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venerdì 12 settembre 2025

12 Settembre 2004: Brescia - Juventus

É il 12 Settembre 2004 e BresciaJuventus si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2004-05  allo Stadio 'Mario Rigamonti' di Brescia.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti! Dall'altra parte il Brescia che disputa una stagione sotto le attese e si deve arrendere ad una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



brescia




Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 1 andata
Brescia - Stadio Mario Rigamonti
domenica 12 settembre 2004 ore 15.00
BRESCIA-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Nedved 35, Trezeguet 38, Ibrahimovic 69

BRESCIA: Castellazzi, Adani, Di Biagio, Mareco (Mannini 63), Martinez, Almeyda, Milanetto (Guana 70), Domizzi, Sculli, Bachini, Caracciolo (Del Nero 24)
Allenatore: Gianni De Biasi

JUVENTUS: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Blasi, Emerson (Tacchinardi 59), Nedved, Trezeguet (Ibrahimovic 46), Del Piero (Olivera 65)
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Trefoloni



 

LE PAGELLE 
Thuram sfolgorante, Cannavaro subito ok Blasi, tampone formidabile a centrocampo
dall'inviato a BRESCIA  
BRESCIA 
CASTELLAZZI 5. Una sola parata sulla punizione di Del Piero, seguito da incertezze assortite (non chiama palla a Di Biagio che provoca il corner dell'I-0), infine il sottopancia impaperato su Ibrahimovic. 
MARTINEZ 5,5. Sballa soprattutto la ripresa. 
ADANI 5,5. Fuori posizione sul 2-0, appena sufficiente su Ibrahimovic. 
DI BIAGIO 6. Troppe falle da tappare per un uomo solo. 
MARECO 5. L'hanno preso in Paraguay ma di guai ne provoca più di quanti ne para (dal 19' st Mannini 6: almeno ci prova con un tiracelo da lontano) 
DOMIZZI 5. Ampi buchi alle sue spalle, vi si fionda persino Zebina. 
BACHINI 6. Un paio di buoni cross e un lavoro discreto per contenere Zambrotta. 
ALMEYDA 5. Sbiadito negli appoggi, schiacciato dal centrocampo juventino. 
MILANETTO 5. Evidentemente fuori condizione Fabio Cannavaro 
(dal 25' st Guana 6: entra a match compromesso) 
SCULLI. Senza Caracciolo scompare. Ha una palla buona di testa, tocco debole. 
CARACCIOLO 6. Era l'unico terminale, fuori lui per il dolore al polpaccio è finito l'attacco del Brescia 
(dal 24' pt Del Nero: troppo giovane per caricarsi la squadra) 
DE BIASI 5,5. La squadra non è così male come è parso ieri: la svegli.  
JUVENTUS 
BUFFON 6. Un'incertezza su palla alta. Non lo impegnano mai. 
ZEBINA 7. A una partita senza zebinate aggiunge la preziosità dell'assist per Trezeguet.
THURAM 7. Sfolgorante, meriterebbe di più senza le due piccole sbavature nel primo tempo che lasciano palla a Caracciolo e Sculli. 
CANNAVARO 6,5. Esordio sicuro, saranno ben altre le sue battaglie. 
ZAMBROTTA 6. Va a schiuma frenata. Una tantum. 
CAMORANESI 6,5. Tiene troppo la palla, il che gli procura talvolta la superiorità sugli avversari saltati in dribbling ma spesso ferma l'azione della Juve, (con i falli che subisce). Corre e gioca molto. 
EMERSON 6. La botta nei primi minuti lo condiziona. Non perde mai la palla, però incide poco nella manovra 
(dal 14' st Tacchinardi 6: gioca con semplicità, fa da filtro più che da fionda). 
BLASI 7. Un tampone formidabile a centrocampo. Esagera con le entrate a kamikaze. 
NEDVED 7,5. Da un anno non lo vedevamo così determinante: il gol, l'apertura per la splendida azione del 2-0 e il piede sempre lesto a rubare palla e ripartire. Se la salute lo assiste, è la pietra su cui fondare la stagione. 
TREZEGUET 6. A parte il gol nulla. Come se il gol fosse poco 
(dal 1' st Ibrahimovic 7: non conosce i compagni con cui si è allenato due volte, infatti sbaglia alcuni appoggi e si scusa. Dunque gioca d'istinto ed è una gran cosa perché ha classe, tocco, coraggio di osare l'azione del gol, bella a prescindere dalla papera del portiere. Si muove che sembra Van Basten, il futuro dirà se lo vale davvero). 
DEL PIERO 6. Abbandona a terra la fascia di capitano e nasce un giallo sulla sua sostituzione: probabilmente voleva restare in campo e unirsi al gruppo dei goleador eccellenti. Si muove bne 
(dal 20' st Olivera 6,5: è un ragazzo intraprendente e concreto, sfiora il 4-0 di testa) 
CAPELLO 7. La sua Juve è molto logica e quadrata, capace di segnare con Trezeguet una rete che non nasce dalla fantasia ma dalla lavagna. Ha risistemato con gli acquisti la difesa, bravo lui a farsi comprare chi serviva. 

L'arbitro TREFOLONI 5. Un arbitrino che fìschiuccia senza personalità come quando,, per ammonire Camoranesi, autore di una scorrettezza solare, ha bisogno di consultare il guardalinee. Il Trefola non voleva, ce l'hanno costretto. 




CON TREZEGUET E IBRAHIMOVIC FIRMA IL SUCCESSO SUL BRESCIA 
Nedved pallone d'oro fa sognare la Juventus 
Un corner di Del Piero manda il ceco in gol, un'azione da scacchisti porta al raddoppio del francese, nella ripresa segna lo svedese ifavorito da una papera di Castellazzi. 
Pochi i pericoli per Buffon 

Dal nostro inviato a BRESCIA 

La bravura della Juve è nell'aver fatto sembrare il Brescia una squadra piccina e floscia, una pattuglia di nanetti da sistemare nei giardini attorno alla statua di Biancaneve. Invece ci pare che il Brescia non valga meno del Chievo e del Livorno, per dirne due che hanno timbrato l'esordio della serie A strappando punti all'Inter e al Milan: il problema, soprattutto dopo l'uscita di Caracciolo che teneva impegnata la difesa bianconera, è che al Brescia non è stato concesso di giocare d'attacco mentre a quelle altre sì. 
Ne è nato uno 0-3 che fotografa lo squilibrio in campo, al quale il presidente bresciano Corioni ha aggiunto il pepe delle polemiche arbitrali, comprensibili perchè Trefoloni si è confermato scarso, di poca personalità, l'esatto contrario di Robin Hood, ma dire che la Juve è stata aiutata in una partita del genere significa aver perso il senso della misura: non sono stati determinanti l'ammonizione a Sculli al primo fallo, né un paio di cartellini gialli condonati a Blasi, la sostanza del match l'ha fatta una squadra che ha difeso bene e ha attaccato con il peso di campioni. Nedved, Trezeguet, nella ripresa Ibrahimovic. Si è mossa la nobiltà del gol.  
C'era molta curiosità sulla squadra riformata dalla campagna acquisti sostanziosa come tre anni fa, al ritorno di Lippi. E meno male che per qualcuno bastavano mi paio dì ritocchi. Difesa e centrocampo sono cambiati profondamente, diventa difficile giocare contro una squadra che, quando è concentrata, lascia pochi spazi ed è molto aggressiva. Lo schema è un 4-4-2 che le voglie di Nedved e i rientri di Del Piero rendono flessibile: soprattutto il ceco varia l'azione, le garantisce la profondità. L'abbiamo rivisto quasi come nei giorni migliori, non ci capitava da un anno, e non è un caso che il flop della passata stagione abbia coinciso con il periodo più anonimo e disgraziato di Nedved nella Juve. Se questo è il buongiorno.  
Capello può far colazione sereno: non gli mancheranno le brioches, anziché il pane raffermo. Le, difficoltà si sono viste nélla prima mezz'ora. Il Brerscia ha cominciato con gagliardia. Un paio di distrazioni davano via libera a Caracciolo, non c'erano palle gol però una certa inquietudine si registrava tra Thuram e Cannavaro. Al 29', quando già Caracciolo era nello spogliatoio alle prese con il polpaccio malandato, Buffon doveva uscire di piede a precedere Del Nero, la carambola contro Zebina cadeva, per fortuna della Juve, in una zona senza bresciani. Erano pericoli estemporanei. La partita non decollava.  
Del Piero al 5' aveva calciato una punizione fortissima ma abbastanza centrale da non sorprendere Castellazzi, Nedved al 22' aveva tirato fuori. Ritmo basso, Trezeguet latitante come i banditi nella Barbagia di trent'anni fa. La Juve doveva trovare la chiaye giusta. Prima di tutti lo capiva Nedved e infatti prendeva a muoversi su tutto il fronte, invece di restare a sinistra (frenando le avanzate di Zambrotta): la svolta era banaluccia, un calcio d'angolo regalato dal Brescia che Del Piero convertiva in una parabola per la zazzera del ceco, unico a muoversi in un'area di paracarri. Era il 35', era l'1-0. 
La Juve azzannava. A centrocampo l'azione di Blasi era più veemente di quella di Emerson, Thuram moltiplicava gli interventi sicuri e il raddoppio al 38' strappava applausi: era un'azione da scacchisti, il bianco(nero) muove in quattro mosse e vince. Del Piero-Nedved-Zebina-Trezeguet, palla che corre bassa e su rette tese per la conclusione del francese, dolorante per un pestone ma non tanto da non anticipare i difensori. La partita avrebbe potuto fermarsi. Il Brescia non aveva punte per fare male. Sculli non è un goleador (lo si vedeva al 47', colpo di testa debole su cross di Bachini), Del Nero sbiancava contro la difesa ora arrogante. 
Non bastava il secondo tempo a risalire la corrente. Era anzi la Juve ad approfittarne per allenare Ibrahimovic, che non conosce i compagni ma frequenta abbastanza se stesso da non spaventarsi per questo esordio affrettato. Ha i tocchi del grande giocatore, del resto l'hanno pagato per tale. La sua rete, il 3-0, è stata una papera di Castellazzi (la palla gli è sgusciata sotto la pancia) ma il movimento dello svedese per liberarsi al tiro è di quelli che si possiedono per istinto e non per scelta. Per sua fortuna, quando Ibra parla con i piedi nessuno in società può correggerlo. 

Marco Ansaldo
brani tratti da: La Stampa 13 settembre 2004








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giovedì 13 febbraio 2025

11 Gennaio 1987: Brescia - Juventus

É l 11 Gennaio 1987 Brescia Juventus  si sfidano nella quindicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio Serie A 1986-87 allo Stadio ' Mario Rigamonti ' di Brescia.

La Juventus é Campione d'Italia in carica mentre il Brescia annaspa nelle posizioni di retrovia. A fine campionato i bianconeri piemontesi saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre i lombardi finiranno al terz'ultimo posto e dovranno salutare la Serie A.

Buona Visione! 


Brescia


 

Stagione 1986-1987 - Campionato di Serie A - 15 andata
Brescia - Stadio Mario Rigamonti
Domenica 11 gennaio 1987 ore 14.30

BRESCIA-JUVENTUS 0-0

BRESCIA: Aliboni, Giorgi, Branco, Argentesi, Chiodini, Gentilini, Occhipinti, Bonometti, Turchetta (Ceramicola 77), Beccalossi, Gritti (De Martino 88)
Allenatore: Bruno Giorgi

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Bonetti I. 67), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: Agnolin L.



Convincente prova dei bianconeri che a Brescia hanno ritrovato condizione e gioco
La Juve manda a dire che c'è
Una traversa di Laudrup, un palo di Serena e un gol annullato a Brio 
Confortante, su un terreno impossibile, soprattutto la prova di Platini 
Pochi rischi per Tacconi

BRESCIA La Juventus non ha vinto, ma ha convinto. Sulla neve di Brescia, la squadra di Marchesi e andata in bianco, colpendo, però, una traversa con Laudrup nel primo tempo, un palo con Serena nella ripresa, e vedendosi annullare da Agnolin una rete di testa di Brio per un presunto fallo del gigante su Chiodini. Il Brescia ha all'attivo soltanto una palla-gol capitata, nella seconda frazione, sul sinistro di Branco, che ha centrato in pieno Tacconi, e un'insidiosa punizione di Turchetta, respinta dal portiere bianconero.

Se sul piano aritmetico la Juventus, che chiude al terzo posto, in piena salute, questo tormentatissimo girone d'andata, ha perso un punto, sotto il profilo del gioco ha ritrovato Michel Platini e questo è uno degli aspetti piu confortanti di questa partita disputata in condizioni quasi proibitive, ma che non ha mancato di tenere con il finto sospeso la folla.

Malgrado il campo ridotto a patinoire (Il manto nevoso aumentava con il trascorrere del tempo), il fuoriclasse francese ha dimostrato di essere in progresso atletico e di saper ancora azionare magistralmente il suo destro che, sino a un anno fa, era considerato il più forte del mondo, anche se su punizione non riesce ad andare a bersaglio da più di un anno (ieri ci ha provato tre volte senza successo) e se ha sbagliato di un soffio il matchball nel finale.

Platini s'è impegnato con grande dedizione a beneficio della squadra, pur avendo alle costole il dinamico Occhipinti, elemento capace di giostrare a tutto campo e d'inserirsi in zona-tiro con profitto. Platini, insomma, vicino alla miglior condizione, ma tutto il complesso sembra aver raggiunto un rendimento che offre garanzie in prospettiva.

Era la continuità a far difetto ai campioni d'Italia, ma con il ripristino della formazione-tipo e con l'impiego part-time del rincalzi di lusso (ieri è toccato all'ex bresciano Bonetti, che ha dato vivacita alle ultime offensive e che sara ancora molto utile), certe carenze vanno scomparendo.

In casa, il Brescia ha perso solo con Napoli e Sampdoria e non è certo avversaria di comodo. Il terreno infido ha frenato la velocità dei lombardi, ma ha anche ridotto il gap di classe in favore della Juventus.

Ispirata da Platini, puntellata da Manfredonia su Beccalossi (sempre in grado di piazzare l'assist gol) e da Bonini su Branco (lotta continua tra il sanmarinese, l'unico ammonito, e il brasiliano, che ha fatto conoscenza con la neve senza grossi problemi), la Juventus ha tenuto a lungo il comando del centrocampo dove anche Cabrini reggeva validamente sull'out sinistro e Mauro cercava, sul versante opposto, di rifornire cross utili a Serena e Laudrup.

Il danese, campione di slalom, aveva la sciolina glusta sotto i tacchetti quando al 10' da fuori area di controbalzo scuoteva la traversa, a portiere battuto, con un violento drop sinistro. Una vera prodezza, vanificata dal legni della porta, che avrebbe sbloccato il risultato e galvanizzato il biondo Michael.

Sullo scampato pericolo, il Brescia ha reagito, procurando qualche brivido a Tacconi.

La Juventus ha di nuovo minacciato Aliboni allo scadere con un destro ravvicinato di Platini, intercettato da Beccalossi. Il pallone, di colore rosso, si è addirittura sgonfiato ed è stato cambiato.

Nel secondo round, il Brescia ha pigiato sull'acceleratore, tentando l'aggiramento con Branco, visto che Gritti e Turchetta erano costantemente anticipati da Brio e Favero con il bravo Scirea sempre pronto chiudere i varchi e a liberare l'area a... spazzaneve. Branco, il puffo sudamericano, splendidamente servito da un lungo lancio di Chiodini (46') che ha scavalcato Bonini, ha tirato al volo in bocca a Tacconi, che ha respinto.

La sfuriata del Brescia non lasciava il segno. La Juventus tornava a macinare gioco con Mauro, Platini e Laudrup, che al 51' armava il destro, il piede meno felice di Serena. Pronto, ma impreciso il tiro del centravanti che accarezzava l'esterno del montante sulla sinistra di Aliboni.

Era un buon momento per il Brescia e Marchesi restituiva freschezza alla Juventus inserendo Bonetti ai posto di Mauro, affaticato dal gran lavoro di spola (68'). E proprio Bonetti, al 75, su un'azione susseguente ad un calcio di punizione di Platini, respinto dalla barriera, scodellava sotto porta un bel cross per Brio che di testa insaccava. Agnolin fischiava e non convalidava il gol perché Brio si sarebbe appoggiato a Chiodini. Inutill le proteste del juventini.

Con rabbia in corpo la Juventus raccoglieva la residue energie e nel forcing conclusivo, a 4 minuti dal termine, mancava di poco i gol vincente con un diagonale che passava ad una spanna dal palo.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 12 gennaio 1987




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mercoledì 4 settembre 2024

4 Settembre 1994: Brescia - Juventus

É il 4 Settembre 1994 e Brescia e Juventus si sfidano nella Prima Giornata del Campionato di Calcio di Serie A 1994-95  allo Stadio 'Mario Rigamonti' di Brescia.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Brescia dal canto suo vive un campionato disastroso e finisce in ultimissima posizione e saluta per il momento la Serie A.

Buona Visione!

 

brescia



Domenica 4 settembre 1994 ore 16.00
BRESCIA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Conte A. 55, Schenardi 80

BRESCIA: Ballotta, Brunetti, Di Muri (Marangon 59), Mezzanotti, Baronchelli, Battistini S., Schenardi, Piovanelli, Neri, Lupu (Ambrosetti 56), Gallo
Allenatore: Mircea Lucescu

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli, Fusi (Tacchinardi 46), Kohler, Marocchi (Carrera M. 71), Di Livio, Conte A., Vialli, Baggio R., Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Braschi
ESPULSIONI : Brunetti 85 (Brescia)


I bianconeri non riescono a mantenere il vantaggio e il Brescia li raggiunge nel finale.

Juventus, nuovo corso e vecchi vìzi 

A segno Conte, pareggia Schenardi 

Baggio e Del Piero non ingranano 

BRESCIA DAL NOSTRO INVIATO Le brutte abitudini impregnano un ambiente con tanta forza che si possono cambiare gli uomini che lo frequentano, ma i difetti restano. La Juve che ieri ha pareggiato per 1-1 a Brescia ci ha ricordato in modo impressionante la squadra che con Trapattoni andava in affanno quando le cose si mettevano al meglio, finché riusciva a sprecare il proprio vantaggio. Cosa che si è verificata contro i bresciani, appena risaliti in serie A, nella partita con un'altissima percentuale di realizzazione: due reti con quattro tiri in porta. 

Dopo dieci minuti della ripresa la Signora era in vantaggio. Una scodellata magica di Vialli aveva permesso a Conte di segnare di testa. Una grande squadra, sicura della propria forza, a quel punto avrebbe gestito il match. La Juve invece l'ha consegnata alle giuste ambizioni dei lombardi che non ci stavano a perdere sull'unico tiro in porta subito. Dai e dai, ritirando il raggio della propria azione e rilanciando lungo quando avrebbero potuto giocare la palla con talento e con comodità, gli juventini sono riusciti nella caritatevole impresa e il Brescia ha pareggiato con Schenardi. Ed è stato un bene che il gol dell'1-1 sia arrivato a 9' dalla fine e che i lombardi siano rimasti subito dopo in dieci per l'espulsione di Brunetti (doppia ammonizione): altrimenti l'esito della prima trasferta avrebbe potuto rivelarsi peggiore per la banda Lippi, che ha finito sulle ginocchia. 

Un calo atletico? Lippi l'ha spiegato così (ma alla vigilia non aveva detto che garantiva sulla perfetta condizione fisica dei suoi giocatori?). Noi abbiamo invece l'impressione che la psicologia della Signora sia fragile e per nulla irrobustita dall'innesto dei nuovi, che ieri, con l'assenza di Sousa, Jarni e Deschamps, erano solo Ferrara e per un tempo Fusi. La paura di subire il gol o l'ignoranza del giusto modo di mantenere il vantaggio ha spinto la Juve a comportarsi con l'animo d'una provinciale. Peccato per il Nuovo Corso. 

Una vittoria (eccessiva, comunque a portata di mano) avrebbe colorato i sogni d'una grande stagione. Il pareggio riporta a una realtà di dura lotta e di problemi da risolvere. Primo fra tutti, la resurrezione di Baggio, che in queste condizioni è come non ci fosse eppure deve giocare perché soltanto ritrovando il ritmo della partita può tornare ad essere se stesso. Codin-Treccino è stato superato in dinamismo e in agilità da Mezzanotti, uno dei ragazzi del Filadelfia, certamente tra quelli che si ricordano meno, eppure tignoso nella cura del fenomeno. E il resto della Juve non ha saputo sopperire alle carenze dinamiche ed estrose del suo Capitano. Ci saremmo aspettati di più da Del Piero, ad esempio. 

Il pareggio in sé non è negativo pure in un campionato dove conteranno sempre più le vittorie. Rispetto alle amichevoli si è anche vista la crescita di alcuni uomini come Ferrara, e una certa solidità fino all'1-0. Se la Juve non pungeva, neppure il Brescia sapeva farsi pericoloso: Schenardi, al 39', era il primo della partita a centrare la porta. Senza i nuovi stranieri Lippi ha disposto il tridente, cioè Vialli in mezzo, Del Piero prima a destra poi a sinistra, Baggio libero di andare dove voleva. E almeno sul piano del sacrificio si è visto che i tre possono coesistere senza che il centrocampo e la difesa abbiano da soffrirne. L'esperimento si potrà ripetere. Piuttosto continua a non convincerci lo schema con i due marcatori più il libero contro le squadre che hanno una punta sola e nel caso del Brescia neppure una vera punta, vista la mancanza di Borgonovo. Non ci sarebbe nulla di male se Fusi appoggiasse l'azione di attacco per offrire delle varianti: così come gioca lui, zavorrato alla difesa come un dirigibile, ci pare un lusso e la manovra manca di un uomo capace di inserirsi a sorpresa. Tanto che il gol di Conte (il primo su azione dal 6 agosto, torneo di Novara, a parte l'amichevole di Villar Perosa) è scaturito da un'astuzia di Vialli sull'indecisione della difesa bresciana. Se Lippi dice che c'è da migliorare, perché non credergli? 

Marco Ansaldo 

tratto da: La Stampa 5 Settembre 1994

 



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