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martedì 16 settembre 2025

16 Settembre 1984: Como - Juventus

É il 16 Settembre 1984 e Como Juventus si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85  allo 'Stadio Giuseppe Sinigaglia' di Como.

I Bianconeri sembrano piú concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'é sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto

Dall'altra parte c'é la squadra lariana che termina il campionato con una meritatissima salvezza.


Buona Visione!



como


Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 1 andata
Como - Stadio Giuseppe Sinigaglia
domenica 16 settembre 1984 ore 16:00 
COMO-JUVENTUS 0-0

A disposizione: Della Corna, Didonè, Corneliusson
Allenatore: Ottavio Bianchi

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Prandelli 78), Pioli, (c) Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P., Platini (Vignola 57), Boniek
A disposizione: Bodini, Caricola, Limido
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Redini
AMMONIZIONI: Fusi 32 (Como)
ESPULSIONI: Bruno 83 (Como)




Una sbiadita Juventus costretta al primo 0-0 sul Sinigaglia di Como
E' mancata la regia di Platini
La cattiva giornata del fuoriclasse francese (poi sostituito da Vignola) non giustifica, però, le numerose smagliature denunciate dalla manovra dei bianconeri 
Vano il prodigarsi di Bonini e Boniek 
Pioli, un esordio col piglio del veterano 
Un rigore su Rossi

COMO-Primo, storico 0-0 al Sinigalia fra Como e Juventus. Contro la sbiadita copia della squadra che si era meritatamente laureata campione d'Italia e ha vinto la Coppa delle Coppe, I lariani, neopromossi in A, hanno opposto una fiera resistenza. Il pareggio, tutto sommato, è il risultato piú giusto anche se Redini, in pessima giornata, al 32' ha negato al bianconeri un rigure, trasformando clamorosamente il fallo commesso dal portiere Giuliani su Rossi, sia pure appena dentro l'area, in punizione dal limite.

C'è da dire che Rossi, sul lancio di Boniek, era scattato in sospetto fuorigioco (non rilevato dal guardalince con bandiera a scacchi giallorossa e che Redini, forse, ha applicato la legge della compensazione. Ma la doppia svista non assolve l'arbitro pisano, che ha distribuito ammonizioni a piene mani e non tutte tempestive. Sono finiti sul suo taccuino Fusi, Tardelli, Prandelli, Todesco, Boniek e Tempestilli, e ha espulso all' 87 Bruno, che aveva reagito a un intervento di Pioli per un fallaccio su Boniek.

Il Como, che si é battuto al limite delle sue possibilita nonostante l'assenza di Corneliusson, rimasto in panchina (sembrava che nel finale dovesse esordire, ma Bianchi ha cambiato idea), ha al suo attivo un montante colpito un minuto dopo il rigore negato alla Juventus, da un fendente basso di Manarin, con Tacconi ormai fuori causa servito dall'attivissimo Matteoli. Questi due debuttanti nella massima divisione (oltre a Bruno e al juventino Pioli) hanno fatto soffrire la retroguardia bianconera che ha conciso ben tre palle-gol a Todesco (44', 54' e 55') tutte regolarmente sprecate.

Ma è stato a centrocampo che la Juventus ha avuto i maggiori problemi, con un Platini a scartamento decisamente ridotto. Il fuoriclasse francese si era inzuccato con Fusi all'5', ma la leggera contusione, con bernoccolo, non costituisce alibi e Trapattoni l'ha addirittura sostituito al 56' con Vignola (che non ha migliorato di molto la situazione), visto che le roi non riusciva a entrare in partita con l'abituale autorità, se non in rarissime occasioni. Platini è una pedina importantissima, ma non basta a spiegare una Juventus acefala, priva di mordente e lontana dal rendimento ottimale, nonostante la generosa prestazione di Bonini, impegnato ad arginare le frequenti iniziative di Matteoli. Contro un Como molto accorto e pronto a far scattare il contropiede, azionato da Müller, la Juventus si è lasciata imbottigliare, sfruttando poco e male le fasce laterali con scarsi rifornimenti per Rossi e Briaschi.

Boniek, partito come mezzala, non ha  lesinato l'impegno, ma solo nella ripresa ha trovato varchi utili. Tardelli, che agiva lungo l'out destro su un Müller pronto a sacrificarsi nei recuperi, era attivissimo (ha anche colpito la parte posteriore della traversa al 60), ma bruciava preziose energie in spunti personall senza esito, ricorrendo anche a qualche fallo di troppo.

Pioli, invece, si batteva come un veterano. Compirá 19 anni il mese prossimo e non è apparso affatto emozionato. Ha cominciato su Todesco, poi Trapattoni l'ha decentrato su Manarin per consentirgili di appoggiare le offensive. E Pioli l'ha fatto con intelligenza. Troppo spesso, però, i compagni lo cercavano, trovandolo smarcato, ma non si può pretendere che Pioli si trasformi anche in rifinitore. Comunque non ha patito il gran salto dalla Calla A.

Impostata con insistenza su Pioli l'azione diventava imprevedibile perció al 4' Scirea é andato vicinissimo al gol, ma ha graziato l'attento Giuliani e la Juventus non cambiava marcia. Briaschi era lasciato in balia di Tempestilli con Rossi che si dannava per scrollarsi di dosso Ottent: quando ci riusciva, trovava il gigantesco Guerrini (piuttosto nervoso e litigioso) pronto a chiudere ogni varco. Rossi era sfuggito alla doppia guardia soltanto al 32' ma a stopparlo ci aveva pensato Giuliani che aveva parato fuori anche il pallone.

C'è stato un altro episodio che ha fatto gridare al rigore in favore della Juventus. É accaduto al 58' quando Guerrini ha strattonato Boniek per la maglia, atterrandolo, sulla soglia dell'area. A noi è parso fuori, così come non era penalty l'intervento di Guerrini, un minuto prima, su Tardelli che aveva caricato scenicamente le conseguenze del contrasto, beccandosi l'ammonizione.

La Juventus può legittimamente protestare solo per il fallo di Giuliani su Rossi, ma deve soprattutto trovare lo spirito della scorsa stagione. E' vero che sará dura per tutti gli squadroni, in casa come fuori, nei grandi stadi come in provincia, ma è altrettanto vero che dopo una stagione vincente c'è una sorta di inconscio appagamento che toglie un pizzico di determinazione. Chiaro che, con la forma, certe smagilature tattiche possono sparire, ma é con la continuitá di rendimento e con la rabbia che al primeggia, ieri questa rabbia è emersa in ritardo. Mercoledi, a Tampere, é gia Coppa del Campioni, con un turno superabilissimo per una Juventus concentrata. I dilettanti finlandesi dell'Ilves sono tecnicamente modesti ma corrono.

Bruno Bernardi



Boniek: «É stato un errore la sostituzione di Michel» 

COMO — La sua partita è durata esattamente 56 minuti. Il tempo di prendere una botta in testa, di fare qualche mossetta e di rimediare anche i primi impietosi fischi. Platini ha cominciato in sordina il suo terzo campionato italiano, a conferma di un momento davvero delicato. La condizione migliore è ancora lontana, quindi Trapattoni lo ha rispedito negli spogliatoi dopo pochi minuti del secondo tempo. Michel, come al solito, non drammatizza: 

«Siamo in 18 — sottolinea — possiamo scendere in campo tutti e non è quindi un problema se gioca Vignola al posto mio. Fusi mi ha marcato molto bene e se mi fermano con tanta abilità diventa difficile giocare anche per me. Trapattoni non ha torto: devo lavorare ancora e, in fondo, ha fatto bene a sostituirmi, anche se nessun , giocatore al mondo ama essere messo fuori campo. Forse mi ha risparmiato per la Coppa. Lui dice che non sono a posto e come faccio a dargli 'torto?».' 

Di parere opposto è Boniek, che in pratica si mette in polemica con Trapattoni. Secondo lui Platini non andava sostituito: 

«Se ha deciso di metterlo fuori avrà avuto le sue buone ragioni — sottolinea — ma dopo aver subito la pressione del Como, nel finale siamo venuti fuori noi ed in quel momento uno come Platini ci avrebbe fatto molto comodo. Anche se non è in forma può sempre risolvere la partita con una delle sue invenzioni». 

Boniek ama sempre parlar chiaro, e soprattutto è il primo estimatore del francese. Giornata triste anche per Rossi, che giocava la sua centesima partita in campionato con la maglia della Juve. L'attaccante si lamenta per un fallo da rigore commesso su di lui dal portiere Giuliani: 

«Era un fallo netto — spiega — ma ora è inutile recriminare. É stata una partita bruttissima, nervosa. Nel secondo tempo avremo giocato in tutto 15 minuti. Tutto sommato un punto può comunque andarci bene».

Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 17 settembre 1984 




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Le due facce del lago di Como. Al debutto, cioé, Trapattoni e Bianchi sono i registi di una recita sul tipo dei Promessi sposi dove, però, soltanto il Como è fedele al copione mostrandosi incredibilmente coraggioso e podista nella sua voglia di riscatto all' eliminazione in Coppa Italia mentre la Juve si macera in confusioni introspettive, trema e perde per strada perfino Platini sostituito da Vignola. A dimostrazione che a volte è meglio essere piccoli e vedere grande piuttosto che essere grandi e vedere piccolo...



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sabato 15 febbraio 2025

15 Febbraio 1981: Como - Juventus

É il 15 Febbraio 1981 e ComoJuventus si sfidano nella seconda Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Giuseppe Sinigaglia' di Como.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Sará una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterá i nostri beniamini verso il dicianovesimo tricolore. Dall'altra parte c'é un Como che si salva dall'onta della retrocessione solo per la classifica avulsa con le altre pretendenti.

Buona Visione!


como




 

Campionato di Serie A 1980-1981 - 2 ritorno
Como - Stadio Giuseppe Sinigaglia
Domenica 15 febbraio 1981 ore 15.00
COMO-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Bettega 32, Tardelli 36, Nicoletti rigore 69

COMO: Vecchi, Vierchowod, Marozzi, Centi, Fontolan, Volpi, Mancini, Lombardi, Nicoletti, Gobbo (Pozzato 60), Cavagnetto
Allenatore : Giuseppe Marchioro

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega, Prandelli, Fanna (Verza 81)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Redini
ESPULSIONI: Lombardi 89 (Como)



UN GRAN GOL DELL'ATTACCANTE SPALANCA LA PORTA DELLA VITTORIA BIANCONERA A COMO
La Juve ritrova il Bettega d'annata
Il numero 9 juventino, che non segnava su azione dal 4 maggio dell'anno scorso, è tornato alle prestazioni dei tempi passati. 
Raddoppio di Tardelli e rete lariana realizzata da Nicoletti su rigore, concesso per un inutile fallo di Furino. 
Assente Brady, il sostituto Prandelli è stato fra i migliori. 
Causio in panchina

COMO Ora qualcuno avanza il sarcastico sospetto che il Como abbia molto avvertito l'assenza di Causio. La battuta è buona, ma da evidentemente non regge. Di serio, su questo  c'è da osservare questo: che Franco Causio, uno del più bei prodotti del calcio Italiano del dopoguerra, ieri per la prima volta in vita sua è stato condannato alla panchina fin dall'inizio e non ha battuto ciglio. Complimenti anche a lui. Quello che merita la nuova Juventus sono in parte desumibili dal risultato (anche se il punteggio le va un po' stretto), molto dal dominio netto esorcitato per oltre un'ora: esattamente fino a quando Il suo vecchio capitano Furino non ha messo in discussione, con un inutile fallo da rigore, una partita che da un pezzo era virtualmente terminata.

Trapattoni ora non deve chiedere scusa a nessuno: cosa che avrebbe fatto, come annunciato, se non avesse conquistato due punti che evidentemente riteneva doverosi, se non proprio facili. La Juventus di Marocchino e Prandelli, che hanno rispettivamente sostituto l'appannato barone e l'infortunato Brudy, ha centrato agevolmente l'obiettivo categoricamente fissato, inserendo nella bella spruzzata di gioventú il Bettega del vecchi tempi: determinato, rabbioso, mobile e imperdonabile sulle palle alte. Il digiuno durava da nove mesi: l'ultimo gol di Bettega su azione (prima di ieri in questo campionato aveva realizzato soltanto due rigori) era infatti datato Ascoli, 4 maggio 1980. Forse anche per questo negli ultimi tempi non girava, quasi ossessionato da un record nerissimo, personalmente mai neppure sfiorato prima.

Quello di ieri è stato uno splendido gol, degno di figurare tra i più spettacolari della sua carriera di bomber. E' accadulo al 32', su lancio di Gentile, Bettega di testa ha invitato al tiro Prandelli, ma Centi in extremis è riuscito a deviare in angolo. 

Dalla bandierina ha battuto Fanna e Bettega con una prodezza aerea ha imparabilmente insaccato a fil di palo. Eccezionale. 

Subito dopo Marchioro è corso ai ripari. Non era statu un'idea molto brillante, quella di affidare Bellega a Vierchowod; Marchioro se ne è reso conto e sul centravanti biancanero ha piazzato Fontolan, spostando Vierchowod su Marocchino. Troppo tardi: Robertino aveva ormai sbloccato il risultato mettendo debitamente a frutto la superiorità degli ospiti nei confronti di un Como abbastanza timoroso di scoprisi. D'altra parte, per rimanere nel tema tattico Tra pattoni andrá fiero della trovata di spostare Gentile sull'ala a guardia di Cavagnetto per tenere al centro Cuccureddu su Nicoletti.

Così Gentile, che il ruolo di stopper peró non lo gradisce (lo aveva pur gridato in settimana) ha potuto scorrazzare come gli piace lungo tutta la fascia destra per operare continuamente degli insidiosissimi cross, partecipando non a caso all'azione che ha immediatamente preceduto la prima rete e alla manovra che ha propriziato il raddoppio. Trentacinquesimo minuto: traversone di Gentile, rifinitura aerea di Fanna, destro amprendibile di Tardelli che con quattro reti è adesso il capocannoniere della Juventus).

Dove ha sbagliato il Como?

Come test preliminare non ha sbagliato: la Juve gli è superiore, su questo non ci piove. quindi la sconfitta, anche se subita in casa, non ha alcunché di drammatico o di scandaloso per la formazione di Marchioro. Si può dire che il Como avrebbe dovuto avere un po' piú di coraggio, stuzzicando e un po' impensierendo la difesa avversaria, come ha fatto soltanto nei primissimi minuti. Ma, chissá: insistendo sul iniziale terno offensivo, con Volpi e Lombardi eccessivamente sbilanciati in avanti, forse gli sarebbe andata anche peggio perché la Juve ieri girava e aveva tutta l'aria di voler punire chiunque osasse opporsi ai suol piani. La squadra di Trapattoni ha lasciato che il Como smaniasse per non più di dieci minuti. In questo breve lasso di tempo molti hanno intravisto il Como simpatico e guastafeste che nella terza di campionato sconfisse l'Inter e che lo domenica precedente aveva bloccato la Roma all'Olimpico. L'illusione pero è stata breve, Dal 10' in avanti è costantemente cresciuta la Juve e nessuno ha osato sognare altri miracoli.

Il giovane Prandelli è apparso subito a suo agio fatte le debite proporzioni di classe e di esperienza nei panni di Brady, e altrettanto bene ha giostrato Marocchino, anche se le funzioni assegnategli da Trapattoni non erano quelle sue naturall. Così, alla fine del primo tempo mentre la Juventus vantava due limpidissimi gol e varie altre conclusioni, Como vedeva ridotto il suo bilancio ad un pregevole numero di Cavagnetto.

Nella ripresa Bettega e Prandelli sfioravano in più di una occasione il terzo gol. La partita ormai non aveva più storia. Ma a resuscitarla ci ha pensato Furino. Il capitano ha agganciato Nicoletti appena entrato in area nei pressi del vertice di destra. L'attaccante comasco tutt'al piú avrebbe potuto crossare nell'area affollata; ma Furino si è allarmato troppo e lo ha atterrato (23'): Nicoletti ha realizzato la massima punizione.

A questo punto l'atmosfera si è alquanto riscalduta e Redini ha atentato a dominarla

Nino Petrone
tratto da: Corriere della Sera del 16 febbraio 1981


 

Roberto
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Ritaglii di giornali provenienti da Il Museo del Como


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venerdì 7 febbraio 2025

7 Febbraio 1982: Como - Juventus

È il 7 febbraio 1982 e ComoJuventus  si sfidano nella Terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Giuseppe Sinigaglia' di Como.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altre parte c'é il Como che dopo un campionato deludente chiude all'ultimo posto e saluta la Serie A.

Buona Visione!



como


Campionato di Serie A 1981/82 - 3 ritorno
Como - Stadio Giuseppe Sinigaglia
Domenica 7 febbraio 1982 ore 15.00
COMO-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Gentile 78, Brady 87

COMO: Renzi, Tempestilli, Tendi (Occhipinti 27), Galia, Fontolan, Morganti, Mancini, Lombardi, Nicoletti (Butti 77), De Gradi, Mossini
Allenatore : Gianni Seghedoni

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Galderisi 19), Tardelli (Bonini 71), Virdis, Brady, Fanna
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pieri C.




Gentile: «Facciamo paura ai viola» 
«Sentivo che era la volta buona», ha detto il terzino goleador 
Trapattoni: «Una vittoria sofferta, ma meritata» 
Tardelli soddisfatto del suo rientrò 
Ancora un grande Furino 
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE COMO

Trapattoni non si illudeva di trovare «via libera» a Como, nonostante le precarie condizioni di classifica della squadra di Seghedoni. E cosi è stato. La vittoria, maturata solo a nove minuti dalla fine, lo dimostra ampiamente. 

Il tecnico commenta: 

«Un risultato sofferto, ma meritato, mi sembra, perché la squadra ha offerto una grande prova, è stata sempre alla ricerca della vittoria. Debbo però elogiare i meriti del Como per due motivi: primo perché la squadra di Seghedoni si è battuta con grande determinazione, come era suo dovere, nei confronti del pubblico e delle altre squadre; secondo perché ci ha affrontati sempre a viso aperto e giocando una partita a tratti molto bella». 

L'infortunio (lieve distorsione alla caviglia destra) toccato a Marocchino poteva scombussolare i piani di Trapattoni: 

«Cosi non è stato — prosegue Trap — anche perché possiedo valide alternative. Abbiamo continuato a giocare con grande determinazione, creando due clamorose azioni da gol sventate con fortuna dal Como a portiere ormai battuto. Diciamo che la vittoria fuori casa era ormai matura, in quanto da tempo la squadra si esprime con grande incisività». 

Ora la Juventus è in testa seppure in coabitazione con la Fiorentina: 

«Essere al comando non significa nulla — commenta ancora Trapattoni — è una cosa che poteva anche succedere, visti gli impegni delle prime in classifica. Noi andiamo avanti domenica dopo domenica continuando questo estenuante braccio di ferro con le altre. La prossima settimana ci attende subito un altro impegno delicato contro un Mllan affamato di punti. Ma ormai tutte le partite che ci aspettano saranno difficili. Anche le nostre avversarie comunque, a quanto pare, hanno vita dura. La Fiorentina, per esempio, deve aver trovato un Ascoli grintoso proprio come questo Como». 

Grande attesa per il rientro di Tardelli, fuori squadra ormai da cinque partite. Il centrocampista é uscito alla mezz'ora del secondo tempo a causa delle sue condizioni fisiche ancora precarie: 

«Sono stato costretto a uscire dal campo perché non sono ancora a posto. L'infortunio è ormai assorbito, ma la mia condizione è ancora imperfetta. Onestamente non mi attendevo però molto di piú per ora». 

Anche Marocchino ha lasciato il campo molto presto. Tre brutti interventi dei terzino Tendi l'hanno costretto ad abbandonare: 

«Sono state entrate abbastanza cattive — commenta il giocatore — ma fortunatamente non mi sono fatto nulla di grave». 

Come del resto confermano il dottor La Neve e il massaggiatore De Maria.

Complimenti al Como per la sua prova generosa. 

Protagonista dell'ultima vittoria Juventina in trasferta nel derby dell'ottobre scorso, Gentile ha aperto anche ieri la via del successo: 

"La palla è schizzata fuori in area da una mischia — commenta soddisfatto—e io ho sparato molto sicuro. Potevo segnare già nel primo tempo, ma Fontolan ha respinto con molta fortuna II mio tiro. Comunque sentivo, e lo avevo pronosticato, che questa era la volta buona, che saremmo tornati a vincere fuori casa. La squadra, Infatti, ha raggiunto una condizione complessiva pressoché perfetta. Ora essere primi in classifica significa aver fatto un passo avanti importante, e ci permette di spaventare la Fiorentina. Credo che passiamo, infatti, mettere paura ai viola, anche se Roma, e Inter, vincendo fuori casa, hanno compiuto anch'esse grossi passi in avanti" 

Una giornata fortunata anche per Brady, che ha segnato il suo primo gol stagionale su azione: 

«Un gol non bello — commenta — perché nato da un errore di un difensore. Comunque sono soddisfatto di me stesso. Certo che II Como non merita la posizione di classifica attuale, visto come gioca. Siamo primi in classifica? Bene, domenica affronteremo il Milan con maggiore convinzione ancora». 

Ma se Brady ha segnato, gran parte del merito spetta a Galderisi, che ha sottratto dai piedi di Galla un pallone quasi perso: 

«Ho fatto il mio dovere e basta — si schermisce — e sono stato anche aiutato dalla fortuna. Comunque ho sbagliato troppo prima, e così spero di essermi fatto perdonare tanti errori». 

Capitan Furino è stato ancora una volta il migliore in campo. Il vecchio leone non perde un colpo: 

«Gioco bene alla domenica perché mi riposo durante la settimana — commenta scherzosamente —. La verità è che l'esperienza c'entra relativamente, conta soprattutto la "birra" che uno ha in corpo. Bisogna lottare sempre se si vuole andare avanti». 

Un esempio per tutti, anche per qualche suo più giovane compagno. 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 8 febbraio 1982





La Fiorentina tiene il passo, l'Inter rilancia la sfida, la Roma risorge a suon di gol. Ma il fatto nuovo è il ritorno al vertice dei Campioni che ritrovano Brady e che con Gentile e Galderisi realizzano l'alleanza delle forze vecchie e nuove

Signori, la Juve

CHE SIA LIAM BRAY, appena ora riemergente da una lunga nebbia, a siglare il gol della staffa di questo ritorno juventino ai vertici, assume valore simbolico. Madama riapre le braccia al figliuol prodigo dal sinistro fatato. Pareva averlo irrimediabilmente perduto: la crisi del secondo anno, la fatica e la delusione dell'avventura mondiale, quando si era amaramente incrinato il sogno di proiettare l'Eire alla grande ribalta spagnola. E poi la perdita di Bettega, partner ideale, sulla cui testa svettante recapitare ispirate parabole; o i ricorrenti forfait di Tardelli, inimitabile supporto dinamico per un trequartista ricco di fosforo ma dalle limitate capacità cursorie. Mentre Liam Brady languiva in un declino apparentemente irreversibile, la Juve gli faceva attorno quadrato. In questi dettagli si estrinseca la classe e la maturità di una squadra. C'è stato, in questo torneo, chi il suo straniero l'ha perduto per strada; o, peggio, chi l'ha destinato a parafulmine di profondi e ben più motivati malesseri interni. La Juve lo ha atteso con tatto e pazienza, rifiutando sdegnata il clima di processo e di linciaggio, semmai limitandosi a qualche accorato messaggio.

"Ci mancano i suoi gol», 

sospirava Trapattoni nei momenti grami, ed è stato l'appunto più severo. In verità, ben altro mancava alla Juve da parte dell'irlandese. Ma sarebbe stato sciocco e controproducente sottolinearlo. Ora Brady rientra trionfalmente nei ranghi e la Juventus si trova automaticamente con un problema in meno. Ne ha avuti tanti e tutti seri di problemi. In attesa di risolverli, è ritornata in testa alla classifica, accuratamente bordeggiando fuori delle polemiche. Niente male, come soluzione.

ALTI E BASSI. Che la Juve abbia avuto a che fare con situazioni anomale, lo dimostra un attento esame del suo comportamento sin qui. Scientifico programmatore di tabelle, Trapattoni ha sempre costruito i successi della sua squadra su una spiccata regolarità di rendimento, magari con la costante di un incremento a gioco lungo, nel momento dello sprint risolutivo. Guardiamo invece il campionato in corso, dividendolo in tre parti uguali. Nelle prime sei partite, a ranghi praticamente completi, con un Bettega straripante, un Maroc-chino rivelazione e un Virdis rimesso a nuovo, la Juventus realizza un sensazionale en plein. Sei vittorie a seguire, dodici punti, il vuoto alle spalle.

Si alimenta la leggenda della Signora Omicidi: campionato finito, ucciso dallo strapotere bianconero. In realtà, quell'avvio galoppante ha colto di sorpresa proprio la Juventus per prima.

L'hanno determinato alcuni fattori concomitanti: il naturale stimolo rappresentato per i suoi molti azzurri (Bettega in testa) dall'annata del Mundial e un calendario obiettivamente agevole. Dei sei avversari incontrati, quattro di calibro medio-basso (Cesena, Avellino, Como, Cagliari) e due teoricamente agguerriti ma in realtà attanagliati da crisi crudeli, Milan e Torino. La perdita di Bettega, sull'altare di una disgraziata Coppa dei Campioni, è comunque pesantissimo pedaggio: e si aggiunge allo scoramento per l'ennesimo fallimento dell'obiettivo internazionale.

DISASTRO! E siamo al secondo troncone. Un autentico disastro. Nelle successive sei partite, dalla settima alla dodicesima giornata, la Juventus raccoglie quattro punti, che è meno della media salvezza. Tre sconfitte (in casa con la Roma, a Genova e ad Ascoli) due zero a zero con Fiorentina e Inter, una sola vittoria sul Bologna.

Oberato da tutte le responsabilità realizzative, Virdis va in tilt, offrendosi comoda preda a difensori sempre più determinati. La forza della squadra, che è tradizionalmente quella di creare sbocchi alternativi alla manovra, si sbriciola. In sei partite la Juve segna tre gol appena, in quattro gare resta all'asciutto. La situazione si capovolge brutalmente. Nello stesso arco di partite, la Fiorentina guadagna cinque punti e la scavalca. Eppure Madama si afferra con le unghie alla ciambella di salvataggio e riesce a non affondare. Il distacco dalla vetta non supera mai il livello di guardia.

LE RISORSE. Ultime sei partite. La svolta viene dal match con l'Udinese, che uno splendente Causio porta all'assalto del suo antico feudo. La Juve barcolla, riesce a non cadere e un giovanetto buttato dentro agli sgoccioli, Galderisi, le regala addirittura la vittoria. Ricomincia la serie. Pareggio a Napoli, goleada al Catanzaro (altra doppietta del « nanu»), pareggio a Cesena, quattro a zero sull'Avellino e vittoria a Como. Dieci punti, uno in più della Fiorentina nello stesso arco di gare sufficiente per l'aggancio. Le risorse della Vecchia sembrano inesauribili. Galderisi l'ha tratta dal baratro, Gentile le spalanca le porte di Como e si rivede Brady, finalmente. Tardelli rientra part-time e il recupero di Bettega si fa sempre più vicino. Il peggio sembrerebbe passato.

IMPREVEDIBILE. Nel giorno in cui il ritorno ai vertici suggerisce trionfalismi gratuiti, invitiamo comunque a riflettere su questo comportamento a sbalzi. La Juventus vera non è quella dei dodici punti in sei partite, ma neppure quella dei quattro punti nelle successive sei. In ogni caso, per arrivare al titolo, non servono i grandi exploits isolati: è indispensabile pedalare rotondo, con regolarità. In questo senso, assai più compatta si è dimostrata sin qui la Fiorentina: otto punti nelle prime sei partite; nove nelle seconde sei; ancora nove nelle ultime sei.

Quasi un metronomo. La forza della Juventus è stata chiaramente quella di aver assorbito con i minimi danni una crisi profonda: grazie alla rendita accumulata in precedenza e alla vigorosa reazione successiva, i bianconeri hanno potuto risalire dall'abisso.

Torna obbligatorio il discorso sulla maturità dell'ambiente: alla Roma, che resta probabilmente l'entità tecnica più elevata del torneo, due sconfitte consecutive hanno provocato il pandemonio, polemiche interne e pubblici processi. E la stessa Inter, che è sempre pienamente in corsa, vive croniche sbandate, in concomitanza di ogni risultato deludente. La Juve, che ha avuto almeno gli stessi guai delle altre, li ha sicuramente attutiti meglio, con maggior mestiere. Ma una ricaduta le sarebbe chiaramente fatale.

IL VECCHIO E IL NUOVO. Questa saldezza interiore, le ha consentito intanto di cementare le forze vecchie e nuove. Abbiamo visto come Galderisi sia stato determinante in un delicatissimo momento. E anche a Como, il ragazzino (preso a metaforici scappellotti dopo le imtemperanze disciplinari) ha propiziato, col suo ingresso in campo, i gol della vittoria. Questa volta ha recitato il ruolo di rifinitore di un vecchio e indomito guerriero, Claudio Gentile, capace di emettere l'acuto risolutivo. E poi di Brady, il fantasista ritrovato. In attesa di tirar fuori dalla manica i suoi assi di sempre, il Trap ha magnificamente giostrato con le carte di riserva. Strano destino il suo, di restare costantemente ai margini delle imprese, senza venir investito dalle luci della ribalta, è forse il più completo e maturo dei nostri tecnici, ma per altri si infiamma l'immaginazione popolare. C'è persin da credere che, il giorno in cui gli toccasse l'amara sorte di tanti suoi colleghi, meno violento scoppierebbe lo sdegno dei benpensanti. Maestro di sottili equilibri tecnici e psicologici, Trapattoni ripropone intanto la sua Juventus sul tetto della classifica. Senza strepiti e iattanze, come un evento naturale. La Fiorentina tiene botta, l'Inter avvampa di nuovi slanci, la Roma risorge in un'orgia di gol. Ma la Vecchia è tornata li, a condizionare sogni e ambizioni. C'è qualcosa di antico, anzi di nuovo, nel copione del campionato.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.6





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tratto dal blog: Il Museo del Como

roberto

Tratto dal blog: Il Museo del Como

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La Stampa 8 febbraio 1982

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lunedì 22 gennaio 2024

24 gennaio 1988: Como - Juventus

É il 24 Gennaio 1988 e Como Juventus si sfidano nella prima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88 allo Stadio 'Giuseppe Sinigaglia' di Como.

É ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare la solita quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. I lariani (allenati da poche partite da Tarcisio Burgnich) invece si salvano a fatica dalla retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


como



Campionato di Serie A 1987-1988 - 1 ritorno
Como - Stadio Giuseppe Sinigaglia
Domenica 24 gennaio 1988 ore 14.30
COMO-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Buso 31, Albiero 76

COMO: Paradisi, Maccoppi, Annoni, Centi, Albiero, Moz (Giunta 46), Mattei, Invernizzi, Todesco, Notaristefano (Viviani 65), Corneliusson
Allenatore: Tarcisio Burgnich

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bruno, Brio, Tricella, Mauro (Vignola 75), Magrin, Rush, Bonini, Laudrup (Buso 16)
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: Agnolin L.



Mentre il duo Laudrup-Cabrini accusa l'arbitro e il gioco duro dei padroni di casa 
Rush critica la difesa: «Prendiamo troppi gol» 
Ma Tricella non ci sta: «L'attacco poteva chiudere la partita» - 
Buso dedica la rete a Marchesi e Boniperti 

COMO — Laudrup lascia lo stadio con la caviglia sinistra gonfia come un melone. Per fortuna è solo una distorsione, nell'intervallo, il giocatore è stato trasportato in ospedale, dai controlli non è stata riscontrata la temuta frattura. Però il danese rischia di star fuori almeno per quindici giorni ed è arrabbiato con l'arbitro: 
"Voglio fare i complimenti ad Annoni che mi ha conciato cosi e ad Agnolin. Il difensore ha fatto il suo lavoro, ma l'altro no, non ha nemmeno estratto il cartellino giallo. Non posso credere che Annoni volesse farmi male, ma non riesco a pensare che davvero sia Agnolin il miglior arbitro italiano". 
Se il danese non è stato tenero nei confronti dell'arbitro anche capitan Cabrini, ammonito per proteste, ha qualcosa da dire ad Agnolin: 
"Ha cercato di tenere in pugno la partita, ma qualche volta s'è oltrepassato il confine della grinta pura per andare al fallo premeditato. Una cosa è entrare duro sulla palla, un'altra è colpire l'avversario. E' quanto ho cercato di far capire all'arbitro quando Todesco ha messo giù Tricella e mi sono buscato il cartellino giallo". 
Il giovane Buso è malconciò, una distorsione al ginocchio che non gli ha impedito di giocare ugualmente gli ultimi venti minuti. La soddisfazione del gol lenisce in parte il suo dolore: 
«É la seconda rete in bianconero dopo quella di Ascoli del febbraio scorso, la prima di questo campionato. Mi spiace per Laudrup, Annoni è entrato proprio per colpirlo, altro che ammonizione, meritava qualcos'altro quell'intervento. "
Renato Buso dedica quindi il gol a Marchesi e a Boniperti che in questi ultimi tempi hanno sempre creduto in lui: 
«Ma dopo la traversa presa a Pescara e le occasioni perdute a Firenze e ancora in Coppa, il morale non era certo alle stelle. Avevo bisogno di questa rete, per fortuna tutta la mia famiglia e i miei compagni mi sono sempre stati vicini."
E veniamo all'altra parte della medaglia. La Juve continua a prendere gol, è il diciassettesimo in sedici partite: 
«Sono gol del cavolo — afferma Tacconi — nel senso letterale del termine. E' inutile protestare, arrabbiarsi, rischiare multe e squalifiche quando poi prendiamo questi gol». 
Brio, che ieri ha disputato la 200esima partita nella Juventus non si abbatte troppo: 
"Non so perché continuiamo a prendere gol su calcio d'angolo, bisogna chiedere Marchesi come mai Albiero rimasto libero in area di colpire di testa » 
Ma allora, come si può spiegare l'ennesimo pareggio con la squadra in vantaggio? Risponde Tricella
"Potevamo chiudere la partita, abbiamo dominato per 70 minuti, ma è difficile trovare una spiegazione. Sono piccole cose, una palla che finisce su una zolla, come è successo per Mauro e Rush, no?». 
Il libero capovolge il discorso ributtando la palla verso l'attacco. Ma Rush non ci sta: 
«Era molto difficile trovare spazi per noi punte con il Como — afferma il gallese, stavolta a bocca asciutta dopo la goleada di Pescara — ma potevamo fare il 2-0 e in ogni caso l'1-0 basta per vincere se non si prendono gol." 
Nella Juve quindi l'attacco dà colpe alla difesa, la difesa parla di attacco che non sa approfittare di tutte le occasioni. Il difensore di ufficio della squadra, Rino Marchesi, si esprime cosi: 
«E' stata una partita vigorosa, contro il Como che mi aspettavo e conoscevo bene. Non era facile, e si sapeva, fare risultato pieno, i cinque gol presi dal Como a Milano non avevano illuso nessuno. Per noi è la solita musica, andiamo in vantaggio e non chiudiamo la partita. Mi spiace solo che cominciamo il ritorno con Laudrup e Buso nuovamente fuori causa. Ma la squadra sa lottare, lo si è visto in questa gara così maschia".

Franco Badolato


 

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