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lunedì 17 novembre 2025

17 Novembre 2002: Torino - Juventus

É il 17 Novembre 2002 e Torino Juventus si sfidano nella decima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2002-03  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

É una Juventus lanciatissima quella che si appresta a dominare questo 'Derby della Mole'. Tra qualche mese sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Dall'altra parte c'é un Toro che vive una stagione terribile. Ultimo posto in classifica e retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



torino


 

Campionato di Serie A 2002-2003 - 10 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 17 novembre 2002 ore 20.30
TORINO-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Del Piero 6, Di Vaio 33, Nedved 52, Davids 89

TORINO: Bucci, Garzya, Fattori, Mezzano, De Ascentis (Balzaretti 86), Conticchio, Vergassola, Castellini, Magallanes (Maspero 60), Lucarelli C. (Osmanovski 60), Ferrante
Allenatore: Renzo Ulivieri

JUVENTUS: Buffon, Thuram (Pessotto 90+1), Ferrara C., Montero, Birindelli, Camoranesi, Tacchinardi, Davids, Nedved (Baiocco 90), Di Vaio (Zalayeta 75), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: De Santis
RIGORI FALLITI: Ferrante 73 (Torino)



LE PAGELLE BIANCONERE 
Anche Tacchinardi merita la Nazionale 
Montero rientra senza problemi, con Ferrara e Thuram la difesa è impenetrabile 

BUFFON 7. Il primo pericolo è suo: una punizione a mezza altezza di Magallanes lo costringe a mettere i pugni per evitare le insidie della palla viscida. Null'altro da segnalare per il resto del primo tempo anche perché davanti a lui funziona a dovere il blocco difensivo. Arpiona anche il rigore di Ferrante e non si può chiedergli di più. 

THURAM 6.5. Il Toro non gli lascia praterie in cui correre con libertà. Cosi riduce al minimo gli inserimenti offensivi cui si è abituato da quando ha accettato il ruolo di esterno difensivo. Se Ferrante gironzola dalla sua parte ne limila i movimenti, idem quando si appalesa Osmanovski 

(dal 46' st Pessotto sv). 

FERRARA 7. Uncina Lucarelli ogni volta che il centravanti tenta una mossa, cosi prolunga il digiuno dell'ex bomber torinista. Ritrova Montero e con lui ricompone la coppia difensiva che spesso ha blindato la difesa juventina. Non devono neppure parlarsi, basta uno sguardo e il portone principale si chiude a doppia mandata.

MONTERO 6,5. In campo dopo l'intervento al menisco. Nonostante la lunga assenza pare subito a suo agio coprendo ogni varco con la consueta tranquillità. Un recupero importante in funzione degli impegni a catena da qui alle vacanze natalizie. 

BIRINDELLI 6,5. Complimenti per la Nazionale che Trap gli regala. Dimostra di meritare la prima convocazione regalandosi una prestazione corposa, con giocate essenziali, cerca di dare sempre la palla su piedi sicuri. Nella ripresa ha come dirimpettaio Ferrante.

CAMORANESI 6,5. Temutissimo dai granata, fa il possibile per confermare il suo stato di forma. Non fatica moltissimo a trovare il modo di dare spazio alia sua fantasia. Quando si mette in moto palla sul piede in molti di quelli che vestono il granata si fanno il segno della croce perché non sai mai da che parte ti frega. Leggera la pressione su Osmanovski, provoca un rigore molto discutibile e comunque a risultato ampiamente deciso. 

TACCHINARDI 7. Duella con Magallanes, sicuramente è il granata a doversi preoccupare di più. Fa circolare la palla con una certa scioltezza, conferma tutto il bene che si è detto di lui da mesi a questa parte. Soltanto Trapattoni non si accorge di lui e non si capisce la miopia del commissario tecnico. 

DAVIDS 7. Cerca di ubriacare l'avversario con le solite piroette in cui nasconde e fa ricomparire la palla come il mago Silvan. A volte si perde in inutili dribbling che non giovano alla scorrevolezza della manovra. Recupera molti palloni con la caparbietà che gli è abituale. Chiude da goleador. 

NEDVED 7,5. Ha molta, troppa libertà e la usa come meglio non potrebbe. Ulivieri prova a renderlo innocuo mettendogli alle calcagna De Ascentis, ma è come tentare di svuotare una piscina con un mestolo bucato. Prima della contromossa granata ha il tempo di essere due volte decisivo. Calcia la punizione del primo gol, lancia in profondità Di Vaio per il secondo sigillo. Non contento, decide di mettersi in proprio e all'inizio della ripresa fa secco Bucci con una sventola di sinistro 

(dal 45'st Baiocco sv). 

DI VAIO 7. Finalmente un gol di quelli che l'hanno reso famoso. Scatto in profondità e legnata in corsa che non lascia scampo il portiere. Seconda rete in campionato per Viallino, che spesso non riesce a essere utile come pptrebbe perché gli manca il supporto di una squadra che sappia come valorizzare le sue caratteristiche. Bravissimo nel farsi spazio e consegnare a Nedved l'assist per la terza rete 

(dal 31' st Zalayeta 6: assist perfetto per Davids)

DEL PIERO 7. Sale a quota 8 reti e appaia Vieri e Tetti. Gol fortunoso, ma anche bello perché sulla punizione di Nedved ha il tempismo giusto e sdegna con un colpo di tacco che rende subito amara la notte granata. Il resto è quasi tutto da ricordare. 

L'arbitro DE SANTIS 6. Puntuale in tutte le decisioni, anche se non è un derby avvelenato che gli crei grossi problemi. Perdona Lucarelli che tenta lo strangolamento di Birindelli, ma in fondo non scontenta nessune. Fiscalissimo sulla decisione di punire con il calcio di rigore una pressione di Camoranesi sulla spalla di Osmanovski, tuttavia non è neppure una decisione scandalosa.

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 18 novembre 2002



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giovedì 13 novembre 2025

13 Novembre 2002: Dynamo Kyiv - Juventus

É il 13 Novembre 2002 e Dynamo Kyiv Juventus si sfidano nella sesta partita del Girone di Qualificazione della Champions League 2002-03 allo 'Stadio Delle Alpi' di Torino.

É una Juventus lanciatissima quella che si appresta a dominare questa gara nel nostro stadio. Tra qualche mese sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria. 

La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!


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Champions League 2002-2003 - 1a Fase, 6a Giornata
Kiev - Stadio NSK Olimpiyskiy
Mercoledi 13 Novembre 2002
DINAMO KIEV - JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Shatskikh 50, Salas 54, Zalayeta 61

DINAMO KIEV: Reva, Ghioane, Bodnar, Dmytrulin, Husin, Khatskevich (Leko 59), Gavrancic, Nesmachnyi, Belkevich, Shatskikh, Rincon (Cernat) 
Allenatore: Alexei Mikhailichenko

JUVENTUS: Chimenti, Birindelli, Fresi, Iuliano, Pessotto, Zambrotta, Conte A. (Paro 27), Baiocco, Olivera (Davids76), Zalayeta, Salas (Cassani 90+3)
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Bo Larsen (Danimarca)



Salas-Zalayeta, è sempre bella Juve 
ASPETTANDO IL DERBY LA FORMAZIONE «ALTERNATIVA» DI LIPPI S'IMPONE A KIEV COGLIENDO UN SUCCESSO ALL'ESTERO IN CHAMPIONS LEAGUE CHE MANCAVA DA 4 ANNI
Brillano i bomber di scorta, grandi parate del portiere Chimenti 
Dal nostro inviato a Kiev 

Invece di un'inutile amichevole al Comunale, ecco la vera prova di derby. Mancano otto titolari, ma non ci poteva essere occasione migliore per passare in rassegna la truppa, a quattro giorni dalla sfida con i granata. Soprattutto perché a Kiev ha giocato una squadra composta da panchinari e titolari a singhiozzo. E i precari bianconeri che fanno? Conquistano la quarta vittoria europea, riportano la Juve al successo in una trasferta di Champions dopo quattro anni (ultima volta proprio a Kiev), forniscono a Lippi altre certezze, dimostrano carattere e voglia di farsi notare. Basta e avanza. 

Normale che con la pancia piena (vedi qualificazione già in cassaforte) si procedesse con esperimenti e verifiche. Lippi non vuole perdere la faccia di fronte all'Europa, ma neppure prosciugare il serbatoio delle energie di una Juve che, non contenta degli impegni a catena che il calendario le impone, si è ritagliata pure lo spazio per un'amichevole a Dubai all'inizio del 2003. Marca visita anche Zenoni all'ultimo momento (febbre), così salgono a otto i giocatori che per vari motivi Lippi non utilizza pensando già al derby, altro nodo cruciale dopo il Milan. E allora vai con le seconde linee, che hanno comunque il diritto di dimostrare la loro esistenza in situazioni più calde di quelle in cui abitualmente si vedono coinvolti. 

Aldilà di soliti noti, ci sono i due per i quali questa partita diventa un test di idoneità. C'è il rientro di Pessotto a sette mesi dall'infortunio al ginocchio e soprattutto debutta Olivera, 21 anni, talento annunciato ma ancora tutto da esprimere. Al furore della Dinamo che cerca i punti qualificazione, la Juve oppone resistenza difensiva e contropiede. Proprio in difesa si segnala in avvio Chimenti, altro sdoganato dalla panchina che in rapida successione si oppone per due volte al 18' a conclusioni ravvicinate di Shatskikh. E' una Juve che a volte si arrabatta come può, che tenta timide incursioni e sfiora il gol con Fresi al 27', perfetto nello stacco di testa ma sfortunato in quanto la girata centra la traversa. Cambio di fronte ed è la Dimano a colpire il palo con un destro di Belkevich, deviato da un attentissimo Chimenti. 

Notizie dal fronte Olivera: l'uruguaiano cerca la semplicità, dopo vari tentativi a vuoto è proprio lui che innesca Fresi per l'azione di cui sopra. Parte a sinistra, ma quasi subito comincia a navigare a tutto campo, alla caccia degli spazi giusti. Sicuramente si trova ad agire in condizioni difficili, ma azzecca giocate importanti. Discreto Pessotto, che cerca di tamponare la fascia sinistra da dove la Dinamo spesso fa scattare le sue azioni più pericolose. E' già bello rivederlo in campo, non si può certo pretendere che vada come una saetta. Dopo 27' lascia la compagnia anche Conte. Un riacutizzarsi del solito problema muscolare fa scomparire dalla partita la sua testa pelata. Lo sostituisce il baby Paro, mentre la Dinamo saccheggia il proprio repertorio di fantasia per arrivare al gol che la spinga oltre il primo «taglio» di Champions. Tanti tentativi, poca sostanza. 

Ma al 5' della ripresa ci pensa la Juve a rimettere in corsa gli ucraini. C'è un cross di Shatskikh, Chimenti interviene sulla traiettoria e spinge la palla in porta. Una scossa, la Juve riparte sùbito e si regala il pareggio già al 9', con una deviazione (di destro) a corto raggio di Salas. Grande reazione corale, anche i panchinari hanno un'anima e offrono a Lippi un ventaglio di scelte sempre più interessante. Così al 16' si materiahzza il vantaggio. Tacco di Salas per Zalayeta, che defilato sulla destra scarica il pallone in rete. Gol di potenza e dimostrazione di grande coraggio. In chiave derby Lippi sorride, il risveglio degli attaccanti di scorta prospetta soluzioni importanti. Non si vive di solo Del Piero. Ma è tutta la Juve che pare voler confortare le scelte del suo allenatore. Partita inutile non significa andare alla deriva e la squadra stringe i denti, cancella le titubanze della prima parte chiudendo con la sesta vittoria consecutiva fra Campionato e Coppa. 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 14 Novembre 2002






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domenica 19 ottobre 2025

19 Ottobre 2002: Inter - Juventus

É il 19 Ottobre 2002 e Inter e Juventus si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2002-03 allo 'Stadio Giuseppe Meazza - San Siro' di Milano.

É una Juventus lanciatissima quella che si appresta a vincere questa gara nella capitale. Tra qualche settimana sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo. 

Dall'altre parte c'é un Inter che tallona 'da vicino' i bianconeri. Sará un'altra fatica inutile: il titolo di piú forti d'Italia scappa ancora in Piemonte!

Buona Visione!

 


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Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 6 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Sabato 19 ottobre 2002 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Del Piero rigore 90, Vieri C. 90+6

INTER: Toldo, Cordoba, Materazzi, Cannavaro F., Zanetti J., Almeyda (Emre 63), Di Biagio, Coco, Recoba (Morfeo 78), Vieri C., Crespo
Allenatore: Hector Cuper

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Iuliano, Birindelli (Zambrotta 63), Camoranesi, Tudor (Conte A. 83), Davids, Nedved, Salas (Zalayeta 69), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Collina
ESPULSIONI: Conte A. 90+2 (Juventus); Morfeo 90+2 (Inter)


Le Pagelle Bianconere 

BUFFON 7. Potrebbe anche iscriversi a un corso di origami per il tempo libero che gli lascia l'Inter nel primo tempo. Si supera nella ripresa quando aspetta Vieri lanciato verso di lui e gli ruba il pallone dai piedi con un intervento magistrale. 

THURAM 7. Sempre robusto e attento il pattugliamento della fascia destra anche se a turno si inseriscono in tanti. Trova spes so l'opportunità di sganciarsi e si trova perfino a tu per tu con Toldo dopo un assist di Del Piero. Un gigante. 

FERRARA 7. Vieri o Crespo, Vieri e Crespo. Benvenuto a San Siro, paraggi dell'inferno. Usa ogni mezzo lecito per imporsi, conferma che gli anni non hanno scalfito la sua immagine. Nelle mischie prevale spesso la sua capoccia, prende il tempo a gente con dieci anni meno di lui. Se pensiamo a difensori azzurri... 

IULIANO 6. Quasi sempre fa da body guard a Vieri e non è come fare da balia a un neonato anche se Bobone esce da un infortunio. Lotta, si impone con tranquillità, si concede alleggerimenti velleitari che non riesce mai a cancellare. Lascia troppa mano libera a Vieri nella ripresa. 

BIRINDELLI 6. Sta qualche passo più avanti della linea difensiva con il compito di neutralizzare Zanetti. L'argentino deve avere un paio di polmoni di scorta, il bianconero evita si sfiancarsi aspettandolo in zona e assolvendo con abnegazione, ma senza sussulti da protagonista, un compito davvero difficile 

(dal 17' st Zambrotta 6: spinge più del compagno, con qualche affanno). 

CAMORANESI 6. Contribuisce a dare spessore all'inizio folgorante della Juve, ovvero il periodc in cui i bianconeri sprecano un patrimonio di occasioni. Non fa cose memorabili, ma è sempre molto presente nel gioco in una parte del campo in cui non trova grande opposizione da Coco. Diventa protagonista nel finale di partita. 

TUDOR 6,5. Parte molto bene e sfiora perfino il gol con un piattone al volo che sorvola Toldo. Lo svolgimento della partita lo porta quasi sempre a essere al centro delle operazioni e mette a frutto la sua natura di difensore per aiutare i compagni nei ripiegamenti 

(dal 37' st Conte 5). 

DAVIDS 6,5. Grande impegno, una percentuale di errore a volte eccessiva. Il movimento continuo è la sua dote migliore considerato che le necessità lo portano a giocare in zone in cui non si sente a suo agio. 

NEDVED 6. Toccano a lui le occasioni da gol più allettanti nella fase di partenza, entrambe su suggerimento di Salas. Le spreca come spesso gli capita, perché è uno che lavora una montagna di palloni, ma poi sembra sempre che l'ultima parte dell'azione non lo riguardi più. 

SALAS 6,5. Sceglie l'occasione giusta per dare un segnale. Ispirato, generoso, non risparmia pressoché su nulla, mettendo il suo marchio sulla partita. Gli manca soltanto la piroetta vincente sotto porta, infatti fallisce il clamoroso match-ball che l'avrebbe fatto diventare l'uomo del destino
 
(dal 24' st Zalayeta sv). 

DEL PIERO 6,5. Decima partita ufficiale da titolare. Gli succhiano anche il sangue e un po' si vede che comincia a battere in testa. Ma non ci fosse lui, chi farebbe girare la palla con tocchi sempre delicati, chi inventerebbe quella girata che soltanto un Toldo mostruoso evita che si trasformi in un gol da fenomeno paranormale? 

COLLINA 6. Un arbitro all'altezza della sfida più bella e appassionante. Incute rispetto ai giocatori, domina la scena anche se non è una partita difficile da arbitrare. Nel finale non è lucidissimo.

Fabio Vergnano 




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mercoledì 24 settembre 2025

24 Settembre 2002: Juventus -Dynamo Kyiv

É il 24 Settembre 2002 e Juventus e Dynamo Kyiv si sfidano nella seconda partita del girone di qualificazione della Champions League 2002-03 allo 'Stadio Delle Alpi' di Torino.

É una Juventus lanciatissima quella che si appresta a dominare questa gara nel nostro stadio. Tra qualche mese sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!

 

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Stagione 2002-2003 - Champions League - 1ª fase, 2ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Martedì 24 settembre 2002 ore 20.45
JUVENTUS-DYNAMO KYIV 5-0
MARCATORI: Di Vaio 14, Del Piero 22, Di Vaio 52, Davids 67, Nedved 79

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Montero (Baiocco 75), Moretti, Camoranesi, Tacchinardi (Tudor 68), Davids, Nedved, Di Vaio (Trezeguet 72), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

DYNAMO KYIV: Reva, Peev, Sablic, Ghioane, Gavrancic, Nesmachnyi, Leko, Husin, Cernat, Khatskevich (Melashchenko 71), Shatskikh
Allenatore: Alexej Mikhailichenko

ARBITRO: Stark (Germania)

 


CHAMPIONS LEAGUE: BIANCONERI E ROSSONERI CONFERMANO DI ATTRAVERSARE UN MOMENTO MAGICO 
Juve e Milan show, valanga di gol in Europa 
Di Vaio, Del Piero, Davids e Nedved suonano la Dinamo: che musica 

TORINO Dall'8 novembre del 1998, quando si infortunò a Udine, non avevamo più visto Alessandro Del Piero. Ne avevamo rintracciato i brandelli in edizione straordinaria, dentro in un gol o un assist illuminato, tuttavia ci stavamo rassegnando all'evidenza che l'Italia avesse mantenuto un calciatore intelligente e capace di sacrificarsi, come altri più presuntosi non sanno fare, ma ne avesse smarrito l'enorme talento giovanile. Lo si sosteneva, e talvolta esaltava, per umana simpatia e perché, nel parco di nani che è diventato il nostro calcio, lui è comunque tra i pochi a saper fare uno stop. 

Ma il rimpianto per «quel» Del Piero coglieva chi nel calcio cerca ancora qualcosa di bello. L'inizio di questa stagione sembra chiudere il quadriennio grigio. C'è di nuovo Del Piero e non per i gol, che sono comunque l'indicatore del benessere, ma per come gli riescono giocate riposte in chissà quali cassetti della memoria. Se persiste, il Trap faticherà a tenerlo in seconda fila e la Juve ne riceverà una spinta formidabile al bel gioco, che ieri ha contagiato tutti trasformando la partita con gli ucraini in un'apoteosi. 

Gran cosa l'emulazione, se Di Vaio si sblocca con i gol e persino Edgar Davids ritrova lo spirito per inventarsi una rete entusiasmante, e che l'ha conciliato con gli juventini almeno quanto le vicissitudini romane lo stanno convincendo che è stata una fortuna non andare a Trigoria. Una serata magica, se non fosse per il «giallo» di Salas, che secondo alcuni avrebbe litigato con Lippi. Il primo tempo di Del Piero contro i giovani della Dinamo Kiev, i cuginetti sprovveduti dello squadrone che Lobanowski creò negli Anni '80, è sembrato un comò ricoperto di ninnoli preziosi: il più banale in fondo era il gol del 2-0 che assicurava la prima vittoria della Juve nella Champions League affrontata di nuovo con il piglio della grande squadra. I dribbling di Alex ma anche i palloni messi negli spazi giusti per Nedved e Di Vaio rendevano fluida e pericolosa la trama offensiva della Juve, che altrimenti difettava di alternative, tutta incentrata su quei tre e, a volte, su Peperino Camoranesi

Anche quello di Lippi è un gioco che non prescinde dalle invenzioni personali e questo Del Piero che salta gli avversari ne è il toccasana: attorno a lui la squadra prende quota, energia, persino voglia di spettacolo. C'era pubblico al Delle Alpi (quando i prezzi sono onesti, la gente torna negli stadi) e si è divertito. La Dinamo ha contribuito alle piacevolezze. Gioca con una banda di ventenni o poco più, ingenuotti ma con il gusto per l'azione veloce e creativa. Lesti Cemat e Peev, efficace Khatskevich, talentuoso Leko. Questa squadra, che riassume il vecchio Patto di Varsavia per le nazionalità che vi ospita, metteva un po' in affanno la Juve tra il primo gol (testa di Di Vaio su angolo di Del Piero) e il secondo (palla persa dal libero Ghioane, assist pronto di Camoranesi per l'appoggio facile di Del Piero). Al 17' sul colpo di testa di Khatskevich, Buffon mandava a sbattere la palla contro la traversa, evitando il pareggio. Dal 2-0 il gioco della Juve decollava, tracimava, spandeva entusiasmo. C'era quasi allegria, mentre la Dinamo esponeva tutti i propri difetti negli spazi che lasciava troppo larghi. Cominciava lo show, uno dei rari cui abbiamo assistito ultimamente: se fossero queste le partite, il calcio tornerebbe a divertire. 

Nedved si affiancava alle intuizioni di Alex; Tacchinardi (altro recupero fondamentale, dopo una stagione da dimenticare) cuciva il gioco. Così nella ripresa, salvo una gran parata di Buffon al 16' che inseriva il portierone nella magia della serata, era solo Juventus. Di Vaio, ancora di testa su lancio di Nedved, firmava la serata della sua possibile svolta (3-0' al 7'), dopo che il ceko aveva colpito il palo. Entrava anche Trezeguet, per una breve ma significativa comparsata. La rete bruciante di Davids e un sinistro tuonante di Nedved completavano il punteggio mandandoci a casa consapevoli che questo calcio purtroppo è come un grande vino: impossibile berlo tutti i giorni. 

Record anche per Alex che supera Altafini: ora è il cannoniere del torneo. L'olandese e il ceco danno la spinta decisiva Di Vaio e Camoranesi fanno festa a Del Piero, che con la rete segnata ieri è ora il capocannoniere italiano in Champions League con 25 gol.

 


LE PAGELLE BIANCONERE 
Thuram e Tacchinardi autorevoli 
«Viallino», doppietta e applausi 

BUFFON 8. Pronti via ed è già SuperGigi: mette i pugni su un'incomata maligna facendo schizzare la palla sulla traversa. Fa il gattone nella ripresa quando vola a sventare un gol sicuro. 

THURAM 7. Bene, bravo, bis. Sta cancellando l'immagine del giocatore svagato e svogliato che non voleva saperne di adattarsi al ruolo di terzino. Difende e si spinge oltre le linee nemiche. La curva approva battezzandolo migliore perfino di Nesta. 

FERRARA 7. Nulla da segnalare che già non si sapesse. Contiene l'uzbeko che ha il compito di fare da guastatore. Lippi potrebbe avere trovato per lui la soluzione ideale: lo conserva per l'Europa facendolo riposare in campionato. 

MONTERO 7. Gli avversari sono veloci e fastidiosi come moscerini che spuntano dappertutto. Se le insidie sono ridotte all'osso è evidente che il merito è come sempre anche suo. Esce zoppicando 

(dal 31 ' st Baiocco sv). 

MORETTI 6,5. Poteva essere con i viola a Gualdo, invece prende contatto con l'Europa che conta e si fa trovare pronto. Brillante nelle volate in fascia anche se limita il suo apporto offensivo. 

CAMORANESI 7. Ha preso coscienza del fatto che nella Juve può avere un ruolo di primo piano. Lo dimostra facendo ogni cosa con sicurezza, concedendosi giocate importanti come quella che manda in gol Del Piero. 

TACCHINARDI 7. In dubbio fino a poche ore dall'inizio, gioca senza risentire del problema muscolare patito a Empoli. E adesso i tifosi lo chiamano a gran voce, perchè è solido e motivato 

(dal 23' st Tudor 6). 

DAVIDS 8. A Roma volano i cazzotti, qui si raccolgono le vittorie. Edgar dovrebbe ringraziare Moggi di aver resistito alle offerte di Sensi. Gioca sciolto, cerca quelle magie che prima gli riuscivano soltanto nello spot del suo sponsor tecnico. Trova il gol in slalom alla Tomba e finisce in crescendo come l'orsetto dalla pile inesauribili. 

NEDVED 8. Quando inserisce le marce a te è difficile per chiunque tenergli testa, lo trovi in tutte le azioni più pericolose. Sfiora più volte il gol dalla lunga distanza, trova un palo a negargli la rete e sul proseguimento della stessa azione fa l'assist perfetto per il Di Vaio bis. Chiude da trionfatore con un sinistro dal limite che scuote con violenza la rete. 

DI VAIO 7,5. Ecco i primi gol ufficiali del Viallino. Di fronte a Sacchi scalda i motori in vista del Parma. Primo centro di testa, secondo quasi in fotocopia con una zuccata perentoria. Sta entrando nei meccanismi di gioco 

(dal 27' st Trezeguet sv). 

DEL PIERO 8,5. In alto i calici: il capitano saluta Altafini e sale a quota 25 gol in Champions, capocannoniere per i club italiani. Il record è la ciliegina sulla torta e fa risplendere ancora di più le gesta di un campione ritrovato. In questo momento non gli manca nulla, è di nuovo pienamente padrone delle sue infinite risorse tecniche. Getta nella mischia una rabbia che non aveva dal giorno dell'infortunio.

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 25 settembre 2002




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martedì 26 agosto 2025

25 Agosto 2002: Juventus - Parma

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 25 Agosto 2002 e JuventusParma si sfidano nella SuperCoppa Italiana 2002  (decima edizione) allo Stadio '11 Giugno' di Tripoli (Libia).

La Juventus domina non solo in Italia ma é protagonista assoluta anche in Champions League.Questa edizione viene organizzata a Tripoli (in Libia), all'epoca terra dominata dalla famiglia Gheddafi, che vanta pure un numero di azioni non indifferente nella societá bianconera. Dall'altra parte c'é il Parma che attraversa un momento di transizione dopo l'impero Parmalat ed un futuro incerto. Comunque é ancora una squadra da temere tant'é che finisce la Serie A in quinta posizione.

Tra palme e sabbia i nostri eroi si apprestano a vincere la loro terza SuperCoppa Italiana contro il Parma.

Buona Visione!



juve


Supercoppa Italiana 2002-2003 - Finale
Tripoli, campo neutro - Stadio '11 Giugno'
Domenica 25 agosto 2002 ore 21:00
JUVENTUS-PARMA 2-1
MARCATORI: Del Piero 39, Di Vaio 64, Del Piero 73

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Iuliano, Montero, Moretti (Birindelli 69), Camoranesi (Brighi 46), Tacchinardi, Baiocco, Nedved, Salas (Zalayeta 72), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Frey, Diana, Bonera, Ferrari, Falsini, Lamouchi, Donati (Barone 62), Nakata, Marchionni, Adriano (Bonazzoli 46), Di Vaio
Allenatore: Cesare Prandelli

ARBITRO: Farina



LA SUPERCOPPA ITALIANA VA PER LA TERZA VOLTA Al BIANCONERI 
Re Del Piero a Tripoli fa già grande la Juve
Su un campo di sabbia doppietta di Alex contro un bel Parma che ispirato da Di Vaio ha trovato il pari provvisorio e poi tenuto in apprensione Buffon.

Del Piero piacciono le partite dell'altro mondo e come fu decisivo a Tokyo, sei anni fa, per la vittoria nell'Intercontinentale, lo è stato altrettanto ieri a Tripoli, in Africa, per questa edizione bizzarra, definiamola così, della Supercoppa itahana: due gol, uno per tempo, quanti sono bastati a battere il Parma e lucidare la sua immagine all'estero. E' toccato a lui alzare per la terza volta questo trofeo d'estate, dal valore poco più che simbolico ma che avvia bene ima stagione. Due cose non mancano in Libia: il petrolio e la sabbia. Il primo è servito a comprare il kit del calcio italiano che Galliani ha trasportato qui come se fosse una scatola di subbuteo, mettendoci dentro i giocatori, gli arbitri, il pallone e pure Blatter, il capo della Fifa; la seconda, ha turato le falle del terreno spelacchiato che assomigliava al turf di una pista per cavalli. Grossi sbuffi di sabbiolina pittata di verde si alzavano sotto gli scarpini dei calciatori come se fossero gh zoccoh di Varenne. L'avventura della Supercoppa giramondo ha offerto calcio adeguato alla stagione, mancavano soltanto la paletta e il secchiello. Massi tutti al mare e non ci sarà niente di male se la stessa, paziente condiscendenza che la Juve e il Parma hanno mostrato ieri sera, la esibiranno quando giocheranno nei nostri stadi non appena si solleverà una zolla. Oppure il milione di euro dei libici ha stoppato qualunque malumore? Ogni cosa ha il suo prezzo e quello che ha pagato l'ingegner El Saadi Gheddafi, il figlio calciofilo del Colonnello, azionista e presto consighere d'amministrazione della Juventus, ha strappato devoti sorrisi ai dirigenti italiani: nessuno che abbia sollevato il dubbio che ci si potesse fare male scivolando su quei granelli di sabbia. Per quel cachet si sarebbe giocato pure in Finlandia, sui pattini. 
I libici comunque ci hanno messo la buona volontà e lo sforzo di una macchina che tramuta in opera ogni desiderio del capo. Quando hanno capitò di rischiare l'immagine con uno stadio vuoto, gli organizzatori hanno svenduto i bighetti in saldo e i paganti, tutti uomini, non si sono arrabbiati nell'assistere a un' ora di calcio senza bollicine. In uno stadio italiano sarebbero partiti i fischi, qui ogni stop di Del Piero scatenava la «ola» e persino Blatter ha ricevuto gh applausi, evento ormai rarissimo per lui. 
La Supercoppa italiana d'Africa decollava soltanto nella ripresa, quando Prandelli levava l'ingombro di Adriano tra i piedi di Di Vaio e l'attacco dei parmigiani guadagnava la consistenza di Bonazzoli. C'era quasi da divertirsi. Nel primo tempo la prodezza più ammirevole era stata invece del magazziniere della Juve, quando aveva ripescato il pallone dal fossato che circonda il campo allo stadio «11 giugno». 
Il Parma aveva cominciato con un centrocampo a rombo, con Marchionni dietro alle due punte e Donati davanti alla difesa, tuttavia Prandelli era tornato presto a una linea di quattro uomini: per una squadra giovane che in precampionato ha "preso sberle più di quante ne abbia date, il confronto con la Juve non era impietoso, anzi Buffon doveva bloccare un paio di palloni. La Juve scadeva nel difetto più comune: quando Nedved e Del Piero girano a basso ritmo, non produce palle-gol e la fiducia in Camoranesi si esauriva in un paio di palleggi argentini come la maglia tenuta fuori dai calzoncini alla Sivori (absit iniuria). I libici, che non conoscono a fondo il Rinascimento italiano, non sanno chi era il Pinturicchio e avranno faticato ad associare quel Del Piero ad un grande pittore. Alex aveva l'ambizione di giocare per la platea, com'era giusto che fosse: peccato che inciampasse negli avversari e nel pallone, come in Nazionale contro gli sloveni. L'intesa con Salas era sfrangiata, il cileno ronzava qua e là senza pùngere. Ci voleva una palla lunga di Camoranesi per metterlo in moto: il tocco lesto e basso di Salas lanciava Del Piero davanti a Frey e il sinistro del capitano juventino era preciso. Al 39' la Juve, con poco o nulla, era in vantaggio e chi segna per primo vince quasi sempre la Supercoppa. Fuori Adriano, un paracarro dai piedi poco brasiliani, il dinamismo di Bonazzoli sbrigliava la rapidità di Di Vaio che si fiondava negli spazi stretti. Il cannoniere colpiva la traversa e Monterò allontanava il rimbalzo a pochi centimetri dalla linea: poi, al 18', il suo scatto freddava Moretti e lo liberava al tiro in diagonale, imparabile. 
L' 1 -1 durava una decina di minuti in cui il Parma coltivava l'illusione: la difesa juventina era meno solida di prima. Ci voleva uno scatto di Zalayeta (i parmigiani lamentavano un fallo su Ferrari) subentrato a Salas per rimettere davanti gh juventini: il tocco smarcava Del Piero per il raddoppio. 
Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 26 Agosto 2002


 


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