venerdì 7 febbraio 2025

7 Febbraio 1982: Como - Juventus

È il 7 febbraio 1982 e ComoJuventus  si sfidano nella Terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Giuseppe Sinigaglia' di Como.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altre parte c'é il Como che dopo un campionato deludente chiude all'ultimo posto e saluta la Serie A.

Buona Visione!



como


Campionato di Serie A 1981/82 - 3 ritorno
Como - Stadio Giuseppe Sinigaglia
Domenica 7 febbraio 1982 ore 15.00
COMO-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Gentile 78, Brady 87

COMO: Renzi, Tempestilli, Tendi (Occhipinti 27), Galia, Fontolan, Morganti, Mancini, Lombardi, Nicoletti (Butti 77), De Gradi, Mossini
Allenatore : Gianni Seghedoni

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Galderisi 19), Tardelli (Bonini 71), Virdis, Brady, Fanna
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pieri C.




Gentile: «Facciamo paura ai viola» 
«Sentivo che era la volta buona», ha detto il terzino goleador 
Trapattoni: «Una vittoria sofferta, ma meritata» 
Tardelli soddisfatto del suo rientrò 
Ancora un grande Furino 
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE COMO

Trapattoni non si illudeva di trovare «via libera» a Como, nonostante le precarie condizioni di classifica della squadra di Seghedoni. E cosi è stato. La vittoria, maturata solo a nove minuti dalla fine, lo dimostra ampiamente. 

Il tecnico commenta: 

«Un risultato sofferto, ma meritato, mi sembra, perché la squadra ha offerto una grande prova, è stata sempre alla ricerca della vittoria. Debbo però elogiare i meriti del Como per due motivi: primo perché la squadra di Seghedoni si è battuta con grande determinazione, come era suo dovere, nei confronti del pubblico e delle altre squadre; secondo perché ci ha affrontati sempre a viso aperto e giocando una partita a tratti molto bella». 

L'infortunio (lieve distorsione alla caviglia destra) toccato a Marocchino poteva scombussolare i piani di Trapattoni: 

«Cosi non è stato — prosegue Trap — anche perché possiedo valide alternative. Abbiamo continuato a giocare con grande determinazione, creando due clamorose azioni da gol sventate con fortuna dal Como a portiere ormai battuto. Diciamo che la vittoria fuori casa era ormai matura, in quanto da tempo la squadra si esprime con grande incisività». 

Ora la Juventus è in testa seppure in coabitazione con la Fiorentina: 

«Essere al comando non significa nulla — commenta ancora Trapattoni — è una cosa che poteva anche succedere, visti gli impegni delle prime in classifica. Noi andiamo avanti domenica dopo domenica continuando questo estenuante braccio di ferro con le altre. La prossima settimana ci attende subito un altro impegno delicato contro un Mllan affamato di punti. Ma ormai tutte le partite che ci aspettano saranno difficili. Anche le nostre avversarie comunque, a quanto pare, hanno vita dura. La Fiorentina, per esempio, deve aver trovato un Ascoli grintoso proprio come questo Como». 

Grande attesa per il rientro di Tardelli, fuori squadra ormai da cinque partite. Il centrocampista é uscito alla mezz'ora del secondo tempo a causa delle sue condizioni fisiche ancora precarie: 

«Sono stato costretto a uscire dal campo perché non sono ancora a posto. L'infortunio è ormai assorbito, ma la mia condizione è ancora imperfetta. Onestamente non mi attendevo però molto di piú per ora». 

Anche Marocchino ha lasciato il campo molto presto. Tre brutti interventi dei terzino Tendi l'hanno costretto ad abbandonare: 

«Sono state entrate abbastanza cattive — commenta il giocatore — ma fortunatamente non mi sono fatto nulla di grave». 

Come del resto confermano il dottor La Neve e il massaggiatore De Maria.

Complimenti al Como per la sua prova generosa. 

Protagonista dell'ultima vittoria Juventina in trasferta nel derby dell'ottobre scorso, Gentile ha aperto anche ieri la via del successo: 

"La palla è schizzata fuori in area da una mischia — commenta soddisfatto—e io ho sparato molto sicuro. Potevo segnare già nel primo tempo, ma Fontolan ha respinto con molta fortuna II mio tiro. Comunque sentivo, e lo avevo pronosticato, che questa era la volta buona, che saremmo tornati a vincere fuori casa. La squadra, Infatti, ha raggiunto una condizione complessiva pressoché perfetta. Ora essere primi in classifica significa aver fatto un passo avanti importante, e ci permette di spaventare la Fiorentina. Credo che passiamo, infatti, mettere paura ai viola, anche se Roma, e Inter, vincendo fuori casa, hanno compiuto anch'esse grossi passi in avanti" 

Una giornata fortunata anche per Brady, che ha segnato il suo primo gol stagionale su azione: 

«Un gol non bello — commenta — perché nato da un errore di un difensore. Comunque sono soddisfatto di me stesso. Certo che II Como non merita la posizione di classifica attuale, visto come gioca. Siamo primi in classifica? Bene, domenica affronteremo il Milan con maggiore convinzione ancora». 

Ma se Brady ha segnato, gran parte del merito spetta a Galderisi, che ha sottratto dai piedi di Galla un pallone quasi perso: 

«Ho fatto il mio dovere e basta — si schermisce — e sono stato anche aiutato dalla fortuna. Comunque ho sbagliato troppo prima, e così spero di essermi fatto perdonare tanti errori». 

Capitan Furino è stato ancora una volta il migliore in campo. Il vecchio leone non perde un colpo: 

«Gioco bene alla domenica perché mi riposo durante la settimana — commenta scherzosamente —. La verità è che l'esperienza c'entra relativamente, conta soprattutto la "birra" che uno ha in corpo. Bisogna lottare sempre se si vuole andare avanti». 

Un esempio per tutti, anche per qualche suo più giovane compagno. 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 8 febbraio 1982





La Fiorentina tiene il passo, l'Inter rilancia la sfida, la Roma risorge a suon di gol. Ma il fatto nuovo è il ritorno al vertice dei Campioni che ritrovano Brady e che con Gentile e Galderisi realizzano l'alleanza delle forze vecchie e nuove

Signori, la Juve

CHE SIA LIAM BRAY, appena ora riemergente da una lunga nebbia, a siglare il gol della staffa di questo ritorno juventino ai vertici, assume valore simbolico. Madama riapre le braccia al figliuol prodigo dal sinistro fatato. Pareva averlo irrimediabilmente perduto: la crisi del secondo anno, la fatica e la delusione dell'avventura mondiale, quando si era amaramente incrinato il sogno di proiettare l'Eire alla grande ribalta spagnola. E poi la perdita di Bettega, partner ideale, sulla cui testa svettante recapitare ispirate parabole; o i ricorrenti forfait di Tardelli, inimitabile supporto dinamico per un trequartista ricco di fosforo ma dalle limitate capacità cursorie. Mentre Liam Brady languiva in un declino apparentemente irreversibile, la Juve gli faceva attorno quadrato. In questi dettagli si estrinseca la classe e la maturità di una squadra. C'è stato, in questo torneo, chi il suo straniero l'ha perduto per strada; o, peggio, chi l'ha destinato a parafulmine di profondi e ben più motivati malesseri interni. La Juve lo ha atteso con tatto e pazienza, rifiutando sdegnata il clima di processo e di linciaggio, semmai limitandosi a qualche accorato messaggio.

"Ci mancano i suoi gol», 

sospirava Trapattoni nei momenti grami, ed è stato l'appunto più severo. In verità, ben altro mancava alla Juve da parte dell'irlandese. Ma sarebbe stato sciocco e controproducente sottolinearlo. Ora Brady rientra trionfalmente nei ranghi e la Juventus si trova automaticamente con un problema in meno. Ne ha avuti tanti e tutti seri di problemi. In attesa di risolverli, è ritornata in testa alla classifica, accuratamente bordeggiando fuori delle polemiche. Niente male, come soluzione.

ALTI E BASSI. Che la Juve abbia avuto a che fare con situazioni anomale, lo dimostra un attento esame del suo comportamento sin qui. Scientifico programmatore di tabelle, Trapattoni ha sempre costruito i successi della sua squadra su una spiccata regolarità di rendimento, magari con la costante di un incremento a gioco lungo, nel momento dello sprint risolutivo. Guardiamo invece il campionato in corso, dividendolo in tre parti uguali. Nelle prime sei partite, a ranghi praticamente completi, con un Bettega straripante, un Maroc-chino rivelazione e un Virdis rimesso a nuovo, la Juventus realizza un sensazionale en plein. Sei vittorie a seguire, dodici punti, il vuoto alle spalle.

Si alimenta la leggenda della Signora Omicidi: campionato finito, ucciso dallo strapotere bianconero. In realtà, quell'avvio galoppante ha colto di sorpresa proprio la Juventus per prima.

L'hanno determinato alcuni fattori concomitanti: il naturale stimolo rappresentato per i suoi molti azzurri (Bettega in testa) dall'annata del Mundial e un calendario obiettivamente agevole. Dei sei avversari incontrati, quattro di calibro medio-basso (Cesena, Avellino, Como, Cagliari) e due teoricamente agguerriti ma in realtà attanagliati da crisi crudeli, Milan e Torino. La perdita di Bettega, sull'altare di una disgraziata Coppa dei Campioni, è comunque pesantissimo pedaggio: e si aggiunge allo scoramento per l'ennesimo fallimento dell'obiettivo internazionale.

DISASTRO! E siamo al secondo troncone. Un autentico disastro. Nelle successive sei partite, dalla settima alla dodicesima giornata, la Juventus raccoglie quattro punti, che è meno della media salvezza. Tre sconfitte (in casa con la Roma, a Genova e ad Ascoli) due zero a zero con Fiorentina e Inter, una sola vittoria sul Bologna.

Oberato da tutte le responsabilità realizzative, Virdis va in tilt, offrendosi comoda preda a difensori sempre più determinati. La forza della squadra, che è tradizionalmente quella di creare sbocchi alternativi alla manovra, si sbriciola. In sei partite la Juve segna tre gol appena, in quattro gare resta all'asciutto. La situazione si capovolge brutalmente. Nello stesso arco di partite, la Fiorentina guadagna cinque punti e la scavalca. Eppure Madama si afferra con le unghie alla ciambella di salvataggio e riesce a non affondare. Il distacco dalla vetta non supera mai il livello di guardia.

LE RISORSE. Ultime sei partite. La svolta viene dal match con l'Udinese, che uno splendente Causio porta all'assalto del suo antico feudo. La Juve barcolla, riesce a non cadere e un giovanetto buttato dentro agli sgoccioli, Galderisi, le regala addirittura la vittoria. Ricomincia la serie. Pareggio a Napoli, goleada al Catanzaro (altra doppietta del « nanu»), pareggio a Cesena, quattro a zero sull'Avellino e vittoria a Como. Dieci punti, uno in più della Fiorentina nello stesso arco di gare sufficiente per l'aggancio. Le risorse della Vecchia sembrano inesauribili. Galderisi l'ha tratta dal baratro, Gentile le spalanca le porte di Como e si rivede Brady, finalmente. Tardelli rientra part-time e il recupero di Bettega si fa sempre più vicino. Il peggio sembrerebbe passato.

IMPREVEDIBILE. Nel giorno in cui il ritorno ai vertici suggerisce trionfalismi gratuiti, invitiamo comunque a riflettere su questo comportamento a sbalzi. La Juventus vera non è quella dei dodici punti in sei partite, ma neppure quella dei quattro punti nelle successive sei. In ogni caso, per arrivare al titolo, non servono i grandi exploits isolati: è indispensabile pedalare rotondo, con regolarità. In questo senso, assai più compatta si è dimostrata sin qui la Fiorentina: otto punti nelle prime sei partite; nove nelle seconde sei; ancora nove nelle ultime sei.

Quasi un metronomo. La forza della Juventus è stata chiaramente quella di aver assorbito con i minimi danni una crisi profonda: grazie alla rendita accumulata in precedenza e alla vigorosa reazione successiva, i bianconeri hanno potuto risalire dall'abisso.

Torna obbligatorio il discorso sulla maturità dell'ambiente: alla Roma, che resta probabilmente l'entità tecnica più elevata del torneo, due sconfitte consecutive hanno provocato il pandemonio, polemiche interne e pubblici processi. E la stessa Inter, che è sempre pienamente in corsa, vive croniche sbandate, in concomitanza di ogni risultato deludente. La Juve, che ha avuto almeno gli stessi guai delle altre, li ha sicuramente attutiti meglio, con maggior mestiere. Ma una ricaduta le sarebbe chiaramente fatale.

IL VECCHIO E IL NUOVO. Questa saldezza interiore, le ha consentito intanto di cementare le forze vecchie e nuove. Abbiamo visto come Galderisi sia stato determinante in un delicatissimo momento. E anche a Como, il ragazzino (preso a metaforici scappellotti dopo le imtemperanze disciplinari) ha propiziato, col suo ingresso in campo, i gol della vittoria. Questa volta ha recitato il ruolo di rifinitore di un vecchio e indomito guerriero, Claudio Gentile, capace di emettere l'acuto risolutivo. E poi di Brady, il fantasista ritrovato. In attesa di tirar fuori dalla manica i suoi assi di sempre, il Trap ha magnificamente giostrato con le carte di riserva. Strano destino il suo, di restare costantemente ai margini delle imprese, senza venir investito dalle luci della ribalta, è forse il più completo e maturo dei nostri tecnici, ma per altri si infiamma l'immaginazione popolare. C'è persin da credere che, il giorno in cui gli toccasse l'amara sorte di tanti suoi colleghi, meno violento scoppierebbe lo sdegno dei benpensanti. Maestro di sottili equilibri tecnici e psicologici, Trapattoni ripropone intanto la sua Juventus sul tetto della classifica. Senza strepiti e iattanze, come un evento naturale. La Fiorentina tiene botta, l'Inter avvampa di nuovi slanci, la Roma risorge in un'orgia di gol. Ma la Vecchia è tornata li, a condizionare sogni e ambizioni. C'è qualcosa di antico, anzi di nuovo, nel copione del campionato.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.6





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marco

tratto dal blog: Il Museo del Como

roberto

Tratto dal blog: Il Museo del Como

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La Stampa 8 febbraio 1982

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