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domenica 2 agosto 2026

10 Aprile 1991: Barcellona - Juventus

É il 10 Aprile 1991 ed a Barcellona (Spagna) si disputa la Semifinale di Andata della Coppa delle Coppe 1990/91. In campo Barcellona e Juventus se ne danno di santa ragione per poter così disputare la finalissima in programma tra qualche settimana.

I Bianconeri vinseró questo trofeo (la Coppa Coppe) una sola volta: Stagione 1983/84!

La gara di ritorno si puo gustare QUA!

Buona Visione!


barcellona



Stagione 1990-1991 - Coppa delle Coppe - Semifinali, andata
Barcellona - Stadio Camp Nou
mercoledì 10 aprile 1991 ore 20:45
BARCELLONA-JUVENTUS 3-1
MARCATORI: Casiraghi 13, Stoichkov 55, Stoichkov 60, Goikoetxea 75

BARCELLONA: Zubizarreta, Nando, Ferrer, Koeman R., Serna, Amor, Goikoetxea, Stoichkov, Julio Salinas (Soler 87), Laudrup M., Begiristain (Eusebio 46)
A disposizione: Busquets, Lopez Rekarte, Pinilla
Allenatore: Johann Crujff

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Luppi, Fortunato D., Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Corini 69), Baggio R., Schillaci (Di Canio 87)
A disposizione: Bonaiuti, De Marchi, Alessio
Allenatore: Lugi Maifredi

ARBITRO: Quiniou (Francia)
AMMONIZIONI: Baggio R. (Juventus); Nando (Barcellona)






L'AVVERSARIA DELLA JUVENTUS/BARCELLONA
IL MASSIMO CATALANO
Tormentata dalla sfortuna per l'intero corso della stagione, la squadra di Cruijff ha finalmente ritrovato tutti i titolari

Nella semifinale stellare della Coppa delle Coppe, la Juventus affronterà il Barcellona più forte dell'ultimo decennio, questo è sicuro. L'undici azulgrana di questa stagione è infatti formazione di indiscutibile qualità, i cui giocatori possiedono uno spirito vincente poco abituale nel club catalano. Il Barça, molto spesso colpito dalla sorte nei suoi obiettivi principe, ha vissuto quest'anno tre terribili momenti che, in qualsiasi altro periodo, avrebbero significato una resa incondizionata. Per primo, l'infortunio a Ronald Koeman (rottura del tendine di Achille), che lo ha tenuto fuori per cinque mesi. Poco dopo, Hristo Stoichkov venne squalificato per due mesi e mezzo per aver «maltrattato» l'arbitro in occasione della partita di Supercoppa contro il Real. 
E infine Johan Cruijff, tecnico, anima e ideologo della squadra, ha sofferto di un'insufficienza coronarica che avrebbe potuto costargli la vita se il pronto ricovero in ospedale non avesse scongiurato questa tremenda ipotesi. Di fronte a tutte queste avversità il Barcellona ha proseguito diritto per la propria strada, dando dimostrazione di ineguagliabile solidità e forza morale. Il Barça ha raggiunto la piena maturità al terzo anno di cure sotto Johan Cruijff. Il tecnico olandese ha infatti messo da parte le frivolezze del primo anno della sua gestione, e i suoi sistemi tattici si sono fatti molto più coerenti. Il segreto del successo risiede però nel temperamento dei suoi uomini: la foltissima colonia basca nella "plantilla" (Zubizarreta, Alexanco, López Rekarte, Bakero, Goicoechea, Salinas e Beguiristain) si è rivelata decisiva per le fortune della squadra. Senza contare l'ingresso tra i titolari di due giovani come Amor e Ferrer, che hanno fornito ulteriore spinta combattiva. 
Nei due anni precedenti, il Barcellona si era mostrato squadra da tornei limitati nel tempo, soprattutto a eliminazione diretta: in una competizione lunga otto-nove mesi, non era assolutamente in grado di mantenere la concentrazione necessaria per restare assiduamente ai vertici. Quest'anno, invece, ha perduto solo tre partite (Atlético Madrid, Oviedo e Sporting Gijón), è ancora in corsa nella Coppa del Re e ha raggiunto la semifinale di Coppa Coppe. In questa manifestazione, dopo le facili affermazioni nei turnı ınıziali, ha realizzato una grande impresa andando a vincere (3-2) sul terreno della Dinamo Kiev. Al ritorno, però, ha trovato qualche problema proprio nel giorno del rientro di Ronald Koeman, assente dal 27 ottobre. La stanchezza per questa lunghissima e stressante stagione, evidentemente, sta cominciando a farsi sentire. Il primo allarme è suonato alla 27. giornata della «Liga» quando il Barça ha perduto con il minimo scarto a Gijón dopo aver
disputato la peggior partita della stagione. 
La Juventus arriverà in Catalogna la settimana successiva la disputa dello scontro probabilmente decisivo per l'assegnazione del titolo spagnolo con l'Atlético Madrid. E presumibile che la formazione azulgrana possa risentire della tensione accumulata nei giorni precedenti: fallire vorrebbe dire rimettere in gioco uno scudetto che pare ormai aver preso la via del Nou Camp. Carlos Rexach, provvisoriamente sulla panchina del Barça in attesa del ritorno di Cruijff, ha comunque a disposizione materiale umano e tecnico sufficiente per far fronte a qualsiasi evenienza. Ad esempio, la perdita temporanea di Koeman è stata bene assorbita grazie all'impiego dell'esperto Alexanco. Quello difensivo è il reparto meno ortodosso della squadra da quando Cruijff ha deciso di giocare con tre soli elementi di ruolo. II 3-5-2 adottato dall'olandese prevede l'utilizzo di un libero e due marcatori centrali (Nando e Ferrer o Serna) senza terzini laterali fissi. La sua teoria recita infatti che debbono essere i centrocampisti (nel caso specifico Eusébio) a ripiegare all'occorrenza, cosi come il libero deve essere il primo costruttore della manovra offensiva. Il centrocampo è dinamico, forte e aggressivo: l'applicazione di Guillermo Amor, la furia di José Maria Bakero, la polivalenza del giá citato Eusébio Sacristan, l'entusiasmo e l'accelerazione di Andoni Goicoechea e la rapidità di Aitor Beguiristain rendono il quintetto del tutto armonico ed efficiente al cento per cento. L'attacco, composto da Hristo Stoichkov e Michael Laudrup, è una repubblica all'interno della repubblica. Il bulgaro, un fantastico tiratore, diluisce spesso le sue eccezionali doti in un mare di stupidità e comportamenti antisportivi. 
Laudrup è sempre il solito: alterna prestazioni impeccabili a insufficienze ingiustificabili. Il «terzo uomo» del reparto è lo stoico Julio Salinas. La sua posizione di miglior goleador spagnolo degli ultimi cinque anni non gli è servita per guadagnarsi la fiducia di Cruijff, che lo utilizza come semplice alternativa. Questo Barcellona-Juventus mette dunque di fronte due squadre all'opposto, una che ha quasi vinto lo scudetto e l'altra che lo ha sicuramente perduto, ma entrambe proiettate verso una dimensione internazionale. L'ora della verità ammette scarsissimo margine di errore per entrambe.

Eloy Carrasco
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.14





LE PAGELLE BIANCONERE
Non basta un solo «Imperatore» 
Un grandissimo Julio Cesar, voce che predica invano nel deserto 

TACCONI 6,5 Salvato dal palo, su bomba di Koeman, nel primo tempo, ha poi limitato i darmi con tre grosse parate, miracolosa quella su tiro ravvicinato di Eusebio, e non ha colpe specifiche sui tre palloni che ha raccolto in fondo alla sua rete. 

NAPOLI 6 Ha tenuto bene la fascia destra, su Goicoechea, cercando anche di alimentare le controffensive. Un paio di volte, Stoichkov ha «cercato» il rigore su di lui, con sceneggiate alla... bulgara, ma l'arbitro non è caduto in trappola. 

LUPPI 5,5 Per quasi un'ora ha retto, su Salinas, ora su Stoichkov, ma poi ha ceduto di schianto, come il resto della retroguardia, di fronte alla veemente controffensiva degli uomini di Johan Cruyff che hanno sfruttato al meglio le fasce laterali e i corridoi. 

FORTUNATO 5,5 Sul piano tattico, come posizione, ha assunto un compito ingrato: quello di puntellare il centrocampo e di fare da frangiflutti, specie su Laudrup. Ma, a gioco lungo, ha accusato la fatica e il suo rendimento ne ha risentito. 

JULIO CESAR 6,5 E' stato grande, catturando tutti i palloni, alti e bassi, che gli capitavano a tiro. Sino al 55', quando nulla ha potuto sull'incornata di Stoichkov. L'ariete bulgaro ha bruciato tutti sul secondo gol e il terzo di Goicoechea è nato da una prodezza dello spagnolo. 
 
DE AGOSTINI 6 Una prova ai limiti della sufficienza per impegno agonistico. Si è proiettato su un lancio di 40 metri di Julio Cesar ed ha scodellato un ottimo pallone per Baggio. Poteva essere il 2-0 ma Zubizzarreta era piazzatissimo.
 
HAESSLER 5 A Firenze era stato il miglior juventino, ieri sera il peggiore. Aveva l'attenuante di una tendinite che lo fa soffrire, ma ha sbagliato passaggi elementari, senza mai entrare nel vivo della partita, senza cambiare marcia. 

MAROCCHI 6 La cosa più bella è stato l'assist per Baggio in apertura di ripresa dopo un buon primo tempo, tiratissimo come impegno e concentrazione. Poi ha smarrito lucidità rimamendo coinvolto nel «balordone» generale che ha permesso al Barcellona la sensazionale rimonta. 

CASIRAGHI 6,5 Ha il grosso merito di aver sfruttato, da opportunista, un errore di Ferrer con l'involontaria complicità di Zubizzarreta. Ci ha provato ancora da lontano senza esito. E' stato sostituito al 69' con Corini per riequilibrare una squadra ormai troppo allungata. Ma neppure con Corini, la Juventus ha evitato il terzo gol. 

BAGGIO 6 La sufficienza è per lo spirito di sacrificio, per l'abnegazione con cui ha rincorso l'avversario diretto, ma ha sciupato due grosse occasioni per mettere ko il Barcellona ed il suo riscatto è rimandato al derby a alla partita di ritomo con i catalani.

SCHILLACI 6 Maifredi non ha voluto rinunciarvi. E Totò ce l'ha messa tutta per dargli ragione ma la sfortuna continua a perseguitarlo come al 23' quando ha dribblato quattro avversari sparando di un soffio a lato. A tre minuti dal termine, ha lasciato il posto a Di Canio che non ha avuto neppure il tempo di... sudare. 

ARBITRO QUINIOU 6,5 Una buona prestazione, quella del francese e dei suoi due collaboratori. Non s'è mai lasciato ingannare da Stoichkov che ha cercato due volte il rigore, ma avrebbe forse dovuto espellere Nando (32') che era l'ultimo difensore quando ha fermato fuori area, fallosamente, Casiraghi lanciato a rete.

Pier Carlo Alfonsetti




Italia 90 è l’occasione per cambiare volto e management alla Juventus. Le dimissioni di Boniperti, i cui metodi non sono più considerati vincenti dall’avvocato Agnelli, portano sul ponte di comando Montezemolo, il giovane manager che ha organizzato il mondiale delle notti magiche. In panchina arriva Gigi Maifredi, il tecnico che più di tutti intende seguire le tracce di Sacchi, il profeta del Milan berlusconiano che nelle prime tre stagioni ha conquistato lo scudetto e due Coppe dei Campioni. Ma il piano non riesce: il rendimento della squadra non è lineare, molte scelte non si rivelano indovinate, i gol di Baggio non bastano. La fiducia in Maifredi, reduce dalle felici stagioni al Bologna, non è illimitata. L’allenatore che prima di diventare professionista vendeva liquori e bevande, non riesce a superare le difficoltà. “Non era champagne” di Enzo D’Orsi è il racconto di una rivoluzione fallita. Il girone di ritorno disastroso, unito alle eliminazioni dalla Coppa Italia e dalla Coppa delle Coppe, costa alla Juventus l’esclusione dalle competizioni europee dopo ventotto anni. Prefazione di Eraldo Pecci.  Acquistatelo Qua!



 




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La Stampa 11 aprile 1991

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La Stampa 11 aprile 1991

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La Stampa 11 aprile 1991


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mercoledì 22 aprile 2026

22 Aprile 2003: Barcellona - Juventus

É il 22 Aprile 2003 e Barcellona e Juventus si sfidano nella Gara di ritorno dei Quarti di Finale della UEFA Champions League 2002-03 allo Stadio 'Camp Nou' di Barcellona (Spagna).

 

Dopo l'1-1 dell'andata (con gol di Paolo Montero e Javier Saviola), la Juventus si presenta al Camp Nou con l'obbligo di fare risultato (ovvero: segnare e non perdere). Le cose sembrano mettersi bene con il vantaggio bianconero firmato Pavel Nedved, ma poi - dopo un errore clamoroso sotto porta di Luis Enrique (!) - tutto si complica: il pareggio di Xavi, l'espulsione di Edgar Davids e una battaglia in 10 contro 11 che prosegue con i tempi supplementari... La Juve è sulle gambe ma sono i subentrati a confezionare il miracolo: cross da destra di Alessandro Birindelli, zampata del "Panteron" Marcelo Zalayeta e popolo juventino in estasi.

fonte: Eurosport.it

 

 Buona Visione!

 


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Champions League 2002-2003 - Quarti, ritorno
Barcellona - Stadio Camp Nou
Martedi 22 Aprile 2003
BARCELLONA-JUVENTUS 1-2 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI: Nedved 53, Xavi 66, Zalayeta 114

BARCELLONA : Bonano, Puyol, Andersson (Mendieta 61), De Boer F., Reiziger (Gerard 91), Overmars (Riquelme 85), Xavi, Motta, Luis Enrique, Saviola, Kluivert
Allenatore : Radomir Antic

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Montero, Zambrotta, Camoranesi (Birindelli 46), Tacchinardi, Davids, Nedved, Di Vaio (Zalayeta 46), Del Piero (Tudor 83)
Allenatore : Marcello Lippi

Arbitro : Graham Poll (Inghilterra)
Espulsioni : Davids 79 (Juventus)



LE PAGELLE 
Thuram e Buffon i due giganti della difesa 
Davids, Montero e Tacchinardi squalificati 

BARCELLONA 
BONANO 6. Portiere di basso profilo. Dicono. Ma almeno bisognerebbe tentare di impegnarlo. Al 1' assalto Nedved lo infila sul primo palo, al 2' affondo del ceco vola a salvare il bis di Pavel. 
PUYOL 5,5- Smaliziato, controlla bene Del Piero, patisce quando a sinistra si materializza Nedved. 
ANDERSSON 5,5. Difensore di emergenza, non gioca mai, fa il possibile per limitare i danni 
(dal 16'st Mendieta 6). 
DE BOER 5,5. Anche lui salta come un tappo di champagne quando Nedved azzecca la percussionegol. 
REIZIGER 5. In difficoltà con Camoranesi, non meno precario su Zambrotta (dal 1' ts Gerard sv). 
MOTTA 6. Mastino su Nedved, ma anche molto pulito nelle giocate che contano. 
OVERMARS 6. In difficoltà a trovare spazio sulla destra, Antic gli cambia fascia senza grosso successo 
(dal 40' st Riquelme 5,5). 
XAVI 6,5. Gran combattente, filtra il gioco, trova il pareggio con un destro a pelo d'erba che è un'autentica sassata. 
LUIS ENRIQUE 6,5. Capitano e anima, trascina i suoi, cerca il gol con un rasoterra che fa sussultare novantamila cuori. 
KLUIVERT 7. Devastante nel fare male alla difesa della Juve. Mette a dura prova Ferrara, in ogni azione d'attacco c'è sempre il marchio dell'olandese. 
SAVIOLA 5,5. Temibilissimo perchè sguscia via imprendibile. A volte sembra si nasconda, poi riappare nelle zone in cui è più facile soprendere l'avversario. 

JUVENTUS 
BUFFON 7. Gli assalti del Barcellona producono effetti devastanti sulle sue coronarie. Una parata su Saviola e una su Overmars nel pt. La sventola di Xavi è imparabile, il finale ùria bolgia, sì esalta con un miracolo su Kluivert. 
THURAM 8. Prima Luis Enrique poi Overmars. Dalla sua parte il Barcellona è un fiume in piena. Ci vuole grinta e fortuna per fare argine. Disputa un partitone, nei pulso supplementari ha ancora la forza per partire in contropiede e da centrale difensivo è mostruso. 
FERRARA 7. Kluivert fa danni in lungo e in largo. Ogni avanzata azulgrana fa scattare il segnale d'allarme. Svetta nei duelli aerei. 
MONTERO 5. In grave difficoltà nel gestire le manovre difensive, si salva con interventi spericolati e spesso avventurosi. Quando riesce almeno a bloccare l'avversario. Ammonito per un placcaggio rugbistico sarà squalificato. 
ZAMBROTTA 6. Poca sostanza, ma impegno a dosi industriali. Difende, si sgancia con qualche impaccio. Nella ripresa riparte da destra. 
CAMORANESI 6. Ha l'avversario, Reiziger, meno tignoso, riesce a divincolarsi e a cercare la profondità 
(dal 1'st Birindelli 6,5: la dietro sì rischia il Titanic, Lippi aggiunge una scialuppa di salvataggio. E lui fa il cross-qualificazione). 
TACCHINARDI 5,5. Gran fatica a centrocampo,razione non riparte mai in scioltezza, il traffico è da ora di punta, ma non riesce a disciplinarlo come altre volte. Sarà squalificato. 
DAVIDS 5. Balla la samba fra troppi avversari. Recapita parecchi palloni che i compagni non sanno sfruttare. Già ammonito si fa espellere per un fallo sciocco. 
NEDVED 7. Come all'andata Motta lo marca in maniera spietata. Fa il solito giochetto del pendolo, non riesce a trovare il varco giusto. Bell'assist per Del Piero che svanisce nel nulla. Si scatena nella ripresa, cui dà spessore con il gol del vantaggio e una bordata che impegna Bonano. Nei supplementari diventa punta. 
DI VAIO 4,5. La partita comincia, ma nessuno l'avverte. Estraneo al gioco, molle, deambula per il campo senza essere di nessuna utilità. E Lippi perde la pazienza
(dal 1' st Zalayeta 7: a lungo un disastro, poi la prodezza che lo farà passare alla storia). 
DEL PIERO 5,5. La partita che sognava diventa subito un groviglio di difficoltà.'Non ha appoggi da Di Vaio, non ha la forza di cercare soluzioni personah. Occasione perduta, quando esce ha l'aria delusa, 
(dal 38' st Tudor 6).

Fabio Vergnano





LIPPI STRATEGA AL CAMP NOU: «SIAMO STATI FANTASTICI ANCHE IN DIECI«
Zalayeta: una Juve eroica
Nedved: voglio la Coppa
L'uruguaiano: «Vincere ai supplementari, una fatica che fa felici« 
Il ceco: «Real o Manchester, l'importante è essere in semifinale«


«La semifinale è un traguardo che la Juve attendeva da anni - esulta Marcello Lippi -. Siamo una squadra pratica più che spettacolare, ma nel calcio non sempre è necessario esse-re belli. Peccato per l'espulsione di Davids, che è stato il migliore in campo, comunque anche in 10 siamo stati fantastici. Real o Manchester? Non ho preferenze».

L'eroe della notte di Barcellona è Marcelo Zalayeta. 

«Non, eoica è tutta la squadra - precisa il bomber -. Ho segnato il gol più importante della mia carriera. Non so se cambierà il mio futuro, in questo momento non mi importa». 

Ma il motore della Juve è sempre di più Pavel Nedved: 

«Ho dato tutto, era una partita a cui tenevo tantissimo. La Champions League è un traguardo che inseguo da tutta la carriera. Non penso al Pallone d'Oro, non mi sento all'altezza di giocatori come Figo, ma voglio vincere questa coppa». 

Sui tanti cartellini subiti dalla Juve, l'autore del primo gol bianconero è categorico: 

«Se c'è da combattere, è normale arrivare al limite. Real o Manchester ora non fa differenza». 

Dai piedi di Birindelli è partito il cross decisivo: 

"Qualcuno sostiene che io abbia calciato a occhi chiusi, se l'avesse fatto qualcun altro direbbero che è un fenomeno. Questa sera abbiamo dimostrato che nei momenti difficili diamo il meglio».

Edgar Davids, rientrato senza una parola negli spogliatoi dopo l'espulsione, ha seguito i minuti finali dei supplementari con i nervi a fiori di pelle. Il suo è stato il primo e unico cartellino rosso subito dai bianconeri in questa edizione di Champions League, un po' meglio rispetto a un passato costellato di cacciate illustri, e comunque senza Davids la Juve ha dovuto modificare assetto perdendo tranquillità. Edgar assai dispiaciuto, dunque:

«Il mio fallo su Mendieta non era cattivo, non meritavo l'espulsione. Luis Enrique ha fatto di peggio per tutta la partita. Mi è spiaciuto molto perché ho lasciato i compagni in difficoltà nel momento decisivo della partita. Meno male che loro sono riusciti nell'impresa, straordinari, bravissimi tutti».

Come contorno alla grande sfida anche le solite voci di mercato. Sostiene Marcello Lippi che dall'inizio della stagione saranno almeno 700 i nomi di giocatori che interesserebbero alla Juventus. E' una provocazione, ma fra tante trattative che non andranno mai a buon fine, ce ne sono altre che sono state avviate anche se neppure queste per ora si può dire che siano in dirittura d'arrivo.

Una, la più concreta del momento, riguarda il difensore olandese della Lazio, Stam. In aperto disaccordo con la politica societaria del club romano, Stam ormai ha deciso di prendere in considerazione le offerte che arrivano dalle squadre italiane nordiste. Anche ieri fonti romane attendibili davano per sicura la trattativa con la Juve, che ha bisogno di un difensore per migliorare la qualità di un reparto solido, ma non più granitico come un tempo. Su tutti preoccupano le condizioni di Montero che sta concludendo una stagione difficile durante la quale Lippi gli ha spesso risparmiato accumuli di fatica. E Ferrara, pur avendo prolungato di un anno il contratto, è a rischio con i suoi 35 anni suonati. Stam non è un pivello, ha 31 anni, tuttavia gode di una condizione fisica strepitosa ed è in grado di ricoprire diversi ruoli della difesa.

Difesa da rimpolpare, ma non solo. C'è anche un problema attacco, perché i capricci di Trezeguet non sono piaciuti affatto ai dirigenti juventini. Quel «forse potrei farcela, ma non me la sento» sta spazientando un po' tutti. David è un campione, ma la Juve sta rivalutando la sua situazione prima di cominciare a trattare l'eventuale rinnovo del contratto. All'estero non mancano gli estimatori del francese che in bianconero potrebbe essere sostituito da un altro laziale, Corradi. Per arrivare all'attaccante che ha anche debuttato in Nazionale, Moggi potrebbe girare alla Lazio Di Vaio, che ha deluso alla prima esperienza importante. E l'ex del Parma accetterebbe di buon grado un ritorno a casa. In alternativa c'è Miccoli, che faticherebbe a trovare una sistemazione in una squadra che ha già Del Piero. 

Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 23 aprile 2003






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La Stampa 23 aprile 2003

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domenica 19 aprile 2026

19 Aprile 2017: Barcellona - Juventus

È il 19 aprile 2017 e Barcellona e Juventus si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Champions League 2016-17 allo Stadio 'Camp Nou' di Barcellona (Spagna)

La gara di andata nel capoluogo piemontese terminó con un perentorio 3-0 per i 'nostri'

I Bianconeri con al timone Massimiliano Allegri rivincono ancora il campionato. È il sesto consecutivo ed il terzo sulla panchina juventina per l'allenatore livornese.

Nella massima competizione europea i nostri beniamini si faranno valere fino alla finale. Li però si imbatteranno nell'ostacolo Real Madrid. Un'altra brutta botta per le ambizioni della Juventus!

Buona Visione!


 

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Stagione 2016-17 Champions League
Quarti di Finale - Gara di Ritorno (Andata 3-0 per la Juve)
Barcellona-Juventus 0-0
 
Barcellona: Ter Stegen, Sergi Roberto (78' Mascherano), Piqué, Umtiti, Jordi Alba, Rakitic (58' Paco Alcacer), Busquets, Iniesta, Messi, Suarez L., Neymar
A disposizione: Cilessen,Suárez D., Digne, Alena, André Gomes
Allenatore: Luis Enrique
 
Juventus: Buffon, Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro, Pjanic, Khedira, Cuadrado (84' Lemina), Dybala (75' Barzagli), Mandzukic, Higuain (89' Asamoah)
A disposizione: Neto, Lichtsteiner, Rincón, Benatia
Allenatore: Massimiliano Allegri
 
Arbitro: Kuipers (OLA)
Ammonizioni: Iniesta, Neymar (B), Chiellini, Khedira (J)





La squadra di Allegri regge bene l'urto di Messi e Neymar ed esce imbattuta dal Camp Nou.
BARCELLONA - La Juventus azzera il Barcellona e la storia che portava sulle spalle, gloriose e stanche. Lo riduce, appunto, a zero: il numero dei gol segnati a Buffon tra andata e ritorno. Pensate, era accaduto appena tre volte in tutta l'epoca infinita dei catalani in Europa. Il risultato più lontano dall'indole e dalla tradizione del Barça è diventato, al Camp Nou, il lucchetto con il quale la Juventus ha blindato il prezioso, quasi esagerato 3-0 dell'andata: il destino, come previsto, si era compiuto già tutto a Torino e non restava ai catalani che l'illusione di una replica, la seconda "remontada", impossibile, lo sapevano anche loro. La Juve non è il Psg e al nobile avversario decaduto ha concesso pochissimo, appena un pallone debole nel primo tempo e un simulacro di assalto finale. Niente che potesse davvero ferire Buffon, né togliere una semifinale già acquisita e sacrosanta. Venerdì il sorteggio che la Juventus accosterà senza tremare: rimangono altre due spagnole, il Real e l'Atletico Madrid, e poi il Monaco che non è una cenerentola, semmai una principessa, mica si vive a Montecarlo per niente.

Dopo la partita perfetta, ecco la difesa perfetta. La Juve è riuscita a devitalizzare la gara, concedendo appena un tiro in porta al Barcellona nel primo tempo (di Messi, e Buffon respinge) e senza a sua volta scagliarne alcuno verso Ter Stegen. Il progetto bianconero di colpire sempre per vincere non ha trovato forma, e forse era logico che così fosse, ma è scivolato più realisticamente verso una gestione accorta della partita e del tesoretto accumulato. Il Barcellona ha provato le sue svariate destrezze, i suoi colpi in corsa, riusciti poco o niente, i minuti passavano ed erano una specie di ghigliottina. Il proclama di Luis Enrique

("Possiamo anche fare tre gol in tre minuti")

È sembrato un'utopia, una chimera.

Ci sono stati momenti, è vero, in cui la Juve si è forse abbassata un po' troppo, però senza andare mai in vera sofferenza.

La gestione degli imprevisti, raccomandata in modo speciale da Allegri, è stata amministrazione ordinaria in assenza dei medesimi. La squadra scelta dal tecnico livornese ha ribadito, come previsto, quella dell'andata, anche se l'atteggiamento non poteva essere fotocopiato, non dopo un 3-0, di fatto il primo tempo della lunga e cruciale sfida. Né la Juve né il Barcellona hanno saputo, o forse voluto, assomigliare a Real-Bayern del giorno prima e il pubblico l'ha capito abbastanza presto, pur non rinunciando a canti e bandiere e in verità nemmeno all'antipatico coro "Italia è una mafia" che ha ritmato una parte del primo tempo. Diverso, invece, Barcellona rispetto alla settimana scorsa, con Mascherano in panchina e il ritorno, previsto, dell'ordinatore Busquets, con Jordi Alba a correre a sinistra.

Più nervosismo che lucidità da parte di quasi tutti, ed è chiaro che non c'erano occhi se non per quei tre là davanti. Hanno deluso in blocco, un po' meno Messi, moltissimo Suarez e Neymar. Con loro si chiude per il momento un'epoca gloriosa, e il tiqui taca non tornerà. Non si sa ancora, viceversa, se la stagione della Juve sarà quella che sembra, cioè qualcosa di grande. Il sospetto è forte.




 


 


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