É il 22 Aprile 2003 eBarcellonae Juventussi sfidano nella Gara di ritorno dei Quarti di Finale della UEFA Champions League 2002-03 allo Stadio 'Camp Nou' di Barcellona (Spagna).
Dopo l'1-1 dell'andata (con gol di Paolo Montero e Javier Saviola), la Juventus si presenta al Camp Nou con l'obbligo di fare risultato (ovvero: segnare e non perdere). Le cose sembrano mettersi bene con il vantaggio bianconero firmato Pavel Nedved, ma poi - dopo un errore clamoroso sotto porta di Luis Enrique (!) - tutto si complica: il pareggio di Xavi, l'espulsione di Edgar Davids e una battaglia in 10 contro 11 che prosegue con i tempi supplementari... La Juve è sulle gambe ma sono i subentrati a confezionare il miracolo: cross da destra di Alessandro Birindelli, zampata del "Panteron" Marcelo Zalayeta e popolo juventino in estasi.
È il 19 aprile 2017 e Barcellona e Juventus si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Champions League 2016-17allo Stadio 'Camp Nou' di Barcellona (Spagna).
La gara di andata nel capoluogo piemontese terminó con un perentorio 3-0 per i 'nostri'
I Bianconeri con al timone Massimiliano Allegri rivincono ancora il campionato. È il sesto consecutivo ed il terzo sulla panchina juventina per l'allenatore livornese.
Nella massima competizione europea i nostri beniamini si faranno valere fino alla finale. Li però si imbatteranno nell'ostacolo Real Madrid. Un'altra brutta botta per le ambizioni della Juventus!
Buona Visione!
Stagione 2016-17 Champions League
Quarti di Finale - Gara di Ritorno (Andata 3-0 per la Juve)
La squadra di Allegri regge bene l'urto di Messi e Neymar ed esce imbattuta dal Camp Nou.
BARCELLONA- La Juventus azzera il Barcellona e la storia che portava sulle spalle, gloriose e stanche. Lo riduce, appunto, a zero: il numero dei gol segnati a Buffon tra andata e ritorno. Pensate, era accaduto appena tre volte in tutta l'epoca infinita dei catalani in Europa. Il risultato più lontano dall'indole e dalla tradizione del Barça è diventato, al Camp Nou, il lucchetto con il quale la Juventus ha blindato il prezioso, quasi esagerato 3-0 dell'andata: il destino, come previsto, si era compiuto già tutto a Torino e non restava ai catalani che l'illusione di una replica, la seconda "remontada", impossibile, lo sapevano anche loro. La Juve non è il Psg e al nobile avversario decaduto ha concesso pochissimo, appena un pallone debole nel primo tempo e un simulacro di assalto finale. Niente che potesse davvero ferire Buffon, né togliere una semifinale già acquisita e sacrosanta. Venerdì il sorteggio che la Juventus accosterà senza tremare: rimangono altre due spagnole, il Real e l'Atletico Madrid, e poi il Monaco che non è una cenerentola, semmai una principessa, mica si vive a Montecarlo per niente.
Dopo la partita perfetta, ecco la difesa perfetta. La Juve è riuscita a devitalizzare la gara, concedendo appena un tiro in porta al Barcellona nel primo tempo (di Messi, e Buffon respinge) e senza a sua volta scagliarne alcuno verso Ter Stegen. Il progetto bianconero di colpire sempre per vincere non ha trovato forma, e forse era logico che così fosse, ma è scivolato più realisticamente verso una gestione accorta della partita e del tesoretto accumulato. Il Barcellona ha provato le sue svariate destrezze, i suoi colpi in corsa, riusciti poco o niente, i minuti passavano ed erano una specie di ghigliottina. Il proclama di Luis Enrique
("Possiamo anche fare tre gol in tre minuti")
È sembrato un'utopia, una chimera.
Ci sono stati momenti, è vero, in cui la Juve si è forse abbassata un po' troppo, però senza andare mai in vera sofferenza.
La gestione degli imprevisti, raccomandata in modo speciale da Allegri, è stata amministrazione ordinaria in assenza dei medesimi. La squadra scelta dal tecnico livornese ha ribadito, come previsto, quella dell'andata, anche se l'atteggiamento non poteva essere fotocopiato, non dopo un 3-0, di fatto il primo tempo della lunga e cruciale sfida. Né la Juve né il Barcellona hanno saputo, o forse voluto, assomigliare a Real-Bayern del giorno prima e il pubblico l'ha capito abbastanza presto, pur non rinunciando a canti e bandiere e in verità nemmeno all'antipatico coro "Italia è una mafia" che ha ritmato una parte del primo tempo. Diverso, invece, Barcellona rispetto alla settimana scorsa, con Mascherano in panchina e il ritorno, previsto, dell'ordinatore Busquets, con Jordi Alba a correre a sinistra.
Più nervosismo che lucidità da parte di quasi tutti, ed è chiaro che non c'erano occhi se non per quei tre là davanti. Hanno deluso in blocco, un po' meno Messi, moltissimo Suarez e Neymar. Con loro si chiude per il momento un'epoca gloriosa, e il tiqui taca non tornerà. Non si sa ancora, viceversa, se la stagione della Juve sarà quella che sembra, cioè qualcosa di grande. Il sospetto è forte.
La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha solo nell' Interil suo massimo antagonista per la vittoria finale.
Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.
Ammoniti: Zebina, Del Piero, Giannichedda, Vieira, Cannavaro (J), Van Bommel, Edmilson (B)
«GAMPER» ALLA JUVE EQUILIBRIO DOPO 90', BARCELLONA PIEGATO DAL DISCHETTO
Del Piero e David senza paura poi ci pensa Abbiati il portiere al debutto para il rigore che decide
È la notte dei rigori, al Camp Nou. I due che consentono alla Juventus di tenere testa al Barcellona, al termine di una prova in cui la lucidità è durata un tempo e il carattere ha resistito sino in fondo. Soprattutto i rigori che decidono il gala catalano, al termine del 2-2 dei tempi regolamentari. Abbiati, all'esordio in bianconero, si distende bene su Eto'o, non sbagliano Mutu, Olivera, Vieira e Trezeguet. E Capello riesce finalmente a sorridere. Sventola una bandiera del Toro, al Camp Nou, simbolo di della provocazione a distanza visto che tifosi juventini non se ne scorgono.
Tranne quella minuscola macchia granata, è un' orgia blaugrana. Il Barcellona si manifesta al suo popolo con una Supercoppa già archiviata. La Juventus con una Supercoppa annegata nei veleni, due sconfitte in altrettanti scontri diretti, e un Del Piero in campo. Che è sempre una notizia. Al posto dell'azzoppato Nedved gioca Chiellini, coperto alle spalle da Pessotto, a salvaguardia del più ortodosso 4-4-2. Alex è partner di Ibrabimovic, secondo il dettato di Capello, che esclude passi indietro. Mutu e Trezeguet in panchina, così si chiude il cerchio. Rijkaard rispolvera Ronaldinho, scortato in campo dal popolo adorante: evidentemente l'infortunio alla spalla non era così grave. Comunque lo si legga, il menu è altrettanto pirotecnico dei fuochi che anticipano l'amichevole di lusso, altrettanto roboante delle casse che sparano house-music tra luci psichedeliche e danze, fumogeni e spingardate.
Festa strapaesana o anticipo di Champions League? Nel dubbio Capello chiede ai suoi concretezza, non fronzoli. Ha un passato madridista, non vuole lasciare nulla di intentato per rovinare la festa agli ospiti. Il messaggio deve giungere chiaro e forte alle orecchie dei bianconeri, che solo nel primo tempo contabibzzano tre ammoniti, due di essi (Zebina e Giannicbedda) per eccesso di ruvidezza ai danni di Messi. Il diciottenne argentino frulla calcio con un piede vellutato e accelerazioni da brividi. Nel Barcellona è probabilmente l'unico a meritarsi la cornice. Ronaldinho giochicchia, Rijkaard azzarda. Forse troppo. Cabri all'altezza della linea dei terzini, Marquez addirittura in marcatura su Del Piero. AJla faccia del calcio totale. In mezzo Vieira, animato da piglio gladatorio, ha la meglio su Van Bommel e ogni tanto fa assaggiare i bulloni a Ronaldinho. Giannichedda soffre il dinamismo di Iniesta senza lasciarsi sopraffare. Ma è sulle fasce che i bianconeri inibiscono il Barcellona. Soprattutto a destra, dove Camoranesi guadagna metri e autorità, aprendo varchi non sempre sfruttati a dovere.
Dati i presupposti, il vantaggio non fa una grinza: Oleguer aggancia Vieira in area, rigore solare. Del Piero dal discetto mira a destra, Valdes ci arriva e non trattiene. Gli spagnoli si agitano ma Abbiati non soffre il solletico. Qualche conclusione dalla distanza, qualche serpentina di Messi. Una in particolare: semina Pessotto e Cannavaro ma i compagni non raccolgono la rasoiata a centro area. In compenso Del Piero è lì dove lo cerca Camoranesi, forse in fuorigioco, forse no: il guardalinee si astiene, Alex finisce per impappinarsi davanti a Valdes. E dall'altra parte? Una punizione di Ronaldinho che sfila di poco a lato. Poco o niente, insomma.
Il Barcellona si rianima nell' intervallo, quando Rijkaard decide che il fuoriclasse brasiliano non ne ha più. Dentro Deco. Nel frattempo Capello mischia ulteriormente le carte, lasciando negli spogliatoi Del Piero e Ibra, Chiellini e Zebina. Spazio a Mutu, Trezeguet, Biasi. Spazio soprattutto a Balzaretti, secondo debuttante della serata. Già priva in partenza degli infortunati cronici Buffon, Birindelli e Thuram, nonché degli acciaccati Nedved, Emerson e Zambrotta, la Juventus fatica a trovare l'identità del primo tempo. E il Barcellona ne approfitta: Van Bommel coglie Abbiati in libera uscita ma il rasoterra dalla distanza scorre a fil di palo. Ha miglior sorte l'incursione di Iniesta al 22': palla nell'angolino basso. Abbiati seduto e incolpevole. E' in compenso spettatore basito sulla botta di Van Bronckhorst da trenta metri che si infila sotto la traversa. La Juve capitola? Macché.
É il 10 Aprile 1991 ed a Barcellona (Spagna) si disputa la Semifinale di Andata della Coppa delle Coppe 1990/91. In campo Barcellona e Juventus se ne danno di santa ragione per poter così disputare la finalissima in programma tra qualche settimana.
I Bianconeri vinseró questo trofeo (la Coppa Coppe) una sola volta: Stagione 1983/84!
BARCELLONA: Zubizarreta, Nando, Ferrer, Koeman R., Serna, Amor, Goikoetxea, Stoichkov, Julio Salinas (Soler 87), Laudrup M., Begiristain (Eusebio 46)
A disposizione: Busquets, Lopez Rekarte, Pinilla
Allenatore: Johann Crujff
JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Luppi, Fortunato D., Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Corini 69), Baggio R., Schillaci (Di Canio 87)
A disposizione: Bonaiuti, De Marchi, Alessio
Allenatore: Lugi Maifredi
ARBITRO: Quiniou (Francia)
AMMONIZIONI: Baggio R. (Juventus); Nando (Barcellona)
LE PAGELLE BIANCONERE
Non basta un solo «Imperatore»
Un grandissimo Julio Cesar, voce che predica invano nel deserto
TACCONI 6,5 Salvato dal palo, su bomba di Koeman, nel primo tempo, ha poi limitato i darmi con tre grosse parate, miracolosa quella su tiro ravvicinato di Eusebio, e non ha colpe specifiche sui tre palloni che ha raccolto in fondo alla sua rete.
NAPOLI 6 Ha tenuto bene la fascia destra, su Goicoechea, cercando anche di alimentare le controffensive. Un paio di volte, Stoichkov ha «cercato» il rigore su di lui, con sceneggiate alla... bulgara, ma l'arbitro non è caduto in trappola.
LUPPI 5,5 Per quasi un'ora ha retto, su Salinas, ora su Stoichkov, ma poi ha ceduto di schianto, come il resto della retroguardia, di fronte alla veemente controffensiva degli uomini di Johan Cruyff che hanno sfruttato al meglio le fasce laterali e i corridoi.
FORTUNATO 5,5 Sul piano tattico, come posizione, ha assunto un compito ingrato: quello di puntellare il centrocampo e di fare da frangiflutti, specie su Laudrup. Ma, a gioco lungo, ha accusato la fatica e il suo rendimento ne ha risentito.
JULIO CESAR 6,5 E' stato grande, catturando tutti i palloni, alti e bassi, che gli capitavano a tiro. Sino al 55', quando nulla ha potuto sull'incornata di Stoichkov. L'ariete bulgaro ha bruciato tutti sul secondo gol e il terzo di Goicoechea è nato da una prodezza dello spagnolo.
DE AGOSTINI 6 Una prova ai limiti della sufficienza per impegno agonistico. Si è proiettato su un lancio di 40 metri di Julio Cesar ed ha scodellato un ottimo pallone per Baggio. Poteva essere il 2-0 ma Zubizzarreta era piazzatissimo.
HAESSLER 5 A Firenze era stato il miglior juventino, ieri sera il peggiore. Aveva l'attenuante di una tendinite che lo fa soffrire, ma ha sbagliato passaggi elementari, senza mai entrare nel vivo della partita, senza cambiare marcia.
MAROCCHI 6 La cosa più bella è stato l'assist per Baggio in apertura di ripresa dopo un buon primo tempo, tiratissimo come impegno e concentrazione. Poi ha smarrito lucidità rimamendo coinvolto nel «balordone» generale che ha permesso al Barcellona la sensazionale rimonta.
CASIRAGHI 6,5 Ha il grosso merito di aver sfruttato, da opportunista, un errore di Ferrer con l'involontaria complicità di Zubizzarreta. Ci ha provato ancora da lontano senza esito. E' stato sostituito al 69' con Corini per riequilibrare una squadra ormai troppo allungata. Ma neppure con Corini, la Juventus ha evitato il terzo gol.
BAGGIO 6 La sufficienza è per lo spirito di sacrificio, per l'abnegazione con cui ha rincorso l'avversario diretto, ma ha sciupato due grosse occasioni per mettere ko il Barcellona ed il suo riscatto è rimandato al derby a alla partita di ritomo con i catalani.
SCHILLACI 6 Maifredi non ha voluto rinunciarvi. E Totò ce l'ha messa tutta per dargli ragione ma la sfortuna continua a perseguitarlo come al 23' quando ha dribblato quattro avversari sparando di un soffio a lato. A tre minuti dal termine, ha lasciato il posto a Di Canio che non ha avuto neppure il tempo di... sudare.
ARBITRO QUINIOU 6,5 Una buona prestazione, quella del francese e dei suoi due collaboratori. Non s'è mai lasciato ingannare da Stoichkov che ha cercato due volte il rigore, ma avrebbe forse dovuto espellere Nando (32') che era l'ultimo difensore quando ha fermato fuori area, fallosamente, Casiraghi lanciato a rete.
Italia 90 è l’occasione per cambiare volto e management alla Juventus. Le dimissioni di Boniperti, i cui metodi non sono più considerati vincenti dall’avvocato Agnelli, portano sul ponte di comando Montezemolo, il giovane manager che ha organizzato il mondiale delle notti magiche. In panchina arriva Gigi Maifredi, il tecnico che più di tutti intende seguire le tracce di Sacchi, il profeta del Milan berlusconiano che nelle prime tre stagioni ha conquistato lo scudetto e due Coppe dei Campioni. Ma il piano non riesce: il rendimento della squadra non è lineare, molte scelte non si rivelano indovinate, i gol di Baggio non bastano. La fiducia in Maifredi, reduce dalle felici stagioni al Bologna, non è illimitata. L’allenatore che prima di diventare professionista vendeva liquori e bevande, non riesce a superare le difficoltà. “Non era champagne” di Enzo D’Orsi è il racconto di una rivoluzione fallita. Il girone di ritorno disastroso, unito alle eliminazioni dalla Coppa Italia e dalla Coppa delle Coppe, costa alla Juventus l’esclusione dalle competizioni europee dopo ventotto anni. Prefazione di Eraldo Pecci. Acquistatelo Qua!