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lunedì 19 ottobre 2026

19 Ottobre 2002: Inter - Juventus

È il 19 ottobre 2002 e Inter e Juventus si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2002-03 allo 'Stadio Giuseppe Meazza - San Siro' di Milano.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a vincere questa gara nella capitale. Tra qualche settimana sarà incoronata Campione d'Italia per la 27ª volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e della tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo. 

Dall'altra parte c'è un Inter che tallona 'da vicino' i bianconeri. Sarà un'altra fatica inutile: il titolo di più forti d'Italia scappa ancora in Piemonte!

Buona Visione!

 


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Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 6 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Sabato 19 ottobre 2002 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Del Piero rigore 90, Vieri C. 90+6

INTER: Toldo, Cordoba, Materazzi, Cannavaro F., Zanetti J., Almeyda (Emre 63), Di Biagio, Coco, Recoba (Morfeo 78), Vieri C., Crespo
Allenatore: Héctor Cuper

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Iuliano, Birindelli (Zambrotta 63), Camoranesi, Tudor (Conte A. 83), Davids, Nedved, Salas (Zalayeta 69), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Collina
ESPULSIONI: Conte A. 90+2 (Juventus); Morfeo 90+2 (Inter)


Le Pagelle Bianconere 

BUFFON 7. Potrebbe anche iscriversi a un corso di origami per il tempo libero che gli lascia l'Inter nel primo tempo. Si supera nella ripresa quando aspetta Vieri lanciato verso di lui e gli ruba il pallone dai piedi con un intervento magistrale. 

THURAM 7. Sempre robusto e attento il pattugliamento della fascia destra anche se a turno si inseriscono in tanti. Trova spesso l'opportunità di sganciarsi e si trova perfino a tu per tu con Toldo dopo un assist di Del Piero. Un gigante. 

FERRARA 7. Vieri o Crespo, Vieri e Crespo. Benvenuto a San Siro, paraggi dell'inferno. Usa ogni mezzo lecito per imporsi; conferma che gli anni non hanno scalfito la sua immagine. Nelle mischie prevale spesso la sua capoccia; prende il tempo alla gente con dieci anni meno di lui. Se pensiamo a difensori azzurri... 

IULIANO 6. Quasi sempre fa da bodyguard a Vieri e non è come fare da balia a un neonato anche se Bobone esce da un infortunio. Lotta, si impone con tranquillità, si concede alleggerimenti velleitari che non riesce mai a cancellare. Lascia troppa mano libera a Vieri nella ripresa. 

BIRINDELLI 6. Sta qualche passo più avanti della linea difensiva con il compito di neutralizzare Zanetti. L'argentino deve avere un paio di polmoni di scorta, il bianconero evita di sfiancarsi aspettandolo in zona e assolvendo con abnegazione, ma senza sussulti da protagonista, un compito davvero difficile 

(dal 17' st Zambrotta 6: spinge più del compagno, con qualche affanno). 

CAMORANESI 6. Contribuisce a dare spessore all'inizio folgorante della Juve, ovvero il periodo in cui i bianconeri sprecano un patrimonio di occasioni. Non fa cose memorabili, ma è sempre molto presente nel gioco in una parte del campo in cui non trova grande opposizione da Coco. Diventa protagonista nel finale della partita. 

TUDOR 6,5. Parte molto bene e sfiora perfino il gol con un piattone al volo che sorvola Toldo. Lo svolgimento della partita lo porta quasi sempre a essere al centro delle operazioni e mette a frutto la sua natura di difensore per aiutare i compagni nei ripiegamenti 

(dal 37' st Conte 5). 

DAVIDS 6,5. Grande impegno, una percentuale di errore a volte eccessiva. Il movimento continuo è la sua dote migliore, considerato che le necessità lo portano a giocare in zone in cui non si sente a suo agio. 

NEDVED 6. Toccano a lui le occasioni da gol più allettanti nella fase di partenza, entrambe su suggerimento di Salas. Le spreca come spesso gli capita, perché è uno che lavora una montagna di palloni, ma poi sembra sempre che l'ultima parte dell'azione non lo riguardi più. 

SALAS 6,5. Sceglie l'occasione giusta per dare un segnale. Ispirato, generoso, non risparmia pressoché su nulla, mettendo il suo marchio sulla partita. Gli manca soltanto la piroetta vincente sotto porta, infatti fallisce il clamoroso match-ball che l'avrebbe fatto diventare l'uomo del destino
 
(dal 24' st Zalayeta sv). 

DEL PIERO 6,5. Decima partita ufficiale da titolare. Gli succhiano anche il sangue e un po' si vede che comincia a battere in testa. Ma non ci fosse lui, chi farebbe girare la palla con tocchi sempre delicati, chi inventerebbe quella girata che soltanto un Toldo mostruoso evita che si trasformi in un gol da fenomeno paranormale? 

COLLINA 6. Un arbitro all'altezza della sfida più bella e appassionante. Incute rispetto ai giocatori, domina la scena anche se non è una partita difficile da arbitrare. Nel finale non è lucidissimo.

Fabio Vergnano 




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giovedì 24 settembre 2026

24 Settembre 2002: Juventus -Dynamo Kyiv

È il 24 settembre 2002 e Juventus e Dynamo Kyiv si sfidano nella seconda partita del girone di qualificazione della Champions League 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a dominare questa gara nel nostro stadio. Tra qualche mese sarà incoronata Campione d'Italia per la 27ª volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!

 

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Stagione 2002-2003 - Champions League - 1ª fase, 2ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Martedì 24 settembre 2002 ore 20.45
JUVENTUS-DYNAMO KYIV 5-0
MARCATORI: Di Vaio 14, Del Piero 22, Di Vaio 52, Davids 67, Nedved 79

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Montero (Baiocco 75), Moretti, Camoranesi, Tacchinardi (Tudor 68), Davids, Nedved, Di Vaio (Trezeguet 72), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

DYNAMO KYIV: Reva, Peev, Sablic, Ghioane, Gavrancic, Nesmachnyi, Leko, Husin, Cernat, Khatskevich (Melashchenko 71), Shatskikh
Allenatore: Alexej Mikhailichenko

ARBITRO: Stark (Germania)

 


CHAMPIONS LEAGUE: BIANCONERI E ROSSONERI CONFERMANO DI ATTRAVERSARE UN MOMENTO MAGICO 
Juve e Milan show, valanga di gol in Europa 
Di Vaio, Del Piero, Davids e Nedved suonano la Dinamo: che musica 

TORINO Dall'8 novembre del 1998, quando si infortunò a Udine, non avevamo più visto Alessandro Del Piero. Ne avevamo rintracciato i brandelli in edizione straordinaria, dentro in un gol o un assist illuminato, tuttavia ci stavamo rassegnando all'evidenza che l'Italia avesse mantenuto un calciatore intelligente e capace di sacrificarsi, come altri più presuntuosi non sanno fare, ma ne avesse smarrito l'enorme talento giovanile. Lo si sosteneva, e talvolta esaltava, per umana simpatia e perché, nel parco di nani che è diventato il nostro calcio, lui è comunque tra i pochi a saper fare uno stop. 

Ma il rimpianto per «quel» Del Piero coglieva chi nel calcio cerca ancora qualcosa di bello. L'inizio di questa stagione sembra chiudere il quadriennio grigio. C'è di nuovo Del Piero e non per i gol, che sono comunque l'indicatore del benessere, ma per come gli riescono giocate riposte in chissà quali cassetti della memoria. Se persiste, il Trap faticherà a tenerlo in seconda fila e la Juve ne riceverà una spinta formidabile al bel gioco, che ieri ha contagiato tutti trasformando la partita con gli ucraini in un'apoteosi. 

Gran cosa l'emulazione, se Di Vaio si sblocca con i gol e persino Edgar Davids ritrova lo spirito per inventarsi una rete entusiasmante, e che l'ha conciliato con gli juventini almeno quanto le vicissitudini romane lo stanno convincendo che è stata una fortuna non andare a Trigoria. Una serata magica, se non fosse per il «giallo» di Salas, che secondo alcuni avrebbe litigato con Lippi. Il primo tempo di Del Piero contro i giovani della Dinamo Kiev, i cuginetti sprovveduti dello squadrone che Lobanowski creò negli anni '80, è sembrato un comò ricoperto di ninnoli preziosi: il più banale in fondo era il gol del 2-0 che assicurava la prima vittoria della Juve nella Champions League affrontata di nuovo con il piglio della grande squadra. Il dribbling di Alex, ma anche i palloni messi negli spazi giusti per Nedved e Di Vaio rendevano fluida e pericolosa la trama offensiva della Juve, che altrimenti difettava di alternative, tutta incentrata su quei tre e, a volte, su Peperino Camoranesi. 

Anche quello di Lippi è un gioco che non prescinde dalle invenzioni personali e questo Del Piero che salta gli avversari ne è il toccasana: attorno a lui la squadra prende quota, energia, persino voglia di spettacolo. C'era pubblico al Delle Alpi (quando i prezzi sono onesti, la gente torna negli stadi) e si è divertito. La Dinamo ha contribuito alle piacevolezze. Gioca con una banda di ventenni o poco più, ingenuotti ma con il gusto per l'azione veloce e creativa. Lesti Cemat e Peev, efficace Khatskevich, talentuoso Leko. Questa squadra, che riassume il vecchio Patto di Varsavia per le nazionalità che vi ospita, metteva un po' in affanno la Juve tra il primo gol (testa di Di Vaio su angolo di Del Piero) e il secondo (palla persa dal libero Ghioane, assist pronto di Camoranesi per l'appoggio facile di Del Piero). Al 17' sul colpo di testa di Khatskevich, Buffon mandava a sbattere la palla contro la traversa, evitando il pareggio. Dal 2-0 il gioco della Juve decollava, tracimava, spandeva entusiasmo. C'era quasi allegria, mentre la Dinamo esponeva tutti i propri difetti negli spazi che lasciava troppo larghi. Cominciava lo show, uno dei rari a cui abbiamo assistito ultimamente: se fossero queste le partite, il calcio tornerebbe a divertire. 

Nedved si affiancava alle intuizioni di Alex; Tacchinardi (altro recupero fondamentale, dopo una stagione da dimenticare) cuciva il gioco. Così nella ripresa, salvo una gran parata di Buffon al 16' che inseriva il portierone nella magia della serata, era solo Juventus. Di Vaio, ancora di testa sul lancio di Nedved, firmava la serata della sua possibile svolta (3-0 al 7'), dopo che il ceco aveva colpito il palo. Entrava anche Trezeguet, per una breve ma significativa comparsata. La rete bruciante di Davids e un sinistro tuonante di Nedved completavano il punteggio mandandoci a casa consapevoli che questo calcio purtroppo è come un grande vino: impossibile berlo tutti i giorni. 

Record anche per Alex che supera Altafini: ora è il cannoniere del torneo. L'olandese e il ceco danno la spinta decisiva. Di Vaio e Camoranesi fanno festa a Del Piero, che con la rete segnata ieri è ora il capocannoniere italiano in Champions League con 25 gol.

 


LE PAGELLE BIANCONERE 
Thuram e Tacchinardi autorevoli 
«Viallino», doppietta e applausi 

BUFFON 8. Pronti via ed è già SuperGigi: mette i pugni su un'incomata maligna facendo schizzare la palla sulla traversa. Fa il gattone nella ripresa quando vola a sventare un gol sicuro. 

THURAM 7. Bene, bravo, bis. Sta cancellando l'immagine del giocatore svagato e svogliato che non voleva saperne di adattarsi al ruolo di terzino. Difende e si spinge oltre le linee nemiche. La curva approva battezzandolo migliore persino di Nesta. 

FERRARA 7. Nulla da segnalare che già non si sapesse. Contiene l'uzbeko che ha il compito di fare da guastatore. Lippi potrebbe avere trovato per lui la soluzione ideale: lo conserva per l'Europa facendolo riposare in campionato. 

MONTERO 7. Gli avversari sono veloci e fastidiosi come moscerini che spuntano dappertutto. Se le insidie sono ridotte all'osso, è evidente che il merito è come sempre anche suo. Esce zoppicando 

(dal 31° Baiocco sv). 

MORETTI 6,5. Poteva essere con i viola a Gualdo, invece prende contatto con l'Europa che conta e si fa trovare pronto. Brillante nelle volate in fascia, anche se limita il suo apporto offensivo. 

CAMORANESI 7. Ha preso coscienza del fatto che nella Juve può avere un ruolo di primo piano. Lo dimostra facendo ogni cosa con sicurezza, concedendosi giocate importanti come quella che manda in gol Del Piero. 

TACCHINARDI 7. In dubbio fino a poche ore dall'inizio, gioca senza risentire del problema muscolare patito a Empoli. E adesso i tifosi lo chiamano a gran voce, perché è solido e motivato 

(dal 23' st Tudor 6). 

DAVIDS 8. A Roma volano i cazzotti, qui si raccolgono le vittorie. Edgar dovrebbe ringraziare Moggi di aver resistito alle offerte di Sensi. Gioca sciolto, cerca quelle magie che prima gli riuscivano soltanto nello spot del suo sponsor tecnico. Trova il gol in slalom alla Tomba e finisce in crescendo come l'orsetto dalla pile inesauribile. 

NEDVED 8. Quando inserisce le marce, è difficile per chiunque tenergli testa. Lo trovi in tutte le azioni più pericolose. Sfiora più volte il gol dalla lunga distanza, trova un palo a negargli la rete e sul proseguimento della stessa azione fa l'assist perfetto per il Di Vaio bis. Chiude da trionfatore con un sinistro dal limite che scuote con violenza la rete. 

DI VAIO 7,5. Ecco i primi gol ufficiali del Viallino. Di fronte a Sacchi scalda i motori in vista del Parma. Primo centro di testa, secondo quasi in fotocopia con una zuccata perentoria. Sta entrando nei meccanismi di gioco 

(dal 27' st Trezeguet sv). 

DEL PIERO 8,5. In alto i calici: il capitano saluta Altafini e sale a quota 25 gol in Champions, capocannoniere per i club italiani. Il record è la ciliegina sulla torta e fa risplendere ancora di più le gesta di un campione ritrovato. In questo momento non gli manca nulla; è di nuovo pienamente padrone delle sue infinite risorse tecniche. Getta nella mischia una rabbia che non aveva dal giorno dell'infortunio.

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 25 settembre 2002




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martedì 25 agosto 2026

25 Agosto 2002: Juventus - Parma

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 25 Agosto 2002 e Juventus e Parma si sfidano nella SuperCoppa Italiana 2002  (decima edizione) allo Stadio '11 Giugno' di Tripoli (Libia).

La Juventus domina non solo in Italia ma é protagonista assoluta anche in Champions League.Questa edizione viene organizzata a Tripoli (in Libia), all'epoca terra dominata dalla famiglia Gheddafi, che vanta pure un numero di azioni non indifferente nella societá bianconera. Dall'altra parte c'é il Parma che attraversa un momento di transizione dopo l'impero Parmalat ed un futuro incerto. Comunque é ancora una squadra da temere tant'é che finisce la Serie A in quinta posizione.

Tra palme e sabbia i nostri eroi si apprestano a vincere la loro terza SuperCoppa Italiana contro il Parma.

Buona Visione!



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Supercoppa Italiana 2002-2003 - Finale
Tripoli, campo neutro - Stadio '11 Giugno'
Domenica 25 agosto 2002 ore 21:00
JUVENTUS-PARMA 2-1
MARCATORI: Del Piero 39, Di Vaio 64, Del Piero 73

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Iuliano, Montero, Moretti (Birindelli 69), Camoranesi (Brighi 46), Tacchinardi, Baiocco, Nedved, Salas (Zalayeta 72), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Frey, Diana, Bonera, Ferrari, Falsini, Lamouchi, Donati (Barone 62), Nakata, Marchionni, Adriano (Bonazzoli 46), Di Vaio
Allenatore: Cesare Prandelli

ARBITRO: Farina



LA SUPERCOPPA ITALIANA VA PER LA TERZA VOLTA Al BIANCONERI 
Re Del Piero a Tripoli fa già grande la Juve
Su un campo di sabbia doppietta di Alex contro un bel Parma che ispirato da Di Vaio ha trovato il pari provvisorio e poi tenuto in apprensione Buffon.

Del Piero piacciono le partite dell'altro mondo e come fu decisivo a Tokyo, sei anni fa, per la vittoria nell'Intercontinentale, lo è stato altrettanto ieri a Tripoli, in Africa, per questa edizione bizzarra, definiamola così, della Supercoppa itahana: due gol, uno per tempo, quanti sono bastati a battere il Parma e lucidare la sua immagine all'estero. E' toccato a lui alzare per la terza volta questo trofeo d'estate, dal valore poco più che simbolico ma che avvia bene ima stagione. Due cose non mancano in Libia: il petrolio e la sabbia. Il primo è servito a comprare il kit del calcio italiano che Galliani ha trasportato qui come se fosse una scatola di subbuteo, mettendoci dentro i giocatori, gli arbitri, il pallone e pure Blatter, il capo della Fifa; la seconda, ha turato le falle del terreno spelacchiato che assomigliava al turf di una pista per cavalli. Grossi sbuffi di sabbiolina pittata di verde si alzavano sotto gli scarpini dei calciatori come se fossero gh zoccoh di Varenne. L'avventura della Supercoppa giramondo ha offerto calcio adeguato alla stagione, mancavano soltanto la paletta e il secchiello. Massi tutti al mare e non ci sarà niente di male se la stessa, paziente condiscendenza che la Juve e il Parma hanno mostrato ieri sera, la esibiranno quando giocheranno nei nostri stadi non appena si solleverà una zolla. Oppure il milione di euro dei libici ha stoppato qualunque malumore? Ogni cosa ha il suo prezzo e quello che ha pagato l'ingegner El Saadi Gheddafi, il figlio calciofilo del Colonnello, azionista e presto consighere d'amministrazione della Juventus, ha strappato devoti sorrisi ai dirigenti italiani: nessuno che abbia sollevato il dubbio che ci si potesse fare male scivolando su quei granelli di sabbia. Per quel cachet si sarebbe giocato pure in Finlandia, sui pattini. 
I libici comunque ci hanno messo la buona volontà e lo sforzo di una macchina che tramuta in opera ogni desiderio del capo. Quando hanno capitò di rischiare l'immagine con uno stadio vuoto, gli organizzatori hanno svenduto i bighetti in saldo e i paganti, tutti uomini, non si sono arrabbiati nell'assistere a un' ora di calcio senza bollicine. In uno stadio italiano sarebbero partiti i fischi, qui ogni stop di Del Piero scatenava la «ola» e persino Blatter ha ricevuto gh applausi, evento ormai rarissimo per lui. 
La Supercoppa italiana d'Africa decollava soltanto nella ripresa, quando Prandelli levava l'ingombro di Adriano tra i piedi di Di Vaio e l'attacco dei parmigiani guadagnava la consistenza di Bonazzoli. C'era quasi da divertirsi. Nel primo tempo la prodezza più ammirevole era stata invece del magazziniere della Juve, quando aveva ripescato il pallone dal fossato che circonda il campo allo stadio «11 giugno». 
Il Parma aveva cominciato con un centrocampo a rombo, con Marchionni dietro alle due punte e Donati davanti alla difesa, tuttavia Prandelli era tornato presto a una linea di quattro uomini: per una squadra giovane che in precampionato ha "preso sberle più di quante ne abbia date, il confronto con la Juve non era impietoso, anzi Buffon doveva bloccare un paio di palloni. La Juve scadeva nel difetto più comune: quando Nedved e Del Piero girano a basso ritmo, non produce palle-gol e la fiducia in Camoranesi si esauriva in un paio di palleggi argentini come la maglia tenuta fuori dai calzoncini alla Sivori (absit iniuria). I libici, che non conoscono a fondo il Rinascimento italiano, non sanno chi era il Pinturicchio e avranno faticato ad associare quel Del Piero ad un grande pittore. Alex aveva l'ambizione di giocare per la platea, com'era giusto che fosse: peccato che inciampasse negli avversari e nel pallone, come in Nazionale contro gli sloveni. L'intesa con Salas era sfrangiata, il cileno ronzava qua e là senza pùngere. Ci voleva una palla lunga di Camoranesi per metterlo in moto: il tocco lesto e basso di Salas lanciava Del Piero davanti a Frey e il sinistro del capitano juventino era preciso. Al 39' la Juve, con poco o nulla, era in vantaggio e chi segna per primo vince quasi sempre la Supercoppa. Fuori Adriano, un paracarro dai piedi poco brasiliani, il dinamismo di Bonazzoli sbrigliava la rapidità di Di Vaio che si fiondava negli spazi stretti. Il cannoniere colpiva la traversa e Monterò allontanava il rimbalzo a pochi centimetri dalla linea: poi, al 18', il suo scatto freddava Moretti e lo liberava al tiro in diagonale, imparabile. 
L' 1 -1 durava una decina di minuti in cui il Parma coltivava l'illusione: la difesa juventina era meno solida di prima. Ci voleva uno scatto di Zalayeta (i parmigiani lamentavano un fallo su Ferrari) subentrato a Salas per rimettere davanti gh juventini: il tocco smarcava Del Piero per il raddoppio. 
Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 26 Agosto 2002


 


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mercoledì 8 luglio 2026

14 Maggio 2003: Juventus - Real Madrid

Il nostro blog vi propone questo gustoso amarcord di questa data odierna. È il 14 maggio 2003 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno della semifinale della Champions League 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a rimontare in casa la doppia sfida contro la 'Casa Blanca'. Tra qualche settimana sarà incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!



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Stagione 2002-2003 - Champions League - Semifinali, ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 14 maggio 2003 ore 20:45 
JUVENTUS-REAL MADRID 3-1
MARCATORI
: Trezeguet 12, Del Piero 43, Nedved 73, Zidane 89

JUVENTUS: Buffon, Thuram L., Tudor, Montero P., Birindelli (Pessotto G. 60), Zambrotta, Tacchinardi, Davids (Conte A. 89), Nedved, Trezeguet (Camoranesi 77), (c) Del Piero
A disposizione: Chimenti, Fresi, Di Vaio, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

REAL MADRID: Casillas, Salgado, Helguera, Hierro, Roberto Carlos, Flavio Conceição (Ronaldo 52), Guti, Cambiasso (McManaman 76), Figo, Zidane, Raúl
A disposizione: César, Morientes, Portillo, Solari, Pavón
Allenatore: Vicente Del Bosque

ARBITRO: Meier (Svizzera)
RIGORI FALLITI: Figo 67 (Real Madrid)
AMMONIZIONI: Montero P. 58, Tacchinardi 64, Nedved 82 (Juventus); Flavio Conceição 23, Salgado 58, Hierro 75, Figo 86 (Real Madrid)




Thuram spazza tutto, Davids è indemoniato 
LE PAGELLE DELLA JUVENTUS 
Zambrotta scatenato: un operaio in paradiso 

BUFFON 9. Nel primo tempo c'è un gran sorvolo di pallone sopra la sua porta. Una sola palla-gol vera per il Real, ma Guti cincischia e il gatto vestito di rosa neutralizza. Nella ripresa il Real mostra la faccia cattiva, ma Gigi ha i nervi di acciaio. E lo dimostra neutralizzando il rigore di Figo. 
THURAM 7,5. Lippi resiste alla tentazione di spostarlo al centro per avere una diga a destra, ovvero dalla parte in cui si inserisce Zidane. Va all'assalto, ma con prudenza, garantisce comunque una pressione costante in raddoppio con Zambrotta. Nel finale si piazza a centro difesa e respinge tutto. 
TUDOR 7. Non è un fulmine di guerra, ha perso in parte l'abitudine a fare il difensore, ma l'emergenza lo richiama agh antichi compiti. Vigila nella zona di Guti, svetta di testa. 
MONTERO 7. Deve pilotare la difesa, gli manca l'appoggio di Ferrara. Non tentenna, fa argine, usa le buone maniere come sempre in questa sua difficile stagione. Atterra Ronaldo e provoca un rigore su cui c'è poco da discutere. Lo salva super Buffon. 
BIRINDELLI 7,5. In forse fino all'ultimo, va in campo e trova subito Figo. Che fa, trema? Neppure per sogno. Domina. Intanto parte stoppando in area Zidane, poi batte Figo allo sprint e suona la carica con un martellamento continuo sul fianco sinistro. Si esalta nel corpo a corpo, esce perché spremuto nella difesa del fortino 
(dal 15' st Pessotto 7)
ZAMBROTTA 8,5. Come a Madrid soffia il posto a Camoranesi e riveste i panni di centrocampista. Scatenato ai livelli del Bernabéu quando nel finale prese in pugno la situazione. Dalla destra il pericolo arriva di continuo per Casillas. Un'autentica gemma da collezione, il lancio che manda in gol Nedved. 
TACCHINARDI 8. In grande condizione, lo conferma una volta di più dominando la zona centrale, sovrastando chiunque cerchi il contatto fisico. Smista decine di palloni, fa da rampa di lancio per gli attaccanti. 
DAVIDS 8. Un finale di stagione in crescendo, si è fatta sentire la sua assenza al Bernabéu. Chiude il primo tempo con un numero di prestigio che scatena il delirio. Tranquillo, sicuro, recupera e riparte come un indemoniato 
(dal 44' st Conte sv). 
NEDVED 8,5. Soffre, ma non si arrende. Dominatore della scena in campionato, cerca l'acuto anche in Champions. E lo trova presto con D cross da cui scaturisce il gol del vantaggio. Sfugge alla marcatura facendo la ronda da una parte all'altra del campo. Corona la sua prestazione da eroe con una rete da antologia. Ammonito, salterà la finale che era l'obiettivo di tutta una carriera. 
TREZEGUET 7. Un gol da rapinatore, ma anche da attaccante sopraffino. L'assist di Del Piero è perfetto, la girata del francese è un colpo di stiletto letale. Sempre in agguato, sempre nel vivo del gioco, obbliga Helguera a sfiancanti recuperi 
(dal 32'.st Camoranesi 7: aiuta nel drammatico finale. 
DEL PIERO 8,5. Magica notte per il capitano. Nella parata dei grandi, lui finalmente esce allo scoperto e si allinea ai campioni che fanno storica questa sfida. Corona un primo tempo impeccabile con un gol da autentico fuoriclasse. Il 29esimo nella Champions: agguanta Inzaghi. Ripresa altrettanto spettacolare con un secondo gol sfiorato da pochi passi.


LE PAGELLE DEL REAL MADRID 
Roberto Carlos parte bene, poi si «dimette» 
Guti nervoso e Figo è l'ombra di sé stesso 

CASILLAS 6. Crivellato come un fagiano. Serata durissima perché la Juve parte subito a spron battuto e ne vede di tutti i colori. Becca due gol uno più bello dell'altro senza riuscire ad opporre resistenza. Si arrende anche a Nedved che gli arriva davanti come un proiettile. 
SALGADO 6. Cerca l'affondo in tandem con Figo, ma trova pane duro. Ouel Del Piero sempre molto defilato a sinistra è un pericolo costante, deve limitare le incursioni. 
HELGUERA 5,5. Aggrappato a Trezeguet, prova di tutto per limitare i danni. Durissimo fare argine contro questa Juve scatenata, esce spesso frastornato dai duelli che la partita gli impone. 
HIERRO 5. Il capitano manovra con calma, usa l'esperienza e tutti i ferri del mestiere per tenere a bada gli avversari. Ma è travolto pure lui. 
ROBERTO CARLOS 5. Partenza fulminea con un paio di sprint a razzo che esaltano la sua rapidità. Il pericolo sono le punizioni e infatti nel primo tempo ne calcia una che Buffon vede sfrecciare a un centimetro dal palo. Poi si dimette dalla partita. 
FLAVIO CONCEIÇÃO 5,5. Cerca Tacchinardi, ma è l'unico vero incontrista madrileno, così si sdoppia andando a rimorchiare Davids. Un lavoraccio, anche perché i compagni lo assistono poco, cerca più l'affondo che la copertura. E finisce per non combinare nulla di buono. Viene sacrificato dopo il doppio svantaggio 
(dal 7' st Ronaldo 6: un rischio metterlo in campo, ma serviva una scossa.) Si procura un rigore. 
GUTI 6. Nervoso, rischia l'espulsione per un regolamento di conti con Thuram. Anche lui dovrebbe tenere la posizione a copertura della difesa, ma in pratica si unisce quasi sempre al coro dei solisti e mette in difficoltà la squadra nella zona centrale. 
CAMBIASSO 5. Sorpresa dell'ultima ora. Dopo un lungo periodo fra le riserve, viene rispolverato per frenare l'emergenza. Non è in grande condizione, lo conferma galleggiando a, lungo nella zona centrale del campo senza spingere e senza fare la guardia 
(dal 31' st Mac Manaman sv). 
FIGO 5,5. A tutto pensava nella vita non di essere messo in difficoltà da Birindelli. Invece il bello del calcio è anche questo. Prova a partire da lontano, ma è lento e il difensore bianconero lo sovrasta sullo scatto. Ha la possibilità di rilanciare il Real, ma si fa ipnotizzare da Buffon che gli neutralizza il rigore. 
ZIDANE 6. Partita difficile per mille motivi. Non riesce a dribblare l'emozione del debutto contro gli ex compagni, per buona parte della sfida si limita all'essenziale. Non incide. A tratti sembra lo Zidane che quando era alla Juve vivacchiava ai margini del gioco. Mette la firma sulla partita con il rasoterra che crea un finale da brivido. 
RAUL 4,5. Operato di appendicite neppure un mese fa, ritorna titolare per il forfait iniziale di Ronaldo. È chiaramente il fantasma del campione che tutti conoscono, resta sempre in posizione defilata, non trova mai il guizzo che annichilisce l'avversario. 

MEIER7. Arbitro che piace all'Uefa. Arbitra con equità, tiene a bada una partita di estrema delicatezza e mette a tacere le malelingue che pensavano a una direzione pro Real per evitare una finale tutta made in Italy. Inevitabile la decisione di assegnare un rigore per lo sgambetto di Montero a Ronaldo. Fiscale il giallo che nega a Nedved la finale.

Fabio Vergnano




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