avere patito, fra arbitro e sorte e cronometro e casualità del gioco, un'ingiustizia. Ma il gioco del football è cosi misterioso, labile, aeriforme che una faccenda comunque consistente, come quelle dichiarazioni, non può non essere valutata in pieno, considerata in tutte le sue sfumature, i suol ag ganci, le sue varie conseguenze.

E d'altronde la partita e stata decisa dal casino or ganizzato, e avere un punto di riferimento, sia pure sodilamente verbale, è già qualcosa (chi poi ha visto e sentito, ma soprattutto visto, il Mancini del dopopartita, chi ha visionato la sua faccia mentre lui parlava, deve ammettere con noi che quelle dichiarazioni hanno fatto parte di un piano diabolico, mancino appunto). Ricordiamo, sempre in chiave di casino organizzato, che Scirea ha segnato il gol decisivo da attaccante pur essendo stato mandato in campo da Marchesi a fare il libero, mentre Tricella rientrando in campo aveva esplicitamente lasciato del tutto il suo ruolo a Brio.

Il che prova quello che noi da sempre sosteniamo: еssere la panchina, per il perfido gioco delle prospetrive, il posto da cui si vede peggio la partita. Ed essere enorme il merito di avere creato una cosi bella Sampdoria e avere schierato una cosi vigorosa Juventus nonostante questo handicap.

Meglio stare in tribuna che in panchina e, casomai, intanto che si vede il match, sentire la radio, dove finalmente una scemata (Passarella in Milan-Inter) viene chiamata scemata, fatto storico, e dove si annuncia il gol del Verona co-me pareggio del Napoli, e decidano a Napoli se questo é o no razzismo: anche se in effetti, se una squadra fa pari, pure l'altra in campo fa automaticamente pari, così è anche se li per il non vi pare, non vi e parso.

Gian Paolo Ormezzano
tratto da La Stampa del 25 aprile 1988





A Marassi i bianconeri si salvano contro la Samp con un gol al novantunesimo 
La Juve ringrazia Scirea 
Bonomi (su rigore) e Vialli portano avanti i blucerchiati, poi segna Buso 
Mancini costringe Marchesi a cambiare tre volte le marcature 

GENOVA — Con la forza della disperazione, con feroce determinazione, con il cuore piú che con il gioco, la Juventus ha strappato un europunto a Marassi rimontando l'uno-due di Bonomi (rigore), e Vialli. C'è riuscita con Buso, quasi allo scadere dèi primo tempo, e con il trentacinquenne Scirea al 91', in piena zona recupero, gol che ha fatto ululare 'ladri, ladri!' al pubblico, perché il pessimo Pezzella da Frattamaggiore non si decideva a fischiare la fine. 

Marchesi ha rimpastato tre volte la disposizione tattica. Era partito con Mauro regista, Buso accanto a Rush, Laudrup «tornante» sulla destra. Assente Cabrini squalificato, aveva rilanciato Bonini a centrocampo su Cerezo, con De Agostini terzino sinistro su Pari, Bruno su monumento-Briegel, Favero alle calcagna di Vialli e Brio su Mancini. Mentre Favero in qualche modo riusciva a tenere a bada Vialli, almeno nella fase d'avvio, capitan Brio era in crisi con lo scatenato Mancini. Due incornate di Rush, al 7' su punizione di Bruno e al 9' su cross di Laudrup, che lambivano i pali, con Bistazzonl fuori causa. Erano gli spunti più pericolosi di una Juventus che non appariva in grado di assumere l'Iniziativa in modo continuo. 

Un intervento sospetto di Mauro sul limite, ai danni di Pellegrini, faceva gridare al rigore (20"). Pezzella sorvolava, ma nove minuti più tardi, applicando la legge (sbagliata) della compensazione, trasformava un fallo di ostruzione di Tricella su Cerezo in penalty. Inutili le proteste dei bianconeri e di De Agostini (ammonito). Lo specialista Bonomi, con un fendente rasoterra, angolatissimo, infilava Tacconi. Reagiva a testa bassa la Juventus, ma al 40' la Sampdoria raddoppiava. Pellegrini pescava Vialli, smarcato in area (Favero gli era a due metri) e il Gianluca nazionale, di destro, pennellava a fil di montante. Pareva il k.o. per la Juventus. Invece, con un'orgogliosa impennata, i bianconeri dimezzavano le distanze al 44'. De Agostini difendeva il pallone tra due avversari e poi serviva lo smarcato Buso che di' collo destro, con un violento diagonale, centrava il bersaglio. Una prodezza. 

In apertura di ripresa, la Juventus presentava un primo rimpasto tattico. Brìo libero, Tricella a centrocampo, Bruno su Mancini. Brìo si sganciava a offriva a Buso un perfetto lancio: il giovanotto non concedeva il bis e. al volo, «ciccava» davanti a Bistazzoni. Neppure Bruno riusciva a bloccare Mancini. Al 64' il ribelle, (che ieri si é rappacificato con Boskov e la Sampdorìa), scambiava di tacco con Brìegel, si presentava in area e sferrava un gran destro, centrale: Tacconi a pugni chiusi sventava il gol-partita. A questo punto Marchesi ordinava a Favero di spostarsi su Mancini, con Bruno su Vialli. L'allenatore, perso per perso, inseriva Scirea (71') al posto del provatissimo Favero e Vignola per Mauro (79'). Scirea decideva di piazzarsi nel settore di Brìegel, poi sostituito da Salsano all'86", anziché fare il libero. Nel marasma finale, con mischie e assalti furibondi alla porta blucerchiata, si vedeva anche Bistazzoni anticipare di testa Buso fuori area. E la zampata di Scirea, destro ravvicinato a colpo sicuro su assist di testa di Rush, a tempo ormai scaduto e quando la folla pregustava il trionfo, può sembrare una beffa per la Samp: in realtà è il frutto della volontà di una squadra che non s'è arresa e cu una felice e fortunata folgorazione di Marchesi. 

Un pareggio che consente alla Juventus di agganciare l'Inter: ora il derby del 1° maggio è più che mai uno spareggio-Uefa.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 25 aprile 1988






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La Stampa 25 aprile 1988

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La Stampa 25 aprile 1988


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martedì 16 settembre 2025

16 Settembre 1987: Valletta - Juventus

Il 16 settembre 1987 a Valletta City (Malta)Juventus si sfidano nella gara di andata del Primo Turno della Coppa UEFA 1987-88 allo Stadio 'Nazionale di Ta'Qali' a Ta'Qali (Malta).

I bianconeri sono guidati in panchina da Rino Marchesi e, dopo i fasti e i successi con Giovanni Trapattoni e Michel Platini a guidarli, questi sono anni di magra. 

Inoltre c'è il Milan di Arrigo Sacchi che sta per iniziare la sua era d'oro. 

Dall'altra parte c'è la squadra maltese del Valletta City che nonostante non abbia alcuna chance contro il blasone bianconero è onorata di poter ospitare la Juve sul proprio terreno.

Buona Visione! 


valletta

 

Stagione 1987-1988 - Coppa UEFA - Trentaduesimi, andata
Ta' Qali - Ta' Qali National Stadium
Mercoledì 16 settembre 1987 ore 14.15
VALLETTA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Laudrup 26, Alessio 37, Laudrup 42, Alessio 70

VALLETTA : Mifsud, Briffa, Curmi, Grioli, Laferla, Fenech, Cremona (Farrugia 82), Camilleri, Saliba, Zerafa, Taliana (Busuttil 52)
Allenatore: Tony Formosa

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Tricella, Mauro (Buso 57), Magrin, Alessio, De Agostini (Vignola 46), Laudrup
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: Martin (Inghilterra)





NESSUNO, SULL'ISOLA, OSA SOGNARE UN COLPACCIO AI DANNI DI MADAMA, PERÒ IL MATCH SI ANNUNCIA UN GRANDE AFFARE SOTTO IL PROFILO ECONOMICO. I TIFOSI HANNO ASSICURATO UNA PRESENZA D'ECCEZIONE (È PREVISTA ANCHE UN'INVASIONE... PACIFICA DALL'ITALIA) E I GIORNALI ORMAI DA TEMPO PRESENTANO L'AVVENIMENTO DEDICANDOGLI INTERE PAGINE E TITOLI A CARATTERI CUBITALI
LA SIGNORA IN GROSSO

MALTA. Dopo che il nome del Valletta è stato abbinato,a Ginevra, a quello della Juventus, i giornali maltesi hanno fatto titoloni a piena pagina tipo 

"Adesso incontriamo la Juventus" 

oppure 

«La Valletta contro la forza della Juve», 

a dimostrare quanto siano seguiti da queste parti i bianconeri. Ma c'è di più: il Juventus Supporter Club di Malta, il più numeroso assieme a quello del Manchester United, a dimostrazione della... doppia anima calcistica della gente di qua, ha già garantito tifo e caloroso appoggio. Sul piano tecnico, la sfida tra biancorossi e bianconeri nemmeno si pone, mentre su quello economico la trasferta dei torinesi sull'isola si preannuncia come il più grosso business calcistico dell'anno, sia perché la Juve è nome che richiama sempre gente allo stadio, sia perché la vicinanza di Malta alla Sicilia assicura una cospicua presenza di... picciotti a strisce bianconere. Di fronte alla prevedibile «invasione» dei tifosi della Juventus, i maltesi si stanno già fregando le mani con grande soddisfazione e il più felice di tutti è senza dubbio il cassiere, che sta già sognando i pacchi di soldi che dovrà contare...

LA STORIA. Il secolo ventesimo era nato da poco più di un anno quando, in un bar di Piazza San Giorgio proprio nel centro dell'isola, nacque la «St. George's Valletta», meglio nota come la «squadra della piazza». Il primo decennio della sua vita, però, non lasciò alcun segno. Qualche partita qua e là contro equipaggi di navi inglesi, francesi e italiane, qualche incontro tipo scapoli-ammogliati ma niente di più. Anche questo, ad ogni modo, serviva per tenere accesa la fiaccola e per scaldare i muscoli in attesa della partecipazione - la prima - al campionato maltese (stagione 1910) con il nome di Valletta United. Il primo titolo della loro storia, i biancorossi lo vinsero nel '15 e nell'occasione, schierando giocatori diventati leggendari come Bartolo, Herbert e Holland, inflissero al Vittoriosa Melita un... chilometrico 11-0! Nomi successivi della squadra furono Valletta Rovers e Valletta City sino a quando, grazie alla fusione con il Valletta St. Paul's e il Valletta Preston, nacque l'attuale Valletta Football Club. Nella storia del club, il periodo migliore resta il decennio 1960-1970, quando gente come il gallese Tommy Taylor e gli indigeni Gauci, Zammit, Joe Cilia, «Ginger» Zammit, Borg, Josie Urpani e Mario Azzopardi contribuì a farne una squadra spettacolo.

LA SQUADRA. Sino a pochi anni fa, il Valletta era una delle squadre più significative del calcio maltese sia sul piano tecnico che su quello dirigenziale: fu infatti Emmanuele Calleja, quei tempi presidente del club, a chiedere per primo, all'UEFA, l'ammissione del calcio isolano alle varie manifestazioni per club. Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata moltissima e... sempre uguale nel senso che solo rarissime volte i club isolani hanno passato il primo turno. Allenata per il secondo anno consecutivo da Tony Formosa, ex tecnico della Nazionale, funzionario del Ministero dell'Educazione e seguito «opinion maker», il Valletta si propone come una formazione del tutto priva di scompensi. In porta dei «lily whites» - così sono chiamati i giocatori dai loro sostenitori - Raymond Mifsud, ex nazionale, garantisce una certa tranquillità soprattutto tra i pali: messo da parte dopo i cinque gol incassati con la maglia della Nazionale contro la Svezia, Mifsud rimane pur sempre uno dei portieri più affidabili del calcio maltese. Davanti a lui, i difensori laterali sono Ray Briffa e Paul Curmi, mentre quelli centrali sono il giovanissimo (21 anni) Kristian Laferla e il libero Francis Grioli.

A reggere le fila del gioco a centrocampo è il veterano (34 anni) Dennis Fenech affiancato da Joe Camilleri e Leonard Farrugia, un tempo attaccante molto pericoloso (86 gol in undici campionati) che però, col passare degli anni, ha arretrato nella propria posizione e modificato la propria utilizzazione. Infortunatosi in uno scontro con Cabrini nel corso di Italia-Malta disputata a Bergamo il 24 gennaio scorso, Farrugia è stato operato al ginocchio destro a Roma per cui, attualmente, è in... bacino di carenaggio. In attacco come tornante agisce di solito Jesmond Zerafa, mentre le due punte sono Nicky Saliba, astro nascente del calcio maltese acquistato quest'estate dal Msida, e Michael Taliana con l'altro "golden boy" Gerada sempre pronto a sostituire uno dei due. Sino allo scorso anno, il presidente della Valletta era l'avvocato Emmanuele Bonnici che però, eletto Ministro dell'Industria, si è dimesso dall'incarico ora ricoperto da Joe Caruana Curran. Saputo che la squadra se la doveva vedere con la Juventus, Caruana Curran dichiarò: 

«Meglio di così non ci poteva capitare visto che, con i soldi che incasseremo, potremo sin d'ora programmare, per il futuro, una cospicua campagna acquisti».

Carlo Camenzuli
tratto dal Guerin Sportivo anno 1987 n.34





È stato il caldo runico nemico dei bianconeri, facili vincitori a La Valletta 
Laudrup e Alessio, con due reti a testa, hanno archiviato la pratica contro i maltesi - 
Il danese (il migliore con Mauro) si riscatta davanti a Boniperti 

DAL NOSTRO INVIATO LA VALLETTA — Nella fornace del Ta'qali meglio la Juventus della Nazionale che circa un anno fa sconfisse Malta 2-0 fallendo però clamorosamente due rigori con Altobelli. Ieri la squadra di Marchesi ha fatto poker (a zero) con doppiette di Miki Laudrup, travestito da Rush, e di Angelo Alessio, che ha segnato i suoi primi gol europei. I due hanno anche colpito una traversa. Il danese di ghiaccio non s'è sciolto al sole (35°) ed è stato il migliore: insieme con Mauro nei panni di...Platini hanno imposto la loro classe superiore ai tremebondi dilettanti maltesi, paralizzati dalla paura e incapaci di opporsi anche sul piano agonistico. 

Una formalità, un allenamento per i bianconeri (ieri in gialloblù): basti pensare che Tacconi ha rischiato...l'insolazione, effettuando un solo intervento su innocuo tiro da lontano di Cremona (52'). Il pubblico, deluso per la scadente prestazione dei suoi e rintronato dal caldo feroce, ha cominciato ad abbandonare gli spalti roventi ad un quarto d'ora dalla fine. Ma la Juventus la sua parte, tutto sommato, l'aveva fatta. Pretendere di più, in quel clima mozzafiato e su un terreno duro e spelacchiato, sarebbe crudeltà. 

Il ritmo era al rallentatore, sia per i bianco rossi, che puntavano chiaramente a limitare i danni, sia per la Juventus, priva inizialmente di vere punte, con Laudrup e Alessio in avanti come nell'ultima mezz'ora contro il Como. Magrin aveva qualche difficoltà di controllo e non sempre era preciso e ispirato nei lanci, anche perché i compagni gli dettavano in ritardo il passaggio o erano marcati. Sulle fasce laterali c'era poco sfogo, tranne che sulla destra dove Favero, che trovava oppositori; molto arretrati in Cremona e Fenech, non è certo un rifinitore. A movimentare la partita ci pensava Mauro, in gran forma. Ora da play-maker, ora da rifinitore, ora con i cross (da destra e da sinistra). Mauro lavorava con ottimi palloni. Dalle retrovie si sganciava il bravissimo Brio, specie sui corner (alla fine sono stati 14-2 per i juventini) e sui calci piazzati, ad incornare in porta. 

Dopo un avvio macchinoso, la manovra diventava più fluida ed avvolgente. Il muro maltese traballava al 17' quando Alessio, su angolo di Mauro corretto da Brio, con una rovesciata centrava l'incrocio dei pali: il portiere capitano Mifsud, con la collaborazione di Curmi, liberava. Mifsud respingeva poi una palla-gol di Brio e bloccava un colpo di testa di Favero. La traversa, centrata da Laudrup (23'), lo salvava, ma capitolava tre minuti dopo. Tricella serviva Laudrup che controllava di destro e di sinistro, dentro la lunetta, batteva forte e preciso a fil di palo. Magnifica rete. 

La resistenza dei maltesi crollava e la Juventus andava a bersaglio al 37' con Alessio. Imbeccato da Bonini, Laudrup depositava al volo sul sinistro di Alessio che fulminava Mifsud da pochi passi. L'incontro si trasformava in un tiro al bersaglio, con Laudrup ispiratore ed esecutore. Anche Magrin andava a caccia di gloria, ma era meno bravo e fortunato di Laudrup che concedeva il suo bis personale al 42': rubava palla a tre quarti di campo all'ingenuo Laferla, puntava su Mifsud e lo anticipava di destro depositando in rete a fil di palo. Allo scadere del primo tempo, ancora lo scatenato Laudrup, con un numero eccezionale, armava il destro di Alessio, il cui tiro veniva intercettato dal braccio di Orioli. L'arbitro, l'inglese Martin, riteneva involontario il fallo e non concedeva il rigore, ma il poker era solo rimandato. 

Nella ripresa, Marchesi inseriva Vignola al posto di De Agostini, bisognoso di tirare un po' il fiato dopo una serie di partite a tutto gas. Vignola era meno motivato che con il Como e quindi meno brillante. Comunque il monologo della Juventus continuava, con occasioni per Cabrini e Laudrup. Poi entrava anche Buso per Mauro che lasciava il campo tra gli applausi al 57'. Ci pensava Laudrup a cercare di divertire i numerosi tifosi bianconeri, saltando in slalom quattro avversari e sfiorando il montante (62'). 

Poi suggeriva l'azione della quarta e ultima rete, lanciando in profondità Buso che centrava basso nell'area piccola; un invito a nozze per il destro di Alessio che dava il colpo di grazia nella porta spalancata (70'). La «goleada» poteva essere più pingue, se Vignola non avesse sciupato una facile occasione (78') e se l'arbitro non avesse giustamente fermato Laudrup in fuori gioco, prima di segnare con un diagonale da lontano. Per il ritorno ci sarà anche lan Rush. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 17 settembre 1987



Il rimpianto di Rush 
«Contro avversari così avrei potuto giocare anch'io» 
Ancora in dubbio per Empoli 

DAL NOSTRO INVIATO LA VALLETTA — Un allenamento e niente più. Le previsioni sono state rispettate in pieno. La difficoltà maggiore era rappresentata dal caldo africano che ha tagliato le gambe ai giocatori. Ma la poca consistenza tecnica dei maltesi ha ridotto al minimo gli imprevisti. 

Persino Bonipertì è rimasto fino al novantesimo. Ha raccolto baci e abbracci, ha firmato centinaia di autografi. É raggiante: 

«Qui ci vogliono bene e ci tenevamo a non sfigurare. Mi pare che ci siamo riusciti. Al di là del risultato ho visto una Juve brillante, nonostante il caldo mostruoso. Su tutti bene Laudrup e Mauro, ma per me non è una novità. Laudrup è uno dei giocatori in cui credo di più e quanto a Mauro sta confermandosi ragazzo intelligente. Ed ora sa anche prendere l'iniziativa». 

Anche Rush si è divertito. Ha applaudito il primo splendido gol di Laudrup ed ha ammesso: 

"Partita troppo facile, in campionato le difficoltà sono ben diverse. L'impegno era talmente agevole che quasi avrei potuto giocare un poco anch'io. I maltesi hanno avuto paura della Juve e si sono arresi quasi subito. Unica nota stonata quei cori Liverpool-Liverpool che fanno soffrire i tifosi bianconeri". 

Ian Rush vorrebbe ritentare ad Empoli, però Marchesi rimanda ogni decisione. Marchesi mette il naso fuori dallo spogliatolo della Juve nel momento in cui il portiere Mifsud entra e dice: 

«Ciao amici e grazie di tutto». 

Una frase che desta simpatia ed ilarità. Il tecnico juventino non vuole attribuire significati particolari alla prima vittoria in Uefa: 

"Più che il risultato — ammette — mi interessano i progressi della squadra. Gente come Laudrup ha solo bisogno di giocare per trovare la giusta condizione. Il suo primo gol comunque è stato splendido e ci ha spalancato le porte del successo. Da quel momento abbiamo giocato in tranquillità, senza strafare, cercando solo di migliorare gli schemi. Tutta la Juve mi sembra in crescita». 

Laudrup è stato il mattatore della partita. Ha segnato due gol, ha colpito una traversa. Spiega: 

"L'avversario non era di quelli che incontriamo in campionato. La partita è stata vera fino al mio gol, poi tutto è diventato fin troppo facile. Queste due reti servono alla squadra, ma soprattutto a me, come risposta ai tifosi ed alla critica che troppo spesso mi beccano. Ogni volta che gioco al Comunale, piovono fischi ad ogni mio minimo errore». 

Grande euforia negli occhi di Alessio. Non poteva desiderare un debutto migliore in campo internazionale. Spiega: 

"Due gol fanno piacere. Il primo è stato molto bello. Su quel campo e con un clima così torrido era impossibile giocare e dopo venti minuti non respiravamo più. La seconda rete invece è stata un po' fortunosa. Il terreno sconnesso mi ha ingannato ed ho colpito la palla con lo stinco. Ma in fondo è un buon segno. Significa che le cose vanno per il verso giusto". 

Ha sfatato una tradizione avversa: 

"Quest'anno segnavano tutti ed io ero l'unico che non riuscivo a mettere la palla in rete. Ora spero di fare almeno dieci gol. Se mi daranno spazio, sono sicuro di centrare questo obiettivo. Senza Rush per noi tutto diventa più difficile ed è importante che la gente sappia che ci sono anch'io, pronto a rendermi utile al momento buono». 

Tony Formosa, tecnico-giornalista del Valletta, questa volta non deve scrivere l'articolo, ma rispondere alle domande. Ammette: 

"Troppo grossa la differenza tecnica ed atletica tra le due squadre. Sono contento che i miei abbiano retto bene nei primi venti minuti." 





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Immagini tratte dalla pagina Facebook Malta and International Football Collection



LAUDRUP D'AUTORE

Deve essere stato qui René Morino a prendere l'ispirazione per il suo Juventusse, l'accrescitivo un po' nostalgico, un po' onirico del nome. A proposito di onirico, soltanto in sogno si può vedere giocare come Michael Laudrup ha giocato su quel cosiddetto prato, e la sua prima esecuzione di volo, sinistro-destro a seguire, rotonda, entusiasmante davvero, fu di antologia. Laudrup è stato il protagonista del match e si può pensare a lui come Boniperti, il quale asserisce che l'avversario conta fino ad un certo punto per valutare un campione. Che poi il nostro campionato sia tremendamente difficile rispetto ad una partita contro La Valletta, è un altro discorso. Voglio precisare in questa sede che gli avversari Uefa dei bianconeri si sono rivelati autentici dilettanti: dilettantisticamente giocano, grande impegno, molta corsa, ma nessun vero giocatore di rilievo, lo stesso portiere Mifsud, aureolato da barba caprina, di statura normale, parò bene, ma senza mostrare qualità trascendentali. Si può cosi affermare che per la Juve fu un allenamento in partita, abbastanza sintomatico comunque. Dal match pur vittorioso con il Como la squadra di Marchesi era uscita con le ossa rotte; ha dei problemi, con qualche giocatore in condizioni non ideali esempio i due laterali difensivi Favero e Cabrini, ha un De Agostini fuori posto ma per il resto si dispone al gioco con molta chiarezza. Laudrup assieme ad Alessio, in attesa di Rush, fanno un bel tandem. La difesa, imperniata su Brio e Tricella, tiene benissimo frontalmente, e Magrin è giocatore serio, che non può essere minimizzato da censori non dico superficiali ma ammalati di esterofilia. Lo siamo un po' tutti in Italia, lo è anche Boniperti, che quando parla di Rush si illumina, e costa molto alla Juventus dover fare a meno del suo gallese dal gol fosforescente, ma è importante aver constatato che la Juve c'è al di là di Rush, c'è come unità, come gruppo, come collettivo. E c'è ai suoi livelli insuperabili come ha testimoniato questa trasferta. I quattro gol di La Valletta dicono, a parte tutto, che la Juve vuol vivere una stagione da protagonista, mentre ricorre il suo novantennio, quattro volte vent'anni più dieci ungarettianamente all'insegna della vittoria. Col rientro di Rush e con una collocazione più strategica di De Agostini, che per il momento tirandosi indietro si vede rispecchiato nel grande Cabrini (il quale non si alterna con lui negli inserimenti come sperava Marchesi), la Juve dovrebbe iniziare un lungo viaggio.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1987 n.39




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sabato 30 agosto 2025

30 Agosto 1987: Juventus - Catanzaro

È il 30 Agosto 1987 e Juventus e Catanzaro si sfidano nella terza giornata del girone 8 della fase eliminatoria della Coppa Italia 1987-88 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare la solita quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli.

Per quanto riguarda questa edizione della coppa nazionale, i bianconeri si fermeranno alle semifinali. Ad eliminarli saranno proprio i granata piemontesi.

Buona Visione!



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Stagione 1987-1988 - Coppa Italia - Eliminatorie, 3ª giornata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 30 Agosto 1987 ore 20.30
JUVENTUS-CATANZARO 3-0
MARCATORI: De Agostini 35, Buso 46, Vignola 79

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, De Agostini, Brio, Tricella, Mauro (Scirea 55), Magrin, Buso (Gambino A. 75), Alessio, Laudrup (Vignola 47)
Allenatore: Rino Marchesi

CATANZARO: Zunico, Caramelli (Corino 60), Rossi, Nicolini, Cascione, Masi, Borrello (Cristiani 60), Jacobelli, Soda (Palanca 54), Bongiorni, Chiarella
Allenatore: Vincenzo Guerini

ARBITRO: Lo Bello Rosario




Solo Palanca fa paura a Tacconi 

La partita è andata avanti a lungo su ritmi da fine stagione, ha cercato di ravvivarla Cabrini (13') ma la sua botta al volo su cross di Mauro è finita abbondantemente fuori misura. Marchesi si è alzato dalla panchina, per svegliare qualcuno dei suoi. In contropiede, al quarto d'ora. Chiarella tutto solo al limite dell'area su cross di BorreIlo ha sbucciato il pallone. Non lo ha agganciato Magrin un minuto dopo, su centro di Laudrup, fra le perplessità del pubblico. 

Al Catanzaro non è parso vero di poter giocare senza troppi affanni.

TORINO — II derby su chi fa meno pubblico al Comunale tra Juventus e Torino è incertissimo. Diciottomila paganti per la gara fra i granata e l'Atalanta, pochi in più, forse, per Juve-Catanzaro ieri sera. Certo, mancava la grande attrazione Ian Rush costretto In tribuna, ma qualcosa da vedere c'era. 

Marchesi ha confermato Buso centravanti affidando ad Alessio (ottimo) la maglia numero 10. Anche se la Juve non è palestra obbligata per ragazzini, una punta come Buso è sempre da vedere per la combattività e l'impegno. Anche Tacconi, in pantaloni bianchi «Belle Epoque», ha cercato con questa novità d'abbigliamento di dare un brivido al pubblico. Il Catanzaro ha tentato qualche uscita in avvio di partita, ma i bianconeri hanno cercato subito di spingere, mostrando però soltanto buone intenzioni Alessio ha assunto subito la parte di punto di riferimento, nel doppio lavoro di interdizione e di appoggio alle punte, svolgendoli entrambi con efficacia e puntualità. 

All' 8' proprio Alessio ha anticipato di testa, toccando per Tacconi, un lancio profondo di Bongiorno strappando applausi per il tempismo del recupero. 

L'arbitro Rosario Lo Bello ha avuto ben poche occasioni per intervenire. Primo scampolo di gioco vero al 20' : Buso ha toccato in profondità per Laudrup sul cui cross Alessio ha schiacciato bene di testa, sfiorando l'esterno del montante. Buso ha tentato l'affondo individuale al 23', ma Cascione lo ha messo giù con una ancata cinque metri fuori area, la punizione di Magrin è finita sulla barriera. Con Nicolinl regista, attivissimo, il Catanzaro ha potuto punzecchiare la difesa bianconera in contropiede creandole qualche fastidio. Fra i bianconeri solo Alessio ha tentato di velocizzare la manovra sulle risposte, ma il movimento del centrocampo non ha offerto a lungo un pur minimo sincronismo. 

Dopo mezz'ora di nulla, la Juve ha cercato di cambiare marcia trovando un po' di vivacità. Sul cross secco e basso di Magrin dalla destra, Alessio (sempre lui) si è inserito bene, toccando a lato di poco. Visto che la manovra bianconera non decollava. De Agostini al 35' ha scelto la strada più semplice: favorito da un maldestro appoggio di Cascione, ha ringraziato e fatti quattro passi ha infilato Zunico con una secca botta di sinistro. Il raddoppio bianconero all'avvio del secondo tempo. Fallo su Buso, punizione calibrata molto bene da Mauro, testa alla Rush di Buso e palla nel sacco. Sul 2-0 Vignola ha preso il posto di Laudrup (Bonini infortunatosi in allenamento sabato, non è andato neppure in panchina). Mauro, dopo aver ricevuto un duro colpo da Caramelli alla caviglia, ha lasciato il campo: dentro Scirea, nell'inedito ruolo di centrocampista. E dentro anche Palanca, subito degno della fama di tiratore: al 59' la sua botta, deviata con bravura da Tacconi, si è stampata contro la traversa. Ancora Palanca su punizione ha dato un brivido a Tacconi, ma la Juventus ha avuto la risposta valida all'80': il giovane e svelto Gambino, subentrato a Buso, ha pennellato un cross dalla destra per la secca botta al volo di Vignola che siglava il 3-0.  

Bruno Perucca 



Una distorsione blocca Mauro 

TORINO — La Juve batte il Catanzaro ma non la sfortuna. Dopo Rush e Bruno, ora si è bloccato Mauro. In un ruvido contrasto con un catanzarese, ha riportato una brutta distorsione alla caviglia sinistra. Le radiografie, eseguite subito dopo la partita, hanno evidenziato che non c'è frattura. Mauro comunque dovrà restare lontano dai campi di gioco per almeno una quindicina di giorni. La catena degli infortuni quindi non si spezza. 

Come se non bastasse, anche Laudrup è malconcio, ma il suo contrattempo non preoccupa. Il danese infatti ha lasciato il campo alla fine del primo tempo per un indurimento muscolare al flessore della gamba sinistra. 

Il tecnico è amareggiato: 

«Purtroppo restano i soliti problemi di infortuni che condizionano la nostra preparazione in un momento tanto delicato della stagione. Così i tempi si allungano. Nonostante tutto ho visto una buona Juve, che però deve imparare ad essere più concreta." 

Bene Buso ed Alessio, il gol di De Agostini ha strappato applausi convinti anche a Boniperti, che ha cosi spiegato le difficoltà incontrate dalla squadra nel primo tempo: 

«Tutta colpa dell'emozione per il debutto che ha tagliato le gambe ai nuovi. E bisogna capire certe difficoltà all'inizio. Talune incertezze sono tipiche di questo periodo, quando si è ancora un po' legati". 

L'avvocato Giovanni Agnelli invece ha preferito non commentare. Dopo la partita con la Lazio ha rivisto una Juve poco brillante. Spiega con cortesia: 

"É troppo presto per parlare di calcio. Aspettiamo ancora, avremo modo e tempo di soffermarci sulla nuova Juve". 

Rush invece ha apprezzato soprattutto la prova ed il gol di Buso: 

«Molto bravo, fa tanto movimento, è un ragazzo davvero interessante. Quel gol è da cannoniere di razza".

Fabio Vergnano 
Brani tratti da: La Stampa 31 agosto 1987

 



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domenica 22 giugno 2025

4 Ottobre 1987: Verona - Juventus

È il 4 ottobre 1987 e la Juventus è ospite dello 'Stadio Marcantonio Bentegodi' di Verona per affrontare l'Hellas Verona. 

I gialloblu, dopo i fasti del sorprendente scudetto della stagione 1984-85, stanno notevolmente calando in un pericoloso 'limbo calcistico'.

Questa gara intanto é valida per la quarta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88.

È ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare la solita quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. 

I veneti al termine del campionato si posizioneranno in decima posizione - ad appena due punti dall'Avellino retrocesso in Serie B.

Buona Visione!  



verona




Stagione 1987-1988 - Campionato di Serie A - 4ª andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
domenica 4 ottobre 1987 ore 15:00 
VERONA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Elkjaer rigore 38, Elkjaer 48, Brio 67

VERONA: Giuliani, Volpati, Volpecina, Berthold, Fontolan, Soldà, Iachini, Galia, Pacione, Di Gennaro, Elkjaer (Terraciano 89)
A disposizione: Copparoni, Sacchetti, Verza, Gasparini. 
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Tacconi, Favero, (c) Cabrini, Bonini, Brio, Tricella, Mauro (Alessio 62), Magrin (Vignola 83), Rush, De Agostini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Bruno P., Napoli N. 
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: Bergamo
AMMONIZIONI: Cabrini 35, Mauro 40, Tricella 40 (Juventus); Pacione 30, Iachini 63, Volpati 65, Giuliani 79 (Verona)




Tacconi: «L'arbitro? lo ritenevo bravo» 
dal nostro inviato VERONA 
Juve, un coro solo, ovvero dalli all'arbitro. Comincia Brio, uno dei «vecchi»: 
"Quella decisione ha voluto dire molto perché la Juve era concentrata. Io non ho toccato Pacione, Tricella neppure, e allora contro chi è andato a sbattere il veronese?" 
Il lungo difensore ha realizzato il gol bianconero al termine di una delle sue caratteristiche proiezioni offensive. 
"Sul traversone — spiega — ho colpito di testa e la palla è finita dentro. Mi pare che non ci fosse proprio nulla da dire." 
Due trasferte, altrettante sconfitte -
"Già — sospira Brio — un bel bilancio davvero. Ma questa di Verona poteva anche essere programmata, non così si può dire di quella di Empoli." 
Rush si guarda attorno con aria stralunata. Sembra stupito per la pioggia di domande che gli vengono rivolte. 
"E' stata una partita molto dura — osserva — che noi avremmo potuto pareggiare. Purtroppo, però, non ho potuto disporre di molti palloni."
Il vostro gol è stato contestatissimo. Rush sorride ironico. 
"Mi è sembrata una situazione molto stupida. Penso che l'arbitro avrebbe voluto concederlo subito ma poi ha ceduto all'insistenza dei veronesi." 
In Inghilterra ci sono arbitri così pasticcioni? Altra- smorfia, carica di imbarazzo ma anche di ironia. 
"Non so, non ho idea..." 
Tacconi se la prende con l'arbitro ma anche con gli avversari: 
"Il fallo da rigore non l'ho visto, adesso saranno contenti i veronesi che, a forza di lamentarsi, hanno finalmente ricevuto un aiuto da qualcuno." 
Che cosa pensa dell'arbitro? La domanda è provocatoria, la risposta stavolta è diplomatica. 
"Mi è sembrato molto nervoso. Lo ritenevo un buon direttore di gara." 
E adesso? La replica resta in sospeso, carica di significati non troppo reconditi. Un inizio di campionato stentato, con due sconfitte che fanno già discutere. 
"Tutto sommato, meglio questa di quella subita ad Empoli. Almeno contro il Verona abbiamo dimostrato carattere e si è lottato'. Mauro esordisce così: 
"Parlo soltanto se scrivete quello che dico, alla lettera."
Immediatamente le assicurazioni da parte del giornalisti ed ecco quanto dichiara il centrocampista bianconero: 
"L'arbitro è stato il migliore in campo, ha diretto benissimo. Ci sono stati degli episodi contestati, ma in ogni situazione il signor Bergamo ha agito per il meglio, dimostrando precisione e sicurezza. Soltanto così è riuscito a mantenere la calma in campo". 
L'ironia, ovviamente, è una qualità spiccata del giocatore juventino, ma non è finita, perché segue subito dopo un commento alla sostituzione: 
"Uno scatto di rabbia verso Marchesi? Neppur per sogno, ho semplicemente rivolto un gesto di incitamento ad Alessio che si accingeva a rilevare il mio posto. Uscire prima del tempo non fa piacere ma non mi sognerei mai di contestare una simile decisione dell'allenatore che ha la responsabilità della conduzione tecnica della squadra". 
Favero si aggiunge al coro dei diferisori
"Per me il penalty non c'era - assolutamente, purtroppo ha cambiato l'andamento della partita anche perché da quel momento sia noi sia i veronesi abbiamo cominciato a compiere dei falli cattivi." 
Per concludere, infine, Bonini, ovvero la voce critica di questa sconcertante Juventus:
"Quel fallo su Pacione non c'era proprio, ma è anche vero che giochiamo male, cercando cose difficili."
Pier Carlo Alfonsetti
, tratto da: La Stampa, 5 ottobre 1987




JUVE TONFO/I PERCHÉ DI UNA CRISI
IL PROCESSO DI VERONA
Dopo un mese di polemiche e non gioco, la débâcle del Bentegodi ha messo sotto accusa i mali bianconeri.
Marchesi deve intervenire

Dura la vita della Signora. Duro e aspro il cammino in salita di quest'impervio, avvio di stagione: la passerella rossa che per solito precede e accoglie l'incedere dei grandi è già sfilacciata, scolorita, lacerata in più punti fino a propiziare gli inciampi. Che succede in casa bianconera? La cristalleria buona va a pezzi, il pavimento lucido è pieno di graffi, perfino il tradizionale aplomb si stropiccia e s'incrina. Dopo è già un quadro clinico, con i conti della squadra che si ostinano a non tornare e i disagi di tutto un ambiente solitamente consegnato al massimo riserbo che si fanno ormai palpabili, persino violenti. In un mese, dalla fine della Coppa Italia a oggi, è successo praticamente di tutto.

Gianni Agnelli, alla vigilia del torneo, va al servizio, inquadrando la situazione nell'obiettivo di appena quattro anni, la classifica piange a dirotto: nona posizione, con la... zona Uefa già lontanissima, e quattro lunghezze virtuali da recuperare sul Napoli. Più tre effettive sulla Roma, due sulla Samp, una sull'Inter. Un interminabile corteo di altre grandi, altre protagoniste, altre storie. Un quadro tecnico che suo consueto realismo: 

«Per questa Juve prevedo una stagione non più che interlocutoria».

Da fondo campo risponde Vignola, uscendo allo scoperto. L'ex veronese batte i pugni sul tavolo e chiede apertamente di essere ceduto, non potendo oltre sopportare il ruolo di eterno emarginato: convocato da Boniperti, viene dichiarato incedibile e il giorno del debutto in campionato col Como il pubblico è tutto dalla sua parte; lo invoca finché Marchesi non lo inserisce in luogo di Bonini a venti minuti dalla fine, propiziando il successo bianconero. La seconda giornata, col tonfo di Empoli, fa saltare il tappo della grande bottiglia bianconera: i giocatori lamentano di andare in campo senza sapere con quali compiti. Rush, sul banco degli accusati al debutto, parla chiaro: 

«Penso di aver giocato secondo le mie caratteristiche, che Marchesi conosce. Se il tecnico mi chiede di giocare in un altro modo, posso farlo correttamente. La Juve, però, quando mi ha scelto e mi ha ingaggiato, conosceva le mie caratteristiche, e le ha ritenute idonee alle sue necessità». 

Gli fa eco la brutale franchezza di Tacconi: 

«Alla Juventus abbiamo conquistato gli scudetti con la rabbia, perché per vincere ci vuole più grinta che classe. A noi oggi mancano proprio la grinta e la rabbia. Prima che sia troppo tardi, dovremmo chiuderci negli spogliatoi e chiarire tante cose; dovremmo urlare, litigare, al limite anche prenderci a cazzotti, perché così siamo "strani", non possiamo andare avanti in questo modo. Dopo un anno di cose sbagliate occorre porvi rimedio, e in fretta». 

La sensazione di una situazione sfuggita di mano al tecnico è precisa. I tempi sono maturi per un deciso intervento di Marchesi.

"I sette minuti che sconvolsero la Juve», 

Vanno in onda il giovedì successivo. È un rapidissimo chiarimento che la stampa definisce, con irreprensibile senso delle proporzioni, 

«Una pietra miliare nel futuro prossimo dei bianconeri»: coi giornalisti tenuti a distanza, Marchesi parla stringatamente coi giocatori. All'esterno filtra solo la consegna del silenzio. La pietra miliare rimane misteriosa. Due giorni dopo, Gianni Agnelli, che le pietre preferisce tirarle, anche se con il consueto, inarrivabile garbo, rincara la dose. Al termine dell'assemblea dell'Ifi (la «cassaforte» di famiglia) offre ai giornalisti il gusto di una battuta al vetriolo: 

«Non consiglierei ai risparmiatori di investire in azioni Juventus». 

La squadra replica battendo il Pescara mandando due volte a bersaglio il redivivo Rush, ma il tifo contesta la povertà dello spettacolo, con ripetuti cori ironici verso la fine del primo tempo. È l'ennesimo segnale di un persistente malessere nei rapporti tra tifoseria e squadra. Abituata alla passionale e prodiga sincerità del Trap, la gente bianconera non riesce a entrare in sintonia con il sigaro perennemente smozzicato di Marchesi: un uomo che pare aver fatto del centellinare parole ed emozioni un'autentica arte.

Siamo ai giorni nostri: la Juve chiude la pratica con i maltesi in Coppa Uefa e riesce nella titanica impresa di segnare tre gol (a zero) e incassare malumori e contestazioni. Il mugugno del pubblico si abbatte pesante e insistito sul campo, il grigiore della manovra inonda i commenti del giorno dopo. Il processo di Verona giunge fatale all'appuntamento. Le intemperanze dei giocatori, evidentemente alle prese con una situazione nervosa non ottimale (tanto per usare un eufemismo: ne fanno le spese Pacione, scomodo ex, e l'arbitro Bergamo), preludendo all'inconsueto sfogo di Marchesi nel dopo-partita; l'uomo del silenzio esce allo scoperto, commentando così la sconfitta:

«L'arbitro non ha visto una serie di episodi in area veronese, e ha dato ai padroni di casa un rigore che non c'era». 

Lo stile-Juve è un bicchiere appannato su una mensa diventata non più ricca. In verità, la manovra tradisce disagi che i risultati si limitano a specchiare freddamente. Non è una Juve orfana di Platini: è una Juve dimessa e basta. Una Juve che si scopre improvvisamente impari al compito, incapace di imporre una manovra plausibile, che assecondi le qualità dei non pochi big. Le scelte del tecnico non hanno convinto, lo scrivemmo già all'indomani della Coppa Italia. Bruno resta nelle retrovie (e magari capita anche che Favero non riesca a mettere la museruola allo scatenato Pacione); De Agostini è stato inspiegabilmente riconsegnato all'originario ruolo di centrocampista, quando è stato l'impiego come terzino di fascia a trasformarlo in stella di valore mondiale; Alessio è frastornato dai continui andirivieni tra campo e panchina, tra ruolo di interno e propensioni di fascia. La modestia di Magrin, gran «cervello» di provincia ma impensabile come uomo-squadra in una super-grande, completa il quadro. Dura vita alla Signora. Il treno delle grandi si allontana con anticipo persino sulla logica: lo stesso Agnelli, indignato, se ne va a vedere Avellino-Napoli con De Mita. Occorre un deciso colpo di timone, a questo punto: e occorre che ad assestarlo sia Marchesi. Il tecnico bianconero, addirittura inarrivabile negli ambienti di provincia (ricordate il salvataggio-miracolo del Como ormai condannato?), pare soffrire l'avventura dei grandi traguardi. Di fronte al bivio decisivo, non gli resta che scegliere: ne sarà capace?

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1987 n.41





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