É il 22 Aprile 2003 eBarcellonae Juventussi sfidano nella Gara di ritorno dei Quarti di Finale della UEFA Champions League 2002-03 allo Stadio 'Camp Nou' di Barcellona (Spagna).
Dopo l'1-1 dell'andata (con gol di Paolo Montero e Javier Saviola), la Juventus si presenta al Camp Nou con l'obbligo di fare risultato (ovvero: segnare e non perdere). Le cose sembrano mettersi bene con il vantaggio bianconero firmato Pavel Nedved, ma poi - dopo un errore clamoroso sotto porta di Luis Enrique (!) - tutto si complica: il pareggio di Xavi, l'espulsione di Edgar Davids e una battaglia in 10 contro 11 che prosegue con i tempi supplementari... La Juve è sulle gambe ma sono i subentrati a confezionare il miracolo: cross da destra di Alessandro Birindelli, zampata del "Panteron" Marcelo Zalayeta e popolo juventino in estasi.
É una Juventus lanciatissima quella che si appresta a dominare questo 'Derby della Mole'. Tra qualche mese sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un altra serata da dimenticare sul fronte europeo.
Dall'altra parte c'é un Toro che vive una stagione terribile. Ultimo posto in classifica e retrocessione in Serie B.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 2002-2003 - 10 andata Torino - Stadio Delle Alpi Domenica 17 novembre 2002 ore 20.30 TORINO-JUVENTUS 0-4 MARCATORI: Del Piero 6, Di Vaio 33, Nedved 52, Davids 89
ARBITRO: De Santis RIGORI FALLITI: Ferrante 73 (Torino)
LE PAGELLE BIANCONERE Anche Tacchinardi merita la Nazionale Montero rientra senza problemi, con Ferrara e Thuram la difesa è impenetrabile
BUFFON 7. Il primo pericolo è suo: una punizione a mezza altezza di Magallanes lo costringe a mettere i pugni per evitare le insidie della palla viscida. Null'altro da segnalare per il resto del primo tempo anche perché davanti a lui funziona a dovere il blocco difensivo. Arpiona anche il rigore di Ferrante e non si può chiedergli di più.
THURAM 6.5. Il Toro non gli lascia praterie in cui correre con libertà. Cosi riduce al minimo gli inserimenti offensivi cui si è abituato da quando ha accettato il ruolo di esterno difensivo. Se Ferrante gironzola dalla sua parte ne limila i movimenti, idem quando si appalesa Osmanovski
(dal 46' st Pessotto sv).
FERRARA 7. Uncina Lucarelli ogni volta che il centravanti tenta una mossa, cosi prolunga il digiuno dell'ex bomber torinista. Ritrova Montero e con lui ricompone la coppia difensiva che spesso ha blindato la difesa juventina. Non devono neppure parlarsi, basta uno sguardo e il portone principale si chiude a doppia mandata.
MONTERO 6,5. In campo dopo l'intervento al menisco. Nonostante la lunga assenza pare subito a suo agio coprendo ogni varco con la consueta tranquillità. Un recupero importante in funzione degli impegni a catena da qui alle vacanze natalizie.
BIRINDELLI 6,5. Complimenti per la Nazionale che Trap gli regala. Dimostra di meritare la prima convocazione regalandosi una prestazione corposa, con giocate essenziali, cerca di dare sempre la palla su piedi sicuri. Nella ripresa ha come dirimpettaio Ferrante.
CAMORANESI 6,5. Temutissimo dai granata, fa il possibile per confermare il suo stato di forma. Non fatica moltissimo a trovare il modo di dare spazio alia sua fantasia. Quando si mette in moto palla sul piede in molti di quelli che vestono il granata si fanno il segno della croce perché non sai mai da che parte ti frega. Leggera la pressione su Osmanovski, provoca un rigore molto discutibile e comunque a risultato ampiamente deciso.
TACCHINARDI 7. Duella con Magallanes, sicuramente è il granata a doversi preoccupare di più. Fa circolare la palla con una certa scioltezza, conferma tutto il bene che si è detto di lui da mesi a questa parte. Soltanto Trapattoni non si accorge di lui e non si capisce la miopia del commissario tecnico.
DAVIDS 7. Cerca di ubriacare l'avversario con le solite piroette in cui nasconde e fa ricomparire la palla come il mago Silvan. A volte si perde in inutili dribbling che non giovano alla scorrevolezza della manovra. Recupera molti palloni con la caparbietà che gli è abituale. Chiude da goleador.
NEDVED 7,5. Ha molta, troppa libertà e la usa come meglio non potrebbe. Ulivieri prova a renderlo innocuo mettendogli alle calcagna De Ascentis, ma è come tentare di svuotare una piscina con un mestolo bucato. Prima della contromossa granata ha il tempo di essere due volte decisivo. Calcia la punizione del primo gol, lancia in profondità Di Vaio per il secondo sigillo. Non contento, decide di mettersi in proprio e all'inizio della ripresa fa secco Bucci con una sventola di sinistro
(dal 45'st Baiocco sv).
DI VAIO 7. Finalmente un gol di quelli che l'hanno reso famoso. Scatto in profondità e legnata in corsa che non lascia scampo il portiere. Seconda rete in campionato per Viallino, che spesso non riesce a essere utile come pptrebbe perché gli manca il supporto di una squadra che sappia come valorizzare le sue caratteristiche. Bravissimo nel farsi spazio e consegnare a Nedved l'assist per la terza rete
(dal 31' st Zalayeta 6: assist perfetto per Davids)
DEL PIERO 7. Sale a quota 8 reti e appaia Vieri e Tetti. Gol fortunoso, ma anche bello perché sulla punizione di Nedved ha il tempismo giusto e sdegna con un colpo di tacco che rende subito amara la notte granata. Il resto è quasi tutto da ricordare.
L'arbitro DE SANTIS 6. Puntuale in tutte le decisioni, anche se non è un derby avvelenato che gli crei grossi problemi. Perdona Lucarelli che tenta lo strangolamento di Birindelli, ma in fondo non scontenta nessune. Fiscalissimo sulla decisione di punire con il calcio di rigore una pressione di Camoranesi sulla spalla di Osmanovski, tuttavia non è neppure una decisione scandalosa.
É il13 Novembre 2002 e Dynamo Kyive Juventussi sfidano nella sesta partita del Girone di Qualificazione della Champions League 2002-03 allo 'Stadio Delle Alpi' diTorino.
É una Juventus lanciatissima quella che si appresta a dominare questa gara nel nostro stadio. Tra qualche mese sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria.
La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un altra serata da dimenticare sul fronte europeo.
Buona Visione!
Champions League 2002-2003 - 1a Fase, 6a Giornata Kiev - Stadio NSK Olimpiyskiy Mercoledi 13 Novembre 2002 DINAMO KIEV - JUVENTUS 1-2 MARCATORI: Shatskikh 50, Salas 54, Zalayeta 61
Salas-Zalayeta, è sempre bella Juve ASPETTANDO IL DERBY LA FORMAZIONE «ALTERNATIVA» DI LIPPI S'IMPONE A KIEV COGLIENDO UN SUCCESSO ALL'ESTERO IN CHAMPIONS LEAGUE CHE MANCAVA DA 4 ANNI Brillano i bomber di scorta, grandi parate del portiere Chimenti Dal nostro inviato a Kiev
Invece di un'inutile amichevole al Comunale, ecco la vera prova di derby. Mancano otto titolari, ma non ci poteva essere occasione migliore per passare in rassegna la truppa, a quattro giorni dalla sfida con i granata. Soprattutto perché a Kiev ha giocato una squadra composta da panchinari e titolari a singhiozzo. E i precari bianconeri che fanno? Conquistano la quarta vittoria europea, riportano la Juve al successo in una trasferta di Champions dopo quattro anni (ultima volta proprio a Kiev), forniscono a Lippi altre certezze, dimostrano carattere e voglia di farsi notare. Basta e avanza.
Normale che con la pancia piena (vedi qualificazione già in cassaforte) si procedesse con esperimenti e verifiche. Lippi non vuole perdere la faccia di fronte all'Europa, ma neppure prosciugare il serbatoio delle energie di una Juve che, non contenta degli impegni a catena che il calendario le impone, si è ritagliata pure lo spazio per un'amichevole a Dubai all'inizio del 2003. Marca visita anche Zenoni all'ultimo momento (febbre), così salgono a otto i giocatori che per vari motivi Lippi non utilizza pensando già al derby, altro nodo cruciale dopo il Milan. E allora vai con le seconde linee, che hanno comunque il diritto di dimostrare la loro esistenza in situazioni più calde di quelle in cui abitualmente si vedono coinvolti.
Aldilà di soliti noti, ci sono i due per i quali questa partita diventa un test di idoneità. C'è il rientro di Pessotto a sette mesi dall'infortunio al ginocchio e soprattutto debutta Olivera, 21 anni, talento annunciato ma ancora tutto da esprimere. Al furore della Dinamo che cerca i punti qualificazione, la Juve oppone resistenza difensiva e contropiede. Proprio in difesa si segnala in avvio Chimenti, altro sdoganato dalla panchina che in rapida successione si oppone per due volte al 18' a conclusioni ravvicinate di Shatskikh. E' una Juve che a volte si arrabatta come può, che tenta timide incursioni e sfiora il gol con Fresi al 27', perfetto nello stacco di testa ma sfortunato in quanto la girata centra la traversa. Cambio di fronte ed è la Dimano a colpire il palo con un destro di Belkevich, deviato da un attentissimo Chimenti.
Notizie dal fronte Olivera: l'uruguaiano cerca la semplicità, dopo vari tentativi a vuoto è proprio lui che innesca Fresi per l'azione di cui sopra. Parte a sinistra, ma quasi subito comincia a navigare a tutto campo, alla caccia degli spazi giusti. Sicuramente si trova ad agire in condizioni difficili, ma azzecca giocate importanti. Discreto Pessotto, che cerca di tamponare la fascia sinistra da dove la Dinamo spesso fa scattare le sue azioni più pericolose. E' già bello rivederlo in campo, non si può certo pretendere che vada come una saetta. Dopo 27' lascia la compagnia anche Conte. Un riacutizzarsi del solito problema muscolare fa scomparire dalla partita la sua testa pelata. Lo sostituisce il baby Paro, mentre la Dinamo saccheggia il proprio repertorio di fantasia per arrivare al gol che la spinga oltre il primo «taglio» di Champions. Tanti tentativi, poca sostanza.
Ma al 5' della ripresa ci pensa la Juve a rimettere in corsa gli ucraini. C'è un cross di Shatskikh, Chimenti interviene sulla traiettoria e spinge la palla in porta. Una scossa, la Juve riparte sùbito e si regala il pareggio già al 9', con una deviazione (di destro) a corto raggio di Salas. Grande reazione corale, anche i panchinari hanno un'anima e offrono a Lippi un ventaglio di scelte sempre più interessante. Così al 16' si materiahzza il vantaggio. Tacco di Salas per Zalayeta, che defilato sulla destra scarica il pallone in rete. Gol di potenza e dimostrazione di grande coraggio. In chiave derby Lippi sorride, il risveglio degli attaccanti di scorta prospetta soluzioni importanti. Non si vive di solo Del Piero. Ma è tutta la Juve che pare voler confortare le scelte del suo allenatore. Partita inutile non significa andare alla deriva e la squadra stringe i denti, cancella le titubanze della prima parte chiudendo con la sesta vittoria consecutiva fra Campionato e Coppa.
É una Juventus lanciatissima quella che si appresta a vincere questa gara nella capitale. Tra qualche settimana sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.
Dall'altre parte c'é un Inter che tallona 'da vicino' i bianconeri. Sará un'altra fatica inutile: il titolo di piú forti d'Italia scappa ancora in Piemonte!
Buona Visione!
Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 6 andata Milano - Stadio Giuseppe Meazza Sabato 19 ottobre 2002 ore 20.30 INTER-JUVENTUS 1-1 MARCATORI: Del Piero rigore 90, Vieri C. 90+6
JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Iuliano, Birindelli (Zambrotta 63), Camoranesi, Tudor (Conte A. 83), Davids, Nedved, Salas (Zalayeta 69), Del Piero Allenatore: Marcello Lippi
ARBITRO: Collina ESPULSIONI: Conte A. 90+2 (Juventus); Morfeo 90+2 (Inter)
Le Pagelle Bianconere
BUFFON 7. Potrebbe anche iscriversi a un corso di origami per il tempo libero che gli lascia l'Inter nel primo tempo. Si supera nella ripresa quando aspetta Vieri lanciato verso di lui e gli ruba il pallone dai piedi con un intervento magistrale.
THURAM 7. Sempre robusto e attento il pattugliamento della fascia destra anche se a turno si inseriscono in tanti. Trova spes so l'opportunità di sganciarsi e si trova perfino a tu per tu con Toldo dopo un assist di Del Piero. Un gigante.
FERRARA 7. Vieri o Crespo, Vieri e Crespo. Benvenuto a San Siro, paraggi dell'inferno. Usa ogni mezzo lecito per imporsi, conferma che gli anni non hanno scalfito la sua immagine. Nelle mischie prevale spesso la sua capoccia, prende il tempo a gente con dieci anni meno di lui. Se pensiamo a difensori azzurri...
IULIANO 6. Quasi sempre fa da body guard a Vieri e non è come fare da balia a un neonato anche se Bobone esce da un infortunio. Lotta, si impone con tranquillità, si concede alleggerimenti velleitari che non riesce mai a cancellare. Lascia troppa mano libera a Vieri nella ripresa.
BIRINDELLI 6. Sta qualche passo più avanti della linea difensiva con il compito di neutralizzare Zanetti. L'argentino deve avere un paio di polmoni di scorta, il bianconero evita si sfiancarsi aspettandolo in zona e assolvendo con abnegazione, ma senza sussulti da protagonista, un compito davvero difficile
(dal 17' st Zambrotta 6: spinge più del compagno, con qualche affanno).
CAMORANESI 6. Contribuisce a dare spessore all'inizio folgorante della Juve, ovvero il periodc in cui i bianconeri sprecano un patrimonio di occasioni. Non fa cose memorabili, ma è sempre molto presente nel gioco in una parte del campo in cui non trova grande opposizione da Coco. Diventa protagonista nel finale di partita.
TUDOR 6,5. Parte molto bene e sfiora perfino il gol con un piattone al volo che sorvola Toldo. Lo svolgimento della partita lo porta quasi sempre a essere al centro delle operazioni e mette a frutto la sua natura di difensore per aiutare i compagni nei ripiegamenti
(dal 37' st Conte 5).
DAVIDS 6,5. Grande impegno, una percentuale di errore a volte eccessiva. Il movimento continuo è la sua dote migliore considerato che le necessità lo portano a giocare in zone in cui non si sente a suo agio.
NEDVED 6. Toccano a lui le occasioni da gol più allettanti nella fase di partenza, entrambe su suggerimento di Salas. Le spreca come spesso gli capita, perché è uno che lavora una montagna di palloni, ma poi sembra sempre che l'ultima parte dell'azione non lo riguardi più.
SALAS 6,5. Sceglie l'occasione giusta per dare un segnale. Ispirato, generoso, non risparmia pressoché su nulla, mettendo il suo marchio sulla partita. Gli manca soltanto la piroetta vincente sotto porta, infatti fallisce il clamoroso match-ball che l'avrebbe fatto diventare l'uomo del destino
(dal 24' st Zalayeta sv).
DEL PIERO 6,5. Decima partita ufficiale da titolare. Gli succhiano anche il sangue e un po' si vede che comincia a battere in testa. Ma non ci fosse lui, chi farebbe girare la palla con tocchi sempre delicati, chi inventerebbe quella girata che soltanto un Toldo mostruoso evita che si trasformi in un gol da fenomeno paranormale?
COLLINA 6. Un arbitro all'altezza della sfida più bella e appassionante. Incute rispetto ai giocatori, domina la scena anche se non è una partita difficile da arbitrare. Nel finale non è lucidissimo.