É il 6 Marzo 1983. Roma e Juventus si sfidano nella settima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83. Tutto si svolge allo Stadio 'Olmpico' di Roma.
I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piu' forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro proprio alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stille in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietá dell' Amburgo dirá ancora di no alla Vecchia Signora.
Buona Visione!
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 6 marzo 1983 ore 15.00
ROMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Falcao 62, Platini 83, Brio 86
ROMA: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Falcao, Nela, Valigi, Ancelotti, Pruzzo (Iorio 58), Di Bartolomei, Conti
Allenatore: Nils Liedholm
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek (Marocchino 62)
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Barbaresco
Mentre i tifosi della Roma festeggiavano già lo scudetto, la Juventus ha pareggiato e vintoPlatini-Brio, gelo sull'OlimpicoIl francese ha pareggiato su punizione la rete di Falcao e ha effettuato il passaggio decisivo per il gol della vittoriaNaufragata nel finale la tattica di Liedholm1-2 vantaggio della Roma. La prima reazione bianconera, al 20' era di Platini che rubava la palla a Nappi, scattava, ma veniva bloccato duramente alle soglie dell'area giallorossa. Rispondeva Conti con una bordata da trenta metri che Zoff volava a deviare sulla sua destra, per poi bloccare a terra il colpo di testa di Nela sul conseguente calcio angolo. Un fallo di Righetti fermava una iniziativa di Rossi, e sul rovesciamento di fronte Scirea bloccava di brutto Conti sfuggito a Boniek. Alla mezz'ora la Roma aveva un momento di pressione. Zoff bloccava bene un cross di Conti, cercava l'affondo isolato, in risposta Boniek. ma si trovava ben cinque avversari addosso e l'iniziativa falliva. Una debole conclusione di Scirea (lanciato da Platini) ed una fuga di Conti... oltre il fondo aprivano il secondo tempo.
Al 5' la Juve aveva il primo guizzo, palla da Platini a Boniek che la alzava per Rossi preceduto da Tancredi. Calciava fuori Conti, la partita si vivacizzava. Al 12' Platini entrava su Pruzzo che si infortunava e veniva sostituito da Iorio. Al 17' Gentile fermava rudemente il nuovo avversario, la Juve chiedeva il cambio Boniek-Marocchino. Barbaresco aveva una incertezza ma non Conti che calciava rapido la punizione e neppure Falcao che di testa la deviava in rete alla sinistra di Zoff. anch'egli sorpreso. Sembrava il gol dello scudetto, era l'inizio della reazione di una Juve punta nell'orgoglio, appena avvenuta la sostituzione del polacco.
Al 25' Rossi era strattonato evidentemente in area sotto lo sguardo impassibile di Barbaresco, e per proteste (legittime) Bettega veniva ammonito. Finiva fuori di poco una beila deviazione di testa di Tardelli, attraversava tutta la porta Juventina—dopo una carambola sul primo palo — una staffilata da fondo campo di Iorio. Barbaresco sorvolava al 34' su un aggancio a Platini mezzo metro dentro l'area giallorossa, la Juve aumentava la pressione ed al 38' pareggiava. Falcao e Conti chiudevano Platini, che metteva la palla a terra otto metri fuori area sulla sinistra dell'attacco bianconero. La posizione giusta per Michel. Barriera folta, Tancredi sul palo «lungo». Platini che con una botta arcuata lo coglie spiazzato ed infila sotto la traversa, alla destra del portiere. La Roma non riusciva a tenere almeno il pareggio, al 41' Bettega allargava per Platini che scattava sul filo del fuori gioco: allargava sulla destra, era rapido nella giravolta e nel cross alto. Brio (eccezionale l'istinto del gol dello stopper) saltava più alto di tutti sul secondo palo per schiacciare la palla in rete. Si compivano cosi l'incredibile rimonta ed il dramma della Roma.Bruno Peruccatratto da: La Stampa 7 marzo 1983
Bettega ancora una volta il più lucidoZOFF — Un volo per andare a togliere dal «sette» (o forse dal palo) una palla assassina di Conti, difficili uscite in mischia, sorpreso anche lui dal colpo di testa di Falcao che ha portato in vantaggio i giallorossi.GENTILE — La vivacità di Conti l'ha costretto a stare in zona, ed è parso accusare più di altri compagni le fatiche di Coppa. Qualche rilancio impreciso, un po' di nervosismo, gli hanno impedito di rendere come di consueto.CABRINI — Era il più libero dei difensori, ha cercato di sostenere l'attacco ma come altri bianconeri è finito nella ragnatela della Roma.BONINI — Costretto a fare spesso da stopper, e comunque addetto al controllo di un Falcao più avanzato del solito, si è sacrificato in un lavoro oscuro ma necessario, anche se conseguentemente il suo apporto di dinamismo a centrocampo è venuto a mancare in gran parte.BRIO — Il gol decisivo, e chissà non diventi «storico», lo ripaga largamente di una giornata di sofferenza su Pruzzo e Iorio. Non avendo un punto di riferimento nel vivo della sua area, ha commesso qualche errore, e qualche fallo di troppo ne ha denunciato le difficoltà.SCIREA — Uno dei migliori della Juve, uno dei pochi che hanno saputo reagire nel momento di superiorità glallorossa. Attento a non infoltire inutilmente il centrocampo, deciso in alcuni affondo a sorpresa.BETTEGA — Il più lucido a districarsi nella ragnatela avversaria, l'unico a ragionare, a cercare il filo, piuttosto ingarbugliato, del gioco bianconero che non trovava sbocchi. Visto anche In difesa, come a Birmingham.TARDELLI — Ha lottato, ma le gambe chiaramente non lo hanno assecondato nelle intenzioni. Senza spazio, non ha mai potuto allungare la falcata «scomparendo» a tratti dalla gara.ROSSI — Troppo potenti, e più pronti nello scatto, Vierchowod e Nela per Pablito che ha perso quasi tutti i pochi palloni glocabili che gli sono pervenuti. Nel finale la sua presenza, più che il suo gioco, ha disturbato la difesa glallorossa.PLATINI — Con Bettega ha lottato per rompere le maglie avvolgenti della Roma, senza per altro trovare molta collaborazione, prima di diventare il protagonista assoluto della gara. Sua la magistrale punizione che ha riaperto il match, suo il cross che ha concesso a Brio di riaprire il campionato.BONIEK — Senza spazio, è parso come soffocato, incerto nella posizione e poco lucido nel tocco. Due o tre strappi in contropiede in avvio di ripresa e poi la sostituzione.MAROCCHINO — Entrato al posto del polacco, ha creato fastidi alla difesa romanista con i suoi dribbling a rientrare ed alcuni cross.L'arbitro Barbaresco — Sembrava voler guidare la partita verso lo zero a zero, sbagliando la valutazione di molti falli (compresi due, su Rossi e Platini, in area giallorossa). Non ha la «statura» per partite che possono decidere il campionatoBruno Peruccatratto da: La Stampa 7 marzo 1983
DA BIRMINGHAM A ROMA UNA JUVE STELLARELe quattro giornateDA MERCOLEDI A DOMENICA, la Juventus passa come un ciclone sui propri affanni, sulle profezie di sventura, sugli incubi di una stagione sbagliata. Mercoledì sera espugna il feudo dei campioni d' Europa, con una disarmante dimostrazione di sicurezza. Un gol in apertura e poi via, a toreare un avversario imbufalito e arrembante, per matarlo in chiusura con la stoccata senza scampo, uscita dal genio di Platini ed eseguita da quel mattocchio di Boniek, campione sbandato, talora pervaso da fremiti di grandezza malgrado una condizione approssimativa. Domenica all'Olimpico, nella sfida senza ritorno, nella partita da un solo risultato, ecco l'altra faccia della Signora. Punita da un guizzo di Falcao, costretta a remare controcorrente su un avversario apparentemente invulnerabile (perché gratificato anche da una soluzione di parità), in otto minuti finali di fuoco rovescia il risultato e riapre il destino di un campionato, per molti (anche per me, lo confesso) già da tempo, idealmente, consegnato agli archivi.NELLA DOPPIA PRODEZZA risulta determinante la classe cristallina di quel formidabile creatore di gioco e di gol che si chiama Michel Platini, trasformato come da un colpo di bacchetta magica dal giorno in cui Trapattoni, accogliendone le invocazioni, lo ha piazzato nel cuore della manovra, consegnandogli le chiavi tattiche della squadra. Ma più di ogni altra cosa risalta il carattere, il temperamento indomito, di una formazione che ha già vinto tanto, eppure non si mostra mai paga. Il carattere che si specchia nei più modesti artigiani, dico il colossale Brio e il motoperpetuo Bonini, fondamentali nell'economia collettiva come il divino francese o il rigenerato Bettega. E il carattere, la rabbia agonistica, l'incapacità a rassegnarsi che tiene in vita la Juventus dopo la mortifera botta di Falcao. Perché nella circostanza non c'è, a santificare la vittoria, il chiaro divario tecnico di Birmingham. No, qui la Roma gioca quanto meno alla pari. Ma come si adagia nel nella certezza del traguardo, ecco che l'indomabile Vecchia la graffia a sangue.ORA, NON VORREI PECCARE di lesa maestà se azzardo un timido appunto a Nils Liedholm, che anch'io considero il principe dei tecnici (e mi pare di averlo più volte sottolineato). Però, pur condividendo la sua decisione di rinfrescare il tono atletico della squadra - apparsa in lieve flessione nel mercoledì di Coppa contro l'eccellente Benfica con nuovi -innesti, non ho capito l'iniziale accantonamento di Maurizio Iorio. Non tanto per una questione tecnico-tattica, quanto perché la rinuncia a una punta mi è parsa una sorta di confessione di inferiorità, un ulteriore motivo all'imbaldanzimento di un avversario già euforico. Subentrando all'infortunato Pruzzo, Iorio ha sfiorato il raddoppio che avrebbe chiuso la gara. Ma ben altrimenti pericoloso avrebbe potuto rendersi in coppia col centravanti, sfruttandone l'abilità nel creare i varchi in area. In sostanza, accostarsi alla sfida diretta, sul proprio terreno, con una correzione prudenziale, mi è parsa mossa psicologicamente discutibile. E non lo dico col senno di poi.PIUTTOSTO, NON VORREI che la suggestione dell'ultimo risultato portasse a modificare radicalmente l'opinione sul destino di questo appassionante campionato, che continua a dispensare gol ed emozioni e a proporre in primo piano i grandi fuoriclasse stranieri (a proposito, dove sono finiti i tenaci fautori dell' autarchia calcistica?). La Juve ha riaperto il discorso di vertice nella giornata in cui Inter e Verona si sono definitivamente defilate. Ma la Roma resta la favorita della logica. Molto inciderà la disponibilità di Pruzzo, giocatore contestato, criticato a volte con ottusa prevenzione, comunque insostituibile nell'economia del gioco giallorosso. La Roma ha quattro trasferte, nessuna agevole (a Pisa, Firenze, Milano e Genova), per non parlare di quella di Lisbona. Ma a questo punto, l'Uefa sarebbe solo un sogno dispersivo e la squadra non sembra in tali condizioni di freschezza da poter battersi spavaldamente su due fronti. Le quattro giornate che sono state trionfali per la Juventus, hanno contrassegnato il periodo stagionale più buio della Roma, con l' Olimpico, sino allora invitto, conquistato due volte dalle truppe nemiche. Ma do-mani è un'altro giorno. E la Roma ricomincia pur sempre da tre. Tre punti di vantaggio che non sarà facile strapparle neppure per la Juve stellare sbocciata in questo inizio di marzo.Adalberto Bortolottitratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.10






















